Altre strade extraurbane di Roma Antica

Via Fidene-Tuscolo

Graffiti elettorali


C'è stato un tempo in cui le campagne elettorali non erano regolate da appositi cartelloni e spazi d'affissione, e non era insolito dipingere scritte di propaganda direttamente sui muri. La pratica talvolta è continuata anche dopo i regolamenti della campagna elettorale, ma questa è un'altra storia. Il fatto è che oggi, ciò che resta di queste vecchie campagne elettorali, rappresenta un'importante testimonianza che, per questo, è talvolta oggetto di tutela.

Per questo, abbiamo deciso di provare a censire le testimonianze del genere.

Referendum 1946:
W Umberto - W la Monarchia, in Via Casal Selce

Elezioni Politiche 1948:
Vota Garibaldi, in Via Basilio Brollo
Nenni e Togliatti al governo, in Via di Santa Cecilia

Definizioni per alloggi precari e spontanei (da un rapporto del Comune del 1957)

L'agglomerato di baracche spontanee del Campo Parioli, dove oggi sorge il Villaggio Olimpico
Sono migliaia a Roma le persone che vivono in strada o in alloggi di fortuna. Un numero sicuramente allarmante, ma che in passato è stato anche più ampio: un rapporto sugli alloggi precari del 1957 stilato dal Comune di Roma ne riporta, relativamente a quell'anno, oltre 50mila. Questo ha portato alla nascita di diversi tipi di alloggi e insediamenti precari e spontanei che avevano creato, nel tempo, veri e propri quartieri.

Tra gli anni '50 e gli anni '80, questi borghetti e agglomerati sono piano piano stati smantellati e ai loro abitanti sono state date case stabili. In alcuni casi, gli edifici spontanei sono stati messi a norma e divenuti fissi. In ogni caso il fenomeno, seppur ancor presente, è stato ridotto rispetto alla portata del dopoguerra, dove erano presenti ancora numerosi sfollati della Seconda Guerra Mondiale che si aggiungevano ad altre categorie di persone senza casa.

Per definire quali erano i termini per definire i diversi insediamenti spontanei, ci rifacciamo alle definizioni date dal Comune di Roma nel rapporto del 1957 (di cui qui trovate l'originale).

Accantonamento: insieme di alloggi organizzato dalle Autorità per gruppi di famiglie: le unità elementari (singoli alloggi) che costituiscono gli accantonamenti, sono aggregati in modo da perdere in parte il carattere di unità indi- pendenti e di abitazioni familiari esclusive. È questa una forma d'insediamento anormale del tutto specifica degli alloggi precari e non ha un diretto riscontro nelle normali forme d'insediamento previste dai censimenti.

Alloggio sparso: ogni alloggio isolato è definito "sparso", in analogia alle "abitazioni sparse" dei censimenti. Nei riepiloghi numerici gli alloggi sparsi sono stati raggruppati per sezioni di censi- I mento e secondo il loro modo di distribuirai nell'ambito della sezione, in analogia ai riepiloghi "per frazioni geografiche" adottate nei censimenti. Fanno parte di uno stesso gruppo gli alloggi sparsi che, nella stessa sezione, si distribuiscono lungo una stessa strada o una stessa area di circolazione locale.

Nucleo: raggruppamento costituito da due a cinque alloggi, in analogia ai "nuclei" dei censimenti;

Agglomerato: raggruppamento da sei alloggi e oltre. Può essere considerato corrispon- dente, per dimensioni, ai "centri" dei censimenti i quali, peraltro, sono definiti anche per la loro par- ticolare funzione di luogo di gravitazione. Tale funzione non sempre si verifica negli agglomerati di alloggi precari ;

Borghetto: raggruppamento delle stesse dimensioni degli agglomerati. Il prenome "borghetto" è stato attribuito da tempo - e dalla stessa popolazione abitante - agli agglomerati esistenti da data più remota i quali si presentano con taluni carat- teri particolari. Si è adottata, pertanto, una distinta unità territoriale, al fine di rilevarli separatamente.

Graffito "W Umberto W la Monarchia" del Referendum 1946


In Via Casal Selce, nel lato compreso nella Zona Castel di Guido, su un vecchio edificio è possibile vedere, ancora conservata, una scritta "W Umberto - W la Monarchia", realizzata con tutta probabilità in occasione del referendum del 1946 con il quale l'Italia fu chiamata a votare per scegliere se rimanere una Monarchia o diventare una Repubblica. L'Umberto citato è chiaramente Umberto II di Savoia, ultimo monarca italiano prima del passaggio alla Repubblica.
Tale scritta è uno dei pochi esempi rimasti di graffiti elettorali dell'epoca, il più famoso dei quali è senza dubbio la scritta (incautamente cancellata nel 2019, ma poi ripristinata) "Vota Garibaldi" in Via Basilio Brollo. Come quest'ultima, sarebbe bello che anche gli altri esempi superstiti, tra cui questa, venissero tutelati.

(ringraziamo per la segnalazione Luca di Pepe)

Scalea Andrea il Moro


La Scalea Andrea il Moro è una strada situata nella parte di Quartiere Gianicolense nota anche come Monteverde, tra Via Aurelio Saffi e Via Fratelli Bandiera. Tale strada è relativa a un tratto stradale molto limitato, costituito da una scala, che venne istituito nel 1935 e, in linea con la toponomastica della zona che vede ricordati principalmente patrioti, venne dedicata ad Andrea Aguyar (Montevideo 1810 - Roma 1849), volontario uruguayano che sostenne Garibaldi nella Repubblica Romana, morendo in combattimento nel 1849.
Nel 1961 la strada, originariamente detta "Via Andrea il Moro", cambiò nome in "Scalea Andrea il Moro". Nel 2012 venne cambiata la targa stradale in quella attuale, che racconta nelle poche righe disponibili la storia di Andrea il Moro.


Graffito delle elezioni 1948 "Nenni e Togliatti al governo"


In Via di Santa Cecilia, nel Rione Trastevere, è ancora parzialmente visibile un graffito risalente alle elezioni politiche del 1948 a sostegno del Fronte Democratico Popolare (una lista unica formata da Partito Comunista Italiano e Partito Socialista Italiano). Il testo di tale graffito recita "Nenni e Togliatti al governo", con riferimento al leader socialista Pietro Nenni e al suo omologo comunista Palmiro Togliatti, che insieme formavano la lista unica del Fronte Democratico Popolare.
Un omologo graffito situato in Via Basilio Brollo, risalente alle stesse elezioni, è stato oggetto di tutela e preservato (salvo essere nel 2019 protagonista di un'incauta cancellatura, cui poi è stato posto rimedio): sarebbe bello se anche quest'altra testimonianza venisse adeguatamente tutelata.

Strada Romana Fidene - Tuscolo


La strada Romana Fidene-Tuscolo (nota anche con il nome di Via ab Fidenae ad Tusculum) che collegava le due antiche città di Fidene e Tuscolo, situate a pochi chilometri da Roma. Si tratta di un'importante testimonianza di collegamento tra due città situate nei dintorni di Roma senza un passaggio da Roma stessa e di come il sistema stradale extraurbano di Roma Antica non fosse limitato alle più famose vie consolari.
Non è facile datare la strada, anche se probabilmente essa esisteva già nel V Secolo avanti Cristo, e oggi ne abbiamo poche testimonianze, situate principalmente nell'area di Nuova Tor Vergata, nel parco compreso tra Via Sandro Penna e Via Jean-Paul Sartre, dove è possibile vedere un tratto di strada Romana fatto dei classici basoli grigi.
Uno dei tratti visibili della strada a Nuova Tor Vergata

L'esigenza di una strada tra Fidene e Tuscolo non ha bisogno di particolari spiegazioni, e pur non conoscendo il suo preciso percorso possiamo facilmente intuire che avesse anche una funzione di raccordo tra la Tuscolana e la Salaria, passando anche attraverso la Labicana, la Prenestina, la Collatina, la Tiburtina e la Nomentana.
Possiamo per questo immaginare che tale strada abbia coperto un corridoio stradale simile a quello oggi composto da Via Palmiro Togliatti e il Viadotto dei Presidenti, virando nel tratto verso Tuscolo in direzione dei Castelli.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 25 Ottobre 1919

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 25 Ottobre 1919 il Consiglio Comunale si occupa di dedicare una strada a Vittorio Veneto, luogo in cui nel 1918 si era combattuta la battaglia decisiva per la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale.

Si propone dunque di cambiare il nome della già esistente Via Veneto, dedicata alla regione italiana, in Via Vittorio Veneto.

Non sorgendo alcuna osservazione, non viene svolto alcun dibattito a riguardo.

Stranamente al Veneto, importante e storica regione italiana, non è mai stata dedicata successivamente alcuna altra strada in Roma, forse proprio per evitare omonimie con "Via Vittorio Veneto", che è ancora spesso e volentieri chiamata "Via Veneto".


Delibera sulla toponomastica di Roma del 27 Novembre 1918

La delibera sulla toponomastica di Roma del 27 Novembre 1918 si occupa di celebrare la vittoria italiana nella Prima Guerra Mondiale con la dedica di una strada alla data del 4 Novembre 1918, il giorno in cui viene diramato il "Bollettino della Vittoria" con cui il generale Armando Diaz annuncia la vittoria italiana.

Il Consiglio cambia dunque il nome a un tratto di Via Nazionale in Via IV Novembre.

Non è stato possibile vedere la copia del verbale e non sono per questo possibili ulteriori considerazioni e informazioni.

