Piazzale 12 Ottobre 1492

Piazzale 12 Ottobre 1492 negli anni '90
Piazzale 12 Ottobre 1492 si trova nel Quartiere Ostiense, alla confluenza di Via Giovanni Benzoni, Via Pellegrino Matteucci e Piazza Giovanni da Verrazzano. Questa piazza ha origine quando nel 1990 viene realizzato al lato sud dei binari della Stazione Ostiense l'Air Terminal, ovvero uno scalo ferroviario per i treni diretti all'Aeroporto di Fiumicino, progettato da Julio Lafuente e Giulio Sanrocchi in occasione dei Mondiali di Calcio del 1990.
A completare la piazza l'edificio a silos, anch'esso parte del progetto di Lafuente, che oggi ospita il negozio di giocattoli Rocco Balocco.
Progetto dell'area della piazza
La costruzione di questa struttura - i cui progetti avevano avuto origine già nel 1985 - portò alla nascita di un grande piazzale di fronte a essa che nel 1992 prese il nome di Piazzale 12 Ottobre 1492, in onore della data in cui Cristoforo Colombo scoprì l'America: una scelta toponomastica che gradualmente porterà la zona a vedere le strade chiamate in onore di fatti, luoghi e persone legati alla scoperta dell'America.
Negli anni a seguire, il Terminal cadde in decadenza dal momento che non fu considerato sufficientemente vicino né alla Via Ostiense né alla Via Cristoforo Colombo per essere valorizzato ed usato a pieno: le corse dei treni quindi cessarono ed il luogo si trasformò in un rifugio per i senzatetto. Nel 2012, tuttavia, esso venne rilevato dall'azienda Eataly che vi fece uno dei suoi principali spazi commerciali d'Italia.
Il 12 Ottobre 1492 il navigatore genovese Cristoforo Colombo, partito il 4 Agosto dal porto spagnolo di Palos, raggiunse le Isole Lucaie (attuali Bahamas), scoprendo così l'America.

Altri siti che ne parlano:
Air Terminal Ostiense - in ArchiDiap

Via Abate di Tivoli

Via Abate di Tivoli è una strada della Zona Settecamini, compresa tra Via Quintiliolo e Via Lanfranco Cigala ed oltre. La strada fu istituita nel 1992, quando alle vie di quest'area si decise di attribuire nomi legati alla storia della vicina città di Tivoli. Per questa strada si decise il nome dell'Abate di Tivoli, poeta attivo nel XIII Secolo.

Via Abate Ugone

Via Abate Ugone è una strada situata nella parte del Quartiere Gianicolense nota come Monteverde, compresa tra Via Fonteiana e Piazza di Donna Olimpia. Questa strada venne istituita nel 1929, e ricorda l'Abate Benedettino che fece realizzare i due pulpiti in marmo della vicina Basilica di San Pancrazio nel XIII Secolo.
La strada venne tracciata negli anni in cui venne realizzato il vicino complesso di case popolari di Donna Olimpia.
Una targa lungo la strada ricorda Pier Paolo Pasolini, che visse nella zona di Monteverde.
Lungo la strada si trova anche la storica Osteria Palmira.

Via Abascanto

Via Abascanto è una strada del Quartiere Appio-Pignatelli, compresa tra Via Atimeto e Via Crasso. La strada venne istituita nel 1953 e dedicata ad Abascanto, liberto dell'Imperatore Domiziano, divenuto molto potente al punto da diventarne segretario e da vedersi dedicato da Stazio il quinto libro delle Silvae. Abascanto è qui ricordato perché sull'Appia Antica volle costruire un sepolcro per la moglie Priscilla.

Via Abano Terme

Via Abano Terme è una strada situata nel Suburbio Della Vittoria, che parte da Via Brunate senza uscita. Essa è dedicata al comune della Provincia di Padova noto per essere una località termale. La strada è stata istituita nel 1965.

Via Emilia


Via Emilia è una strada del Rione Ludovisi compresa tra Via Vittorio Veneto e Via Lazio. Essa venne istituita nel 1887, quando vennero ufficialmente create le nuove strade dell'area un tempo occupata da Villa Ludovisi e vennero attribuiti loro i nomi delle regioni d'Italia. Questa strada fu quindi chiamata come la regione dell'Emilia.
Lungo la strada si trovano diverse Edicole Sacre raffiguranti la Madonna col Bambino, una risaente al XIX Secolo, un'altra sempre del XIX Secolo ed una terza del XX Secolo.
Come gran parte delle strade limitrofe a Via Veneto, è ricca di ristoranti, bar e dancing che erano molto frequentati ai tempi della Dolce Vita, negli anni '60, quando Via Veneto era il centro della mondanità di Roma.

Antico Caffè Greco



L'Antico Caffè Greco è un caffè situato in Via Condotti, nel Rione Campo Marzio. Fondato nel 1760, esso è il terzo più antico esercizio commerciale al mondo ad essere ancora attivo. Le prime notizie, risalenti a quell'anno, parlano di questo caffè come gestito da Nicola di Madalena, probabilmente un levantino, da cui fu preso il nome di Caffè Greco.
All'inizio del XIX Secolo la zona nei dintorni di Piazza di Spagna risultava abitava da numerosi artisti e letterati stranieri che si recavano a Roma per il Grand Tour: il Caffè Greco divenne perciò un loro punto di riferimento. A tale riguardo, esistono diversi schizzi del pittore tedesco Carl Philipp Fohr in cui si vedono diverse personalità del XIX Secolo all'interno dello storico caffè.
Fu frequentato anche dal Cardinale Gioacchino Pecci prima di diventare Papa Leone XIII, da Silvio Pellico, Giacomo Leopardi, Friedrich Overbeck, Hans Christian Adersen e numerosi altri artisti, letterati e personaggi celebri, di molti dei quali sono custoditi i ricordi nella Sala Omnibus del Caffè.

