Ex Fabbrica SNIA Viscosa

L'ex fabbrica della SNIA Viscosa è un grande complesso industriale, oggi abbandonato, che si estende nel Quartiere Tiburtino, di preciso lungo Via Prenestina presso l'angolo con Via di Portonaccio.
La prima pietra di questo complesso fu posta il 4 Maggio del 1922, in un periodo in cui iniziarono a sorgere diversi stabilimenti industriali nell'area subito al di fuori di Porta Maggiore (dove non a caso sono presenti le ex fabbriche ad esempio della Pantanella). La Società Generale Italiana della Viscosa, specializzata nella realizzazione di seta artificiale, decise così di installare qui il proprio stabilimento industriale, che entrò in funzione il 5 Settembre 1923, potendo contare su 2.500 lavoratori. Nel 1929 l'Italia è tra i paesi meno colpiti dalla grande crisi economica, ma questo tuttavia non vale per questo stabilimento industriale, che aveva anche società statunitensi tra gli investitori e, per questa ragione, è costretto a ridurre a 1.300 i propri dipendenti.
Il regime fascista venne però in soccorso a questa fabbrica, che per questa ragione viene usata per alcune delle esigenze necessarie alle principali azioni del governo, come ad esempio la Guerra d'Etiopia: in questo periodo, infatti, la fabbrica produce le uniformi per i militari in partenza per il conflitto.

L'Ex SNIA dalla vicina Via Biordo Michelotti
Nel 1944, tuttavia, un bombardamento alleato colpisce la fabbrica, danneggiandola gravemente. Nonostante questo episodio la fabbrica riprese la propria attività dopo la Seconda Guerra Mondiale, ma ne iniziò un notevole declino che portò gli operai da oltre 1.600 nel 1949 ad appena 120 circa nel 1953 ed arrivando nel 1954 alla chiusura dello stabilimento.
La struttura abbandonata è rimasta dunque nel patrimonio immobiliare della SNIA fino al 1990, quando venne venduta. Iniziarono dunque una serie di progetti per sostituire l'edificio nella zona. Un lavoro di sbancamento del terreno, nel 1992, portò all'alterazione della falda acquifera sottostante e alla nascita di un lago, incluso nel vicino Parco delle Energie.
L'edificio, per quanto ancora abbandonato e non visitabile, rappresenta uno dei maggiori esempi di archeologia industriale presenti a Roma, città in cui il settore industriale non è mai stato predominante.

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