Via Giulio Rocco


Via Giulio Rocco si trova nel Quartiere Ostiense, più precisamente alla Garbatella, compresa tra Via Ostiense e Piazza Benedetto Brin.
La strada fu istituita nel 1921, dedicandola allo scrittore di cose nautiche Giulio Rocco, e fa da collegamento tra la Via Ostiense e Piazza Benedetto Brin, che costituisce una sorta di ingresso monumentale della Garbatella.
La strada attraversa inoltre i binari della Linea B della Metropolitana di Roma e della ferrovia Roma-Lido.
Dagli anni Duemila, la strada costeggia di lato il nuovo edificio che ospita la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Roma Tre.

Busto in memoria di Bernardino Passeri


Il busto in questione si trova in Via dei Penitenzieri, nel Rione Borgo, e ricorda Bernardino Passeri, orefice Pontificio caduto nel 1527 nel difendere Roma dai Lanzichenecchi che la saccheggiavano e che in questa zona abitava.
Il busto è stato qui posto il 25 Ottobre del 1885 in seguito a una manifestazione cui presero parte la Società Romana degli Orafi, la Società Alessandro Nelli, gli ex alunni dell'Istituto Romano di San Michele a Ripa Grande e gli orafi di Torino.

Edicola dell'Immacolata Concezione in Via dei Penitenzieri


L'Edicola dell'Immacolata Concezione è un'edicola Mariana situata in Via dei Penitenzieri, nel Rione Borgo e risale al 1615, come si può leggere sull'edicola stessa.

Piazza della Repubblica (già Piazza dell'Esedra)


Piazza della Repubblica è una piazza situata nel Rione Castro Pretorio, nella quale confluiscono Via Nazionale, Via Vittorio Emanuele Orlando, Via Giuseppe Romita, Via delle Terme di Diocleziano e Viale Luigi Einaudi.
La Piazza si formò già nel Medioevo, con la caduta in disuso delle terme di Diocleziano e della sua grande esedra, presso cui si formò questo grande spiazzo. Nel 1562 questa piazza ebbe nuovo lustro quando Michelangelo Buonarroti fu incaricato dal Papa Pio IV De' Medici di costruire sui ruderi delle Terme di Diocleziano la Basilica di Santa Maria degli Angeli, basilica tuttora esistente e adibita a Chiesa per le cerimonie ufficiali dello Stato Italiano.
Sempre durante il Cinquecento, si pensò di creare più o meno in questa piazza un lago artificiale, che fosse la parte finale di un grande canale che da Tivoli raggiungesse Roma. L'idea che aveva avuto Papa Sisto V Peretti era quella di fare in questo modo transitare più facilmente il travertino proveniente da Tivoli verso Roma, e proprio in quest'area si trovava la Villa del Pontefice ed anche la mostra monumentale dell'acquedotto che lui aveva voluto, l'Acqua Felice.
Nel XIX Secolo vicino a questa piazza fu costruita la Stazione Termini, mentre alla fine del Secolo, sotto il Pontificato del Beato Pio IX Mastai Ferretti, si iniziò, sotto la supervisione di Monsignor De Merode, a pianificare l'edificazione dell'area nei dintorni di Piazza dell'Esedra, iniziando a tracciare la futura Via Nazionale e le strade limitrofe. Sempre in quegli anni, nel 1870, lo stesso Beato Pio IX volle realizzare nell'area della Piazza - dove oggi si trova l'Obelisco in memoria dei caduti di Dogali, tra Viale Einaudi e Via delle Terme di Diocleziano - una fontana che facesse da mostra dell'acquedotto dell'Acqua Pia, l'antica Acqua Marcia rinnovata dal Pontefice. A realizzare la fontana fu lo scultore Luigi Canina.
Tuttavia, proprio nel 1870, quando questo progetto era appena iniziato, le truppe Piemontesi entrarono a Roma e la città entrò a far parte del nuovo Stato Italiano, divenendone Capitale.
Nel piano regolatore post-unitario, l'area nei pressi di Piazza Esedra venne urbanizzata notevolmente, dando vita così a un nuovo quartiere che non tralasciò la piazza, dove infatti furono costruiti tra il 1887 ed il 1888 due edifici pressapoco simmetrici progettati da Gaetano Koch che ricalcano la forma della preesistente piazza.
Nel 1888 il riordinamento urbanistico della zona portò alla necessità di spostare la fontana dell'Acqua Marcia di alcuni metri: si decise così di costruirne una ex novo al centro della piazza, affidandone la costruzione all'architetto Alessandro Guerrieri.
La fontana era inizialmente priva di decorazioni, e per questo si pensò di posizionare alcuni leoni in gesso nella fontana in occasione della visita a Roma di Guglielmo II di Germania, ma il progetto venne abbandonato.
Nel 1901, invece, si pensò di affidare l'opera a Mario Rutelli, bisnonno dell'ex Sindaco di Roma Francesco Rutelli, che realizzò quattro figure femminili bronzee da porre a decorazione della fontana, Naiadi appunto, che faranno sì che la fontana divenga nota come Fontana delle Naiadi.
La posizione delle statue di nudo femminile fu però considerata scandalosa per l'epoca, tanto che inizialmente la fontana venne recintata da uno steccato. Nel 1911 a Rutelli fu commissionata anche la decorazione centrale della fontana: inizialmente realizzò alcuni tritoni, ma i Romani non li gradirono molto, tanto da ribattezzarli "fritto misto": furono dunque rimossi (oggi sono visibili in Piazza Vittorio, nel Rione Esquilino) e sostituita nel 1912 con il gruppo del Glauco, opera sempre di Rutelli.
Nel 1953 il Comune di Roma decise di cambiare il nome della piazza da Piazza dell'Esedra a Piazza della Repubblica, in onore della nuova forma di governo del Paese. Tuttavia, da quel momento la piazza è rimasta per molti Romani "Piazza Esedra".
Nel 1980 nella Piazza è stata inaugurata la stazione Repubblica della Linea A della Metropolitana.
Negli anni 2000 la piazza ha subito una notevole riqualificazione che ha portato all'apertura dell'Hotel Exedra, un albergo lussuoso, e alla riapertura del Cinema Moderno. Per molti anni vi ha avuto sede un McDonald's, al cui posto è oggi una sede di Eataly.

Contrada dell'Ortaccio


 

La Contrada dell'Ortaccio si trovava nel Rione Campo Marzio, nell'area grossomodo compresa tra Piazza Monte d'Oro ed il Tevere. La zona nacque nel Novembre del 1569 per volontà di Papa San Pio V Ghislieri il quale la scelse per divenire una specie di ghetto per le meretrici di basso livello.
Nella Roma di fine Cinquecento, infatti, circa il 9 per cento della popolazione - pari ad oltre 4500 persone - era in qualche modo legata al settore della prostituzione, e per questa ragione il Pontefice volle combattere il fenomeno.
La zona, che aveva come limiti il Tevere, Via di Ripetta, Piazza Monte d'Oro e Via degli Schiavoni, venne in breve tempo recintata. La recinzione era munita di due porte, che venivano aperte in determinate ore del giorno.
Durante la Quaresima era proibito frequentare l'Ortaccio, ma questo divieto veniva aggirato dalle prostitute che potevano comunque uscire dal luogo in talune ore del giorno.
Non si trattava del primo caso di luogo adibito alla prostituzione a Roma: nel Medioevo sappiamo essere esistito il Bordelletto nella zona della Bocca della Verità così come erano esistiti i cosiddetti Lupanari di Ponte Sisto.
Tuttavia, il fenomeno della prostituzione ebbe nel Cinquecento uno sviluppo non indifferente, anche a causa della povertà e delle numerose persone rimaste allo sbando in seguito alle Guerre d'Italia conclusesi intorno alla metà del Cinquecento.

