Via Camesena

Tiburtina Via Camesena

Via Camesena è una strada del Quartiere Pietralata, che partendo da Via Tiburtina raggiunge Via dello Scalo Tiburtino, proseguendo oltre. Le origini di tale strada risalgono al 1937, quando il Quartiere Pietralata era in gran parte (caratteristica che tuttora mantiene soprattutto nelle zone a ridosso dell'Aniene) una zona agricola, anche nelle zone urbanisticamente consolidate come quelle subito dopo il bivio di Portonaccio lungo la Tiburtina, dove appunto sorge Via Camesena.
 
Mappa Stazione Tiburtina Pietralata 1950
Via Camesena nella mappa IGM del 1950: come si può notare anche la parte di Pietralata a ridosso di Via Tiburtina aveva ancora forti caratteristiche agricole
 
Come molte strade della zona, prese il nome di un'antica divinità agricola, come si legge anche nella targa stradale. Camesena, nello specifico, era per per il Pantheon Romano una ninfa che unendosi a Giano era divenuta madre di Tiberino, eponimo del fiume Tevere.
Con la realizzazione dei nuovi edifici lungo la Tiburtina dopo il bivio di Portonaccio, la strada non è stata estranea alla realizzazione dei palazzi intensivi che oggi caratterizzano la zona. La progressiva centralizzazione del ruolo della Stazione Tiburtina ha inoltre coinciso con l'aumento dei servizi legati al trasporto dei viaggiatori nella zona: in Via Camesena, ad esempio, sono presenti diverse strutture ricettive come il Tiburtina Hotel Holiday e la Tiburtina Inn Guest House.

Via Irene Imperatrice d'Oriente

Via Irene targa
 
Via Irene Imperatrice d'Oriente è una strada del Quartiere Nomentano, compresa tra Via della Lega Lombarda e Via Pietro l'Eremita. L'origine di tale strada è strettamente collegato alla realizzazione del complesso edilizio della Città del Sole, realizzato tra il 2010 e il 2015 (e tuttora in fase di avanzamento) nel luogo dove sorgeva il deposito ATAC realizzato nel 1939 su progetto di Guido Guidi ed Innocenzo Sabatini ed in parte salvato dalla demolizione per via del suo valore artistico.
La realizzazione del nuovo complesso abitativo ha portato alla nascita di alcune nuove strade, che nel 2015 si decise di dedicare, in linea con la toponomastica del vicino quartiere Tiburtino II e della zona vicino alla Stazione Tiburtina, a importanti figure storiche del Medioevo. In questo caso si decise di dedicare la strada all'Imperatrice Irene (Atene 752 circa - Lesbo 803), importante figura dell'Impero Romano d'Oriente, che dopo essere stata reggente a nome del figlio Costantino VI dopo la morte del marito Leone IV, nel 797 si autoproclamò autocrate dei Romani. Questo fatto portò il Papa Leone III (795-816) a ritenere vacante il trono romano di Costantinopoli e nominare Imperatore dei Romani Carlo Magno, incoronandolo in San Pietro la Notte di Natale dell'800. Forse con attenzione a questo scontro tra Irene e Carlo Magno, il Comune di Roma ha voluto dedicare proprio al sovrano del Sacro Romano Impero l'altra strada del complesso della Città del Sole, Piazza Carlo Magno.
Dopo l'incoronazione di Carlo Magno, per l'Occidente gli Imperatori d'Oriente vennero considerati dal mondo occidentale "Imperatori dei Greci" e non più dei Romani. Loro continuarono sempre a definirsi "Impero Romano", anche se oggi per convenzione vengono chiamati impropriamente bizantini.

