Via Jacopo da Ponte


Via Jacopo da Ponte è una strada del Quartiere Pinciano, compresa tra Via dei Monti Parioli e Via Paolo Bartolini. L'istituzione di questa via risale al 1953, quando si decise di dare un nome formale alla strada privata compresa tra Via dei Monti Parioli e Via Paolo Bartolini. Per l'occasione si decise di dare alla strada il nome di Via Jacopo da Ponte, in onore del pittore cinquecentesco noto anche come Jacopo Bassano (1515-1592).
Oggi la via si presenta come una signorile strada il cui accesso è proibito al pubblico da un cancello.
Per quanto formalmente la strada colleghi Via dei Monti Parioli a Via Paolo Bartolini, di fatto è una strada senza uscita (come si legge anche su un cartello al suo ingresso), essendo Via Bartolini esistente solo formalmente.

Madonna Addolorata in Piazza del Gesù


Questa Edicola Sacra rappresenta la Madonna Addolorata e si trova in Piazza del Gesù, nel Rione Pigna. Essa risale al XVI Secolo ed è una delle Immagini Sacre che, secondo la tradizione, nel 1796 mosse gli occhi e pianse in seguito all'invasione francese di Roma. Le altre Immagini in cui si verificò un simile episodio furono la Madonna dell'Arco dei Pantani, la Madonna dell'Archetto, la Madonna della Provvidenza, la Madonna del Rosario in Via dell'Arco della Ciambella e la Madonna della Chiesa di San Nicola ai Prefetti.


Sotto l'Edicola Sacra è presente una targa posta da Papa Pio VI Braschi e datata 15 Novembre 1796 in cui è scritto che è concesso a tutti i fedeli di poter applicare 200 giorni di indulgenza alle Sante Anime del Purgatorio ogni volta che vengono recitate le Litanie di Maria Santissima innanzi all'Immagine.


Speakeasy a Roma

Gli speakeasy sono una tipologia di locali particolarmente riservati, talvolta nascosti in sale secondarie di altre attività commerciali il cui ingresso è talvolta circoscritto ai pochi che conoscono una parola d'ordine o altre coordinate necessarie per raggiungere il posto.

I veri e propri speakeasy esistevano negli Stati Uniti al tempo del proibizionismo, durato nel Paese tra il 1920 e il 1933 e in alcuni stati anche per più tempo. All'epoca negli Stati Uniti la vendita, il trasporto e la produzione di alcolici erano proibite per questa ragione erano sorti dei bar clandestini riservati a poche persone in cui erano venduti gli alcolici.

Il primo speakeasy di cui si abbia notizia risale tuttavia a prima, al 1888, quando in Pennsylvania venne aumentata la tassa sulle licenze dei saloon dai 50 ai 500 dollari e Kate Hester non volle pagarla per il suo saloon di McKeesport, subito fuori Pittsburgh, rendendolo così clandestino. Così, quando gli avventori alzavano la voce, Kate usava dire loro "Speak easy, boys!", ovvero "Parlate piano, ragazzi!" per invitarli ad abbassare la voce. da qui, il nome di speakeasy.

Oggi, la tipologia degli speakeasy esiste ancora pur senza la necessità di vendere alcolici di nascosto: sono ovviamente esercizi commerciali pienamente in regola ma che vogliono essere nascosti e riservati a un ristretto pubblico di clienti.

Da alcuni anni a questa parte a Roma hanno avuto una crescente diffusione: li abbiamo quindi elencati in una lista che riportiamo qui sotto, suddivisi come tradizione di questo sito per suddivisione toponomastica.

Rione Monti
Dow Jones, Via Palermo 9-10
The Barber Shop, Via Iside 2
The Race Club, Via Labicana 52

Rione Ponte
Jerry Thomas Speakeasy, Vicolo Cellini 30 (sito)

Rione Parione
Argot, Via dei Cappellari 93
Coda di Gallo, Via del Pellegrino 13

Rione Sant'Eustachio
Club Derrière, Vicolo delle Coppelle

Rione Trastevere
Keyhole, Via dell'Arco di San Callisto 17
Nidi Cafe, Via dei Vascellari 35

Quartiere Prenestino-Labicano
Spirito, Via Fanfulla da Lodi 53

Quartiere Ostiense
Capone's, Via del Porto Fluviale 33 (sito)

Quartiere Monte Sacro
The Black Rabbit, Via Valsolda 35

Centrale di sollevamento dell'Acquedotto Vergine di Salone


Foto aerea delle sorgenti di Salone, in primo piano la torre piezometrica e, a sinistra la Centrale di sollevamento.

Negli anni Trenta sotto l'impulso del Governatore Francesco Boncompagni Ludovisi l’ufficio tecnico del Governatorato elaborò il progetto del Nuovo Acquedotto Vergine.
Nei nuovi condotti sarebbero state immesse le acque potabili, da destinare al Rione Trastevere, al Rione Prati e al Quartiere Flaminio. Il vecchio acquedotto sarebbe invece stato destinato esclusivamente ad usi ornamentali. 
Il nuovo acquedotto fu realizzato tra il 1932 e il 1936 ed è composto da una Centrale di sollevamento presso le sorgenti di Salone, una torre piezometrica (situate entrambe in Via Collatina, nella Zona Acqua Vergine), una condotta in ghisa di 12,7 km di lunghezza, un serbatoio interrato a Villa Borgese e una mostra realizzata dall’architetto De Vico nella terrazza del Pincio del Valadier. 


La Centrale di sollevamento nel 1936.

La Centrale di sollevamento, costruita sopra le sorgenti di Salone, fu progettata dall'ingegner Paolo Sabatino, era dotata di sei elettropompe, di cui due di riserva, alimentate dalla linea elettrica.
L'acqua, attraverso canalette derivate dai bottini di presa sopra le polle principali, veniva raccolta in una vasca posizionata sotto la Centrale, da cui le pompe la aspiravano, la portavano ad una pressione di 55 m e la inviavano alla torre piezometrica, attraverso due condotte di mandata del diametro di 600 mm. Dalla torre partiva la condotta di adduzione che andava a Roma.


