Fontana della Navicella

fontana della navicella

La Fontana della Navicella si trova in Via della Navicella, nel Rione Celio, di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Domnica. 
L'attuale scultura raffigurante una navicella è stata realizzata nel 1518-1519 per volontà di Papa Leone X Medici (1513-1521), del quale porta lo stemma, ed è probabilmente stata disegnata da Andrea Sanovino, il quale si è ispirato a un'altra statua della Navicella che qui esisteva in precedenza, come spiega Pomponio Leto nel 1484. Non è chiaro quale fosse l'origine di tale scultura raffigurante un'imbarcazione: una tradizione vuole che fosse un ex voto di un militare dei Castra Peregrina, un castrum che si trovava in quest'area in cui risiedevano i Milites Peregrini, un corpo speciale dell'esercito romano, che lo aveva voluto realizzare dopo essere scampato a un naufragio. Altri ritengono fosse stato voluto da un marinaio della flotta di Capo Miseno, che si occupava delle complesse manovre dell'ampio velario del Colosseo.

La navicella nel 1756

Quale che fosse la funzione dell'originale navicella, sappiamo che non era posta su una fontana, così come originariamente non lo era neanche la nuova navicella del Sansovino. Solo nel 1931, infatti, quando venne sistemata l'area della Chiesa, la Navicella fu posizionata sulla nuova fontana alimentata dall'Acqua Felice.

Mappa di Saint Paul (1891)

Saint Paul Minnesota 1891 mappa
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La mappa in questione mostra la città di Saint Paul, in Minnesota, come si presentava nel 1891.

Albergo del Sole al Pantheon



L'Albergo del Sole è un hotel situato in Piazza della Rotonda n. 63, nel Rione Colonna.
Si tratta di uno dei più antichi alberghi di Roma ancora esistenti, le sue origini risalgono alla metà del 1400, quando fu installato nella piazza del Pantheon, che allora ospitava il mercato.
Il primo documento che abbiamo è del 1497, quando vengono citati alcuni ufficiali al seguito dell'Imperatore Federico III che alloggiarono nella Locanda del Montone, nome originario dell'albergo.



Nel 1500 appartenne alla famiglia degli Alberini, poi passò ai Turchi e quindi al chierico Giovanni Bitonto, nel 1600 la proprietà divenne delle monache Benedettine di Santa Maria in Campo Marzio e cambiò il nome in Albergo del Sole. 
Il 1968 l'albergo fu acquistato dalla famiglia Muzzi, che provvide ad un importante restauro interno.
La facciata in laterizio, ha un'impronta quattrocentesca, con finestre ad arco incorniciate da clipei e da una trabeazione, ai primi due piani, mentre l'ultimo livello, una volta occupato da un loggiato, è dotato di semplici finestre.



Nello storico edificio hanno soggiornato ospiti illustri, quali Ludovico Ariosto, Cagliostro e Pietro Mascagni.
Sulla facciata sono poste due lapidi che ricordano il soggiorno di Ariosto, nel 1513, e Mascagni, nel 1890.
Oggi l'albergo dispone di 32 camere di lusso, nella hall, di aspetto seicentesco, sono presenti alcuni affreschi.

