Caffè Aragno


Il Caffè Aragno era uno dei più importanti caffè di Roma, situato in Via del Corso n. 180, all'interno di Palazzo Marignoli, nel Rione Colonna.
Il caffè fu aperto nel 1886, da Giuseppe Aragno, Torinese, da subito ebbe un grande successo, poiché in quegli anni il centro della mondanità Romana era attorno a Piazza Colonna.


Il progetto degli interni era di Giulio Podesti, con lesene, grandi specchiere e porte architravate, soffitti a cassettoni e volte affrescate.
Ben presto fu frequentato da letterati e pittori, ma anche da Deputati e Ministri, che venivano dalla vicina Camera dei Deputati. 


Nei primi anni del Novecento vi si riunirono i letterati della 'terza saletta', tra cui Vincenzo Cardarelli, Roberto Bracco, Giorgio De Chirico, Carlo Carrà, Antonio Baldini, Filippo Tommaso Marinetti, Anton Giulio Bragaglia, Mario Pannunzio, Leonardo Sinisgalli, e Pirandello. I critici d'arte furono Emilio Cecchi e Roberto Longhi, inoltre erano presenti architetti come Cesare Bazzani e altri artisti.


La terza saletta fu decorata, nel 1923, con pitture di Giuseppe Cherubini, che prendevano lo spunto da episodi risorgimentali e della Prima Guerra Mondiale, era costituita da undici pannelli. I bassorilievi dell'Aragno invece erano stati realizzati dallo scultore Michele Tripisciano.


Il 14 novembre nel 1906 scoppiò una bomba all'esterno del Caffè Aragno, l'attentato aveva una matrice anarchica, per fortuna non ci furono né morti né feriti gravi.
Nel 1951 il caffè fu completamente restaurato dall'architetto Attilio Lapadula, mentre il 1955 divenne Caffè Alemagna. 
Nel 1977 entrò a far parte del gruppo Autogrill SPA e fu trasformato negli anni Novanta in uno Spizzico, con un nuovo triste restauro.

Visita di Federico Guglielmo di Germania a Roma nel 1883


Lunedì 17 dicembre 1883 giungeva in treno a Roma alla Stazione Termini, alle ore 12.40, il Principe Imperiale di Germania Federico Guglielmo.
Il Principe era a Roma, inviato dal padre Guglielmo I per due motivi, sia per rinsaldare la nuova Alleanza con il Regno d'Italia, stipulata l'anno precedente a Vienna, e quindi il legame tra le due Case Reali, che per un delicato incontro con il Pontefice Leone XIII, volto a garantire maggiore libertà ai cattolici tedeschi, con l'abolizione di alcune leggi del Kulturkampf, e per meglio definire i difficili rapporti tra Stato e Chiesa in Germania. 
La stampa liberale Italiana, invece, in questo viaggio ravvisava un valido sostegno alla nuova Italia e un esplicito riconoscimento alla convivenza del Papa e del Re nella stessa Capitale.
All'arrivo del Principe alla Stazione Termini erano presenti il Re Umberto I, con il Principe di Napoli e il Principe Amedeo, i dignitari di corte, i ministri, il Presidente del Senato Tecchio, quello della Camera Farini e l'Ambasciatore di Germania. 


Il Principe, dopo aver salutato il Sindaco Torlomia e il Presidente del Consiglio Depretis, entrò nella carrozza di Corte assieme al Re, recandosi al Palazzo del Quirinale. Le truppe resero gli onori militari e li scortarono lungo la Via Nazionale e Via del Quirinale. 


Giunto al Quirinale Federico Guglielmo, fra gli applausi della popolazione, fu ricevuto dalla Regina Margherita, e si affacciò sulla loggia per salutare la folla festante.


Il pomeriggio il Principe di Germania si recò al Pantheon ad omaggiare la tomba del Re Vittorio Emanuele II, che aveva già visitato in occasione dei funerali del sovrano nel 1878.
La sera dopo il pranzo di gala al Quirinale fu organizzata una visita e al Campidoglio dove venne venne effettuata una spettacolare illuminazione con i bengala del Foro Romano.


