CAP di Roma

A seguire una serie di elenchi che indicano il CAP del Comune di Roma, suddivisi in base alla lettera d'inizio del nome della strada. Per qualsiasi ulteriore informazioni vi invitiamo a visitare il sito dell'apposito servizio delle Pagine Bianche (lo trovate qui).
Il CAP generale di Roma è 00100, ma il territorio comunale è diviso in zone con CAP specifici che vanno da 00118 a 00199.

Cliccando ogni singola lettera troverete i CAP delle strade che iniziano con tale lettere (senza comprendere ovviamente il qualificatore, ovvero piazza, via, ecc.).

Targa in memoria dei Ragazzi di Via Panisperna


La targa in questione si trova in Via Panisperna, nel Rione Monti, e ricorda il gruppo di fisici noto come Ragazzi di Via Panisperna, perché qui era situato l'istituto di Fisica. Nello specifico nella targa sono ricordati i premi Nobel Enrico Fermi ed Emilio Segrè oltre a Oscar D'Agostino, Edoardo Amaldi, Ettore Majorana, Franco Rasetti e Bruno Pontecorvo. La targa è riportata anche in lingua inglese.

Una foto dei Ragazzi di Via Panisperna. Da sinistra: Oscar D'Agostino,  Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi

Targa in memoria della riapertura della Scuola Nostra Signora di Lourdes delle Maestre Pie Filippini


La targa in questione si trova all'interno della Casa Provinciale "Sacro Cuore" delle Maestre Pie Filippini, in Via delle Fornaci, nel Quartiere Aurelio, e ricorda come nel Dicembre 1929 Papa Pio XI consacrò questo edificio istituendovi la Scuola di Nostra Signora di Lourdes, che era stata, come si legge nella targa, "soppressa per la delimitazione della Città Vaticana". Il nuovo edificio venne costruito per volontà di Monsignor Carlo Cremonesi che lo donò al Pontificio Istituto delle Maestre Pie Filippini.

Libreria del Littorio


Il Palazzo della Libreria del Littorio si trova lungo Via del Corso, nel tratto compreso nel Rione Colonna. Esso risale al 1928 e probabilmente consiste in gran parte nel restauro di un edificio per abitazioni di epoca precedente (XVI secolo) già esistente.
La Libreria del Littorio venne fondata nel 1927, come si può evincere dal nome era molto vicina al regime fascista e si occupava in gran parte di promuovere i libri italiani all'estero. Aveva una sede anche a Milano, e tra le opere stampate c'era il periodico dei Giovani Fascisti Il Tricolore.

Vicolo Rosini


Vicolo Rosini è una strada del Rione Campo Marzio, compresa tra Via dei Prefetti e Via di Campo Marzio. La strada ricorda la famiglia Orsini-Rilli, ramo della famiglia Orsini, che cambiò nome in Rosini e si costruì qui un palazzo di cui oggi restano solo poche testimonianze. Il vicolo per questa ragione ebbe anche nel XIX Secolo il nome di Vicolo Orsini.
Lungo la strada è presente lo storico ristorante di cucina romana "Da Gino al Parlamento".

Vicolo del Piombo


Vicolo del Piombo è una strada del Rione Trevi compresa tra Via del Corso e Piazza dei Santi Apostoli. L'origine del nome di questa strada è incerta e numerose ipotesi sono state sollevate nel corso degli anni. Qualcuno ha parlato di alcuni tubi di piombo rinvenuti durante la costruzione del vicino Palazzo Salviati, altri hanno fatto riferimento all'Ufficio del Piombo della Curia Romana, che apponeva i sigilli pontifici sulle Bolle Papali, altri ancora all'abitazione romana del pittore Sebastiano del Piombo.
A prescindere dalla ragione del nome, sappiamo che il vicolo ebbe anche il nome di Vicolo dei Mancini, dalla famiglia Mancini che qui aveva casa (e che potrebbe aver dato il nome alla vicina Via del Mancino), e di Vicolo Stretto, per ragioni chiare.
Qui sorgeva anche un cavalcavia che collegava il Palazzo Odescalchi agli edifici limitrofi, detto Arco del Piombo, sotto il quale si trovava un'Immagine della Madonna che nel 1796 aprì gli occhi.
Sulla strada era presente anche la Torre dei Tedallini, probabilmente all'angolo con Piazza dei Santi Apostoli, che faceva parte di un edificio che Caterina Tedallini donò nel 1428 alla Compagnia del Salvatore e che venne demolita nel 1544 per ordine di Paolo III Farnese (1534-1549).

