Villa Elia Lusa





       



La villa sorge sulla sommità di un colle facente parte dei Monti Parioli, all'epoca libero dalle palazzine odierne, era un punto panoramico da cui la vista spaziava attraverso la campagna circostante lungo il corso del Tevere fino al Monte Soratte. Nel Seicento appartenne all'archeologo Antonio Bosio (1575-1629), che nel 1594 aveva scoperto le vicine Catacombe di S.Valentino sulla via Flaminia. Egli lasciò in eredità all’Ordine di Malta la villa e le vigne circostanti che si estendevano pressappoco lungo il crinale dove oggi sorge Via Archimede. Il viale d’ingresso principale coincideva con l’odierna Via Scarpellini, dopo un primo tratto rettilineo girava di 90° a Nord dirigendosi verso l’edificio princpale, un secondo portale si apriva da Via S.Valentino e corrisponde all’ingresso odierno.
Il complesso passò nell’Ottocento ai Gaetani, poi ai Trezza che lo vendettero nei primi anni ‘20 al conte Giovanni Elia.
Quest’ultimo, deciso a trasformare il carattere rurale della villa in una dimora prestigiosa, incaricò nel 1921 l’architetto Carlo Busiri Vici di restaurare completamente il casino principale e il giardino. I lavori iniziarono nel 1922 e finirono nel 1924.


Villa Elia in costruzione nel 1923
Busiri Vici progettò una monumentale villa neorinascimentale circondata da un vasto giardino formale e da varie aree rustiche, un complesso di grande pregio e qualità architettonica, probabilmente il migliore risultato dell’ultima produzione artistica, frutto delle precedenti esperienze acquisite nei molti restauri ricostruttivi di ville che caratterizzarono la sua ultima fase di attività professionale. 
L’architetto ideò con la consueta scioltezza originali soluzioni architettoniche e paesistiche, dimostrando di saper padroneggiare pienamente il linguaggio della tradizione cinquecentesca del giardino rinascimentale e realizzando una perfetta armonia tra natura e architettura nel solco della tradizione romana.

Villa Elia vista da villa Glori negli anni venti
Nel 1945 la il complesso fu venduto al Portogallo che cambiò il nome da villa Elia a villa Lusa, antico nome del Portogallo, e vi instaurò la propria ambasciata presso la Santa Sede.
Il casino principale è composto da tre corpi, quello centrale a tre piani mentre quelli laterali a due, le facciate sono intonacate in giallo mentre le riquadrature delle finestre e i cornicioni sono in tufo.



La facciata d'ingresso, esposta a Nord, è asimmetrica poichè il corpo laterale destro è arretrato rispetto al resto dell'edificio mentre quello sinistro è avanzato. Quest'ultimo è caratterizzato da una grande finestra al pian terreno sormontata da una lapide con la seguente iscrizione: IOA. EMM. ELIA EXTRUXIT ATQUE ORNAVIT A. D. 1922 e da una serliana porticata al primo livello, che una volta affacciava sulla campagna circostante, il tetto culmina in una balaustra sormontata da statue e vasi in marmo. Il blocco centrale presenta un portico di ingresso ad un arco leggermente rialzato su una scalinata circolare decorato da semplici paraste su cui si innesta il balcone con la porta finestra del piano nobile, questa è coronata da un architrave arricchito da festoni culminante nel balconcino con ringhiera in ferro battuto del secondo piano; le finestre del primo piano sono inquadrate da cornici modanate culminanti in nicchie oggi vuote, una volta occupate da busti; sul tetto con copertura in coppi è presente un’altana con balaustra formata da tre archi per lato, di cui quello centrale leggermente più ampio, su cui si innesta un ulteriore terrazzino con parapetto a pilastrini e ringhiere in ferro battuto, sui pilastrini esterni erano presenti vasi a cratere.




La facciata Sud è più imponente e severa: nel corpo centrale le porte finestre laterali sono incornciate da timpani mentre quella principale, d'ispirazione michelangiolesca, possiede un timpano curvo arricchito da un grosso stemma papale in marmo di Leone XII e da una lapide del 1824 che ricorda il passaggio nella villa del papa; le ali, unite da un portico a tre grandi arcate, sono dotate di busti nelle nicchie che sovrastano le finestre e di un maggior numero di statue sulle balaustre.
Dal portico ha origine una scalinata mistilinea che porta al giardino, sviluppato lungo un asse centrale inquadrato da cespugli di bosso e rose interrotti da statue su piedistalli ed occupato da una lunga vasca d’acqua con la statua di Nettuno al centro.

Il parco della villa
Del parco originario costituito da diciotto ettari di terreno non rimangono che tre ettari. Il resto fu lottizzato a palazzine a cominciare dai tardi anni '30 per poi terminare negli anni ‘50, il PRG del 1931 prevedeva la costruzione di villini, lungo tutta via Archimede e soprattutto a Nord dove si trova oggi via Tortolini. Quì Busiri Vici aveva lasciato un casino rustico antico ed aveva realizzato un grosso viale affiancato da quattro file di pini che si incrociava davanti al muro di contenimento del giardino con le piante che delimitavano un ippodromo. Nel complesso il giardino risulta molto articolato, con un alternarsi di siepi dai disegni geometrici, filari di pini e cipressi, piazzette circolari e viali di raccordo, il tutto arricchito da statue, balaustre, fontane, vasi di terracotta e terrapieni decorati che sfruttano abilmente i dislivelli del terreno.

Villa Elia in una foto aerea del 1934

L'ingresso alla villa è costituito da un grande portale vignolesco in travertino realizzato nel 1927 che si apre su via di S.Valentino su cui è inciso HORTI VALENTINIANI, nel 1945 vi è stato sistemato uno stemma del Portogallo del 1730, proveniente dal convento di Palazzolo a Rocca di Papa; dal portale un lungo viale conduce di traverso al casino. 

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