Via Pietro l'Eremita

Targa stradale Via Pietro l'Eremita
 
Via Pietro l'Eremita è una strada del Quartiere Nomentano, compresa tra Via Guido Mazzoni e Piazza delle Crociate. L'origine di tale strada risale al 1927, quando venne istituita con il nome di Via di Villa Narducci, per via della vicinanza con l'omonima villa.
La zona della Stazione Tiburtina, tuttavia, fu sottoposta dalla fine degli anni '30 a numerosi cambiamenti (che sorte vuole non abbiano dato un ordine "definitivo" a quest'area e siano in qualche modo ancora in corso d'opera) che hanno portato, tra le altre cose, a numerose modifiche toponomastiche nell'area soprattutto tra quel periodo e gli anni '50.
 
Cambiamenti Via Pietro l'Eremita Via Villa Narducci
La collocazione di Via Pietro l'Eremita e Via di Villa Narducci
 
Proprio nel 1950, il nome di Via di Villa Narducci venne attribuito a una nuova strada, ancora denominata in questo modo, posta all'interno di tale villa. Rimasta senza nome, questa via prese il nome di Via Pietro l'Eremita, in conformità con l'odonomastica di quest'area che vede le strade dedicate a protagonisti delle Crociate. Pietro d'Amiens, noto come Pietro l'Eremita (Amiens 1050 circa-Neufmoustier 1115), fu uno dei promotori della Prima Crociata, quella nota anche come "Crociata dei Poveri", in cui un gruppo di pellegrini e persone d'ogni sorta che avevano risposto autonomamente all'appello di Clermont di Papa Urbano II (1088-1099) del 1095 che lanciò formalmente le Crociate si lanciarono in guerra contro i Selgiuchidi, venendo però sconfitti.

Targa in memoria di Giacomo Segre, Giulio Cesare Paoletti, Carlo Corsi e Michele Plazzoli

Targa Palazzo Battaglia Nomentana

 
La targa in questione si trova in Via Nomentana, all'ingresso del cosiddetto Palazzo delle Battaglie, nella parte della strada compresa nel Quartiere Salario. Essa ricorda il capitano delle truppe del Regno d'Italia, Giacomo Segre, che il 20 Settembre 1870 dalla collina ancora visibile nel cortile del palazzo dove la targa si trova aprì il fuoco d'artiglieria causando l'apertura della Breccia di Porta Pia.
Oltre a lui la targa, che riporta la scritta "Roma alla Patria", ricorda il luogotenente Giulio Cesare Paoletti, il caporale Carlo Corsi e il caporale Michele Plazzoli, militari dell'esercito sabaudo che caddero nell'azione militare che portò all'annessione di Roma da parte del Regno d'Italia.
La targa è stata qui posta dall'Associazione Nazionale Artiglieri d'Italia il 20 Settembre 2020.

Via di Ponte Mammolo

Ponte Mammolo edificio antico
 
Via di Ponte Mammolo è una strada del Quartiere Ponte Mammolo compresa tra Via Tiburtina e la campagna. Le sue origini risalgono al 1930, anno in cui venne formalmente istituita e in cui le venne dato il nome all'omonimo ponte che deve a sua volta il nome alla matrona romana Giulia Mammea. Il 1930, anno in cui la strada fu istituita, coincide col periodo in cui comparve la primissima urbanizzazione dell'area.
La strada in questione, ad ogni modo, si presenta come una nascosta stradina a poca distanza dal Fiume Aniene. Lungo essa si possono scorgere edifici più antichi, alcune case nate in maniera spontanea e una Chiesa Cristiana Ortodossa.
La strada è un importante punto di riferimento per la comunità ucraina presente a Roma, che ha fatto del parcheggio di pullman cui si può accedere anche dalla strada un importante punto di ritrovo in cui ogni domenica svolge un mercatino. A tale riguardo, lungo Via di Ponte Mammolo ha sede l'Associazione Culturale Cristiana Italo-Ucraina.

