Busto di Belisario


In Via Campania, nel Rione Ludovisi, si può notare questo imponente busto all'interno di una nicchia addossata alle Mura Aureliane. La statua risale al XVII Secolo, quando l'area era occupata da Villa Ludovisi, probabilmente con la funzione di fare da sfondo a uno dei grandi viali della villa, e raffigura con tutta probabilità il generale bizantino Belisario, anche se alcuni hanno teorizzato possa essere Alessandro Magno o Bacco. La figura di Belisario, tuttavia, è particolarmente legata a questo tratto di mura, dal momento che tra il 537 e il 538 sconfisse i Goti che assediavano Roma dopo aver protetto in modo particolare questo tratto di mura e averlo fortificato. Questo suo legame con l'area delle Mura Aureliane compreso tra Porta Pinciana e Porta Salaria aveva anche portato alla nascita della leggenda secondo cui il generale avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita come mendicante presso Porta Pinciana. A sottolineare il rapporto del generale con questa zona è anche l'esistenza di Via Belisario, nel vicino Rione Sallustiano.
Risparmiato dalle demolizioni di Villa Ludovisi, il busto rimase addossato alle mura, in un tratto tuttavia interessato da numerose superfetazioni che avevano alterato il loro aspetto originarie e che in gran parte rimasero fino a un importante restauro avvenuto nel 1980.

bomba sulle Mura Aureliane alla Piramide Cestia




Il 3 marzo 1944 gli alleati effettuarono un pesante bombardamento su Roma, causando gravi danni a molti edifici tra cui il tratto di mura aureliane tra la Piramide Cestia e Porta S Paolo, dove era presente un varco pedonale.
Dalle 11 alle 12.30 184 aerei bimotori Martin B-26 Marauder, in più ondate, sganciarono quasi 1.800 bombe sui quartieri del Tiburtino, Prenestino e Ostiense.
I bombardieri alleati avevano ricevuto l’ordine di colpire gli snodi ferroviari e le attività industriali della zona, ma le bombe non caddero solo sui bersagli prestabiliti, arrivarono anche sull'area del Cimitero Acattolico. Le vittime civili furono oltre 600 con un migliaio di feriti. 

Romani sulle rovine delle Mura, subito dopo il bombardamento.

La bomba in questione cadde a pochi metri dalla Piramide Cestia, il tratto di mura merlate venne terribilmente sventrato fino al livello stradale. 


Dopo la guerra, al posto della voragine fu aperto il varco stradale che esiste ancora oggi.

I danni subiti dal bombardamento visti dal Cimitero Acattolico.

Questo è un estratto del rapporto che fece la Questura di Roma, tre giorni dopo l'attacco:
“I danni maggiori sono stati riportati nella zona del quartiere Ostiense dalla Piazza San Paolo alla Piazza del Gazometro. Le abitazioni in parte sono crollate ed altre minacciano di crollare, il deposito viveri Fiorini colpito in pieno, è stato distrutto dalle fiamme.
La linea ferroviaria Roma-Civitavecchia nel tratto adiacente al Campo Boario è stato sconvolto dalle bombe che hanno che hanno centrato molti carri ferroviari tra cui uno carico di munizioni. Una bomba caduta tra il Piazzale Ostiense e Porta San Paolo ha divelto ambedue i binari del tram; l'altra bomba demoliva il sottopassaggio tra l’edificio della Porta San Paolo e la Piramide Cestia.
Sulla via Tiburtina (Portonaccio) veniva colpito in pieno lo stabilimento Fiorentini ed un ricovero nei pressi di detto stabilimento. Gravi danni ha riportato la Stazione Tiburtina il ricovero sito nei pressi dell’ingegner Ghera e Vezzani in via Tiburtina 245 crollava seppellendo un gran numero di persone.
Alla Garbatella in via Benzoni crollavano i due fabbricati siti ai numeri 5 e 7, venivano anche danneggiati alcuni stabili di via Pigafeta.
Al Quadraro cadevano bombe in via Tor de Schiavi e nei pressi della stazione di Centocelle: nella prima località un ricovero colpito crollava seppellendo diverse persone mentre nella seconda veniva gravemente danneggiato un rimorchio della ferrovie vicinali.
Due serbatoi di benzina sganciati da un apparecchio colpivano l’uno un cornicione dello stabile di via Servio Tullio 19, mentre l’altro cadeva in via del Crocefisso 17 causando l’incendio ed il parziale danneggiamento della Casa delle Pie Madri”.

Targa in memoria di Letizia Bonaparte


La targa in questione si trova nell'androne di Palazzo Bonaparte, nella parte di Piazza Venezia compresa nel Rione Pigna, e ricorda Maria Letizia Ramolino Bonaparte (Ajaccio 1750 - Roma 1836), madre di Napoleone Bonaparte, che in questo palazzo visse fino alla morte.

Monumento ai caduti del Quarticciolo

Foto di Nicholas Frisardi
Il monumento in questione si trova in Piazza del Quarticciolo, nella parte del Quartiere Alessandrino nota come Quarticciolo, e commemora i combattenti della borgata caduti per la patria. Il monumento, formato da una colonna, è stato qui posto nel 1960.