Una prostituta subisce la punizione della sferza
In questo periodo, infatti, furono emesse diverse norme contro le prostitute che esercitavano il loro mestiere fuori dai luoghi concessi a tale proposito. Una prostituta poteva essere punita con colpi di sferza sul sedere o con tratti di corda anche direttamente sul luogo in cui fosse stata scoperta.
Contro le prostitute si aggiungevano inoltre numerose denunce per ingiurie, percosse e simili reati che affollarono letteralmente i tribunali in quel periodo.
L'Ortaccio - che veniva chiamato talvolta anche Ortaccio delle Meretrici - rimase in funzione per al massimo un secolo e mezzo, dal momento che sappiamo che all'inizio del XVIII Secolo fu emessa una norma che costringeva numerose prostitute ad esercitare il loro mestiere fuori Porta del Popolo.
Tra i numerosi luoghi adibiti all'esercizio della prostituzione a Roma, vi fu nel XVIII Secolo anche Via dell'Orto di Napoli, sempre nel Rione Campo Marzio.

Targa di regolamentazione del mercato dei polli


La targa in questione si trova in Piazza del Teatro di Pompeo, nel Rione Parione, e regola il mercato dei polli e delle uova che in questa piazza aveva luogo. La piazza, per questa ragione, era detta Piazza della Pollarola: oggi il toponimo è rimasto solo per parte di essa, mentre la porzione in cui si trova la targa in questione ha preso il nome di Piazza del Teatro di Pompeo nel 1925.
La targa fa riferimento a una regolamentazione voluta da Papa Pio VI Braschi nell'Ottobre del 1775.

Fontana di Piazza della Cancelleria


La Fontana di Piazza della Cancelleria si trova nel ramo dell'omonima piazza che muove verso Piazza del Teatro di Pompeo e Via dei Baullari, nel Rione Parione e risale al 1930, quando fu realizzata su disegni dello scultore Publio Morbiducci.
L'opera, molto geometrica, riproduce lo stemma del Cardinale Scarampi Mezzarota, che nel 1483 commissionò a Donato Bramante la costruzione del limitrofo Palazzo della Cancelleria.

Ponte dei Fiorentini


Il Ponte dei Fiorentini è stato un ponte che sorgeva tra Piazza dell'Oro, nel Rione Ponte, e Via della Lungara, nel Rione Trastevere, unendo grossomodo la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini e il Palazzo Salviati.
Venne costruito nel 1863 da una società Francese al tempo di Papa Beato Pio IX, e fu il primo ponte realizzato a Roma dai tempi di Ponte Sisto. Il nuovo ponte, sospeso da grossi cavi tiranti, fu ribattezzato dai Romani "Ponte di ferro" o, in maniera dialettale, "Ponte de fero".
Per attraversare il ponte, inoltre era necessario pagare un pedaggio pari a cinque centesimi.
Il Ponte rimase attivo fino al 1941, anno in cui venne sostituito dal nuovo Ponte Principe Amedeo, edificato poche decine di metri più a monte.

Borghetto di Vigna Mangani



Il Borghetto di Vigna Mangani è uno dei numerosi borghetti spontanei che nel corso del XX Secolo sono nati a Roma. Nello specifico si trova nel Quartiere Pietralata, nella parte compresa tra Via di Pietralata e la ferrovia che da Roma porta a Orte e Firenze.
Nel XIX Secolo quest'area divenne proprietà della famiglia Mangani, che avevano qui una vigna che si estendeva grossomodo dalla Via Nomentana all'altezza di Via della Batteria Nomentana fino all'Aniene.
Sappiamo anche che la famiglia gestiva la Trattoria Mangani, una trattoria con un gran numero di posti che si trovava proprio sulla Nomentana. Agli inizi del XX Secolo, la trattoria venne acquistata da Antonio Paolantoni e rimase in funzione fino agli anni Venti.
Il borghetto nacque - come gran parte dei borghetti di Roma - durante gli sventramenti che negli anni Venti e Trenta iniziarono ad avere luogo nel centro della Città, quando numerose persone furono costrette quindi a lasciare le loro case per trasferirsi in zone periferiche. Nel caso del Borghetto di Vigna Mangani, probabilmente, queste persone si trasferirono su un piccolo insediamento già esistente.
Il Borghetto di Villa Mangani visto su Google Maps

La zona nacque dunque in maniera spontanea, con la tipica architettura a case basse delle zone di questo tipo. Il nome, fino all'inserimento del Borghetto nella toponomastica ufficiale, non fu unanimemente da subito quello di Vigna Mangani. Molto spesso, infatti, ci si appellò a questo agglomerato come Borghetto di Pietralata o Borgata di Pietralata, per la sua vicinanza con Via di Pietralata.

Il Borghetto di Vigna Mangani, chiamato Borgata di Pietralata nella mappa di Roma di Marino e Gigli del 1930
Nel 1948 il Consiglio Comunale di Roma istituì formalmente il Borghetto di Vigna Mangani, cui si aggiunsero nel 1954 Via del Borghetto di Vigna Mangani e Vicolo del Borghetto di Vigna Mangani.
Per molti anni il borghetto, in una posizione piuttosto isolata, fu raggiungibile oltre che da Via di Pietralata da uno degli ultimi passaggi a livello esistiti a Roma: questo si trovava sulla ferrovia che da Roma conduce a Orte e Firenze all'altezza di Via della Batteria Nomentana, e rimase in funzione fino agli anni Ottanta.


Nel Borghetto di Vigna Mangani esiste anche una Chiesa, dedicata a Santa Maria delle Grazie. La Chiesa si presenta in maniera molto umile, e una parte della struttura è adibita a laboratorio di falegnameria. Nel 2012 la Chiesa è stata danneggiata da un incendio.
Nel Borghetto di Vigna Mangani si trova anche uno storico ristorante, la trattoria Il Gallo Rosso. Il ristorante ha preso questo nome negli anni Ottanta, e prima era chiamata Osteria del Pesce Vivo, dal momento che veniva servito il pesce che veniva pescato nel limitrofo Aniene.

Fontana di Via della Posta Vecchia


La fontana in questione si trova in Via della Posta Vecchia, nel Rione Parione, ed è una delle prime fontane realizzate dal Comune di Roma subito dopo l'Unità d'Italia: risale infatti al 1872. La fontana è piuttosto semplice e reca oltre all'anno di realizzazione anche la sigla SPQR.

Via Eleonora Pimentel


Via Eleonora Pimentel è una strada situata nel Quartiere Della Vittoria, tra Via Giuseppe Avezzana e Via GIovanni Nicotera. La strada è stata istituita nel 1921 insieme ad altre vie limitrofe, dedicandola ad Eleonora Pimentel (Roma 1752 - Napoli 1799), patriota che prese parte nel 1799 alla Repubblica Napoletana e ricordata a Roma anche da una targa in Via di Ripetta, nel Rione Campo Marzio.
Le nuove strade furono dedicate a personalità di persone che avevano mostrato spirito patriottico, con la motivazione che nella zona "della Piazza d'Armi", come era chiamata all'epoca, già esistevano diverse strade dedicate a patrioti.
Proprio negli anni immediatamente successivi l'istituzione della strada, nel 1927 l'architetto Mario De Renzi vi costruì la Casa Calza Bini, un edificio che si rifà all'architettura del Rinascimento.
Oggi la strada mantiene la caratteristica di una strada estremamente elegante e di tipologia principalmente residenziale.


Borgo di Sotto


Borgo di Sotto è una strada della Zona Cesano, situata proprio nel borgo di Cesano, tra Via della Stazione di Cesano e Via Tredici Settembre. La strada prende il nome perché la principale via della parte bassa del borgo, nonché parallela di Borgo di Sopra.

Piazza Padella


Piazza Padella si trova nella Zona Cesano, compresa tra Borgo di Sopra e Borgo di Sotto. E' difficile stabilire da quanto tempo porti questo nome, che è dovuto probabilmente alla forma della piazza, la stessa di una Padella. A Roma è esistita anche un'altra Piazza Padella, nel Rione Regola.

