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Quarticciolo

Piazza del Quarticciolo in una vecchia fotografia

Il Quarticciolo è una storica borgata di Roma, situata nel Quartiere Alessandrino. Il nome dell'area deriva dalla corruzione linguistica di "Quarto", perché tale luogo era distante quattro miglia da Porta Maggiore.
Prima che sorgesse la borgata, il Quarticciolo era una tenuta: nel 1843 essa appartenne ai fratelli Santini che vi fecero arrivare dalla Scozia la prima trebbiatrice a essere impiegata nell'Agro Romano. 
Tale tenuta appartenne poi al Capitolo di Santa Maria Maggiore, che nel 1935 propose la vendita all'IFACP, l'istituto per le case popolari dell'epoca, che in quegli anni aveva realizzato molte borgate nella campagna intorno a Roma.
Fu così che nel 1938 il Governatorato di Roma acquistò l'intera tenuta, compresa tra la Via Prenestina, la futura via di circonvallazione (attuale Via Palmiro Togliatti) e il fosso del Quarticciolo, cedendone una porzione di 110.000 metri quadrati all'IFACP perché vi potesse realizzare un quartiere di case ultrapopolari.
Per l'inizio dei lavori ci volle un po' di tempo a causa di alcune difficoltà di programmazione economica dell'IFACP, ma alla fine, nel 1939, ebbe inizio l'edificazione del cantiere, con i primi 182 alloggi, 72 dei quali di tipo minimo (meno di due vani) e i restanti di tipo popolarissimo, pensati per le famiglie più numerose (tre vani, talvolta di più).



L'incarico per la progettazione del nuovo quartiere venne affidato a Roberto Nicolini, che immaginò una borgata impostata sullo schema dell'Antica Roma, con il cardo identificabile in Via Manfredonia e il decumano in Via Ostuni, all'incrocio delle strade sorgeva la grande piazza giardino. I nomi di tali strade vennero assegnati nel 1941, quando il Governatorato decise di conferire alle vie della nuova borgata i nomi di città pugliesi.
L'architettura del quartiere risulta essere particolarmente caratterizzata, soprattutto rispetto a quella di quartieri sorti in modo simile nello stesso periodo: i forti valori formali degli edifici sono visibilmente influenzati dal razionalismo, a partire dalla Casa del Fascio in Piazza del Quarticciolo, che rappresenta il centro della borgata e che si eleva rispetto al resto degli edifici.



