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Via di Tor di Nona

Via Tor di Nona negli anni Settanta


Via di Tor di Nona è una strada del Rione Ponte compresa tra Via della Rondinella e Vicolo dell'Arco di Parma ed oltre. 
Il nome della strada deriva dalla torre medievale che fu di proprietà degli Orsini, che a pochi metri da qui aveva il palazzo fortificato di Monte Giordano. 
Questa strada si trova molto vicina al Tevere, e fino al Medioevo erano probabilmente ancora visibili le fortificazioni Romane, parte del sistema difensivo delle Mura Aureliane, che si affacciavano lungo il Fiume, e proprio per questa ragione e per le finestrelle che da questa fortificazione prospettavano sul Tevere, la strada era detta De Posterulis, e con essa tutta la zona.

Via Tor di Nona nella mappa del Nolli

La strada inizialmente partiva dalla Piazza di Ponte Sant'Angelo e proseguiva fino a Via di Monte Brianzo, creando di fatto un unico rettifilo che da Ponte Sant'Angelo raggiungeva Trinità dei Monti.
La Torre di Nona, di origini Medievali e forse costruita proprio sulle antiche fortificazioni Romane, dopo essere stata adibita a magazzino della Grascia - per le derrate che giungevano tramite il Tevere - venne adibita a prigione nel 1410 dalla Reverenda Camera Apostolica, come è testimoniato dal Catasto del Salvatore. La proprietà era passata infatti proprio alla Reverenda Camera Apostolica come eredità di Joanni Jacomello Orsini. Il fatto che la torre, già detta del Soldano per via di un funzionario della Corte Papale, dal momento che fu soggetta all'amministrazione dell'Annona fu detta Tor di Nona per corruzione popolare.
La torre rimase adibita a carcere fino al 1655, quando vennero costruite le Carceri Nuove in Via Giulia. L'Arciconfraternita di San Gerolamo della Carità, proprietaria della torre, volle così trasformarla in teatro. Nel 1666 Papa Alessandro VII Chigi respinse questa richiesta, successivamente accolta da Papa Clemente IX Rospigliosi nel 1669. Proprio in seguito a questa decisione, nel 1670 venne costruito, su progetto di Carlo Fontana, il Teatro Tordinona, celebre per le rappresentazioni di Tiberio Fiorilli, nei panni del prode Scaramuccia. Tuttavia, nel 1781 il teatro andò distrutto in un incendio. Nel 1795 venne ricostruito e prese il nome di Teatro Apollo. In questo teatro, nel corso del XIX Secolo vennero messe in scena diverse opere di Giuseppe Verdi.

Il Teatro Apollo e le case di Via Tor di Nona nell'Ottocento 

Con l'annessione di Roma al Regno d'Italia Via di Tor di Nona fu protagonista di numerosi cambiamenti urbanistici. 
La realizzazione della nuova Via Savoia, oggi Via Zanardelli, la separò da Via di Monte Brianzo e Via dell'Orso.

Costruzione del Lungotevere nel 1893

La costruzione dei muraglioni del Tevere e dei nuovi Lungotevere portarono a porre la strada a un livello inferiore rispetto alle nuove arterie, e alla demolizione di tutte le case affacciate sul Tevere e del Teatro Apollo, avvenuta nel 1889.

Via Tor di Nona durante la demolizione del Teatro Apollo

Nel 1925, sul limitrofo Lungotevere Tor di Nona, venne realizzata una fontana in memoria del Teatro Apollo dall'architetto Cesare Bazzani.
Durante il fascismo, nella zona vennero effettuate alcune opere di diradamento tra gli stretti vicoli, spesso allargati con piccoli interventi mirati, come nelle vicine Piazza San Salvatore in Lauro, Piazzetta di San Simeone e Largo Febo. Nel 1925 fu costruita, su progetto di Vincenzo Fasolo, la Scuola Elementare Alberto Cadlolo.
L'idea degli urbanisti dell'epoca era anche allargare la stretta Via di Tor di Nona, e per questa ragione venne sgomberato il grande palazzo all'angolo con Via dell'Arco di Parma, e i loro abitanti furono inviati nelle nuove borgate. Tuttavia, il palazzo non fu demolito e rimase disabitato per alcuni decenni, finché non venne occupato alla fine degli anni Sessanta. In questa circostanza, l'edificio fu ricoperto di murales, così come fu dipinto anche il muraglione di fronte. 
Oggi di questi murales restano solo l'Asino che vola, uno dei simboli della strada, e il murales di una manifestazione che vi è davanti. Nel 2003 le case vennero sgomberate dal Comune di Roma.

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