Giorno dell'Ochi

 Il Giorno dell'Ochi, che in italiano può tradursi "Giorno del No", è un episodio della storia greca e italiana, oggi celebrato dai greci come festa nazionale ogni 28 Ottobre. Tale celebrazione risale a quando il 28 Ottobre 1940 il Primo ministro greco Ioannis Metaxas rispose di no all'ultimatum inviatogli dall'Italia in cui si chiedeva alla Grecia di permettere alle truppe italiane di occupare alcuni punti strategici del Paese fino alla conclusione del conflitto con il Regno Unito: un ultimatum che molti storici ritengono un pretesto per iniziare un conflitto e invadere la Grecia, cui l'Italia aveva rivolto le proprie mire espansionistiche e che aveva già stuzzicato con diverse azioni provocatorie. Il conflitto successivo si rivelò per l'Esercito Italiano un vero disastro, e la Grecia celebra per questo il Giorno dell'Ochi, nonostante le conseguenze della sconfitta italiana portarono alla drammatica invasione nazista della Grecia.
Ma andiamo a vedere nello specifico le ragioni che hanno portato all'ultimatum italiano.
Nel 1939 era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, in cui l'Italia, che in pochi anni aveva combattuto la Guerra d'Etiopia, la Guerra Civile Spagnola e l'invasione dell'Albania, era rimasta inizialmente neutrale in quanto non ancora attrezzata a intervenire nel conflitto dopo tanti dispendiosi interventi. Nonostante questo Benito Mussolini, di fronte agli iniziali successi della Germania, aveva deciso di bruciare i tempi, entrando in guerra nel Giugno 1940. Tuttavia, non volendo appiattire la sua posizione su quella tedesca, voleva che l'Italia combattesse una guerra parallela a quella tedesca, concentrandosi sulle proprie ambizioni di espansione nel Mediterraneo e nei Balcani anche al di là del conflitto in corso con Francia e Regno Unito. Mussolini, probabilmente reso troppo ottimista dai successi conseguiti nelle guerre precedenti e dagli iniziali risultati tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, iniziò a studiare operazioni militari nei più disparati teatri bellici, come la Francia meridionale, la Corsica, la Tunisia, la Jugoslavia e la Grecia senza un'effettiva strategia sul lungo termine.
Le iniziali mire verso un'invasione jugoslava vennero tuttavia fermate dalla Germania, dal momento che il governo di Belgrado aveva mostrato simpatie verso l'Asse. Nei confronti della Grecia, invece, erano state messe in piedi una serie di azioni aggressive e provocatorie, a prova che la pista di un intervento era da ritenersi percorribile. Cesare Maria De Vecchi, governatore del Dodecaneso italiano, accusò in più occasioni il governo ellenico di dare sostegno alle navi britanniche, mentre Galeazzo Ciano, all'epoca Ministro degli Esteri, iniziò una campagna di propaganda anti-greca, sostenendo che Atene compisse soprusi sulla minoranza albanese (l'Albania era sotto il controllo italiano) che abitava la regione della Ciamuria, in Epiro. Tale atteggiamento italiano raggiunse il culmine il 15 Agosto, quando De Vecchi ordinò al sommergibile Delfino di colpire il traffico mercantile a sostegno del Regno Unito, comprese le navi neutrali. L'azione portò all'affondamento dell'incrociatore greco Elli, che si trovava presso l'isola di Tino, sede di un importante santuario ortodosso, in rappresentanza del governo per prendere parte alla festa dell'Assunzione di Maria. Il governo italiano incolpò dell'incidente i britannici, ma la tensione tra Roma e Atene si faceva sempre più alta.
Nel mese di ottobre, il governo italiano sembrava ormai voler accantonare provvisoriamente qualsiasi azione bellica autonoma visto l'avvicinarsi dell'inverno, tanto che numerosi militari vennero mandati in congedo. Tuttavia, la svolta arrivò quando la Germania invase la Romania, con l'obiettivo di prendere il controllo dei campi petroliferi locali. Mussolini non prese bene l'azione unilaterale e molto importante dell'alleato, e temeva di essere nuovamente messo in secondo piano. Decise così che l'Italia avrebbe dovuto muovere guerra contro la Grecia.
Il governo di Atene, tuttavia, fino all'inizio delle provocazioni del 1940 non era affatto ostile all'Italia. Il Primo Ministro Ioannis Metaxas, pur non definendosi esplicitamente fascista, guidava dal 1936 un regime che era molto simile a quello di Mussolini, cui mostrava di ispirarsi attraverso, ad esempio, l'istituzione del saluto romano. Metaxas temeva molto di più uno scontro militare con la Bulgaria, tanto che aveva realizzato un sistema di fortificazioni al confine noto come "Linea Metaxas", a causa delle tradizionali rivendicazioni bulgare sulla Tracia e su Salonicco, mentre intratteneva rapporti di vicinanza con l'Italia-
Rapporti molto più che cordiali che avevano iniziato a incrinarsi nel 1939 con l'occupazione italiana dell'Albania e che come abbiamo visto nel 1940 avevano iniziato a peggiorare progressivamente. 
 
mappa piano invasione italiana grecia 1940
Le direzioni dell'invasione della Grecia nei piani militari italiani del 1940
 
Decisa l'azione contro la Grecia, Mussolini convocò i vertici dell'esercito (senza chiamare in causa esponenti di marina e aeronautica, a prova di una confusione e un'emotività di fondo nell'azione bellica) e ordinò di muovere guerra entro fine ottobre con un'azione che rappresentava la combinazione dei piani di invasione presi in considerazione negli anni: Mussolini volle quindi da un lato una penetrazione nell'Epiro fino allo strategico porto di Preveza e contestuale occupazione delle Isole Ionie e, dall'altro lato, una pressione su Salonicco partendo dalla città albanese di Corizza. In un momento successivo, le truppe avrebbero dovuto muovere sulla Grecia peninsulare e su Atene.
Come pretesto, Mussolini chiese di creare un incidente alla frontiera ad hoc che consentisse di mettere in campo l'azione bellica entro la fine di Ottobre. Fu così che in seguito ad alcuni di questi incidenti, l'ambasciatore italiano ad Atene Emanuele Grazzi fu inviato presso Metaxas il 28 Ottobre (peraltro anniversario della Marcia su Roma) per consegnargli un ultimatum, scritto in tutto e per tutto in modo tale da risultare tecnicamente irricevibile per la Grecia. Tale ultimatum chiedeva di permettere all'Italia di occupare non meglio identificati punti strategici greci che avrebbero permesso di combattere contro il Regno Unito, minacciando altrimenti azioni belliche. Ai tentativi dell'ambasciatore di convincere Metaxas a evitare un conflitto venendo incontro alle richieste italiane, il Primo Ministro rispose chiarendo che tale ultimatum era irricevibile, dal momento che nelle tre ore concesse per accogliere le richieste non avrebbe nemmeno avuto il tempo di impartire l'ordine alle truppe, oltre al fatto che i luoghi strategici da occupare non erano specificati. Nello storico colloquio tra i due, tenuto in francese, la lingua diplomatica del tempo, Metaxas disse "Allora è la guerra". "Non necessariamente, Eccellenza", rispose Grazzi, ma Metaxas replicò "No, è necessaria". Quest'ultimo no, Ochi in greco, entrò nella storia ellenica come O Megalo Ochi, il grande no.
 
