Via Stresa


Via Stresa è una strada del Suburbio Della Vittoria compresa tra Via Trionfale e Via della Camilluccia. La strada inizialmente aveva il nome di Via della Macchia di Acqua Traversa e nel 1956 cambiò il proprio nome in Via Stresa, prendendo il nome dall'omonima località del Lago Maggiore.
Nella strada si possono notare numerosi esempi di edifici a carattere residenziale degli anni Cinquanta e Sessanta, alcuni dei quali particolarmente caratteristici.
Nel 1978, all'incrocio tra Via Stresa e Via Mario Fani, ebbe luogo uno dei più tragici episodi della storia italiana. Alcuni uomini delle Brigate Rosse travestiti da avieri uccisero la scorta del segretario della Democrazia Cristiana e lo rapirono, per poi ucciderlo il 9 Maggio dello stesso anno. L'episodio è ricordato da una targa in Via Mario Fani.

Fontana di Papa Giulio III


La fontana in questione si trova in Via Flaminia, all'angolo con Via di Villa Giulia, nella parte compresa nel Quartiere Pinciano. Le origini di questa fontana risalgono al 1552, quando Papa Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555), nell'ambito dei lavori di costruzione della sua villa, Villa Giulia, lungo la Via Flaminia, commissionò una fontana all'architetto e scultore Bartolomeo Ammannati.
L'impianto originario della fontana è ancora riconoscibile, ma al tempo della sua costruzione si presentava in maniera differente, isolata e non addossata ad alcun edificio, come possiamo vedere in un affresco di Taddeo Zuccari situato all'interno di Villa Giulia.

L'affresco di Taddeo Zuccari a Valle Giulia in cui si vede l'aspetto originario della Fontana di Papa Giulio III
Oggi la vediamo ancora divisa in tre settori scanditi da lesene, con al centro un'iscrizione che indica come Papa Giulio III abbia fatto costruire la fontana per pubblica utilità, sotto la quale in precedenza una testa di Apollo (oggi in parte alterata) da cui sgorgava l'acqua sulla vasca sottostante e sopra la quale è ancora presente il timpano. Nei due settori laterali sono presenti due nicchie, che in origine ospitavano le statue della Felicità e dell'Abbondanza. Sopra la struttura, invece, ai lati erano presenti le statue di Roma e di Minerva ed al centro quella di Nettuno. Ad alimentare la fontana era un condotto secondario dell'Acquedotto Vergine.
Nel 1560, però, la fontana venne alterata dal momento che fu inglobata nella Palazzina di Pio IV costruita da Pirro Ligorio. La palazzina venne donata a San Carlo Borromeo, nipote di Papa Pio IV de' Medici (1560-1565), il quale vi appose una semplice scritta con il suo nome in latino. Successivamente, in occasione della nascita di Filippo Colonna, figlio di Fabrizio Colonna Principe di Paliano - marito di Anna, sorella di San Carlo Borromeo cui quest'ultimo donò la Villa -, venne rimossa la scritta di Papa Giulio III sostituita da una nuova in onore di Filippo Colonna.
Nel 1750, quando la villa passò di proprietà ad un altro Fabrizio Colonna, Papa Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) concesse dell'acqua alla fontana ed il Colonna volle ringraziare il Pontefice con una nuova iscrizione posta sopra il timpano. Nella stessa occasione, la testa di Apollo da cui sgorgava l'acqua venne sostituita da un mascherone ornato con trofei di armi e bandiere e la fontana venne allacciata all'Acquedotto Felice.
Le numerose modifiche che negli anni alterarono l'aspetto della fontana, pur lasciando alla stessa un aspetto signorile, crearono una composizione all'apparenza poco coerente che creò non pochi problemi ai critici, come Francesco Milizia, che già nel XVIII Secolo pensava essa fosse opera d'un solo autore, e si chiedeva "Chissà questo sproposito di che architetto è!".

