Targa in memoria della nomina a cittadino romano di Gian Lorenzo Bernini

Gian Lorenzo Bernini Musei Capitolini targa

La targa in questione si trova all'interno dei Musei Capitolini, in Piazza del Campidoglio, nel Rione Campitelli, e ricorda la nomina a cittadino romano dell'artista Gian Lorenzo Bernini (Napoli 1598-Roma 1680), avvenuta il 26 Agosto 1930. Si tratta chiaramente di una nomina simbolica, dal momento che Bernini era morto da due secoli e mezzo, rivolta a un grande artista che ha lasciato il segno a Roma.

Targa in memoria di Alvaro Vitali

Alvaro Vitali Via della Luce Trastevere

La targa in questione si trova in Via della Luce, nel Rione Trastevere, e ricorda l'attore Alvaro Vitali (Roma 1950-Roma 2025) che presso questa casa visse. Nella targa Vitali è ricordato come "detto Pierino", a memoria del ruolo che più di tutti lo ha reso celebre in diversi film.
La targa è stata qui posta da Claudio Di Napoli, regista e amico di Alvaro Vitali. 

Photomaton à Paris: où trouver une cabine pour photo d’identité rapidement

Photo d'identité Paris
Image générée par intelligence artificielle (Gemini)

Si vous avez besoin de photos d’identité à Paris, la solution la plus rapide est souvent d’utiliser une cabine automatique (Photomaton). Ces machines sont très répandues dans la capitale et permettent d’obtenir des photos conformes en quelques minutes, sans rendez-vous.
Pour quels documents faut-il une photo d’identité en France? En France, les photos d’identité restent indispensables pour plusieurs démarches administratives. Elles doivent respecter des normes strictes (format, fond neutre, expression du visage). Voici les principaux documents pour lesquels une phototessera est nécessaire : carte nationale d’identité, passeport, permis de conduire (format numérique ou ePhoto), inscriptions scolaires ou universitaires, titres de séjour et documents administratifs .
Dans certains cas, notamment pour le permis de conduire, il est possible d’utiliser des cabines agréées qui fournissent directement une photo avec signature numérique (ePhoto). 
Où trouver un Photomaton à Paris? Les cabines Photomaton sont très faciles à trouver dans toute la ville. On les retrouve surtout dans les lieux de passage : stations de métro et gares (comme Gare du Nord ou Gare de Lyon), centres commerciaux, bureaux de poste, mairies d’arrondissement, grandes surfaces et supermarchés. Ces cabines fonctionnent généralement sans rendez-vous et sont disponibles toute la journée. 
Combien coûte une photo d’identité à Paris? Le prix d’une série de photos d’identité en cabine Photomaton est généralement compris entre 5 et 10 euros. Les cabines agréées pour les démarches officielles (comme le permis de conduire) peuvent coûter légèrement plus cher. 
Photomaton ou photographe : que choisir? À Paris, vous avez deux options. Cabine Photomaton: rapide, économique et accessible partout. Photographe professionnel: plus cher, mais utile pour des exigences spécifiques ou des documents internationaux. Pour la plupart des démarches courantes, la cabine automatique suffit largement. 
Conseils pratiques - Vérifiez toujours que la cabine est bien agrée ANTS si vous avez besoin d’une ePhoto. Préparez de la monnaie ou une carte bancaire, évitez les heures de pointe dans les gares. Trouver une cabine Photomaton à Paris est simple grâce à leur présence dans toute la ville. Que ce soit pour une carte d’identité, un passeport ou un permis de conduire, vous pouvez obtenir des photos conformes rapidement et sans complicati.
 
Liste des photographes à Paris, classés par arrondissement:
 
1er Arrondissement:
Place de la Concorde - Metro Concorde 
Forum Les Halles - huit Photomatons différents
1 Rue Pierre Lescot - Les Halles Metro
1 Quai du Louvre - Metro Pont Neuf 
21 Avenue de l'Opéra - Monoprix Opera 
23 Avenue de l'Opéra - Metro Pyramides 
Rue de Rivoli - Les Halles Metro Place Chatelet 
116 Rue du Rivoli - Les Halles Mezzanine Metro
Rue Saint-Honoré - Metro Palais Royal 
 
2e Arrondissement:
Place de la Bourse - Metro Bourse 
Rue de Palestro - Metro Sebastopoli 
Boulevard Poissonniere - Metro Grands Boulevards 
95 Boulevard de Sébastopol - Monoprix Sebastopol 
 
3e Arrondissement:
Place de la Republique - Metro Republique
Boulevard du Temple - Metro Filles du Calvaire 
Rue de Turbigo - Metro Arts et Metiers

Via Zenodossio

Via Zenodossio tratto Malatesta

 
Via Zenodossio è una strada del Quartiere Prenestino-Labicano compresa tra Via Casilina e Piazza Roberto Malatesta, per quanto di fatto divisa in due tratti in quanto non realizzata tra Via Gabrinio Fondulo e Via Augusto Dulceri. Questa interruzione rende Via Zenodossio uno dei numerosi casi di progetti di strade incompiute di questa area.
Le origini di questa strada possono infatti essere individuate nel Piano regolatore del 1931, realizzato quando la città consolidata si esauriva grossomodo con il Pigneto a est e in cui venne prevista un'urbanizzazione di quest'area. In tale occasione fu pensata, all'interno del nuovo quartiere previsto tra Prenestina e Casilina, una strada di scorrimento che rappresentasse la prosecuzione a sud della Prenestina di Via di Portonaccio e poi proseguisse a sudovest della Casilina: parte di essa corrisponde al tracciato di Via Zenodossio. 
Via Zenodossio Casilina
Via Zenodossio vista da Via Dulceri

