Olimpiadi di Roma 1960



Nel 1955 il CIO (Comitato Internazionale Olimpico), riunito a Parigi, fu chiamato a decidere quale città avrebbe ospitato i Giochi Olimpici Estivi del 1960. Le città candidate a ospitare il prestigioso evento erano otto: Roma, Losanna, Detroit, Budapest, Bruxelles, Città del Messico, Tokyo e Toronto. La prima delle otto città a tirarsi indietro fu Toronto, che non partecipò neanche alla votazione.
La prima votazione servì a scremare il numero di candidati, lasciando solo quattro città: Roma, Losanna, Detroit e Budapest. Tra le città escluse, tuttavia, Tokyo avrebbe ospitato le Olimpiadi del 1964 (e ospiterà anche quelle del 2020), e Città del Messico quelle del 1968.
Alla fine, alla terza votazione, dopo l'esclusione di Budapest - prima città del Patto di Varsavia a correre per ospitare le Olimpiadi - e di Detroit, i Giochi del 1960 furono assegnati a Roma nella votazione finale con Losanna.
Roma si era già candidata ad ospitare i Giochi del 1904, tenutisi però a Saint Louis, ed avrebbe dovuto ospitare quelli del 1908, tenutisi però poi a Londra dopo che il governo italiano rinunciò alla loro organizzazione per via dell'eruzione del Vesuvio del 1906. Benito Mussolini avrebbe voluto far ospitare a Roma anche le Olimpiadi del 1944, ma la Seconda Guerra Mondiale non fece disputare quei giochi. Tuttavia, alcune strutture, come il Foro Italico - all'epoca Foro Mussolini - vennero costruite.
Nel 1960 Roma avrebbe finalmente organizzato le sue Olimpiadi.
Lo sport italiano era uscito molto provato dalla Seconda Guerra Mondiale, ma grazie a numerose iniziative riuscì ad avere una rapida ripresa. Il Primo Ministro Alcide De Gasperi ed il suo Sottosegretario Giulio Andreotti avevano favorito lo sviluppo del CONI, mettendovi a capo Giulio Onesti che prima riuscì a far ottenere all'Italia l'organizzazione dei Giochi Invernali del 1956 a Cortina d'Ampezzo e, successivamente, quelli di Roma del 1960.
Nell'Italia del boom economico, anche lo sport stava crescendo insieme al resto dell'economia del Paese.
In vista delle Olimpiadi, a Roma era stata completata la prima linea metropolitana (l'attuale Linea B), che dalla Stazione Termini raggiungeva il nuovo quartiere dell'EUR. Al tempo stesso, si lavorò per ammodernare le strutture sportive già esistenti e costruirne di nuove. Anche il nuovo aeroporto di Fiumicino venne realizzato per l'occasione, e una nuova strada a Ovest, che attraversava Villa Pamphilj e raggiungeva il Foro Italico, venne tracciata. Oggi è infatti nota come Olimpica.
La scelta di Roma fu decisamente simbolica perché coniugava le Olimpiadi dell'Era Antica con quelle dell'Era Moderna. Dopo la conquista della Grecia da parte di Roma, soprattutto in Età Imperiale le gare Olimpiche vennero spesso disputate a Roma e non più ad Olimpia, il tutto fino al 393 dopo Cristo, quando l'Imperatore Teodosio pose fine a questa tradizione.
Per organizzare l'evento, vennero spesi in tutto l'equivalente di 50 milioni di Dollari, che il governo italiano reperì stanziando per il CONI - e quindi per l'organizzazione delle Olimpiadi - gli introiti del Totocalcio.
Le strutture scelte per disputare le gare delle Olimpiadi furono numerose, alcune delle quali costruite ex novo, altre restaurate ed altre ancora che erano già pronte.

