Torre piezometrica di Salone




In località Salone si trovano le sorgenti dell’Acqua Vergine, l’unico acquedotto di epoca romana ancora funzionante a Roma.
L’Aqua Virgo fu voluta da Augusto e realizzata da Agrippa nel 19 A.C. Era deputata a servire il Campo Marzio e terminava con una mostra monumentale nelle terme di Agrippa. Il condotto è lungo circa 19 km, quasi completamente sotterraneo,  segue l’antica via Collatina poi devia verso Nord superando Tiburtina, Nomentana e Salaria, quindi, percorse Villa Ada, i Parioli e la Valle Giulia, attraverso il Muro Torto giunge al Pincio, da qui termina il suo percorso nel Campo Marzio. Pio V lo fece restaurare da Giacomo della Porta nel 1570, le sue condotte alimentano le fontane di Trevi, piazza di Spagna e piazza Navona.
Con la proclamazione di Roma a capitale d’Italia cominciarono ad essere messi a punto piani di ammodernamento dovuti alle maggiori utenze da soddisfare, i nuovi quartieri Prati, Sebastiani e Salario, e da garanzie igieniche più elevate. Nel 1901 fu quindi costruito un primo impianto di sollevamento in via Luisa di Savoia, destinato alla città bassa mentre nel 1915 fu realizzato un impianto di sollevamento per la città alta al Portonaccio.
Negli anni Trenta l’ufficio tecnico del Governatorato elaborò il progetto del Nuovo Acquedotto Vergine elevato con l’intento di restituire all’Aqua Virgo il suo tradizionale pregio: nei nuovi condotti furono immesse le acque potabili, le altre lasciate nel vecchio acquedotto furono destinate ad usi ornamentali.Il nuovo acquedotto è composto da una centrale di sollevamento presso le sorgenti di Salone, una torre piezometrica, una condotta in ghisa di 12,7 km di lunghezza, un serbatoio interrato a Villa Borgese e una mostra realizzata dall’architetto De Vico nella terrazza del Pincio del Valadier. Dalle sorgenti l’acquedotto segue il percorso di quello antico lungo la via Collatina, poco prima della Stazione Prenestina devia verso la via Tiburtina, la segue ed attraversa l’omonima stazione in apposito cunicolo ricavato nel nuovo ponte stradale, prosegue fino a viale Regina Elena che percorre fino ad arrivare al serbatoio di Villa Borghese e raggiunge il Pincio, da quì si dirama ai quartieri Prati, Delle Vittorie, Flaminio e Trastevere.

La torre piezometrica è l’unico edificio ben visibile del complesso del nuovo acquedotto e caraterizza ormai da tempo il panorama di questa zona di Roma. Fu progettata dall’Ufficio Tecnico Comunale diretto dall’ing. Paolo Sabatino, è alta 50 m. ed è alimentata da una doppia condotta di mandata proveniente dalla centrale. E’ costituita da un tubo di cemento armato del diametro interno variabile e da una struttura esterna a pianta esagonale tale da lasciare una intercapedine in cui è presente una scala. L’esterno  in laterizio e le finestre a feritoia per illuminare la scala sono una citazione delle tante torri di avvistamento medievali sparse nella campagna romana. Nel complesso si tratta di un manufatto che oltre ad assolvere le proprie funzioni idrauliche si manifesta come chiaro segno monumentale nell’ambiente circostante.

Targa in memoria di Giulio Cesare Santini


La targa in questione, situata in Piazza San Salvatore in Lauro, nel Rione Ponte, ricorda il poeta Giulio Cesare Santini, e cita alcuni suoi versi, dedicati, appunto, a Piazza San Salvatore in Lauro.
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma in un anno non specificato.

Targa in memoria di Augusto Latini


La targa, situata in Via del Collegio Capranica, nel Rione Colonna, ricorda l'antifascista Augusto Latini, Cattolico, membro del gruppo partigiano Bandiera Rossa e ucciso il 31 Gennaio 1941 a Forte Bravetta e che visse nella casa su cui la targa è posta. La targa non specifica chi l'abbia posta nè quando, anche se dal lessico usato possiamo presumere sia stata posta nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

Targa in memoria di Santa Caterina da Siena


La targa in questione, situata in Piazza Santa Chiara, nel Rione Pigna ricorda Santa Caterina da Siena (Siena 1347-Roma 1380) che qui, dove tuttora esiste una Cappella in suo onore (la Cappella del Transito di Santa Caterina da Siena, cui la targa fa riferimento), morì. La targa è stata posta dal Comune di Roma nel 1999, il 29 Aprile, giorno in cui la Santa morì ed in cui, per questa ragione, si celebra la memoria liturgica di Santa Caterina da Siena.

Le elezioni a Roma

Un elenco delle elezioni che si sono svolte a Roma.

2014
Elezioni Europee

2013
Ballottaggio Sindaco
Ballottaggio Municipi
Elezioni Comunali
Elezioni Municipali
Elezioni Regionali
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

2011
Referendum (Acqua - Nucleare - Legittimo impedimento)

2010
Elezioni Regionali

2009
Referendum (Legge elettorale)
Elezioni Europee

2008
Ballottaggio Sindaco
Ballottaggio Municipi
Ballottaggio Provincia
Elezioni Comunali
Elezioni Municipali
Elezioni Provinciali
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

2006
Referendum Costituzionale
Elezioni Comunali
Elezioni Municipali
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

2005
Referendum (Procreazione Assistita)
Elezioni Regionali

2004
Elezioni Europee

2003
Elezioni Provinciali

2001
Referendum Costituzionale
Ballottaggio Sindaco
Ballottaggio Municipi
Elezioni Comunali
Elezioni Municipali
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

2000
Elezioni Regionali

1999
Elezioni Europee

1998
Elezioni Provinciali

1997
Elezioni Comunali
Elezioni Circoscrizionali

1996
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

1995
Elezioni Regionali

1994
Elezioni Europee
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

1993
Ballottaggio Sindaco
Elezioni Comunali
Elezioni Circoscrizionali

1992
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

1990
Elezioni Regionali

1989
Elezioni Europee

1987
Elezioni Politiche (Camera)
Elezioni Politiche (Senato)

Chiesa di San Trifone


La Chiesa di San Trifone sorgeva lungo l'attuale Via San Trifone, nel Rione Ponte, strada che conserva ancora la denominazione della Chiesa. La tradizione vuole che la Chiesa sia stata voluta nell'XI Secolo per volontà di Papa Pasquale II prima che venisse eletto Pontefice, quando ricopriva la carica di Primicerio di Roma. Sembra proprio per questa ragione che, nel 1113, sarebbe stata consacrata dal Vescovo Leone d'Ostia proprio con il nome di San Salvatore in Primicerio.
Con il passare del tempo, furono molti i nomi con i quali la Chiesa fu chiamata: San Salvatore alla Volpe (per via del vicino Vicolo della Volpe), San Salvatorello (per distinguerla dalla più grande e vicina Chiesa di San Salvatore in Lauro) e San Salvatore de Locereo.
Nel 1604 la Chiesa diviene la sede della Compagnia del Santissimo Sacramento, detta anche dei Santi Trifone e Camillo, che fino a quel momento aveva avuto sede nel Rione Sant'Eustachio, nella Chiesa di San Trifone in Posterula, lungo Via della Scrofa, Chiesa che sarà poi demolita nel 1746 per l'ampliamento del Convento degli Agostiniani.
Da questo momento la Chiesa è conosciuta con il nome di Santi Trifone e Camillo o San Trifone a Piazza Fiammetta, ma, soprattutto dopo la distruzione di San Trifone in Posterula, semplicemente come San Trifone. Sappiamo poi che nel 1676 la Chiesa era in condizioni pericolanti e per questo fu restaurata.

