Statua di Giasone

Statua del Giasone di Thorvaldsen, copia
 
 La statua di Giasone si trova in Piazza Thorvaldsen, nel Quartiere Pinciano. L'opera è una copia della scultura realizzata dall'artista danese Bertel Thorvaldsen, cui la piazza è dedicata.
La storia di questa statua ha inizio con uno scambio di cortesie tra le città di Roma e Copenaghen e i sovrani di Italia e Danimarca. Nel 1922, infatti, la capitale danese dedicò a Dante Alighieri una prestigiosa piazza cittadina, il Re Cristiano X invitò il sovrano italiano Vittorio Emanuele III per una visita nel Paese. I due re, nell'occasione, posero la prima pietra di un monumento che celebrasse Dante nella nuova piazza. Tale monumento, chiamato "Dante Florentinus", venne donato dalla città di Roma ed è costituito da una colonna con in cima una statua di Beatrice.
In questo contesto, Roma decise di dedicare a Thorvaldsen una piazza lungo la direttrice delle Belle Arti, un luogo nato in occasione dell'Esposizione del 1911 e che si era rapidamente trasformato in area dove è celbrata l'amicizia tra l'Italia e altri Paesi. La città di Copenaghen, in questo contesto di amicizia, decise di donare a Roma una statua che facesse riferimento all'opera di Thorvaldsen da collocare nella nuova piazza, optando per una copia in bronzo del Giasone, opera realizzata dallo scultore danese mentre era a Roma nel 1802. Tale statua venne donata nel 1925 e collocata nella piazza dove attualmente si trova.

Piazza Thorvaldsen

targa stradale Piazza Thorvaldsen

Piazza Thorvaldsen si trova nel Quartiere Pinciano, compresa tra Viale delle Belle Arti e Piazza José de San Martin. Tale piazza prese questo nome nel 1922, quando il Comune di Roma volle trovare un modo per ringraziare la capitale danese, Copenhagen, che aveva appena dedicato a Dante Alighieri un'importante piazza della città, Dantes Plads.
Tale piazza dedicata al Sommo Poeta si trova di fronte all'importante museo della Ny Carlsberg Glyptotek. In seguito a tale dedica, il Re di Danimarca Cristiano X volle invitare il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, e i due presero parte a una cerimonia di posa della prima pietra di un monumento a Dante, monumento che venne poi donato dalla città di Roma e che consiste in una colonna con un basamento con scritto "Dante Florentinus" e in cima alla quale è posta una statua di Beatrice.
Fu dunque in questo clima di amicizia tra Roma e Copenaghen e, più in grande, tra l'Italia e la Danimarca che il Consiglio Comunale di Roma volle trovare un grande danese da celebrare e una piazza valida per farlo.
Come danese, il Sottosegretariato di Stato alle Belle Arti scelse Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770-Copenaghen 1844), grande scultore neoclassico, ritenuto il principale "rivale" di Antonio Canova, e attivo per molti anni anche a Roma dove fu persino presidente dell'Accademia di San Luca tra il 1827 e il 1828. Il Consiglio Comunale individuò dunque uno slargo del Viale delle Belle Arti, sorto poco più di un decennio prima in vista dell'Esposizione del 1911 e che nel tempo stava diventando un luogo di celebrazione dell'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi.
 
Statua Giasone Thorvaldsen Roma
 
Sempre in questo contesto, nel 1924, il Comune di Copenaghen donò alla città di Roma una copia in bronzo del Giasone, la prima importante opera di Thorvaldsen, da collocare nella nuova piazza.
Come abbiamo detto, negli anni la direttrice di Viale delle Belle Arti e la vicina Villa Borghese sono divenuti un luogo che celebra l'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi, come si può vedere dalle numerose statue di illustri figure delle culture straniere e dai numerosi istituti di cultura di Paesi del mondo presenti nell'area.
 
Vazov piazza Thorvaldsen

E così, nel 2010 a fare pendant alla statua di Giasone è stata posta la statua di Ivan Vazov, importante poeta bulgaro vissuto tra il XIX e il XX Secolo e ritenuto il "Patriarca della letteratura bulgara". Anche la statua di Vazov è stata donata dal suo Paese, la Bulgaria, nello specifico da Bozhidar Petrakiev, magnate proprietario della catena di supermercati Elemag-Gourmet. La decisione di porre una statua di Vazov a Roma fu presa dal Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi durante una visita in Bulgaria nel 2009, e venne inaugurata il 24 Maggio 2010. Il 13 Giugno dello stesso anno, Berlusconi si recò in Bulgaria dove, al fianco del premier bulgaro Boyko Borisov inaugurò una statua di Giuseppe Garibaldi a Sofia, in una piazza dedicata proprio all'eroe dei due mondi. Garibaldi aveva un legame stretto con la Bulgaria, e nel suo esercito era presenta una notevole presenza di militari bulgari, a partire da Petko Kiryakov Voyvoda, che nel 1866 incontrò Garibaldi e costituì il "Battaglione Garibaldi" composto da italiani e bulgari che andò a combattere a Creta contro gli Ottomani.
Piazza Thorvaldsen è una piazza molto nota nell'immaginario dei romani perché essendo il capolinea della linea 3 del tram il suo nome compare su numerose vetture in tutta Roma.

