Cultura Goth a Roma

 
Gothic a Roma
Ragazza Goth a Roma, immagine realizzata dall'intelligenza artificiale con Unstability

Con cultura Goth si intende una sottocultura, o meglio un insieme di sottoculture che abbraccia vari settori dalla musica all'abbigliamento, il cui nome rappresenta un'abbreviazione di Gothic, in italiano "gotico". Per quanto gli elementi comuni delle varie sottoculture goth siano in generale il colore nero, i toni oscuri specialmente nell'abbigliamento e nel trucco, vi sono numerosissime sfumature, sia nella musica, che può variare dal punk al rock al metal, che nell'abbigliamento, che può basarsi su svariati modelli anche diversi tra loro.
Tale sottocultura può trovare già alcuni elementi alla fine degli anni '60, ma è con la fine dei '70 che nasce effettivamente e inizia a radicarsi negli anni '80.
A Roma la cultura Goth rappresenta una nicchia, difficile da quantificare ma che negli anni ha espresso ed esprime tuttora diversi negozi e locali.
Anche nella Capitale, come nel resto d'Europa, questa sottocultura iniziò a diffondersi intorno al 1980, come ha raccontato Dino Ignani, fotografo che ha immortalato molti dark romani, in un'intervista a Vice. Ignani ha raccontato che proprio all'inizio degli anni '80 iniziò a vedere comparire degli aderenti a questa sottocultura, tutti di età intorno ai 20 anni, presso l'enoteca Fidelio di Trastevere, situata in Via della Scala e oggi non più esistente. Negli anni del boom delle discoteche, i giovani goth romani iniziarono a frequentare i principali locali della Capitale, come l'Olimpo di Piazza Rondanini, il Supersonic di Prati, il Piper e il Uonna. Quelli più vicini alla comunità omosessuale frequentavano l'Angelo Azzurro, in Via Cardinale Merry del Val: nello stesso posto, anni dopo, avrebbe aperto i battenti il Transilvania, altro locale a tema dark. Un altro punto di riferimento fu il BlackOut, prima nella sua sede storica di Via Saturnia e poi in quella di Via Casilina: un locale divenuto presto simbolo della Roma underground. Con il tempo sempre più locali iniziarono a organizzare serate dedicate al mondo Goth, dal Velvet Club al Jailbreak. Negli anni sono poi emersi molti locali a tema non per forza strettamente dark, ma molto apprezzati da questa sottocultura, come l'Avalon Pub, a tema medievale, ancora oggi esistente, o il Medioevo Pub.
Sono inoltre nati numerosi negozi di abbigliamento e oggettistica goth e dark: attualmente sono ancora attivi il Bacillario in Via Laurina e il Transylvania, mentre hanno chiuso i battenti l'Hydra II a Monti e il CheStrano, erede di "Lo Zoppo" in Via Giolitti. Non è più attivo nemmeno Coemeterium, negozio di dischi che si trovava in Via dell'Arco dei Ginnasi.


Altri siti che ne parlano:

Via degli Anamari

Via degli Anamari è una strada della zona del Quartiere Tiburtino meglio nota come San Lorenzo, compresa tra Via di Porta Labicana e Via dei Bruzi. Si tratta di una delle strade più recenti della zona, ed è infatti stata istituita solamente nel 1965, nell'area limitrofa al Borghetto di Via dei Lucani, una porzione del quartiere più complessa e disordinata dal punto di vista urbanistico (disordine acuito dagli effetti del bombardamento di San Lorenzo del 1943).
La strada, in linea con la toponomastica del quartiere, è stata dedicata a un antico popolo italico, in questo caso gli Anamari, popolo di origine gallica noto anche con il nome di Marici che abitava la Pianura Padana all'altezza di Pavia.
La strada si trova nella Zona Urbanistica San Lorenzo. Il suo CAP è 00185.


Negozi scomparsi nel Quartiere Trieste

 Tintoria Fratelli Bernard, Corso Trieste 168

Negozi scomparsi nel Quartiere Della Vittoria

Tintoria Fratelli Bernard, Via Luigi Settembrini 48

Negozi scomparsi nel Rione Trevi

Tintoria Fratelli Bernard, Via delle Quattro Fontane 4

Mo'ed di Piombo

 
Rione Sant'Angelo vecchi confini Ghetto
Il Ghetto come si presentava all'epoca del Mo'ed di Piombo

