Terremoti a Roma

Una mappa sismica del Lazio
I terremoti sono fenomeni naturali che causano, attraverso lo spostamento di masse rocciose sotterranee, la vibrazione della crosta terrestre. Essi possono essere di varia entità e danneggiare anche edifici o costruzioni realizzate dall'uomo.
La Protezione Civile considera Roma come una zona di sismicità modesta ma non trascurabile. Non trascurabile perché, non lontana da aree considerate sismiche come i Castelli Romani o l'Appennino Umbro-Marchigiano ed Abruzzese e per la presenza di un grande numero di edifici - molti dei quali antichi e di valore storico - all'interno della città.
Si ha notizie di numerose scosse che nella storia sono stati sentiti a Roma o hanno colpito direttamente la città, causando talvolta alcuni danni. In genere nella capitale la terra ha tremato per scosse avvenute con epicentro nei dintorni della città che hanno causato talvolta danni per via della scarsa manutenzione degli edifici o per la particolare natura del terreno. Non sono però mancati, seppur con frequenza molto minore e con magnitudo in genere più bassa, terremoti con epicentro a Roma.
Per quanto riguarda i tempi più antichi, è difficile stimare la magnitudo o i danni veri e propri che subirono le varie strutture, se non da fonti letterarie del tempo.
Diversi terremoti in epoca antica colpirono l'Italia Centrale, venendo con tutta probabilità percepiti a Roma: quello dell'Etruria del 217 avanti Cristo o quello in Sabina nel 174 avanti Cristo.
Sappiamo invece che Roma fu epicentro di un terremoto tra il 442 e il 443 dopo Cristo, quando vennero danneggiati parte del Colosseo e una navata della Basilica di San Paolo fuori le Mura e vennero distrutti alcuni portici antichi, tra cui quelli del Teatro di Pompeo. Pochi anni a seguire, nel 476, ebbe luogo uno dei più gravi episodi sismici che abbiano colpito la capitale: per 40 giorni si seguirono scosse nella città, causando la distruzione di numerosi edifici.
Nell'847 un nuovo sisma a Roma causò diversi danni sempre al Colosseo, mentre nell'849 sembra che un terremoto causò la caduta dell'Obelisco di Piazza Monte Citorio.
Dal Basso Medioevo è più semplice poter ricostruire anche la magnitudo nella scala Richter di tali scosse. Nel 1231 le scosse che colpirono Roma fecero dei danni alla parete sud ovest del Colosseo, crollò anche la parte superiore della torre dei Conti. Nel 1349 un terremoto di magnitudo 6.5 colpì il Molise, causando ingenti danni in tutta l'Italia centro-meridionale. La città di Venafro venne distrutta, così come l'Abbazia di Montecassino. La facciata del Duomo di Napoli si sgretolò al suolo. Roma non rimase immune al sisma, e il lato Sud del Colosseo, costruito su una parte meno stabile di terreno, crollò. Nel 1351 Francesco Petrarca raccontò il suo viaggio da pellegrino a Roma e notò come fossero ancora chiaramente visibili i segni lasciati dalla scossa. Anche lo storico Matteo Villani notò come ci furono danni gravi alla Basilica di San Paolo ed alle torri delle Milizie e del Conte.
A Roma vennero chiaramente percepiti i terremoti che nel 1456 e nel 1461 colpirono rispettivamente il Molise e l'Abruzzo, di intensità 6.9 il primo e 6.5 il secondo. Nel 1484 un terremoto di magnitudo 5.0 colpì Monterotondo, ad appena 26 chilometri da Roma, ma non sono noti molti altri dettagli, fatto che lascia intendere che i danni non furono particolarmente evidenti.
Nel 1654 un grave terremoto colpì l'area tra la Marsica e la Valle Comino, a 106 chilometri da Roma, dove con tutta probabilità fu sentito in modo molto chiaro.
Nel 1703 si verificarono ben tre terremoti che furono chiaramente avvertiti a Roma. Il 14 Gennaio una scossa tra le più gravi di quel periodo di magnitudo 6.7 colpì l'Appennino tra Umbria, Marche e Sabina, causando tra i 6mila ed i 9mila morti. La scossa fu avvertita molto nettamente a Roma, dove si verificarono alcune lesioni e le campane delle chiese suonarono da sole. Nei giorni successivi Papa Clemente XI Albani (1700-1721) radunò i cittadini per pregare in diverse occasioni. Proprio nei giorni successivi, infatti, nei pressi dell'Aquila avvenne una seconda violenta scossa di magnitudo 6.2. Il 2 Febbraio, un nuovo terremoto di magnitudo 6.7 colpì sempre l'Abruzzo e causò danni anche a Roma, dove la Basilica di San Lorenzo venne danneggiata ed alcuni archi del Colosseo crollarono. Nonostante non si verificarono vittime a Roma in questi episodi, numerosi cittadini decisero di dormire all'aperto. In Piazza di Spagna vi furono danni al suolo, che causarono una voragine nel terreno che portò alla luce un antico acquedotto.
Nel 1706 il terremoto della Maiella, di magnitudo 6.6, venne avvertito anche a Roma.
Nel 1748 invece un terremoto di magnitudo 4.8 colpì la città di Frascati, ai Castelli Romani.
Nel 1785 un altro terremoto con epicentro a Piediluco di magnitudo 5.5 venne avvertito a Roma.
Un sisma con magnitudo 5.5 colpì nel 1806 invece i Colli Albani, seguito nel 1811 da un'altra scossa con epicentro a Roma di magnitudo 4.5 che non fece danni. Nel 1812 però un terremoto di magnitudo 5.0 colpì l'area di Roma, causando solo danni lievi per via del basso livello ma causando una certa paura nella popolazione.
Nel 1885 un lieve terremoto di magnitudo 4.8 colpì i Monti Simbruini e fu avvertito a Roma, così come avvenne per quello dei Colli Albani del 1892, che ebbe un'intensità di 5.2.
Nel 1895 un terremoto ebbe come epicentro Castel Porziano e raggiunse la magnitudo di 4.8. I danni furono lievi ed interessarono soprattutto il litorale e la parte meridionale della Città.
Nel 1899 una scossa di magnitudo 5.2 interessò di nuovo i Colli Albani, cui nel 1909 seguì un piccolo terremoto di 4.8 che ebbe come epicentro Monte Mario e nel 1911 un altro di magnitudo 4.6 a Frascati.
Nel 1915 il tragico terremoto che colpì Avezzano con una magnitudo di 7.0 e che fu sentito anche a Roma dove causò alcuni danni non gravi ma diffusi. Tra questi si segnalano alcune lesioni alle Chiese di Sant'Agata dei Goti e Santa Maria della Scala, alle Mura Aureliane ed all'Acquedotto Claudio presso Porta Furba, del quale caddero alcuni metri di muro.
Nel 1919 un terremoto di magnitudo 5.5 colpì Anzio, cui seguì nel 1927 un'altra scossa del 5.0 sui Colli Albani. Nel 1979, poi, è stato avvertito il terremoto di 5.9 della Val Nerina.
Negli anni successivi Roma ha percepito in modo chiaro alcuni dei più gravi terremoti del Centro Italia, come quello del 1980 in Irpinia, un grave terremoto di magnitudo 6.5 che ha causato 2.914 vittime, e quello che nel 2009 colpì L'Aquila.
Nel 2011 iniziò a circolare la voce di una profezia che avrebbe voluto un terremoto nella Capitale l'11 Maggio, sisma che non ebbe luogo ma che causò un parziale preventivo panico tra i cittadini che, in alcuni casi, preferirono tenere chiusi i negozi od assentarsi dal lavoro.
Nel 2016, la città ha chiaramente avvertito le scosse che hanno colpito l'Italia Centrale. In occasione di quella del 30 Ottobre - che ha causato la tragica distruzione di parte della Basilica di San Benedetto a Norcia - sono state riscontrate alcune lesioni presso la Basilica di San Paolo e la Chiesa di Sant'Ivo alla Sapienza.
Il 18 gennaio 2017 tre scosse con epicentri a Montereale, Capitignano e Pizzoli (tutti e tre in provincia dell'Aquila) e di magnitudo compresa tra 5.1 e 5.5. A Roma queste tre scosse sono state percepite in maniera chiara, e per precauzione sono state evacuate le scuole e la metropolitana, che successivamente è stata chiusa temporaneamente.