Mappa di Roma Olimpica realizzata nel 1960 dallo Stabilimento L. Salomone
Per la cerimonia di apertura e di chiusura e per gli eventi di Atletica si decise di utilizzare lo Stadio Olimpico, costruito a partire dal 1927 - e terminato dieci anni dopo - nell'ambito dei lavori per il Foro Mussolini - successivamente Foro Italico - su progetti dell'ingegnere Angelo Frisa e dell'architetto Enrico Del Debbio. La capienza dello stadio in precedenza conosciuto come Stadio dei Cipressi e Stadio dei Centomila, venne ridotta a 65mila spettatori. Il resto del Foro Italico ebbe anche un ruolo centrale nell'evento Olimpico. Lo Stadio dei Marmi, il piccolo ma suggestivo stadio limitrofo all'Olimpico, fu scelto per ospitare i preliminari di hockey su prato, mentre lo Stadio del Nuoto, anch'esso  iniziato negli anni Trenta su progetto dell'architetto Costantino Costantini, venne ampliato dagli architetti Enrico Del Debbio ed Annibale Vitellozzi nel 1959 per ospitare le gare di nuoto, pallanuoto e tuffi.
Altro epicentro dell'evento fu la zona tra il Flaminio ed i Parioli, raggiungibile in pochi minuti a piedi dal Foro Italico attraverso il Ponte Duca d'Aosta. In quest'area sorgeva fino al 1957 il vecchio Stadio Nazionale del PNF, che venne abbattuto e ricostruito da Antonio Nervi, figlio di Pier Luigi, autore delle strutture architettoniche, con il nome di Stadio Flaminio, che avrebbe ospitato le maggiori sfide di calcio. A pochi metri da questo fu costruito il Palazzetto dello Sport, su progetto di Annibale Vitellozzi e Pier Luigi Nervi, e nell'area un tempo occupata dal Campo Parioli - in cui avevano trovato alloggio abusivo numerose famiglie - in seguito a uno sgombero fu costruito il nuovo Villaggio Olimpico. A realizzare questo nuovo quartiere, che avrebbe ospitato gli atleti delle Olimpiadi, furono gli architetti Vittorio Cafiero, Amedeo Luccichenti, Vincenzo Monaco e Luigi Moretti, tra il 1958 ed il 1959 grazie al finanziamento del CONI, dell'INCIS e del Comune di Roma. Si stabilì infatti che le abitazioni, in seguito al termine della manifestazione multisportiva, sarebbero state destinate agli impiegati statali. Nel Luglio 1960, le strade del nuovo Quartiere vennero dedicate alla XVII Olimpiade, agli Olimpionici, alle discipline Olimpiche e a numerosi Paesi cui ancora non erano dedicate strade a Roma.
Il terzo importante polo dove si disputarono gare Olimpiche fu il nuovo quartiere dell'EUR, progettato durante il Fascismo per ospitare l'Esposizione Universale del 1942 che non ebbe mai luogo per via dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale ed ultimato durante gli anni Cinquanta.
Qui furono realizzati il Palazzo dello Sport, opera di Pier Luigi Nervi e Marcello Piacentini, che avrebbe ospitato le gare di basket e pugilato, ed il Velodromo Olimpico, per ospitare le gare di ciclismo su pista, opera di Cesare Ligini ed altri architetti. Nell'area fu inoltre realizzato il Lago Cannocchiale, così chiamato per via della forma ma noto come Laghetto dell'EUR, per gli allenamenti degli sport d'acqua. Anche la Piscina delle Rose, fu realizzata nel 1958 per ospitare alcune gare di pallanuoto. Anche il nuovo Campo delle Tre Fontane fu usato per i preliminari di hockey su prato.
Il preesistente Palazzo dei Congressi, opera di Adalberto Libera e progettato per l'Esposizione del 1942, fu usato per ospitare le gare di scherma.