San Trifone, cerchiato in rosso, nella mappa del Nolli (1748)
All'interno della Chiesa era presente l'affresco, oggi trasferito al Pio Sodalizio dei Piceni, raffigurante il Salvatore Benedicente e attribuito a Melozzo da Forlì.
Nel 1940 la Chiesa fu demolita per fare spazio a un edificio per abitazioni. Della Chiesa, però, rimane il portale Cinquecentesco, con scritto l'antico nome della Chiesa, San Salvatore in Primicerio, riutilizzato come accesso per il nuovo edificio.

Il portale Cinquecentesco di San Trifone

Il palazzo costruito dove sorgeva la Chiesa di San Trifone

A ricordo della Chiesa, in vicolo di San Trifone è stata collocata un'edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino con i Santi Trifone, Ninfa e Respicio. Purtroppo intorno al 2007 il dipinto è andato distrutto per mano di alcuni vandali, e ancora oggi nessuno lo ha ripristinato.

L'Edicola Sacra di Via San Trifone prima di essere danneggiata

L'Edicola Sacra di Via San Trifone dopo essere stata distrutta da ignoti vandali

Targa in memoria di Alcide De Gasperi


La targa in questione si trova in Via Alcide de Gasperi, nel Quartiere Aurelio, e ricorda, appunto, lo statista Italiano Alcide De Gasperi (Pieve Tesino 1881- Sella Valsugana 1954) che qui ha abitato. La targa è stata qui posta nel 1956 dalla sezione della Democrazia Cristiana "Borgo-Cavalleggeri", sezione del partito di cui De Gasperi fece parte cui questa zona faceva riferimento.
La strada in questione, come si può immaginare, prese l'attuale nome solo dopo la morte di De Gasperi, nel 1954: prima il suo nome era Via Bonifacio VIII. Dopo il cambio di nome, alla memoria di Papa Bonifacio VIII è stata dedicata un'altra strada proprio vicino all'attuale Via De Gasperi.

Targa in memoria di Mario Carucci


La targa in questione si trova all'angolo tra Via della Cava Aurelia e Via dell'Argilla, nel Quartiere Aurelio, e ricorda l'antifascista Mario Carucci, che in questo edificio abitava, e che fu ucciso nel 1943 a Forte Bravetta. La targa è stata qui collocata dal Partito della Sinistra Cristiana, al quale Carucci aderiva.

Targa in memoria dei caduti nel bombardamento di San Lorenzo


La targa, situata in Via dei Latini, nel Quartiere Tiburtino, ricorda il bombardamento del Quartiere San Lorenzo avvennuto il 19 Luglio 1943 ed è posta presso il luogo dove sorgeva la casa di Elio Filippo Accrocca, del quale, sulla targa, sono ricordati dei versi che ricordano il tragico bombardamento. L'edificio attuale è stato costruito in seguito alla Seconda Guerra Mondiale. La targa è stata qui posta il 19 Luglio 1965, e non da indicazioni su chi qui l'abbia posta.

Targa in memoria della Casa dei Bambini di Maria Montessori


La targa, situata in Via dei Marsi, nel Quartiere Tiburtino, ricorda la prima "Casa dei Bambini" che proprio in questa via di San Lorenzo, nel 1907, fu istituita dal Maria Montessori. Non si tratta di una targa istituzionale, ma di una targa spontanea, attorno alla quale sono state messe mattonelle con disegni infantili, proprio a ricordare cosa rappresentò per l'istruzione e per San Lorenzo la Casa dei Bambini di Maria Montessori.

Targa ai caduti del Rione Sant'Ippolito


La targa, situata in Via Adalberto, nel Quartiere Nomentano, è una targa in memoria dei caduti nella Seconda Guerra Mondiale della zona in questione, la zona di Sant'Ippolito. Fa dunque parte di una categoria piuttosto usuale di targhe, ma ha una particolarità: parla di Rione Sant'Ippolito. Questa suddivisione toponomastica, a Roma, non esiste, poichè la zona di Sant'Ippolito non solo non è un Rione, ma fa parte del Quartiere Nomentano. Probabilmente la zona di Sant'Ippolito, ovvero questa zona detta anche quartiere ICP Tiburtino II, per via della sua forte identità, ha voluto una propria targa ai caduti (usualmente le targhe sono fatte in base alla classica suddivisione toponomastica, ma è solo una prassi non una regola) pur non essendo un quartiere a sè stante nella suddivisione toponomastica Romana, e per comodità ha scelto di chiamarsi Rione Sant'Ippolito.
I nomi dei caduti ricordati, nella lapide piuttosto danneggiata, sono i seguenti:
Bassanelli Cesare
Carsetti Gastone
Amatucci Renato
Aielli Gigi
Bernardini Paolo
Burrai Francesco
Colandrea Ernesto
De Angelis Vittorio
De Simoni Pietro
Doria Antonio
Faveri Antonio
Marchetti Armando
Matera Lorenzo
Speranza Elio
Silvestri Alvaro
Spacca Emilio
Leveri Egidio
Violante Ilamo
Patuzzo Mariano
Savino Di Lorenzo
Amatucci Alessandra
Ardezze Berardo
Caiatusi Giuseppe
Dario Mario
De Fazio Michele
Diodori Alvaro
Ermanni Maria
Fattori Fernando
Foglia Angelo
Grossi Alberto
Getuli Raffaele
Gorelli Ofelia
Gorelli Annunziata
Magni Giacomo
Mancini Argentina
Maturilli Pietro
Maturilli Memmo
Panto Marisa
Rossi Ulderico
Benedetti Vittorio
Benigno Eugenio
Benigno Alberto
Bnigno Eugenio
Benigno Giulia
Benigno Letizia
Casadei Palmira
De Angelis Luigi
Famiglia Di Consiglio
Fiori Maria
Mieli Grazia
Mieli Enrica
Mieli Cesare
Nicolucci Marcella
Rufini Pietro
Terracina Aida
Terracina Alberto
Terracina Pellegrino

Targa in memoria di Pilo Albertelli


La targa, situata nel cortile esterno di un palazzo di Via Sambucuccio d'Alando, nel Quartiere Nomentano, ricorda l'antifascista Pilo Albertelli (Parma 1907-Roma 1944), ed è situata presso la casa nella quale abitò. La lapide è stata posta nel 1954, nel decimo anniversario della morte dell'Albertelli, da "i compagni di Giustizia e Libertà", movimento del quale Pilo Albertelli faceva parte.

Targa in memoria dei morti dell'Unione Sindacale del Lavoro



La targa, situata in Via Re Tancredi, nel Quartiere Nomentano, ricorda Mario Tapparelli, Manlio Gelsomini, Alberto Giacchini, Arturo D'Aspro, Francesco Saverio Sardone e Giovanni Senesi, Antifascisti che facevano parte dell'Unione Sindacale del Lavoro, che qui aveva clandestinamente sede durante l'occupazione Tedesca di Roma. Tapparelli, Gelsomini, Giacchini, D'Aspro e Senesi furono uccisi nell'eccidio delle Fosse Ardeatine, mentre Sardone morì sotto tortura in Via Tasso (anche se tuttavia in alcuni documenti risulta fucilato a Forte Bravetta).