Dal 1940 ogni mese nel Caffè si riunisce il Gruppo dei Romanisti, un esclusivo gruppo di studiosi di Roma che pubblica ogni anno, il 21 Aprile, la Strenna dei Romanisti, in cui raccoglie i propri studi.
Il Caffè Greco mantiene al suo interno una vastissima collezione fatta di oltre 300 opere esposte nelle sale.
Nel 1953 il Ministero della Pubblica Istruzione ha dichiarato il Caffè Greco luogo di particolare interesse, come ricorda una targa posta fuori del locale.

Altri siti che ne parlano:
Antico Caffè Greco - Sito ufficiale
Antico Caffè Greco - in Wikipedia

Largo Antonio Sarti


Largo Antonio Sarti si trova nel Quartiere Flaminio, compreso tra Via Donatello e Lungotevere Flaminio. Tale slargo lungo il lungotevere venne dedicato nel 1930 all'architetto Antonio Sarti (Budrio 1797 - Roma 1880), in linea con la toponomastica della zona.
Da questo largo sarebbe dovuto partire un ponte che però non è mai stato realizzato.

Altri siti che ne parlano:
Largo Antonio Sarti - in Info Roma

Mappa di Roma del Touring Club Italiano del 1939

Clicca sulla mappa per ingrandirla

La mappa di Roma del 1939 realizzata da Touring Club Italiano lascia un'interessante fotografia di come si presentava la Capitale allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Via Flavia Tiziana


Via Flavia Tiziana è una strada della parte del Quartiere Ardeatino nota come Tor Marancia, compresa tra Viale Carlo Tommaso Odescalchi e Via di Santa Petronilla. Essa venne istituita formalmente nel 1938 quando furono dati i nomi alle strade dell'allora borgata di Tor Marancia. La scelta toponomastica fu di dare alle strade nomi legati alle diverse catacombe presenti nella zona: questa strada fu dedicata a Flavia Tiziana, patrizia romana convertitasi al Cristianesimo e per questo martirizzata e, successivamente, sepolta nelle vicine Catacombe di Domitilla.


La zona successivamente subì alcuni cambiamenti urbanistici (a partire dal passaggio della Via Cristoforo Colombo e il risanamento della borgata) e, di conseguenza, toponomastici, ma questa strada non cambiò nome. Oggi dalla strada si può ancora accedere ai lotti popolari della vecchia Tor Marancia, rimasti conservati anche in seguito a questi cambiamenti.
Una curiosità: la targa stradale della strada riporta la scritta "Q. X" anziché "Q. XX" come sarebbe corretto per una strada che fa parte dell'Ardeatino. Non si tratta di un errore, ma del fatto che quando venne istituita essa era parte del Quartiere Ostiense.

Il Peso della Storia di Jaz


Il Peso della Storia è un'opera di streetart dell'artista argentino di origini italiane Jaz situata in Via di Tor Marancia, nella parte del Quartiere Ardeatino nota come Tor Marancia. Quest'opera fa parte del progetto di streetart Big City Life, con cui le facciate dei palazzi popolari della strada sono state rivitalizzate grazie ad una serie di 22 opere realizzate da 20 diversi artisti.
Quella di Jaz è stata l'opera pilota del progetto e rappresenta un lottatore che ne tiene un altro sulle spalle.

Altri siti che ne parlano:
JAZ for Avanguardie Urbane - in Il Gorgo

Piazza di Sant'Eurosia


Piazza di Sant'Eurosia è una piazza situata nella parte del Quartiere Ostiense nota come Garbatella, lungo Via delle Sette Chiese alla confluenza tra Via Giustino De Jacobis, Via Antonio Rubino, Via Lorenzo Da Brindisi e Via Filippo Tolli.
Tale piazza fu istituita nel 1925 e prese il nome dalla vicina Chiesa di Sant'Eurosia, una piccola chiesa di campagna inglobata dalla città con la costruzione della Garbatella, che si affaccia su Via delle Sette Chiese.
La Piazza di Sant'Eurosia è dominata da un caratteristico e scenografico arco in stile barocchetto risalente al 1930 ed opera dell'architetto Giovanni Battista Trotta che unisce il Lotto XXXII al Lotto XXXVII.
Questa piazza compare nel film Caro Diario di Nanni Moretti del 1993, nello specifico quando il regista/protagonista gira Roma in vespa e, tra i numerosi luoghi da cui passa, c'è anche questa caratteristica piazza.

Viale Indro Montanelli


Viale Indro Montanelli è una strada situata nella parte del Suburbio Trionfale nota anche come Torresina, e parte da prima di Via Ruggero Orlando per terminare oltre Via Maria Grazia Cutuli. Tale strada rappresenta l'asse portante del nucleo principale di Torresina, area costruita a partire dai primi anni 2000.
Il quartiere intero venne dedicato a grandi giornalisti italiani, e questa strada, la più importante, fu dedicata al celebre Indro Montanelli (Fucecchio 1909 - Milano 2001). Tale strada è stata dedicata ad Indro Montanelli grazie ad una deroga del prefetto alla legge 1188 del 23 Giugno 1927 secondo cui non possono essere dedicate strade a persone morte da meno di 10 anni, a meno che non sia autorizzato dal prefetto.