Piazza Santa Maria di Galeria


Piazza Santa Maria di Galeria si trova nella zona Santa Maria di Galeria, ed è collegata all'omonima Via attraverso Via Monti del Nibbio. La Piazza si trova incorporata all'interno di un casale dell'agro Romano, molto poco alterato nel corso dei secoli: dalla piazza si accede ancora oggi ad un cortile in cui si trova la Chiesa di Santa Maria in Celsano, conosciuta anche come Santa Maria di Galeria per via della vicinanza con l'antico borgo - oggi abbandonato - di Galeria, che da il nome alla Piazza ed all'intera zona.
La Chiesa di Santa Maria in Celsano
La piazza di fatto è quasi un borgo a sé stante nel mezzo della campagna di Roma, e probabilmente mantiene questa peculiarità - pur con alcune modifiche - da diversi secoli. Dall'XI Secolo si ha notizia di un borgo con una Chiesa, borgo che nel 1433 sarebbe passato sotto il controllo degli Orsini, quindi al Monastero di San Paolo Eremita, poi al Collegio Germanico-Ungarico e successivamente, nel 1816, ai Gesuiti.
Nel 1938 il Governatorato di Roma, impegnato a dare un nome alle strade de facto da tempo esistenti ma mai ufficialmente dotate di un nome nella vastissima campagna Romana, dette a questa piazza il nome di Piazza Santa Maria di Galeria, antistante alla Chiesa di Santa Maria in Celsano. Nel 1950 l'indicazione riguardo la strada venne sensibilmente modificata, definendola situata lungo la Via di Santa Maria di Galeria e annettendo la limitrofa Piazza della Spinacetta, e nel 1954 venne istituita anche la limitrofa Via dei Monti del Nibbio.
Oggi la Piazza mantiene le peculiarità di un casale di campagna, caratteristiche che porta avanti da secoli, e ospita anche un ristorante: il Ristorante Da Claudio (sito).


Via della Marsica


Via della Marsica si trova nel Quartiere Nomentano, tra Via Livorno e Piazza Massa Carrara. La strada fu istituita nel 1949 e fu inizialmente indicata come compresa tra Via Livorno e Via Salento, dedicata alla regione geografica dell'Abruzzo, in linea con la toponomastica della zona per cui, al fianco di numerose strade dedicate a importanti Città Italiane, ve ne sono diverse intitolate a regioni geografiche dell'Italia.
Nel 1952 i confini della strada vennero variati, e la strada fu dunque considerata compresa tra Via Livorno e Piazza Massa Carrara.

Via Federico Borromeo


Via Federico Borromeo si trova nel Quartiere Primavalle e collega Piazza Clemente XI a Piazza Alfonso Capecelatro, costituendo una delle strade principali della vecchia borgata di Primavalle. Quando agli inizi degli anni Trenta del XX Secolo fu progettata la borgata di Primavalle per ospitare i cittadini che dovettero lasciare le loro case nel centro di Roma per via degli sventramenti, furono inizialmente realizzate alcune abitazioni provvisorie, le cosiddette "casette rosse", che sorsero tra le nuove strade di Piazza Zaccaria Papa, Via Bernardo Bibbiena e Via di Primavalle. Quest'ultima strada rappresentava il primo nucleo dell'attuale Via Federico Borromeo, nome che assunse ufficialmente solamente nel 1937.

Edicola della Madonna del Divino Amore in Via Federico Borromeo


La strada divenne così la principale strada della vecchia borgata di Primavalle, e le case della Borgata - che nel frattempo hanno sostituito le vecchie "casette rosse" - la circondano tuttora.
La scelta di dedicare la strada al Cardinale Federico Borromeo (Milano 1564 - Milano 1631) ricadde nell'ottica della toponomastica del Quartiere, le cui strade vennero dedicate a Papi e Cardinali.
Nel 1948 la strada, che inizialmente da Piazza Clemente XI arrivava "alla campagna", fu delineata più chiaramente fino alla nuova Piazza Alfonso Capecelatro, istituita quell'anno..
Nel 2015 la strada è divenuta protagonista di un progetto di street art che ha coinvolto il Quartiere Primavalle noto con il nome di Muracci Nostri e che ha visto protagonisti gli artisti Omino71, Luis Gomez de Teran, Flavio Solo, Franco Durelli, Mau Pal e Carlo Lommi.
In Via Federico Borromeo compaiono due murali: il primo è una Wonder Woman di Solo, piuttosto insolita dal momento che diversamente dal solito atteggiamento dell'eroina dei fumetti, nel murales compare incinta, inginocchiata ad accarezzarsi il pancione. L'altro invece è dedicato a Ingrid Bergman ed è opera di Omino71, ritratta anche lei in modo insolito, ovvero con la maschera che contraddistingue i personaggi ritratti dall'artista.

Suburbio Gianicolense

Il Suburbio Gianicolense si trova nell'area compresa tra l'omonimo quartiere e il Grande Raccordo Anulare (GRA). Come la maggior parte dei suburbi di Roma, per secoli anche questo territorio fu principalmente una zona di campagna.
Nel XVII Secolo in questo territorio su un fondo nacque il primo nucleo di una villa che, più avanti, divenne Villa York.
Alla fine del XIX Secolo nella zona furono costruite due importanti strutture militari: il Forte Aurelia Antica ed il Forte Bravetta.
Nel 1921 fu istituito il Suburbio, che inizialmente era il IX e che divenne il VII nel 1954 quando il Suburbio Ostiense venne soppresso.
Tra gli anni Venti e gli anni Trenta venne costruito nella zona il monumentale complesso del Buon Pastore, opera dell'Architetto Armando Brasini.
Durante la Seconda Guerra Mondiale il Forte Bravetta, situato nel Suburbio, divenne tristemente noto come luogo di esecuzione di numerosi antifascisti.
In seguito al conflitto, la zona fu in parte urbanizzata soprattutto nell'area di Bravetta. Negli anni Settanta fu invece qui realizzato il grande complesso popolare del Corviale, opera di Mario Fiorentino.

Chiese:
San Bruno
Santa Chiara a Villa York
Santissimo Crocifisso
Cappella Fantini
Gesù Maestro
San Girolamo a Corviale
Santa Maria della Perseveranza
Santi Martiri Coreani
Natività di Maria
San Paolo della Croce

Conventi:
Convento delle Mantellate al Corviale

Siti Archeologici:
Cisterna Romana di Via della Vignaccia

Architetture Militari:
Forte Aurelia Antica
Forte Bravetta

Torri:
Torretta dei Massimi

Parchi, Ville e Riserve Naturali:
Riserva Naturale della Valle dei Casali
Villa York

Casali:
Casale al Divin Maestro
Casal Ninfeo
Casetta Mattei

Villini:
Casino Consorti
Villino Cantone

Targa in memoria dei caduti di Cesano di tutte le guerre


La targa in questione si trova in Piazza Francesco Caraffa, nella Zona Cesano, e ricorda i caduti di tutte le guerre della zona di Cesano. La targa è composta di due parti: una targa preesistente ai caduti nella Prima Guerra Mondiae cui, nel 1969, è stato aggiunto un cippo dedicato ai caduti di tutte le guerre.

Targa in memoria di Mario Salvi


La targa in questione si trova in Piazza Clemente XI, nel Quartiere Primavalle, e ricorda Mario Salvi, militante di Autonomia Operaia morto nel corso di alcuni disordini tra manifestanti e forze dell'ordine il 7 Aprile del 1976 in Via degli Specchi, dove un'altra targa lo ricorda, nel Rione Regola.
La targa è stata qui posta il 7 Aprile del 2013. Sempre sullo stesso muro è presente un'altra targa che ricorda sempre Mario Salvi.

Targa in memoria di Mario Salvi


La targa in questione si trova in Piazza Clemente XI, nel Quartiere Primavalle, e ricorda Mario Salvi, militante di Autonomia Operaia morto in Via degli Specchi, nel Rione Regola, dove è ricordato da un'altra targa, il 7 Aprile 1976 nel corso di uno scontro tra manifestanti e forze dell'ordine.

Via dell'Arco della Fontanella


Via dell'Arco della Fontanella si trova nel Rione Ponte, tra Via del Banco di Santo Spirito e Corso Vittorio Emanuele II. Inizialmente da Via del Banco di Santo Spirito raggiungeva il Vicolo di Sant'Orsola, ma quando a fine Ottocento vennero realizzati Corso Vittorio e i Lungoteveri la strada fu fortemente ridotta e il Vicolo di Sant'Orsola venne meno.
Venne meno anche l'arco che da il nome alla strada. Si trattava probabilmente di un arco piuttosto basso sotto il quale era posta una piccola fontanella.

