Targhe commemorative del Suburbio Aurelio

A seguire, suddivise per strada (elencate in ordine alfabetico), trovate l'elenco delle targhe commemorative presenti nel Suburbio Aurelio.

Piazza Cornelia
- Targa in memoria dei caduti della Borgata Montespaccato in tutte le guerre

Targa in memoria dei caduti della Borgata Montespaccato in tutte le guerre


La targa in questione si trova in Piazza Cornelia, nel Suburbio Aurelio, e ricorda i caduti di tutte le guerre della Borgata di Montespaccato.
La targa è molto interessante dal punto di vista della toponomastica locale. La borgata in cui si trova è chiamata infatti in più modi: Montespaccato, Cornelia, Fogaccia. In tale occasione si è scelto di usare il nome Montespaccato.

Colonia felina di Torre Argentina

Tra i ruderi dell'Area Sacra di Torre Argentina, nel Rione Pigna, è presente un'importante colonia felina, la colonia felina di Torre Argentina.
L'origine di questa colonia risale a quando tra il 1926 e il 1928, nell'ambito di lavori di adeguamento stradale della zona tra Corso Vittorio Emanuele e Via Arenula, vennero alla luce i resti romani dell'Area Sacra. Da quel momento, tali ruderi divennero un luogo d'attrazione oltre che per i turisti e i curiosi anche per molti gatti, che li trovavano un luogo protetto in quanto al di sotto del livello stradale. In breve tempo, molte gattare e gattari iniziarono a portare loro cibo e fornirgli assistenza, rendendola di fatto una colonia felina.


Va detto che ovviamente in quegli anni non era ancora diffuso il cibo per animali in scatola e i gatti erano nutriti soprattutto grazie alla carne di scarto. A tale proposito, in passato a Roma esisteva il carnacciaro, un uomo che girava e distribuiva la "carnaccia", la carne di scarto, ai felini.
Va ora fatto un piccolo appunto: la colonia felina si distingue dal "gattile", che è simile a un canile ma che ospita i gatti, e dall'oasi felina, che vuole ricostruire un ambiente dove i gatti possano vivere liberamente. La colonia felina è infatti un gruppo spesso spontaneo di gatti che si riuniscono in un determinato luogo e la cui cura è affidata o a privati cittadini o ad associazioni.


Negli anni, Torre Argentina divenne una delle colonie feline più note di Roma, dove i gatti venivano accuditi da gattare e gattari di ogni tipo, compresi alcuni molto celebri quali l'attrice Anna Magnani.
Negli anni '80 l'attore Antonio Crast ottenne uno spazio all'interno del sottopassaggio pedonale di Torre Argentina (oggi chiuso) per farne un ambiente per la colonia felina, e negli anni '90 gli sforzi di Franca Stoppi, Lia Dequel e Silvia Viviani portarono a una maggiore organizzazione della colonia.
Attualmente la colonia felina di Torre Argentina è nota in tutto il mondo, complice la suggestiva posizione.

Storia dei Forti di Roma


I forti di Roma nel 1883.

I forti di Roma sono quindici strutture difensive che componevano il campo trincerato di Roma.
Questo sistema difensivo fu costruito tra il 1877 e il 1891 dallo Stato Italiano per riparare la nuova capitale dalla minaccia di un eventuale attacco straniero, soprattutto francese, volto a restituire la città al Papa.
Il campo trincerato era completato da quattro batterie, piccole fortificazioni composte da postazioni d'artiglieria.
La vasta cintura di difesa si estendeva per circa quaranta chilometri intorno alla città, ad una distanza dal centro storico di 4/5 chilometri. Ogni forte aveva una struttura di tipo prussiano, con la pianta trapezioidale, si trovava in una posizione strategica, o su un'altura o in corrispondenza di una via consolare, da cui molti presero il nome, e mediamente alla distanza di 2/3 chilometri dall’altro.

L'ingresso bugnato di forte Antenne.

I primi sette forti furono costruiti tra il 1877 e il 1880 per rispondere ad un eventuale sbarco dal mar Tirreno e furono i seguenti: Monte Mario, Braschi, Boccea, Aurelia Antica, Bravetta, Portuense e Appia Antica.
I lavori iniziarono nell’ottobre del 1877, la direzione fu affidata a Luigi Garavaglia, direttore del Genio Militare.
I successivi forti furono costruiti con i nuovi fondi del 1880 e terminati nel 1882, le batterie furono ultimate nel 1891.
Nel 1919 furono dismessi per il superamento della loro funzione di difesa dovuto alle nuove tecnologie della guerra moderna e per l'avanzare progressivo della città.
Nonostante in origine sorgessero in aperta campagna, oggi i forti sono stati inglobati nella città, si configurano dunque come architetture d'epoca importanti in quartieri inurbati nel dopoguerra e dovrebbero essere adibiti a nuove funzioni. Per alcuni di loro è attualmente così, mentre altri giacciono in disuso. Anche se caratterizzati da un'architettura prettamente militare e funzionale, che comunque ha un suo interesse, trovano maggiore monumentalità nel grande portale d'ingresso, inquadrato da lesene di vario tipo e sormontato da elaborati stemmi sabaudi.

Forte Portuense dall'alto.

Oggi alcuni forti sono ancora di proprietà demaniale ed utilizzati dal Ministero della Difesa, tra questi il forte Ostiense e Pietralata sono stati alterati per la costruzione di caserme, mentre altri giacciono  inutilizzati e versano in stato di abbandono, con la vegetazione spontanea che ormai ne occupa i terrapieni da anni. Il Forte Prenestino, invece, è un centro sociale occupato.



Abbacchiaro

Abbacchio servito al ristorante "Da Teo"
 L'abbacchiaro era un lavoro esistente nella Roma di un tempo, e oggi di fatto esercitato in maniera più generica dai macellai. L'abbacchio è un tipo di carne molto diffusa a Roma: si tratta del figlio della pecora ucciso da lattante, ad appena venti giorni dalla nascita. Il nome "abbacchio" deriva dal fatto che l'animale era ucciso con un colpo di bacchio, un lungo e grosso bastone.
L'abbacchiaro spesso, oltre all'abbacchio, vendeva anche pollame, uova e cacciagione. Nel 1600 avevano l'obbligo di vendere ai battiloro - ovvero i lavoratori di lamine d'oro - le budella degli abbacchi macellati, che usavano per la battitura del metallo che gli permetteva di ottenere la foglia d'oro.
Un antico abbacchista, ancora attivo fino a pochi decenni fa, fu Augusto Serpilli, macellaio specializzato in abbacchi e polli che aveva la propria bottega in Via di Ripetta, nel Rione Campo Marzio, fondata dal padre Pietro Serpilli. Oggi la bottega non esiste più ma c'è ancora il ristorante che Augusto e la madre Palmira vollero realizzare nel 1936 accanto alla macelleria: Dal Pollarolo.

