Il Piano Regolatore Generale di Roma del 1931

Mappa PRG Roma 1931

Il Piano Regolatore Generale di Roma del 1931 fu il principale progetto urbanistico pianificato di Roma durante il fascismo. 
Pur sottoposto a diverse varianti e in gran parte inattuato, come d'altronde accade normalmente per un PRG, che ha il compito di indicare una strada da seguire, senza che essa venga per forza seguita al millimetro, è probabilmente uno dei progetti che meglio spiega l'idea urbanistica per Roma durante il Ventennio.
La politica urbanistica del fascismo per Roma viene illustrata per la prima volta da Benito Mussolini il 23 Marzo 1924 in un discorso in cui annuncia di voler creare una nuova Roma: "Creare accanto all'antica e medievale...la monumentale Roma del XX Secolo", disse. In tale circostanza Mussolini fu anche più specifico, annunciando gli sventramenti con la metafora del "liberare il tronco della grande quercia da tutto ciò che ancora oggi l'aduggia", invitando a liberare monumenti romani che ancora all'epoca avevano tracce di stratificazioni successive o erano inseriti in contesti che a suo avviso poco li valorizzavano, come l'Augusteo, il Teatro di Marcello, il Campidoglio e il Pantheon, e tratteggiando l'idea di un ulteriore importante sventramento che permettesse di liberare anche la Basilica di San Pietro dalle costruzioni di Borgo che la offuscavano.
Mussolini ribadì poi le proprie posizioni nel 1925 in occasione del discorso d'insediamento del nuovo Governatore, carica che per Roma aveva sostituito quella di Sindaco, Filippo Cremonesi.
In quel momento, il piano regolatore vigente era quello di Edmondo Sanjust di Teulada, risalente al 1909 e voluto fortemente dal sindaco dell'epoca Ernesto Nathan. Le nuove esigenze urbanistiche, tuttavia, avevano già portato nel 1916 all'istituzione di un gruppo di lavoro per la revisione del piano, e nel 1923 venne istituita una commissione al lavoro per creare un nuovo piano che immaginasse l'espansione della città. 

Progetto della Grande Roma, 1926

Tale commissione era presieduta da Manfredo Manfredi e vide la partecipazione tra gli altri anche di Marcello Piacentini e Gustavo Giovannoni, e portò alla reaizzazione per il 1926 del piano "Grande Roma", una variante del PRG del 1909 che ragionava su una previsione di crescita della popolazione dagli 800.000 abitanti dell'epoca a 1.300.000, piano che tuttavia non venne mai approvato.
Parallelamente alla commissione Manfredi, si mosse anche Armando Brasini, architetto molto singolare nel contesto artistico dell'epoca, che partendo dalle indicazioni di Mussolini circa gli sventramenti dell'area tra Piazza Colonna e il Pantheon riimmaginò quell'area con un grande foro che si espandeva in quella zona fino a Largo Argentina e all'Augusteo, sostituendosi al tessuto urbano esistente. Il progetto, risalente al 1927, cadde nel vuoto.
Nel 1929, invece, l'occasione per ragionare ulteriormente su un nuovo piano regolatore per Roma fu data dal XII Congresso della Federazione internazionale delle abitazioni e dei piani regolatori, che si svolse proprio nella Capitale. Organizzato da Alberto Calza Bini e Virgilio Testa, fu sviluppato intorno a una mostra in cui vennero illustrati tre progetti per il nuovo piano regolatore realizzati da tre gruppi diversi: ormai si era praticamente alle prove generali del nuovo PRG.
I gruppi che si confrontarono furono quello guidato da Gustavo Giovannoni e affiancato da Aschieri, Fasolo, Limongelli, Venturi, Foschini, Nori, Giobbe, Boni e Del Debbio, che prese il nome di "La Burbera", quello composto da un gruppo di architetti che si stavano affermando all'epoca, tra cui Marcello Piacentini e il suo allievo Luigi Piccinato, riuniti sotto il nome di "Urbanisti Romani", e il terzo opera di Armando Brasini. Tutti e tre i progetti si basavano sul superamento del piano del 1909 e riprendevano molto dalla variante mai approvata 1925-1926, venendo incontro alle esigenze urbanistiche dettate da Mussolini e mettendo in campo molti elementi che verranno poi effettivamente ripresi dal PRG.