Villino Rudinì Beccaria Incisa




Il Villino Rudinì Beccaria Incisa si trova in Via Sallustiana n. 56, nel Rione Sallustiano.
L'edificio fu costruito, nel 1902, su progetto dell'architetto Cesare Salvatori dall'impresa del costruttore Achille Franzosini. Nel 1908 fu acquistato dalla Marchesa Leonita di Rudinì Beccaria Incisa di Santo Stefano Belbo, moglie del Marchese di Rudinì, in seconde nozze, che aveva vissuto nell'adiacente Villino Rudinì.
In villino è a tre piani, con bugnato liscio al piano terra, belle finestre con timpano ricurvo al primo piano, e mezzanino al secondo piano, decorato con lesene e riquadri. Le finestre del mezzanino sono decorate con cornici a volute, culminanti in una testa di putto, che sostiene il modiglione superiore.
L'ingresso è inquadrato da un portico con colonne e paraste doriche, sormontato da una bella balconata a balaustra.
Una elaborata cancellata in ferro battuto recinta l'edificio lungo Via Sallustiana, il vasto giardino si estende fino a Via Piemonte.

Villino Corbi




Il Villino Corbi si trova in Via Piemonte n. 42 ad angolo con Via Sallustiana, nel Rione Sallustiano.
Venne costruito da Giulio Podesti per la famiglia Corbi nel 1902.
Il fabbricato è a tre piani, con bugnato liscio al pianterreno e angolare ai piani superiori, la pianta è posta di traverso rispetto alle due strade. 
L'edificio è caratterizzato, nella facciata principale, da un leggero avancorpo su cui si apre l'ingresso, con quattro lesene al pian terreno che sostengono una balconata, al primo piano, la cui porta finestra è decorata da un timpano, su mensole.
Le finestre al piano terra sono ad arco, con piattabande bugnate, mentre quelle del primo piano sono decorate da un architrave orizzontale, quelle dell'ultimo livello hanno una cornice decorata da un antefissa su volute. Particolare è la loggia centrale, sull'attico, costituita da tre arcate su colonnine corinzie, sormontata da una terrazza a balaustra. La facciata posteriore verso il Villino Spierer ha un interessante fronte curvilineo.
Il villino è oggi la sede della Allianz Bank.



Villino Kaiser




Il Villino Kaiser si trova in Via Abruzzi n. 11 ad angolo con Via Sicilia, nel Rione Ludovisi, oggi ospita l'Hotel Villa Pinciana.
L'edificio fu costruito da Romolo Raffaelli per l'ingegnere Giuseppe Kaiser, nel 1901.
Il villino si sviluppa su tre piani, con tre finestre per piano, è inoltre ricoperto da un bugnato angolare. 
Le finestre del piano terra sono architravate, nel piano nobile hanno un timpano arcuato e al terzo piano sono decorate da una conchiglia. Sopra l'ingresso è presente un balcone con parapetto a balaustra.
Sull'attico si apre un ulteriore livello decorato da lesene ioniche, con finestre ad arco a tutto sesto e sormontato da una terrazza a balaustra. Verso il giardino si trova una veranda ad arcate sormontata da un terrazzo.
L'edificio è recintato da un muro con balaustre, sfere decorative e vasi. Oggi vi si è installato il lussuoso Hotel Villa Pinciana, di quattro stelle, con venticinque camere.

Via Luigi Tosti

Poligrafico Via Tosti
 
Via Luigi Tosti è una strada del Quartiere Appio-Latino compresa tra Via Latina e Via Giuseppe La Farina. Tale strada nasce nel 1924, quando vennero istituite le strade di quello che all'epoca era noto come Suburbio Appio-Latino, e che oggi rappresenta la parte del Quartiere Appio Latino posta al di fuori dell'anello ferroviario.
I nomi di tali strade vennero assegnati in memoria di storici, e questa prese il nome di Via Luigi Tosti, in memoria dell'Abate Benedettino e storico Luigi Tosti (Napoli 1811 - Montecassino 1897).
 
