Delibera sulla toponomastica di Roma del 16 Dicembre 1921

La delibera sulla toponomastica di Roma del 16 Dicembre 1921 va in parte vista come un seguito di quella - particolarmente corposa - del 21 Luglio 1920, con il completamento delle denominazioni stradali di alcune aree interessate dal tale delibera e da alcune delibere successive. Oltre a questo, istituisce strade di nuovi quartieri e, fatto probabilmente più determinante, istituisce e determina i confini di nuovi Rioni e Quartieri.

Oltre a questo, tale seduta unisce di fatto le deliberazioni sancite anche il 23 Giugno e il 20 Agosto del 1921: per questa ragione, molte delle strade citate in questa delibera risultato istituite in tali date anziché il 16 Dicembre.

Per prima cosa, ci si occupa del Quartiere tra la Via Trionfale e il Viale Angelico, dove viene riservato il nome di Nazario Sauro per una strada di prossima apertura.

Vengono poi stabiliti i nomi di alcune nuove strade di accesso ai forti:
- Via del Forte Antenne
- Via del Forte Ardeatina
- Via del Forte Ostiense
- Via del Forte Pietralata

Per la nuova strada sulla sinistra della Via Nomentana:
- Via Cheren

Per le nuove strade nel Quartiere Flaminio:
- Via Raffaele Stern
- Via Virgilio Vespignani

Alla nuova strada presso Via Po:
- Via Livenza

Per la Piazza adiacente a Villa Wolkonsky, si decide invece il nome di Piazza di Villa Wolkonsky, celebrando tale villa "tanto cara agli artisti".

Vengono prolungate ai nuovi tratti appena costruiti la Via del Mascherino e il Vicolo del Falco. Quest'ultimo, per questa ragione, è elevato al rango di Via.

Alla nuova strada nella località dei Bastioni di Castello si da invece il nome di Via dei Bastioni, ricordando così i vecchi bastioni di Castel Sant'Angelo.

Vengono poi istituite nuove vie nel quartiere della ex Piazza d'Armi, i cui nomi sono stati scelti da un elenco fornito dall'Ufficio storico del Comando del Corpo di Stato maggiore:
- Via Monte Nero
- Via Plava
- Via Vodice
- Via Monte Santo
- Via Oslavia
- Via Sabotino
- Piazza Bainsizza

Alle strade presso le vie Po ed Arno, parte del quartiere in costruzione per conto della Società cooperativa "La Moderna" (ovvero quello che oggi è noto come Quartiere Coppedè), si danno i nomi di:
- Via Dora
- Via Brenta
- Via Mincio

Alle strade di Monte Mario si danno i nomi di:
- Viale del Monte Mario
- Via del Forte Trionfale (al precedente Viale del Monte Mario)

Alla nuova strada parallela di Via Gino Capponi si da il nome di Via Cesare Baronio.

Alle nuove strade presso il suburbio di Porta protese presso la ex vigna Iacobini:
- Via Menotti Garibaldi
- Via Gaetano Rappini
- Via Alessandro Brisse

Al nuovo ponte tra a città giardino "Aniene" e la Via Nomentana si da il nome di Ponte Tazio e alla sua strada d'accesso Via del Ponte Tazio, questo perché la strada conduce verso la Sabina e Tito Tazio fu Re dei Sabini.

Vengono poi assegnati i nomi delle strade del nuovo quartiere Città Giardino "Aniene", l'attuale nucleo principale del Quartiere Monte Sacro. In attesa che le strade siano meglio definite, si decide di riservare per esse i nomi di mari e monti d'Italia. Vengono quindi riservati i seguenti nomi di mari:
- Adriatico
- Tirreno
- Carnaro
- Ionio
E i seguenti nomi di monti:
- Monviso
- Monte Bianco
- Cimone
- Abetone
- Monginevra
- Monte Rosa
- Sempione
- Gottardo
- Moncenisio
- Stelvio
- Spluga
- Cervino
- Adamello
- Alpi Apuane
- Montefeltro
- Brennero
- Giovi
- Vigese
- Camaldoli
- Falterona
- Furlo
- Vettore
- Catria
- Averna
- Subasio
- Gran Sasso
- Maiella
- Monte Velino
- Gargano
- Guadagnolo
- Monte Cassino
Si sancisce poi che vengano mantenuti i vecchi nomi di Via dei Prati Fiscali e Via delle Vigne Nuove e istituite Via del Monte Sacro e Via Menenio Agrippa.

Per le nuove strade del quartiere Monteverde presso Stazione Trastevere, vengono assegnati i nomi di:
- Via Anton Giulio Barrili
- Via Pietro Manzi

Nel riordinare le strade esistenti, vengono assegnati i nomi di:
- Viale Angelico alla Via Angelica

Vengono poi elevati al rango di Via i seguenti Vicoli:
- Vicolo del Casale di San Pio V
- Vicolo Emiliani
- Vicolo delle Cave
- Vicolo del Fiume
- Vicolo del Macello
- Vicolo di Montecatini
- Vicolo della Penitenza
- Vicolo de' Penitenzieri
- Vicolo delle Tre Fontane
- Vicolo degli Ombrellari

Si dispone poi lo spostamento della targa stradale di Via de' Pastini e si assegna alla Via Valeria il nome di Via Cremera, per evitare possibili confusioni con la storia Via Valeria.

Visti i cambiamenti urbanistici della zona, si dispone che un tratto della Via della Valle dell'Inferno, ormai distinto dall'altro, assuma il nome di Via Angelo Emo.

Dal momento che in molti hanno considerato poco adatto il nome di Via degli Incurabili, si decide che tale strada prenda il nome di Via di San Giacomo (già tolto nel 1914 alla strada limitrofa all'omonima Chiesa per fare posto al nome di Via Antonio Canova), anche perché il nome derivava dall'Ospedale di San Giacomo degli Incurabili.

Per le strade limitrofe alla Basilica di Santa Maria Maggiore, si attribuiscono i nomi di:
- Via Liberiana
- Via dell'Esquilino

Sul Colle Oppio, per evitare la confusione tra Via della Polveriera, Largo della Polveriera e Vicolo della Polveriera, si attribuiscono i nomi di:
- Via Eudossiana (per la Via della Polveriera)
- Via del Colle Oppio (per il Vicolo della Polveriera)
Lasciando al Largo il toponimo originario.

Vengono poi istituiti nuovi Rioni e Quartieri, "per favorire lo spirito di coesione fra gli abitanti delle varie zone della città, perpetuandosi in tal modo la gloriosa tradizione storica del dipartimento del territorio di Roma in nuclei rionali".
Si aggiungono così ai quattordici Rioni i nuovi:
- Rione Ludovisi
- Rione Sallustiano
- Rione Castro Pretorio (cui accanto si riporta anche il nome Macao Terme)
- Rione Celio
- Rione Testaccio
- Rione San Saba
- Rione Prati
I vecchi rioni già esistenti, per distinguersi da i nuovi prendono l'appellativo di "Vetere".
Nascono poi formalmente i quartieri, che esistevano per soli fini statistici dal 1911. Vengono istituiti:
- Quartiere Flaminio
- Quartiere Parioli
- Quartiere Pinciano
- Quartiere Salario
- Quartiere Nomentano
- Quartiere Tiburtino
- Quartiere Prenestino Labicano
- Quartiere Tuscolano
- Quartiere Appio-Latino
- Quartiere Ostiense
- Quartiere Portuense
- Quartiere Gianicolense
- Quartiere Aurelio
- Quartiere Trionfale
- Quartiere Milvio (attuale Della Vittoria)

Vengono poi sancite le delimitazioni e i simboli delle nuove entità territoriali.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1920

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1920, il Consiglio Comunale di Roma si occupa di dare un nome a numerose nuove strade e di riordinare diverse denominazioni esistenti. Si tratta di una delibera particolarmente corposa che introduce una serie di cambiamenti significativi.

Inizia con la denominazione di strade in alcuni nuovi quartieri.

Quartiere Piazza d'Armi (oggi noto come Della Vittoria)
Nel nascente quartiere, in cui già erano stati ricordati Giuseppe Mazzini con un viale ed era stato istituito Viale delle Milizie, il Consiglio decide di assegnare i nomi degli eroi della "Quarta Guerra d'Indipendenza", nome con cui era nota al tempo la Prima Guerra Mondiale (che, non essendoci stata la seconda, non poteva chiaramente ancora essere chiamata in questo modo). In attesa di notizie dal Ministero della Guerra relativamente ai nomi, il Consiglio si limita a istituire:
- Piazza Monte Grappa

Quartiere a sinistra di Via Trionfale:
Dal momento che il vicino Quartiere Trionfale ricorda grandi battaglie navali, nel nuovo quartiere si decide di ricordare battaglie navali moderne e contemporanee. Vengono così istituite, basandosi su un elenco fornito dal Ministero della Marina:
- Via Rodi
- Via Cunfida