Interno della Centrale con le sei elettropompe.

I lavori iniziarono nel 1932 e terminarono nel 1935.
L'edificio della Centrale è costituito da un corpo di forma rettangolare, con tetto in coppi alla romana, con due facciate maggiori. 
Quella anteriore, di aspetto monumentale, è caratterizzata da un corpo aggettante tripartito da paraste in laterizio in cui si aprono tre porte d'ingresso al pian terreno. Dei bassorilievi di travertino sono presenti sopra le porte, quello centrale contiene l'iscrizione SPQR CENTRALE DI SOLLEVAMENTO ACQUA VERGINE A.XIII, affiancata da due fasci littori in rilievo, quello posto a sinistra ritrae le arcate dell'acquedotto Vergine di epoca romana, affiancato da una strada lastricata in basolato, mentre a destra è presente un rilievo delle tubature del nuovo Acquedotto Vergine, affiancate da una strada di sampietrini. Al primo piano si aprono tre finestre di forma quadrangolare sormontate da tre forature in cui passano i cavi elettrici che alimentano la centrale; una semplice cornice in travertino contorna l'attico.
La facciata posteriore è più semplice occupata da sette grandi finestre incorniciate da una fascia di travertino.

Via Ciciliano

Via Ciciliano è una strada del Quartiere Ponte Mammolo, compresa tra Via di Casal de' Pazzi e Via Egidio Galbani. La strada venne istituita nel 1939 e così chiamata in onore del comune della provincia di Roma situato sui Monti Prenestini.

Via Agrigento

Via Agrigento è una strada del Quartiere Nomentano, compresa tra Via Imperia e Via Udine. La sua istituzione risale al 1912 quando le fu dato il nome di Via Girgenti: la città di Agrigento, infatti, fino al 1927 aveva questo nome. La scelta fu fatta in linea con la toponomastica della zona, le cui strade sono dedicate a città italiane capoluoghi di provincia.
Nel 1927, come detto, il governo decise di cambiare il nome a Girgenti, ridandole l'antico nome di Agrigento: nel 1930 venne per questa ragione cambiato anche il nome della strada in Via Agrigento.

La casa della vecchietta e Palazzo Altieri


Passeggiando per Piazza del Gesù e Via del Plebiscito, volgendo lo sguardo su Palazzo Altieri, noterete due piccole aperture sopra due finestre che non sembrano far parte dell'architettura del palazzo. Apparentemente può sembrare un intervento successivo per illuminare al meglio alcune stanze interne o qualche intervento simile, in realtà sono la tangibile testimonianza di una storia che risale a quando il palazzo venne costruito.
Nel 1670 il Cardinale Giovan Battista Altieri decise di costruire il proprio palazzo in Piazza del Gesù, nel Rione Pigna, incaricando del progetto l'architetto Giovanni Antonio De Rossi. Per poter realizzare l'opera, il Cardinale acquistò tutte le proprietà dell'area scelta per poterle demolire.
Tuttavia, trovò l'opposizione di un'anziana signora, vedova e sola, che non volle vendere la sua casa. Il Cardinale si rivolse allora al Papa, che era Clemente X (1670-1676), membro della stessa famiglia Altieri, che però decise che la volontà della donna andava rispettata. La casa della signora venne allora integrata nel palazzo, aveva una porcina autonoma (oggi non più esistente) e due finestrelle, che ancora oggi si possono vedere incorporate nel Palazzo all'altezza di Via del Plebiscito.

Sacro Cuore di Gesù


La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù si trova in Via Piave, nel Rione Sallustiano. Tale Chiesa è stata progettata dall'architetto Aristide Leonori e originariamente doveva essere orientata verso Via XX Settembre, su una porzione di Villa Bonaparte e occupando una parte del giardino di Villa Paolina. Dopo diverse polemiche, nel 1914 venne concesso il permesso di edificare la Chiesa che, tuttavia, avrebbe dovuto avere la facciata sulla vicina Via Piave.
La costruzione della Chiesa terminò nel 1916. L'edificio si presenta preceduto da un piccolo giardino, diviso dalla strada da una cancellata in ferro battuto, mentre la facciata è in stile neogotico, preceduta da un avancorpo delimitato da due alti pilastri tra cui è racchiuso un arcone ogivale, posta in maniera lievemente obliqua rispetto alla strada.
L'interno è invece composto di tre navate con un breve transetto, diviso da colonne che sorreggono il matroneo e le volte a crociera ed è decorato con marmi policromi.
L'interno della Chiesa
Le vetrate del transetto rappresentano L'Eucarestia, Il Sacrificio di Melchisedech e L'Adorazione Universale dell'Eucarestia, mentre le finestre sono decorate con vetri provenienti da Monaco di Baviera raffiguranti Santi i cui nomi corrispondono a quelli dei parenti dell'architetto.
Nel catino absidale è presente un mosaico raffigurante Cristo con Santi, mentre nella navata destra sono presenti diversi dipinti opere del Gabrini realizzate tra il 1917 e il 1918: Sant'Antonio che resuscita un morto, San Giacomo con la Madonna del Pilar, San Giovanni Berchmans a cui appaiono San Luigi e San Stanislao Konska e Cristo nella Mandorla, seguite dalla Gloria di Santa Raffaella Maria del Sacro Cuore. Nell'abside è invece presente una tela raffigurante Sant'Ignazio di Loyola mentre nella navata sinistra sono presenti tele raffiguranti La Morte di San Francesco Saverio, La Sacra Famiglia, L'Annunciazione e La Crocifissione, tutte realizzate dal Gabrini sempre tra il 1917 e il 1918. Nell'abside è inoltre presente la Madonna della Strada, copia di quella della Chiesa del Gesù.
Dal 1922 la Chiesa appartiene alle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù, che quell'anno videro costruito il proprio istituto di fianco alla Chiesa su progetto di Giuseppe Palombi.

