Fontana di Palazzo Antamoro


La Fontana di Palazzo Antamoro si trova nel cortile dell'omonimo palazzo in Via della Panetteria, nel Rione Trevi. Si tratta, secondo numerosi studiosi, dell'ultima fontana realizzata dal grande scultore barocco Gian Lorenzo Bernini.
Il palazzo in cui la fontana si trova venne realizzato da Paolo Strada, cameriere segreto del Cardinale Giulio Rospigliosi, che nel 1667 divenne Papa con il nome di Clemente IX (1667-1669).
Fu nel 1669 che lo Strada, dopo aver ricevuto in dono tre once di Acqua Felice dal Papa, commissionò al Bernini questa fontana murale per il cortile del suo palazzo. Essa è costituita da due statue di tritoni nella parte superiore che reggono uno stemma: originariamente, come dimostra un'incisione di Giovan Francesco Venturini, si trattava dello stemma dei Rospigliosi in onore del Pontefice che donò l'acqua allo Strada, ma nel XVIII Secolo, dopo il passaggio di proprietà del palazzo, venne sostituito dallo stemma degli Antamoro, ancora oggi presente. I due tritoni soffiano acqua nella conchiglia sottostante, retta da code intrecciate dei delfini.
Palazzo Antamoro oggi non ha più l'aspetto originario, la facciata, priva di particolare riconoscibilità, si confonde tra i palazzi della strada: pochi potrebbero pensare che il suo cortile custodisca una fontana del Bernini.

San Marone


La Chiesa di San Marone si trova in Via Aurora, nel Rione Ludovisi. Essa è officiata dai Maroniti del Libano di Rito Antiocheno in lingua araba, membri della Chiesa Maronita, una Chiesa sui iuris patriarcale che dal 1584 è in comunione con la Chiesa Cattolica.
L'origine di questo edificio di culto risale al 1890 e arriva dopo due fatti specifici: la convenzione tra la famiglia Boncompagni, erede dei Ludovisi, per la lottizzazione dell'area di Villa Ludovisi, e la riforma dell'ordine Maronita approvata da Papa Leone XIII Pecci (1878-1903). In questo contesto storico, fu inoltrata da Monsignor Elia Huych, importante esponente della Chiesa Maronita, la proposta di edificare una Chiesa nazionale del Libano di rito Maronita da dedicare a San Marone, anacoreta del IV Secolo e fondatore della Chiesa Maronita nonché Santo Protettore del Libano, cui affiancare un convento. La Chiesa sarebbe dovuta sorgere nel nuovo quartiere in costruzione, nello specifico nella nuova Via Aurora.
A occuparsi del progetto fu Andrea Busiri Vici, uno degli architetti più attivi in quel periodo che era rimasto molto legato all'ambiente clericale e vicino alla nobiltà romana anche negli anni successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia.
La facciata della Chiesa è in stile eclettico con riferimenti tardoantichi, quale l'imbotte all'interno dell'arco a sesto rialzato che sormonta il portale d'ingresso o le balaustra. Un elemento interessante, in anni in cui l'eclettismo arricchito da riferimenti orientali era molto in voga, come nonostante la Chiesa fosse realizzata per Cristiani del Medio Oriente l'architetto non abbia voluto inserire elementi orientali nella facciata, facciata che a sua volta non ha soluzione di continuità con il vicino convento e gli altri edifici.
La facciata ha in ogni caso un chiaro registro stilistico, che va forse anche visto nel contesto seguito, per Busiri Vici, alla lettera che lo storico Ferdinand Gregorovius aveva rivolto agli architetti dell'epoco in cui criticava duramente le distruzioni che venivano in maniera dissennata portate avanti a Roma per i progetti successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia.
L'interno della Chiesa, al contrario della facciata, è realizzato in stile orientale e decorato con finti mosaici sulle pareti, con una rappresentazione di San Marone Anacoreta inserita dietro l'altare.
La realizzazione della Chiesa impiegò diverso tempo, e venne consacrata solo nel 1914, quando Andrea Busiri Vici era morto da tre anni.
Il vicino convento venne trasformato in albergo nel 1936.