Via di Monte Fiore

Il pittoresco ingresso di un edificio di Via di Monte Fiore
Via di Monte Fiore è una strada del Rione Trastevere compresa tra Piazza del Drago e Via della VII Coorte. Il nome della strada è dovuto al fatto che qui, un tempo, era presente un parziale rialzamento del terreno dovuto alla presenza delle rovine dell'Excubitorium, l'antica caserma della VII Coorte dei Vigiles dell'Antica Roma. Questa struttura tornò alla luce in una serie di scavi tra il 1865 e il 1866.
La strada attualmente presenta due lati completamente diversi tra di loro: se il lato verso Viale Trastevere è composto da palazzi costruiti negli anni '30, l'altro vede ancora numerosi edifici tradizionali trasteverini.
Edifici caratteristici in Via di Monte Fiore

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 6 Novembre 1885

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 6 Novembre 1885, preso atto che il precedente 28 Ottobre il Consiglio Comunale aveva stabilito di dare al nuovo ponte tra la zona di Via dell'Orso ae i Prati di Castello il nome di "Ponte Umberto I", si decide di dare i nomi ad altri due ponti in costruzione in quegli anni: quello tra Piazza del Popolo e Piazza della Libertà e quello tra Regola e Trastevere.
Al primo si decide di dare il nome di Ponte Regina Margherita, e al secondo di Ponte Garibaldi.

Защо Рим се нарича Вечен град?



По целия свят, Рим, нашият град, когато не се нарича с името си, се нарича "Вечния град". Как така? Нека да разберем защо Рим се нарича Вечен град. Това алтернативно име на Рим е широко разпространено за много дълго време, влизайки в общия език толкова много, за да направи причината и произхода на това име почти пред очите на мнозина.

Също така, защото за един град, който с императорите и папите, в древността, както и в епохата на Възраждането, за изкуство или за политика, от основаването до наши дни винаги е бил герой, това е прякор, който се вписва перфектно. с историята на града. Често, който иска да разбере защо Рим се нарича Вечен град, може погрешно да мисли за парче от творбата на Маргерит Yourcenar, Мемоари на Адриан.

В това произведение, в което френският писател си представя дълга послание на император Адриан, чрез което той проследява периода на Древния Рим, в който той самият водил империята, в която в определен момент се произнася тази присъда: \ t "Друг Рим ще дойде и аз не мога да си представя лицето му, но аз ще помогна да го оформя ... Рим ще живее, Рим ще загине само с последния град на хората".

Фразата, колкото и емоционална, и за колко докосва ръката на вечността на Рим, не е причината, която обяснява защо Рим се нарича Вечен град. Романът на Yourcenar, всъщност, датира от 1951 г., когато в продължение на векове се използваше определението за Вечния град за Рим.
Поетът Тибуло в картина от 1866 г. на Лорънс Алма-Тадема
Но защо тогава Рим се нарича Вечен град?

Първият автор, който говореше за Рим в този смисъл, е живял много векове по-рано от Вашия Ценар. Това е Албио Тибуло, елегически латински поет, който е живял между 54 и 19 г. пр. Хр. В своята II Книга на елегиите, в V пише: 

"Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", traducibile in Italiano come "Né ancora aveva Romolo innalzato le mura dell'Eterna Urbe".

Понастоящем това е най-старото свидетелство на Рим, определено като вечен град и следователно вероятно е фразата, която търсим, ако искаме да знаем защо Рим се нарича Вечен град.

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Via Baccina


Via Baccina è una strada del Rione Monti, compresa tra Via Tor de' Conti e Via dei Serpenti. La strada deve il nome alla famiglia fiorentina Baccini, che qui aveva il proprio palazzo voluto da Andrea Baccini, che morì nel 1614. Nella strada sorse anche l'albergo Ad Crucem Militensem, il cui nome ricordava il simbolo dei Cavalieri di Malta che hanno una sede adiacente.
Sulla strada sono inoltre presenti un'importante Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino e l'Oratorio della Santissima Vergine Addolorata, oggi sconsacrato.
Nel 1666 Papa Alessandro VII Chigi progettò un prolungamento della strada per renderla un unico rettifilo con Via degli Zingari: tale progetto non andò in porto, ma venne ripreso dal Piano Viviani del 1873, in cui era previsto un allargamento della strada per renderla maggiormente in asse con la strada limitrofa. In quest'occasione, tuttavia, quando nel 1878 si scoprì che una gran parte dei fabbricati di Via Baccina erano privi di fondamenta, fatto che costrinse a realizzare grandi archi di sostegno che portarono a una notevole spesa e all'interruzione del progetto originario.

Il progetto di ampliamento di Via Baccina nel Piano Viviani del 1873
Fino al 1943 esistette nella strada un giardino di proprietà degli Agostiniani, che venne però esprorpiato per la costruzione del mercato rionale di Monti, ancora esistente seppur attivo solo con un numero limitato di banchi.
Nella strada abitò inoltre il grande attore e drammaturgo Ettore Petrolini, come una targa ricorda.

Vicolo dell'Arcaccio


Vicolo dell'Arcaccio è una strada del Rione Regola, che parte da Piazza San Vincenzo Pallotti e non ha uscita. La strada deve il nome probabilmente a un arco oggi non più esistente che non doveva versare in condizioni particolarmente buone.
Sulla strada è presente un nasone e, all'angolo con Via Giulia, il ristorante vietnamita Thien Kim.

"Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo"


"Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo": a pronunciare questa frase fu Ottaviano Augusto.

Warum wird Rom Ewige Stadt genannt?


Überall auf der Welt wird Rom, unsere Stadt, wenn sie nicht mit ihrem eigenen Namen bezeichnet wird, "die Ewige Stadt" genannt. Wie kommt das Lassen Sie uns herausfinden, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird.