Via Alesia


Via Alesia è una strada del Quartiere Appio-Latino, compresa tra Via Tracia e Via Licia. L'istituzione di questa strada risale al 1940, nell'ambito dell'atto del Governatorato fondamentale per il progetto di espansione di Roma verso il Tirreno: il Quartiere Appio-Latino, infatti, pur non trovandosi nella porzione di territorio maggiormente interessata dal progetto, ne era comunque toccata nella sua nuova connessione col Quartiere Ostiense (tramite il nuovo asse Viale Marco Polo-Via Cilicia e il non realizzato proseguimento della Circonvallazione Ostiense oltre l'attuale Via Cristoforo Colombo), e in quest'ambito vide l'area compresa tra Porta Metronia e Piazza Zama da una zona di villini a una zona di edifici intensivi.
L'attuale Via Alesia si colloca esattamente in questo contesto, nata come piccola strada quasi in funzione di strada privata ma caratterizzata da palazzi di otto piani. Tuttavia, nel 1940 questo piccolo spazio non era stato ancora pensato per essere una via, e la Via Alesia formalmente istituita si trovava da un'altra parte.
Nel 1940, Via Alesia era stata istituita nella zona di San Paolo, di preciso dell'attuale Viale Giustiniano, dove si decise di dedicare strade agli Imperatori Romani e di alcune battaglie storiche.
In linea con la toponomastica locale (vale sia per il quartiere degli Imperatori pensato nel 1940 che per l'Appio-Latino) che vede le strade dedicate a battaglie storiche di Roma Antica (e nel caso dell'Appio-Latino anche di provincie dell'Impero Romano), questa via è stata dedicata alla storica battaglia di Alesia, combattuta nel 52 Avanti Cristo tra Giulio Cesare e i Galli e che segnò la definitiva vittoria di Roma nella Guerra Gallica.
Nel 1956 il Comune di Roma decise di utilizzare il nome di Alesia - rimasto senza una strada dal momento che la via originariamente dedicata a questa battaglia non era più stata costruita - per una strada senza uscita tra i grandi palazzi di Via Tracia.

Rock in Roma 2019

Dal 23 Giugno al 27 Luglio si svolge presso l'Ippodromo delle Capannelle, in Via Appia Nuova, nella Zona Capannelle, l'edizione 2019 dell'ormai affermato evento musicale Rock in Roma (che talvolta viene chiamato impropriamente "Rock in Rome"). Questo evento si svolge ogni anno a partire dal 2002 ed è ormai uno degli eventi più radicati nell'ambito della stagione dell'Estate Romana.
Oltre all'Ippodromo delle Capannelle, anche altre strutture saranno coinvolte nell'evento, come il Teatro Romano di Ostia Antica e l'Auditorium - Parco della Musica.

Il calendario dei concerti:
23 Giugno - Ana_thema - Ippodromo delle Capannelle
24 Giugno - Rino Gaetano Band - Ippodromo delle Capannelle
27 Giugno - Kraftwerk - Teatro Romano di Ostia Antica
27 Giugno - Calcutta - Ippodromo delle Capannelle
28 Giugno - Kraftwerk - Teatro Romano di Ostia Antica
30 Giugno - Capo Plaza - Ippodromo delle Capannelle
2 Luglio - Franco 126 - Ippodromo delle Capannelle
2 Luglio - James Blake - Teatro Romano di Ostia Antica
3 Luglio - Al Mcakay's Hearth Wind and Fire Experience - Ippodromo delle Capannelle
3 Luglio - Thirty Seconds to Mars - Auditorium - Parco della Musica
4 Luglio - Gemitaiz - Ippodromo delle Capannelle
5 Luglio - The Zen Circus - Ippodromo delle Capannelle
6 Luglio - J-Ax e Articolo 31 - Ippodromo delle Capannelle
7 Luglio - Haken e Special Guest - Ippodromo delle Capannelle
8 Luglio - Skunk Anensie - Auditorium - Parco della Musica
9 Luglio - Pinguini Tattici Nucleari - Ippodromo delle Capannelle
9 Luglio - Negrita - Teatro Romano di Ostia Antica
11 Luglio - Neurosis, Yob e Special Guest - Teatro Romano di Ostia Antica
11 Luglio - Bad Bunny - Ippodromo delle Capannelle
12 Luglio - Marlene Kuntz - Teatro Romano di Ostia Antica
12 Luglio - Salmo - Ippodromo delle Capannelle
13 Luglio - Ben Harper e The Innocent Criminals - Auditorium - Parco della Musica
13 Luglio - Carl Brave - Ippodromo delle Capannelle
14 Luglio - Ozuna - Ippodromo delle Capannelle

Per qualsiasi informazione più dettagliata e per l'acquisto dei biglietti, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale dell'evento a questo link.

Zone, aree urbanistiche e toponimi nella Zona Acilia Sud

A seguire un elenco di zone, aree urbanistiche, località e toponimi presenti all'interno della Zona Acilia Sud:

Acilia

Zone, aree urbanistiche e toponimi nella Zona Acilia Nord

A seguire un elenco di zone, aree urbanistiche, località e toponimi presenti all'interno della Zona Acilia Nord:

Acilia

Vazrazhdane

Statue e monumenti a Vazrazhdane

Statue e monumenti a Vazrazhdane

Statua di Santa Sofia, in Piazza Sveta Nedelya

Statue e monumenti di Sofia

Statue e monumenti a Vazrazhdane

Sofia

Statue e monumenti di Sofia
Suddivisioni di Sofia

Bulgaria

Sofia

Via Pomona


Via Pomona è una strada del Quartiere Pietralata, compresa tra Via di Pietralata, Via Marica e che procede oltre questa strada. Essa venne istituita nel 1936 quando venne realizzata la borgata di Pietralata, e in virtù della forte presenza agricola nell'area si decise di dare alle nuove strade i nomi di antiche divinità romane legate al mondo agreste. Questa strada fu dunque dedicata a Pomona, dea romana dei frutti.
Come gran parte della borgata, anche gli edifici di questa strada vennero coinvolti dalle importanti opere di rifacimento avvenute alla fine degli anni '70, che hanno visto la costruzione di nuovi edifici, la demolizione di alcuni vecchi ritenuti non più adatti e l'innalzamento del livello stradale.

