Il progetto di espansione di Roma verso il Tirreno tra gli anni '30 e '40

Il progetto di espansione di Roma verso il Tirreno è tracciato su questa epigrafe all'EUR
"La Terza Roma si dilaterà sopra altri Colli lungo le rive del Fiume Sacro sino alle sponde del Tirreno": così recita una scritta posta sul Palazzo degli Uffici dell'EUR, con cui il regime fascista ha lasciato scolpito sulla pietra quello che era il suo disegno per l'espansione di Roma tra la fine degli anni '30 e i '40 e che venne realizzato solo in piccola parte a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale e della conseguente caduta del Fascismo in Italia. Una frase questa che Benito Mussolini aveva già pronunciato nel 1925 in un discorso in Campidoglio.
Gli sforzi in questo senso, quando alla fine degli anni '30 iniziò la costruzione dell'EUR per ospitare la mancata Esposizione del 1942, avevano infatti le proprie radici all'inizio del XX Secolo, quando l'Ingegner Paolo Orlando propose la costruzione a Roma di un moderno porto la cui darsena si sarebbe andata a trovare grossomodo nei pressi della Basilica di San Paolo, portando Roma ad espandersi in direzione del Tirreno. In questo senso, anche se il porto non fu mai realizzato, fu costruita l'area industriale all'inizio dell'Ostiense, la ferrovia Roma-Lido e la stessa Garbatella - la cui prima pietra fu posata nel 1920 - rispecchia numerose caratteristiche di un borgo marinaro.
Nel 1928 fu anche costruita la Via del Mare, la seconda autostrada al mondo dopo la Milano-Laghi fatta per collegare il centro di Roma ad Ostia.
Tra gli anni '20 e '30 si ebbe un notevole sviluppo del Lido di Ostia, cui presero parte alcuni dei massimi architetti dell'epoca e che aveva portato alla nascita di un moderno lido marittimo, che però ebbe anche l'effetto di porre gradualmente fine alle ambizioni di creare un grande porto a Roma.
Questo portò inoltre a un grande spazio inabitato, con solo qualche baracca e piccoli borghetti ed appezzamenti compreso praticamente tra la Basilica di San Paolo ed Ostia Antica, che l'urbanistica del regime avrebbe voluto con il tempo riempire con nuovi quartieri.
Con questo sviluppo del lido di Ostia e la nascita della Via del Mare, il Governatorato di Roma iniziò a porsi la questione di come occupare quell'ampio spazio compreso tra la Basilica di San Paolo e il Lido di Ostia, fino a quel momento tenuto al di fuori di qualsiasi progetto ed urbanistica con la sola eccezione delle opere di bonifica che avevano avuto luogo ad Ostia Antica alla fine del XIX Secolo ad opera di braccianti romagnoli, in particolare modo ravennati e del borgo agricolo di Acilia, costruito nel 1916 presso i Monti di San Paolo.
Per risolvere la questione del vuoto tra Roma ed il mare, Virgilio Testa, a capo dell'Ufficio Studi del Governatorato, propose la realizzazione di un quartiere lineare da sviluppare lungo la Via del Mare, seguendo dunque le teorie dell'ingegnere spagnolo Arturo Soria, proposte nel 1882 nel giornale El Progresso e in cui proponeva una città da svilupparsi in lunghezza seguendo un asse stradale. La teoria, seppur ripresa negli anni da diversi architetti a partire da Le Corbusier, non ha avuto negli anni molti casi di attuazione pianificata, venendo applicata soprattutto a livello principalmente spontaneo e dettato da caratteristiche geomorfologiche del luogo o in casi limitati e con diverse modifiche, come nel quartiere romano di Spinaceto.

Il PRG del 1931, in cui è previsto solo un sensibile sviluppo verso sud
Nel 1935, invece, Gustavo Giovannoni propose di occupare questo spazio con la nascita di una serie di borgate autonome, che fossero collegate tra di loro e con il resto della città con una strada che fu convenzionalmente chiamata succursale Ostiense. Seppur questo progetto non ebbe seguito, influenzò notevolmente gli sviluppi successivi.
Parallelamente a questo aspetto, negli stessi anni si iniziarono a prendere in esame anche altri importanti aspetti che saranno fondamentali per lo sviluppo di Roma verso il mare: la possibilità di ospitare a Roma, tra il 1939 ed il 1942, un'Esposizione Universale e la nascita di una via litoranea che collegasse Ostia in direzione di Anzio e Nettuno (che nel 1939 si sarebbero provvisoriamente unite nella città di Nettunia) a sud e di Civitavecchia a Nord.
Non va inoltre sottovalutato il ruolo della bonifica delle Paludi Pontine, iniziata negli anni '20, e che negli anni '30 vide la nascita di diversi borghi rurali ed importanti città di fondazione, a partire da Littoria, Aprilia, Pontinia, Sabaudia e, più verso l'Agro Romano, Pomezia.
Virgilio Testa, insieme all'allora Governatore Giuseppe Bottai, individuarono come possibile area per la realizzazione di un nuovo quartiere espositivo la Magliana, mentre Gustavo Giovannoni, in un editoriale uscito nel 1936 su Il Giornale d'Italia, propose un quartiere permanente con funzione espositiva, individuando come area possibile l'ansa del Tevere presso San Paolo, la zona oggi nota come Valco San Paolo. Alla fine, sempre quell'anno, Benito Mussolini scelse come area per l'Esposizione la zona presso l'Abbazia delle Tre Fontane.