Clivo Portuense


Il Clivo Portuense è una strada del Quartiere Gianicolense che ha sia l'inizio che la fine su Via Portuense. La strada si presenta rialzata rispetto al piano stradale del vicino tratto di Via Portuense e, pur ripercorrendo l'antico tragitto di Via Portuense, è nata con la dismissione dello scalo ferroviario di Trastevere che si trovava nei pressi. Nel 1941, lungo i muraglioni del manufatto di deposito e scarico merci della Vecchia Stazione Trastevere, venne istituito il Clivo Portuense, che originariamente andava dalla Via Portuense "alla campagna". Secondo l'uso toponomastico dell'epoca, alla strada venne dato il qualificatore stradale di "Clivo", che richiamava le strade in salita di Roma Antica. Il nome di Portuense sottolineava invece il legame con la Via Portuense, così chiamata perché nell'Antica Roma conduceva alla città di Porto.
L'area del manufatto di scarico della Stazione Trastevere nel 1950, da una mappa dell'IGM
Nel 1950 le Ferrovie dello Stato decisero di dismettere lo scalo merci della Vecchia Stazione Trastevere, sconvolgendo la zona. I magazzini e i locali della stazione vennero presto demoliti per far spazio a edifici residenziali dei cosiddetti Orti di Trastevere, realizzato intorno all'omonima via. Il Clivo Portuense si è trovato così circoscritto alla Via Portuense e la sua attuale esistenza risulta legatissima al mercato di Porta Portese.
L'area della Vecchia Stazione Trastevere in una foto aerea del 1958
Una foto del 1955 che riportiamo a seguire ci mostra in parte la strana transizione urbanistica di questo clivo, che in pochi anni passò così da strada ai margini dei magazzini della stazione che vedeva dall'alto la Portuense e il Mercato di Porta Portese.

Il mercato su Via Portuense fotografato dal Clivo
Oggi lungo il Clivo Portuense sono nati numerosi esercizi commerciali, in gran parte officine e negozi, che hanno fatto di questa strada quasi un mondo a sé, una specie di transizione tra la Via Portuense e l'area residenziale degli Orti di Trastevere.



Delibera sulla Toponomastica di Roma del 28 Ottobre 1885

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 28 Ottobre 1885 viene stabilito di dare al nuovo ponte che dalla zona di Via dell'Orso avrebbe attraversato il Tevere per raggiungere i Prati di Castello il nome di "Ponte Umberto I". La necessità di dare un nome al ponte, stando a quanto si evince dal verbale, viene dal fatto che erano da poco iniziati i lavori del primo pilastro.
Nel verbale si fa anche riferimento alla richiesta fatta dal sindaco al Re di poter dare il nome del sovrano al ponte, richiesta accolta dallo stesso Umberto I.

Il cedro era una prelibatezza nell'Antica Roma

Un cedro dipinto da Bartolomeo Bimbi alla fine del XVII secolo
Gli unici agrumi diffusi durante l'Antica Roma nel bacino del Mediterraneo erano limoni e cedri, dal momento che arance e pompelmi impiegarono più tempo per raggiungere l'Europa dove sarebbero arrivati solo nel XIV Secolo grazie ai portoghesi tramite il sudest asiatico. Limoni e cedri, tuttavia, erano particolarmente rari e difficilmente si trovavano nei banchi lungo le strade delle città dell'Impero.

Uno studio svolto dall'archeobotanica israeliana Daffna Langut dell'Università di Tel Aviv ha provato a ricostruire la storia degli agrumi nell'Antica Roma e nel bacino del Mediterraneo, studiando semi, artefatti e qualsiasi cosa potesse lasciare indizi a riguardo. Originariamente l'opinione era che l'unico agrume diffuso nell'Impero fosse il cedro, che tuttavia non risulta riscuotere particolare successo per via della buccia ruvida che costituisce la maggior parte del frutto e del poco sapore della poca polpa. Tuttavia Teofrasto scrisse parole positive su questo frutto e sulla sua buccia dalle proprietà rinfrescanti, a prova del fatto che la scarsa concorrenza in termini di agrumi aveva reso popolare un frutto che, successivamente, è stato messo in secondo piano rispetto ad altri della stessa categoria.