Targa della Basilica di San Nicola in Carcere

 
San Nicola in Carcere targa storia

La targa in questione si trova su un lato della facciata della Basilica di San Nicola in Carcere, nel Rione Sant'Angelo, e ci fornisce diverse informazioni su tale edificio ecclesiastico. Nello specifico c'è scritto che la facciata è stata realizzata nel 1599 da Giacomo Della Porta, l'interno risale al 1128 e la parte superiore al 1865.

Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene



Il Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene si trova in Piazza Sempione n. 15 nel Quartiere Montesacro.
L'edificio fu costruito nel 1922 dall'Unione Edilizia Nazionale su progetto di Innocenzo Sabbatini, come principale edificio pubblico della Città Giardino, affacciato su Piazza Sempione, posto sul lato Settentrionale, di fianco rispetto alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi, all'epoca anch'essa in costruzione. 


Sabbatini progettò un'architettura emblematica, che riprende elementi della tradizione civica medievale Italiana, che all'epoca si stavano riscoprendo nell'architettura vernacolare e tradizionale. 


L'edificio è caratterizzato da una facciata con una lieve concavità, che serve ad abbracciare meglio la piazza. È a tre piani, ma in origine ne aveva soltanto due, quindi oggi è la torre risulta più bassa di come fosse negli anni Venti. 
Al pianterreno è presente un portico, con pilastri ricoperti in tufo, decorato con formelle in stucco di gusto Secessione Viennese, in cui sono raffigurati figure animali, sopra il portico si apre una lunga terrazza. 
Le finestre del primo piano sono molto semplici, mentre quelle del secondo piano sono decorate in maniera alternata da sottarchi, contenenti maschere e volti, tra cui spicca quello di Innocenzo Sabbatini stesso. 


La facciata è dominata dalla torre campanaria centrale, una volta di tre piani, in cui è presente uno stemma in stucco del Quartiere, con il motto NVMQUAM SINE LVCE, al livello superiore si trova un grande orologio, con tettoia a spioventi, all'ultimo piano si trovano piccole finestre ad arco, mentre sulla sommità si apre una importante struttura in ferro battuto, che sostiene la campana. 
Al pianterreno il palazzo era occupato dalla Polizia Municipale e dall'ufficio postale, al primo piano erano si trovavano gli uffici della Delegazione Municipale, mentre al secondo piano era posta la Scuola Elementare.
Il terzo piano è stato aggiunto negli anni Cinquanta ed ha completamente snaturato l'equilibrio originale dell'edificio, con la perdita di due eleganti cimase laterali e la riduzione dell'altezza della torre campanaria. 
Nel 2010 l'edificio è stato restaurato in maniera corretta, e il 24 marzo 2010 vi è tornata la sede politica del III Municipio.

Fontana dei Quattro Fiumi

Piazza Navona Fontana dei Fiumi

La Fontana dei Quattro Fiumi, conosciuta anche come Fontana dei Fiumi, si trova al centro di Piazza Navona, nel Rione Parione. Si tratta di una delle principali opere dell'arte barocca a livello mondiale, nonché di uno dei capolavori che meglio illustrano il genio artistico del suo autore, Gian Lorenzo Bernini.
Le origini di questa fontana sono strettamente legate all'elezione al Soglio Pontificio di Papa Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), soprattutto per due fattori fondamentali: il suo progetto per trasformare Piazza Navona in una piazza monumentale e la sua rivalità con il predecessore Papa Urbano VIII Barberini (1623-1644), quest'ultimo protettore dell'artista Gian Lorenzo Bernini.
 
Piazza Navona 1591
Piazza Navona come si presentava nella mappa di Antonio Tempesta del 1591
 
Quando Innocenzo X divenne Papa, infatti, volle cercare di ridimensionare quanto più possibile il potere dei suoi rivali Barberini: un'azione che fu compiuta anche dal punto di vista artistico, mettendo in secondo piano gli artisti maggiormente legati ad Urbano VIII, primo tra tutti Bernini, fatto che favorì il lavoro del suo rivale Francesco Borromini.
Innocenzo X volle inoltre fare di Piazza Navona una celebrazione della famiglia Pamphilj, così come nei secoli precedenti era stato fatto dai Farnese e dai Barberini per le piazze su cui si affacciano i rispettivi palazzi e che portano i nomi delle rispettive famiglie.
Al momento dell'elezione al Soglio di Pietro di Innocenzo X, al centro di Piazza Navona sorgeva un semplice abbeveratoio, mentre il proprio palazzo rappresentava solamente una piccola parte dell'isolato attualmente occupato quasi completamente, fiancheggiato dalle dimore dei Cybo e dei Mellini. La Chiesa di Sant'Agnese in Agone era invece solamente un piccolo luogo di culto.
Nei piani di Innocenzo X, per trasformare la piazza in una celebrazione dei Pamphilj, vennero acquistate le dimore dei Cybo e dei Mellini per realizzare un ampio palazzo della famiglia, mentre Sant'Agnese in Agone sarebbe dovuta diventare una maestosa chiesa con la funzione anche di cappella di famiglia. Al centro, era prevista la realizzazione di una fontana monumentale che sostituisse l'abbeveratoio.
Vista la decisione di ridimensionare gli artisti che avevano lavorato con i Barberini, Innocenzo X decise di rivolgersi a Girolamo Rainaldi per il palazzo e la Chiesa (poi intervenne Borromini a modificare tali opere, ma questa è un'altra storia) e a Francesco Borromini per la fontana. Bernini, dopo anni in cui era stato indiscusso protagonista della produzione artistica a Roma, si trovò marginalizzato, gli venne solamente affidato l'incarico di occuparsi del prolungamento dei condotti dell'Acqua Vergine dal luogo dove oggi sorge la Fontana di Trevi a Piazza Navona.
 
