Via Bixio

Via Bixio Esquilino

Via Bixio è una strada del Rione Esquilino, compresa tra Via Giovanni Giolitti e Via Emanuele Filiberto. Le sue origini risalgono agli anni immediatamente successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia, quando venne pianificata la realizzazione di un nuovo quartiere sul colle Esquilino, in cui le strade vennero dedicate a figure prominenti della storia d'Italia e, in modo particolare, del periodo del Risorgimento e dell'Unità d'Italia. In quest'ottica, la strda in questione venne dedicata a Nino Bixio, nome con cui fu noto Gerolamo Bixio (Genova 1821 - Banda Aceh 1873), figura di primo piano del periodo risorgimentale, marinaio, militare e uomo politico italiano che prese parte con Garibaldi all'impresa dei Mille e ad altre campagne.
 
Esquilino Via Bixio

 
Negli anni successivi al 1903, anno della Legge Luzzatti che istituì la possibilità di costruire abitazioni tramite enti e cooperative, vennero costruiti lungo il tratto della strada compreso tra Via Conte Verde e Via Principe Eugenio, alcuni edifici residenziali come parte della I Cooperativa Luzzatti.
Risale invece agli anni tra il 1920 e il 1924 il complesso scolastico che si affaccia lungo la strada composto dalla scuola elementare Federico Di Donato e dall'Istituto Galileo Galilei, quest'ultimo con facciata sulla vicina Via Conte Verde.
 
Bixio Esquilino

 
Lungo la strada si possono notare numerosi esercizi commerciali e realtà culturali legati a numerose culture e nazionalità, in primo luogo di Bangladesh, Cina e Corea, che danno una chiara idea del clima multiculturale dell'Esquilino.
La strada si trova nella Zona urbanistica Esquilino e il suo CAP è 00185.
 
Quartiere Esquilino Via Bixio

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Quartiere de Mérode



Con il nome di Quartiere de Mérode si intende la lottizzazione realizzata su iniziativa di Monsignor Francesco Saverio de Mérode tra il 1866 e il 1880 nei terreni di Villa Strozzi e limitrofi della valle di San Vitale, oggi compresi nei Rioni Castro Pretorio e Monti, che vide l'apertura del primo tratto di Via Nazionale.

Monsignor Francesco Saverio de Mérode

Monsignor de Mérode effettuò l'acquisto di Villa Strozzi, situata lungo Via Strozzi, l'attuale Via del Viminale, il 23 aprile 1859 dal recente proprietario Octavius Dillingham Mordaunt, per 18.000 scudi. 

Villa Strozzi e Orto delle Barberine nella Mappa del Nolli del 1748

L'acquisizione di alcuni terreni della villa era stata prevista dal Pontefice Pio IX per ampliare le carceri di Piazza delle Terme, già dal 1853, e venne effettuata dal de Mérode come "deputato all'amministrazione generale di tutte le Carceri". Il proprietario della villa Thomas Bailey era però propenso ad alienarla interamente piuttosto che frazionarla, fu così che l'Arcivescovo l'acquistò per intero nel 1859. 
Una volta in possesso del vasto appezzamento il Monsignore iniziò ad ideare un piano di espansione della città, ad imitazione di quello che il Prefetto Haussmann faceva a Parigi, nell'ottica di modernizzazione dello Stato Pontificio portata avanti dal Pontefice Pio IX, che aveva previsto la creazione della nuova Stazione Termini in Piazza delle Terme di Diocleziano
In questo senso de Mérode può essere identificato come l'ultimo urbanista della Roma dei Papi e il primo della Terza Roma, e, sebbene negli anni passati sia stato connotato negativamente dalla critica, che lo aveva identificato come speculatore senza scrupoli, oggi la sua figura è stata in parte riabilitata, ne va infatti riconosciuta la lungimiranza di vedute e lo spirito d'iniziativa.