Targa in memoria di Giuseppe Mazzini


La targa in questione, situata in Via Capo le Case, nel Rione Colonna, ricorda Giuseppe Mazzini (Genova 1805-Pisa 1872), che in questa casa abitò nel 1849, quando era, con Saffi e Armellini, Triumviro della Repubblica Romana. La targa è stata posta nel 1918, a firma "Il Popolo Romano".

Targa in memoria di Gaetano Donizetti


La targa in questione, situata in Via delle Muratte, nel Rione Trevi, ricorda il compositore Gaetano Donizetti (Bergamo 1797-1848) ed è stata qui collocata dal Comune di Roma nel 1876 presso l'edificio nel quale Donizetti abitò e compose le sue opere "Il Furioso" e "Torquato Tasso", come scritto sulla stessa targa.

Vicolo del Babuccio


Tra i tanti singolari toponimi di Roma, va citato sicuramente "Vicolo del Babuccio", strada che si trova nel Rione Trevi, tra Vicolo Scanderbeg a Via di San Vincenzo. E' difficile dire con certezza quale sia l'origine di questo nome, ma le ipotesi non sono mancate. Il Rufini, ad esempio, sostiene che qui abitasse un certo Ubaldo, il quale, forse per una fattezza ridicola e/o per il carattere da buffone, era oggetto di scherno dai ragazzi della zona, che lo ribattezzarono Balduccio, da cui per corruzione Babuccio. Va anche detto che nel dialetto Romanesco, babbusso significa imbecille, e qualora il toponimo derivasse da un dileggio nei confronti di una persona, anche questa potrebbe essere una chiave di lettura.
Un'altra ipotesi sull'origine di questo insolito nome la si può vedere in un atto di vendita di una casa in altra zona, ovvero a Piazza Capo di Ferro, nel Rione Regola, da parte della famiglia Scapucci ai Barberini, nel 1581, il cui notaio si chiamava Stefano Babuccio. Questo fatto potrebbe non centrare nulla con l'origine del nome del vicolo, ma qualcuno non esclude la possibilità che il notaio avesse il proprio studio nel vicolo e che, da lui o dalla sua famiglia, avesse preso il nome.
Il vicolo, in precedenza, fu detto anche Vicolo del Sole, poichè probabilmente vi affioravano dei resti del Tempio di Serapide, ritenuto erroneamente Tempio del Sole, ma qualcuno fa derivare il toponimo a un'insegna di osteria. Tuttavia, le due ipotesi non si escludono a vicenda.


Targa in memoria di Ingeborg Bachmann


La targa, situata in Via Bocca di Leone, Rione Campo Marzio, ricorda la poetessa e scrittrice Austriaca Ingeborg Bachmann (Klagenfurt 1926-Roma 1973) ed è situata presso la casa in cui visse tra il 1966 e il 1971. E' incisa sulla lapide una frase della scrittrice: "Ho visto che dicendo Roma si evoca ancora il Mondo e che la chiave della forza sono quattro lettere S.P.Q.R.".
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 2000.

Targa in memoria di Alberto Sordi


La targa, situata in Via di San Cosimato, nel Rione Trastevere, ricorda il celebre attore, nonchè tra i principali simboli ed interpreti cinematografici della Romanità, Alberto Sordi (Roma 1920-2003). Come scritto nella targa, la casa in cui nacque Alberto Sordi era situata in un edificio dall'altro lato della strada,  non esiste più, in quanto abbattuta negli anni '30 per lasciare spazio al Palazzo delle Congregazioni.
La targa è stata posta, come apprendiamo, dal I Municipio nel 2012. E' inoltre scritto "a ricordo Trastevere pose".

La targa del mondezzaro di Via del Leone


La targa del mondezzaro di Via del Leone, nel Rione Campo Marzio è stata affissa nel 1736 e fa riferimento all'editto del 7 Febbraio dello stesso anno.
La targa non mostra particolarità rispetto alle altre targhe in cui si proibisce di fare il mondezzaro. Il suo testo recita così:

Si proibisce a qualunque persona di buttare immondeze in questo sito sotto la pena di scudi dieci inconformità del bando di Monsigr. Presidente delle Strade publicato sotto lì sette Febraro MDCCXXXVI

Via del Leone


Via del Leone, Via del Leoncino, Via del Leonetto, Via dei Due Leoni...senza contare quelle legate al nome proprio Leone, nome che oltre che di molte persone comuni è stato di ben tredici Pontefici, sono tante e sono state tante le vie dedicate ai Leoni a Roma, intanto perchè il Leone è un animale di cui, nell'Antica Roma, devono essere esistite davvero numerose raffigurazioni, e perciò statue, bassorilievi, mosaici raffiguranti il felino, rimasti e riadattati col passare del tempo, poi il Leone ha sempre avuto una forte componente simbolica, poichè è considerato un simbolo di Cristo. Ma poco spesso si parla del fatto che il Leone è stato considerato, nel Medioevo, il simbolo di Roma, poichè si riteneva che la Città avesse la forma di un Leone. Da molte cronache sappiamo anche che, probabilmente per questa ragione, all'inizio del XV Secolo un Leone era tenuto in gabbia al Campidoglio, proprio come in tempi più recenti vi erano tenute un'Aquila e una Lupa.


Ma veniamo ora alla nostra Via del Leone, situata nel Rione Campo Marzio, tra Piazza San Lorenzo in Lucina e Largo della Fontanella di Borghese. Il nome di questa via è dovuto, secondo alcuni, ad un'osteria con questo nome qui presente, ma non si esclude sia dovuto ad una famiglia Leoni, che aveva casa in Campo Marzio. Sappiamo inoltre che in questa via c'è stata, tra XV e XVI Secolo, con tutta probabilità, una locanda di proprietà di Vannozza Cattanei, la famosa amante di Papa Alessandro VI, madre, tra gli altri, di Cesare Borgia e di Lucrezia Borgia. La via, all'inizio del XVII Secolo, viene lievemente modificata per volontà di Papa Paolo V, in modo da rendere più semplice l'accesso al proprio palazzo. Nel XVIII Secolo viene qui costruito, all'angolo con Piazza San Lorenzo in Lucina, il Palazzo della famiglia Perugina degli Ansidei.



Nella via è presente una targa in cui si proibisce di fare il Mondezzaro, mentre all'angolo con il Vicolo della Torretta è presente una piccola testa marmorea, probabilmente presa da qualche antico monumento.


Oggi la via è inserita in quella che è una delle principali aree dello shopping di Roma. Va sicuramente segnalato poi che nella via, dal 1957, è presente lo storico ristorante Romano "Matricianella".


