Monumento a Giorgio Castriota Scanderbeg



Il monumento a Giorgio Castriota Scanderbeg è situato in Piazza Albania, nel Rione San Saba
Si tratta di un monumento equestre posto su un grande piedistallo, eseguito dallo scultore Romano Romanelli nel 1939. L'anno precedente era stato indetto un concorso per la statua di Scanderbeg destinata a una piazza di Tirana, vinto dal bozzetto di Romanelli.

Il bozzetto della statua, nello studio Romanelli di Firenze 

Soltanto nel 1940 si decise di collocare la statua in una piazza di Roma dedicata all'annessione dell'Albania al Regno d'Italia.
Lo stile di Romanelli si rifà al Rinascimento del Verrocchio. 


L'eroe è rappresentato a cavallo, con la mano sinistra stringe le redini, mentre con la destra impugna la spada, tenuta in verticale, sul capo è posto il caratteristico elmo con le corna di capra. Il cavallo è possente e dinamico, ha le zampe corte ed il muso trattenuto dalle redini che ne frenano lo slancio.

Il podio da cui Mussolini inaugurò il monumento

Il giorno della cerimonia di inaugurazione, il 28 ottobte del 1940, venne costruito un podio in finto travertino, su cui salí Mussolini, erano presenti anche il Presidente del Consiglio Albanese Shevket e gerarchi del regime.
Sul basamento in travertino vi era posta semplicemente la scritta A GIORGIO CASTRIOTA SCANDERBEG, nel 1968 è stata ampliata in occasione del quinto centenario della morte del condottiero dal Comune di Roma.

Piazza Albania



Piazza Albania è situata tra Viale Aventino, Via della Piramide Cestia, Viale Manlio Gelsomini, Via di San Saba e Via di Santa Prisca nei Rioni Ripa e San Saba.

L'area di Piazza Albania in una mappa dell'Ottocento

In questo luogo si apriva la Porta Raudusculana, un varco delle Mura Serviane, per tale motivo la piazza, prevista nel PRG del 1931, che si viene a creare negli anni Trenta con l'ampliamento di Viale di Porta San Paolo e di Viale Aventino, fu chiamata Piazza Raudusculana.
Il destino dello slargo cambiò il 4 luglio 1940, quando fu ribattezzato Piazza Albania in onore del nuovo Regno di Albania, assoggettato al Regno d'Italia nel 1939, nell'ambito della costruzione di un asse di vie dedicate alle colonie che partiva da Piazza Axum, dove era posta l'omonima stele, in cui si affacciava il Ministero dell'Africa Italiana, l'attuale FAO, continuava in Viale Africa, Piazza Albania, ancora Viale Africa fino al Ponte d'Africa, l'odierno Ponte Testaccio. La delibera in cui il nuovo nome venne assegnato era fortemente influenzata dall'ingresso nel secondo conflitto mondiale, avvenuta il 10 Giugno di quell'anno e, quindi, meno di un mese prima. Insieme a Piazza Albania, infatti, venne dedicata una strada al patriota maltese Fortunato Mizzi e venne cancellato il nome di Via Marna, strada così chiamata in memoria della vittoria francese e britannica sulla Germania nella Prima Guerra Mondiale.
A Roma tuttavia esisteva già una "Piazza Albania", nel Quartiere Parioli, situata tra Via Lima e Via Paraguay: col trasferimento del toponimo all'attuale Piazza Albania, questo slargo rimase originariamente senza nome, salvo successivamente prendere il nome di Piazza Lituania.


Il 28 ottobre 1940 nella piazza fu inaugurato il monumento equestre a Giorgio Castriota Scanderbeg, eroe nazionale albanese alla presenza di Benito Mussolini. 
Dopo la Seconda Guerra Mondiale lo slargo non ha cambiato nome ed ha mantenuto la denominazione di epoca fascista, è uno dei pochi casi di strade che non hanno cambiato nome dopo il fascismo.
Sulla Piazza si trovano i resti delle Mura Serviane, e il complesso dell'ex Banca Nazionale del Lavoro, oggi Domus Aventina.

