Parco del Ninfeo


Il Parco del Ninfeo è un parco dell'EUR, nel Quartiere Europa di Roma.
Venne realizzato in tempi differenti, nel 1940 e negli anni cinquanta.
La fontana del Ninfeo si trova in Piazzale Konrad Adenauer, vicino al Palazzo degli Uffici, fu costruita nel 1939 e inaugurata nel gennaio del 1940, su progetto di Raffaele de Vico.


Il Ninfeo, di forma quadrangolare, scavato sul crinale della collina, è delimitato da sedute in travertino sui quattro lati, al centro è occupato da una fontana circolare piana costituita da due cerchi concentrici di travertino, la fontana è circondata da una siepe di forma quadrata. Esternamente il ninfeo è circondato da una fila di pini.

Progetto del Ninfeo di Raffaele de Vico

Negli anni cinquanta Raffaele de Vico sistemò il parco installando le steli provenienti dal Padiglione delle Foreste, che era stato demolito, come del resto avvenne per il Parco del Turismo.
In questo caso furono installate le steli poste a decorare la strombatura del Padiglione delle Foreste, verso il canale d'acqua.


Questa figura femminile era il primo bassorilievo ad occupare il fregio del canale d'acqua di destro del Padiglione delle Foreste ben riconoscibile nella foto  sopra

I bassorilievi, di fattura ignota, sono disposti lungo i viali del parco, rappresentano divinità classiche che portano frutti e scene di caccia. Lo stile è diverso da quello di Bellini dei rilievi del Parco del Turismo, essendo più massiccio e schematico.











Negozi di dischi a Roma

Se i progressi tecnologici avevano rischiato di far diventare obsoleti i dischi in vinile, questi sono tornati di moda e sono molti i negozi che li vendono ancora, conservando il loro fascino antico. Ecco un elenco dei negozi di Roma che vendono dischi in vinile, elencati per suddivisione toponomastica:

Rione Monti:
Laser City - Via Merulana 220
Radiation Records - Via del Boschetto 94
Soul Food - Via San Giovanni in Laterano 192-194

Rione Campo Marzio:
Vinyl Room - Via della Frezza 53a

Rione Pigna:
La Discoteca al Pantheon - Via della Minerva 10

Rione Esquilino:
Discoteca Laziale - Via Giovanni Giolitti 263
Millerecords - Via Merulana 91

Rione Castro Pretorio:
Bancarelle in Via delle Terme di Diocleziano

Quartiere Flaminio:
Goody Music - Via Cesare Beccaria 2

Quartiere Salario:
Inferno Store - Via Nomentana 113

Quartiere Nomentano:
Discovery - Circonvallazione Nomentana 308
Round Midnight - Via di Sant'Orsola 10

Quartiere Tiburtino:
Il Mangiadischi Record Shop - Via degli Equi 25
Not Perfect - Via Giuseppe Galliano 10
Transmission - Via dei Salentini 27
Ultrasuoni Records - Via dei Marsi 24

Quartiere Prenestino-Labicano:
Alpacha Distro - Via Fanfulla da Lodi 5
Blutopia - Via del Pigneto 116
Ghost Record Store - Via Gentile da Mogliano 19
Magic Sound - Via dell'Acqua Bullicante 202e
Radiation Records - Via Romanello da Forlì 14

Quartiere Tuscolano:
Damna Records - Via Tarquinio Prisco 65

Quartiere Ostiense:
Bar Brunir - Largo Giovanni Chiarini 2
Punto Musica - Via Rosa Raimondi Garibaldi 131
Spin! Beershop e Records - Piazza Augusto Albini 13

Quartiere Portuense:
Pink Moon - Via Antonio Pacinotti 5
Mercato di Porta Portese

Quartiere Gianicolense:
Elastic Rock - Viale dei Quattro Venti 237-239
I Want to Belive - Via Gian Matteo Giberti 19a
Mercato di Porta Portese
La Rockaforte - Via Duchessa di Galliera 24

Quartiere Della Vittoria:
L'Allegretto Dischi - Via Oslavia 44
Welcome to the Jungle - Via Monte Zebio 44a

Quartiere Monte Sacro:
Ace Records Roma - Viale Tirreno 113

Quartiere Prenestino-Centocelle:
Disco Più - Via dei Platani 37

Quartiere Ardeatino:
EDF Point 1 - Vinyl Strike - Via Mario Rigamonti 100 (centro commerciale I Granai)
Musicaria - Via Giulio Aristide Sartorio 57

Quartiere Collatino:
Musica...parliamone - Viale della Serenissima 165

Quartiere Don Bosco:
Rock e Pop - Viale dei Salesiani 18a

Quartiere Appio-Claudio:
Idee Musicali - Largo Appio Claudio 377

Quartiere Monte Sacro Alto:
Blu Rosso Giallo - Via Ugo Ojetti 144

Provincia di Roma:
Evoluzione Hi-Fi - Via Amedeo Principe 4 - Frascati
Too Much Music - Via Domenichino 27 - Grottaferrata



