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Quartiere Giuliano-Dalmata



Il Quartiere Giuliano-Dalmata si trova nella parte a ovest della Via Laurentina.
Dopo che per secoli la zona fu un'area di campagna, con una presenza di torri e casali, nel 1937 vi venne inaugurato il Villaggio dei Lavoratori, o Villaggio Operaio E42, per ospitare gli operai che lavoravano alla costruzione del quartiere che avrebbe dovuto ospitare, a poca distanza dalla zona del nascituro Quartiere Giuliano-Dalmata, l'Esposizione Universale di Roma del 1942 e che mai ebbe luogo a causa degli eventi bellici.
Nel 1939, sempre in questa zona, iniziò la costruzione della Città Militare della Cecchignola, che divenne il principale presidio militare dell'area meridionale di Roma e che aveva l'obiettivo di allontanare dalle aree maggiormente abitate le strutture militari.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il Villaggio dei Lavoratori venne abbandonato per via dell'interruzione della costruzione dell'EUR.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, gli Italiani dell'Istria e della Dalmazia, i Giuliani e Dalmati, dovettero lasciare le loro terre, passate sotto il controllo della Jugoslavia, e ripararono nelle altre zone d'Italia. 
Nel 1947, dodici famiglie provenienti da quell'area, si recarono ad abitare nel Villaggio dei Lavoratori, che prese quindi il nome di Villaggio Giuliano.

L'ingresso del Villaggio Giuliano in una foto d'epoca

A Roma furono molti i luoghi in cui gli esuli Giuliani e Dalmati trovarono rifugio: a Monteverde esisteva un apposito campo provvisorio per l'ospitalità, alcuni trovarono alloggio al Villaggio San Francesco, ad Acilia, ed altri ancora nella vicina Provincia di Latina, ma probabilmente il Villaggio Giuliano fu la principale. 
Nel 1948, infatti, una serie di abitazioni venne ufficialmente consegnata agli esuli dall'allora Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Giulio Andreotti e dalla moglie del Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Il 1955, inoltre, nel Quartiere arrivarono circa 2mila profughi provenienti dall'Istria e dalla Dalmazia. Lo stesso anno, la zona fu raggiunta dalla Metropolitana di Roma, grazie alla fermata Laurentina.

L'area del Quartiere Giuliano in una mappa del 1961 della Guida Monaci

Nel 1961 il quartiere fu istituito ufficialmente con il nome di Quartiere Giuliano-Dalmata, in onore alla comunità di Italiani esuli dall'Istria e dalla Dalmazia che qui trovarono una nuova casa. Fu in quell'anno che venne inaugurato, lungo la Via Laurentina, un monumento ai caduti Giuliani e Dalmati costituito da un masso carsico.
Le strade del Quartiere sono dedicate a grandi personalità dell'Istria e della Dalmazia, mentre quelle più vicine alla Città Militare della Cecchignola a corpi dell'esercito.
Il resto del Quartiere è composto da aree principalmente residenziali, quali Fonte Meravigliosa, Vigna Murata e Prato Smeraldo.
Nel 2008 è stato inaugurato nel Quartiere un monumento alle Vittime delle Foibe.
Il Quartiere Giuliano-Dalmata è stato anche il set di diversi film, come Il Commissiario, di Luigi Comencini con Alberto Sordi, e Borotalco di Carlo Verdone.

Chiese:
Sant'Anselmo alla Cecchignola
Santa Giovanna Antida Thouret
San Giuseppe da Copertino
San Marco Evangelista in Agro Laurentino
Sante Perpetua e Felicita

Fermate della Metropolitana:
Laurentina (Linea B)

Musei:
Archivio Museo Storico di Fiume
Museo Storico della Motorizzazione Militare

Monumenti:
Cippo Carsico in memoria dei Caduti Giuliani e Dalmati

Strade:

Seconda Casa, Gerusalemme - Roma


Seconda Casa, Gerusalemme - Roma è un monumento di dimensioni estremamente ridotte situato su un marciapiede di Piazza di Monte Savello all'angolo con Via del Foro Olitorio, nel Rione Sant'Angelo al confine con il Rione Ripa realizzato nel 2004 dall'artista Israeliano Micha Ullmann.
L'opera rappresenta due case stilizzate in una sorta di clessidra scavata, lievemente, sul marciapiede, e il nome Seconda Casa rappresenta, nella cultura Ebraica, il Secondo Tempio di Gerusalemme, distrutto nel 70 dopo Cristo dall'Imperatore Tito, fatto che significò un nuovo esilio per il popolo Ebraico.
La piccola scultura vuole in questo modo celebrare, attraverso la forma di due forme opposte ma speculari, la coesistenza di due culture in qualche modo considerabili opposte in virtù della vicenda di Tito nella città di Roma.