Nel 1948 il Comune di Roma istituì formalmente Via Zenodossio, dedicandola in linea con la toponomastica locale a un geografo greco del I Secolo avanti Cristo. La strada, tuttavia, all'inizio fu poco più che una traversa senza uscita della Casilina: i suoi limiti, infatti, erano "da Via Casilina alla campagna", mentre gran parte dell'area dove sorge l'attuale quartiere di Piazza Malatesta non era ancora costruito e nel tracciato della strada previsto dal PRG sorgevano baracche e casette nell'area che fu della tenuta Auconi alla Marranella. Nel 1957, la strada risultava compresa tra Via Casilina e Via Augusto Dulceri e il progetto sembrava destinato a essere portato avanti come previsto nel vecchio PRG, fatto che si apprestava a essere confermato nel nuovo PRG allo studio in quegli anni. Questo si evince anche da un'interrogazione del Consigliere Comunale del Partito Comunista Italiano Piero Della Seta del 1959 alla giunta comunale di cui si trova traccia in un numero de L'Unità, in cui il consigliere sollecita la realizzazione della strada, prevista dal PRG ma all'epoca definita "intransitabile". La giunta rispose che la proposta era allo studio, ma vi erano difficoltà legate alla presenza di alcune baracche abitate da cinque famiglie nel tracciato previsto, e che prima di procedere sarebbe stato necessario trovare loro una sistemazione.
 
Pigneto Auconi Zenodossio
Le case basse su Via Isidoro da Carace vista da Via Zenodossio

Nel 1962, il nuovo piano regolatore confermò la realizzazione del corridoio, che era vista come una arteria per il collegamento rapido tra quartieri, come lo erano i lungotevere e la Via Olimpica: in quest'ambito venne confermata in toto la strada tra Piazza Malatesta e la Casilina nell'ambito di un più ampio corridoio che dalla Tiburtina, tramite Via di Portonaccio, avrebbe raggiunto la Prenestina, quindi la Casilina (tramite Via Guglielmo degli Ubertini e Via Zenodossio), quindi avrebbe dovuto superare la Casilina unendosi a Via Nocera Umbra, raggiungendo così la Tuscolana prima e l'Appia poi tramite Via Furio Camillo, per poi raggiungere il parco della Caffarella attraverso Via Cesare Baronio e da lì con una nuova arteria raggiungere l'Appia Antica, proseguire tramite la Circonvallazione Ardeatina fino alla Cristoforo Colombo e, tramite la Circonvallazione Ostiense, raggiungere l'Ostiense. Come sappiamo, tale ambizioso progetto è stato realizzato solamente in parte e tale percorso è oggi esistente solo a tratti, con strade o non realizzate o solo in parte e veri e propri casi di toponomastica interrotta.
In ogni caso, nel 1966 il Comune di Roma decide di cambiare formalmente i limiti della strada, che diventa compresa tra Piazza Roberto Malatesta e Via Casilina. Che ritenesse vicina la realizzazione del tratto intermedio della strada? Questo non lo sappiamo, ma certo è che la strada risulta oggi interrotta nel tratto tra Via Augusto Dulceri e Via Gabrinio Fondulo, interrotta da un tessuto urbanistico preesistente fatto di case basse. Oggi, quindi, la strada si presenta di fatto divisa in due tronconi distinti e relativamente distanti.
 
Via Zenodossio Prenestino Labicano

 
La strada ricade nella Zona Urbanistica Torpignattara. Il CAP di Via Zenodossio è 00176. 

Fototessere a Salonicco: dove farle

Salonicco foto documenti
Immagine generata con l'intelligenza artificiale (Gemini)

Se hai bisogno di fototessere  per dei documenti, la tua carta d'identità o il tuo passaporto a Salonicco, in Grecia, ci sono diverse opzioni sia nei negozi e negli studi di fotografia che nelle cabine per fototessere automatiche. La procedura è semplice e di solito si completa in pochi minuti.
A cosa servono oggi le foto per la carta d'identità in Grecia? Le foto per la carta d'identità (foto per passaporto/foto ufficiali) sono ancora necessarie in Grecia per diverse procedure amministrative.
Nello specifico, vengono utilizzate per il rilascio di una nuova carta d'identità greca, il rilascio o il rinnovo del passaporto, la patente di guida, vari servizi pubblici (ad esempio, AADE, casse previdenziali in casi particolari), l'iscrizione a istituti scolastici (in determinate procedure). Per gli italiani presenti in città possono anche servire per le pratiche legate ai documenti italiani da svolgere al ritorno in patria o tramite gli uffici consolari in Grecia. Le foto devono essere recenti e rispettare specifiche caratteristiche (sfondo neutro, viso nitido, nessun filtro o modifica).
Dove scattare foto a Salonicco? A Salonicco, troverai studi fotografici in tutte le zone centrali, come il centro, Tsimiski, Egnatia e la zona di Kamara. La maggior parte di essi offre foto per documenti ufficiali (carta d'identità, passaporto, patente di guida) secondo le disposizioni specifiche del governo greco. Inoltre, in alcuni centri commerciali e zone trafficate della città sono presenti cabine fotografiche, dove è possibile scattare foto immediatamente senza appuntamento.
Quanto costano le foto? Il prezzo per le foto per documenti d'identità a Salonicco varia generalmente dai 6 ai 12 euro, a seconda dello studio fotografico e se è inclusa una stampa o un file digitale. 
Cosa tenere presente? Le foto per documenti ufficiali devono soddisfare determinate specifiche: sfondo neutro, viso nitido senza filtri, dimensioni corrette in base al documento. Gli studi fotografici di solito conoscono già le specifiche, quindi non c'è bisogno di preoccuparsi.
Consiglio: se vi trovate in centro città, è più facile trovare direttamente uno studio fotografico piuttosto che una cabina fotografica, mentre durante i lunghi viaggi o nei centri commerciali, le macchine automatiche possono essere più comode.
Salonicco offre molte opzioni per le foto per documenti d'identità, sia che preferiate la soluzione immediata di una cabina fotografica o la sicurezza di uno studio fotografico professionale.

