L'Istituto Nazareth


1887: Roma è da pochi anni capitale del nuovo Regno d’Italia, e sul trono di S. Pietro siede Sua Santità Leone XIII, tutta la città è ancora un enorme cantiere aperto con ampi sventramenti finalizzati a ridisegnare il tessuto viario del centro storico della capitale, dapprima atti a collegare gli edifici storici, espropriati alla curia e nei quali sono state inserite provvisoriamente le funzioni ministeriali, poi estesi a ricollegare le sedi definitive del governo impiantate nei nuovi Ministeri e Palazzi Pubblici in costruzione, veri e propri monumenti urbani, espressione di un  potere centrale laico. Nuovi quartieri sorgono sulle antiche Ville principesche, sugli  orti, e anche sulla riva destra del Tevere, i campi e le vigne dei Prati di Castello, tra Castel Sant’Angelo e le mura Vaticane, stanno per trasformarsi in un nuovo rione squadrato, “alla piemontese”, edificato ad hoc per contenere l'incremento demografico "laico", conseguente l'impianto del governo, dove il gigantesco Palazzo di Giustizia di Guglielmo Calderini (1885) è in costruzione.
Alle nuove strade, appena tracciate, vengono assegnati nomi pagani, ostili ad una popolazione così cattolica e così vicina al Vaticano: Cola di Rienzo, Attilio Regolo, Germanico, Ezio, Pompeo Magno, gli Scipioni, Silla, Plinio, Tacito, mentre la piazza principale sarà dedicata a uno dei principali artefici del regno d’Italia: Camillo Cavour.
E’ questa la Roma, ed è questo il quartiere così apparentemente ostile, lo scenario che doveva presentarsi all’arrivo a Roma delle prime Dame di Nazareth, provenienti dalla Francia, nel 1887: “Cinque caseggiati si affacciano su Piazza Cavour, nessuna casa è costruita lungo via Crescenzio e solo una mezza dozzina lungo via Cola di Rienzo; tre case a via Cicerone, due a via Lucrezio Caro, due a via Tacito e alcune a via Plinio; per il resto orti e terreni in mezzo ai cantieri e molti edifici ancora disabitati perché il quartiere è ritenuto insalubre.”
Due anni prima, nel dicembre del 1885, la madre Luise Vignon, Superiora Generale della Congregazione delle Religiose di Nazareth, fondata nel 1822 dal gesuita padre Rojer, da Augustine de la Rouchefoucauld Duchesse de Doudeauville e dalla prima religiosa Elisabett Rollat, si reca a Roma dalla Francia, per sollecitare la nomina del nuovo Protettore della Congregazione. Con l’approvazione del Santo Padre Leone XIII, viene nominato Protettore il cardinale Parrocchi, che esprime subito il desiderio di vedere una nuova casa della Congregazione a Roma, vicino S. Pietro.
Viene individuata una vasta area situata tra il Vaticano e Castel S. Angelo, dove il Comune di Roma aveva cominciato a costruire un nuovo quartiere. Il Papa stesso fa sapere che avrebbe gradito veder sorgere, in quei luoghi, una chiesa o una cappella dedicata all’Immacolata Concezione, il cui dogma era stato proclamato pochi decenni prima da Pio XI nel 1854; così, verso la fine del 1886, viene registrato a Lione, davanti al Console d’Italia, l’atto d’acquisto di un terreno di 1400 mq nel nuovo quartiere Prati.
Poco tempo dopo la madre generale scrive alle sue consorelle, : “ Questa fondazione dal punto di vista umano è spaventosa. Il quartiere Prati si presenta come un quartiere imbevuto di idee nuove. Vi sono tracciate strade larghe, dove le case cominciano ad innalzarsi quasi per incanto, ma non c’è posto per il buon Dio. Nessuna richiesta di una Chiesa in questo luogo, dove si fanno rivivere i nomi di Regolo, Germanico e Cola di Rienzo. Non siamo lontane da una grande piazza intitolata a Cavour. Vedrete cosa significa questo: noi avremo la nostra “Missione” in mezzo ad un ambiente ostile ed a una lingua sconosciuta. È questo che abbiamo decido di accettare, ma il Sacro Cuore ci proteggerà e Maria Immacolata ci aiuterà a  respingere il serpente moderno”
Nuove difficoltà complicano la situazione: i primi lavori pubblici sono sospesi, e le stesse costruzioni iniziate nel Rione Prati nel 1886, sono in parte ferme per una sopraggiunta crisi finanziaria; il prezzo dei terreni subisce un crollo inesorabile e voci allarmanti sull’insalubrità del luogo arrivano alla madre Vignon che è tentata di vendere nuovamente il lotto acquistato e cercare un altro posto dove edificare l’opera; tuttavia grazie anche all’insistenza del cardinale Parrocchi nel 1887 comincia lo scavo delle fondazioni della nuova Casa nella via Cola di Rienzo.
Nel settembre dello stesso anno arrivano a Roma da Parigi le prime tre religiose di Nazareth, destinate alla nuova Fondazione di Roma, che andarono ad abitare in un appartamento preso per loro in affitto nel Palazzo Gabrielli, ora Taverna, non lontano da Ponte S. Angelo, dove rimarranno tre anni, tanto durerà il cantiere del Nazareth di via Cola di Rienzo.
Con l’arrivo della prima educanda, la piccola Adelina, figlia della marchesa Bosco, s’inaugura il nuovo Collegio-Educandato di Roma, e i lavori, anche se lentamente, procedono in quel quartiere dalle prospettive sempre più incerte.
La Cappella dedicata all’Immacolata Concezione, prima chiesa ad avere questo titolo, viene terminata nell’inverno del 1889 ed è consacrata dal cardinal Parrocchi. Per diversi anni la cappella del Nazareth svolgerà la funzione di parrocchia del Rione Prati, frequentata anche dalle  maestranze occupate nei numerosi cantieri limitrofi; cronache del tempo riportano che oltre duecento persone assistono regolarmente alle messe delle prime domeniche dopo l’apertura.
Finalmente nell’ottobre del 1890 la piccola comunità formata da quattro religiose francesi e dodici educande romana del Nazareth può traslocare da palazzo Gabrielli al Collegi di via Cola di Rienzo, a così iniziò la storia e la tradizione dell’istituto Nazareth di Roma.

