Panorama dall'Hotel Mediterraneo


Il panorama dalla terrazza roof top del decimo piano dell'Hotel Mediterraneo è caratterizzato da una vista quasi a 360° su Roma, si tratta infatti dell'edificio più alto del I Municipio. La vasta terrazza si trova sullo spigolo settentrionale dell'hotel situato lungo Via Giovanni Amendola.

Gli ulteriori due piani del corpo centrale coprono la vista sull'Esquilino

L'unica parte della città non visibile è quella esposta a Sud Est, occupata dal blocco centrale dell'edificio, che si estende per ulteriori due piani e culmina in una snella torretta in mattoni.

La torre terminale dell'Hotel Mediterraneo

La terrazza è preceduta da una grande sala che ospita un raffinato ristorante.
















Monumento a Wolfgang Goethe



Il monumento a Wolfgang Goethe si trova all'angolo tra Viale San Paolo del Brasile e Viale Goethe, all'interno di Villa Borghese, nel Quartiere Pinciano. L'origine di questa opera risale al 1904 quando l'Imperatore di Germania Guglielmo II volle offrire all'allora sindaco di Roma Prospero Colonna un monumento a Goethe come dono e come simbolo dell'amicizia tra Italia e Germania.
Wolfgang Goethe (Francoforte 1749 - Weimar 1832), tra i massimi letterati tedeschi di sempre, fu molto legato all'Italia, dove soggiornò tra il 1786 e il 1788, vivendo a Roma in Via del Corso, dove oggi la sua casa è stata adibita a Museo e dove una targa lo ricorda. All'Italia e a Roma si devono infatti molte opere di Goethe, come Viaggio in Italia e le Elegie Romane.


Con questi presupposti, Guglielmo II volle donare questa statua come segno d'amicizia tra i due popoli, dal momento che "nessuno meglio di Goethe poteva esprimere il vincolo spirituale che avvinse un tempo la studiosa Germania alla meravigliosa Roma".
La statua venne realizzata dallo scultore italiano Valentino Casali su un modello realizzato a Berlino dallo scultore tedesco Gustav Eberlein e venne inaugurata a Roma il 23 Giugno 1904 alla presenza di Vittorio Emanuele III. Il monumento costò in tutto mezzo miliardo di lire.


L'opera è di dimensioni importanti: l'intero monumento tocca gli otto metri d'altezza, e la sola statua di Goethe è alta tre metri, mentre il piedistallo ha una superficie complessiva di sette metri per sette.
Un grande capitello corinzio fa da piedistallo alla statua di Goethe, a simboleggiare il rapporto con Roma e l'influenza dell'antichità classica, mentre ai piedi di tale capitello sono presenti statue che raffigurano personaggi ed elementi delle opere dello scrittore tedesco in maniera allegorica.


Ci sono, ad esempio, il dramma, raffigurato da Oreste che si getta ai piedi di Ifigenia e le confessa il matricidio compiuto, la lirica, rappresentata da Mignon al fianco del vecchio arpista Lotario, e la filosofia, con Faust tentato da Mefisto.


Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale e l'ingresso dell'Italia nel conflitto nel 1915, i rapporti tra Italia e Germania divennero diversi, essendo i due Paesi schierati l'uno contro l'altro. Nel 1917 rischiò di farne le spese anche il monumento: Ugo Tombesi suggerì dalle pagine del Giornale d'Italia che tale scultura venisse rimossa e sostituita dalla seguente epigrafe: "Qui sorgeva la statua del grande poeta Volgango Goethe, rinviata in Germania perché dono dell'imperatore de' nuovi Unni, più feroci e più barbari degli antichi". La proposta non ebbe seguito, e la statua si trova ancora là.

Villa Calderai



Villa Calderai è una villa che si trova in Corso d'Italia n. 44 nel Quartiere Pinciano.
Fu costruita nel 1902 da Amedeo Calcaprina per l'ingegnere e costruttore Ugo Calderai. Era uno degli edifici liberty più importanti di Roma.