Il centro di Roma nel progetto La Burbera 

Il progetto La Burbera si basava su alcuni sventramenti che avrebbero creato, riproponendo in un contesto già consolidato lo schema urbanistico tipico delle città di Roma Antica, un "cardo" Nord-Sud tra Piazza del Popolo e Piazza Santi Apostoli, una sorta di parallela di Via del Corso che poi sarebbe proseguita attraverso i Fori Imperiali per collegarsi a San Giovanni in Laterano, e un "decumano" Est-Ovest che, in asse con San Pietro, da Ponte Umberto avrebbe raggiunto San Lorenzo in Lucina e, attraversando Via del Corso avrebbe raggiunto Piazza Mignanelli, dove si sarebbe congiunta con un'altra arteria, un traforo sotto al Pincio che, sbucando nell'area di Via Veneto, si sarebbe ricongiunta al decumano per raggiungere la zona di Termini. Quest'ultima arteria sarebbe partita proprio dal "decumano", in una piazza lungo Via del Babuino subito a sud di Piazza del Popolo.
Cardo e Decumano si sarebbero inoltre incontrati nell'area di Propaganda Fide, dove sarebbe dovuto essere realizzato un grande foro, da intitolare a Mussolini, che avrebbe portato a importanti demolizioni del tessuto urbano dell'area.

Lo sviluppo di Roma nel progetto GUR

Di respiro territoriale più ampio era invece il progetto del Gruppo degli Urbanisti Romani (GUR). Esso infatti si poneva il problema del collegamento della città con il litorale, da poco era iniziata la realizzazione del Lido di Ostia, e molti progetti dell'epoca come il Porto di Roma di Paolo Orlando o la Città Internazionale di Hendryck Christian Andersen si sviluppavano in quest'area, e con i Castelli, e anche ai fini di questo intento era previsto uno spostamento della Stazione Termini nell'area di Portonaccio, più esterna rispetto all'abitato. L'area occupata dalla stazione e dei binari tra le Terme di Diocleziano e Porta Maggiore sarebbe stata trasformata in un quartiere amministrativo intorno a un grande viale, questo ricalcando il progetto di Piacentini del 1925.
L'ultimo progetto, quello di Brasini, era probabilmente il più invasivo sul tessuto già esistente, e forse anche il più zelante nel riprendere quanto prospettato da Mussolini nel 1925. 
La creazione di una prospettiva tra Piazza Colonna e il Pantheon sarebbe avvenuta, nei progetti di Brasini, con la creazione di un unico grande foro che univa Piazza Colonna, Montecitorio e il Pantheon con uno sventramento di proprzioni titaniche, mentre una scenografica Via Imperiale larga 40 metri sarebbe partita da Piazzale Flaminio fino a raggiungere San Giovanni. L'Augusteo sarebbe stato isolato e posto lungo questa strada, e proprio all'altezza del mausoleo si sarebbe incrociata un'altra nuova arteria che avrebbe raggiunto il Pincio.
 
Pantheon sventramenti progetto Brasini
Il progetto di isolamento del Pantheon di Armando Brasini
 
Tre progetti diversi, alcuni punti in comune: le prove generali per il nuovo PRG erano fatte. E tutto mentre la città, già da anni, stava iniziando a cmabiare faccia, espandendosi e iniziando una serie di opere che venivano incontro alle idee di allargamento stradale e isolamento dei monumenti già delineate e che erano ancora più esplicitamente espresse nei progetti di PRG.
Già nel 1924 erano stati isolati e restaurati i Mercati di Traiano, mentre nel 1926 era iniziato l'isolamento del Teatro di Marcello, nel 1927 gli scavi di Torre Argentina, così come quello di Castel Sant'Angelo (1928), con la nuova progettazione di Piazza Adriana ad opera di Marcello Piacentini, e quello del Campidoglio (1929). A questo, si aggiungevano i primi "diradamenti", una pratica teorizzata da Gustavo Giovannoni come risposta maggiormente sostenibile agli sventramenti e caratterizzata dalla demolizione di alcuni edifici e la ricostruzione minima o nulla, per aumentare gli spazi preservando gran parte dell'esistente. I primissimi avvennero nella zona di San Salvatore in Lauro.
Parallelamente a questi interventi, in una città che aumentava di popolazione e in cui abitavano ancora numerose persone in alloggi spontanei e improvvisati, iniziavano a sorgere le prime borgate, una forma di insediamento che durante gli anni del fascismo ebbe notevole sviluppo: costruite in posizioni estremamente periferiche, le borgate, le prime popolarissime e con scarsissimi servizi, ospitavano famiglie senzatetto, baraccate e anche provenienti dalle case demolite per fare spazio a sventramenti e isolamenti di monumenti. Spesso si è enfatizzato come le borgate abbiano ospitato soprattutto gli abitanti delle aree demolite, ma va precisato che questi rappresentavano solo una parte degli abitanti delle borgate.
Con queste premesse, il 14 Aprile 1930 il Governatore di Roma Francesco Boncompagni-Ludovisi decise di compiere un ulteriore passo determinante verso il nuovo PRG, istituendo una nuova commissione tecnica per mettere nero su bianco il nuovo piano. La commissione rappresentava un compromesso tra i tre gruppi di lavoro che si erano confrontati nel 1929, lasciando intendere che nel piano sarebbero stati ripresi elementi di tutti e tre i progetti. Nella commissione entrarono il Governatore stesso, affiancato da Cesare Bazzani, Armando Brasini, Marcello Piacentini e Roberto Paribeni in qualità di Accademici d'Italia, Alberto Calza Bini ed Edmondo Del Bufalo in qualità di membri della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, e infine Gustavo Giovannoni, Paolo Salatino, Antonio Munoz e Cesare Palazzo in qualità di esperti.