Vecchia Mappa Appio Latino
Via Tosti nella mappa di Marino e Gigli del 1934

Fin da subito, la zona di questa strada fu subito legata al vicino stabilimento della Zecca di Stato di Via Gino Capponi: in Via Tosti sorgono infatti diversi edifici di proprietà dell'Istituto Poligrafico Zecca dello Stato.

Villa Castellani



Villa Castellani, si trova tra la Salita dei Monti Parioli e Via Carlo Dolci n. 3, 

Alfredo Castellani

La villa fu costruita sui terreni della lottizzazione Fossati, accanto a Villa Bazzani, nel 1912 dall'ingegnere Luigi Mazzocchi per l'orafo Alfredo Castellani. La particolare posizione sulla sommità del colle le permette di avere un panorama mozzafiato sulla città.


L'edificio, in stile medievale, si sviluppa su due piani, è rivestito in cortina laterizia, con bugnato angolare in stucco. Le finestre sono ad arco a tutto sesto, bifore e trifore con piattabande. I sottarchi sono decorati a maioliche policrome, con motti in latino.
L'ingresso si apre in una interessante torre merlata, che si trova in Via Carlo Dolci, invece una torre con loggia a tre arcate è protesa sulla scarpata, verso il Quartiere Flaminio.



Palazzo Giolitti



Palazzo Giolitti è situato in Via Cavour n. 71 ed occupa l'intero isolato compreso tra Via Cavour, Via Torino, Via d'Azeglio e Via Rosmini, nel Rione Castro Pretorio.
Il palazzo è stato costruito nel 1888 dall'architetto Cesare Janz, al posto dell'antico Casino Felice, l'unica parte rimasta di Villa Peretti Montalto, lottizzata nel 1885 da Francesca Massimo, Principessa di San Faustino, al suo interno infatti venne tracciata la nuova Via Antonio Rosmini. L'edificio fu realizzato dalla ditta Lugani & Fortini tra il 1886 e il 1888.

L'area su cui sorge il palazzo era occupata dal Casino Felice di Villa Peretti Montalto, 1885

La costruzione si sviluppa su cinque piani, ed è realizzata in un sofisticato stile eclettico, con forti richiami all'antichità classica.


I primi tre piani sono ricoperti a bugnato squadrato, mentre gli altri due sono decorati da lesene doriche e, centralmente, sei semicolonne ioniche scanalate, di ordine gigante. Le finestre del piano nobile, poste fra le semicolonne ioniche, sono comprese in un'arcata sorretta da colonne ioniche, e affacciano su una balconata a balaustra.
Sopra lo spesso cornicione si apre l'ultimo piano, con finestre doppie ad arco, su paraste doriche.


La testata tra Via Torino e Via Cavour è la parte più interessante dell'edificio, ed è caratterizzata dall'angolo tronco, con la presenza di una fila di finestre nella parete di sezione, le due colonne ioniche angolari, particolarmente monumentali, del terzo e quarto piano, sono sormontate dal cornicione spezzato. A causa del fallimento della ditta Lugani & Fortini, nel 1894, l'edificio passò in proprietà alla Banca d'Italia nel 1897.
Il palazzo divenne famoso perché, dal 1891 fu abitato, al quarto piano, da Giovanni Giolitti e dalla sua famiglia.


Molte furono le manifestazioni popolari, di appoggio e dissenso, che si svolsero in Piazza dell'Esquilino e sotto Palazzo Giolitti, alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento.
Oggi una targa posta dalla Banca d'Italia nell'androne dell'edificio, ricorda lo statista piemontese, con il nome del quale è stato ribattezzato il palazzo.