Hotel Massimo d'Azeglio



L'Hotel Massimo d'Azeglio è uno storico Hotel di Roma situato in Via Cavour n. 18 nel Rione Castro Pretorio.
L'edificio che ospita l'albergo fa parte dei primi palazzi costruiti a Roma dall'Impresa Esquilino, dopo la presa di Porta Pia, nel primo tratto di Via Cavour, compreso tra la Stazione Termini e Piazza dell'Esquilino.
Il progetto, datato al 1872, è dell'architetto svizzero Enrico Kleffer, giunto a Roma da Firenze dopo lo spostamento della Capitale, si tratta dunque di uno dei primi edifici realizzatoli dall'Impresa Esquilino nella nuova lottizzazione.
La facciata si sviluppa su cinque livelli, un bugnato liscio ricopre il pianterreno e il mezzanino, il piano nobile è dotato di finestre con timpano, uno spesso cornicione divide il secondo dal terzo piano, le cui finestre sono architravate.


La storia dell'Hotel cominciò nel 1875 quando l'imprenditore piemontese Maurizio Bettoja aprì un ristorante al pianterreno dell'edificio intitolandolo a Massimo d'Azeglio. 
Visto il successo riscosso dall'attività, il figlio Angelo Bettoja decise di aprire un albergo ai piani superiori, dedicato sempre al d'Azeglio nel 1878, che venne progressivamente ampliato.
L'albergo arrivò ad occupare l'intero stabile, con 250 camere dotate di tutti i confort.
Ben presto la famiglia Bettoja arrivò ad essere proprietaria di altri due alberghi posti di fronte al d'Azeglio: il Liguria e il Lago Maggiore.

(foto Bettoja)

All'interno dell'Hotel le sale storiche sono quelle del Ristorante, decorate con quadri di ispirazione Risorgimentale, tra cui l'autoritratto di Massimo d'Azeglio, la sala è ricoperta a boiserie, con rilievi in bronzo di Alfredo Biagini di gusto Art Déco. 

L'interno del Ristorante in stile Art Déco 

Il Ristorante infatti subì un importante restauro negli anni Venti, con l'esecuzione di decorazioni a graffito sui muri e la boiserie di legno con formelle in bronzo. 

 

Mura Serviane in Piazza Albania



I resti delle Mura Serviane di Piazza Albania sono situati tra la piazza e Via di Sant'Anselmo, e tra Via di Sant'Anselmo e Via dei Decii, nel Rione Ripa
Le Mura Serviane vennero tradizionalmente edificate dal re Servio Tullio in blocchi Cappellaccio e si estendevano per 7 km attorno ai colli di Roma. 
Nel 378, dopo Il saccheggio di Roma da parte dei Galli, venne costruita una nuova cinta lunga 11 Km che in parte ricalcava l'antico percorso delle mura, in tufo giallo di Grotta Oscura e tufo di Monteverde.


In Piazza Albania si apre un tratto di mura lungo circa trenta metri, costituito da blocchi di tufo, risalente ad un restauro effettuato nel I secolo avanti Cristo, all'epoca delle Guerre Civili. A pochi metri dall'inizio dei resti si apre un'arco, che alloggiava una camera balistica, rivestito di blocchi di tufo dell'Aniene.


Tra Via dei Deci e Via di Sant'Anselmo si trova un secondo tratto di mura, lungo 43 metri,
costituito in blocchi di tufo disposti per testa e per taglio, per un'altezza di circa 7 metri e uno spessore di 4 metri, posteriormente si estendeva il terrapieno dell'agger, occupato oggi da un giardino privato.


I resti di questo secondo tratto erano visibili già nel Seicento, sono infatti documentati anche nella mappa del Nolli del 1748, ed erano compresi nella vigna del Noviziato dei Gesuiti sull'Aventino, passata poi alla famiglia Torlonia.


Furono proprio i Torlonia a effettuare uno scavo nel 1855 ad opera dell'archeologo tedesco Emil Braun. 
Addossati alle antiche mura Braun descrisse vari ambienti costruiti in opera reticolata, interpretati come depositi delle merci o tabernae del I secolo avanti Cristo, appoggiate alle antiche mura che avevano ormai perso il loro valore difensivo. 