Palazzo Santacroce

Palazzo Santacroce si trova in Piazza Benedetto Cairoli, nel Rione Regola.
La famiglia Santacroce è una delle più antiche famiglie nobiliari di Roma, dove risulta essere presente dall’anno mille, sempre nella zona al confine tra i rioni Sant'Angelo e Regola. La famiglia, inoltre, ha sempre vantato la discendenza dal console romano Publio Valerio Publicola, fatto per cui la chiesa posta sotto il patronato dei Santacroce ha preso il nome Santa Maria in Publicolis. Proprio nei pressi di questa chiesa i Santacroce avevano fatto edificare un palazzetto, detto “a punta di diamante”, per via della forma delle sua bugne.

Nel XV Secolo, durante le lotte tra le diversi fazioni romane, si schierarono con gli Orsini, con i quali erano imparentati, ed ebbero un’accesa rivalità con la famiglia dei Margani. Alla fine XVI Secolo Onofrio Santacroce decise di costruire un nuovo palazzo nei pressi di via dei Giubbonari, sull’area dove sorgevano alcune case di proprietà della famiglia.

Carlo Maderno (1556-1629) venne allora incaricato di redarre un progetto per l’area, che tuttavia non ebbe seguito, anche a causa della condanna a morte di Onofrio Santacroce: il marchese, infatti, venne arrestato e decapitato per aver istigato il fratello Paolo a uccidere la loro madre Costanza nel 1604. Il palazzo passò allora a Valerio Santacroce dopo una lunga causa legata alla successione. Il nuovo proprietario riprese la volontà di portare a termine il palazzo, e tra il 1630 e il 1640 incaricò Francesco Peparelli di ricostruirlo.

Per il palazzo furono costruite tre facciate, mentre il quarto lato, che affaccia sullo stretto vicolo dei Catinari, non fu decorato. Fu il cardinale Marcello Santacroce a decidere di unire al palazzo gli edifici presenti dall’altra parte del vicolo, di proprietà della stessa famiglia e da usare come alloggi per la servitù: per questa ragione fu incaricato, intorno al 1670, Giovanni Antonio De Rossi (1616-1670), allievo del Peparelli, di unificare le case di proprietà dei Santacroce in un corpo unico dotato di una loggia da costruire in prossimità del ponte sul vicolo dei Catinari già costruito dal Peparelli, così da collegare il nuovo edificio direttamente al piano nobile del Palazzo.

La nuova loggia fu pensata come un giardino pensile, organizzato su diversi livelli e visibile sia dalla strada che dal primo piano e che imitasse un terreno naturale, come era in uso nel gusto dell’epoca. A decorare la nuova struttura lavorarono i due artisti bolognesi, Giovan Battista Ruggieri e Giovan Francesco Grimaldi, quest’ultimo fino al 1640. Le decorazioni richiamano elementi naturali, come foglie, presenti nella balaustra, o rupi, sulle quali sono stati scolpiti i mascheroni. Nella parte del palazzo oltre il vicolo dei Catinari, per gran parte dell’Ottocento fu ospitato un teatro privato, intitolato a San Carlo.

Nel 1904 la proprietà del palazzo è passata alla famiglia Pasolini dall’Onda, che dettero spazio nel loro salotto a figure quali Fogazzaro, interpreti del Modernismo, fino alla condanna di tale movimento da parte della Chiesa nel 1907.

Il cortile di palazzo Santacroce è caratterizzato da un portico al pian terreno con lesene doriche e da alcune nicchie che ospitano busti di imperatori romani. L’elemento maggiormente scenografico è la quinta costituita dal cortile della servitù, con la fontana di Venere che esce dalle acque posta in fondo a esso. Tra i numerosi busti che in passato sono stati nel cortile, stando alla testimonianza del Titi, vi furono anche quelli provenienti dall’ara di Domizio Enobarbo, oggi dispersi tra il museo del Louvre di Parigi e la Gliptoteca di Monaco.

Lo scrittore britannico Augustus Hare scrisse di questo palazzo nel XIX Secolo che si trattava di uno dei pochi palazzi romani infestati da fantasmi, raccontando che la notte due statue di Cardinali della famiglia Santacroce scendono dal loro piedistallo e percorrono i corridoi. Lo stesso scrittore riteneva il palazzo ricco di passaggi segreti.

Il palazzo ha per anni ospitato l'Istituto Italo-Latino Americano e la scuola di perfezionamento per gli Studi Europei della facoltà di Economia e Commercio della Sapienza. Attualmente, invece, tra le altre cose ospita il Centro Russo di Scienza e Cultura.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 22 Dicembre 1916

La delibera sulla toponomastica di Roma del 22 Dicembre 1916 è particolarmente influenzata dallo svolgimento della Prima Guerra Mondiale e ha come unico argomento di discussione e di delibera la dedica di una strada all'eroe di guerra Enrico Toti, volontario aggregato ai bersaglieri che, nonostante privo di una gamba, combatté e cadde a Monfalcone il 6 Agosto 1916, lanciando la stampella contro il nemico.

Si propone quindi di dedicare a Enrico Toti il Vicolo di Porta Maggiore alla luce della richiesta da parte di un comitato costituitosi a Santa Croce (Toti veniva da una famiglia di ferrovieri e aveva vissuto in quelle case). Lo stesso comitato aveva fatto porre una targa in memoria di Toti nelle suddette case.

Non sorgono osservazioni e il cambio di nome è approvato.

Caffè Latour

Il Caffè Latour fu un caffè-pasticceria e ristorante un tempo esistito in Via Cola di Rienzo, nel Rione Prati. Vanne aperto nel 1924 dai fratelli Latour, originari dell'Alsazia-Lorena e discendenti di un generale napoleonico. Il locale rimase in funzione fino al 1977.

Il caffè di Via Cola di Rienzo non fu la prima pasticceria della famiglia Latour a Roma: in precedenza avevano posseduto un locale in Piazza Santi Apostoli e, un secondo, in Via delle Terme, divenendo così noti per l'alta pasticceria, in particolare per la torta colossale. Questi due locali chiusero negli anni '30.
Un menù della sala ristorante del Caffè Latour risalente al 1927

Da Severino a Piazza Zama

Un piatto del buon ricordo del ristorante Severino a Piazza Zama
Da Severino a Piazza Zama era un ristorante un tempo esistente, come dice il nome stesso, in Piazza Zama, nel Quartiere Appio-Latino, nei locali oggi occupati dal ristorante La Madia.
Il ristorante era gestito da Severino Severini, da cui il nome, ristoratore originario delle Marche che seppe creare un locale rinomato che negli anni Sessanta fu frequentato da grandi stelle del cinema e che ottenne una stella Michelin.

Il ristorante in un fotogramma del film "Totòtruffa" del 1962

Via Pasquale Stabilini


 Via Pasquale Stabilini è una strada della Zona Torre Maura che parte da Via Libero Leonardi e non ha uscita. La strada è stata istituita nel 1987 e dedicata alla Medaglia d'Oro al Valor Militare Pasquale Stabilini (1915-1941), in linea con la toponomastica della zona.
Sulla strada è presente l'Istituto Comprensivo Pasquale Stabilini.

Via Fabio Numerio


Via Fabio Numerio è una strada del Quartiere Tuscolano compresa tra Via Aquilio Manio e Via Tarquinio Prisco. La strada venne istituita nel 1964, quando vennero costruiti nuovi edifici lungo la ferrovia all'altezza di Ponte Lungo, e in linea con la toponomastica della zona venne dedicata a Fabio Numerio, che nel verbale toponomastico risulta essere stato "console nel V Secolo avanti Cristo". Questo significa, a scanso di equivoci, che è dedicata a Numerio Fabio Vibulano, console nel 421 avanti Cristo, e non di Numerio Fabio Pittore o Numerio Marco Fabio Buteone, che hanno ricoperto l'incarico di consoli nel III Secolo avanti Cristo.
Nel 1964 la strada, al momento dell'istituzione, arrivava da "Via Aquilio Manio a Via Sestio Menas": non dobbiamo pensare all'attuale Via Sestio Menas, traversa di Via di Centocelle: così era stato infatti inizialmente chiamato il tratto di Via Tarquinio Prisco compreso tra Via Veturia e la ferrovia, ma nello stesso 1964 fu assorbita dalla Via Tarquinio Prisco.
Via Fabio Numerio è oggi caratterizzata dalla presenza di condomini intensivi. Nella strada sono inoltre presenti il ristorante sardo "Il Torchio Sardo" e la pizzeria "C'era una volta".

Tratto della strada Tuscolo-Fidene a Tor Vergata


 Nel parco compreso grossomodo tra Via Jean Paul Sartre e Via Sandro Penna, nella parte della Zona Torre Gaia nota come Nuova Tor Vergata, è visibile un tratto dell'antica strada Romana Tuscolo-Fidene, che un tempo collegava queste due antiche città.

Via Francesco Costantino Marmocchi


Via Francesco Costantino Marmocchi è una strada del Quartiere Prenestino-Labicano compresa tra Via del Pigneto e Via Pausania. La strada si trova nel Quartiere dei Ferrovieri di Villa Serventi, e su di essa vi si affacciano numerose case a uno o due piani tipiche di questo quartiere degli anni '20.
La strada fu infatti ufficialmente istituita nel 1923 e in linea con la toponomastica locale che vede le strade intotolate a geografi e cartografi fu dedicata al geografo Francesco Costantino Marmocchi (Poggibonsi 1805-Genova 1858).

Piazza Pantero Pantera


Piazza Pantero Pantera è una strada del Quartiere Ostiense, più precisamente situata alla Garbatella, compresa tra il Vicolo della Garbatella e Via Alberto Guglielmotti. Tale piazza venne ufficialmente istituita nel 1921, e in linea con la toponomastica della zona venne dedicata allo scrittore di cose navali Pantero Pantera (Como 1568-Como 1625).
Il nome "Piazza Pantero Pantera" risulta senza dubbio singolare (perché singolare era il nome dello scrittore) ed è per questo ritenuto tra i toponimi più caratteristici della Garbatella.