Villino Montefiore



Il Villino Montefiore si trova in Via Lucullo nn. 18 20, nel Rione Sallustiano.
Venne costruito nel 1901 da Giulio Podesti per il Cavaliere Giulio Montefiore, imprenditore, in stile rinascimentale.
L'edificio si sviluppa su due piani, è rivestito a bugnato liscio, le finestre sono architravate al piano terra e decorate con timpano al primo piano.
Su Via Lucullo si trova un avancorpo con tre finestre per piano, preceduto da un piccolo portico ad arcate, inquadrate da lesene doriche scanalate, con terrazza a balaustra.
Un errato restauro ha dato alla originale monocromia una scorretta bicromia bianca e gialla.


Saccheria Sonnino

Ex Opificio Sonnino
 
La Saccheria Sonnino, ex Opificio Sonnino, è un edificio industriale situato in Via del Porto Fluviale, nel Quartiere Ostiense, che ancora oggi ospita i locali dell'azienda Carlo Sonnino, rivenditrice di tende e casalinghi.
Tale struttura nacque nel 1902, negli anni in cui in quest'area di Roma iniziò a sorgere un quartiere industriale composto da stabilimenti conciari, dal Gazometro, dai Mercati Generali, dal Porto Fluviale, dai mulini e da numerose altre strutture. In quest'ambito sorse anche l'Opificio Sonnino, uno stabilimento industriale per la produzione di sacchi in iuta e per la fabbricazione della lana. Questa struttura è stata gradualmente inglobata nell'isolato: dobbiamo immaginare Via del Porto Fluviale alle origini come una strada costituita da disordinati insediamenti industriali che, negli anni, sono stati gradualmente inseriti in un nuovo contesto.
 
La saccheria Sonnino colpita da un bombardamento nel 1944
 
Nel Marzo 1944 un bombardamento degli Alleati su Roma colpì la zona della Stazione Ostiense, danneggiando anche l'edificio della Saccheria. Una foto testimonia i danni, e si nota anche come nell'insegna dell'edificio sia rimossa la parola "Sonnino". Possiamo immaginare che questo sia uno degli effetti delle infami leggi razziali che portarono gli Ebrei italiani (Sonnino è un cognome molto diffuso tra gli Ebrei di Roma) a essere privati delle loro aziende. Oggi la scritta è stata ripristinata nella sua versione originale.
Nel 2005 la riqualificazione dell'ex quartiere industriale del Porto Fluviale coinvolse anche l'edificio della Saccheria Sonnino, che venne ampiamente restaurato.

Via di Sant'Onofrio

Via di Sant'Onofrio
 
Via di Sant'Onofrio è una strada del Rione Trastevere, compresa tra la Salita di Sant'Onofrio e Piazza della Rovere. Originariamente un ramo minore della Salita di Sant'Onofrio, così chiamata dall'omonima Chiesa, questo tratto di strada fu scorporato e reso toponomasticamente autonomo nel 1911.

Villino Boncompagni Ludovisi




Il Villino Boncompagni Ludovisi è situato in Via Boncompagni n. 18 nel Rione Sallustiano. L'edificio fu costruito tra 1901 e 1903 dall'architetto Giovanni Battista Giovenale per il Principe Luigi Boncompagni Ludovisi, nel lotto di terreno tra Via Quintino Sella e Via Boncompagni.


Il villino si sviluppa su due piani, la pianta è rettangolare con il lato breve su Via Boncompagni, lo stile è settecentesco.
Al numero 18 di Via Boncompagni si apre l'ingresso monumentale, costituito da una grande porta architravata inquadrata da uno stemma Boncompagni Ludovisi e sormontata da un'enorme conchiglia con coccarde di fiori, la trabeazione è mistilinea e sostenuta da grandi mensole con volute a capitelli ionici, sul timpano è posto un vaso decorativo.


La facciata è caratterizzata da finestre del pianterreno con timpano spezzato, decorate da lesene ioniche, il mezzanino è decorato da lesene doriche e il piano nobile da lesene ioniche, la trabeazione sommitale è costituita da rilievi di draghi e rosette alternati alle metope.