Fontana Piazza Navona Progetto Borromini

Borromini presentò dunque un primo progetto, elegante quanto semplice, in cui un obelisco era posto su un basamento con quattro conchiglie con mascheroni, che gettavano acqua nella vasca sottostante. Una certa semplicità che non entusiasmò il Pontefice e che permise a Bernini di mettere in campo un astuto stratagemma per entrare nelle grazie di Innocenzo X e ottenere, nel 1648, la commissione dell'opera ai danni dell'artista rivale.
Bernini abbozzò dunque la fontana e ne realizzò un modello in argento alto un metro e mezzo che fece pervenire a Donna Olimpia Maidalchini, influentissima cognata del Papa, la quale era particolarmente amante dello sfarzo. Colpita dal progetto, presentato in una forma particolarmente scenografica, la donna convinse il Papa a far realizzare la fontana al Bernini, fatto che avvenne anche prchè il Pontefice stesso fu impressionato dal modello.
Il progetto risultava una forte rottura rispetto ai modelli di fontana monumentale, dal momento che portava in un contesto urbano, particolarmente celebrativo e centrale, gli elementi della fontana rustica tipica delle ville suburbane, caratterizzata soprattutto dalla presenza di elementi naturali quali le rocce, fino a quel momento quasi impensabili per un simile contesto. Se questo elemento è ben presente, visibile e caratterizzante dell'opera realizzata dal Bernini, alcuni elementi del progetto iniziale risultano in parte differenti rispetto all'opera finale.
Dal bozzetto ligneo, sembra che Bernini volesse originariamente realizzare le figure della fontana in bronzo, ma quando poi ha preferito utilizzare il travertino ha dovuto rivedere le proporzioni del progetto per una questione di statica.
 
Fontana Fiumi Piazza Navona

La fontana realizzata si presenta in forma ellittica al livello stradale, al cui interno si sviluppa un grande gruppo roccioso in marmo, elemento che come abbiamo detto era inedito per una fontana di quello spessore. Sopra a tale gruppo si erge l'Obelisco Agonale, una copia romana di un obelisco egizio realizzata per volontà dell'Imperatore Domiziano, per la sua villa ad Albano. L'obelisco venne spostato nel 311 dopo Cristo da Massenzio nel suo circo sull'Appia Antica e nel 1651, ricomponendolo (era spezzato in quattro pezzi) per farlo collocare sulla fontana. Il gruppo di rocce su cui posa l'obelisco è una struttura cava: si tratta anche in questo caso di un fatto insolito per i canoni architettonici dell'epoca, che vedevano la struttura centrale come qualcosa di unitario. Questo tocco, che aggiunge ulteriore scenograficità e movimento alla composizione, era già stato sperimentato pochi anni prima, nel 1643, dallo stesso Bernini nella Fontana del Tritone di Piazza Barberini.
Ai quattro angoli del gruppo roccioso, Bernini decise di porre quattro figure maschili nude, allegorie di altrettanti fiumi dei quattro continenti allora conosciuti e che danno dunque il nome alla fontana. Le figure sono realizzate in dimensioni tali che, se fossero in posizione eretta, supererebbero i quattro metri di altezza.
 
Gange Claude Poussin
La statua del Gange

Le quattro statue sono state disegnate dal Bernini ma realizzate da altri scultori, e rappresentano il Nilo (di Giacomo Antonio Fancelli), il Gange (di Claude Poussin), il Danubio (di Antonio Raggi) e il Rio de La Plata (di Francesco Baratta), mentre la roccia in travertino è opera di Giovan Maria Franchi. 
Tali statue rappresentano una forte rottura con la scultura precedente: le loro pose sono molto distanti dalla solennità classicheggiante, hanno posizioni esuberanti e movimentate, come quella del Danubio, che indica uno dei due simboli dei Pamphilj posti sui lati Nord e Sud del gruppo roccioso della fontana, o il Nilo, che con un panno si copre il volto, allegoria del fatto che le sue sorgenti non erano conosciute. C'è poi il teatrale gesto del Rio de La Plata, col suo braccio alzato, oggetto di una leggenda metropolitana, che ci teniamo a smentire. Circola infatti la voce che Bernini lo abbia voluto realizzare come gesto di sfida verso il rivale Borromini, dal momento che si rivolge verso la Chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera dell'architetto ticinese, come a voler mettere in guardia da un suo crollo. Storia che evidenzia l'esuberante carattere del Bernini e la sua rivalità con Borromini, ma che è a tutti gli effetti un falso: il rifacimento borrominiano della Chiesa, infatti, è successivo alla realizzazione della fontana da parte di Bernini. La statua del Gange, invece, tiene in mano un grande remo, fatto che simboleggia la navigabilità del fiume indiano.
 
