Edicola di Maria Santissima di Cetrella in Via dei Riari

Maria Santissima di Cetrella Via dei Riari

In Via dei Riari, nel Rione Trastevere, è presente un'Edicola Sacra raffigurante Maria Santissima di Cetrella e recante sotto una targa, datata 2002, in cui "Rosalba e Gianfranco" ringraziano la Madonna con devozione per il "meraviglioso dono" di figli e nipoti.

Pietra d'Inciampo in memoria di Giuseppe Giusti

Giuseppe Giusti Via della Penitenza Trastevere
 
In Via della Penitenza, nel Rione Trastevere, è presente una pietra d'inciampo che ricorda Giuseppe Giusti (1927-1945), arrestato come politico e deportato il 31 Dicembre 1943 a Mathausen e morto nel Maggio 1945 presso Ebensee.

Via Teodoro Pateras

 
Via Teodoro Pateras

Via Teodoro Pateras è una strada del Rione Trastevere che parte da Via Gaetano Sacchi e non ha uscita. Si tratta dunque di una piccola strada privata tra i palazzi della zona, che in lina con la toponomastica scelta per questa zona alla fine del XIX Secolo venne dedicata a un patriota italiano che aveva combattuto nella Repubblica Romana. Per questa strada fu scelto Teodoro Pateras (Napoli 1828-1877), militare del Regno delle Due Sicilie che si unì alla Repubblica Romana prima e successivamente ai Mille.

Targa in memoria di Ezio Tarantelli

Ezio Tarantelli Targa

La targa in questione si trova in Via delle Alpi, nel Quartiere Trieste, e ricorda Ezio Tarantelli (Roma 1941-Roma 1985), accademico ed economista italiano ucciso nel 1985 dalle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente mentre si trovava presso l'Università La Sapienza. La targa è stata qui posta nel 2019 dal Comune di Roma.

Targa d'inciampo in memoria del film In viaggio con papà

In viaggio con papà targa
 
In Piazza Trilussa, nel Rione Trastevere, è possibile vedere sul marciapiede lato Ponte Sisto una targa d'inciampo che ricorda come in questo luogo sia stata girata una scena del film "In viaggio con papà", opera di Alberto Sordi del 1982.
Tale targa è stata qui posta nel Febbraio 2015 su iniziativa del Cinema America e del Comune di Roma nell'ambito del Festival Trastevere Rione del Cinema.

Madonna Addolorata in Via di San Bonaventura

Madonna Addolorata San Bonaventura

In Via di San Bonaventura, al Palatino, nel Rione Campitelli, è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna Addolorata. L'opera è da mettere in stretta connessione con la vicina Via Crucis composta da 14 edicole, una per ciascuna delle stazion: non è un caso che la Madonna Addolorata sia strettamente connessa alla Passione e alla crocifissione di Cristo, ricordata appunto nel rito della Via Crucis.
L'Edicola, inoltre, ricalca anche stilisticamente i vicini rilievi della Via Crucis, ed è per questo ritenuta ad essa coeva (seconda metà XVIII Secolo) e attribuita al suo stesso autore, Giuseppe Franchi.

Targa della Via Crucis di Via di San Bonaventura

Via Crucis San Bonaventura targa
 
In Via di San Bonaventura, al Palatino, nel Rione Campitelli, tra le edicole che raffigurano le stazioni della Via Crucis, è presente una targa in cui si notifica che chiunque pratichi "il Sacrosanto esercizio della Via Crucis guadagnerà le stesse indulgenze come se personalmente visitasse le stazioni della Via Crucis di Gerusalemme", come stabilito dal breve di Papa Clemente XII Corsini (1730-1740) del 1732. Nella targa si aggiunge anche che, per orginde del Cardinal Vicario, si proibisce a tutti di giocare presso la strada di Via di San Bonaventura e di guastare o sporcare le pitture (con evidente riferimento alle immagini delle stazioni della Via Crucis, originariamente dipinte e poi sostituite da bassorilievi) o far altre azioni indegne in tale Santo Luogo, col rischio di incorrere in pene definite "gravissime".