Acilia





Acilia è una borgata di Roma che si trova nelle Zone Acilia Nord e Acilia Sud, nel territorio del X Municipio, ed è divisa in due dalla Via Ostiense, dalla Via del Mare e la ferrovia Roma Lido.
Nacque agli inizi del XX secolo a seguito dell'opera di bonifica dell'Agro Romano dal degrado e dalla malaria da parte dell'Amministrazione Comunale. 


Borgo Acilio come si presentava negli anni venti in una mappa degli anni cinquanta.

Il 1913 fu infatti la data di fondazione di una borgata rurale sulla via Ostiense chiamata Borgo Acilio; fondazione conseguente alla legge del luglio 1910 del sindaco Ernesto Nathan in relazione alla estensione della bonifica dell’Agro.
La legge prevedeva la realizzazione di quattro borgate rurali, tra cui era compreso Borgo Acilio, le altre tre erano la Magliana, Vigne Nuove e la Bufalotta.
Il nome fu scelto in seguito al ritrovamento, durante la costruzione della ferrovia Roma Ostia Lido, di un epitaffio che ricordava l’antica famiglia patrizia degli Acilii che, in epoca romana, aveva dei possedimenti agricoli e una villa nella zona.
progetti per Borgo Acilio rientravano tra quelli di "Roma Marittima" - un progetto per trasformare Roma in una città portuale - e furono elaborati dall'ingegnere Paolo Orlando che ne fu anche il promulgatore nel Consiglio Comunale. 



Il borgo fu costruito tra il 1916 e il 1918, si estendeva sulla collina detta Monte San Paolo, per una superficie di 36 ettari lungo la Via Montemagno, era caratterizzato da dodici casali e ospitava quarantotto famiglie per poco meno di quattrocento contadini ravennati, quattro fabbricati centrali ospitavano i servizi per la popolazione. Il 20 marzo 1918 arrivò la corrente elettrica. 
Presto sorsero serie difficoltà a causa della scarsità di acqua e delle ridotte dimensioni dei poderi, fu così che le case passarono allo Smir nel 1919 e ospitarono gli operai addetti alla costruzione della ferrovia Roma Ostia Lido.
Nel 1924 i fratelli Scavizzi, proprietari della tenuta dei Monti di San Paolo si offrirono di rilevare il borgo per rilanciarne l'attività di bonifica, supportati dal Ministero dei Lavori Pubblici con mutui di favore per opere idrauliche e la realizzazione di nuove case coloniche.




La popolazione era stimata in 170 residenti circa nel 1921 ed arrivò a 735 nel 1926. Nel 1928 ci fu l’apertura della via del Mare, che favorì lo sviluppo delle lottizzazioni, la scuole elementare fu inaugurata il 28 ottobre 1929 dedicata a Mario Calderini. Nel 1935 la popolazione del borgo raggiunse le 3000 anime.
Poichè la gestione Scavizzi era considerata insoddisfacente per molti aspetti ed inadempiente al contratto fu revocata nel maggio del 1935 ed affidata all'affittuario Felice Mozzetti.


La consacrazione della chiesa di San Leonardo il 9 novembre 1936.

Gli anni successivi furono costruite la Casa del Fascio e il cinema, nel 1931 si decise di costruire una chiesa nella piazza, che nel novembre del 1936 fu consacrata a San Leonardo da Porto Maurizio.
Nell'ottobre del 1940 fu inaugurato l'Istituto Stella Maris di proprietà delle Suore di San Giovanni Battista in Via Pietro da Mazzara.

Acilia in una mappa degli anni cinquanta.

Tra 1939 e 1940 - mentre veniva messo in atto un piano per espandere Roma in direzione del Tirreno - fu decisa la realizzazione del villaggio per le famiglie numerosecostruito sulla collina opposta a quella del borgo, oltre la Via Ostiense, che si sarebbe chiamato Acilia. Il regime fascista volle inoltre dedicare le strade della zona a numerosi "martiri fascisti", ovvero le persone che durante il ventennio fascista e negli anni immediatamente prima erano stati uccisi per le loro idee vicine al fascismo. Tali nomi, come tutti gli altri che avevano riferimenti al fascismo, vennero cambiati nel 1945 e, in questo caso, sostituiti con nomi legati alla vegetazione marina e litoranea.





Il 21 aprile del 1940 furono inaugurate 150 casette di  per famiglie numerose, costruite con materiali autarchici da Dario Pater, incaricato da Mussolini di ampliare la borgata, furono presto portate a 250.




Le casette erano disposte secondo un impianto a scacchiera, erano basse e avevano una pianta rettangolare con i due angoli di facciata rientranti, contenevano due alloggi per un totale di 107 mq, erano assegnate ognuna ad un nucleo familiare e avevano un appezzamento circostante di 1000 mq; il canone era di 90 lire al mese. Successivamente furono costruiti il mercato, le scuole d'infanzia e la cappella in Piazza Capelvenere.


Piazza Capelvenere.