Metaxas Giorno Ochi
Un cartone animato preso dal video dei Sabaton "Coat of Arms" mostra Metaxas stracciare l'ultimatum italiano
 
Il conflitto, che l'Italia pensava di vincere agevolmente, si trasormò rapidamente in un disastro: il Paese veniva da numerosi conflitti negli ultimi anni, e aveva organizzato la campagna di Grecia con grande rapidità, senza nemmeno mettere a punto strategie particolarmente articolate. Atene, ad esempio, temeva soprattutto attacchi anfibi sul Peloponneso che l'Italia nemmeno prese in considerazione. Ma oltre a questo, si trattò di un conflitto che l'Italia mosse contro un Paese storicamente affine e amico nel corso dei millenni, ma come sappiamo la guerra troppe volte mette contro senza alcun senso amici e fratelli gli uni contro gli altri.
La Grecia riuscì a respingere il tentativo di penetrazione italiano nell'Epiro, lanciando una controffensiva che portò a occupare il sud dell'Albania e nel 1941 costrinse l'Italia a chiedere aiuto alla Germania. Metaxas morì nel 1941 di setticemia, poco prima che i tedeschi invadessero la Grecia, spartendosela poi con Italia e Bulgaria.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Grecia ha iniziato a celebrare il 28 Ottobre come festa nazionale, con il nome di Festa dell'Ochi. L'eco del grande no pronunciato da Metaxas fa sì che oggi la memoria dell'ex dittatore sia qualcosa di controverso e insolito: da un lato è ricordato infatti come un dittatore che ha messo in piedi un regime dai tratti feroci, ma al tempo stesso è elogiato ancora oggi il suo no all'ultimatum italiano, celebrato come festa nazionale.



Le vicende del giorno dell'Ochi e della fallimentare campagna italiana in Grecia sono narrate anche nella canzone "Coat of Arms" del gruppo metal svedese Sabaton.

Pole Dance a Roma: corsi e palestre dove praticarla

La pole dance è un misto tra danze e ginnastica divenuto molto popolare e praticato negli ultimi anni. Essa  si svolge attraverso l'uso di un palo intorno al quale chi esegue la pole dance deve svolgere figure acrobatiche attraverso la forza delle braccia.
La pole dance nasce negli Stati Uniti negli anni '20, forse influenzata dai circensi cinesi, ed è spesso confusa con la lap dance, la quale ha tuttavia in comune principalmente l'uso del palo ma è una forma esclusivamente d'intrattenimento. La pole dance, come abbiamo visto, richiede un notevole sforzo fisico ed è una forma di ginnastica e sport a tutti gli effetti.
Negli ultimi anni la pole dance ha avuto notevole diffusione in Italia e molte palestre e centri sportivi hanno iniziato a praticarla. E' praticata in grande maggioranza da donne ma non è una disciplina esclusivamente femminile.

Pole Dance girl



A seguire un elenco delle palestre e dei centri che offrono corsi di pole dance usando, come da nostra abitudine, le suddivisioni toponomastiche come criterio d'ordine. Da notare bene: questo non è un articolo promozionale ma meramente informativo. Chiunque desideri segnalare altri centri che offrono corsi di pole dance può tranquillamente scriverlo nei commenti o contattarci alla nostra pagina Facebook, e provvederemo ad aggiornare l'elenco.

Quartiere Nomentano:
- A.R.E.M., Via Ignazio Giorgi 52
- L'Art de la Danse - Scuola di Danza, Ballo e Fitness, Via Pisa 17

Quartiere Prenestino-Labicano:
- Rome Pole Dance Studio 2, Via Pietro Sensismi 30

Quartiere Appio-Latino:
- CMA Pole Dance Studio, Via della Caffarelletta 35
- Vertical Dolls Studio, Via Ferdinando Ughelli 16

Quartiere Ostiense:
- Pole Heart, Via Giovanni Ansaldo 3l
- Rome Pole Dance Studio, Viale Leonardo da Vinci 301

Quartiere Aurelio:
- Phenix Aerial and Dance Studio, Via Baldo degli Ubaldi 31

Quartiere Monte Sacro:
- Bounce Factory Dance Studio, Viale Tirreno 292
- VDA Pole Dance Roma, Via Valsola 45

Quartiere Trieste:
- ASD You Can Dance, Via Gadames 3
- Rome Pole Fitness, Via Tripolitania 199

Quartiere Prenestino-Centocelle:
- Dancing Queen's School_Pole Dance_Calisthenics Dance, Via degli Anemoni 10

Quartiere Don Bosco:
- Pole Dance Company, Via Messala Corvino 17
- UpsideDown Pole Dance, Via Quinto Pedio 31

Quartiere Giuliano-Dalmata:
- Pole Dance Studio 5, Via Gian Francesco Biondi 9

Suburbio Aurelio:
- Global Dance Studio, Via Boccea 313a

Zona Val Melaina:
- Pole Dance's Soul, Via Ivanoe Bonomi 29

Zona Tomba di Nerone:
- Gotha Studio Pole, Via Civitella San Paolo 9

Mappa di Anversa (1902)

Vecchia mappa Anversa
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 La mappa in questione mostra la città di Anversa, in Belgio, come si presentava nel 1902. La mappa è divisa in due parti: a sinistra mostra anche i dintorni, mentre a destra si focalizza sull'area centrale della città.

Palo della morte

Un sacco bello Palo della Morte

Il Palo della morte è un luogo di Roma divenuto celebre perché menzionato da Carlo Verdone nel suo celebre film "Un sacco bello" risalente al 1980. In questo film, il personaggio di Enzo, interpretato dallo stesso Verdone, dà appuntamento all'amico Sergio, Renato Scarpa, al Palo della morte, un punto di riferimento dove vedersi per poi partire per Cracovia per il Ferragosto. Un appuntamento annunciato dalla celebre frase "A mezzogiorno, al palo della morte!".
Il palo, un traliccio dell'alta tensione particolarmente grande, oggi non esiste più. Si trovava in Via Giovanni Conti, al confine tra le Zone Val Melaina e Castel Giubileo, un'area che come si può vedere dalle immagini del film era ancora in gran parte in fase di realizzazione quando venne girato "Un sacco bello".
Nel 2020, sul luogo dove in passato sorgeva il "Palo della morte", è stata posta una targa alla presenza di Carlo Verdone. Ancora oggi capita che fan del film e curiosi si riuniscano in questo luogo in occasione del Ferragosto.