 Dieser alternative Name Roms ist seit langem weit verbreitet und hat sich so sehr in die gebräuchliche Sprache eingearbeitet, um den Grund und Ursprung dieses Namens fast für viele zu schaffen. Auch weil für eine Stadt, die bei den Kaisern und den Päpsten, in der Antike wie in der Renaissance, für Kunst oder Politik von der Gründung bis heute immer ein Protagonist war, ein Spitzname, der perfekt passt mit der Geschichte der Stadt.

Wer wissen will, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird, kann irrtümlicherweise an ein Stück aus dem Werk von Marguerite Yourcenar, Memoirs of Hadrian denken. In diesem Werk, in dem sich der französische Schriftsteller einen langen Brief Kaiser Hadrians vorstellt, verfolgt er die Zeit des antiken Roms, in der er selbst das Reich führte, in dem zu einem bestimmten Zeitpunkt dieser Satz ausgesprochen wird: "Anderes Rom wird kommen, und ich kann mir sein Gesicht nicht vorstellen, aber ich habe mitgeholfen, es zu gestalten ... Rom wird leben, Rom wird nur mit der letzten Stadt der Männer zugrunde gehen." Der Satz, so evokativ er auch ist und für wie viel er die Hand der Ewigkeit Roms berührt, ist nicht der Grund, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird. Der Roman von Yourcenar stammt aus dem Jahr 1951, als jahrhundertelang die Definition der Ewigen Stadt für Rom verwendet wurde.

Der Dichter Tibullo in einem Gemälde von Lawrence Alma-Tadema von 1866
 Aber warum wird Rom die Ewige Stadt genannt?

 Der erste Autor, der in dieser Hinsicht von Rom sprach, hat viele Jahrhunderte früher gelebt als der Yourcenar. Dies ist Albio Tibullo, ein elegischer lateinischer Dichter, der zwischen 54 und 19 v. Chr. Lebte. In seinem II. Buch der Elegien schreibt der Dichter im V. die folgenden Verse:

"Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", traducibile in Italiano come "Né ancora aveva Romolo innalzato le mura dell'Eterna Urbe".

Dies ist derzeit das älteste Zeugnis von Rom, definiert als ewige Stadt, und daher ist es wahrscheinlich der Ausdruck, nach dem wir suchen, wenn wir wissen wollen, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird.

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Targa in memoria di Pio XII


La targa in questione si trova nell'androne di Palazzo Pediconi, in Via degli Orsini, nel Rione Ponte, e ricorda il Papa Pio XII Pacelli (1939-1958), qui nato con il nome di Eugenio Pacelli (1876-1958).

Targa in memoria del Beato Alvaro Del Portillo


La targa in questione si trova nell'androne di un palazzo di Corso Rinascimento, nella parte compresa nel Rione Parione, e ricorda il Beato Alvaro Del Portillo (Madrid 1914-Roma 1994), che qui abitò appena arrivato a Roma tra il 28 Febbraio e il 15 Giugno 1946.
La targa è stata qui posta dall'Obra Pia-Stabilimenti Spagnoli in Italia.

Targa in memoria del Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese


La targa in questione si trova all'interno di Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia d'Ungheria, in Via Giulia, nel Rione Regola, e ricorda il Pontificio Istituto Ecclesiastico Ungherese, che qui ebbe sede sin dal 1928, creando le fondamenta istituzionali a Roma per la formazione scientifica dei sacerdoti ungheresi e formando così diverse generazioni di personalità ecclesiastiche.
La targa è stata qui collocata dalla Conferenza Episcopale Ungherese nel 2013.

Targa in memoria degli 80 anni dalla fondazione dell'Accademia d'Ungheria


La targa in questione si trova all'interno di Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia d'Ungheria, in Via Giulia, nel Rione Regola, ed è stata qui posta nel 2007 per celebrare gli 80 anni dalla fondazione dell'Accademia stessa.

Targa in memoria di Kuno Klebelsberg


La targa in questione si trova all'interno di Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia d'Ungheria, in Via Giulia, nel Rione Regola, e ricorda Kuno Klebelsberg (Peckska 1875 - Budapest 1932), Ministro del Culto e della Pubblica Istruzione, continuatore dell'opera del Vescovo Vilmos Fraknoi e fondatore dell'Accademia d'Ungheria in Roma da lui istituita.
La targa è stata qui posta nel 2000 dal Ministero del Patrimonio Culturale d'Ungheria in occasione del primo millenario della fondazione dello stato ungherese.

Targa in memoria degli artisti ungheresi della "Scuola Romana"


La targa in questione si trova all'interno di Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia d'Ungheria, in ia Giulia, nel Rione Regola, e ricorda i 129 artisti ungheresi, ex borsisti dell'Accademia d'Ungheria che furono a Roma tra il 1928 e il 1943 divenendo membri della "Scuola Romana".
Nello specifico sono ricordati in modo particolare Vilmos Aba-Novak (1894-1941), Pal Molnar C.- (1894-1981) e Istvan Szonyi (1894-1960).
La targa, scritta sia in lingua ungherese che in lingua italiana, è stata qui posta dal Ministero della Pubblica Amministrazione e della Giustizia ungherese in occasione dell'anno culturale Ungheria-Italia del 2013.

Collegamenti tra Roma e la Sardegna

Roma e la Sardegna sono separate dal Mar Tirreno, fatto che rende necessario l'uso di un aereo o di un traghetto come collegamento per raggiungere la Sardegna da Roma e Roma dalla Sardegna. Questi trasporti sono particolarmente importanti per la vasta comunità sarda storicamente presente a Roma, per i numerosi romani che scelgono la Sardegna come meta delle loro vacanze e per i sardi che scelgono di visitare Roma. Molti sardi lamentano storicamente la mancanza di prezzi agevolati per coloro che, pur residenti in Sardegna, vivono per ragioni di lavoro o di studio "in continente", come amano chiamare la penisola italiana.

Ma adesso andiamo a vedere quali sono i collegamenti tra Roma e la Sardegna.

In aereo

La Sardegna ha tre aeroporti aperti ai voli civili: Cagliari-Elmas (CAG), Olbia-Costa Smeralda (OLB) e Alghero-Fertilia (AHO). Tutti e tre sono collegati con almeno uno dei due aeroporti di Roma, Fiumicino (FCO) e Ciampino (CIA).

Cagliari-Elmas (CAG)
L'aeroporto di Elmas è collegato sia con Roma Fiumicino - grazie ai voli Alitalia - che con Roma Ciampino - grazie ai voli Ryanair.