La confraternita omosessuale nella Chiesa di San Giovanni a Porta Latina nel XVI Secolo

La Chiesa di San Giovanni a Porta Latina
 La Chiesa di San Giovanni a Porta Latina si trova nel Rione Celio ed è attualmente molto gettonata dalle coppie come location per i matrimoni. Tuttavia, nel XVI Secolo in questa Chiesa secondo molti resoconti era attiva una confraternita che praticava matrimoni omosessuali.

Il filosofo Michel De Montaigne, nel suo diario di viaggio Journal du Voyage en Italie scritto tra il 1580 e il 1581 riporta, alla data del 18 Marzo 1581:

"Di ritorno da San Pietro m’imbattei in un tale che gentilmente mi pose al corrente di due fccende: che i portoghesi facevano l’obbedienza la settimana della Passione; e che in quel giorno la chiesa prescelta era San Giovanni Porta Latina, nella quale non molti anni addietro alcuni portoghesi s’erano riuniti in una curiosa confraternita, e durante la messa si sposavano uomini con uomini, attenendosi alle stesse cerimonie che usiamo noi per le nozze: si comunicavano insieme, leggevano il medesimo vangelo nuziale e poi dormivano e abitavano assieme. Gli esperti romani asserivano che, siccome l’altra riunione fra maschio e femmina è resa legittima da un’unica circostanza, la celebrazione del matrimonio, era parso a quella brava gente che quest’altro atto sarebbe divenuto del pari legittimo qualora si fosse ricorso ai riti e ai sacramenti della Chiesa. Otto o nove portoghesi di quella bella confraternita finirono bruciati."

 L'episodio cui il Montaigne fa riferimento risale al 1578. Al tempo San Giovanni a Porta Latina si trovava in una zona poco abitata, ai margini della città, e giaceva in uno stato di parziale rovina. Si hanno informazioni confuse su chi fossero questi "portoghesi" di cui lo scrittore parla, e di loro conosciamo anche la testimonianza dell'ambasciatore veneziano Alessandro Tiepolo che in un rapporto del 2 Agosto 1578 scrisse che erano stati arrestati "undeci fra portoghesi et spagnuoli, i quali, adunatisi in una chiesa ch’è vicina S. Giovanni in Laterano, facevano alcune lor cerimonie et con horrenda scelleraggine, bruttando il sacrosanto nome di matrimonio, si maritavano l’uno coll’altro congiungendosi insieme come marito e moglie".

Questa notizia, molto insolita per la Roma del tempo, è stata oggetto di approfondimento da parte del ricercatore Giuseppe Marcocci, che la ha raccontata e documentata in un saggio dal titolo Matrimoni omosessuali nella Roma del tardo Cinquecento su un passo del "Journal" di Montaigne.

 Le ricerche del Marcocci hanno contribuito a far conoscere l'identità dei membri della singolare confraternita, che era formata da coppie stabili e non, tendenzialmente di nazionalità spagnola, portoghese e un albanese. Alla fine i condannati a morte furono otto: il barcaiolo albanese Battista, il catalano Antonio de Vélez, Francisco Herrera di Toledo,Bernardino de Alfar di Siviglia, Alfonso de Robles di Madrid, Marcos Pinto di Viana do Alentejo, Jerónimo de Paz di Toledo e Gaspar de Martín de Vitoria.

 Vennero condannati al rogo, una pena che non scandalizza Montaigne quando la racconta, ma anzi ne parla quasi come di una cosa normale perché, come è facile intuire, all'epoca non solo l'omosessualità, ma la propria ufficializzazione attraverso il matrimonio - un istituto che all'epoca era prima di tutto un sacramento -, rappresentava qualcosa al di fuori della legge e della morale.

 Ma come era stato possibile che un gruppo di persone era riuscito, in quegli anni, a ufficializzare a tal punto la propria omosessualità e viverla in una singolare realtà proprio all'interno della città di Roma? Dobbiamo contestualizzare che quegli anni videro la capitale protagonista di numerosi problemi di ordine pubblico. Una serie di condizioni politiche, economiche e sociali avevano portato Roma a una profonda diffusione della povertà e a problemi di ordine pubblico, accompagnati anche da frequenti saccheggi nell'Agro Romano (si pensi al caso di Marco Sciarra e all'assedio di Cerreto).

 In questo contesto, Roma era ricca di vagabondi, prostitute e numerose figure ai margini della società del tempo: questa singolare confraternita va inquadrata all'interno di questa situazione di ordine pubblico che vide il suo apice probabilmente proprio negli anni a cavallo tra i '70 e gli '80 del XVI Secolo.

Sant'Adriano ai Fori

Sant'Adriano ai Fori in un acquerello di Achille Pinelli del 1834
La Chiesa di Sant'Adriano ai Fori, nota anche come Sant'Adriano al Foro Romano, si trovava nell'edificio romano che ospitata la Curia Julia, all'interno del Foro Romano, nel Rione Campitelli.
L'edificio, quando era ormai abbandonato, nel VII Secolo fu adibito a Chiesa: un fatto non insolito all'epoca e avvenuto per molti edifici di epoca romana. A voler consacrare l'edificio fu il Papa Onorio I (625-638), che la dedicò a Sant'Adriano "in tribus fori", cioè al Foro.
Nel frattempo, in ogni caso, il Senato di Roma - ormai fortemente depotenziato, ma formalmente esistente - continuò a riunirsi all'interno della Chiesa fino al 1143, quando si trasferì presso il Palazzo Senatorio, attuale sede del Sindaco e del Consiglio Comunale di Roma. Il Senato vi rimase operativo anche dopo che sotto Papa Adriano I (772-795) vi era stata realizzata una schola cantorum.
Nel XII Secolo la Chiesa venne restaurata: fu divisa in tre navate con l'uso di colone di spoglio e fu realizzata un'abside in fondo alla navata centrale. Un nuovo importante restauro avvenne sotto Papa Sisto V Peretti (1585-1590), in seguito al quale venne concessa ai Padri dell'Ordine della Mercede.
Tra il 1654 e il 1656 un nuovo restauro, stavolta ad opera di Martino Longhi il Giovane, portò alla trasformazione delle colonne in pilastri grazie all'aggiunta di un rivestimento in muratura.
La Chiesa di Sant'Adriano in una fotografia del 1909

Dal 1690 la Chiesa fu sede della Confraternita degli Acquavitari, alla quale venne nel 1711 unita quella dei Tabaccai che si riuniva presso l'Oratorio di Santa Maria del Riscatto, adiacente alla Chiesa di Sant'Adriano.
Durante il Fascismo iniziò una vasta opera di recupero delle vestigia della Roma Imperiale, che coinvolse in modo particolare l'area dei Fori: nasce infatti in questi anni la Via dell'Impero, il cui nome è stato poi cambiato in Via dei Fori Imperiali, e vengono restaurati molti ruderi di età Romana. In questo programma, nel 1935 si decise di riportare la Curia Julia al suo aspetto originario, e venne per questa ragione smantellata la Chiesa di Sant'Adriano e ricostruita l'aula senatoriale. Gli arredi della Chiesa di Sant'Adriano vennero invece trasferiti in altre Chiese.
Nel 1935, mentre venivano svolti i lavori nella Chiesa, venne anche realizzata, adiacente ad essa, la strada di Via della Curia.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 18 Luglio 1918

La delibera sulla toponomastica di Roma del 18 Luglio 1918 è particolarmente influenzata dal fatto che avvenga durante la Prima Guerra Mondiale, in una fase particolarmente delicata: l'Italia, pochi mesi prima sconfitta a Caporetto, aveva evitato che l'Austria-Ungheria dilagasse nel proprio territorio opponendo una strenua resistenza lungo il Piave. Una simile resistenza era avvenuta, in Francia, lungo la Marna.

Proprio per questo, il Consiglio Comunale propone che due strade vengano dedicate al Piave e alla Marna.

Per quanto riguarda Via Marna, viene individuato il tratto di Via dei Baullari compreso tra Campo de' Fiori e Piazza Farnese.

Via Piave, invece, è il nome che viene attribuito a Via di Porta Salaria.

Nel 1940, quando l'Italia entrò in guerra con la Francia, il nome di Via Marna venne abolito e tale strada tornò a far parte di Via dei Baullari.

Delibera sulla toponomastica di Roma dell'8 Giugno 1917

Nella delibera sulla toponomastica di Roma dell'8 Giugno 1917 si può vedere chiaramente il clima relativo alla Prima Guerra Mondiale, all'epoca in pieno svolgimento. Principale fatto della seduta è appunto dedicare una strada alla data del 24 Maggio, giorno in cui, nel 1915, l'Italia era entrata in guerra al fianco dell'Intesa.

Per prima cosa, l'Assessore Di Benedetto ricorda il sottotenente Gennaro Di Franco, già maestro provvisorio del Comune, caduto eroicamente oltre l'Isonzo durante l'avanzata italiana del Maggio precedente.

A seguire, viene riportata una mozione che propone di dedicare un'importante via di Roma alla data storica del XXIV Maggio. La mozione porta la firma dei Consiglieri Tonelli, Grifi, Borromeo, Apolloni, Vecchiarelli, Monti-Guarnieri, Martire, Palomba e Giammarino.

Il Presidente dice che l'amministrazione accoglie con animo lieto la proposta, e indica come strada il tratto di Via del Quirinale compreso tra Piazza del Quirinale e Via Nazionale.

Il Consiglio plaude e approva all'unanimità la proposta.

Inizia poi il dibattito.

Tonelli ringrazia il sindaco per l'adesione.ù

Lanciani chiede alla giunta se sia opportuno togliere dall'ordine del giorno la mozione, che vi figura da mesi, circa l'esposizione e la vendita di pubblicazioni pornografiche (sic!).