Mappa di Las Vegas (1951)

Las Vegas 1951 mappa
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La mappa in questione mostra la città di Las Vegas, nello stato americano del Nevada, come si presentava nel 1951, negli anni in cui la città, celebre per i suoi casinò, stava assistendo a un notevole sviluppo.

Una violazione del coprifuoco nel 1587

Tor di Nona carceri demolite
Gli edifici oggi demoliti dove sorgeva il carcere di Tor di Nona
 
Nel XVI Secolo era comunemente in vigore il divieto di uscire di casa nelle ore notturne per prevenire problemi di ordine pubblico o di sicurezza e per evitare che in assenza di luce solare potessero scaturire incendi per via del fuoco usato per illuminare. Alla fine di tale secolo a Roma erano particolarmente diffusi alcuni problemi di ordine pubblico, in parte a causa della diffusa povertà che aveva favorito il vagabondaggio e la criminalità e dei numerosi soldati allo sbando che giravano per la penisola, tutto causato da quasi un secolo di guerre combattute in Italia.
A questo riguardo abbiamo dal Codice Urbinate 1055 (Biblioteca Vaticana) un'interessante testimonianza di cosa poteva accadere in caso una persona venisse trovata in giro durante le ore proibite, testimonianza che risale al 23 Maggio 1587, quando il boia del carcere di Tor di Nona punì alcune donne che erano state trovate in giro per Roma alle ore proibite. Il carcere in questione oggi non è più esistente, la stessa struttura è stata demolita per la realizzazione degli argini del Tevere e dei Lungotevere, e sorgeva in Via di Tor di Nona, nel Rione Ponte.
 
Punizione prostituta frusta
Punizione di una cortigiana con la sferza nel carcere di Tor di Nona (incisione del XVI Secolo)
 
Il testo recita così: "Il boia l'altra mattina nel cortile di Tordinona frustò tre donne a camicie alzate dinanzi et di dietro, con un mazzo d'urtiche, perché la sera innanzi erano state trovate fuori à spasso per la città all'hore prohibite loro di uscire di casa, et un'altra donna, pur trovata in quel tempo fuori del vicinato à repigliarsi una padella da un'amica, con quella istessa padella in prigione li fu date su 'l culo alquante botte".

Porta Latina

Porta Latina
 
 Porta Latina è una porta delle Mura Aureliane di Roma, al confine tra il Rione Celio e il Quartiere Appio Latino, tra Via di Porta Latina, la Via Latina, Viale Metronio e Via delle Mura Latine. La Via Latina collegava anticamente Roma a Capua, città in cui si congiungeva con la Via Appia, e partiva da Porta Capena, nelle Mura Serviane. Con la realizzazione delle Mura Aureliane fu realizzata Porta Latina, da cui partiva tale strada che da il nome anche alla porta.
Come molte porte delle Mura Aureliane, anche questa rispetto alla sua edificazione avvenuta tra il 270 e il 275 dopo Cristo ha subito numerose modifiche, come si può notare facilmente dalla mancanza delle grandi aperture tipiche delle fortificazioni dell'epoca di Aureliano che consentivano di lasciare spazio alle baliste e che spesso, come in questo caso, sono state restaurate nei secoli successivi e sostituite con piccole feritoie.
Come sappiamo, le mura furono restaurate numerose volte, la prima da parte dell'Imperatore Onorio su richiesta del generale Stilicone, che le fece alzare di 6-8 metri. Proprio a questo restauro risale la copertura in travertino ben visibile e caratteristica di questa porta.
Come per molte porte d'accesso a Roma, tra il V e il XV Secolo anche questa fu, almeno per alcuni periodi, data in gestione a privati che si occupavano così della riscossione del pedaggio. Questo sistema gestito dal Governatorato, nel tempo, entrò in conflitto col Papato che prese il controllo di tutte le porte: sappiamo infatti da una Bolla di Papa Onorio III (1216-1227) che nel 1217 i proventi del pedaggio di Porta Latina erano dati alla vicina Chiesa di San Tommaso in Formis.
Nel 1408, quando il Re Ladislao di Napoli occupò Roma, la porta venne chiusa, per poi essere riaperta dopo pochi mesi.