Quartiere adiacente al Corso Trieste, alla Piazza Trento e alla Via Capodistria (attuale Quartiere Trieste):
Nel verbale si ricorda come la località inizialmente non sembrasse degna ad ospitare strade dedicate a Trieste, Trento e Capodistria (assegnati nel 1911), ma un successivo sopralluogo aveva notato come invece fossero ben degne di ospitarli, e decide di dedicare le altre strade (che avevano già nomi spontanei o provvisori legati principalmente a proprietà o località della zona) a territori un tempo irredenti e di cui l'Italia stava prendendo possesso nei trattati successivi alla Prima Guerra Mondiale. Vengono così istituite:
- Viale Gorizia (al posto del Viale Alberoni, essendo il nome già ricordato da Vicolo Alberoni)
- Viale Pola (al posto di Via Pasqualina)
- Via Rovereto (al posto di Via Ostriana, visto che era stato rilevato come il Cimitero Ostriano da cui prendeva il nome si trovasse altrove)
- Via Monfalcone
- Via Gradisca
- Via Zara (a un tratto di Via Alessandria)
- Piazza Dalmazia
- Via della Fontana (a Via Padova, trovandosi questo nome fuori contesto e chiedendo che alla città veneta venga assegnata una strada nella zona del Policlinico)

Quartiere sulla sinistra di Via Nomentana oltre Sant'Agnese:
Questa semplice deliberazione di due denominazioni stradali di fatto sancisce la nascita del cosiddetto Quartiere Africano. Si decide infatti di dedicare le strade della zona alle Colonie Italiane e vengono dunque istituite:
- Via Asmara
- Via Massaua

Quartiere Prenestino suburbano (oltre il Viale di Circonvallazione):
Si propone che nella zona vengano ricordati i nomi dei campioni italiani della disfida di Barletta. Vengono dunque istituite:
- Via Ettore Fieramosca
- Via Fanfulla da Lodi
- Via Giovanni Brancaleone
- Via Ettore Giovenale
- Via Romanello da Forlì

Quartiere Ostiense:
Tenendo presente che è ricordato nel quartiere Marco Polo (si tratta dell'attuale Via Giovanni da Empoli, e non dell'attuale Via Marco Polo), si decide di dedicare alcune strade a celebri esploratori. Sono così istituite:
- Via Francesco Negri
- Via Pellegrino Matteucci
- Via Giuseppe Acerbi
- Via Antonio Cecchi
- Via Caboto
- Piazza Vittorio Bottega
Oltre a queste, sono istituite, facendo riferimento a infrastrutture presenti nell'area:
- Via dei Magazzini Generali
- Via della Fermata Ostiense

Quartiere sulla sinistra di Via Appia Nuova (oltre Ponte Lungo):
Si decide di dedicare le strade a figure particolarmente note della storia primitiva di Roma. Vengono dunque istituite:
- Via Clelia
- Via Camilla
- Via Turno
- Via Enea
- Via Eurialo

Quartiere sulla destra di Via Appia Nuova (oltre Ponte Lungo):
Essendo le strade della zona dedicate a storici, vengo istituite:
- Via Pietro Colletta
- Via Luigi Anelli

Quartiere sulla sinistra di Via Tuscolana (oltre porta Furba):
Dal momento che questa zona all'epoca era abitata principalmente da agricoltori, il Consiglio decide di dedicare le sue strade alle famiglie dell'Antica Roma che si dedicarono all'agricoltura e agli scrittori di cose agricole. Sono quindi istituite:
- Via dei Lentuli
- Via dei Pisoni
- Via dei Corneli
- Via dei Iuvenci
- Via dei Quintili

Quartiere Parioli (presso il Viale omonimo):
Per questo quartiere si decide di dedicare le strade ai cultori di scienze naturali, matematiche ed astronomiche. Vengono quindi istituite:
- Via Giuseppe Luigi Lagrange
- Via Angelo Secchi (inizialmente istituita nel Quartiere Flaminio, si tratta dell'attuale Via Cesare Fracassini)
- Via Antonio Stoppani
- Via Ulisse Aldrovandi
- Via Antonio Bertoloni
- Via Bartolomeo Castaldi

Quartiere a sinistra di Via Nomentana (oltre Villa Torlonia):
Dal momento che le strade della zona sono dedicate ad archeologi, si riordina in parte la toponomastica locale partendo da questo presupposto. Sono istituite:
- Via Alessandro Torlonia (al posto del primo tratto di Via di Pietralata in previsione dello spostamento di tale strada dove si trova tuttora e lasciando libera la precedente Via Alessandro Torlonia)
- Via Antonio Bosio (in sostituzione della precedente Via Alessandro Torlonia)
- Viale XXI Aprile
- Via Onofrio Panvinio (al primo tratto del Vicolo della Villa)

Quartiere del Policlinico:
In questa zona le strade sono intitolate a illustri medici. Vengono dunque istituite:
- Piazza Girolamo Fabrizio
- Via Maurizio Bufalino
- Via Domenico Morichini

In diverse aree della città, sono istituite:
- Via Carlo Tavolacci
- Via Girolamo Induno (questa e la precedente erano state formalmente istituite nel 1888 - così dice il verbale, in realtà l'istituzione è del 1887 - ma mai effettivamente realizzate)
- Piazza Ippolito Nievo
- Piazza Flavio Biondo
- Scalea Giovanni Pantaleo
- Piazzale Ostiense
- Piazzale Appio
- Viale dell'Ippodromo (presso lo scomparso Ippodromo dei Parioli)
- Via Matteo Boiardo
- Via Cesare Beccaria (al posto di Via Corsi)
- Via Francesco Carrara (al posto di Vicolo dei Bagni. La precedente Via Carrara - definita "un cortile privato" - rimane senza nome: più avanti prenderà il nome di Via di Villa Montalto)
- Piazza dell'Emporio
- Via degli Acquasparta
- Via Celimontana (prolungamento della via con questo nome)
- Via Amedeo VIII
- Via Giovanni Battista Piatti
- Piazzale Napoleone Bonaparte

Il Consiglio invita poi a dedicare alle strade che sorgeranno nella zona ospedaliera presso la Ferratela nomi di personaggi "che furono prodighi verso i sofferenti", prima tra tutti Giulia Cerasi.

Strade dell'Agro Romano:
La Giunta decide, per le strade dell'Agro Romano, di chiamarle con i nomi delle tenute che attraversano. Vengono così istituite:
- Via di Brava
- Via di Grotta di Gregna
- Via Tor de' Schiavi
- Via di Pietralata
- Via di Tor Cervara
- Via Tor Sapienza
- Via della Tenuta Cavalieri
- Via della Pineta Sacchetti
- Via di Vigna Murata
- Via di Acque Salvie
- Via della Valchetta Rocchi
- Via della Borgata del Trullo
- Via dei Prati Fiscali
- Via di Tor Carbone
- Via Annia Regilla
- Via Erode Attico
- Via del Quadraro
- Via di Centocelle
- Via della Marina di Roma

Per i nomi delle strade militari situate nel suburbio:
- Via del Portonaccio
- Via di Acqua Bollicante
- Via di Porta Furba
- Via del'Arco di Travertino
- Via dell'Almone
- Via Cecilia Metella
- Piazza di San Paolo
- Borgo Trionfale
- Via di Belvedere
- Vicolo della Marranella
- Via dei Due Allori
- Via di Tor Pignattara

Si passa poi alla sistemazione dei nomi di strade all'epoca esistenti.

Riordinamento dei nomi di città:
Al tempo, i nomi di capoluoghi di provincia e di circondario risultavano convivere promiscuamente, senza particolare ordine, in diverse aree della città, con strade dedicate a capoluoghi di provincia e di circondario indistintamente situate presso Via Nazionale, Via Nomentana, fuori Porta Maggiore, nel Quartiere Portuense, al Tuscolano e all'Appio-Latino.
Per questa ragione, la Giunta ritiene:
- Che i nomi delle città capoluogo di provincia nei Quartieri Appio-Latino, Tuscolano e Portuense (all'epoca ancora poco popolati) venissero trasferite presso il Policlinico, limitando i capoluoghi di provincia alla zona di Via Nazionale, al Quartiere Nomentano presso il Policlinico e alla zona fuori Porta Maggiore.
- Per quanto riguarda i capoluoghi di circondario, si decide che vengano assegnati alle strade del Quartiere Tuscolano (con l'eccezione di quelli del Circondario di Roma, situate presso Villa Albani) e alla zona sud del Quartiere Appio-Latino, quest'ultimo perché le strade del Tuscolano sarebbero risultate insufficienti e per evitare lo spostamento di Via Mondovì, che da anni aveva raggiunto una certa importanza. Per questo, vengono istituite:
- Via Acqui
- Via Novi
- Via Ivrea
- Via Tortona
- Si stabilisce poi che le strade dell'Appio-Latino in precedenza dedicate a capoluoghi di provincia prendano nomi di antiche città italiche, provincie Romane e battaglie vinte dai Romani.
- Per le strade del Quartiere Portuense, si decide di dedicarle a ricordi locali e a illustri fisici, chimici, industriali e artieri.