Progetto del Quartiere de Mérode 1869

L'intraprendente Arcivescovo, per attuare il suo progetto, acquistò nel 1864 l'intero Orto delle Barberine e, lungo Via di San Vitale le ex Vigne Stati e del Collegio Ghisleri, appartenenti alle Monache di San Silvestro in Capite, avendo i possedimenti in tutta la vallata, elaborò un vasto piano, incentrato simmetricamente sull'esedra delle Terme di Diocleziano, per collegare la Stazione Termini con Via delle Quattro Fontane, e oltre fino a Via del Boschetto. Dall'esedra infatti doveva originare una grande nuova strada, l'odierna Via Nazionale, all'epoca chiamata Via di Santa Maria degli Angeli, o Via de Mérode, questa arteria veniva intersecata da tre strade perpendicolari, le odierne Via Torino, Via Firenze e Via Napoli, delle quali Via Torino era posta in asse tra la facciata della Chiesa di Santa Susanna e l'abside della Basilica di Santa Maria Maggiore.
Per ampliare ulteriormente i propri possedimenti il Monsignore stipulò un atto di permuta con la Camera Apostolica, che deteneva i terreni dell'Orto di San Bernardo, ottenendo l'area dell'esedra delle Terme in cambio delle aree di Villa Strozzi adiacenti al Carcere. 
Il Consiglio Comunale il 13 aprile 1867 approvò la Convenzione de Mérode, della quale si scrive "si metterà in comunicazione diretta e piana una ragguardevole parte della città, come è il rione dei Monti, con altra da cui rimaneva divisa e con la stazione della via ferrata alla quale per andare dovevano i cittadini tutti di quel rione fare un largo giro". Nella Convenzione l'Arcivescovo cedeva gratuitamente tutte le aree di sua proprietà interessate dal prolungamento della strada principale che da Via delle Quattro Fontane arrivava fino a Piazza del Boschetto. Prima ancora che la convenzione diventasse esecutiva il Monsignore fece iniziare i lavori del primo tratto della Via de Mérode fino a Via delle Quattro Fontane, i terreni vennero venduti e nel 1868 sorsero i primi cantieri per la costruzione degli edifici lungo l'odierna Via Nazionale.

Palazzo Galluppi, ad angolo con Via Torino, 1869

I primi palazzi terminati nel 1870 erano Palazzo Rossi, Palazzo Galluppi e Palazzo Rota, tra Via Nazionale e Via Torino, mentre erano in costruzione Palazzo Tenerani e Palazzo Guerrini, ora Hotel Quirinale. Le tre vie perpendicolari erano soltanto abbozzate, la Villa Strozzi era ancora esistente.

Il Quartiere de Mérode nel 1870

Con la Breccia di Porta Pia e la fine dello Stato Pontificio i cantieri si bloccarono e l'intero progetto rischiava di fallire. Il 28 febbraio 1871 Monsignor de Mérode, ripropose al Consiglio Comunale la lottizzazione del quartiere.
Il 28 febbraio 1871 la Convenzione de Mérode fu approvata dal Consiglio Comunale, con il solo voto contrario del Conte Luigi Amadei, prevalse la visione del Sindaco Pianciani, che nonostante considerasse il piano urbanistico imperfetto, preferiva continuarne l'esecuzione piuttosto che decretarne l'arresto, o l'eccessivo onere derivante da eventuali modifiche, vista anche l'urgenza di case che servivano alla nuova Capitale. Nella Convenzione era previsto che il Comune di Roma acquisisse l'area dell'esedra di Termini perché venisse convertita in piazza, entrava in possesso anche di tutte le strade già tracciate, in cambio della dichiarazione di pubblica utilità degli altri terreni e dell'accollo da parte del Comune di tutte le opere di urbanizzazione del nuovo quartiere: illuminazione, condutture, fognature e selciato.
Approvata la Convenzione Monsignor de Mérode sottoscrisse il contratto che impegnava il Comune a continuare la costruzione della Via Nazionale fino a Via del Boschetto, mentre nel 1872 il Comune si impegnò a prolungare la strada fino a Via Panisperna.
Alla fine del 1872 erano state ultimate le fognature mentre dal 1873 la strada principale, ribattezzata Via Nazionale fu aperta al pubblico. L'anno successivo vide la precoce morte del Monsignore, con uno stallo nella cessione dei terreni posti tra Via Napoli e Via della Consulta. 