La commissione impiegò appena sei mesi per redigere il nuovo progetto, che venne presentato il 23 Ottobre 1930: molto, infatti, era stato ripreso dalla variante 1925-1926 e dai tre progetti della mostra del 1929. Come abbiamo visto, i preparativi per il PRG erano in azione da tempo e alla commissione fu necessario principalmente decidere quali elementi riprendere e in che modo farli dialogare tra di loro.
Il piano guardava allo sviluppo di Roma nei 30 anni successivi, pensando a una crescita di 800.000 abitanti che avrebbe portato la popolazione a 1.800.000 abitanti tramite la realizzazione di nuovi quartieri su 4.000 ettari. 
Vennero inoltre progettati un gran numero di sventramenti nella parte della città già esistente, in modo particolare nei rioni storici: una serie di interventi che avrebbero cambiato profondamente il volto di Roma e che sono stati, fortunatamente, effettuati solo in piccola parte.

I massicci sventramenti previsti nel centro di Roma nel PRG

Come in tutti e tre i progetti del 1929, il PRG riprese l'idea di realizzare un "cardo" e un "decumano" nell'area della città storica. Il "cardo" orizzontale, da una nuova piazza che sarebbe sorta intorno all'Augusteo e allargando Via Vittoria avrebbe raggiunto la zona di Piazza di Spagna, dove si sarebbe congiunta alla nuova arteria che dal Pincio, con un tunnel sotto Villa Medici, avrebbe raggiunto Via Veneto e l'area di Termini. Di fatto questa arteria avrebbe rappresentato il decumano del nuovo piano, e non la parallela di Via del Corso che dall'area di San Carlo avrebbe raggiunto Piazza Venezia. Questo anche per via del progetto di demolizione della Stazione Termini, che sarebbe stata interrata e  sostituita in superficie da un maestoso viale, Viale della Vittoria, circondato da edifici signorili che avrebbero ospitato uffici.

Le grandi mutazioni previste con l'interramento della Stazione Termini e la creazione  della città dei teatri al Castro Pretorio 

Furono poi proposti una serie di sventramenti nelle aree del centro di Roma, a partire da quelli indicati nel 1925 da Mussolini come l'isolamento del Mausoleo di Augusto e l'allargamento delle strade tra Montecitorio e il Pantheon, la demolizione della Spina dei Borghi, la nascita di una strada tra Ponte Umberto e Piazza del Parlamento, e numerosi altri interventi che se fossero stati interamente realizzati avrebbero cambiato vistosamente il volto della città storica. Qualcosa di simile a quanto avvenuto a Milano, dove gli sventramenti sono stati ben più invasivi sul tessuto esistente (e dove i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale hanno poi demolito intere aree).

Progetto di un nuovo viale e ponte sul Tevere, l'odierno Corso Francia

Venne invece ripreso dalle idee esposte da Brasini nel suo testo "L'Urbe Massima" l'ingresso monumentale alla città nel piazzale di Ponte Milvio, con la realizzazione di un nuovo ponte monumentale sul Tevere, mentre fu progettato nella zona del Castro Pretorio un quartiere adibito a teatri.

