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| Mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961 in cui, tratteggiati, sono visibili i progetti per le nuove strade |
La complessità urbanistica di Roma si è più volte manifestata in fenomeni di urbanistica interrotta, che oltre a intenti e progetti rimasti solo su carta si traduce in opere incompiute, talvolta non direttamente individuabili. Uno di questi è il progetto di realizzazione di un asse viario tra la Prenestina e la Casilina a sud di Via di Portonaccio, passando per Piazza Roberto Malatesta. Un asse viario che si sarebbe potuto inserire in un più complesso sistema di strade sia nord-sud che est-ovest, come vedremo, comparso in più piani regolatori.
Andiamo nello specifico. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Roma si estendeva a est lungo l'asse tra la Prenestina e la Casilina con continuità fino a poco oltre il Pigneto, verso la Marranella. Seguiva una parziale interruzione dell'urbanizzazione, fatta di prati e qualche villino (come i Villini Santa Maria), per poi riprendere con i nuclei originari di Centocelle e dell'Alessandrino, ancora ben meno estesi dei giorni nostri, e del Quarticciolo. Questa situazione mutò rapidamente negli anni successivi: il Prenestino iniziò a espandersi, affiancando palazzi più intensivi alle case del Pigneto, ai villini di Villa Serventi, alle case quasi rurali a ridosso della Maranella. Centocelle vide uno sviluppo ulteriore. E Roma iniziava a ridisegnare il suo sistema viario, che avrebbe poi ripensato nel Piano regolatore del 1962 in cui immaginò il Sistema Direzionale Orientale (SDO), poi definito solo in piccola parte.
Già il PRG del 1931 voleva rendere il Prenestino-Labicano più integrato ai quartieri vicini da un punto di vista urbanistico e dei collegamenti, senza tuttavia avere particolari sviluppi in questo settore. Diversi furono però gli sviluppi successivi al secondo conflitto mondiale e quelli messi in campo negli anni '60, alcuni dei quali iniziati ma completati solo in parte, le cui tracce di incompiutezza sono tutt'oggi visibili.
Questi intenti sono visibili in parte nel PRG del 1931 come in quello del 1962, con l'intento inoltre di rendere più scorrevoli i collegamenti nella cintura est di Roma attraverso un collegamento che dalla Stazione Tiburtina, tramite Via di Portonaccio, attraversasse il Prenestino-Labicano per collegarsi alla Tuscolana e l'Appia Nuova passando per Via Cesare Baronio e collegandosi poi attraverso strade che avrebbero attraversato il Parco della Caffarella alla Circonvallazione Ardeatina e la Circonvallazione Ostiense. Questo sistema viario, incompiuto e la cui incompiutezza come vedremo è tangibile in questo quadrante, merita un discorso a parte. Questo articolo parla infatti di come questa area presenti diversi casi di progetti viari incompiuti, in gran parte legati a questo importante progetto, realizzato solo in modo frammentario, di collegamento rapido nord-sud.
Procediamo con i fatti. Nel 1953 il Comune di Roma istituisce formalmente Via Roberto Malatesta, entro i confini compresi tra Piazza dei Condottieri e Via dell'Acqua Bullicante, lungo la quale nel 1956 venne istituita Piazza Roberto Malatesta, che sarebbe divenuta il centro della nuova parte di quartiere in costruzione, che andava a riempire il vuoto tra Acqua Bullicante, Marranella e Via Prenestina.
Parallelamente a nord di Via Malatesta, nel 1953 era stata istituita Via Luchino Dal Verme, sempre nell'ottica di urbanizzare l'area, e nel 1960 venne istituita una nuova strada, poi prolungata nel 1962 con l'obiettivo di rendere più scorrevole e omogenea la rete viaria con il nucleo originario del Pigneto: Via Gentile da Mogliano. E' molto indicativo come la strada venga istituita con i seguenti confini: "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Ettore Giovenale", che nel 1962 diventerà "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Alberto da Giussano", divenendo così il proseguimento di Via Dal Verme. Il dato interessante è proprio il "da prima" di Via Brancaleone, che nei fatti significava una sorta di vicolo cieco che partiva dalla stessa, ma il fatto che si sia usata la locuzione "da prima" anziché "senza uscita" lascia intendere una volontà di proseguire la strada in direzione del Pigneto, magari dopo opere di sistemazione e diradamento degli edifici della zona. La rettifica del 1962 che prolunga la nuova strada fino a Via Alberto da Giussano, ha in realtà istituito un tratto distinto della via, dal momento che il tratto a est di Via Ettore Giovenale non ne è piena prosecuzione e ha anche una curva che non la rende perfettamente in linea con la prosecuzione. Questo fa pensare, ancora di più, che fosse in atto una revisione degli assi viari della zona che avrebbe verosimilmente compreso anche alcune opere di diradamento e ricostruzione.