Le Grand Hotel



Il Grand Hotel di Roma, oggi Hotel St.Regis, è uno dei più antichi e lussuosi Hotel della Capitale, si trova in Via Vittorio Emanuele Orlando n. 3, nel Rione Castro Pretorio.
A volere nella capitale un grande albergo che potesse competere con quelli delle altre grandi città europee era il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri Marchese di Rudinì. Egli nel 1891, mentre era in visita ufficiale a Londra, durante un ricevimento serale all'Hotel Savoy, aveva avuto un incontro con l'imprenditore svizzero César Ritz, all'epoca era direttore del Savoy, e lo aveva convinto a costruire un grande albergo a Roma, che ancora non conosceva simili livelli di accoglienza.


Intanto nel 1892 il finanziere e deputato Filippo Cavallini, presidente della Banca della Lomellina, iniziò la demolizione dell'Ospizio dei Sordomuti, posto in Via delle Terme accanto alla fontana del Mosè per costruire un grande albergo su progetto di Giulio Podesti, già architetto del Policlinico Umberto I e del Villino Durante.
I lavori di costruzione furono rallentati presto per il ritrovamento di un'esedra che faceva parte delle Terme di Diocleziano, con l'intervento della Commissione Archeologica Municipale. Nel 1893 a causa dei problemi finanziari del Cavallini, fu sospeso il cantiere, così il vasto edificio rimaneva incompiuto.

Il progetto di Giulio Podesti del grande albergo alle Terme

Quando César Ritz venne a Roma in cerca di un immobile dove impiantare il grande albergo, l'impresario svizzero Franz Josef Bucher Durrer, proprietario dell'Hotel Minerva, gli suggerì di acquistare il fabbricato in costruzione il Piazza delle Terme. Dopo un sopralluogo sommario Ritz si convinse che la sede era perfetta: vicino alla nuova Piazza Esedra, alla recente Via Nazionale e alla Stazione Termini, affianco a da Via XX Settembre, su cui erano posti i ministeri e che conduceva al Quirinale.
Fu così che il 19 luglio 1893 la società londinese Grand Hotel Syndacate comprò a Filippo Cavallini l'edificio e il terreno circostante per £ 2.050.000.
Ritz designò il fidato Alphonse Pfyffer come direttore dell'albergo, con il compito di terminare i lavori e di effettuare l'inaugurazione il 17 gennaio 1893, ma non fu possibile realizzarla perchè i lavori non erano ancora terminati.

Il Grand Hotel appena costruito visto da Piazza Esedra con la fontana delle Naiadi nel 1902

L'11 gennaio 1894 César Ritz inaugurava solennemente il Grand Hotel de Rome in Piazza Esedra con una magnifica festa a cui furono invitate oltre mille persone. Il banchetto fu presenziato da 150 invitati tra cui il Sindaco don Emanuele Ruspoli, i membri del Consiglio Comunale, militari e diplomatici, politici, molti aristocratici e rappresentanti della ricca borghesia.
Il grande Salone da pranzo, dove fu organizzato il banchetto, ricco di marmi e affreschi lasciò tutti incantati, così come dell'ampio foyer, il concerto inaugurale si svolse invece nella Serra d'Inverno, al centro del cortile.
Le cronache dell'epoca definirono l'albergo per la distribuzione degli interni e la loro ricca decorazione, uno dei più splendidi alberghi d'Europa. Il Grand Hotel offriva quindi un prodotto di prestigio in grado di richiamare ospiti internazionali di altissimo livello: tutto l'albergo era dotato di illuminazione elettrica e due ascensori; ognuna delle trecento suite aveva tre punti luce con lampade in sfere di cristallo e un bagno incorporato, dotato di acqua calda e fredda, primo caso in Italia, i cui servizi igienici venivano da Londra.


L'edificio si sviluppa su quattro piani più quello ammezzato, la facciata principale si affaccia su Via Vittorio Emanuele Orlando con diciassette finestre per piano, le cinque del corpo centrale sono maggiormente decorate. Il pianterreno è occupato da un bugnato liscio, con finestre ad arco a tutto sesto che vi si aprono. Il piano nobile è caratterizzato da grandi finestre a edicola, con davanzale su colonnine e architrave ricurvo su semicolonne doriche nel corpo centrale, e a timpano su lesene doriche sui lati. Negli altri piani le finestre sono architravate, mentre nel secondo piano del corpo centrale sono sovrastate da un timpano. L'ultimo piano è occupato da medaglioni decorati con rosette, posti tra le finestre, mentre nel corpo centrali sono presenti bassorilievi raffiguranti divinità dall'antichità.