Fontana Quattro Fiumi Danubio Antonio Raggi
La statua del Danubio

A dare maggiore impressione di movimento nel gruppo scultoreo è la presenza di numerosi animali e piante nella vasca e nel gruppo roccioso, tutti strettamente legati alle rappresentazioni dei fiumi. C'è ad esempio un cavallo che spunta dall'apertura nelle rocce come nell'atto di lanciarsi in una corsa, come i cavalli delle pianure del Danubio. C'è poi un coccodrillo che ricorda anche un armadillo: dobbiamo ovviamente comprendere che nel XVII Secolo gli animali il cui habitat è distante dall'Italia venivano spesso realizzati con sembianze erronee, non essendo facile reperirne immagini e descrizioni verificate e del tutto fedeli, così come vi è un leone che sbuca, situato vicino a una palma, realizzata quest'ultimo dallo scultore Giobatta Palumbo. Si vedono inoltre un serpente di mare e un grosso pesce, forse un delfino, che con le loro bocche aperte inghiottono l'acqua della vasca usando un singolare e originale espediente. Sul gruppo roccioso è inoltre raffigurato un serpente di terra. A coronare il gruppo, sulla cima dell'obelisco, c'è una raffigurazione in bronzo di una colomba con un ramoscello d'ulivo in bocca, simbolo della famiglia dei Pamphilj e realizzata da Nicola Sale.
La grande scenograficità è data da immagini che, come abbiamo più volte ribadito, sono inedite per una fontana monumentale in un contesto urbano, non solo per via della presenza di elementi naturali, considerati principalmente rustici fino a quel momento, ma anche per il tono fortemente pittorico dato dai numerosi elementi naturali e animali presenti, in rottura con la solennità classicista usata in precedenza nella scultura. Questo elemento va inserito nell'ottica barocca di un'unità delle arti, che Bernini interpreta perfettamente nelle sue sculture.
L'opera fu estremamente costosa per l'epoca, e Papa Innocenzo X dovette attingere i finanziamenti da una tassazione del pane e una riduzione delle dimensioni standard delle pagnotte, un fatto che non piacque alla cittadinenza, che se la prese con Olimpia Maidalchini, la cognata del Papa, ritenuta indiretta responsabile della decisione e da sempre ritenuta una persona avida di denaro e di potere.
La fontana venne completata nel 1651 e inaugurata il 12 Giugno di quell'anno. La scenograficità della fontana fu apprezzata da tutti i contemporanei, tranne chiaramente da Borromini, dispiaciuto per aver perso la commissione. Anche questo fatto contribuì ad alimentare la rivalità tra i due artisti e le leggende a essa collegata, come la già citata leggenda metropolitana legata proprio a questa fontana.
 

Città Giardino Aniene



La Città Giardino Aniene è stato il primo insediamento ad essere costruito nel Quartiere Montesacro.
Si tratta di uno dei più interessanti esperimenti di edilizia a villini di tutta Italia, infatti l'idea di fondo era quella delle garden cities inglesi, teorizzate da Sir Ebenezer Howard, nel libro 'Le città giardino di domani' del 1898.
Il progetto urbanistico del nuovo quartiere fu affidato a Gustavo Giovannoni, nel 1919 egli elaborò una vasta città giardino, la più grande d'Europa, che si sviluppava sulle due alture di Montesacro, con strade sinuose che seguivano il più possibile le dorsali delle colline, adattandosi al declivio naturale, i lotti di terreno erano di circa 1000 metri quadri l'uno, per villini unifamiliari o bifamiliari. 
Nelle piazze e negli slarghi erano previsti edifici di maggiori dimensioni, anche intensivi. Inoltre fu progettato un nuovo ponte sull'Aniene, che conducva alla piazza principale, Piazza Sempione.
I lavori furono affidati nel 1920 al Consorzio Città Giardino Aniene, coadiuvato da sei cooperative di edilizia sovvenzionata: la Società Cooperativa Anonima Impiegati Statali, la Società Cooperativa l'Italica, la Cooperativa Liberi Professionisti, la Benemerita Parva Domus, la Cooperativa Giornalisti e la Cooperativa Casa Nostra. 


La piazza principale della Città Giardino, Piazza Sempione, fu progettata come centro di riferimento, posta di fronte al Ponte Tazio. I lavori iniziarono nel 1920 per iniziativa della Società Unione Edilizia Nazionale e dell'Istituto Case Case Popolari. Per Piazza Sempione Giovannoni progettò la Chiesa degli Angeli Custodi, mentre ad Innocenzo Sabbatini venne affidato il Palazzo Pubblico. 
Tutti i villini, realizzati dalle varie cooperative, furono costruiti tra 1921 e 1923, erano caratterizzati da due piani abitativi, una torretta, che costituiva l'ingresso e conteneva le scale, i muri portanti erano di tufo e malta, mentre il tetto era a spioventi in legno, rivestito in coppi alla romana.