Il giorno successivo il Principe doveva andare al Quirinale, il Papa tuttavia vietava di ammettere alla sua presenza i principi cattolici che fossero ospiti nel Quirinale, nè i sovrani che si recassero a far visita al Re d'Italia, ma in questo caso essendo il Principe Protestante fu possibile che Leone XIII lo accogliesse.


Tuttavia, per evitare che la carrozza partisse direttamente dal Quirinale per andare in Vaticano, Federico Guglielmo si recò a Palazzo Caffarelli, che all'epoca ospitava la Legazione Prussiana, e da qui, con un'altra carrozza del signor Schlözer, si avviò verso il Palazzo Apostolico, in uniforme di Maresciallo Prussiano, dove giunse verso le 13.00. 


Il colloquio con il Santo Padre durò circa un'ora, sicuramente il Pontefice gli sottopose le sue rimostranze per la prigionia all'interno del Vaticano, ma soprattutto parlò della difficile situazione dei Cattolici in Germania, cui Federico Guglielmo sembrò conciliante. Dopo il colloquio il Principe visitò la Cappella Sistina, le Gallerie Vaticane e la Basilica di San Pietro.


Il giorno 19 venne organizzata una grande rivista militare alla Farnesina a cui presero parte il Re Umberto I, lo Stato Maggiore Italiano, la fanteria della Seconda Divisione Artiglieria e Cavalleria. 


La sera fu organizzata una serata d'onore al nuovo Teatro Costanzi al Viminale, in cui avvenne la rappresentazione della Sonnambula di Bellini.
Il 20 Federico Guglielmo partì dalla stazione Termini per tornare in Germania.
La successiva visita a Roma di un membro della Famiglia Reale di Germania, sarà quella di Guglielmo II nel 1888, che gli successe dopo soli 90 giorni di regno.

Funerali di Vittorio Emanuele II




Il 9 gennaio 1878 morì di polmonite, al Palazzo del Quirinale, a 58 anni, Vittorio Emanuele II di Savoia, primo Re d'Italia.
Grande fu il lutto che pervase tutto il paese, infatti l'identificazione della sua figura con il compimento dell'Unità Nazionale era molto forte e tanti reduci delle guerre per l'indipendenza vissero questa perdita con profondo dolore e viva costernazione.
Ben presto nacque il dilemma di dove seppellire il Re, poiché la Corte voleva utilizzare la Basilica di Superga di Torino, in cui erano poste le tombe dei Savoia da molti secoli. 
Invece fu Francesco Crispi, il Ministro degli Interni, a proporre il Pantheon, per ragioni patriottiche, politiche e per il sentimento popolare. Vittorio Emanuele II doveva rimanere infatti a Roma, la nuova Capitale del Regno, la scelta del Pantheon soddisfò anche il nuovo Re Umberto I, che era d'accordo che il padre rimanesse a Roma, a condizione che fosse sepolto in una chiesa, che non fosse una Basilica Papale.
Il Pantheon era perfetto come mausoleo Imperiale proprio per la sua origine Romana e per la perfetta integrità, che poneva la nuova dinastia dei Savoia direttamente in continuità con l'Antica Roma. Inoltre il Pantheon assumeva la connotazione di luogo dove la Nazione celebra e rende immortali i suoi eroi e grandi cittadini, così come era successo durante la Rivoluzione Francese a Parigi, con la trasformazione della Chiesa di Santa Genevieve nel Pantheon Nazionale.