Mappa del progetto del quartiere dell'Esposizione
Questa scelta fu determinante per tracciare le linee dell'espansione di Roma verso il mare.
Quell'anno, infatti, lo stesso Benito Mussolini decise che la Via dell'Impero, la grande opera di sventramento che aveva riportato alla luce le vestigia dei Fori Imperiali, avrebbe dovuto assorbire la Via dei Trionfi (l'attuale Via di San Gregorio) e da lì proseguire, attraverso un grande viale che avrebbe sostituito la Passeggiata Archeologica, sarebbe passato attraverso le Mura Aureliane e da lì avrebbe raggiunto il mare. Per quanto le innovazioni in termini di viabilità prediligevano il passaggio della sede di una strada ad alto scorrimento al di fuori di un quartiere, si decise di far passare la Via Imperiale all'interno del nuovo quartiere dell'Esposizione per ragioni scenografiche.
Nel frattempo, la fondazione di nuovi borghi nelle bonificate Paludi Pontine e, soprattutto, la costruzione della nuova città di Aprilia, nell'Agro Romano, portarono alla necessità di una nuova strada che, partendo proprio da sud, potesse collegare Roma ad Aprilia e da lì proseguire verso Littoria. Nacque così la Via Mediana, ovvero l'attuale Via Pontina, che avrebbe dovuto partire proprio dalla Via Imperiale appena progettata per muovere verso sudest nei nuovi borghi. Si iniziava dunque sempre di più a configurare una vera e propria espansione di Roma verso il litorale tirrenico.
Il nuovo quartiere che stava nascendo in vista dell'Esposizione si stava già configurando come un'importante snodo urbano. La Via Imperiale lo avrebbe collegato con il centro città da una parte e con il litorale dall'altra. Inoltre, sarebbe stato costeggiato dalla Via del Mare, e dall'Ostiense, già esistenti e con funzione simile. La Via Mediana, che lo avrebbe collegato alla nuova area urbana dell'Agro Pontino, si sarebbe innestata con la Via Imperiale a sud del quartiere dell'Esposizione. Questo avrebbe inoltre permesso un prolungamento della Mediana verso ovest che, varcando il Tevere, avrebbe potuto raggiungere Ponte Galeria ed innestarsi nell'Aurelia all'altezza di Palidoro.
Il definitivo percorso della Via Mediana venne stabilito dall'Opera Nazionale Combattenti nel 1938, anno in cui venne costruito, tra Roma ed Aprilia, il nuovo borgo di Pomezia.
In quest'ottica, dunque, si andò a creare un nucleo a sé stante come quello del Quartiere dell'Esposizione, ben collegato con tutte le aree intorno ad esso e che avrebbe ospitato monumentali edifici, opera dei principali architetti dell'epoca. Non sarà però in questo articolo, focalizzato sull'espansione di Roma verso il Tirreno, che ci andremo a soffermare sull'ambizioso progetto di questo nuovo quartiere, solo in parte realizzato a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Lo sviluppo di un quartiere così importante e monumentale, che avrebbe dovuto attrarre persone da tutto il mondo, ovviamente avrebbe coinvolto l'intera città e portato a nuovi sviluppi urbanistici.
Un grande tema urbanistico era sicuramente il vuoto che rimaneva tra la Garbatella e l'Esposizione Universale, e per questa ragione, il Governatorato trovo una soluzione urbanistica, attualmente in parte ancora facilmente riconoscibile dal momento che fu in parte attuata.
Il Piano Regolatore del 1931 prevedeva uno sviluppo molto limitato a sud oltre la Garbatella e, soprattutto, non prevedeva la presenza della Via Imperiale. Questo portò alla creazione di una variante del piano in vista dell'Esposizione realizzata nel 1940.
Oltre all'urbanizzazione della pianura di Pietra Papa e del Valco di San Paolo e la creazione di una circonvallazione compresa tra la Via Ostiense e la Via Latina, già previsti nel PRG del 1931, si fece un progetto per occupare lo spazio rimasto tra la Garbatella e l'Esposizione in maniera funzionale alle esigenze monumentali. Gli studi che portarono a questa variante furono svolti negli anni precedenti da diversi architetti coordinati da Marcello Piacentini.
La variante del PRG del 1940
Il Piano prevedeva che la Via Imperiale, subito prima dell'Esposizione, avrebbe incontrato altre due strade in una nuova grande piazza, creando dunque un tridente sull'esempio di quello di Via del Corso, tipologia usata a Roma in diverse occasioni ma che qui avrebbe avuto una portata ben più ampia.
A venirci incontro per capire di più sui progetti di urbanizzazione, c'è il verbale del Governatorato di Roma in cui sono assegnati i nomi delle nuove strade tracciate nel nuovo piano (il verbale è consultabile qui).
Da qui possiamo chiaramente vedere come in questo modo oltre all'attuale Via Cristoforo Colombo nacque Viale Guglielmo Marconi, che dalla nuova Piazza della Radio nell'area della Stazione Trastevere, con un rettilineo avrebbe raggiunto la nuova Piazza del Lavoro - questo il nome della piazza di confluenza delle tre strade del nuovo tridente) superando il Tevere con il nuovo Ponte Marconi. La strada centrale del tridente prendeva invece il nome di Viale Dante, e corrisponde in gran parte all'attuale Viale Leonardo Da Vinci.
Un'ulteriore importante arteria avrebbe avuto un ruolo cruciale nella mobilità di questo tridente, passando al suo esterno, collegando Tor Marancia alla Via Laurentina, dove cui si sarebbe innestata poco prima dell'Abbazia delle Tre Fontane: Viale delle Corporazioni. Quest'ultima strada oggi è individuabile nel rettifilo Via Acri - Viale Pico della Mirandola - Via Ambrosini - Via Mantegna. Oltre a questo, era previsto un nuovo ponte sul Tevere nei dintorni di San Paolo, il Ponte di Pietra Papa, e due Circonvallazioni, Circonvallazione Ostiense e Circonvallazione Ardeatina, che avrebbero così collegato l'Ostiense ala zona dell'Appio Latino, connettendosi a Piazza Zama tramite la nuova Via Bitinia e all'Arco di Travertino tramite Via del Tempio di Bacco.

La Via Imperiale all'altezza delle Mura Aureliane
La Via Imperiale, nel tratto tra le Mura Aureliane e l'Esposizione, sarebbe inoltre dovuta essere scandita da quattro grandi piazze: Piazza IX Maggio, in memoria della data in cui fu proclamato l'Impero d'Italia, corrispondente all'attuale Largo Fochetti, ove erano previsti grandi edifici a fare, di fatto, da propilei, Piazza delle Legioni Romane, corrispondente all'attuale Piazza dei Navigatori, Piazza degli Imperatori, oggi di fatto inesistente ma che si trovava tra l'attuale vecchia Fiera di Roma e l'inizio dell'attuale Viale Giustiniano, e Piazza dei Consoli, corrispondente agli attuali parchi all'altezza dell'odierna Piazza Silvio d'Amico.
Da queste piazze partivano i nuovi quartieri, la cui toponomastica in molti casi non era estranea alle esigenze propagandistiche del regime fascista.

