Stabilimenti termali successivi alla Roma Antica

Rione Prati
Istituto centrale di terapia fisica (demolito), in Via Plinio

Quartiere Parioli
Terme Littorie (mai realizzate)

Terme di Roma

Terme di Roma Antica
Stabilimenti termali successivi alla Roma Antica

Via Elio Toaff

Il Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni (a destra) insieme ad altre autorità tra cui la Sindaca Virginia Raggi, il vicesindaco Luca Bergamo, la presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello e la Presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi, il capo della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi e i parenti di Toaff in occasione della dedica della strada all'ex Rabbino Capo di Roma Elio Toaff il 31 Ottobre 2019
Via Elio Toaff si trova nel Ghetto di Roma, parte del Rione Sant'Angelo, compresa tra Via del Portico d'Ottavia e Via Catalana. Tale strada è stata formalmente istituita con una delibera nel 2018, quando il Consiglio Comunale decise di dedicare una strada allo storico Rabbino Capo di Roma Elio Toaff (Livorno 1915-Roma 2015), che ricoprì il prestigioso incarico dal 1951 al 2001, dunque per ben 50 anni. Durante il suo rabbinato, fu storica la visita presso il Tempio Maggiore di Roma di Papa San Giovanni Paolo II Wojtyla (1978-2005), avvenuta nel 1987. Nel testamento spirituale di San Giovanni Paolo II, il rabbino Toaff è una delle uniche tre persone a comparire, insieme all'allora Cardinale Joseph Ratzinger (poi eletto Papa col nome di Benedetto XVI) e il segretario del Papa Stanislaw Dziwisz, poi divenuto Cardinale.
La storica visita di San Giovanni Paolo II presso il Tempio Maggiore di Roma
La strada era in precedenza un tratto di Via del Tempio, e dalla decisione di dedicarla a Toaff e l'effettiva dedica è trascorso del tempo dovuto al fatto che il Rabbino era morto da meno di dieci anni, periodo entro il quale è necessario un permesso speciale da parte della Prefettura per una dedica stradale, permesso che è stato regolarmente concesso.


L'effettiva dedica della strada a Toaff è avvenuta il 31 Ottobre 2019 con una solenne cerimonia cui hanno preso parte, tra gli altri, il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, la Presidente della Comunità Ebraica di Roma Ruth Dureghello, la Sindaca di Roma Virginia Raggi, il vicesindaco Luca Bergamo, il capo della Comunità di Sant'Egidio Andrea Riccardi, i parenti di Elio Toaff e la presidente del I Municipio Sabrina Alfonsi.


San Biagio della Fossa

San Biagio della Fossa era una Chiesa, oggi non più esistente, situata nel Rione Ponte, in Via della Pace. Le sue origini risalgono a prima della fine del XII Secolo, periodo in cui una bolla di Papa Urbano III Crivelli (1185-1187) la cita tra le filiali della Basilica di San Lorenzo in Damaso. In questo periodo la Chiesa è nota con i nomi di San Blasio de Circlo e Sancti Blasii de Circlari, come si legge rispettivamente nel catalogo di Cencio Camerario del 1192 e in quello dell'Anonimo di Torino del 1302. Il nome deriva dalla vicinanza con lo Stadio di Domiziano, che era chiamato all'epoca Circo perché ritenuto una struttura di questo tipo, influenzando la toponomastica locale nel Medioevo.
Nello stesso periodo la Chiesa era chiamata anche San Biagio "de Scorticlariis", perché la zona era chiamata anche Scorticlaria per via dei numerosi conciatori che qui avevano bottega. Nei secoli successivi prese il nome di San Biagio de Oliva, San Biagio degli Osti, San Biagio dell'Anello, San Biagio alla Pace (nel XVI Secolo), San Biagio de Trivio (XVI-XVII Secolo), San Biagio delli Pettini (XVII Secolo) e, soprattutto, di San Biagio della Fossa o San Biagio de Fossa, il nome che risultò prevalente tra il XV e il XVIII Secolo.