Incisione Rossini Porta Latina
Porta Latina in un'incisione di Luigi Rossini
 
Nel 1467 fu stilato un bando per cedere le diverse porte all'asta in gestione a privati per un anno, e sappiamo che nel 1474 il prezzo per la gestione di Porta Latina e della vicina Porta Asinaria insieme era di 39 fiorini, 31 solidi e 4 denari ogni sei mesi, un prezzo non particolarmente alto che testimonia un transito non particolarmente elevato in quest'area. Negli anni successivi, tuttavia, l'importanza dovrebbe essere aumentata dal momento che nel 1532 il prezzo risultava essere cresciuto.
Nel 1576 Roma venne colpita da una pestilenza, e per questa ragione Porta Latina venne chiusa provvisoriamente. Lo stesso fatto si ripetè nel 1656, quando una grave pestilenze si abbattè su tutta Italia: in tale occasione, per ragioni principalmente burocratiche, la porta rimase chiusa per ben 13 anni! A risolvere le lungaggini fu il Cardinale Giulio Gabrielli, che fece riaprire la porta, celebrando il fatto con una solenne cerimonia il 5 Maggio 1669.
A partire dal XVI, tuttavia, la Via Latina perse gradualmente importanza in favore della vicina Via Appia Nuova, aperta per volontà di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585) nel 1574. Questo portò a una graduale perdita di importanza anche per Porta Latina, che culminò nel XIX Secolo, quando rimase chiusa a partire dal 1808 fino al 1911 (tranne per alcuni mesi del 1827). 
Alcuni studiosi medievali ritenevano che la porta avesse il nome di Latina dal termine latino "latens" per via di un'antica leggenda che voleva che qui si fosse nascosto Saturno in fuga dal figlio Giove che lo aveva detronizzato. Tali leggende risalivano in genere ai tempi arcaici di Roma, tempi in cui tale porta non esisteva e lascia intendere si tratti di una storia nata nel Medioevo senza alcun fondamento.

Villa Page Lituania



Villa Page Lituania è una villa situata in Via Nomentana n. 116, nel Quartiere Nomentano, oggi ospita l'Ufficio Consolare dell'Ambasciata di Russia.
La villa fu costruita dal commendatore George Blunt Page nel 1910 su terreni acquistati di Villa Mirafiori, ad opera degli architetti Pio e Marcello Piacentini.
Il parco era costituito da alcune piante superstiti di Villa Mirafiori, e si estendeva per 9.000 metri quadrati.
I coniugi Page vi abitarono fino al 1933,  quando la villa venne affittata all'Ambasciata di Lituania. Nel 1937 la Lituania comprò l'edificio per 3 milioni di lire. Dopo l'occupazione della Lituania da parte dell'Unione Sovietica, nel 1940, i Sovietici occuparono l'edificio, che fu trasferito ufficialmente dallo Stato Italiano all'Unione Sovietica nel 1945.
L'edificio è costituito da un corpo centrale aggettante, che si sviluppa su tre piani, e da un corpo principale di due piani, con terrazza a balaustra. 



L'avancorpo centrale è caratterizzato da un portico su colonne doriche, sopra al quale si trova una terrazza. Il piano nobile ha tre finestre quadrangolari, nell'attico invece è presente un'ampia loggia, con colonne corinzie. Sul cornicione si trova una balaustra e un tetto in coppi alla romana sormontato da una statua, oggi non più presente, di San Giorgio che uccide il drago. L'edificio è decorato da bugne angolari, mentre le finestre del piano terra sono architravate su mensole e con timpano spezzato.



Casa Pisani




La Casa Pisani è un edificio situato in Via Cavour n. 108, ad angolo con Via di Santa Maria Maggiore e via dei Quattro Cantoni, nel Rione Monti.
Il palazzo fu costruito nel 1888 dall'architetto Camillo Pistrucci, lo stesso che progettò Palazzo Massimo alle Terme, nel 1886.

Palazzo Giorgioli e Casa Pisani si fronteggiano in Via di Santa Maria Maggiore 

                                       

L'edificio si trova in un importante crocevia posto tra Via Cavour e Via di Santa Maria Maggiore, in piena espansione in quegli anni, di fronte infatti confina con l'isolato di Palazzo Giorgioli e Palazzo Besi.
L'edificio si sviluppa su quattro piani, col mezzanino sopra al piano stradale, le facciate sono occupate da tre finestre per piano. 

La facciata principale su Via Cavour


Un bugnato rustico ricopre il piano terra e il mezzanino inframezzati da una cornice, poi si sviluppa sul resto dell'edificio a livello angolare.
Il mezzanino è occupato da grandi finestre ad arco inquadrate da lesene modanate e rastremate, con balconata in ferro battuto, il portale e inquadrato da due colonne con capitello corinzio stilizzato, che sostengono un balcone al mezzanino. 

Particolare della finestra ad arcata del mezzanino

Al piano nobile si trova un grande balcone su mensoloni con balaustra in ferro, in asse con il portone di ingresso. Le finestre del piano nobile sono architravate su mensole, quelle del secondo piano sono incorniciate. Il cornicione è decorato da da ovoli, modiglioni e lacunari di forma romboidale.

Prospetto di Casa Pisani da una pubblicazione del 1890





Hotel Plaza





L'Hotel Plaza, oggi Grand Hotel Plaza, è un hotel di lusso che si trova in Via del Corso n. 126, ad angolo con Via delle Carrozze, nel Rione Campo Marzio
La sua storia comincia nel 1837 quando il palazzo del Conte Lozzano fu quì costruito dall'architetto Antonio Sarti.
La facciata era decorata in stile rinascimentale con un bugnato liscio al piano terra, occupato da grandi arcate a tutto sesto, finestre architravate al primo e al secondo piano, mentre erano dotate di una semplice cornice modanata al terzo piano.
Il 1862 i nuovi proprietari Neiner e Bussoni fecero ristrutturare l'edìficio per trasformarlo in albergo chiamato Albergo di Roma. 
Nel 1871 i Principi di Piemonte Umberto e Margherita assistettero dal balcone centrale dell'albergo al primo carnevale di Roma Italiana.




Il 1902 l'albergo fu comprato dalla famiglia di albergatori Sanremesi Bertolini che attuarono una ristrutturazione del complesso. L'architetto Edgardo Negri modificò la facciata impreziosendola con lesene corinzie, triplicando l'ingresso, sormontato da una balconata a balaustra, e decorando gli architravi del primo piano con timpani triangolari e curvilinei alternati.
Il nuovo albergo venne inaugurato nel 1903 come Bertolini's Splendid Hotel.