I resti archeologici demoliti negli anni Trenta 

Tali strutture furono completamente demolite negli anni Trenta per realizzare le palazzine adiacenti alle mura in Piazza Albania, testimoniano l'imponenza dei reperti antiche foto effettuate dalla soprintendenza di Guglielmo Gatti.

Caffè Ristorante Valiani



Il Caffè Ristorante Valiani era un importante ristorante, oggi non più esistente, situato all'interno della Vecchia Stazione Termini, nel Rione Castro Pretorio. 
Si trattava di uno dei più importanti ristoranti della capitale, era installato nel padiglione partenze della Stazione Termini, ed occupava il pianterreno proprio affacciandosi su Piazza dei Cinquecento
Il proprietario era Angiolo Valiani, Pistoiese, faceva parte di una famiglia di ristoratori di Pistoia, si trasferì a Roma aprendo il Caffè nel 1874.


L'attività riscosse subito un grande successo e venne frequentata dall'elite di Roma e da illustri personaggi che raggiungevano la città tramite il treno e si fermavano la stazione Termini, il locale divenne di moda e fu frequentato sia da politici che da intellettuali, poeti e artisti.
Prodotto tipico del locale era il carciofino all'olio, che Valiani faceva venire direttamente dalle coltivazioni che possedeva presso Orbetello. 


L'interno della sala ristorante era molto elegante, era decorato da colonne corinzie scanalate e grandi lampadari di cristallo.
Nei mesi estivi veniva allestita anche una veranda esterna, delimitata da grandi vasi con piante.


La fine dello storico locale avvenne con la demolizione del vecchio fabbricato viaggiatori, a partire dal 1939.

Galleria Regina Margherita

 


La Galleria Regina Margherita era una galleria oggi non più esistente, situata tra Via Agostino Depretis e Via Napoli, nel Rione Castro Pretorio, era un piccolo gioiello umbertino contenente anche il Caffè Teatro Orfeo.
L'edificio fu progettato dall'architetto Giulio Podesti nel 1885 e realizzato l'anno successivo dalla ditta Scafati e Ricciardi, si trattava della prima galleria di Roma, su modello di quelle che venivano contemporaneamente costruite a Milano e Napoli, non a caso il Podesti era uno dei più affermati architetti del momento.
La struttura era costituita da due edifici in muratura, che delimitavano la galleria, sovrastati da una tettoia metallica. Sul lato di Via Napoli la galleria era chiusa da un corpo di fabbrica, porticato al pianterreno. 


Le facciate si sviluppavano su tre ordini, erano decorate da lesene ioniche, corinzie e composite, che inquadravano le arcate, occupate, a livello dell'arco, da un balconcino con parapetto in ferro battuto. Al primo ordine le arcate ospitavano finestre con timpano triangolare, mentre al livello successivo finestre con timpano ricurvo.
Le lunette dell'atrio della galleria vennero affrescate dal pittore milanese Luigi Galli.
All'interno si trovavano negozi, un ristorante e il Caffè Teatro Orfeo, che divenne ben presto il più importante Café Chantant di Roma. 

L'arcoscenico del Teatro Orfeo

Il Caffè Teatro venne inaugurato nel 1888, Giovanni Cruciani era il direttore, vi si esibirono le più importanti ballerine e cantanti dell'epoca, come Lina Cavalieri. 
Il locale aveva un atrio a pianta ottagonale, con colonne dorate, che sostenevano una cupola di cristallo dipinta con Orfeo e Euridice di Mario Spinetti.
Le pareti del salone principale erano decorate con stucchi dorati, la volta del soffitto era stata dipinta da Spinetti con due scene: Triclinio romano e Serenata Veneziana.
La galleria non sopravvisse alla speculazione edilizia degli anni sessanta, complice il PRG che prevedeva la possibilità di ricostruzioni nel Rione Castro Pretorio, venne barbaramente demolita per realizzare un grande edificio in stile internazionale.