Il 10 gennaio venne allestita la camera ardente nel Salone degli Svizzeri, progettata dall'architetto capo della Real Casa, ingegnere Gennaro Petagna. 
Egli elaborò un palco a gradini, sormontato da un baldacchino di velluto rosso, alla cui sommità fu esposta la salma del Re, in piano inclinato, vestita nell'uniforme di generale d'armata, col manto dell'Ordine Mauriziano e il collare della Santissima Annunziata.
La camera ardente fu aperta prima ai Sovrani, poi ai membri della diplomazia, del Governo e del Parlamento, infine a tutta la cittadinanza, per tre giorni consecutivi il 12, 13 e 14 gennaio.
Intanto a Roma si era radunata una folla giunta da tutta Italia, girava per le strade della città, il popolo Italiano si riversava nella Capitale, per dare addio al suo Re.
Il 17 gennaio alle ore 10.00 il corteo funebre partì solennemente dal Quirinale, dopo lo sparo di tre colpi di cannone, il Re era posto sulla carrozza funebre usata da Carlo Alberto. Il carro era coperto di corone e fiori e tirato da otto cavalli bardati, con pennacchi bianchi e neri.
Sei cordoni seguivano il carro, i primi quattro tenuti dalle rappresentanze delle Istituzioni, guidati da Depretis, Crispi, Tecchio e De Sanctis, gli ultimi due dai rappresentanti dell'Ordine Equestre dell'Annunziata.
Seguiva un gruppo di Generali, di Principi, tra cui il Principe Amedeo, il Principe Ranieri Arciduca d'Austria, il Principe Federico Guglielmo di Germania, il Principe ereditario del Portogallo e Guglielmo di Baden. Poi sfilavano i Reali Principi, gli Ufficiali dello Stato, il Corpo Diplomatico, i rappresentanti dei Governi stranieri, un corteo di mutilati, 80 bandiere portate da altrettanti Ufficiali dei reggimenti dell'Esercito, gli inviati di 300 città d'Italia ei membri di Senato e Camera. 
La spada del re fu portata a cavallo dal Generale Medici, primo aiutante in campo di Sua maestà mentre la Corona Ferrea, venuta da Monza, venne portata da Cesare Correnti, segretario del Gran Magistero Mauriziano, su un cuscino di velluto.


Ci vollero tre ore perché il feretro raggiungesse il Pantheon, lungo il percorso si era radunata infatti una folla enorme, di 50.000 persone, il corteo si svolse tra le Vie del Quirinale, Quattro Fontane, del Tritone, Due Macelli, Piazza di Spagna, Via Del Babuino, Via del Corso, Piazza del Collegio Romano, Piazza della Minerva e infine il Pantheon.


In quel momento il feretro venne portato dai Corazzieri dentro la chiesa e tutti i presenti si incrinarono, come ha descritto dettagliatamente De Amicis nel libro Cuore.
Il catafalco era stato progettato sempre dall'ingegnere Petagna, era a gradoni, vegliato da otto leoni imperiali, il feretro era sormontato dalla Corona di Ferro, la spada e l'elmo, mentre ai piedi erano posti il manto un'altra corona e lo scettro. 


Attorno si trovavano venti grandi candelabri illuminati da candele. In alto, lunghe strisce di velluto e partivano dal loculo e arrivavano alla base della cupola, sovrastando una serie di stemmi Sabaudi.
Il funerale terminò alle ore 10 con la tumulazione del feretro nella cappella posta dietro l'altare di San Rasio.
Il secondo funerale, il 16 febbraio, fu deciso dal Ministro Crispi, si trattava di vere e proprie Esequie di Stato. 
Michele Coppino, Ministro della Pubblica Istruzione, era responsabile delle decorazioni da realizzare al Pantheon per l'occasione, che dovevano essere particolarmente monumentali, esse furono affidate all'architetto Luigi Rosso, professore dell'Istituto Reale di Belle Arti. Egli si occupò decorare la piazza, la facciata del Pantheon e gli interni in maniera spettacolare.
All'esterno furono posti due grandi candelieri in finto marmo, con foglie fiori teste di arieti e di leoni, la piazza invece era adornata di antenne con pennoni, drappi funebri, stemmi e bandiere.


Fra le colonne di granito del Pantheon pendevano neri drappi bordati d'oro, mentre su ad esse erano posti scudi ovali bronzei Sabaudi, fra bandiere azzurre, tra i capitelli prendevano festoni rilevati a bronzo, sotto i drappi pendevano delle lampade di bronzo sostenute da tre catene.
Nei nicchioni laterali si trovavano due tripodi su piedistallo di marmo nero.
Nel fregio esterno si leggeva a lettere nere la scritta A VITTORIO EMANUELE II PADRE DELLA PATRIA.