NB: L'articolo riporta episodi avvenuti successivamente alla sua data di pubblicazione perché, con l'accadere di nuovi episodi relativi all'argomento dell'articolo, esso è stato aggiornato senza che però venisse modificata - per scelta degli autori del sito - la data di originaria pubblicazione dell'articolo.

Vergine col Bambino in Via Baccina


L'Edicola Sacra in questione si trova in Via Baccina, nel Rione Monti, e raffigura una Vergine col Bambino. Il dipinto - sotto cui sono presenti molti ex voto - è stato per anni meta di pellegrinaggio. Fino all'inizio del XX Secolo, era protetto da un baldacchino in stile barocco all'interno di un tabernacolo in marmo.
E' invece ancora presente l'iscrizione sottostante che fa riferimento a Papa Pio VI Braschi che concede l'indulgenza di duecento giorni alle Anime del Purgatorio ogni volta che si fa una preghiera di fronte alla Sacra Immagine.

Via in Miranda


Via in Miranda è una strada situata nel Rione Campitelli, compresa tra Via dei Fori Imperiali ed il Foro Romano. Il nome deriva dalla vicina Chiesa di San Lorenzo in Miranda, costruita su quello che era il Tempio di Antonino e Faustina. Il nome "in Miranda" deriva probabilmente - ma non è del tutto confermato - dal termine "Baganda", nome di origine gallica con cui nel Medioevo era nota la zona.
La strada, infatti, era inizialmente detta Via San Lorenzo in Miranda, a testimonianza del fatto che prenda il nome dalla strada. La vicina Chiesa divenne poi sede dell'Istituto di Chimica e Farmacologia, come è peraltro ricordato da due targhe. Sulla strada, inoltre, è presente un'Immagine Mariana.
La targa stradale di Via in Miranda
Come tutte le vie della zona, durante gli sventramenti avvenuti negli anni Trenta per la realizzazione della Via dell'Impero, questa strada cambiò faccia. Inizialmente compresa tra Via Alessandrina ed il Foro Romano, oggi Via in Miranda risulta una piccola traversa - in parte nascosta - della Via dei Fori Imperiali, nome preso dalla Via dell'Impero dopo la caduta del Fascismo.

Hotel Mediterraneo



L'Hotel Mediterraneo si trova in Via Cavour, all'angolo con Via Giovanni Amendola, nella parte della strada compresa nel rione Castro Pretorio.
Fu costruito nel 1936 da Maurizio Bettoja, proprietario alberghiero, al posto del precedente albergo Lago Maggiore, esistente dal 1880. Il progetto fu affidato a Mario Loreti che ne curò anche l'arredamento interno.
Nel 1933 lo stesso Bettoja aveva costruito l'adiacente Hotel Atlantico demolendo l'albergo Liguria di cui era sempre proprietario, il progetto era stato curato da Mario Loreti anche in questo caso.

Veduta di Via Cavour, da destra si vedono l'Albergo Continental, il Lago Maggiore e il Liguria.

Il rinnovamento delle strutture alberghiere avvenne in coincidenza con l'organizzazione dell'Esposizione Universale di Roma che doveva svolgersi nel 1942; tra i piani di opere pubbliche da realizzare per l'Esposizione c'era la costruzione della nuova stazione Termini che sarebbe stata la più grande stazione d'Europa. L'arretramento del fronte della stazione avrebbe comportato la creazione di un'immensa piazza, ulteriormente ingrandita dalla prevista demolizione di tutti gli isolati che davano su via Giolitti, anche i due primi edifici di Via Cavour sarebbero stati distrutti, il nuovo albergo avrebbe dunque costituito la nuova quinta scenografica su via Cavour, per questo motivo fu inserito nei piani dell'E42.
Ne fu dunque permessa la costruzione per un'altezza di cinquanta metri in deroga al piano regolatore e lo Stato espropriò l'edificio adiacente su Via Amendola per permettere un'estensione maggiore alla facciata su piazza dei Cinquecento.
L'edificio si sviluppa su undici piani ed è in pieno stile razionalista, le facciate di Via Cavour e Via Amendola sono ricoperte di travertino. I primi sette piani sono occupati da semplici finestre scandite da corniciature orizzontali e verticali. I due piani successivi sono incavati e le finestre sono inquadrate da pilastri modanati, somontati dal grande cornicione. Gli ultimi due livelli si sviluppano sopra alla grande cornice.

La grande hall vista dalla scala principale. 

Gli interni del piano terra furono decorati magnificamente di marmi, legni pregiati e busti di imperatori, a rimarcare la funzione imperiale assunta dall'Italia fascista. Ancora oggi l'arredo è quello originale, che è stato scrupolosamente custodito dalla famiglia Bettoja in questi anni, permettendo di assumere al Mediterraneo il primato di miglior esempio di albergo Art Decò presente a Roma.

Busto di Caracalla nella hall.

La reception è decorata da una boiserie in noce con ampie fenestrature di vetro,
tutta la hall è ricoperta di marmo bardiglio.

Mosaico con Ulisse e Telemaco.

A sinistra si trovano due ascensori sormontati da mosaici di Achille Capizzano che raffigurano la storia di Ulisse.



Superati quattro gradini si apre la sala comune decorata da grandi lampade e una raffigurazione a intarsio di legno sulla cappa del camino con Prometeo di Capizzano su disegno di Loreti.





Sul versante di Via Cavour si affaccia la sala delle Mappe, una parete ospita una grande mappa del Mar Mediterraneo circondata da segni zodiacali dipinta a tempera su pergamena da Capizzano, l'altra parete è occupata da un grande pannello intarsiato di legno con l'allegoria della Scrittura attraverso la Storia dello stesso artista. Tutta la sala è percorsa da un bel fregio in stucco con raffigurazioni marine.

Allegoria della Scrittura nella sala delle Mappe.

A destra della sala comune si affaccia il bancone del bar realizzato su progetto di Loreti con mosaici di Franco D'Urso e cristallo Venini. Sulla parete di sinistra del bar si trova un intarsio con un rebus posto all'ingresso della vecchia sala ristorante 21.




Dal bar si giunge nella sala colazioni di ispirazione marinaresca, dotata di travi di quercia sorrette da mensole a forma di sirene e tritoni, in basso corre una boiserie di legni intagliati. Due grandi lampadari circolari di bronzo decorati da sirene sono appesi al soffitto, sulle pareti delle appliques di bronzo con due sirene contribuiscono ad illuminare l'ambiente.



Particolare del lampadario centrale nella sala colazioni.
L'ultima sala è quella ristorante, decorata da da un mosaico con una scena di caccia di ispirazione medioevale di Achille Capizzano.