Via Crucis di Via di San Bonaventura

Via Crucis San Bonaventura


In Via di San Bonaventura, sul Palatino, nel Rione Campitelli, proprio nel tratto di strada che conduce alla Chiesa di San Bonaventura al Palatino, sono presenti una serie di edicole raffiguranti le stazioni della Via Crucis.
Si tratta di una raffigurazione molto importante della Via Crucis, perché presso la Convento attiguo alla Chiesa di San Bonaventura visse San Leonardo da Porto Maurizio, che fu uno degli ideatori e massimi propagatori del rito della Via Crucis che commemora il cammino doloroso di Gesù nel portare la Croce al Calvario prima di essere crocifisso. In precedenza, tale rito era strettamente legato ai luoghi della Passione di Cristo, luoghi che soprattutto nei secoli passati non erano facilmente raggiungibili da tutti i fedeli, e per cui gradualmente si iniziarono a diffondere, in modo particolare dal XVII secolo e in Spagna, vari esempi di quadri raffiguranti le 14 stazioni della Via Crucis in numerose Chiese che ne diffusero il rituale, esclusivamente nell'ambito della famiglia francescana. Nel secolo successivo, grazie all'impulso dato da San Leonardo da Porto Maurizio, tali raffigurazioni e il rito a esse connesso ebbero una notevole diffusione.
La Via Crucis di Via di San Bonaventura risale alla prima metà del XVIII Secolo, periodo nel quale San Leonardo da Porto Maurizio viveva presso il Convento, e nella targa collocata sulla strada e si fa riferimento a un breve di Papa Clemente XII Corsini (1730-1740) relativo alle indulgenze per chi prenda parte alla Via Crucis relativo al 1732. Le stazioni originali vennero dipinte da Antonio Bicchierai, ma tuttavia il loro cattivo stato di conservazione portò il Cardinale Ferdinando Maria De Rossi e il Ministro Generale Padre Pasquale Frosconi da Varese a decidere di sostituirle nel 1772 con nuove raffigurazioni in terracotta scolpite da Giuseppe Franchi e dipinte da Giuseppe Mancini (Corrado da Rimini secondo altre fonti).
Le 14 raffigurazioni delle stazioni sono realizzate in terracotta e poste all'interno di edicole collocate sul muro nella parte sinistra della strada guardando la Chiesa, con l'eccezione delle ultime due, poste sulla facciata della Chiesa di San Bonaventura.
 
San Bonaventura Via Crucis


La testa di San Valentino

Reliquia San Valentino Santa Maria in Cosmedin


All'interno della Basilica di Santa Maria in Cosmedin, situata in Piazza Bocca della Verità, nel Rione Ripa, è presente un teschio, ritenuto secondo la tradizione una reliquia di San Valentino, e posto su un altare dedicato allo stesso Santo.
La cappella in cui la reliquia si trova è dedicata a San Giovanni Battista De Rossi, che presso tale Chiesa fu canonico, e il dipinto dietro l'altare è dedicato proprio a questo Santo (San Giovanni Battista De Rossi con i poveri), per quanto la reliquia sia di San Valentino.
San Valentino da Terni nacque nella città umbra, di cui fu Vescovo,  e subì il martirio a Roma il 14 Febbraio del 347, ragione per cui il 14 Febbraio si celebra la memoria liturgica del Santo. Non è chiaro se il San Valentino di cui è conservata la reliquia a Santa Maria in Cosmedin sia il Santo di Terni patrono degli innamorati o un omonimo, ma in ogni caso il culto di tale reliquia si è legato a lui nel tempo.

Santa Maria in Cosmedin San Valentino

Nel 496 Papa Gelasio I (492-496) decise di contrapporre una festività cristiana a quella pagana dei Lupercalia, che cadeva intorno alla metà di Febbraio e celebrava la divinità di Fauno nella sua accezione di Luperco, protettore del bestiame dall'attacco dei lupi. Tale festività era molto legata alla fertilità della terra e degli esseri umani e prevedeva diversi rituali di natura sessuale: per questo decise di contrapporre una nuova festività che valorizzasse il concetto Cristiano di amore. Così venne istituita la festa di San Valentino, Santo Patrono degli innamorati, la cui memoria liturgica cade proprio in quel periodo dal momento che secondo la tradizione il 14 Febbraio fu la data del suo martirio.
Presso la reliquia di San Valentino, esposta con i fiori intorno, il 14 Febbraio si tiene una messa per celebrare la memoria liturgica del Santo. Andare a visitare la reliquia può rappresentare, per una coppia di innamorati, un modo diverso per celebrare la festività di San Valentino, forse più insolità, sicuramente più fedele alla tradizione e più lontano dalla commercializzazione della festa emersa con la società dei consumi.