Negozi di vinili chiusi:

Rione Monti:
Lester Music Area - Via dell'Amba Aradam 29a
Metropoli Rock - Via Palermo

Rione Campo Marzio:
Remix - Via del Fiume 8

Rione Ponte:
Invito alla Lettura - Corso Vittorio Emanuele II

Rione Pigna:
Coemeterium - Via dell'Arco de' Ginnasi 2

Rione Sant'Angelo:
Rinascita - Via delle Botteghe Oscure

Rione Castro Pretorio:
Metropoli Rock - Via Cavour 72

Rione Prati:
Doctor Music - Via Catone
Doctor Music - Via dei Gracchi
Orso Baddy - Via Crescenzio 41a

Quartiere Flaminio:
Freesby - Via Giovanni Battista Tiepolo

Quartiere Salario:
Hellnationw - Via Nomentana 113

Quartiere Nomentano:
Diapason - Viale XXI Aprile 6D

Quartiere Tiburtino:
Disfunzioni Musicali - Via degli Etruschi
One Love Music Corner - Via di Porta Labicana 38

Quartiere Prenestino-Labicano:
Goodfellas - Via Fortebraccio 20a
Jahman - Via del Pigneto 116
Vinyl Refresh - Via L'Aquila 48a

Quartiere Tuscolano:
Just Like Heaven - Via di Tor Pignattara 55

Quartiere Appio-Latino:
Electric Sound - Via Mario Meneghini 59
Hocus Pocus Record Store - Via Sannio

Quartiere Portuense:
Revolver - Via Silvestro Gherardi 90-102
Ultrasuoni - Via Antonio Pacinotti 83

Quartiere Aurelio:
Blue Jazz - Via delle Fornaci 59

Quartiere Trionfale:
Remix - Via Luigi Rizzo
Tarkus Records - Via Andrea Baldi

Quartiere Monte Sacro:
Freak Out - Via di Valle Borbera 46

Quartiere Prenestino-Centocelle:
Istinti Musicali - Via delle Albizzie 22

Quartiere Ardeatino:
Darkstar Music Village - Viale delle Accademie 53


Altri siti che ne parlano:
I migliori negozi di dischi a Roma - in Zero
Negozi di dischi - in Roma Suona
Negozi di dischi a Roma - in Saluzzi's Home Record Collection

Fontana delle Naiadi


La fontana delle naiadi si trova il Piazza della Repubblica, nel Rione Castro Pretorio, ed è la mostra dell'Acqua Pia Antica Marcia.
Il progetto di realizzare una mostra monumentale al nuovo acquedotto Marcio, ripristinato dal Pontefice Pio IX, risale al 1862 e fu realizzato dall'architetto Nicola Moranti. Tuttavia i lavori di realizzazione del nuovo acquedotto iniziarono nel 1868 da parte della società Anglo Romana Water Company.


L'inaugurazione dell'acquedotto avvenne il 10 settembre 1870, poco prima della presa di Porta Pia, senza la costruzione della mostra monumentale per mancanza di fondi, fu dunque realizzata una fontana provvisoria.
Si trattava di una grande vasca posta tra le Terme e i granai di Clemente XI, con un grande getto centrale e una corona di zampilli laterali, circondata da una scogliera di tufo.

La mostra dell'Acqua Pia nei giardini della Piazza di Termini, in azzurro, nel 1876

Dopo la presa di Roma e la trasformazione della città in capitale d'Italia si decise di rendere definitiva sistemazione della mostra dell'Acqua Marcia, fu pensato nel 1874, di spostarla davanti alla vecchia Stazione Termini. Il progetto fu redatto dal Comune solamente nel 1879, la fontana doveva avere una grande vasca di venti metri di diametro, inoltre sarebbe stata decorata da statue che rappresentavano le sorgenti dell'Acqua Marcia e le Quattro Stagioni.
Sorsero però dei contrasti tra il Comune e i rappresentanti della società Acqua Pia Antica Marcia che ne bloccarono la realizzazione.
Nel 1885 fu finalmente scelta dal Comune come sede per la fontana la piazza di Termini nell'emiciclo della vecchia esedra delle Terme, in asse con Via Nazionale, la decorazione sarebbe stata più semplice con la realizzazione solamente di quattro leoni al posto delle statue.


La vasca fu costruita in breve tempo per essere pronta durante la visita di Guglielmo II del 1888 e venne progettata da Alessandro Guerrieri, il basamento fu eseguito in granito di Baveno, i leoni in stucco.
Nel 1890 la società Acqua Pia Antica Marcia propose la fusione dei leoni in bronzo, ma il Comune si rifiutò continuando ad opporsi alle decisioni della società.