Il grande timpano era occupato da una tela dipinta da Domenico Bruschi, a finto bassorilievo in bronzo dorato. Su tre gradini si trovava un'ara, con sopra seduto l'angelo della Risurrezione, ad ali spiegate, in basso si trovavano il mantello regale, lo scettro e la corona. A destra la personificazione di Roma con una corona di alloro, dietro Roma venivano le città italiane Napoli, Palermo e Perugia, all'angolo del timpano il Tevere. A sinistra si trovavano le città di Torino, Venezia, Milano e Brescia, mentre all'angolo erano stesi il Po e il Ticino.
Sul bordo del timpano si trovavano due Fame alate, poi una serie di antefisse, mentre l'acroterio era occupato da una grande aquila su trofei, le statue furono modellate da Girolamo Masini.


All'interno si trovava il maestoso catafalco: sopra una gradinata, su cui posavano quattro leoni agli angoli, si trovava un basamento di granito orientale, adorno di festoni con nastri pendenti dalla bocca di protomi leonine, intorno si ergevano quattordici candelabri di bronzo, sopra basi di porfido, sul basamento si trovava un piedistallo in giallo antico, su cui erano posti altri dodici candelabri. Sulla fronte anteriore del piedistallo era collocata un aquila in rilievo, con lo stemma di Savoia negli artigli. Due grandi statue, che raffiguravano le principali virtù del re, tenevano i lembi di un drappo di velluto cremisi con scritto V E, su cui era posta una enorme Corona Reale.
Sull'attico l'illuminazione scenografica era ottenuta con 140 lampade a gas, poste nei lacunari della cupola, sopra le quali si trovavano gli stemmi delle principali città Italiane. La cupola era rivestita da un un velo fiammeggiante di grandi stelle, poste in cinque giri, culminante nella Stella d'Italia, in corrispondenza dell'oculo.
Per per la realizzazione definitiva della tomba del Re bisognerà aspettare il 1888, anno in cui fu inaugurata, sul progetto di Manfredo Manfredi.


Targa in memoria di Mary Alice Clarke

Mary Alice Clarke Istituto Cesare Baronio targa
 
La targa in questione si trova all'ingresso dell'Istituto Cesare Baronio, in Via delle Sette Chiese, nella parte del Quartiere Ostiense nota come Garbatella, e ricorda Mary Alice Clarke (1894-1942). La targa riporta prima della data di nascita la lettera greca Alfa e prima di quella di morte l'Omega, rispettivamente la prima e l'ultima dell'alfabeto greco. La "Alfa" non sarebbe distinguibile dalla "A" Latina, se non fosse che viene usata successivamente l'Omega.

Targa in memoria di Mauro Picone e Antonio Signorini


La targa in questione si trova in Via delle Tre Madonne, nel Quartiere Pinciano, e ricorda il matematico Mauro Picone (Palermo 1885-Roma 1977), che qui visse dal 1932 al 1977, e il fisico e matematico Antonio Signorini (Arezzo 1888-Roma 1963), che qui visse dal 1940 al 1963.

Targa in memoria di Giuseppe Carreca

Giuseppe Carreca Finanza targa

La targa in questione si trova all'ingresso della Caserma della Guardia di Finanza di Via Labicana, nel Rione Monti, e ricorda Giuseppe Carreca, Medaglia d'Argento al Valor Militare, morto in azione a Miggiani, in Albania, nel 1917.

Targa in memoria di Jan E. Hansen

Jan E. Hansen targa commemorativa

La targa in questione si trova in Vicolo di Sant'Elena, nel Rione Sant'Angelo, e ricorda il giornalista norvegese Jan E. Hansen (Lunner 1959-Akershus 2020), che visse al civico 40 del vicino Vicolo dei Falegnami tra il 2012 e il 2020.

Targa in memoria dell'inaugurazione del Centro Aletti da parte di San Giovanni Paolo II

San Giovanni Paolo II inaugurazione Centro Aletti

La targa in questione si trova nell'androne del Centro Aletti, in Via Paolina, nel Rione Monti, e ricorda l'inaugurazione del Centro Aletti da parte di Papa San Giovanni Paolo II Wojtyla (1978-2005) in persona il 12 Dicembre 1993. La targa riporta alcune delle parole che il Pontefice pronunciò in tale occasione.