Per il Tuscolano, si istituiscono:
- Via Faenza (alla precedente Via Foggia)
- Via Rimini (alla precedente Via Aquila)
- Via Urbino (alla precedente Via Teramo)
- Via Pontremoli (alla precedente Via Ascoli)
- Via Sulmona (alla precedente Via Chieti)
- Via Casalmonferrato (alla precedente Via Monesiglio)
- Via Saluzzo (alla precedente Via Cuneo)
- Largo Brindisi (lasciando libero il nome di una strada nella zona di Villa Albani che prende dunque il nome di Via di Villa Albani)

Per l'Appio-Latino, si istituiscono:
- Via Fidene (alla precedente Via Pesaro)
- Via Veio (alla precedente Via Macerata)
- Via Faleria
- Via Fregene
- Via Albalonga
- Via Stabia
- Via Gabi
- Piazza Re di Roma

Per il quartiere fuori Porta Maggiore:
- Via Teramo (alla precedente Via Prenesta)
- Via Aquila

Per il Quartiere Portuense:
- Via degli Orti di Cesare (alla precedente Via Bari)
- Via Baccio Baldini (alla precedente Via Catania)
- Via Ettore Rolli (alla precedente Via Siracusa)
- Via Bernardino Passeri (alla precedente Via Perugia)
- Via Angelo Bellani (alla precedente Via Ravenna)
- Via Giovanni da Castelbolognese (alla precedente Via Siena)
- Via Niccolò Bettoni (alla precedente Via Bologna)
- Via di Villa Rodiani (alla precedente Via Verona)
- Via Antonio Pacinotti
- Via Panfilo Castaldi

Per il quartiere a nord del Policlinico:
- Via Bari
- Via Catania
- Via Siracusa
- Piazza Sassari
- Via Foggia
- Viale delle Provincie
- Piazza Bologna
Vengono inoltre lasciate come denominazioni di riserva per future strade i nomi delle città di:
- Ascoli
- Macerata
- Pesaro
- Perugia
- Padova
- Ravenna
- Siena

Si stabilisce poi di chiamare Via San Marino la precedente Via Cadore, assegnando il nome di Via Cadore a un tratto di Via Aurora.

Per i Quartieri Flaminio e Villa Glori:
La Giunta ritiene che i nomi di Viale di Villa Glori e Via del Mandorlo si trovino a distanza da Villa Glori, cui sono dedicate, e costituiscono perciò un vero e proprio errore, e si decide di trasferirli sull'altura di Villa Glori insieme al Via dei Settanta. Alle strade rimaste libere si assegnano i nomi di:
- Viale Tiziano (al precedente Viale di Villa Glori)
- Via Guido Reni (alla precedente Via dei Settanta)
- Via di San Valentino (alla precedente Via del Mandorlo)
- Via Cesare Fracassini (alla precedente Via Angelo Secchi, anch'essa lasciata libera dallo spostamento della denominazione.

Vengono poi denominate o riordinate diverse strade in diverse aree di Roma:
- Piazza Borghese
- Via Borghese
- Largo Fontanella di Borghese
- Via di Santa Maria in Cosmedin (alla precedente Via della Salara, per evitare equivoci con la Via Salaria)
- Via Orazio Coclite (al tratto di Via Porta Leone presso il Ponte Sublicio)
- Foro Italico (all'area intorno all'Altare della Patria, portando alla soppressione di parte del Foro Traiano, del Vicolo Angusto, di Via di Testa Spaccata e di Via della Pedacchia)
- Viale del Muro Torto (al precedente Viale Flaminio)
- Largo dei Librari
- Via del Traforo
- Vicolo dei Monti di Creta (al precedente Vicolo delle Mura Vaticane presso la Pineta Sacchetti, che non si trova presso le Mura Vaticane)
- Largo Chigi
- Via Santa Maria in Via annette Via dei Sabini, nome assegnato a una nuova strada


Vengono poi, alla lunga della realizzazione del Ponte Sublicio, rivisti i nomi dei Lungotevere dell'area:
Sulla riva destra:
- Lungotevere Ripa
- Lungotevere Portuense
Sulla riva sinistra:
- Lungotevere Aventino
- Lungotevere Testaccio

Vengono poi rettificati i nomi di alcune strade:
- Via Bramante, al posto di Via Bramante Lazzari
- Via Claudio Monteverdi, al posto di Via Claudio Monteverde
- Vicolo del Trullo, al posto di Vicolo del Truglio

Vengono elevati al grado di via, da vicolo, per via dell'importanza delle località in cui si trovano:
- Via delle Fiamme
- Via d'Ascanio
- Via Corsini
- Via del Pozzo

Vengono inoltre rettificati:
- Piazza Salerno, al posto di Largo Salerno
- Via degli Appennini annette un tratto di Viale Alberoni

Vengono assegnati i nomi ad alcune strade:
- Via dei Gabrielli
- Via di San Simone
- Vicolo Mignanelli

Vengono rivisti i limiti di Via Statilia e Via San Quintino

Viene soppressa Piazza Sciarra (non più percepita dopo un allargamento di Corso Umberto I), nella cui sede è inserita la targa "già Piazza Sciarra).

Vengono aggiunti i nomi ad alcune vie di persone ricordate con il solo cognome:
- Via Giacomo Pagliari
- Via Angelo Tittoni
- Via Pietro Pietramellara
- Via Francesco Daverio
- Via Enrico Pallini
- Via Giulio Alberoni
- Via Paolo Mercuri
- Via Luigi Calamatta
- Via Giovanni Battista Bodoni
- Via Luigi Vanvitelli
- Via Nicola Basaglia
- Via Luca Della Robbia
- Via Adolfo del Bastione Leducq

Viene assegnato il nome di Vicolo dei Fornaciari al Vicolo Emiliani presso le Fornaci del Trionfale
Vengono istituite a Testaccio:
- Piazza del Mattatoio
- Via Paolo Volpicelli

Al Ponte che sfocia sul Viale delle Milizie si da il nome di Ponte dell'Esercito
Vengono riservati per due strade del nuovo quartiere di Villa Heriz i nomi di Yser e Liegi e del nome Agri per il quartiere di Villa Lancellotti.

La Giunta si riserva poi di studiare un progetto organico per le denominazioni delle strade interne alla Villa Umberto, attuale Villa Borghese.

Verbale originale

Edicole Sacre del Quartiere Gianicolense

A seguire un elenco delle Edicole Sacre situate nel Quartiere Gianicolense, elencate in base all'ordine alfabetico della strada in cui si trovano.

Via Giacinto Carini
- Madonna col Bambino in Via Giacinto Carini

Madonna col Bambino in Via Giacinto Carini


L'Edicola Sacra in questione si trova in Via Giacinto Carini, nel Quartiere Gianicolense, noto anche come Monte Verdem e raffigura la Madonna col Bambino. Essa è composta da un'edicola in muratura che contiene l'immagine dipinta su maioliche.

Caffè Latour a Santi Apostoli


Una sede del Caffè Latour era presente nel Rione Trevi, in Piazza Santi Apostoli, dove oggi si trova il Museo delle Cere. Si trattò del primo dei tre Caffè Latour aperti a Roma, ed entrò in funzione nel 1883.

Aperto da una famiglia alsaziana, era noto per la sua attività di pasticceria, in particolare per le "torte colossali". Oltre a questo, aprirono in città anche il Caffè Latour di Via delle Terme e quello di Via Cola di Rienzo.

Questa sede rimase in funzione fino al 1935, anno della sua chiusura.

Strade scomparse del Quartiere Trionfale

A seguire un elenco delle strade del Quartiere Trionfale oggi non più esistenti. Per le strade attualmente esistenti del quartiere, rimandiamo a quest'altro elenco.

Via San Roberto Bellarmino

Via Bulgaro


Via Bulgaro è una strada oggi non più esistente che si trovava nel Quartiere Aurelio. La strada venne istituita nel 1925, compresa tra Via Aurelia e Via Bartolo da Sassoferrato (nel verbale si nota una correzione da Via Aurelia a Via Boccea, ma venne poi riportata sull'elenco ufficiale come Via Aurelia, per quanto di fatto andasse verso Via Boccea) e dedicata al giurista e glossatore Bulgaro (Bologna 1085 - Bologna 1166), in linea con la toponomastica locale che vede le strade dedicate a importanti giureconsulti.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la zona, prima ai margini dell'abitato di Roma e con caratteristiche in parte rurali, iniziò a essere urbanizzata e vide diversi stravolgimenti, che riguardarono anche Via Bulgaro, che si vide attraversata prima dalla Circonvallazione Cornelia e poi ridotta a una strada senza uscita che partiva da Via Bartolo da Sassoferrato.
In questo periodo di trasformazioni, nacquero anche - in numero molto limitato - alloggi spontanei in questa strada: il rapporto del Comune di Roma del 1957 sugli alloggi precari parla di due abitazioni che ospitavano in tutto quattro persone.
Nel 1976 il Comune di Roma, al termine dei numerosi cambiamenti urbanistici che avevano attraversato l'area, prese atto che la strada era ormai parte integrante dell'isolato in cui si trova ed era chiusa al pubblico transito, e per questa ragione soppresse la strada. Nel frattempo, non sono state dedicate nuove strade a Bulgaro.

Strade scomparse del Rione Regola

A seguire un elenco delle strade del Rione Regola oggi non più esistenti. Per le strade attualmente esistenti del quartiere, rimandiamo a quest'altro elenco.

Via Marna

Via Marna


Via Marna è una strada esistita per poco più di 20 anni nel Rione Regola, compresa tra Campo de' Fiori e Piazza Farnese. Le origini di questa strada risalgono al 1918, quando il Consiglio Comunale, con la Prima Guerra Mondiale che dilagava in Europa, decise di dedicare due strade di Roma a due importanti fiumi teatri di importanti vittorie dell'Intesa nel conflitto: il Piave e la Marna.
Per quanto riguarda Via Piave, venne individuata Via Porta Salaria, mentre per la Marna, essendo un fiume francese, fu scelto il tratto di Via dei Baullari compreso tra Piazza Farnese e Campo de' Fiori, che si trova proprio di fronte a Palazzo Farnese, sede dell'ambasciata di Francia.
Nel 1940, tuttavia, il mondo era cambiato e le alleanze della Prima Guerra Mondiale erano state stravolte. Dal 1939, infatti, era in corso la Seconda Guerra Mondiale cui il 10 Giugno 1940 si aggiunse anche l'Italia, alleata della Germania nazista in guerra con Francia e Regno Unito. Fu, per questo, giudicato probabilmente inopportuno che venisse ricordata una vittoria franco-inglese contro la Germania, e la strada fu riassorbita da Via dei Baullari.
Attualmente non ci sono strade di Roma dedicate alla Marna: neanche la ritrovata amicizia con la Francia ha portato il fiume a ottenere nuovamente una strada.