In ogni caso, nel 1541 la Chiesa subì un importante intervento di restauro, cui ne seguì uno successivo nel 1658 che dette alla Chiesa l'aspetto che c'è noto tramite un'incisione: una facciata a due ordini tripartiti con lesene, decorata con un affresco del Martirio di San Biagio. Sempre in questo periodo, intorno alla metà del XVII Secolo, la Chiesa diviene sede della Confraternita dei Santi Biagio e Ambrogio dell'Arte della Lana, istituita nel 1560 e che in precedenza aveva sede in una Cappella della Chiesa di Santa Lucia de' Ginnasi, in seguito all'approvazione da parte di Papa Pio IV Medici (1559-1565). In questo periodo la Chiesa prese il nome di San Biagio delli Pettini, mentre nel XVIII Secolo prese il nome di San Biagio degli Osti perché passò all'Università degli Osti. Anche un vicino vicolo, ancora esistente, prende il nome di Vicolo degli Osti. Il nome "della Fossa", divenuto nei secoli dominante tra i diversi appellativi della Chiesa, deve probabilmente il nome a uno dei numerosi ambulacri degli ambienti tra i resti del vicino Stadio di Domiziano.
La storia di questa Chiesa cambiò in occasione dell'occupazione francese di Roma iniziata tra il 1797 e il 1798 e conclusa con la fine dell'Impero Napoleonico. In questo periodo, gli occupanti francesi costituirono una Commission des Embellissements che progettò una serie di opere urbanistiche da mettere in atto in quella che, nei piani napoleonici, sarebbe dovuta essere la seconda città dell'Impero dopo Parigi. Di queste opere ne vennero attuate solo una minima parte, tra cui la più nota è probabilmente il rifacimento di Piazza del Popolo ad opera del Valadier. Oltre a tale opera, molto poco fu fatto, tra cui l'isolamento della Colonna Traiana e l'abbattimento della Chiesa di San Biagio della Fossa, con l'obiettivo di ampliare la stretta Via della Pace.

Istituto Centrale di Terapia Fisica



L'Istituto Centrale di Terapia Fisica, o Istituto Kinesiterapico, oggi non più esistente, si trovava nell'isolato compreso tra le Vie Plinio, Adriana, Orazio e Boezio, nel Rione Prati.
Fu costruito dall'ingegnere Garibaldi Burba nel 1902 e il primo direttore fu il Professor Dottor Carlo Colombo.
La grande struttura doveva venire incontro alle nuove tecniche di fisiokinesiterapia coniugate alle antiche tradizioni delle terme romane.
Lo stabilimento era un modello per l'Italia e gareggiava, per eleganza, vastità e comodità di ambienti con gli omologhi d'Oltralpe.
Il giorno dell'apertura il ministro Baccelli fece il discorso inaugurale, in cui agurò all'opera che, rinnovando i fasti igienici dell'Antica Roma, avrebbe dato forti campioni di civiltà all'Italia.


La facciata principale era orientata lungo Via Plinio a sinistra si trovavano i macchinari del riscaldamento, le caldaie e gli spogliatoi.


Al centro c'erano le sale per i massaggi e la termoterapia, quelle per la kinesiterapia, l'elettroterapia, fototerapia e ortopedia e per le inalazioni.


Una vasta aula absidata ospitava le Terme Romane, interessante riproduzione di quelle antiche, con una grande piscina, porticati, tiepidari.


Lungo Via Adriana si trovava la lunga serie dei bagni con le vasche e le docce. I soffitti erano affrescati con uno stile che richiamava all'Antica Roma.


La facciata su Via Plinio era a due piani, con piccole finestre quadrangolari al pianterreno e grandi finestre su due pilastrini al primo piano, inquadrate da lesene doriche, sopra le finestre si trovavano degli affreschi floreali.



Negli anni '60 l'edificio è stato abbattuto per costruire un intero nuovo isolato.

Villino Allievi


Il Villino Allievi si trova in Via Alessandro Farnese n. 1 all'angolo con Piazza Cola di Rienzo, nel Rione Prati.
Fu progettato da Pio e Marcello Piacentini per Lorenzo Allievi nel 1905 in uno stile rinascimentale tendente al manierismo, è inoltre la prima opera del giovane Marcello Piacentini, anche se in collaborazione con il padre.
Il villino è di pianta quadrata e si sviluppa su due piani.