Via dell'Arco del Monte


Via dell'Arco del Monte è una strada del Rione Regola, compresa tra Via dei Giubbonari e Piazza della Trinità dei Pellegrini. La strada deve il proprio nome al cavalcavia che la attraversa e che collega il Palazzo del Monte di Pietà, da cui il nome il nome di "Arco del Monte", al Palazzo Barberini ai Giubbonari. La strada corre principalmente tra questi due palazzi.
Qui è presente dal XIX Secolo l'Oratorio di Santa Maria"Succurre Miseris", che ha sostituito la Chiesa di Santa Maria del Soccorso esistita in precedenza.
L'Oratorio di Santa Maria del Soccorso "Succurre Miseris"
Dopo l'Unità d'Italia l'edificio di Palazzo Barberini venne adibito a scuola e diviso tra le elementari Trento e Trieste e l'Istituto Superiore Vittoria Colonna, quest'ultimo con ingresso in Via dell'Arco del Monte.
La strada durante il regime fascista prese il nome di Via Giovanni Berta, militante fascista ucciso nel 1921 a Firenze e divenuto uno dei "martiri fascisti" più celebrati dal regime. Nel 1945 la strada cambiò nuovamente nome, riprendendo l'originale Via dell'Arco del Monte.

Altri siti che ne parlano:

Strade del Quartiere Ponte Mammolo

A seguire, un elenco di tutte le strade attualmente esistenti nel Quartiere Ponte Mammolo.

Via Ciciliano

CAP di Roma

A seguire una serie di elenchi che indicano i CAP del Comune di Roma, suddivisi prima per singola zona poi per strada. Per qualsiasi ulteriore informazioni vi invitiamo a visitare il sito dell'apposito servizio delle Pagine Bianche (lo trovate qui).

Il CAP generale di Roma è 00100, ma il territorio comunale è diviso in zone con CAP specifici che vanno da 00010 a 00063 e da 00118 a 00199.

Le zone:

00010 - Acqua Vergine, Borghesiana, Lunghezza, San Vittorino, Torre Angela
00013 - Tor San Giovanni
00040 - Aeroporto di Ciampino, Casal Morena, Castel di Decima, Castel di Leva
00043 - Aeroporto di Ciampino
00050 - Castel di Guido, Maccarese Nord, Maccarese Sud, Ponte Galeria, Torrimpietra
00054 - Fiumicino, Fregene, Isola Sacra, Maccarese Nord, Maccarese Sud, Palidoro
00057 - Castel di Guido, Maccarese Nord, Maccarese Sud, Torrimpietra
00060 - Cesano, Santa Maria di Galeria
00061 - Polline Martignano
00063 - Cesano, Polline Martignano
00119 - Acilia Nord, Casal Palocco, Ostia Antica
00120 - Borgo
00121 - Lido di Ostia Ponente
00122 - Acilia Sud, Casal Palocco, Castel Fusano, Castel Porziano, Europa (EUR), Lido di Castel Fusano, Lido di Ostia Levante, Mezzocammino
00123 - Casalotti, Isola Farnese, La Giustiniana, La Storta
00124 - Casal Palocco, Castel Fusano, Castel Porziano, Lido di Castel Fusano
00125 - Acilia Nord, Acilia Sud, Casal Palocco
00126 - Acilia Nord, Ostia Antica
00127 - Mezzocammino
00128 - Castel di Decima, Castel Porziano, Fonte Ostiense, Tor de' Cenci, Torrino, Valleranno
00129 - Castel Porziano
00131 - Lunghezza, Settecamini
00132 - Borghesiana, Lunghezza, Torre Angela, Torre Gaia
00133 - Borghesiana, Torre Angela, Torre Gaia, Torrenova
00134 - Castel di Leva, Torricola
00135 - Quartiere Della Vittoria, Suburbio Della Vittoria, La Giustiniana, La Storta, Ottavia, Suburbio Portuense, Primavalle, Tomba di Nerone, Quartiere Trionfale, Suburbio Trionfale
00136 - Quartiere Della Vittoria, Primavalle, Quartiere Trionfale
00137 - Casal Boccone, Monte Sacro Alto, Ponte Mammolo, San Basilio, Settecamini, Tor San Giovanni
00138 - Casal Boccone, Castel Giubileo, Marcigliana, Tor San Giovanni, Val Melaina
00139 - Casal Boccone, Castel Giubileo, Marcigliana, Monte Sacro, Monte Sacro Alto, Tor San Giovanni, Val Melaina
00141 - Monte Sacro, Monte Sacro Alto, Trieste, Val Melaina
00142 - Ardeatino, Europa (EUR), Ostiense
00143 - Ardeatino, Castel di Decima, Castel di Leva, Cecchignola, Europa (EUR), Fonte Ostiense, Giuliano Dalmata, Mezzocammino, Torrino, Vallerano
00144 - Acilia Nord, Acilia Sud, Casal Palocco, Europa (EUR), Fonte Ostiense, Lido di Ostia Levante, Maccarese Sud, Mezzocammino, Ostiense, Tor di Valle, Torrino
00145 - Ostiense
00146 - Ostiense, Quartiere Portuense, San Saba
00147 - Ardeatino, Ostiense
00148 - Europa (EUR), Suburbio Gianicolense, La Pisana, Magliana Vecchia, Ponte Galeria, Quartiere Portuense, Suburbio Portuense
00149 - Quartiere Gianicolense, Quartiere Portuense, Suburbio Portuense
00151 - Quartiere Gianicolense, Suburbio Gianicolense
00152 - Quartiere Aurelio, Quartiere Gianicolense, Suburbio Gianicolense


Cliccando ogni singola lettera troverete i CAP delle strade che iniziano con tale lettere (senza comprendere ovviamente il qualificatore, ovvero piazza, via, ecc.).