Targa in memoria dello spostamento di sede dell'Accademia di San Luca


La targa in questione si trova all'interno di Palazzo Carpegna, sede dell'Accademia di San Luca, in Piazza dell'Accademia di San Luca, nel Rione Trevi, e ricorda come nel 1934 la sede della prestigiosa accademia venne spostata in questo palazzo, dove si trova ancora oggi. Nella targa sono citati il Re Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini, l'allora Governatore di Roma Francesco Boncompagni Ludovisi e l'allora capo dell'Accademia Gustavo Giovannoni.

Monumento al Leone di Giuda

Il Monumento al Leone di Giuda a Roma sotto l'Obelisco ai caduti di Dogali
Il Monumento al Leone di Giuda attualmente si trova ad Addis Abeba, in Etiopia, nella piazza della Stazione Ferroviaria, suo luogo originario di collocazione, ma per circa 23 anni questo monumento è stato a Roma.
Il Leone di Giuda, simbolo della tribù ebraica di Giuda, è anche il simbolo degli imperatori d'Etiopia, e il Negus Hailé Selassié volle nel 1930 che venisse realizzata una statua del Leone di Giuda da porre sulla piazza della Stazione Ferroviaria di Addis Abeba per celebrare la sua incoronazione, avvenuta il 2 Novembre di quell'anno.
L'opera venne realizzata dallo scultore francese Georges Gardet in bronzo dorato e posta su un piedistallo di granito nero con i ritratti a rilievo dello stesso Hailé Selassié, del negus Menelik II, dell'imperatrice Zauditté e del ras Maconnen Uoldamicael.
Nel 1936 l'Italia in seguito alla Guerra d'Etiopia occupò militarmente il paese e con esso la città di Addis Abeba, proclamando l'Impero e creando la colonia dell'Africa Orientale Italiana, di cui l'Etiopia divenne parte.
In questa occasione il governo italiano volle trasportare a Roma l'Obelisco di Axum, che venne collocato di fronte all'allora Ministero delle Colonie, oggi sede della FAO, ed il Monumento al Leone di Giuda.
Quest'ultimo venne collocato l'8 Maggio 1937 (primo anniversario della proclamazione dell'Impero) sotto l'Obelisco di Dogali - nel Rione Castro Pretorio - con un gesto simbolico: si voleva così simboleggiare la vendetta dei cinquecento militari italiani caduti nella Battaglia di Dogali con la conquista dell'Etiopia.
Il 15 Giugno 1938 Zerai Deres, interprete eritreo, improvvisò una protesta contro l'occupazione italiana dell'Etiopia di fronte a questo monumento: interrotto, accoltellò diverse persone. Per questa ragione venne internato presso l'Ospedale psichiatrico di Barcellona Pozzo di Gotto, dove morì nel 1945.  In Etiopia Deres è oggi considerato un eroe nazionale.

Il Monumento al Leone di Giuda ad Addis Abeba
Finita la Seconda Guerra Mondiale l'Etiopia, tornata indipendente, chiese la restituzione del Monumento al Leone di Giuda, che avvenne nel 1960, dove fu nuovamente collocato di fronte alla Stazione.
Nel 1974 il Negus fu rovesciato da un colpo di stato filocomunista. Il nuovo regime pensò inizialmente di rimuovere il Monumento al Leone di Giuda, considerato simbolo del passato regime, ma molti veterani della guerra contro l'Italia riuscirono a far pressioni per mantenerlo come simbolo della resistenza etiope.

Targa in memoria di Mario Riva


La targa in questione si trova all'interno del Teatro Sistina, nel Rione Colonna, e ricorda il conduttore televisivo ed attore Mario Riva (Roma 1913 - Verona 1960), che nel 1950 inaugurò il teatro dove si trova. La targa è stata qui posta dal Teatro Sistina il 13 Febbraio 1961.

Targa in memoria di Alberto Di Battista


La targa in questione si trova in Viale Regina Margherita, nel tratto compreso nel Quartiere Salario, e ricorda Alberto Di Battista (Roma 1922 - Poggio Mirteto 1944), partigiano morto durante la Guerra di Liberazione. La targa è stata qui posta da "i compagni a ricordo".

Targa in memoria di Vittorio Fattori


La targa in questione si trova in Viale Regina Margherita, nella parte compresa nel Quartiere Salario, e ricorda Vittorio Fattori (1900-1944), antifascista morto durante la Guerra di Liberazione che qui visse.
La targa è stata qui posta da "i compagni".

Targa in memoria di Nello Donnini


La targa in questione si trova in Viale Regina Margherita, nella parte compresa nel Quartiere Salario, e ricorda Nello Donnini (Roma 1923 - Poggio Mirteto 1944), partigiano caduto in Sabina durante la Guerra di Liberazione che qui visse.
La targa è stata qui posta da "i compagni a ricordo".

Targa in memoria di Federico Mistral


La targa in questione si trova in Via San Nicola da Tolentino, nel Rione Trevi, e ricorda il pittore francese in lingua occitana Federico Mistral (Maillane 1830 - Maillane 1914), Premio Nobel per la Letteratura nel 1904, che qui visse nel 1891.
La targa è stata qui posta dalla Reale Accademia d'Italia e dal Comitato Mitragliano il 26 Ottobre 1930.