Via Cimone con il Villino Dobelli di Fasolo, 1924

I terreni furono acquistati dalle diverse cooperative che appaltarono i lavori ad alcune società di costruzioni. La Cooperativa tra gli Impiegati dello Stato 'Città Giardino Aniene' costruì 82 villini posti tra Via Nomentana e Viale Gottardo, progettati tutti da Vincenzo Fasolo. 
La Cooperativa tra Impiegati delle Ferrovie dello Stato Parva Domus si occupò invece di costruire 343 villini, situati tra Viale Adriatico e Viale Tirreno.

I villini della Parva Domus, oltre Viale Adriatico

La Cooperativa La Casa Nostra ottenne i terreni posti tra Viale Adriatico e Via Nomentana, in cui vennero costruiti 49 villini, progettati dall'architetto Lorenzo Cesanelli.
La Cooperativa Liberi Professionisti costruì i villini nel 1922, nell'area posta tra Via Monte Cimone e Via di Monte Nevoso, su progetto di Roberto Marino e Angelo Guazzaroni. 

A destra i villini della Cooperativa Italica

L'ultima cooperativa, la Cooperativa Italica, stipulò il contratto nel luglio del 1922, costruì villini tra Corso Sempione, Via Cimone e Viale Gottardo su progetto di giovani architetti, vincitori del concorso di progettazione dell'Associazione Artistica tra i Cultori di Architettura, quali Mancini, Marino, Palmerini, Pirani, Marchi, Jacobucci, Vinaccia, Giobbe, Vaglieri, e Garroni.
L'Unione Edilizia Nazionale attraversò una grave crisi finanziaria, alla fine del 1922, che portò alla liquidazione dell'ente il 1923. 

La Città Giardino nel 1924, con i primi edifici dell'ICP in costruzione

L'anno successivo le proprietà della società furono trasferite al all'Istituto Case Popolari. Da questo momento la Città Giardino continua il proprio sviluppo su impulso dell'Istituto guidato da Alberto Calza Bini.
A partire dal 1924 cominciò la costruzione di edifici popolari, si iniziò da Montesacro I in Via Velino, Montesacro II in Viale Jonio e Montesacro III, lotto 1, su Viale Gargano. 

Il primo lotto di Montesacro III

Nel 1925 furono costruiti il lotto 2 di Montesacro III, ovvero il complesso di Piazza Sempione e via Maiella, Montesacro IV in Via Monte Rosa e Montesacro V in Via Monti Lepini, nel 1928 venne realizzato Montesacro III, lotto 3 di Via Subasio ad angolo con Piazza Sempione.
Tra 1934 e 1937 fu costruito il grande complesso della GIL di Viale Adriatico.
Dopo la guerra i lotti rimasti liberi saranno edificati a palazzine, e poi alla fine degli anni Cinquanta inizierà la terribile sostituzione dei villini con le palazzine, durata per tutti gli anni Sessanta, che cambierà per sempre il volto della Città Giardino. 
Il Comune di Roma e il Ministero dei Beni Culturali hanno la responsabilità di non aver vincolato e tutelato un sistema così delicato di villini e patrimonio arboreo, che è andato disperso per sempre, e di averne permesso la progressiva distruzione.
In quell'epoca si è consumato il vero e proprio sacco dei villini di Roma, che ha stravolto interi quartieri.
Oggi rimangono poche, splendide, testimonianze, circa la metà, dei villini di quella stagione architettonica particolare, attenta soprattutto al rapporto tra natura ed edilizia, improntata a realizzare edifici a misura d'uomo, belli e a bassa densità abitativa.






Caserma Piave della Guardia di Finanza



La Caserma Piave è la sede del Comando Generale della Guardia di Finanza di Roma, è siuata in Viale XXI Aprile n. 51 nel Quartiere Nomentano.
Fu progettata nel 1913 dal giovane architetto Arnaldo Foschini, in un'area che allora era in aperta campagna, di fronte a Villa Massimo, in forme classiche con elementi in stile Secessione Viennese, e testimonia uno dei più interessanti periodi della giovane scuola di architetti Italiani, che guardava con favore ai modelli d'oltralpe.
L'enorme complesso occupa l'intero isolato compreso fra Viale XXI Aprile, Via Nardini, Piazza Armellini, Via Pisa, Via Salento, Piazza del Campidano e Via Moroni, una volta i terreni erano occupati dalla Vigna Mariotti.

La Caserma in costruzione nel 1920

I lavori iniziarono nel 1914, furono rallentati dalla guerra, mentre a partire dal 1920 procedettero contemporaneamente alla realizzazione del tratto adiacente di Viale XXI Aprile, e terminarono nel 1924.
La caserma si compone di tre complessi di due piani, con torri laterali quadrate.


Le facciate sono ricoperte a bugnato al piano terra, i i piani superiori sono ritmati da lesene, fra le finestre, che sono architravate al primo piano, e decorate da stucchi con mascheroni e sormontate da un'aquila, al secondo.
Le finestre del terzo piano delle torri sono ad arcata su lesene, con elaborati stucchi in stile Secessione.


La facciata dell'ingresso, posta nel corpo centrale, è a tre piani, con tre grandi aperture al pian terreno, tre arcate al primo piano, che si affacciano su una balconata, e cinque finestre ad arco, identiche a quelle delle torri al terzo piano. Come coronamento si trova una cimasa con timpano ricurvo, in cui vi è scritto CASERMA PIAVE.