La lottizzazione de Mérode nel 1876, alcuni edifici sono sorti sulle Vie Firenze, Torino e Napoli, mentre il tratto di Via Nazionale oltre Via delle Quattro Fontane rimane inedificato

Le proprietà del Monsignore passarono al fratello Carlo Werner de Mérode, che iniziò le trattative con il Comune per il completamento del quartiere. Nel 1878 vennero adottati i tracciati delle strade parallele a Via Nazionale, Via Palermo, Via Piacenza e delle trasversali Via Venezia, Milano e Genova. 

Via Nazionale nel 1879, in fondo si vede ancora un antico edificio di Via di San Vitale non ancora demolito

Entro il 1880 Carlo Werner vendette tutti i terreni rimasti, tra cui quello lungo Via Nazionale, comprato da Guglielmo Huffer, destinato alla realizzazione di Villa Huffer.
Intorno al 1888 la lottizzazione de Mérode, la prima di Roma Capitale, e quella con la nuova strada più importante della Terza Roma, la Via Nazionale, può considerarsi terminata. I due grandi edifici delle Esedre di Koch in Piazza dell'Esedra furono terminati soltanto nel 1898.

Il quartiere de Mérode nel PRG del 1882



Via del Babuino

Campo Marzio Via del Babuino

Via del Babuino è una strada situata nel Rione Campo Marzio e compresa tra Piazza del Popolo e Piazza di Spagna. Si tratta di una delle principali strade del centro storico di Roma e, insieme alle vicine Via del Corso e Via di Ripetta, costituisce il cosiddetto "Tridente".
Le origini della strada risalgono al XV secolo, quando la strada ancora non si presentava probabilmente come l'attuale lungo rettilineo, in un periodo in cui la zona del Tridente era ancora in gran parte adibita a orti e relativamente poco urbanizzata. All'epoca la strada aveva due diverse denominazioni: un tratto era chiamato Via del Cavalletto, sembra dall'omonima punizione corporale che sarebbe stata somministrata nella zona, un altro Via dell'Orto di Napoli, per la presenza di una colonia di napoletani e mostrando come appunto la zona fosse adibita in gran parte ad orti. Il toponimo Orto di Napoli è sopravvissuto fino ai giorni nostri, ed è infatti il nome di una traversa di Via del Babuino.
Che la strada non fosse rettilinea lo possiamo indirettamente evincere dall'antica targa che recita il nome "Via Peregrinorum" posta in Via Laurina, e che ci fa intendere che la piccola traversa di Via del Corso e Via del Babuino fosse prima del XVI secolo un luogo di transito per i pellegrini e, quindi, che il Tridente non fosse caratterizzato dalla linearità e regolarità delle strade, sistemate nel Rinascimento.
Fu infatti Papa Clemente VII de' Medici (1523-1534) a voler per primo, nel 1535, sistemare la strada, creando un rettilineo unitario che prese dunque il nome di Via Clementina, in onore del Pontefice. Nuovi lavori nello stesso senso furono compiuti nel 1540 da Papa Paolo III Farnese (1534-1549), ragione per cui la strada venne chiamata poi Via Paolina.
Fu nel 1571 che Papa San Pio V Ghislieri (1566-1572) concesse la realizzazione di una fontana rifornita dall'Acqua Vergine lungo la strada. Tale semplice fontana venne realizzata dall'architetto Alessandro Grandi, venne arricchita nel 1576, per volontà di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) che si apprestava a realizzare nuove opere nella strada tra cui la Chiesa di Sant'Atanasio dei Greci, da una statua di sileno. La bizzarra forma della statua portò presto i romani a ribattezzarla "Babuino", o più spesso "Babbuino", col raddoppio della b tipico del romanesco, e a farne una statua parlante. La popolarità della statua fu tale che ben presto la strada divenne per tutti "Via del Babuino".
Come questi cambiamenti mostrano, il XVI secolo rappresenta il momento in cui la zona del Tridente, compresa quindi Via del Babuino, viene risistemata e urbanizzata, trasformandola da una zona di orti e vie irregolari (fatta eccezione la Via Lata - Via del Corso) in una zona abitata, urbanizzata e caratterizzata da strade dalle geometrie lineari.