Qui potete trovare foto per passaporto
 
Centro
Iosifina - Τσιμισκή 32Β (studio fotografico)
Κογχυλάκης - Βενιζέλου 23 (studio fotografico)
Webphoto - Μεταμορφώσεως 3 (studio fotografico)
 
Toumba
Storybook Photography - Ανατολικής Θράκης 31 (studio fotografico)

Φωτογραφίες ταυτότητας στη Θεσσαλονίκη: πού να βγάλεις γρήγορα και εύκολα

Φωτογραφίες ταυτότητας στη Θεσσαλονίκη
Εικόνα που δημιουργείται από τεχνητή νοημοσύνη (Gemini)

Αν χρειάζεσαι φωτογραφίες για ταυτότητα ή διαβατήριο στη Θεσσαλονίκη, υπάρχουν αρκετές επιλογές τόσο σε φωτογραφεία όσο και σε αυτόματα φωτογραφικά μηχανήματα (photobooth). Η διαδικασία είναι απλή και συνήθως ολοκληρώνεται μέσα σε λίγα λεπτά.
Σε τι χρησιμεύουν σήμερα οι φωτογραφίες ταυτότητας στην Ελλάδα Οι φωτογραφίες τύπου ταυτότητας (φωτογραφίες διαβατηρίου / επίσημες φωτογραφίες) εξακολουθούν να είναι απαραίτητες στην Ελλάδα για αρκετές διοικητικές διαδικασίες. 
Συγκεκριμένα χρησιμοποιούνται για: έκδοση νέας ελληνικής ταυτότητας (δελτίο ταυτότητας) έκδοση ή ανανέωση διαβατηρίου δίπλωμα οδήγησης διάφορες δημόσιες υπηρεσίες (π.χ. ΑΑΔΕ, ασφαλιστικά ταμεία σε ειδικές περιπτώσεις)  εγγραφές σε εκπαιδευτικά ιδρύματα (σε ορισμένες διαδικασίες) Οι φωτογραφίες πρέπει να είναι πρόσφατες και να ακολουθούν συγκεκριμένες προδιαγραφές (ουδέτερο φόντο, καθαρό πρόσωπο, χωρίς φίλτρα ή επεξεργασία). 
Πού μπορείς να βγάλεις φωτογραφίες στη Θεσσαλονίκη Στη Θεσσαλονίκη θα βρεις φωτογραφεία σε όλες τις κεντρικές περιοχές, όπως το κέντρο, την Τσιμισκή, την Εγνατία και γύρω από την Καμάρα. Τα περισσότερα προσφέρουν φωτογραφίες για επίσημα έγγραφα (ταυτότητα, διαβατήριο, δίπλωμα οδήγησης) σύμφωνα με τις προδιαγραφές του ελληνικού δημοσίου. Επιπλέον, σε ορισμένα εμπορικά κέντρα και πολυσύχναστα σημεία της πόλης υπάρχουν photobooth, όπου μπορείς να βγάλεις φωτογραφίες άμεσα χωρίς ραντεβού.  
Πόσο κοστίζουν οι φωτογραφίες Η τιμή για φωτογραφίες ταυτότητας στη Θεσσαλονίκη κυμαίνεται συνήθως από 6 έως 12 ευρώ, ανάλογα με το φωτογραφείο και το αν περιλαμβάνεται εκτύπωση ή ψηφιακό αρχείο. Τι πρέπει να προσέξεις Οι φωτογραφίες για επίσημα έγγραφα πρέπει να πληρούν συγκεκριμένες προδιαγραφές: ουδέτερο φόντο καθαρό πρόσωπο χωρίς φίλτρα σωστό μέγεθος σύμφωνα με το έγγραφο Τα φωτογραφεία συνήθως γνωρίζουν ήδη τις προδιαγραφές, οπότε δεν χρειάζεται να ανησυχείς. 
Συμβουλή Αν βρίσκεσαι στο κέντρο της πόλης, είναι πιο εύκολο να βρεις άμεσα φωτογραφείο παρά photobooth, ενώ σε μεγάλες μετακινήσεις ή εμπορικά κέντρα μπορεί να σε βολέψουν τα αυτόματα μηχανήματα.  
Η Θεσσαλονίκη προσφέρει πολλές επιλογές για φωτογραφίες ταυτότητας, είτε προτιμάς την άμεση λύση ενός photobooth είτε την ασφάλεια ενός επαγγελματικού φωτογραφείου.
 
Εδώ μπορείτε να βρείτε φωτογραφίες διαβατηρίου
 
Κέντρο
Iosifina - Τσιμισκή 32Β (φωτογραφικό στούντιο)
Κογχυλάκης - Βενιζέλου 23 (φωτογραφικό στούντιο)
Webphoto - Μεταμορφώσεως 3 (φωτογραφικό στούντιο)
 
Τούμπα
Storybook Photography - Ανατολικής Θράκης 31 (φωτογραφικό στούντιο)

Cappella Maggiore Gesù Misericordioso del Policlinico Umberto I


La Cappella Maggiore Gesù Misericordioso è il principale luogo di culto del Policlinico Umberto I, situato in Viale del Policlinico n. 155 nel Quartiere Nomentano.   
L'edificio venne costruito assieme al vasto complesso ospedaliero (1888-1903) negli anni 1897-1898, mentre le decorazioni interne terminarono nel 1906. Il progetto fu elaborato del Genio Civile sulle bozze provvisorie realizzate dall'architetto Giulio Podesti, mentre la costruzione fu effettuata dalla ditta Vitali.


La cappella è situata al primo piano del padiglione contenente la centrale termica, affacciato sul cortile posto dietro l'edificio della Direzione, la struttura è in stile neorinascimentale, con una loggia a colonne binate dotata di un timpano, sulla facciata principale, e una cupola. Sulla trabeazione erano presenti una statua di Cristo Salvatore e due angeli adoranti, dello scultore Mangionello, oggi rimosse. L'interno ha una pianta a croce greca, con abside semicircolare centrale.  