La facciata principale è rivolta su Via Alessandro Farnese, è preceduta da uno stretto spazio delimitato da cancellate e pilastri bugnati con sfere, ha cinque finestre per piano, è presente inoltre una bugnatura angolare.

Rilievo del piano nobile del villino

Il seminterrato è decorato da bugne in travertino, le finestre del pianterreno sono inquadrate da cornici a bugne alternate e da un'architrave orizzontale sorretto da una voluta centrale con protome leonina, il portone d'ingresso è ricoperto di bugne e sovrastato da una voluta contenente un volto femminile che sostiene l'architrave, superiormente si trova una finestrella semicircolare ingentilita da cartigli.


Al piano nobile si apre un balcone centrato con l'ingresso, le finestre sono architravate con timpano su volute e su un mascherone centrale, accompagnato da un festone.


Il fregio della trabeazione, contenente le piccole finestre del mezzanino, è decorato da giocosi putti in stucco che si alternano ai festoni e ai mascheroni soffianti posti sui modiglioni. Sulla sommità si apre una terrazza decorata con balaustre.

Prospetto su Piazza Cola di Rienzo

La facciata su Piazza Cola di Rienzo è identica a quella principale anche se è impreziosita da una fascia bugnata verticale che inquadra le finestre laterali.
Il fronte verso il giardino a un avancorpo contenente una finestra e un balcone, verso Piazza Cola di Rienzo si trova l'ingresso al giardino con un portico terrazzato su una colonna dorica.


L'interno è occupato da uno scalone posto sul fianco destro dell'edificio, decorato da colonne doriche e illuminato da un lucernario.
Oggi il villino è utilizzato come ufficio e non più come abitazione.


Villa Crespi



Villa Crespi è una delle più belle ville del Quartiere Nomentano, si trova il Via Giuseppe Antonio Guattani n.17.
Fu costruita nel 1907 sui terreni lottizzati di villa Mirafiori, tra le nuove vie Guattani e Nibby, e l'antico Vicolo di Pietralata, oggi Via Giovanni Battista de Rossi.

Villa Crespi in una mappa del 1911

Il progetto fu affidato all'ingegner Giuseppe Tallero dal commendator Agostino Crespi, direttore della Navigazione Generale Italiana, l'edificio fu decorato in un esuberante stile rococò.
La cancellata d'ingresso, costituita da pilastri bugnati sostenenti vasi avvolti in volute, si trova in Via Guattani.
Il casino principale ha una pianta quadrangolare e si sviluppa su tre piani.


La facciata principale è formata da due avancorpi lateralim fra i quali si trova il portico d'ingresso carrabile. Le finestre, di cui quelle ai primi due piani dotate di balaustra, sono incorniciate da architravi mistilinei con elaboratissime decorazioni in stucco con cartigli e volute.
Il portico è dotato di una serliana con colonnine ioniche in finto marmo, e culmina in un parapetto in parte in muratura e in parte in elaborate balaustre in ferrobattuto.
Gli interni sono caratterizzati da una profusione di stucchi rococò e, una volta, erano affrescati. Splendido è il grande scalone centrale in noce che porta ai piani superiori.
Alla morte di Agostino Crespi nel 1915 la villa rimase alla vedova, che decise di dedicarsi ad opere di beneficienza.
Negli anni trenta la villa fu lottizzata e da quel momento rimane solo una piccola parte del vasto giardino.
Dal 1937 vi ha sede il Conservatorio di Sant'Eufemia, quando la sede in Via Alessandrina fu distrutta dalle demolizioni per l'apertura di Via dell'Impero, oggi Via dei Fori Imperiali.