Il 1907 fu rinominato Hotel Plaza Albergo Splendido. Nel 1913 vi morì il miliardario americano J. P. Morgan.
Il 1930 l'albergo fu ristrutturato e venne soprelevato di due piani, creando varie terrazze con balaustre e un corpo centrale decorato da colonne corinzie e balconi.
Anche gli interni furono restaurati realizzando i grandi saloni di rappresentanza, ancora oggi esistenti, in questa veste venne inaugurato come Hotel Plaza.

L'elegante Lobby con lo scalone d'ingresso


L'architetto Armando Brasini progettò gli ambienti dell'ingresso, del maestoso Giardino d'Inverno, dei bar e del Ristorante. Lo stile adottato era quello dell'antica Roma, con lesene alle pareti e colonne in marmo.

Il bar Americano, progettato da Brasini, oggi perduto



Gli interni sono rivestiti in marmi pregiati e decorati da lesene, i soffitti sono a cassettoni o a volte dipinte ad affresco.

Il grande Salone d'Inverno
 
Il grande Giardino d'Inverno, realizzato nel cortile del palazzo, è caratterizzato da un'ampia volta a lunette, con cornici mistilinee in stucco, che delimitano riquadri di varie forme affrescati, su cui è posto un grande lucernario con vetrate liberty.
La trabeazione è sorretta da eleganti colonne corinzie binate in marmo, alternate a pilastri e lesene.


Anche il Ristorante è decorato da lesene poste fra arcate, mentre il soffitto è affrescato a cassettoni e a grandi scene classiche.

Il Salone del Ristorante oggi intitolato a Mascagni


Nell'Hotel, tra i vari personaggi famosi, vi risiedette dal 1927 il compositore Pietro Mascagni, che occupava la suite n. 114 al primo piano. 
Sulla facciata dell'albergo un busto e una targa ricordano il soggiorno del maestro fino alla morte, nel 1945.

Il plastico di Roma Imperiale di Italo Gismondi



Il plastico di Roma Imperiale al tempo di Costantino I, realizzato dall'architetto Italo Gismondi, si trova all'interno del Museo della Civiltà Romana, in Piazza Giovanni Agnelli, nel Quartiere Europa noto soprattutto come EUR.

Tale plastico è una delle più accurate, suggestive, interessanti e tecnicamente elaborate ricostruzioni di Roma Antica esistenti, rappresenta forse la principale attrazione del museo in cui è custodita (Museo purtroppo chiuso per restauri dal 2014) ed è immortalata in numerose fotografie, stampe e poster in vendita a Roma e non solo. La realizzazione del plastico, vista l'incredibile accuratezza tecnica e ricostruttiva, è stata molto lunga (iniziato nel 1933, concluso nel 1955) e legata a specifici eventi che ora andremo a vedere.

In vista del bimillenario dalla nascita di Augusto che sarebbe caduto nel 1937, il regime fascista, che si voleva porre in continuità con l'Impero Romano e quindi con il suo primo imperatore, organizzò una grande mostra dedicata alla storia romana, vista come modello dal regime che in tal modo puntava anche ad autocelebrarsi grazie a tale evento. All'epoca il principale evento archeologico che si era svolto a Roma negli anni precedenti era stato una mostra archeologica realizzata in occasione dell'Esposizione Nazionale del 1911 per i 50 anni dell'Unità d'Italia e curata dal grande archeologo Rodolfo Lanciani e dal suo assistente Giulio Quirino Giglioli. Lo stesso Giglioli fondò un Museo della Romanità e, nel 1932, iniziò a fare pressioni insieme ad altri studiosi di Antichità Romane perché Mussolini portasse avanti un programma di iniziative espositive dedicato a Roma Antica oltre a nuovi scavi e iniziative archeologiche. In questo contesto viene organizzata la Mostra Augustea della Romanità per il 1937-1938 presso il Palazzo delle Esposizioni in Via Nazionale, un evento che al di là dei tratti ideologici già accennati punta ad illustrare allo spettatore la società romana.



Fu dunque in tale occasione che venne commissionata all'archeologo Italo Gismondi, nel 1933, la realizzazione di un grande plastico che riproducesse il centro monumentale di Roma Antica da esporre alla mostra. Basandosi prima di tutto sul lavoro archeologico del Lanciani, Gismondi riprodusse il fulcro dei monumenti di Roma Antica in un plastico che venne esposto nella mostra. 

Piero di Carlo e un pannello del plastico raffigurante l'Aventino, nel 1934


Si trattava, come abbiamo detto, solo di una versione ridotta, che comprendeva il Campo Marzio, il Campidoglio, il Palatino, il Quirinale e una piccola parte del Celio e dell'Esquilino. La realizzazione materiale del modello fu effettuata dal modellista Piero di Carlo, in gesso alabastrino, con armature in metallo e fibre vegetali.



Dopo la mostra, Giglioli volle istituire un nuovo museo per ospitare le numerose ricostruzioni realizzate per la Mostra, ed istituì così il Museo della Civiltà Romana, che di lì a poco avrebbe trovato sede nel nuovo quartiere dell'EUR, dove sarebbe dovuto essere pienamente in funzione per l'Esposizione Universale del 1942, che come sappiamo non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Il Colosseo, l'Arco di Costantino, il Tempio di Venere e Roma, il Tempio del Divo Claudio e le Terme di Tito e Traiano


A Gismondi venne commissionato un ampliamento del vecchio plastico a tutta l'area entro le Mura Aureliane, da esporre nel nuovo museo appena fosse stato pronto.