Le decorazioni pittoriche furono affidate al pittore Giulio Rolland, accademico del Regio Istituto di Belle Arti di Parma. Egli iniziò decorando la cupola, successivamente i quattro pennacchi, le lunette e l'abside.


La cupola è occupata da otto riquadri, contenenti ognuno un'edicola, in cui sono posti i simboli della Passione, elementi floreali completano la decorazione. Alla base della cupola sono presenti lunette occupate da angeli musicanti.
I pennacchi sono raffigurati in altorilievo di stucco alcuni Santi legati al settore ospedaliero: San Vincenzo de' Paoli, San Rocco, San Camillo de Lellis, San Giovanni di Dio.


L'abside è occupata da una solenne raffigurazione di Cristo Pantocrator benedicente, circondato da angeli incensanti e sorreggenti un grande drappo color porpora, da cui si protende la Colomba dello Spirito Santo.


Ai lati dell'arco absidale si trovano i ritratti dei due più importanti clinici del tempo e fondatori del Policlinico: il Professore Guido Baccelli, direttore della Clinica Medica, e il Professore Francesco Durante, direttore della Clinica Chirurgica. Posteriormente invece sono raffigurati il Sindaco del tempo, il Principe Prospero Colonna e il primo direttore del nosocomio Francesco Businelli.


Le lunette laterali sono occupate da due grandi affreschi, a destra si trova la Salus Infirmorum, in trono, benedicente un malato in barella, circondata da suore, medici e una folla di malati. Due angeli sorreggono il manto rosso della Vergine.


A sinistra la lunetta è occupata dalla raffigurazione della Consolatrix Afflictorum, in trono, dedita alla compassione nei confronti di giovani e vecchi malati.

Nel 2007 la cappella è stata reataurata integralmente e sono stati realizzati dei nuovi mosaici decorativi ad opera del Centro Aletti.

Ristoranti scomparsi nel Rione Sant'Angelo

Il Sampietrino, Piazza Costaguti 15

Terra d'Abruzzo

 Terra d'Abruzzo era un ristorante, oggi non più in attività, che si trovava in Via Acaia 52, nel Quartiere Appio-Latino. Si trattava di un ristorante che offriva specialità di cucina abruzzese. Oggi al suo posto è presente il Centro Medico Estetico Pisano.

Nel Regno di Re Ferdinando

Nel Regno di Re Ferdinando era un ristorante, oggi non più in attività, situato in Via dei Banchi Nuovi 8, nel Rione Ponte. Il ristorante offriva cucina napoletana ed era tra i più rinomati del genere a Roma. E' inoltre esistito anche Il Regno di Re Ferdinando II.

Via della Sforzesca

Castro Pretorio Via Sforzesca

Via della Sforzesca è una strada del Rione Castro Pretorio, che parte da Via Osoppo e non ha uscita. Si tratta di un caso molto chiaro di toponomastica interrotta, dal momento che la strada non è mai stata realizzata per intero nella sua funzionalità ed estensione prevista e oggi si presenta come una piccola strada senza uscita, appendice della vicina Via Osoppo.
La strada fu infatti prevista originariamente nel Piano Regolatore del 1931, in cui tra i vari provvedimenti venne ripensata l'area del Castro Pretorio, immaginando alcuni isolati e con la demolizione di alcune porzioni di strutture preesistenti, tra cui alcuni annessi della Caserma Pio IX che si affacciano sul Viale del Castro Pretorio, così da rendere più fluidi i collegamenti tra le aree extramurarie e la zona di Termini, e prevedendo edifici adibiti a funzione culturale all'interno dell'antico accampamento romano. Non è un caso che, nel tempo, l'area sia stata presa in esame anche per nuovi edifici universitari a poca distanza dalla Città Universitaria.
 

In questo senso, è ben visibile nel piano una strada corrispondente a quella che sarebbe dovuta essere Via della Sforzesca, che costeggia il lato sud-est del Castro Pretorio e che di fatto avrebbe dovuto unire Viale del Policlinico e Viale del Castro Pretorio in parallelo al Viale dell'Università.
Tali intenti sono confermati dalla delibera che, nel 1935, istituì la strada, e in cui si parla apertamente di strada prevista dal piano regolatore che avrebbe collegato Via Osoppo al Viale del Castro Pretorio. Dal punto di vista toponomastico, quest'area compresa tra i viali Policlinico, Università e Castro Pretorio si presenta come una propaggine del Rione Castro Pretorio e vede le strade dedicate a battaglie delle Guerre d'Indipendenza, ragione per cui questa strada venne dedicata alla Sforzesca, località presso Vigevano che fu sede di una battaglia nel 1849 durante la Prima Guerra di Indipendenza che vide una limitata vittoria piemontese sugli Austriaci.
La riorganizzazione dell'area, tuttavia, negli anni successivi si limitò principalmente alla realizzazione dell'edificio sede dell'ANAS lungo Via Monzambano, il cui retro si affaccia proprio su Via Sforzesca, ma la strada rimase tuttavia incompiuta e senza uscita, tanto che i suoi confini verranno rettificati come "Da Via Osoppo a senza uscita".
 
Questo progetto di edifici universitari entro l'area del Castro Pretorio mostra Via della Sforzesca nella sua estensione originariamente prevista dal PRG del 1931

Nel 1959, basandosi proprio sul PRG del 1931 che prevedeva di realizzare opere di natura culturale, il Ministero dei Lavori Pubblici bandì il concorso per la realizzazione nell'area della nuova sede della Biblioteca Nazionale, che venne conclusa nel 1970. Questo fatto, dunque, pose fine a qualsiasi possibile sviluppo ulteriore di Via della Sforzesca, che si presenta oggi quasi come uno slargo posto a ridosso delle mura del Castro Pretorio su cui si affacciano il retro dell'edificio dell'ANAS e un accesso secondario alla Biblioteca Nazionale. Il tracciato pensato originariamente per la strada, reso più stretto dal palazzo dell'ANAS, è ancora riconoscibile tra il suddetto palazzo e le mura del Castro Pretorio, pur interrompendosi a ridosso degli edifici annessi alla Caserma Pio IX che si affacciano sul Viale del Castro Pretorio. Prima di essi, è presente Porta Clausa, una posterula delle Mura Aureliane nascosta tra i palazzi sopra citati. Forse la realizzazione di Via della Sforzesca come da piano regolatore ne avrebbe comportato la distruzione.

