Quartiere Macao



Il Quartiere Macao è uno dei primi quartieri costruiti dopo la proclamazione di Roma a Capitale del Regno d'Italia, assieme all'Esquilino e alla lottizzazione di Via Nazionale, è situato nel Rione Castro Pretorio.
La zona dell'antico Castro Pretorio era adibita fin dal Medioevo ad appezzamenti agricoli e a vigne.

I possedimenti dei Gesuiti al Castro Pretorio nella carta del Nolli del 1748

Il 1575 tutti i terreni compresi nelle mura dell'antico Castro Pretorio furono acquistati dalla Compagnia di Gesù, e fu costruito un casino proprio appoggiato sulle Mura Aureliane, denominato Casino degli Angioli. Nel 1615 la Compagnia affidò la Villa al Noviziato dei Gesuiti, che aveva sede a Sant'Andrea al Quirinale, come residenza estiva per i novizi. Visto che molti giovani Gesuiti andavano in missione nelle cosiddette Indie, e la più grande missione era nella città cinese di Macao, la villa prese il nome di Maccao, così come la via che collegava la Via Pia a Porta San Lorenzo, chiamata Via del Macao.
Nel Seicento i Marchesi Olgiati costruirono una villa, in prossimità delle Terme di Diocleziano, su Via del Macao, con un casino con torretta centrale. La proprietà passò poi ai Chigi e nel 1745 la villa fu acquistata dalla Compagnia di Gesù, che in questo modo estese le proprie proprietà del Noviziato nella zona, un'ulteriore espansione venne effettuata comprando i terreni già della villa Alberini.
Non ci furono poi cambiamenti particolari finchè, sotto il pontificato di Pio IX, Monsignor de Merode, Proministro delle armi della Santa Sede, acquistò nel 1861 i terreni del Castro Pretorio per edificare la Caserma Pio IX in cui alloggiare le truppe pontificie. La caserma fu inaugurata nel 1864 ed aveva un'ampia piazza d'armi, e il grande edificio adibito caserma. Fu inoltre realizzato un viale che collegava la caserma con la Piazza di Termini, denominato Viale del Castro Pretorio.

Pianta di Roma del 1870, si notano i binari della Stazione Termini, il nuovo Viale del Castro Pretorio, sopra al quale si trovano le proprietà dei Gesuiti e la nuova caserma di Pio IX.

All'indomani della Breccia di Porta Pia il Regio Esercito occupò la caserma che fu ribattezzata Caserma Macao.
La Commissione degli Architetti e Ingegneri, istituita nel 1870 e occupata di studiare il Piano Regolatore della città, propose l'edificazione di un nuovo quartiere nell'area del Castro Pretorio, per la vicinanza con la Stazione Termini e la Strada Pia, su cui sarebbe sorto il Ministero delle Finanze.
Il piano fu presentato ed approvato dalla Deputazione Provinciale nel luglio del 1871 e dal Consiglio Comunale il 29 febbraio 1872. Nella seduta del 1871 fu stipulata la convenzione con la Società Anonima Italiana, presieduta da Giacomo Servadio, per la realizzazione del nuovo quartiere.
Il 29 febbraio 1872 il Comune formalizzò una seconda convenzione con la nuova Società Generale di Credito e Costruzioni in Italia, succeduta alla precedente Società e presieduta sempre da Servadio. La convenzione è accompagnata da una pianta dettagliata del nuovo quartiere: le strade sono disposte a scacchiera, al centro è posta una piazza quadrangolare, la futura Piazza Indipendenza, mentre verso Via XX settembre le aree rosse sono da destinarsi allo Stato, la Villa Torlonia è risparmiata dalle edificazioni.

Pianta del nuovo quartiere Macao del 1872

Gli espropri da effettuare sono nei confronti della Compagnia di Gesù, 107000 metri quadri, di Don Giulio Torlonia, 1856 metri quadri, di Weille Schot, 9640 metri quadri, Monsignor de Merode, 3637 metri quadri lungo Viale del Castro Pretorio, dei Padri Certosini, 31426 metri quadri e dei fratelli Giacosa, 6377 metri quadri verso Porta San Lorenzo. La Società Servadio aveva provveduto autonomamente ad acquistare villa Grazioli, già Quarantotto e Lattanzi, e villa Capranica, già Rondinini.
Il 30 dicembre 1872, mentre fervevano i lavori per la sistemazione stradale, fu stabilita la nomenclatura delle sedici strade del nuovo quartiere e della piazza, che riguardavano le battaglie per il conseguimento dell'indipendenza Italiana.

Una foto del 1873 presa dal cantiere del Ministero delle Finanze verso il nuovo quartiere, da sinistra si vedono: i palazzi su Via Cernaia, un palazzo su Via Goito, la villa Reale, l'edificio esistente in Via del Macao, il Villino Servadio e il Palazzo Servadio

I primi edifici costruiti furono quelli affacciati sulla piazza: i villini della Somaglia, de Renzis e il Palazzo Servadio, mentre nel grande lotto tra Villa Torlonia e la Caserma Macao sorgeva la Villa Reale.
In Via dei Mille venivano costruiti il Villino Aghemo e il Villino Bonghi. I primi palazzi ad essere realizzati furono invece quelli sull'isolato tra Via Cernaia e Via Goito.
Il 6 ottobre 1873 la Società di Credito Immobiliare e Costruzioni in Italia si fuse con la Banca Italo Germanica, presieduta dal Senatore Giacomo Astengo.
Nel 1874 fu realizzata l'illuminazione provvisoria di alcune strade del quartiere.

Pianta della modifica al contratto di appalto del 23 aprile 1875

Tuttavia l'edificazione della zona andava a rilento a causa di rinvenimenti archeologici e della difficoltà di realizzare lo spostamento di un tratto dell'Acquedotto Felice, erano pochi i palazzi realizzati, e i ricavi per la Banca scarsissimi. Fu chiesta al Comune una proroga dei tempi per completare il quartiere: dai sei anni previsti ad otto, si passava dalla data del 7 settembre 1878 al 7 settembre 1880, per completare gli edifici presenti nella pianta della convenzione, e ulteriori due anni per edificarlo completamente.
Le difficoltà finanziarie portarono nel 1877 alla liquidazione della Banca Italo Germanica, il cui patrimonio passò alla Banca Tiberina, che si impegnò comunque a completare l'edificazione dei lotti liberi.

Il quartiere Macao ormai completato nel 1888

Nonostante i buoni intenti, solamente alla fine degli anni ottanta dell'Ottocento il quartiere può definirsi concluso.



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