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Il dibattito sull'intitolazione di una strada a Francesco Crispi

Dibattito intitolazione Via Crispi

Capita spesso che una strada possa essere dedicata a una figura controversa, divisiva, e che dunque questo porti a dibattiti sull'opportunità che tale personalità venga ricordata degnamente o meno. Sono dibattiti cui ai giorni nostri assistiamo in svariate occasioni, ma che non sono nuovi, da quando l'odonomastica è materia di dibattito e di voto da parte dei Consigli Comunali.
Non ci verrebbe mai da immaginare oggi, a oltre un secolo da tale fatto, che la figura su cui si svolse un duro dibattito fu niente meno che Francesco Crispi, uomo politico siciliano, esponente della sinistra storica e quattro volte Presidente del Consiglio, una figura che oggi per i più è uno dei tanti nomi che compaiono sui libri di storia, ma cui dedicare una strada, nel 1911, portò qualche malumore a qualcuno.
Veniamo ai fatti, a quali furono i punti favorevoli e contrari che suscitarono un simile dibattito in Consiglio Comunale a 10 anni dalla sua morte.
Nato a Ribera nel 1818, morto a Napoli nel 1901, Crispi fu originariamente di idee mazziniane e prese parte alla Rivoluzione Siciliana del 1848, quindi fu nel 1860 uno dei massimi sostenitori e ideatori della Spedizione dei Mille. Sposati gli ideali monarchici, fu quattro volte Presidente del Consiglio, più volte ministro, e divenne un punto di riferimento per la cosiddetta sinistra storica, introducendo numerose riforme sociali quali il Codice Zanardelli, che abolì la pena di morte quasi completamente (all'epoca era in vigore in quasi tutti gli stati europei) e introdusse il diritto di sciopero. La sua dispendiosa politica coloniale nel Corno d'Africa, tuttavia, sfociò nella sconfitta italiana ad Adua contro l'Etiopia, ponendo fine alle mire espansionistiche italiane nell'area e causò non pochi malumori, dal momento che il suo costo in termini di vite umane fu molto altò e rappresentò uno dei pochissimi casi di sconfitta di un esercito europeo nelle guerre coloniali africane.
Oltre a questo, Crispi fu visto in maniera particolarmente negativa dalle componenti socialiste e anarchiche: contro di loro, infatti, nell'ambito della rivolta dei Fasci Siciliani, impose la legge marziale e varò leggi anti-anarchiche dopo aver subito nel 1893 un attentato da parte dell'anarchico Paolo Lega.
In questo contesto si tenne, l'8 Maggio 1911, una seduta del Consiglio Comunale con all'ordine del giorno la dedica di una strada a Francesco Crispi, da ricavare tra parte di Via di Porta Pinciana, Via di San Giuseppe e un tratto di Via Capo le Case. (Qui il verbale originale della seduta)

Mazzolani PRI
Ulderico Mazzolani, esponente repubblicano, nella seduta illustrò per primo le proprie perplessità sulla dedica di una strada a Crispi

Nel dibattito seguito alla presentazione delle nuove strade (Via Crispi non era l'unica nuova denominazione all'ordine del giorno), il primo ad affrontare l'argomento "Via Crispi" è il consigliere del Partito Repubblicano Italiano Ulderico Mazzolani. I repubblicani, all'epoca, erano da considerarsi uno dei partiti più a sinistra rappresentati nelle istituzioni, e il Mazzolani nel prendere la parola premette che il suo intervento "urterà qualche sentimento", ma "egli non parla che per ragioni obiettive di rispetto storico". Detto questo, illustra quelle che sono le ragioni della controversia, su cui il dibattito successivo si concentrerà: dopo aver ricordato positivamente il passato di Crispi e la sua partecipazione alla spedizione dei Mille, spiega che non è possibile non ricordare anche il passato più recente, parlando di repressione poliziesca e leggi eccezionali, quelle appunto per sedare la mobilitazione dei Fasci Siciliani, e del fatto che Crispi sia stato artefice dell'ultima grande sconfitta militare italiana, quella di Adua. Aggiunge poi che sarebbe inopportuno dedicare a Crispi proprio una strada limitrofa al luogo in cui l'uomo politico subì, uscendo indenne, l'attentato dell'anarchico Paolo Lega, un attentato che Mazzolani definisce come "organizzato per risollevare il prestigio del Crispi allora fieramente abbattuto". Aggiunge poi di non aggiungere "per rispetto ad un morto" una serie di accuse verso il Crispi che rappresentarono un'importante battaglia politica di Felice Cavallotti. Non è chiaro qui a cosa si riferisca Mazzolani, ma Cavallotti, al tempo esponente del Partito Radicale Italiano, fu grande rivale di Crispi. Spiegate le sue argomentazioni, il Mazzolani invita a essere prudenti sulla dedica di una strada a Crispi, aspettando magari tempi più propizi.

