Villa Peretti Montalto




La Villa Peretti Montalto, poi Negroni e infine Massimo, era una delle più importanti ville storiche di Roma, oggi non più esistente.

Occupava parte di tre dei colli di Roma Viminale, Quirinale ed Esquilino con un perimetro di circa sei chilometri, nel vecchio Rione Monti, oggi Rione Castro Pretorio, costituiva la più estesa proprietà privata presente entro le Mura Aureliane.
I suoi confini si estendevano lungo le odierne Via Napoleone III Piazza dell'Esquilino, Via Agostino Depretis, Via del Viminale, Viale Enrico de Nicola, Via Marsala fino a Porta San Lorenzo.


Villa Peretti Montalto della mappa del Nolli del 1748

Nel giugno del 1576 il cardinale Felice Peretti acquistò una vigna dal medico lucchese Padovano Guglielmini per 1500 scudi, per ritirarvisi in studio e preghiera, allondanandosi dalla corte pontificia, vista la tensione che si era creata nei rapporti col Papa Gregorio XIII; l'aveva scelta per la vicinanza con la Basilica di Santa Maria Maggiore, a cui era molto legato, e in cui stava effettuando dei lavori di restauro nell'altare del presepio e nel monumento a Sisto IV.
L'acquisto fu compiuto dal fiorentino Bartolomeo Bonamici, per conto del cardinal Montalto, la proprietà apparteneva formalmente alla sorella del cardinale Camilla Peretti Montalto, forse per non far notare le ricchezze del cardinale francescano alla corte papale.
L'ingresso alla vigna era nel luogo in cui fu poi costruita la Porta Viminale.
Il cardinal Montalto vi prese dimora, e viveva relegato nella sua vigna, piantandone egli stesso le viti e gli alberi, iniziò anche ad effettuare lavori di sterro per trasformarla in una sontuosa villa.
Quando, nel 1577, Camilla Peretti passò la villa come dote per sua nuora Vittoria Accoramboni, il cardinale, temendo di perdere la proprietà, la ricomprò a proprie spese nel 1578.
Due mesi dopo il cardinale Peretti ingrandì la villa acquistando la contigua vigna appartenente a Francesco Cappelletti, che confinava su tre lati con la villa Peretti. Inoltre fu acquistata anche la vigna del Cavaliere Giuseppe Zerla che si trovava verso le Terme di Diocleziano e Villa Strozzi.


Il Palazzo Felice, opera di Domenico Fontana

Successivamente fu chiamato il giovane architetto Domenico Fontana che iniziò la costruzione del Palazzo Felice, egli stava già portando avanti per il cardinal Montalto una serie lavori a Santa Maria Maggiore.
Il Pontefice Gregorio XIII, passando un giorno nei paraggi vide il cantiere della villa e decise di togliere al cardinale la somma di cento scudi al mese, il fondo per i cardinali poveri, lasciatagli dal Pontefice San Pio V, sostenendo che chi costruiva tali fabbriche non era povero affatto. Il Peretti fu tanto mortificato da questo gesto che sospese i lavori, e l'architetto Fontana si offrì di portarli a termine a proprie spese, facendosi recapitare dalla Lombardia la somma di mille scudi che aveva raggiunto con vendite di beni e denari messi da parte. Il palazzo fu così ultimato nel 1581, e il cardinale vi prese subito dimora. Con molta cura furono scelti i soggetti per le pitture che dovevano ornare il palazzo, queste furono effettuate da Cesare Baglioni, Antonio Viviani, Cesare Nebbia, Giovanni Guerra, Paul Bril ed altri.


Villa Peretti Montalto come appariva nel 1582

Morto il 10 Aprile 1585 il Papa Gregorio XIII, il 24 Aprile fu eletto pontefice il cardinale Felice Peretti che scelse il nome di Sisto V, per lui erano finiti i giorni di tribolazione.
Il nuovo Pontefice volle subito premiare il fedele architetto Domenico Fontana, che gli aveva permesso di ultimare i lavori intrapresi nella villa e a Santa Maria Maggiore, nominandolo architetto papale.
La villa fu frequentata dal Pontefice in molte occasioni e vi si stabiliva soprattutto d'estate, anche se il Palazzo Felice era troppo piccolo per ospitare tutta la corte papale.
Il primo ampliamento della villa dopo l'elezione a Pontefice di Sisto V fu attraverso la donazione, della vigna di Camillo Costa, nell'agosto del 1585, che si trovava verso le Terme di Diocleziano, ricca di reperti nel sottosuolo appartenenti alle Terme stesse. Il giorno dopo il cardinale Antonio Maria Salviati donò un'altra vigna al pontefice, in segno di riconoscenza, essa si trovava sempre confinante alla Villa Peretti, ma sul versante della Tribuna di Santa Maria Maggiore, ed aveva un casino porticato  turrito che confinava col piazzale del Palazzo Felice.


Mappa di villa Montalto con tutte le proprietà che furono poi acquistate per ingrandirla.