Olbia-Costa Smeralda (OLB)
L'aeroporto di Olbia è collegato all'aeroporto Roma Fiumicino grazie ai voli Air Italy.

Alghero-Fertilia (AHO)
L'aeroporto di Alghero è collegato all'aeroporto Roma Fiumicino grazie ai voli Blue Air.

In nave

Il porto di Olbia
La Sardegna ha numerosi porti, molti dei quali si affacciano sulla sponda tirrenica e sono perciò ben collegati a quelli del litorale laziale. Il traghetto permette di viaggiare tra Roma e la Sardegna anche portando con sé l'automobile. Il principale porto vicino a Roma per viaggiare in nave verso la Sardegna è Civitavecchia, collegato a Olbia, Golfo Aranci, Cagliari e Porto Torres.
Il porto tuttavia più vicino a Roma collegato con la Sardegna è Fiumicino, che tuttavia è collegato con meno rotte.
A operare queste rotte sono, tra le altre, le linee Grimaldi Lines, Moby e Tirrenia.

Civitavecchia-Porto Torres
Civitavecchia-Olbia
Civitavecchia-Arbatax
Civitavecchia-Cagliari
Fiumicino-Golfo Aranci

Siti delle linee aeree che operano voli tra Roma e la Sardegna:
Air Italy
Alitalia
Blue Air

Targa in memoria della costruzione del nuovo edificio del Pontificio Collegio Croato di San Girolamo


La targa in questione si trova in Via Tomacelli, nel Rione Campo Marzio, e ricorda la costruzione del nuovo edificio del Pontificio Collegio Croato di San Girolamo, avvenuta nel 1938.

Cappella di Nostra Signora di Lourdes a S. Rocco




La prima cappella di sinistra della chiesa di San Rocco all'Augusteo, nel Rione Campo Marzio, è dedicata alla Vergine di Lourdes.
In origine era consacrata a San Vincenzo Ferreri, di cui era posto sull'altare un quadro del Grecolini, ed ospitava il fonte battesimale della chiesa.
Fu il parroco Frediani a iniziare la devozione all'Immacolata dopo la proclamazione del dogma facendo eseguire, nel 1860, dal pittore Pietro Gagliardi, un'Immagine della Vergine Immacolata, che fu posta nella terza cappella di destra della chiesa, che fu dedicata all'Immacolata.
Nel 1899 il parroco Romolo Allegrini decise di favorire la devozione a Nostra Signora di Lourdeds facendo erigere una riproduzione della Grotta di Massabielle tale da occupare tutta la superficie della cappella. I lavori iniziarono presto e sia la grotta che l'altare di marmo frono terminati nel 1900, anno del Giubileo, cosicchè la cappella fu inaugurata nello stesso Anno Santo.
L'altare, costituito da marmi pregiati, è decorato da due altorilievi in marmo bianco che affiancano il tabernacolo scolpiti da Ascanio Angeloni: a destra Gesù al pozzo con la Samaritana, a sinistra un miracolo della Madonna di Lourdes davanti alla Basilica del Rosario. Il tabernacolo culmina in un tempietto su colonnine di bronzo con tetto a pagoda.
Nella nicchia fu posta una tela dipinta da Giovanni Gagliardi rappresentante la Vergine di Lourdes, dall'altro lato un'altra rappresentante Bernadette inginocchiata.
L'immagine della Madonna presente nella cappella fu incoronata una prima volta nel 1912 e nuovamente nel 1915.



Nel 1956 il rettore Mons. Romita fece sostituire i dipinti nella grotta con delle statue, attualmente in sacrestia. Nello stesso anno Gianfranco Spagnesi disegnò le nuove balaustre per tutte le cappelle in marmo verde.
Infine negli anni Ottanta, con il contributo dei fedeli, fu realizzata l'attuale statua della Vergine dotata di particolare suggestione.







Colonna in memoria dell'apertura di Via dell'Impero


La targa in questione si trova in Via dei Fori Imperiali, nella parte compresa nel Rione Campitelli, e ricorda l'apertura di Via dell'Impero, avvenuta nell'Ottobre del 1930 sotto il regno di Vittorio Emanuele III, con Benito Mussolini capo del Governo e Francesco Boncompagni Ludovisi Governatore di Roma, come scritto sulla targa.
Durante il Ventennio fascista, in occasione di importanti opere pubbliche era abitudine porre come targa commemorativa una colonna come in questo caso.

Via degli Annibaldi


Via degli Annibaldi è una strada del Rione Monti compresa tra Via Cavour e Via Nicola Salvi. Le origini della strada risalgono all'inizio del XX Secolo quando, nell'ambito dei cambiamenti urbanistici della zone che avevano portato alla nascita della vicina Via Cavour, si decise di prolungare Via dei Serpenti oltre la nuova strada fino a raggiungere il Colosseo.
La nuova strada, compresa tra due muraglioni che la delimitano lungo il Colle Oppio, prese nel 1906 il nome di Via degli Annibaldi, in memoria della famiglia che nel Medioevo controllava il Colosseo.
In occasione del Giubileo del 2000 è stato realizzato sopra la strada un ponte pedonale che ripercorre così il tracciato della vecchia Via della Polveriera, interrotta proprio dalla realizzazione dei muraglioni di Via degli Annibaldi a inizio XX Secolo.

Il tracciato della futura Via degli Annibaldi sulla mappa di Roma del Marré del 1876

Via dell'Amba Aradam

Via dell'Amba Aradam è una strada del Rione Monti compresa tra Piazza di San Giovanni in Laterano e Largo dell'Amba Aradam.
Tale strada è l'antica Via della Ferratella, cui nel 1937 il Governatorato di Roma volle conferire il nome di Via dell'Amba Aradam per commemorare la decisiva vittoria italiana nella Guerra d'Etiopia, combattutasi presso l'omonimo monte nel Febbraio 1937.

Un reparto di soldati Italiani di fronte all'Amba Aradam nel 1937.

Contemporaneamente, una strada nel Rione Trastevere prese il nome di Via Ascianghi, in memoria della battaglia del Lago Ascianghi, combattutasi nella stessa guerra.