Notevoli furono i problemi di approvvigionamento idrico e di funzionamento del sistema fognario.
Durante l'occupazione nazista la borgata fu evacuata, nel 1945 tornò in possesso del Comune di Roma, i vecchi proprietari tornarono e nel 1955 le case passarono in proprietà agli inquilini assegnatari. Ancora oggi rimangono molte casette Pater accanto a nuovi edifici che hanno sostituito le vecchie costruzioni.
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Il bikini nell'Antica Roma

Il mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina
Una delle più curiose immagini provenienti dall'arte dell'Antica Roma è sicuramente quella del mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina, risalente al IV Secolo dopo Cristo, in cui si possono vedere alcune donne che svolgono attività fisica indossando quello che sembra a tutti gli effetti un moderno bikini. Ciò che rende insolita l'immagine è che questo tipo di abbigliamento in due pezzi femminile - che oggi si usa principalmente come costume da bagno e che ricalca la biancheria intima femminile - si è diffuso a partire dal XX Secolo.

Al di là della biancheria femminile in due pezzi, i costumi da bagno così composti si sono diffusi a partire dagli anni '30 del XX Secolo, e hanno avuto una svolta nel 1946, quando il sarto francese Louis Reard lanciò ufficialmente il bikini, all'epoca ritenuto molto audace ed entrato solo con il tempo nella moda di largo consumo femminile.

In realtà, per quanto Reard abbia avuto modo di rilanciare questa tipologia di abbigliamento, non si può imputare a lui l'invenzione dell'abbigliamento femminile in due pezzi.

Nell'Antica Roma, infatti, si usavano due distinti capi d'abbigliamento che le donne potevano talvolta combinare: il subligacum, usato sia dagli uomini che dalle donne, che copriva le parti intime, e lo strophium, usato come reggiseno dalle donne.

Il subligacum rappresentava un vero e proprio antenato delle attuali mutande, ed era composto da un rettangolo di stoffa con due lacci che si legava in vita sulla parte davanti. Diverso ed esclusivamente femminile era invece lo strophium, una fascia usata per reggere e nascondere il seno, senza comprimerlo (per questo si usava invece il mamillare, un altro accessorio). Il seno nell'Antica Roma era considerato qualcosa che abbondava nelle donne anziane o che era ritenuto comico, e per questa ragione si tendeva a nasconderlo con capi d'abbigliamento di questo tipo.

Questo due pezzi che vediamo nei mosaici, diversamente dal bikini, non era comunque usato come costume da bagno: nella Villa del Casale, infatti, le donne ritratte fanno diverse attività sportive ma non il bagno. Nelle numerose terme dell'Antica Roma, infatti, sia donne che uomini usavano farsi il bagno nudi.

Pubblicità di un moderno bikini

Via Elea


Via Elea è una strada del Quartiere Appio-Latino, compresa tra Via Gallia e Via Sibari. Questa piccola strada, che nei fatti rappresenta una strada privata con pavimentazione simile a quella di un cortile, è stata istituita nel 1937 e, in linea con la toponomastica locale che vuole le strade dedicate ad antiche città dell'Italia antica e dell'Impero Romano, è stata dedicata ad Elea, città arcaica della Lucania.
Lungo la strada sono presenti i resti di un'antica cisterna Romana.

Targhe commemorative nella Città del Vaticano

A seguire, suddivise per strada (elencate in ordine alfabetico), trovate l'elenco delle targhe commemorative presenti nello stato della Città del Vaticano:

Piazza San Pietro
- Targa in memoria del luogo dell'attentato a San Giovanni Paolo II

Targa di Via della Poesia


Questa targa si trova in Via dei Cappellari, nel Rione Parione, e fa parte del progetto di "Via della Poesia", un progetto lanciato dal poeta Mario Del Mare che interessa Via dei Cappellari e il vicino Arco di Santa Margherita per trasformarli in un luogo di poesia, bellezza e incontro tra cittadini.

Targa del mondezzaro di Via dei Cappellari


La targa del mondezzaro di Via dei Cappellari, nel Rione Parione, fa riferimento a un editto pubblicato il 14 Agosto 1733. Secondo quanto dell'editto in questione spiegato nella targa, i padroni sarebbero stati puniti per i servi e i padri per i figli che avessero violato tale regolamento.
Il testo nello specifico è il seguente:
"Si proibisce espressamente a qualsivoglia persona di gettare ne tampoco far gettare ne far portare immondezza di sorte alcuna vicino intorno ne sotto al presente arco sotto pena di scudi venticinque multa da applicarsi un terzo all'accusatore che sarà tenuto segreto et altre pene anche corporali per la qual pena pecuniaria il padre sarà tenuto per li figlioli et il padrone per le serve e servitori in conformità dell'editto di Monsignor Illustrissimo Presidente delle strade publicato lì 14 agosto 1733".

Targa del mondezzaro dell'Arco di Santa Margherita

Via Elvio Pertinace


Via Elvio Pertinace è una strada del Quartiere Ostiense, che parte da Via della Collina Volpi e non ha uscita. La strada venne istituita nel 1926, e in linea con la toponomastica che si stava venendo a creare nella zona venne dedicata all'Imperatore Romano Elvio Pertinace (193).
La storia di questa via rispecchia in parte le complesse vicende toponomastiche della zona della Collina Volpi, in cui si trova, non a caso gli edifici sono in gran parte esempi risalenti (con le dovute modifiche) agli anni '30 delle abitazioni che in quest'area, parte dei Colli di San Paolo, sono presenti.
La cupola della Basilica di Santa Maria Regina Apostolorum vista da Via Elvio Pertinace
 La strada nel 1940 venne inclusa nel grande progetto di espansione di Roma verso il Tirreno che avrebbe coinvolto anche le preesistenti case della Collina Volpi, che tuttavia rimasero in gran parte inalterate per l'interruzione del piano dovuta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Dalla strada è ben visibile la Basilica di Santa Maria Regina Apostolorum.
Lungo la strada è presente il ristorante Burro e Sugo, uno dei più importanti della zona.

