Complesso ICP Appio I di Piazza Tuscolo



Il Complesso ICP Appio I è situato tra Piazza Tuscolo n. 5, Via Etruria, Via Astura, Piazza Tarquinia e Via Soana, nel Quartiere Appio-Latino, si tratta di uno degli edifici più belli di Roma costruiti dall'Istituto Case Popolari.
Il progetto di queste case fu affidato, nel 1923 all'architetto Camillo Palmerini, che utilizzò, influenzato da Innocenzo Sabbatini, un'interessante stile con influenze medievali e soprattutto della Secessione Viennese, si tratta di un progetto molto curato e articolato, di incredibile bellezza e valore formale.

Il complesso Appio I nel 1925

All'epoca il quartiere era occupato solamente dai villini dei ferrovieri lungo Via Gallia, mentre Piazza Tuscolo era completamente inedificata.
Il complesso è costituito da sette palazzine, sviluppate su quattro piani, di cui quattro hanno un prospetto angolare, mentre tre sono poste fra i corpi angolari, lungo le Vie Astura, Etruria e Soana. I lavori iniziarono nel 1923 e terminarono nel 1925.


Il prospetto dei due edifici su Piazza Tuscolo è caratterizzato da un bugnato rustico al pianterreno, che raggiunge, a tratti, il primo piano, sono presenti bowindow su mensole, che terminano in balconate. L'intonaco è, in alcuni punti, rustico, inoltre vi sono molti architravi rivestiti di coppi.
Sul tetto, in coppi alla romana, si trovano vari comignoli, disposti in maniera frastagliata, fra cui si trovano terrazze e altre tettoie. 


I due edifici sono collegati da una grande arcata di ingresso, rivestita a bugnato e sormontata da una terrazza.
Il prospetto della palazzina ad angolo su Via Soana è caratterizzato da una raffinata soluzione angolare, con una rientranza sormontata di un largo bowindow, con due finestre ad arco, mentre nel finestrone centrale è posto uno stemma dell'ICP. 


Il corpo centrale di Via Soana è caratterizzato da interessanti paraste mistilinee, che sorreggono un balconcino al secondo piano, e belle cimase ad arco sommitali.


La Palazzina angolare di Piazza Tarquinia è caratterizzata da balconi su mensole, ha volute in stile Secessione e arcate all'ultimo piano, è stata restaurata con colori rosa.
Lungo Via Astura il complesso centrale ha canoni più classici, le finestre del terzo piano sono decorate da lesene ioniche, mentre le arcate dell'ultimo piano sono sulle lesene ioniche. 
Il corpo angolare tra Via Astura e Via Etruria è il più frastagliato, con due interessanti bowindow angolari e due torrette laterali, dotate di tetto a spioventi.


Nel vasto cortile, piantato ad alberi ad alto fusto, si trova una copia della fontana di Piano Scarano a Viterbo, in peperino, realizzata per l'Esposizione Etnografica di Roma del 1911, e quì rimontata da Palmerini.


Negli anni 2000 è stato effettuato un corretto restauro degli edifici su Piazza Tuscolo, con colori chiari, mentre su Piazza Tarquinia è stato utilizzato un colore terra di Siena un pò caldo.





Targa in memoria di Jerzy Hordynski

Jerzy Hordynski Borgo Pio

La targa in questione si trova in Borgo Pio, nel Rione Borgo, e ricorda il poeta e giornalista polacco Jerzy Hordynski (Jaroslaw 1919-Roma 1998), che dal 1964 alla morte visse presto questo edificio.
La targa, qui posta nel 1919, riporta un passo del testo di Hordynski "Tentazione".

Targa in memoria di Enrico Stuard Cardinale di York

Enrico Benedetto Stuart targa

La targa in questione si trova nell'androne di Palazzo Muti, in Piazza Santi Apostoli, nel Rione Trevi, e ricorda Enrico Benedetto Stuard (Roma 1725-Roma 1807), pretendente "giacobita" al trono d'Inghilterra, esponente della linea cattolica della famiglia Stuard, figlio del Re di Scozia Giacomo VIII, divenuto poi Cardinale e perciò noto come Cardinale di York, che visse presso questo palazzo.
Il Cardinale di York fu l'ultimo esponente della dinastia degli Stuard (nella targa italianizzato in "Stuardi"), e come pretendente al trono d'Inghilterra prese il nome di Enrico IX. Suo padre, invece, come pretendente al trono inglese prese il nome di Giacomo III, così come è ricordato nella targa.