Targa in memoria della famiglia Aletti

Centro Aletti targa famiglia

La targa in questione si trova nell'androne del Centro Aletti, in Via Paolina, nel Rione Monti, e ricorda Adone Aletti, Annette Aletti i loro figli Adelaide, Jole, Ezio e Aldo Aletti e Anna Maria Gruenhut Bartoletti Aletti.
La targa è stata qui posta nel 1991, anno in cui questo edificio venne donato da Anna Maria Gruenhut Bartoletti Aletti donò il palazzo alla Compagnia di Gesù perché vi istituisse un luogo di incontro e riflessione interculturale, dando così origine al Centro Aletti.

Palazzo Primoli al Sallustiano



Palazzo Primoli è un edificio situato in Via Quintino Sella n. 54, nel Rione Sallustiano.
Fu costruito dall'architetto Cesare Salvatori per Luigi Primoli, che possedeva già il villino contigo in Via Sallustiana, nel 1913.
Il palazzo si sviluppa su tre piani, ed è in un esuberante stile barocco, tipico dell'architetto. 
Al piano terra è decorato da un bugnato liscio, le finestre del piano nobile sono architravate, con timpano ricurvo, sorretto da lesene ioniche doppie, occupato al centro da uno stemma in un cartiglio, il parapetto delle finestre è a balaustra ricurva, sorretta da volute e da una conchiglia. I piani superiori sono occupati da finestre più semplici. 
Il palazzo è collegato da un passaggio coperto al Villino Primoli, adiacente.
L'ingresso carrabile è caratterizzato da due pilastri bugnati, sormontati da statue di leoni, che fanno parte dello stemma Primoli.
Il piano nobile è caratterizzato da soffitti a cassettoni e una pregevole stanza decorata con colonne. Purtroppo il colore giallo delle parti in stucco è scorretto perchè dovrebbero essere color travertino.

Articolo sul Nuovo Palazzo di Giustizia a Roma, 1897

Vi proponiamo questo breve articolo sulla costruzione del Palazzo di Giustizia di Roma, pubblicato nel 1897, in occasione dello scoprimento della facciata Occidentale del Palazzo. La data di inaugurazione era prevista nel 1902, ma avvenne soltanto nel 1911, per il Cinquantenario dell'Unità d'Italia.



Piazza Cavour


Piazza Camillo Benso Conte di Cavour è una vasta piazza posta tra le Vie Ulpiano, Triboniano, Crescenzio, Cicerone e Lucrezio Caro, nel Rione Prati.
La piazza comparve per la prima volta nel Piano Regolatore del 1883, ed era posta subito dietro al Palazzo di Giustizia, rispetto al fiume Tevere, dalla piazza partivano la Via Crescenzio, che arrivava a Piazza del Risorgimento, posta sotto al Vaticano, la Via Cicerone, che conduceva a Piazza Cola di Rienzo e Via Lucrezio Caro che giungeva alla piazza sul Tevere, oggi Piazza della Libertà. 

Piazza Cavour nel PRG del 1883

Il 1884 venne deciso di intitolare la piazza al grande statista Camillo Benso Conte di Cavour, che aveva voluto tanto Roma come capitale d'Italia. Al centro della piazza doveva infatti essere eretto un grande monumento allo statista piemontese, le fondazioni furono poste nel 1885, ma la realizzazione del cantiere per il Palazzo di Giustizia che occupò la piazza rallentò i lavori, e il monumento fu inaugurato soltanto nel 1895, per i XXV anni della presa di Roma


Il primo Palazzo ad essere costruito fu Palazzo de Parente, di Gaetano Koch del 1890, contemporanamente furono aperti i cantieri per la costruzione del Palazzo di Giustizia, nel 1889, buona parte della piazza fu occupata dai cantieri per la costruzione di questo enorme edificio, che ebbe una lunga gestazione.
Il 1898 venne costruito il Teatro Adriano nell'isolato posto tra la piazza e Via Crescenzio, il 1911 iniziò invece la costruzione della Chiesa Valdese di Roma, terminata nel 1913. 
La piazza rimase per molto tempo sterrata e priva di alberature, finché Nicodemo Severi realizzò l'elaborato giardino, terminato nel 1911, in concomitanza con l'inaugurazione del Palazzo di Giustizia, furono piantati allori, oleandri e alcune palme.