Il Presidente fa presente di averne parlato con il Consigliere Martire, il quale ha espresso che tale discussione venga rimandata.

Cavaglieri fa riferimento ad alcuni punti all'ordine del giorno e chiede a che punto siano i lavori della Commissione d'inchiesta sulla Nettezza Urbana.

Palomba, presidente della Commissione d'inchiesta sulla Nettezza Urbana, riferisce che i lavori di tale commissione sono ormai ultimati ma mancano ancora le conclusioni per l'assenza di un membro in servizio militare.

Il Presidente dichiara che chiederà ad Archimede Tranzi di ritirare le dimissioni presentate da componente della Commissione direttiva del disegno.

Verbale originale

Delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1916

La delibera sulla toponomastica di Roma del 21 Luglio 1916 è fortemente caratterizzata dal clima bellico (siamo nel corso della Prima Guerra Mondiale) ed emblematica in questo senso. Principale argomento del Consiglio è la commemorazione di Cesare Battisti, patriota trentino arruolatosi nelle file dell'esercito italiano e giustiziato il 12 Luglio presso il Castello del Buon Consiglio di Trento insieme al patriota Fabio Filzi dalle autorità austro-ungariche.

Si inizia proprio con una commemorazione in Consiglio Comunale di Cesare Battisti e del suo sacrificio per l'Italia pronunciata dal presidente Prospero Colonna al termine della quale illustra le proposte:
- Di chiamare Via Cesare Battisti il tratto di Via Nazionale compreso tra Piazza Santi Apostoli e Piazza Venezia.
- Di apporre una targa in memoria di Cesare Battisti in Piazza Venezia

Ha poi inizio il dibattito, in cui numerosi consiglieri ricordano diversi romani caduti nell'ambito della guerra.

Flori ricorda Cesare Rapi, caduto a 22 anni combattendo sull'Altopiano dei Sette Comuni.

Levi ricorda Carlo Bartolomei, tenente del 212esimo Reggimento Fanteria, morto il primo Giugno sul  Monte Cengio, e Giovannangelo Franceschi, morto combattendo al Sasso di Stria.

Vecchiarelli ricorda il Capitano Giovanni Lazzari, caduto mentre combatteva con il 48esimo Reggimento Fanteria.

Il Mortara si unisce al Flori nel ricordare Cesare Rapi.

Il Presidente si unisce con animo commosso al ricordo dei caduti fatto dai Consiglieri.

Si passa quindi a un'interrogazione del Consigliere Cesare Bazzani, che aveva chiesto cosa stesse succedendo ai piedi della Colonna dell'Immacolata di Piazza di Spagna e cosa si intendesse fare per il raccordo tra Via delle Tre Madonne e Valle Giulia.

Risponde l'Assessore Galassi, che ricorda come in una precedente seduta si fosse opposto a mantenere le colonnette intorno alla Colonna dell'Immacolata togliendo solo la cancellata, in quanto tali colonnette erano state progettate insieme al monumento dal Poletti. Tuttavia, il Comune aveva deciso di rimuoverle e, pertanto, è costretto a farsi portavoce della loro rimozione. Aggiunge, in ogni caso, che pochi decenni prima intorno a molti monumenti erano presenti simili colonnette, che tuttavia erano state via via quasi tutte rimosse.
Riguardo Via delle Tre Madonne, fa presente che la strada arrivando al livello della terrazza del Palazzo delle Belle Arti, ne avrebbe danneggiato la prospettiva. Il palazzo, oggi sede della Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea, venne realizzato proprio dal Bazzani che si era fatto portavoce dell'interrogazione.

Il verbale originale

Delibera sulla toponomastica di Roma del 28 Febbraio 1916

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 28 Febbraio 1916 il Consiglio Comunale si occupa di attribuire i nomi di diverse strade in diverse aree della città.

Vengono dunque istituite:
- Viale del Vignola
- Via Adige
- Via Ticino
- Via Oglio
- Via Albano (ma non si tratta dell'odierna Via Albano che si trova al Tuscolano, ma dell'attuale Via Rieti: il toponimo venne trasferito nel 1926 contestualmente ai cambi di confine interni alla regione Lazio)
- Vicolo della Campagna, a una strada chiamata Vicolo Cieco presso Via della Villa, per evitare l'omonimia con il Vicolo Cieco presso Via del Governo Vecchio
- Via dei Falisci, Largo degli Osci, Via degli Apuli, alle strade che compongono il primo tratto di Via Malabarba
- Largo dei Sanniti
- Via Preneste
- Via Achille Grandi
- Via Sebastiano Grandis, alla strada precedentemente chiamata Via Ludovico di Savoia (per inserire il Grandis vicino ad altri ingegneri)
- Via Ludovico di Savoia, a un tratto di Via Umberto Biancamano
- Via Volkonsky, a una strada di cui è nato solo un piccolo segmento che oggi è chiamato Via Amedeo VIII. Il nome di Via Volkonski, infatti, non viene approvato in seguito al dibattito che segue a tali proposte.
- Via Altamura
- Via Sulmona
- Via Pozzuoli
- Via Isernia
- Via Nola
- Via Giuseppe La Farina
- Via Giuseppe Manno
- Via Luigi Cibrario
- Via Mondovì, al tratto che segue l'antico Vicolo dello Scorpione
- Via Gaetana Agnesi, a un tratto di Via della Polveriera separato dal resto da Via degli Annibaldi
- Via Beatrice Cenci viene spostata al tratto tra Piazza Cenci e il Lungotevere de' Cenci, mentre il tratto sotto l'arco è detto Arco dei Cenci.
- Via dei Pierleoni, a una via oggi scomparsa per la realizzazione di Via del Teatro di Marcello (nel tratto oggi chiamato Via Luigi Petroselli)
- Via Francesco Borromini
- Via Aurelio Saliceti
- Via Mattia Montecchi
- Via Giacomo Venezian a un tratto di Via della Paglia, la cui delimitazione è ritenuta nel verbale "confusa"
- Via Luigi Masi a un altro tratto di Via della Paglia
- Via Calandrelli, alla Via Ludovico Calandrelli, per poter così ricordare in un'unica strada Ludovico e Alessandro Calandrelli evitando possibili confusioni
- Salita del Buon Pastore
- Via Enrico Tazzoli, in precedenza chiamata Via Mattia Montecchi
- Largo del Tritone
- Via Zucchelli, al Vicolo Zuccheri, elevato al rango di "Via" per la "signorilità" e l' "ampiezza"
- Salita San Nicola da Tolentino, al Vicolo di San Nicola da Tolentino, sempre per una questione di "signorilità" e "ampiezza"
- Via Romagna, al posto di Via Dogali (risarcita indirettamente, come vedremo sotto, con la dedica ai "Cinquecento", i militari italiani caduti eroicamente nella tragica battaglia contro gli Abissini al confine con l'Eritrea)

La frastagliata denominazione di Piazza delle Terme è così divisa:
- Via delle Terme, tra Piazza San Bernardo e Via Principe Umberto
- Piazza dell'Esedra, alla piazza con la fontana (oggi Piazza della Repubblica)
- Viale delle Terma, al tratto fra i due giardini
- Piazza dei Cinquecento, all'area di fronte alla Stazione Termini, in memoria dei caduti di Dogali (ricordati sul luogo da un obelisco, oggi spostato di alcuni metri)

Si decide di cambiare il nome dei diversi tratti di Viale delle Mura seguiti dall'aggettivo maschile singolare riferito alla parola viale. Vengono chiamati in quest'altro modo:
- Viale Flaminio
- Viale Tiburtino
- Viale Labicano
- Viale Castrense
- Viale Appio
- Viale Metronio
- Viale Latino
- Viale Ardeatino
- Viale Ostiense
- Viale Portuense
- Viale Aurelio
- Viale Vaticano

Vengono poi modificati i seguenti nomi di località:
- Castel Cervara alla Tenuta Cervara
- Lido di Ostia al nuovo borgo in procinto di sorgere sul litorale

Ha inizio il dibattito tra i Consiglieri.

Giammarino propone che vengano messe anche alle porte della città targhe che ne indichino il nome. Invita inoltre alla pubblicazione di un dizionario stradale in cui sia indicata l'origine e il significato del nome delle vie. Chiede anche che vengano affisse apposite tabelle presso i principali ruderi. Chiede inoltre che alla strada che da Via Palestro arriva al laboratorio di Artiglieria sia dato il nome di Via Confienza. Propone poi che una parte di Piazza dei Cerchi sia dedicata a Cesare Lucatelli, ricordando come nel 1861 la sua morte a Napoli fu causa di lutto e commozione e sia stata affissa una targa in sua memoria nel capoluogo campano.

Biagetti rileva che a Roma non erano ancora al momento state dedicate strade in memoria di artisti come il Camuccini (Via Vincenzo Camuccini, tuttavia, era stata istituita nel 1911) e lo Zabaglia, come Fra' Giovanni da Fiesole e Benozzo Gozzoli, Perugino e Sansovino.

Prende la parola il Presidente, che si associa al Giammarino e al Biagetti. Per quanto riguarda il primo, annuncia che farà apporre le targhe alle Porte di Roma, ma non può fare lo stesso per i ruderi, su molti dei quali i pareri sono discordanti. Nota anche che le stesse difficoltà potrebbero verificarsi per realizzare il "Prontuario stradale", ma annuncia che si metterà in moto perché venga realizzato degnamente.

Bazzani ritiene poco opportuno apporre targhe sulle porte e i ponti storici, perché significherebbe far notare a cittadini e visitatori la loro scarsa conoscenza dei monumenti (sic!). Nota inoltre come sia scomparso il nome di Via degli Aurunci, invitando a ripristinarla quanto prima.