Segnale di due frecce in Via Maddalena


 
In Via Maddalena, nel Municipio 1 di Milano, è presente un segnale composto da due frecce che indicano verso il basso racchiuse in un cerchio di colore nero. Si tratta di un caso di segnaletica a muro della Seconda Guerra Mondiale, con questo tipo di frecce che, generalmente, indicavano un rifugio antiaereo per la popolazione civile.

Sempre insieme

Sempre insieme era un ristorante oggi non più esistente, situato in Via Boccea 724, nella Zona Casalotti. Si trattava di un punto di riferimento del quartiere, che offriva cibo di vario genere dalla carne, al pesce alla pizzeria. 
Al suo posto sorge oggi il ristorante sardo Da Luisu. 

Progetti viari incompiuti tra Prenestina e Casilina

Mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961 in cui, tratteggiati, sono visibili i progetti per le nuove strade

La complessità urbanistica di Roma si è più volte manifestata in fenomeni di urbanistica interrotta, che oltre a intenti e progetti rimasti solo su carta si traduce in opere incompiute, talvolta non direttamente individuabili. Uno di questi è il progetto di realizzazione di un asse viario tra la Prenestina e la Casilina a sud di Via di Portonaccio, passando per Piazza Roberto Malatesta. Un asse viario che si sarebbe potuto inserire in un più complesso sistema di strade sia nord-sud che est-ovest, come vedremo, comparso in più piani regolatori.
Andiamo nello specifico. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Roma si estendeva a est lungo l'asse tra la Prenestina e la Casilina con continuità fino a poco oltre il Pigneto, verso la Marranella. Seguiva una parziale interruzione dell'urbanizzazione, fatta di prati e qualche villino (come i Villini Santa Maria), per poi riprendere con i nuclei originari di Centocelle e dell'Alessandrino, ancora ben meno estesi dei giorni nostri, e del Quarticciolo. Questa situazione mutò rapidamente negli anni successivi: il Prenestino iniziò a espandersi, affiancando palazzi più intensivi alle case del Pigneto, ai villini di Villa Serventi, alle case quasi rurali a ridosso della Maranella. Centocelle vide uno sviluppo ulteriore. E Roma iniziava a ridisegnare il suo sistema viario, che avrebbe poi ripensato nel Piano regolatore del 1962 in cui immaginò il Sistema Direzionale Orientale (SDO), poi definito solo in piccola parte.
 
Il collegamento tra Via di Portonaccio e la Tuscolana nel PRG del 1931
 
Già il PRG del 1931 voleva rendere il Prenestino-Labicano più integrato ai quartieri vicini da un punto di vista urbanistico e dei collegamenti, senza tuttavia avere particolari sviluppi in questo settore. Diversi furono però gli sviluppi successivi al secondo conflitto mondiale e quelli messi in campo negli anni '60, alcuni dei quali iniziati ma completati solo in parte, le cui tracce di incompiutezza sono tutt'oggi visibili.
Questi intenti sono visibili in parte nel PRG del 1931 come in quello del 1962, con l'intento inoltre di rendere più scorrevoli i collegamenti nella cintura est di Roma attraverso un collegamento che dalla Stazione Tiburtina, tramite Via di Portonaccio, attraversasse il Prenestino-Labicano per collegarsi alla Tuscolana e l'Appia Nuova passando per Via Cesare Baronio e collegandosi poi attraverso strade che avrebbero attraversato il Parco della Caffarella alla Circonvallazione Ardeatina e la Circonvallazione Ostiense. Questo sistema viario, incompiuto e la cui incompiutezza come vedremo è tangibile in questo quadrante, merita un discorso a parte. Questo articolo parla infatti di come questa area presenti diversi casi di progetti viari incompiuti, in gran parte legati a questo importante progetto, realizzato solo in modo frammentario, di collegamento rapido nord-sud.
Procediamo con i fatti. Nel 1953 il Comune di Roma istituisce formalmente Via Roberto Malatesta, entro i confini compresi tra Piazza dei Condottieri e Via dell'Acqua Bullicante, lungo la quale nel 1956 venne istituita Piazza Roberto Malatesta, che sarebbe divenuta il centro della nuova parte di quartiere in costruzione, che andava a riempire il vuoto tra Acqua Bullicante, Marranella e Via Prenestina.
Parallelamente a nord di Via Malatesta, nel 1953 era stata istituita Via Luchino Dal Verme, sempre nell'ottica di urbanizzare l'area, e nel 1960 venne istituita una nuova strada, poi prolungata nel 1962 con l'obiettivo di rendere più scorrevole e omogenea la rete viaria con il nucleo originario del Pigneto: Via Gentile da Mogliano. E' molto indicativo come la strada venga istituita con i seguenti confini: "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Ettore Giovenale", che nel 1962 diventerà "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Alberto da Giussano", divenendo così il proseguimento di Via Dal Verme. Il dato interessante è proprio il "da prima" di Via Brancaleone, che nei fatti significava una sorta di vicolo cieco che partiva dalla stessa, ma il fatto che si sia usata la locuzione "da prima" anziché "senza uscita" lascia intendere una volontà di proseguire la strada in direzione del Pigneto, magari dopo opere di sistemazione e diradamento degli edifici della zona. La rettifica del 1962 che prolunga la nuova strada fino a Via Alberto da Giussano, ha in realtà istituito un tratto distinto della via, dal momento che il tratto a est di Via Ettore Giovenale non ne è piena prosecuzione e ha anche una curva che non la rende perfettamente in linea con la prosecuzione. Questo fa pensare, ancora di più, che fosse in atto una revisione degli assi viari della zona che avrebbe verosimilmente compreso anche alcune opere di diradamento e ricostruzione.
 