L'ingresso è costituito da tre grandi arcate, nel cui arco di volta è posta una protome di Mercurio. È sormontato da un portico con quattro colonne doriche sostenente un balcone con balaustri. Le due finestre ai lati del portico sono ad arco, molto ampie e incassate nella facciata, incorniciate da arcate modanate poste su paraste doriche. Sul fastigio del corpo centrale era presente la scritta LE GRAND HOTEL, oggi non più presente.


Il fronte su Piazza delle Terme è identico alle facciate dei corpi laterali del prospetto principale, con undici finestre su ogni piano. Sul cornicione è posta una grande cornice con la scritta originale LE GRAND HOTEL.

Pianta del piano terra

Gli interni dell'albergo sono particolarmente raffinati e mantengono l'aspetto originario del 1894 e dei restauri del 1906. Fu in quell'anno che venne costruita la Hall al posto del giardino d'Inverno progettata dal famoso architetto parigino René Sergent, in stile francese di epoca Luigi XVI.
I tre ingressi immettono in un atrio carrabile maestoso, decorato da paraste e nicchie con statue, da cui una scala conduce all'elegante Hall.


L'ampio ambiente è situato su due livelli, con una doppia rampa di scale che porta al foyer, le pareti sono decorate da boiseies di legno, vi si aprono arcate che conducono agli altri ambienti. Sul soffitto si trova un grande lucernario, decorato da ghirlande di fiori. Al culmine della scala, un'ampia apertura sul  fronte convesso, affiancata da una coppia di colonne ioniche, conduce alla sala ovale che porta al foyer. Tutta la sala era decorata con colori chiari, con variazioni a contrasto color crema.

La Hall con i colori originari
Ai lati della Hall si aprivano vari ambienti: il giardino d'inverno, salotti privati, sale da fumo, il bar Americano e la sala da biliardo.
Il foyer, oggi chiamata Ritz Ballroom, è una lunga stanza con volta a botte, a vele e pennacchi, fu decorata ad affresco dal pittore Mario Spinetti nel 1894.


L'artista realizzò scene di ambiente mitologico, con le divinità che presiedono al nutrimento umano: Bacco e la vendemmia, Minerva e la raccolta delle olive, Nettuno e la pesca marina, Diana e la caccia, Cerere e l'agricoltura e Pan e la pastorizia.
Altro ambiente particolarmente raffinato era il Ristorante Internazionale, cui si poteva entrare anche da un'altro ingresso dalla Piazza delle Terme, illuminato da due serre che conducevano direttamente al giardino interno. Gli interni sono ancora quelli di Podesti con arcate modanate, lesene e marmi alle pareti.


Lo scalone d'onore, posto vicino al Ristorante, è affrescato e conserva le decorazioni originali con colonne ioniche in marmo rosso e pareti bugnate.
Inoltre è presente l'antico ascensore, uno dei primi di Roma, ancora in funzione.


Il piano nobile era riservato alle visite di monarchi e capi di Stato, era occupato da vari appartamenti completi di saloni affrescati, sala da pranzo, da fumo, cucina privata, varie camere da letto, sala da bagno privata, anticamere e salottini.
Ad arredare le stanze fu la stessa Madame Ritz con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, argenti in stile Luigi XV e quadri del Settecento.
Per dirigere il Restaurant Ritz chiamò lo Chef Auguste Escoffier del Savoy di Londra e Pierre Louis del Grand Hotel di Lucerna, i due astri della gastronomia "belle époque", che lanciarono appieno il Ristorante.
L'Hotel riscosse subito un enorme successo, il Re Umberto e la Regina Margherita ospitarono un pranzo, il giorno successivo all'apertura. Presto l'Holel divenne sede di cene di gala per reali, principi e duchi.
La Principessa Victoria di Svezia, che per motivi di salute doveva passare l'inverno in climi temperati, fu ospite per molte stagioni nell'albergo romano.
Fra gli ospiti di riguardo si segnalano Leone Tolstoj, il Cancelliere Von Bülow e Mussolini, subito dopo aver compiuto la marcia su Roma, Von Ribentropp e Göering. Negli anni della Dolce Vita molti attori vi risiedettero, tra cui Ava Gardner, Zsa Zsa Gábor, Lauren Bacall, Martine Carol.
In anni più recenti sono stati ospitati Robert de Niro, i Kennedy e gli Agnelli.
La proprietà dell'Albergo passò negli anni venti al Sindacato Italiano Sviluppo Alberghi, che nel 1923 fu messo in liquidazione, e fu rilevato dalla CIGA (Compagnia Italiana Grandi Alberghi).