La piazza con la Chiesa Valdese, Palazzo de Parente e il Palazzo di Giustizia

Nel 2004 iniziò la costruzione di un grande parcheggio interrato, presto interrotta per i ritrovamenti archeologici e problemi finanziari, dopo una ripresa dei lavori il cantiere terminò soltanto nel 2014, nel febbraio dello stesso anno è stato riaperto al pubblico il parco, rinnovato per l'occasione.

Ex Ufficio d'Igiene oggi Palazzo Merulana


Il complesso di edifici destinati all'Ufficio d'Igiene e Sanità occupa un intero isolato compreso tra le Vie Merulana, Ariosto, Galilei e Viale Manzoni, nel Rione Esquilino, quello che oggi è chiamato Palazzo Merulana, è situato in Via Merulana n. 121.
Il lotto di terreno faceva parte dell'insieme di aree che il Comune di Roma aveva ceduto al Senatore Alessandro Rossi, nel 1877, per la costruzione di case economiche, che vennero realizzate in Via Galilei.

Gli edifici di Via Galilei e Viale Manzoni nel 1888

L'area edificata tornò al Comune nel 1886 e fu usata per sistemare le comunità religiose dei monasteri espropriati delle Vergini, delle Cappuccine di Santa Chiara e delle Sepolte Vive. Il 1897 nei due corpi di fabbrica su Viale Manzoni presero alloggio le Adoratrici Perpetue.
Nel 1900, avendo le comunità religiose trovato altre sistemazioni, il terreno fu ceduto alla Cooperativa e dei Ferrovieri dello Stato per l'edificazione di abitazioni intensive, la Cooperativa doveva farsi carico dell'abbattimento degli edifici esistenti, purtroppo l'edificazione non avvenne, per problemi di mutuo non concesso, e nel 1911 l'intera area tornò in possesso del Comune di Roma.
Il 1912 si decise di destinare gli edifici esistenti a sede dell'Ufficio d'Igiene e Sanità, vi furono sistemati gli ambulatori di alcune specializzazioni, il Lazzaretto e una casa contumaciale. Nel 1918 venne approvata la realizzazione di un edificio antitubercolare, in Via Ariosto, mentre in Via Merulana fu decisa la costruzione di un nuovo fabbricato monumentale che ingolobasse gli edifici preesistenti, questo venne realizzato tra 1927 e il 1929.


Il nuovo complesso fu inaugurato il 27 ottobre 1929 dal vice Governatore di Roma ed altre autorità. L'edificio entrò in funzione il 20 novembre dello stesso anno.


La lunga facciata si sviluppa su tre piani, il piano terra è ricoperto bugnato liscio mentre i due piani superiori sono decorati da una quadratura in stucco che contiene le finestre. 


Al centro si apre il corpo monumentale di quattro piani con il grandioso ingresso a tre serliane doriche che si affacciano sul cortile interno. Tre grandi finestre ad arcate al piano nobile sono decorate da una voluta e affiancate da due nicchie con una sfera decorativa, all'ultimo piano sono presenti semplici arcate. 

L'avancorpo sinistro, l'unico superstite

Ai lati erano posti due avancorpi dotati di balconata e finestre con timpano, la grande trabeazione spezzata culminava in uno stemma del Governatorato.
Al primo piano si trovava una grande sala conferenze, con galleria al piano intermedio, il secondo piano ospitava un museo didattico, mentre gli edifici su Via Galilei erano adibiti a laboratori chimici e batteriologici. Nel 1943 fu costruito un nuovo padiglione lungo viale Manzoni.