Via dell'Orto di Napoli


Via dell'Orto di Napoli si trova nel Rione Campo Marzio, tra Via del Babuino e Via Margutta. Per quanto il nome della strada lasci intendere vi fosse un orto di proprietà di qualche persona o famiglia proveniente da Napoli, con tutta probabilità il nome deriva dal fatto che qui ebbe luogo la sede dell'Accademia voluta da Carlo III di Napoli nella quale venivano mantenuti due giovani pittori, due giovani architetti e due giovani scultori provenienti da Napoli. Il nome di orto potrebbe derivare dal fatto che la zona fino all'inizio del XVI Secolo era costituita principalmente da vigne e orti.
Nella strada ebbe un proprio studio anche Antonio Canova, e qui scolpì la statua di Carlo III. Successivamente si trasferì nel suo storico studio, considerato di importante interesse, ricordato anche con più targhe ed un busto.
Alla fine del XVIII Secolo gli abitanti di questa strada la dovettero abbandonare, perché fu destinata all'esercizio della prostituzione.

Il Pugilato


La statua del Pugilato si trova in Via Gran Bretagna, nella parte del Quartiere Parioli nota come Villaggio Olimpico, ed è stata realizzata nel 1927 dallo scultore Amleto Cataldi. Si tratta di una delle sculture realizzate per abbellire lo Stadio Nazionale, abbattuto nel 1957 per essere sostituito dallo Stadio Flaminio. Fu in quell'occasione che le statue di Cataldi vennero collocate per abbellire il nuovo Villaggio Olimpico, terminato nel 1960 per ospitare gli atleti delle Olimpiadi dello stesso anno.

Vicolo dei Polacchi


Vicolo dei Polacchi si trova nel Rione Sant'Angelo, partendo dall'omonima Via dei Polacchi ma senza uscita. Entrambe le strade devono il proprio nome alla limitrofa Chiesa di San Stanislao dei Polacchi, in Via delle Botteghe Oscure, edificata nel 1582.
Il Vicolo dei Polacchi inizialmente partiva da Via dei Polacchi per raggiungere Via dei Delfini: gran parte del Vicolo, tuttavia, è stata chiusa da un cancello divenendo, di fatto, una sorta di cortile di una privata abitazione, fatto che la toponomastica del Comune ha reso ufficiale nel 1954. Ancora oggi, la prosecuzione è ben visibile.
Questo fatto ha reso Vicolo dei Polacchi, di fatto, uno slargo di Via dei Polacchi, difficilmente percepibile come un Vicolo in senso stretto.

Il tratto oggi soppresso di Vicolo dei Polacchi

Targa in memoria di Orfeo Mucci


La targa in questione si trova in Via dei Volsci, nella parte del Quartiere Tiburtino nota come San Lorenzo, e ricorda il partigiano Orfeo Mucci (1911-1998), membro del gruppo Bandiera Rossa e vissuto a San Lorenzo.

Via di Villa Montalto


Via di Villa Montalto è una strada del Rione Castro Pretorio, posta tra Via del Viminale e Via D'Azeglio.
La strada - oggi una strada privata - è difficile da individuare, in quanto percepita quasi più come un cortile tra i due palazzi: dal lato di Via del Viminale è inoltre preceduta da un arco con apposito cancello e una piccola scalinata.
L'origine della strada risale al 1911, quando il Consiglio Comunale decise di dare il nome di Via Francesco Carrara "alla via privata che unisce Via del Viminale a Via D'Azeglio, tra Via Principe Amedeo e Via Principe di Piemonte", dedicandola dunque al giurista e politico Francesco Carrara (Lucca 1805 - Lucca 1888). Oggi, per la cronaca, Via Principe di Piemonte non ha più questo nome, bensì si chiama Via Giovanni Giolitti, e tra le due strade è sorta Via Giovanni Amendola, oltre a Piazza dei Cinquecento, che ha cambiato dimensioni rispetto all'epoca.
Nel 1920, tuttavia, il nome di Francesco Carrara venne dato a quello che si chiamava Vicolo dei Bagni, nell'attuale Quartiere Flaminio, e la strada originale rimase senza nome. Il fatto che la strada rimase senza nome ci lascia pensare fosse trattata alla stregua di un cortile privato, fatto confermato dallo stesso verbale relativo al 1920, in cui la strada viene definita "un cortile privato presso Via Viminale".
Tuttavia, nel 1931, alla strada venne di nuovo dato un nome: Via di Villa Montalto, toponimo ancora oggi in vigore e messo per commemorare l'antica Villa Peretti Montalto Massimo, voluta dal Cardinale Felice Peretti nel 1570, prima di essere eletto Papa con il nome di Sisto V: la Villa fu poi abbattuta nei lavori che hanno portato allo sviluppo e all'urbanizzazione dei Rioni Castro Pretorio ed Esquilino.


Suburbio Portuense

Il Suburbio Portuense si trova lungo la Via Portuense, dalla quale prende il nome, nel tratto successivo a quello dove sorge l'omonimo Quartiere. La zona sorge anche lungo la collina di Monte Cucco, sede nell'arco dei secoli di numerosi casali.
Gran parte del Suburbio è occupato dalla zona del Trullo, luogo che prende il nome da un antico sepolcro Romano detto il Trullo dei Massimi e che fu sede di una Chiesa durante il Medioevo. In quest'area nacque, nel 1940, una borgata, nota inizialmente come Borgata Costanzo Ciano e cui poi, nel 1944, venne cambiato il nome in Borgata del Trullo. La borgata ancora oggi mantiene la propria autenticità, e negli anni è stata decorata con opere di streetart.
Nel 1915, nacque in questo territorio anche un piccolo insediamento spontaneo: la Borgata Petrelli, costituita da alcuni emigranti abruzzesi che lasciarono la loro terra in seguito al terremoto della Marsica e che si stanziarono in un piccolo borgo rurale del Settecento che qui si trovava.
Nel Suburbio si trova poi anche la zona La Parrocchietta, situata su una collina a nord del Trullo e che deve il proprio nome alla Torre della Parrocchietta, una struttura Ottocentesca.
Il Suburbio inizialmente era legato dal punto di vista dei collegamenti urbani soprattutto alla Via Portuense, ma la costruzione negli anni Settanta ha reso la zona - e le aree limitrofe - meglio collegate all'Eur.

Chiese:
Cappella Gesù Maestro della Casa Generalizia Congregazione delle Pie Discepole del Divin Maestro
Santa Maria del Rosario
Santa Maria del Rosario di Pompei alla Magliana
San Raffaele Arcangelo

Siti Archeologici:
Torraccio dei Massimi

Catacombe:
Catacombe di Generosa

Ville:
Villa Kock

Casali:
Casale Ascenzi
Casale degli Inglesi

Torri:
Torre Righetti

Ponti:
Ponte della Magliana

Fermate della Metropolitana:
Magliana (FR1)

Suburbio Tor di Quinto

Il Suburbio Tor di Quinto si estende a nord dell'omonimo quartiere: entrambi, infatti, sono nati dal precedente Suburbio Parioli, che si estendeva nell'area a nord del Tevere all'altezza di Ponte Milvio.
Il nome Tor di Quinto deriva da una torre situata al Quinto miglio di distanza da Porta Ratumena.
Una buona parte dell'attuale Suburbio Tor di Quinto è nota ai più con il nome di Grottarossa o, più genericamente, come Cassia, per via dell'omonima strada consolare che passa dal Suburbio.

Chiese:
Cappella di Villa Ronconi
Santa Rosa da Viterbo

Ville:
Villa Ronconi

Parchi:
Parco dell'Inviolatella Borghese

Quartiere Lido di Castel Fusano

Il Quartiere Lido di Castel Fusano è uno dei tre cosiddetti quartieri marini di Roma, situati sulla riva del Mare Tirreno, separati dagli altri Quartieri.
La zona, distante da quella che era l'antica Ostia a causa dell'avanzare della linea marittima, fu per secoli una palude, nella quale sorgevano alcune saline.
Nel 1884 un consorzio di Romagnoli ed abitanti della città di Ravenna si occuparono della bonifica dell'area, che a partire dagli anni Venti del Novecento venne urbanizzata, a tal punto che nel 1933 fu istituito il Quartiere Lido di Roma, poi scorporato in tre diverse parti nel 1961, tra cui il Lido di Castel Fusano.
Questa zona fu da sempre principalmente occupata dalla pineta più ancora che dall'abitato, e questo fatto la contraddistingue dagli altri due quartieri marini. Nel 1949 arrivò proprio in questa zona quella che poco più di dieci anni prima fu progettata come Via Imperiale e divenne, invece, Via Cristoforo Colombo.