La Hall dopo i lavori di restauro degli anni sessanta

Il 1963 iniziò un ciclo di lavori di ammodernamento ad opera del nuovo direttore Natale Rusconi, che comportarono la doratura della Hall e delle altre sale, il cambio degli arredi e delle tappezzerie, nel 1965 fu aperto il nuovo Ristorante Rallye.
L'Aga Kahn comprò la CIGA tramite la società Fimpar nel 1985.


Il 1999 la Compagnia fu venduta alla Starwood Hotels, filiale della Marriott International.
L'Hotel fu ristrutturato per dieci mesi, con un costo di 35 milioni di dollari, e fu riaperto il 16 dicembre 1999 con il nuovo nome di St. Regis Grand Hotel, con 138 camere e 21 eleganti suite, tre cui la Royal Suite, di trecento metri quadri che si affaccia sulla balconata del piano nobile.
Il 2014 la Starwood ha ceduto l'Albergo per 110 milioni di euro alla Constellation Holding dello sceicco del Quatar Hamad bin Jassim Al Thani.

Il nuovo aspetto della grande Hall

Questa volta sono stati fatti dei lavori radicali di ristrutturazione, dal costo di 40 milioni di euro e la durata di tre anni.
Il progetto è del designer Pierre Ives Rochon, sono state rimosse le dorature dalle boiseries della Hall e delle sale di rappresentanza per il pubblico, cui è stato dato il tortora come colore di fondo, con i dettagli architettonici e le modanature a contrasto bianco. I pavimenti sono stati rifatti tutti con marmi grigi e, in altre sale, in forme geometriche bianche e nere.


La Library invece è di color blu zaffiro, ed è collegata al Lounge bar. La sala ovale d'anticamera alla Ritz Ballroom, è stata lasciata con il soffitto dorato, con un effetto un poco kitsch.


La Ritz Ballroom, vincolata dalla Sovrintendenza, ha subito un importante lavoro di restauro, della durata di sei mesi, sulle dorature e sugli affreschi di Spinetti, ed oggi splende nei vividi colori delle pitture.
Il nuovo albergo, rinominato St. Regis Hotel, ha riaperto nuovamente il 9 novembre 2018.

La splendida Sala Ritz dopo il restauro



L'edicola di Piazzale Numa Pompilio


In Piazzale Numa Pompilio, al confine tra i Rioni Celio e San Saba, è visibile una strada costruzione, un'edicola in muratura con tre nicchie lungo la circonverenza, posta all'imbocco di Via di Porta San Sebastiano.
Non è del tutto chiaro cosa sia tale struttura, ma è altamente probabile che la sua funzione sia legata alla sua posizione, in uno snodo importante lungo la Via Appia, che parte infatti dalla vicina Porta San Sebastiano e che, prima della realizzazione delle Mura Aureliane, partiva dalla vicina Porta Capena.
L'attuale struttura è probabilmente medievale, risalente all'XI o XII Secolo, ma sorge probabilmente su un'antico compitum, ovvero un'edicola dedicata ai Lari Compitali, antiche divinità romane che proteggevano i viandanti, solitamente poste in prossimità di bivi. Come abbiamo detto, la struttura si trova infatti lungo il percorso dell'Appia compreso tra le antiche Mura Serviane e le Mura Aureliane.

L'edicola in un'incisione di Giuseppe Vasi
La struttura in muratura, con mensole a denti e, come detto, tre nicchie, era secondo diverse fonti un tempo decorata con pitture di cui tuttavia non rimane nulla.