Via della Ferratella (attuale Via dell'Amba Aradam) in una mappa del 1930 dell'Istituto Geografico De Agostini
Sempre nel 1937, il Governatorato decise di "risarcire" la storia Via della Ferratella con una nuova strada, parallela a Via dell'Amba Aradam, ovvero l'attuale Via della Ferratella in Laterano.
Negli anni '30 la strada era in gran parte non urbanizzata, e si presentava come una strada che si concludeva monumentalmente alla Basilica di San Giovanni in Laterano. Dai primo anni del XX Secolo vi furono collocate alcune delle casette provvisorie volute dal sindaco Ernesto Nathan, ma negli anni '30 vennero rimosse.
Tra il 1932 e il 1937 l'architetto Giuseppe Momo fu incaricato di costruire, a ridosso di questa strada, la nuova sede della Pontificia Università Lateranense.
Negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale sorsero lungo la strada i nuovi edifici del continuo Ospedale San Giovanni - Addolorata, realizzati a partire dal 1958, e il palazzo dell'INPS, risalente al 1959.
Un'immagine di Via dell'Amba Aradam
Proprio sotto questo palazzo è nascosto un importante complesso archeologico, la Domus Faustae, scoperta proprio durante i lavori di costruzione dell'edificio. Si tratta di due edifici di età Giulio-Claudia identificati come le case dei Laterani e dei Pisoni.
Riguardo il nome della strada, va chiarito che nel linguaggio comune italiano il termine "Amba Aradam" (o, per crasi, un "Ambaradan") indica spesso una situazione confusionaria. Questo non c'entra con la strada, ma con la battaglia: le truppe italiane, infatti, erano alleate ad alcune tribù locali che, in base alle situazioni, più volte avevano cambiato fronte in vista della battaglia, creando una situazione confusionaria. Da lì molti soldati che avevano combattuto in Etiopia iniziarono, tornati in patria, a usare tale termine, facendolo entrare nel linguaggio comune.

Stazione Trastevere (1890)




La stazione Trastevere del 1890 è una stazione ferroviaria abbandonata che si trova nel Quartiere Gianicolense.
Fu costruita nel 1890 per sopperire alla funzione della vecchia struttura di Roma Porta Portese, edificata nel 1859 da Pio IX.

La stazione da costruire a Trastevere nel PRG del 1883.

Già nel Piano Regolatore del 1883 si pensò di realizzare un grande scalo a Trastevere, in quel caso addirittura dentro le mura.
La nuova stazione serviva sia per il traffico passeggeri che, soprattutto, come scalo per merci provenienti dal porto di Civitavecchia.
Proprio per l'insita funzione di secondo grosso scalo della capitale nel versante meridionale di Roma l'edificio fu progettato in maniera particolarmente monumentale. Il terreno fu espropriato nel 1888 alla Confraternita Israelitica della Carità e Morte.

Planimetria della stazione Trastevere nel 1890.
Il progetto fu elaborato dalla Rete Mediterranea e prevedeva il fabbricato viaggiatori lungo il nuovo Viale del Re, che era in costruzione e lì sarebbe poi terminato. Verso la Via Portuense si trovavano invece quattro magazzini per le merci e le relative zone di scarico.
Nel nuovo piano ferroviario elaborato sempre dalla Rete Mediterranea, la stazione sarebbe stata passante, i binari avrebbero attraversato il Tevere su un ponte, poi sarebbero passati in galleria sotto l'Aventino, sul piccolo Aventino, infine si sarebbero diretti fino a Porta S. Sebastiano per fondersi con la linea  proveniente da Civitavecchia.
Questo dispendioso progetto, pericoloso per l'integrità monumentale del centro storico di Roma, non fu mai fortunatamente realizzato per carenza di fondi.

La stazione in costruzione nel 1889.
I lavori iniziarono nel 1888 e terminarono nel 1890.
L'edificio sul versante dei binari ospitava  una grande tettoia di ferro riccamente decorata che copriva i cinque binari destinati ai passeggeri, accanto ad essi vi erano altri cinque binari passanti per i treni merci e cinque tronchi a servizio dei capannoni merci. Lungo la Via Portuense, per colmare il dislivello tra il livello dei binari e quello della strada fu costruito un grande muro in tufo, nel quale si aprivano le grandi arcate dei manufatti di scarico. Ai lati del muro si aprivano due rampe che consentivano il passaggio di mezzi di carico al piano binari dalla via Portuense. Dalla rampa verso Porta Portese è nato il Clivio Portuense.


Nonostante gli entusiasmi e le speranze dei progettisti il traffico passeggeri non decollò mai abbastanza e la linea per Civitavecchia ritornò ad avere il capolinea a Termini.
Ai primi del Novecento fu deciso un completo cambio di strategia per il quadrante trasteverino: il vecchio ponte dell'industria non garantiva più il traffico ferroviario in continuo aumento, si progettò un nuovo ponte ferroviario leggermente spostato più a nord che comportava un riassetto completo della linea ferroviaria.
Lungo il nuovo fascio di binari, nel punto di raccordo con la ferrovia Roma Viterbo, fu costruita nel 1911 l'odierna stazione Trastevere.

Lo scalo di Trastevere nel 1925.

La vecchia stazione cambiò nome in Scalo di Trastevere e fu ridotta alla funzione esclusiva di scalo merci. Il grande edificio passeggeri fu riconvertito in Istituto Sperimentale delle Ferrovie dello Stato.
Nel PRG del 1931 lo scalo merci veniva cancellato per fare spazio ad un quartiere di abitazioni intensive. La stazione sarebbe stata demolita per far posto ad una grande piazza che era in asse con la rampa di Via Ugo Bassi.

Le Domeniche Ecologiche a Roma 2018-2019

La fascia verde entro la quale è interdetto il traffico veicolare privato durante le domeniche ecologiche
Il comune di Roma ha realizzato il nuovo calendario delle domeniche ecologiche del 2018 e del 2019 fino a marzo.

Una domenica al mese in cui il traffico veicolare di Roma sarà bloccato quasi completamente e i cittadini dovranno muoversi a piedi o con i mezzi pubblici.

Il divieto riguarda tutti i veicoli dotati di motore endotermico e vale all’interno della Fascia verde, che si può vedere nella mappa allegata a questo articolo e comprende una vasta area all'interno del Grande Raccordo Anulare.

Quali veicoli non potranno circolare durante le Domeniche Ecologiche?

Il divieto comprende tutte le automobili fino alle Diesel Euro 6.

Quali sono gli orari delle Domeniche Ecologiche?