Si arrivò così alla definizione di nuovi soggetti da porre al posto dei leoni, la scelta cadde su quattro ninfe coriche, affidate allo scultore palermitano Mario Rutelli dalla commissione composta da Koch, Ferrari, Monteverde e altri.
Dopo aver apportato alcune modifiche, su suggerimento della commissione, come il raddoppio delle dimensioni delle statue a 2.5 m, la fusione delle sculture avvenne a Palermo, furono poi trasportate a Roma alla fine del 1900 e iniziò l'installazione sulla fontana.


Al momento della sistemazione iniziarono le polemiche, di parte cattolica, sulla eccessiva sensualità delle figure femminili, viste come un affronto liberal-massonico alla sacralità della Basilica di Santa Maria degli Angeli.
Fu immediatamente fatta un'interrogazione da parte di tre consiglieri comunali al Sindaco Colonna, l'8 settembre 1901, e sembrava che dovesse scoppiare uno scandalo, con la possibile commissione di nuove statue e la rimozione di quelle appena installate.


La gente era così curiosa di vedere le statue che nella notte del 10 febbraio del 1901 furono rotte le staccionate che avvolgevano la fontana per poter mostrare le opere. I giorni successivi i giovani studenti Romani chiamarono a furor di popolo Rutelli, che alloggiava all'Hotel Quirinale lì vicino, e obbligarono gli addetti dell'Acqua Pia Marcia ad accendere la fontana, fu così del tutto improvvisata l'inaugurazione del monumento.
L'Osservatore Romano il giorno successivo scrisse"La fontana, tanto artisticamente, quanto moralmente è stata condannata".
I giovani di tutta la città si raccolsero per anni a guardare le pose sensuali delle naiadi, finchè le incrostazioni non iniziarono a nasconderne le forme lucenti.


Le critiche di stampo artistico parlavano invece di un'allontanamento dai modelli classici per un'adesione completa al moderno stile liberty, in ambiente accademico comunque gli apprezzamenti all'opera di Rutelli furono molti.


Nel 1909 in previsione del cinquantenario dell'Unità d'Italia fu deciso di realizzare il gruppo centrale a coronamento della fontana, sempre affidato allo scultore palermitano.


Rutelli modellò nel 1911 un gruppo provvisorio in malta cementizia patinata a finto bronzo raffigurante un tritone, un polipo e un mostro marino aggrovigliati; contemporaneamente vennero realizzati anche i mostri marini, in malta cementizia, che bagnano le naiadi.

Glauco e il delfino

Il gruppo non piacque molto e fu subito ribattezzato 'il fritto misto', venne presto sostituito, su suggerimento dello scultore Monteverde, da Glauco che doma un delfino da cui parte un grande getto d'acqua verticale, realizzato nel 1913. Il gruppo provvisorio, una volta rimosso, venne posto nei giardini di Piazza Vittorio Emanuele II. La fontana finalmente completata fu inaugurata solennemente nel 1914.

La sensuale ninfa dei laghi, Najade

Le quattro gioiose naiadi sono raffigurate mentre giocano con gli animali acquatici che le caratterizzano: un cavallo marino per la Ninfa degli Oceani, un drago per la Ninfa delle Acque Sotterranee, una murena per la Ninfa dei Fiumi e un cigno di lago per la Ninfa dei Laghi.

Ninfa dei fiumi, Ondina

Negli anni venti le statue furono restaurate dalle concrezioni che le rovinavano, lo stesso successe nel 1938, per la visita di Hitler, nel 1952 e nel 1967. Durante i lavori per la realizzazione della stazione della metropolitana della Metro A, 1973-1980, le fontana rimase spenta e la vasca fu smontata.
Un importante restauro conservativo è stato effettuato nel 1997-1998 dalla Sovraintendenza Comunale.

La scatenata ninfa dell'Oceano, Oceanina

La ninfa delle acque sotterranee, adagiata su un drago, Nereide

Nell'agosto del 2018 la fontana è stata chiusa per un problema di infiltrazioni d'acqua nella sottostante stazione della metro A. Nei mesi successivi è stata eseguita la nuova adduzione con tubazione di mandata e ritorno, la revisione completa degli ugelli e della corona superiore e l'impermeabilizzazione della vasca per eliminare le infiltrazioni.
L'11 agosto 2019 la mostra è stata finalmente riattivata.

Zona Torre Angela

La Zona Torre Angela si trova tra la Via Prenestina e la Via Casilina, immediatamente fuori dal Grande Raccordo Anulare. Il nome deriva da una torre che qui esisteva e che era chiamata Turris Aegidi Angeli, perché nel XIV Secolo appartenne ad Angelo Del Bufalo.
In seguito a una variante urbanistica del 1978 in questa zona venne realizzato, seguendo i principi dell'architettura economica e popolare, il nuovo quartiere di Tor Bella Monaca.
Con l'apertura del primo tratto della metro C nel 2014, questa zona è stata collegata alle altre fermate del percorso della nuova linea della metropolitana. Nella parte della Via Casilina compresa nel territorio di Torre Angela sorgono ben sette fermate della linea C.