La grande espansione dei quartieri orientali nel PRG 

Vennero poi previsti nuovi quartieri, da svilupparsi tutti in maniera radiale lungo le consolari ed estendendosi per circa due chilometri di raggio dal perimetro delle Mura Aureliane. La città si sarebbe espansa fortemente ad Est, con una grande serie ininterrotta di palazzine e edifici intensivi che dall'Aniene giungeva fino alla Via Tuscolana.
Il limite Occidentale è fissato da una grande circonvallazione orientale che sembra quasi anticipare l'attuale Viale Palmiro Togliatti.


I Monti Parioli, previsti con l'edificazione di palazzine e villini

Dal punto di vista delle tipologie edilizie, si pensò a una zonizzazione che comprendesse edifici intensivi, palazzine di quattro piani con attico, villini di tre piani con attico, ville signorili, parchi privati, casette a schiera e orti-giardini. Le ultime tipologie non vennero mai realizzate, mentre palazzine e villini furono costruite con la possibilità di arrivare rispettivamente a sei-sette e cinque-sei piani.
Le aree a Nord-Ovest, come nel PRG del 1908, furono previste a villini e costruzioni estensive, con solamente alcune zone da edificare a palazzine.

Lo sviluppo di Monteverde, a palazzine e villini, con la striscia di intensivi di Via di Donna Olimpia

Riguardo il verde pubblico, venne prevista la realizzazione di numerosi giardini di quartiere e di grandi parchi urbani, tra cui quello degli Acquedotti, quello di Tor de' Schiavi, quello di Monte Mario, di Villa Pamphilj e di Villa Abamelek, mentre una lungimirante forma di tutela viene istituita tra la Zona Archeologica, l'Appia Antica, e il parco dell'Acqua Santa, il famoso cuneo verde, che dai Castelli arrivava al centro storico di Roma, corrispondente, in parte, all'odierno Parco Regionale dell'Appia Antica.

L'ampia area di rispetto assoluto, solo in parte realizzata, prevista nell'area del centro storico, protesa verso l'Appia Antica e i Castelli Romani 