Dopo Mazzolani, a prendere la parola è il consigliere del Partito Socialista Romolo Sabbatini, esponente del sindacalismo rivoluzionario che, successivamente, avrebbe aderito al Fascismo. Sabbatini prende la parola e si associa assieme "ai colleghi socialisti" alle parole di Mazzolani, dicendo che è per loro impossibile votare per dedicare la strada a una figura che rappresenta un ricordo "di patimenti, di carceri, di lotte crudeli". Prosegue poi dicendo che in quei giorni il parlamento si sarebbe apprestato a votare una legge sul suffragio universale (seppur si intenda in realtà il suffragio universale maschile, aggiungiamo noi) che sarebbe stata approvata grazie alle pressioni della classe lavoratrice, mentre Crispi rimosse dagli elenchi oltre un milione di elettori "per asservire a sé la rappresentanza nazionale". Aggiunge poi di astenersi da qualsiasi giudizio sulla persona di Crispi, ma che ritiene sia meglio attendere "tempi migliori" per parlare di una strada a lui dedicata.

Prende poi la parola l'esponente della destra Augusto Torlonia, il quale spiega come a suo avviso Roma non possa dimenticare che Francesco Crispi fu l'uomo che "primo seppe veramente comprendere il diritto e i bisogni della città", fatto che di per sé reputa sufficiente per dedicargli una strada. Aggiunge inoltre che con Crispi l'Italia ottenne un importante riconoscimento in campo internazionale e che con lui ebbe inizio "il risorgimento morale ed economico della nazione". Torlonia aggiunge che in quanto romano non può che raccomandare di dedicare a Crispi una strada, nonostante "per ricordi di famiglia potrebbe mostrarsi contrario". Con questa frase Torlonia fa probabilmente riferimento a quando Francesco Crispi nel 1887 rimosse il sindaco di Roma Leopoldo Torlonia dal proprio incarico per essersi congratulato con il Cardinale Vicario Lucido Maria Parocchi a nome della città di Roma per il Giubileo Sacerdotale di Papa Leone XIII Pecci (1878-1903). Un episodio che mostra la politica anticlericale portata avanti da molti esponenti della classe politica nei primi decenni di vita del Regno d'Italia.

Prende dunque la parola il consigliere Teresio Trinchieri, esponente radicale, il quale nota che nel momento in cui il Mazzolani, pur criticando Crispi, ne ha riconosciuto il ruolo nell'"epopea nazionale" e alla "prodigiosa impresa dei Mille", ha fornito una ragione per dedicargli una strada, aggiungendo che di fronte a tale benemerenza nazionale, non ha senso discutere della sua opera come ministro e degli errori commessi. Trinchieri, che in quanto radicale era un anticlericale, elogia poi Crispi per aver avuto meriti verso la patria per la sua lotta contro i nemici "interni ed esterni", tra i quali dal suo punto di vista inserisce anche la Chiesa, citando il fatto che volle realizzare a Roma il monumento a Giordano Bruno, definito una "sfida perenne al Vaticano".