Targa in memoria di Girolamo Minervini

Targa Girolamo Minervini
 
La targa in questione si trova in Via Ruggero di Lauria, nel Quartiere Trionfale, e ricorda il magistrato Girolamo Minervini, ucciso il 18 Marzo 1980 dalle Brigate Rosse mentre si trovava a bordo di un autobus che transitava in questa strada.
La targa è stata qui posta da "I cittadini del Trionfale".

Via Antonio Gramsci

 
Via Antonio Gramsci è una strada del Quartiere Pinciano compresa tra Viale delle Belle Arti e Largo Belgrado. La strada, in precedenza parte di Via di San Valentino, venne formalmente istituita nel 1937, quando la zona tra la Galleria Nazionale d'Arte Moderna e i Monti Parioli non era edificata, e prese il nome di Via dei Legionari.
Nel 1945, l'anno successivo alla liberazione di Roma da parte degli Alleati, numerose strade di Roma i cui nomi facevano riferimento a persone, fatti ed episodi legati al fascismo, vennero cambiati. Tra questi si decise di cambiare il nome anche a Via dei Legionari (che evidentemente non furono ritenuti essere quelli delle Legioni dell'Antica Roma), che venne dedicata all'uomo politico comunista Antonio Gramsci (Ales 1891-Roma 1937), che fu segretario del Partito Comunista Italiano e che venne arrestato durante il fascismo e morì dopo aver trascorso anni in carcere.
La strada si configura nel tratto a ridosso delle Belle Arti come una strada interna a un parco, per poi trasformarsi in strada residenziale di pregio oltre Viale Bruno Buozzi. Lungo Via Gramsci sorgono soprattutto palazzine e sono presenti importanti edifici come l'Accademia Britannica, l'Istituto Giapponese di Cultura e Villa San Francesco.

Ufficio Postale del Nomentano



L'Ufficio Postale di Roma Nomentano si trova in Piazza Bologna n. 39 nel Quartiere Nomentano, è uno dei capolavori del razionalismo Italiano.
Nel 1932 il Ministero delle Comunicazioni indisse un grande concorso per la realizzazione di quattro uffici postali centrali, da costruire in Viale Mazzini, Via Taranto, Via Marmorata e in Piazza Bologna.
Il concorso per il palazzo postale del Nomentano prevedeva tre corpi simmetrici, di cui quello centrale di maggiori dimensioni.


Nel gennaio del 1933 il primo premio per il Palazzo delle Poste fu assegnato all'architetto Mario Ridolfi, con un progetto che rispettava le indicazioni del Ministero.
Nell'ottobre del 1933 l'architetto presentò un secondo progetto con una nuova struttura compatta, in cui i tre corpi venivano trasformati in un unico blocco ricurvo. 


Fu lo stesso Mussolini ad approvare il plastico della nuova versione dell'edificio, la facciata è priva di spigolature, con il fronte principale concavo che poi curva leggermente per terminare nelle due estremità circolari. Inoltre sulla terrazza sommitale si trova una pensilina in cemento armato, che segue le sinuosità della facciata.

Pianta del piano terra 

L'edificio è a tre piani, con piccole finestre rettangolari poste sui tre livelli, le facciate sono rivestite da listellature orizzontali in travertino, color nocciola di Magliano Toscano, appositamente scelto dall' architetto Ridolfi, che comportarono un allungamento dei tempi viste piccole dimensioni della Cava di estrazione.


La scalinata principale, in granito grigio, è sormontata da una pensilina in cemento armato, e conduce al grande salone, delimitato da sei pilastri quadrangolari, che definiscono due campate, la più piccola destinata alla sala scrittura, mentre la più grande al salone pubblico e agli sportelli. La parete posteriore è realizzata in curtain, wall che da un'illuminazione naturale e moderna all'ufficio.


L'edificio fu inaugurato il 28 ottobre 1935 dal Governatore di Roma Giuseppe Bottai.
Nel 2008 l'edificio ha subito un restauro conservativo che lo ha riportato all'aspetto originale.