Targa in memoria di Augustus Saint-Gaudens


La targa in questione si trova in Via San Nicola da Tolentino, nel Rione Trevi, e ricorda lo scultore statunitense nativo di Dublino Augustus Saint-Gaudens (Dublino 1848 - Cornish 1903), che qui ebbe il proprio studio tra il 1871 ed il 1875.

Space Invader di Piazza Bartolomeo Romano


Lo Space Invader in questione si trova in Piazza Bartolomeo Romano, nella parte del Quartiere Ostiense nota come Garbatella, ed è stato realizzato dall'artista francese Invader.

Via di Bravetta


Via di Bravetta è una strada del Suburbio Gianicolense, compresa tra Largo Don Luigi Guanella e Via della Casetta Mattei. Si tratta di una strada di origini molto antiche, esistente già quando questa zona era campagna. Essa - come la vicina Via di Brava e come Via Bravaria - deve il proprio nome all'antica famiglia Brava (o dei Bravi), che qui aveva il proprio fundus, che arrivava fino alla vicina zona di Via di Brava. Una tenuta molto vasta ed anche importante, dal momento che qui vi fu rinvenuto un impianto di drenaggio romano con un'iscrizione in onore della Dea Diana.
Lungo questa strada nel XVII secolo Zenobio Baldinotti costruì la propria villa, passata nel XIX Secolo al Duca di York e per questo nota oggi come Villa York, il cui ingresso è attualmente però sul Vicolo di Forte Bravetta.
Tra il 1877 ed il 1883 in questa strada venne realizzato lungo questa strada il Forte Bravetta, uno dei forti realizzato dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia per la difesa della città. La storia di questo forte è tuttavia legata soprattutto al periodo tra il 1943 ed il 1944 in cui Roma fu occupata dai tedeschi. In tale periodo, il Forte Bravetta fu la sede delle esecuzioni capitali degli antifascisti, e in  tutto il periodo dell'occupazione vi vennero fucilati 68 membri di diverse organizzazioni appartenenti alla Resistenza.
Nel XX Secolo alcuni edifici sorsero in questa strada, che iniziò ad essere abitata nei primi decenni anche senza essere inserita nel tessuto urbano dell'epoca. Qui nel 1930 l'architetto Armando Brasini costruì il grande complesso di Gesù Buon Pastore, nato per essere una Chiesa-Ospedale e realizzato con una maestosa e scenografica architettura neobarocca. L'opera risulta imponente, nel perfetto stile brasininano, tanto più se pensiamo che all'epoca questa zona era campagna. Tuttavia, il complesso del Buon Pastore non fu più utilizzato come Chiesa-ospedale, ed oggi è sede di diversi istituti scolastici.
Successiva, risalente al 1936, è invece la Chiesa del Santissimo Crocifisso, opera di Tullio Rossi, adiacente alla quale è anche presente il Convento dei Missionari Oblati di Maria Immacolata.
Nella strada abitò Alberto Fantacone, avvocato e tenente dei Bersaglieri che aderì alla Resistenza e fu per questo ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine. Fantacone è per questa ragione ricordato da una targa sulla strada. Sulla strada sono inoltre presenti un'Edicola Sacra della Madonna del Divino Amore ed un monumento che ricorda i caduti della zona.

Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro


Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro è una strada del Rione Borgo, compresa tra Borgo Santo Spirito e Via della Conciliazione. Originariamente questo tratto di strada era un tratto della vicina Via dei Penitenzieri, ma quando negli anni '40 la zona venne sconvolta dai cambiamenti urbanistici dovuti alla realizzazione di Via della Conciliazione, essa urbanisticamente divenne estranea a Via dei Penitenzieri.
Fu così che nel 1946 il Comune di Roma decise di dare a questa strada il nome di Via dei Cavalieri del Santo Sepolcro, per celebrare l'Ordine del Santo Sepolcro che nel vicino Palazzo dei Penitenzieri (che oggi si affaccia su Via della Conciliazione) ha una delle sue sedi.
Nella strada è presente anche la Istituto Scolastico Pio IX.

Vicolo dell'Avila


Vicolo dell'Avila è una strada situata nel Rione Ponte, compresa tra Via del Governo Vecchio e Via di Monte Giordano. Esso deve il proprio nome alla famiglia Avila, che qui - all'angolo con Via di Monte Giordano - aveva il proprio palazzetto seicentesco. La famiglia era di origine spagnola, ma a Roma nel XVI Secolo era diventata nota.