Chiese:
- Sant'Edith Stein
- San Luigi Maria Grignion de Montfort
- Santa Maria Madre del Redentore
- San Massimiliano Kolbe
- Santa Rita a Torre Angela
- Santi Simone e Giuda Taddeo

Siti archeologici:
- Ponte di Nona
- Sepolcro di Via Casilina angolo Via dei Ruderi di Torrenova
- Sepolcro di Via dei Ruderi di Torrenova
- Antica Via Gabina
- Villa della Via Gabina

Aree naturali:
- Parco dell'Acqua e del Vino

Teatri:
- Teatro Tor Bella Monaca

Torri:
- Tor Bella Monaca
- Torri di Via dei Ruderi di Torrenova

Fermate della metropolitana:
- Giardinetti (linea C)
- Torrenova (linea C)
- Torre Angela (linea C)
- Torre Gaia (linea C)
- Grotte Celoni (linea C)
- Due Leoni - Fontana Candida (linea C)
- Borghesiana (linea C)

Acquedotti di Roma

Acqua Lancisiana
Acqua Pia Antica Marcia

Tram di Roma

Le modifiche alla rete tramviaria durante la Prima Guerra Mondiale

Le modifiche alla rete tramviaria durante la Prima Guerra Mondiale

Il binario di accesso all'Ospedale Militare del Celio
Il 24 Maggio 1915 l'Italia entrò tra le forze combattenti nella Prima Guerra Mondiale, quasi un anno dopo l'esplosione del conflitto. La guerra tenne l'Italia impegnata fino al 4 Novembre 1918, data della vittoria, subendo gravi perdite difficili da calcolare ma che superarono tra militari e civili il milione di persone. L'Italia fu impegnata principalmente nel fronte del Nord-Est, attestandosi sulla linea dell'Isonzo fino alla disfatta di Caporetto, quindi venendo costretta ad arretrare sul Piave dove rimase fino alla definitiva vittoria di Vittorio Veneto.
Nonostante la guerra non arrivò mai nei dintorni di Roma, il trasporto pubblico della città venne modificato per una serie di esigenze belliche.
Nel 1915, quindi, l'SRTO (Società Romana Tramways Omnibus) e l'ATM (Azienda Tramvie Municipali) misero in piedi un piano per venire incontro alle mutate esigenze cittadine legate alla guerra. Intanto, una parte consistente del personale dipendente delle aziende (circa il 90%) venne chiamato alle armi, e venne sostituito da personale femminile, di età compresa tra i 18 e i 40 anni. Per le 56 donne fattorino venne studiata una divisa ad hoc (l'ATM era stata la prima in Italia a prendere una decisione del genere) che fu quindi usata da modello negli anni successivi, quando sempre più donne iniziarono a fare questo lavoro. Oltre a questo, molte linee tramviarie vengono soppresse o limitate: nel Settembre 1915 vengono soppresse le linee 18, 22 e 23, mentre le linee 2, 4, 10 e 21 vengono limitate.
Ma oltre alle necessità dettate dalla mutata composizione del personale, ci sono quelle logistiche, legate a un fatto drammatico: l'alto numero di feriti in arrivo via treno dal fronte. Per questa ragione diviene subito necessario collegare le tre principali stazioni della capitale, Termini, Trastevere e Portonaccio (l'attuale Tiburtina) ai principali ospedali.
Ventuno motrici sono dunque trasformate in treni ambulanza, e vengono quindi realizzati una serie di collegamenti ferrotramviari: alla Stazione Termini si aggiunge un raccordo ferroviario su Via Marsala, con la funzione di scalo per i treni ambulanza, in Via Alessandro Farnese vengono aggiunte rotaie per raggiungere l'ospedale Leoniano e a Trastevere, in Via dei Genovesi, si realizza un binario per raggiungere l'Ospedale Mameli.
Il lavoro più importante è però quello per collegare i binari ai complessi dell'Ospedale San Giovanni-Addolorata e dell'Ospedale Militare del Celio. Da Piazza San Giovanni in Laterano e Via Domenico Fontana si crea un binario che, passando per Via di Santo Stefano Rotondo, raggiunge prima, attraverso un apposito raccordo, raggiunge il complesso dell'Addolorata, quindi l'Ospedale del Celio, attraverso l'ingresso da Via Claudia e poi con un ulteriore binario in Via Annia, connesso anche alla linea di Via Labicana.
Durante l'intero conflitto, vennero trasportati ben 48.575 militari dalla Stazione Termini agli ospedali collegati, e ben 14.200 militari furono trasportati tra i suddetti ospedali.
Al termine del conflitto, gran parte dei binari costituiti vennero smantellati.