I lampadari in vetro di Murano furono realizzati dall'azienda Luigi Fontana e C. hanno variegate forme floreali. È pressente anche un grande lampadario disegnato dall'architetto Gustavo Pulitzer.



La scala principale è il capolavoro di Loreti, caratterizzata da monoblocchi di marmo calcatta autoportanti sovrapposto e balaustra di colonnine di marmo rosso levanto.


I corridoi dei vari piani sono decorati da tappeti e guide con onde e gli acronimi dell'Hotel Mediterraneo.



Anche gli arredi delle camere sono originali degli anni trenta.
L'hotel, attualmente è tuttora funzionante, con le sue 243 camere rappresenta ancora oggi il miglior esempio di struttura alberghiera degli anni trenta a Roma. Si tratta di uno uno dei numerosi hotel realizzati da Mario Loreti nella sua carriera di architetto, un percorso che lo ha visto specializzarsi in questa tipologia di struttura.


Dalla terrazza dell'albergo è possibile ammirare un notevole panorama.

Pasquino


La statua di Pasquino si trova in Piazza Pasquino, nel Rione Parione. Essa è indubbiamente la più famosa (e l'unica tuttora attiva) tra le statue parlanti di Roma.
Si tratta di una statua risalente al III Secolo Avanti Cristo, raffigurante - ma è difficile esserne certi - Menelao mentre tiene tra le braccia il corpo senza vita di Patroclo. Rinvenuta nel 1501, il Cardinale Oliviero Carafa la fece collocare su un piedistallo dietro il Palazzo Orsini (che sorgeva dove ora è il Palazzo Braschi), collocazione che ancora oggi mantiene.
Non è noto come mai la statua abbia preso il nome di Pasquino, secondo alcuni perché questo era il nome di un sarto che aveva in zona la propria bottega, per altri di un barbiere o di un oste, ma ben presto la statua prese questo nome e, con essa, anche la piazza.
Fu ben presto che questa statua divenne una delle cosiddette "statue parlanti", ovvero quelle statue di Roma su cui le persone - non solo comuni cittadini, ma anche autorevoli letterati, pur sotto mentite spoglie - attaccavano le proprie poesie satiriche di critica verso il potere e l'autorità.
La fama in questo senso di Pasquino fu tale che questo tipo di poesie sono dette "Pasquinate" e che ancora oggi compaiono sotto la statua fogli con versi di questo genere.
Storica fu la Pasquinata che qui venne affissa alla vigilia della Breccia di Porta Pia del 20 Settembre 1870, l'episodio in cui i Piemontesi si aprirono un varco nelle Mura Aureliane ed invasero Roma, ponendo fine al potere temporale del Papa:

"Santo Padre benedetto,
ci sarebbe un poveretto
che vorrebbe darvi in dono
questo ombrello. E' poco buono,
ma non ho nulla di meglio.
Mi direte: "A che mi vale?"
Tuona il nembo, Santo Veglio;
e se cade il TEMPORALE?"

Con temporale si intendeva il potere temporale del Papa.
Attualmente di fianco la statua è stato messo un pannello in plexiglas per affiggervi le moderne Pasquinate senza attaccarle direttamente sulla statua, evitando di rovinarla.

Via Monte San Michele


Via Monte San Michele è una strada esistita per un certo periodo nel Quartiere Della Vittoria, compresa tra Via Asiago e Via Achille Papa. La strada, abbastanza piccola, venne istituita ufficialmente nel 1939 e prese questo nome dal rilievo del Carso che fu teatro degli scontri nella Prima Guerra Mondiale in diverse battaglie dell'Isonzo. Come numerose strade limitrofe, prendeva dunque il nome da teatri di fatti d'armi della Prima Guerra Mondiale.
Nel 1951 la strada risultava però chiusa al pubblico, e per questa ragione il Comune decise di sopprimerla, riservando il toponimo ad un'altra eventuale strada nella zona, qualora essa fosse effettivamente sorta.
La strada, pur se soppressa e chiusa al pubblico, è ancora facilmente individuabile e ben visibile, oltre che sul luogo, attraverso Google Maps o altri servizi cartografici. Persino nella mappa generale del Catasto del 1955 essa è ancora riconoscibile.
E' sempre un peccato quando una strada viene soppressa, specie se - seppur chiusa al pubblico - è ancora facilmente individuabile.

Via Monte San Michele nella mappa della Direzione Generale del Catasto del 1955


Edicola Mariana di Via dei Cappellari


L'Edicola Mariana in questione si trova in Via dei Cappellari, nella parte compresa nel Rione Regola. Si tratta di un'edicola settecentesca costituita da una ricca decorazione in stucco.Una cornice mistilinea delimita, lateralmente, rami, girali fogliati e conchiglie, superiormente, due ghirlande. Il tabernacolo è costituito da un'edicola con lesene con capitello corinzio e una elaborata cornice con timpano spezzato ricurvo, al centro è presente il simbolo raggiato della Trinità.Al centro dell'edicola , sovrastata da una conchiglia accompagnata da fasci floreali un'immagine della Madonna Immacolata dipinta ad olio doppia corona d'argento, nove cuori ex voto, due dei quali sorreggono una collana di perle.
La targa marmorea reca incisa l'epigrafe "TOTA PVLCRA ES ET MACVLA NON EST IN TE".

Triumphs and Laments


Triumphs and Laments è un'opera situata sulla banchina del Tevere in corrispondenza con il Lungotevere della Farnesina, nel Rione Trastevere, realizzata dall'artista sudafricano William Kentridge.
L'opera coinvolge i muraglioni realizzati tra gli anni '70 e '90 del XIX Secolo dall'architetto Raffaele Canevari attraverso una particolare tecnica della pulizia selettiva della patina biologica depositata sul travertino. In questo modo, la patina viene lasciata solo in corrispondenza delle immagini raffigurata dall'autore.
Si tratta di una tecnica volutamente effimera, proprio a voler decantare le glorie, i lamenti, i simboli e gli archetipi di Roma.
Le immagini - che si estendono su una lunghezza di circa 500 metri - sono realizzate in successione, quasi a richiamare il nastro narrativo della Colonna Traiana, ma sono disposte in ordine puramente casuale.
Si va dalla Lupa Capitolina, a Marco Aurelio, al bombardamento di San Lorenzo, alle vedove dei soldati Romani e quelle dei migranti di Lampedusa, agli Angeli di Ponte Sant'Angelo fino al ritrovamento del corpo di Aldo Moro, in un continuo alternarsi di immagini che, in modi diversi, raccontano Roma e la sua storia.
L'opera è volutamente realizzata con una tecnica effimera, come effimere possono essere le glorie e le cadute.
L'inaugurazione di Triumphs and Laments è avvenuta il 21 Aprile 2016, in occasione del Natale di Roma, accompagnata da una performance ideata dallo stesso William Kentridge e con musiche del compositore sudafricano Philip Miller e di Thutuka Sibisi.