Targa in memoria del ritrovamento di una stele dell'Area Saturni da parte di Papa Paolo IV

La targa in questione si trova in Vico Jugario, nella parte compresa nel Rione Campitelli, e si tratta di una stele risalente all'Antica Roma che un tempo delimitava l'Area Saturni, la zona antistante il vicino Tempio di Saturno e destinata ad attività commerciali. Sulla stele, è stato inciso un testo che ricorda come Papa Paolo IV Carafa (1555-1559) abbia fatto nuovamente sistemare questa stele.

Targa in memoria del luogo dell'attentato a San Giovanni Paolo II


La targa in questione - una targa d'inciampo - si trova sul pavimento di Piazza San Pietro, nella Città del Vaticano. Essa è composta semplicemente dallo stemma di Papa San Giovanni Paolo II Wojtyla (1878-2005) e la data in numeri romani del 13 Maggio 1981. Questa semplice targa indica il luogo in cui si trovava il Papa San Giovanni Paolo II quando fu vittima dell'attentato del 13 Maggio 1981 compiuto dal terrorista turco Ali Agca, che esplose contro il Pontefice due colpi di pistola, ferendolo.
Una volta salvo, il Papa dette sempre grande importanza a questo episodio, avvenuto nel giorno in cui la Chiesa Cattolica celebra la Madonna di Fatima: San Giovanni Paolo II ebbe sempre la convinzione che proprio la Madonna di Fatima sia intervenuta in tale occasione, deviando il proiettile e salvandogli la vita. Il 13 Maggio 1982, un anno dopo l'attentato in cui era rimasto ferito, il Papa si recò a Fatima, facendo inserire uno dei proiettili che lo avevano colpito nella corona della statua della Madonna di Fatima.
La targa è stata qui posta da Papa Benedetto XVI Ratzinger (2005-2013).

San Giovanni Paolo II colpito nell'attentato del 1981

Piazza Teodosio


Piazza Teodosio si trova nel Quartiere Ostiense, nello specifico alla confluenza tra Via della Collina Volpi e Via Onorio. Questa piazza - che passandovi viene percepita quasi più come un incrocio - rispecchia in gran parte la complessità urbanistica della zona della Collina Volpi, su cui la strada sorge. Quest'area, infatti, che rappresenta una parte dell'area meridionale dei Colli di San Paolo, risultava in parte urbanizzata già negli anni '30, seguendo la direttrice dell'attuale Via della Collina Volpi che partiva dall'attuale Via Alessandro Severo, all'epoca tratto di Via di Grotta Perfetta, costeggiando la rimessa dell'ATAC.

La Collina Volpi nel 1924.

Proprio la contiguità a questa rimessa e la vicinanza con la Basilica di San Paolo avevano contribuito alla nascita di questo quartiere, che aveva caratteristiche di una borgata (non molto diverse dalla vicina Borgata Laurentina, per intenderci) a sé stante nell'Agro Romano.
Negli anni '30, tuttavia, iniziano i progetti per l'espansione di Roma verso il Tirreno, che coinvolgono abbondantemente la zona a sud della Garbatella, compresa dunque l'area dei Colli di San Paolo. Questo settore dell'area compresa tra la Via Ostiense e la nuova Via Imperiale (l'attuale Cristoforo Colombo) è pensato come un nuovo quartiere con strade dedicate agli Imperatori Romani, che dovrebbe assorbire il preesistente abitato della Collina Volpi: nel 1940, per questo, viene anche dedicata all'imperatore Teodosio (379-395) una strada, che corrisponde tuttavia all'attuale Via Valeriano. Il progetto di espansione, infatti, è bruscamente interrotto dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e riprende dopo il conflitto seguendo per sommi capi il progetto originario, mettendo da parte ogni elemento retorico e inserendo elementi spontanei. Non siamo in grado di conoscere il destino che era stato pensato per le poche case presenti nella zona della Collina Volpi, ma le caratteristiche dello sviluppo successivo hanno probabilmente contribuito a una non scontata salvaguardia.
Nel 1948, con questa piccola zona abitata rimasta di fatto inalterata, si decise di attribuire alla Via Teodosio il nome di Via Valeriano, risarcendo l'imperatore Teodosio con l'istituzione di questa piccola piazza, che come dicevamo ha caratteristiche più simili a un incrocio che a una piazza vera e propria. Probabilmente, possiamo inserire questa scelta toponomastica dettata dalla complessità delle vicende urbanistiche nella categoria della toponomastica interrotta, pur se non in senso stretto.
A testimonianza involontaria della "transizione" urbanistica rappresentata da questa piazza, è ancora presente la targa stradale provvisoria in vernice su un edificio della piazza.

La vecchia targa stradale di Piazza Teodosio.