Via della Stazione Ostiense



Via della Stazione Ostiense è una strada che conduce da Via Ostiense a Piazzale dei Partigiani, nel Quartiere Ostiense.
La strada costeggia sulla destra i binari della ferrovia, il vecchio fabbricato della Fermata Ostiense, del 1910, e conduce alla Stazione Ostiense.

Il fabbricato della Stazione Ostiense originaria, del 1910

Sulla sinistra si trovano dei palazzi degli anni Venti e Trenta, dopo gli edifici si aprono i binari della ferrovia Roma-Lido.
La strada ha preso il posto della precedente Via della Fermata Ostiense, negli anni Venti, quando fu creata la Stazione Ostiense, nel 1938 venne prolungata fino a Piazzale Adolf Hitler, oggi Piazzale dei Partigiani, nell'ambito della costruzione della monumentale Stazione Ostiense, realizzata in occasione della visita del dittatore tedesco a Roma.

Palazzo Rattazzi



Palazzo Rattazzi è situato in Piazza del Viminale n. 14, nel Rione Castro Pretorio.
L'edificio venne costruito dal giovane Marcello Piacentini, per Urbano Rattazzi, tra il 1914 e il 1918, in un interessante stile viennese, di cui l'architetto era un ammiratore. Lungo il fianco sinistro l'edificio confinava con la Galleria Margherita, oggi non più esistente.


Si sviluppa su cinque piani, il pianterreno è ricoperto a bugnato liscio, l'intonaco dei tre piani superiori è rustico, nella facciata si trovano tre bow-window, appena accennati che si sviluppano su due piani. Una lunga balconata, con parapetto in ferro battuto si sviluppa lungo l'attico, che culmina con tre cimase mistilinee, decorate da stucchi con vasi e fiori stilizzati.


Il portone d'ingresso è dotato di due colonne doriche, sormontate da stemmi, sopra l'arco di ingresso si trova un grande rilievo in stucco con un vaso e girali fogliati di gusto secessionista.
Il restauro della facciata è stato effettuato correttamente, soltanto il colore dei bow-window è errato poichè in origine erano bianchi.


Viale delle Cave Ardeatine



Viale delle Cave Ardeatine è una strada situata tra Piazzale Ostiense e Piazzale dei Partigiani, nel Quartiere Ostiense, conduce da Porta San Paolo alla Stazione Ostiense.
Le origini della strada risalgono al 1937, quando per la venuta di Hitler a Roma si decise di costruire un nuovo scalo ferroviario monumentale, nell'area occupata da campi presso Via della Travicella.
Da Piazzale Ostiense un grande viale alberato  avrebbe condotto all'ampio piazzale della Stazione. 

Viale Adolf Hitler in costruzione, a destra

I lavori cominciarono nel 1937, la strada fu realizzata su un terrapieno costituito dai terreni di riporto dell'adiacente piazzale, il viale venne piantato con pini, la prospettiva dal piazzale inquadrava il monumentale Convento di Sant'Anselmo all'Aventino.
Per omaggiare il dittatore tedesco Mussolini volle dedicare il viale e il piazzale della Stazione ad Adolf Hitler.


Fu così che il 3 maggio del 1938 il Viale Adolfo Hitler, imbandierato di svastiche e fasci littori accolse il führer, che, con un imponente corteo di carrozze, sfilò lungo la nuova arteria.

Viale Hitler verso la Stazione Ostiense nel 1938

Con la caduta del Fascismo la strada cambiò nome e venne intitolata, nel 1945 alle Cave Ardeatine, in ricordo del vergognoso eccidio avvenuto nel 1944, nelle vicine cave di pozzolana.


Nell'ampio isolato tra il Viale e Piazzale Ostiense fu costruito, nel 1958-59, il grande edificio della Sede Centrale dell'ACEA, progettato dall'architetto Minnucci.