Sempre Teofrasto notava come questo frutto, se avvolto tra i vestiti, poteva impedire che essi venissero mangiati dalle tarme, e come potesse essere usato per guarire dopo l'ingestione di un veleno.

Il cedro è arrivato a Roma dal Medio Oriente, ed era molto diffuso - come lo è tuttora - negli odierni Israele, Libano, e Cipro. Il limone, invece, arrivò successivamente, intorno al I Secolo Avanti Cristo.

La successiva diffusione in larga scala degli agrumi li ha resi un prodotto molto più diffuso e meno elitario, e il cedro, in modo particolare, perse il suo primato tra gli agrumi, divenendo un prodotto molto poco consumato sulle tavole.

Altri siti che ne parlano:
- In Ancient Rome, Citrus Fruits Were Status Symbol - in Atlas Obscura

Ristorante "Il Maritozzo Rosso"


Il Maritozzo Rosso è un ristorante situato in Vicolo del Cedro, nel Rione Trastevere, che offre la classica ricetta romana dei maritozzi, tradizionalmente dolci, in chiave salata con ripieni insoliti e sfiziosi. Il locale si presta soprattutto a pasti veloci e di strada.
Ne menù, oltre a vari tipi di maritozzi, sono presenti anche altri piatti della tradizione romana.


Il sito del ristorante: Il Maritozzo Rosso

Statua dell'Abate Luigi


La statua dell'Abate Luigi si trova in Piazza Vidoni, nel Rione Sant'Eustachio. Questa statua venne rinvenuta nel XVI Secolo nelle fondamenta di Palazzo Vidoni e faceva probabilmente parte delle sculture che decoravano l'Hecatostylum, il Portico delle Cento Colonne. Essa raffigurava probabilmente un alto magistrato e risaliva all'età tardo Romana, ma la mancanza di un'identificazione precisa la fece ribattezzare ai Romani come "Abate Luigi", dalla somiglianza con un sagrestano della vicina Chiesa del Santissimo Sudario.
La strada venne posta in una strada oggi non più esistente, Vicolo dell'Abate Luigi, che passava lungo l'odierna Piazza Vidoni, e divenne una delle statue parlanti di Roma, ovvero quelle su cui i romani affiggevano sonetti satirici.
I versi del Tomassetti sul piedistallo della statua
I lavori che a partire dagli anni '70 del XIX Secolo portarono alla realizzazione di Corso Vittorio Emanuele II portarono anche allo smantellamento del Vicolo dell'Abate Luigi e la statua, su ordine del Principe Giustiniani Bandini, venne portata all'interno di Palazzo Chigi dove venne posta all'interno di una nicchia, quindi fu messa nel vestibolo di Palazzo Vidoni. In questo periodo, Giuseppe Tomassetti dedicò alcuni versi alla statua che oggi si leggono nel suo piedistallo: "Fui dell'Antica Roma un cittadino, ora Aabate Luigi ognuno mi chiama, conquistai con Martorio e con Pasquino, nelle satire urbane eterna fama. Ebbi offese, disgrazie e sepoltura, ma qui vita novella e alfine sicura".
La statua quando, prima del più recente atto vandalico, aveva ancora la testa
Nel 1924, la statua venne posta in Piazza Vidoni, lungo un muro della Chiesa di Sant'Andrea della Valle, nell'area dove sorgeva il Vicolo dell'Abate Luigi in cui era collocata fino ad alcuni decenni prima.
Più volta la statua è stata oggetto di atti vandalici, e nel 1966, per questa ragione, rispose tramite i versi che qualche romano affisse: "O tu che m'arrubasti la capoccia vedi d'ariportalla immantinente sinnò, voi vede? Come fusse gnente me manneno ar Governo. E ciò me scoccia"
Nel 2013 la statua parlante è stata nuovamente decapitata e, al momento, risulta priva di testa.