Il divieto di circolazione delle automobili sarà in due fasce orarie: la prima tra le 7:30 e le 12:30 e la seconda tra le 16:30 e le 20:30. In alcune specifiche giornate, tali orari possono essere modificati per via di eventi che non possono essere previsti in anticipo.

Quando sono le Domeniche Ecologiche?

I Comune di Roma ha stabilito le seguenti date per le Domeniche Ecologiche tra il 2018 e il 2019:

18 Novembre 2018
2 Dicembre 2018
13 Gennaio 2019
10 Febbraio 2019
24 Marzo 2019

Qual è l'obiettivo delle Domeniche Ecologiche?

Il sito del comune di Roma scrive che questa iniziativa serve a “Prevenire e contenere l’inquinamento atmosferico, contribuire a sensibilizzare la cittadinanza sul tema della qualità dell’aria e ad un uso responsabile delle fonti energetiche.

Altri siti che ne parlano:
Domenica 18 Novembre prima Domenica Ecologica - in Comune di Roma

Teatro sul Campidoglio

Una mappa del Teatro sul Campidoglio
Il Teatro sul Campidoglio è esistito per un breve periodo e si trovava dove oggi sorge Piazza del Campidoglio, nel Rione Campitelli.
Questo teatro fu una struttura provvisoria realizzata nel 1513 per volontà di Papa Leone X de' Medici (1513-1521), che volle realizzare una grande festa per il conferimento della cittadinanza Romana al fratello Giuliano de' Medici.
Il teatro venne realizzato in legno con una capienza di 3mila persone e venne progettato dall'architetto Pietro Roselli, toscano vicino all'ambiente dei Sangallo, che costruì una struttura che pur provvisoria doveva essere destinata a un evento di notevole risonanza.
La struttura venne realizzata sull'attuale Piazza del Campidoglio - che ancora non aveva ricevuto la sistemazione michelangiolesca - e consisteva in una struttura di legno decorata in modo da imitare il marmo di forma rettangolare con una cavea di sette gradinate inquadrate tra pilastri. Il prospetto scenico si trovava nel lato addossato al Palazzo Senatorio, e l'apparato scenografico fu curato da Baldassarre Peruzzi.
Il teatro era inoltre a cielo aperto ma poteva essere coperto ed era riccamente decorato con dipinti e tappezzerie. Erano inoltre presenti palchi privati per i nobili.
La struttura operò il 13 Settembre per la cerimonia in onore di Giuliano de' Medici e il giorno successivo, quando venne messo in scena il Poenulus di Plauto.

Altri siti che ne parlano:
Quando la piazza del Campidoglio era un grande teatro - in Comune di Roma

Marco Antonio, un nemico di Roma nella toponomastica italiana

 

Marco Antonio (Roma 83 avanti Cristo - Alessandria d'Egitto 30 avanti Cristo) fu un politico, militare fu uno dei più importanti uomini politici e militari dell'Antica Roma alla fine dell'Età Repubblicana. Luogotenente di Cesare prima, triumviro con Ottaviano e Lepido poi, negli ultimi anni lasciò Roma per stabilirsi in Egitto al fianco di Cleopatra, da cui provò a muovere guerra contro l'ex compagno di triumvirato, Ottaviano, venendo però sconfitto ad Azio.
Gli attenti osservatori della toponomastica di Roma si saranno accorti che non esiste nella città alcuna strada dedicata a Marco Antonio. A Roma è chiaramente ricordato Ottaviano, sia con questo nome che con il nome di Augusto, assunto dopo aver fondato l'Impero, mentre esiste - ma da tempi più recenti - una strada dedicata a Marco Emilio Lepido, loro compagno di triumvirato.
Per quanto riguarda invece il primo triumvirato, sono ricordati nei nomi delle strade di Roma sia (ovviamente!) Giulio Cesare, sia Gneo Pompeo, sia Crasso.
Se ci spostiamo fuori dal Comune di Roma, vediamo che nelle strade italiane Marco Antonio è ricordato molto raramente: abbiamo notizie di una strada a Napoli, una a Bologna e una ad Andria, ma nelle altre città risultano assenti strade in sua memoria.
Come mai questa scelta? Marco Antonio è, in effetti, uno dei personaggi probabilmente più noti della Roma Antica: il suo personaggio nel Giulio Cesare di Shakespeare tiene una memorabile orazione che muove l'opinione pubblica contro gli assassini di Cesare, nel linguaggio comune dire "un Marcantonio" indica una persona alta e robusta, dal fisico possente, e la sua storia d'amore con Cleopatra è sempre stato oggetto di interesse. In generale è dunque stato un personaggio molto noto e non giudicato negativamente dall'attuale opinione pubblica. Ma allora come mai Roma non gli ha mai dedicato una strada? C'è una sola spiegazione a questo: Marco Antonio morì a tutti gli effetti da nemico di Roma.
Cleopatra sulla terrazza di Philae, Frederick Arthur Bridgman
 La sua fuga ad Alessandria fu vista come un tradimento, e una volta in Egitto donò a Cleopatra territori di Roma, creando a tutti gli effetti una scissione territoriale attraverso la quale mosse guerra proprio contro Roma al fianco dell'Egitto, prima di essere sconfitto da Ottaviano nella battaglia di Azio e morire successivamente suicida, come d'altronde anche Cleopatra.
La sua storia, che lo ha posto in contrapposizione con Roma, fa sì che gli tocchi (in parte, visto che limitati casi di strade in suo onore in Italia ci sono) una sorte simile a quella di molti nemici storici di Roma, quali Attila o Annibale, ad esempio, ai quali non sono dedicate strade.
La differenza rispetto ai nemici di Roma sopracitati è che Marco Antonio fu a tutti gli effetti un cittadino romano e la storia non ce ne parla come di un personaggio negativo. Anche Cleopatra è una figura che ancora oggi affascina molti storici, ma la sua contrapposizione con Roma fa sì che anche a lei non siano dedicate strade.
Per quanto riguarda Lepido, terzo componente del secondo triumvirato, si è dovuto aspettare il 1958 perché gli venisse dedicata una strada, situata nel Quartiere Don Bosco. Forse perché anche nel suo caso possiamo dire sia morto in ostilità con Roma, avendo aderito alla rivolta siciliana di Sesto Pompeo, ma successivamente c'è stata una forma di perdono da parte dell'ufficio toponomastica? O semplicemente lo hanno ritenuto un personaggio secondario?
Diversa invece la sorte toponomastica dei due esponenti del primo triumvirato sconfitti da Cesare, Pompeo e Crasso. Per quanto Pompeo sia stato impegnato in una guerra civile contro Cesare, venne ucciso in Egitto per volontà del faraone Tolomeo XII da Potino, che lo decapitò e fece consegnare la testa allo stesso Cesare, il quale non apprezzò assolutamente il gesto e fece uccidere Potino. Questo mostra una forma di rispetto di Cesare verso il rivale ed ex compagno di triumvirato Pompeo, che anche per questo non viene considerato un nemico di Roma. Per quanto riguarda il terzo membro del primo triumvirato, Marco Licinio Crasso, non si schierò mai in alcun modo né contro Roma né contro i compagni di governo, e morì a Carre, in Siria, in una tragica battaglia contro i Parti.
In poche parole, nonostante la storiografia e la cultura popolare attuali abbiano in grande considerazione la figura di Marco Antonio, la sua morte avvenne in seguito a una guerra nella quale si alleò a una potenza straniera, l'Egitto, contro Roma, fatto che lo ha probabilmente messo in cattiva luce nella toponomastica delle città italiane, da cui come abbiamo visto è quasi assente.
Oltre a Piazza Augusto Imperatore, che si trova nel Rione Campo Marzio nel luogo dove si trova il mausoleo dell'Imperatore, le strade dedicate a Ottaviano, Giulio Cesare, Pompeo e Crasso sono tutte nel Rione Prati. Sorte vuole che a poca distanza da queste strade ci sia una strada dedicata a un altro Marcantonio: Marcantonio Colonna, ammiraglio eroe della battaglia di Lepanto.