Via Teodoro Mommsen

Via Teodoro Mommsen è una strada del Quartiere Appio-Latino, compresa tra Via Mario Menghini e Via Franco Bartoloni. Tale strada venne istituita nel 1963 quando, in linea con la toponomastica locale che vede le strade dedicate a storici e storiografi, venne dedicata al tedesco Theodor Mommsen (Garding 1817-Charlottemburg 1903), grande studioso di cose romane e ritenuto uno dei più grandi classicisti del XIX Secolo. Il suo nome è stato riportato nello stradario di Roma nella forma italianizzata di "Teodoro Mommsen". Originariamente la strada da Via Menghini non aveva uscita, fino all'istituzione di Via Bartoloni avvenuta nel 1968.

Villa Macchi di Cellere


Villa Macchi di Cellere si trova in Viale Giulio Cesare n. 31 ad angolo con Via Marcantonio Colonna, nel Rione Prati.
Fu costruita nel 1904 da Garibaldi Burba per il Conte Vincenzo Macchi di Cellere, diplomatico.

La cancellata liberty in ferro battuto

L'ingresso al villino è da una bella cancellata liberty in ferro battuto con foglie e fiori in Viale Giulio Cesare, mentre lungo Via Marcantonio Colonna si sviluppava il giardino, oggi non più esistente.


La pianta dell'edificio è grossomodo quadrangolare, con la presenza di due rientranze nella facciata lungo il giardino, lo stile adottato è eclettico con forti richiami al romanico, al rinascimento e decorazioni liberty, stesso stile adottato da Burba nel villino Cagiati.


Il fronte su Viale Giulio Cesare si sviluppa per quattro piani, è decorato da monofore, bifore e trifore, la facciata è in parte in cortina, verso Via Marcantonio Colonna è sviluppato su un piano soltanto, ed è occupato da una grande trifora su colonnine corinzie e inquadrata da un arco a tutto sesto su lesene, con una bella vetrata liberty in vetri al piombo, mentre superiormente si trovavano decorazioni pittoriche oggi perdute.


Dietro la terrazza si apre la grande torre con tetto a spioventi, decorata da bifore, una volta con pitture, e, all'ultimo piano, una trifora che affaccia su una balconata, una volta affrescata, il sottotetto è dipinto con fregi floreali.


La facciata lungo il giardino era molto curata: una bugnatura solo accennata ricopre le pareti, l'avancorpo centrale è decorato da una trifora al pianterreno, che aveva affreschi liberty oggi scomparsi, e monofore ai piani successivi, sempre con decorazioni pittoriche perdute, una bifora si trova al piano terra della torre.


Il tetto era a spioventi in coppi alla romana, e si trovava sempre sul versante del giardino, mentre gli altri fronti erano occupati da terrazze, oggi soprelevate, successivamente è stato rimosso.

Decorazione pittorica originale della trifora della facciata sul giardino oggi perduta

Il vasto giardino è stato lottizzato negli anni cinquanta con una palazzina, la cancellata che lo delimitava lungo Via Marcantonio Colonna era caratterizzata da pilastri a forma di erme classiche.

Vista di villa Macchi di Cellere da Via Marcantonio Colonna con la cancellata oggi non più esistente 