Siti Archeologici:
Villa di Plinio

Parchi:
Parco della Pineta di Castel Fusano

Quartiere Lido di Ostia Levante

Il Quartiere Lido di Ostia Levante è uno dei cosiddetti Quartieri Marini di Roma, i tre quartieri che, distanti dagli altri trentadue che sono intorno al centro di Roma, sorgono sulla riva del Mare Tirreno.
La zona in cui si trova l'odierno Lido di Ostia non è la stessa in cui sorgeva la città Romana di Ostia, i cui resti, ben conservati e visitabili, si trovano nella Zona Ostia Antica: l'attuale Lido, infatti, si formò con lo spostamento della linea marittima nei secoli successivi all'Antica Roma e, per molto tempo, fu una palude, occupata in parte da saline.
Nel 1884 iniziò la bonifica della zona ad opera dell'Associazione Generale Operai e Braccianti del Comune di Ravenna, che si stanziarono nella zona soprattutto di Ostia Antica ed iniziarono la bonifica dell'area.
Negli anni Venti del Novecento, il Fascismo volle trasformare la zona litoranea nel Lido di Roma, iniziando così la costruzione del Lido di Ostia, che nel 1927 venne collegato da una stazione ferroviaria al centro di Roma. La zona dell'attuale Lido di Ostia Levante fu in gran parte quella che era pensata come centro amministrativo del nuovo Lido: vi sorse ad esempio, sempre negli anni Venti, i Palazzo del Governatorato, la sede degli uffici amministrativi del Comune di Roma ed oggi sede del X (ex XIII) Municipio.
Nel 1933 venne istituito formalmente il Quartiere Lido di Roma.
I lavori di urbanizzazione del Lido erano ancora in corso quando lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale li portò ad interrompersi: solo negli anni Sessanta questi ripresero.
Nel 1961, il Quartiere del Lido di Roma fu diviso in tre nuovi Quartieri: Lido di Ostia Ponente, Lido di Ostia Levante e Lido di Castel Fusano.
Il Lido di Ostia Levante rappresenta la parte a Levante e grossomodo centrale tra i tre quartieri del Lido.

Chiese:
Santa Maria Regina Pacis
San Nicola di Bari
San Nicola al Villaggio dei Pescatori

Palazzi:
Palazzo del Governatorato

Quartiere Lido di Ostia Ponente

Il Quartiere Lido di Ostia Ponente è uno dei cosiddetti Quartieri Marini di Roma, i tre quartieri che, distanti dagli altri trentadue che sono intorno al centro di Roma, sorgono sulla riva del Mare Tirreno.
La zona in cui il Lido di Ostia sorge non è la stessa in cui si trovava la città Romana di Ostia, i cui ruderi si trovano nella Zona Ostia Antica: questa zona, infatti, si formò con l'avanzare della linea marittima nei secoli successivi all'Antica Roma e, per molto tempo, fu una palude, occupata in parte da saline.
Nel 1884 iniziò la bonifica della zona ad opera dell'Associazione Generale Operai e Braccianti del Comune di Ravenna, che si stanziarono nella zona soprattutto di Ostia Antica ed iniziarono la bonifica dell'area.
Negli anni Venti del Novecento, il Fascismo volle trasformare la zona litoranea nel Lido di Roma, iniziando così la costruzione del Lido di Ostia, che nel 1927 venne collegato da una stazione ferroviaria al centro di Roma.
Nel 1933 venne istituito formalmente il Quartiere Lido di Roma.
I lavori di urbanizzazione del Lido erano ancora in corso quando lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale li portò ad interrompersi: solo negli anni Sessanta questi ripresero.
Nel 1961, il Quartiere del Lido di Roma fu diviso in tre nuovi Quartieri: Lido di Ostia Ponente, Lido di Ostia Levante e Lido di Castel Fusano.
Il Lido di Ostia Ponente rappresenta la parte a Ponente e più settentrionale del Lido, più vicina alla foce del Tevere.

Chiese:
Cappella della Colonia Marina Vittorio Emanuele III
Santa Monica
Nostra Signora di Bonaria

Architetture Civili:
Ex Colonia Marina Vittorio Emanuele III
Ex Meccanica Romana

Siti Archeologici:
Faro Romano

Torri:
Tor Boacciana
Tor San Michele

Quartiere Europa

Il Quartiere Europa a Roma viene chiamato molto raramente - se non meno - con questo nome ufficiale: per tutti, infatti, è l'EUR.
Per molti anni la zona, molto piccola e situata tra la Via Ostiense e la Via Collatina, è stata una semplice zona di campagna, legata soprattutto alla vita della vicina Abbazia delle Tre Fontane.
La storia di questo territorio, tuttavia, cambiò radicalmente quando nel 1935 Giuseppe Bottai suggerì a Benito Mussolini l'idea di una grande Esposizione Universale da tenersi a Roma. Subito si decise come anni il 1942, in occasione del ventennale della Marcia su Roma, ed il Bureau International des Expositions accettò la proposta.
Per la zona dove svolgere l'esposizione, furono presi in considerazione le pendici di Monte Mario, dove era in costruzione il Foro Mussolini, odierno Foro Italico, e Villa Borghese, ma alla fine si optò per la zona vicino alle Tre Fontane, che posta i direzione del mare era funzionale anche alla retorica del tempo che voleva far espandere l'abitato di Roma in direzione del Tirreno ed unirla ad Ostia. L'area fu scelta definitivamente il 16 Dicembre del 1936.
Iniziarono poco dopo i lavori per l'Esposizione, che presto prese il nome di E42. Gli operai che furono sistemati al cantiere furono sistemati in un apposito villaggio lungo la Via Laurentina, e la direzione dei lavori fu affidata agli architetti Marcello Piacentini, Giuseppe Pagano, Ettore Rossi, Luigi Vietti e Luigi Piccinato: lo stesso gruppo che aveva, pochi anni prima, realizzato la Città Universitaria, progetto per certi versi simile.
Il progetto non si limitava a prevedere i padiglioni legati all'Esposizione, ma incluse anche numerose architetture a carattere permanente. Fu prevista - e si iniziò a tracciare - una nuova arteria, la Via Imperiale, che collegava l'E42 al Centro di Roma, congiungendosi alla Via dell'Impero.
La struttura urbanistica fu progettata in maniera prospettica, seguendo assi scenografiche che venivano incontro alle esigenze celebrative del regime. Furono progettati grandi palazzi: la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, il Palazzo della Civiltà Italiana - monumenti che rielaborano in qualche modo, in forme razionaliste, la Basilica di San Pietro e il Colosseo -, il Palazzo dei Congressi, il lago artificiale. Fu inoltre previsto, in direzione del mare, un immenso arco prospettico a tutto sesto alto 100 metri, il cui progetto fu affidato ad Adalberto Libera.
Inoltre, si iniziò a lavorare ad una linea della metropolitana che collegasse la Stazione Termini al nuovo quartiere.
Nel 1939, da Piazza Venezia partì la prima linea di autobus che aveva come capolinea "Esposizione", ovvero l'E42, i cui lavori erano da poco iniziati. Ma quell'anno iniziò anche la guerra, e l'anno dopo, nel 1940, l'Italia vi entrò.

Il palazzo della Civiltà Italiana, e in primo piano una piccola costruzione preesistente all'EUR
I lavori, inevitabilmente, furono sospesi. Le uniche opere completate all'epoca furono il Villaggio operaio - esterno al Quartiere - e il palazzo degli uffici dell'ente. Il resto era o in costruzione o ancora non iniziato. In poco tempo si capì che la guerra non sarebbe finita presto e che nel 1942 l'Esposizione non avrebbe potuto avere luogo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il quartiere rimase inizialmente abbandonato alla sua incompiutezza. Nel 1945, quello che era il Villaggio operaio, iniziò ad ospitare le famiglie di esuli Italiani provenienti dall'Istria e dalla Dalmazia, divenendo il Villaggio Giuliano, primo nucleo del Quartiere Giuliano-Dalmata.