Borgo San Lazzaro

San Lazzaro Chiesa Borgo


Borgo San Lazzaro è una strada del Quartiere Della Vittoria che parte da Via Trionfale e, di fatto, confluisce nella stessa. 
La storia di questa strada è strettamente legata a quella della Chiesa di San Lazzaro, nota anche come San Lazzaro in Borgo o San Lazzaro dei Lebbrosi, che sorge lungo la strada. 
Le prime testimonianze di un insediamento in questo punto in cui la Trionfale inizia la sua salita sul Monte Mario risalgono all'alto Medioevo, quando con il progressivo aumento dei pellegrinaggi da Roma iniziò a sorgere in quest'area una stazione di posta, sul terreno di una delle tante ville rustiche che circondavano Roma. 
Nel X secolo qui sorgevano un oratorio e un edicola sacra, e nel XII Secolo il francese Domenico Garrison (italianizzato talvolta in Gargonza) decise di costruire una Chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena come ringraziamento per essere guarito dalla lebbra. Forse già in questo periodo venne realizzato, sempre dal Garrison, un lazzaretto in questo borgo, lazzaretto sicuramente esistente nel 1480, periodo in cui la Chiesa divenne nota col nome di San Lazzaro, cui spesso, come detto, vennero aggiunte le specifiche di "in Borgo" o "dei Lebbrosi".
L'importanza del borgo si andò dunque affermando grazie alla presenza della piccola, ma importante Chiesa di San Lazzaro. Questo luogo divenne infatti l'ultima sosta prima dell'ingresso a Roma per i Papi che venivano eletti fuori dalla Città Eterna, ma anche per gli imperatori che venivano a farsi incoronare. Lo fu inoltre per numerosi pellegrini, per i quali rappresentava l'ultima sosta prima dell'arrivo a Roma lungo la Via Francigena, e numerosi viaggiatori. La sua sufficiente distanza dall'abitato e la presenza del lazzaretto la identificò anche come uno dei limiti del cordone sanitario intorno a Roma in caso di epidemie.
 
Sacco di Roma Borgo San Lazzaro
 
L'importanza di tale borgo è testimoniata anche dal dipinto raffigurante il Sacco di Roma del 1527 di Pieter Bruegel il Vecchio, in cui è possibile riconoscere l'area.
Nel 1536 la Chiesa di San Lazzaro venne eretta a parrocchia ed affidata alla Confraternita dei Vignaioli: erano infatti proprio vignaioli la maggior parte degli abitanti del piccolo borgo, che sorgeva ai margini dei prati di Castello in una zona a carattere principalmente agricolo.
Nel XIX Secolo, Chiesa e lazzaretto iniziarono un periodo di decadenza, e con essi verosimilmente anche il borgo. 

Borgo San Lazzaro nel 1870

Tuttavia, nonostante questo stato di decadenza non sembrava migliorare (nel 1937 addirittura crollarono i resti del lazzaretto), la zona urbanizzata di Roma si iniziava a espandere fino a includere il borgo, che tuttavia ha mantenuto molte caratteristiche che lo rendono un luogo con un'identità urbanistica definita. Questo ha portato tra le altre cose a una valorizzazione della Chiesa di San Lazzaro (restaurata in più occasioni). 
Oggi la strada mantiene le caratteristiche di un borgo di campagna, seppur in un contesto urbano, schiacciata dai palazzi più moderni della Via Trionfale e dagli edifici della Città Giudiziaria di Piazzale Clodio (realizzata tra gli anni '50 e '60) e, soprattutto, di alcune sue strutture annesse più moderne.