Villini nel Quartiere Flaminio

A seguire un elenco dei villini presenti nel Quartiere Flaminio

Villa Ravà, in Via Luisa di Savoia all'angolo con Lungotevere Arnaldo da Brescia

Eccidio di Pietralata

Il 23 Ottobre 1943 un gruppo di paracadutisti della Germania nazista uccisero 9 partigiani e un civile italiani lungo la Via Tiburtina in quello che è noto con il nome di Eccidio di Pietralata.
Durante l'occupazione tedesca di Roma (tra il Settembre 1943 e il Giugno 1944), le borgate della zona est della Capitale videro una forte attività da parte dei partigiani, e Pietralata in questo senso non fu da meno. In questo contesto, il 22 Ottobre 1943, una quarantina di partigiani del gruppo Movimento Comunista d'Italia-Bandiera Rossa, un gruppo di orientamento comunista esterno al CLN molto attivo a Roma in quel periodo, presero d'assalto il Forte Tiburtina, situato sull'omonima consolare. I partigiani che presero parte all'azione erano principalmente abitanti delle borgate di Pietralata e San Basilio, e il loro obiettivo era ottenere viveri e munizioni che si trovavano dentro il forte.
Dopo aver colto di sorpresa le sentinelle naziste, ufficiali delle SS sopraggiunsero e circondarono i partigiani che si trovavano dentro il forte, riuscendo a farne prigionieri 22. Gli uomini catturati vennero portati nel vicino Casal de' Pazzi, ma nel tragitto tre di loro riuscirono a fuggire, mentre gli altri 19 vennero condotti nell'antico casale dove passarono la notte, per poi essere portati il giorno seguente nella tenuta di Talenti, dove i tedeschi li processarono sommariamente conducendo il procedimento in lingua tedesca, incomprensibile quindi agli accusati. Al termine del processo, dieci partigiani vennero condannati a morte, cinque alla prigionia e quattro ai lavori forzati.
Il comunicato delle truppe naziste con cui viene annunciata l'avvenuta esecuzione della condanna a morte dei partigiani
Nel pomeriggio del 23 Ottobre, i prigionieri non condannati a morte furono mandati in un area della Tiburtina presso il caseificio di Ponte Mammolo e gli fu ordinato di scavare una buca, terminata la quale furono riportati indietro. La notte, furono condotti presso la buca i dieci condannati a morte che, uno a uno, vennero fatti inginocchiare e uccisi con un colpo alla nuca.
Furono così uccisi per mano della divisione di paracadutisti "Hermann Goering" Vittorio Accomasso, Andrea Chialassi, Lorenzo Ciocci, Mario De Marchis, Giuseppe Liberati, Angelo Salsa, Marco Santini, Mario Splendori e Vittorio Zini. Oltre a loro sarebbe dovuto essere ucciso il 14enne Guglielmo Mattiocci, che tuttavia riuscì a salvarsi. Un militare tedesco, infatti, gli chiese quanti anni avesse e, scoperto che aveva 14 anni, lo fece slegare. Un ufficiale della Polizia dell'Africa Italiana, consigliò al giovane di offrire i propri stivali da ufficiale che stava indossando al militare tedesco per aver salva la vita, cosa che il giovane fece, ottenendo così la salvezza. Tuttavia, per i tedeschi fu necessario trovare comunque una decima vittima, visto che le condanne a morte erano state dieci. Venne dunque fermato un ciclista che passava in quel momento lungo la Tiburtina e barbaramente trucidato in sostituzione del Mattiocci. Il nome di questo ciclista è stato per anni identificato come Fausto Iannotti, ma potrebbe trattarsi di un errore e, formalmente, tale nome rimane ignoto.
Fausto Iannotti, infatti, fu sicuramente un abitante della borgata di Pietralata, residente in Via dell'Ardesia (strada oggi non più esistente) che venne inviato nel campo di sterminio di Mathausen nel 1944, luogo dove trovò la morte nel 1945. Oggi Iannotti è ricordato con una pietra d'inciampo in Via del Peperino.
A ricordare l'eccidio di Pietralata oggi sono presenti due targhe, una in Via del Peperino, posta subito dopo la fine della guerra dalla sezione del Partito Comunista Italiano della borgata, e l'altra all'interno del carcere di Rebibbia.

Altri siti che ne parlano:
- Un'altra fossa comune a Roma - in I Love Roma
- Eccidio di Pietralata - in Wikipedia

Villa Ravà


Villa Ravà delle Rose, a volte denominata palazzina Ravà è uno splendido edificio progettato da Cesare Bazzani nel 1906 e terminato nel 1911, si trova in Via Luisa di Savoia n. 18 ad angolo con Lungotevere Arnaldo da Brescia, in origine Lungotevere Flaminio, nel Quartiere Flaminio, ed è oggi la residenza dell'ambasciatore della Repubblica di Colombia.
La villa è orientata su Via Luisa di Savoia, dove si apre l'ingresso principale, mentre sul Lungotevere si affaccia il giardino con l'ingresso carrabile.
Ha una pianta quadrata con cinque finestre disopste lungo le facciate su tre piani, lo stile adottato è quello barocco.