Monete Romane di Okinawa



Il 27 Settembre 2016 un gruppo di studiosi ha reso noto di aver rinvenuto alcune monete Romane risalenti all'epoca di Costantino I (306-337) durante alcuni scavi (che vanno avanti dal 2013) nelle rovine del castello di Katsuren (risalete al XII Secolo), a Uruma, sull'isola di Okinawa, in Giappone. Okinawa è la quinta isola dell'arcipelago giapponese per dimensioni ed è situata 640 km a sud del resto del paese.
A rendere particolarmente rilevante questa scoperta è il fatto che l'isola di Okinawa sia distante quasi 10.000 km da Roma.
A rendere nota la scoperta è stato il dipartimento per l'Istruzione di Uruma, che ha reso noto del ritrovamento di quattro monete in rame dell'Impero Romano risalenti a un periodo di tempo compreso tra il III ed il IV Secolo dopo Cristo.


Indagini a raggi X sulle monete - di un diametro compreso tra gli 1,6 e i 2 centimetri - hanno mostrato come vi compaiano l'Imperatore Costantino I e un soldato armato di lancia, fatto che ci fa pensare che queste monete risalgono all'epoca dell'Imperatore in questione.
Insieme alle monete Romane, è stata trovata anche una moneta dell'Impero Ottomano risalente al XVI Secolo.
La scoperta di monete Romane in un'isola così distante da Roma ci fa comprendere sia quale fosse il raggio d'attività dei commerci dell'Impero Romano sia che l'Isola di Okinawa abbia intrattenuto per molti secoli rapporti commerciali con la Cina (i cui rapporti con Roma sono confermati e tutt'oggi argomento di studio di numerosi storici). Tuttavia, il dipartimento dell'Istruzione di Uruma ha dichiarato che non vi sono ancora elementi per stabilire come le monete siano arrivate a Okinawa.

Delibera sulla Toponomastica di Roma dell'8 Maggio 1885

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma dell'8 Maggio 1885 (visibile qui) vengono istituite le nuove strade di quello che viene definito nel verbale come "Quartiere Sallustiano", ovvero l'area intorno alle rovine degli Horti Sallustiani e che andrà a formare il Rione Sallustiano. Oltre a queste, si configura l'area urbana intorno al nuovo edificio del Ministero delle Finanze. Alcune delle strade istituite si trovano attualmente nei Rioni Ludovisi e Castro Pretorio.

Le strade istituite sono:
Via delle Finanze (oggi suddivisa in Via Antonio Calandra e Via Giosuè Carducci)
Via Ludovisia (oggi Via Ludovisi)
Via Sallustiana
Piazza Sallustio
Via Aureliana
Via Servio Tullio
Via Nerva
Via Flavia
Via Collina
Via Ericina (oggi parte di Via Collina)
Via Belisario
Via Cadorna

Come possiamo facilmente vedere, diversamente dalla maggior parte delle delibere sulla Toponomastica di Roma approvate subito dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, sono pochissime le strade che prendono il nome da una figura del passato rispetto a quelle basate su toponimi locali. Anche i nomi di figure storiche ricordati prendono quasi sempre il nome da figure strettamente legate a questo territorio (come Sallustio per gli Horti Sallustiani, la sua residenza che qui si trovava e di cui sono ancora visibili i maestosi resti).


Spider Man di Via Donatello


L'opera di street art in questione si trova in Via Donatello, nel Quartiere Flaminio, praticamente all'angolo con Via Flaminia e sotto alla targa stradale della stessa Via Donatello. Rappresenta il supereroe Spider Man, noto in Italia anche con il nome di Uomo Ragno, ed è opera dello streetartist italiano Flavio Solo, come è visibile dalla firma sopra all'immagine del supereroe.

Colonna in memoria dei caduti di Via Flaminia e Ponte Milvio


La colonna in questione si trova nei giardini tra Via Flaminia e Viale Tiziano, nel Quartiere Pinciano, e ricorda diversi soldati caduti nel 1849 lungo la Via Flaminia e nei pressi di Ponte Milvio nel tentativo di difendere la Repubblica Romana.