Incompiutezze Prenestino Centocelle
Una sintesi delle strade incompiute nel quadrante, con in rosso i tratti realizzati e in rosso scuro quelli non realizzati

Molto indicativi sono anche gli sviluppi a nord e sud di Piazza Malatesta. Partiamo da quanto si nota a sud. Nel 1948 viene realizzata una nuova traversa della Casilina verso nord, subito a est della zona di villini e case basse che si concludeva, all'epoca, con Via Anassimandro, strade che prende il nome di Via Zenodossio, originariamente priva di uscita, poi prolungata nel 1957 fino a Via Augusto Dulceri. Il dato importante, però, arriva nel 1966 quando la strada viene formalmente prolungata fino a Piazza Roberto Malatesta. C'è però un tema: tra il tratto esistente di Via Zenodossio e Piazza Malatesta c'è un intero quartiere di edifici bassi, una piccola borgata costruita sui terreni della tenuta Auconi alla Maranella: viene tuttavia tracciata l'altra estremità della nuova strada, il suo vertice nord da Piazza Malatesta a Via Gabrino Fondulo, in attesa verosimilmente di un'opera di sventramento se non di demolizione totale delle casette della tenuta Auconi, con la strada provvisoriamente divisa in due tronconi: la delibera del 1966, infatti, specifica che la strada risultava "interrotta nel tratto intermedio", lasciando implicitamente intendere la volontà di farne una strada unica, come mostra anche il fatto che i due tratti risultano in linea tra di loro. Una provvisorietà che tuttavia è divenuta, nel tempo, definitiva: Via Zenodossio è infatti oggi divisa in due tronconi differenti, perfettamente separati da loro, fatto che ha costretto il comune ad affiggere sotto le targhe stradali della via una specifica che spiega come la strada sia divisa in due tronconi.
Anche a nord di Piazza Malatesta si notano i segni di questo piano incompiuto, per quanto la zona all'inizio di questo piano fosse decisamente più sgombra. Nel 1963 venne istituita, a nord di Piazza Malatesta, Via Guglielmo degli Ubertini, originariamente estesa fino a Via Luchino dal Verme. Nel 1966, la già citata Via Zenodossio fu tracciata a sud esattamente in asse con Via Guglielmo degli Ubertini, che negli anni venne gradualmente prolungata mantenendo tuttavia sempre la generica delimitazione "da Piazza Roberto Malatesta a Via Luchino Dal Verme ed oltre", fino solo al 2023 quando venne formalmente stabilito il limite a Via Sampiero di Bastelica, ponendo fine a una delimitazione che non corrispondeva alla sua situazione attuale, a testimonianza di un lavoro urbanistico rimasto incompiuto. Questa incompiutezza è ben visibile dal fatto che il palazzo più a ovest di Largo Preneste è perfettamente in linea con Via Guglielmo degli Ubertini, ma tale rettifilo è diviso dall'Istituto Santa Caterina della Rosa, oggi casa della salute, di cui, quindi, era stata progettata la demolizione.
Si configurava così, come ben visibile in una mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961, una nuova viabilità nell'area del quartiere a est della ferrovia, e in particolare a est di Piazza dei Condottieri, che vedeva come assi portanti da ovest a est Via Roberto Malatesta e da nord a sud l'asse Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio, con Piazza Malatesta centro nevralgico di questa nuova urbanistica. Un'urbanistica tuttavia rimasta interrotta, come dimostra in primis Via Zenodossio, ancora oggi divisa in due tratti, e anche in piccola parte la mancata linearità di Via Guglielmo degli Ubertini, mostrano come questo piano non sia stato completato e sia in qualche modo uno dei simboli della complessa storia urbanistica di Roma.
A questi assi viari vanno anche aggiunte alcune strade complementari rimaste incompiute, come la già citata Via Gentile da Mogliano, in parte rimasta incompiuta, o il Viale Arcangelo Ghisleri, che nonostante il qualificatore di "viale" è una strada stretta e breve nei dintorni dei villini di Villa Serventi, ma che la mappa del 1961 mostra che sarebbe dovuta arrivare alla Circonvallazione Casilina ed essere un viale a tutti gli effetti, il cui percorso è riconoscibile in parte anche dalla forma dei palazzi tra Via De Agostini e Via De Magistris: un'altra testimonianza di come in questo quadrante molti progetti viari siano rimasti incompiuti.
Ma guardiamo ora fuori dai confini finora presi in esame, seguendo questi assi viari. Se Via Guglielmo degli Ubertini è evidentemente stata pensata come prosecuzione della già esistente Via di Portonaccio, la situazione a sud di Via Zenodossio è più complessa, ma andando oltre la Casilina e la ferrovia, Via Nocera Umbra, nel Quartiere Tuscolano, risulta perfettamente in asse. Possiamo quindi dire che il corridoio Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio era stato realizzato come parte di un previsto corridoio più ampio nord-sud, che dalla Tiburtina tramite Via di Portonaccio avrebbe raggiunto la Prenestina, quindi tramite l'asse preso in esame la Casilina, e da lì tramite Via Nocera Umbra sarebbe arrivato alla Tuscolana, quindi all'Appia con Via Furio Camillo da cui avrebbe proseguito su Via Cesare Baronio per raggiungere il Parco della Caffarella dove era già da tempo prevista un'arteria già contemplata nel piano di espansione verso il Tirreno dei tempi del Fascismo che avrebbe raggiunto la Colombo e collegato così questo sistema al Quartiere Ostiense. Tuttavia, tra Via Zenodossio e il Tuscolano non fu mai fatto alcun collegamento diretto, così come le battaglie per la tutela dell'Appia Antica hanno portato a non realizzare alcun proseguimento di Via Cesare Baronio alla Caffarella.
Ma queste tracce di un progetto incompiuto più ampio si vedono bene anche nell'asse ovest-est. A partire dagli anni '50, infatti, il Quartiere Centocelle, già esistente con una bassa densità abitativa e case ancora sparse, vide un forte rinnovamento, con la realizzazione di nuovi edifici in gran numero ma anche la realizzazione di nuove arterie che hanno affiancato e si sono in parte inserite nella griglia ordinata di strade già esistente. Tra queste, sorse il Viale delle Gardenie, che partiva dal nuovo Piazzale delle Gardenie realizzato lungo Via Tor de' Schiavi per muoversi nella direzione, con l'intento di raggiungerla, Via del Fosso di Centocelle, strada che sorgeva dove oggi c'è la Via Palmiro Togliatti e che rappresentava il confine est del quartiere. Bene, il Viale si trova perfettamente in linea con Via Malatesta, diviso da alcune zone non urbanizzate ma, soprattutto, dal preesistente quartiere dei Villini Santa Maria. Le mappe dei quartieri del 1961, che mostrano molte strade in costruzione o in progetto e ci aiutano molto in questo excursus, non mostrano nemmeno tratteggiata una strada del genere, forse prospettata per un momento successivo. Ma, come sappiamo, già nel PRG del 1931 era previsto un collegamento ovest-est del genere in quella direttrice.
Ma le mappe - così come l'urbanistica attuale, ci mostrano che in questo ampio piano non sviluppato del tutto, anche il Viale delle Gardenia rappresenta un caso di incompiutezza. Esso, infatti, a est risulta attualmente visibilmente interrotto in un'area rimasta in parte disorganizzata e trasformata nel 1997 nel Parco Madre Teresa di Calcutta. In quell'area era prevista una piazza, Piazza dei Larici, da cui si dislocavano due viali curvi laterali e un proseguimento centrale, che avrebbe dovuto prendere il nome di Viale dei Biancospini.
 