Targa in memoria dei Ragazzi di Via Panisperna


La targa in questione si trova in Via Panisperna, nel Rione Monti, e ricorda il gruppo di fisici noto come Ragazzi di Via Panisperna, perché qui era situato l'istituto di Fisica. Nello specifico nella targa sono ricordati i premi Nobel Enrico Fermi ed Emilio Segrè oltre a Oscar D'Agostino, Edoardo Amaldi, Ettore Majorana, Franco Rasetti e Bruno Pontecorvo. La targa è riportata anche in lingua inglese.

Una foto dei Ragazzi di Via Panisperna. Da sinistra: Oscar D'Agostino,  Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi

Targa in memoria della riapertura della Scuola Nostra Signora di Lourdes delle Maestre Pie Filippini


La targa in questione si trova all'interno della Casa Provinciale "Sacro Cuore" delle Maestre Pie Filippini, in Via delle Fornaci, nel Quartiere Aurelio, e ricorda come nel Dicembre 1929 Papa Pio XI consacrò questo edificio istituendovi la Scuola di Nostra Signora di Lourdes, che era stata, come si legge nella targa, "soppressa per la delimitazione della Città Vaticana". Il nuovo edificio venne costruito per volontà di Monsignor Carlo Cremonesi che lo donò al Pontificio Istituto delle Maestre Pie Filippini.

Libreria del Littorio


Il Palazzo della Libreria del Littorio si trova lungo Via del Corso, nel tratto compreso nel Rione Colonna. Esso risale al 1928 e probabilmente consiste in gran parte nel restauro di un edificio per abitazioni di epoca precedente (XVI secolo) già esistente.
La Libreria del Littorio venne fondata nel 1927, come si può evincere dal nome era molto vicina al regime fascista e si occupava in gran parte di promuovere i libri italiani all'estero. Aveva una sede anche a Milano, e tra le opere stampate c'era il periodico dei Giovani Fascisti Il Tricolore.

Vicolo Rosini


Vicolo Rosini è una strada del Rione Campo Marzio, compresa tra Via dei Prefetti e Via di Campo Marzio. La strada ricorda la famiglia Orsini-Rilli, ramo della famiglia Orsini, che cambiò nome in Rosini e si costruì qui un palazzo di cui oggi restano solo poche testimonianze. Il vicolo per questa ragione ebbe anche nel XIX Secolo il nome di Vicolo Orsini.
Lungo la strada è presente lo storico ristorante di cucina romana "Da Gino al Parlamento".

Vicolo del Piombo


Vicolo del Piombo è una strada del Rione Trevi compresa tra Via del Corso e Piazza dei Santi Apostoli. L'origine del nome di questa strada è incerta e numerose ipotesi sono state sollevate nel corso degli anni. Qualcuno ha parlato di alcuni tubi di piombo rinvenuti durante la costruzione del vicino Palazzo Salviati, altri hanno fatto riferimento all'Ufficio del Piombo della Curia Romana, che apponeva i sigilli pontifici sulle Bolle Papali, altri ancora all'abitazione romana del pittore Sebastiano del Piombo.
A prescindere dalla ragione del nome, sappiamo che il vicolo ebbe anche il nome di Vicolo dei Mancini, dalla famiglia Mancini che qui aveva casa (e che potrebbe aver dato il nome alla vicina Via del Mancino), e di Vicolo Stretto, per ragioni chiare.
Qui sorgeva anche un cavalcavia che collegava il Palazzo Odescalchi agli edifici limitrofi, detto Arco del Piombo, sotto il quale si trovava un'Immagine della Madonna che nel 1796 aprì gli occhi.
Sulla strada era presente anche la Torre dei Tedallini, probabilmente all'angolo con Piazza dei Santi Apostoli, che faceva parte di un edificio che Caterina Tedallini donò nel 1428 alla Compagnia del Salvatore e che venne demolita nel 1544 per ordine di Paolo III Farnese (1534-1549).

Clivo Portuense


Il Clivo Portuense è una strada del Quartiere Gianicolense che ha sia l'inizio che la fine su Via Portuense. La strada si presenta rialzata rispetto al piano stradale del vicino tratto di Via Portuense e, pur ripercorrendo l'antico tragitto di Via Portuense, è nata con la dismissione dello scalo ferroviario di Trastevere che si trovava nei pressi. Nel 1941, lungo i muraglioni del manufatto di deposito e scarico merci della Vecchia Stazione Trastevere, venne istituito il Clivo Portuense, che originariamente andava dalla Via Portuense "alla campagna". Secondo l'uso toponomastico dell'epoca, alla strada venne dato il qualificatore stradale di "Clivo", che richiamava le strade in salita di Roma Antica. Il nome di Portuense sottolineava invece il legame con la Via Portuense, così chiamata perché nell'Antica Roma conduceva alla città di Porto.
L'area del manufatto di scarico della Stazione Trastevere nel 1950, da una mappa dell'IGM
Nel 1950 le Ferrovie dello Stato decisero di dismettere lo scalo merci della Vecchia Stazione Trastevere, sconvolgendo la zona. I magazzini e i locali della stazione vennero presto demoliti per far spazio a edifici residenziali dei cosiddetti Orti di Trastevere, realizzato intorno all'omonima via. Il Clivo Portuense si è trovato così circoscritto alla Via Portuense e la sua attuale esistenza risulta legatissima al mercato di Porta Portese.
L'area della Vecchia Stazione Trastevere in una foto aerea del 1958
Una foto del 1955 che riportiamo a seguire ci mostra in parte la strana transizione urbanistica di questo clivo, che in pochi anni passò così da strada ai margini dei magazzini della stazione che vedeva dall'alto la Portuense e il Mercato di Porta Portese.

Il mercato su Via Portuense fotografato dal Clivo
Oggi lungo il Clivo Portuense sono nati numerosi esercizi commerciali, in gran parte officine e negozi, che hanno fatto di questa strada quasi un mondo a sé, una specie di transizione tra la Via Portuense e l'area residenziale degli Orti di Trastevere.