Per rendere individuabile la scultura, è presente una targa sul muretto lungo il quale sorge il marciapiede in cui l'opera è scolpita, su cui è scritto "Micha Ullman, Seconda Casa Gerusalemme-Roma" ed è indicata la data della Giornata della Memoria (27 Gennaio) del 2004.

Monumento ai caduti dei Rioni Campitelli, Pigna, Ripa e Sant'Angelo


Il monumento in questione si trova in Piazza di Monte Savello, al confine tra i Rioni Sant'Angelo e Ripa e ricorda i caduti dei Rioni CampitelliPignaRipa e Sant'Angelo nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Il monumento consta in una semplice colonna cui è affissa una targa.

Targa in memoria di Vincenzo Cardarelli


La targa in questione si trova in Via Cola di Rienzo, nel Rione Prati, e ricorda lo scrittore Vincenzo Cardarelli (Tarquinia 1887 - Roma 1959), che presso questa casa visse.
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 2015.

Quartiere San Basilio



Il Quartiere San Basilio sorge in un'area comprese tra la Nomentana e la Tiburtina, all'altezza della strada chiamata Via del Casale di San Basilio.
Il nome del Quartiere è dovuto al Casale di San Basilio, risalente al XIII Secolo e così chiamato perché sorgeva su un fondo di proprietà della Chiesa di San Basilio.
Nella zona, al tempo dell'Antica Roma sorgevano numerose ville, poi decadute e talvolta tramutate in casali, come nel caso appunto del Casale di San Basilio o della torre del Coazzo.
Rimasta per secoli una zona principalmente agricola, era infatti entrata nel fondo del Capitolo di Santa Maria Maggiore. Fu investita da un grande cambiamento alla fine degli anni Trenta.
Il 1940 nel quartiere sorse una delle borgate ufficiali volte ad ospitare i Romani che lasciavano le baracche del centro della Città, chiamata Borgata San Basilio.
Le primissime casette, estremamente umili, erano note come "Casette Pater", dal nome dell'ingegnere che le aveva progettate. La caratteristica della borgata era che alcune casette erano disposte in modo che, se viste dall'alto formavano la scritta "DUCE".
In seguito a un finanziamento dell'ente delle Nazioni Unite per le persone rimaste senza casa durante la Seconda Guerra Mondiale, l'UNRRA CASAS, la borgata di San Basilio venne rinnovata: nel 1951 vi fu anche un apposito concorso vinto ex aequo dagli architetti Mario Fiorentino e Serena Boselli. La borgata fu quindi ampliata e rinnovata e le casette Pater furono abbattute. I lavori ebbero inizio nel 1953.

Il Villaggio UNRRA CASAS

Il Villaggio UNRRA CASAS venne inaugurato nel 1954, queste nuove case furono riservate sia a profughi Giuliani e Dalmati, sia alle famiglie sfollate da case bombardate e ricoverate al dormitorio Sant'Antonio.
Negli anni Cinquanta fu costruita la Parrocchia di San Cleto, insieme a una borgata promossa dall'Avvocato Pace che prese il nome dalla nuova Chiesa. Nello stesso periodo vennero lottizzati anche i terreni di proprietà di Elena Tidei, dando vita alla cosiddetta Borgatella Tidei e lo stesso fece il costruttore Anacleto Gianni.