L'Immagine di Ponte


Quella che comunemente è detta Immagine di Ponte è una grande edicola Sacra situata in Via dei Coronari all'angolo con Vicolo Domizio, tra le più importanti edicole Sacre presenti a Roma.
Quest'immagine, il cui aspetto attuale risale al XVI Secolo, ha origini sicuramente più antiche, in quanto in una vendita di una casa del 1431 si trova un riferimento all' "imagine di Ponte". Anche questo ci fa capire come questa edicola, situata in un luogo strategico per i Pellegrinaggi, lungo la Via dei Coronari, a pochi passi da Ponte Sant'Angelo, all'epoca principale ponte di riferimento per i Pellegrini che si recavano a San Pietro.
Con tutta probabilità, l'Immagine di Ponte fu collocata da Vinvio di Stefano, Fiorentino, proprietario nel '400 del Palazzo. L'aspetto attuale, però, come abbiamo detto risale al secolo successivo, quando il palazzo fu acquistato dal Cardinale Alberto Serra di Monferrato, e fece costruire la nuova edicola ad Antonio da Sangallo il Giovane, mentre il dipinto - oggi molto rovinato - raffigurante Cristo che incorona la Madonna con i Santi Antonio e Sebastiano è affidato a Perin del Vaga. Sopra il tabernacolo, compaiono gli stemmi dei due committenti, il Cardinale Alberto Serra di Monferrato e il Cardinale Francesco Armellini.


Come detto, l'Immagine di Ponte era considerata di importanza notevole: addirittura, la parte di Via dei Coronari più vicina a Ponte Sant'Angelo, era detta Via dell'Immagine o Via dell'Immagine di Ponte. Oggi l'edicola, seppur il suo dipinto è molto rovinato, è ancora molto importante ed è una delle più grandi della Città.

Busto e targa in memoria di Bartolomeo Pinelli


Questa lapide, sormontata dal busto del pittore Bartolomeo Pinelli (Roma 1781-1835), artista che ha saputo documentare egregiamente la Roma dell'inizio del XIX Secolo, alla cui memoria è dedicata la lapide, si trova in Viale Trastevere, ma ha una storia ben più complessa di quanto si possa immaginare.
Bartolomeo Pinelli, come ricordato nella targa, nacque nel 1781, "in una casa esistente in quest'area", ovvero in Via San Gallicano 22, casa che venne distrutta quando iniziarono le prime demolizioni per il Viale del Re, oggi Viale Trastevere. Sappiamo infatti, che a fine Ottocento, in un edificio di Viale del Re adibito a bagni popolari, campeggiava una lapide in memoria del Pinelli, cui, nel 1900, fu aggiunta un'ulteriore lapide che ricordava che la lapide in cui si ricordavano i natali del celebre incisore era la fedele riproduzione di un'altra lapide presente in Via San Gallicano, su un edificio demolito. La sorte però volle che anche quell'edificio per bagni popolari venne demolito, per sostituirlo con un nuovo edificio per uffici comunali. Fu allora, che dopo tante traversie, nel 1958 si decise di celebrare finalmente Bartolomeo Pinelli, uno dei custodi della Romanità e dell'identità Trasteverina, in un modo più degno e meno movimentato: fu quindi posta una nuova lapide, sormontata da un busto bronzeo dell'artista, opera dello scultore Trasteverino Gabriele Vangelli. Da notare, una lieve imprecisione nella lapide, in cui, citando il Belli, il Pinelli è detto "er pittore de Trastevere", quando, la citazione corretta, sarebbe "er pittore de Trestevere".

Targa in memoria di Antonio Cotogni


Questa targa, situata in Via dei Genovesi, nel Rione Trastevere, ricorda il baritono Antonio Cotogni (Roma 1831-1918) ed è situata presso la casa in cui nacque. La targa, decorata con un bassorilievo, è stata posta da "i concittadini, gli amici, gli ammiratori", come leggiamo dalla lapide, cui si legge anche "auspice l'Unione Costituzionale di Trastevere". Non è però scritto l'anno in cui la lapide è stata posta.

I Sindaci di Roma


L'elenco cronologico dei Sindaci di Roma dal 1870 ai giorni nostri.
N.B.: In corsivo Assessori facenti funzioni e Commissari prefettizi, in grassetto i Sindaci.

Settembre 1870 - Michelangelo Caetani
Settembre-Novembre 1870 - Guido di Carpegna Falconieri
Novembre-Dicembre 1870 - Giuseppe Lunati
Dicembre 1870-Marzo 1871 - Filippo Andrea Doria Pamphilj
Marzo-Aprile 1871 - Giovanni Angelini
Aprile-Ottobre 1871 - Francesco Pallavicini
Ottobre 1871-Maggio 1872 - Francesco Grispigni
Maggio 1872 - Giuseppe Troiani
Maggio-Novembre 1872 - Pietro Venturi
Novembre 1872-Luglio 1873 - Luigi Pianciani
Luglio 1873-Agosto 1874 - Luigi Pianciani
Agosto 1874-Gennaio 1875 - Pietro Venturi
Gennaio 1875-Novembre 1877 - Pietro Venturi
Novembre 1877-Giugno 1878 - Emanuele Ruspoli
Giugno 1878 - Luglio 1880 - Emanuele Ruspoli
Luglio 1880 - Ottobre 1881 - Augusto Armellini
Ottobre 1881-Maggio 1882 - Luigi Pianciani
Maggio 1882-Maggio 1887 - Leopoldo Torlonia
Maggio-Dicembre 1887 - Leopoldo Torlonia
Gennaio-Ottobre 1888 - Alessandro Guiccioli
Ottobre 1888-Novembre 1889 - Alessandro Guiccioli
Novembre 1889-Giugno 1890 - Augusto Armellini
Giugno-Dicembre 1890 - Camillo Finocchiaro Aprile
Dicembre 1890-Novembre 1892 - Onorato Caetani
Novembre 1892-Novembre 1899 - Emanuele Ruspoli
Novembre 1899-Dicembre 1899 - Enrico Galluppi
Dicembre 1899-Ottobre 1904 - Prospero Colonna
Ottobre-Dicembre 1894 - Carlo Palomba
Dicembre 1904-Luglio 1905 - Enrico Cruciani Alibrandi
Luglio 1905-Luglio 1907 - Enrico Cruciani Alibrandi
Agosto-Novembre 1907 - Cesare Salvarezza
Novembre 1907-Dicembre 1913 - Ernesto Nathan
Dicembre 1913-Luglio 1914 - Fausto Aphel
Luglio 1914-Giugno 1919 - Prospero Colonna
Giugno 1919-Novembre 1920 - Adolfo Apolloni
Novembre 1920-Maggio 1921 - Luigi Rava
Maggio 1921 - Giugno 1922 - Giannetto Valli
Giugno 1922 - Maggio 1923 - Filippo Cremonesi
Marzo 1923-Ottobre 1925 - Filippo Cremonesi
La carica di Sindaco viene sostituita dal Governatore di Roma
Ottobre 1925-Dicembre 1926 - Filippo Cremonesi (Partito Nazionale Fascista)
Dicembre 1926-Settembre 1928 - Ludovico Spada Veralli Potenzani (Partito Nazionale Fascista)
Settembre 1928-Gennaio 1935 - Francesco Boncompagni Ludovisi (Partito Nazionale Fascista)
Gennaio 1935-Novembre 1936 - Giuseppe Bottai (Partito Nazionale Fascista)
Novembre 1936-Agosto 1939 - Piero Colonna (Partito Nazionale Fascista)
Agosto 1939-Luglio 1943 - Giangiacomo Borghese (Partito Nazionale Fascista)
Agosto 1943-Gennaio 1944 - Riccardo Motta
Gennaio 1944-Giugno 1944 - Giovanni Orgera (Partito Fascista Repubblicano)
Giugno 1944 - Roberto Bencivenga
La carica di Governatore di Roma è abolita, viene ripristinata la carica di Sindaco.
Giugno 1944-Dicembre 1946 - Filippo Doria Pamphilj
Dicembre 1946 - Salvatore Rebecchini (Democrazia Cristiana)
Dicembre 1946-Novembre 1947 - Mario De Cesare
Novembre 1947 - Maggio 1956 - Salvatore Rebecchini (Democrazia Cristiana)
Luglio 1956-Dicembre 1957 - Umberto Tupini (Democrazia Cristiana)
Dicembre 1957 - Gennaio 1958 - Corrado Colasanti (Democrazia Cristiana)
Gennaio 1958-Luglio 1961 - Urbano Cioccetti (Democrazia Cristiana)
Luglio 1961-Luglio 1962 - Francesco Diana
Luglio 1962 - Marzo 1964 - Glauco Della Porta (Democrazia Cristiana)
Marzo 1964 - Novembre 1967 - Amerigo Petrucci (Democrazia Cristiana)
Novembre 1967 - Attico Tabacchi (Democrazia Cristiana)
Dicembre 1967-Maggio 1969 - Rinaldo Santini (Democrazia Cristiana)
Luglio 1969-Febbraio 1972 - Clelio Darida (Democrazia Cristiana)
Marzo 1972 - Remo Fiorucci (Democrazia Cristiana)
Marzo 1972 - Maggio 1976 - Clelio Darida (Democrazia Cristiana)
Maggio - Agosto 1976 - Giovanni Starita (Democrazia Cristiana)
Agosto 1976 - Settembre 1979 - Giulio Carlo Argan (Partito Comunista Italiano)
Settembre 1979 - Ottobre 1981 - Luigi Petroselli (Partito Comunista Italiano)
Ottobre 1981 - Pierluigi Severi (Partito Comunista Italiano)
Ottobre 1981 - Maggio 1985 - Ugo Vetere (Partito Comunista Italiano)
Luglio 1985 - Maggio 1988 - Nicola Signorello (Democrazia Cristiana)
Agosto 1988-Luglio 1989 - Pietro Giubilo (Democrazia Cristiana)
Luglio-Dicembre 1989 - Angelo Barbato
Dicembre 1989-Aprile 1993 - Franco Carraro (Partito Socialista Italiano)
Aprile-Novembre 1993 - Alessandro Voci
Novembre-Dicembre 1993 - Aldo Camporota
Dicembre 1993-Gennaio 2001 - Francesco Rutelli (Verdi, poi Democratici)
Gennaio-Maggio 2001 - Enzo Mosino
Maggio 2001-Febbraio 2008 - Walter Veltroni (Democratici di Sinistra, poi Partito Democratico)
Febbraio-Aprile 2008 - Mario Morcone
Aprile 2008-Giugno 2013 - Gianni Alemanno (Popolo della Libertà)
Giugno 2013 - Ottobre 2015 - Ignazio Marino (Partito Democratico)
Ottobre 2015 - Giugno 2016 - Francesco Paolo Tronca
Giugno 2016 - in carica - Virginia Raggi (Movimento Cinque Stelle)