Delibera sulla Toponomastica di Roma del 28 Ottobre 1885

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 28 Ottobre 1885 viene stabilito di dare al nuovo ponte che dalla zona di Via dell'Orso avrebbe attraversato il Tevere per raggiungere i Prati di Castello il nome di "Ponte Umberto I". La necessità di dare un nome al ponte, stando a quanto si evince dal verbale, viene dal fatto che erano da poco iniziati i lavori del primo pilastro.
Nel verbale si fa anche riferimento alla richiesta fatta dal sindaco al Re di poter dare il nome del sovrano al ponte, richiesta accolta dallo stesso Umberto I.

Il cedro era una prelibatezza nell'Antica Roma

Un cedro dipinto da Bartolomeo Bimbi alla fine del XVII secolo
Gli unici agrumi diffusi durante l'Antica Roma nel bacino del Mediterraneo erano limoni e cedri, dal momento che arance e pompelmi impiegarono più tempo per raggiungere l'Europa dove sarebbero arrivati solo nel XIV Secolo grazie ai portoghesi tramite il sudest asiatico. Limoni e cedri, tuttavia, erano particolarmente rari e difficilmente si trovavano nei banchi lungo le strade delle città dell'Impero.

Uno studio svolto dall'archeobotanica israeliana Daffna Langut dell'Università di Tel Aviv ha provato a ricostruire la storia degli agrumi nell'Antica Roma e nel bacino del Mediterraneo, studiando semi, artefatti e qualsiasi cosa potesse lasciare indizi a riguardo. Originariamente l'opinione era che l'unico agrume diffuso nell'Impero fosse il cedro, che tuttavia non risulta riscuotere particolare successo per via della buccia ruvida che costituisce la maggior parte del frutto e del poco sapore della poca polpa. Tuttavia Teofrasto scrisse parole positive su questo frutto e sulla sua buccia dalle proprietà rinfrescanti, a prova del fatto che la scarsa concorrenza in termini di agrumi aveva reso popolare un frutto che, successivamente, è stato messo in secondo piano rispetto ad altri della stessa categoria.

Sempre Teofrasto notava come questo frutto, se avvolto tra i vestiti, poteva impedire che essi venissero mangiati dalle tarme, e come potesse essere usato per guarire dopo l'ingestione di un veleno.

Il cedro è arrivato a Roma dal Medio Oriente, ed era molto diffuso - come lo è tuttora - negli odierni Israele, Libano, e Cipro. Il limone, invece, arrivò successivamente, intorno al I Secolo Avanti Cristo.

La successiva diffusione in larga scala degli agrumi li ha resi un prodotto molto più diffuso e meno elitario, e il cedro, in modo particolare, perse il suo primato tra gli agrumi, divenendo un prodotto molto poco consumato sulle tavole.

Altri siti che ne parlano:
- In Ancient Rome, Citrus Fruits Were Status Symbol - in Atlas Obscura

Ristorante "Il Maritozzo Rosso"


Il Maritozzo Rosso è un ristorante situato in Vicolo del Cedro, nel Rione Trastevere, che offre la classica ricetta romana dei maritozzi, tradizionalmente dolci, in chiave salata con ripieni insoliti e sfiziosi. Il locale si presta soprattutto a pasti veloci e di strada.
Ne menù, oltre a vari tipi di maritozzi, sono presenti anche altri piatti della tradizione romana.


Il sito del ristorante: Il Maritozzo Rosso

Chiese del Rione Sallustiano

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Rione Sallustiano, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.

Sacro Cuore di Gesù, in Via Piave




Statua dell'Abate Luigi


La statua dell'Abate Luigi si trova in Piazza Vidoni, nel Rione Sant'Eustachio. Questa statua venne rinvenuta nel XVI Secolo nelle fondamenta di Palazzo Vidoni e faceva probabilmente parte delle sculture che decoravano l'Hecatostylum, il Portico delle Cento Colonne. Essa raffigurava probabilmente un alto magistrato e risaliva all'età tardo Romana, ma la mancanza di un'identificazione precisa la fece ribattezzare ai Romani come "Abate Luigi", dalla somiglianza con un sagrestano della vicina Chiesa del Santissimo Sudario.
La strada venne posta in una strada oggi non più esistente, Vicolo dell'Abate Luigi, che passava lungo l'odierna Piazza Vidoni, e divenne una delle statue parlanti di Roma, ovvero quelle su cui i romani affiggevano sonetti satirici.
I versi del Tomassetti sul piedistallo della statua
I lavori che a partire dagli anni '70 del XIX Secolo portarono alla realizzazione di Corso Vittorio Emanuele II portarono anche allo smantellamento del Vicolo dell'Abate Luigi e la statua, su ordine del Principe Giustiniani Bandini, venne portata all'interno di Palazzo Chigi dove venne posta all'interno di una nicchia, quindi fu messa nel vestibolo di Palazzo Vidoni. In questo periodo, Giuseppe Tomassetti dedicò alcuni versi alla statua che oggi si leggono nel suo piedistallo: "Fui dell'Antica Roma un cittadino, ora Aabate Luigi ognuno mi chiama, conquistai con Martorio e con Pasquino, nelle satire urbane eterna fama. Ebbi offese, disgrazie e sepoltura, ma qui vita novella e alfine sicura".
La statua quando, prima del più recente atto vandalico, aveva ancora la testa
Nel 1924, la statua venne posta in Piazza Vidoni, lungo un muro della Chiesa di Sant'Andrea della Valle, nell'area dove sorgeva il Vicolo dell'Abate Luigi in cui era collocata fino ad alcuni decenni prima.
Più volta la statua è stata oggetto di atti vandalici, e nel 1966, per questa ragione, rispose tramite i versi che qualche romano affisse: "O tu che m'arrubasti la capoccia vedi d'ariportalla immantinente sinnò, voi vede? Come fusse gnente me manneno ar Governo. E ciò me scoccia"
Nel 2013 la statua parlante è stata nuovamente decapitata e, al momento, risulta priva di testa.