Martire invita a rimanere al di sopra della politica nel dare i nomi delle strade, e critica come sia stata chiamata una strada Via Albano nella zona dei capoluoghi di circondario della provincia di Roma quando questa strada non era all'epoca capoluogo di circondario, così come nota come Via Achille Grandi sia stata inserita in una zona di strade dedicate ad eroi quando Achille Grandi fu "egregio cooperatore, ma non certamente un eroe". Invita inoltre a dedicare strade: a Cesare Cantù, al Cardinale Mezzofanti, "il più illustre conoscitore di lingue che la storia ricorda", ad Angelo Mai, al Cardinale Massaia, citando poi l'inglese Stanley (nel dire di Massaia "che può stare vicino a Stanley" si potrebbe anche interpretare con l'idea di dedicare una via all'esploratore inglese, ma è probabile sia un paragone in merito ai traguardi raggiunti: era molto raro al tempo dedicare strade a figure straniere), e a Pasquale Borelli.

Albini tiene un intervento molto condizionato dal clima bellico dell'epoca, dal momento che la Prima Guerra Mondiale era in corso, ed è strano che nessun altro prima di lui avesse fatto riferimenti al conflitto. Albini ricorda come il governo austriaco abbia cambiato i nomi delle strade di Trento e Trieste cancellando i nomi degli italiani illustri e deturpando il monumento al "Divino Poeta". Chiede quindi che venga ricordato in una strada Guglielmo Oberdan.

Bruschi chiede che venga sospesa la proposta di chiamare una strada Via Volkonski, perché sarebbe il primo caso di una strada dal nome straniero.

Il Presidente annuncia che farà presente alla Commissione quanto espresso dall'Albini e dal Bruschi.

Scaduto risponde invece al Bazzani, dicendo che apporre targhe sui ponti e sulle porte verrebbe incontro a un effettivo bisogno, e si dice favorevole alla realizzazione di un "Prontuario stradale".

Levi risponde a Martire dicendo che Via Grandi è stata realizzata in quel luogo perché tale quartiere è stato realizzato con i principi di cooperazione portati avanti dallo stesso Grandi. Ritiene poi sia opportuno usare il nome di Via delle Terme Diocleziane per almeno una parte dell'asse stradale composta da Via delle Terme e Viale delle Terme, mentre ritiene poco opportuno istituire una Via Preneste, essendo l'antica città già ricordata dalla Via Prenestina.

Capuano si associa a Levi circa la scelta di Via Achille Grandi.

Frattini invita a non cambiare i nomi delle strade con eccessiva frequenza "come attualmente accade".

Mora invita ad assegnare a Cristoforo Colombo una strada più ampia e centrale di quella al tempo dedicatagli, una breve strada nel Rione Testaccio. L'idea del Consigliere Mora sarà anni dopo abbondantemente abbracciata, come l'attuale Via Cristoforo Colombo può dimostrare.

Testa si associa a diversi oratori, nota come i nomi proposti da Bigatti siano stati riservati per la zona di Valle Giulia e saranno ufficialmente assegnati quando avverrà l'effettiva costruzione del quartiere. Si associa a Levi e Capuano sulla scelta della collocazione di Via Achille Grandi e difende la scelta di mettere Via Albano dove è stata messa, perché vicina a località dei Castelli Romani e non dei capoluoghi di circondario. Conclude poi che la Commissione per la Nomenclatura delle Strade ha provveduto ad apporre 229 targhe nel 1914 e 369 nel 1915.

Il Presidente mette poi ai voti che sia sospesa la denominazione di Via Volkonsky: la mozione è approvata, e infatti tale strada non ha preso il nome proposto originariamente.

Il verbale originale

Bar è caffè scomparsi nel Rione Prati

Caffè Latour, Via Cola di Rienzo

Palazzi del Rione Regola

A seguire un elenco dei palazzi nobiliari del Rione Regola, in ordine alfabetico:

Palazzo Santacroce, in Piazza Benedetto Cairoli

Chiese scomparse del Rione Campitelli

A seguire un elenco alfabetico delle Chiese scomparse del Rione Campitelli. Qui, invece, trovate l'elenco delle Chiese del Rione Campitelli.

Sant'Adriano ai Fori, al Foro Romano

Strade di Roma Antica

Strade Romane dentro le Mura
Vie Consolari
Altre strade extraurbane

Bandiera di Saint Lucia

L'attuale bandiera di Saint Lucia
Saint Lucia è un Paese dei Caraibi indipendente dal 1979 (in precedenza era un protettorato britannico). È proprio durante l'epoca coloniale, nel 1875, che per la prima volta questo territorio venne dotato di una propria bandiera, molto diversa da quella attuale ma che, stando attenti, presenta una caratteristica comune.
La prima bandiera dell'allora protettorato britannico era in linea con le bandiere coloniali del Regno Unito: Union Jack nel quartier franco, sfondo blu e sulla destra uno stemma circolare raffigurante due navi nella baia dell'isola di Saint Lucia, riconoscibile grazie ai Pitons - le due caratteristiche alture - sulla destra. Proprio i Pitons, pur se stilizzati, sono ancora protagonisti della bandiera attuale del Paese. Nello stemma, era anche presente il motto latino "Statio haud malefida carinis".
Bandiera usata dal 1875 al 1939
Nel 1939 la bandiera del protettorato britannico cambiò nuovamente: rimase una blue ensign, ma venne cambiato lo stemma sulla destra, sostituito da uno scudo con due canne di bambù poste a forma di croce con due rose dei Tudor e due gigli di Francia negli angoli. La Francia controllò l'isola prima che passasse sotto il controllo britannico.
Bandiera in uso tra il 1939 e il 1967
Questa bandiera rimase fino al 1967, anno in cui Saint Lucia ottenne l'autogoverno e adottò la sua nuova bandiera, che altro non fu che l'antenata di quella attuale. Da quel momento, infatti, la bandiera è rimasta grossomodo la stessa, con alcune modifiche alle tonalità cromatiche e alle proporzioni dei triangoli.
Bandiera usata tra il 1967 e il 1979
La bandiera, in ogni caso, è di colore blu con al centro un triangolo isoscele color oro che richiama l'isola stessa e le sue spiagge, sovrapposto a una punta di freccia nera - che rappresenta l'origine vulcanica dell'isola - con contorno bianco. I due triangoli, al tempo stesso, rappresentano i Pitons, le due caratteristiche alture dell'isola.
Le due parziali modifiche alla bandiera avvennero la prima nel 1979, anno dell'effettiva indipendenza del Paese, e la seconda nel 2002.

Bandiera in uso tra il 1979 e il 2002

Siti archeologici nella Zona Torre Gaia

A seguire una lista dei siti archeologici presenti nella Zona Torre Gaia, elencati in ordine alfabetico.

Tratto della strada romana Tuscolo-Fidene, nel parco tra Via Jean-Paul Sartre e Via Sandro Penna

Strade della Zona Torre Maura

A seguire, un elenco di tutte le strade attualmente esistenti nel Zona Torre Maura.

Via Pasquale Stabilini

Ristoranti scomparsi nel Quartiere Appio-Latino

Da Severino a Piazza Zama, Piazza Zama

Delibera sulla toponomastica di Roma del 6 Giugno 1913

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 6 Giugno 1913 (verbale originale), il Consiglio Comunale si occupa principalmente di attribuire i nomi alle strade del nuovo quartiere di Piazza d'Armi (attuale Quartiere Della Vittoria) che si apprestava a essere urbanizzato dopo aver ospitato l'Esposizione del 1911.

Essendo già stato dedicato a Mazzini il grande viale della zona, si decide di ricordare figure risorgimentali che non avevano ancora trovato una strada a loro dedicata. Vengono dunque istituite:
- Via Luigi Settembrini
- Via Giuseppe Ferrari
- Via Ciro Menotti
- Via Giuseppe Avezzana
- Via Giovanni Nicotera
- Via Giuseppe Montanelli
- Via Iacopo Ruffini
- Via Tito Speri
- Via Francesco De Sanctis
- Via Angelo Brofferio
- Via Don Giovanni Verità
La grande piazza della zona è invece chiamata Piazza Giuseppe Mazzini.

Si provvede poi a dare i nomi ad altre strade in giro per Roma:
- Via Reno, al tratto di Via Ombrone oltre Via Clitunno (da cui risultava divisa per la presenza dell'avvallamento del Fosso di Sant'Agnese)
- Viale delle Mura Ostiense, al tratto del viale lungo le mura che nel 1911 era stato chiamato, erroneamente, Viale delle Mura Portuense.

Non sorgono poi osservazioni che diano ragione di dibattito al termine del Consiglio.

Delibera sulla toponomastica di Roma del 10 Giugno 1912

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 10 Giugno 1912 (il verbale originale), il Consiglio Comunale si occupa principalmente di assegnare i nomi alle strade che formano il viale di circonvallazione, nato nell'ambito del piano regolatore del 1909 di Edmondo Sanjust di Teulada, in gran parte realizzato e ancora oggi riconoscibile e utilizzato. Oltre a questo, vengono assegnati i nomi anche ad alcune altre strade della città.