Fontana del Facchino


La Fontana del Facchino si trova in Via Lata, nel Rione Pigna. Essa originariamente sorgeva lungo Via del Corso, all'altezza del Palazzo De Carolis, e venne realizzata nel 1580 al tempo di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585).
Tale fontana mostra un acquaricciaro nell'atto di tenere una botte dalla quale una cannella metallica versa l'acqua in una conca sottostante. Il volto dell'uomo è oggi completamente consumato dal tempo. Visto che gli acquaioli erano coloro che trasportavano e vendevano le botti d'acqua, la fontana ha preso il nome "del facchino".
La statua risale al 1580 quando venne realizzata da Jacopo Del Conte su incarico della corporazione degli acquaioli. La sua buona fattura e la sua grande popolarità portarono nel 1751 il Vanvitelli ad attribuirne erroneamente la realizzazione a Michelangelo Buonarroti. Secondo un'epigrafe l'acquaiolo ritratto sarebbe tale Abondio Rizio, noto per le sue bevute di vino e forse per questo raffigurato con tanto di botte in mano.
La statua divenne presto la più giovane delle "statue parlanti" di Roma, ovvero le statue cui i romani affiggevano sonetti spesso satirici e irriverenti. Di questa statua non si dimenticò il grande scrittore del XVII Secolo Giovan Battista Marino che nella sua opera Galeria parlò di questa fontana.
Nel 1874 la fontana venne spostata in Via Lata, dove oggi si trova, per ragioni di viabilità.

Via Lata


Via Lata è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via del Corso e Piazza del Collegio Romano. Originariamente il nome di Via Lata era attribuito all'attuale Via del Corso, talvolta per intero e talvolta al solo tratto compreso tra Piazza Venezia e l'attuale Piazza Sciarra. Nella mappa di Roma di Leonardo Bufalini del 1551 l'intera Via del Corso è riportata con il nome di Via Lata.
La Via Lata di oggi è invece una strada molto corta, traversa di Via del Corso il cui nome ha quasi più una funzione commemorativa dell'antica Via Lata. Il toponimo Via Lata dava tra l'altro il nome alla Chiesa di San Marco, chiamata una volta "in Via Lata", e all'attuale Santa Maria in Via Lata, situata in Via del Corso proprio all'angolo con la Via Lata dei nostri giorni. Questa Chiesa, infatti, originariamente si affacciava sull'odierna Via Lata in uno slargo che era chiamato Platea Sanctae Mariae de Via Lata, ma i lavori svolti da Papa Innocenzo VIII Cybo (1484-1492) nel 1491 portarono al cambio di orientamento della Chiesa. In questi lavori venne anche abbattuto il cosiddetto "arco maggiore", un antico arco all'epoca diroccato.
La Fontana del Facchino
Lungo Via Lata sorge oggi la Fontana del Facchino, una delle statue parlanti di Roma, qui spostata da Via del Corso nel 1874. Tale fontana, forse cinquecentesca, rappresenta un acquaricciaro dalla cui botte sgorga dell'acqua: alcuni vi hanno individuato tale Abondio Rizzo, facchino noto per le sue bevute di vino.
Sulla strada sono inoltre presenti due targhe che proibiscono di fare il mondezzaro, una risalente al 1744 e l'altra al 1748.

Statue e monumenti del Rione Campitelli

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Campitelli.

-Statua di Cola di Rienzo, Cordonata del Campidoglio
-Statua di Costantino I, Piazza del Campidoglio
-Statua di Costantino II, Piazza del Campidoglio
-Statue dei Dioscuri, Piazza del Campidoglio
-Statua di Giulio Cesare, Via dei Fori Imperiali
-Statua di Marco Aurelio, Piazza del Campidoglio
-Statua di Marforio, Piazza del Campidoglio
-Statua della Dea Roma, Piazza del Campidoglio
-Statua di Vittorio Emanuele II, Piazza Venezia (Altare della Patria)

Statue e monumenti del Rione Sant'Eustachio

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Sant'Eustachio.

- Statua dell'Abate Luigi (statua parlante), in Piazza Vidoni

Statue e monumenti del Rione Pigna

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Pigna.

-Statua del Facchino (statua parlante), Via Lata
-Statua di Madama Lucrezia (statua parlante), Piazza San Marco
-Piè di Marmo, Via Santo Stefano del Cacco

Fontane del Rione Pigna

A seguire un elenco delle fontane presenti nel Rione Pigna, elencate in ordine alfabetico.