Un'immagine dello spettacolo inaugurale dell'opera

Gazometro Ostiense


Con Gazometro Ostiense - o Gasometro Ostiense - si intende un complesso di quattro gazometri situati nell'isolato tra Via Ostiense, Via del Commercio e la Riva Ostiense nel Quartiere Ostiense. La zona in cui sorgono, dopo essere stata per secoli un'area di campagna, iniziò nel XIX Secolo ad attrarre attività industriali quando Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti nel 1863 fece passare nei dintorni la ferrovia, inaugurando il nuovo Ponte dell'Industria, noto come Ponte di Ferro per via del materiale con cui è costruito. Sorsero così - attratti dalla vicinanza della ferrovia - in questa zona il Mattatoio, nel vicino Rione Testaccio, ed il Molino Biondi e lo stabilimento Mira Lanza sul lato opposto del Tevere, al Portuense.
La svolta che portò a un forte sviluppo industriale ed urbanistico avvenne però intorno al 1910, quando la giunta guidata dal sindaco Erneso Nathan iniziò ad investire su quest'area anche nell'ottica della costruzione di un possibile porto marittimo che avrebbe avuto la propria darsena non lontano da qui.
Il Gazometro visto dalla Riva Ostiense
Vennero quindi realizzati il Porto Fluviale, gli stabilimenti conciari, i Mercati Generali e la Centrale elettrica Montemartini, e venne realizzato anche un nuovo quartiere, il Quartiere dei Gasisti e dei Conciatori, che costituisce uno dei nuclei originari dell'Ostiense. Oltre a questo, sorsero anche i due più piccoli gasometri - con il nome di Officina Gas San Paolo -, che entrano in funzione nel 1911 e cui solo diversi anni dopo si aggiunsero gli altri due.
Del grande gasometro si inizia a parlare solamente nel 1935, quando ne venne approvata la costruzione ad opera dell'Ansaldo Breda, che lo fa entrare in funzione nel 1937. Si tratta della più grande delle quattro strutture e misura quasi 100 metri di altezza. Successivamente, a partire dagli anni '60, il gasometro iniziò ad entrare in disuso, divenendo uno dei massimi esempi di archeologia industriale presenti a Roma, una città in cui non c'è mai stati un forte sviluppo industriale.
Tuttavia, seppur rimasto abbandonato ed inutilizzato, il gazometro fa parte dello skyline di Roma, cosa che lo ha reso un simbolo della città, dei quartieri di Roma Sud e della Roma Underground.

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 17 Marzo 1884

La delibera sulla Toponomastica di Roma del 17 Marzo 1884 verte completamente intorno alla notizia della morte dell'ex Ministro delle Finanze Quintino Sella, avvenuta a Biella il 14 Marzo, tre giorni prima. Il Consiglio, pertanto, ritenendo Sella uno dei massimi statisti dell'Italia dell'epoca, si riunisce per deliberare su come ricordare l'ex Ministro, anche a livello toponomastico.
Dopo un commosso intervento del sindaco Leopoldo Torlonia, il Consiglio delibera su alcune questioni.
Tra queste, l'istituzione "nel costruendo quartiere Spithover" (così era conosciuta la parte dell'attuale Rione Sallustiano di fronte al Ministero delle Finanze) di Via Quintino Sella e la posa di una targa in Via Nazionale alla memoria dello statista lì dove abitava.

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 14 Gennaio 1901

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 14 Gennaio 1901, il Consiglio Comunale provvede ad assegnare i nomi di una serie di strade in giro per Roma, tra cui quelle del Quartiere di Santa Croce in Gerusalemme all'Esquilino e del nuovo Quartiere Trionfale.

Alle nuove vie nella zona del Castro Pretorio, in linea con le strade già esistenti nella zona, vengono dati nomi di fatti d'armi relativi alle guerre che hanno portato all'Unità d'Italia. Vengono quindi istituite:
- Via Mentana
- Via Sommacampagna
- Via Villafranca
- Via Sapri

Alle nuove strade della zona dell'Esquilino, come per molte vie già esistenti in zona, si assegnano nomi di artisti, scienziati e letterati. Vengono allora istituite:
- Via Mecenate (il quale in questa zona aveva inoltre i suoi Horti)
- Via Leonardo da Vinci
- Via Guicciardini
- Via Carlo Botta
- Via Ludovico Muratori
- Via Pietro Verri
- Via Aleardi
- Via Berni
Nella stessa zona, nei pressi delle strade che ricordano fatti legati alla storia della casa Savoia, sono istituite:
- Via Pietro Micca
- Via San Quintino
E dove invece si ricordano persone che hanno partecipato all'Unità d'Italia:
- Via Giacomo Durando (soppressa nel 1983)
- Via Enrico Cialdini
Vicino a dove si ricordano altri uomini e pensatori illustri di quel periodo, si istituisce:
- Via Antonio Rosmini

Nei pressi di San Martino ai Monti, invece, sono assegnati i seguenti nomi di strade:
- Via Domenichino, per la casa che nei dintorni aveva l'illustre pittore (ed è ricordata da una targa)
- Via Equizia, in memoria della famiglia Romana degli Equizi che qui aveva la propria casa

Nella zona del Sallustiano, sono invece istituite le seguenti vie:
- Via Silvio Spaventa, alla strada che ufficiosamente già aveva questo nome, segnalato da un cartello in legno.
- Via Augusto Valenziani, dal momento che si trova vicino alla Breccia di Porta Pia, occasione in cui il Valenziani mrì.

Nella zona di San Lorenzo, dove sono riportati i popoli italici antichi, viene istituita:
- Via dei Rutoli

Nella zona di Via delle Zoccolette, viene istituita:
- Via del Conservatorio, dal momento che costeggia il Conservatorio delle Zoccolette

Nella zona di Prati, dove vengono ricordati i Romani illustri:
- Via Benedetto Pistrucci, come già era stato stabilito nel 1886, ma evidentemente non era entrato pienamente nell'ufficialità.
- Via Plinio

Per le strade del Quartiere di Santa Croce in Gerusalemme, si decide di dare loro i nomi di personaggi illustri della Casa Savoia e ad essa legati, come nelle strade limitrofe. Si istituiscono dunque:
- Via Umberto Biancamano
- Via Conte Rosso
- Via Andrea Provana
- Via Federico Sclopis
- Via Giuseppe Siccardi
- Via Federico Menabrea

Per le strade nel nuovo quartiere fuori dalla Barriera Trionfale, si decide di assegnare loro i nomi di importanti battaglie navali. Si istituiscono dunque:
- Via Candia
- Via Ostia
- Via Tolemaide
- Via Santamaura
- Via Tunisi
- Via La Goletta
Per le strade che circondano il quartiere, si propongono i nomi di illustri capitani navali:
- Via Andrea Doria
- Via Sebastiano Veniero
- Via Mocenigo

Il Consiglio stabilisce inoltre di cambiare i nomi di alcune strade di Roma:
- Vicolo Domizio, al posto del Vicolo del Micio
- Via Statilia, al tratto di Via Labicana non consecutivo a quello tra il Colosseo e Viale Manzoni

Si decide inoltre di chiarire meglio due nomi di strade a Prati:
- Via Muzio Clementi, al posto di Via Clementi
- Via Pietro Cavallini, al posto di Via Cavallini

Il Consiglio discute poi su alcune questioni. Il Consigliere Torlonia propone che una strada venga intitolata a Romolo. In risposta, gli viene detto che l'ipotesi sarà presa in considerazione ma che deve tenere presente come il nome stesso di Roma ricordi Romolo.
Viene inoltre ricordato l'impegno del Consiglio a dedicare a Giuseppe Verdi un tratto del Lungotevere o una strada nei dintorni del Teatro Apollo.
Il Consigliere Giordano-Apostoli pone la questione di strade omonime (Via Cavour e Piazza Cavour, Corso Vittorio Emanuele e Piazza Vittorio Emanuele) situate a grande distanza l'una dall'altra.
Il Consigliere Ferrari, invece, chiede che le strade poste nello stesso rettifilo, come Via Flavia e Via Collina, non portino nomi differenti. Ricorda inoltre come venne stabilito che una strada di Trastevere venisse dedicata a Giuditta Tavani Arquati.