Lotta per la casa a San Basilio nel 1974

Nel 1960 vennero edificati nuovi palazzi per dare alloggi ai baraccati sgomberati dal Campo Parioli, usato per costruire il Villaggio Olimpico in occasione delle Olimpiadi di Roma del 1960, del Campo Artiglio, in Via dei Vespri Siciliani e delle baracche in Piazzale Clodio.
Gli ultimi interventi di edilizia popolare nel quartiere vennero realizzati nel 1974.
San Basilio è stato negli anni più volte protagonista delle lotte per la casa: nel 1974, durante la manifestazione nata in seguito a uno sgombero di case popolari, nacque uno scontro tra manifestanti e forze dell'ordine nel quale rimase ucciso Fabrizio Ceruso, un giovane di 19 anni membro dei Comitati Autonomi Operai.
Negli anni Ottanta nacque, sempre nell'area del Quartiere San Basilio, la zona di Torraccia.

Borgate:

Casali:
Casale Scorticabove
Casale di San Basilio

Chiese:
Sant'Agostina Pierantoni
San Basilio
San Benedetto Giuseppe Labre
San Cleto

Siti Archeologici:
Ruderi di Coazzo
Villa Romana di San Basilio
Villa Romana di Via Pollenza

Strade:

Targhe:

Torri:
Torre di Coazzo

Quartiere Ponte Mammolo

Il Quartiere Ponte Mammolo si trova tra la Via Tiburtina e la Via Nomentana, appena superato l'Aniene andando verso fuori Roma. 
Deve il suo nome all'omonimo ponte Romano, che deve a sua volta il suo nome o a Giulia Mammea, madre dell'Imperatore Alessandro Severo, o al marmo con cui è stato costruito.
Il Ponte, nel 1849 venne distrutto dai Francesi e ne venne perciò costruito uno nuovo.
La zona per secoli è stata un'area agricola, e all'inizio del Novecento vi erano diverse famiglie di agricoltori: i Liberati, i Sebastiani ed i Curi, che poi si recavano nel centro di Roma a vendere i loro prodotti presso il mercato di Piazza Vittorio.

Ponte Mammolo in una vecchia incisione

Altra produzione della zona era la pozzolana, di cui erano presenti diverse cave.
Le prime abitazioni nel Quartiere comparvero negli anni Trenta, sotto forma di una borgata, nella quale sorsero anche alcuni opifici e piccole strutture industriali.
Nel 1936 nella zona fu costruita anche la Chiesa del Sacro Cuore, progettata dall'architetto Tullio Rossi. 
Sempre in questo Quartiere, il gerarca fascista Roberto Farinacci acquistò parte dei terreni di Aguzzano, ribattezzati Tenuta Ignis, e fece costruire per sé una villa, Villa Farinacci, nota come "la torre" per via della propria forma.

Ponte Mammolo in una mappa del 1961

Nel 1960 in questa zona, nella tenuta di Aguzzano, fu costruito il Carcere di Rebibbia, la principale struttura penitenziaria di Roma. Previsto nella variante del PRG del 1942 ed iniziato a costruire durante il fascismo, non venne mai completato, solamente nel 1960 ricominciarono i lavori, che terminati nel 1972. Il nome del carcere è dovuto alla zona di Ponte Mammolo in cui sorge, una tenuta, quella di Aguzzano, nel Cinquecento di proprietà del Cardinale Scipione Rebiba.
Negli anni Settanta arrivò il momento dell'urbanizzazione della zona di Casal de' Pazzi, in cui sorsero grandi palazzi costruiti da cooperative edilizie.
Nel 1983 sorse anche la nuova Chiesa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi, proprio per venire incontro alle esigenze di culto degli abitanti di Casal de' Pazzi.
Il 1990 il Quartiere è stato raggiunto dalla stazione Rebibbia della Linea B della metropolitana. Sempre negli anni Novanta, un nuovo ponte limitrofo a Ponte Mammolo venne costruito, dopo che quest'ultimo era divenuto inagibile.

Carceri:
Carcere di Rebibbia

Chiese:
Sacro Cuore di Gesù a Ponte Mammolo
San Gelasio I Papa
San Liborio
Santa Maria Maddalena de' Pazzi

Fermate della Metropolitana:
Rebibbia (Linea B)

Siti Archeologici:
Ponte Mammolo
Torraccio della Cecchina
Villa Romana di Ripa Mammea


Ville:

Targa della fondazione dell'Ospizio dei Pellegrini Boemi


La targa in questione si trova in Via dei Banchi Vecchi, nel Rione Ponte, e ricorda in lingua Latina come nel 1457 Roraw - procuratore di tale ospedale - restaurò l'Ospizio per i Pellegrini Boemi che era stato fondato in precedenza dall'Imperatore Carlo IV, Re di Boemia.