Villino Massei


Il villino Massei si trova in Via Bartolomeo Eustachio ai nn. 16, 18 e 20 nel Quartiere Nomentano.
Fu costruito nel 1914 per Alberto Massei dall'ingegnere Salvatore Borruso.
Lo stile adottato è quello della secessione d'oltralpe, che a quel tempo aveva avuto molti ammiratori anche a Roma, e vari edifici realizzati, ad esempio Villa Marignoli.
Il villino è a tre piani con una facciata ricoperta in laterizi che le incorniciature stilizzate in cemento lavorato a finto marmo; è tripartita da tre corpi posti a scalare. Il primo corpo è quello della torre, con trifora terminale e un interessante tetto a spioventi con abbaini. Il secondo è occupato da un corpo ospitante un loggiato su tre piani, l'ultima loggia ha una balaustra in cemento.
Sulle altre facciate sono presenti finestre a croce, monofore e bifore.

Piazza Remuria



Piazza Remuria è situata sul Piccolo Aventino, al termine di Via Aventina, compresa tra Via Flaminio Ponzio, Via Salvator Rosa e Via Ercole Rosa, nel Rione San Saba.
La piazza fu creata nel 1927 con la lottizzazione progressiva della zona.
Il nome deriva da Remoria o Remuria, luogo che nella tradizione era identificato con la sepoltura di Remo, sull'Aventinus Minor; mentre gli auspicia per decidere chi avrebbe fondato la città sarebbero stati ricevuti da Remo sulla sommità dell'Aventinus Maior.

Romolo uccide Remo

Dunque questa piccola piazza ha un nome che ci riporta alle origini del mito leggendario della fondazione di Roma.
Ai numeri 1 e 2 si affacciavano due bei villini, il villino Spica e il villino Saggioli costruiti nel 1922 e demoliti nel 1958 dall'impresa Casini.


Al numero 3 si trova un grande portale bugnato ad arco che conduce al villino in cui visse Giuseppe Ungaretti.
Accanto è posto il muro di cinta del Pontificio Collegio Olandese Pio XI.
Dall'altro lato si trova la Scuola Elementare Leopoldo Franchetti.



Casetta dell'Italcable


In Lungomare Lutazio Catulo, nel Quartiere Lido di Castel Fusano, è presente una semplice casetta di un solo piano, attualmente gestita dal comune che la usa per ospitare associazioni e servizi. Questa casetta, originariamente, aveva una funzione specifica: lo smistamento dei cavi cablografici che arrivano a Ostia da Malaga proprio all'altezza di questa casetta. I cavi sono ancora visibili sul litorale, seppur arrugginiti, e la loro presenza è marcata anche dal cosiddetto Cippo dell'Italcable, situato dall'altra parte del marciapiede rispetto alla casetta.
Tali cavi vennero riattivati qui, come ricorda il cippo, provenienti dalle Azzorre.
La società Italcable si è sciolta nel 1994, quando è stata inglobata da Telecom Italia.

Altri siti che ne parlano:
- Archeologia tecnologica - in A Prescindere

Cippo dell'Italcable


Sul Lungomare Lutazio Catulo, nel Quartiere Lido di Castel Fusano, è presente un cippo che ricorda i lavoratori dell'azienda Italcable caduti per la patria e sul lavoro. Tale cippo fu qui posto nel 1994 e la sua posizione non è casuale: sotto la terrazza su cui è posto il cippo passano, ancora visibili se pur arrugginiti, i cavi cablografici che collegano Ostia a Malaga e che veniva smistato nella vicina casetta dell'Italcable.

Le altre tre facce del cippo ricordano altri importanti episodi della storia dell'Italcable. In una è ricordato come nel 1925 tramite Anzio i cavi cablografici collegarono l'Italia all'Argentina, Paese abitato da numerosi emigranti Italiani.


Un'altra delle facce ricorda la riattivazione dei cavi del Mediterraneo e delle Azzorre, avvenuta in questo luogo nel 1947, mentre l'ultima ricorda la piena riattivazione della rete avvenuta nel 1957.