Gare di Lotta Greco-Romana presso la Basilica di Massenzio
Anche i monumenti di Roma Antica furono usati come suggestivo palcoscenico per le gare sportive delle Olimpiadi. Le Terme di Caracalla fecero da cornice per le gare di ginnastica mentre la Basilica di Massenzio per la lotta greco-romana.
Per le gare di tiro a segno e tiro a volo, invece, vennero scelti il Poligono Umberto I e la Scuola di Fanteria di Cesano e venne adibita la struttura temporanea del Lazio Pigeon Shooting Stand, nei pressi del Villaggio Olimpico.
Le gare equestri, invece, furono disputate a Piazza di Siena ed ai Pratoni del Vivaro a Rocca di Papa, mentre il Lago di Albano per le gare di canoa e canottaggio. Il Penthatlon moderno avrebbe invece avuto luogo tra il Golf Club dell'Acqua Santa e Passo Corese.
Come punto di arrivo della Maratona, fu scelta la suggestiva cornice dell'Arco di Costantino, mentre la gara di ciclismo su strada ebbe luogo nelle consolari nel nord della città, tra la Flaminia e la Cassia.
Per le gare di vela, il mare di Roma non fu giudicato ottimale e si scelse di disputare le gare nel Golfo di Napoli, mentre per il calcio, essendo necessari numerosi stadi, si scelsero anche lo Stadio San Paolo di Napoli, gli stadi comunali di Firenze, Grosseto e L'Aquila, lo stadio dell'Ardenza di Livorno e l'Adriatico di Pescara.
Alle Olimpiadi di Roma presero parte in tutto 5.338 atleti, di cui 611 donne,  rappresentanti di 83 diverse nazioni, che sarebbero state 84 se Wim Esajas, unico atleta del Suriname, fosse riuscito a raggiungere Roma. Tra questi paesi, ci fu comunque la prima volta di Marocco, San Marino, Sudan e Tunisia, mentre le Barbados, la Giamaica e Trinidad e Tobago corsero unite nella squadra delle Antille. Anche la Rhodesia del Nord e del Sud corsero insieme con il nome di Rhodesia, ma la più clamorosa di queste squadre unificate fu quella della Germania, che raccolse insieme la Germania Est e la Germania Ovest. Un gesto fortissimo, se si pensa che un anno dopo le Olimpiadi sarebbe stato costruito il Muro di Berlino.
La squadra presente con più atleti fu la Germania (293), seguita dagli Stati Uniti (292), l'Unione Sovietica (283), l'Italia (280), il Regno Uniti (253) e la Francia (238).
Gli Sport rappresentati furono in tutto 17: quelli Acquatici (suddivisi tra tuffi, nuoto e pallanuoto), l'Atletica, il Basket, il Pugilato, la Canoa, il Ciclismo (su strada e su pista), gli Sport Equestri (Dressage, Eventing e Salto), la Scherma, l'Hockey su prato, il Calcio, la Ginnastica, il Pentathlon moderno, il Canottaggio, la Vela, il Tiro a segno, il Sollevamento pesi e la Lotta (Libera e Greco-Romana).
Giancarlo Peris accende il braciere Olimpico
Le Olimpiadi ebbero inizio Giovedì 25 Agosto 1960. La Cerimonia d'Apertura si svolse presso lo Stadio Olimpico di Roma, con il discobolo Adolfo Consolini che lesse il giuramento degli atleti, il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi ad aprire ufficialmente i Giochi e Giancarlo Peris come ultimo tedoforo. Non si trattò di un atleta già noto, ma di un ragazzo di Civitavecchia che aveva vinto i campionati provinciali di corsa campestre, come era stato in precedenza stabilito.
Per la prima volta nella storia, le Olimpiadi si svolsero in mondovisione. L'evento ebbe un grosso impatto sul pubblico, in particolare italiano, e si registrò con l'occasione un boom di acquisti di apparecchi televisivi.
Ma l'entusiasmo a Roma per l'arrivo delle Olimpiadi non si fermò a questo. La nota gelateria Giolitti, ad esempio, creò un nuovo gelato dedicato al grande evento, la Coppa Olimpica, ancora oggi in vendita presso la celebre gelateria.
I Giochi furono caratterizzati da un forte spirito agonistico, e furono molti i risultati che entusiasmarono gli spettatori e gli amanti di sport. Tra questi fattori ci fu anche la sempre più forte rivalità in campo sportivo tra le due superpotenze mondiali, l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti.

Livio Berruti taglia il traguardo dei 200 metri
Gli italiani furono molto entusiasmati dalla grande vittoria nei 200 metri di Livio Berruti di fronte al proprio pubblico, così come le tre medaglie d'oro nel pugilato (dove per gli Stati Uniti un oro fu vinto da Cassius Clay, che nel 1964 cambiò il proprio nome in Muhammad Ali), e due ori, un argento e tre bronzi nella scherma. Oltre a questo, i padroni di casa realizzarono una grande Olimpiade che valse un notevole terzo posto nel medagliere con 13 ori, 10 argenti e 13 bronzi.
A vincere il medagliere fu l'Unione Sovietica, con 43 medaglie d'oro, di cui ben 10 vinte nella ginnastica. In questo campo, l'URSS realizzò a Roma un'epica impresa, dove vinse 14 delle 15 medaglie in palio nei concorsi individuali femminili.
Il secondo posto fu invece degli Stati Uniti, con 34 ori.
Non mancarono poi altre imprese, come quella del canoista svedese Gert Fredriksson, vincitore del suo sesto titolo olimpico, così come anche lo schermidore ungherese Aladar Gerevich.
Ma l'immagine storica di queste Olimpiadi fu in modo particolare quella dell'etiope Abebe Bikila, che corse la maratona a piedi nudi e la vinse. L'impresa è ricordata da una targa commemorativa in Via San Gregorio, dove tagliò lo storico traguardo. Bikila rivinse la gara di maratona nel 1964 a Tokyo, ma correndo con le scarpe.

Abebe Bikila a piedi nudi durante la Maratona
A Roma ci fu anche l'ultima apparizione olimpica del Sudafrica prima del 1992, anno in cui venne riammessa ai Giochi per la fine dell'apartheid.

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