Un altro aspetto importante fu la pianificazione del sistema ferroviario metropolitano e suburbano, per la quale erano proposti un anello ferroviario e quattro linee metropolitane. Lungo l'anello vengono pensate 16 stazioni, alcune delle quali con funzione di stazione di testa per determinate linee ferroviarie: una stazione Flaminia nell'area in cui oggi sorge il Villaggio Olimpico per la Roma-Nord, la Stazione Prenestina per la Roma-Sulmona, la Stazione San Pietro per la Roma-Viterbo e la Stazione Ostiense per la Roma-Ostia.
Le linee metropolitane pensate furono invece quattro, in gran parte esposte nel piano metropolitane del 1930 in cui se ne riconoscono tre. Una linea A aveva l'obiettivo di un collegamento est-ovest della città, e partendo dalla Stazione Ostiense passava per Trastevere, raggiungendo Piazza Venezia e proseguendo a Termini, per poi biforcarsi fuori Porta Pia in due tronconi uno lungo la Nomentana fino al bivio con Pietralata e l'altro lungo la Salaria, fino grossomodo a Piazza Verbano. La seconda linea, la B, dalla stazione Ostiense raggiungeva Piazza Venezia per poi seguire il rettilineo di Via del Corso e prendere la Flaminia. La terza linea, la C, partendo dall'area del Trionfale-Della Vittoria, sarebbe passata per San Pietro, Castel Sant'Angelo, attraversato Via del Corso per raggiungere Piazza Barberini, Termini, attraversare l'Esquilino e uscire dalle Mura Aureliane presso San Giovanni, per poi proseguire lungo l'Appia Nuova seguendo lo sviluppo urbano nella direzione dei Castelli. Una quarta linea, dalla zona Trionfale-Della Vittoria avrebbe raggiunto Piazzale Flaminio, quindi Termini, per poi proseguire verso i nuovi quartieri a est del centro.
Fuori dall'area compresa, il piano si limitava a una serie di norme generali: diversamente dal progetto del 1929 degli Urbanisti Romani, dunque, non prevedeva una particolare integrazione con l'Agro Romano e la provincia. L'attuazione del piano era inoltre demandata ai piani attuativi, anticipando così quanto sarebbe diventato la norma a partire dal 1942, con la nuova legge urbanistica.
Dopo un iter di alcuni mesi, il 30 Maggio 1931 il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici approvò il piano, che divenne quindi ufficiale. L'unica grande variazione rispetto al PRG originario fu la demolizione della vecchia Stazione Termini e il suo spostamento di poco inferiore a Sud, senza attuare il previsto interramento, a causa della forte opposizione delle Ferrovie dello Stato. Tale decisione bloccò completamente i piani di espansione della città ad Est. Come vedremo, le esigenze urbanistiche avrebbero di lì a poco spinto per un'espansione verso il Tirreno.
Durante tale iter, vennero messe a punto anche una serie di disposizioni di natura tecnica, a partire dalle indennità da corrispondere per gli immobili da espropriare per attuare il piano.
Il PRG 1931, al netto delle varianti che gli sarebbero state imposte, rimase in vigore circa 30 anni, fino a quello successivo del 1960. Diversi progetti vennero attuati, molti no: come abbiamo detto, la direzionalità rivolta a Est, a partire dallo spostamento della stazione ferroviaria, venne meno con la demolizione di Termini, mentre l'ambizioso progetto di un sistema di trasporto urbano su ferro non venne attuato, se non in modo molto parziale. E già al momento del piano, il sistema metorpolitano di Roma non era all'altezza di quello di altre capitali europee.
Il piano, inoltre, prevedeva molti interventi invasivi a livello di sventramento che avrebbero alterato notevolmente il centro storico: alcuni, come noto, vennero attuati, molti, fortunatamente, no. 
Questo anche per lo scarso respiro dei piani particolareggiati delle diverse zone, spesso realizzati senza particolare connessione e visione generale, fatto che ha contribuito a una serie di ritardi. 
Così, se da un lato sono stati realizzati senza problemi lo sventramento dei Fori, l'isolamento dell'Augusteo e il nuovo Corso Rinascimento, solo un inizio dei lavori si è visto per la strada che da Chiesa Nuova avrebbe dovuto raggiungere Ponte Mazzini, non venne iniziato l'allargamento di Via Vittoria e solo su carta sono rimaste molte opere del genere.
Altra importante modifica al PRG avvenne a partire dal 1936, in funzione dell'Esposizione dell'E42 in programma per il 1942. In tale occasione, venne individuata come area per ospitare l'evento la zona delle Tre Fontane, influendo così in maniera notevole sui progetti infrastrutturali e di sviluppo urbanistico, che andarono a spostarsi soprattutto su quella direttrice. 
Tra il 1941 e il 1942 venne messa nero su bianco una variante del PRG del 1931 che veniva incontro alle mutate esigenze, che dette priorità all'espansione di Roma verso le rive del Tirreno, partendo dalla realizzazione della nuova Via Imperiale tra il centro di Roma e Ostia e lo sviluppo della città lungo la nuova strada. La variante fu progettata in primis da Piacentini, che si avvalse della collaborazione tra gli altri di Giovannoni, e nello specifico elaborò la realizzazione di una continuità urbanistica tra i quartieri Ostiense, Ardeatino e Portuense e l'area dell'Esposizione, la costruzione di una città militare nella vicina zona della Cecchignola, mentre alla Via Imperiale e al Viale Marconi era affidato il compito di agevolare la viabilità Nord-Sud e la progettata linea B della metropolitana venne deviata sul quartiere espositivo.
A questo, nel 1942 si aggiunse l'emanazione della nuova legge urbanistica, la 1150, ispirata da Virgilio Testa, che rappresenta ancora oggi il principio di tutte le successive modifiche legislative in natura di urbanistica, che divide su diversi livelli la pianificazione.
Ma la modifica al PRG e la nuova legge urbanistica influirono relativamente nell'immediato: dal 10 Giugno 1940 le attività edilizie si fermarono per l'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale. La sconfitta dell'Italia e la caduta del fascismo resero obsoleto parte del piano e lo sviluppo postbellico avvenne secondo nuove esigenze urbanistico-edilizie, che portarono a un nuovo Piano nel 1962, due anni dopo che Roma aveva ospitato le Olimpiadi.
L'E42 non venne ospitato e lo sviluppo dell'EUR, il cui progetto venne comunque in gran parte realizzato, andò nella direzione di un quartiere direzionale. Molto del PRG del 1931 non venne realizzato, in particolare tra gli sventramenti, e diverse attuazioni rimasero incompiute, come la strada che dalla Chiesa Nuova sarebbe dovuta arrivare al Gianicolo, i cui sventramenti, iniziati ed interrotti sono ancora visibili. O come il progetto di allargamento di Via Vittoria, ripreso dopo il secondo conflitto mondiale ma bloccato dall'opposizione dell'opinione pubblica. Una serie di piani specifici che meritano di essere trattati singolarmente.
Quanto l'espansione dei nuovi quartieri, questi procedettero attraverso la realizzazione dei piani particolareggiati. In molti casi il PRG del 1931 fu stravolto, con l'aumento delle cubature e la scomparsa dei tessuti residenziali di tipo estensivo.