Via Imperiale nel suo progetto originario
Da Piazza delle Legioni Romane, ad esempio, partiva il Quartiere dell'Opera Nazionale Maternità, dove era la sede di questa istituzione, che vedeva come arteria principale Viale della Madre Italiana e le strade dedicate a madri di grandi italiani, tra cui Via Rosa Maltoni Mussolini, madre di Benito Mussolini. Questi due toponimi sono stati cambiati dopo la caduta del Fascismo, ma ancora oggi rimangono le varie Via Rosa Raimondi Garibaldi e Via Maria Drago Mazzini.
Da Piazza degli Imperatori partivano invece le strade dedicate appunto ai grandi imperatori romani, dominate da Viale Traiano, l'odierno Viale Giustiniano Imperatore. Nella parte più vicina a Viale Dante, furono pensate strade dedicate a grandi letterati italiani. Questi nomi sono ancora oggi presenti e le strade facilmente individuabili. Non ci sono invece le strade dedicate alle grandi battaglie di Roma Antica, che sarebbero dovute essere nei pressi di quelle dedicate agli imperatori.
Nomi di antiche città italiche e provincie Romane furono previsti - e sono ancora presenti - nella zona dell'Appio-Latino, con la differenza che avrebbero coinvolto anche l'Appia Antica (Piazza Cuma si sarebbe trovata all'incrocio tra l'Appia Antica e la Circonvallazione Ardeatina, dove oggi c'è Via della Travicella), fino a Tor Marancia, dove la toponomastica avrebbe avuto numerosi nomi locali, come effettivamente si può ancora verificare.
Nella zona della Via Imperiale più vicina all'Esposizione, le strade avrebbero preso i nomi delle grandi accademie italiane (nomi poi presi da un gruppo di strade più in direzione di Tor Marancia) e alle bonifiche portate avanti dal regime, con una nuova Piazza delle Bonifiche e strade dedicate a Sabaudia, Carbonia, Guidonia, Fertilia, Pontinia ed Aprilia.
Altra parte del progetto, che era da anni in cantiere, fu l'urbanizzazione della pianura di Pietra Papa, parte del Quartiere Portuense oggi chiamato talvolta Quartiere Marconi per distinguerlo dal resto del quartiere. Nel piano del 1940 non si riscontrano differenze eccessive rispetto a quanto effettivamente realizzato negli anni a seguire, la maggiore differenza è il mai realizzato Ponte di Pietra Papa. In quest'area si decise di dedicare le strade ai progressi della tecnica ed ai loro artefici, come effettivamente è stato.
Negli anni successivi la Seconda Guerra Mondiale condizionò inevitabilmente anche l'agenda urbanistica della città, portando al rinvio a tempo indeterminato di tutte le opere in via di realizzazione ed al rinvio della stessa Esposizione prevista per il 1942. Tuttavia, in prospettiva di una ripresa dei lavori al termine del conflitto, i progetti non cessarono. Nel 1942 viene ad esempio realizzato il Piano Regolatore della Metropolitana, in cui si prospetta uno sviluppo della ferrovia urbana in direzione del mare, e sempre in quell'anno viene realizzata in gran segreto una nuova variante del Piano Regolatore di Roma relativa allo sviluppo della città tra l'Esposizione e il litorale, in cui veniva previsto anche un aeroporto nell'area della Magliana. Le strade tracciate nel 1940 vengono però in gran parte congelate, in attesa degli sviluppi del conflitto.
La variante del PRG del 1942
Tuttavia, quando la guerra finisce l'Italia, sconfitta, è provata dalle devastazioni del conflitto e non è facile portare avanti i progetti preesistenti. Alle contingenze legate alla ricostruzione, c'è anche una ragione politica per cui la retorica del fascismo viene in grandissima parte abbandonata.
Con l'arrivo dei fondi per la ricostruzione, l'aumento demografico italiano e il maggior spostamento di popolazione verso le città, però, la necessità di uno sviluppo urbano a Roma si fa concreta, e i progetti in cantiere vengono dunque portati avanti. I principali edifici del quartiere dell'Esposizione, nel frattempo chiamato da tutti EUR, vengono portati a termine grazie anche agli impulsi di Virgilio Testa, a capo dell'Ente EUR e che in passato aveva seguito in prima persona i progetti per l'espansione di Roma verso il mare. Lo sviluppo di questo quartiere avviene sotto l'insegna di un nuovo quartiere internazionale e direzionale, favorito anche dall'impulso delle Olimpiadi del 1960 di Roma di cui fu uno dei poli principali.
Se l'EUR crebbe, in parte secondo il progetto e in parte in maniera diversa (con un maggior numero edifici residenziali ad esempio), un discorso molto simile avvenne per il resto del progetto di espansione che abbiamo visto nella variante del PRG del 1940.
Quel piano, così come l'ulteriore variante del 1942, furono di fatto usati come base per l'espansione della città dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, le modifiche che avvennero sono la causa, peraltro, di numerosi casi di toponomastica interrotta.
Nel 1945 era stata costruita, ad esempio, la Chiesa di Santa Maria Regina degli Apostoli, in Via Antonino Pio, prevista già nei progetti precedenti. La Via Imperiale era tracciata solo in parte e lungo di essa erano stati costruiti solo alcuni edifici, gli alberghi di massa di Cesare Pascoletti, tra cui uno dei due previsti in Piazza delle Legioni Romane.
I nomi delle strade, tuttavia, iniziarono a essere cambiati. I riferimenti al regime fascista furono tolti già nel 1944, e anche i toni trionfalistici e retorici vennero gradualmente abbandonati. La Via Imperiale divenne infatti nel 1955 Via Cristoforo Colombo (pensate che la prima strada dedicata al navigatore genovese a Roma fu una strada estremamente corta, l'attuale Via Cecchi a Testaccio), al nome Piazza delle Legioni Romane, l'unica di cui era un accenno di edificazione delle quattro previste, fu preferito quello di Piazza dei Navigatori. Il Viale della Madre Italiana fu invece cambiato in Viale Alessandra Macinghi Strozzi e Via Rosa Maltoni Mussolini divenne Via Rosa Guarnieri Carducci. Non vennero mai dedicate strade alle bonifiche come previsto in precedenza, né a personaggi legati al regime fascista.

La zona sud di Roma con i segni dello sviluppo in corso secondo il progetto di espansione verso il Tirreno in una mappa del 1943
Se l'urbanizzazione sulla pianura di Pietra Papa proseguì senza grossi ostacoli (tranne l'edificazione, mai avvenuta, del Ponte di Pietra Papa, in parte ovviata solo nel XXI Secolo ed in modo molto parziale con la realizzazione del pedonale Ponte delle Scienze), altrove non fu così.
La zona a sud della Garbatella fu quasi del tutto urbanizzata, ma non fu seguita del tutto la pianificazione prevista, soprattutto nella zona più a ridosso dell'EUR. Il Viale Dante, divenuto poi Via Leonardo da Vinci, finì per interrompersi in Via Silvio d'Amico e trasformarsi in un sentiero, per poi arenarsi all'arrivo alla Laurentina. La Piazza del Lavoro, che sarebbe dovuta essere il punto d'incontro del Tridente, si trasformò di fatto in uno svincolo tra Viale Marconi e Via Cristoforo Colombo, in nulla percepibile come una piazza, divenendo di fatto un esempio di toponomastica interrotta.
Il sistema di circonvallazioni tra l'Ostiense e l'Appia anch'esso non fu realizzato come previsto nel 1940. L'urbanizzazione dell'inizio dell'Appia Antica fu mantenuto in programma negli anni '50, ma fu al centro di una delle prime battaglie a difesa del paesaggio del dopoguerra, ed alla fine non venne realizzato alcun piano di urbanizzazione dell'area. Questo comportò la non realizzazione della Circonvallazione Ardeatina (altro grande esempio di toponomastica interrotta, in quanto de iure esistente ma de facto non una circonvallazione, ma come un semplice sentiero) e della Via del Tempio di Bacco, lasciando il compito di unire l'Ostiense all'Appio-Latino al sistema di strade Viale Marco Polo-Via Cilicia, anch'esso previsto nel 1940 ma di cui ci si aspettava un ruolo subalterno alle Circonvallazioni Ostiense ed Ardeatina. Probabilmente i lavori per realizzare questo sistema stradale iniziarono anche, essendo il tracciato in parte riconoscibile all'interno del Parco della Caffarella tramite vedute satellitari.
Un'altra strada che ha visto decisamente ridotta la propria importanza rispetto al piano del 1940 è Via Bitinia, che avrebbe dovuto essere un'importante strada di scorrimento (di fatto sovrapposta alla ferrovia) tra Piazza Zama e le circonvallazioni, ma oggi si trova essere una breve strada che fiancheggia la ferrovia.
Il Valco San Paolo, invece, doveva essere urbanizzato completamente, ma in realtà l'edificazione dell'area è avvenuta, negli anni, in ordine sparso, e rappresenta ancora oggi, in parte, un vuoto urbano.

Targa in memoria dei partigiani


La targa in questione si trova in Via di Donna Olimpia, nel Quartiere Gianicolense, e ricorda i partigiani attivi a Roma durante l'occupazione tedesca della Capitale, tra il Settembre 1943 ed il Giugno 1944.