Una bomba sventrò la caserma il 10 marzo 1944

L'edificio è stato ampliato negli anni Trenta nel versante posteriore, mentre nel 1944 fu danneggiato dallo stesso bombardamento che colpì Villa Paolina.
Negli anni Novanta è stato restaurato, le lesene però sono state dipinte con uno scorretto color terra, invece dell'originale colore chiaro.

Chiesa dei Santi Angeli Custodi



La Chiesa dei Santi Angeli Custodi si trova in Piazza Sempione nel Quartiere Monte Sacro.
L'edificio di culto fu costruito tra il 1922 e il 1924 dal Consorzio Città Giardino Aniene, per essere la chiesa del nuovo quartiere, all'epoca in costruzione. La prima pietra fu posta il 22 novembre 1922, il Pontefice Pio XI stanziò la somma di un milione di lire per la sua costruzione.
Essa fu progettata dall'architetto Gustavo Giovannoni, autore anche del piano urbanistico della Città Giardino.

Disegno di Gustavo Giovannoni per la Chiesa

La dedicazione della Chiesa agli Angeli Custodi riassume quella della Chiesa demolita per allargare la Via del Tritone, appartenente alla Confraternita dell'Angelo Custode.
L'edificio è in stile eclettico con la fusione di forme rinascimentali e barocche, la facciata è in laterizio con elementi in travertino, è preceduta da una profonda scalinata. È caratterizzata da due ordini, inquadrati da fasce laterizie, su cui è posto il timpano.


Sulla cornice, nel mezzo, è scritto ANGELIS CVSTODIBVS, in basso si trova il portale di ingresso, sormontato da un timpano con baldacchino, sorretto da due colonne ioniche, mentre al primo livello è posta una finestra termale con transenne, sormontata da uno stemma Papale di Pio XI.
Sul timpano, lateralmente, si trovano delle lanterne a cinque braccia, mentre al centro campeggia una croce di ferro.
Ai lati della facciata si trovano due avancorpi concavi, che terminano in un pilastro sormontato da un obelischetto in travertino, sulle pareti ricurve c'è scritto, a sinistra, PIVS XI P.M., a destra, A.  MCMXXIV. Ai lati della scalinata Giovannoni realizzò due archi simmetrici, su cui poggiano gli edifici parrocchiali, che conducono alle vie laterali alla Chiesa.


La cupola, poco pronunciata, ha il tamburo decorato da edicole in laterizio, con timpano in stucco, ed è sormontata da una lanterna.
La pianta è a croce latina, con transetti circolari. 


Gli interni sono particolarmente ricchi, anche se in origine erano decorati di stucchi bianchi, in parte distrutti, anche le finestre della cupola furono tamponate.
La navata centrale è decorata da lesene ioniche in marmo nero, che si appoggiano sui pilastri in stucco.
Sia la grande finestra a transenna della navata centrale, che le finestre circolari dei transetti, sono sormontate da voltine costolonate, su pennacchi, molto elaborate.


Il pittore Aronne del Vecchio ha affrescato la cupola nel 1962, con le rappresentazioni dell'Arcangelo Michele, l'Arcangelo Raffaele, la Santissima Trinità, il Paradiso degli Angeli e Angeli Adoranti.
Michele De Angelis ha dipinto le Cappelle della Madonna della Misericordia e e Santissimo Crocifisso. 
L'altare maggiore è decorato immagini degli Angeli con a destra, la presenza dell'Angelo Custode, alla nascita dell'uomo, e a sinistra alla morte.
Nel 1986 Papa San Giovanni Paolo II Wojtyla (1978-2005) si recò in visita presso la Parrocchia, fatto ricordato anche da una targa al fianco della Chiesa.

Palazzi del Rione Sallustiano

A seguire un elenco dei palazzi nobiliari del Rione Sallustiano, in ordine alfabetico:

Palazzo della FIAT, Via Calabria
Palazzo dell'Istituto Nazionale Assicurazioni, Via Sallustiana
Palazzo Primoli, in Via Quintino Sella
Hotel Royal, Via XX Settembre
Museo Geologico, Largo Santa Susanna

Musei nel Rione Esquilino

Contemporaneo Temporaneo 
Museo Storico della Fanteria
Museo Storico dei Granatieri di Sardegna 
Museo Storico della Liberazione
Museo Nazionale degli Strumenti Musicali

Accademie e Istituti Culturali di Roma

Quartiere Pinciano:

Edicole Sacre della Zona San Vittorino

A seguire un elenco delle Edicole Sacre situate nella Zona San Vittorino, elencate in base all'ordine alfabetico della strada in cui si trovano.