Via Luigi Amadei


Via Luigi Amadei è una strada situata nel Quartiere Gianicolense, nella parte nota con il nome di Monteverde, i cui limiti sono tra Largo Alfredo Oriani e la campagna. Tale strada venne istituita nel 1965: il Quartiere Monteverde in quegli anni si stava espandendo e presentava (come presenta tuttora) elementi urbanistici misti, che vanno da villini a palazzine a elementi agresti (ancora in parte riscontrabili), che mostrano uno sviluppo avvenuto in maniera eterogenea nell'arco dei decenni.
Via Luigi Amadei, nel suo piccolo, è lo specchio di questa complessità urbanistica di Monteverde. La strada, nel 1965, fu istituita per essere compresa tra Largo Oriani e un'altra strada di prossima istituzione e, in linea con la toponomastica locale, dedicata a Luigi Amadei (Napoli 1819-Roma 1903), patriota che prese parte alla Repubblica Romana. La strada, tuttavia, non si prolungò fino alla vicina Via Antonio Cestari: guardando una mappa verrebbe naturale immaginare a un prolungamento verso questa strada, magari attraverso una rampa, fino al vicino Piazzale dei Quattro Venti (all'epoca c'era una ferrovia in mezzo), ma le caratteristiche eterogenee del tessuto urbano lo hanno impedito. Non è un caso che nel 1993 i limiti della strada vennero modificati come "da Largo Alfredo Oriani alla campagna".
Oggi, la strada risulta essere un esempio di toponomastica interrotta, non venendo nemmeno percepita come una strada ma come un semplice angolo del Largo Alfredo Oriani, e la sua funzione pensata in origine (collegarsi all'attuale Via Cestari) è venuta meno.
Il termine di Via Luigi Amadei

Ristoranti scomparsi nel Quartiere Appio-Claudio

Poggi d'Oro, Via Bisignano

Ristoranti scomparsi nella Zona Ottavia

Hostaria La Piccionara, Via di Palmarola

Ristoranti scomparsi nel Rione Esquilino

Agata e Romeo, Via Carlo Alberto
Il Cantagallo, Viale Manzoni

Ristoranti del Rione Prati

A seguire una lista di ristoranti situati nel Rione Prati elencati in ordine alfabetico.

 Dante Taberna de' Gracchi, Via dei Gracchi

Dante Taberna de' Gracchi


Dante Taberna de' Gracchi è un ristorante situato in Via dei Gracchi, nel Rione Prati. Si tratta di un ristorante classico ed elegante che propone cucina tradizionale e rappresenta uno degli indirizzi storici della ristorazione romana.


Poggi d'Oro


La trattoria pizzeria Poggi d'Oro si trovava in Via Bisignano, nella zona del Quartiere Appio-Claudio nota come Statuario. Si trattava di uno dei ristoranti nella zona.
Negli anni '50 e '60, insieme alla Parrocchia e alle sezioni politiche attive nella zona, offriva grandi pranzi per i bambini bisognosi in occasione di diverse feste.

Agata e Romeo


Agata e Romeo è stato un ristorante esistito in Via Carlo Alberto, nel Rione Esquilino. Era gestito da Agata Parisella e Romeo Caracciolo, che davano il nome al locale, e proponeva una cucina tradizionale con elementi innovativi, divenuta tra le più rinomate di Roma.
Nel 2016 il ristorante ha chiuso i battenti, e al suo posto oggi c'è il ristorante cinese Tasting.

Mappa di Ruse (1896)

Clicca per ingrandire

La mappa mostra la città di Ruse, in Bulgaria, come si presentava nel 1896.

Il Cantagallo


Il Cantagallo è stato un ristorante esistito in Viale Manzoni, nel Rione Esquilino. Era un ristorante del Buon Ricordo, e come piatto principale tale piatto citava l'abbacchio all'arrabbiata.

Hostaria La Piccionara


L'Hostaria La Piccionara era un ristorante che si trovava in Via della Palmarola, nella Zona Ottavia, in corrispondenza dell'attuale ristorante Locanda del Gatto Nero. Quando decenni fa iniziava a nascere e svilupparsi la zona di Palmarola, questo ristorante era l'unico del quartiere.

Suddivisioni di Sofia

Bankya
Vitosha
Vrabnitsa
Vazrazhdane
Izgrev
Ilinden
Iskrar
Krasna polyana
Krasno selo
Kremikovtsi
Lozenets
Lyulin
Mladost
Nadezhda
Novi Iskar
Ovcha kupel
Oborishte
Pancharevo
Poduene
Serdika
Slatina
Studentski
Sredets
Triaditsa

Statua di Santa Sofia


La Statua di Santa Sofia si trova in Piazza Sveta Nedelnya, nel distretto di Vazrazhdane, a Sofia. Questa statua rispecchia in gran parte la complessa storia della Bulgaria, di Sofia e dell'area compresa tra Santa Domenica, il Largo e la metropolitana Serdica, fatta di stratificazioni, incontri, contrasti e compromessi tra culture, idee e visioni. Tale strada occupa infatti lo spazio dove sorgeva, tra il 1966 e il 1991, la statua di Lenin, abbattuta dopo la caduta del comunismo nel Paese, e dove in precedenza erano sorti la porta settentrionale della città e la Basilica di San Salvatore, abbattuta nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 2000 venne dunque posta in questo luogo la nuova statua, che si decise avrebbe dovuto raffigurare Santa Sofia, da cui la capitale bulgara prende il nome.

La statua venne realizzata in bronzo dallo scultore Georgi Chapkanov ed è alta 8 metri, 26 compreso il piedistallo, caratterizzato da un alto pilastro in cemento armato. Alla sua realizzazione ha collaborato anche l'architetto Stanislav Konstantinov.

Il monumento rappresenta la personificazione di Santa Sofia, la Sapienza Divina da cui prende il nome la capitale bulgara, in antichità chiamata Serdica. Di conseguenza, i motivi allegorici in questa statua sono molti, diversi dei quali ripresi dalla tradizione pagana: la corona che ha in testa, simbolo di potere, la corona d'alloro che tiene nella mano destra, simbolo di gloria, e la civetta, simbolo di sapienza, sono elementi ripresi dalla mitologia greca e in particolare dalla Dea Tiche (o Tyche), la divinità greca del destino. La civetta, nello specifico, vuole raffigurare in maniera particolare la Sapienza, la Sapienza Divina soprattutto, da cui Sofia prende come abbiamo detto il nome.