Progetto dell'edificazione di Monte Mario, previsto quasi interamente a villini, trasformati negli anni Cinquanta in palazzine 

Emblematici in questo senso, sono la lottizzazione del quartiere Monte Mario ad opera della Società Generale Immobiliare, in cui scompaiono completamente i villini e vengono realizzate solamente palazzine, e la realizzazione del quartiere Don Bosco, dove al posto delle palazzine e dei villini vennero realizzati enormi edifici intensivi.

Progetto del futuro quartiere Don Bosco, completamente disatteso nella realizzazione del piano particolareggiato negli anni Cinquanta, facendo sparire le aree a villini e palazzine, e lottizzando solamente a intensivi (in marrone nel PRG)


Altri siti che ne parlano:

Garbatella Lotto XIV



Il Lotto XIV della Garbatella è situato tra le Vie Francesco Passino, Via Fausto Vettor, Via Obizzo Guidotti e Via Vittorio Cuniberti, nel Quartiere Ostiense.
Esso è occupato da cinque villini, risalenti al 1925 e facenti parte del Quartiere degli sfrattati realizzato intorno a Piazza Masdea.
Gli edifici hanno l'aspetto semplice delle 'case rapide', dove elementi architettonici sono molto semplificati.
Nel 1926 e 1927 furono progettate cinque palazzine sui terreni del lotto rimasti liberi, tra le Vie Passino e Fausto Vettor, terminate nel 1928.
Tre furono curate dall'architetto Innocenzo Sabbatini, all'angolo fra le Vie Passino e Fausto Vettor, nel 1926, mentre quella posta all'angolo tra Via Passino e Via Cuniberti fu disegnata dall'architetto Pietro Sforza nel 1927.


Le due palazzine laterali di Sabbatini sono identiche, e sono molto simili, nella struttura, a quelle gemelle adiacenti del lotto 13.
Si sviluppano su tre piani, la facciata longitudinale è inquadrata da una fascia a bugnato alternato, al terzo piano sono presenti finestre ad arco, mentre nell'attico si trovano quattro nicchie ovali decorate da cartigli.


La facciata interna, uguale a quella del lotto 13, è segnata da due avancorpi, con bugnato angolare, e dalla porta di ingresso bugnata centrale, posta sopra una movimentata scala a due rampe. La facciata termina con un piccolo corpo centrale, raccordato a volute e occupato da una finestra ovale.


La terza palazzina di Sabbatini, posta ad angolo tra le Vie Vettor e Passino, è più semplice, priva di particolari decorazioni, a parte la cornice marcapiano del terzo piano e due bei medaglioni contenenti bassorilievi con scene di ispirazione classica.


L'edificio progettato da Pietro Sforza, si caratterizza per una pianta movimentata, con una sorta di avancorpo a spigoli smussati.
La parte più interessante è l'attico, che si sviluppa sopra uno spesso cornicione, esso è decorato da nicchie architravate con un timpano, su lesene, fra cui si aprono due arcate, contenenti le finestre quadrangolari.
Ai lati dei timpani si trovano begli stucchi contenenti una pila di vasi con pigne, in parte oggi perduti per lo stato di abbandono in cui si trova la palazzina.
In origine i colori di tutti gli edifici del lotto  erano chiari, mentre le due palazzine gemelle di Sabbatini sono state restaurate con colore rosso mattone, tipico degli anni Trenta.





Garbatella Lotto XIII




Il Lotto XIII della Garbatella è situato tra le Vie Edgardo Ferrati, Francesco Passino, Obizzo Guidotti, Fausto Vettor e Piazza Bartolomeo Romano, alla Garbatella, nel Quartiere Ostiense.