Nel piedistallo della colonna sono ricordati in maniera più specifica questi caduti. Su una faccia del piedistallo è ricordata la Legione Polacca guidata dal Cpaitano Podulah, su un altro i Carabinieri Fulgenzio Fabrizi ed Emilio Gori ed il popolano Alessandro Scalabrini, sul terzo lato i membri del Battaglione Universitario Alfiere Filippo Zamboni ed i fratelli Francesco ed Alessandro Archibugi, mentre sulla quarta faccia è ricordato come questo monumento sia stato fatto erigere dal Governatorato nel 1941 su iniziativa della Legione Garibaldina, del Comitato Romano del Regio Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e della Società Giuseppe Garibaldi.


Croce a ricordo dell'Anno Santo 1975


La Croce in questione si trova in Piazzale Cardinal Consalvi, nella parte compresa nel Quartiere Parioli, sulle mura dell'Oratorio di Sant'Andrea a Ponte Milvio, ed è stata posta qui dalla vicina Parrocchia di Santa Croce al Flaminio in memoria dell'Anno Santo del 1975 (qui riportato come 1974-1975 dal momento che è iniziato alla fine del 1974).

Targa in memoria del minamento di Ponte Milvio


La targa in questione si trova a Ponte Milvio, nella parte compresa nel Quartiere Della Vittoria, e ricorda come il 13 Maggio 1849 i Garibaldini di Roma e Viterbo abbiano minato il ponte per ritardare l'offensiva dei francesi contro la Repubblica Romana.
La targa è stata qui posta dalla Federazione Nazionale Volontari Garibaldini il 17 Maggio 1931.

San Francesco d'Assisi a Monte Mario


La Chiesa di San Francesco d'Assisi a Monte Mario si trova in Piazza Monte Gaudio, nella parte compresa nel Suburbio Trionfale. Le origini di questo luogo di culto risalgono al 1667, quando Bartolomeo Neri, Canonico della Chiesa dei Santi Celso e Giuliano, morì lasciando una somma in eredità che venne utilizzata per la costruzione di questa nuova Chiesa.
A realizzare il nuovo edificio fu l'architetto Pietro Passalacqua ed andò a sostituire una piccola Cappella di campagna che qui si trovava. Nel 1678 alla Chiesa venne aggiunto un campanile e si decorò l'interno con pregevoli stucchi di Pietro Baragiola in stile barocco e un dipinto opera di Giuseppe Cacci sull'altare maggiore.
L'altare maggiore della Chiesa
La Chiesa divenne Parrocchia nel 1703 con il decreto Pastoralis officii del Cardinale Vicario Gaspare Carpegna e venne inizialmente affidata ai Gerolamini. La Chiesa è nota anche come Sant'Onofrio al Borgo Clementino dal momento che qui nel Settecento nacque il cosiddetto Borgo Clementino, un agglomerato di case che deve il nome con tutta probabilità a Papa Clemente XI Albani (1700-1721) sotto il cui Pontificato la Chiesa divenne Parrocchia e la zona ebbe un forte sviluppo.
Nel 1933 la Chiesa venne affidata ai Padri Scolopi in seguito alla soppressione dei Gerolamini, mentre nel 2003 è stata aggiunta a fianco all'edificio ecclesiastico una nuova aula liturgica.

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 26 Marzo 1881

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 26 Marzo 1881 (visibile qui) vengono istituite tre nuove strade situate nel territorio dell'attuale Rione Castro Pretorio, zona al tempo nota come Quartiere Macao. In linea con quanto stabilito per la toponomastica della zona nel 1872, anche le nuove strade vengono dedicate a "gloriosi fatti d'arme" avvenuti nel tentativo di raggiungere l'Unità d'Italia.
Nascono così le nuove Via Pastrengo e Via Vicenza, mentre il grande viale che costeggia le mura urbane, la caserma Macao e va verso Porta San Lorenzo prende il nome di Viale del Castro Pretorio.