Fontana del Facchino, in Via Lata

Via del Mancino


Via del Mancino è una strada del Rione Trevi compresa tra Via Cesare Battisti e Vicolo del Piombo. Originariamente Vicolo del Mancino, questa strada sembra prendere nome dalla famiglia Mancini, che possedeva alcune proprietà nella vicina Piazza dei Santi Apostoli poi demolite per lasciare spazio al nuovo Palazzo Odescalchi. Secondo quanto riporta l'Amayden all'angolo di queste case vi era uno stemma di Papa Martino V Colonna (1417-1431) con sotto alcuni piccoli stemmi della famiglia Lucci Mancini.
La casa u rifatta da Paolo Mancini e ospitò un'accademia, e in quell'occasione lo stemma venne spostato sulla facciata.
Altri studiosi ritengono che il vicolo deva il proprio nome a Renzo Lucci, sempre legato alla famiglia, che era mancino.
Nel 1911 il Comune di Roma decise di elevare la strada da vicolo a via, tenendo conto dello sbocco su una via importante come Via Nazionale, che all'epoca inglobava anche l'attuale Via Cesare Battisti.

Via dell'Archetto


Via dell'Archetto è una strada del Rione Trevi, compresa tra Via del Vaccaro e Via dell'Umiltà. La strada prende il nome da un arco un tempo esistente (ed ora sostituito da un altro più moderno) che si trovava tra la vicina Via del Vaccaro e Piazza della Pilotta. Dallo stesso archetto ha preso il nome il piccolo Santuario della Madonna dell'Archetto, il cui ingresso è in Via di San Marcello.
All'angolo tra la strada e Via dell'Umiltà è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna del Rosario.

Altri siti che ne parlano:
Via dell'Archetto - in Info Roma

Referendum consultivo locale su ATAC

Domenica 11 Novembre si è svolto a Roma un referendum consultivo locale sul trasporto pubblico. Esso è consistito in due quesiti: nel primo si chiedeva l'assegnazione tramite gara pubblica della gestione del trasporto sotterraneo, su gomma e su ferro, mentre nel secondo l'assegnazione mediante gara degli altri servizi di trasporto pubblico.

Il referendum non ha raggiunto il quorum del 33% di affluenza (fermo restando che, in quanto consultivo, anche il raggiungimento del quorum non avrebbe avuto conseguenze obbligatorie), e il numero di votanti ha superato solamente il 16% degli aventi diritto.

AFFLUENZA

Quesito 1

Tutto il Comune - 16,39%
I Municipio - 20,78 %
II Municipio - 25,40%
III Municipio - 18,33%
IV Municipio - 15,71%
V Municipio - 14,78%
VI Municipio - 9,31%
VII Municipio - 16,90%
VIII Municipio - 19,35%
IX Municipio - 16,95%
X Municipio - 14,23%
XI Municipio - 14,34%
XII Municipio - 18,57%
XIII Municipio - 15,27%
XIV Municipio - 15,03%
XV Municipio - 14,57%

Quesito 2

Tutto il Comune - 16,79%
I Municipio - 20,39 %
II Municipio - 25,40%
III Municipio - 18,33%
IV Municipio - 15,71%
V Municipio - 14,78%
VI Municipio - 9,31%
VII Municipio - 16,90%
VIII Municipio - 19,35%
IX Municipio - 16,95%
X Municipio - 14,23%
XI Municipio - 14,34%
XII Municipio - 18,57%
XIII Municipio - 15,27%
XIV Municipio - 15,03%
XV Municipio - 14,57%

VOTI

Quesito 1

Tutto il Comune - SI' 75,53% - NO 24,47%
I Municipio - SI' 84,97% - NO 15,03%
II Municipio - SI' 88,52% - NO 11,48%
III Municipio - SI' 77,19% - NO 22,81%
IV Municipio - SI' 70,21% - NO 29,79%
V Municipio - SI' 65,55% - NO 34,45%
VI Municipio - SI' 58,42% - NO 41,58%
VII Municipio - SI' 72,73% - NO 27,27%
VIII Municipio - SI' 76,47% - NO 23,54%
IX Municipio - SI' 78,09% - NO 21,91%
X Municipio - SI' 71,30% - NO 28,70%
XI Municipio - SI' 70,73% - NO 29,27%
XII Municipio - SI' 78,88% - NO 21,12%
XIII Municipio - SI' 73,70% - NO 26,30%
XIV Municipio - SI' 74,22% - NO 25,78%
XV Municipio - SI' 83,62% - NO 16,38%