Targa in memoria di Pio XI e dei restauri della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso



La targa in questione si trova sull'abside della Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, in Piazza Augusto Imperatore, nel Rione Campo Marzio, e ricorda come sotto Papa Pio XI Ratti sia stata restaurata la Basilica in questione, in occasione dei lavori che hanno portato all'isolamento del Mausoleo di Augusto ed alla nascita di Piazza Augusto Imperatore.

Statua di Gandhi


La statua in questione si trova in Piazza Gandhi, nel Quartiere Europa, meglio noto come EUR, in Piazza Gandhi. Il monumento dedicato al grande leader nonviolento indiano Mohandas Gandhi, noto come il Mahatma (Porbandar 1869 - Nuova Delhi 1948) venne realizzato nel 1970, perché fosse collocato nella piazza che nel 1969 era stata a lui dedicata. L'opera venne realizzata dall'architetto Eugenio Galdieri e al momento dell'inaugurazione, il 29 Giugno 1970, furono presenti autorità italiane ed indiane, oltre all'orientalista Giuseppe Tucci, legato a Gandhi da un'amicizia.

Palazzina Selva


La Palazzina Selva si trova in Via del Giordano all'angolo con la scalinata di Viale America, nel Quartiere Europa, meglio noto come EUR. L'edificio in questione è a carattere residenziale, e si tratta del primo di questa tipologia ad essere stato completato nell'intero quartiere EUR.
A realizzare questo edificio è Bernardo Selva, ingegnere figlio dello scultore Attilio Selva e fratello del pittore Sergio, che progetto la palazzina come residenza per il padre.
Si tratta di un edificio particolare, a tre piani, con ingresso su Via del Giordano ma in cui il prospetto principale e maggiormente scenico risulta essere quello sulla scalinata di Viale America. Sulle balconate, così come all'ingresso e nell'androne, sono presenti mosaici opera di Sergio Serra, fratello dell'architetto che ha progettato la palazzina, che danno all'edificio un tocco maggiormente scenico, ispirandosi in parte alle decorazioni di Amerigo Tot presenti alla Stazione Termini.
L'edificio presenta inoltre un certo dinamismo dato sia dalla forma della terrazza superiore sia dalla pianta dell'edificio, piegata su due dei quattro prospetti.

Giardino degli Ulivi


Il Giardino degli Ulivi si trova nel Quartiere Europa, meglio noto come EUR, tra Via dell'Antartide e Viale dell'Umanesimo, nascosto su un'altura situata proprio di fronte al Fungo. L'origine di questo particolare giardino risale al 1940, quando venne pensato dall'architetto Raffaele De Vico nell'ambito della costruzione del nuovo quartiere adibito ad ospitare l'Esposizione Universale del 1942.
L'idea di De Vico era quella di realizzare un giardino che fosse un luogo mistico, situato su una collina spoglia da cui si sarebbe potuto godere di una vista a perdita d'occhio verso l'Agro Romano.
La sua realizzazione venne tuttavia, come molti monumenti della zona, interrotta a causa dell'entrata dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. Nel 1952 Virgilio Testa, a capo dell'ente EUR, chiese a De Vico di terminare l'opera in versione tuttavia ridotta. Oggi il giardino si presenta come un luogo austero e rustico fatto di rocce disposte in maniera circolare accompagnate da ulivi, al cui centro è presente una semplice croce metallica poggiata su una roccia. Quando esso venne realizzato, la collina ove sorge venne in parte lottizzata e vi vennero costruite intorno alcune ville.
Non è chiaro se il progetto originale vedesse la presenza anche di pioppi nella parte centrale del giardino, mentre è considerato abbastanza probabile che fossero presenti anche dei ruscelli.
Come pendent di questo giardino, ne fu realizzato, sempre da De Vico, un altro gemello dall'altro lato di Viale Umanesimo rispetto al PalaLottomatica, tra lo stesso Viale e Via degli Urali, che si presenta in forme molto simili.

Il Fungo


Il Fungo è il nome con cui è noto il centro idrico situato il Largo Pakistan, nel Quartiere Europa, meglio noto come EUR. Questa struttura venne costruita tra il 1957 ed il 1959 dall'architetto Roberto Colosimo in collaborazione con Sergio Varisco, Aldo Capozza e Sergio Martinelli per raccogliere l'acqua del vicino Laghetto dell'EUR proveniente dall'acquedotto della Cecchignola.
Si realizzò dunque una struttura interamente in cemento alta 51,9 metri a forma di fungo, da cui il nome con cui questo serbatoio idrico è noto a tutti a Roma. Nello specifico, si tratta di una struttura poggiata su otto pilastri disposti a pentagono che a sei metri da terra si dividono a loro volta ciascuno in due diverse forme che si riuniscono al termine, dove le strutture sorreggono la vasca dell'acqua. Alla base di questa struttura è inoltre presente un belvedere panoramico, sede di un ristorante realizzato dall'architetto Lorenzo Monardo.
Oltre al ristorante, la struttura ospita anche un bar al pian terreno.

Busto di Giuseppe Pella


Il busto di Giuseppe Pella si trova in Largo Giuseppe Pella, nel Quartiere Europa, noto ai più come EUR. Esso venne realizzato nel 1986 dalla scultrice Marcella Marcus Sala su iniziativa dell'Associazione Agape Fraterna - organizzazione benefica fondata proprio da Pella - per ricordare Giuseppe Pella (Valdegno 1902 - Roma 1981), uomo politico della Democrazia Cristiana, Presidente del Consiglio dal 1953 al 1954 e dimessosi dall'incarico per divergenze sull'atteggiamento da adottare verso la Jugoslavia per quanto riguardava la richiesta di annessione della Zona B del territorio libero di Trieste.
La statua venne inaugurata il 19 Maggio 1986 alla presenza del sindaco di Roma Nicola Signorello, del Ministro dell'Interno Oscar Luigi Scalfaro, di Diana, nipote di Pella, e del presidente dell'Agape Fraterna Mario Lepore nel largo che dal dicembre precedente aveva preso il nome dello statista.
La posizione del busto risulta particolarmente scenografica, avendo alle proprie spalle il Laghetto dell'EUR ed il PalaLottomatica.

Targa in memoria di Guido Volponi


La targa in questione si trova all'interno del Palazzo Sant'Agostino, sede dell'Avvocatura dello Stato, situato in Via dei Portoghesi, nel Rione Sant'Eustachio, e ricorda Guido Volponi (Sant'Angelo in Lizzola 1907 - Roma 1944), impiegato dell'Avvocatura dello Stato morto nell'eccidio delle Fosse Ardeatine.

Targa in memoria dei caduti dell'Avvocatura dello stato


La targa in questione si trova all'interno del Palazzo di Sant'Agostino, sede dell'Avvocatura dello Stato, in Via dei Portoghesi, nel Rione Sant'Eustachio, e ricorda i dipendenti dell'Avvocatura dello Stato morti nella Prima Guerra Mondiale.

Monumento ai caduti di Anzio


La stele in questione si trova ad Anzio, in Piazza Garibaldi, e ricorda tutti i cittadini di Anzio caduti nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale. La città di Anzio, dal punto di vista bellico, è particolarmente legata allo sbarco di truppe angloamericane qui avvenuto nel 1944.
La stele è stata qui innalzata nel 2014.