Statua di Ivan Vazov

Statua Ivan Vazov Roma

In Piazza Thorvaldsen, nel Quartiere Pinciano, è presente una statua che celebra il grande poeta bulgaro Ivan Vazov. Tale statua venne collocata qui nel 2010, nell'ambito di una serie di testimonianze di amicizia tra l'Italia e la Bulgaria, quasi sulla scia dello scambio di cortesie tra Italia e Danimarca che quasi un secolo prima portò alla collocazione della statua del Giasone, copia dell'opera di Thorvaldsen, nella stessa piazza e alla dedica della piazza stessa allo scultore danese. Il tutto in una zona, quella tra Belle Arti e Villa Borghese, diventata negli anni un luogo che testimonia i rapporti tra l'Italia e la cultura di tutto il mondo, come dimostrano le numerose statue di uomini illustri provenienti da tutto il mondo e le numerose accademie e istituti di cultura di Paesi stranieri.
Ivan Vazov (Sopot 1850-Sofia 1921) è un poeta e romanziere definito "il Patriarca della Letteratura Bulgara". La decisione di realizzare una statua in suo onore a Roma venne presa nel 2009 all'allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e dall'allora Ministro della Cultura bulgaroVezhdi Rashidov durante una visita ufficiale in Bulgaria.
Il monumento venne finanziato da Bozhidar Petrakiev, imprenditore bulgaro proprietario della catena di supermercati Elemag-Gourmet, e venne realizzato dallo scultore Velichko Minekov, uno dei principali artisti bulgari.
statua Vazov appena finita
L'imprenditore Petrakiev e lo scultore Minekov posano sotto la statua di Vazov appena completata prima di essere inviata in Italia (foto del Ministero della Cultura della Bulgaria)
 
Inviato a Roma, il monumento fu collocato in Piazza Thorvaldsen, in una posizione che fa pendant con la statua di Giasone. La nuova statua venne inaugurata il 21 Maggio 2010. Il mese successivo Berlusconi si recò a Sofia dove insieme al Presidente del Consiglio bulgaro Boyko Borisov partecipò all'inaugurazione di una statua di Giuseppe Garibaldi nel centro di Sofia.

Altri siti che ne parlano:

Statua di Giasone

Statua del Giasone di Thorvaldsen, copia
 
 La statua di Giasone si trova in Piazza Thorvaldsen, nel Quartiere Pinciano. L'opera è una copia della scultura realizzata dall'artista danese Bertel Thorvaldsen, cui la piazza è dedicata.
La storia di questa statua ha inizio con uno scambio di cortesie tra le città di Roma e Copenaghen e i sovrani di Italia e Danimarca. Nel 1922, infatti, la capitale danese dedicò a Dante Alighieri una prestigiosa piazza cittadina, il Re Cristiano X invitò il sovrano italiano Vittorio Emanuele III per una visita nel Paese. I due re, nell'occasione, posero la prima pietra di un monumento che celebrasse Dante nella nuova piazza. Tale monumento, chiamato "Dante Florentinus", venne donato dalla città di Roma ed è costituito da una colonna con in cima una statua di Beatrice.
In questo contesto, Roma decise di dedicare a Thorvaldsen una piazza lungo la direttrice delle Belle Arti, un luogo nato in occasione dell'Esposizione del 1911 e che si era rapidamente trasformato in area dove è celbrata l'amicizia tra l'Italia e altri Paesi. La città di Copenaghen, in questo contesto di amicizia, decise di donare a Roma una statua che facesse riferimento all'opera di Thorvaldsen da collocare nella nuova piazza, optando per una copia in bronzo del Giasone, opera realizzata dallo scultore danese mentre era a Roma nel 1802. Tale statua venne donata nel 1925 e collocata nella piazza dove attualmente si trova.

Piazza Thorvaldsen

targa stradale Piazza Thorvaldsen

Piazza Thorvaldsen si trova nel Quartiere Pinciano, compresa tra Viale delle Belle Arti e Piazza José de San Martin. Tale piazza prese questo nome nel 1922, quando il Comune di Roma volle trovare un modo per ringraziare la capitale danese, Copenhagen, che aveva appena dedicato a Dante Alighieri un'importante piazza della città, Dantes Plads.
Tale piazza dedicata al Sommo Poeta si trova di fronte all'importante museo della Ny Carlsberg Glyptotek. In seguito a tale dedica, il Re di Danimarca Cristiano X volle invitare il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, e i due presero parte a una cerimonia di posa della prima pietra di un monumento a Dante, monumento che venne poi donato dalla città di Roma e che consiste in una colonna con un basamento con scritto "Dante Florentinus" e in cima alla quale è posta una statua di Beatrice.
Fu dunque in questo clima di amicizia tra Roma e Copenaghen e, più in grande, tra l'Italia e la Danimarca che il Consiglio Comunale di Roma volle trovare un grande danese da celebrare e una piazza valida per farlo.
Come danese, il Sottosegretariato di Stato alle Belle Arti scelse Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770-Copenaghen 1844), grande scultore neoclassico, ritenuto il principale "rivale" di Antonio Canova, e attivo per molti anni anche a Roma dove fu persino presidente dell'Accademia di San Luca tra il 1827 e il 1828. Il Consiglio Comunale individuò dunque uno slargo del Viale delle Belle Arti, sorto poco più di un decennio prima in vista dell'Esposizione del 1911 e che nel tempo stava diventando un luogo di celebrazione dell'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi.
 