La decisione che prende il Consiglio - dal momento che un tratto di circonvallazione presso il Trionfale e un altro presso il Prenestino risultavano ormai aperti al pubblico transito - è di assegnare all'intero viale il nome di Viale di Circonvallazione, e di usare un numero romano per ciascuno dei suoi segmenti. Tale decisione è stata successivamente aggiornata e ai diversi tratti è stato assegnato un nome. Le sezioni del viale sono quindi numerate nel modo seguente:
- I tra Piazzale di Ponte Milvio e il Tevere
- II tra il Tevere e Via Salaria
- III tra Via Salaria e Via Nomentana
- IV tra Via Nomentana e Via Tiburtina
- V tra Via Tiburtina e Via Casilina
- VI tra Via Casilina e Via Appia Nuova
- VII tra Via Appia Nuova e Via Appia Antica
- VIII tra Via Appia Antica e il Tevere (presso Via Ostiense)
- IX tra Via della Magliana e Via Aurelia Antica
- X tra Via Aurelia Antica e Via Andrea Doria
- XI tra Via Andrea Doria e Piazzale di Ponte Milvio

A una nuova strada a sinistra della Via Appia uscendo da Porta San Giovanni viene attribuito invece il nome di Via Foggia. Non si tratta ovviamente dell'attuale Via Foggia, situata nel Quartiere Nomentano, ma dell'attuale Via Faenza. Nel 1920, infatti, molte strade dedicate a città vennero "spostate" in altri quartieri.

Il Consiglio inoltre si occupa di assegnare i nomi a una serie di nuove strade nella zona del Policlinico. Vengono dunque istituite:
- Via Belluno
- Viale delle Provincie (che non è quello attuale, ma è l'odierna Via Bari)
- Via Udine
- Via Como
- Via Porto Maurizio (attuale Via Imperia, così chiamata dopo che Porto Maurizio è stato unito alla vicina Oneglia per formare l'odierna Imperia)
- Via Treviso
- Prolungamento del Viale della Regina
- Via Catanzaro
- Via Potenza
- Via Lucca
- Via Livorno
- Via Arezzo
- Via Forlì
- Via Pavia
- Via Caserta
- Via Rovigo
- Via Cosenza
- Via Trapani
- Largo Salerno (attuale Piazza Salerno)
- Via Lecce
- Via Girgenti (attuale Via Agrigento, così chiamata dopo il cambiamento di nome della città)
- Prolungamento di Via Antonio Musa

Si attribuisce poi al viale che avrebbe diviso il Policlinico dalla Città Universitaria (ancora da realizzare ma già pensata per l'area) il nome di Viale dell'Università.

Vengono poi attribuiti i nomi a diverse strade della città:
- Piazza Testaccio, a un lotto del Rione Testaccio rimasto non costruito e divenuto una piazza. Dal successivo dibattito apprendiamo che la piazza era informalmente chiamata Piazza Mastrogiorgio
- Via Aonio Paleario, a una via privata traversa di Via Giordano Bruno
- Via del Mandorlo, a una traversa di Via dei Monti Parioli (divenuta nel 1920 Via di San Valentino, mentre l'attuale Via del Mandorlo si trova a Villa Glori)

Vengono poi cambiati i nomi di alcune strade in diverse aree di Roma:
- Via del Cimitero dei Protestanti diventa Via Caio Cestio
- Il tratto di Via Umberto Biancamano che sbocca su Via Eleniana diventa Via Ludovico di Savoia
- Il tratto di Via di San Pietro in Vincoli tra Via degli Annibaldi e Via del Buon Consiglio diventa Via Frangipane
- Il tratto di Via di San Francesco di Paola tra Via Cavour e Via Leonina diventa Salita dei Borgia

Ha in seguito inizio il dibattito tra i Consiglieri.

L'Onorevole Consigliere Palomba suggerisce di cambiare il nome di Piazza della Rotonda in Piazza del Pantheon e invita ad assegnare due diversi nomi alle due strade che portano entrambe il nome di Via della Minerva.

L'Onorevole Consigliere Vecchiarelli, invece, invita a sostituire il nome di Vicolo del Villano (ritenuto probabilmente a suo avviso indecente, anche se nel verbale non è scritto), suggerendo il nome di Vicolo del Castello.

L'Onorevole Consigliere Sereni osserva che mutare i nomi delle antiche denominazioni stradali può essere causa di inconvenienti e causare problemi sotto il punto di vista storico.

L'Onorevole Consigliere Susi invita a non chiamare la nuova piazza Piazza Testaccio, ma a mantenere il nome informale di Piazza Mastrogiorgio. Questo appunto va inserito nell'uso del tempo, che preferiva evitare denominazioni locali in favore di dediche stradali a figure benemerite.

L'Onorevole Consigliere Musanti lamenta che non sia stato tenuto conto delle raccomandazioni dedicare strade a Felice Cavallotti, Alberto Mario e Fratti. In realtà al Cavallotti e al Mario erano state dedicate strade nel 1911: non sappiamo se quella di Musanti sia stata una distrazione o non fosse soddisfatto di tali denominazioni stradali, fatto sta che - da verbale - nessuno gli abbia fatto notare nulla a riguardo.

L'Onorevole Assessore Berio dichiara di non poter accogliere la mozione sospensiva del Susi su Piazza Testaccio, in quanto la questione era stata ampiamente discussa e fu unanime la decisione di celebrare lo storico quartiere. L'Assessore fa anche presente che nella Commissione prevale il criterio di evitare mutamenti delle denominazioni esistenti pur prescindendo dalle ragioni storiche, dal momento che sono causa di "non lievi turbamenti".

L'Onorevole Consigliere Torlonia si dice contrario alla denominazione di Piazza Testaccio.

L'Onorevole Consigliere Orano osserva che le denominazioni stradali hanno origine da ragioni storiche, e si dice perciò favorevole a Piazza Testaccio.

Il successivo voto respinge la mozione di sospendere la denominazione di Piazza Testaccio.

Delibera sulla toponomastica di Roma dell'8 Maggio 1911

Nella delibera sulla toponomastica di Roma dell'11 Maggio 1911 (il verbale originale), il Consiglio Comunale si occupa di dare i nomi a diverse nuove strade della città.

Per prima cosa, il Consiglio Comunale si occupa della sistemazione della toponomastica del nuovo ponte e del lungotevere presso la Via Flaminia, decidendo di chiamarlo Ponte Risorgimento (come proposto in una riunione del consiglio del 10 Marzo 1911), mentre ai nuovi lungotevere nati dalla divisione di Lungotevere Milvio e Lungotevere Flaminio vengono dati i nomi di Lungotevere Arnaldo da Brescia e Lungotevere Michelangelo.
Si danno poi i nomi a diverse strade del Quartiere Flaminio e alle aree limitrofe:
- Viale di Villa Glori al viale parallelo alla Via Flaminia (che nel 1920 ha preso il nome di Viale Tiziano, nome che porta ancora oggi, mentre il Viale di Villa Glori è presso la villa stessa)
- Viale delle Belle Arti al viale che dal nuovo ponte avrebbe portato all'Esposizione.
Ad altre strade del Rione Flaminio, che partivano dal Lungotevere:
- Via Antonio Scialoja (oggi Via degli Scialoja)
- Via Pasquale Stanislao Mancini
- Via Luigi Canina
- Via Angelo Secchi (dal 1920 Via Cesare Fracassini, nome che porta attualmente, mentre Via Angelo Secchi si trova nel Quartiere Pinciano)
- Via dei Settanta (divenuta nel 1920 Via Guido Reni, mentre l'attuale Viale dei Settanta si trova a Villa Glori)

Il Consiglio decide poi di suddividere in toponimi diversi la Via delle Mura. Tale strada, infatti, all'epoca era il nome unico di tutta la via che costeggiava le Mura Aureliane, con le sole eccezioni di Corso Italia, Via Luisa di Savoia e Viale del Policlinico, cui erano stati assegnati questi altri nomi.
Tutti gli altri tratti vengono mutati di nome, con l'aggettivo legato alla via consolare più vicina attribuito al termine "Viale". Più tardi, nel 1916, i nomi verranno mutati con l'aggettivo riferito alla parola "Mura" non più a "Viale". Nacquero dunque:
- Viale della Mura Flaminio
- Viale delle Mura Tiburtino
- Viale delle Mura Labicano
- Viale delle Mura Latino
- Viale delle Mura Appio
- Viale delle Mura Ostiense
- Viale delle Mura Portuense
- Viale delle Mura Gianicolense
- Viale delle Mura Vaticano

Si passa poi ad assegnare i nomi alle strade del Quartiere Pinciano a sinistra della Via Salaria. Si decide di dedicare la piazza principale del nuovo quartiere a Giuseppe Verdi, compensandolo così per la mancata dedica di Via Zanardelli. Il quartiere dedicato ai musicisti che era stato pensato per quell'area viene dunque realizzato qui, e nascono oltre a Piazza Verdi altre 16 strade basate su una relazione del professor Ovidi che aveva individuato una serie di nomi di importanti musicisti italiani. Nascono così:
- Via Luigi Boccherini
- Via Alessandro Scarlatti
- Via Gaspare Spontini
- Via Saverio Mercadante
- Via Pietro Raimondo
- Via Giovanni Paisiello
- Via Giovanni Pacini
- Largo Giuseppe Tartini
- Via Domenico Cimarosa
- Via Gaetano Donizetti
- Via Claudio Monteverde
- Via Giovan Battista Pergolesi
- Via Nicolò Porpora
- Via Guido d'Arezzo
- Via Vincenzo Bellini
- Via Emilio Del Cavaliere
Per il viale che si sarebbe staccato dal quartiere per fare da ingresso alla Villa Umberto I (Villa Borghese) dal Viale Parioli, venne invece deliberato il nome di Viale Gioacchino Rossini.

Il Consiglio si occupa poi dei nomi delle strade del nuovo Quartiere delle Concie e dei Gassisti fuori Porta San Paolo, destinato a ospitare una serie di nuovi edifici industriali. Per questa ragione, si decide di dare alle strade nomi legati all'esercizio industriale o a toponimi locali. Sono quindi istituite:
- Via della Piramide (oggi Via Giuseppe Giulietti)
- Via dei Conciatori
- Via delle Conce
- Via del Porto Fluviale
- Via del Commercio
- Via del Gazometro
L'unica strada che si decide di dedicare a una persona prende il nome di Via Marco Polo, in quanto ritenuto il primo viaggiatore a dare impulso commerciale ai suoi viaggi. Tale strada oggi si chiama Via Giovanni da Empoli, nome scelto nel 1940 quando il nome di Viale Marco Polo venne attribuito all'importante arteria che ancora oggi è chiamata così.