Fontana del Facchino


La Fontana del Facchino si trova in Via Lata, nel Rione Pigna. Essa originariamente sorgeva lungo Via del Corso, all'altezza del Palazzo De Carolis, e venne realizzata nel 1580 al tempo di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585).
Tale fontana mostra un acquaricciaro nell'atto di tenere una botte dalla quale una cannella metallica versa l'acqua in una conca sottostante. Il volto dell'uomo è oggi completamente consumato dal tempo. Visto che gli acquaioli erano coloro che trasportavano e vendevano le botti d'acqua, la fontana ha preso il nome "del facchino".
La statua risale al 1580 quando venne realizzata da Jacopo Del Conte su incarico della corporazione degli acquaioli. La sua buona fattura e la sua grande popolarità portarono nel 1751 il Vanvitelli ad attribuirne erroneamente la realizzazione a Michelangelo Buonarroti. Secondo un'epigrafe l'acquaiolo ritratto sarebbe tale Abondio Rizio, noto per le sue bevute di vino e forse per questo raffigurato con tanto di botte in mano.
La statua divenne presto la più giovane delle "statue parlanti" di Roma, ovvero le statue cui i romani affiggevano sonetti spesso satirici e irriverenti. Di questa statua non si dimenticò il grande scrittore del XVII Secolo Giovan Battista Marino che nella sua opera Galeria parlò di questa fontana.
Nel 1874 la fontana venne spostata in Via Lata, dove oggi si trova, per ragioni di viabilità.

Via Lata


Via Lata è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via del Corso e Piazza del Collegio Romano. Originariamente il nome di Via Lata era attribuito all'attuale Via del Corso, talvolta per intero e talvolta al solo tratto compreso tra Piazza Venezia e l'attuale Piazza Sciarra. Nella mappa di Roma di Leonardo Bufalini del 1551 l'intera Via del Corso è riportata con il nome di Via Lata.
La Via Lata di oggi è invece una strada molto corta, traversa di Via del Corso il cui nome ha quasi più una funzione commemorativa dell'antica Via Lata. Il toponimo Via Lata dava tra l'altro il nome alla Chiesa di San Marco, chiamata una volta "in Via Lata", e all'attuale Santa Maria in Via Lata, situata in Via del Corso proprio all'angolo con la Via Lata dei nostri giorni. Questa Chiesa, infatti, originariamente si affacciava sull'odierna Via Lata in uno slargo che era chiamato Platea Sanctae Mariae de Via Lata, ma i lavori svolti da Papa Innocenzo VIII Cybo (1484-1492) nel 1491 portarono al cambio di orientamento della Chiesa. In questi lavori venne anche abbattuto il cosiddetto "arco maggiore", un antico arco all'epoca diroccato.
La Fontana del Facchino
Lungo Via Lata sorge oggi la Fontana del Facchino, una delle statue parlanti di Roma, qui spostata da Via del Corso nel 1874. Tale fontana, forse cinquecentesca, rappresenta un acquaricciaro dalla cui botte sgorga dell'acqua: alcuni vi hanno individuato tale Abondio Rizzo, facchino noto per le sue bevute di vino.
Sulla strada sono inoltre presenti due targhe che proibiscono di fare il mondezzaro, una risalente al 1744 e l'altra al 1748.

Statue e monumenti del Rione Campitelli

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Campitelli.

-Statua di Cola di Rienzo, Cordonata del Campidoglio
-Statua di Costantino I, Piazza del Campidoglio
-Statua di Costantino II, Piazza del Campidoglio
-Statue dei Dioscuri, Piazza del Campidoglio
-Statua di Giulio Cesare, Via dei Fori Imperiali
-Statua di Marco Aurelio, Piazza del Campidoglio
-Statua di Marforio, Piazza del Campidoglio
-Statua della Dea Roma, Piazza del Campidoglio
-Statua di Vittorio Emanuele II, Piazza Venezia (Altare della Patria)

Statue e monumenti del Rione Sant'Eustachio

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Sant'Eustachio.

- Statua dell'Abate Luigi (statua parlante), in Piazza Vidoni

Statue e monumenti del Rione Pigna

A seguire un elenco in ordine alfabetico relativo alle statue e i monumenti presenti nel Rione Pigna.

-Statua del Facchino (statua parlante), Via Lata
-Statua di Madama Lucrezia (statua parlante), Piazza San Marco
-Piè di Marmo, Via Santo Stefano del Cacco

Fontane del Rione Pigna

A seguire un elenco delle fontane presenti nel Rione Pigna, elencate in ordine alfabetico.

Fontana del Facchino, in Via Lata

Via del Mancino


Via del Mancino è una strada del Rione Trevi compresa tra Via Cesare Battisti e Vicolo del Piombo. Originariamente Vicolo del Mancino, questa strada sembra prendere nome dalla famiglia Mancini, che possedeva alcune proprietà nella vicina Piazza dei Santi Apostoli poi demolite per lasciare spazio al nuovo Palazzo Odescalchi. Secondo quanto riporta l'Amayden all'angolo di queste case vi era uno stemma di Papa Martino V Colonna (1417-1431) con sotto alcuni piccoli stemmi della famiglia Lucci Mancini.
La casa u rifatta da Paolo Mancini e ospitò un'accademia, e in quell'occasione lo stemma venne spostato sulla facciata.
Altri studiosi ritengono che il vicolo deva il proprio nome a Renzo Lucci, sempre legato alla famiglia, che era mancino.
Nel 1911 il Comune di Roma decise di elevare la strada da vicolo a via, tenendo conto dello sbocco su una via importante come Via Nazionale, che all'epoca inglobava anche l'attuale Via Cesare Battisti.

Via dell'Archetto


Via dell'Archetto è una strada del Rione Trevi, compresa tra Via del Vaccaro e Via dell'Umiltà. La strada prende il nome da un arco un tempo esistente (ed ora sostituito da un altro più moderno) che si trovava tra la vicina Via del Vaccaro e Piazza della Pilotta. Dallo stesso archetto ha preso il nome il piccolo Santuario della Madonna dell'Archetto, il cui ingresso è in Via di San Marcello.
All'angolo tra la strada e Via dell'Umiltà è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna del Rosario.