Archi della Mola


Gli Archi della Mola, noti anche come Ponte della Mola o Ponte degli Archi, sono un tratto di resti di un acquedotto nel territorio di San Gregorio di Sassola, all'interno di un parco nascosto lungo la Via Faustiniana, a poca distanza dal borgo di San Vittorino.
Tali archi fanno parte di una deviazione dell'acquedotto Anio Vetus fatta all'epoca dell'Imperatore Adriano per accorciarne il percorso: originariamente, infatti, tale infrastruttura aggirava la vallata dove si trova - chiamata Valle della Mola per via di una mola qui presente, per questo il nome degli archi - anziché attraversarla.
 L'opera è composta di 22 archi realizzati in calcestruzzo romano coperto dal tradizionale opus reticolatum.
Gli Archi della Mola hanno ispirato numerosi artisti, tra cui Ettore Roesler Franz.





Roma Nord contro Roma Sud: in morte delle vecchie sottoculture di Roma



Dai video su YouTube fino alle serie tv, passando per pagine Facebook e sketch, la lotta tra Roma Sud e Roma Nord è diventato un fenomeno di massa anche fuori dai confini della Capitale. Le differenze tra i due quadranti di Roma, visti uno come più curato e trendy, a tratti milanese, l'altro più verace, sono enfatizzate a colpi di top contro daje, Moscow Mule contro Negroni, Ponte Milvio contro Chiringuito di San Paolo. Sicuramente ne è nato un fenomeno che ha divertito, ha evidenziato usi, costumi, tic e caratteristiche in cui chi vive a Roma può, più o meno, riconoscersi o individuare tratti familiari. Ma che, ci duole dirlo, è anche limitante perché è l'impressione che rappresenti la fine di tendenze e sottoculture che hanno accompagnato Roma per decenni e che oggi, in una società più veloce, più globale e più commercializzata sono venute meno, talvolta forse sparite nelle forme e nei modi in cui le abbiamo conosciute.
"A Roma ci dividiamo così", recita una celebre scena del film Come te nessuno mai di Gabriele Muccino del 1999, in cui vengono elencate le sottoculture della Roma degli anni '90. E vengono dunque delineate brevemente (ma puntualmente) le caratteristiche di Alternativi (o Zecche), Fasci, B-Boy, Punk, Pariolini (o Precisi) e Normali. Tutto questo tralasciando quelli che venivano definiti "Coatti", ma anche altre sottoculture che nella Roma dei decenni passati erano in diversa maniera presenti e radicati.


Ma cosa è mai rimasto delle Zecche, dei Pariolini, dei Coatti e di chi altro volete nella Roma del 2019, una Roma in cui ai Parioli vince il PD e in quei quartieri nella zona est che una volta erano definiti "cintura rossa" si votano Cinque Stelle e Lega, dove a Corso Trieste si ascolta musica indie e alternativa, cosa impensabile negli anni '90, in una Roma mescolata, dove le differenze si assottigliano, le necessità cambiano e certe tradizioni e tendenze si perdono
Cosa rimane della Zecca (termine recentemente tornato in auge, usato dagli avversari politici per definire gli elettori di sinistra, ma che aveva una connotazione più precisa un tempo) che con vestiti larghi e trasandati andava al centro sociale a sentire i concerti della Banda Bassotti? Cosa rimane del Pariolino che parlava solo di automobili sportive, che faceva il pranzo della Domenica in famiglia al Caminetto o in un qualche circolo lungo il Tevere? Che rimane di quella Roma Pariola raccontata dai Vanzina in film come Il Pranzo della Domenica o da Christian De Sica in Simpatici contro Antipatici? Cosa rimane dei pomeriggi passati dai Coatti sotto San Carlo al Corso o ai videogiochi di Trastevere Games? Rimangono solo strascichi trasformati in un Daje o in un Top, raccolti in un qualche sketch che gira su YouTube e ci fa sorridere. E come nel tempo sono tramontati i Bulli, il Generone e tante altre figure, forse stiamo assistendo al tramonto di queste vecchie sottoculture, raccolte in quei due maremagnum che sono Roma Nord e Roma Sud. Oggi, nel vedere tendenze che hanno accompagnato la nostra città per anni sparire, le riguardiamo talvolta anche con un pizzico di nostalgia, ma un domani chissà che qualcuno (magari proprio noi, vallo a sapè...), ricorderà con nostalgia quegli sketch su Roma Nord e Roma Sud.