Progettato dall’ingegnere Vincenzo De Rossi Re il nuovo nuovo edificio del Nazareth si elevava maestoso, con il suo portale e le sue finestre a tutto sesto ornate di colonne, e le sue severe forme gotico-lombarde; intorno case, ancora non molte allineate lungo via Cola di Rienzo abitate da famiglie piuttosto misere che i proprietari hanno accolto gratis per due o tre anni, con lo scopo di “asciugare  muri”; mentre lungo via Plinio, dietro il collegio, alcune costruzioni interrotte, ormai in rovina erano diventate riparo notturno per vagabondi e malviventi.

Al primo piano erano allestite le elementari e le medie, al piano superiore il liceo classico, ed un intero piano era dedicato alle alunne interne, e ancora sopra il piano della clausura delle religiose.

Ai lati del prospetto principale su via Cola di Rienzo, si sviluppano le due ali laterali dell’edificio, trattate alla stessa maniera, con trifore al piano terreno incorniciate da arcate a tutto sesto  riccamente decorate, che diventano bifore ai piani successivi in forme via via semplificate. Come  coronamento di tutto il cornicione, modestamente aggettante corre lungo tutto l’edificio sopra un sistema di arcatelle coerente con lo stile impiegato nella fabbrica, il quale viene ripreso all’esterno del catino absidale.

Lungo il prospetto di via Orazio trova spazio la cappella dell’Istituto, di fatto priva di una vera e propria facciata rimane poco visibile dall’esterno, ad eccezion fatta per le alte vetrate policrome. L’ingresso è caratterizzato da un aggettante protiro con tanto di strombature sorretto da  due colonne, mentre sul lato di via Boezio sono ben riconoscibili l’abside e il campanile, di dimensioni modeste, apparentemente “tronco” sulla cui sommità su tutti e quattro i lati si aprono tre arcate.

All’interno si accede lateralmente a una grande navata suddivisa trasversalmente in tre zone dove in fondo una grande cancellata, in ferro battuto con motivi floreali, che segnava il limite del luogo riservato alle famiglie che durante la messa domenicale potevano venire in visita alle figlie in collegio. Davanti alla cancellata, protetta da una vetrina, vi è una piccola statua in cera della Madonna del 700, vestita con preziosi abiti: dono della famiglia di una delle prime religiose romane, addossata a un massiccio pilastro rivestito in marmo rosso che sorregge la tribuna rivolta verso l’altare dove trovano posto due grandi affreschi raffiguranti l’Annunciazione e la Sacra Famiglia di Nazareth.

Oltre la cancellata si trova la navata vera e propria con le due file di banchi al centro e allineati lungo le pareti gli stalli massicci del coro riservati alle madri durante le funzioni.
Prima della riforma liturgica una balaustra in marmo separava l’altare dalla navata, dominata dalla grande abside dorata a mosaico con la scritta “Tota pulchra est Maria et macula originalis non est in Te”, in grandi lettere d’oro in campo azzurro e al centro l’immagine dipinta ad affresco della Vergine tra angeli, commissionata dalla famiglia Albertazzi in occasione dell’entrata in convento della figlia.
L’altare in  marmo bianco, in stile neogotico, è sormontato da un austero ciborio decorato con un bassorilievo in stucco raffigurante Gesù tra fanciulli, e ai quattro lati angeli in preghiera, sorretto da massicce colonne in marmo rosso.
All’interno dell’edificio degni di nota sono il grande salone al piano terra: il “Parlatorio”, dove le famiglie potevano incontrare le alunne, riccamente decorato ad affreschi in finto marmo policromo, come anche lo scalone monumentale d’accesso ai piani delle aule.

Dal tempo della sua fondazione sono passati ormai molti anni, nel 2012 si è festeggiato il 150 anno di Fondazione, e come i tempi e il modo di pensare si adeguano al presente, anche il Nazareth ha saputo adeguarsi ai cambiamenti e non soccombere, rimanendo un punto di riferimento per il rione Prati e Roma, dove le generazioni di giovani ragazzi e ragazze possono continuare a crescere in “Sapientia et Letitia”come Gesù a Nazareth.



1 commento:

  1. Grazie per questo nuovo post così interessante. Continuo a passeggiare per la città con te.

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