L'EUR in costruzione visto dall'alto. Sono riconoscibili molti dei principali edifici del Quartiere

Nel 1951 Virginio Testa divenne commissario dell'ente EUR (Esposizione Universale Roma), e decise di rimettere mano al progetto: nel 1955 l'architetto Giorgio Calza Bini realizzò un nuovo piano per il Quartiere, anche in vista delle Olimpiadi di Roma del 1960.
Sempre nel 1955, la Metropolitana tra la Stazione Termini e il nuovo quartiere entrò in funzione. Anche il quartiere, raggiungibile anche attraverso la Via Cristoforo Colombo - nome con cui la Via Imperiale venne ribattezzata - iniziò piano piano a prendere vita, e al fianco di molti dei vecchi progetti portati a termine ne sorsero di nuovi, soprattutto in International Style.
Nel 1953, invece, era nato un parco dei divertimenti, inizialmente temporaneo, ma che visto il grande successo venne reso permanente e che, anni dopo, avrebbe preso il nome di LunEur in seguito a un referendum.
Per ospitare i Giochi Olimpici, furono realizzati il Palazzo dello Sport, il Velodromo, la Piscina delle Rose e i campi sportivi di Viale delle Tre Fontane. Il quartiere, dunque, fu una delle zone di Roma ad essere protagoniste delle Olimpiadi.
Sorsero nella zona numerose case, residenziali a bassa densità, immerse spesso nel verde, e anche numerosi uffici, che contribuirono a rendere l'EUR un quartiere direzionale.
Il quartiere è stato molto caro al regista Federico Fellini, che vi ha ambientato numerosi dei suoi film.
Oggi è una zona ancora in transizione: sono molti i progetti in corso, a partire dal Centro Congressi detto la Nuvola progettato dall'architetto Massimiliano Fuksas, i cui lavori si sono prolungati oltre le previsioni. Il vecchio Velodromo è stato abbattuto, per far spazio a piscine mai realizzate.
Un singolare progetto prevedeva di adibire il quartiere a distretto a luci rosse durante la notte, visto che numerose strade sono popolate da prostitute nelle ore notturne, progetto anch'esso naufragato.
Il LunEur, invece, da diversi anni è chiuso, e i progetti di riqualificazione non sono mai andati realmente in porto.
Il quartiere è oggi caratterizzato da numerosi uffici, una vasta area verde intorno al laghetto, e spazi molto vasti che permettono esposizioni ed eventi.

Chiese:
San Gregorio Barbarigo
Santa Maria del Terzo Millennio alle Tre Fontane
Santi Pietro e Paolo

Architetture:
Archivio Centrale dello Stato
Palazzo della Civiltà Italiana
Palazzo dei Congressi
Palazzo dell'Ente EUR
Ristorante ufficiale dell'Ente EUR
Palazzo dell'INA
Palazzo dell'INPS

Musei:
Museo Nazionale dell'Alto Medioevo
Museo della Civiltà Romana
Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini

Impianti Sportivi:
Palazzo dello Sport
Piscina delle Rose
Velodromo Olimpico (demolito)

Obelischi:
Stele Guglielmo Marconi

Strade:
Passeggiata del Giappone

Fermate della Metropolitana:
EUR Magliana (Linea B, Roma-Lido)
EUR Palasport (Linea B)
EUR Fermi (Linea B)

Targa in memoria della ripiantumazione dell'Alberone


La targa in questione si trova in Piazza dell'Alberone, nel Quartiere Appio-Latino, e ricorda la ripiantumazione dello storico Alberone, che da il nome alla piazza e che era caduto in seguito al maltempo.
La targa è stata qui posta, insieme all'albero, il 21 Novembre del 2014, in occasione della Giornata Nazionale dell'Albero.

Targa in memoria di San Giovanni Battista De La Salle


La targa in questione si trova in Via Flaminia, nel Quartiere Flaminio, e ricorda San Giovanni Battista De La Salle (Reims 1651 - Rouen 1719), Religioso ed educatore Francese, fondatore dei Fratelli delle Scuole Cristiane, nonché grande innovatore nel campo della pedagogia, cui qui è dedicata una mensa della Carità.
La targa è stata qui posta il 10 Dicembre del 2001, in occasione dei 350 anni dalla nascita del Santo. Sopra la targa si trova il bassorilievo di una Madonna col Bambino.

Le strade che hanno cambiato nome dopo il Fascismo

Tra il 1922 ed il 1944, quando Roma è stata la capitale dell'Italia fascista e poi, per meno di un anno, occupata dalle truppe Tedesche, sono state inaugurate molte strade, tra le quali numerose hanno preso nomi legati al regime.
Oltre a queste strade, per ragioni i propaganda anche altri nomi di strade già esistenti video il proprio nome mutare in toponimi più strettamente legati al fascismo.
Il 4 Giugno del 1944 gli Alleati entrarono a Roma, ponendo definitivamente fine al Fascismo nella Capitale.
Tra i numerosi cambiamenti che Roma affrontò, oltre a quelli di tipo politico-istituzionale ve ne furono, numerosi, anche dal punto di vista della toponomastica.
Subito intervenne in questo senso la riunione del Consiglio Comunale del 2 Febbraio 1945, la prima ad occuparsi di toponomastica dalla Liberazione di Roma, in cui in un ampio lavoro di definizione di numerosi confini stradali (molte strade in programma non furono completate a causa della guerra) e di assegnazioni di nomi a nuove strade, si decise anche di cambiare nome a tutte quelle che, in qualche modo, erano legame al caduto regime Fascista.
Un altro Consiglio Comunale in materia fu quello del 27 Dicembre 1945, in cui in qualche modo avvenne un passaggio successivo, con l'intitolazione di nuove strade disponibili ad alcuni eroi della Resistenza.
Ma andiamo a vedere nello specifico quali furono queste strade che dovettero cambiare nome.

Via dell'Impero, l'attuale Via dei Fori Imperiali

Intanto c'era Via dell'Impero, la strada fortemente voluta dal regime che da Piazza Venezia raggiungeva il Colosseo (dove prendeva il nome di Piazzale dei Trionfi), quindi il Circo Massimo e da lì costeggiava le Terme di Caracalla per raggiungere le Mura Aureliane. In quegli anni era ancora in costruzione il proseguimento che avrebbe dovuto raggiungere il Quartiere dell'Esposizione, l'attuale Eur, e da lì il mare.
Il Consiglio Comunale decise di rinominarla in Via dei Fori Imperiali nel suo tratto da Piazza Venezia al Colosseo, dove prese il nome di Piazzale del Colosseo, quindi proseguire con Via di San Gregorio - per il tratto che fino al 1940 era noto come Via dei Trionfi - e Via delle Terme di Caracalla. Nel Consiglio Comunale del Dicembre 1945, fu rinominato anche il primo tratto costruito fuori le mura in Via dei Navigatori, divenuta oggi Via Cristoforo Colombo.

Una colonna con targa toponomastica di Via dei Fori Imperiali, in cui si può facilmente vedere come il toponimo precedente sia stato rimosso
Anche il Foro dell'Impero Fascista, nome con cui era nota l'area intorno all'Altare della Patria, vide il proprio nome cambiare in Piazza San Marco e Piazza Santa Maria di Loreto, rispettivamente di fronte a ciascuna delle due Chiese. Sempre in quell'area, il Clivo dell'Ara Littoria divenne Via San Pietro in Carcere.

Ci furono poi da cambiare i nomi delle strade che circondano Palazzo Chigi e Palazzo di Monte Citorio, rispettivamente le sedi del Governo e della Camera dei Deputati che, per ragioni di propaganda, vennero mutate dal regime e che, nel 1945, si provvide a far tornare ai nomi precedenti.
Non tutti i nomi erano strettamente legati al Fascismo ma principalmente alla Prima Guerra Mondiale, ma si preferì tornare ai nomi originari ed, eventualmente, risarcire con nuove strade i toponimi rimossi.
Piazza Costanzo Ciano tornò dunque Piazza di Monte Citorio, mentre Piazza Gabriele d'Annunzio tornò Piazza del Parlamento, e d'Annunzio venne risarcito con l'istituzione di Viale Gabriele d'Annunzio al Pincio (in precedenza conosciuto come Viale del Pincio). Via Cortellazzo, dedicata ad uno dei principali luoghi della difesa Italiana lungo il Piave nella Prima Guerra Mondiale, tornò ad essere Via della Missione e a Cortellazzo fu assegnata una nuova Via nel 1952 nel Quartiere Della Vittoria. Via del Velichi, dedicata alla battaglia di Veliki, svoltasi nel 1941 durante la campagna di Russia e vinta dalle truppe Italo-Tedesche, tornò ad essere Via della Missione e Via Dossofaiti, dedicata a un rilievo Carsico in cui si combatté la Prima Guerra Mondiale, tornò ad essere Via del Parlamento, e Dossofaiti fu ricordata nuovamente nel 1958 con il nome di Via Faiti nel Quartiere Della Vittoria. L'ultima strada di quest'area a vedere cambiato il suo nome fu Via della Farasina, dedicata al canale presso l'Isola di Cherso da cui Gabriele d'Annunzio, Costanzo Ciano e Luigi Rizzo passarono per compiere la Beffa di Buccari, che tornò ad essere Vicolo dello Sdrucciolo.