Colonna dell'Immacolata


La Colonna dell'Immacolata si trova in Piazza di Spagna, nel Rione Campo Marzio. L'origine di questo monumento affonda le proprie radici nella promulgazione da parte di Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti del dogma dell'Immacolata Concezione, avvenuta nel 1854, che sancisce come Maria sia stata concepita senza alcun peccato e non ha mai commesso alcun peccato durante la sua vita. Un dogma molto importante, sancito in anni in cui l'Immacolata Concezione fu al centro di due celebri quanto venerate apparizioni mariane: quella di Rue de Bac del 1830 e, successivamente, quella di Lourdes del 1858.
Fu così che nel 1854, quando il dogma fu approvato, il Papa decise di celebrare l'Immacolata Concezione con una colonna, che decise di far collocare nei pressi dell'ambasciata di Spagna, dal momento che questo paese era tra quelli che si erano mostrati più attivi nella sua difesa.
Si decise quindi di realizzare il monumento in Piazza di Spagna. La struttura fu progettata dall'architetto Luigi Poletti e consiste in un basamento su cui poggia una colonna di marmo cipollino alta 11,81 metri su cui poggia una statua in bronzo della Madonna, opera dello scultore Giuseppe Obici. La colonna era stata rinvenuta nel 1777 durante alcuni scavi presso il monastero di Santa Maria della Concezione a Campo Marzio. Agli angoli del basamento sono presenti quattro statue, raffiguranti David (di Adamo Tadolini), Isaia (di Salvatore Revelli), Ezechiele (di Carlo Chelli) e Mosè (di Ignazio Giacometti).
A finanziare la colonna fu il Re delle Due Sicilia Ferdinando II, come atto che pose simbolicamente fine allo scontro tra il Papa e Napoli relativo alla Chinea, la tassa che il Regno di Napoli storicamente pagava al Papa che formalmente concedeva loro il feudo.
La Colonna dell'Immacolata alla fine del XIX Secolo
L'inaugurazione della Colonna dell'Immacolata avvenne l'8 Dicembre 1857, in occasione della ricorrenza religiosa. Il lavoro venne terminato da 220 pompieri guidati dall'architetto Poletti. Alla cerimonia il Papa non presenziò. Una storia falsa, creata in ambienti anticlericali che all'epoca stavano prendendo piede a Roma, vuole che la popolazione fu contenta dell'assenza di Pio IX poiché era considerato un menagramo. In realtà non vi sono testimonianze che dimostrano tale fama (il Papa è oltre tutto venerato come Beato dalla Chiesa) e molte fonti riportano come gli anticlericali - fortemente avversi a Pio IX - abbiano messo in giro tale assurda voce.
Ogni anno la Colonna dell'Immacolata è al centro delle celebrazioni dell'8 Dicembre per la festa dell'Immacolata Concezione. Dal 1923 i pompieri, in memoria dei loro 220 colleghi che inaugurarono il monumento, rendono un omaggio di fiori alla statua della Madonna, mentre dal 1953 il Papa è regolarmente presente alla cerimonia.
L'ambasciata spagnola, di fronte alla Colonna dell'Immacolata, attende la visita di Papa Francesco con lo stemma Pontificale e quello di Spagna

Targa in memoria di Juri


Nel cortile situato tra i lotti della Garbatella tra Via della Garbatella e Via Luigi Fincati, nel Quartiere Ostiense, è presente una targa con scritto "A Juri", che reca in cima la scritta "Rione Garbatella" ed in basso a destra "Gli amici".

Santa Teresa in Monserrato


La Chiesa di Santa Teresa in Monserrato si trovava appunto in Via di Monserrato, nel Rione Regola. Esse venne realizzata dai Carmelitani Scalzi nel 1759, anno in cui acquistarono il Palazzo Rocci, posto grossomodo di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Monserrato. Nel Palazzo, infatti, i Carmelitani trasferirono la Curia Generalizia, che si trovava nel Palazzo Barberini ai Giubboni.
La Chiesa era di dimensioni ridotte, tanto da essere chiamata anche Santa Teresina: del suo aspetto rimane come testimonianza un acquerello di Achille Pinelli risalente al 1835. Da esso vediamo come la facciata della Chiesa fosse inserita nella facciata del palazzo e consisteva in un portale decorato sormontato da un'immagine di San Paolo della Croce, che insieme a Santa Teresa è uno dei protettori dell'ordine.
L'interno era costituito da un'unica navata, in cui si trovavano dipinti di Gaspare Serinari e Giuseppe Peroni trasferiti dalla Chiesa di Piazza del Monte. Dopo che i Carmelitani si trasferirono presso la Chiesa di Santa maria della Vittoria, nel 1880 la Chiesa di Santa Teresa in Monserrato scomparve nell'ambito dei lavori di ristrutturazione del palazzo che aveva voluto svolgere il Principe Emilio Altieri dopo averlo acquistato.

Targa in memoria del restauro di Santa Maria della Pace


Alla confluenza tra Vicolo della Pace e Vicolo della Volpe, nel Rione Ponte, proprio sul retro della Chiesa di Santa Maria della Pace, è presente una targa che ricorda proprio il restauro di questa Chiesa voluto dal Papa Alessandro VII Chigi (1655-1667), di cui è presente anche lo stemma.

Madonna del Buon Consiglio di Via della Pace


In Via della Pace, nel tratto compreso nel Rione Ponte, è presente un immagine della Madonna del Buon Consiglio col Bambino. Questa Edicola Sacra risale al XIX Secolo.

Pizza Romana

Una pizza romana alla Pizzeria "La Montecarlo"

La pizza romana è una delle numerose varianti della pizza diffusa soprattutto a Roma. La pizza generalmente più diffusa nel mondo è quella napoletana, detta anche "verace", caratterizzata dall'impasto morbido e dai bordi alti.
La pizza romana si distingue da questa per essere decisamente più sottile, avere i bordi croccanti ed essere più salata. Essa può essere poi condita in qualsiasi modo si desideri, ma gli ingredienti più tradizionali sono pecorino, pepe, basilico tagliuzzato ma anche mozzarella, pomodoro ed alici. La variante con le alici è detta anche "Napoletana" o "Napoli", pur non essendo assolutamente nota con questo nome nel capoluogo campano. Secondo alcuni studiosi di cucina, la variante con le alici ha infatti origine prettamente romana e non sarebbe stato importato da Napoli.
In ogni caso, il condimento conta fino a un certo punto. La caratteristica della pizza romana è infatti la sua consistenza.