Il "Tridente" previsto, e mai realizzato, per il lato est di Viale delle Gardenie in una mappa del 1961

In questo excursus, possiamo notare poi un altro caso di incompiutezza urbanistica nella stessa area, collegata in parte minore a questo vero e proprio sistema viario in programma e solo in parte realizzato. Esso riguarda la zona di Nuova Gordiani, dove è ben visibile l'interruzione di Viale Irpinia (di cui si riconosce il tracciato del possibile seguito oltre Viale Telese), confermata sia dalle delibere - che parlano di un "fino a oltre Viale Telese, lasciando intendere l'intento di una prosecuzione - che dalle mappe del 1961, dove è chiaro un rapporto con un progetto di prolungamento di Via Aversa che avrebbe portato a un congiungimento con Via di Acqua Bullicante. Questo conferma quindi un piano per un graduale collegamento più diretto tra le zone precedentemente urbanizzate del Prenestino e di Centocelle, anche quindi tramite il miglioramento delle comunicazioni con il nuovo quartiere sorto a partire dalla seconda metà anni '50 di Nuova Gordiani.
Potremmo aggiungere, ma ci limitiamo ad accennare, che incompiutezze si notano anche dall'altra parte della Prenestina, proprio di fronte a Nuova Gordiani, nel quartiere di Villa Gordiani, ma non sono elementi legati a questo progetto di nuove assi di scorrimento est-ovest e nord-sud, ma vista la contiguità territoriale e la condivisione di questi elementi di incompiutezza, segnaliamo anche come la zona a ovest di Viale della Stazione Prenestina, dove originariamente sorgeva il Borghetto Prenestino, era pensata per espandersi di alcuni isolati, come in parte, oltre alla solita mappa del 1961, mostra il toponimo di Largo Itri, che non si presenta come un largo ma come una stradina, divenendo quindi un caso di toponomastica interrotta.
In tutto questo, viene da chiedersi come mai questo progetto non sia stato portato avanti negli anni. Sappiamo che la complessità urbanistica di Roma presenta ancora oggi molti elementi di incompiutezza, e sicuramente queste mostrate lo sono più di altri. Il caso di Via Zenodossio in particolare, divisa in due tratti distinti, è emblematico e fa delle casette dall'aspetto quasi rurale dell'ex tenuta Auconi un vero caso di resistenza urbanistica, sopravvissute a un progetto di sventramento. Non sappiamo se il progetto si sia interrotto 

Fontana del Prigione

Fontana Via Goffredo Mameli Trastevere

In Via Goffredo Mameli, nel Rione Trastevere, nello slargo alla confluenza di Via Luciano Manara, è presente la Fontana del Prigione. Tale fontana originariamente si trovava presso Villa Peretti Montalto, la villa di Papa Sisto V Peretti (1585-1590), nel corso del cui Pontificato era stato restaurato e ripristinato l'antico Acquedotto Alessandrino, che venne chiamato Acquedotto Felice (dal nome di battesimo del Papa, che prima di assumere il nome di Sisto V si chiamava Felice Peretti), e vennero realizzate ramificazioni alle condutture per l'approvvigionamento idrico di aree come il Viminale e il Quirinale, serviti fino a quel momento in maniera marginale, dove vennero realizzate diverse fontane grazie al nuovo acquedotto, come quella del Mosè presso Piazza San Bernardo.
Papa Sisto V volle quindi far sgorgare l'acqua del nuovo acquedotto anche all'interno della sua villa, e commissionò dunque una fontana al suo architetto di riferimento Domenico Fontana, che la realizzò tra il 1587 e il 1590. Curiosamente, la fontana prende il nome di "Fontana del Prigione", ma non vi è, almeno apparentemente, alcuna figura di un prigioniero. La spiegazione del nome la ha data il Principe Massimo nel 1636, dopo che aveva acquistato la villa che fu di Papa Sisto V, e descrisse il blocco marmoreo di apparenti rocce che si trova entro la nicchia della fontana come un prigione che cerca di liberarsi dalla materia. La fontana si presenta infatti come una grande nicchia delimitata da due lesene che sorreggono un frontone con riferimenti al simbolo della famiglia Peretti - il leone e le ghirlande - entro la quale una testa di leone getta acqua su una vasca. Sotto la testa del leone, il corpo marmoreo dall'aspetto roccioso di cui si è detto.
A partire dal 1888 la Villa Montalto, all'epoca nota come Villa Montalto Massimo, venne demolita per lasciare spazio ai nuovi quartieri nell'area della Stazione Termini: la fontana fu quindi smontata e ricollocata tra il 1894 e il 1895 in Via Genova, come sfondo monumentale nel tratto cieco della strada. La realizzazione in quell'area del Palazzo del Viminale come nuova sede del Ministero dell'Interno, tuttavia, rese necessario creare un accesso in Via Genova come magazzino o autorimessa, e la fontana venne dunque smontata una seconda volta e ricollocata dal Genio civile in Via Goffredo Mameli, dove tuttora si trova, nel tratto in cui la strada si allarga alla confluenza di Via Luciano Manara. Durante il fascismo, questo slargo prese il nome di Piazza Duilio Guardabassi, in memoria di un 17enne fascista di Trastevere ucciso in un agguato nel 1923, ma nel 1945, dopo la fine del Fascismo e con l'abolizione di tutti i toponimi a esso riferiti, tornò a essere parte di Via Mameli.
Nel 2006 la fontana ha subito un restauro in cui è stato creato un vasto marciapiede intorno a essa che la rende meglio visibile. 
 