Targa in memoria dei dipendenti dell'INAIL caduti nelle due guerre mondiali


La targa in questione si trova all'interno del palazzo dell'INAIL, in Via IV Novembre, nella parte compresa nel Rione Trevi, e ricorda i dipendenti dell'istituto caduti nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale.

Colpo di fulmine a San Paolo


Colpo di fulmine a San Paolo è il modo con cui abbiamo deciso di chiamare una storia che sta facendo parlare di sé, un racconto che apparentemente esce in parte dai temi tradizionali di questo sito ma in realtà non crediamo così, perché rappresenta un esempio di storia metropolitana contemporanea di Roma, una storia che chissà, magari nei libri di curiosità romane che usciranno tra un secolo sarà menzionata.
Il 16 maggio 2017, il 30enne Alessio era salito a bordo della Linea B della metropolitana di Roma alla fermata San Paolo, quando ha scorto una ragazza con cui ha condiviso il viaggio fino a Termini. Durante queste sei fermate, è scattato il colpo di fulmine, con tanto di "nodo allo stomaco" e alla fine un breve ma infinitamente meraviglioso e profondo sguardo. Ma è mancato il coraggio di un approccio.
A quanto pare, per il ragazzo protagonista della vicenda, non si è trattata di una semplice infatuazione come quella di chi, abituato a lunghi viaggi nei mezzi pubblici, si distrae nel vedere una bella ragazza e vi fantastica una storia d'amore, ma si è trattato di un vero e proprio colpo di fulmine, almeno a giudicare dalla reazione.
Nei giorni successivi, infatti, Alessio ha riempito la zona dell'Ostiense e numerose stazioni della metropolitana di volantini in cui parla del colpo di fulmine, di cosa gli è successo ed invita la ragazza, che descrive solamente parlando di una giovane donna con i capelli lunghi e sciolti, cuffie dello smartphone alle orecchie e jeans, e la infita a contattarlo ad un indirizzo mail creato ad hoc: colpodifulmineasanpaolo@gmail.com .
Ci auguriamo che questo articolo abbia nel suo piccolo contribuito a far trovare i due giovani.

Via degli Irpini


Via degli Irpini si trova nel Quartiere Tiburtino, nella parte nota come San Lorenzo, compresa tra Via dei Marrucini e Via Cesare De Lollis. La strada venne ufficialmente istituita nel 1911 e dedicata all'antica popolazione italica degli Irpini, che abitavano l'area ancora oggi nota come Irpinia. Questa strada, insieme alle limitrofe vie dei Marrucini, dei Dalmati, dei Vestini e dei Peligni erano dette, a causa della vicinanza con il cimitero del Verano, Via delle Anime Sante. Nel 1911, dunque, con l'urbanizzazione maggiore di queste strade, le si vollero uniformare alla toponomastica della zona che in quegli anni si stava ulteriormente sviluppando. I confini della strada, tuttavia, quando ancora non esisteva l'attuale Via De Lollis (nata come Via dei Battaglioni Universitari e che cambiò nome dopo la caduta del Fascismo) e soprattutto prima della realizzazione della Città Universitaria, erano leggermente diversi, ed anche parte dell'attuale Via dei Dalmati era inclusa in Via degli Irpini.
La strada fu alla fine degli anni '30 dunque di fatto divisa in due parti da Via dei Battaglioni Universitari (attuale Via De Lollis). Nel 1951, Via degli Irpini venne accorciata al solo tratto compreso tra Via dei Marrucini e Via De Lollis, di fatto una strada ad angolo retto e compresa nell'isolato della Città Universitaria.

Via della Lupa


Via della Lupa è una strada situata nel Rione Campo Marzio e compresa tra Largo della Fontanella di Borghese e Via dei Prefetti. Il nome di questa strada è dovuto ad una fontana con una lupa che allattava i due gemelli, addossata al palazzo Capilupi, all'angolo tra la strada e Via dei Prefetti, risalente al XVI Secolo e che recava una scritta in latino voluta da Ippolito Capilupi che era così traducibile "una lupa non feroce diede dolce latte ai gemelli; così qui accanto un mite lupo ti dona acqua, che perenne sgorga più dolce dello stesso latte, più pura dell'ambra, più fredda della neve. Di qui dunque con lucente secchio il solerte fanciullo e la giovane e la vecchia massaia portino a casa l'acqua; ma non si avvicinino alo zampillo cavalli ed asini, né il cane né il caprone vi bevano con la sporca bocca". Questa iscrizione è stata trasferita nel palazzo su Via dei Prefetti. La strada fino al 1921 era un vicolo e fu elevata al rango di via.
Nel 1946 fu posta nella strada una targa in memoria di Filiberto Zolito, antifascista ucciso a Forte Bravetta nel 1944 che qui abitava.
Come noto la Lupa è uno dei simbolo di Roma ed anche il simbolo della squadra di calcio A.S. Roma, di cui per questa ragione campeggia sulla targa stradale un adesivo.

Corso Duca di Genova


Corso Duca di Genova è una strada situata nel Quartiere Lido di Ostia Ponente e compresa tra il Piazzale della Stazione Lido e Piazza Vipsanio Agrippa. La strada nacque negli anni '30, quando iniziò ad essere urbanizzato il Lido di Ostia, e prese inizialmente il nome di Viale Regina Margherita. Nel 1938, tuttavia, per evitare confusione con i toponimi del resto di Roma, numerose strade omonime di Ostia cambiarono nome, tra cui appunto Viale Regina Margherita, che per l'occasione prese il nome di Corso Duca di Genova, in onore del Principe Tommaso di Savoia, ammiraglio e luogotenente nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Tra gli anni '20 e '30 questa strada, pensata come una delle arterie principali del nuovo Lido di Ostia, fu protagonista di numerosi importanti interventi architettonici. Nel 1926 vi venne costruito dall'architetto Camillo Palmerini un complesso ICP. Nel 1934 Ignazio Guidi vi costruì invece la Scuola Elementare Fratelli Garrone, mentre nel 1936 l'architetto Paolo Benadusi costruì la Casa del Balilla.
Successivamente, tra gli anni '60 e '70, in questa strada e nelle vie limitrofe vennero realizzati diversi edifici a carattere residenziale da parte dell'architetto Serena Boselli.
Diverse targhe stradali della strada riportano la scritta Quartiere XIX, pur trovandosi nel Quartiere XXXIII. Non si tratta però di un errore: il Quartiere Lido di Roma fu infatti, per un certo periodo, esistente con il numero XIX.

Targa in memoria di Ciro Menotti


la targa in questione si trova in Piazza Verbano, nel Quartiere Trieste, e ricorda Ciro Menotti, alpino della Julia, Medaglia d'Oro al Valor Militare, pronipote dell'omonimo Ciro Menotti, protagonista del Risorgimento. Il giovane alpino, che qui visse, morì nel 1942 in Russia nel corso della tragica campagna di Russia in cui morirono migliaia di alpini.

