Settizonio



Il Settizonio (in latino Septizonium) era un edificio monumentale che sorgeva lungo il lato sudest del colle Palatino, nell'attuale Rione Campitelli. Si trattava di un edificio monumentale, una sorta di ninfeo, risalente al 203 dopo Cristo - l'epoca dell'Imperatore Settimio Severo - la cui funzione non è ancora stata del tutto chiarita.
Il misterioso nome, Settizonio, è intanto di natura incerta. Alcuni studiosi hanno pensato che ciò potesse indicare una struttura divisa in sette sezioni, ma le incisioni e le ricostruzioni ci mostrano un edificio diviso in tre sezioni. Un'altra ipotesi parla invece di una struttura che contenesse le statue delle sette divinità planetari: Saturno, Sole, Luna, Marte, Mercurio, Giove e Venere.
Quello che sembra confermato, è che il Settizonio fosse una tipologia monumentale ben definita e diffusa, presente anche in altre città oltre a Roma. Si ha notizie infatti di edifici con questo nome in altre città dell'Impero Romano, soprattutto nel Nordafrica, come Cincari, Henschir Bedd, Lambaesys e Lilybaeum.
Anche a Roma, prima della costruzione del Settizonio del 203, esisteva con tutta probabilità un'altra versione di tale edificio, risalente al 40 dopo Cristo se non addirittura poco prima, notizia che tenderebbe a confermare che quella del Septizonium fosse una tipologia di edifici affermata.
Ad ogni modo, Settimio Severo volle realizzare un grande edificio di una lunghezza di circa 100 metri nella valle tra il Palatino ed il Celio, fornendo così una scenografia monumentale di quel lato del Colle rivolta a chi arrivava dall'Appia, idealmente in modo particolare dal Nordafrica, terra d'origine dell'Imperatore.
L'aspetto ci è noto grazie alla Formae Urbis e ad incisioni rinascimentali, e ricorda molto un fondale teatrale in cui si aprivano tre grandi nicchioni e diviso su tre piani colonnati. Lo stile ricorda molto quello dell'Asia Minore, come dimostrano le analogie con il ninfeo di Mileto.
La struttura fu anche per un certo periodo tomba di Geta, figlio di Settimio Severo, su cui però Caracalla impose la damnatio memoriae.


L'edificio iniziò ad andare in rovina nel Medioevo, e lo era sicuramente nell'VIII Secolo, in cui, come molti monumenti abbandonati, venne fortificato da una famiglia nobile. Nel caso del Settizonio, esso rientrò nel sistema di fortificazioni che i Frangipane avevano realizzato nell'area e che comprendeva anche il Colosseo. I resti erano divisi in due parti, dal momento che il settore centrale della struttura centrale era crollata, che furono chiamati Septem Solis Maior e Septem Solis Minor. Nell'ambito delle fortificazioni fu realizzata anche la Torre della Moletta, ancora esistente al Circo Massimo.
Il Settizonio nel Medioevo era sicuramente una struttura, pur se di mutata funzione, molto importante, al punto che nel 1198 vi si tenne il Conclave in cui fu eletto Papa Innocenzo III.
Nel 1223 nelle fortificazioni dei Frangipane Jacopo de' Settesoli, vedova di Graziano Frangipane e terziaria francescana, ospitò il suo amico San Francesco d'Assisi. Il nome "de' Settesoli" deriva appunto dal Settizonio, che nel Medioevo venne chiamato in questo modo.
Nel XVI Secolo, quando le fortificazioni erano state abbandonate, Papa Sisto V ebbe bisogno di materiali per il suo ambizioso programma di rinnovamento per Roma: fu così che decise di utilizzare i marmi e le pietre del Settizonio.
Tra il 1588 ed il 1589, sotto la direzione dell'architetto Domenico Fontana, i marmi del Settizonio furono utilizzati per il basamento dell'obelisco di Piazza del Popolo, per il restauro della Colonna Antonina, per la Cappella del Presepio di Santa Maria Maggiore,  per la Casa dei Mendicanti a Ponte Sisto, per il lavatore delle Terme di Diocleziano, per la facciata Nord di San Giovanni in Laterano con il cortile e la scalinata e per la Chiesa di San Girolamo degli Schiavoni.

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