Via del Diaspro

Via del Diaspro
Via del Diaspro in una scena del film L'Onorevole Angelina (1947)
 
Via del Diaspro è una strada oggi non più esistente che sorgeva nel Quartiere Pietralata, ed era compresa tra Via Silvano e Via della Lumachella (anche quest'ultima non più esistente). L'origine di tale strada risale a quando alla fine degli anni '30 venne realizzata la borgata di Pietralata nell'ambito del programma del Governatorato di Roma di realizzazione di borgate nell'Agro Romano. Nel 1939 si assegnarono i nomi delle strade di Pietralata: molti furono dedicate a tipologie di rocce e pietre. Nello specifico questa venne dedicata al diaspro, roccia sedimentaria di colore rosso.
 
Via del Diaspro vecchia mappa
Via del Diaspro in una vecchia mappa della Borgata Pietralata
 
La Borgata di Pietralata, tuttavia, versò per anni in condizioni di particolare degrado: molti edifici si trovavano al di sotto del livello del vicino fiume Aniene e gli allagamenti risultavano frequenti. Negli anni '70 e '80, grazie anche all'impulso del sindaco Luigi Petroselli, vennero fatti importanti interventi di demolizione e ricostruzione e molte strade della borgata sparirono. Tra queste vi fu anche Via del Diaspro, che può oggi essere individuata in una strada interna tra gli edifici che sorgono tra Via Flora, Via Silvano e Via Marica.
 
Via del Diaspro mappa oggi
Il percorso di Via del Diaspro su una mappa di Google Maps
 
Una testimonianza della strada ci arriva dal film L'Onorevole Angelina (1947), di Luigi Zampa, con Anna Magnani. In una scena della pellicola è ben visibile la targa stradale di Via del Diaspro.

Chiese del Rione Campitelli

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Rione Campitelli, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.
 
San Bonaventura al Palatino, Via San Bonaventura

Chiese del Rione Ponte

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Rione Ponte, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.

Sant'Antonio dei Portoghesi

La Chiesa di Sant'Antonio dei Portoghesi si trova in Via dei Portoghesi, nel Rione Campo Marzio.

Dentro la Chiesa:

Le pietre d'inciampo del Quartiere Tuscolano

A seguire, suddivise per strada (elencate in ordine alfabetico), trovate l'elenco delle pietre d'inciampo presenti nel Quartiere Tuscolano.
 
Via dei Ciceri

Edicole della Via Crucis a Roma

A seguire un elenco di gruppi di Edicole raffiguranti le Stazioni della Via Crucis che si possono trovare nelle strade di Roma. Sono esclusi dalla lista pannelli ed edicole situati all'interno di Chiese.
 
Rione Campitelli:
 
Rione Trastevere:

Santa Maria in Cosmedin

La Basilica di Santa Maria in Cosmedin si trova in Piazza Bocca della Verità, nel Rione Ripa.

All'interno della Chiesa:

Chiese del Quartiere Della Vittoria

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Quartiere Della Vittoria, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.
 
San Lazzaro, in Borgo San Lazzaro

Poesie romanesche in ordine di autore

AMERICO GIULIANI

TRILUSSA

Poesie romanesche in ordine di titolo

L'eroe ar caffè, di Trilussa
Er fattaccio, di Americo Giuliani

Poesie romanesche

A seguire alcuni elenchi di poesie in dialetto romanesco, il primo per titolo in ordine alfabetico, il secondo per autore.
 

San Lorenzo in Damaso

 La Basilica di San Lorenzo in Damaso si trova in Piazza della Cancelleria, inglobata nel Palazzo della Cancelleria, nel Rione Parione.

Statua all'interno della Basilica:

Chiese del Quartiere Appio-Latino

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Quartiere Appio-Latino, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.
 
Domine Quo Vadis?, in Via Appia Antica

Domine Quo Vadis?

 La Chiesa del Domine Quo Vadis? si trova in Via Appia Antica, nel tratto della strada compreso nel Quartiere Appio-Latino.

Statue all'interno della Chiesa:

Alberghi del Rione Ponte

A seguire un elenco alfabetico degli alberghi presenti nel Rione Ponte
 
Hotel Genio, in Via Giuseppe Zanardelli

Statue e monumenti del Quartiere Gianicolense

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti non più esistenti del Quartiere Gianicolense.
 