Molto ricca ed elegante è la decorazione in stucco delle finestre e del fregio che avvolge il mezzanino, in cui sono presenti festoni e figure femminili che sostengono le cornici delle finestre.
L'ingresso è sormontato da un balcone, con balaustri seicenteschi, sostenuto da due enormi modiglioni a volute decorati con festoni ed elementi floreali, su cui si apre una serliana sostenuta da colonne corinzie, sul cui arco è inserita una grande conchiglia.


Molto elaborata è anche la cancellata del giardino in ferro battuto presente sul Lungotevere.
Nel complesso l'edificio mostra la tendenza di alcuni architetti romani ad adottare il linguaggio barocco nella capitale ai primi del Novecento, che sarebbe poi sfociata nella successiva fioritura dello stile barocchetto romano.

Villino Berti



Il villino Berti si trova in Via Po n. 25, nel Quartiere Pinciano.
Fu costruito nel 1910 da Carlo Pincherle per la famiglia Berti, per la quale aveva già realizzato il villino successivamente chiamato Spirer.
Il villino, miracolosamente scampato alle distruzioni degli anni sessanta, si trovava vicino alla villa di Mascagni, in una zona di pregio abitata dall'alta borghesia.
La pianta dell'edificio è quadrata, in origine aveva due piani, mentre successivamente è stato sopraelevato di altri due piani sul versante verso Via di Porta Pinciana.


Lo stile adottato dal Pincherle è quello del rinascimento, con rivestimento a bugnato lungo tutte le facciate, agli angoli impreziosito da lesene con capitello corinzio. Le finestre sono decorate da edicole con lesene corinzie e architrave orizzontale al piano terra e a timpano al primo piano.

Villini del Rione Prati

A seguire un elenco dei villini presenti nel Rione Prati

Villino Allievi, Via Alessandro Farnese
Villino Cagiati, Via Virginio Orsini
Villino de Piro, Via Alessandro Farnese
Villa Macchi di Cellere, Viale Giulio Cesare
Villa Scialoja, Piazza Cola di Rienzo angolo Via Cicerone (demolito)
Villino Vitale, Via Alessandro Farnese

Elezioni suppletive collegio Roma-Trionfale (Camera) - Tutte le notizie

Con la nomina dell'ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni a Commissario Europeo per l'Italia, il seggio uninominale della Camera dei Deputati Roma-Trionfale (che comprende tutto il centro di Roma e le zone di Prati, Della Vittoria e del Trionfale) rimane ufficialmente vacante e, per scegliere il deputato di questo collegio, serviranno elezioni suppletive.

Questo voto sotto molti aspetti non godrà (salvo particolari iniziative dai risvolti mediatici) di molta attenzione nell'opinione pubblica, e occupandoci noi di Roma ci teniamo a tenere informati i romani su questo voto raccogliendo, a seguire, tutte le notizie che escono a riguardo. Al momento non è nota nemmeno la data di questo voto.

Gli aggiornamenti:

3 Dicembre - La cantante Paola Turci smentisce la sua possibile candidatura. (link su Open)
Italia Viva propone nome "civico e noto", PD vorrebbe Cuperlo, e prende piede la "suggestione" Sabrina Ferilli. (link su Repubblica)
Si fa anche il nome dell'ex questore di Roma Francesco Tagliente come candidato di mediazione del centrosinistra. (link su Il Giornale)
Per quanto riguarda il centrodestra, viene fatto il nome di Daniele Capezzone. (link su Il Sussidiario)

2 Dicembre - Si fanno i nomi in quota renziana dell'attrice Claudia Gerini e della cantante Paola Turci. (link su Il Messaggero)

28 Novembre - Paolo Gentiloni, con l'insediamento della Commissione Europea guidata da Ursula Van Der Leyen, si dimette ufficialmente da deputato. (link su Rai News)

27 Novembre - Luciano Nobili di Italia Viva rende noto che il suo partito è al lavoro per trovare un candidato nel Collegio Roma-Trionfale.  (link su Il Tempo)

21 Ottobre - Il Partito Socialista chiede al segretario del Partito Democratico, Nicola Zingaretti, un centrosinistra unito e Primarie di coalizione. (link su Affaritaliani)

30 Settembre - Collegio uninominale Roma Centro vacante, primo stress test per il governo giallo-rosso. (link su Lanterna)