Le delibere sulla Toponomastica di Roma

Qui un elenco sulle Delibere relative alla Toponomastica di Roma di cui su questo sito abbiamo parlato con articoli ad hoc. Le delibere sono ordinate per data dalla più antica alla più recente:

- 30 Novembre 1871
- 30 Dicembre 1872
- 1 Agosto 1873
- 26 Marzo 1881
- 17 Marzo 1884
- 8 Maggio 1885 (Sallustiano)
- 8 Maggio 1885 (Prati)
- 25 Maggio 1886
- 1 Luglio 1887
- 14 Gennaio 1901
- 11 Maggio 1906

Borghetto Madonna del Pozzo


Il Borghetto Madonna del Pozzo si trova nel Quartiere Trionfale, compreso tra Via Elio Donato e Viale delle Medaglie d'Oro. Qui, prima che la Balduina venisse urbanizzata, si trovava all'angolo con l'attuale Via Elio Donato (all'epoca parte di Via della Balduina) una Chiesa, di origine forse medievale, dedicata alla Madonna del Pozzo, che per secoli fu il principale punto di riferimento della zona. Non è un caso che sulla stessa area è stata costruita la Chiesa di Santa Paola Romana, che affaccia sulla limitrofa Via Duccio Galimberti.


Questo portò alla nascita con tutta probabilità di un piccolissimo insediamento nella zona della Madonna del Pozzo, composto verosimilmente da alcune case. Ancora oggi, tra i villini ed i più moderni palazzi della zona, è ancora visibile come questo borghetto sia situato ad un piano stradale più basso, abbia una forma irregolare e mantenga ancora alcune case di dimensioni ben più ridotte.
A livello toponomastico, il Borghetto della Madonna del Pozzo venne istituito con questo nome solamente nel 1936, inizialmente compreso tra Via della Balduina e Viale delle Medaglie d'Oro, dal momento che Via Elio Donato prese questo nome solamente nel 1949.



Targa in memoria dei cittadini di Monte Mario vittime del Nazifascismo


La targa in questione si trova in Via Trionfale sul muro della Scuola Nazario Sauro, nel Quartiere Trionfale, e ricorda i cittadini di Monte Mario caduti durante il nazifascismo. Nello specifico, la targa ricorda: Antonio Righi, Guido Gori, Romolo Iacopini, Egidio Renzi, Simone Simoni (ricordato anche da una targa nel Quartiere Della Vittoria) e Corrado Vinci.

Targa in memoria della costruzione del Mausoleo delle Fosse Ardeatine


La targa in questione si trova in Via Ardeatina all'ingresso del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, nel Quartiere Ardeatino, e ricorda come il 24 Marzo 1949 venne inaugurato tale monumento dal Ministro dei Lavori Pubblici Umberto Tupini.

Pietra d'inciampo in memoria di Alberto Di Giacomo


La pietra d'inciampo in questione si trova in Via di Valle Aurelia, nel Quartiere Aurelio, di fronte alla ex Casa del Popolo, e ricorda Alberto Di Giacomo, uno dei cosiddetti "Martiri di Valle Aurelia", come sono talvolta chiamati gli antifascisti che vivevano nel borgo dei fornaciari che qui aveva luogo e uccisi durante l'occupazione tedesca di Roma. Di Giacomo venne deportato nel 1944 presso il campo di concentramento di Mathausen, in Germania, dove morì lo stesso anno.

Edicola Mariana di Via Mario Fani


L'Edicola Mariana in questione si trova in Via Mario Fani, nel Suburbio Trionfale, e consiste in una semplice edicola in mattoni con tetto a capanna al cui interno è una semplice immagine della Madonna col Bambino in terracotta.

Targa in memoria degli agenti della scorta di Aldo Moro


La targa in questione si trova in Via Mario Fani, nel Suburbio Trionfale, e ricorda Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino e Giulio Rivera, membri della scorta del Segretario della Democrazia Cristiana che qui, il 16 Marzo 1978, vennero uccisi da un commando delle Brigate Rosse che, dopo averli uccisi, rapì Aldo Moro, che venne ucciso il 9 Maggio 1978.

Edicola di San Giuseppe Calasanzio


L'Edicola Sacra di San Giuseppe Calasanzio si trova in Via Trionfale, sul muro della Scuola Nazario Sauro, nel Quartiere Trionfale. L'immagine dell'Edicola raffigura il Santo nell'atto di insegnare.

Targa in memoria di Attilio Ascarelli


La targa in questione si trova all'interno del Mausoleo delle Fosse Ardeatine, nel Quartiere Ardeatino, e ricorda Attilio Ascarelli (1875-1962), il medico che riesumò ed identificò i corpi delle persone uccise nella strage delle Fosse Ardeatine.