Targa d'inciampo in memoria del rogo del Talmud


La targa d'inciampo in questione si trova in Piazza Campo de' Fiori, al confine tra il Rione Parione ed il Rione Regola, e ricorda il rogo del Talmud, uno dei principali testi sacri dell'Ebraismo, qui avvenuto il 9 Settembre 1553.
La targa d'inciampo è stata qui posta nel 2011.

Targa in memoria della costruzione di un edificio al Velabro da parte di Antonio Cartoni


La targa in questione si trova in Via di San Teodoro, nel Rione Ripa, e ricorda come l'edificio in questione sia stato costruito da Antonio Cartoni nell'ambito del rinnovamento voluto da Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) dell'area del Velabro.
La targa è stata qui posta nel Dicembre del 1868.

Targa "Mi sono perso"


La targa in questione si trova in Via dei Cerchi, nella parte compresa nel Rione Campitelli, ed è il segno del passaggio a Roma dell'artista Ruth Baettig durante il suo viaggio in Italia del 2010, nel corso del quale in diverse città Italiane ha lasciato questi singolari cartelli di dimensioni molto ridotte e ad altezza molto bassa, grazie al sostegno della Fondazione Pfeiffer.
Questa targa è datata 17 Settembre 2010.

Targa in memoria dell'apertura di Via Zonca


La targa in questione si trova in Via Cavour all'angolo con Via di Santa Maria Maggiore, nel Rione Monti, proprio sull'angolo dell'Ottocentesco Palazzo Giorgioli, al quale la preesistente targa è stata inglobata.
La targa ricorda l'apertura di Via Zonca, l'odierna Via di Santa Maria Maggiore, tracciata per volontà di Papa Urbano VIII Barberini (1623 - 1644), citato nella targa insieme al Cardinale Antonio Barberini e all'Arciprete della Basilica di Santa Maria Maggiore Pietro Francesco Zonca, dal quale la via ha preso appunto il nome di Via Zonca.
La lapide è stata posta nel 1633, mentre Andrea Busiri Vici l'ha incorniciata nel 1888 nel nuovo palazzo. Ai bordi sono collocati degli ovoli, mentre superiormente è presente una trabeazione con triglifi e rosette, in basso invece è posta una protome leonina.

Borghetto degli Angeli e Villa Certosa

Case in Via dei Savorgnan

Il Borghetto degli Angeli e Villa Certosa sono due aree, divenute di fatto una sola zona, situate nel Quartiere Tuscolano.
In questa zona sorgeva un tempo una vasta tenuta, conosciuta come La Favorita, e che si estendeva nell'area tra la Via Casilina e il Vicolo degli Angeli. In precedenza era di proprietà dei Monaci Certosini e, per questo, era detta anche Villa Certosa.