Piazza del Castello Barberini:

Via di San Vittorino:

Palazzi del Rione Prati

A seguire un elenco dei palazzi nobiliari del Rione Prati, in ordine alfabetico:

Palazzo Blumensthil, Lungotevere dei Mellini angolo Via Vittoria Colonna 
Palazzo De Parente
Palazzo di Giustizia
Palazzo Odescalchi Simonetti
Istituto di Terapia Fisica (demolito)

Presepi a Roma

2020:

Targhe commemorative a Guidonia-Montecelio

 A seguire un elenco delle targhe commemorative presenti nel Comune di Guidonia-Montecelio:

Via Baden Powell:

Piazza Giacomo Matteotti:

Piazza San Francesco d'Assisi:

Palazzo Pamphilj



Palazzo Pamphilj è situato in Piazza Navona n. 14 nel Rione Parione
Un primo palazzo dei Pamphilj sorse nel 1630, su degli edifici medioevali posti lungo la piazza.
Quando il cardinale Giovanni Battista Pamphili nel 1644 fu eletto Papa con il nome di Innocenzo X, la famiglia decise di ampliare notevolmente il palazzo. 
Il nuovo edificio fu progettato da Girolamo Rainaldi, e ingobò il precedente Palazzo Pamphilj e i contigui Palazzi Mellini e Cybo, i lavori terminarono nel 1650.
La cappella privata del palazzo invece sarà la Chiesa di Sant'Agnese in Agone, progettata da Borromini così come l'adiacente Collegio Innocenziano.
L'edificio si sviluppa su quattro piani, ed è un esempio di Barocco Romano.
Il pianterreno è rivestito a bugnato liscio, al piano nobile vi sono grandi finestre, con architrave a timpano e ricurvo, alternati, e sotto ogni timpano è presente una colomba Pamphiliana. Il secondo piano invece, ha finestre decorate con cornici modanate, sormontate da una conchiglia.


La parte centrale della facciata, in leggero aggetto, è dotata di finte arcate, lateralmente, mentre centralmente è occupata dal grande balcone, sorretto da quattro semicolonne ioniche, ai due piani superiori, in asse con le colonne, sono presenti pilastri dorici doppi, decorati, anteriormente, da lesene corinzie. Al centro del secondo piano, è posto, in un arco prospettico strombato, un grande stemma Pamphilj, con le chiavi di San Pietro, oggi scalpellinato. Il terzo piano è dotato di arcate, alternate a finestre architravate.
All'interno il cortile principale è dotato, su tre lati, di due ordini di arcate con lesene doriche al pianterreno e ioniche al primo piano. L'altro cortile è quello del vecchio Palazzo Cybo, a due ordini di arcate.


Al piano nobile sono presenti ventitré sale affrescate da Giacinto Gimignani, Francesco Allegrini, Gaspard Dughet, Giacinto Brandi e Agostino Tassi.

La Galleria di Pietro da Cortona (foto Ambasciata del Brasile)

La spettacolare Galleria di Pietro da Cortona, progettata da Borromini, attraversa frontalmente l'edificio, da Piazza Navona a Via dell'Anima, su cui si affacciano due belle serliane, è ornata con busti di Cesari, mentre nell'affresco sono raffigurate le storie di Enea di Pietro da Cortona. L'artista affrescò la galleria tra il 1651 e il 1654.

Venere convince Vulcano a forgiare le armi per Enea

Nella seconda metà dell'Ottocento il palazzo fu affittato all'Accademia Filarmonica Romana e poi alla Società Musicale Romana. Una grande sala, progettata da Borromini, venne dedicata al compositore Pier Luigi da Palestrina.

La Sala Palestrina (foto UNESP)

Nel 1920 il palazzo è stato affittato, al piano nobile, al Brasile, che lo ha destinato a sede dell'Ambasciata. Il 1960 è stato interamente venduto dai Principi Pamphili al Brasile che lo utilizza come sede diplomatica.



Borgata San Basilio



La Borgata San Basilio nacque nel 1940, su terreni occupati dal Governatorato lungo Via del Casale di San Basilio, nel Quartiere omonimo.
L'obiettivo dell'IFACP era di realizzare un villaggio per le famiglie numerose, sul modello di quello di Acilia, anche in questo caso infatti le case vennero costruite dalla ditta Pater, per conto dell'Istituto.
Purtroppo il materiale con cui erano costruite, la carpilite, si rivelò subito di scarsa resistenza, infatti mentre venivano costruite, 108 case furono demolite prima di essere abitate e quelle terminate, ebbero bisogno di continui lavori di manutenzione. 

Casette Pater di San Basilio

Alla fine la ditta Pater realizzò, parzialmente, nel 1941, 122 case, che furono terminate dall'IFACP, dopo la rescissione del contratto. 
La strada principale della borgata era Via Fabriano, in cui fu eretta la Casa del Fascio, la piazza era occupata da edifici a portico di due piani. Il resto della borgata era costituito da casette e dagli orti circostanti.

Pianta della Borgata (archivio IACP)

Alcune case erano disposte in modo che dall'alto venisse scritta la parola DUCE, nella lettera U erano posti i servizi assistenziali, nella C c'erano le scuole e nella E la chiesetta e l'edificio per le suore. 
Le casette terminate dall'istituto di case popolari alla fine furono 312 e la popolazione che abitava la borgata arrivò a circa 1600 persone. Le famiglie non venivano dagli sfratti del centro, ma soprattutto da sgomberi di baracche a Monte Mario, Valle Aurelia, San Lorenzo e Prima Porta.
La Borgata era ancora parzialmente in fase di urbanizzazione durante la guerra, quindi buona parte delle fogne e delle strade non erano ancora completate, d'altra parte le casette Pater non avevano fatto una buona riuscita, e davano continui segni di cedimento.