Stazione della Metropolitana di Torre Gaia


La Stazione della Metropolitana di Torre Gaia è attualmente operativa lungo la Linea C e si trova nella Zona Torre Angela. Inizialmente faceva parte della ferrovia Roma-Pantano, ma nel 2008 venne chiusa - insieme all'intero tratto tra Giardinetti e Pantano di tale linea - perché venisse rinnovata e messa a disposizione della nuova Linea C in costruzione. Il 9 Novembre del 2014 la stazione è rientrata in funzione nell'ambito della nuova Metro C in occasione dell'inaugurazione del primo tratto di tale linea.

Targa in memoria di Carlo Goldoni


La targa in questione si trova in Largo Carlo Goldoni, nel Rione Campo Marzio, e ricorda il drammaturgo italiano Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793), che presso questa casa visse. La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 1893, quando la strada era ancora parte di Via Condotti. Il Largo Goldoni fu infatti istituito nel 1907.

Palazzo Amici



Palazzo Amici fu costruito nel 1883 da Gaetano Koch per Francesco Amici in piazza San Bernardo, nel Rione Trevi, rappresentava una delle più originali creazioni dell’architetto nell’ambito della vasta produzione romana di fine Ottocento. Fu sacrificato al piccone demolitore nel 1938 per la creazione di Largo Santa Susanna e l'allora Via XXIII Marzo (che cambiò nome in Via Leonida Bissolati dopo la caduta del Fascismo) da parte del Governatorato di Roma ad opera di Marcello Piacentini. In questo palazzo Koch decise di abbandonare i severi modelli accademici cinquecenteschi che caratterizzarono molte sue opere per sperimentare un raffinato, monumentale e avanguardistico eclettismo.



Si trattava di un edificio di dimensioni ridotte assimilabile ad un palazzetto. Cinque finestre ornavano la facciata su Largo di Santa Susanna. Al piano terra, decorato con bugnato liscio, affiancavano il portone due finestre architravate per lato, il mezzanino superiore era invece dotato di cinque portefinestre con balconcino. Una cornice marcapiano, su cui poggiava un balcone in ferro battuto per tutta la lunghezza, segnava il passaggio al piano nobile. Sei grandi semicolonne ioniche scanalate su pilastri, inquadravano le porte finestre del secondo piano, a edicola e con timpano, e le semplici finestrelle del terzo piano. Agli estremi due paraste doriche incorniciavano il colonnato. Sopra al grande cornicione sei severe cariatidi sostenevano la trabeazione aggettante, delimitando le porte finestre del quarto piano e i relativi balconcini in ferro battuto. Il palazzo era sormontato da una grande loggia a sei colonne corinzie che fungeva da coronamento nella parte centrale della facciata. Un piccolo cortile era situato sulla sinistra della facciata e confinava con il giardino del convento di Santa Susanna.

Incisione con la facciata di Palazzo Amici 

Contrastanti furono i pareri con cui venne accolto il disegno del palazzo di colui che era stato definito il “principe degli architetti romani”. Pio Piacentini, da sempre legato alla tradizione rinascimentale, definì lo stile adottato dal Koch “neoclassico”, non nascondendo delle velate critiche, mentre alcuni giovani architetti ne furono invece entusiasti. Il progetto di palazzo Amici fu presentato alla prima esposizione di architettura di Torino del 1890.

Targa in memoria di Luigi Eula


La targa in questione si trova ad Otranto, in Provincia di Lecce, in Via Luigi Eula, e ricorda Luigi Eula, sottotenente dei Granatieri di Sardegna morto nel 1941 sul fronte albanese nel Monte Coliko durante la Seconda Guerra Mondiale.

Targa in memoria dei cittadini di Otranto caduti nella Prima Guerra Mondiale


La targa in questione si trova ad Otranto, in Provincia di Lecce, in Largo d'Aragona, e ricorda i cittadini di Otranto caduti nella Prima Guerra Mondiale.