Villa Calderai ( foto L'Architettura Italiana)

Il corpo principale aveva tre piani, le finestre erano architravate e avevano decorazioni in maioliche floreali, anche il cornicione tra gli ultimi due piani era ricoperto da maioliche colorate, l'ultimo piano era dipinto a girali di foglie.
L'ingresso si apriva su un portico angolare costituito da due arcate su ogni lato sostenute da grosse colonne con capitelli floreali.

Villa Calderai (foto Archivio Storico Capitolino)

La torre era l'elemento più spettacolare per la ricchezza figurativa: grandi volute di stucco si trovavano tra il piano terra e il primo piano e terminavano in un gruppo di quattro maioliche raffiguranti fiori. Gli architravi delle finestre del primo piano erano decorati da maioliche. La torre terminava con una profusione di stucchi: pilastri strigilati, teste femminili sui capitelli, cariatidi di gusto liberty a reggere il cornicione modanato del terrazzo.
Sulla sommità una spettacolare copertura di ferro battuto e vetro a bande di vari colori riparava dalle intemperie.


Nel 1910 la proprietà passò ai Torlonia che decisero di affidarne la ristrutturazione a Gustavo Giovannoni, furono eliminati gli elementi floreali per avere un ornato più classico. 


La torre venne restaurata sezionandola al livello del tetto realizzando superiormente una loggia, con l'aggiunta di due colonne corinzie sui lati lunghi e una su quelli brevi.

Villa Calderai dopo il restauro di Giovannoni

Rimangono ancora oggi la splendida cancellata in ferro battuto, le balaustre dei balconi, sempre in ferro battuto, il cornicione in maiolica tra primo e secondo piano, i fiori di ceramica del cornicione dell'attico.


Dal 1933 l'edificio principale ospitò l'Albergo Washington, mentre nelle scuderie si installò la gelateria Fassi. 
Il 3 novembre 1986 la villa venne dichiarata di rilevante interesse culturale dalla Soprintendenza.


Gli interni in parte sono rimasti quelli originali liberty. La Soprintendenza possiede foto degli interni scattate nel 1986.

Cat sanctuary of Torre Argentina

Among the ruins of the Sacred Area of Torre Argentina, in the Rione Pigna, there is an important feline colony, the cat sanctuary of Torre Argentina. The origin of this colony dates back to when between 1926 and 1928, as part of road adaptation works in the area between Corso Vittorio Emanuele and Via Arenula, the Roman remains of the Sacred Area came to light.
From that moment, these ruins became a place of attraction as well as for tourists and the curious also for many cats, who found them a protected place as they were below street level. In a short time, many cat and gattari - the people that spontaneously take care of cats - began to bring them food and provide assistance, effectively making it a fact sanctuary.


It must be said that obviously in those years the food for canned animals was not yet widespread and the cats were fed above all thanks to the waste meat. In this regard, in the past in Rome there was the carnacciaro, a man who turned and distributed the carnaccia, the discarded meat, to the felines. A small note must now be made: the feline colony - this kind of cat sanctuary - is distinguished from the "gattile", which is similar to a kennel but which houses cats, and from the feline oasis, which wants to rebuild an environment where cats can live freely. The feline colony is in fact an often spontaneous group of cats that gather in a specific place and whose care is entrusted to private citizens or associations.


Over the years, Torre Argentina became one of the most famous cat sanctuaries in Rome, where cats were cared for by cats and all kinds of cats, including some very famous ones such as actress Anna Magnani. In the 80s the actor Antonio Crast obtained a space inside the pedestrian underpass of Torre Argentina (now closed) to make an environment for the feline colony, and in the 90s the efforts of Franca Stoppi, Lia Dequel and Silvia Viviani led to a greater organization of the colony. Currently the feline colony of Torre Argentina is known throughout the world, thanks to its suggestive position.