Via San Roberto Bellarmino

Via San Roberto Bellarmino è una strada che attualmente si trova nel Quartiere Ardeatino, dove parte da Via Francesco Acri senza avere uscita, ma la sua storia è ben più movimentata.
La strada, infatti, venne originariamente istituita nel 1926 nel Quartiere Trionfale, e doveva essere compresa proprio tra la stessa Via Trionfale e Via Paolo Sarpi. Si decise, essendo una zona in cui le strade sono dedicate a filosofi, di dedicarla a San Roberto Bellarmino (Montepulciano 1542 - Roma 1621), Santo, Cardinale, teologo e Dottore della Chiesa. All'epoca, il Bellarmino era Beato e non ancora Santo (lo sarebbe diventato nel 1930) e il nome proposto fu semplicemente "Via Roberto Bellarmino". Nella stessa delibera, si propose di destinare una strada anche al teologo Carlo Passaglia, cosa che avvenne.
La mappa del 1934 di Marino e Gigli mostra come Via Bellarmino, formalmente istituita, non fosse in realtà di fatto esistente per la presenza di fabbricati sul luogo
La mappa del 1934 di Marino e Gigli ci mostra come nel 1934 la Via Bellarmino fosse formalmente istituita ma ancora non realizzata: è segnata infatti tratteggiata e sul suo tracciato previsto sono presenti edifici adibiti a fornace. Inoltre, nel 1933 era stata costruita, in Piazza Ungheria, la Chiesa di San Roberto Bellarmino: per evitare disguidi, nel 1937 il Governatorato decise di riservare un'"eventuale" strada dedicata al Santo nei pressi della piazza, nel Quartiere Parioli, spostando di fatto la denominazione dal Quartiere Trionfale.
Tale eventualità, tuttavia, non si presentò e alla fine, nel 1964, a San Roberto Bellarmino venne dedicata una strada nel Quartiere Ardeatino, che porta attualmente questo nome.

Via degli Orti Gianicolensi

Via degli Orti Gianicolensi è una strada del Quartiere Gianicolense, noto anche come Monteverde, compresa tra due tratti di Viale di Villa Pamphilj. La strada venne istituita nel 1952 e prese il nome dalla "zona agricola che ivi esisteva" (così riportano le notizie ufficiali del Comune di Roma sul nome). Per quanto oggi Monteverde si trovi in piena città consolidata, all'epoca era ai limiti dell'abitato e questo nome lo dimostra. La poca urbanizzazione dell'area in quegli anni aveva inoltre portato, sempre negli anni '50, alcune persone a insediarvisi in alloggi precari: secondo il rapporto sul tema stilato dal Comune di Roma nel 1957, in quell'anno vivevano in quella strada 28 persone in sette alloggi precari. Oggi la strada è pienamente parte della zona città consolidata e del borghetto che vi esisteva non c'è più traccia.

Via Arturo Colautti


Via Arturo Colautti è una strada del Quartiere Gianicolense, noto anche come Monteverde, che da Via Anton Giulio Barrili arriva ad Via Antonio Cesari e oltre. Le origini di questa strada risalgono al 1936, anno in cui, in piena espansione di Monteverde, venne istituita e dedicata al giornalista e poeta dalmata Arturo Colautti (1851-1914). La strada originariamente nasce come proseguimento di Via Federico Torre oltre Piazza Rosolino Pilo, e oggi di fatto raggiunge il Viale dei Quattro Venti, superando Via Antonio Cesari. Questo carattere "indefinito" dei confini di Via Colautti è una testimonianza di come Monteverde sia un quarteire che, per quanto oggi faccia parte decisamente della città consolidata, ha avuto diversi tipi di sviluppo e dettagli di non definizione urbanistica dovuta a questo fattore sono ancora in parte riscontrabili.

Altre strade extraurbane di Roma Antica

Via Fidene-Tuscolo

Graffiti elettorali


C'è stato un tempo in cui le campagne elettorali non erano regolate da appositi cartelloni e spazi d'affissione, e non era insolito dipingere scritte di propaganda direttamente sui muri. La pratica talvolta è continuata anche dopo i regolamenti della campagna elettorale, ma questa è un'altra storia. Il fatto è che oggi, ciò che resta di queste vecchie campagne elettorali, rappresenta un'importante testimonianza che, per questo, è talvolta oggetto di tutela.

Per questo, abbiamo deciso di provare a censire le testimonianze del genere.

Referendum 1946:
W Umberto - W la Monarchia, in Via Casal Selce

Elezioni Politiche 1948:
Vota Garibaldi, in Via Basilio Brollo
Nenni e Togliatti al governo, in Via di Santa Cecilia

Elezioni Regionali 1975:
Fanfani tappeto hai perso lo scudetto, in Via del Falco

Definizioni per alloggi precari e spontanei (da un rapporto del Comune del 1957)

L'agglomerato di baracche spontanee del Campo Parioli, dove oggi sorge il Villaggio Olimpico
Sono migliaia a Roma le persone che vivono in strada o in alloggi di fortuna. Un numero sicuramente allarmante, ma che in passato è stato anche più ampio: un rapporto sugli alloggi precari del 1957 stilato dal Comune di Roma ne riporta, relativamente a quell'anno, oltre 50mila. Questo ha portato alla nascita di diversi tipi di alloggi e insediamenti precari e spontanei che avevano creato, nel tempo, veri e propri quartieri.

Tra gli anni '50 e gli anni '80, questi borghetti e agglomerati sono piano piano stati smantellati e ai loro abitanti sono state date case stabili. In alcuni casi, gli edifici spontanei sono stati messi a norma e divenuti fissi. In ogni caso il fenomeno, seppur ancor presente, è stato ridotto rispetto alla portata del dopoguerra, dove erano presenti ancora numerosi sfollati della Seconda Guerra Mondiale che si aggiungevano ad altre categorie di persone senza casa.

Per definire quali erano i termini per definire i diversi insediamenti spontanei, ci rifacciamo alle definizioni date dal Comune di Roma nel rapporto del 1957 (di cui qui trovate l'originale).

Accantonamento: insieme di alloggi organizzato dalle Autorità per gruppi di famiglie: le unità elementari (singoli alloggi) che costituiscono gli accantonamenti, sono aggregati in modo da perdere in parte il carattere di unità indi- pendenti e di abitazioni familiari esclusive. È questa una forma d'insediamento anormale del tutto specifica degli alloggi precari e non ha un diretto riscontro nelle normali forme d'insediamento previste dai censimenti.

Alloggio sparso: ogni alloggio isolato è definito "sparso", in analogia alle "abitazioni sparse" dei censimenti. Nei riepiloghi numerici gli alloggi sparsi sono stati raggruppati per sezioni di censi- I mento e secondo il loro modo di distribuirai nell'ambito della sezione, in analogia ai riepiloghi "per frazioni geografiche" adottate nei censimenti. Fanno parte di uno stesso gruppo gli alloggi sparsi che, nella stessa sezione, si distribuiscono lungo una stessa strada o una stessa area di circolazione locale.

Nucleo: raggruppamento costituito da due a cinque alloggi, in analogia ai "nuclei" dei censimenti;

Agglomerato: raggruppamento da sei alloggi e oltre. Può essere considerato corrispon- dente, per dimensioni, ai "centri" dei censimenti i quali, peraltro, sono definiti anche per la loro par- ticolare funzione di luogo di gravitazione. Tale funzione non sempre si verifica negli agglomerati di alloggi precari ;

Borghetto: raggruppamento delle stesse dimensioni degli agglomerati. Il prenome "borghetto" è stato attribuito da tempo - e dalla stessa popolazione abitante - agli agglomerati esistenti da data più remota i quali si presentano con taluni carat- teri particolari. Si è adottata, pertanto, una distinta unità territoriale, al fine di rilevarli separatamente.

Graffito "W Umberto W la Monarchia" del Referendum 1946


In Via Casal Selce, nel lato compreso nella Zona Castel di Guido, su un vecchio edificio è possibile vedere, ancora conservata, una scritta "W Umberto - W la Monarchia", realizzata con tutta probabilità in occasione del referendum del 1946 con il quale l'Italia fu chiamata a votare per scegliere se rimanere una Monarchia o diventare una Repubblica. L'Umberto citato è chiaramente Umberto II di Savoia, ultimo monarca italiano prima del passaggio alla Repubblica.
Tale scritta è uno dei pochi esempi rimasti di graffiti elettorali dell'epoca, il più famoso dei quali è senza dubbio la scritta (incautamente cancellata nel 2019, ma poi ripristinata) "Vota Garibaldi" in Via Basilio Brollo. Come quest'ultima, sarebbe bello che anche gli altri esempi superstiti, tra cui questa, venissero tutelati.