Quesito 2

Tutto il Comune - SI' 74,48% - NO 25,52%
I Municipio - SI' 83,25% - NO 16,75%
II Municipio - SI' 87,06% - NO 12,94%
III Municipio - SI' 76,36% - NO 23,54%
IV Municipio - SI' 69,59% - NO 30,41%
V Municipio - SI' 64,75% - NO 35,25%
VI Municipio - SI' 57,85% - NO 42,15%
VII Municipio - SI' 71,91% - NO 28,09%
VIII Municipio - SI' 75,19% - NO 24,81%
IX Municipio - SI' 77,35% - NO 22,65%
X Municipio - SI' 70,43% - NO 29,57%
XI Municipio - SI' 69,43% - NO 30,57%
XII Municipio - SI' 77,28% - NO 22,72%
XIII Municipio - SI' 72,44% - NO 27,56%
XIV Municipio - SI' 73,41% - NO 26,59%
XV Municipio - SI' 82,57% - NO 17,43%

Via del Foro Piscario


Via del Foro Piscario è una strada del Rione Sant'Angelo che parte da Largo 16 Ottobre 1943 senza avere uscita (anche se, di fatto, attraverso l'area archeologica del Teatro di Marcello sbuca in Via del Teatro di Marcello). Il nome a questo tratto di strada adiacente al Portico d'Ottavia e al Foro Piscario è stato attribuito nel 1948. Il nome Foro Piscario apparteneva al luogo in cui per secoli si è svolto il mercato del pesce: proprio sotto al Portico d'Ottavia è ancora oggi visibile una targa che mostra le misure consentite per i pesci, dando testimonianza di questo mercato.
Al numero 33 della strada si può vedere la facciata dell'Oratorio dei Pescivendoli, realizzato nel 1689.
Oggi la strada arriva dentro l'area archeologica del Teatro di Marcello e rappresenta per questo una passeggiata molto suggestiva.

Guidovia sperimentale di Via di Acquafredda

Un'immagine d'epoca della guidovia di Via di Acquafredda
Nel 1936 a Roma fu sperimentato un nuovo mezzo di trasporto: la strada guidata, meglio nota con il nome di guidovia. Questo sistema, pensato per il trasporto di massa, era stato inventato dall'ingegnere Gaetano Ciocca (Garlasco 1882 - Garlasco 1966), e puntava a unire caratteristiche del trasporto su pneumatici a quelle della ferrovia.
Ciocca scrisse che l'idea della guidovia gli venne durante la Prima Guerra Mondiale, quando notando che la ferrovia doveva procedere per forza sul proprio tracciato e a una velocità inferiore rispetto alle truppe, pensò alla possibilità di far procedere i convogli lungo la strada una volta terminato il percorso su binari. L'idea che ne derivò fu una strada per autocarri a pneumatici dotata di una guida in cemento armato che facesse le veci delle rotaie in una maniera però ben più semplice e meno costosa da realizzare. Gli autocarri potevano così procedere lungo la guida in cemento come su una ferrovia.
L'idea venne proposta a partire dagli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, senza tuttavia mai essere particolarmente presa in considerazione. Ciocca provò nel 1922 a proporla al Ministero della Guerra, nel 1928 propose di installarla lungo l'autostrada Torino-Milano, nel 1932 la propose addirittura all'Unione Sovietica, in tutti i casi senza essere presa in considerazione.
La svolta arrivò però nel 1935, quando riuscì ad attirare l'attenzione di Benito Mussolini in persona, che cercava una soluzione per dotare le colonie italiane nell'Africa Orientale di rapidi trasporti di massa senza però dove fare investimenti eccessivamente costosi. Nel 1935 una pista guidata di circa 200 metri venne installata nelle officine militari di Pavia, e l'anno successivo venne inviato a Mogadiscio, in Somalia, per fare i rilievi del caso. Si decise dunque di iniziare a sperimentare il nuovo mezzo di trasporto a Roma.
Accanto al tratto di Via di Acquafredda dal 1965 noto come Via Nazareth si può vedere in questa mappa del 1950 tratteggiato il percorso della guidovia
Nel 1937 venne costruita una guidovia sperimentale a Roma, nella zona dell'odierno Suburbio Aurelio, in quella che era nota come Borgata Fogaccia, lungo Via di Acquafredda. La guidovia venne realizzata in collaborazione con la Federazione Fascista del Cemento e il Ministero dell'Africa Italiana, e vennero messi a disposizione autocarri FIAT 634 e rimorchi militari Viberti.
Tale pista, lunga 300 metri, simulò una serie di condizioni del terreno che avrebbe dovuto affrontare, come curve, salite e ponticelli.
Nonostante l'interesse sia di Benito Mussolini che di Vittorio Emanuele III verso questo mezzo di trasporto, le sanzioni mosse contro l'Italia in seguito alla conquista dell'Etiopia portarono a una serie di restrizioni sui carburanti e costrinsero dopo appena sei mesi a interrompere le sperimentazioni ed abbandonare la pista.
Oggi della pista guidata rimangono alcune tracce in stato di abbandono lungo Via Nazareth, fino al 1965 tratto di Via di Acquafredda.
La guidovia non venne praticamente mai usata come sistema di trasporto, almeno così come la pensò Ciocca. L'autoguidovia della Madonna della Guardia, a San Quirico di Genova, esistita tra il 1929 ed il 1967, sfruttava una tecnologia in parte diversa da quella di Via di Acquafredda.