Con Mo'ed di Piombo (scritto talvolta Moed di Piombo) si intende un episodio storico avvenuto nel gennaio del 1793, accolto come un miracolo dalla Comunità Ebraica di Roma, ovvero un forte acquazzone (il "piombo" nel nome dell'episodio è un riferimento al cielo plumbeo) che spense un incendio appiccato dalla folla inferocita al Ghetto Ebraico di Roma. Ma andiamo a vedere con più attenzione i fatti.
Il 1793 fu un anno nel pieno di importanti mutamenti per l'Europa e per l'Italia: quattro anni prima aveva avuto luogo la Rivoluzione Francese, e il 21 Gennaio sarebbero stati ghigliottinati il Re Luigi XVI e la moglie Maria Antonietta. Le guerre rivoluzionarie si sarebbero espanse di lì a poco in tutta Europa e avrebbero portato alla successiva ascesa di Napoleone Bonaparte.
L'episodio da cui si scatenarono i fatti fu l'uccisione da parte di una folla di romani dell'ambasciatore francese Hugo di Basseville, uscito con la coccarda dei colori del suo Paese e ritenuto il rappresentante della politica anticlericale francese, avvenuta il 13 Gennaio 1793. In seguito a questo episodio, si sparse la falsa notizia, dai connotati antisemiti, che nel Ghetto Ebraico aveva sede un deposito di coccarde col tricolore francese e vi fosse un covo di rivoluzionari.
Il 14 Gennaio, un gruppo di abitanti dei Rioni Monti, Regola e Trastevere si mossero verso il Ghetto con l'occorrente per appiccarvi un incendio, ma due frati che incontrarono lungo la strada parlarono alla folla inferocita, convincendola a desistere. Provvisoriamente. Poco dopo, infatti, la folla si recò nuovamente nella zona del Ghetto, sequestrando Salomone Di Segni, al quale viene detto di convertirsi al Cristianesimo se non avesse voluto morire. L'uomo fu tenuto sotto la loro custodia per 40 giorni, senza convertirsi né essere ucciso. Più tardi, un nuovo assalto al Ghetto da parte degli stessi facinorosi viene respinto dalle Guardie Pontifice. Alle 23, una forte pioggia fece desistere una volta per tutta la folla di facinorosi.
Negli otto giorni successivi, le Guardie Pontifice presidiarono il Ghetto per evitare nuovi incidenti. Se da un lato questo previene l'aggressione da parte di facinorosi, dall'alto confina gli Ebrei Romani nel Ghetto anche nelle ore diurne, impedendo loro di svolgere piccoli lavori fuori da esso, e il loro sostentamento fu aiutato dal contributo delle Università Israelitiche.
Nel periodo successivo, tornata la tranquillità, gli Ebrei di Roma si interrogarono sull'accaduto, chiedendosi se poteva vedersi la mano di Dio dietro la pioggia che li salvò dall'aggressone. Col tempo, dunque, gli Ebrei Romani iniziarono a ricordare l'episodio con apposite celebrazioni, una tradizione che tuttavia nel tempo è passata sempre più in secondo piano. Una tradizione che tuttavia negli ultimi anni ha però in parte recuperato, soprattutto intorno alla comunit Ebraica di Monteverde e del Tempio Beth Michael.
Il Mo'ed di Piombo è visto da molti come una solta di "Purim Romano", con riferimento alla festa Ebraica di Purim in cui Ester, moglie del Re di Persia Assuero, e suo fratello Mordecai, persuasero il sovrano a fermare il decreto che il suo consigliere Aman sta per mettere in atto con cui avrebbe ordinato l'uccisione di tutti gli Ebrei del Regno. A tale festa fa riferimento ad esempio anche il Purim Ashrif, con cui gli Ebrei Tripolini (comunità poi in gran parte trasferitasi proprio a Roma) ricordano come nel 1705 si salvarono dall'assedio del tunisino Ibrahim Ashrif che dovette ritirarsi dopo aver subito un attacco a sorpresa e dopo un'epidemia causata dall'alto numero di morti subiti.


Altri siti che ne parlano:

Palazzina Pandolfi


La Palazzina Pandolfi è situata in Piazza dell'Esquilino n. 2, nel Rione Castro Pretorio, è sede dell'Ambasciata d'Argentina in Italia.
L'edificio venne costruito nella I zona di espansione del Quartiere dell'Esquilino, ricadeva nel lotto VI, sui terreni dell'ex Villa Massimo Montalto, ad angolo con Via Torino.
Il 2 agosto 1873 fu presentato il progetto di una palazzina realizzato dal Conte Beniamino Pandolfi Guttaduro, Colonnello in congedo dell'esercito, i lavori terminarono nel 1874.
L'edificio si sviluppava su quattro piani con il fronte principale lungo Piazza dell'Esquilino.

La Palazzina in Piazza dell'Esquilino nel 1876

Il piano nobile venne abitato dalla famiglia Pandolfi mentre quelli successivi furono affittati. È qui che dal 1880 si spostò la Legazione diplomatica dell'Argentina, guidata dal diplomatico Don Diego de Alvear.


Nel 1890 venne ratificato l'acquisto dell'intera palazzina da parte del Governo di Buenos Aires, nei confronti del Pandolfi, grazie all'Ambasciatore Del Viso.


L'edificio è in stile rinascimentale, con sei  finestre ad arco a tutto sesto per ogni piano. Quelle del pianterreno sono dotate di balaustra e piattabande, al piano nobile sono architravate; sopra al portone d'ingresso è presente una grande balconata con balaustra.


Nel 1933 l'Ambasciatore Fernando Perez fece collocare due busti degli statisti Manuel Belgrano e Bartolomé Mitre davanti all'ingresso dell'Ambasciata.
All'interno sono presenti ambienti di rappresentanza, alcuni dei quali risalgono al soggiorno della moglie del presidente Evita Peron nel 1947, ad opera del decoratore Antonio Rosa.
Il 19 settembre 1951 l'edificio è stato vincolato dal Ministero dei Beni Culturali.