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Easy Going

L'Easy Going è stata una discoteca situata in Via della Purificazione, nel Rione Colonna. Nacque per iniziativa di Gilberto Iannozzi e sua moglie Beatrice, che già in precedenza avevano dato vita a Roma alle celebri discoteche Jackie'O e Much More.
L'Easy Going ebbe come le altre due discoteche un grandissimo successo: locale gay frequentato da un pubblico molto vario ed esclusivo, le sue pareti erano dedicate da opere per l'epoca ritenute trasgressive realizzate dall'artista finlandese Tom of Finland (al secolo Touko Valio Laaksonen) e lo stile, curato da Gepy Mariani, richiamava quello dei bagni turchi. Molti lo ritenevano all'epoca una sorta di risposta romana allo Studio 54 e al Paradise Garage di New York.
Il primo dj alla consolle dell'Easy Going fu Claudio Casalini, cui negli anni successero tra gli altri Paolo Micioni e Marco Trani.
Durante gli anni '80 il locale cambiò nome in Rose Café, per poi chiudere definitivamente a metà del decennio ma lasciando in molti amanti della vita notturna un indelebile ricordo.
La discoteca è citata dal celebre libro di Gianni De Michelis Dove andiamo a ballare stasera? , nel documentario Strani Ritmi dedicato al dj Marco Trani e nel film di Roberto D'Agostino e Marco Giusti Roma Santa e Dannata. La band italo disco Easy Going prende inoltre il nome dallo storico locale.

Discoteca Easy Going Barberini


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High Five Caffé

L'High Five Caffé era un locale situato in Corso Vittorio 286, nel Rione Parione. Fu negli anni '80 un luogo molto frequentato e di tendenza, dagli amanti della musica soprattutto, in particolare rock, dal momento che si trattava di un disco bar. Dal 1990 aprì i "martedì musicali", in cui venivano presentate le novità discografiche del momento.

Punk a Roma

La cultura punk è un insieme di sottoculture che abbraccia la musica, le ideologie, l'arte, la letteratura e l'abbigliamento la cui più nota espressione è l'omonimo genere musicale.
Tale cultura nasce alla fine degli anni '70 e sempre in quegli anni arriva in Italia, soprattutto a Bologna, a anche a Roma, città dove in quel periodo inizia a essere attiva la band degli Elettroshock.
A inizio anni '80, il principale punto di riferimento del mondo Punk romano fu il Uonna Club, sulla Cassia, locale che in quegli anni divenne un punto di riferimento per molte culture alternative.

 
Punk ragazza Roma
Immagine generata dall'intelligenza artificiale con Unstability

 

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Circolo spiritico Navona 2000

 
Navona 2000 via Sora

Il Circolo spiritico Navona 2000 si trovava in Via Sora, nel Rione Parione. Si trattava di un circolo animato dal medium Fulvio Rendhell, e fu attivo negli anni '70, periodo in cui vi fu un forte interesse per lo spiritismo. L'ambiente adibito a circolo ruotava intorno a una stanza, interamente dipinta di nero, con al centro un tavolino circondato da alcuni sgabelli in cui Rendhell svolgeva le sue sedute spiritiche. Tale circolo era frequentato da una tipologia molto varia di persone, da personaggi famosi a gente comune, e l'attività di Rendhell attirò attenzione da parte della stampa italiana e internazionale.
Con lo scemare dell'interesse verso i temi dell'occulto e dello spiritismo, il circolo chiuse, ma Rendhell rimase uno dei medium più noti a livello internazionale.

Rendhell Navona 2000 Via Sora

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