Roma in quarantena

Piazza San Pietro in seguito ai provvedimenti anti-Coronavirus
La sera del 9 Marzo 2020 il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato importanti misure restrittive su tutto il suolo italiano per arginare l'epidemia di Coronavirus COVID-19, che di lì a poco è stata dichiarata dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) una pandemia. Le misure, rese più rigide la sera successiva, prevedono la chiusura di tutte le attività commerciali ritenute non essenziali e la limitazione degli spostamenti della popolazione.
Fontana di Trevi durante la quarantena
Con gran parte della popolazione costretta a restare a casa per arginare la drammatica diffusione del virus, le strade di Roma sono rimaste in un surreale stato semideserto e le loro immagini hanno fatto il giro del mondo. Pubblichiamo anche noi, perciò, alcune di queste immagini. Chiunque volesse mandarcele, siano esse di monumenti famosi o di strade meno conosciute, è pregato di scriverci alla nostra pagina Facebook. Teniamo a sottolineare che durante la quarantena sono permessi ESCLUSIVAMENTE gli spostamenti ritenuti essenziali! Le foto che pubblichiamo possono perciò essere scattate ESCLUSIVAMENTE attraverso gli spostamenti consentiti dal decreto. A tale riguardo alleghiamo le Faq del governo sul decreto #IoRestoACasa affinché tutti possano avere chiaro di quali spostamenti si tratta e in che modo devono essere effettuati. Qui trovate le informazioni. Speriamo di poter contribuire attraverso tale divulgazione a fare in modo che siano evitate uscite non essenziali.

Piazza Navona praticamente vuota
I primi provvedimenti di chiusura adottati in Italia per arginare la diffusione del Coronavirus erano stati adottati in dieci comuni della Provincia di Lodi intorno all'epicentro di Codogno e nel comune di Vo' Euganeo, in Provincia di Padova. L'8 Marzo il Presidente del Consiglio Giuseppe ha annunciato una nuova zona con forti limitazioni che avrebbe incluso l'intera Lombardia e numerose provincie del nord. A seguire, l'area è stata estesa all'intero territorio nazionale.
 
Il Pantheon e Piazza della Rotonda deserta
Allo stato attuale, le limitazioni risultano ancora in corso. Gli Italiani reagiscono obbedendo a tali divieti, con la consapevolezza che essi sono oggi necessari per arginare la diffusione del virus e sconfiggerla.

Santa Maria in Trastevere: sulla piazza, cuore del Rione Trastevere, si vedono solo i militari che svolgono le funzioni di sicurezza
Le numerose limitazioni introdotte dai decreti prevedono la chiusura di tutte le attività commerciali non ritenute essenziali. Le attività essenziali risultano essere principalmente la vendita di generi alimentari e farmaci e una serie di altre attività quali idraulici, meccanici e altri servizi che possono risultare fondamentali in caso di necessità. Per quanto riguarda i ristoranti, è permessa esclusivamente la consegna a domicilio.

Il Tempio Maggiore, la principale Sinagoga di Roma, durante la quarantena
Mentre la città è in quarantena, a Roma sono state disposte in tutto quattro strutture ospedaliere per curare i pazienti affetti da COVID-19.

La strada di fronte ai terminal dell'aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino (su gentile concessione di Franco Di Cocco)

Villino Spica


Il villino Spica era un villino situato in Piazza Remuria n. 1, ad angolo con Via Pirro Ligorio, nel Rione San Saba, oggi non più esistente.
Fu costruito nel 1922 per Luigia Serantoni, vedova Spica dall'ingegnere Alberto Vanghetti, era uno dei primi villini ad essere costruiti sia sul grande che sul piccolo Aventino.

Il villino Spica ad angolo con Via Pirro Ligorio nel 1924

In origine non era stata ancora realizzata Piazza Remuria, per cui si trovava in quello che all'epoca era un tratto di Via Flaminio Ponzio, si trovava accanto al villino Saggioli, che faceva angolo con Via Aventina.
Il villino aveva due piani, al centro si apriva una torretta bugnata, in cui era posto l'ingresso principale, terminava con un tetto a spioventi sotto il quale era posta una finestra circolare decorata da stucchi.
Accanto alla torre si trovava una finestra su ogni lato, mentre sui lati erano presenti tre finestre per piano, il villino era inoltre decorato da un bugnato angolare.

Il villino Spica, al centro, in una foto del 1923
Sull'angolo con Via Pirro Ligorio si trovava una terrazza, poi soprelevata nel 1927.
Il villino è stato barbaramente abbattuto nel 1958 dal costruttore Casini che vi ha edificato una palazzina.

Villa Reale Telfener



La villa Reale, poi Telfener, era una villa del quartiere Macao, situata in Via San Martino della Battaglia, nel Rione Castro Pretorio, oggi non più esistente.
Fu costruita nel 1872 come omaggio al Re Vittorio Emanuele II dalla Società Generale di Credito Immobiliare e Costruzioni, che stava procedendo alla lottizzazione del nuovo quartiere del Macao, il primo a sorgere dopo la creazione di Roma Capitale, assieme all'Esquilino.