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| Una sintesi delle strade incompiute nel quadrante, con in rosso i tratti realizzati e in rosso scuro quelli non realizzati |
Molto indicativi sono anche gli sviluppi a nord e sud di Piazza Malatesta. Partiamo da quanto si nota a sud. Nel 1948 viene realizzata una nuova traversa della Casilina verso nord, subito a est della zona di villini e case basse che si concludeva, all'epoca, con Via Anassimandro, strade che prende il nome di Via Zenodossio, originariamente priva di uscita, poi prolungata nel 1957 fino a Via Augusto Dulceri. Il dato importante, però, arriva nel 1966 quando la strada viene formalmente prolungata fino a Piazza Roberto Malatesta. C'è però un tema: tra il tratto esistente di Via Zenodossio e Piazza Malatesta c'è un intero quartiere di edifici bassi, una piccola borgata costruita sui terreni della tenuta Auconi alla Maranella: viene tuttavia tracciata l'altra estremità della nuova strada, il suo vertice nord da Piazza Malatesta a Via Gabrino Fondulo, in attesa verosimilmente di un'opera di sventramento se non di demolizione totale delle casette della tenuta Auconi, con la strada provvisoriamente divisa in due tronconi: la delibera del 1966, infatti, specifica che la strada risultava "interrotta nel tratto intermedio", lasciando implicitamente intendere la volontà di farne una strada unica, come mostra anche il fatto che i due tratti risultano in linea tra di loro. Una provvisorietà che tuttavia è divenuta, nel tempo, definitiva: Via Zenodossio è infatti oggi divisa in due tronconi differenti, perfettamente separati da loro, fatto che ha costretto il comune ad affiggere sotto le targhe stradali della via una specifica che spiega come la strada sia divisa in due tronconi.
Anche a nord di Piazza Malatesta si notano i segni di questo piano incompiuto, per quanto la zona all'inizio di questo piano fosse decisamente più sgombra. Nel 1963 venne istituita, a nord di Piazza Malatesta, Via Guglielmo degli Ubertini, originariamente estesa fino a Via Luchino dal Verme. Nel 1966, la già citata Via Zenodossio fu tracciata a sud esattamente in asse con Via Guglielmo degli Ubertini, che negli anni venne gradualmente prolungata mantenendo tuttavia sempre la generica delimitazione "da Piazza Roberto Malatesta a Via Luchino Dal Verme ed oltre", fino solo al 2023 quando venne formalmente stabilito il limite a Via Sampiero di Bastelica, ponendo fine a una delimitazione che non corrispondeva alla sua situazione attuale, a testimonianza di un lavoro urbanistico rimasto incompiuto. Questa incompiutezza è ben visibile dal fatto che il palazzo più a ovest di Largo Preneste è perfettamente in linea con Via Guglielmo degli Ubertini, ma tale rettifilo è diviso dall'Istituto Santa Caterina della Rosa, oggi casa della salute, di cui, quindi, era stata progettata la demolizione.
Si configurava così, come ben visibile in una mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961, una nuova viabilità nell'area del quartiere a est della ferrovia, e in particolare a est di Piazza dei Condottieri, che vedeva come assi portanti da ovest a est Via Roberto Malatesta e da nord a sud l'asse Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio, con Piazza Malatesta centro nevralgico di questa nuova urbanistica. Un'urbanistica tuttavia rimasta interrotta, come dimostra in primis Via Zenodossio, ancora oggi divisa in due tratti, e anche in piccola parte la mancata linearità di Via Guglielmo degli Ubertini, mostrano come questo piano non sia stato completato e sia in qualche modo uno dei simboli della complessa storia urbanistica di Roma.
A questi assi viari vanno anche aggiunte alcune strade complementari rimaste incompiute, come la già citata Via Gentile da Mogliano, in parte rimasta incompiuta, o il Viale Arcangelo Ghisleri, che nonostante il qualificatore di "viale" è una strada stretta e breve nei dintorni dei villini di Villa Serventi, ma che la mappa del 1961 mostra che sarebbe dovuta arrivare alla Circonvallazione Casilina ed essere un viale a tutti gli effetti, il cui percorso è riconoscibile in parte anche dalla forma dei palazzi tra Via De Agostini e Via De Magistris: un'altra testimonianza di come in questo quadrante molti progetti viari siano rimasti incompiuti.
Ma guardiamo ora fuori dai confini finora presi in esame, seguendo questi assi viari. Se Via Guglielmo degli Ubertini è evidentemente stata pensata come prosecuzione della già esistente Via di Portonaccio, la situazione a sud di Via Zenodossio è più complessa, ma andando oltre la Casilina e la ferrovia, Via Nocera Umbra, nel Quartiere Tuscolano, risulta perfettamente in asse. Possiamo quindi dire che il corridoio Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio era stato realizzato come parte di un previsto corridoio più ampio nord-sud, che dalla Tiburtina tramite Via di Portonaccio avrebbe raggiunto la Prenestina, quindi tramite l'asse preso in esame la Casilina, e da lì tramite Via Nocera Umbra sarebbe arrivato alla Tuscolana, quindi all'Appia con Via Furio Camillo da cui avrebbe proseguito su Via Cesare Baronio per raggiungere il Parco della Caffarella dove era già da tempo prevista un'arteria già contemplata nel piano di espansione verso il Tirreno dei tempi del Fascismo che avrebbe raggiunto la Colombo e collegato così questo sistema al Quartiere Ostiense. Tuttavia, tra Via Zenodossio e il Tuscolano non fu mai fatto alcun collegamento diretto, così come le battaglie per la tutela dell'Appia Antica hanno portato a non realizzare alcun proseguimento di Via Cesare Baronio alla Caffarella.