Il successivo quartiere del quale vengono assegnati i nomi delle strade è quello della Stazione Trastevere. Partendo dall'intendimento di dedicare strade a tutti i capoluoghi delle Provincie Italiane, si decide di farlo per le strade di questa zona. Nel 1920 il Consiglio tornò su tale decisione, decidendo di concentrarli principalmente al Nomentano e in altre aree limitate ma non qua, e cambiò tutti i nomi assegnati nel 1911. In ogni caso, vennero istituite queste strade:
- Via Ravenna (dal 1920 Via Angelo Bellani)
- Via Pisa
- Via Benevento
- Via Perugia (dal 1920 Via Bernardino Passeri)
- Via Bologna (dal 1920 Via Niccolò Bettoni)
- Via Verona (dal 1920 Via di Villa Rodiani)
- Via Siena (dal 1920 Via Giovanni da Castelbolognese)
- Via Bari (dal 1920 Via degli Orti di Cesare)
- Via Catania (dal 1920 Via Baccio Baldini)
- Via Siracusa (dal 1920 Via Ettore Rolli)
- Via Sassari

Si passa poi alle denominazioni delle strade del Quartiere della Balduina presso la Via Trionfale. Qui un dato interessante: oggi con Balduina intendiamo principalmente la parte del Quartiere Trionfale posta sull'altura di Monte Mario, mentre qui si fa riferimento alla parte pianeggiante. In ogni caso, il Consiglio decide per il momento di non assegnare il nome al viale di circonvallazione formatosi, stabilendo di assegnare complessivamente i nomi di tutte queste strade in un secondo momento.
Per quanto riguarda il grande viale che avrebbe attraversato il quartiere di Piazza d'Armi, si decide di assegnare il nome di Viale Giuseppe Mazzini, soddisfacendo una richiesta del Consiglio del 17 Febbraio 1911. La strada del Rione Esquilino che portava questo nome prende invece il nome di Via Carlo Cattaneo.
Ad altre strade del "Quartiere della Balduina", come chiamato in questa delibera con un modo che oggi può sembrarci improprio, si decidono i nomi di filosofi perseguitati. Vengono dunque istituite:
- Via Paolo Sarpi
- Via Bernardino Telesio
- Via Tommaso Campanella
- Via Pietro Giannone
- Via Giordano Bruno
- Via Girolamo Savonarola

I quartieri "Pro Villula" e "Minerva" in una mappa del 1925
Il Consiglio Comunale si occupa poi della denominazione delle strade dei quartieri "Pro Villula" e "Minerva" presso il Gianicolo. Tali strade, in quanto vicine a quelle dedicate a figure del Risorgimento italiano, vengono nominate con la stessa logica. Sono dunque istituite:
- Viale Aurelio Saffi
- Scalea Ugo Bassi
- Via Rosolino Pilo
- Via Giovanni Battista Nicolini
- Via Quirico Filopanti
- Via Felice Cavallotti
- Via Alessandro Poerio
- Via Fratelli Bandiera
- Via Carlo Pisacane
- Via Francesco Domenico Guerrazzi
- Via Alberto Mario
- Via Federico Torre
- Via Maurizio Quadrio
- Via Gabriele Rossetti
- Via Giovanni Berchet

Vengono poi dati i nomi ad alcune strade (due formatesi ex novo con la costruzione dei lungotevere) presso il Lungotevere Sanzio:
- Via Gustavo Modena alla strada in precedenza chiamata Via del Muro Nuovo (venendo incontro alla richiesta del Consiglio del 17 Febbraio 1911)
- Via Colomba Antonietti
- Via Bartolomeo Filipperi

Al tratto rettilineo di Via della Scalaccia viene dato il nome di Via Pietro Peretti (venendo incontro a una richiesta del 17 Febbraio 1911), conservando il nome della strada per uno dei tratti rimanenti e assegnando all'altro il nome di Vicolo dei Vascellari.

Il Consiglio decide poi di rendere omaggio a Francesco Crispi, dedicandogli una via compresa tra Via del Tritone e Via Ludovisi formata da Via di San Giuseppe (che cosi viene soppressa), parte di Via Capo le Case e parte di Via di Porta Pinciana.

Nel Quartiere Spithover si danno i nomi a due nuove strade:
- Via Giosuè Carducci, alla prosecuzione di Via San Nicola da Tolentino che comprendeva anche un tratto di Via delle Finanze
- Via Mario Pagano, alla via perpendicolare alla precedente

Si passa poi al "Quartiere dei Cenci", come scritto nella delibera, anche se per la precisione le strade fanno parte della zona del Ghetto. Si danno infatti i nomi alle strade nate in seguito alla demolizione di gran parte del vecchio Ghetto. Nascono così:
- Via del Progresso (oggi parte di Piazza delle Cinque Scole)
- Via Catalana
- Via del Tempio

Vengono inoltre istituite una serie di altre strade in varie parti di Roma:
- Via della Stazione di San Pietro
- Via Carlo Emanuele I
- Via Giovanni Giraud, al tratto di Vicolo del Pavone oltre il Corso Vittorio Emanuele II
- Via Sora, a tutta la strada che all'epoca era divisa in Vicolo Sora e Piazza Sora
- Via dell'Arco di San Callisto, al tratto rettilineo della Via di San Callisto
- Via del Mancino al Vicolo del Mancino, tenendo conto dello sbocco su un'arteria importante
- Via delle Scuderie, al tratto di Via dei Giardini oltre il Traforo
- Via dei Marrucini, Via dei Dalmati, Via dei Peligni, Via dei Vestini e Via degli Irpini alla Via delle Anime Sante
- Via Michelangelo Caetani, al tratto di Via dei Funari che sbuca su Via delle Botteghe Oscure
- Via del Melangolo, al tratto di Vicolo del Melangolo tra Via delle Zoccolette e Via Arenula
- Foro Romano a tutta l'area compresa intorno all'area del Foro Romano
- Via Bartolomeo Galletti a un breve tratto stradale tra Via Gaetano Sacchi e Via Goffredo Mameli

Il Consiglio decide poi di assegnare i nomi ad alcune vie private:
- Via Francesco Carrara, all'attuale Via di Villa Montalto. La vicenda toponomastica delle attuali Via Francesco Carrara e Via di Villa Montalto è intricata quanto interessante.
- Via degli Ernici, alla strada compresa tra Via degli Umbri e Via dei Latini
- Via Mantova, alla via tra Via Brescia e Via Bergamo (oggi diventa Via Cesare Bossi)

A queste, già abbondanti, nuove istituzioni, il Consiglio ne aggiunge altre in un'addizione alla proposta.

In questa addizione si inizia con le strade del Quartiere del Banco di Roma a destra della Via Nomentana, e partendo dal fatto che si trova vicino a Villa Torlonia si decide di istituire Via Alessandro Torlonia e di attribuire alle altre strade nomi di persone benemerite per la città attraverso lo studio dei fasti storici e della topografia. Sono così istituite:
- Via Giovanni Antonio Guattani
- Via Antonio Nibby
- Via Carlo Fea

Si passa poi alle strade alla sinistra della Via Nomentana, nello specifico di quello che veniva definito "Quartiere Caprera". La commissione decide di dare alla strada chiamata Vicolo Alberoni il nome di Viale Alberoni, istituendo una nuova strada col nome di Vicolo Alberoni e confermando il nome di Via Pasqualina, dato dai cittadini, alla strada parallela. Sempre nella zona vengono istituite Via Corsica, Via Cadore, e Via Ostriana, quest'ultima in quanto ritenuta vicina al cimitero Ostriano. Quando più tardi sarà individuata una diversa localizzazione per questo antico cimitero, anche tale strada venne "spostata".

Il Consiglio si occupa poi del quartiere degli impiegati sull'Appia Nuova. In primo luogo dedica una strada ad Alfredo Baccarini, cui il Consiglio Comunale già nel 1892 decise di dedicare una strada. Gli viene attribuita la via che si distacca dal Vicolo dello Scorpione. Vengono poi istituite:
- Via Michele Amari
- Via Giuseppe Mantellini
- Via Cesare Correnti
- Via Marco Tabarrini

Si passa poi a una serie di strade a destra e a sinistra dell'Appia Nuova e a sinistra della Casilina. Vengono intanto confermati i nomi di Via Alba e Via Monesiglio e quindi istituite le vie:
- Via Ascoli
- Via Aquila
- Via Teramo
- Via Chieti
- Via Cuneo
- Via Macerata
- Via Pesaro
- Via Sondrio
- Via Grosseto
- Via Massa
- Via Avellino
- Via Campobasso
- Via Caltanissetta
Nel 1920, col riordino dei nomi delle strade dedicate ai capoluoghi di provincia, queste vie vengono spostate.

Vengono poi attribuiti i nomi a varie strade in giro per la città.
- Via di Monte Mario
- Via dell'Acquedotto Paolo
- Via della Stazione Tuscolana
- Via di Tor di Quinto
- Via dei Fabi
- Via dei Monti della Farnesina
- Viene divisa la Via di Pietra Papa in Via dei Prati di Papa,  Via Pietra Papa e Via Papareschi
- Via del Cimitero dei Protestanti (attuale Via Caio Cestio)
- Viale Pretoriano alla via che era impropriamente chiamata Viale Buonaparte
- Via Eleniana
- Piazza di Porta Maggiore
- Via dei Gordiani
- Via del Lago Terrione
- Via di Porta Fabbrica
- Via di Porta Pertusa

L'Onorevole Assessore Damond aggiunge inoltre tre nuove denominazioni ulteriori:
- Via Vittorio Amedeo II
- Via Ponte Sublicio
- Via Padova alla via privata tra il Vicolo della Fontana e la Via Alessandria

Ha inizio poi il dibattito. Prende la parola l'Onorevole Consigliere Musanti, che si dice soddisfatto di molti nomi attribuiti ma deplora l'esclusione di Antonio Fratti e Francesco Ferrer, e manifesta la volontà di aggiungere anche i nomi di Sara Nathan e Federico Campanella. Dato interessante: Sara Nathan era la madre di Ernesto Nathan, Sindaco di Roma al tempo di questa seduta.