Tale raffigurazione venne duramente contestata dalla Chiesa Ortodossa, che fece notare come la Sapienza Divina non venga raffigurata da un'immagine femminile, ma dal Logos, e come tale da Gesù Cristo, criticando anche i numerosi riferimenti pagani. Oltre a questo, suscitò notevoli critiche perché la figura femminile venne considerata eccessivamente sensuale.

Via Giovanni Branca


Via Giovanni Branca è una strada del Rione Testaccio, compresa tra Via Marmorata e Via Beniamino Franklin. La strada venne istituita nel 1886, insieme alle altre strade del Rione Testaccio, che vennero dedicate a figure che attravrso invenzioni o viaggi dettero il proprio contributo all'industria e al commercio: si optò quindi per dedicare questa via a Giovanni Branca (Sant'Angelo in Lizzola 1571 - Loreto 1645), ingegnere che inventò la turbina a vapore.
Lungo la strada, nascosti tra i palazzi si possono vedere alcuni resti romani appartenenti agli Horrea Seiana, alcuni dei numerosi magazzini per le merci presenti nell'area di Testaccio.

Horrea Seiana


Gli Horrea Seiana erano magazzini per il grano esistenti nella Roma Antica di cui sono ancora oggi visibili resti in Via Giovanni Branca, nel Rione Testaccio. La zona di Testaccio, all'epoca, era molto importante per i commerci: vi sorgeva l'Emporium, un porto cui attraccavano navi commerciali che portavano materie prime.  Per questa ragione sorsero nell'area del testaccio magazzini annonari, principalmente granai, soprattutto da quando sotto i Gracchi (123 avanti Cristo) iniziarono le distribuzioni gratuite di generi alimentari. Queste strutture erano chiamate Horrea.
Essi prendevano il nome spesso dal costruttore, come nel caso degli Horrea Seiana, che sono tra quelli di Testaccio di cui si sa meno.

Cinema Impero


Il Cinema Impero oggi non è più in funzione come cinema, ma la struttura, in Via dell'Acqua Bullicante, nel Quartiere Prenestino-Labicano, è ancora facilmente riconoscibile. Essa venne realizzata nella seconda metà degli anni '30 (dopo, appunto, la proclamazione dell'Impero avvenuta nel 1936 con la conquista italiana dell'Etiopia) dall'architetto Mario Messina in forme razionaliste.
Il cinema fu operativo fino agli anni '70, per poi venire chiuso e rimanere in disuso. Da anni ci si chiede cosa fare in questo stabile, che di recente è stato arricchito da opere di street art realizzate dall'artista Diavù e raffiguranti importanti personalità del cinema italiano.

Targa in memoria di Betta De' Cuccio


La targa in questione si trova in Via della Reginella, nel Rione Sant'Angelo, nella zona del Ghetto, e ricorda Betta De' Cuccio. Secondo alcuni, Via della Reginella deve il proprio nome al fatto che qui vi viveva una ragazza molto bella, che venne anche eletta "reginella" tra le più belle dei Rioni di Roma dove partecipò in rappresentanza del Rione Sant'Angelo (altri ritengano derivi dal Tempio di Giunione Regina). Che sia lei la Betta de' Cuccio qui ricordata?

Stele di Axum


La Stele di Axum in Piazza di Porta Capena.

La stele di Axum è un obelisco che attualmente si trova nella città di Axum, in Etiopia, dove venne originariamente realizzato e posto, ma che tra il 1937 e il 2003 è stato collocato a Roma, in Piazza di Porta Capena, nella parte compresa nel Rione San Saba.

La stele il 2 giugno 2002.

L'obelisco venne realizzato tra il I e il IV Secolo dopo Cristo sotto il Regno di Axum, divenendo uno dei simboli di quello stato e dell'intera Etiopia: era uno degli oltre 50 obelischi che un tempo si trovavano nella città di Axum. Queste numerose steli sono di diverso genere, da alcune più semplici ad altre più composite, tra cui appunto quella di cui stiamo parlando. Essa, la cosiddetta "terza stele" di Axum, è praticamente la gemella della seconda e hanno motivi più articolati che richiamano un edificio, come dimostra anche la presenza di una finta porta alla base, che simboleggiava forse il passaggio dell'anima dei defunti. Il particolare registro artistico è stato assimilato da alcuni all'arte indiana, e per questa ragione è stato individuato come una possibile testimonianza dei rapporti tra i popoli etiopi e quelli indiani. Un terzo obelisco, il più grande tra quelli presenti ad Axum, giace a terra in frantumi: molti storici ritengono sia andato distrutto mentre veniva eretto.

Nel 1936 l'Italia invase l'Etiopia, e i militari rinvennero questo obelisco interrato e spezzato in tre tronconi: approfittando di questa situazione, il regime fascista volle condurre questa stele, simbolo del Paese sconfitto, a Roma, innalzandola nuovamente.

La stele di Axum, spezzata e interrata nel suo sito originario.
La mossa non fu casuale, ma ricalcava quella degli Imperatori di Roma Antica, ponendo quindi l'Impero proclamato da Benito Mussolini in diretta continuità con quello Romano. Roma è attualmente la città al mondo con il maggior numero di obelischi, e la maggior parte di essi proviene dall'Egitto, da cui vennero trasportati a Roma sotto l'Impero Romano. Insieme, venne portata a Roma anche la statua del Leone di Giuda, un altro simbolo dell'Etiopia, che venne posta sotto all'Obelisco di Dogali.