Fondazione delle nuove Case Popolari nel 1953

L'IACP iniziò solamente nel 1953 la costruzione di nuovi edifici per gli abitanti della Borgata, con la demolizione progressiva delle casette Pater. Nel 1958 erano presenti ancora 127 casette Pater, fortemente usurate, che continuavano a dare problemi statici, soprattutto il crollo dei tetti.

Nuove case popolari e una vecchia casetta Pater

Nel 1958 furono terminate le nuove case popolari e le casette Pater scomparirono definitivamente.

Alea Iacta Est

Ponte Savignano Rubicone
Ponte Romano sul Rubicone presso Savignano

"Alea Iacta Est" è una frase latina attribuita a Giulio Cesare che si può tradurre come "Il dado è tratto", anche se sarebbe più corretto dire "Il dado è stato lanciato". 
Tale frase viene attribuita a Cesare dallo scrittore latino Svetonio, che nella sua Vita dei Cesari ritiene che Cesare, dopo aver varcato il Rubicone il 10 Gennaio del 49 avanti Cristo, avrebbe detto tale frase il 13 Gennaio, in riferimento al fatto che ormai aveva compiuto un gesto tale da non poter tornare indietro, come un dado che è stato ormai lanciato.
Varcando il fiume Rubicone, alla testa del proprio esercito, lasciava quella che all'epoca era la Provincia della Gallia Cisalpina ed entrava nell'Italia, parte integrante del territorio di Roma. Così facendo, violava l'ordine arrivato dal Senato di congedare il proprio esercito, reduce dalla Guerra Gallica e tornare a Roma, e dava inizio alla Guerra Civile contro Pompeo.

Cesare varca il Rubicone, incisione di Pinelli

Tuttavia, il fatto che la frase pronunciata da Cesare sia stata "Alea Iacta Est" è oggetto di dibattito, e molti studiosi pensano che si tratti in realtà di una traduzione sbagliata.
Secondo quanto scritto dallo scrittore greco Plutarco nelle Vite Parallele, Cesare avrebbe detto "Ἀνερρίφθω κύβος", in lingua greca, che significa "sia lanciato il dado", con un significato dunque leggermente diverso da "il dado è tratto". La frase sarebbe stata pronunciata proprio in greco perché si tratterebbe di una citazione dall'opera Arreforo, del poeta greco Menandro.
Tuttavia, la versione "Alea Iacta Est", così come la conosciamo, deriva dalle Vite dei Cesari di Svetonio, le ragioni per cui sia stata tramanda in questa formula sono oggetto di dibattito. Può sembrare strano, ma secondo una ricostruzione attribuita addirittura a Erasmo da Rotterdam, potrebbe trattarsi molto banalmente di un errore di trascrizione. Svetonio avrebbe omesso una "o" dalla frase, e invece di scrivere "Iacta Alea Esto" avrebbe scritto "Iacta Alea Est", di fatto uguale alla più nota formula "Alea Iacta Est". La frase "Iacta Alea Esto" significa infatti "Il dado venga lanciato", con un imperativo futuro di seconda/terza persona compatibile con quello citato in greco da Plutarco.
Nonostante questo, la forma più tramandata della frase è divenuta "Alea Iacta Est", ancora oggi utilizzata sia in latino che in italiano nel linguaggio comune per definire un gesto dal quale non si può tornare indietro.

Hotel Bristol



L'Hotel Bristol, oggi Hotel Bernini Bristol è un hotel di Roma, situato in piazza Barberini n. 23 nel Rione Trevi
La storia dell'hotel nasce nel 1874 quando il Principe Barberini commissionò all'architetto Francesco Azzurri la costruzione, sui propri terreni, di un grande albergo di quattro piani, realizzato dal costruttore Alessandro Frontini.
Oltre ad essere uno dei primi alberghi costruiti nella nuova Capitale era considerato uno dei più moderni d'Italia. Infatti aveva un ascensore idraulico di nuova generazione, che accompagnava i clienti ai piani superiori.


L'edificio era in stile rinascimentale, con rivestimento a bugnato al piano terra. I piani superiori erano decorati da lesene angolari doppie, in successione doriche, ioniche e corinzie. Al piano nobile vi erano finestre architravate e, centralmente, tre serliane con parapetto a balaustra, inquadrate da colonne doriche, al secondo piano finestre architravate ad arco, inquadrate da colonne ioniche, e all'ultimo piano invece finestre fra cariatidi. Sull'attico era posta una grande cornice, decorata da vasi, su cui era la scritta HOTEL BRISTOL.


L'ingresso era decorato da cariatidi in stucco, mentre la hall era dotata di lesene ioniche.
Presto molti aristocratici lo utilizzarono come la residenza durante il loro viaggio a Roma. Ciò avvenne, ad esempio, con l'Imperatore di Brasile, i Principi Ereditari di Russia, di Germania e Grecia; anche la Principessa Elena di Montenegro vi soggiornò.

La Sala Ristorante era affrescata

Nel 1922, dopo la marcia su Roma, vi si stabilì Benito Mussolini, assieme ai quadrumviri, e divenne il quartier generale Fascista a Roma.
Fra il 1939 e il 1942 l'albergo venne completamente ricostruito e inaugurato con il nome di Hotel Bernini Bristol.

L'Hotel in demolizione nel 1939