Vicolo Doria


Vicolo Doria è una strada del Rione Pigna compresa tra Piazza Venezia e Via del Corso. Essa si presenta come una stradina ad angolo retto che divide il Palazzo Doria Pamphilj (da cui il nome) ed il Palazzo Bonaparte. In precedenza la strada era detta Vicolo della Stufa, nome che era comune a molti vicoli di Roma e derivava dalle Stube, termine tedesco che a Roma divenne ben presto Stufa. Le stufe erano dei bagni terapeutici introdotti dai tedeschi a Roma a partire dal XVI Secolo. Questi luoghi si trasformarono ben presto in luoghi malfamati, dove era ben diffusa a prostituzione sia eterosessuale che omosessuale. Con il passare del tempo questi stabilimenti caddero in disuso, ma il nome rimase in alcune strade. Tuttavia, i Piemontesi, giunti a Roma, fecero diverse modifiche alla toponomastica cittadina togliendo i nomi da loro giudicati poco decenti, tra cui le stufe. Per questa ragione, nel 1871 venne cambiato il nome di questa strada in Vicolo Doria, dal vicino Palazzo Doria Pamphilj.
Tuttavia, accanto all'attuale targa stradale è presente ancora il vecchio nome dipinto sul muro.
Nella strada esisteva la libreria Borzi.

Targa in memoria del rastrellamento del Quadraro


La targa in questione si trova in Largo dei Quintili, nella parte del Quartiere Tuscolano nota come Quadraro, e ricorda il rastrellamento avvenuto appunto nel Quadraro il 17 Aprile 1944 per mano dei militari tedeschi, che fecero prigionieri circa 2.000 abitanti della zona per deportarli in Germania.
La targa in questione è stata qui posta il 17 Aprile 2001 dai Municipi VI e X.

Bandiera della Città del Vaticano


La bandiera della Città del Vaticano si presenta come un vessillo di forma quadrata, composto di due strisce verticali di colore giallo la prima e bianco la seconda. In questa seconda sono presenti le Chiavi di San Pietro incrociate, una in oro e l'altra in argento, sormontate dalla Tiara Papale. La bandiera si presenta in questo aspetto dal 1929, anno in cui, con i Patti Lateranensi, nacque il piccolo stato della Città del Vaticano, erede dello Stato Pontificio che nel 1870 aveva cessato di esistere dopo essere stato occupato dalle truppe piemontesi del neonato Regno d'Italia.
La bandiera dello Stato Pontificio era in origine di colore oro e porpora, gli stessi colori della Città di Roma, ma nel 1808 Papa Pio VII Chiaramonti volle sostituire il colore rosso nelle coccarde della Guardia Nobile con il bianco per evitare che le proprie truppe si confondessero con quelle Napoleoniche.
Lo stesso Papa, nel 1803 aveva istituito una bandiera mercantile dello Stato Pontificio di colore bianco con al centro la Tiara Papale e le Chiavi di San Pietro. Dal 1825, questa bandiera divenne di colore bianco e giallo, in tutto e per tutto simile all'attuale bandiera dello Stato della Città del Vaticano. Su questo stesso stile nacque nel 1862 la bandiera della fanteria Pontificia, di colore bianco e giallo senza però Chiavi e Tiara.
Il giallo ed il bianco della bandiera Vaticana rappresentano l'oro e l'argento, due metalli che, generalmente, non vengono messi insieme in vessillologia. Tuttavia, si tratta dei due metalli con cui sono realizzate le Chiavi di San Pietro, fatto che spiega la scelta insolita.
La bandiera della Città del Vaticano, oltre ad essere tra le poche bandiere nazionali di forma non rettangolare, nella carta fondamentale dello stato è allegata in un'immagine compresa di asta, in cui questa viene montata cimata di una lancia ornata di un drappo bianco e giallo frangiato in oro.

Via della Frezza


Via della Frezza è una strada situata nel Rione Campo Marzio, compresa tra Via del Corso e Via di Ripetta. La strada sorge in un'area che vide l'attuale assetto urbanistico nascere nel XVI Secolo, e le prime menzioni di essa risalgono proprio a quei tempi, quando è ricordata da Pompeo Ugonio come Via Frezzae seu Sagythae. Il nome deriverebbe dalla famiglia Frezza, cognome poi mutato in Freccia, che qui ebbe un palazzo oggi non più esistente, passato poi di proprietà agli Orsini.
Al centro della strada, all'angolo con il Vicolo delle Colonnette, la via si presenta come uno slargo che, per questo, era in passato detto "Lo spiazzetto". A quel tempo, attraverso una trave posta tra le finestre dei palazzi, qui si eseguiva il supplizio della corda per chi vi veniva condannato. Una delle finestre su cui si poggiava questa trave apparteneva all'abitazione della signora Pulieri, una pia donna che volle murarla per porvi una croce ove pregava per i condannati. La finestra è stata lasciata così anche dai successivi proprietari del palazzo.
Negli anni '30 del XX Secolo, gli sventramenti che portarono all'isolamento del Mausoleo di Augusto ed alla nascita dell'attuale Piazza Augusto Imperatore alterarono notevolmente l'aspetto di questa strada, eliminando di fatto il sopracitato spiazzetto e portando di fatto alla sostituzione di tutti gli edifici del lato sud.

La via risente solo parzialmente l'ampio traffico pedonale della zona del Tridente, ed ospita alcuni negozi, come una delle entrate del ristorante Gusto ed il bar Maneschi. Dal 2017 la strada è stata dotata di marciapiedi più ampi che permettono una migliore fruibilità da parte dei pedoni.

Targa in memoria di Karoly Torma


La targa in questione si trova in Via Padre Lombardi, ad Anzio, e ricorda Karoly Torma (Kudu 1829 - Anzio 1897), archeologo ungherese che qui visse. La targa è stata qui posta dal Ministero per il Patrimonio Culturale dell'Ungheria nel 2002.

Targa in memoria di Giuseppe Garibaldi


La targa in quesitone si trova in Via del Porto Innocenziano, ad Anzio, e ricorda il patriota Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807 - Caprera 1882), che in questa casa di proprietà di Zeffirino Cesarini dimorò.

Targa in memoria della visita del Beato Pio IX ad Anzio


La targa in questione si trova in Via del Porto Innocenziano, ad Anzio, e ricorda la visita del 1858 del Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) presso la cittadina, durante la quale visitò questo edificio. La targa è stata qui posta dall'agente camerale Cesare Manetti, proprietario della casa visitata dal Pontefice.

Targa in memoria delle donne uccise al Ponte dell'Industria


La targa in questione si trova in Via del Porto Fluviale, nel Quartiere Ostiense, a ridosso del Ponte dell'Industria, e ricorda le dieci donne che il 7 Aprile 1944 presero d'assalto il forno Tesei per ottenere alcune quantità di farina e, sorprese dai soldati nazisti, vennero uccise in questo luogo.
Le donne uccise furono: Clorinda Falsetti, Italia Ferracci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistolesi, Silvia Loggreolo.
La targa è stata qui posta nel 1997 in seguito a un'iniziativa dell'ex partigiana Carla Capponi.