Palazzo Marignoli



Palazzo Marignoli è situato nell'isolato compreso tra Via del Corso al n. 186, Via delle Convertite, Via di San Claudio e Piazza San Silvestro, nel Rione Colonna.
L'edificio venne costruito tra il 1883 e il 1890 dall'architetto Salvatore Bianchi, già autore della Stazione Termini, per il banchiere e Marchese Filippo Marignoli, Deputato al Parlamento Italiano e nominato Senatore del Regno nel 1876.


Il palazzo doveva essere la sede anche del Banco Marignoli Cavallini, di cui il Marchese era proprietario.
L'isolato era in precedenza occupato dall'ex Convento di Santa Maria delle Convetite, che venne demolito per l'occasione.



La facciata principale era situata in Piazza San Silvestro, caratterizzata da cinque piani, alte cornici marcapiano, bugnatura angolare e due portali bugnati ad arco a tutto sesto.
Le finestre del piano nobile sono architravate, con timpano ricurvo e triangolare alternati, il quarto piano ha finestre architravate.
Le altre facciate erano in origine identiche a quella sulla piazza. 
Nel PRG del 1883 fu previsto l'allargamento di Via del Corso all'altezza di Piazza Colonna, anche Palazzo Marignoli venne interessato da questo arretramento, il prospetto su Via del Corso fu affidato all'architetto Giulio Podesti, che lo costruì nel 1888.


La nuova facciata è decisamente più monumentale ed ha ribaltato l'orientamento del palazzo, essa è ricoperta interamente a bugnato liscio, ed è occupata lateralmente da due avancorpi bugnati, e centralmente da una monumentale loggia balconata, inquadrata da quattro grandi semicolonne corinzie in granito grigio, contenenti tre finestre a serliana.
Sul cornicione vi è la scritta RIVNIONE ADRIATICA DI SICVRTÁ.


I grandi saloni del pianterreno, destinati ad ospitare eleganti negozi, tra cui il Negozio Gilardini, e quelli del piano nobile, riservati agli appartamenti privati del Senatore Marignoli vennero affrescati da alcuni pittori, tra cui spiccano Fabio Cipolla ed Ettore Ballerini. 


Molti affreschi e stucchi dei soffitti, sono purtroppo andati perduti.


L'ingresso monumentale si apre in Via del Corso, è caratterizzato da colonne in marmo con capitello dorico, e da un soffitto a volta a botte ricoperto di stucchi e occupato, al centro, da un grande stemma della famiglia Marignoli.


Lo scalone monumentale fu progettato dal Podesti e realizzato nel 1888, è interamente rivestito in marmo di Carrara, decorato da colonne corinzie scanalate, con una volta a stucchi e un lucernario.


Al piano nobile si trovano gli ex appartamenti Marignoli, poi occupati dalla sede Romana del gruppo assicurativo Riunione Adriatica di Sicurità, un grande salone da ballo è decorato da affreschi con motivi geometrici, di gusto rinascimentale.


Un altro salone è caratterizzato da una splendida volta circolare, su pennacchi, affrescata con temi mitologici ispirandosi alle dimore del Cinquecento.


Il 14 marzo 1890 in tre sale del pianterreno del Palazzo si trasferì il Caffè Aragno, che fu ritrovo di artisti e intellettuali per tutto il Novecento.
Le difficoltà finanziarie portarono i figli di Filippo Marignoli alla vendita del palazzo alla Riunione Adriatica di Sicurtà, nel 1909, il piano nobile venne occupato in parte anche dal Sindacato dei Cronisti Romani, poi Circolo della Stampa.
Nel 1925 la RAS incaricò l'architetto Carlo Busiri Vici di sopraelevare di un piano il palazzo, di compiere dei restauri interni e del cortile.
Nel 2017 la proprietà, Allianz Real Estate, ha iniziato una profonda ristrutturazione del Palazzo, che ha comportato la destinazione dei primi due piani dell'edificio come Apple Store di Roma, con un restauro curato dall'architetto Norman Foster.

L'affresco con l'Aurora del pittore Cipolla, nell'ex Caffè Aragno 

Giovedi 27 maggio 2021 ha aperto il nuovo Apple Store di Roma, nei locali del pianterreno, occupati dal Caffè Aragno, e in quelli del primo piano.