Space Invaders a Roma



Nel Luglio 2010, l'artista Francese Invader, noto per installare mosaici raffiguranti gli "Invaders" del celebre videogioco Giapponese "Space Invaders" del 1978 per le strade delle città in cui lavora, è sbarcato a Roma, dove ha installato non pochi Invaders. Con il passare degli anni, molti di questi Invaders sono stati rimossi, al fianco delle opere dell'artista ne sono nate alcune "non ufficiali", talvolta anche a soggetto diverso, ma ancora oggi rimangono moltissimi Invaders in giro per Roma.
Ecco una lista delle opere di Space Invader presenti a Roma (compresi quelli ora rimossi), elencati in base al Rione, al Quartiere, al Suburbio e alla Zona in cui si trovano.

Rione Monti:
-Via Cavour
-Piazza Madonna dei Monti
-Via Urbana

Rione Trevi:
-Largo Magnanapoli (rimosso)
-Via della Pilotta
-Via della Pilotta (rimosso)
-Piazza di Trevi - Opera di Invader ma che non compare sulla mappa ufficiale dell'artista, in quanto eseguito successivamente

Rione Colonna:
-Piazza di Pietra
-Via Sant'Andrea delle Fratte

Rione Campo Marzio:
-Piazza del Popolo (rimosso)
-Via di Ripetta (rimosso)
-Via Tomacelli
-Piazza Trinità dei Monti

Rione Ponte:
-Piazza di Montevecchio (rimosso)
-Vicolo della Palomba (rimosso)

Rione Parione:
-Vicolo della Cancelleria (rimosso)
-Campo de' Fiori

Rione Regola:
-Lungotevere dei Tebaldi (rimosso)

Rione Sant'Eustachio:
-Largo di Torre Argentina

Rione Sant'Angelo:
-Piazza Costaguti (rimosso)
-Via dei Funari (rimosso)

Rione Ripa:
-Via del Circo Massimo (rimosso)

Rione Trastevere:
-Piazza San Calisto
-Passeggiata del Gianicolo (rimosso)
-Via della Lungaretta
-Via del Politeama (rimosso)
-Piazza di Porta Portese (rimosso)
-Piazza di Porta Portese (rimosso)
-Piazza Giuditta Tavani Arquati

Rione Esquilino:
-Via Mamiani (rimosso)
-Piazza Vittorio Emanuele II (rimosso)

Rione Castro Pretorio:
-Viale del Castro Pretorio (rimosso)
-Via Gioberti (rimosso)

Rione Celio:
-Via Annia
-Via San Giovanni in Laterano
-Via di Porta San Sebastiano (rimosso)

Rione Testaccio:
-Via Marmorata (rimosso)
-Via di Monte Testaccio

Quartiere Flaminio:
-Via Flaminia (rimosso)

Quartiere Parioli:
-Via di Ponte Salario (rimosso)

Quartiere Pinciano:
-Viale delle Belle Arti (rimosso)

Quartiere Salario:
-Piazza Fiume (rimosso)

Quartiere Tiburtino:
-Largo dei Falisci (rimosso)
-Piazza dell'Immacolata
-Via dei Sabelli
-Viale dello Scalo di San Lorenzo
-Via Tiburtina (rimosso)

Quartiere Prenestino-Labicano:
-Via L'Aquila
-Via del Pigneto
-Via del Pigneto
-Via del Pigneto (rimosso)
-Largo Preneste

Quartiere Tuscolano:
-Piazza Galeazzo Alessi (rimosso)
-Via Casilina Vecchia (rimosso)
-Viale Castrense (rimosso)
-Via di Tor Pignattara (rimosso)
-Via di Tor Pignattara (rimosso)

Quartiere Appio-Latino:
-Via Cesare Baronio
-Via Cilicia (rimosso)
-Via Sannio

Quartiere Ostiense:
-Piazza Bartolomeo Romano
-Piazza del Gazometro (rimosso)
-Via Libetta (rimosso)

Quartiere Trionfale:
-Viale Vaticano

Quartiere Tor di Quinto:
-Piazzale di Ponte Milvio (rimosso)

Quartiere Trieste:
-Piazza Mincio

Come detto, sono comparse anche molte opere, non di Invader, fatte in maniera simile, raffiguranti talvolta gli Space Invader, talvolta altri soggetti ma realizzati con una tecnica simile a quella di Invader. Ecco una lista a riguardo:

Via Giovanni De Calvi (Quartiere Gianicolense). Soggetto: Space Invader.
Piazza San Bartolomeo all'Isola (Rione Ripa). Soggetto: Punto interrogativo.
Vicolo del Pavone (Rione Ponte). Soggetto: puntatore freccetta del mouse.