La facciata sul giardino è simile a quella su Via Boncompagni, è occupata da un portale che, attraverso una scalinata, conduce al parco, superiormente è presente una nicchia con un busto e una balconata su cui affaccia una loggia su colonne ioniche, al primo piano. L'estremità destra è impreziosita da un bovindo decorato da lesene e belle grate in ferro battuto.

la Principessa Blanceflor nel Salone delle vedute

All'interno particolarmente decorato è il Salone delle Vedute, con affreschi della scomparsa Villa Ludovisi e mobili in stile Luigi XV.
Il 1972 la Principessa Blanceflor Gancia de Bildt Boncompagni Ludovisi ha lasciato la proprietà allo Stato Italiano, il 1992 il villino è stato consegnato alla Soprintendenza della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e contemporanea per diventare la sede del Museo delle Arti Decorative Italiane del Novecento, il museo è stato aperto nel 1995.

Villino Rossellini




Il Villino Rossellini si trova in Via Nerva n. 2, ad angolo con Piazza Sallustio, nel Rione Sallustiano.
L'edificio fu costruito nel 1901 per l'impresario edile Zeffiro Rossellini dall'ingegner Giovanni Sleiter, dello studio tecnico di Augusto Giustini.
L'imprenditore aveva costruito nel 1899 il Villino Pignatelli, nel 1900 il Villino Levi, la palazzina di Piazza Sallustio, quella di Via Boncompagni angolo Via Nerva ed altri palazzi in Via Collina e nelle vie adiacenti.

Roberto Rossellini con la mamma Elettra, i fratelli Renzo e Marcella

Il villino era abitato dal nipote Angelo Giuseppe Rossellini. Nel 1906 vi nacque il regista Roberto Rossellini. Il giovane Rossellini abitò quì fino a quando aveva due anni, quando si trasferì in un altro palazzo di proprietà della famiglia.


L'edifico è a due piani, con pianta quadrangolare, è rivestito a bugnato liscio al pianterreno, le finestre del piano nobile sono dotate di timpani, mentre le cornici marcapiano sono decorate da elaborati stucchi. 


All'angolo tra la piazza e Via Nerva è presente un bel balcone angolare su mensole, con il parapetto decorato da putti scudi, girali fogliati e lesene corinzie.
Sul versante sinistro della piazza si trova una grande veranda, su lesene, occupata da vetrate e sormontata da una terrazza con balaustre a colonnine. Essa venne costruita nel 1910 dal nuovo proprietario il Principe Giovannelli per ospitare un sontuoso Salone da Ballo.
Il colore originale dei bugnati era travertino.

Grand Hotel Continental


Il Grand Hotel Continental era un albergo di Roma situato in Piazza dei Cinquecento, ad angolo con Via Cavour, nel palazzo di destra dei due edifici gemelli di Piazza dei Cinquecento, nel Rione Castro Pretorio.
L'edificio fu costruito nel 1876-78 dall'Impresa dell'Esquilino, che realizzò la I zona del Quartiere per essere la testata di Via Cavour e doveva funzionare da entrata monumentale alla nuova Capitale per chi veniva dalla Stazione Termini, che all'epoca aveva il fabbricato degli arrivi proprio di fronte ai due palazzi, in quella che si chiamava Piazza della Stazione.


I due edifici gemelli furono progettati da Francesco Virber in forme particolarmente monumentali, come richiesto espressamente dal Municipio, che impose i bugnati e i portici rivestiti in granito, essi hanno infatti un portico al piano terra scandito da lesene in granito.
I piani superiori invece sono rivestiti a bugnato liscio, sono decorati da lesene d'ordine gigante con capitelli ionici e al livello superiore corinzi, le finestre del piano nobile sono dotate di un timpano.


L'edificio di destra, di proprietà Lugani, divenne da subito sede del Grand Hotel Continental, un grandissimo albergo che affacciava direttamente sulla Stazione Termini.



L'albergo aveva circa trecento camere ed era arredato lussuosamente. Nel 1899 era dotato di ascensori, poste e telegrafi e illuminazione elettrica.