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 25 Maggio 1886

Le delibera sulla toponomastica di Roma del 25 Maggio 1886 assegna i nomi a numerose strade e ponti in giro per Roma, tra cui quelle della nuova zona di Testaccio. Vengono assegnati i nomi di nuove vie realizzate attraverso sventramenti del tessuto urbano già esistente. Inoltre, vengono proposte le denominazioni dei nuovi Lungotevere le quali, tuttavia, vengono clamorosamente respinte dal Consiglio. Verranno infatti assegnate definitivamente nel 1887.

Il consiglio assegna dunque le seguenti denominazioni ai nuovi interventi urbanistici:

- Corso Vittorio Emanuele, alla grande strada appena realizzata che da Piazza del Gesù raggiunge il Tevere all'altezza di San Giovanni dei Fiorentini.
-Ponte Vittorio Emanuele, al ponte in prosecuzione del suddetto corso.
- Piazza Bernardino Passeri, alla piazza che, sul lato di Borgo, sarebbe dovuta sorgervi (ma non è mai stata realizzata).
Intorno alla scelta di dare il nome Corso Vittorio Emanuele, il Consiglio chiarisce di aver scelto il qualificatore di "Corso" per dare maggiore nobiltà alla strada ed al primo Re d'Italia. Il consigliere Armellini propone di prolungare il nome di Via del Plebiscito anche al tratto di Corso Vittorio Emanuele tra Piazza del Gesù e Piazza Sant'Andrea della Valle, dal momento che risulterebbe troppo breve tra Via Nazionale e Corso Vittorio Emanuele, ma la proposta non ha seguito.
Il Consigliere Amadei si dice invece contrario a dedicare la strada a Vittorio Emanuele, dal momento che al Re è già dedicata una piazza a una certa distanza dalla strada, e propone che la nuova strada sia una prosecuzione di Via Nazionale.

-  Ponte Cavour al Ponte che dall'area del Porto di Ripetta raggiunge Prati.

- Via del Tritone, alla nuova strada che da Palazzo Chigi raggiunge Piazza Barberini.

- Via Arenula alla strada che dall'Argentina raggiunge il Tevere e il Ponte Garibaldi

- Via dei Tebaldi alla strada di accesso "al nuovo Ponte dell'Armata", come era chiamato all'epoca il Ponte Mazzini. La strada non venne realizzata in quel momento e, quando decenni dopo si realizzò tale intervento, mantenne i nomi delle strade preesistenti e successivamente di Largo Lorenzo Perosi.

- Via Giulio Vallati ad una delle nuove vie che si sarebbero dovute immettere al Lungotevere in prossimità dei ponti Sisto e Fabricio, ma neanche questa strada venne realizzata.

Il Consiglio comunale provvide poi a dedicare a due artisti due strade già esistenti a Roma:

- Via Domenico Fontana fu il nome assegnato al Vicolo della Scala Santa, il prossimità del Palazzo del Laterano che l'architetto progettò.

- Via Antonio Canova al Vicolo di San Giacomo, dove lo scultore aveva lo studio.

Il Consiglio decreta di assegnare i nomi a queste nuove strade nel Rione Prati:
Nella zona in cui sono ricordati i nomi di battaglie:
- Via Famagosta
- Via Otranto
Dove sono ricordati i nomi di personaggi illustri della storia di Roma:
- Via Benedetto Pistrucci

Vengono poi proposte le denominazioni dei nuovi Lungotevere, ma la proposta è clamorosamente respinta dal Consiglio Comunale. L'anno successivo vennero definitivamente approvati i nuovi nomi dei Lungotevere, ma solo alcuni vennero ripresi dalla proposta del 1886.
Ecco i nomi proposti:
A monte di Ponte Regina Margherita:
- Lungotevere Milvio a destra
- Lungotevere Flaminio a sinistra
Tra il Ponte Regina Margherita ed il Ponte Cavour:
- Lungotevere Mario a destra
- Lungotevere in Augusta a sinistra
Tra il Ponte Cavour ed il Ponte Umberto I:
- Lungotevere Prati a destra
- Lungotevere Campo Marzio a sinistra
Tra il Ponte Umberto I ed il Ponte Elio:
- Lungotevere Castello a destra
- Lungotevere Torre di Nona a sinistra
Tra il Ponte Elio ed il Ponte Vittorio Emanuele:
- Lungotevere Vaticano a destra
- Lungotevere Elio a sinistra
Tra il Ponte Vittorio Emanuele ed il Ponte de' Fiorentini:
- Lungotevere Trionfale a destra
- Lungotevere de' Fiorentini a sinistra
Tra il Ponte de' Fiorentini ed il Ponte dell'Armata (come era chiamato l'attuale Ponte Mazzini):
- Lungotevere Gianicolo a destra
- Lungotevere Giulio a sinistra
Tra il Ponte dell'Armata (come era chiamato l'attuale Ponte Mazzini) ed il Ponte Sisto:
- Lungotevere Raffaello Sanzio a destra
- Lungotevere Farnese a sinistra
Tra il Ponte Sisto ed il Ponte Garibaldi:
- Lungotevere Aureliano a destra
- Lungotevere Regola a sinistra
Tra il Ponte Garibaldi ed il Ponte Cestio:
- Lungotevere Cestio
Tra il Ponte Garibaldi ed il Ponte Fabricio:
- Lungotevere Fabricio
Tra il Ponte Cestio ed il Ponte Palatino:
- Lungotevere degli Anguillara
Tra il Ponte Fabricio ed il Ponte Palatino:
- Lungotevere Palatino
Tra il Ponte Palatino ed il Ponte Testaccio:
- Lungotevere Sublicio a destra
- Lungotevere Aventino a sinistra
A valle del Ponte Testaccio:
- Lungotevere Testaccio a destra
- Lungotevere Portuense a sinistra
La proposta valuta anche di dividere in due il Lungotevere all'altezza dei resti del Ponte Emilio, detto Ponte Rotto, proponendo i nomi di:
- Lungotevere Ripa o Porto a destra
- Lungotevere Vesta a sinistra
Il Consiglio, su proposta del Consigliere Azzurri, decide di non approvare queste denominazioni in seguito ad alcune osservazioni fatte dalla Commissione di Archeologia.