Altri siti che ne parlano:
Via dell'Archetto - in Info Roma

Referendum consultivo locale su ATAC

Domenica 11 Novembre si è svolto a Roma un referendum consultivo locale sul trasporto pubblico. Esso è consistito in due quesiti: nel primo si chiedeva l'assegnazione tramite gara pubblica della gestione del trasporto sotterraneo, su gomma e su ferro, mentre nel secondo l'assegnazione mediante gara degli altri servizi di trasporto pubblico.

Il referendum non ha raggiunto il quorum del 33% di affluenza (fermo restando che, in quanto consultivo, anche il raggiungimento del quorum non avrebbe avuto conseguenze obbligatorie), e il numero di votanti ha superato solamente il 16% degli aventi diritto.

AFFLUENZA

Quesito 1

Tutto il Comune - 16,39%
I Municipio - 20,78 %
II Municipio - 25,40%
III Municipio - 18,33%
IV Municipio - 15,71%
V Municipio - 14,78%
VI Municipio - 9,31%
VII Municipio - 16,90%
VIII Municipio - 19,35%
IX Municipio - 16,95%
X Municipio - 14,23%
XI Municipio - 14,34%
XII Municipio - 18,57%
XIII Municipio - 15,27%
XIV Municipio - 15,03%
XV Municipio - 14,57%

Quesito 2

Tutto il Comune - 16,79%
I Municipio - 20,39 %
II Municipio - 25,40%
III Municipio - 18,33%
IV Municipio - 15,71%
V Municipio - 14,78%
VI Municipio - 9,31%
VII Municipio - 16,90%
VIII Municipio - 19,35%
IX Municipio - 16,95%
X Municipio - 14,23%
XI Municipio - 14,34%
XII Municipio - 18,57%
XIII Municipio - 15,27%
XIV Municipio - 15,03%
XV Municipio - 14,57%

VOTI

Quesito 1

Tutto il Comune - SI' 75,53% - NO 24,47%
I Municipio - SI' 84,97% - NO 15,03%
II Municipio - SI' 88,52% - NO 11,48%
III Municipio - SI' 77,19% - NO 22,81%
IV Municipio - SI' 70,21% - NO 29,79%
V Municipio - SI' 65,55% - NO 34,45%
VI Municipio - SI' 58,42% - NO 41,58%
VII Municipio - SI' 72,73% - NO 27,27%
VIII Municipio - SI' 76,47% - NO 23,54%
IX Municipio - SI' 78,09% - NO 21,91%
X Municipio - SI' 71,30% - NO 28,70%
XI Municipio - SI' 70,73% - NO 29,27%
XII Municipio - SI' 78,88% - NO 21,12%
XIII Municipio - SI' 73,70% - NO 26,30%
XIV Municipio - SI' 74,22% - NO 25,78%
XV Municipio - SI' 83,62% - NO 16,38%

Quesito 2

Tutto il Comune - SI' 74,48% - NO 25,52%
I Municipio - SI' 83,25% - NO 16,75%
II Municipio - SI' 87,06% - NO 12,94%
III Municipio - SI' 76,36% - NO 23,54%
IV Municipio - SI' 69,59% - NO 30,41%
V Municipio - SI' 64,75% - NO 35,25%
VI Municipio - SI' 57,85% - NO 42,15%
VII Municipio - SI' 71,91% - NO 28,09%
VIII Municipio - SI' 75,19% - NO 24,81%
IX Municipio - SI' 77,35% - NO 22,65%
X Municipio - SI' 70,43% - NO 29,57%
XI Municipio - SI' 69,43% - NO 30,57%
XII Municipio - SI' 77,28% - NO 22,72%
XIII Municipio - SI' 72,44% - NO 27,56%
XIV Municipio - SI' 73,41% - NO 26,59%
XV Municipio - SI' 82,57% - NO 17,43%

Via del Foro Piscario


Via del Foro Piscario è una strada del Rione Sant'Angelo che parte da Largo 16 Ottobre 1943 senza avere uscita (anche se, di fatto, attraverso l'area archeologica del Teatro di Marcello sbuca in Via del Teatro di Marcello). Il nome a questo tratto di strada adiacente al Portico d'Ottavia e al Foro Piscario è stato attribuito nel 1948. Il nome Foro Piscario apparteneva al luogo in cui per secoli si è svolto il mercato del pesce: proprio sotto al Portico d'Ottavia è ancora oggi visibile una targa che mostra le misure consentite per i pesci, dando testimonianza di questo mercato.
Al numero 33 della strada si può vedere la facciata dell'Oratorio dei Pescivendoli, realizzato nel 1689.
Oggi la strada arriva dentro l'area archeologica del Teatro di Marcello e rappresenta per questo una passeggiata molto suggestiva.

Guidovia sperimentale di Via di Acquafredda

Un'immagine d'epoca della guidovia di Via di Acquafredda.