Ci fu anche un'area situata nella zona compresa tra il Quartiere Nomentano ed il Rione Castro Pretorio, le cui strade furono intitolate - talvolta modificando un toponimo preesistente - a esponenti di primo piano del Fascismo che erano morti. Viale Michele Bianchi, ad esempio, dedicata all'ex leader del Partito Nazionale Fascista (PNF), tornò ad essere Viale del Policlinico, e Viale Italo Balbo, dedicato al gerarca morto in Libia nel 1940, divenne Viale Pretoriano. Viale Alfredo Rocco, dedicata all'esponente Fascista autore del Codice Rocco - i codici di Diritto penale e di Diritto processuale redatti nel 1930 - invece, divenne Viale Ippocrate.

Nel Quartiere Pinciano si trovavano invece Viale dei Martiri Fascisti, che fu ribattezzata Viale Bruno Buozzi, in onore del sindacalista socialista ucciso nell'eccidio della Storta, mentre il limitrofo Piazzale dei Martiri Fascisti fu rinominato Piazza Don Minzoni, in onore del Sacerdote antifascista ucciso nel 1923. Via dei Legionari, anch'essa in quell'area, diventò invece Via Antonio Gramsci, in onore del segretario del Partito Comunista Italiano (PCI) incarcerato durante il Fascismo.

C'erano poi, nel Quartiere Tiburtino, nei pressi della da poco costruita Città Universitaria della Sapienza, alcune vie dai nomi strettamente legati alla cultura universitaria di stampo fascista: Via Libro e Moschetto si trasformò dunque in Via Piero Gobetti, in onore del giornalista morto in seguito alle violenze subite da squadristi fascisti, mentre Via dei Battaglioni Universitari fu rinominata Via Cesare De Lollis, filologo che firmò il Manifesto degli intellettuali antifascisti voluto da Benedetto Croce.

Nel Quartiere Della Vittoria erano invece state istituite durante il Fascismo diverse vie dedicate a battaglie della Guerra di Spagna, che quindi cambiarono nome: Via Malaga diventò Via Pilo Albertelli, in onore del partigiano del Partito d'Azione morto alle Fosse Ardeatine, Via Santander diventò Via Fratelli Rosselli, in onore dei fratelli che contribuirono alla nascita del Partito d'Azione e uccisi mentre erano esuli in Francia, Via Bilbao diventò Via Gioacchino Gesmundo, in onore del partigiano comunista morto alle Fosse Ardeatine, Via Ebro cambiò nome in Via Eugenio Colorni, in onore del partigiano socialista ucciso da una squadra fascista, e Largo Gualadajara diventò Largo Don Giuseppe Morosini, in onore del Sacerdote antifascista morto a Forte Bravetta.

Il Foro Mussolini, attuale Foro Italico

Il Consiglio Comunale intervenne poi sull'area del Foro Mussolini, il cui nome venne cambiato in Campo della Farnesina (oggi è conosciuto invece come Foro Italico). La via che da ovest dell'area saliva verso Monte Mario, conosciuta al tempo come Via del Collegio Littorio, divenne invece Via Edmondo De Amicis, risarcendo lo scrittore per la perdita di un largo, considerato un semplice tratto di Via San Filippo Neri e Via Teresa Gnoli, nel limitrofo Suburbio Della Vittoria.

Il Ponte Littorio, che collega il Quartiere Flaminio al Rione Prati ed al Quartiere Della Vittoria, cambiò nome in Ponte Giacomo Matteotti, in onore del Parlamentare socialista che proprio in questa zona abitava, come ricordato da una targa.

Viale Hitler segnato in una mappa del 1943
Nel Quartiere Ostiense, in occasione della visita di Adolf Hitler a Roma, il regime aveva provveduto ad istituire Piazzale Adolfo Hitler e Viale Adolfo Hitler, che vennero rispettivamente mutate in Piazzale dei Partigiani e Viale delle Cave Ardeatine, quest'ultimo in memoria dell'eccidio delle Fosse Ardeatine (ricordato da un grande Mausoleo sul luogo della strage). Al Giappone, alleato di Italia e Germania nella Seconda Guerra Mondiale, era invece stata dedicata una strada nel Quartiere Parioli, Via Giappone, che cambiò nome in Via Panama. Il Giappone fu successivamente risarcito ne 1959 con l'istituzione della Passeggiata del Giappone all'EUR.

Nel Quartiere Flaminio si trovava anche Piazza XXVIII Ottobre, data in cui avvenne la Marcia su Roma (1922), che prese il nome di Piazza della Marina. Via XXIII Marzo, invece, così chiamata per la data in cui nel 1919 Benito Mussolini, in Piazza San Sepolcro a Milano, fondò i Fasci di Combattimento, diventò Via Leonida Bissolati, in onore dello storico esponente socialista.

L'ex Ministero delle Colonie, oggi sede della FAO, in una foto al tempo in cui Viale Aventino si chiamava Viale Africa
In occasione della costruzione del Ministero delle Colonie, attuale sede della FAO, il Viale Aventino era divenuto Viale Africa. Dopo la Liberazione di Roma, il nome tornò ad essere Viale Aventino e, nel 1953, il nome di Viale Africa fu assegnato a una strada dell'EUR.

Nel Quartiere Ostiense durante il Fascismo, quando si pensò di costruire a Sud della Garbatella la sede dell'Opera Nazionale Infanzia e Maternità (ONMI), fu realizzata una strada chiamata Via della Madre Italiana, che vide il proprio nome cambiare in Via Alessandra Macinghi Strozzi, in onore della nobildonna Fiorentina del XV Secolo. Le strade limitrofe, invece, erano dedicate alle madri di Italiani illustri, tra cui Via Rosa Maltoni Mussolini, madre di Benito Mussolini, che divenne Via Rosa Guarnieri Carducci, in onore della donna nata a Castel del Piano e morta a Roma nel 1943 quando, poco dopo l'Armistizio dell'8 Settembre, fu uccisa mentre tentava di opporsi all'arresto di un figlio. Non lontano da questa zona, tra Tor Marancia e Via Laurentina, era anche stato istituito, anche se solo formalmente, Viale delle Corporazioni.

Anche se non nei dintorni di Viale dei Martiri Fascisti, diverse strade di Roma erano dedicate a esponenti fascisti uccisi, come Piazza Franco Baldini, dedicata a un esponente fascista ucciso nel 1921 a Roma, riprese il suo precedente nome di Piazzale Tiburtino, mentre Piazza Duilio Guardabassi, dedicato a un militante fascista ucciso in un'imboscata a Trastevere nel 1923, tornò ad essere Via Goffredo Mameli. Via Giovanni Berta, dedicata al simpatizzante fascista ucciso a Firenze nel 1921, tornò ad essere invece Via dell'Arco del Monte, mentre Largo Armando Casalini, dedicata al deputato fascista ucciso nel 1924 a Roma da un carpentiere di simpatie comuniste al grido di "Vendetta per Matteotti", divenne Largo Cordero di Montezemolo, in onore del generale dell'Esercito Italiano, membro del Fronte Militare Clandestino, ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine.

Ad altri "martiri Fascisti", ovvero i Fascisti morti in azioni violente per i quali esisteva quasi un culto durante il Fascismo - erano inoltre dedicate diverse strade della zona di Acilia: Via Carlo Grella, che divenne Via della Verbena, Via Mario Catena diventò Via della Salvia, Largo Manfredi Trombetta diventò Largo del Capelvenere, Via Raffaele Lulli diventò Via del Rosmarino e Via Angelo Scambelluri diventò Via delle Alghe.