Piazzale Portuense


Piazzale Portuense si trova al confine tra il Quartiere Gianicolense ed il Quartiere Portuense, esattamente tra Porta Portese e la Via Portuense. Nel 1924 il Comune di Roma, nel riordinare la toponomastica cittadina, creò alcuni piazzali di fronte a quasi tutte le Porte delle Mura Aureliane, che spesso prendevano il nome della porta o della strada consolare che da essa parte.
Di fronte a Porta Portese, al punto di partenza della Via Portuense, il piazzale prese il nome di Piazzale Portuense.
Il nome Portuense deriva dal fatto che la strada collegava Roma al Porto di Claudio.
Sulla piazza sorge la celebre Porta Portese, e la domenica in questa piazza e nei suoi dintorni si svolge il celebre mercato di Porta Portese. In un vecchio edificio, che pur essendo ormai in una zona centralissima conserva ancora le caratteristiche di un edificio di campagna, si trova il ristorante Dal Cordaro.

La Casa dell'Automobile


La facciata su Piazza Giuseppe Verdi
In Piazza Giuseppe Verdi, nel Quartiere Pinciano, sorgeva, fino agli anni ‘60 del Novecento un edificio interessantissimo e molto particolare per Roma, si trattava di un grande garage a dieci piani chiamato la Casa dell’Automobile. Era stato progettato dall’ architetto Enrico Bacchetti nel 1928, e fu forse dell’unico vero edificio d’avanguardia degli anni ‘20, come lo erano stati i magazzini Bocconi di Giulio De Angelis negli anni ‘80 dell’Ottocento. Costruire un palazzo intero solo per ospitare automobili private era a Roma una vera sfida e un’azione di rivoluzionaria contemporaneità, soprattutto perché l’automobile stessa era simbolo di modernità. La zona scelta non a caso era una delle più eleganti e ricche della città, abitata dall’alta borghesia: il quartiere Sebastiani. Sulla piazza poi affacciava il grandioso palazzo della Zecca di Stato, progettato da Garibaldi Burba con richiami abbastanza espliciti a Garnier. Sebbene costruito alla fine degli anni ‘20 questo edificio si ispirava nelle forme architettoniche ai grossi palazzi newyorkesi dei primi anni del Novecento che ospitavano grandi magazzini e uffici (Saks Building, Macy’s). Si trattava dunque di un inedito assoluto per Roma, che creava per la prima volta un particolare legame con l’architettura funzionale americana, inoltre veniva colmato parzialmente il divario con le altre capitali europee in cui edifici di questo genere esistevano quasi da un ventennio.
L’ edificio era dotato di dieci piani, di cui uno interrato, ed era capace di ospitare 1000 automobili di cui 250 in un locale comune e 750 in box privati, ogni box era dotato di un apparecchio telefonico, presa d’aria compressa per il gonfiamento degli pneumatici e rubinetto per il lavaggio.
Le facciate esterne erano decorate da motivi tradizionali ripresi dall’architettura nordamericana. Il fronte su piazza Verdi era caratterizzato da un leggero avancorpo centrale occupato da tre grandi archi affiancati a lesene ioniche d’ordine gigante, sul cornicione, affiancato da due grandi pennoni portabandiera, uno spesso fregio ospitava la scritta “casa dell’automobile”. Al pianterreno, decorato con un forte bugnato si aprivano grossi finestroni quadrati. Sopra il cornicione altri due piani sempre occupati da archi e lesene, sorreggevano uno spesso parapetto di coronamento.

Le rampe elicoidali viste dall'alto
Sapiente e innovativa era la progettazione degli spazi interni che collocavano l’edificio tra le migliori realizzazioni europee in cemento armato: il sistema di distribuzione dei veicoli era basato su una doppia rampa elicoidale posta al centro dell’edificio da cui era possibile raggiungere i vari piani, una rampa era destinata alla salita e l’altra alla discesa dei mezzi, in questo modo la circolazione nei due sensi era completamente indipendente.

Il terrazzo della casa dell'automobile
Gli entusiasmi suscitati dalla struttura negli ambienti accademici fecero sì che venne presentata come opera italiana al congresso di Liegi dedicato alle costruzioni in cemento armato nel 1930.
Nonostante questi successi fu comunque messa nella tavola degli orrori della seconda esposizione di architettura Razionale nel 1931, veniva infatti rimproverata l’anacronistica partitura esterna decorata con motivi neorinascimentali.

