Proč se Řím nazývá Věčným městem?
Po celém světě se Řím, naše město, nezvolává-li se svým jménem, nazývá "Věčné město". Tak jak to? Pojďme tedy zjistit, proč se Řím nazývá Věčné město. Toto alternativní jméno Řím bylo dlouho rozšířeno a vstupovalo do společného jazyka do té míry, že důvod a původ tohoto jména byl v očích mnoha téměř sekundární. Také proto, že pro město, které bylo u imperátorů a papežů ve starověku jako v renesanci, pro umění nebo pro politiku, od nadace po současnost vždy hrdinou, je to přezdívka, která se dokonale hodí s historií Říma.
Ti, kteří chtějí vědět, proč se Řím nazývá Věčným městem, si mohou omylem vymyslet pasáž z díla Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano. V této práci, ve které si francouzský spisovatel představuje dlouhou listinu císaře Hadriána, skrze kterou sleduje stopu starověkého Říma, ve kterém vedl Impérium, ve kterém se v určitém okamžiku tato věta vyslovuje: „Přijde jiný Řím a já si nedokážu představit jeho tvář; ale přispěl jsem k jeho formování ... Řím bude žít, Řím zahyne pouze s posledním městem lidí“. Tato fráze, jakkoli sugestivní a jak moc dostanete ruku na věčnost Říma, není důvodem, který vysvětluje, proč se Řím nazývá Věčné město. Román Yourcenara se vlastně datuje do roku 1951, kdy se po staletí používala definice Věčného města pro Řím.
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| Básník Tibullo v 1866 malby Lawrence Alma-Tadema |
Proč se tedy Řím nazývá Věčné město?
První autor, který v těchto termínech hovořil o Římě, žil o mnoho století dříve než Yourcenar. Toto je Albio Tibullo, elegantní latinský básník, který žil mezi 54 a 19 př. Nl. Ve své II. Knize elegií píše básník ve verši následující verše: „Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia“, překládatelný v italštině jako „Romulus ještě nestavěl zdi věčného Urbe“. Toto je v současné době nejstarší svědectví Říma definované jako věčné město, a proto je to pravděpodobně věta, kterou hledáme, pokud chceme vědět, proč se Řím nazývá Věčné město.
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Palazzi del Rione Castro Pretorio
A seguire un elenco dei palazzi del Rione Castro Pretorio, in ordine alfabetico:
Palazzo ex Sede Centrale dell'ATAC, Largo Giovanni Montemartini
Palazzo ex Sede Centrale dell'ATAC, Largo Giovanni Montemartini
Palazzo del Drago, Via delle Quattro Fontane
Palazzo Giolitti, Via Cavour
Palazzo dei Marescialli, Piazza dell'Indipendenza
Palazzo Massimo alle Terme, Largo di Villa Peretti
Palazzo Nathan, Via Torino
Palazzo Giolitti, Via Cavour
Palazzo dei Marescialli, Piazza dell'Indipendenza
Palazzo Massimo alle Terme, Largo di Villa Peretti
Palazzo Nathan, Via Torino
Palazzo Rattazzi, Piazza del Viminale
Caserma di Colle Oppio
La caserma di Colle Oppio era un edificio, oggi non più esistente, che sorgeva nell'odierna Via delle Terme d Tito, nel Rione Monti.
Nel 1879 l'amministrazione comunale di Roma decise di porre rimedio al sistema all'epoca in vigore di prendere edifici in affitto affinché ospitassero le forze di sicurezza, istituendo nuove caserme in strutture di proprietà. Per questa ragione venne individuato un edificio di proprietà comunale in Via di San Pietro in Vincoli da convertire in caserma.
Per questo lavoro venne incaricato l'architetto comunale Agostino Mercandetti, che progettò un edificio a due piani con cortile. Nonostante la questura fosse d'accordo con la sede individuata dal comune, i lavori non ebbero inizio, dal momento che la Brigata Monti, che si sarebbe dovuta trasferire nel nuovo edificio, era una delle più importanti e numerose della città e il trasferimento non venne quindi implementato.
Nel 1882, tuttavia, l'amministrazione chiese all'architetto Gioacchino Ersoch di provvedere a realizzare un nuovo progetto per l'edificio di San Pietro in Vincoli, che pensò un edificio a due piani interamente decorato da un bugnato.
Quando la costruzione sembrava destinata ad iniziare sorsero però diversi problemi con i proprietari degli edifici confinanti: da un lato il Collegio Siro-Maronita, proprietario di un muraglione vicino, dall'altra i proprietari delle abitazioni attigue. Per uscire dal contenzioso, venne individuato un isolato libero di proprietà comunale di fronte al Colosseo, dove venne così realizzata la caserma.
Senza edifici preesistenti, Ersoch rivide il progetto concedendosi maggiore libertà, confermando i due piani e la disposizione degli ambienti del vecchio progetto di Mercandetti e aggiungendo un portico che circondava tre lati del cortile. Il pian terreno venne inoltre decorato a bugnato, mentre il secondo rimase liscio. Iniziarono così i lavori che, dopo una breve interruzione nel 1887, terminarono nel 1889.
Tra il 1928 e il 1932 venne realizzato, nell'area non costruita alle spalle della Caserma, il Parco del Colle Oppio, su progetto dell'architetto Raffaele De Vico. Nei progetti di epoca fascista, che davano grande importanza alla monumentalità e alla scenograficità urbanistica, venne progettato un nuovo grande viale, in parte ricavato da un allargamento delle Terme di Tito e un parziale prolungamento che avrebbe avuto come sfondo il Colosseo, per poi girare, unirsi alla Via delle Sette Sale e quindi raccordarsi in Piazza San Martino ai Monti con Via Giovanni Lanza.
In previsione della realizzazione di tale progetto, vennero demoliti nel 1936 alcuni edifici in Via delle Terme di Tito, tra cui la Caserma di Colle Oppio e l'edificio che, prima della presa del potere del fascismo, aveva ospitato l'Educatorio Andrea Costa, una struttura di tipo ricreativo ed educativo gestita dal Partito Socialista.
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