Pizza bianca del forno di Campo de' Fiori
Per rendere la pizza così sottile e "scrocchiarella", è necessario usare farina di tipo 0 o 00, lievito di birra o naturale, molto sale nell'impasto e olio di semi (volendo anche d'oliva, ma perde la sua croccantezza). Ma vediamo nello specifico come si fa la pizza romana:

- Intanto, il forno. Il forno a legna resta sempre il migliore possibile per realizzare una pizza, ma il forno di casa tradizionale permette ugualmente di realizzare una buona pizza romana.

- Impastare la farina, creando una pallina di circa 250 grammi per ciascuna persona. Per farle, mettete la farina in una ciotola insieme ad acqua, sale e lievito di birra.

- Lasciar lievitare per circa 6-8 ore, quindi stenderle creando quindi per ciascuna pallina un disco sottile.

- Aggiungete il condimento che desiderate e inserite i dischi nel forno già caldo a circa 200 gradi. Tenere in forno per circa 4-5 minuti, aggiungete altri eventuali condimenti, e la vostra pizza romana sarà pronta.

Dove si può mangiare la pizza romana? A Roma c'è l'imbarazzo della scelta. Pizzerie, ristoranti, pizze a taglio e forni che la propongono si trovano in tutta la città.

Via San Sotero


Via San Sotero è una strada del Quartiere Aurelio compresa tra Via Ormisda e Via Sant'Agatone. Essa è stata istituita nel 1961 dal Comune di Roma che decise, in linea con la toponomastica della zona - le strade di quest'area sono dedicate a Papi - di dedicare questa via al Papa San Sotero, Pontefice tra il 166/167 ed il 174/175.

Via della Mola dei Fiorentini


Via della Mola dei Fiorentini è una strada situata nel Rione Ponte, compresa tra Lungotevere dei Fiorentini e Piazza dell'Oro. Questa strada, fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia, era un proseguimento di Via Giulia che arrivava al Tevere oltre la Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini. Per questa ragione esso fu detto anche Vicolo del Fiume e Via della Mola, dal momento che lungo il Tevere, in questo tratto, furono presenti diverse mole. La vicinanza sia alle Mole che alla Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini fece sì che la strada prendesse il nome di Via della Mola dei Fiorentini.
Dopo il 1870, tuttavia, questa zona subì numerosi cambiamenti urbanistici e la strada, pur continuando ad esistere, cambiò notevolmente il proprio aspetto. Questa piccola area all'estremità dell'ansa del Tevere fu toccata dalla realizzazione dei Lungotevere e di Corso Vittorio Emanuele II alla fine del XIX Secolo e, negli anni '40, dalla realizzazione di Via Acciaioli.
Per questa ragione la strada attualmente si trova ad un livello stradale inferiore rispetto alle vie limitrofe.

Vicolo dei Soldati


Vicolo dei Soldati è una strada situata nel Rione Ponte, compresa tra Via dei Soldati e Via dei Gigli d'Oro. Essa costeggia il Palazzo Altemps, e da qui si accede alla Cappella interna al palazzo, dedicata a Sant'Aniceto. Per la sua vicinanza al palazzo, la strada è stata detta in passato anche Vicolo Altemps. In questa strada era presente il corpo di guardia del Cardinale Girolamo Riario, proprietario di Palazzo Altemps per un certo periodo: per questa ragione la strada fu detta Vicolo dei Soldati.
Per un periodo fu anche detta Vicolo del Soldato, tanto che così è ricordata nella Carta di Roma di GIovanni Battista Nolli del 1748.

Baby Hulk


Baby Hulk è un'opera di street art realizzata dallo statunitense Ron English situata in Via dei Pisoni, nella parte del Quartiere Tuscolano nota come Quadraro. L'opera fa parte del M.U.Ro., ovvero il museo di street art a cielo aperto nato nella zona del Quadraro.
L'opera ritrae Hulk bambino, personaggio già ritratto da English nel quartiere di New York Little Italy, insieme a Topolino con una maschera antigas. L'opera risale al 2013.

L'Acquaiola

L'Acquaiola, un dipinto di Eugene De Blaas del 1908

Quello dell'Acquaiola era un antico mestiere diffuso a Roma fino a quando l'acqua corrente, durante il XX Secolo, non è stata fruibile alla quasi totalità della popolazione. L'acquaiola era una donna che portava l'acqua proveniente da una fonte ai luoghi in cui essa era necessaria per bere, lavarsi o lavorare. In città in genere di questo compito si occupava l'acquaiolo, generalmente un uomo che girava per le case trasportando e vendendo acqua. Le acquaiole, donne, lavoravano per lo più in campagna, portando l'acqua a chi era impegnato a lavorare nella mietitura.
Un'Acquaiola è raffigurata in una fontana a Pisoniano, in Provincia di Roma, che vuole celebrare il lavoro svolto da queste donne prima che l'acquedotto rendesse l'acqua alla portata di tutti.

Via del Mandrione


Via del Mandrione è una strada del Quartiere Tuscolano compresa tra la Via Casilina e la Via Tuscolana. Il tracciato della strada costeggia per gran parte l'Acquedotto Felice, cosa che ci fa pensare anche la strada possa grossomodo risalire al XVI Secolo, quando venne realizzato l'acquedotto. Prima che Roma fuori le Mura venisse urbanizzata, questa strada aveva la funzione di unire la Via Tuscolana e la Via Casilina.
Il nome Via del Mandrione deriva dalle mandrie di bestiame che in questa zona erano portate a pascolare.