La stele di Axum, come abbiamo detto, rappresentava uno dei simboli della ricca storia dell'Etiopia, anche se nel 1936 si trovava in uno stato di totale abbandono, spezzato e interrato. L'idea di trasportarlo a Roma venne ad Aristide Calderini nel Luglio del 1936, a circa due mesi dalla fine della Guerra d'Abissinia, sulla rivista del Touring Club Italiano Le vie d'Italia, in cui nel parlare della storia degli obelischi axumiti, suggerisce letteralmente di portarne uno a Roma per riempire le nuove piazze in continuità con gli Imperatori Romani che portarono gli obelischi dall'Egitto a Roma.

La seconda stele di Axum (che non è quella portata a Roma) nell'area delle steli come si presentava nel 1936.
Il trasferimento della stele in Italia avviene nel 1937: trasportati da soldati italiani ed eritrei fino al porto di Massaua, vennero trasportati sul piroscafo Adua a cura della compagnia di trasporti dei Fratelli Gondrand e arrivarono a Napoli il 27 Marzo 1937, e da lì venne portato a Roma, dove venne rimontato sotto la supervisione dell'archeologo Ugo Monneret de Villard.

Il primo troncone della stele all'arrivo a Napoli.

Mentre iniziavano i lavori di collocazione della stele, la Rivista illustrata del Popolo d'Italia volle celebrare il 9 Maggio 1937 il primo anniversario della proclamazione dell'Impero. Per farlo, realizzò una copertina in cui, al fianco del Colosseo e dell'Arco di Costantino, posizionò un obelisco dalle fattezze di quello di Axum ma con la punta triangolare, come quelli già presenti a Roma di matrice egiziana. Non sappiamo se si sia trattato di un errore o di una volontà di manifestare maggiore affinità possibile tra il "nuovo arrivato" e i monumenti preesistenti.

La copertina della Rivista illustrata del Popolo d'Italia del 9 Maggio 1937.

Una volta a Roma, come posto dove collocare la nuova stele si scelse Piazza di Porta Capena. Questa piazza era un importantissimo crocevia dell'ambizioso piano urbanistico per l'espansione di Roma verso il Tirreno in corso in fase di lavorazione in quegli anni, per quando all'interno delle Mura Aureliane. La Piazza, infatti, rappresentava un crocevia tra la Via dei Trionfi, prosecuzione di Via dell'Impero (l'attuale Via di San Gregorio) e la Via del Mare, cui si raccordava attraverso l'arteria di Via del Circo Massimo. Dalla piazza, inoltre, partiva la nuova Via Imperiale, che avrebbe dovuto raggiungere Castel Fusano, e di fronte alla stele era in fase di costruzione il nuovo Ministero delle Colonie, oggi sede della FAO (la cui facciata era orientata sulla piazza, mentre oggi de facto è dove sorge la stazione della metropolitana Circo Massimo), e per questa ragione il vicino Viale Aventino venne ribattezzato Viale Africa, a testimonianza di uno snodo che sarebbe dovuto essere l'epicentro in Roma dell'Africa Italiana. Oltre a questo, il Viale Africa avrebbe dovuto creare un unico rettilineo con Via Galvani a Testaccio, il Mattatoio sarebbe dovuto essere demolito e sarebbe dovuto sorgere (quest'ultimo fatto è avvenuto nonostante il Mattatoio sia rimasto) un ponte che avrebbe collegato la strada al Viale Guglielmo Marconi, chiamato Ponte d'Africa.

La Stele a Viale di Porta San Paolo.

In questo importante crocevia, venne eretta la Stele di Axum, inaugurata il 28 Ottobre 1937 in occasione delle celebrazioni per i 15 anni dalla Marcia su Roma.

L'obelisco divenne in breve tempo molto popolare, tanto che la Marelli volle lanciare un apparecchio radio chiamato Axum, facendo leva anche sulla somiglianza del monumento con un'antenna.

Nel 1943, nel mese di Settembre, l'area di Porta Capena fu protagonista degli scontri tra Esercito Italiano e partigiani da una parte e militari tedeschi dall'altra per la difesa di Roma che ebbero come epicentro soprattutto la vicina Porta San Paolo, e venne colpito da raffiche di mitra.

La stele di Axum negli anni 50 davanti alla FAO.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la sconfitta dell'Italia e la riacquisita indipendenza dell'Etiopia, che vide il Negus Hailè Selassiè tornare sul trono, iniziarono a essere intavolati discorsi circa la possibilità di una restituzione della stele al Paese africano. L'Italia, nel 1947, si era infatti proposta di restituire all'Etiopia l'intero bottino di guerra, che comprendeva anche l'obelisco. Il monumento al Leone di Giuda, ad esempio, venne restituito nel 1960.

Nel 1969, tuttavia, il Negus non era in grado di sostenere gli ingenti costi del trasporto in Etiopia del monumento, che volle quindi donare personalmente all'Italia come pegno per la rinnovata amicizia tra i due Paesi. Nel 1974, tuttavia, Selassiè venne rovesciato dal gruppo comunista del DERG, che instaurò un nuovo regime e chiese nuovamente all'Italia l'obelisco. Dopo una lunga trattativa, nella quale non mancarono polemiche e tentennamenti, e dopo che in Etiopia vi fu un nuovo cambio di regime, l'Italia alla fine decise di restituire l'obelisco all'Etiopia, restaurandolo e smontandolo in tre parti per poi inviarlo al suo Paese d'origine nel 2003.

Tornato in Etiopia, l'obelisco venne nuovamente collocato ad Axum, al fianco delle altre steli.