(ringraziamo per la segnalazione Luca di Pepe)

Scalea Andrea il Moro


La Scalea Andrea il Moro è una strada situata nella parte di Quartiere Gianicolense nota anche come Monteverde, tra Via Aurelio Saffi e Via Fratelli Bandiera. Tale strada è relativa a un tratto stradale molto limitato, costituito da una scala, che venne istituito nel 1935 e, in linea con la toponomastica della zona che vede ricordati principalmente patrioti, venne dedicata ad Andrea Aguyar (Montevideo 1810 - Roma 1849), volontario uruguayano che sostenne Garibaldi nella Repubblica Romana, morendo in combattimento nel 1849.
Nel 1961 la strada, originariamente detta "Via Andrea il Moro", cambiò nome in "Scalea Andrea il Moro". Nel 2012 venne cambiata la targa stradale in quella attuale, che racconta nelle poche righe disponibili la storia di Andrea il Moro.


Graffito delle elezioni 1948 "Nenni e Togliatti al governo"


In Via di Santa Cecilia, nel Rione Trastevere, è ancora parzialmente visibile un graffito risalente alle elezioni politiche del 1948 a sostegno del Fronte Democratico Popolare (una lista unica formata da Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano). Il testo di tale graffito recita "Nenni e Togliatti al governo", con riferimento al leader socialista Pietro Nenni e al suo omologo comunista Palmiro Togliatti, che insieme formavano la lista unica del Fronte Democratico Popolare.
Un omologo graffito situato in Via Basilio Brollo, risalente alle stesse elezioni, è stato oggetto di tutela e preservato (salvo essere nel 2019 protagonista di un'incauta cancellatura, cui poi è stato posto rimedio): sarebbe bello se anche quest'altra testimonianza venisse adeguatamente tutelata.

Strada Romana Fidene - Tuscolo


La strada Romana Fidene-Tuscolo (nota anche con il nome di Via ab Fidenae ad Tusculum) che collegava le due antiche città di Fidene e Tuscolo, situate a pochi chilometri da Roma. Si tratta di un'importante testimonianza di collegamento tra due città situate nei dintorni di Roma senza un passaggio da Roma stessa e di come il sistema stradale extraurbano di Roma Antica non fosse limitato alle più famose vie consolari.
Non è facile datare la strada, anche se probabilmente essa esisteva già nel V Secolo avanti Cristo, e oggi ne abbiamo poche testimonianze, situate principalmente nell'area di Nuova Tor Vergata, nel parco compreso tra Via Sandro Penna e Via Jean-Paul Sartre, dove è possibile vedere un tratto di strada Romana fatto dei classici basoli grigi.
Uno dei tratti visibili della strada a Nuova Tor Vergata

L'esigenza di una strada tra Fidene e Tuscolo non ha bisogno di particolari spiegazioni, e pur non conoscendo il suo preciso percorso possiamo facilmente intuire che avesse anche una funzione di raccordo tra la Tuscolana e la Salaria, passando anche attraverso la Labicana, la Prenestina, la Collatina, la Tiburtina e la Nomentana.
Possiamo per questo immaginare che tale strada abbia coperto un corridoio stradale simile a quello oggi composto da Via Palmiro Togliatti e il Viadotto dei Presidenti, virando nel tratto verso Tuscolo in direzione dei Castelli.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 25 Ottobre 1919

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 25 Ottobre 1919 il Consiglio Comunale si occupa di dedicare una strada a Vittorio Veneto, luogo in cui nel 1918 si era combattuta la battaglia decisiva per la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.

Si propone dunque di cambiare il nome della già esistente Via Veneto, dedicata alla regione italiana, in Via Vittorio Veneto.

Non sorgendo alcuna osservazione, non viene svolto alcun dibattito a riguardo.

Stranamente al Veneto, importante e storica regione italiana, non è mai stata dedicata successivamente alcuna altra strada in Roma, forse proprio per evitare omonimie con "Via Vittorio Veneto", che è ancora spesso e volentieri chiamata "Via Veneto".


Delibera sulla toponomastica di Roma del 27 Novembre 1918

La delibera sulla toponomastica di Roma del 27 Novembre 1918 si occupa di celebrare la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale con la dedica di una strada alla data del 4 Novembre 1918, il giorno in cui viene diramato il "Bollettino della Vittoria" con cui il generale Armando Diaz annuncia la vittoria italiana.

Il Consiglio cambia dunque il nome a un tratto di Via Nazionale in Via IV Novembre.

Non è stato possibile vedere la copia del verbale e non sono per questo possibili ulteriori considerazioni e informazioni.

Palazzo Santacroce

Palazzo Santacroce si trova in Piazza Benedetto Cairoli, nel Rione Regola.
La famiglia Santacroce è una delle più antiche famiglie nobiliari di Roma, dove risulta essere presente dall’anno mille, sempre nella zona al confine tra i rioni Sant'Angelo e Regola. La famiglia, inoltre, ha sempre vantato la discendenza dal console romano Publio Valerio Publicola, fatto per cui la chiesa posta sotto il patronato dei Santacroce ha preso il nome Santa Maria in Publicolis. Proprio nei pressi di questa chiesa i Santacroce avevano fatto edificare un palazzetto, detto “a punta di diamante”, per via della forma delle sua bugne.

Nel XV Secolo, durante le lotte tra le diversi fazioni romane, si schierarono con gli Orsini, con i quali erano imparentati, ed ebbero un’accesa rivalità con la famiglia dei Margani. Alla fine XVI Secolo Onofrio Santacroce decise di costruire un nuovo palazzo nei pressi di via dei Giubbonari, sull’area dove sorgevano alcune case di proprietà della famiglia.

Carlo Maderno (1556-1629) venne allora incaricato di redarre un progetto per l’area, che tuttavia non ebbe seguito, anche a causa della condanna a morte di Onofrio Santacroce: il marchese, infatti, venne arrestato e decapitato per aver istigato il fratello Paolo a uccidere la loro madre Costanza nel 1604. Il palazzo passò allora a Valerio Santacroce dopo una lunga causa legata alla successione. Il nuovo proprietario riprese la volontà di portare a termine il palazzo, e tra il 1630 e il 1640 incaricò Francesco Peparelli di ricostruirlo.

Per il palazzo furono costruite tre facciate, mentre il quarto lato, che affaccia sullo stretto vicolo dei Catinari, non fu decorato. Fu il cardinale Marcello Santacroce a decidere di unire al palazzo gli edifici presenti dall’altra parte del vicolo, di proprietà della stessa famiglia e da usare come alloggi per la servitù: per questa ragione fu incaricato, intorno al 1670, Giovanni Antonio De Rossi (1616-1670), allievo del Peparelli, di unificare le case di proprietà dei Santacroce in un corpo unico dotato di una loggia da costruire in prossimità del ponte sul vicolo dei Catinari già costruito dal Peparelli, così da collegare il nuovo edificio direttamente al piano nobile del Palazzo.

La nuova loggia fu pensata come un giardino pensile, organizzato su diversi livelli e visibile sia dalla strada che dal primo piano e che imitasse un terreno naturale, come era in uso nel gusto dell’epoca. A decorare la nuova struttura lavorarono i due artisti bolognesi, Giovan Battista Ruggieri e Giovan Francesco Grimaldi, quest’ultimo fino al 1640. Le decorazioni richiamano elementi naturali, come foglie, presenti nella balaustra, o rupi, sulle quali sono stati scolpiti i mascheroni. Nella parte del palazzo oltre il vicolo dei Catinari, per gran parte dell’Ottocento fu ospitato un teatro privato, intitolato a San Carlo.

Nel 1904 la proprietà del palazzo è passata alla famiglia Pasolini dall’Onda, che dettero spazio nel loro salotto a figure quali Fogazzaro, interpreti del Modernismo, fino alla condanna di tale movimento da parte della Chiesa nel 1907.

Il cortile di palazzo Santacroce è caratterizzato da un portico al pian terreno con lesene doriche e da alcune nicchie che ospitano busti di imperatori romani. L’elemento maggiormente scenografico è la quinta costituita dal cortile della servitù, con la fontana di Venere che esce dalle acque posta in fondo a esso. Tra i numerosi busti che in passato sono stati nel cortile, stando alla testimonianza del Titi, vi furono anche quelli provenienti dall’ara di Domizio Enobarbo, oggi dispersi tra il museo del Louvre di Parigi e la Gliptoteca di Monaco.

Lo scrittore britannico Augustus Hare scrisse di questo palazzo nel XIX Secolo che si trattava di uno dei pochi palazzi romani infestati da fantasmi, raccontando che la notte due statue di Cardinali della famiglia Santacroce scendono dal loro piedistallo e percorrono i corridoi. Lo stesso scrittore riteneva il palazzo ricco di passaggi segreti.

Il palazzo ha per anni ospitato l'Istituto Italo-Latino Americano e la scuola di perfezionamento per gli Studi Europei della facoltà di Economia e Commercio della Sapienza. Attualmente, invece, tra le altre cose ospita il Centro Russo di Scienza e Cultura.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 22 Dicembre 1916

La delibera sulla toponomastica di Roma del 22 Dicembre 1916 è particolarmente influenzata dallo svolgimento della Prima Guerra Mondiale e ha come unico argomento di discussione e di delibera la dedica di una strada all'eroe di guerra Enrico Toti, volontario aggregato ai bersaglieri che, nonostante privo di una gamba, combatté e cadde a Monfalcone il 6 Agosto 1916, lanciando la stampella contro il nemico.

Si propone quindi di dedicare a Enrico Toti il Vicolo di Porta Maggiore alla luce della richiesta da parte di un comitato costituitosi a Santa Croce (Toti veniva da una famiglia di ferrovieri e aveva vissuto in quelle case). Lo stesso comitato aveva fatto porre una targa in memoria di Toti nelle suddette case.

Non sorgono osservazioni e il cambio di nome è approvato.