Città giardino di Ciampino


Fino alla fine del XIX Secolo il territorio dove oggi sorge la città di Ciampino era adibito principalmente alla pastorizia e all'agricoltura, costituito principalmente da casali sparsi, proprio il terreno di proprietà del prelato Giovanni Giustino Ciampini dette nel XVII Secolo il nome a quest'area, e privo di un vero e proprio nucleo urbano abitato.
Nel 1856 però le cose iniziarono a cambiare con la realizzazione da parte dello Stato Pontificio della ferrovia Roma-Velletri, che dal 1859 ebbe attiva una stazione proprio a Ciampino, subito prima della Galleria di Ciampino, che permette alla ferrovia di raggiungere Frascati, che venne poi sostituita da una nuova stazione nel 1892. Questo fatto dette a quest'area una nuova centralità.
L'importanza ottenuta dalla zona per via della ferrovia e l'aumento della popolazione di Roma dopo la sua annessione al Regno d'Italia portarono alla nascita di nuove attività agricole nel territorio e si iniziò a pensare a un'urbanizzazione di Ciampino.
Nel 1916, anno in cui iniziò la realizzazione dell'aeroporto di Ciampino, area scelta da Maurizio Mario Moris per la buona posizione poco esposta ai grandi venti e vicina alla ferrovia, la Cooperativa Colli Parioli, fondata nel 1910, acquistò un terreno di proprietà della famiglia Colonna nella zona di Ciampino, e vi progettò quindi un quartiere pensato secondo il modello all'epoca spesso utilizzato della città-giardino. La nascità di questo villaggio era strettamente legata al nuovo aeroscalo, e si proponeva di creare alloggi di qualità per i lavori legati alla struttura e le loro famiglie.
La tipologia della città giardino fu molto popolare all'inizio del XX Secolo: la sua prima attuazione arrivò nella città inglese di Letchworth, nel 1903, e nei primi anni del secolo a Roma furono realizzate secondo questa tipologia San Saba, Monte Sacro e la Garbatella. Diversamente dagli altri tre esempi romani, l'idea della città giardino di Ciampino era basata sullo stretto rapporto lavorativo con una realtà della zona, in questo caso l'aeroscalo, come successo ad esempio a Torino per il quartiere di Mirafiori, pensato per la fabbrica FIAT, o al Villaggio Solvay a Rosignano, per lo stabilimento Solvay.
La società Colli Parioli sposa dunque la linea della città giardino, che vedavano una coesistenza di aspetti urbanistici e rurali, e in questo caso la vicinanza con le zone destinate a poderi e le aree agricole dell'agro marinese, il territorio era parte del comune di Marino, inseriva il progetto in un contesto rurale. Nel progetto era inoltre presente un area industriale, poi effettivamente sorta lungo l'attuale Viale Kennedy.


Per dare una spinta allo sviluppo urbanistico della città giardino, nel 1922 vengono costruiti una Chiesa (terminata nel 1927) e un convitto religioso per ospitare giovani donne provenienti da famiglie aristocratiche romane, a prova di una volontà di fare della città giardino un quartiere esclusivo. Nel 1923 vengono costruite le ville Caprioli, Ortolani e Melsa, ma nonostante questi passaggi, diversi fattori fermano lo sviluppo dellà città giardino.
L'avvento del fascismo portò infatti a un diverso tipo di sviluppo urbanistico di Roma, con l'obiettivo di renderla sempre più grande e mettendo in secondo piano questo progetto, posto fuori dal territorio romano e soggetto invece a una politica agraria secondo le idee del regime.
Inoltre, la richiesta di abitazioni nell'area non arrivava da una classe aristocratica, come era nelle originarie intenzioni della Colli Parioli, ma da braccianti dell'agro marinense e manodopera dell'aeroporto e della stazione. Una fotografia del 1929 mostra le strade di Ciampino tracciate, ma ben poco dal punto di vista edilizio. Nel 1936 nel nuovo borgo abitavano, secondo le stime, 1.940 persone.
La politica agraria del Fascismo viene applicata  nel 1938 anche a Ciampino con la costruzione proprio nel centro della nuova città della Distilleria ed Enopolio dei Castelli Romani, una grande struttura che di fatto pone fine al progetto di città giardino a Ciampino.