Bandiera dell'Italia


La bandiera dell'Italia si presenta come un vessillo a tre colori verticali, ciascuno di eguali dimensioni (e perciò ognuno dei quali costituisce un terzo del campo della bandiera) di colore verde, bianco e rosso partendo dall'asta.
Si presenta in questo preciso formato dal 1947, ma la storia e la sua evoluzione iniziano molto tempo prima. Come tutti i tricolori di questo tipo, anche quello italiano deriva dalla bandiera adottata dalla Francia in seguito alla Rivoluzione Francese, che rappresenta tuttora il vessillo nazionale francese.
Al tempo della rivoluzione, in Italia si usava fare - tra i simpatizzanti della rivoluzione - coccarde simili a quelle bianche rosse e blu francesi, ma improvvisate con semplici foglie, e quindi verdi. Probabilmente si trova in questo fatto la scelta del verde al posto del blu nel tricolore italiano.
Dal 1796 si hanno diverse testimonianze dell'utilizzo in Italia di uno stendardo bianco rosso e verde. La prima menzione si ha nel Maggio 1796, a Cherasco, in Piemonte, quando venne firmato un armistizio tra le truppe francesi guidate da Napoleone Bonaparte e gli austro-piemontesi, in cui viene menzionata la presenza di tricolori bianco-rosso-verdi.
Sempre nel 1796 venne istituito un corpo militare, la Legione Lombarda, da parte delle truppe francesi in suolo italiano, composto appunto da lombardi, che ebbe come simbolo il tricolore bianco-rosso-verde.


Fu il 1796 l'anno in cui questo nuovo tricolore divenne, in Italia, di uso comune. Nacquero infatti numerosi stati creati dai francesi che occupavano la penisola ed ispirati ai valori della Rivoluzione Francese che avevano questo tricolore come proprio stendardo. Dopo che la guardia civica di Bologna adottò uno stendardo simile a quello della Legione Lombarda, toccò alla Repubblica Cispadana - stato creato nell'attuale Emilia - scegliere come propria bandiera un tricolore - con le strisce orizzontali anziché verticali -, considerato il primo tricolore bianco-rosso-verde adottato da uno stato, nonché considerata la prima espressione dell'attuale bandiera Italiana.
A scegliere tale bandiera fu Giuseppe Compagnoni, nell'ambito di una riunione svoltasi a Reggio Emilia, fatto che permette alla città emiliana di fregiarsi del titolo di Città del Tricolore ed al Compagnoni di essere ricordato come padre del Tricolore. La sala dove la decisione venne presa, oggi sede del Consiglio Comunale di Reggio Emilia, è oggi chiamata Sala del Tricolore.
Bandiera della Repubblica Cispadana
Nel 1797 la Repubblica Cispadana si unì alla Repubblica Transpadana, andando a formare la Repubblica Cisalpina. Il nuovo stato scelse come propria bandiera un tricolore simile in tutto e per tutto all'attuale bandiera dell'Italia.
Nel 1802 nacque invece la Repubblica Italiana, un nuovo stato legato alla Francia che come simbolo ebbe una bandiera sempre bianca rossa e verde ma non a strisce, bensì composta da un quadrato verde inscritto in un rombo bianco in campo rosso.
In seguito alla sconfitta di Napoleone, i tricolori in Italia sparirono dalle bandiere nazionali. Tuttavia, questi tre colori divennero uno dei simboli dei moti risorgimentali a sostegno dell'Unità d'Italia.
Alcune fonti - non concordi però - riportano che nel 1821 nei moti piemontesi si garrisse la bandiera tricolore, così come sembra che Ciro Menotti, nei moti del 1830 a Modena, abbia usato una bandiera di questi colori, e nel 1831 Giuseppe Mazzini scelse questa bandiera come simbolo della Giovine Italia.
Ma la grande diffusione di questa bandiera arrivò con i moti risorgimentali del 1848 a sostegno dell'Unità d'Italia, al punto che il Re di Sardegna Carlo Alberto, nell'andare in soccorso agli insorti di Milano decise di fornire le sue truppe di un tricolore con lo stemma del casato dei Savoia al centro: si tratta di quella che, di lì a poco, sarebbe divenuta la prima bandiera del Regno d'Italia. Lo stesso anno, il tricolore con stemma sabaudo divenne il vessillo ufficiale delle navi del Regno di Sardegna.
Nello stesso periodo, molti sovrani degli stati italiani preunitari, pressati dai moti insurrezionali, cambiarono la bandiera in un tricolore, bandiera che fu scelta anche da molti stati insorti - con piccole modifiche che ne connotassero l'aspetto territoriale - come la Repubblica di San Marco nata dall'insurrezione di Daniele Manin.
Nel 1859-1860, la Seconda Guerra d'Indipendenza vide la definitiva diffusione tra tutti coloro che volevano l'Unità d'Italia del Tricolore. Quando nel 1861 si andò a formare ufficialmente il Regno d'Italia, la bandiera adottata ufficialmente fu il Tricolore con al suo interno lo stemma dei Savoia.


Il Tricolore rimase così inalterato fino alla Seconda Guerra Mondiale, quando la monarchia italiana fu seriamente minacciata e resa impopolare dagli insuccessi bellici. La caduta del Fascismo il 25 luglio del 1943 ed il successivo armistizio di Cassibile dell'8 Settembre portarono alla nascita di un nuovo stato nel nord Italia fedele a Mussolini ed all'alleanza con la Germania nazista, la Repubblica Sociale Italiana, che scelse come proprio simbolo il Tricolore con un'Aquila poggiata su un fascio littorio. Di contro, anche i partigiani, riunitisi in gran parte nell'ambito del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) adottarono un Tricolore, con al centro una stella con scritto C.L.N..



In seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il Referendum del 2 Giugno 1946 sancì la fine della della Monarchia ed il passaggio alla Repubblica, fu scelta nel 1947 come bandiera il Tricolore senza alcun simbolo in mezzo.

Le primarie del Partito Democratico del 2017 a Roma



Il 30 Aprile 2017 il Partito Democratico ha svolto a Roma le primarie per scegliere il suo nuovo segretario. I candidati in campo erano, nello specifico, l'ex Primo Ministro e segretario uscente Matteo Renzi, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ed il presidente della Puglia Michele Emiliano. Ad avere la meglio a livello nazionale è stato Renzi, con circa il 70 per cento dei consensi, seguito da Orlando intorno al 20 e da Emiliano intorno al 10. Andiamo però a vedere come è andata a Roma non solo a livello cittadino, ma Municipio per Municipio.