Il Consiglio assegna poi i nomi alle nuove strade nella zona di Testaccio, al tempo in costruzione. Si decide di assegnare i nomi di grandi inventori, artigiani e viaggiatori che, attraverso le loro opere, hanno dato un contributo al commercio ed all'industria dell'Italia.
Le nuove strade sono:
- Via Cristoforo Colombo (l'attuale Via Cecchi)
- Via Amerigo Vespucci
- Via Gustavo Bianchi
- Via Romolo Gessi
- Via Rubattino
- Via Florio
- Via Giovanni Branca
- Via Vnavitelli
- Via Bodoni
- Via Aldo Manuzio
- Via Alessandro Volta
- Via Galvani
- Via Della Robbia
- Via Mastro Giorgio
- Via Ginori
- Via Zabaglia
- Via Lorenzo Ghiberti
- Via Beniamino Franklin
- Piazza dell'Industria

Il Consiglio discute poi su alcuni temi oltre a quelli di cui sono già stati riportati stralci della discussione. Si parla del fatto che dovrà essere realizzata una nuova parte di Corso Vittorio Emanuele che dovrà dare accesso al monumento - all'epoca in fase di progetto - del Vittoriano.
Il Consigliere Giordano Apostoli propone di chiamare Via Sardegna una nuova strada parallela a Via Venti Settembre e Via Nazionale, per dare importante risalto ad un'importante isola d'Italia nonché al luogo che ha dato nome al Regno di Sardegna da cui è poi nata l'Italia. Il Consigliere Alatri, tuttavia, risponde che per coerenza con la toponomastica della zona sarebbe stato giusto dedicare la strada ad una città della Sardegna. Il Consigliere Bompiani aggiunge che ogni Regione d'Italia dovrebbe essere ricordata da una via.
Il Consigliere Caramini propone invece sia dedicata una strada ad Agostino Bertani, mentre il Consigliere Azzurri fa presente che il Consiglio si è raccomandato di dedicare una strada allo scultore Tenerani.

Lungotevere Castello


Lungotevere Castello si trova al confine tra i Rioni Prati e Borgo, compreso tra Ponte Sant'Angelo e Piazza dei Tribunali. Esso venne realizzato a partire dal 1876 nel progetto di realizzazione dei Lungotevere a Roma. Il nome di questo Lungotevere compariva già nella lista di nomi proposti respinta nel 1886, e nel 1887 venne ufficialmente confermato. La ragione del nome è che il principale monumento che vi si affaccia è appunto Castel Sant'Angelo.
Di fianco a questo Lungotevere, tra il 1925 ed il 1928 l'architetto Marcello Piacentini costruì la Casa Madre dei Mutilati. Tra il 1935 ed il 1938 lo stesso architetto ampliò l'edificio inserendovi il prospetto sul Lungotevere.
Nel 1989, in corrispondenza della Casa Madre dei Mutilati venne istituito il Largo dei Mutilati ed Invalidi di Guerra.


Vicolo Baronale


Vicolo Baronale si trova nella Zona Isola Farnese, parte da Via Baronale e non ha uscita. Prende il nome dal vicino Palazzo Baronale dei Farnese ed è stato ufficialmente istituito con questo nome nel 1949. Come gran parte dell'abitato di Isola Farnese, questo vicolo sembra a tutti gli effetti un paesino pur trovandosi nel Comune di Roma.

Via Baronale


Via Baronale si trova nella Zona Isola Farnese, compresa tra Piazza della Colonnetta, il Vicolo Baronale ed oltre. Deve il suo nome al Palazzo Baronale dei Farnese, cui la strada conduce: non a caso inizialmente essa aveva come limiti "da Piazza della Colonnetta al Palazzo Baronale".
Come tutto il centro di Isola Farnese, anche Via Baronale ha a tutti gli effetti l'aspetto di un paesino, pur trovandosi nel Comune di Roma.

Tempio Buddista Cinese dell'Esquilino


Il Tempio Buddista Cinese dell'Esquilino si trova in Via Ferruccio, nel Rione Esquilino, dove è stato istituito nel 2005. Esso si trova in una delle zone di Roma con la maggiore presenza di popolazione cinese.

Edicola dell'Annunciazione in Via Urbana


L'Edicola Sacra in questione si trova in Via Urbana, nel Rione Monti, e raffigura l'Annunciazione,  è realizzata completamente in stucco. E' di fattura seicentesca, La Santa Vergine si trova sul lato di sinistra, su un inginocchiatoio, è adornata di un mantello con un panneggio molto mosso e china il capo verso l'Arcangelo Gabriele, una tenda sporge, piegata, sopra di lei; l'Arcangelo occupa il lato destro, è sospeso su una nuvola, la figura è piegata mentre il panneggio si fonde superiormente con le sue ali. Nel complesso può essere considerata una pregevole opera di fattura estremamente raffinata.

Targa in memoria degli Ebrei di Roma deportati dalla Stazione Tiburtina


La targa in questione si trova nella Stazione Tiburtina, al confine tra il Quartiere Nomentano ed il Quartiere Pietralata, e ricorda gli oltre mille Ebrei di Roma che, dopo essere stati rastrellati il 16 Ottobre 1943, il 18 Ottobre vennero spediti nei campi di sterminio partendo dalla Stazione Tiburtina.
La targa riporta anche la celebre frase dello scrittore Primo Levi "Meditate che questo è stato".
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma, dall'ANED e dalla Comunità Ebraica di Roma il 16 Ottobre 2000.

Targa in memoria dei ferrovieri morti alle Fosse Ardeatine


La targa in questione si trova all'interno della Stazione Tiburtina, al confine tra il Quartiere Nomentano ed il Quartiere Pietralata, e ricorda i ferrovieri morti nella strage delle Fosse Ardeatine. Nello specifico sono ricordati: Elio Bernabei, Michele Bolgia (ricordato anche da una targa al fianco di questa), Armando Bussi, Mario D'Andrea, Renzo Piasco e Goffredo Romagnoli.
La targa è stata qui posta dal Dopolavoro Ferroviario di Roma il 16 Ottobre 2013.

Targa in memoria di Michele Bolgia


La targa in questione si trova all'interno della Stazione Tiburtina, al confine tra il Quartiere Nomentano ed il Quartiere Pietralata, e ricorda Michele Bolgia, antifascista di orientamento socialista che lavorava nelle ferrovie presso questa stazione e che riuscì a far fuggire dai vagoni piombati diversi ebrei e renitenti alla leva. Scoperto dai nazisti, venne ucciso nella strage delle Fosse Ardeatine il 24 Marzo 1944.
La targa è stata posta nella Stazione Tiburtina dai compagni di lavoro l'8 Settembre 1946, e successivamente è stata collocata nella rinnovata stazione dopo i recenti lavori.

Via del Moro


Via del Moro si trova nel Rione Trastevere, compresa tra Piazza Trilussa e Piazza Sant'Apollonia. La strada ha questo nome fin dal XVI Secolo, cosa che lascia intendere che esso derivi dalla presenza in strada di una qualche osteria che aveva nell'insegna o nel nome un moro. E' dunque da scartarsi l'ipotesi che essa derivi da un caffè (questo tipo di esercizi a Roma esiste dal XVIII Secolo), tanto meno dal Caffè del Moro, che esiste dalla fine del XIX Secolo quando la strada aveva già da molti secoli questo nome.
Ad ogni modo, questa via - un tempo vicolo - ha un ruolo abbastanza strategico tra le strade di Trastevere, fatto che le ha dato sempre una certa importanza e per cui vi sono numerosi negozi e ristoranti.
La strada ospita diversi edifici di interesse, come il portone rinascimentale al civico 58 ed il caratteristico edificio settecentesco al numero 48.
Dalla fine del XIX Secolo, invece, qui c'è l'Antico Caffè del Moro, ancora esistente e che conserva la sua antica insegna, con due bersaglieri che servono Fernet Branca a tre abissine.
Nella strada è inoltre ambientato il dramma "Er fattaccio", scritto da Americo Giuliani e reso celebre nel 1911 dall'adattamento dell'attore Alfredo Bambi.
La strada è citata da Cesare Pascarella nel suo sonetto La Serenata, in cui tra le altre strade cita anche il misterioso Vicolo del Rampino, probabilmente inventato dall'autore per ragioni di metrica.
Negli anni '20 si è insediata in questa strada la pasticceria Valzani, tuttora esistente.
Nel 1953, con il cambiamento del nome di Piazza di Ponte Sisto in Piazza Trilussa, la strada ha cambiato i propri confini.
In anni recenti, lo street-artist Flavio Solo ha realizzato un murales sulla saracinesca di un negozio, raffigurante Miwa Uzuki, personaggio del cartone animato Jeeg Robot.