Caffè Latour

Il Caffè Latour fu un caffè-pasticceria e ristorante un tempo esistito in Via Cola di Rienzo, nel Rione Prati. Vanne aperto nel 1924 dai fratelli Latour, originari dell'Alsazia-Lorena e discendenti di un generale napoleonico. Il locale rimase in funzione fino al 1977.

Il caffè di Via Cola di Rienzo non fu la prima pasticceria della famiglia Latour a Roma: in precedenza avevano posseduto un locale in Piazza Santi Apostoli e, un secondo, in Via delle Terme, divenendo così noti per l'alta pasticceria, in particolare per la torta colossale. Questi due locali chiusero negli anni '30.
Un menù della sala ristorante del Caffè Latour risalente al 1927

Da Severino a Piazza Zama

Un piatto del buon ricordo del ristorante Severino a Piazza Zama
Da Severino a Piazza Zama era un ristorante un tempo esistente, come dice il nome stesso, in Piazza Zama, nel Quartiere Appio-Latino, nei locali oggi occupati dal ristorante La Madia.
Il ristorante era gestito da Severino Severini, da cui il nome, ristoratore originario delle Marche che seppe creare un locale rinomato che negli anni Sessanta fu frequentato da grandi stelle del cinema e che ottenne una stella Michelin.

Il ristorante in un fotogramma del film "Totòtruffa" del 1962

Via Pasquale Stabilini


 Via Pasquale Stabilini è una strada della Zona Torre Maura che parte da Via Libero Leonardi e non ha uscita. La strada è stata istituita nel 1987 e dedicata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Pasquale Stabilini (1915-1941), in linea con la toponomastica della zona.
Sulla strada è presente l'Istituto Comprensivo Pasquale Stabilini.

Via Fabio Numerio


Via Fabio Numerio è una strada del Quartiere Tuscolano compresa tra Via Aquilio Manio e Via Tarquinio Prisco. La strada venne istituita nel 1964, quando vennero costruiti nuovi edifici lungo la ferrovia all'altezza di Ponte Lungo, e in linea con la toponomastica della zona venne dedicata a Fabio Numerio, che nel verbale toponomastico risulta essere stato "console nel V Secolo avanti Cristo". Questo significa, a scanso di equivoci, che è dedicata a Numerio Fabio Vibulano, console nel 421 avanti Cristo, e non di Numerio Fabio Pittore o Numerio Marco Fabio Buteone, che hanno ricoperto l'incarico di consoli nel III Secolo avanti Cristo.
Nel 1964 la strada, al momento dell'istituzione, arrivava da "Via Aquilio Manio a Via Sestio Menas": non dobbiamo pensare all'attuale Via Sestio Menas, traversa di Via di Centocelle: così era stato infatti inizialmente chiamato il tratto di Via Tarquinio Prisco compreso tra Via Veturia e la ferrovia, ma nello stesso 1964 fu assorbita dalla Via Tarquinio Prisco.
Via Fabio Numerio è oggi caratterizzata dalla presenza di condomini intensivi. Nella strada sono inoltre presenti il ristorante sardo "Il Torchio Sardo" e la pizzeria "C'era una volta".

Tratto della strada Tuscolo-Fidene a Tor Vergata


 Nel parco compreso grossomodo tra Via Jean Paul Sartre e Via Sandro Penna, nella parte della Zona Torre Gaia nota come Nuova Tor Vergata, è visibile un tratto dell'antica strada Romana Tuscolo-Fidene, che un tempo collegava queste due antiche città.

Via Francesco Costantino Marmocchi


Via Francesco Costantino Marmocchi è una strada del Quartiere Prenestino-Labicano compresa tra Via del Pigneto e Via Pausania. La strada si trova nel Quartiere dei Ferrovieri di Villa Serventi, e su di essa vi si affacciano numerose case a uno o due piani tipiche di questo quartiere degli anni '20.
La strada fu infatti ufficialmente istituita nel 1923 e in linea con la toponomastica locale che vede le strade intotolate a geografi e cartografi fu dedicata al geografo Francesco Costantino Marmocchi (Poggibonsi 1805-Genova 1858).

Piazza Pantero Pantera


Piazza Pantero Pantera è una strada del Quartiere Ostiense, più precisamente situata alla Garbatella, compresa tra il Vicolo della Garbatella e Via Alberto Guglielmotti. Tale piazza venne ufficialmente istituita nel 1921, e in linea con la toponomastica della zona venne dedicata allo scrittore di cose navali Pantero Pantera (Como 1568-Como 1625).
Il nome "Piazza Pantero Pantera" risulta senza dubbio singolare (perché singolare era il nome dello scrittore) ed è per questo ritenuto tra i toponimi più caratteristici della Garbatella.

La confraternita omosessuale nella Chiesa di San Giovanni a Porta Latina nel XVI Secolo

La Chiesa di San Giovanni a Porta Latina
 La Chiesa di San Giovanni a Porta Latina si trova nel Rione Celio ed è attualmente molto gettonata dalle coppie come location per i matrimoni. Tuttavia, nel XVI Secolo in questa Chiesa secondo molti resoconti era attiva una confraternita che praticava matrimoni omosessuali.

Il filosofo Michel De Montaigne, nel suo diario di viaggio Journal du Voyage en Italie scritto tra il 1580 e il 1581 riporta, alla data del 18 Marzo 1581:

"Di ritorno da San Pietro m’imbattei in un tale che gentilmente mi pose al corrente di due fccende: che i portoghesi facevano l’obbedienza la settimana della Passione; e che in quel giorno la chiesa prescelta era San Giovanni Porta Latina, nella quale non molti anni addietro alcuni portoghesi s’erano riuniti in una curiosa confraternita, e durante la messa si sposavano uomini con uomini, attenendosi alle stesse cerimonie che usiamo noi per le nozze: si comunicavano insieme, leggevano il medesimo vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano assieme. Gli esperti romani asserivano che, siccome l’altra riunione fra maschio e femmina è resa legittima da un’unica circostanza, la celebrazione del matrimonio, era parso a quella brava gente che quest’altro atto sarebbe divenuto del pari legittimo qualora si fosse ricorso ai riti e ai sacramenti della Chiesa. Otto o nove portoghesi di quella bella confraternita finirono bruciati."

 L'episodio cui il Montaigne fa riferimento risale al 1578. Al tempo San Giovanni a Porta Latina si trovava in una zona poco abitata, ai margini della città, e giaceva in uno stato di parziale rovina. Si hanno informazioni confuse su chi fossero questi "portoghesi" di cui lo scrittore parla, e di loro conosciamo anche la testimonianza dell'ambasciatore veneziano Alessandro Tiepolo che in un rapporto del 2 Agosto 1578 scrisse che erano stati arrestati "undeci fra portoghesi et spagnuoli, i quali, adunatisi in una chiesa ch’è vicina S. Giovanni in Laterano, facevano alcune lor cerimonie et con horrenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio, si maritavano l’uno coll’altro congiungendosi insieme come marito e moglie".

Questa notizia, molto insolita per la Roma del tempo, è stata oggetto di approfondimento da parte del ricercatore Giuseppe Marcocci, che la ha raccontata e documentata in un saggio dal titolo Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo Cinquecento su un passo del "Journal" di Montaigne.

 Le ricerche del Marcocci hanno contribuito a far conoscere l'identità dei membri della singolare confraternita, che era formata da coppie stabili e non, tendenzialmente di nazionalità spagnola, portoghese e un albanese. Alla fine i condannati a morte furono otto: il barcaiolo albanese Battista, il catalano Antonio de Vélez, Francisco Herrera di Toledo,Bernardino de Alfar di Siviglia, Alfonso de Robles di Madrid, Marcos Pinto di Viana do Alentejo, Jerónimo de Paz di Toledo e Gaspar de Martín de Vitoria.

 Vennero condannati al rogo, una pena che non scandalizza Montaigne quando la racconta, ma anzi ne parla quasi come di una cosa normale perché, come è facile intuire, all'epoca non solo l'omosessualità, ma la propria ufficializzazione attraverso il matrimonio - un istituto che all'epoca era prima di tutto un sacramento -, rappresentava qualcosa al di fuori della legge e della morale.

 Ma come era stato possibile che un gruppo di persone era riuscito, in quegli anni, a ufficializzare a tal punto la propria omosessualità e viverla in una singolare realtà proprio all'interno della città di Roma? Dobbiamo contestualizzare che quegli anni videro la capitale protagonista di numerosi problemi di ordine pubblico. Una serie di condizioni politiche, economiche e sociali avevano portato Roma a una profonda diffusione della povertà e a problemi di ordine pubblico, accompagnati anche da frequenti saccheggi nell'Agro Romano (si pensi al caso di Marco Sciarra e all'assedio di Cerreto).

 In questo contesto, Roma era ricca di vagabondi, prostitute e numerose figure ai margini della società del tempo: questa singolare confraternita va inquadrata all'interno di questa situazione di ordine pubblico che vide il suo apice probabilmente proprio negli anni a cavallo tra i '70 e gli '80 del XVI Secolo.