VOTI PERCENTUALI

ROMA
Renzi 70,4
Orlando 22,23
Emiliano 7,35

I Municipio
Renzi 68,98
Orlando 24,4
Emiliano 6,61

II Municipio
Renzi 69,81
Orlando 23,60
Emiliano 6,57

III Municipio
Renzi 69,64
Orlando 22,55
Emiliano 7,80

IV Municipio
Renzi 70,90
Orlando 22,16
Emiliano 6,92

V Municipio
Renzi 68,02
Orlando 21,34
Emiliano 10,63

VI Municipio
Renzi 77,32
Orlando 14,52
Emiliano 8,14

VII Municipio
Renzi 69,53
Orlando 22,88
Emiliano 7,57

VIII Municipio
Renzi 66,66
Orlando 23,27
Emiliano 10,06

IX Municipio
Renzi 71,61
Orlando 20,92
Emiliano 7,45

X Municipio
Renzi 73,49
Orlando 17,69
Emiliano 8,81

XI Municipio
Renzi 70,17
Orlando 24,58
Emiliano 5,23

XII Municipio
Renzi 69,38
Orlando 23,48
Emiliano 7,13

XIII Municipio
Renzi 73,3
Orlando 20,41
Emiliano 6,22

XIV Municipio
Renzi 69,32
Orlando 25,03
Emiliano 5,64

XV Municipio
Renzi 74,15
Orlando 20,26
Emiliano 5,58



VOTI ASSOLUTI

ROMA
Renzi 54671
Orlando 17262
Emiliano 5714
Totale voti validi: 77644

I Municipio
Renzi 5312
Orlando 1879
Emiliano 509

II Municipio
Renzi 5936
Orlando 2007
Emiliano 559

III Municipio
Renzi 4267
Orlando 1382
Emiliano 478

IV Municipio
Renzi 2978
Orlando 931
Emiliano 291

V Municipio
Renzi 2942
Orlando 923
Emiliano 460

VI Municipio
Renzi 1917
Orlando 360
Emiliano 202

VII Municipio
Renzi 5443
Orlando 1795
Emiliano 594

VIII Municipio
Renzi 3449
Orlando 1204
Emiliano 521

IX Municipio
Renzi 3928
Orlando 1148
Emiliano 409

X Municipio
Renzi 3610
Orlando 869
Emiliano 433

XI Municipio
Renzi 2506
Orlando 878
Emiliano 187

XII Municipio
Renzi 3639
Orlando 1232
Emiliano 374

XIII Municipio
Renzi 2275
Orlando 633
Emiliano 193

XIV Municipio
Renzi 2872
Orlando 1034
Emiliano 234

XV Municipio
Renzi 3586
Orlando 980
Emiliano 270



Segnali di idranti in Viale Altiero Spinelli



Lungo Viale Altiero Spinelli, nel Quartiere Pietralata, si passa lungo alcuni edifici abbandonati, un tempo parte del complesso della vecchia Stazione Tiburtina. Sui pilastri di uno di questi, sono visibili due segnalazioni di idranti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale. Gli idranti erano indicati perché si potessero usare in caso di incendio successivo a un bombardamento: trovandosi questa struttura nell'ambito di uno scalo ferroviario, è facilmente motivatile che se ne trovino due in pochi metri (non sappiamo quanti ce ne fossero di preciso in tempo di guerra), dal momento che la Stazione Tiburtina era un bersaglio potenziale degli attacchi aerei degli Alleati.
Le due segnalazioni sono in un buono stato di conservazione, soprattutto se si pensa che si trovano su un edificio in stato di abbandono.

Targhe dei Cavalieri di Colombo


Le targhe in questione si trovano all'interno del Campo Conte Galeazzi dei Cavalieri di Colombo, in Via di Villa Giulia, nel Quartiere Pinciano, e sono tutte e tre legate ai Cavalieri di Colombo. La prima ricorda il cinquantenario della costruzione della vicina Chiesa di Sant'Eugenio, realizzata su un terreno di proprietà dei Cavalieri di Colombo nel 1923, ed è stata qui posta nel 1973.
La seconda ricorda la visita da parte del Cavaliere Supremo Virgil C. Dechant a questo campo avvenuta nel 1978 dopo una riunione dei Cavalieri di Colombo nella Città del Vaticano.
In entrambe le prime due targhe si fa inoltre riferimento a un'udienza speciale in omaggio al Papa Beato Paolo VI Montini (1963-1978)
La terza ricorda invece come nel 1993 il Supremo Consiglio dei Cavalieri di Colombo abbia reso omaggio in un'udienza al Papa San Giovanni Paolo II Wojtyla (1978-2005) ed abbia poi visitato questo campo.

Arcosolio di Benedetto XIV


L'Arcosolio di Benedetto XIV è una fontana che attualmente si trova in Via Flaminia, nella parte che ricade nel Quartiere Pinciano.
Le origini di questa fontana, nata con la duplice funzione di fontana ed abbeveratoio, risale al 1552, quando venne realizzata da Bartolomeo Ammannati insieme alla vicina Fontana di Papa Giulio III all'ingresso del nuovo complesso di Villa Giulia. Essa era costituita da una vasca di granito di origine termale, che riceveva acqua da un mascherone insito in una conchiglia.
Dopo che il flusso d'acqua venne interrotto, la fontana tornò ad essere attiva nel 1672, quando il Cardinale Federico Borromeo acquistò la villa e fece inserire la fontana in un nuovo prospetto architettonico. Dopo una nuova decadenza della fontana, Papa Benedetto XIV Lambertini (1740-1758) ne ordinò un restauro in vista dell'Anno Santo del 1750 affinché potesse servire i numerosi pellegrini attesi a Roma provenienti dalla Via Flaminia.
Nel XIX Secolo si decise di trasferire la fontana, pur mantenendo le iscrizioni relative ai lavori del Cardinale Borromeo e di Benedetto XIV nella collocazione originaria, dove nel frattempo, nel 1934, è stata costruita la Fontana delle Conche. La fontana andò ad essere dunque collocata presso il fienile che fu casa anche del pittore Mariano Fortuny (come peraltro una targa ricorda).
Nel 1965, la Cassa del Notariato commissionò un restauro del fienile e, con l'occasione, fece di nuovo spostare la fontana, collocandola alcuni metri più a nord, su un muro di calcestruzzo ondulato realizzato dall'architetto Spaccarelli.

Bunker di Piazza San Pietro in Montorio


In Piazza San Pietro in Montorio, nel Rione Trastevere, è possibile vedere una strana costruzione a forma di fungo realizzata in cemento armato. Si tratta di un'apertura d'areazione di quello che, durante la Seconda Guerra Mondiale, era un bunker attivo nella zona a disposizione degli abitanti in caso di bombardamenti Anglo-Americani.
Con tutta probabilità, l'accesso a tale bunker poteva avvenire da un ingresso alle pendici del colle del Gianicolo ancora ben visibile in Via della Paglia, fino a poco tempo fa sede di un meccanico ed oggi invece occupato dal ristorante e coktail bar Santo Trastevere.

Targa in memoria di Salvatore Spadari


La targa in questione si trova nel Traforo Umberto I, nel Rione Monti, e ricorda Salvatore Spadari, nella parte compresa nel Rione Monti, e ricorda Salvatore Spadari, imprenditore che nel 1913 realizzò il traforo in questione.

Nido di Vespe di Lucamaleonte


Il murale in questione si trova in Via Monte del Grano, nella parte del Quartiere Tuscolano nota come Quadraro, ed è un'opera di streetart realizzata dall'artista Lucamaleonte in occasione dei 70 anni dal rastrellamento del Quadraro, cui l'opera, per quanto apparentemente rappresenti tutt'altro, è strettamente legata.
Il murale infatti rappresenta delle grandi vespe che passano sopra alcune linee geometriche che sembrano a tutti gli effetti un'alveare, appunto il nido di vespe cui è dedicata l'opera. Tuttavia, nido di vespe è anche il modo con cui i militari nazisti chiamavano il Quadraro, zona ad altissima concentrazione antifascista, ai tempi dell'occupazione tedesca di Roma tra il 1943 e il 1944.
Per cercare di porre fine all'attività nella zona, le truppe della Germania nazista misero a punto l'operazione Walfisch, in italiano nota come operazione Balena, che consisteva in un grande rastrellamento dell'intero quartiere.
Il 17 Aprile 1944, a partire dalle ore 4 della mattina, , le truppe tedesche rastrellarono oltre 2.000 persone, deportandone nei campi di concentramento in Germania circa 1.000, molte delle quali trovarono la morte.

Targa in memoria del 25 Aprile 1945


La targa in questione si trova a Scandicci, in Provincia di Firenze, e ricorda la Liberazione dell'Italia dall'occupazione della Germania Nazista avvenuta il 25 Aprile 1945.