Targa in memoria di Federigo Tozzi


La targa, situata in Via del Gesù, nel Rione Pigna, ricorda lo scrittore Federigo Tozzi ed è posta sulla facciata della casa dove nel 1920, a soli trentasette anni, lo scrittore morì. La targa è stata qui posta nel 2003 ad opera dell'associazione Senesi e Grossetani residenti in Roma, e questo è dovuto al fatto che il Tozzi era di Siena, come scritto esplicitamente anche nella targa.

L'Istituto Nazareth


1887: Roma è da pochi anni capitale del nuovo Regno d’Italia, e sul trono di S. Pietro siede Sua Santità Leone XIII, tutta la città è ancora un enorme cantiere aperto con ampi sventramenti finalizzati a ridisegnare il tessuto viario del centro storico della capitale, dapprima atti a collegare gli edifici storici, espropriati alla curia e nei quali sono state inserite provvisoriamente le funzioni ministeriali, poi estesi a ricollegare le sedi definitive del governo impiantate nei nuovi Ministeri e Palazzi Pubblici in costruzione, veri e propri monumenti urbani, espressione di un  potere centrale laico. Nuovi quartieri sorgono sulle antiche Ville principesche, sugli  orti, e anche sulla riva destra del Tevere, i campi e le vigne dei Prati di Castello, tra Castel Sant’Angelo e le mura Vaticane, stanno per trasformarsi in un nuovo rione squadrato, “alla piemontese”, edificato ad hoc per contenere l'incremento demografico "laico", conseguente l'impianto del governo, dove il gigantesco Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini (1885) è in costruzione.
Alle nuove strade, appena tracciate, vengono assegnati nomi pagani, ostili ad una popolazione così cattolica e così vicina al Vaticano: Cola di Rienzo, Attilio Regolo, Germanico, Ezio, Pompeo Magno, gli Scipioni, Silla, Plinio, Tacito, mentre la piazza principale sarà dedicata a uno dei principali artefici del regno d’Italia: Camillo Cavour.
E’ questa la Roma, ed è questo il quartiere così apparentemente ostile, lo scenario che doveva presentarsi all’arrivo a Roma delle prime Dame di Nazareth, provenienti dalla Francia, nel 1887: “Cinque caseggiati si affacciano su Piazza Cavour, nessuna casa è costruita lungo via Crescenzio e solo una mezza dozzina lungo via Cola di Rienzo; tre case a via Cicerone, due a via Lucrezio Caro, due a via Tacito e alcune a via Plinio; per il resto orti e terreni in mezzo ai cantieri e molti edifici ancora disabitati perché il quartiere è ritenuto insalubre.”
Due anni prima, nel dicembre del 1885, la madre Luise Vignon, Superiora Generale della Congregazione delle Religiose di Nazareth, fondata nel 1822 dal gesuita padre Rojer, da Augustine de la Rouchefoucauld Duchesse de Doudeauville e dalla prima religiosa Elisabett Rollat, si reca a Roma dalla Francia, per sollecitare la nomina del nuovo Protettore della Congregazione. Con l’approvazione del Santo Padre Leone XIII, viene nominato Protettore il cardinale Parrocchi, che esprime subito il desiderio di vedere una nuova casa della Congregazione a Roma, vicino S. Pietro.
Viene individuata una vasta area situata tra il Vaticano e Castel S. Angelo, dove il Comune di Roma aveva cominciato a costruire un nuovo quartiere. Il Papa stesso fa sapere che avrebbe gradito veder sorgere, in quei luoghi, una chiesa o una cappella dedicata all’Immacolata Concezione, il cui dogma era stato proclamato pochi decenni prima da Pio XI nel 1854; così, verso la fine del 1886, viene registrato a Lione, davanti al Console d’Italia, l’atto d’acquisto di un terreno di 1400 mq nel nuovo quartiere Prati.
Poco tempo dopo la madre generale scrive alle sue consorelle, : “ Questa fondazione dal punto di vista umano è spaventosa. Il quartiere Prati si presenta come un quartiere imbevuto di idee nuove. Vi sono tracciate strade larghe, dove le case cominciano ad innalzarsi quasi per incanto, ma non c’è posto per il buon Dio. Nessuna richiesta di una Chiesa in questo luogo, dove si fanno rivivere i nomi di Regolo, Germanico e Cola di Rienzo. Non siamo lontane da una grande piazza intitolata a Cavour. Vedrete cosa significa questo: noi avremo la nostra “Missione” in mezzo ad un ambiente ostile ed a una lingua sconosciuta. È questo che abbiamo decido di accettare, ma il Sacro Cuore ci proteggerà e Maria Immacolata ci aiuterà a  respingere il serpente moderno”
Nuove difficoltà complicano la situazione: i primi lavori pubblici sono sospesi, e le stesse costruzioni iniziate nel Rione Prati nel 1886, sono in parte ferme per una sopraggiunta crisi finanziaria; il prezzo dei terreni subisce un crollo inesorabile e voci allarmanti sull’insalubrità del luogo arrivano alla madre Vignon che è tentata di vendere nuovamente il lotto acquistato e cercare un altro posto dove edificare l’opera; tuttavia grazie anche all’insistenza del cardinale Parrocchi nel 1887 comincia lo scavo delle fondazioni della nuova Casa nella via Cola di Rienzo.
Nel settembre dello stesso anno arrivano a Roma da Parigi le prime tre religiose di Nazareth, destinate alla nuova Fondazione di Roma, che andarono ad abitare in un appartamento preso per loro in affitto nel Palazzo Gabrielli, ora Taverna, non lontano da Ponte S. Angelo, dove rimarranno tre anni, tanto durerà il cantiere del Nazareth di via Cola di Rienzo.
Con l’arrivo della prima educanda, la piccola Adelina, figlia della marchesa Bosco, s’inaugura il nuovo Collegio-Educandato di Roma, e i lavori, anche se lentamente, procedono in quel quartiere dalle prospettive sempre più incerte.
La Cappella dedicata all’Immacolata Concezione, prima chiesa ad avere questo titolo, viene terminata nell’inverno del 1889 ed è consacrata dal cardinal Parrocchi. Per diversi anni la cappella del Nazareth svolgerà la funzione di parrocchia del Rione Prati, frequentata anche dalle  maestranze occupate nei numerosi cantieri limitrofi; cronache del tempo riportano che oltre duecento persone assistono regolarmente alle messe delle prime domeniche dopo l’apertura.
Finalmente nell’ottobre del 1890 la piccola comunità formata da quattro religiose francesi e dodici educande romana del Nazareth può traslocare da palazzo Gabrielli al Collegi di via Cola di Rienzo, a così iniziò la storia e la tradizione dell’istituto Nazareth di Roma.