L'ingresso era caratterizzato da grandi arcate a tutto sesto e stucchi sui soffitti, mentre grandi lampadari di murano illuminavano le sale. Il Ristorante e le Sale lettura erano arredate lussuosamente.


Alla fine sella Prima Guerra Mondiale divenne proprietaria dell'albergo la famiglia Veneziana degli Spada, che a Venezia gestiva l'Hotel del Lido.


Durante la Seconda guerra mondiale vi soggiornarono gli ufficiali e i sottoufficiali Scozzesi.
La gestione rimase in mano alla famiglia Spada, che alla fine lo chiuse nel 1974.
Oggi l'edificio appartiene alla Polizia di Stato, ed è stato restaurato in maniera corretta.

Festeggiamenti per i 25 anni della presa di Roma


Il 20 settembre 1895 si sarebbero celebrati i XXV anni dalla Breccia di Porta Pia, e dalla liberazione di Roma. 
Nel gennaio del 1895 venne fondato dunque il Comitato per solennizzare i XXV anni della liberazione della città, voluto dal Sindaco Emanuele Ruspoli e presieduto da Menotti Garibaldi.


Già nella prima riunione della commissione esecutiva del 28 febbraio, guidata dall'architetto Giulio de Angelis, si ritenne impraticabile l'inaugurazione della parte costruita del Monumento a Vittorio Emanuele, la commissione focalizzò l'impegno sull'inaugurazione del Monumento Nazionale a Garibaldi, su quella del Monumento che il Comune di Roma stava costruendo a Cavour, di Ponte Umberto, realizzato dalla ditta Allegri e Lazzeri, e anche di sistemare in maniera più monumentale la Breccia di Porta Pia. 


Inoltre fu proposto il 13 luglio di inaugurare ufficialmente il monumento a Marco Minghetti, da tempo realizzato, e da collocare in Piazza San Pantaleo.
Il Comune organizzò anche convegni scientifici, un congresso ginnastico, l'esposizione di Belle Arti e la II Gara Generale del Tiro a Segno Nazionale.
La Società per il Bene Economico, presieduta dal Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, con vicepresidenti il Sindaco Ruspoli, Carlo Menotti, Onorato Caetani e il Ministro Ferraris, composta da 64 associazioni tra cui spiccavano le Logge Massoniche Universo, il Circolo Radicale, l'Associazione Giuditta Tavani Arquati, aveva deciso l'erezione di una colonna marmorea alla Breccia di Porta Pia e un busto di Michelangelo Caetani da porre in Campidoglio, visto che non fu finanziato il programma dal Governo Crispi, la Società decise di assumere l'iniziativa in proprio, lanciando una sottoscrizione pubblica per raccogliere fondi.
Lo scultore Ettore Ferrari fu incaricato dei lavori da effettuare alla Breccia, egli fu anche autore delle quattro corone d'alloro da deporre sotto il busto di Mazzini, la tomba di Vittorio Emanuele al Pantheon, il monumento a Garibaldi e quello a Cavour.
Da tempo infatti le aspettative degli ambienti liberali, anticlericali e radicali, erano interessati a monumentalizzare lo spazio della Breccia occupato, all'epoca, da una semplice targa posta nel 1871. Ferrari infatti fece collocare la lapide i con i 48 caduti, allora collocata a destra di Porta Pia, nel luogo della Breccia, e venne realizzata una nuova lapide, il cui testo fu supervisionato dal sindaco, da porre sulla destra della prima lapide. Inoltre venne installata una cancellata in ferro battuto, fu sempre il Ferrari a volere posizionare, poi, la colonna commemorativa al centro del Corso d'Italia, dove avrebbe goduto della maggiore visibilità pubblica.
La Commissione provvide agli addobbi e alle luminarie grazie all'Ufficio Tecnico Municipale, su progetto di Mario Moretti, con l'adattamento dei materiali di magazzino già allestiti per la visita di Guglielmo II a Roma nel 1888.