Statua Giasone Thorvaldsen Roma
 
Sempre in questo contesto, nel 1924, il Comune di Copenaghen donò alla città di Roma una copia in bronzo del Giasone, la prima importante opera di Thorvaldsen, da collocare nella nuova piazza.
Come abbiamo detto, negli anni la direttrice di Viale delle Belle Arti e la vicina Villa Borghese sono divenuti un luogo che celebra l'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi, come si può vedere dalle numerose statue di illustri figure delle culture straniere e dai numerosi istituti di cultura di Paesi del mondo presenti nell'area.
 
Vazov piazza Thorvaldsen

E così, nel 2010 a fare pendant alla statua di Giasone è stata posta la statua di Ivan Vazov, importante poeta bulgaro vissuto tra il XIX e il XX Secolo e ritenuto il "Patriarca della letteratura bulgara". Anche la statua di Vazov è stata donata dal suo Paese, la Bulgaria, nello specifico da Bozhidar Petrakiev, magnate proprietario della catena di supermercati Elemag-Gourmet. La decisione di porre una statua di Vazov a Roma fu presa dal Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi durante una visita in Bulgaria nel 2009, e venne inaugurata il 24 Maggio 2010. Il 13 Giugno dello stesso anno, Berlusconi si recò in Bulgaria dove, al fianco del premier bulgaro Boyko Borisov inaugurò una statua di Giuseppe Garibaldi a Sofia, in una piazza dedicata proprio all'eroe dei due mondi. Garibaldi aveva un legame stretto con la Bulgaria, e nel suo esercito era presenta una notevole presenza di militari bulgari, a partire da Petko Kiryakov Voyvoda, che nel 1866 incontrò Garibaldi e costituì il "Battaglione Garibaldi" composto da italiani e bulgari che andò a combattere a Creta contro gli Ottomani.
Piazza Thorvaldsen è una piazza molto nota nell'immaginario dei romani perché essendo il capolinea della linea 3 del tram il suo nome compare su numerose vetture in tutta Roma.

Targa della Basilica di San Nicola in Carcere

 
San Nicola in Carcere targa storia

La targa in questione si trova su un lato della facciata della Basilica di San Nicola in Carcere, nel Rione Sant'Angelo, e ci fornisce diverse informazioni su tale edificio ecclesiastico. Nello specifico c'è scritto che la facciata è stata realizzata nel 1599 da Giacomo Della Porta, l'interno risale al 1128 e la parte superiore al 1865.

Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene



Il Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene si trova in Piazza Sempione n. 15 nel Quartiere Montesacro.
L'edificio fu costruito nel 1922 dall'Unione Edilizia Nazionale su progetto di Innocenzo Sabbatini, come principale edificio pubblico della Città Giardino, affacciato su Piazza Sempione, posto sul lato Settentrionale, di fianco rispetto alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi, all'epoca anch'essa in costruzione. 


Sabbatini progettò un'architettura emblematica, che riprende elementi della tradizione civica medievale Italiana, che all'epoca si stavano riscoprendo nell'architettura vernacolare e tradizionale. 


L'edificio è caratterizzato da una facciata con una lieve concavità, che serve ad abbracciare meglio la piazza. È a tre piani, ma in origine ne aveva soltanto due, quindi oggi è la torre risulta più bassa di come fosse negli anni Venti. 
Al pianterreno è presente un portico, con pilastri ricoperti in tufo, decorato con formelle in stucco di gusto Secessione Viennese, in cui sono raffigurati figure animali, sopra il portico si apre una lunga terrazza. 
Le finestre del primo piano sono molto semplici, mentre quelle del secondo piano sono decorate in maniera alternata da sottarchi, contenenti maschere e volti, tra cui spicca quello di Innocenzo Sabbatini stesso. 


La facciata è dominata dalla torre campanaria centrale, una volta di tre piani, in cui è presente uno stemma in stucco del Quartiere, con il motto NVMQUAM SINE LVCE, al livello superiore si trova un grande orologio, con tettoia a spioventi, all'ultimo piano si trovano piccole finestre ad arco, mentre sulla sommità si apre una importante struttura in ferro battuto, che sostiene la campana. 
Al pianterreno il palazzo era occupato dalla Polizia Municipale e dall'ufficio postale, al primo piano erano si trovavano gli uffici della Delegazione Municipale, mentre al secondo piano era posta la Scuola Elementare.
Il terzo piano è stato aggiunto negli anni Cinquanta ed ha completamente snaturato l'equilibrio originale dell'edificio, con la perdita di due eleganti cimase laterali e la riduzione dell'altezza della torre campanaria. 
Nel 2010 l'edificio è stato restaurato in maniera corretta, e il 24 marzo 2010 vi è tornata la sede politica del III Municipio.