Altri siti che ne parlano:
- La guidovia sperimentale della Borgata Fogaccia - in TramRoma 

Via degli Astalli


Via degli Astalli è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via di San Marco e Piazza Grazioli. Fino al 1873 questa strada era un tratto di Via del Gesù, ma l'istituzione di Via del Plebiscito rese i due tratti di strada separati, e questo prese il nome di Via degli Astalli, in memoria dell'antica famiglia Astalli che limitrofo alla strada possedeva il Seicentesco palazzo opera del De Rossi, ancora oggi visibile oltre Via delle Botteghe Oscure.
La strada di fatto si trova compresa tra il complesso della Chiesa del Gesù, il Palazzo dei Gesuiti e il Palazzo Venezia. Fino al XVI Secolo qui sorgeva la Chiesa di Santa Maria della Strada, demolita per fare spazio alla Chiesa del Gesù. Nella Chiesa si venerava l'immagine della Vergine dipinta su un masso di cemento, oggi in una Cappella della Chiesa del Gesù.
Nel XVI Secolo fu posto nella strada, all'angolo con Via delle Botteghe Oscure, uno dei primi orologi pubblici di Roma.
Il Palazzo dei Gesuiti è stato costruito a partire dal 1559 e ha subito un importante ampliamento nel 1623.
Oggi nel Palazzo dei Gesuiti ha sede il Centro Astalli, un luogo di assistenza per i rifugiati gestito dai Gesuiti stessi.

Targa del Mondezzaro di Via Lata (1748)


La targa del mondezzaro di Via Lata, nel Rione Pigna, è stata affissa nel 1748 e fa riferimento all'editto del 6 Agosto di tale anno. Il testo nello specifico recita così:

"D'ordine di Monsignore Illustrissimo e Reverendissimo Presidente delle Strade si proibisce a tutte e singole persone di non fare il mondezzaro in questo sito sotto le penne espresse nell'Editto emanato il dì 6 Agosto 1748".

Ristoranti del Rione Trastevere

A seguire una lista di ristoranti situati nel Rione Trastevere elencati in ordine alfabetico.

Il Maritozzo Rosso, Vicolo del Cedro 26

Architetture civili nel Rione Colonna

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Colonna:

Libreria del Littorio, in Via del Corso

Vecchia targa stradale di Via della Pelliccia


In Via della Pelliccia, nel Rione Trastevere, è ancora presente un esempio di vecchia targa stradale.

Mappa di Honolulu (1914)

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Questa mappa - realizzata dalla Sandborn - mostra la città di Honolulu, nello stato americano delle Hawaii, come si presentava nel 1914.

Mappe dell'Ungheria

Mappa di Budapest (1908)

Mappa di Budapest (1908)

Clicca per ingrandire
Questa mappa di Budapest mostra la capitale ungherese come si presentava nel 1908.

Mappa di Sofia (1927)

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Questa mappa mostra Sofia, capitale della Bulgaria, come si presentava nel 1927.

Mappe della Repubblica Ceca

Mappa di Praga (1885)

Mappa di Praga (1885)

Clicca per ingrandire
Questa mappa mostra Praga, capitale della Repubblica Ceca, come si presentava nel 1885.

Mappa di Osaka (1767)

Clicca per ingrandire
Questa mappa mostra la città di Osaka, in Giappone, come si presentava nel 1767.

Mappa di Boise (1893)

Clicca per ingrandire
Questa mappa, realizzata dalla Sandborn, mostra la città di Boise, nello stato americano dell'Idaho, come si presentava nel 1893.