Le manifestazioni ufficiali del 1895 si aprirono il pomeriggio del 15 settembre con il III Concorso Ginnico Nazionale, al Velodromo di Porta Salaria, alla presenza del Re e della Regina e di ventimila spettatori, si esibirono due formazioni di ginnastica di Udine e Rovigo.

La II gara di Tiro a Segno

Il 18 settembre si svolse la II Gara di Tiro a Segno Nazionale al Poligono di tiro di Tor di Quinto, il 18 settembre, con discorso ufficiale del Presidente del Consiglio Crispi. La gara durò fino al 2 ottobre, giorno della premiazione.


Il 20 Settembre fu solennemente inaugurato il monumento a Garibaldi, alle 11 di mattina, sul Gianicolo, erano state allestite dal de Angelis la tribuna Reale, preceduta da due colonne corinzie sormontate da aquile, e una galleria per le autorità, a forma di anfiteatro, dove presero parte i rappresentanti di Comuni e delle Province. 


La Carrozza Reale, con Umberto e Margherita, venne da Piazza del Popolo, Crispi fece un solenne discorso disse: "I nemici dell'unità vorrebbero interpretare la festa odierna quale offesa al capo della Chiesa Cattolica, ma il buon senso resiste a certi artifici perché tutti sanno che il Cristianesimo, di sua natura divina, non ha bisogno del cannone per resistere. Se il Cristianesimo, con la parola di Paolo e di Crisostomo, riuscì senza l'aiuto delle armi temporali, a conquistar il mondo, non si comprende perché il Vaticano debba ancora ambire al principato civile per l’esercizio delle sue funzioni spirituali. Se il Vangelo, come anche noi crediamo, è la verità, se con il solo apostolo riuscì a propagarsi, con l'apostolato potrà mantenersi e vivere. La religione non è e non deve essere funzione di Stato; essa conforta i credenti con la speranza di un avvenire eterno, essa alimenta lo spirito della fede, e perciò la religione è santa".
Si radunò, per l'occasione, una grande folla di 60.000 persone.


Il pomeriggio invece, tutte le associazioni patriottiche partirono nel grande corteo che da Piazza del Popolo, sfilò lungo Via del Corso, Piazza Venezia, Via Nazionale, il Castro Pretorio e Corso d'Italia, fino a Porta Pia, mentre i reggimenti che avevano preso parte alla campagna del 1870 vennero in corteo separatamente partendo dal Quirinale. Il Sindaco Ruspoli, che raggiunse in berlina Porta Pia, inaugurò così la colonna, con un discorso ufficiale sulla presa di Roma e sulla difesa della città come Capitale di tutta Italia contro le potenze straniere.


Il 22 settembre venne inaugurato dal Re, dalla Regina, dal Sindaco e da Crispi, il monumento a Cavour di fronte al Palazzo di Giustizia, all'epoca in costruzione.
Il 23 settembre il Re fece la rivista al Macao ai veterani e alle rappresentanze dei corpi che avevano preso parte alla campagna del 1870.


La sera fu effettuata una girandola in onore dei Sovrani al Pincio, e la festa notturna sul Tevere con barche illuminate da bengala, una grande trireme romana su cui era posto il gruppo scultoreo l'Italia che incorona Roma Capitale e girandola a Castel Sant'Angelo.


Il 24 settembre poi fu inaugurato il monumento ai Fratelli Cairoli a Villa Glori, mentre nel pomeriggio venne svelato il monumento a Marco Minghetti in Piazza San Pantaleo.


Il 25 settembre venne inaugurato il busto del Maggiore Pagliari al Gianicolo.
I festeggiamenti si conclusero il 27 settembre con l'inaugurazione, in sordina, del monumento a Pietro Cossa, in Piazza Sant'Elena, con discorso del Sindaco di Roma.