Libreria Pocket 2000


La Libreria Pocket 2000 si trova in Via Famagosta, nel Rione Prati. Si tratta di una libreria specializzata in fumetti, libri gialli e di fantascienza ed è attiva dal 1960, fatto che contribuisce a renderla un punto di riferimento per tutti gli appassionati dei settori in questione, specialmente per i prodotti più rari.

Pasticceria Valzani


La pasticceria Valzani si trova in Via del Moro, nel Rione Trastevere. Si tratta di una delle pasticcerie storiche di Roma, ed è attiva dagli anni '20. Tra le sue specialità più celebri c'è senza dubbio il maritozzo Romano. Da Piazza Sant'Apollonia, con cui la pasticceria fa angolo, si può notare una suggestiva insegna in ceramica, anche questa esempio antico nel suo genere.

Vicolo della Renella


Vicolo della Renella si trova nel Rione Trastevere, compreso tra Via del Moro e Via del Politeama. Il nome Renella è dovuto all'Arenella (nome proveniente dal latino Arenula), la sabbia che il Tevere deposita lungo le sue rive, e che dà il nome a molte strade ed aree di Roma (Via Arenula, il Rione Regola, ecc.). Questa strada, trovandosi estremamente vicina al Tevere, era ricca di arenella che qui si depositava fino al tempo della costruzione dei muraglioni.
Inizialmente questo tratto di strada - che fu detto anche Vicolo de' Macelli delle Bufale per via dell'abitazione di numerosi macellai all'interno di case di proprietà dell'Ospedale di Santo Spirito - era un tratto di Via della Renella. Nel 1947 il Comune di Roma decise di riordinare la toponomastica di questa zona, e decise di distinguere questo tratto, non del tutto consecutivo al resto della strada, dandogli il nome di Vicolo della Renella.


Suddivisioni di Firenze

Quartiere 1
- Centro Storico
- Il Prato
- Fortezza da Basso
- Viali
- San Jacopino
- Collina Sud
- San Gaggio

Quartiere 2
- Campo di Marte
- Le Cure
- Viali
- Bellariva
- Coverciano
- Settignano
- Collina Nord

Quartiere 3
- Gavinana
- Galluzzo
- San Gaggio
- Collina Sud
- Sorgane
- Bandino
- Paradiso
- San Marcellino

Quartiere 4
- Isolotto
- Legnaia
- Argingrosso
- Cintoia
- I Bassi
- La Casella
- Le Torri
- Mantignano
- Monticelli
- Pignone
- San Lorenzo a Greve
- Soffiano
- San Quirico
- Torcicoda
- Ugnano

Quartiere 5
- Statuto
- Romito
- Viali
- Fortezza da Basso
- Rifredi
- Careggi
- Castello
- Collina Nord
- Novoli
- Firenze Nova
- Brozzi
- Le Piagge
-Peretola
- Quaracchi

Casa della GIL di Trastevere


   
La Casa della Gioventù Italiana del Littorio (GIL) si trova in Largo Ascianghi, nel Rione Trastevere.
Essa risale al 1933, quando venne commissionata dall'Opera Nazionale Balilla (ONB) guidata da Renato Ricci all'architetto Luigi Moretti come Casa dei Balilla. Il progetto del giovane architetto ventiseienne si affermò subito come modello di riferimento per strutture di questo tipo e fu esposto nella sezione "Italia che si rinnova" della Mostra di Architettura Italiana alla V triennale del 1933. L'edificio venne inaugurato il 5 novembre 1937, divenendo ufficialmente "Casa della GIL".

La facciata della GIL nel 1938.

La funzione originaria dell'edificio doveva essere quella di ospitare servizi di vario genere, da uffici di rappresentanza, a dopolavoro, ad attività sportive, ricreative e assistenziali. L'area prescelta fu quella dell'isolato stretto e lungo compreso tra Porta Portese, le Mura Gianicolensi e Viale Trastevere, al tempo ancora parzialmente sgombro e riempito proprio negli anni '30.
L'architetto Moretti decise di realizzare un edificio in innovative forme razionaliste, che si alternano tra solidi lineari ed altri sinuosi, soprattutto negli interni, organizzati senza grosse divisioni tra i diversi ambienti, dove è la luce naturale, proveniente dalle grandi vetrate e dai lucernari, a dominare lo spazio.
Il complesso risulta costituito da tre corpi distinti per forme, dimensioni e funzioni: quello quadrangolare, posto verso il palazzo preesistente di Viale Trastevere, ospita la piscina coperta, il refettorio, le aule e il cinema teatro, al centro è occupato da un cortile; il corpo centrale, alto e allungato, posto perpendicolarmente rispetto agli altri corpi, con la facciata ricurva verso Via Ascianghi, riservato alle tre palestre; infine il corpo di rappresentanza, culminante nella torre, dalle finestre a grandi vetrate, ospita il Salone d'Onore, l'Area Esposizioni, la Biblioteca e la Sala delle Riunioni.

La splendida scala elicoidale. 



Il genio di Moretti creò dunque un susseguirsi apparentemente disordinato e disinvolto di ambienti che ad un esame più approfondito risulta comunque ricco di citazioni tradizionali, si pensi alle tipologie architettoniche della torre, che rimanda al medioevo e del cortile interno, al rinascimento . É comunque molto insolita ed audace la scelta di posizionare le tre palestre, per puglilato e scherma, e le due palestre all'aperto, una sopra all'altra. Emblematica risulta anche la scala elicoidale che raccorda i vari piani a livello del corpo contenente le aule , essa è disegnata secondo una matrice logaritmica per cui i gradini hanno alzate decrescenti, per rendere meno faticosa la salita.

Un Balilla fa la guardia nel Salone d'Onore, si vede la parete, oggi perduta, in cui erano riportate alcune frasi dai discorsi di Mussolini (foto Roma Ieri Oggi).

Varcato l'ingresso nella torre si raggiunge un vestibolo decorato con pavimento in marmo rosso dell'Amiata. Da quì si entra nel Salone d'Onore caratterizzato da sei grandi pilastri ricoperti di marmo statuario venato che si susseguono e poggiano su una scalinata di tre gradini di marmo bardiglio, oltre la scalinata gli stessi pilastri delimitano l'Area Esposizioni che si affaccia su Via Induno. Le pareti della sala terminano con una flessione verso le vetrate esterne dell'edificio, ed erano occupate da un grande affresco a tempera di Mario Mafai, eseguito tra 1936 e 1937. Il tema dell'affresco era il corteo trionfale di un imperatore romano reduce dalla vittoria, preceduto da cavalieri l'imperatore a cavallo era seguito da un gruppo di schiavi e prigionieri. La grande vetrata su Via Induno ne permetteva la vista dalla strada.

L'affresco di Mafai oggi irrimediabilmente danneggiato.

Il Salone d'Onore sfocia in una serie di aperture che conducono alle palestre, al cinema teatro, e, tramite una scala di marmo bardiglio, ai piani superiori.
Sulla grande parete che delimita le palestre è collocata un' enorme rappresentazione in stucco dell'Africa del 1936 in cui vengono mostrate le conquiste coloniali italiane. La mappa è contornata superiormente da una frase famosa pronunciata da Mussolini durante la guerra d'Etiopia e lateralmente dle date delle battaglie vinte dagli Italiani, delle sanzioni e della proclamazione dell'Impero. Una grande M di Mussolini affianca la rappresentazione del corno d'Africa.