L'Aventino, il Circo Massimo e il Palatino 


Il lavoro di Gismondi si svolse negli ambienti dell'ex fabbrica Pantanella al Circo Massimo e si basò su un'elaboratissimo lavoro di ricostruzione basato come abbiamo detto sugli studi di Lanciani e, in modo particolare, sulla sua Forma Urbis, la mappa sinottica che mostra l'evoluzione di Roma dall'Antichità alla fine del XIX Secolo. Mentre i monumenti vennero realizzati con grande cura documentaria, le aree prive di resti archeologici furono ricostruite basandosi su esempi abitativi di Roma Antica.

Il grande modello con in primo piano il Campo Marzio 


Questo lavoro, dall'inizio della realizzazione del plastico nel 1933, durò ben 22 anni, compreso il periodo in cui venne esposto alla Mostra Augustea della Romanità, e nel 1955, una volta terminato, fu trasferito al nuovo Museo della Civiltà Romana, aperto dal 1952, dove fu esposto e dove tuttora si trova. 
L'intera opera è costituita da 150 telai, assemblati quasi sempre lungo gli assi stradali.

Particolare del Campo Marzio, con il Pantheon in primo piano, il Campidoglio e i Fori Imperiali 

L'Esquilino, il Viminale e il Quirinale, in primo piano le Terme di Diocleziano 


Siti archeologici nel Quartiere Appio-Latino

A seguire una lista dei siti archeologici presenti nel Quartiere Appio-Latino, elencati in ordine alfabetico.

Torre dell'Angelo, in Via Latina all'angolo con Via Vescia

Αρχαία Ρώμη

Σωματική τιμωρία στην Αρχαία Ρώμη

Φάλαγγας (μπαστινάδο)

Körperliche Bestrafung im alten Rom

Bastonade

Antikes Rom

Körperliche Bestrafung im alten Rom

Le strade della Zona Acilia Nord

A seguire, un elenco di tutte le strade attualmente esistenti nella Zona Acilia Nord. L'elenco delle strade soppresse o non più esistenti che si trovavano nella Zona, è invece consultabile qui.

Via Lepanto

Via Lepanto (credit: Lalupa/Wikicommons)


Via Lepanto è una strada del Rione Prati, compresa tra Viale Giulio Cesare e Viale delle Milizie. Le sue origini risalgono al 1885, quando venne istituita insieme alle strade che andarono a comporre il nuovo Rione Prati. Tali strade furono divise in diversi gruppi toponomastici legati tutti alla città di Roma, e questa nuova strada ricadeva in quelli legati alle grandi battaglie. 

Via Lepanto in una mappa del 1888

Nello specifico, per questa strada, si scelse la Battaglia di Lepanto, lo storico scontro avvenuto nel Golfo di Corinto il 7 Ottobre 1571 tra le navi della Lega Santa e quelle dell'Impero Ottomano, conclusosi con la vittoria delle forze Cristiane.
La storica battaglia vide la partecipazione di numerosi stati Italiani all'interno della Lega Santa, in primis lo Stato Pontificio e la Repubblica di Venezia, al fianco della Spagna, e la stessa Lega Santa era stata voluta fortemente dal Papa San Pio V Ghislieri (1566-1572). A guidare le forze dello Stato Pontificio ci fu Marcantonio Colonna, cui è oltretutto dedicata la strada che rappresenta la prosecuzione di Via Lepanto oltre Viale Giulio Cesare. Papa San Pio V, in seguito alla vittoria, istituì per il 7 ottobre la festa di Nostra Signora della Vittoria, divenuta poi Nostra Signora del Rosario.

Allegoria della Battaglia di Lepanto Paolo Veronese
Allegoria della Battaglia di Lepanto, dipinto del 1572-1573 opera di Paolo Veronese

Tale strada sorge esattamente al centro di due caserme: la Nazario Sauro (in precedenza chiamata Principe di Napoli) e la Cavour, ora occupate in gran parte anche da locali del Tribunale.
Nei giardini della via sorgono due busti: uno dedicato a Giuseppe Galliano, morto nella battaglia di Adua e qui ricordato nel 1896, e l'altro dedicato a Pietro Toselli, morto nella battaglia di Amba Alagi e qui ricordato nel 1901.
Dal 1980, all'angolo tra la strada e Viale Giulio Cesare, è operativa la fermata della Linea A della metropolitana "Lepanto".
Nel Marzo 2020 è stata posta lungo la via una panchina rossa con affisso il numero 1522, il numero di telefono anti-violenza e stalking, posta in prossimità del tribunale come simbolo di un presidio dei diritti dei cittadini.

Torre dell'Angelo

 
La Torre dell'Angelo è una testimonianza archeologica situata su Via Latina all'angolo con Via Vescia, nel Quartiere Appio-Latino. Si tratta di un colombario romano risalente al I-II Secolo dopo Cristo che nel Medioevo venne convertito in torre di avvistamento lungo la Via Latina.
I colombari, come sappiamo, nell'Antica Roma rappresentavano una struttura per la tumulazione collettiva dei defunti, molto diffusa nelle città e nelle aree ad alta popolazione.
Questo specifico colombario vede l'ingresso rivolto verso Porta Latina, ed è composto da un piano al livello stradale che ospitava le urne dei defunti, mentre il piano superiore era destinato alle cerimonie funebri.
Nel Medioevo fu trasformata in una torre d'avvistamento, nell'ambito di un sistema di torri lungo la valle della Caffarella che comprendeva anche Tor Fiscale. Questa torre prese il nome di Torre dell'Angelo o Torretta dell'Angelo per via di un affresco del XIII Secolo raffigurante San Michele Arcangelo presente nella struttura di cui non si ha più alcuna testimonianza. Successivamente la torre fece parte della Vigna Santambrogio.
Con la realizzazione della vicina ferrovia, il sepolcro si trova ora molto vicino al ponticello della Via Latina e, per questa ragione, è noto anche come "Torre del Ponticello" tra gli abitanti della zona.