Crocifisso, in Via Ferdinando Palasciano

Via di San Bonaventura

 
Il portale d'accesso alla Chiesa e al Convento di San Sebastiano al Palatino

Via di San Bonaventura è una strada del Rione Campitelli, situata sul Palatino, che parte da Via Sacra e non ha uscita. 
Tale strada attraversa un'area del Palatino situata all'esterno del complesso archeologico-museale del Palatino e del Foro Romano e che si inerpica in una zona in cui ancora possono scorgersi le tracce della stratificazione che ha coinvolto questo tratto del colle.
La strada deve il proprio nome alla Chiesa e al Convento di San Bonaventura, sorti proprio lungo la strada a partire dal 1676 su iniziativa del Beato Bonaventura da Barcellona nell'ambito della cosiddetta Riformella Francescana. In origine la via conduceva dalla Via Sacra a Via di San Gregorio.


Sempre sulla via, proprio nell'ultimo tratto, quello in prossimità della Chiesa, sono presenti le Edicole di una Via Crucis, nata nel XVIII Secolo sull'impulso di San Leonardo da Porto Maurizio, che visse nel convento e che fu tra i principali promotori della diffusione del rito della Via Crucis. Tali Edicole erano originariamente dipinte, ma vista la loro esposizione alle intemperie finirono per rovinarsi e vennero sostituite nel 1772 da nuove raffigurazioni in terracotta. 
In relazione alla Via Crucis, sulla strada è presente una targa che fa riferimento a una decisione di Papa Clemente XII Corsini (1730-1740) che stabilisce che chiunque pratichi "il Sacrosanto esercizio della Via Crucis guadagnerà le stesse indulgenze come se personalmente visitasse le stazioni della Via Crucis di Gerusalemme". Nella targa è espresso anche il divieto di giocare lungo la strada, rovinare le Edicole e compiere altre azioni indegne.
 
Via San Bonaventura Convento
Il Convento di San Bonaventura annesso all'omonima Chiesa, oggi la strada termina in questo punto ma in origine scendeva fino a Via di San Gregorio

Sulla strada, nello stesso tratto della Via Crucis, sono inoltre presenti un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna Addolorata e una Croce metallica su basamento in pietra.
Lungo il percorso si aprono vari portali tra cui quello degli Orti Farnesiani, il pittoresco ingresso alla Chiesa di San Sebastiano al Palatino e il portale di Villa Spada.


Inoltre lungo la strada si trovano alcuni affacci interessanti sul complesso archeologico del Foro Romano Palatino.