Progettato dall’ingegnere Vincenzo De Rossi Re il nuovo nuovo edificio del Nazareth si elevava maestoso, con il suo portale e le sue finestre a tutto sesto ornate di colonne, e le sue severe forme gotico-lombarde; intorno case, ancora non molte allineate lungo via Cola di Rienzo abitate da famiglie piuttosto misere che i proprietari hanno accolto gratis per due o tre anni, con lo scopo di “asciugare  muri”; mentre lungo via Plinio, dietro il collegio, alcune costruzioni interrotte, ormai in rovina erano diventate riparo notturno per vagabondi e malviventi.

Al primo piano erano allestite le elementari e le medie, al piano superiore il liceo classico, ed un intero piano era dedicato alle alunne interne, e ancora sopra il piano della clausura delle religiose.

Ai lati del prospetto principale su via Cola di Rienzo, si sviluppano le due ali laterali dell’edificio, trattate alla stessa maniera, con trifore al piano terreno incorniciate da arcate a tutto sesto  riccamente decorate, che diventano bifore ai piani successivi in forme via via semplificate. Come  coronamento di tutto il cornicione, modestamente aggettante corre lungo tutto l’edificio sopra un sistema di arcatelle coerente con lo stile impiegato nella fabbrica, il quale viene ripreso all’esterno del catino absidale.

Lungo il prospetto di via Orazio trova spazio la cappella dell’Istituto, di fatto priva di una vera e propria facciata rimane poco visibile dall’esterno, ad eccezion fatta per le alte vetrate policrome. L’ingresso è caratterizzato da un aggettante protiro con tanto di strombature sorretto da  due colonne, mentre sul lato di via Boezio sono ben riconoscibili l’abside e il campanile, di dimensioni modeste, apparentemente “tronco” sulla cui sommità su tutti e quattro i lati si aprono tre arcate.

All’interno si accede lateralmente a una grande navata suddivisa trasversalmente in tre zone dove in fondo una grande cancellata, in ferro battuto con motivi floreali, che segnava il limite del luogo riservato alle famiglie che durante la messa domenicale potevano venire in visita alle figlie in collegio. Davanti alla cancellata, protetta da una vetrina, vi è una piccola statua in cera della Madonna del 700, vestita con preziosi abiti: dono della famiglia di una delle prime religiose romane, addossata a un massiccio pilastro rivestito in marmo rosso che sorregge la tribuna rivolta verso l’altare dove trovano posto due grandi affreschi raffiguranti l’Annunciazione e la Sacra Famiglia di Nazareth.

Oltre la cancellata si trova la navata vera e propria con le due file di banchi al centro e allineati lungo le pareti gli stalli massicci del coro riservati alle madri durante le funzioni.
Prima della riforma liturgica una balaustra in marmo separava l’altare dalla navata, dominata dalla grande abside dorata a mosaico con la scritta “Tota pulchra est Maria et macula originalis non est in Te”, in grandi lettere d’oro in campo azzurro e al centro l’immagine dipinta ad affresco della Vergine tra angeli, commissionata dalla famiglia Albertazzi in occasione dell’entrata in convento della figlia.
L’altare in  marmo bianco, in stile neogotico, è sormontato da un austero ciborio decorato con un bassorilievo in stucco raffigurante Gesù tra fanciulli, e ai quattro lati angeli in preghiera, sorretto da massicce colonne in marmo rosso.
All’interno dell’edificio degni di nota sono il grande salone al piano terra: il “Parlatorio”, dove le famiglie potevano incontrare le alunne, riccamente decorato ad affreschi in finto marmo policromo, come anche lo scalone monumentale d’accesso ai piani delle aule.

Dal tempo della sua fondazione sono passati ormai molti anni, nel 2012 si è festeggiato il 150 anno di Fondazione, e come i tempi e il modo di pensare si adeguano al presente, anche il Nazareth ha saputo adeguarsi ai cambiamenti e non soccombere, rimanendo un punto di riferimento per il rione Prati e Roma, dove le generazioni di giovani ragazzi e ragazze possono continuare a crescere in “Sapientia et Letitia”come Gesù a Nazareth.



Il Quartiere Mastai


Con quartiere Mastai si intende quella zona del Rione Trastevere costruita dal Papa Pio IX (al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, da cui il nome del Quartiere) tra il 1859 ed il 1863 che vede come principale punto d'attrazione il palazzo della Manifattura dei Tabacchi.
Fino al 1859 i tabacchi erano lavorati e depositati in tre edifici distinti, in maniera piuttosto confusionaria: una piccola fabbrica presso Santa Margherita a Trastevere, un locale presso il San Michele, ed un locale dell'Ospedale di Santa Maria dell'Orto, e tutti e tre nel 1859 erano in condizioni ormai inutilizzabili, fatto che portò alla decisione di costruire un apposito edificio per la manifattura dei Tabacchi. Il fatto che tutti e tre i luoghi adibiti alla lavorazione dei tabacchi si trovassero a Trastevere fece ricadere come scelta per la nuova costruzione proprio un'area di questo Rione, nello specifico un isolato proprio compreso tra la Chiesa di Santa Maria dell'Orto e la Via San Francesco a Ripa, adibito interamente ad orti, come si può notare nella carta di Giovanni Battista Nolli del 1748 (anche i toponimi della zona, come Santa Maria dell'Orto e Via delle Fratte di Trastevere, sono eloquenti su come doveva presentarsi all'epoca questa zona).

L'area oggi occupata dal quartiere Mastai nella mappa di G.B. Nolli (1748)
Come vediamo sempre dalla mappa del Nolli, l'area che sarà occupata dal Quartiere Mastai, è un'area ben circoscritta e che, col passare del tempo è rimasta tale, nonostante le successive modifiche urbanistiche che hanno avuto luogo.



L'opera della nuova fabbrica viene affidata ad Antonio Sarti, ed insieme ad essa si decide di urbanizzare l'area limitrofa, costruendo, secondo il modello portato avanti da Pio IX di creare uno "Stato assistenziale", degli alloggi per i lavoratori, dando incarico per questo compito ad Andrea Busiri Vici. Viene quindi costruito l'edificio, in stile tardo neoclassico, della manifattura dei tabacchi, e di fronte ad essa è organizzata una piazza, che prende il nome di Piazza Mastai, che si collega attraverso la nuova Via Mastai (ribattezzata nel 1942 Via Cardinale Merry del Val) a Via San Francesco a Ripa. Su Piazza Mastai, ad opera del Busiri Vici viene anche costruita una fontana monumentale, in stile ispirato a quelle Cinquecentesche di Giacomo Della Porta.
Nell'edificio della Manifattura dei Tabacchi, come detto costruito in fattezze tardo neoclassiche, risalta la monumentalità dell'edificio, rispetto alla quale la porta d'accesso, abbastanza semplice e di dimensioni tutt'altro che monumentali, risulta piuttosto piccola e sproporzionata. Sembra, infatti, che Pio IX, nel visitare l'edificio, disse: "Ora che siamo entrati dalla finestra, indicatemi la porta d'uscita".
Delle case edificate dal Busiri Vici, oggi, restano principalmente i "propilei" su Via Merry del Val, all'angolo con Via San Francesco a Ripa, dai toni monumentali e con elementi classicheggianti.