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Via di Casal Fiorani


Casal Fiorani Monteverde

Via di Casal Fiorani è una strada del Quartiere Gianicolense (meglio conosciuto come Monteverde) che parte da Via Carlo Pisacane e non ha uscita. Essa venne istituita nel 1929, compresa tra Via Carlo Pisacane "e il casale omonimo", facendoci capire chiaramente l'origine del nome.
 
Via Casal Fiorani 1925

La mappa di Roma del Touring Club Italiano del 1925 mostra chiaramente come il percorso della strada sia stato ripreso da parte di un sentiero già esistente, in parte ancora riconoscibile: l'ideale proseguimento di Via di Casal Fiorani a nord di Via Pisacane è chiaramente riconoscibile nella linea del muro di cinta del giardino della Chiesa del Preziosissimo Sangue di Gesù.
 
La strada ricade nella Zona Urbanistica Gianicolense. Il CAP di Via di Casal Fiorani è 00152. 

Sawasdee

Sawasdee era un ristorante oggi non più attivo situato in Viale XXI Aprile 13, nel Quartiere Nomentano. Offriva cucina thailandese e, complice la vicinanza con l'ambasciata di questo Paese, era molto frequentato dal personale che vi lavorava. Al suo posto oggi è attivo il ristorante cinese Xin Du.

Le Sans Souci

Le Sans Souci era un ristorante oggi non più attivo situato in Via Sicilia 20, nel Rione Ludovisi. Si trattava di un elegante e raffinato ristorante che offriva cucina ricercata e divenne, complice la collocazione vicino a Via Veneto, un importante punto di riferimento nel periodo della "Dolce Vita". Ad aprire e gestire il ristorante era stato Bruno Borghesi, che all'inizio degli anni '60 aveva già gestito il night "La Clef", punto di riferimento di quel periodo.
 
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Il Sanpietrino

Il Sanpietrino era un ristorante oggi non più attivo, situato in Piazza Costaguti 15, nel Rione Sant'Angelo, nello storico Palazzo Costaguti. Si trattava di un ristorante che offriva cucina italiana con grande varietà di piatti di pesce e varianti ricercate. All'ingresso si notava un pavimento fatto di sampietrini, in riferimento al nome del locale.

Via degli Acquaricciari

 
Tevere Acquaricciari
Il Tevere in un dipinto settecentesco di Gaspar van Wittel

Via degli Acquaricciari era una strada del Rione Ponte oggi non più esistente, che fiancheggiava grossomodo l'attuale Chiesa di Santa Maria della Pace, arrivandovi forse da Via di Tor di Nona e attraversando Via dei Coronari. Tale strada esisteva in epoca medievale ed è scomparsa intorno al XV Secolo.
L'origine del nome è dovuta appunto agli acquaricciari o acquarenari, che qui avevano i loro depositi e laboratori. A partire dall'Alto Medioevo, infatti, la distruzione degli acquedotti aveva notevolmente limitato l'afflusso di acqua potabile a Roma, e per questo si attingeva anche all'acqua del Tevere, con le dovute attenzioni. A svolgere tale lavoro di bonifica e vendita erano appunto gli acquaricciari, che raccolta l'acqua del Tevere la lasciavano decantare in appositi recipienti che facevano depositare l'argilla sospesa nell'acqua al fondo. Il Rione Ponte rappresentava l'epicentro di questa attività e Via degli Acquaricciari era la principale strada dove si svolgeva questa attività, compresa la vendita e la distribuzione in altre aree di Roma.
A testimonianza dell'importanza che avevano gli acquaricciari in questa zona, si ha notizia che nella zona era presente già nel 1198 la Chiesa di Santa Maria de Aquaricaaris, che dal 1278 è ricordata come Sant'Andrea "de Aquarizariis". Tale Chiesa venne demolita per volontà di Papa Sisto IV Della Rovere (1471-1484) che qui fece costruire la Chiesa di Sant'Andrea della Pace. 
Il periodo in cui la Chiesa è stata demolita per fare spazio alla nuova è indicativo del rapido ridimensionamento del lavoro degli acquaricciari, avvenuto nel XV Secolo e scomparso del tutto in tempi molto celeri. Nel 1453, infatti, Papa Nicolò V Parentucelli (1447-1455) dette inizio alla ricostruzione di gran parte degli impianti idrici andati distrutti nei secoli, rendendo obsoleto il lavoro degli acquaricciari.
 
Medioevo vendita acqua Tevere IA
Immagine generata dall'intelligenza artificiale Gemini che riproduce l'attività degli acquaricciari

 
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