Ma queste tracce di un progetto incompiuto più ampio si vedono bene anche nell'asse ovest-est. A partire dagli anni '50, infatti, il Quartiere Centocelle, già esistente con una bassa densità abitativa e case ancora sparse, vide un forte rinnovamento, con la realizzazione di nuovi edifici in gran numero ma anche la realizzazione di nuove arterie che hanno affiancato e si sono in parte inserite nella griglia ordinata di strade già esistente. Tra queste, sorse il Viale delle Gardenie, che partiva dal nuovo Piazzale delle Gardenie realizzato lungo Via Tor de' Schiavi per muoversi nella direzione, con l'intento di raggiungerla, Via del Fosso di Centocelle, strada che sorgeva dove oggi c'è la Via Palmiro Togliatti e che rappresentava il confine est del quartiere. Bene, il Viale si trova perfettamente in linea con Via Malatesta, diviso da alcune zone non urbanizzate ma, soprattutto, dal preesistente quartiere dei Villini Santa Maria. Le mappe dei quartieri del 1961, che mostrano molte strade in costruzione o in progetto e ci aiutano molto in questo excursus, non mostrano nemmeno tratteggiata una strada del genere, forse prospettata per un momento successivo. Ma, come sappiamo, già nel PRG del 1931 era previsto un collegamento ovest-est del genere in quella direttrice.
Ma le mappe - così come l'urbanistica attuale, ci mostrano che in questo ampio piano non sviluppato del tutto, anche il Viale delle Gardenia rappresenta un caso di incompiutezza. Esso, infatti, a est risulta attualmente visibilmente interrotto in un'area rimasta in parte disorganizzata e trasformata nel 1997 nel Parco Madre Teresa di Calcutta. In quell'area era prevista una piazza, Piazza dei Larici, da cui si dislocavano due viali curvi laterali e un proseguimento centrale, che avrebbe dovuto prendere il nome di Viale dei Biancospini.
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| Il "Tridente" previsto, e mai realizzato, per il lato est di Viale delle Gardenie in una mappa del 1961 |
In questo excursus, possiamo notare poi un altro caso di incompiutezza urbanistica nella stessa area, collegata in parte minore a questo vero e proprio sistema viario in programma e solo in parte realizzato. Esso riguarda la zona di Nuova Gordiani, dove è ben visibile l'interruzione di Viale Irpinia (di cui si riconosce il tracciato del possibile seguito oltre Viale Telese), confermata sia dalle delibere - che parlano di un "fino a oltre Viale Telese, lasciando intendere l'intento di una prosecuzione - che dalle mappe del 1961, dove è chiaro un rapporto con un progetto di prolungamento di Via Aversa che avrebbe portato a un congiungimento con Via di Acqua Bullicante. Questo conferma quindi un piano per un graduale collegamento più diretto tra le zone precedentemente urbanizzate del Prenestino e di Centocelle, anche quindi tramite il miglioramento delle comunicazioni con il nuovo quartiere sorto a partire dalla seconda metà anni '50 di Nuova Gordiani.
Potremmo aggiungere, ma ci limitiamo ad accennare, che incompiutezze si notano anche dall'altra parte della Prenestina, proprio di fronte a Nuova Gordiani, nel quartiere di Villa Gordiani, ma non sono elementi legati a questo progetto di nuove assi di scorrimento est-ovest e nord-sud, ma vista la contiguità territoriale e la condivisione di questi elementi di incompiutezza, segnaliamo anche come la zona a ovest di Viale della Stazione Prenestina, dove originariamente sorgeva il Borghetto Prenestino, era pensata per espandersi di alcuni isolati, come in parte, oltre alla solita mappa del 1961, mostra il toponimo di Largo Itri, che non si presenta come un largo ma come una stradina, divenendo quindi un caso di toponomastica interrotta.
In tutto questo, viene da chiedersi come mai questo progetto non sia stato portato avanti negli anni. Sappiamo che la complessità urbanistica di Roma presenta ancora oggi molti elementi di incompiutezza, e sicuramente queste mostrate lo sono più di altri. Il caso di Via Zenodossio in particolare, divisa in due tratti distinti, è emblematico e fa delle casette dall'aspetto quasi rurale dell'ex tenuta Auconi un vero caso di resistenza urbanistica, sopravvissute a un progetto di sventramento. Non sappiamo se il progetto si sia interrotto




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