Altri siti che ne parlano:
- La storia del tram a Roma Dagli inizi del secolo alla riforma del 1929 - in Il Mondo dei Treni
- La rete tramviaria urbana Dalla creazione dell'azienda municipale al 1918 - in Tram Roma

Acqua Pia Antica Marcia


L'Acqua Pia Antica Marcia, o Acquedotto Marcio è un acquedotto moderno di Roma costruito nel 1870 e più volte ampliato, che conduce l'acqua da Roviano, nella valle dell'Aniene, a Roma.
Il progetto di riattivare l'antica Acqua Marcia, costruita nel 144 a.C. e distrutta da Vitige nel 537, fu proposto dall'archeologo Luigi Canina alla metà dell'Ottocento. Morto il Canina un suo discepolo, Nicola Moraldi, decise di continuare l'impresa, ottenendo nel 1858 dal Governo Pontificio l'autorizzazione a continuare gli studi per ricondurre l'Acqua Marcia in funzione.
Il progetto di riattivazione fu presentato dal Monaldi nel 1861 ma gli alti costi per integrare le parti crollate dell'antico acquedotto portarono all'elaborazione di un nuovo progetto con la costruzione di un moderno acquedotto, nel 1862.


Progetto del nuovo acquedotto Marcio pubblicato nel 1872

Tuttavia solo nel 1865 gli industriali inglesi James Shepard e Henry Fawcett comprarono il progetto e la concessione relativa e ottennero, l'8 novembre 1865, l'autorizzazione alla realizzazione del nuovo acquedotto da parte del ministero del Commercio e dei Lavori Pubblici dello Stato Pontificio e lo sfruttamento delle sorgenti dell'Acqua Marcia. Il 15 novembre 1865 nacque l'Anglo Romana Water Company, poi ribattezzata nel 1868 Acqua Pia in onore del Pontefice, con lo spostamento della sede da Londra a Roma.
L'acquedotto fu progettato dall'ingegnere Cassian Bon, della Compagnie Générale des Conduites d'Eau di Liegi, sarebbe stato costruito in muratura dalle sorgenti fino a Tivoli, da quì avrebbe proseguito fino a Roma in moderne condotte di ghisa.
I lavori iniziarono nel 1868 e portarono all'inaugurazione dell'acquedotto il 10 settembre 1870 da parte di Pio IX, con la costruzione di una fontana provvisoria di mostra in Piazza di Termini.
La sorgente principale era quella che oggi è chiamata seconda Serena, da quì partiva il canale in muratura per una lunghezza di 27 km, di cui 12 costruiti in galleria, 12 interrati e 2,8 realizzati in ponti o su muri di sostegno.
A Tivoli iniziavano le condotte metalliche del diametro di 60 cm, che seguivano la Via Tiburtina, poi passava la ferrovia e si dirigeva lungo la Nomentana fino ad arrivare al manufatto di regolazione presso Piazza di Termini.
Se al crepuscolo del pontificato di Pio IX era difficile dare importanza la realizzazione del nuovo acquedotto, con la presa di Roma e la febbre edilizia che presto iniziò questa infrastruttura si rivelò preziosissima, intanto il nome della società fu modificato in Acqua Pia Antica Marcia. Servì infatti tutti i nuovi quartieri dell'Esquilino, Macao, Nomentano, Salario e San Lorenzo, inoltre le condotte furono presto portate ai rioni storici, e nel 1873 furono estese oltre il Tevere ai rioni Trastevere e Borgo. Già nel 1880 l'intera acqua del primo sifone era stata distribuita, e fu necessario costruirne uno nuovo.
Dal 1871 al 1884 gli utili dell'Acqua Marcia si erano moltiplicati per quaranta, il consiglio di amministrazione era passato in mano alla finanza legata al Banco di Roma, alle Condotte e al Banco di Santo Spirito.


Mappa dell'Acqua Pia Marcia nei suoi otto sifoni

Alla fine furono realizzati sei i sifoni nei successivi ampliamenti dell'acquedotto, ultimati nel 1880, 1886, 1907, 1923, 1932 e 1937.
I primi quattro sifoni procedono paralleli lungo la Via Tiburtina, partendo dal serbatoio Quintiliolo, il primo e il secondo sboccano a Santa Bibiana, mentre gli altri due arrivano al casino di regolazione di Viale Ventuno Aprile.
Il quinto sifone segue la Via Prenestina e termina al manufatto di Porta Maggiore, decorato con una monumentale edicola in travertino, il sesto e il settimo raggiungono il manufatto di Viale Ventuno Aprile.

L'acquedotto Pio nella ricostruzione del 1928 presso Fiumerotto

Il primo acquedotto, d'età pontificia, fu ricostruito interamente fra 1924 e 1928, sempre in muratura, nel tratto dalle sorgenti fino a Tivoli, per aumentarne la portata.
Nel 1933 fu realizzato il Serbatoio idrico di Via Eleniana, per convogliare le acque del quinto sifone.
Tutto l'acquedotto ha alimentato l'intera città di Roma fino alla realizzazione dell'acquedotto del Peschiera nel 1949.
Nel 1970 fu costruito dall'ACEA l'ottavo sifone, con termine nel Nodo Prenestino, e l'allaccio ai sifoni sesto e settimo.