Fontana dei Quattro Fiumi

Piazza Navona Fontana dei Fiumi

La Fontana dei Quattro Fiumi, conosciuta anche come Fontana dei Fiumi, si trova al centro di Piazza Navona, nel Rione Parione
Si tratta di una delle principali opere dell'arte barocca a livello mondiale, nonché di uno dei capolavori che meglio illustrano il genio artistico del suo autore, Gian Lorenzo Bernini.
Le origini di questa fontana sono strettamente legate all'elezione al Soglio Pontificio di Papa Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), soprattutto per due fattori fondamentali: il suo progetto per trasformare Piazza Navona in una piazza monumentale e la sua rivalità con il predecessore Papa Urbano VIII Barberini (1623-1644), quest'ultimo protettore dell'artista Gian Lorenzo Bernini.
 
Piazza Navona 1591
Piazza Navona come si presentava nella mappa di Antonio Tempesta del 1591
 
Quando Innocenzo X divenne Papa, infatti, volle cercare di ridimensionare quanto più possibile il potere dei suoi rivali Barberini: un'azione che fu compiuta anche dal punto di vista artistico, mettendo in secondo piano gli artisti maggiormente legati ad Urbano VIII, primo tra tutti Bernini, fatto che favorì il lavoro del suo rivale Francesco Borromini.
Innocenzo X volle inoltre fare di Piazza Navona una celebrazione della famiglia Pamphilj, così come nei secoli precedenti era stato fatto dai Farnese e dai Barberini per le piazze su cui si affacciano i rispettivi palazzi e che portano i nomi delle rispettive famiglie.
Al momento dell'elezione al Soglio di Pietro di Innocenzo X, al centro di Piazza Navona sorgeva un semplice abbeveratoio, mentre il proprio palazzo rappresentava solamente una piccola parte dell'isolato attualmente occupato quasi completamente, fiancheggiato dalle dimore dei Cybo e dei Mellini. La Chiesa di Sant'Agnese in Agone era invece solamente un piccolo luogo di culto.
Nei piani di Innocenzo X, per trasformare la piazza in una celebrazione dei Pamphilj, vennero acquistate le dimore dei Cybo e dei Mellini per realizzare un ampio palazzo della famiglia, mentre Sant'Agnese in Agone sarebbe dovuta diventare una maestosa chiesa con la funzione anche di cappella del palazzo. Al centro, era prevista la realizzazione di una fontana monumentale che sostituisse l'abbeveratoio.
Vista la decisione di ridimensionare gli artisti che avevano lavorato con i Barberini, Innocenzo X decise di rivolgersi a Girolamo Rainaldi per il palazzo e la Chiesa, poi intervenne Borromini a modificare tali opere, e a Francesco Borromini per la fontana. Bernini, dopo anni in cui era stato indiscusso protagonista della produzione artistica a Roma, si trovò marginalizzato, gli venne solamente affidato l'incarico di occuparsi del prolungamento dei condotti dell'Acqua Vergine dal luogo dove oggi sorge la Fontana di Trevi a Piazza Navona.
 
Fontana Piazza Navona Progetto Borromini

Borromini presentò dunque un primo progetto, elegante quanto semplice, in cui un obelisco era posto su un basamento con quattro conchiglie con mascheroni, che gettavano acqua nella vasca sottostante. Una certa semplicità che non entusiasmò il Pontefice e che permise a Bernini di mettere in campo un astuto stratagemma per entrare nelle grazie di Innocenzo X e ottenere, nel 1648, la commissione dell'opera ai danni dell'artista rivale.
Bernini abbozzò dunque la fontana e ne realizzò un modello in argento alto un metro e mezzo che fece pervenire a Donna Olimpia Maidalchini, influentissima cognata del Papa, la quale era particolarmente amante dello sfarzo. Colpita dal progetto, presentato in una forma particolarmente scenografica, la donna convinse il Papa a far realizzare la fontana al Bernini, fatto che avvenne anche prchè il Pontefice stesso fu molto impressionato dal modello.
Il progetto risultava una forte rottura rispetto ai modelli di fontana monumentale, dal momento che portava in un contesto urbano, particolarmente celebrativo e centrale, gli elementi della fontana rustica tipica delle ville suburbane, caratterizzata soprattutto dalla presenza di elementi naturali quali le rocce, fino a quel momento quasi impensabili per un simile contesto. Se questo elemento è ben presente, visibile e caratterizzante dell'opera realizzata dal Bernini, alcuni elementi del progetto iniziale risultano in parte differenti rispetto all'opera finale.
Dal bozzetto ligneo, sembra che Bernini volesse originariamente realizzare le figure della fontana in bronzo, ma quando poi ha preferito utilizzare il travertino ha dovuto rivedere le proporzioni del progetto per una questione di statica.
 