Via del Mandrione in una mappa dei dintorni di Roma del 1870
Nel 1943, in seguito al bombardamento di San Lorenzo del 19 Luglio, migliaia di persone rimasero senza casa. Di questi, molti trovarono un alloggio di fortuna lungo questa via, sotto le arcate dell'acquedotto, dove nacquero così baracche ed alloggi di fortuna. Nel dopoguerra la zona diventò nota per essere un luogo malfamato, caratterizzato dalla presenza di prostitute e zingari.
A raccontare questa strada è stato in diverse opere Pier Paolo Pasolini, che spesso frequentò questa zona e la citò in numerose sue opere.
La riqualificazione di Via del Mandrione ebbe inizio negli anni '70 grazie all'opera di Angelina Linda Zammataro, che si impegnò perché gli abitanti delle baracche potessero ottenere un alloggio popolare (soprattutto nella zona di Spinaceto) e l'abbattimento delle baracche, trasformando così Via del Mandrione in una strada residenziale con attività artigianali.

Porta Maggiore


Porta Maggiore è una delle porte delle Mura Aureliane, oggi posta al confine tra il Rione Esquilino ed i Quartieri Tiburtino, Prenestino-Labicano e Tuscolano. Già prima che questa cinta muraria venisse edificata alla fine del III Secolo, questa zona era un luogo molto importante per Roma. Qui sorgeva dal 477 avanti Cristo il tempio della Dea Speranza, il più antico dei due più importanti dedicati a questa dea presenti a Roma, per cui la zona veniva chiamata Ad Spem Veterem. L'area, inoltre, era ricca di colombari e sepolcri funerari, alcuni dei quali ancora facilmente riconoscibili, come il Sepolcro di Eurisace, posto di fronte alla porta, il vicino Sepolcro di Largo Talamo ed il Colombario di Largo Preneste, anch'esso poco distante da questa porta. Oltre a questo, poco distanti sono anche altri monumenti, come la Basilica Sotterranea di Porta Maggiore.
In epoca Imperiale questo luogo divenne un importante snodo per gli acquedotti provenienti dall'area sud-est di Roma. Quando Claudio nel 52 dopo Cristo fece passare qui il proprio acquedotto, decise di realizzare un grande arco per superare le Vie Prenestina e Labicana (l'attuale Casilina). Questo grande arco aveva due fornici che permettevano il passaggio delle due strade. Capitava spesso che venissero realizzate arcate monumentali nei punti in cui gli acquedotti si incontravano o superavano una strada particolarmente importante, come dimostra ad esempio l'Arco di Druso.
La struttura risultava infatti monumentale, di forma quadrata e realizzata in travertino, con blocchi in bugnato rustico e finestre inserite in edicole con timpano, tipiche dello stile dell'epoca. Alla fine del III Secolo, questa struttura venne inglobata nelle Mura Aureliane, divenendo una delle porte di accesso alla città con il nome di Porta Prenestina o Porta Labicana. Il nome Porta Maggiore fu successivo, ed è dovuto alla vicinanza con la Basilica di Santa Maria Maggiore.
Per secoli questa porta, come molte altre, venne rinforzata da torri ed altre fortificazioni che ne alterarono l'aspetto architettonico.
In più occasioni, come altre porte della città, questa porta venne chiusa per ridurre il numero di porte da difendere della città.
Nel 1838 la porta venne restaurata per volere Papa Gregorio XVI Cappellari (1831-1846), che rimosse le fortificazioni medievali (lavori ricordati da due targhe), riportando alla luce il Sepolcro di Eurisace. Nel restauro le due arcate vennero però ridotte perché le dimensioni potevano renderne problematica la difesa. Queste strutture furono rimosse nel 1915 e, nel 1956, un nuovo restauro opera dell'architetto Petrignani riportò la porta all'assetto originale.

Cippo funerario di Sulpicio Massimo


All'angolo tra Via Piave e Via Sulpicio Massimo, nel Rione Sallustiano, in un'area recintata adiacente alle Mura Aureliane è visibile un cippo funebre. Si tratta del cippo funebre di Quinto Sulpicio Massimo, o meglio della sua copia, dal momento che l'originale si trova presso la sede dei Musei Capitolini della Centrale Montemartini.
Questo monumento venne trovato dallo scultore Ettore Ferrari tra i marmi rinvenuti nella zona nel 1871. Si tratta di un monumento che racconta una storia particolare: Quinto Sulpicio Massimo era morto a soli 11 anni, ma aveva ricevuto la corona al merito nella terza edizione del Certamen Capitolino in lingua greca del 94 dopo Cristo, al quale presero parte 52 poeti.
Nel monumento funebre il giovane è ritratto in toga in un'edicola e sono citati i nomi dei genitori: Quinto Euganeo e Lininia Ianuaria, due schiavi.
Nel 1966 il Comune di Roma dette il nome di Via Sulpicio Massimo al breve tratto di strada che costeggia l'area dove si trova, tra le altre cose, il monumento funebre.

Santa Caterina in Thermis


Santa Caterina in Thermis era una Chiesa che si trovava nell'area dell'attuale Rione Castro Pretorio. L'origine di questa Chiesa risale al 1594, quando la Contessa Caterina Nobili Sforza di Santa Fiora, nipote di Papa Giulio III Ciocchi del Monte (1550-1573) costruì una Chiesa con Convento come autorizzatole in precedenza da Papa Sisto V (1585-1590) nelle strutture delle Terme di Diocleziano ed a poca distanza dall'orto del Monastero di San Bernardo.
La Chiesa si trovava esattamente al centro della grande esedra delle Terme di Diocleziano, e venne abbandonata nel 1817. Al termine del XIX Secolo, la Chiesa fu distrutta per lasciare spazio a Via Nazionale. L'edificio si trovava infatti esattamente nel punto in cui Via Nazionale e Piazza della Repubblica si incontrano.