Sant'Adriano ai Fori


La Chiesa di Sant'Adriano ai Fori, nota anche come Sant'Adriano al Foro Romano, si trovava nell'edificio romano, di erà dioclezianea, che ospitava la Curia Julia, all'interno del Foro Romano, nel Rione Campitelli.
L'edificio, quando era ormai abbandonato, nel VII Secolo fu adibito a Chiesa: un fatto non insolito all'epoca e avvenuto per molti edifici di epoca romana. A voler consacrare l'edificio fu il Papa Onorio I (625-638), che la dedicò a Sant'Adriano "in tribus fori", cioè al Foro.
Nel frattempo, in ogni caso, il Senato di Roma, ormai fortemente depotenziato, ma formalmente esistente, continuò a riunirsi all'interno della Chiesa fino al 1143, quando si trasferì presso il Palazzo Senatorio, attuale sede del Sindaco e del Consiglio Comunale di Roma. Il Senato vi rimase operativo anche dopo che sotto Papa Adriano I (772-795) vi era stata realizzata una schola cantorum.


Nel XII Secolo la Chiesa venne restaurata: fu divisa in tre navate con l'uso di colone di spoglio e fu realizzata un'abside in fondo alla navata centrale. Un nuovo importante restauro avvenne sotto Papa Sisto V Peretti (1585-1590), in seguito al quale venne concessa ai Padri dell'Ordine della Mercede.
Tra il 1654 e il 1656 un nuovo restauro, stavolta ad opera di Martino Longhi il Giovane, portò alla trasformazione delle colonne in pilastri grazie all'aggiunta di un rivestimento in muratura, tutta la chiesa fu ornata in quell'occasione con splendide decorazioni barocche.

Lo splendido interno barocco prima della distruzione 

Dal 1690 la Chiesa fu sede della Confraternita degli Acquavitari, alla quale venne nel 1711 unita quella dei Tabaccai che si riuniva presso l'Oratorio di Santa Maria del Riscatto, adiacente alla Chiesa di Sant'Adriano.
Dopo la presa di Roma del 1870 fu presto sconvolta tutta l'area del Foro Romano, con l'inizio di scavi radicali tesi a riportare alla luce le rovine romane e la demolizione di tutte le strutture costruite in età moderna.
Le case addossate alla chiesa furono presto distrutte e fu scavata esternamente la facciata della Curia, lasciando S. Adriano priva della sua vecchia entrata; nel 1922 fu espropriata e passò ad Demanio.



La Chiesa di Sant'Adriano in una fotografia del 1909

Durante il Fascismo iniziò una vasta opera di recupero delle vestigia della Roma Imperiale, voluta fortemente da Benito Mussolini, che coinvolse in modo particolare l'area dei Fori: nasce infatti in questi anni la Via dell'Impero, il cui nome è stato poi cambiato in Via dei Fori Imperiali, e vengono restaurati molti ruderi di età Romana.
In questo programma, nel 1932 si decise di riportare la Curia Julia al suo aspetto originario, per questa ragione venne sconsacrata e smantellata completamente la Chiesa di Sant'Adriano e fu poi ricostruita l'aula senatoriale.
La radicale operazione fu effettuata sotto la direzione di Alfonso Bartoli.


Lo scavo della chiesa permise di studiarne le diverse fasi di stratificazione, comparvero immediatamente le colonne dell'epoca di Pasquale II, poi, sotto quasi quattro metri, fu ritrovato il pavimento della chiesa onoriana, sovrapposto a quello del Senato.


Gli arredi della Chiesa di Sant'Adriano vennero invece trasferiti in altre Chiese.
Nel 1935, mentre venivano svolti i lavori nella Chiesa, venne anche realizzata, adiacente ad essa, la strada di Via della Curia.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 18 Luglio 1918



La delibera sulla toponomastica di Roma del 18 Luglio 1918 è particolarmente influenzata dal fatto che avvenga durante la Prima Guerra Mondiale, in una fase particolarmente delicata: l'Italia, pochi mesi prima sconfitta a Caporetto, aveva evitato che l'Austria-Ungheria dilagasse nel proprio territorio opponendo una strenua resistenza lungo il Piave. Una simile resistenza era avvenuta, in Francia, lungo la Marna.

Proprio per questo, il Consiglio Comunale propone che due strade vengano dedicate al Piave e alla Marna.

Per quanto riguarda Via Marna, viene individuato il tratto di Via dei Baullari compreso tra Campo de' Fiori e Piazza Farnese.

Via Piave, invece, è il nome che viene attribuito a Via di Porta Salaria.

Nel 1940, quando l'Italia entrò in guerra con la Francia, il nome di Via Marna venne abolito e tale strada tornò a far parte di Via dei Baullari.

Delibera sulla toponomastica di Roma dell'8 Giugno 1917

Nella delibera sulla toponomastica di Roma dell'8 Giugno 1917 si può vedere chiaramente il clima relativo alla Prima Guerra Mondiale, all'epoca in pieno svolgimento. Principale fatto della seduta è appunto dedicare una strada alla data del 24 Maggio, giorno in cui, nel 1915, l'Italia era entrata in guerra al fianco dell'Intesa.

Per prima cosa, l'Assessore Di Benedetto ricorda il sottotenente Gennaro Di Franco, già maestro provvisorio del Comune, caduto eroicamente oltre l'Isonzo durante l'avanzata italiana del Maggio precedente.

A seguire, viene riportata una mozione che propone di dedicare un'importante via di Roma alla data storica del XXIV Maggio. La mozione porta la firma dei Consiglieri Tonelli, Grifi, Borromeo, Apolloni, Vecchiarelli, Monti-Guarnieri, Martire, Palomba e Giammarino.

Il Presidente dice che l'amministrazione accoglie con animo lieto la proposta, e indica come strada il tratto di Via del Quirinale compreso tra Piazza del Quirinale e Via Nazionale.

Il Consiglio plaude e approva all'unanimità la proposta.

Inizia poi il dibattito.

Tonelli ringrazia il sindaco per l'adesione.ù

Lanciani chiede alla giunta se sia opportuno togliere dall'ordine del giorno la mozione, che vi figura da mesi, circa l'esposizione e la vendita di pubblicazioni pornografiche (sic!).

Il Presidente fa presente di averne parlato con il Consigliere Martire, il quale ha espresso che tale discussione venga rimandata.

Cavaglieri fa riferimento ad alcuni punti all'ordine del giorno e chiede a che punto siano i lavori della Commissione d'inchiesta sulla Nettezza Urbana.

Palomba, presidente della Commissione d'inchiesta sulla Nettezza Urbana, riferisce che i lavori di tale commissione sono ormai ultimati ma mancano ancora le conclusioni per l'assenza di un membro in servizio militare.

Il Presidente dichiara che chiederà ad Archimede Tranzi di ritirare le dimissioni presentate da componente della Commissione direttiva del disegno.

Verbale originale

Delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1916

La delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1916 è fortemente caratterizzata dal clima bellico (siamo nel corso della Prima Guerra Mondiale) ed emblematica in questo senso. Principale argomento del Consiglio è la commemorazione di Cesare Battisti, patriota trentino arruolatosi nelle file dell'esercito italiano e giustiziato il 12 Luglio presso il Castello del Buon Consiglio di Trento insieme al patriota Fabio Filzi dalle autorità austro-ungariche.

Si inizia proprio con una commemorazione in Consiglio Comunale di Cesare Battisti e del suo sacrificio per l'Italia pronunciata dal presidente Prospero Colonna al termine della quale illustra le proposte:
- Di chiamare Via Cesare Battisti il tratto di Via Nazionale compreso tra Piazza Santi Apostoli e Piazza Venezia.
- Di apporre una targa in memoria di Cesare Battisti in Piazza Venezia

Ha poi inizio il dibattito, in cui numerosi consiglieri ricordano diversi romani caduti nell'ambito della guerra.

Flori ricorda Cesare Rapi, caduto a 22 anni combattendo sull'Altopiano dei Sette Comuni.

Levi ricorda Carlo Bartolomei, tenente del 212esimo Reggimento Fanteria, morto il primo Giugno sul  Monte Cengio, e Giovannangelo Franceschi, morto combattendo al Sasso di Stria.

Vecchiarelli ricorda il Capitano Giovanni Lazzari, caduto mentre combatteva con il 48esimo Reggimento Fanteria.

Il Mortara si unisce al Flori nel ricordare Cesare Rapi.

Il Presidente si unisce con animo commosso al ricordo dei caduti fatto dai Consiglieri.

Si passa quindi a un'interrogazione del Consigliere Cesare Bazzani, che aveva chiesto cosa stesse succedendo ai piedi della Colonna dell'Immacolata di Piazza di Spagna e cosa si intendesse fare per il raccordo tra Via delle Tre Madonne e Valle Giulia.

Risponde l'Assessore Galassi, che ricorda come in una precedente seduta si fosse opposto a mantenere le colonnette intorno alla Colonna dell'Immacolata togliendo solo la cancellata, in quanto tali colonnette erano state progettate insieme al monumento dal Poletti. Tuttavia, il Comune aveva deciso di rimuoverle e, pertanto, è costretto a farsi portavoce della loro rimozione. Aggiunge, in ogni caso, che pochi decenni prima intorno a molti monumenti erano presenti simili colonnette, che tuttavia erano state via via quasi tutte rimosse.
Riguardo Via delle Tre Madonne, fa presente che la strada arrivando al livello della terrazza del Palazzo delle Belle Arti, ne avrebbe danneggiato la prospettiva. Il palazzo, oggi sede della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, venne realizzato proprio dal Bazzani che si era fatto portavoce dell'interrogazione.

Il verbale originale

Delibera sulla toponomastica di Roma del 28 Febbraio 1916

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 28 Febbraio 1916 il Consiglio Comunale si occupa di attribuire i nomi di diverse strade in diverse aree della città.