Vicolo del Mattonato


Vicolo del Mattonato è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Vicolo del Leopardo e Via del Mattonato. Come la vicina ed omonima via, la strada deve il proprio nome ai numerosi depositi di mattoni che provenivano dalle numerose fornaci che erano un tempo presenti nei dintorni. Via Garibaldi, infatti, prima dell'annessione di Roma al Regno d'Italia, era chiamata Via delle Fornaci (da non confondere con l'attuale Via delle Fornaci).
Vicolo del Mattonato si trova in una parte di Trastevere posta alle pendici del Gianicolo che fino al XIX Secolo rappresentava la fine dell'abitato in questa direzione, e ha ancora mantenuto un aspetto tranquillo.
Nella breve strada è presente il ristorante "Da Lucia".

Via del Mattonato


Via del Mattonato è una strada del Rione Trastevere compresa tra Via Garibaldi e Vicolo del Cedro. Il nome deriva dal fatto che in questa strada si trovavano numerosi depositi di mattoni, che provenivano dalle numerose fornaci che erano nei dintorni. Via Garibaldi, infatti, prima dell'annessione di Roma al Regno d'Italia, era chiamata Via delle Fornaci (da non confondere con l'attuale Via delle Fornaci).
La strada si trova in una parte di Trastevere posta alle pendici del Gianicolo che fino al XIX Secolo rappresentava la fine dell'abitato in questa direzione, e ha ancora mantenuto un aspetto tranquillo.
Sulla strada sono presenti il ristorante indonesiano Bali e il locale spagnolo La Frontera.


Attività commerciali sulla strada:
- Ristorante Bali
- Bar La Frontera

Vicolo dei Panieri

Vicolo dei Panieri con sullo sfondo l'Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino di Via dei Panieri
Vicolo dei Panieri è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Via del Mattonato e Via dei Panieri. Originariamente questa strada era un tuttuno con la limitrofa Via dei Panieri e avevano il nome di Vicolo del Canestraro, perché in quest'area - che fa parte di una zona di Trastevere posta ai piedi del Gianicolo presso cui, fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia, l'abitato andava a terminare - erano presenti diversi fondi di bottega dove venivano fabbricati piccoli cesti.

Dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, tuttavia, il Comune di Roma mise mano alla toponomastica cittadina, e per evitare l'omonimia con Via de' Canestrari nel Rione Parione, nel 1871 cambiò a questa strada il nome in Vicolo dei Panieri. Si tratta a tutti gli effetti di una forzatura filologica, essendo la parola "canestraro" tipicamente romana e come tale legata all'attività che qui si svolgeva, mentre il termine "paniere" è tipicamente toscano. Nessuno, come è ovvio, ne mette in dubbio la validità linguistica, ma discutibile è il legame con questo vicolo.
Accedendo a questo vicolo da Via del Mattonato, in fondo a esso fa da quinta la scenografica Edicola Sacra della Madonna col Bambino di Via dei Panieri.
Sulla strada è inoltre presente un accesso laterale del ristorante indonesiano Bali, il cui principale ingresso è nella vicina Via del Mattonato.

L'accesso laterale al ristorante indonesiano Bali
Luoghi d'interesse nella strada:
- Teatro Spazio Uno

 Altri siti che ne parlano:
- Vicolo dei Panieri - in Info Roma

Madonna col Bambino in Via dei Panieri


Questa Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino si trova in Via dei Panieri, nel Rione Trastevere. Essa risale al XIX Secolo ed è caratterizzata dall'essere posta al centro di un portale murato circondato da bugne.

Via dei Panieri


Via dei Panieri è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Vicolo del Cedro e Via Garibaldi. Originariamente questa strada era un tuttuno con il limitrofo Vicolo dei Panieri e avevano il nome di Vicolo del Canestraro, perché in queste strade - che fanno parte di una parte di Trastevere posta ai piedi del Gianicolo presso cui, fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia, l'abitato finiva - erano presenti diversi fondi di bottega dove venivano fabbricati piccoli cesti.
Edicola Sacra della Madonna col Bambino in Via dei Panieri
Dopo l'annessione di Roma al Regno d'Italia, tuttavia, il Comune di Roma mise mano alla toponomastica cittadina, e per evitare l'omonimia con Via de' Canestrari nel Rione Parione, nel 1871 cambiò a questa strada il nome in Vicolo dei Panieri. Si tratta a tutti gli effetti di una forzatura filologica, essendo il termine "canestraro" tipicamente romano e come tale legato all'attività che qui si svolgeva, mentre il termine "paniere" è tipicamente toscano. Nessuno né mette in dubbio ovviamente la validità linguistica, ma discutibile è il legame con tale vicolo.
Nel 1925 questa strada venne divisa dall'attuale Vicolo dei Panieri ed elevata al rango di via.
Sulla strada è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino.
La zona di Trastevere in cui si trova Via dei Panieri è rimasta in parte immune ai cambiamenti che hanno attraversato Trastevere negli ultimi anni, e certe vecchie abitudini che con il tempo sembrano essere conservate solo nei paesini, come stendere i pani in strada, sono ancora presenti
Altri siti che ne parlano:
- Edicola Sacra: Via dei Panieri - in Festa de Noantri
- Via dei Panieri - in Info Roma