Sant'Anna sulla Via Merulana


La Chiesa di Sant'Anna sulla Via Merulana si trovava in Via Buonarroti, nel Rione Esquilino. Essa nacque nel 1834 su iniziativa dei Marchesi di Barolo che in una villa lungo Via Merulana, all'angolo con l'attuale Via Buonarroti, realizzarono un istituto per dare assistenza ed istruzione a giovani ragazze. Questo istituto venne affidato alla Congregazione di Sant'Anna che vi realizzò una Cappella, dedicata appunto alla Santa. Trattandosi di una Cappella interna, solo poche mappe dell'epoca la segnalano in maniera chiara.
Nel 1959 l'Istituto si trasferì in una nuova sede in Viale Marconi, abbandonando la storica villa che venne demolita, insieme alla Chiesa di Sant'Anna sulla Via Merulana, per lasciare spazio ad un nuovo edificio residenziale.

Sant'Andrea de Portogallo


Sant'Andrea de Portogallo era una Chiesa del Rione Monti situata dove oggi sorge Santa Maria della Neve, lungo Via del Colosseo. Questa zona era detta "ad Busta Gallica", perché qui nel 390 avanti Cristo vennero cremati i corpi dei soldati Galli (bustum vuol dire in Latino crematorio), e fu qui che Papa Innocenzo III Conti di Segni (1198-1216) realizzò un monastero dedicato a Sant'Andrea, che presto venne chiamato "de Portogallo" come corruzione di Ad Busta Gallica.
La Chiesa raggiunse una certa importanza in quegli anni, divenendo titolo presbiteriale, per poi essere ridimensionata e divenire un semplice beneficio del Titolo Cardinalizio di San Pietro in Vincoli.
Nel 1607 Papa Paolo V Borghese (1605-1621) concesse la Chiesa di Sant'Andrea de Portogallo all'Università dei Rigattieri. Furono proprio loro che, tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII Secolo decisero di rifare radicalmente la Chiesa, cambiandone tra l'altro l'orientamento (in precedenza la facciata era su Via del Colosseo, mentre venne spostata all'incrocio con Via del Cardello).
La nuova Chiesa, opera probabilmente di Francesco Fontana ma attribuita da diversi storici dell'arte a Carlo Fontana o a Francesco Sardi.
Nel 1798, il nuovo edificio passò alla Confraternita del Santissimo Sacramento di Santo Stefano e Santa Maria della Neve, e per questa ragione ha preso il titolo di Santa Maria della Neve al Colosseo.

Sant'Abbaciro de Militiis


Sant'Abbaciro de Militiis è una chiesa oggi non più esistente che sorgeva nel Rione Monti, nell'area dei Mercati di Traiano. Questa Chiesa era sicuramente esistente nel XII Secolo, quando venne citata in diversi documenti, primo tra tutti il Polypticus, libro della Curia Romana redatto da Benedetto Canonico al tempo di Papa Innocenzo II (1130-1143), e viene sempre citata come situata "ad Milites", ovvero nella contrada delle Milizie, ancora oggi ricordata dalla Torre delle Milizie realizzata nel XIII Secolo. La zona aveva questo nome per via della presenza di numerose fortificazioni delle famiglie dei Colonna e dei Conti.
Nel 1302 la Chiesa è ricordata con il nome di San Pacere de Militiis. La spiegazione è confermata da un'altra Chiesa, quella di Santa Passera alla Magliana, anch'essa dedicata originariamente a Sant'Abbaciro (Sant'Abbas Ciro), divenuta Appaciro, Appacero, Appassero, Pacero, Pacera e, alla fine, Passera. La Chiesa venne successivamente abbandonata, ma i suoi resti rimasero sicuramente visibili per secoli (sicuramente alla fine del XVI Secolo), ma oggi non ne rimane traccia.
La Chiesa probabilmente si trovava lungo la Via Biberatica, e non al centro dell'emiciclo dei Mercati di Traiano, dove è posta erroneamente dal Lanciani nella sua mappa, dove forse la ha confsa con la Chiesa di San Salvatore de Divitiis, situata in tale area.

Vicolo delle Vacche


Vicolo delle Vacche è una strada del Rione Ponte compresa tra Piazza del Fico e Via della Vetrina. La strada deve il nome ad un vaccaro che qui aveva la propria stalla dove vendeva il latte alla fine del XVI Secolo. La strada fu detta anche Vicolo del Fico.

Busto di Giuseppe Galliano


In Via Lepanto, nel Rione Prati, di fronte alla caserma Principe di Napoli sono presenti i busti di Giuseppe Galliano e Pietro Toselli. Quello raffigurante Giuseppe Galliano (Vicoforte 1846-Adua 1896), Tenente Collonnello dell'Esercito Italiano morto nella battaglia di Adua in cui l'Italia venne sconfitta dalle truppe abissine, venne qui posto nel 1896. A realizzarlo fu lo scultore Giovanni Nicolini.
L'inaugurazione avvenne alla presenza del Re Umberto I e della Regina Margherita, oltre ai ministri Rudinì e Brin, il prefetto De Seta ed il sindaco di Roma Emanuele Ruspoli.