Vengono dunque istituite:
- Viale del Vignola
- Via Adige
- Via Ticino
- Via Oglio
- Via Albano (ma non si tratta dell'odierna Via Albano che si trova al Tuscolano, ma dell'attuale Via Rieti: il toponimo venne trasferito nel 1926 contestualmente ai cambi di confine interni alla regione Lazio)
- Vicolo della Campagna, a una strada chiamata Vicolo Cieco presso Via della Villa, per evitare l'omonimia con il Vicolo Cieco presso Via del Governo Vecchio
- Via dei Falisci, Largo degli Osci, Via degli Apuli, alle strade che compongono il primo tratto di Via Malabarba
- Largo dei Sanniti
- Via Preneste
- Via Achille Grandi
- Via Sebastiano Grandis, alla strada precedentemente chiamata Via Ludovico di Savoia (per inserire il Grandis vicino ad altri ingegneri)
- Via Ludovico di Savoia, a un tratto di Via Umberto Biancamano
- Via Volkonsky, a una strada di cui è nato solo un piccolo segmento che oggi è chiamato Via Amedeo VIII. Il nome di Via Volkonski, infatti, non viene approvato in seguito al dibattito che segue a tali proposte.
- Via Altamura
- Via Sulmona
- Via Pozzuoli
- Via Isernia
- Via Nola
- Via Giuseppe La Farina
- Via Giuseppe Manno
- Via Luigi Cibrario
- Via Mondovì, al tratto che segue l'antico Vicolo dello Scorpione
- Via Gaetana Agnesi, a un tratto di Via della Polveriera separato dal resto da Via degli Annibaldi
- Via Beatrice Cenci viene spostata al tratto tra Piazza Cenci e il Lungotevere de' Cenci, mentre il tratto sotto l'arco è detto Arco dei Cenci.
- Via dei Pierleoni, a una via oggi scomparsa per la realizzazione di Via del Teatro di Marcello (nel tratto oggi chiamato Via Luigi Petroselli)
- Via Francesco Borromini
- Via Aurelio Saliceti
- Via Mattia Montecchi
- Via Giacomo Venezian a un tratto di Via della Paglia, la cui delimitazione è ritenuta nel verbale "confusa"
- Via Luigi Masi a un altro tratto di Via della Paglia
- Via Calandrelli, alla Via Ludovico Calandrelli, per poter così ricordare in un'unica strada Ludovico e Alessandro Calandrelli evitando possibili confusioni
- Salita del Buon Pastore
- Via Enrico Tazzoli, in precedenza chiamata Via Mattia Montecchi
- Largo del Tritone
- Via Zucchelli, al Vicolo Zuccheri, elevato al rango di "Via" per la "signorilità" e l' "ampiezza"
- Salita San Nicola da Tolentino, al Vicolo di San Nicola da Tolentino, sempre per una questione di "signorilità" e "ampiezza"
- Via Romagna, al posto di Via Dogali (risarcita indirettamente, come vedremo sotto, con la dedica ai "Cinquecento", i militari italiani caduti eroicamente nella tragica battaglia contro gli Abissini al confine con l'Eritrea)

La frastagliata denominazione di Piazza delle Terme è così divisa:
- Via delle Terme, tra Piazza San Bernardo e Via Principe Umberto
- Piazza dell'Esedra, alla piazza con la fontana (oggi Piazza della Repubblica)
- Viale delle Terma, al tratto fra i due giardini
- Piazza dei Cinquecento, all'area di fronte alla Stazione Termini, in memoria dei caduti di Dogali (ricordati sul luogo da un obelisco, oggi spostato di alcuni metri)

Si decide di cambiare il nome dei diversi tratti di Viale delle Mura seguiti dall'aggettivo maschile singolare riferito alla parola viale. Vengono chiamati in quest'altro modo:
- Viale Flaminio
- Viale Tiburtino
- Viale Labicano
- Viale Castrense
- Viale Appio
- Viale Metronio
- Viale Latino
- Viale Ardeatino
- Viale Ostiense
- Viale Portuense
- Viale Aurelio
- Viale Vaticano

Vengono poi modificati i seguenti nomi di località:
- Castel Cervara alla Tenuta Cervara
- Lido di Ostia al nuovo borgo in procinto di sorgere sul litorale

Ha inizio il dibattito tra i Consiglieri.

Giammarino propone che vengano messe anche alle porte della città targhe che ne indichino il nome. Invita inoltre alla pubblicazione di un dizionario stradale in cui sia indicata l'origine e il significato del nome delle vie. Chiede anche che vengano affisse apposite tabelle presso i principali ruderi. Chiede inoltre che alla strada che da Via Palestro arriva al laboratorio di Artiglieria sia dato il nome di Via Confienza. Propone poi che una parte di Piazza dei Cerchi sia dedicata a Cesare Lucatelli, ricordando come nel 1861 la sua morte a Napoli fu causa di lutto e commozione e sia stata affissa una targa in sua memoria nel capoluogo campano.

Biagetti rileva che a Roma non erano ancora al momento state dedicate strade in memoria di artisti come il Camuccini (Via Vincenzo Camuccini, tuttavia, era stata istituita nel 1911) e lo Zabaglia, come Fra' Giovanni da Fiesole e Benozzo Gozzoli, Perugino e Sansovino.

Prende la parola il Presidente, che si associa al Giammarino e al Biagetti. Per quanto riguarda il primo, annuncia che farà apporre le targhe alle Porte di Roma, ma non può fare lo stesso per i ruderi, su molti dei quali i pareri sono discordanti. Nota anche che le stesse difficoltà potrebbero verificarsi per realizzare il "Prontuario stradale", ma annuncia che si metterà in moto perché venga realizzato degnamente.

Bazzani ritiene poco opportuno apporre targhe sulle porte e i ponti storici, perché significherebbe far notare a cittadini e visitatori la loro scarsa conoscenza dei monumenti (sic!). Nota inoltre come sia scomparso il nome di Via degli Aurunci, invitando a ripristinarla quanto prima.

Martire invita a rimanere al di sopra della politica nel dare i nomi delle strade, e critica come sia stata chiamata una strada Via Albano nella zona dei capoluoghi di circondario della provincia di Roma quando questa strada non era all'epoca capoluogo di circondario, così come nota come Via Achille Grandi sia stata inserita in una zona di strade dedicate ad eroi quando Achille Grandi fu "egregio cooperatore, ma non certamente un eroe". Invita inoltre a dedicare strade: a Cesare Cantù, al Cardinale Mezzofanti, "il più illustre conoscitore di lingue che la storia ricorda", ad Angelo Mai, al Cardinale Massaia, citando poi l'inglese Stanley (nel dire di Massaia "che può stare vicino a Stanley" si potrebbe anche interpretare con l'idea di dedicare una via all'esploratore inglese, ma è probabile sia un paragone in merito ai traguardi raggiunti: era molto raro al tempo dedicare strade a figure straniere), e a Pasquale Borelli.

Albini tiene un intervento molto condizionato dal clima bellico dell'epoca, dal momento che la Prima Guerra Mondiale era in corso, ed è strano che nessun altro prima di lui avesse fatto riferimenti al conflitto. Albini ricorda come il governo austriaco abbia cambiato i nomi delle strade di Trento e Trieste cancellando i nomi degli italiani illustri e deturpando il monumento al "Divino Poeta". Chiede quindi che venga ricordato in una strada Guglielmo Oberdan.

Bruschi chiede che venga sospesa la proposta di chiamare una strada Via Volkonski, perché sarebbe il primo caso di una strada dal nome straniero.

Il Presidente annuncia che farà presente alla Commissione quanto espresso dall'Albini e dal Bruschi.

Scaduto risponde invece al Bazzani, dicendo che apporre targhe sui ponti e sulle porte verrebbe incontro a un effettivo bisogno, e si dice favorevole alla realizzazione di un "Prontuario stradale".

Levi risponde a Martire dicendo che Via Grandi è stata realizzata in quel luogo perché tale quartiere è stato realizzato con i principi di cooperazione portati avanti dallo stesso Grandi. Ritiene poi sia opportuno usare il nome di Via delle Terme Diocleziane per almeno una parte dell'asse stradale composta da Via delle Terme e Viale delle Terme, mentre ritiene poco opportuno istituire una Via Preneste, essendo l'antica città già ricordata dalla Via Prenestina.

Capuano si associa a Levi circa la scelta di Via Achille Grandi.

Frattini invita a non cambiare i nomi delle strade con eccessiva frequenza "come attualmente accade".

Mora invita ad assegnare a Cristoforo Colombo una strada più ampia e centrale di quella al tempo dedicatagli, una breve strada nel Rione Testaccio. L'idea del Consigliere Mora sarà anni dopo abbondantemente abbracciata, come l'attuale Via Cristoforo Colombo può dimostrare.

Testa si associa a diversi oratori, nota come i nomi proposti da Bigatti siano stati riservati per la zona di Valle Giulia e saranno ufficialmente assegnati quando avverrà l'effettiva costruzione del quartiere. Si associa a Levi e Capuano sulla scelta della collocazione di Via Achille Grandi e difende la scelta di mettere Via Albano dove è stata messa, perché vicina a località dei Castelli Romani e non dei capoluoghi di circondario. Conclude poi che la Commissione per la Nomenclatura delle Strade ha provveduto ad apporre 229 targhe nel 1914 e 369 nel 1915.

Il Presidente mette poi ai voti che sia sospesa la denominazione di Via Volkonsky: la mozione è approvata, e infatti tale strada non ha preso il nome proposto originariamente.

Il verbale originale