Il Borghetto degli Angeli (in rosso) e Villa Certosa (in azzurro) su Google Maps

Negli anni Venti nel XX Secolo la tenuta era di proprietà della Contessa Ojetti che decise di lottizzarla al di fuori del Piano Regolatore del 1909, in cui l'area non era minimamente contemplata, fatto che non dava al Comune di Roma alcun obbligo riguardo la fornitura di servizi.
Nel 1926 - negli stessi anni in cui iniziavano a sorgere le prime case nella limitrofa Via di Tor Pignattara - si ebbero le prime edificazioni, nell'isolato compreso tra Via di Villa Certosa, Via Francesco Paciotti, Via Bartolomeo Genga e Via Galeazzo Alessi.
Le prime case vennero costruite dagli stessi proprietari, ma la strada fino agli anni Trenta ancora non era asfaltata né illuminata.
Si ha infatti notizia di una lettera risalente al 1934 degli abitanti della zona indirizzata al quotidiano Il Messaggero in cui si chiede al Governatorato - nome con cui durante il Fascismo si chiamava il Comune di Roma - di intervenire per realizzare infrastrutture di pubblica utilità.
Il borghetto nella mappa di Roma di Marino e Gigli del 1934. Come possiamo vedere, le strade del borghetto erano ancora riunite sotto la generica denominazione di "Borghetto degli Angeli"
Dalla lettera sappiamo anche che la zona era abitata da circa cinquanta famiglie a quell'epoca.
Dall'altro lato di Via Galeazzo Alessi sorgeva una strada, Via delle Vigne del Mandrione - l'odierna Via dei Savorgnan - che raggiungeva il Vicolo degli Angeli, oggi Via degli Angeli.
Lungo questa strada, che come si nota dal vecchio nome era adibita a vigne che ricadevano sempre nella proprietà della Contessa Ojetti. Fu sempre nello stesso periodo, intorno al 1928, in cui sorgeva Villa Certosa che nacque, in questa strada, il cosiddetto Borghetto degli Angeli, un piccolo borghetto situato su questo piccolo colle di tufo a ovest di Via di Tor Pignattara, lungo la ferrovia Roma-Napoli, nato attraverso piccoli lotti che venivano venduti e costruiti dagli acquirenti, spesso manovali provenienti da fuori Roma.
Il nome Borghetto degli Angeli, così come quello del limitrofo Vicolo degli Angeli, era dovuto probabilmente alla presenza in zona di una Cappella dedicata alla Madonna degli Angeli.
I primi abitanti del Borghetto degli Angeli furono principalmente operai, scopini, provenienti in primis da Capranica Prenestina, ma anche da Zagarolo e da altre zona d'Italia, come le Marche, la Puglia e la Romagna. Furono loro a costruire il Borghetto degli Angeli, facendolo sorgere spontaneamente e sempre al di fuori del piano regolatore.
Nel 1937, il Governatorato di Roma decise di stabilire i nomi delle strade del Borghetto degli Angeli, decidendo di dedicarle ad architetti militari. Alla via principale fu dato il nome di Via dei Savorgnan, e al suo slargo quello di Largo dei Savorgnan, mentre alla strada che congiunge la nuova via con Via Galeazzo Alessi fu dato il nome di Via Bartolomeo Centogatti.

Edificio in Via Bartolomeo Centogatti

Per quanto riguarda invece le sei traverse di Via dei Savorgnan, furono scelti i nomi di Via Trebonio, Via Giovanni da Pisa, Via Giacomo da Gozo, Via Antonio da Castello, Via Giacomo Buratti e Via Antonio Bertola.
Nel 1951, gli abitanti del Borghetto degli Angeli costruirono un'Edicola Sacra dedicata alla Madonna Immacolata.

L'iscrizione posta sull'Edicola della Madonna Immacolata

Nel 1979 nella zona venne ucciso Ciro Principessa, militante del Partito Comunista Italiano, accoltellato da un estremista di destra. Ciro Principessa è ricordato da una targa commemorativa in Largo dei Savorgnan.
Oggi il Borghetto degli Angeli e Villa Certosa risultano ancora leggermente distinti dalla limitrofa Tor Pignattara, con cui spesso vengono identificati. Importante punto di riferimento della zona è sicuramente il ristorante Betto e Mary, in Via dei Savorgnan.

Edifici in Via dei Savorgnan

Targa in memoria delle opere di rinnovamento urbano di Papa Giulio II


La targa in questione si trova in Via dei Banchi Nuovi, nel Rione Ponte, e ricorda le opere di rinnovamento urbano realizzate da Papa Giulio II Della Rovere (1503 - 1513) dopo la cacciata dei Francesi dall'Italia avvenuta grazie alla costituzione della Lega Santa, voluta dallo stesso Papa cui avevano aderito la Spagna, l'Inghilterra ed il Sacro Romano Impero.

Fontana delle Anfore


La Fontana delle Anfore si trova in Piazza Testaccio, nel Rione Testaccio
Venne inaugurata in questa piazza, all'epoca conosciuta con il nome di Piazza Mastro Giorgio, il 28 Ottobre 1926, e si tratta della fontana rionale di Testaccio realizzata dallo scultore Pietro Lombardi.
La Fontana delle Anfore rappresenta, come dice il nome, una serie di anfore, considerate uno dei simboli di Testaccio, dal momento che nella zona erano presenti nell'Antica Roma grandi depositi di vasellame e che, proprio con i resti di queste anfore, è venuto a formarsi un vero e proprio monte, il Monte Testaccio, conosciuto infatti anche come Monte de' Cocci.