Il radicale progetto di ricostruzione del 1957

La fine del complesso fu segnata nel 1957, con la decisione del Consiglio Comunale di distruggere l'intero isolato per ricostruirlo completamente, così fu scritto 'Si avvia finalmente l'indispensabile sostituzione di un vecchio edificio'(sic!), di soli trenta anni.
La demolizione dell'ala su Via Ariosto iniziò nel 1961 e venne completata nel 1962, il secondo stabile di Viale Manzoni fu demolito nel 1963 e il nuovo palazzo terminato nel 1968.
Nel 1963 erano iniziate anche le demolizioni del corpo monumentale su Via Merulana e in Via Galilei miracolosamente bloccate dalla Sovraintendenza Comunale.

Il palazzo in completo abbandono negli anni Duemila

La facciata in Via Merulana rimase, da quel momento, troncata a metà, quasi sventrata da un bombardamento e cadde in completo abbandono. Le finestre furono murate con una cortina di mattoni, le colonne in travertino rimosse, lasciando una ferita indelebile nella città e un degrado inimmaginabile per un'area così centrale. 

Il progetto di ricostruzione della facciata principale

La fine di questa triste storia inizia nel 2004, anno in cui la SAC, Società Appalti e Costruzioni della famiglia Cerasi, vinse il bando del Comune di Roma per il recupero del palazzo, con la formula del Project Financing. Il Comune aveva coraggiosamente previsto la ricostruzione di parte della facciata, senza arrivare a rifare l'avancorpo destro.

I lavori nel maggio 2015

I lavori iniziarono in ritardo, vista la lentezza con cui la ASL ha provveduto a traslocare, il cantiere aprì nel 2014 terminando nel 2018. Sono stati utilizzati i materiali originali per le ricostruzioni: mattoni, blocchetti di tufo e travertino, le volte sono tutte in mattoni, gli esterni sono rivestiti in stucco. L'opera ha avuto un costo di cinque milioni e mezzo di euro. Il 10 maggio 2018 il Sindaco Raggi ha inaugurato ufficialmente il nuovo Palazzo Merulana.

Riposizionamento di una colonna (foto fond. Cerasi)

Ricostruzione di una volta in laterizi (foto fond. Cerasi)

L'edificio oggi ospita la splendida sede della fondazione Elena e Claudio Cerasi, contenente la collezione di opere d'arte moderna da essi accumulati negli anni, ed è stato ribattezzato Palazzo Merulana.

La parte di facciata ricostruita ex novo filologicamente 

Si tratta del primo ripristino filologico ricostruttivo realizzato a Roma dagli anni del dopoguerra, ed è stato curato dall'architetto Carlo Locco d'intesa con la Soprintendenza. 
Per la prima volta a Roma viene ricostruita l'edilizia degli anni Venti, tanto vituperata e criticata negli anni Sessanta. 

La 'nuova' serliana

Dunque si tratta di una conquista importante, che deve portare a nuovi interventi di ricostruzione filologica di pregevoli edifici oggi non più esistenti, come tante ville e villini abbattuti negli anni Cinquanta o come la ricostruzione dello Stabilimento Roma, senza avere pregiudizi di alcun tipo, riscoprendo il valore di quella architettura eclettica.



Via Baccio Pontelli

Via Baccio Pontelli

Via Baccio Pontelli è una strada del Rione San Saba compresa tra Viale della Piramide Cestia e Via Carlo Maratta. 
Originariamente, nel 1925, una strada con questo nome sarebbe dovuta sorgere presso il Lido di Ostia, tra Corso Regina Margherita e Viale della Marina, dal momento che l'architetto Baccio Pontelli (Firenze 1450 circa-Urbino 1494 circa) aveva realizzato la Chiesa di Santa Aurea a Ostia e, sempre nella stessa località, la Rocca.
Successivamente, i numerosi cambiamenti nella realizzazione del Lido di Ostia e le numerose attività di riordinamento della toponomastica, portarono a decidere che una strada dedicata a Baccio Pontelli sarebbe stata più adatta al Rione San Saba, dove sono ricordati numerosi artisti.



La strada è occupata interamente da una scalinata, che dal Viale della Piramide Cestia conduce al Piccolo Aventino, attraversando Via Annia Faustina.
In Via Baccio Pontelli è presente un antico cippo di età augustea che ricorda come Augusto abbia reso pubblici i terreni della zona.