Via Giacomo Venezian


Via Giacomo Venezian è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Via Luciano Manara e Via della Paglia. Questa strada era originariamente uno dei diversi rami dell'attuale Via della Paglia, già Vicolo dei Fienili, finché nel 1916 il Comune di Roma non decise di fare ordine in quest'area stradale che, dal punto di vista toponomastico, rischiava di essere confusionaria. In linea con le nuove strade del vicino Quartiere di San Cosimato, si decise di dedicare due rami della strada a patrioti: Giacomo Venezian e Luigi Masi. Questa breve ma caratteristica strada fu dedicata quindi a Giacomo Venezian, patriota triestino caduto nel 1849 nella difesa della Repubblica Romana e ricordato anche da un busto in Via di San Pancrazio, nella parte compresa nel Quartiere Aurelio.

Via della Paglia


Via della Paglia è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Piazza di Santa Maria in Trastevere e Via Luigi Masi. Originariamente la strada era chiamata Vicolo dei Fienili, e questo fatto è facilmente riconducibile alle numerose rimesse di cavalli e fienili presente in questa parte di Trastevere posta tra Santa Maria in Trastevere e le pendici del Gianicolo, dove fino all'annessione di Roma al Regno d'Italia l'abitato trasteverino tendeva a finire. Questo non era inoltre l'unico toponimo della zona a richiamare la presenza di rimesse equine: anche il vicino Vicolo della Frusta deve probabilmente il proprio nome a un'osteria così chiamata proprio perché frequentata da guidatori di carrozze a cavalli. Queste rimesse erano ancora attive fino a pochi decenni fa.
Nel 1871, tuttavia, il Comune di Roma decise di fare ordine nella toponomastica di Roma, e per evitare la confusione con la Via dei Fienili nel Rione Ripa, questa strada diventò Vicolo della Paglia.
Tale strada andò inoltre ad annettere la vecchia Vicolo del Cimitero di Santa Maria in Trastevere, che corrisponde al tratto che costeggia la Basilica di Santa Maria in Trastevere, compreso tra Piazza di Santa Maria in Trastevere e Piazza di Sant'Egidio.
Il cimitero da cui questo tratto di strada prendeva il nome oggi non è più esistente, ed era annesso all'Oratorio di San Giuseppe, Santa Maria Addolorata e delle Anime del Purgatorio, risalente al 1819.
L'altra parte della strada, conserva ancora in parte caratteristiche compatibili con quelle semi-rurali che poteva riscontrare nel XIX Secolo, come l'imponente muro spoglio entro il quale è stato costruito un istituto scolastico superiore, che caratterizzano questo tratto di strada come un'area tranquilla a pochi metri da una zona di Trastevere più caotica. Originariamente questo tratto comprendeva anche Via Luigi Masi e Via Giacomo Venezian, ma nel 1916 la strada - elevata al rango di Via della Paglia - fu riordinata, e questi due rami vennero dedicati a due patrioti.

Altri siti che ne parlano:
- Via della Paglia - in Roma Segreta

Largo Maria Domenica Fumasoni Biondi


Largo Maria Domenica Fumasoni Biondi è una strada del Rione Trastevere situata lungo Via della Paglia. Tale strada altro non era fino a non molto tempo fa che un allargamento della strada lungo cui si trova, finché nel 1964 il Comune di Roma non decise di dedicare tale spazio a Maria Domenica Fumasoni Biondi (Roma 1766 - Milano 1828), archeologa che, durante uno scavo in una sepoltura di epoca romana, riscoprì la tessitura con fibre d'amianto e, per questa ragione, nella targa stradale è ricordata come "benemerita dell'artigianato".


La breccia di Porta Pia



La battaglia per Roma si svolse il 20 settembre del 1870 tra gli zuavi Pontifici, che difendevano la città, e i bersaglieri guidati da Raffaele Cadorna, decretò la fine dello Stato Pontificio e l'annessione di Roma al Regno d'Italia.
L'11 settembre era stato dato l'ordine d'attacco nei confronti dello Stato della Chiesa e i generali Bixio, Ferrero, Angioletti, Cosenz e Mazé, con le loro cinque divisioni ne invasero i confini. I soldati pontifici non opposero grandi resistenze e si ritirarono dentro Civitavecchia e Roma.

Quadro di Salvatore Cammarano intitolato '19 settembre 1870'

Il 14 settembre, dopo aver conquistato il Lazio il grosso dell'esercito di Cadorna giunse alla Giustiniana, e fu raggiunto presto dalle truppe di Angioletti. Il giorno successivo fu diramata una lettera al generale Kanzler, che difendeva Roma, in cui si chiedeva la resa incondizionata della città, intanto i battaglioni si schieravano attorno alle mura, installando le batterie di artiglieria. Il Luogotenente generale Cadorna stabilì il comando a Villa Albani.