L'enorme scritta NOI TIREREMO DIRITTO incornicia superiormente la grande rappresentazione delle imprese coloniali Italiane.

Dopo la prima rampa di scale si raggiunge il primo piano su cui si trova una balconata che si affaccia sullo scalone e sulla grande rappresentazione dell'Africa. La balconata è occupata da un grande doppio pilastro di marmo, al centro invece era posto un busto in bronzo di Mussolini dello scultore Massimo Spadini che dominava tutto l'ambiente e dialogava simbolicamente con la grande mappa delle conquiste coloniali.


Nel restauro del complesso iniziato nel 2005 si è deciso di riempire il vuoto lasciato dal busto di Mussolini affidando a Marcello Mondazzi la realizzazione di una scultura di forma sferica in metacrilato, che riequilibra sapientemente gli spazi dello scalone, l'opera si intitola 'forma quasi sferica'.

Lo scalone della GIL oggi dopo i restauri.

Al primo piano si apre la sala d'onore e delle memorie caratterizzata da una grande finestra vetrata circolare posta sul solaio. Sulle pareti sono rimaste le effigi in stucco di alcuni imperatori romani eseguite da Giulio Rosso.

La sala d'onore e delle memorie nel 1938, dalla grande porta si apriva il balcone che si affacciava sulla palestra sottostante.

Gli altorilievi di Marco Aurelio, Claudio e Traiano.

Busti di Cesare, Augusto e Vespasiano.
Al primo piano era ospitata la Biblioteca,  affiancata da una lunga terrazza che funzionava come biblioteca all'aperto. Al termine della biblioteca si apriva la Sala dell'Arengario che custodiva le bandiere e i gagliardetti della GIL.
La vasta palestra polivalente, di forma quadrangolare, era affiancata, dopo una rampa di scale su cui poggiavano pilastri doppi in marmo, alla palestra del pugilato e della scherma, che terminava invece con una parete ricurva, ed illuminava dalle grandi vetrate entrambi gli ambienti.
Nel dopoguerra le due palestre furono sfortunatamente divise da un muro e ancora oggi risulta compromesso l'ambiente originario.
Il soffitto della palestra è occupato da lucernari rotondi in vetrocemento traforati che ancora oggi sono in perfetto stato di conservazione.

La due palestre nell'aspetto originario del 1937.

La palestra oggi, i pilastri sono stati tamponati da murature.

Particolare dei lucernari sul soffitto della palestra.

La piscina al coperto è illuminata da una grande vetrata che si affaccia sul cortile interno. Nella sala d'insegnamento adiacente erano presenti decorazioni ad encausto di nuotatori e nuotatrici realizzate da Orfeo Tamburi. La parete successivamente fu ricoperta di piastrelle che hanno compromesso il recupero degli affreschi.



La decorazione originale della sala d'insegnamento della piscina.

L'ultima struttura che componeva il variegato complesso era il cinema teatro, poi chiamato cinema Induno e successivamente Sala Troisi. La sala era disposta lungo Via Induno ed ospitava fino a 600 persone, il pavimento era in linoleum rosso, le poltrone di legno e sulle pareti il pittore Achille Capizzano aveva realizzato delle decorazioni a graffito di ispirazione ginnica. L'illuminazione è costituita da lucernari in vetrocemento.




La torre alta 30 metri, era chiamata Torre Littoria. Interamente rivestita di travertino, su di essa sono ancora visibili due scritte: sulla sommità "GIOVENTV ITALIANA DEL LITTORIO A XV", più in basso"NECESSARIO VINCERE PIV NECESSARIO COMBATTERE".  Sotto questa iscrizione si trova la grande apertura che dalla sala dell'arengario conduce all'arengario vero e proprio, da cui le autorità parlavano nelle cerimonie ufficiali. Sulla balconata in cemento armato  il parapetto è costituito da tre aquile in bronzo, alternate a due fasci littori, rimosse nel dopoguerra e ricollocate dopo il restauro dopo essere state ritrovate negli scantinati.



Sulla sommità della torre Achille Capizzano eseguì le scritte in stucco inneggianti a Mussolini. L'iscrizione più grande era: XIV Benito Mussolini fonda l'Impero, poi una enorme M che poteva essere vista dal piano stradale. Negli anni questi stucchi si sono degradati sempre più andando perduti definitivamente.


La facciata lungo Via Induno è caratterizzata da una grande vetrata che si sviluppa sui cinque piani dell'edificio in un susseguirsi ininterrotto di finestre.

Particolare della facciata su Via Induno.

Nel 1937 con l'edificazione dell'isolato (erano in corso d'opera anche i lavori del prospicente Dopolavoro dei Monopoli di Stato), il Governatorato di Roma tracciò la nuova Via Ascianghi, tra Via di Porta Portese e Viale Trastevere.

Le due palestre all'aperto sono state chiuse con tamponature.

La facciata originale delle palestre all'aperto.

Dopo la guerra, l'edificio cadde in disuso, nel 1952 il teatro fu trasformato in sala cinematografica e ceduto per 29 anni a privati. Nel 1969 parte dell'edificio fu concessa all'Opera Don Orione che trasformò le palestre, i corridoi ed i saloni in dormitori e aule per i ragazzi. Sia gli interni che gli esterni vennero in parte alterati: le palestre all'aperto furono chiuse con tamponature mentre il corpo di collegamento fu sopraelevato di due piani, all'interno vari tramezzi furono eretti per aumentare lo sfruttamento delle superfici interne. Tutti questi lavori resero irriconoscibile gli interni dell'edificio.
Nel 1976, per adibire alcune strutture di fronte all'ex Casa della GIL, Via Ascianghi venne chiusa ed il piccolo largo creatisi è stato nominato Largo Ascianghi.
Nel 1981, scaduta la convenzione con l'Opera Don Orione l'edificio fu abbandonato. Sorse presto un contenzioso legale tra l'opera assistenziale e le istituzioni pubbliche che si concluse con l'acquisizione dell'edificio da parte della Regione Lazio e del Comune di Roma.
Nel 1983 la Galleria d'Onore, la Torre e gli Uffici furono occupati dall'ente regionale ERFAP-Uil, mentre le attrezzature sportive furono trasformate dal Comune di Roma nel centro sportivo Roma Uno.
Il cinema entrò in possesso della Regione Lazio che lo diede in concessione, i lavori di ammodernamento causarono notevoli danni alle opere d'arte contenute nella sala.



Nel 2000 la Regione iniziò a programmare un intervento di restauro conservativo per le strutture di sua proprietà.
Tra il 2005 ed il 2007 l'edificio ha subito un'opera di restauro filologico sia esterno che interno, in quest'occasione sono state demolite le superfetazioni interne ed esterne, sono anche ricomparsi i resti del grande affresco di Mafai che decorava l'Area Esposizioni.
Le murature esterne persero il colore rosso scuro che era stato dato negli anni sessanta per assumere il bianco originale degli anni trenta.
In seguito a un successivo restauro, nel 2017 l'edificio è diventato WeGil, uno spazio per eventi gestito dalla Regione Lazio.

La grande carta geografica fu coperta da un drappo rosso negli anni ottanta, quando ospitava gli uffici dell'ERFAP-Uil.