Fontana Fiumi Piazza Navona

La fontana realizzata si presenta in forma ellittica al livello stradale, al cui interno si sviluppa un grande gruppo roccioso in marmo, elemento che come abbiamo detto era inedito per una fontana di quello spessore. Sopra a tale gruppo si erge l'Obelisco Agonale, una copia romana di un obelisco egizio realizzata per volontà dell'Imperatore Domiziano, per la sua villa ad Albano. L'obelisco venne spostato nel 311 dopo Cristo da Massenzio nel suo circo sull'Appia Antica e nel 1651, ricomponendolo, era spezzato in quattro pezzi, per farlo collocare sulla fontana. 
Il gruppo di rocce su cui posa l'obelisco è una struttura cava: si tratta anche in questo caso di un fatto insolito per i canoni architettonici dell'epoca, che vedevano la struttura centrale come qualcosa di unitario. Questo tocco, che aggiunge ulteriore scenograficità e movimento alla composizione, era già stato sperimentato pochi anni prima, nel 1643, dallo stesso Bernini nella Fontana del Tritone di Piazza Barberini.
Ai quattro angoli del gruppo roccioso, Bernini decise di porre quattro figure maschili nude, allegorie di altrettanti fiumi dei quattro continenti allora conosciuti e che danno dunque il nome alla fontana. Le figure sono realizzate in dimensioni tali che, se fossero in posizione eretta, supererebbero i quattro metri di altezza.
 
Il Gange

Le quattro statue sono state disegnate dal Bernini ma realizzate da altri scultori, e rappresentano il Nilo (di Giacomo Antonio Fancelli), il Gange (di Claude Poussin), il Danubio (di Antonio Raggi) e il Rio de La Plata (di Francesco Baratta), mentre la roccia in travertino è opera di Giovan Maria Franchi. 

Il Nilo

Tali statue rappresentano una forte rottura con la scultura precedente: le loro pose sono molto distanti dalla solennità classicheggiante, hanno posizioni esuberanti e movimentate, come quella del Danubio, che indica uno dei due simboli dei Pamphilj posti sui lati Nord e Sud del gruppo roccioso della fontana, o il Nilo, che con un panno si copre il volto, allegoria del fatto che le sue sorgenti non erano conosciute. 


C'è poi il teatrale gesto del Rio de La Plata, col suo braccio alzato, oggetto di una leggenda metropolitana, che ci teniamo a smentire. Circola infatti la voce che Bernini lo abbia voluto realizzare come gesto di sfida verso il rivale Borromini, dal momento che si rivolge verso la Chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera dell'architetto ticinese, come a voler mettere in guardia da un suo crollo. Storia che evidenzia l'esuberante carattere del Bernini e la sua rivalità con Borromini, ma che è a tutti gli effetti un falso: il rifacimento borrominiano della Chiesa, infatti, è successivo alla realizzazione della fontana da parte di Bernini. La statua del Gange, invece, tiene in mano un grande remo, fatto che simboleggia la navigabilità del fiume indiano.
 
Fontana Quattro Fiumi Danubio Antonio Raggi
Il Danubio

A dare maggiore impressione di movimento nel gruppo scultoreo è la presenza di numerosi animali e piante nella vasca e nel gruppo roccioso, tutti strettamente legati alle rappresentazioni dei fiumi. C'è ad esempio un cavallo che spunta dall'apertura nelle rocce come nell'atto di lanciarsi in una corsa, come i cavalli delle pianure del Danubio. 