È occupato da cinque palazzine, i fabbricati 2-6, progettate da Innocenzo Sabbatini nel 1926 e dallo Stabilimento dei Bagni Pubblici, il fabbricato 1, posto in Via Ferrati, dello stesso autore.
Nelle palazzine Sabbatini sperimentò varie piante a T e a L, che influenzarono particolarmente gli architetti che si occuparono di progettare altri edifici a Roma in quegli anni. 

Il fabbricato 2 visto da Via Passino

I fabbricati 2 e 6 sono identici, e sono situati in Via Francesco Passino e Via Obizzo Guidotti, si sviluppano su tre piani, sono dotati sulla facciata esterna di un avancorpo decorato da bugnature alternate. Al terzo piano sono presenti finestre ad arco, mentre l'attico è occupato da nicchie orizzontali, contenenti dei mezzibusti di figure maschili e femminili.

La facciata interna del fabbricato 2

La corte interna è costituita da due avancorpi laterali, contenenti due finestre, al centro si trova il portone d'ingresso, con cornice bugnata e timpano. Ai piani superiori si aprono grandi logge con finestre ad arco, sulla sommità si trova una torretta quadrata, raccordata a volute, di ispirazione manierista.

Progetto del fabbricato 3

Il fabbricato 3 ha una particolare pianta a T, la facciata principale, lungo Via Fausto Vettor è simile a quella delle due palazzine gemelle, con le finestre al piano nobile architravate.

Il fabbricato 4

Il fabbricato 4 è posizionato ad angolo tra le Vie Francesco Passino e Via Fausto Vettor.
È caratterizzato una bugnatura angolare alternata e da una soluzione d'angolo particolarmente suggestiva, con una spigolatura concava degli ultimi due piani, sormontata da una splendida cimasa, con un'edicola contenente una un'ampia finestra ad arco, raccordata da due volute ad un pilastrino con sfere decorative.


Questa palazzina l'unica ad essere stata restaurata di tutta la Garbatella, per fortuna correttamente con colori chiari, così come erano in origine.
Il fabbricato 5 ha una pianta ad V, è decorato da un bugnato angolare.
La facciata è impreziosita da balconcini circolari che si aprono nella cornice marcapiano del terzo piano.
All'angolo la facciata è tronca, e al pianterreno si trova un bel portico ad arcate.





Stabilimento dei Bagni Pubblici della Garbatella



L'edificio dei Bagni Pubblici si trova in Via Edgardo Ferrati n. 3, ad angolo con Piazza Bartolomeo Romano, alla Garbatella, nel Quartiere Ostiense.
Insieme al Teatro Palladium è uno dei due edifici polifunzionali progettati da Innocenzo Sabbatini per ospitare i servizi della città giardino. Come per l'adiacente cinema-teatro l'architettura è grandiosamente ispirata a quella dell'Antica Roma, in particolare, nel basamento, alla casa di Diana di Ostia Antica e nel coronamento, alla Basilica di Massenzio e alle Terme di Diocleziano.


Lo Stabilimento è compreso nel Lotto XIII di cui costituisce il fabbricato 1, fu progettato nel 1927 e terminato nel 1929.


L'edificio si sviluppa su cinque piani, il piano terra è rivestito in laterizio, il secondo è occupato da strette finestre semicircolari, al terzo si apre una lunga balconata aggettante, con base ricurva concava, in mattoni.


Il grande portale d'ingresso, affiancato da due colonne tuscaniche, ha sull'architrave la scritta ISTITVTO PER LE CASE POPOLARI STABILIMENTO BAGNI.
Sopra la spessa cornice di coronamento si trovano tre grandi finestre termali in cemento armato che racchiudono l'attico.


Il fronte laterale è sviluppato su tre piani, con a coronamento un timpano, dietro il quale  si affaccia la grande finestra termale dell'attico.
All'interno i bagni occupavano il piano terra e quello seminterrato.
Le docce erano poste nel deambulatorio, di pianta circolare, decorato da colonne tuscaniche, mentre le vasche da bagno si trovavano lungo i corridoi laterali.


Le esigenze igieniche delle famiglie, sempre molto numerose, non potevano essere infatti soddisfatte dai bagni delle case popolari, privi di acqua corrente. La popolazione si riversava quindi negli stabilimenti che erano molto frequentati ed amati.
I piani superiori sono occupati da appartamenti, con quattro alloggi per livello.
Nel 1960 gli stabilimenti furono chiusi e successivamente vennero destinati dall'ATER ad un negozio di mobili, con l'effettuazione di vari lavori di soppalcatura e frazionamento, nel 2012 il mobilificio Proietti chiuse definitivamente.
Il 2014 i locali sono stati occupati da ragazzi dei centri sociali che hanno ribattezzato il luogo Moby Dick.
Successivamente il Municipio e la Regione hanno deciso di avviare un programma di recupero della struttura, che è stata restaurata e l'8 novembre 2016 è stata aperta al pubblico come Biblioteca Moby Dick.