Uno degli edifici del Busiri Vici in Via Merry del Val che fanno da propilei al Quartiere Mastai
La fontana di Andrea Busiri Vici


L'unità urbanistica del Quartiere Mastai viene però sconvolta, nel 1888, dalla costruzione del nuovo Viale del Re, oggi Viale Trastevere, che taglia letteralmente in due il quartiere, distruggendo parte dei caseggiati popolari (tra questi, anche la casa dove nacque, nel 1880, Guillaume Apollinaire, come ricorda una targa posta in Piazza Mastai). Questo ha portato a successive costruzioni in zona, come la ristrutturazione della Manifattura dei Tabacchi, avvenuta nel 1927, quando viene adibita a sede dei Monopoli di Stato, contestualmente alla quale vengono costruiti nuovi edifici sulla piazza, e quello del 1958, quando al fianco dell'edificio del Sarti sono costruiti nuovi palazzi,

Il quartiere Mastai prima della costruzione di Viale Trastevere

Uno degli edifici costruiti nel 1927 in Piazza Mastai

Il quartiere Mastai, in questo modo, rappresentò probabilmente il più grande intervento urbanistico della Roma di Pio IX, un periodo in cui non mancò la progettazione urbanistica (si pensi al progetto di Via Nazionale), in cui attraverso alcuni interventi Pio IX, minacciato dall'espansione dei Savoia nella penisola e dai moti Risorgimentali, cercava di affermare il ruolo di Roma Capitale dello Stato Pontificio.

Il Quartiere Mastai oggi, come lo vediamo su Google Maps
Oggi il Quartiere Mastai, come detto, ha perso la sua unità per via della costruzione di Viale Trastevere, ma tuttavia rimane una parte di Trastevere abbastanza distinta dalle altre. La Piazza Mastai è stata negli anni vittima del degrado, ma negli ultimi anni ha subito vari interventi di riqualificazione che, speriamo, la riportino al suo splendore.

Quartiere Aurelio


Il Quartiere Aurelio sorge lungo il tratto iniziale della Via Aurelia, dalla quale prende il nome. Quando Roma veniva fondata, quest'area era abitata dagli Etruschi, mentre nella Roma Repubblicana dovette subire molte bonifiche per evitare la malaria, adibendo la zona principalmente ad orti. E' proprio nella Roma Repubblicana, nel 241 a.C., che con tutta probabilità il Console Aurelio Cotta traccerà la Via Aurelia, che collegherà Roma inizialmente fino a Vada Volterrana, poi prolungata lungo tutta la costa Tirrenica e Ligure ed ulteriormente prolungata da Augusto, con l'apertura della Via Julia Augusta, fino ad Arelate, in Francia, ovvero l'odierna Arles. Nel periodo Imperiale, il primo tratto dell'Aurelia è caratterizzato dalla presenza di numerosi Horti: quelli di Vipsania Agrippina, madre di Caligola, che arrivavano fino al Tevere, ed all'interno dei quali Caligola fece costruire il suo circo, terminato da Nerone e noto per questo come Circo di Nerone, sull'area del quale sorgerà poi la Basilica di San Pietro, ma anche gli Horti Domitiae. Non è ben chiaro quali ragioni portarono l'Aurelia ad avere due diversi tracciati, l'Aurelia Vetus (oggi Via Aurelia Antica) e l'Aurelia Nova (oggi semplicemente Via Aurelia), la prima che parte dall'odierna Porta San Pancrazio, mentre la seconda dall'odierna Porta Cavalleggeri, e che si ricongiungono poco dopo l'attuale Piazza di Villa Carpegna. E' proprio sull'area dell'Aurelia Nova che, con il passare del tempo, si svilupparono sempre di più cave di argilla e fornaci, queste ultime che caratterizzeranno moltissimo la zona e che, ancora oggi, sono ricordate nella toponomastica locale (Via delle Fornaci, ad esempio). Sempre in questa zona anche se dentro le Mura Leonine, Pio IV istituì una caserma dei Cavalleggeri, fatto che portò la vecchia Porta Leonina, da cui la Via Aurelia aveva inizio, a prendere il nome di Porta Cavalleggeri. Fu sempre in questa zona che nel 1552 l'Università dei Fornaciari fece costruire una Chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, conosciuta anche con il nome di Sant'Angelo, che andò distrutta nel 1849 dai cannoni Francesi. Un'altra antica Chiesa della zona è Santa Maria alle Fornaci, il cui aspetto attuale è opera del 1720 dell'Architetto Filippo Raguzzini (ma le cui origini sono probabilmente del XV Secolo), centro Religioso principale di quel borghetto di fornaciari che sorgeva in quest'area prima della più moderna urbanizzazione. Le fornaci nella zona, che producevano mattoni, laterizi, embrici e campigiane, si svilupparono sempre di più, soprattutto a Valle Aurelia, zona che per questo era detta Valle dell'Inferno. L'ultima di queste fornaci, la Fornace Veschi (la cui struttura è ancora esistente), chiuse nel 1960. Tra il 1920 e il 1930 iniziò a svilupparsi il primo nucleo urbanistico del vero e proprio quartiere, nato per mettere ordine al disordinato borghetto dei Fornaciari, e portò alla nascita intorno a Porta Cavalleggeri dei primi edifici. In questo periodo nasce anche quel pregevole agglomerato urbano che è Monte del Gallo.
Molti dei fornaciai che lavoravano a Valle Aurelia vivevano nella zona, ma altrettanti risiedevano nelle case del vicino Quartiere Trionfale. Costituivano un blocco sociale a sé, che favorì il radicamento, ai tempi dell'avvento del Fascismo, degli Arditi del Popolo al proprio interno.

Via Aurelia in una vecchia foto
Tra il 1938 ed il 1942 sarà scavata la Galleria Principe Amedeo, che collegherà l'area al Lungotevere e porterà all'apertura di Via Gregorio VII, principale arteria della zona intorno alla quale, negli anni '50, nascerà il nuovo Quartiere Aurelio. Da quel momento il quartiere avrà un notevole sviluppo urbanistico proprio lungo questa arteria.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel Maggio 1944, nel Quartiere ebbe luogo un rastrellamento.
Oggi l'Aurelio è un quartiere principalmente residenziale, in cui sono presenti anche, soprattutto per la vicinanza con il Vaticano, numerosi istituzioni Religiose.

Chiese:
Sant'Ambrogio
San Giuseppe Cottolengo
San Gregorio VII
San Leone
Cappella dell'Ospizio Santa Margherita di Savoia
Santa Maria della Provvidenza
Santa Maria delle Grazie alle Fornaci
Santa Maria del Riposo
Santa Maria della Visitazione all'Aurelio
Santa Maria Immacolata di Lourdes
Santa Maria Mediatrice
San Pio V
Santi Protomartiri Romani
Santa Sofia

Targa in memoria di Mario Dell'Arco


La targa, situata in Via dell'Orso, nel Rione Ponte, ricorda l'architetto e poeta Mario Dell'Arco ed è stata posta dal Comune di Roma, in un anno non specificato, presso la casa ove, nel 1905, Dell'Arco è nato. Interessante il fatto che il Comune abbia usato nella targa, per ricordare il celebre uomo, il nome Mario Dell'Arco, ovvero il nome che usava per firmare le opere letterarie, e non abbia fatto riferimento in alcun modo al suo "vero" nome di Mario Fagiolo, nome che durante la vita non aveva mai abbandonato.

Targa in memoria di Checco Durante


La targa, situata in Via dei Salumi, nel Rione Trastevere, ricorda l'attore e scrittore Romano, nonchè poeta Romanesco, Checco Durante, ed è stata posta dal Comune di Roma nel 2004 presso la casa in cui Durante nacque nel 1893.