Via della Vite


Via della Vite è una strada del Rione Colonna, compresa tra Via del Corso e Via di Propaganda. Fino dal Medioevo la zona in cui questa strada si trova divenne poco abitata, adibita soprattutto a vigne e orti, finché nel XVI Secolo non vi sorse un nuovo quartiere. La vicinanza di una delle vigne di proprietà del Monastero di San Silvestro è probabilmente alla radice del nome di questa strada, così come altre strade della zona devono i nomi alle vigne preesistenti. La zona in quell'epoca era costituita da casupole dove risiedevano peraltro molte prostitute: non è un caso che qui vicino nel XVI Secolo nacque la contrada dell'Ortaccio, una zona recintata dove in quel periodo si cercò di organizzare e confinare il fenomeno della prostituzione.
Lungo Via del Corso, all'altezza di questa strada, esisteva il cosiddetto Arco di Portogallo, un arco di epoca tardoantica che venne realizzato lungo la Via Lata. Tale arco venne inglobato in parte dal Palazzo Ottoboni, risalente al XVII Secolo e posto proprio all'angolo tra Via della Vite e Via del Corso. Negli anni '60 del XVII Secolo importanti lavori portarono a rettificare questo tratto di Via del Corso, con tanto di demolizione dell'arco, come ricorda una targa. Il palazzo passò poi in eredità alla famiglia Boncompagni ed è per questo ricordato oggi come Boncompagni-Ottoboni.
Sempre all'angolo tra la strada è presente una grande Edicola Sacra raffigurante l'Annunciazione.

Il barocco a Roma nell'architettura e scultura decorativa




Giulio Magni era figlio dello storico dell'arte Basilio Magni, diplomatosi nel 1881 all'Accademia di Belle Arti di Roma, nel 1890 fondò l'Associazione Artistica fra i Cultori dell'Architettura. 
Dopo essersi trasferito in Romania, per 10 anni, tornò a Roma nel 1904 realizzando alcuni tra i suoi maggiori progetti: il Villino Boni in via Aniene, la Facoltà Teologica Valdese, Villa Marignoli in via Po, il Villino Pacelli in via Aurelia, le case dell'Istituto Autonomo Case Popolari a Testaccio, Villa Almagià in via Scialoja, il Ministero della Marina, la Chiesa di Santa Maria Regina Pacis al Lido di Ostia. 


Tra il 1911 e il 1913 pubblicò per le edizioni Crudo di Torino l'opera "Il barocco a Roma nell'architettura e scultura decorativa", divisa in tre volumi.

Il fronte del III volume, fontane e ville di Roma

Il primo volume era intitolato Chiese, il secondo Palazzi, il terzo Fontane e Ville.


Gli scritti di critica, ispirati agli studi degli storici dell'arte di area tedesca Alois Riegl, Henrich Wölffin e Konrad Escher, ricalcavano l'importanza del repertorio barocco di forme, di archetipi e di modulazioni spaziali in riferimento della cultura del progetto contemporaneo.
I libri erano ricchi di fotografie di alta qualità degli edifici barocchi, curate dal fotografo Pompeo Sansaini.


L'opera ebbe un vasto successo nell'ambiente accademico Romano e contribuì a risvegliare le attenzioni per il barocco, periodo che era stato poco considerato fino a quel tempo preferendogli in architettura le più rigide e asciutte linee neorinascimentali. 


Questa riscoperta portò poi alla comparsa dello stile definito "barocchetto romano", che ebbe una grande diffusione negli anni Venti a Roma e in provincia.


Architetti come Armando Brasini, Cesare Bazzani, Innocenzo Sabbatini, Marcello Piacentini, Camillo Palmierini, Giovanni Battista Milani, Carlo Broggi, Gustavo Giovannoni, furono molto influenzati da questa pubblicazione nelle loro opere Romane.