L'Onorevole Consigliere Alliata, invece, ricorda come l'Associazione Giordano Bruno avesse invitato a dedicare al filosofo Piazza Sant'Ignazio, ritenendolo - citazione del consigliere - un "martire del Gesuitismo" (sic!) e volendo per questo dedicargli la piazza chiamata in onore del fondatore dei Gesuiti. Come sappiamo, in quegli anni era forte in ampi strati della politica l'orientamento anticlericale. Oltre a questo, nota come non si sia fatta menzione di Francesco Ferrer. Si dice inoltre felice per la nuova sistemazione del nome di Mazzini con una nuova grande arteria, ma non approva come un importante uomo di stato come il Cattaneo gli sia subentrato nella modesta via dedicatagli in precedenza. Nota inoltre che tale strada sbocca su Via Carlo Alberto e sembrerebbe quasi che le Cinque Giornate vengano soffocate dalla sconfitta di Novara, secondo l'oratore.

In seguito a tale intervento, il Presidente protesta dicendo che la Giunta non può ammettere nemmeno il più lontano sospetto d'un pensiero simile.

Il Consigliere Carrara non approva la scelta del nome di Giosuè Carducci per una via posta fuori da uno specifico contesto toponomastico, preferendogli il nascente quartiere universitario o comunque metterla in un contesto armonizzante "com'egli vagheggiava".

L'Onorevole Consigliere Mazzolani dichiara subito che il suo intervento "urterà qualche sentimento", ma "egli non parla che per ragioni obiettive di rispetto storico". L'argomento è Via Francesco Crispi, cui si dice contrario: ritiene importante e fiero il suo passato di partecipante all'impresa dei Mille, ma dice poi di non poter dimenticare il passato più recente, in cui lo accusa di essere responsabile di una repressione poliziesca, di leggi eccezionali e dell'ultima grande sconfitta militare italiana, con riferimento alla battaglia di Adua. Invita dunque a essere prudenti su Francesco Crispi e lasciare che la storia si pronunci serenamente.

L'Onorevole Consigliere Sabbatini si associa al Mazzolani con i "colleghi socialisti" circa la questione relativa a Francesco Crispi.

L'Onorevole Consigliere Torlonia esprime il pensiero che Roma non possa dimenticare Francesco Crispi.

L'Onorevole Consigliere Trincheri rileva che Mazzolani ha difeso indirettamente senza volerlo la dedica di una via a Crispi nel momento in cui ha ricordato la sua partecipazione all'epopea nazionale, e che le sue eventuali colpe non possono "distruggere gli altissimi meriti da lui acquistati verso la Patria".

L'Onorevole Consigliere Zuccari critica il fatto che spesso si usino i nomi delle strade in base alle simpatie politiche, dicendo che vanno dati i nomi di persone che lasciano una traccia nella storia, e si lancia in difesa di Crispi, citando Agostino Bertani secondo cui "senza Francesco Crispi la spedizione dei Mille non sarebbe stata fatta".

L'Onorevole Consigliere Levi si lancia in una grande difesa di Crispi, più volte interrotta da alcuni Consiglieri (anche al grido di "Viva Cavallotti!"), al punto che il Presidente è anche costretto a interrompere la seduta e riprenderla, col Levi che dice che molti errori del Crispi rappresentano l'esagerazione dei suoi pregi.

Il Presidente dichiara che la giunta non può accettare la proposta del Mazzolani, perché nessuno è perfetto ma nella vita di Crispi ci sono state grandi imprese che gli danno diritto alla riconoscenza della patria.

Si procede a una votazione nominale a parte rispetto al resto su Via Crispi. L'Onorevole Assessore Montemartini vota affermativamente e nel votare nota come nonostante durante il governo di Crispi due suoi fratelli siano stati colpiti da gravi condanne non può posporre a questo fatto le benemerenze patriottiche del Crispi.

La mozione viene approvata con 26 voti favorevoli e 18 contrari, e oggi Via Francesco Crispi è sempre lì dove venne a suo tempo istituita.

Agricoltura a Roma

Domuscultae

Strade scomparse del Quartiere Salario

A seguire un elenco delle strade del Quartiere Salario oggi non più esistenti. Per le strade attualmente esistenti del quartiere, rimandiamo a quest'altro elenco.

Vicolo Carcano

Ristoranti scomparsi nel Quartiere Salario

Osteria Pozzo di San Patrizio, in Via Nomentana

Le Domuscultae

Domuscultae e castelli nell'Agro Veientano
Le Domuscultae (plurale di Domusculta) erano una tipologia di aziende agricole di grandi dimensioni diffuse tra l'VIII e l'XI Secolo nei patrimoni papali, quindi particolarmente presenti nel suburbio di Roma.
La creazione di tali insediamenti fu dovuta alla crisi degli approvigionamenti di Roma che colpì la città nei secoli successivi alla caduta dell'Impero Romano d'Occidente, soprattutto dopo che quello d'Oriente aveva preso il controllo dei latifondi della Sicilia. Attraverso la realizzazione delle Domuscultae, la campagna romana - che versava in condizioni generali di depressione - si rivitalizzò notevolmente, e da alcuni casali che rappresentavano il centro di queste aziende agricole nacquero futuri paesini, quali Formello e Campagnano.
La caratteristica delle Domuscultae dal punto di vista della gestione economica del territorio era data dal fatto che i terreni - in genere molto estesi - dove si trovavano non erano affittati a persone che ne controllavano i contadini, il bestiame e il raccolto come in genere avveniva, ma erano sotto il diretto controllo del Papa, fornendo talvolta il vettovagliamento di alcuni istituti della Chiesa. La crisi dei rifornimenti aveva in fatti reso molto difficile far arrivare a Roma simili quantità di beni di necessità, e le Domuscultae potevano invece garantire tale servizio, che serviva quindi anche a fornire beni alle Diaconie e agli istituti assistenziali.
Oltre a questo, le Domuscultae garantivano anche un forte controllo politico su vaste aree della campagna.
Papa San Zaccaria (741-752), come riporta il Liber Pontificalis, realizzò almeno quattro Domuscultae, la Domusculta Sanctae Ceciliae, il cui centro è oggi occupato dal Castello di Pratolungo, lungo la Tiburtina, una seconda in Tuscia a 14 miglia da Roma, una ad Anzio e a Formia. Quest'ultima è una delle prove del controllo politico del territorio che avveniva attraverso questi insediamenti: Formia, infatti, si trova vicino a Gaeta, all'epoca vicina ai Bizantini.
Si parla poi di un'altra Domusculta, presso Lauretum, probabilmente situata tra la Laurentina e l'Appia.
Papa Adriano I (772-795) fondò invece la Domusculta Capracorum, nell'attuale territorio di Formello, Galeria Aurelia e Galeria Portuensis sulle rispettive consolari e la Calvisianum lungo l'Ardeatina.
Oltre a queste, sorsero poi altre domusculte, in particolare nella fascia suburbana di Roma e principalmente lungo le consolari, in modo particolare nell'arco compreso tra la Portuense e la Flaminia.

Vicolo Carcano


Vicolo Carcano, o Via Carcano, era una strada oggi non più esistente che sorgeva nel Quartiere Salario. Esso costeggiava la Villa Albani e per questa ragione il suo andamento non era perfettamente regolare. Il nome era dovuto da proprietà della famiglia Carcano nella zona, ed è infatti un tipico esempio di toponomastica spontanea e informale dei decenni successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia in cui diverse aree fuori le mura iniziarono a essere urbanizzate, con conseguente denominazione delle nuove strade.
Nel 1911 fu sistemata la toponomastica della zona, e Vicolo Carcano prese il nome di Via Adda (anche se la prima proposta prevedeva il nome di Via Ombrone). L'attuale Via Adda ricalca in tutto e per tutto il vecchio Vicolo Carcano, e questo spiega l'andamento irregolare della strada, diversamente da altre vie della zona.

Via Ericina


Via Ericina è una strada oggi non più esistente che si trovava nel Rione Sallustiano, ed era compresa originariamente tra la Piazza Sallustio e la Via San Basilio (poi divenuta in quel tratto Via Boncompagni). Essa venne istituita nel 1885, quando vennero dati i nomi a quello che all'epoca era noto come "quartiere di Villa Spithover" e che ben presto divenne il Rione Sallustiano.
Come per altre strade della zona, la strada prese il nome in base a memorie locali, in questo caso per commemorare il Tempio di Venere Ericina, che nell'Antica Roma si trovava non lontano da quest'area.
Nel 1907, tuttavia, il Consiglio Comunale decise di eliminare Via Ericina dalla toponomastica di Roma. Nel riordinare la toponomastica esistente, si rese conto che tale strada era di fatto stata assorbita dalla contigua Via Collina. Una cosa che non deve stupire, visto che nel progetto originario le strade dovevano grossomodo confluire su Piazza Sallustio e, invece, finirono per costeggiarla.
Dobbiamo infatti pensare che i progetti immaginati durante la fine del XIX Secolo non sempre vennero realizzati esattamente come pianificati inizialmente, e anche una piccola modifica poteva far variare l'andamento di una strada, rendendo obsoleta la struttura toponomastica deliberata in precedenza.