Camilla Peretti continuò ad espandere la villa comprando altre proprietà confinanti: nel 1585 acquistò la vasta vigna del cardinal Veralli, poi vigna Naro, contenente il Monte di Giustizia, il punto più alto di Roma, e un casale con torre ai suoi piedi; nel 1586 la vigna Giordani, posta sempre lungo la strada che andava dalle Terme di
Diocleziano alla Chiesa di Sant'Antonio Abate.
Il Papa decise di donare la propria villa alla sorella nel 1586, per aggiungerla al cospicuo patrimonio in dote a Camilla Peretti, che doveva poi essere il fondo patrimoniale della famiglia e dei suoi eredi a Roma.
Il 1587 Sisto V fece, per sua sorella, l'acquisto di una grande vigna posta tra le Terme di Diocleziano, il monastero di S. Antonio e quello di S. Eusebio, appartenente a Giovan Battista Altoviti, che aveva l'ingresso accanto al monastero di S. Antonio, dove poi fu costruito il portale in travertino nel 1588.


Villa Montalto dopo la realizzazione della Via Felice vista da Santa Maria Maggiore

Nel 1587 il papa iniziò la costruzione della prima delle grandi strade rettilinee che avrebbero connesso le varie basiliche e chiese di Roma: la Via Felice, all'epoca la strada più lunga di Roma, che andava dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Trinità de'Monti. La strada avrebbe segnato i confini meridionali di villa Peretti, per costruirla fu necessario espropriare, tra le tante proprietà, anche la vigna delle monache di San Lorenzo in Panisperna, che confinavano con la villa, le monache cedettero gratuitamente i terreni che rimanevano compresi fra la nuova strada e villa Peretti a donna Camilla. Inoltre fu creata dal pontefice la Via degli Strozzi, che conduceva dalla Via Felice alle Terme di Diocleziano, e in quell'occasione segnò i confini occidentali di Villa Montalto.
Il terreno ad angolo posto tra le due nuove strade, dove poi Sisto V realizzò la Coffee House, apparteneva dunque alle monache di San Lorenzo in Panisperna.
La villa, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la nuova Strada Felice furono abbellite dall'Obelisco Esquilino, che giaceva in pezzi vicino a San Rocco a Ripetta e fu quì eretto nel 1587 da Domenico Fontana.

L'Obelisco Esquilino e villa Montalto

Monsignor Anselmo Dandini donò nel 1587 la propria grande vigna verso Porta San Lorenzo a Donna Camilla Peretti, ricca di ruderi antichi. I più importanti resti di epoca romana erano proprio quelli dell'antica Acqua Marcia, che il pontefice stava riattivando per portare l'acqua nella sua villa e nelle zone a Nord della città e che si sarebbe chiamato Acquedotto Felice. Infatti già nell'ottobre del 1586 l'acqua era arrivata nella villa, portata dalle settantasette arcate che si trovavano nella vigna Dandini, cinque mesi prima di giungere a Santa Susanna.
Donna Camilla decise di ingrandire la villa verso Nord offrendosi di comprare, nel 1587, i terreni dei Certosini che erano stati tagliati fuori dalle loro proprietà con la costruzione della nuova strada realizzata da Sisto V. In quella vigna erano compresi i ruderi della Botte di Termini, i frati acconsentirono alla vendita, che avvenne nel settembre del 1587. Un ulteriore acquisto riguardò l'orto dell'ospedale di S. Antonio Abate, comprato nel novembre dello stesso anno.



Sei grandi portali si aprivano nelle mura che delimitavano la villa, furono costruiti tra 1586 e 1588: Porta Quirinalis, la prima ad essere costruita, ne costituiva l'ingresso principale dalla Piazza delle Terme di Diocleziano, Porta Salutaris, non carrozzabile, Porta Viminalis, verso l'abside di Santa Maria Maggiore, Porta Exquilina, accanto alla facciata della stessa Basilica, Porta Coelimontana e Porta Collina.


Il Palazzo di Termini in una stampa del Vasi

Prima di terminare l'acquisto di tutti i terreni che dovevano formare la villa Montalto, Sisto V decise di costruire un nuovo palazzo principesco che potesse ospitare tutta la corte pontificia, viste le ridotte dimensioni del Palazzo Felice. Decise di costruirlo lungo la Piazza delle Terme, accanto alla Porta Quirinalis, al posto del rudere di un nicchione delle terme romane. Il progetto fu affidato a Domenico Fontana nel 1587, si trattava di un grande palazzo di quattro piani, sormontato sull'attico da una grande torretta di tre piani da cui il panorama spaziava su tutta Roma.
Accanto al palazzo fu costruita una lunga fila di case chiamate botteghe di Farfa, destinate ad ospitare la fiera di Farfa e attività artigianali.


Narrata da poeti e letterati, immortalata da pittori ed incisori, non sopravvisse al fervore urbanistico della neonata Italia. Una grande parte fu espropriata per costruire la Stazione Termini, il resto fu lottizzata a palazzi.  I costruttori dei Savoia, spietatamente acquisirono terreni e misero mano su questa ed altre ville cementificandole senza pietà. Per realizzare i moderni quartieri residenziali dell’Esquilino e del Viminale, la Stazione Termini e Piazza dei Cinquecento, distruggendo così secoli di storia.
Fu di sicuro uno dei crimini urbanistici più devastante per la città.

Il nome della villa oggi è ricordato dalla minuscola Via di Villa Montalto e dal Largo di Villa Peretti, entrambi ricadenti sulla zona dove esisteva la villa. 

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