Villa Titta Ruffo



Villa Titta Ruffo vista da Via Sassoferrato.

La villa sorge sull’estremità nordoccidentale dei monti Parioli, una posizione dominante su tutta la sottostante piana del Tevere e, parzialmente, su Valle Giulia, ancora oggi la torre è ben visibile da tutti i quartieri a nordovest della collina, circondata dagli alberi e dalle palazzine costruite successivamente; subito dopo la costruzione, e fino agli anni quaranta, dalla torre si poteva vedere un panorama a 360° su Roma.

Villa Titta Ruffo nel 1911 (gent. conc. Roma ieri oggi).

Fu progettata dall’ingegnere Giovanni Sleiter per il baritono Titta Ruffo nel 1910, parte di una lottizzazione a ville signorili nei terreni comprati dai Fossati nel 1906, tipologia edilizia prescritta dal PRG del 1909 per tutta la zona dei Parioli. La villa aveva un’estensione molto maggiore rispetto a quella che ha oggi, poiché è stata ripetutamente frazionata, a partire dalla fine degli anni’30 e negli anni ‘60.
Può essere considerata, per le dimensioni e la qualità architettonica, uno dei più bei villini di Roma, sicuramente il capolavoro di Sleiter, che aveva già realizzato molti villini eleganti nel rione Sallustiano e nel quartiere Sebastiani con ditta di costruzioni di Zeffiro Rossellini.

Prospetto sud della villa.
Il cantante Titta Ruffo, forte dei successi crescenti conseguiti a partire dal 1904 al Teatro Lirico di Milano e dell’ingaggio dell’Opèra di Montecarlo nel 1908, aveva raggiunto una florida situazione finanziaria nonostante le umili origini. Decise quindi di farsi costruire una villa dall’ impresario edile Zeffiro Rossellini nella nuova lottizzazione dei terreni di villa Fossati che comprendeva l’ampio terreno ricavato all’interno dell’appena tacciata Via Carlo Dolci, il viale alberato principale dell’ex villa, oggi Via Sassoferrato, e delimitato a sud dall’odierna Via Ceracchi.

Al centro Villa Titta Ruffo nel 1919, sono visibili i due viali del giardino che circondavano una fontana.
L’ingegnere Sleiter, su richiesta dello stesso Ruffo, non adoperò il consueto linguaggio neobarocco ma lo stile del rinascimento toscano per i due edifici costruiti, il casino principale e quello della servitù; l’articolata composizione del casino padronale risente comunque, nell’impostazione, delle influenze delle ville che i fratelli Coppedè andavano costruendo a Genova e nel nord Italia ai primi del Novecento.

La villa è costituita infatti da un edificio a pianta quadrata di tre piani il cui prospetto è tutto un susseguirsi di terrazze con balaustre, logge, corpi e avancorpi sporgenti su cui si innestano due torri poggianti su beccatelli decorati con foglia d’acanto, quella principale, a sud ovest, che si conclude con una grande loggia porticata a tre archi su colonne con capitello corinzio per ogni lato, oggi chiusa e soppalcata, e quella minore, ad est, di pianta rettangolare, più bassa e dotata di grandi finestroni rettangolari.

Il prospetto est da Via Carlo Dolci, innesto della piccola torre.
Tutti i prospetti sono ricoperti, nello zoccolo del pianterreno, da cubetti di basalto disposti ad opus reticolatum, contornati da bugne rustiche di stucco agli angoli, nei seguenti piani da tufo rivestito agli angoli da bugnato rustico di stucco; le finestre sono tutte a sesto acuto, quelle del primo piano sono incorniciate da colonnine corinzie su archi ad altorilievo, sempre al primo piano, sui versanti ovest e sud si aprono grandi balconi con balaustra a rosone, sorretti da doppi mensoloni decorati con foglie d’acanto; tutto il mezzanino del terzo piano è occupato da un grande fregio a girali fogliati alternati a scudi su cui si aprono  piccole finestre, con cornice a dentelli e ovoli su cui poggia uno sporgente tetto a spiovente ricoperto di coppi.

La trifora sul corpo minore in laterizio, si noti il pianterreno di tutta la villa in opus reticolatum.
Nell’angolo sud orientale si sviluppa per un piano un corpo minore di laterizio, con terrazza a balaustrini, dotato di una grande trifora incorniciata da girali fogliati e da uno stemma, che termina con un prospetto tripartito, quasi si trattasse di un bow window, in cui si trovava la sala da pranzo.


Particolare della torre verso sud, la soppalcatura ha sradicato l'armonia della loggia.
La torre principale è dotata di grandi balconi al primo piano, al secondo i balconi sono più piccoli, con parapetto in ferro battuto, e poggiano su colonnine poste a loro volta su mensole; sopra i beccatelli il parapetto della loggia è decorato da coppie di scudi, allineate alle sovrastanti arcate; oltre gli archi il prospetto è ricoperto di laterizio, un grande fregio, simile a quello presente nel corpo principale, decorato con scudi, girali fogliati e nicchie sorregge il tetto a spioventi su cui, una volta, si trovava un’asta segnavento in ferro battuto.

La grande scala che conduce al primo piano.

L’ingresso principale si trova in Via Carlo Dolci, da qui una grande scalinata con balaustra, che si sviluppa sul prospetto occidentale, conduce al primo piano su cui si aprono tre grandi porte finestre.
Il giardino, in cui vennero piantate palme e alberi ad alto fusto, si estendeva verso sud con due viali paralleli che si raccordavano nel fondo circondando una fontana circolare; inoltre un piccolo vialetto portava ad una serra. La casa della servitù, oggi distrutta, era dotata di una torretta sul versante meridionale e riprendeva, in maniera più semplificata, lo stile del casino padronale. Tutta la proprietà era recintata con una cancellata in ferro battuto sorretta da pilastri in laterizio di cui rimangono tracce anche nelle parti lottizzate successivamente.

Resti in muratura della recinzione originale in Via Ceracchi.

Quando Titta Ruffo fuggì dall’Italia, durante il fascismo, la villa fu venduta agli Zanardo. Questi cominciarono la distruzione del parco nel 1939, quando lottizzarono l’area su cui Gino Franzi realizzò Villa Scribani Rosi, in via Sassoferrato. Negli anni cinquanta fu realizzata invece una palazzina verso Via Carlo Dolci, infine negli anni sessanta due palazzine sostituirono la casa della servitù e l’angolo sud occidentale del complesso.



Nei primi anni del duemila il complesso storico è stato frazionato in appartamenti di lusso, creando un terribile corpo di fabbrica che dalla loggia si estende, sul terrazzo più alto, verso la torre minore. Sono stati inoltre aggiunti camini in laterizio sui tetti, mentre nell’ ultimo brandello di giardino rimasto sono stati realizzati una piscina all'aperto e un parcheggio interrato.

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