Quarticciolo

Il Quarticciolo è una storica borgata di Roma, situata nel Quartiere Alessandrino. Il nome dell'area deriva dalla corruzione linguistica di "Quarto", perché tale luogo era distante quattro miglia da Porta Maggiore.
Prima che sorgesse la borgata, il Quarticciolo era una tenuta: nel 1843 essa appartenne ai fratelli Santini che vi fecero arrivare dalla Scozia la prima trebbiatrice a essere impiegata nell'Agro Romano. Tale tenuta appartenne poi al Capitolo di Santa Maria Maggiore, che nel 1935 propose la vendita all'IFACP, l'istituto per le case popolari dell'epoca, che in quegli anni aveva realizzato molte borgate nella campagna intorno a Roma.
Fu così che nel 1938 il Governatorato di Roma acquistò l'intera tenuta, compresa tra la Via Prenestina, la futura via di circonvallazione (attuale Via Palmiro Togliatti) e il fosso del Quarticciolo, cedendone una porzione di 110.000 metri quadrati all'IFACP perché vi potesse realizzare un quartiere di case ultrapopolari.
Per l'inizio dei lavori ci volle un po' di tempo per via di difficoltà di programmazione economica dell'IFACP, ma alla fine nel 1939 ebbe inizio l'edificazione del cantiere, con i primi 182 alloggi, 72 dei quali di tipo minimo (meno di due vani) e i restanti di tipo popolarissimo, pensati per le famiglie più numerose (tre vani, talvolta di più).
L'incarico per la realizzazione del nuovo quartiere venne affidato a Roberto Nicolini, che immaginò una borgata impostata sullo schema dell'Antica Roma, con il cardo identificabile in Via Manfredonia e il decumano in Via Ostuni. I nomi di tali strade vennero assegnati nel 1941, quando il Governatorato decise di conferire alle strade della nuova borgata i nomi di città pugliesi.
L'architettura della borgata risulta essere particolarmente caratterizzata, soprattutto rispetto a quella di quartieri sorti in modo simile nello stesso periodo: i forti valori formali degli edifici sono visibilmente influenzati dal razionalismo, a partire dalla Casa del Fascio in Piazza del Quarticciolo, che rappresenta il centro della borgata e che si eleva rispetto al resto del quartiere.
Questa borgata mostra dunque una serie di caratteristiche differenti da altre nate nello stesso periodo: già dall'appena citato impianto urbanistico si nota un'impostazione maggiormente urbana rispetto al ruralismo che si può notare in quartieri quali ad esempio Pietralata o il Tiburtino III, impostazione che si nota anche dalla maggiore continuità degli edifici, che già Nicolini aveva sperimentato al Trullo insieme a Nicolosi.
In ogni caso, la guerra rallentò la realizzazione del quartiere, ripresa in parte tra il 1941 e il 1943.
Gli anni dell'occupazione tedesca di Roma furono particolarmente importanti per la storia del Quarticciolo, divenuto un centro di partigiani e antifascisti particolarmente importante e urbanisticamente separato dal resto della città in cui gli stessi militari nazisti avevano difficoltà a entrare. In questo contesto, tra i gruppi partigiani attivi nella periferia est di Roma, emerse la figura di Giuseppe Albano, noto come "Gobbo del Quarticciolo", figura ibrida tra la criminalità comune (crebbe commettendo piccoli reati) e la resistenza (divenne a tutti gli effetti un partigiano) che si fece strada nell'ambito dell'antifascismo romano, caratterizzato tra le altre cose da una spontaneità difficilmente rintracciabile altrove. Ritenuto un leader nella resistenza della zona est di Roma, il Gobbo faceva parte della cosiddetta "Banda Napoli", gruppo partigiano fondato dal socialista Franco Napoli, e le sue azioni dettero notevole filo da torcere ai nazisti soprattutto nei primi mesi del 1944.
L'attività partigiana al Quarticciolo fu intensa e per questa ragione una targa in Via Ostuni oggi la ricorda.
Tuttavia, gli scontri nella zona continuarono anche dopo la liberazione di Roma da parte degli anglo-americani: anche qui la testimonianza ci arriva da una targa, situata in Piazza del Quarticciolo, che ricorda Arduino Fiorenza, morto in una retata della polizia nel quartiere volta a colpire i partigiani che non avevano riconsegnato le armi.
La forte politicizzazione del Quarticciolo è ancora oggi in parte visibile dalla presenza di una targa di una sezione del Partito Socialista Italiano (ancora oggi attiva) in Piazza del Quarticciolo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la costruzione del Quarticciolo venne completata, e la Chiesa dell'Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo - la cui istituzione come parrocchia risale al 1948 - venne costruita nel 1954 su progetto di Francesco Fornari in Largo Mola di Bari. Oltre alla Chiesa, un altro esempio di arte devozionale al Quarticciolo è l'Edicola del Divino Amore, situata sempre in Largo Mola di Bari.
Una vecchia fotografia del Quarticciolo
Le denuncie sociali del degrado delle borgate divennero sempre più frequenti sopratutto negli anni '60 e '70. Se questo da un lato metteva in luce situazioni di grosso degrado e andava a denunciare condizioni di vita al limite soprattutto nei borghetti e negli insediamenti spontanei, da un lato ha creato un po' di confusione dal punto di vista delle architetture delle borgate, e il Quarticciolo è stato probabilmente la vittima più eccelente di questo fatto. Se è fuor di dubbio che il quartiere negli anni successivi alla guerra sia stato vittima del degrado e della scarsa manutenzione, spesso nell'enfatizzare questi problemi la letteratura di denuncia sociale ne ha parlato come di un quartiere privo di alcuna valenza architettonica. La geografa francese Seronde Babonaux, ad esempio, ne parla come di un quartiere "particolarmente brutto" e con "casamenti alti e monotoni". Un giudizio quantomeno ingeneroso per una borgata dalle architetture particolarmente caratterizzate, soprattutto rispetto ad altre realizzate nello stesso periodo.
Negli anni '70 parte di Roma Est vide un importante cambiamento urbanistico con la realizzazione della grande arteria che è Viale Palmiro Togliatti: essa, infatti, costeggia il Quarticciolo e ne costituisce di fatto il limite occidentale. La realizzazione della nuova strada comportò lo smantellamento di Via Lucera, originaria strada che faceva da lato ovest al quadrilatero che costituisce i confini storici della borgata.
Con gli anni, dunque, il Quarticciolo, un tempo isolato dal resto della città, è stato sempre più integrato nel tessuto urbano di Roma, e oltre a questo ha subito interventi: nel 2001, ad esempio, è stato realizzato il Teatro-Biblioteca del Quarticciolo, una delle principali realtà culturali della zona.