Il piano d'attacco prevedeva che le truppe dei generali Cosenz e Mazé, l'11° e 12° divisione, attaccassero a Nord, tra le Vie Flaminia e Nomentana, quelle di Ferrero, 13° divisione con le brigate Abruzzi e Cuneo, ad Est, tra Nomentana e Prenestina, Angioletti con la 9° divisione, brigate Savona e Pavia, avrebbe attaccato a Sud mentre Bixio, che veniva da Civitavecchia, avrebbe sferrato l'attacco verso Trastevere.
Le tre batterie d'artiglieria della 12° divisione furono posizionate a cavallo della Via Salaria, le due dell'11° divisione furono poste a cavallo della Via Nomentana, il loro compito era di effettuare un tiro di disturbo per appoggiare l'assalto delle truppe.
Le tre batterie pesanti della riserva, 5°6° e 8°, comandate dal Maggiore Luigi Pelloux, invece, dovevano effettuare il tiro di breccia, ed erano poste a circa mille metri dalle mura.
La risposta di Kanzler al messaggio fu che avrebbe difeso la città con ogni mezzo.

L'attacco a Porta San Giovanni 

Alle cinque di mattina del 20 settembre iniziò il cannoneggiamento delle mura a Porta San Giovanni da parte delle batterie di artiglieria della 9° divisione, poste alla Cascina Matteis, poi furono attaccate da Ferrero Porta Maggiore e i Tre Archi della ferrovia verso Porta San Lorenzo. Contemporaneamente partì il bombardamento delle mura tra Salaria e Nomentana da parte delle batterie del 7° reggimento di artiglieria di Pisa. La 5° batteria, comandata dal capitano Giacomo Segre, posta sul terrapieno della Villa Lancellotti, bersagliò proprio il punto dove fu aperta la breccia.
Gli zuavi risposero colpendo furiosamente le batterie italiane, soprattutto quella di Segre, e Cosenz fu costretto a mandare i tiratori scelti del 39° fanteria e del 34° bersaglieri verso Villa Patrizi a distogliere il fuoco dei difensori dalle postazioni di artiglieria.
Le artiglierie della 2° divisione sotto il comando di Bixio cominciarono verso le 6.30 a bersagliare Porta San Pancrazio a Trastevere, i colpi risuonarono nei vetri delle finestre e delle logge del Vaticano, dove a quell'ora il Pontefice stava dicendo la messa.

La breccia in una foto del 21 settembre

Dopo quattro ore si aprì, verso le 9.15, un varco nelle mura a cinquanta metri da Porta Pia. Alle 9.35 i comandanti d'artiglieria decisero presto di concentrare il tiro in quel punto, dopo dieci minuti la breccia si era allargata arrivando ad avere circa trenta metri di ampiezza. A quel punto Cadorna ordinò l'attacco al 12° e 34° battaglione dei bersaglieri, guidato dal generale Cosenz, e al 39° e 40° reggimento di fanteria, capeggiato da Mazé.

Pianta della posizione progressiva delle truppe, in rosso, blu e nero, con i numeri dei reggimenti, nell'attacco a Porta Pia

Mazé e Cosenz entrarono con le loro truppe, dal varco, nel giardino di Villa Bonaparte, dove fra gli alberi gli zuavi li bersagliavano di colpi, e procedettero all'occupazione progressiva della Via Pia, oggi Via venti settembre. Il maggiore Pagliari cadde mentre ordinava il cessate il fuoco al suo battaglione di bersaglieri, il 34°, avendo visto la bandiera bianca issata dagli zuavi.

La breccia di Porta Pia vista da Villa Patrizi

Alle 10.00 infatti sulle mura comparve la bandiera bianca, Pio IX infatti continuando a sentire lo sparo dei cannoni, e non riuscendo a contattare Kanzler, volle che non fosse sparso altro sangue e ordinò immediatamente alle truppe pontificie la resa, facendo issare sulla cupola di San Pietro la bandiera bianca.
Verso le 11.00 il Corpo diplomatico della Santa Sede, guidato dall'Arnim, raggiunse Cadorna a Villa Albani, per concordare l'orario della resa.
Alle 17.30 il generale Kanzler e il capo di Stato Maggiore Pontificio Fortunato Rivalta firmarono la capitolazione, alla presenza di Cadorna e Il capo di Stato Maggiore Italiano Primrerano a Villa Albani.
La presa di Roma costò al Regno d'Italia trentadue caduti, mentre quindici furono le perdite da parte pontificia. Una targa a Sant'Agnese fuori le mura ricorda i quattordici caduti nell'attacco a Porta Pia.
I danni maggiori furono riportati alla Porta Pia, furono colpite dalle artiglierie Italiane anche Porta San Giovanni e Porta San Pancrazio.

Porta San Pancrazio dopo il bombardamento del 20 settembre di Bixio

Porta San Giovanni con i segni dell'attacco