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Acqua Pia Antica Marcia


L'Acqua Pia Antica Marcia, o Acquedotto Marcio è un acquedotto moderno di Roma costruito nel 1870 e più volte ampliato, che conduce l'acqua da Roviano, nella valle dell'Aniene, a Roma.
Il progetto di riattivare l'antica Acqua Marcia, costruita nel 144 a.C. e distrutta da Vitige nel 537, fu proposto dall'archeologo Luigi Canina alla metà dell'Ottocento. Morto il Canina un suo discepolo, Nicola Moraldi, decise di continuare l'impresa, ottenendo nel 1858 dal Governo Pontificio l'autorizzazione a continuare gli studi per ricondurre l'Acqua Marcia in funzione.
Il progetto di riattivazione fu presentato dal Monaldi nel 1861 ma gli alti costi per integrare le parti crollate dell'antico acquedotto portarono all'elaborazione di un nuovo progetto con la costruzione di un moderno acquedotto, nel 1862.


Progetto del nuovo acquedotto Marcio pubblicato nel 1872

Tuttavia solo nel 1865 gli industriali inglesi James Shepard e Henry Fawcett comprarono il progetto e la concessione relativa e ottennero, l'8 novembre 1865, l'autorizzazione alla realizzazione del nuovo acquedotto da parte del ministero del Commercio e dei Lavori Pubblici dello Stato Pontificio e lo sfruttamento delle sorgenti dell'Acqua Marcia. Il 15 novembre 1865 nacque l'Anglo Romana Water Company, poi ribattezzata nel 1868 Acqua Pia in onore del Pontefice, con lo spostamento della sede da Londra a Roma.
L'acquedotto fu progettato dall'ingegnere Cassian Bon, della Compagnie Générale des Conduites d'Eau di Liegi, sarebbe stato costruito in muratura dalle sorgenti fino a Tivoli, da quì avrebbe proseguito fino a Roma in moderne condotte di ghisa.
I lavori iniziarono nel 1868 e portarono all'inaugurazione dell'acquedotto il 10 settembre 1870 da parte di Pio IX, con la costruzione di una fontana provvisoria di mostra in Piazza di Termini.
La sorgente principale era quella che oggi è chiamata seconda Serena, da quì partiva il canale in muratura per una lunghezza di 27 km, di cui 12 costruiti in galleria, 12 interrati e 2,8 realizzati in ponti o su muri di sostegno.
A Tivoli iniziavano le condotte metalliche del diametro di 60 cm, che seguivano la Via Tiburtina, poi passava la ferrovia e si dirigeva lungo la Nomentana fino ad arrivare al manufatto di regolazione presso Piazza di Termini.
Se al crepuscolo del pontificato di Pio IX era difficile dare importanza la realizzazione del nuovo acquedotto, con la presa di Roma e la febbre edilizia che presto iniziò questa infrastruttura si rivelò preziosissima, intanto il nome della società fu modificato in Acqua Pia Antica Marcia. Servì infatti tutti i nuovi quartieri dell'Esquilino, Macao, Nomentano, Salario e San Lorenzo, inoltre le condotte furono presto portate ai rioni storici, e nel 1873 furono estese oltre il Tevere ai rioni Trastevere e Borgo. Già nel 1880 l'intera acqua del primo sifone era stata distribuita, e fu necessario costruirne uno nuovo.
Dal 1871 al 1884 gli utili dell'Acqua Marcia si erano moltiplicati per quaranta, il consiglio di amministrazione era passato in mano alla finanza legata al Banco di Roma, alle Condotte e al Banco di Santo Spirito.


Mappa dell'Acqua Pia Marcia nei suoi otto sifoni

Alla fine furono realizzati sei i sifoni nei successivi ampliamenti dell'acquedotto, ultimati nel 1880, 1886, 1907, 1923, 1932 e 1937.
I primi quattro sifoni procedono paralleli lungo la Via Tiburtina, partendo dal serbatoio Quintiliolo, il primo e il secondo sboccano a Santa Bibiana, mentre gli altri due arrivano al casino di regolazione di Viale Ventuno Aprile.
Il quinto sifone segue la Via Prenestina e termina al manufatto di Porta Maggiore, decorato con una monumentale edicola in travertino, il sesto e il settimo raggiungono il manufatto di Viale Ventuno Aprile.

L'acquedotto Pio nella ricostruzione del 1928 presso Fiumerotto

Il primo acquedotto, d'età pontificia, fu ricostruito interamente fra 1924 e 1928, sempre in muratura, nel tratto dalle sorgenti fino a Tivoli, per aumentarne la portata.
Nel 1933 fu realizzato il Serbatoio idrico di Via Eleniana, per convogliare le acque del quinto sifone.
Tutto l'acquedotto ha alimentato l'intera città di Roma fino alla realizzazione dell'acquedotto del Peschiera nel 1949.
Nel 1970 fu costruito dall'ACEA l'ottavo sifone, con termine nel Nodo Prenestino, e l'allaccio ai sifoni sesto e settimo.

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