Nel 1936 a Roma fu sperimentato un nuovo mezzo di trasporto: la strada guidata, meglio nota con il nome di guidovia. Questo sistema, pensato per il trasporto di massa, era stato inventato dall'ingegnere Gaetano Ciocca (Garlasco 1882 - Garlasco 1966), e puntava a unire caratteristiche del trasporto su pneumatici a quelle della ferrovia.
Ciocca scrisse che l'idea della guidovia gli venne durante la Prima Guerra Mondiale, quando notando che la ferrovia doveva procedere per forza sul proprio tracciato e a una velocità inferiore rispetto alle truppe, pensò alla possibilità di far procedere i convogli lungo la strada una volta terminato il percorso su binari. L'idea che ne derivò fu una strada per autocarri a pneumatici dotata di una guida in cemento armato che facesse le veci delle rotaie in una maniera però ben più semplice e meno costosa da realizzare. Gli autocarri potevano così procedere lungo la guida in cemento come su una ferrovia.
L'idea venne proposta a partire dagli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale, senza tuttavia mai essere particolarmente presa in considerazione. Ciocca provò nel 1922 a proporla al Ministero della Guerra, nel 1928 propose di installarla lungo l'autostrada Torino-Milano, nel 1932 la propose addirittura all'Unione Sovietica, in tutti i casi senza essere presa in considerazione.
La svolta arrivò però nel 1935, quando riuscì ad attirare l'attenzione di Benito Mussolini in persona, che cercava una soluzione per dotare le colonie italiane nell'Africa Orientale di rapidi trasporti di massa senza però dove fare investimenti eccessivamente costosi. Nel 1935 una pista guidata di circa 200 metri venne installata nelle officine militari di Pavia, e l'anno successivo venne inviato a Mogadiscio, in Somalia, per fare i rilievi del caso. Si decise dunque di iniziare a sperimentare il nuovo mezzo di trasporto a Roma.

Accanto al tratto di Via di Acquafredda dal 1965 noto come Via Nazareth si può vedere in questa mappa del 1950 tratteggiato il percorso della guidovia.

Nel 1937 venne costruita una guidovia sperimentale a Roma, nella zona dell'odierno Suburbio Aurelio, in quella che era nota come Borgata Fogaccia, lungo Via di Acquafredda, sui terreni concessi dal conte Piero Fogaccia. La guidovia venne realizzata in collaborazione con la Federazione Fascista del Cemento e il Ministero dell'Africa Italiana, e vennero messi a disposizione autocarri FIAT 634 e rimorchi militari Viberti.
Tale pista, lunga 500 metri, simulò una serie di condizioni del terreno che avrebbe dovuto affrontare, come curve, salite e ponticelli.


Nonostante l'interesse sia di Benito Mussolini che di Vittorio Emanuele III verso questo mezzo di trasporto, le sanzioni mosse contro l'Italia in seguito alla conquista dell'Etiopia portarono a una serie di restrizioni sui carburanti e costrinsero dopo appena sei mesi a interrompere le sperimentazioni ed abbandonare la pista.
Oggi della pista guidata rimangono alcune tracce in stato di abbandono lungo Via Nazareth, fino al 1965 tratto di Via di Acquafredda.

Alcune testimonianze della vecchia guidovia
La guidovia non venne praticamente mai usata come sistema di trasporto, almeno così come la pensò Ciocca. L'autoguidovia della Madonna della Guardia, a San Quirico di Genova, esistita tra il 1929 ed il 1967, sfruttava una tecnologia in parte diversa da quella di Via di Acquafredda.
Testimonianze della vecchia guidovia
Altri siti che ne parlano:
- La guidovia sperimentale della Borgata Fogaccia - in TramRoma 

Via degli Astalli


Via degli Astalli è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via di San Marco e Piazza Grazioli. Fino al 1873 questa strada era un tratto di Via del Gesù, ma l'istituzione di Via del Plebiscito rese i due tratti di strada separati, e questo prese il nome di Via degli Astalli, in memoria dell'antica famiglia Astalli che limitrofo alla strada possedeva il Seicentesco palazzo opera del De Rossi, ancora oggi visibile oltre Via delle Botteghe Oscure.
La strada di fatto si trova compresa tra il complesso della Chiesa del Gesù, il Palazzo dei Gesuiti e il Palazzo Venezia. Fino al XVI Secolo qui sorgeva la Chiesa di Santa Maria della Strada, demolita per fare spazio alla Chiesa del Gesù. Nella Chiesa si venerava l'immagine della Vergine dipinta su un masso di cemento, oggi in una Cappella della Chiesa del Gesù.
Nel XVI Secolo fu posto nella strada, all'angolo con Via delle Botteghe Oscure, uno dei primi orologi pubblici di Roma.
Il Palazzo dei Gesuiti è stato costruito a partire dal 1559 e ha subito un importante ampliamento nel 1623.
Oggi nel Palazzo dei Gesuiti ha sede il Centro Astalli, un luogo di assistenza per i rifugiati gestito dai Gesuiti stessi.

Targa del Mondezzaro di Via Lata (1748)


La targa del mondezzaro di Via Lata, nel Rione Pigna, è stata affissa nel 1748 e fa riferimento all'editto del 6 Agosto di tale anno. Il testo nello specifico recita così:

"D'ordine di Monsignore Illustrissimo e Reverendissimo Presidente delle Strade si proibisce a tutte e singole persone di non fare il mondezzaro in questo sito sotto le penne espresse nell'Editto emanato il dì 6 Agosto 1748".

Mappa del Touring Club Italiano di Firenze (1922)

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Questa mappa del Touring Club Italiano mostra Firenze come si presentava nel 1922.

Ristoranti del Rione Trastevere

A seguire una lista di ristoranti situati nel Rione Trastevere elencati in ordine alfabetico.

Il Maritozzo Rosso, Vicolo del Cedro 26

Architetture civili nel Rione Colonna

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Colonna:

Libreria del Littorio, in Via del Corso

Vecchia targa stradale di Via della Pelliccia


In Via della Pelliccia, nel Rione Trastevere, è ancora presente un esempio di vecchia targa stradale.

Mappa di Honolulu (1914)

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Questa mappa - realizzata dalla Sandborn - mostra la città di Honolulu, nello stato americano delle Hawaii, come si presentava nel 1914.

Mappe dell'Ungheria

Mappa di Budapest (1908)

Mappa di Budapest (1908)

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Questa mappa di Budapest mostra la capitale ungherese come si presentava nel 1908.

Mappa di Sofia (1927)

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Questa mappa mostra Sofia, capitale della Bulgaria, come si presentava nel 1927.

Mappe della Repubblica Ceca

Mappa di Praga (1885)

Mappa di Praga (1885)

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Questa mappa mostra Praga, capitale della Repubblica Ceca, come si presentava nel 1885.