La Borgata Costanzo Ciano, invece, cambiò il proprio nome in Borgata del Trullo.

Un caso lievemente differente fu quello di Piazzale Littoria, che nella delibera del 13 Luglio del 1945 tornò al nome di Piazzale Appio. La città di Littoria, fondata durante il Fascismo, dopo la Liberazione prese l'attuale nome di Latina. Non fu necessario per la città di Roma risarcire la città di Latina dal punto di vista toponomastico, dal momento che già esisteva Via Latina: l'antica strada che da Porta Latina raggiunge l'Appia.

Ci fu poi un'altra importante questione toponomastica. Una delibera del Governatorato di Roma del 19 Maggio 1944, infatti, aveva cambiato numerosi nomi di strade legati alla famiglia Reale, dal momento che dopo l'Armistizio dell'8 Settembre il Fascismo aveva completamente cambiato posizione verso il Re e tutta la famiglia Savoia.
Nel 1945, il Consiglio Comunale dovette intervenire anche su questi nomi, ma rinviò provvisoriamente la decisione, che verrà presa nel 1946, quando l'Italia Repubblicana decise di cancellare numerosi toponimi legati alla famiglia Savoia.
Viale del Re, che era divenuto nel 1944 Viale del Lavoro, prese quindi il nome di Viale Trastevere. Stesso discorso per Corso Umberto I che, divenuto Corso del Popolo, riprese il suo nome originale di Via del Corso. Viale Principe di Piemonte era diventato Viale della Costituente, e nel 1945 diventò Via Giovanni Giolitti, mentre Via di Villa Savoia era diventato Via Verbano, dalla vicina piazza per poi tornare al vecchio nome e diventare, nel 1946, Via di Villa Ada. Corso della Costituente fu invece il nome provvisorio di Corso Vittorio Emanuele, che però nel 1944 si decise chiarificare come Corso Vittorio Emanuele II, per evitare fraintendimenti con Vittorio Emanuele III, odiato dalla Repubblica di Salò. Via Regina Elena era diventata Via Barberini e si pensò di dedicarla a Giovanni Amendola, cosa che per un breve periodo fu fatta ma gli si preferì poi una strada all'Esquilino, lasciando il nome di Via Barberini all'altra strada.
Via Principessa di Piemonte fu trasformata in Via delle Terme, nome poi confermato e diventato Via delle Terme di Diocleziano, e Via Principessa Maria al Lido diventò Viale del Lido.
C'era poi il caso di Piazza Vittorio Emanuele III nella zona di San Vittorino, che diventò Piazza di San Vittorino.

Via dei Trionfi - oggi Via di San Gregorio - in occasione della visita di Adolf Hitler a Roma nel 1938

Quartiere Giuliano-Dalmata

Il Quartiere Giuliano-Dalmata si trova nella parte a ovest della Via Laurentina, Dopo che per secoli la zona fu un'area di campagna, con una presenza di torri e casali, nel 1937 vi venne inaugurato il Villaggio dei Lavoratori, o Villaggio Operaio E42, per ospitare gli operai che lavoravano alla costruzione del quartiere che avrebbe dovuto ospitare, a poca distanza dalla zona del nascituro Quartiere Giuliano-Dalmata, l'Esposizione Universale di Roma del 1942 e che mai ebbe luogo a causa degli eventi bellici.
Nel 1939, sempre in questa zona, iniziò la costruzione della Città Militare della Cecchignola, che divenne il principale presidio militare dell'area meridionale di Roma e che aveva l'obiettivo di allontanare dalle aree maggiormente abitate le strutture militari.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il Villaggio dei Lavoratori venne abbandonato per via dell'interruzione della costruzione dell'EUR.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, gli Italiani dell'Istria e della Dalmazia, i Giuliani e Dalmati, dovettero lasciare le loro terre, passate sotto il controllo della Jugoslavia, e ripararono nelle altre zone d'Italia. Nel 1947, dodici famiglie provenienti da quell'area, si recarono ad abitare nel Villaggio dei Lavoratori, che prese quindi il nome di Villaggio Giuliano.

L'ingresso del Villaggio Giuliano in una foto d'epoca
A Roma furono molti i luoghi in cui gli esuli Giuliani e Dalmati trovarono rifugio: a Monteverde esisteva un apposito campo provvisorio per l'ospitalità, alcuni trovarono alloggio al Villaggio San Francesco, ad Acilia, ed altri ancora nella vicina Provincia di Latina, ma probabilmente il Villaggio Giuliano fu la principale. 
Nel 1948, infatti, una serie di abitazioni venne ufficialmente consegnata agli esuli dall'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti e dalla moglie del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nel 1955, inoltre, nel Quartiere arrivarono circa 2mila profughi provenienti dall'Istria e dalla Dalmazia. Lo stesso anno, la zona fu raggiunta dalla Metropolitana di Roma, grazie alla fermata Laurentina.
Nel 1961 il quartiere fu istituito ufficialmente con il nome di Quartiere Giuliano-Dalmata, in onore alla comunità di Italiani esuli dall'Istria e dalla Dalmazia che qui trovarono una nuova casa. Fu in quell'anno che venne inaugurato, lungo la Via Laurentina, un monumento ai caduti Giuliani e Dalmati costituito da un masso carsico.
Le strade del Quartiere sono dedicate a grandi personalità dell'Istria e della Dalmazia, mentre quelle più vicine alla Città Militare della Cecchignola a corpi dell'esercito.
Il resto del Quartiere è composto da aree principalmente residenziali, quali Fonte Meravigliosa, Vigna Murata e Prato Smeraldo.
Nel 2008 è stato inaugurato nel Quartiere un monumento alle Vittime delle Foibe.
Il Quartiere Giuliano-Dalmata è stato anche il set di diversi film, come Il Commissiario, di Luigi Comencini con Alberto Sordi, e Borotalco di Carlo Verdone.

Chiese:
Sant'Anselmo alla Cecchignola
Santa Giovanna Antida Thouret
San Giuseppe da Copertino
San Marco Evangelista in Agro Laurentino
Sante Perpetua e Felicita

Musei:
Archivio Museo Storico di Fiume
Museo Storico della Motorizzazione Militare

Monumenti:
Cippo Carsico in memoria dei Caduti Giuliani e Dalmati

Strade::
Via dei Granatieri

Fermate della Metropolitana:
Laurentina (Linea B)

Seconda Casa, Gerusalemme - Roma


Seconda Casa, Gerusalemme - Roma è un monumento di dimensioni estremamente ridotte situato su un marciapiede di Piazza di Monte Savello all'angolo con Via del Foro Olitorio, nel Rione Sant'Angelo al confine con il Rione Ripa realizzato nel 2004 dall'artista Israeliano Micha Ullmann.
L'opera rappresenta due case stilizzate in una sorta di clessidra scavata, lievemente, sul marciapiede, e il nome Seconda Casa rappresenta, nella cultura Ebraica, il Secondo Tempio di Gerusalemme, distrutto nel 70 dopo Cristo dall'Imperatore Tito, fatto che significò un nuovo esilio per il popolo Ebraico.
La piccola scultura vuole in questo modo celebrare, attraverso la forma di due forme opposte ma speculari, la coesistenza di due culture in qualche modo considerabili opposte in virtù della vicenda di Tito nella città di Roma.


Per rendere individuabile la scultura, è presente una targa sul muretto lungo il quale sorge il marciapiede in cui l'opera è scolpita, su cui è scritto "Micha Ullman, Seconda Casa Gerusalemme-Roma" ed è indicata la data della Giornata della Memoria (27 Gennaio) del 2004.

Monumento ai caduti dei Rioni Campitelli, Pigna, Ripa e Sant'Angelo


Il monumento in questione si trova in Piazza di Monte Savello, al confine tra i Rioni Sant'Angelo e Ripa e ricorda i caduti dei Rioni CampitelliPignaRipa e Sant'Angelo nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Il monumento consta in una semplice colonna cui è affissa una targa.

Targa in memoria di Vincenzo Cardarelli


La targa in questione si trova in Via Cola di Rienzo, nel Rione Prati, e ricorda lo scrittore Vincenzo Cardarelli (Tarquinia 1887 - Roma 1959), che presso questa casa visse.
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 2015.