La fontana, la più grande tra quelle rionali realizzate dal Lombardi, è costituita da un corpo centrale, formato da una serie di anfore sovrapposte, da cui originano quattro bracci longitudinali, su cui affacciano grandi stemmi sormontati da teste ovine, contenenti le vasche, in cui l'acqua zampilla dai pilastri terminali, decorati da un'anfora. 
L'intero complesso è posto su una scalinata circolare contenente cinque gradini.
La fontana venne spostata dalla sua sede originaria nel 1935 e trasferita nella limitrofa Piazza dell'Emporio, sempre a Testaccio, dopo che in Piazza Testaccio si era insediato il nuovo mercato rionale.

La Fontana delle Anfore nella sua precedente collocazione in Piazza dell'Emporio
Nel 2014, quando il mercato di Testaccio venne trasferito nella sua nuova sede di Via Galvani, si decise di riportare la Fontana delle Anfore alla sua precedente collocazione: il 24 Gennaio 2015 venne quindi inaugurata nuovamente al termine dei lavori di trasferimento.

Fontanina del Cane


La Fontanina del Cane si trova su Via Vittorio Veneto, nel Rione Ludovisi, all'altezza del Bar Ambasciatori, limitrofo all'Hotel Ambasciatori.
La fontana è uno dei rari casi di fontane per cani presenti a Roma, ed è stata realizzata per volontà di Charlie, barman di cui si conosce solo il nome del locale, un tempo attiguo, denominato ABC nel 1940.
Il signor Charlie, infatti, possedeva due cani di grossa taglia, e per venire incontro alle loro necessità - e quelle degli altri cani - fece realizzare questa fontana.
La struttura è fatta da una nicchia di dimensioni piccole, sormontata dalla scritta ABC - appunto il nome del locale - e il bassorilievo di un cane.

Fontana del Cardinale Pierbenedetti


La fontana in questione si trovava in Vicolo della Fontana, nel Quartiere Trieste, ed era stata qui costruita per volontà del Cardinale Mariano Pierbenedetti di Camerino in occasione dell'Anno Santo del 1600.
La fontana non è più presente nel suo luogo originario perché fu trasferita nel 1934 da Raffaele De Vico in occasione dei lavori di rifacimento della limitrofa Villa Paganini, sul cui muro di cinta la fontana era originariamente poggiata.


Oggi, nel luogo originario resta la targa in Latino posta in occasione dell'attivazione della fontana, in cui viene ringraziato Papa Sisto V Peretti (1585-1590) per aver condotto a Roma l'Acqua Felice, Papa Gregorio XIV Sfondrati (1590-1591) per aver concesso l'uso dell'acqua in questione, Papa Clemente VIII Aldobrandini (1592-1605) sotto il quale la fontana fu attivata.

Targa in memoria del primo esempio di stile classico francese a Roma


La targa in questione si trova in Via Ovidio, nel Rione Prati, posta su Palazzo Roi, che viene ricordato come il primo esempio di stile classico francese a Roma, qui costruito nel 1901 su progetto dell'architetto Fulgenzio Setti.

Targa in memoria di Claudio Graziosi


La targa in questione si trova in Via Portuense, nel Quartiere Portuense, e ricorda Claudio Graziosi (Roma 1956 - Roma 1977), agente della Polizia di Stato, ucciso da un terrorista dei Nuclei Armati Proletari a bordo di un autobus.

Madonna Immacolata del Borghetto degli Angeli




L'edicola Mariana in questione si trova in Via degli Angeli, nel Quartiere Tuscolano, in quella parte di Tor Pignattara nota come Borghetto degli Angeli o Villa Certosa.
L'edicola porta sopra una targa che ne illustra sommariamente la storia: "A Maria Immacolata il Borghetto degli Angeli riconosce devoto implorante protezione e vera pace 10 Giugno 1951".


Targa in memoria di Federico Fellini


La targa in questione si trova in Via Vittorio Veneto, nel Rione Ludovisi, e ricorda il regista Federico Fellini (Rimini 1920 - Roma 1993), che rese attraverso i suoi film Via Veneto il centro della Dolce Vita.
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma il 20 Gennaio 1995.