Come molti edifici romani è stato barbaramente abbattuto negli anni 60 per costruire un grande edificio per uffici dell’Enel (1963).

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 30 Dicembre 1872

Nella delibera 3 del 30 Dicembre 1872 (visibile qui) il Consiglio Comunale di Roma ha deliberato sui nomi da dare alle strade della nuova zona di Castro Pretorio, che più avanti costituirà l'omonimo Rione. Le strade da nominare - 16 vie ed una piazza - avrebbero preso i nomi da "i gloriosi fatti d'arme che si condussero a compimento dell'Unità d'Italia".

Le strade vennero dunque così nominate:
Via della Cernaia
Via Castelfidardo
Via Palestro
Via Goito
Via Volturno
Via Montebello
Via Gaeta
Via Curtatone
Via San Martino
Piazza Indipendenza
Via Solferino
Via Varese
Via dei Mille
Via Magenta
Via Castro Pretorio
Via Marghera
Via Milazzo

Palazzo Berardi




Plalazzo Berardi 
 Palazzo Berardi è il primo palazzo che si incontra su Corso Vittorio Emanuele II proveniendo da via del Plebiscito, nella parte compresa nel Rione Pigna. Venne costruito nel 1885 per il marchese Filippo Berardi. La costruzione dell’edificio fu resa necessaria per rimpiazzare le case di via de’ Cesarini demolite per allargare la sezione destra della nuova arteria, gli edifici sul versante sinistro, invece, furono risparmiati fino a via di S. Nicola dei Cesarini.
Il marchese Berardi era proprietario del palazzo già Muti in via del Gesù e decise di acquistare le aree espropriate dal comune per l’apertura di Corso Vittorio proprio all’angolo con via del Gesù, per farvi costruire un fabbricato.

Palazzo Berardi in costruzione nel 1885 
Il progetto di parziale ricostruzione fu realizzato da Pio Piacentini, che, sulla stessa strada nel 1886, avrebbe progettato anche la nuova maestosa facciata di Palazzo Sforza Cesarini. A quel tempo la fortuna di Piacentini era legata alla vittoria del concorso bandito dal Comune di Roma per la costruzione del Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale (1877-1882), primo vero edificio pubblico monumentale costruito nella nuova capitale.
Il prospetto sulla nuova arteria è caratterizzato da quattro finestre per piano e si sviluppa in cinque piani in altezza. Al pianterreno, ricoperto a bugnato rustico, si aprono quattro grandi arcate per botteghe in corrispondenza delle finestre dei piani superiori. Il piano nobile è occupato da porte finestre architravate con mensola a voluta su cui si apre un balcone lungo e stretto che avvolge l’intero palazzo, decorato con esili balaustri a doppio fuso e sorretto da massicci mensoloni, sicuramente l’elemento di maggiore effetto nell’architettura del palazzo.
Il resto della facciata, decorata da bugne lisce, è scandito da una coppia di lesene su pilastrini che inquadrano ogni finestra, rispettivamente doriche, ioniche e composite nei piani superiori. Al terzo piano le finestre sono con arco a tutto sesto e decorate con rosette. Il quarto piano, di dimensioni ridottissime, è occupato da un fregio a festoni, in cui si aprono piccole finestre, su quest’ultimo poggia il cornicione con ovoli e dentelli. L’ultimo piano è occupato da grandi finestroni quadrati con balcone incorniciati da semplici riquadri di stucco, nel progetto originale erano previste delle logge a colonne al posto dei finestroni.
L'elegante soluzione d'angolo 
L’angolo dell’edificio è stondato e decorato a spesse bugne, soluzione tipicamente seicentesca che tradisce il gusto eclettico di quegli anni.

L'ingresso su via del Gesù
La facciata su via del Gesù è particolarmente interessante poiché fu mantenuta per la lunghezza di due finestre l’antica facciata cinquecentesca, decisamente semplice, anche se impreziosita da un portone decorato da bugne rustiche, mentre solo sul versante verso Corso Vittorio, le decorazioni furono uniformate a quelle del prospetto principale.