Prende la parola poi il consigliere Federico Zuccari, esponente repubblicano, che si lancia in una critica verso la "morbosa tendenza" di assegnare i nomi delle strade basandosi su simpatie e passioni e soddisfare uomini o partiti, quando sarebbe invece bene pensare alla città, che è eterna. Prosegue poi dicendo che alle strade danno dati solamente i nomi di coloro che lasciarono traccia di sé nella storia segnando le "pietre miliari del valore d'un popolo". Dunque, invita a evitare di perseguire il "plauso del volgo", ma un criterio logico ed educativo seguito in numerosi casi. A riguardo, cita esplicitamente le strade dedicate e da dedicare a Giuditta Tavani Arquati, Giordano Bruno, Bovio e Francisco Ferrer. Fatta questa premessa generale lo Zuccari, prendendo le distanze di fatto dal suo compagno di idee Mazzolani, dice che non è giusto parlare di Crispi nei termini utilizzati, e che ha diritto a essere rispettato almeno dopo morto. Fa poi riferimento alle parole di Agostino Bertani, rappresentante dell'Estrema Sinistra Storica e garibaldino, secondo cui senza Crispi la Spedizione dei Mille non avrebbe potuto avere luogo, e perciò il popolo non deve aver da pensare che non si faccia una Via Crispi per scelta del Consiglio Comunale. Conclude poi lo Zuccari dicendo che è noto come le sue idee politiche siano diverse da quelle di Crispi e che allo stesso Crispi l'ha detto in faccia, ma che non si può discutere l'onorabilità del nome di un collaboratore di Garibaldi e di Crispi. "Se commise errori,  debbono esser dimenticati, perché come uomo di Stato ebbe intelletto superiore assai a quello di coloro che oggi governano l'Italia", conclude.

Prende poi la parola il Consigliere Achille Levi, esponente radicale, che elogia le parole dello Zuccari che lo ha preceduto, sottolineando un patriottismo che va oltre le differenze di parte. L'intervento, tuttavia, è continuamente interrotto da clamori e grida. Levi prosegue dicendo che nessuno può impedirgli di esprimere il proprio pensiero, e pur rammaricandosi di non avere ricordi personali come lo Zuccari relativi a Crispi, è ben consapevole che il suo nome è legato a "un'impresa prodigiosa leggendaria" come la Spedizione dei Mille. Il Consigliere continua poi con un lungo elogio di Crispi, inserendolo in una serie di grandi uomini di stato, parlando dell'impronta di liberalismo che a suo giudizio avrebbe lasciato e della sua attività di riformatore e legislatore. Continuano intanto a levarsi grida e interruzioni, non è scritto chiaramente da dove ma possiamo immaginare che il dissenso più omogeneo fosse quello socialista, come chiaro dall'intervento di Sabatini. Il lungo elogio di Levi è interrotto da grida quali "Viva Cavallotti", e la seduta è sospesa. Dopo il rammarico per l'accaduto da parte del presidente Alberto Tonelli, Levi riprende la parola e nota come a suo avviso gli errori della vita del Crispi rappresentino "l'esagerazione dei suoi pregi", per poi definire con un pomposo linguaggio tipo della retorica dell'epoca che Crispi "scagliò in faccia ai tiranni i lapilli del vulcano della sua isola". Chiuse poi l'intervento chiedendosi come mai si chiede di aspettare per ricordarlo, quando si può ricordare già da subito il Crispi?

Terminato questo intervento,  il presidente Tonelli risponde al Mazzolani, dicendo che "nella vita d'un uomo v'hanno fatti ed imprese che gli danno diritto, alla riconoscenza della patria. Nessuno è perfetto, ma quando si ha avuto l'onore di dare il nome alla spedizione dei Mille una mozione sospensiva assume carattere anti-patriottico".

Ha dunque inizio la votazione a chiamata. Nell'esprimere il proprio voto in favore di Via Crispi, l'Assessore Giovanni Montemartini, eletto con la lista e quindi in dissenso dal gruppo (stando a quanto detto nel suo intervento da Sabbatini), decide di motivare il proprio voto, spiegando che due suoi fratelli sono stati colpiti da gravi condanne politiche durante il governo di Crispi, ma egli "non può posporre a questa considerazione la coscienza delle benemerenze patriottiche del Crispi stesso".

Il voto si conclude con 26 Consiglieri favorevoli e 18 contrari. Via Crispi è ufficialmente istituita, e oggi è ancora là, senza che nessuno apparentemente immagini una così lunga discussione dietro alla sua intitolazione.

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