La Casa del Fascio è una torre a pianta quadrata, con finestre a feritoia, doveva ospitare, ai piani superiori alloggi popolarissimi. Diventato sede del locale Commissariato, oggi è occupata da famiglie in difficoltà.
Questa borgata mostra dunque una serie di caratteristiche differenti da altre nate nello stesso periodo: già dall'appena citato impianto urbanistico si nota un'impostazione maggiormente urbana rispetto al ruralismo che si può notare in quartieri quali ad esempio Pietralata o il Tiburtino III, impostazione che si nota anche dalla maggiore continuità degli edifici, che già Nicolini aveva sperimentato al Trullo insieme a Nicolosi. 
Nonostante questo, i tratti semirurali sono comunque presenti nei ballatoi, nelle logge e negli archi, visti in chiave razionalista.
La guerra rallentò in parte la realizzazione del quartiere, che continuò fino al 1943.
Gli ottocento alloggi iniziati nel 1940, nel 1942 non erano ancora terminati, tuttavia nello stesso anno l'Istituto iniziò ad assegnare le prime case alle famiglie numerose, a quelle con benemerenze politiche e militari. Molte strade erano ancora da completare, con marciapiedi e caditoie per l'acqua piovana assenti.
Dopo i bombardamenti del luglio 1943, molti sfollati di Sal Lorenzo e del Prenestino occuparono le case ancora in cantiere.
Gli anni dell'occupazione tedesca di Roma furono particolarmente importanti per la storia del Quarticciolo, divenuto un centro di partigiani e antifascisti particolarmente importante e urbanisticamente separato dal resto della città in cui gli stessi militari nazisti avevano difficoltà a entrare. In questo contesto, tra i gruppi partigiani attivi nella periferia est di Roma, emerse la figura di Giuseppe Albano, noto come "Gobbo del Quarticciolo", figura ibrida tra la criminalità comune, crebbe commettendo piccoli reati, e la resistenza, divenne a tutti gli effetti un partigiano, che si fece strada nell'ambito dell'antifascismo romano, caratterizzato tra le altre cose da una spontaneità difficilmente rintracciabile altrove. Ritenuto un leader nella resistenza della zona est di Roma, il Gobbo faceva parte della cosiddetta "Banda Napoli", gruppo partigiano fondato dal socialista Franco Napoli, e le sue azioni dettero notevole filo da torcere ai nazisti soprattutto nei primi mesi del 1944.
L'attività partigiana al Quarticciolo fu intensa e per questa ragione una targa in Via Ostuni oggi la ricorda.
Tuttavia, gli scontri nella zona continuarono anche dopo la liberazione di Roma da parte degli anglo-americani: anche qui la testimonianza ci arriva da una targa, situata in Piazza del Quarticciolo, che ricorda Arduino Fiorenza, morto in una retata della polizia nel quartiere volta a colpire i partigiani che non avevano riconsegnato le armi.
La forte politicizzazione del Quarticciolo è ancora oggi in parte visibile dalla presenza di una targa di una sezione del Partito Socialista Italiano, ancora oggi attiva, in Piazza del Quarticciolo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la costruzione del Quarticciolo venne completata nel 1948, con nuovi edifici comunali posti in Via Molfetta, inoltre la Chiesa dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo, la cui istituzione come parrocchia risale al 1948, venne costruita nel 1954 su progetto di Francesco Fornari in Largo Mola di Bari. 
Oltre alla Chiesa, un altro esempio di arte devozionale al Quarticciolo è l'Edicola del Divino Amore, situata sempre in Largo Mola di Bari.

Una vecchia fotografia del Quarticciolo

Le denuncie sociali del degrado delle borgate divennero sempre più frequenti sopratutto negli anni '60 e '70. Se questo da un lato metteva in luce situazioni di grosso degrado e andava a denunciare condizioni di vita al limite soprattutto nei borghetti e negli insediamenti spontanei, da un lato ha creato un po' di confusione dal punto di vista delle architetture delle borgate, e il Quarticciolo è stato probabilmente la vittima più eccelente di questo fatto. Se è fuor di dubbio che il quartiere negli anni successivi alla guerra sia stato vittima del degrado e della scarsa manutenzione, spesso nell'enfatizzare questi problemi la letteratura di denuncia sociale ne ha parlato come di un quartiere privo di alcuna valenza architettonica. La geografa francese Seronde Babonaux, ad esempio, ne parla come di un quartiere "particolarmente brutto" e con "casamenti alti e monotoni". Un giudizio quantomeno ingeneroso per una borgata dalle architetture particolarmente caratterizzate, soprattutto rispetto ad altre realizzate nello stesso periodo.
Negli anni '70 parte di Roma Est vide un importante cambiamento urbanistico con la realizzazione della grande arteria che è Viale Palmiro Togliatti: essa, infatti, costeggia il Quarticciolo e ne costituisce di fatto il limite occidentale. La realizzazione della nuova strada comportò lo smantellamento di Via Lucera, originaria strada che faceva da lato ovest al quadrilatero che costituisce i confini storici della borgata.
Con gli anni, dunque, il Quarticciolo, un tempo isolato dal resto della città, è stato sempre più integrato nel tessuto urbano di Roma, e oltre a questo ha subito interventi: nel 2001, ad esempio, è stato realizzato il Teatro-Biblioteca del Quarticciolo, una delle principali realtà culturali della zona.

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