È presente poi un coccodrillo, che ricorda anche un armadillo: dobbiamo ovviamente comprendere che nel XVII Secolo gli animali il cui habitat è distante dall'Italia venivano spesso realizzati con sembianze erronee, non essendo facile reperirne immagini e descrizioni verificate e del tutto fedeli, così come vi è un leone che sbuca, situato vicino a una palma, realizzata quest'ultimo dallo scultore Giobatta Palumbo. Si vedono inoltre un serpente di mare e un grosso pesce, forse un delfino, che con le loro bocche aperte inghiottono l'acqua della vasca usando un singolare e originale espediente. Sul gruppo roccioso è inoltre raffigurato un serpente di terra. A coronare il gruppo, sulla cima dell'obelisco, c'è una raffigurazione in bronzo di una colomba con un ramoscello d'ulivo in bocca, simbolo della famiglia dei Pamphilj e realizzata da Nicola Sale.
La grande scenograficità è data da immagini che, come abbiamo più volte ribadito, sono inedite per una fontana monumentale in un contesto urbano, non solo per via della presenza di elementi naturali, considerati principalmente rustici fino a quel momento, ma anche per il tono fortemente pittorico dato dai numerosi elementi naturali e animali presenti, in rottura con la solennità classicista usata in precedenza nella scultura. Questo elemento va inserito nell'ottica barocca di un'unità delle arti, che Bernini interpreta perfettamente nelle sue sculture.
L'opera fu estremamente costosa per l'epoca, e Papa Innocenzo X dovette attingere i finanziamenti da una tassazione del pane e una riduzione delle dimensioni standard delle pagnotte, un fatto che non piacque alla cittadinenza, che se la prese con Olimpia Maidalchini, la cognata del Papa, ritenuta indiretta responsabile della decisione e da sempre ritenuta una persona avida di denaro e di potere.
La fontana venne completata nel 1651 e inaugurata il 12 Giugno di quell'anno. La scenograficità della fontana fu apprezzata da tutti i contemporanei, tranne chiaramente da Borromini, dispiaciuto per aver perso la commissione. Anche questo fatto contribuì ad alimentare la rivalità tra i due artisti e le leggende a essa collegata, come la già citata leggenda metropolitana legata proprio a questa fontana.
 

Città Giardino Aniene



La Città Giardino Aniene è stato il primo insediamento ad essere costruito nel Quartiere Montesacro.
Si tratta di uno dei più interessanti esperimenti di edilizia a villini di tutta Italia, infatti l'idea di fondo era quella delle garden cities inglesi, teorizzate da Sir Ebenezer Howard, nel libro 'Le città giardino di domani' del 1898.
Il progetto urbanistico del nuovo quartiere fu affidato a Gustavo Giovannoni, nel 1919 egli elaborò una vasta città giardino, la più grande d'Europa, che si sviluppava sulle due alture di Montesacro, con strade sinuose che seguivano il più possibile le dorsali delle colline, adattandosi al declivio naturale, i lotti di terreno erano di circa 1000 metri quadri l'uno, per villini unifamiliari o bifamiliari. 
Nelle piazze e negli slarghi erano previsti edifici di maggiori dimensioni, anche intensivi. Inoltre fu progettato un nuovo ponte sull'Aniene, che conducva alla piazza principale, Piazza Sempione.
I lavori furono affidati nel 1920 al Consorzio Città Giardino Aniene, coadiuvato da sei cooperative di edilizia sovvenzionata: la Società Cooperativa Anonima Impiegati Statali, la Società Cooperativa l'Italica, la Cooperativa Liberi Professionisti, la Benemerita Parva Domus, la Cooperativa Giornalisti e la Cooperativa Casa Nostra. 


La piazza principale della Città Giardino, Piazza Sempione, fu progettata come centro di riferimento, posta di fronte al Ponte Tazio. I lavori iniziarono nel 1920 per iniziativa della Società Unione Edilizia Nazionale e dell'Istituto Case Case Popolari. Per Piazza Sempione Giovannoni progettò la Chiesa degli Angeli Custodi, mentre ad Innocenzo Sabbatini venne affidato il Palazzo Pubblico
Tutti i villini, realizzati dalle varie cooperative, furono costruiti tra 1921 e 1923, erano caratterizzati da due piani abitativi, una torretta, che costituiva l'ingresso e conteneva le scale, i muri portanti erano di tufo e malta, mentre il tetto era a spioventi in legno, rivestito in coppi alla romana.

Via Cimone con il Villino Dobelli di Fasolo, 1924

I terreni furono acquistati dalle diverse cooperative che appaltarono i lavori ad alcune società di costruzioni. La Cooperativa tra gli Impiegati dello Stato 'Città Giardino Aniene' costruì 82 villini posti tra Via Nomentana e Viale Gottardo, progettati tutti da Vincenzo Fasolo. 
La Cooperativa tra Impiegati delle Ferrovie dello Stato Parva Domus si occupò invece di costruire 343 villini, situati tra Viale Adriatico e Viale Tirreno.

I villini della Parva Domus, oltre Viale Adriatico

La Cooperativa La Casa Nostra ottenne i terreni posti tra Viale Adriatico e Via Nomentana, in cui vennero costruiti 49 villini, progettati dall'architetto Lorenzo Cesanelli.
La Cooperativa Liberi Professionisti costruì i villini nel 1922, nell'area posta tra Via Monte Cimone e Via di Monte Nevoso, su progetto di Roberto Marino e Angelo Guazzaroni. 