28 Settembre - Paolo Cento (Sinistra Italiana) chiede che si trovi un candidato unico di Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Liberi e Uguali. (link su Il Manifesto)

16 Settembre - Si parla di un possibile patto di desistenza tra Partito Democratico e Movimento Cinque Stelle, della possibile candidatura di Gianni Cuperlo per il centrosinistra e di quella di Federico Iadicicco per il centrodestra, con Fratelli d'Italia che tuttavia potrebbe chiedere per sé la candidatura nel collegio. (link su Roma Today)

12 Settembre - Valerio Carocci, animatore dei ragazzi del Cinema America, declina l'invito a una candidatura alle suppletiva. (link su Il Foglio)

8 Settembre - Si torna a votare. In un articolo di Repubblica circolano i nomi di Valerio Carocci, animatore dei ragazzi del Cinema America, e del consigliere comunale del Partito Democratico Orlando Corsetti. (link su La Repubblica)

7 Settembre - Nel centro di Roma si voterà di nuovo (link su Il Post)

6 Settembre - Circola indiscrezione su una possibile candidatura di Valerio Carocci (animatore dei ragazzi del Cinema America) per il seggio vacante, indiscrezione che più avanti verrà smentita dallo stesso. (link su Ansa)

Progetto del Villino Naselli



Il progetto del Villino Naselli è conservato  all'Archivio Storico Capitolino.
Fu presentato da Ugo Gennari nel 1930, per conto di Gerolamo Naselli e approvato il 3 dicembre dello stesso anno dall'Ufficio dell'Ispettorato edilizio.


Il progetto presenta tutte e quattro le facciate del villino, che in origine aveva soltanto due piani, e un seminterrato.

La facciata posteriore era caratterizzata da un bow window al pian terreno e da un angolo concavo a destra nel corpo di fabbrica





Pianta del pian terreno con le sale di rappresentanza voltate
Progetto della splendida cancellata carrabile



foto su gentile concessione di A. Iezzi

Villa Marignoli



Villa Marignoli è una villa di Roma situata in Corso d'Italia ad angolo con Via Po, ai nn. 2 e 4, nel Quartiere Pinciano.
Fu costruita nel 1907 da Giulio Magni per il Marchese Giacomo Marignoli, membro di una ricca famiglia spoletina, il padre Filippo, si era fatto costruire il palazzo nobiliare in Via del Corso.
Il Magni, tornato dalla Romania, progettò un edificio di chiare ascendenze nordeuropee, con rimandi al gotico riletto in chiave liberty, che si manifestano nell'uso del laterizio in cortina, nella presenza di tetti a spiovente, nelle semplici cornici di travertino e nell'assenza di ornamento eccessivo.
Il villino è dotato di tre piani, con finestre quadrangolari con cornice di travertino nei primi due piani, in cui si inseriscono trifore di tipo rinascimentale.


Ai lati della facciata si inseriscono due elementi di spicco: ad angolo con Via Po la grande torre, con portefinestre su balcone al primo piano, e un'ampia arcata a tutto sesto a livello dell'attico, che sorregge il timpano su cui poggia il tetto a spioventi della torre stessa; dall'altro lato, verso la chiesa di Santa Teresa d'Avila, si trova un corpo di fabbrica sporgente con tetto a spioventi perpendicolare rispetto a quello della facciata su Via Po, decorato con una trifora al pianterreno, un'ampia finestra su balcone al primo piano, una trifora al secondo piano e una feritoia lungo gli spioventi del tetto.
Negli anni trenta la villa fu trasformata in pensione dalle suore della clinica oculistica vicina con il nome di Pensione Villa Santa Caterina. Durante la Seconda Guerra Mondiale la pensione fu utilizzata come sede del Comando della Polizia Militare Germanica.
Dopo la guerra l'edificio cadde in disuso e fu integralmente restaurato a partire dal 1975, nel restauro fu realizzato un parcheggio sotterraneo che ha comportato la distruzione delle fondamenta originali.
Oggi per fortuna è vincolato dalla Soprintendenza ai monumenti di Roma ed ospita un hotel di lusso.