Il 21 febbraio 2020 è stata inaugurata nella biblioteca la mostra Garbatella 20/20 che celebra i 100 anni della fondazione del quartiere, curata da Francesca Romana Stabile, Elisabetta Pallottino e Paola Porretta dell'Università di Roma Tre. Nella nella mostra sono stati esposti molti documenti e disegni originali dei progettisti, provenienti dall'Archivio Storico dell'ICP.



I colori originali dell'edificio erano rosso mattone per le superfici intonacate, mentre le parti architettoniche erano di colore chiaro, a imitazione del marmo.




Santa Maria Regina Pacis



La Chiesa di Santa Maria Regina Pacis si trova in Piazza Regina Pacis n. 13, nel Lido di Ostia Levante.
La costruzione di una chiesa ad Ostia era prevista già nei primo piano regolatore, realizzato da Gustavo Giovannoni nel 1916.
Durante la I Guerra Mondiale, proprio nel 1916, l'ingegnere Paolo Orlando, fondatore di Ostia e della ferrovia Roma Lido, propose al Cardinale Vincenzo Vannutelli, Vescovo di Ostia, la costruzione di una chiesa da dedicare a Maria Regina della Pace.
Il terreno per l'edificio sacro venne donato dal Governatorato di Roma, sulla duna più alta del lido, ai padri Agostiniani della parrocchia di Santa Aurea di Ostia Antica. 
Nel 1917 il cardinale Vannutelli affidò all'architetto Giulio Magni l'incarico di progettare la chiesa e il convento adiacente.
La prima pietra venne solennemente posta il 21 giugno 1919, dal Cardinale in persona, i lavori però subirono un rallentamento per carenza di fondi, e continuarono soltanto grazie a nuovi finanziamenti stanziati dai Padri Pallottini, che subentrarono, nel 1924, agli Agostiniani.
La proclamazione dell'edificio a parrocchia avvenne nel luglio del 1926.

La consacrazione della chiesa nel 1928 (foto LUCE)

L'inaugurazione ufficiale fu celebrata solennemente il 20 dicembre 1928, mentre sulla cupola erano presenti ancora i ponteggi del cantiere.
La chiesa è lunga 56 metri è larga 21, la cupola ottagonale ha il diametro di 12 m ed è alta 42 m. All'esterno l'edificio è rivestito da mattoni rossi, mentre gli elementi architettonici sono in travertino, così come le spigolature del campanile.


La facciata è inquadrata da una coppia di lesene con capitelli corinzi, fra le quali si apre un arco a tutto sesto, sorretto da due semicolonne ioniche scanalate, al centro si apre una grande finestra termale stilizzata. Nel timpano si trova uno stemma di Pio XI. 


La grande cupola è posta su un tamburo ottagonale, occupato da ampie finestre inquadrate da colonne doriche, è rivestita in lastre di piombo e termina in una lanterna stilizzata.
L'edificio ha una pianta a croce latina, con navata centrale e cappelle laterali.


La navata si ispira alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Santi, con volta a botte e grandi finestre termali laterali, sorreggono la volta otto grandi colonne in finto travertino con capitelli corinzi, dell'altezza di 8 m.
Fra le cappelle laterali, tutte decorate con altari ad edicola, le più interessanti sono quella della Pietà, con la tomba di Paolo Orlando, e quella della Madonna di Pompei, con un elaborato altare in stile neobarocco.


Le cappelle del transetto sono dedicate a San Vincenzo Pallotti a destra, con un grande affresco del 1978 di Mario Rosati, e al Sacro Cuore di Gesù, a sinistra, sono delimitate da due grandi colonne corinzie. 


L'Altare Maggiore, decorato con marmi policromi, è costituito da due colonne corinzie in porfido, sostenenti un timpano ricurvo, nella nicchia centrale si trova una statua di Maria Regina Pacis, con il Bambino in braccio.


Nel 2007 sono state inaugurate le nuove vetrate colorate realizzate da Albano Poli in vetro soffiato.