A destra i villini della Cooperativa Italica

L'ultima cooperativa, la Cooperativa Italica, stipulò il contratto nel luglio del 1922, costruì villini tra Corso Sempione, Via Cimone e Viale Gottardo su progetto di giovani architetti, vincitori del concorso di progettazione dell'Associazione Artistica tra i Cultori di Architettura, quali Mancini, Marino, Palmerini, Pirani, Marchi, Jacobucci, Vinaccia, Giobbe, Vaglieri, e Garroni.
L'Unione Edilizia Nazionale attraversò una grave crisi finanziaria, alla fine del 1922, che portò alla liquidazione dell'ente il 1923. 

La Città Giardino nel 1924, con i primi edifici dell'ICP in costruzione

L'anno successivo le proprietà della società furono trasferite al all'Istituto Case Popolari. Da questo momento la Città Giardino continua il proprio sviluppo su impulso dell'Istituto guidato da Alberto Calza Bini.
A partire dal 1924 cominciò la costruzione di edifici popolari, si iniziò da Montesacro I in Via Velino, Montesacro II in Viale Jonio e Montesacro III, lotto 1, su Viale Gargano. 

Il primo lotto di Montesacro III

Nel 1925 furono costruiti il lotto 2 di Montesacro III, ovvero il complesso di Piazza Sempione e via Maiella, Montesacro IV in Via Monte Rosa e Montesacro V in Via Monti Lepini, nel 1928 venne realizzato Montesacro III, lotto 3 di Via Subasio ad angolo con Piazza Sempione.
Tra 1934 e 1937 fu costruito il grande complesso della GIL di Viale Adriatico.
Dopo la guerra i lotti rimasti liberi saranno edificati a palazzine, e poi alla fine degli anni Cinquanta inizierà la terribile sostituzione dei villini con le palazzine, durata per tutti gli anni Sessanta, che cambierà per sempre il volto della Città Giardino. 

Il Villino Albertotti, in Via Monte Tomatico, demolito

Il Comune di Roma e il Ministero dei Beni Culturali hanno la responsabilità di non aver vincolato e tutelato un sistema così delicato di villini e patrimonio arboreo, che è andato disperso per sempre, e di averne permesso la progressiva distruzione.
In quell'epoca si è consumato il vero e proprio sacco dei villini di Roma, che ha stravolto interi quartieri.
Oggi rimangono poche, splendide, testimonianze, circa la metà, dei villini di quella stagione architettonica particolare, attenta soprattutto al rapporto tra natura ed edilizia, improntata a realizzare edifici a misura d'uomo, belli e a bassa densità abitativa.






Caserma Piave della Guardia di Finanza



La Caserma Piave è la sede del Comando Generale della Guardia di Finanza di Roma, è siuata in Viale XXI Aprile n. 51 nel Quartiere Nomentano.
Fu progettata nel 1913 dal giovane architetto Arnaldo Foschini, in un'area che allora era in aperta campagna, di fronte a Villa Massimo, in forme classiche con elementi in stile Secessione Viennese, e testimonia uno dei più interessanti periodi della giovane scuola di architetti Italiani, che guardava con favore ai modelli d'oltralpe.


L'enorme complesso occupa l'intero isolato compreso fra Viale XXI Aprile, Via Nardini, Piazza Armellini, Via Pisa, Via Salento, Piazza del Campidano e Via Moroni, una volta i terreni erano occupati dalla Vigna Mariotti.

La Caserma in costruzione nel 1920

I lavori iniziarono nel 1914, furono rallentati dalla guerra, mentre a partire dal 1920 procedettero contemporaneamente alla realizzazione del tratto adiacente di Viale XXI Aprile, e terminarono nel 1924.
La caserma si compone di tre complessi di due piani, con torri laterali quadrate.


Le facciate sono ricoperte a bugnato al piano terra, i i piani superiori sono ritmati da lesene, fra le finestre, che sono architravate al primo piano, e decorate da stucchi con mascheroni e sormontate da un'aquila, al secondo.
Le finestre del terzo piano delle torri sono ad arcata su lesene, con elaborati stucchi in stile Secessione.


La facciata dell'ingresso, posta nel corpo centrale, è a tre piani, con tre grandi aperture al pian terreno, tre arcate al primo piano, che si affacciano su una balconata, e cinque finestre ad arco, identiche a quelle delle torri al terzo piano. 
Come coronamento si trova una cimasa con timpano ricurvo, in cui vi è scritto CASERMA PIAVE.

Una bomba sventrò la caserma il 10 marzo 1944

L'edificio è stato ampliato negli anni Trenta nel versante posteriore, mentre nel 1944 fu danneggiato dallo stesso bombardamento che colpì Villa Paolina.
Negli anni Novanta è stato restaurato, le lesene però sono state dipinte con uno scorretto color terra, invece dell'originale colore chiaro.