San Bonaventura al Palatino



La Chiesa di San Bonaventura al Palatino si trova in Via di San Bonaventura, sul colle Palatino, nel Rione Campitelli
Le origini di questa Chiesa sono strettamente legate alla cosiddetta Riformella Francescana e al suo principale artefice, il Beato Bonaventura da Barcellona. Tale movimento di rinnovamento nacque in seno ai Frati Minori Riformati, quindi all'interno della famiglia Francescana, ed ebbe questa Chiesa tra i suoi massimi centri.
Quando infatti il Beato Bonaventura giunse in Italia nel 1658, visitate Assisi e Loreto si mise subito all'opera per ottenere l'approvazione di Papa Alessandro VII Chigi (1655-1667) al suo progetto, che ottenne nel 1662. Nell'ambito della Riformella ebbero una grande importanza i "ritiri", già creati dal Beato Bonaventura in Spagna: si trattava di piccoli eremi in cui praticare la Regola Francescana. 
Con l'approvazione Pontificia del progetto del Beato Bonaventura, i Ritiri avevano iniziato a prendere piede in Italia, ne sorse uno già nel 1662 a Ponticelli Sabino, e iniziò a essere sentita la necessità di costituire un "Ritiro Romano" per la nuova comunità.
Dopo un periodo in cui i frati furono ospiti del piccolo ospizio di San Sebastianello, nel 1671 la comunità ottenne dal Cardinale Francesco Barberini, protettore dell'ordine dei Francescani, il permesso a edificare un proprio ritiro su un terreno di proprietà dei Cavalieri di Malta officiato dal nipote, il Cardinale Carlo Barberini. Si trattava di un terreno situato sul Palatino, ricco come si può immaginare di ruderi di epoca romana: fu proprio su un'antica cisterna che si iniziò, nel 1676, a costruire la nuova Chiesa con annesso Convento in cui già nel 1677 si stabilirono i primi 25 religiosi. Un fatto che ci lascia intendere che la costruzione era arrivata a buon punto.
La Chiesa venne dedicata a San Bonaventura da Bagnoregio, Santo del quale fu donata la reliquia di un braccio alla nuova Chiesa, e venne formalmente consacrata nel 1689, quando il Beato Bonaventura da Barcellona, a capo della comunità che si era stabilita al Palatino, era morto da cinque anni. Le cronache parlano della cerimonia, avvenuta il 20 Novembre di quell'anno, come di un evento molto partecipato, officiato dal Cardinale Vincenzo Maria Orsini, che più tardi sarebbe diventato Papa col nome di Benedetto XIII (1724-1730).
La Chiesa si presenta in fondo alla Via di San Bonaventura, una strada che dalla Via Sacra si arrampica sul Palatino, ha una facciata semplice a spioventi e una statua del Santo titolare sopra il portale. Lo stesso portale si trova al centro delle ultime due Edicole della Via Crucis che si estende lungo Via di San Bonaventura. 


La storia di questa Via Crucis è strattamente legata a quella della Chiesa, e di uno dei principali abitanti del Convento, San Leonardo da Porto Maurizio, che qui visse tra il 1730 e il 1751, anno della sua morte. 
San Leonardo fu tra i principali promotori del rito della Via Crucis da tenere il Venerdì Santo come memoria della Passione di Cristo. Tale rito in precedenza era strettamente legato ai luoghi della Passione di Cristo in Terrasanta, ma nel XVII Secolo iniziò a diffondersi in Spagna e in Italia ebbe grande diffusione proprio grazie a San Leonardo. Oggi la Via Crucis è un rito molto diffuso nel mondo Cattolico, e le edicole che accompagnano Via di San Bonaventura e raggiungono la facciata della Chiesa sono molto importanti nella storia di tale rito proprio per il ruolo del Santo nella sua realizzazione. 
Le Edicole erano originariamente state realizzate in forma di affresco da Antonio Bicchierai, ma si danneggiarono a causa dell'esposizione all'umidità e alle intemperie. Vennero così rifatte nel 1772 in terracotta dallo scultore Giuseppe Franchi e da Corrado da Rimini, pittore e religioso che viveva nel convento.
Sempre sulla facciata, è presente sopra la statua di San Bonaventura una lunetta decorata con una vetrata raffigurante San Leonardo tra Angeli, a ulteriore dimostrazione dell'importanza di San Leonardo da Porto Maurizio nella storia della Chiesa, opera risalente al 1957.


L'interno della Chiesa è composto da un'aula unica con due altari per ciascuna delle due pareti laterali. In fondo all'aula è presente un altare maggiore con una struttura composta da due colonne sormontate da un timpano, al centro della quale figura il dipinto raffigurante L'Immacolata e i tre Ordini Francescani, realizzato alla fine del XVIII secolo (è ricordato già nel 1686) da Filippo Micheli da Camerino, che lo donò alla Chiesa. 
Ai lati dell'altare maggiore sono presenti due piccole cappelle con dipinti raffiguranti Sant'Antonio da Padova e San Francesco d'Assisi, entrambi realizzati tra il 1867 e il 1869 da Pietro da Copenaghen. In origine, al posto del dipinto di Sant'Antonio ve ne era un altro, raffigurante lo stesso Santo e opera di Luigi Garzi (fine XVIII Secolo), oggi conservato nel convento. Anche la pala dell'altar maggiore per diverso tempo fu tenuta nel convento, sostituita dal dipinto di Pietro Gagliardi raffigurante L'Immacolata e San Bonaventura.