La villa Reale nel 1876

La lussuosa villa era posta tra le Vie San Martino della Battaglia, Gaeta e Palestro e Viale del Castro Pretorio, in un lotto di terreno grossomodo trapezioidale. Oltre Via Gaeta confinava direttamente con Villa Torlonia, poi Reinach.
Il progetto fu curato dall'ingegner Faustino Anderloni e prevedeva un casino principale, posto in diagonale, e un edificio per le scuderie, situato lungo Viale del Castro Pretorio.
Il casino della villa aveva due piani, con cinque finestre sul lato breve e sette lungo la facciata principale, lo stile adottato era quello rinascimentale. Le finestre del piano terra erano architravate su mensole, mentre quelle del piano nobile avevano un coronamento a timpano e il davanzale poggiava su colonnine. Sulla sommità  dell'edificio si trovava una grande terrazza con balaustre e pilastrini.


La facciata principale, rivolta verso Via Gaeta e Via Palestro, era formata da due avancorpi laterali, contenenti due finestre, tra i quali era posto un portico d'ingresso a serliane, che poggiava su una scalinata, su cui si trovava una terrazza con balaustra.
La villa fu subito affittata come sede di rappresentanza dell'Ambasciata di Turchia, che vi rimase fino al 1877.


Nel 1878 il Conte Giuseppe Telfener, industriale e amministratore dei Beni della Casa Reale, rilevò contemporaneamente, e a prezzo di favore, due ville reali, quella sulla Via Salaria, da lui ribattezzata Villa Ada, e quella al Macao.
La villa Telfener fu affittata dall'ex Governatore d'Egitto in esilio Hidiv Ismail Pascià.

Villa Telfener nel 1884, prima della lottizzazione

La proprietà passò alla Banca Provinciale di Genova, che provvide a progettare un piano di lottizzazione, che prevedeva la distruzione completa della villa; l'istituto fu però messo in liquidazione nel 1890.
I lotti della villa furono allora utilizzati per risarcire i creditori, il casino principale fu demolito e venne tracciata al suo interno la nuova Via Sommacampagna.

Villino Aghemo



Il villino Aghemo era un villino del quartiere Macao, con ingresso in Via dei Mille, nel Rione Castro Pretorio oggi non più esistente.
Fu costruito dalla Società Generale di Credito Immobiliare e Costruzioni, su progetto dell'ingegner Faustino Anderloni, nel 1872 per il Commendatore Giovanni Natale Aghemo, capo di gabinetto particolare di Vittorio Emanuele II.


Egli era il cugino di Rosina Maria Vercellana, Contessa di Mirafiori, negli anni sessanta dell'Ottocento, grazie all'influenza della cugina, divenne segretario particolare del Re. Giunto a Roma con il seguito della corte, si occupò dei difficili rapporti con Pio IX, attraverso vari colloqui con il Cardinale Antonelli. Visti i molti servigi resi alla Corte e l'attaccamento particolare a Vittorio Emanuele II, fu elevato da Umberto I al titolo di Conte di Perno nel 1878.

Il villino Aghemo con il suo ampio giardino in una mappa del 1876

La villa comprendeva l'isolato posto tra Via dei Mille, Via Vicenza, Via Varese e Via Marghera.
Un grande giardino con un'aiuola circolare si apriva a Nord, mentre il casino era posto verso Via Marghera, le scuderie erano situate all'angolo tra Via Verese e Via Marghera.

Progetto del villino Aghemo

L'edificio principale era a due piani, con due finestre con arco a tutto sesto su ogni livello. Al centro era posta una serliana d'ingresso su una scalinata al pianterreno, mentre al piano nobile si apriva una loggia con tre archi che si affacciava sulla balconata centrale.
Il tetto era a spioventi e culminava in una terrazza sommitale.

Il villino Aghemo, subito dietro al villini Centurini e Monteverde, circondato dall'ampio giardino

Dopo la partenza di Aghemo per Torino, il villino ospitò la legazione di Giappone.
Negli anni trenta è stato abbattuto per costruire due enormi palazzi che occupano l'intero isolato.