Via di Villa Aquari

Via di Villa Aquari
 
Via di Villa Aquari è una strada del Quartiere Appio-Latino, compresa tra Via Latina e Via Segesta. Essa venne istituita nel 1951 e dedicata alla villa posseduta dalla famiglia Aquari che esisteva nei paraggi.

Targa in memoria del popolamento di eucalipti da parte di Padre Franz Pfanner con la benedizione del Beato Pio IX per debellare la malaria

Beato Pio IX lotta contro malaria


La targa in questione si trova in Via Laurentina, presso il Santuario della Vergine della Rivelazione, nel Parco degli Eucalipti, nel Quartiere Europa noto anche come EUR e ricorda come il monaco trappista austriaco Franz Pfanner (Langen bei Bregenz 1821-Emmaus 1909), con la benedizione del Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878), popolò la zona in cui la targa si trova di eucalipti balsamici con l'obiettivo di debellare la malaria.

Targa in memoria di Sarah Parker Remond

Targa Sarah Parker Remond

La targa in questione si trova all'interno del Cimitero Acattolico di Roma, in Via Caio Cestio, nel Rione Testaccio, e ricorda Sarah Parker Remond (Salem 1824-Roma 1894), medico e attivista statunitense che si batté per l'abolizione della schiavitù nel suo Paese. Dopo aver conosciuto Giuseppe Mazzini a Londra ed essersi avvicinata alle sue idee, si trasferì in Italia dove studiò e continuò a vivere, sposando un italiano e rimanendo nel Paese fino alla morte.
La Parker Remond è sepolta nel Cimitero Acattolico in cui la targa si trova, ma non essendo la tomba più visibile le è stata dedicata questa targa nel 2013.

Detersivi alla spina - Dove acquistarli a Roma

negozio detersivi
Detersivi in vendita in Finlandia (credit: Santeri Viinamaki/Wikicommons)

Forse non tutti sanno che i detersivi così come molti altri prodotti per l'igiene non sono in vendita solamente all'interno dei flaconi e delle bottiglie, ma possono essere comprati anche sfusi. Tra le ragioni per cui alcuni consumatori preferiscono acquistare i detersivi alla spina sfusi anziché confezionati c'è una ragione ecologica, data dal fatto che così facendo non è necessario consumare plastica, e una scelta economica, dal momento che il costo è minore.
Per acquistare detersivi alla spina è chiaramente necessario recarsi al negozio con un apposito recipiente dove versare il detersivo.

A seguire un elenco dei punti vendita dove è possibile acquistare detersivi alla spina, usando il nostro classico sistema di ordinamento per suddivisioni toponomastiche.

Rione Esquilino:
- La Casa degli Dei - Via Merulana 181-182

Quartiere Prenestino-Labicano:
- Saponando - Via Anagni, 136

Quartiere Portuense:
- Delizia Marconi - Via Giuseppe Veronese, 4

Quartiere Gianicolense:
- Detersivi alla Spina - Viale di Villa Pamphilj, 57/c

Quartiere Trieste:
- Meglio sfuso - Via Lucrino 35

Quartiere Don Bosco:
- Bolle di Sapone - Via Mario Lizzani, 79
- Delizia Tuscolana - Viale San Giovanni Bosco, 122

Quartiere Monte Sacro Alto:
- La Casa del Risparmio - Via Policarpo Petrocchi 19

Zona Acilia Sud:
- Capo Horn - Via Domenico Purificato, 199

Precisiamo che si tratta di un contenuto informativo e non commerciale. Per tanto, chiunque voglia segnalarci altri punti vendita di detersivi sfusi è pregato di farlo tra i commenti al post o inviandoci un messaggio alla nostra pagina Facebook, lo aggiungeremo con piacere.

What did the slaves eat in Ancient Rome?

The slave market, painting by Jean Leon Gerome

Slaves in Ancient Rome represented an important part of the population, which according to various historians would vary between 15 and even 30 percent of the inhabitants of the Roman Empire. Despite this, less is known about them and their lives often tend to get confused.

Although they are generally considered par excellence people without rights, slaves in Ancient Rome represented an important economic force for the Empire, also given the large portion of the population they represented, and for this reason they also had precise legal frameworks.

Although it has often happened in the history of the Empire that the treatments they endured were inhuman and brutal, it was in the interest of their owners to make sure that they could perform at their best. So let's go see what the slaves of Ancient Rome ate.

For the reasons we have said, starving slaves to the utmost as one might apparently think (and most likely happened, as the Ancient Romans were known for their particularly cruel punishments), since this was against their interest.

On the other hand, if the Roman slaves had to prepare their masters' food, what ended up on their table was certainly less cared for.

Unlike a poor citizen, a Roman slave had a guaranteed daily food. It was, however, made from cheap foods, such as fairly common quality bread and wine, vegetable soups, eggs and fruit. On the other hand, the diet of the gladiators was different, who needed to maintain a physique suitable for combat in arenas and who, contrary to what one might apparently think, needed to develop a layer of fat in order to be able to undergo a greater number of wounds.

One thing that slaves certainly ate less frequently - and especially less frequently than their owners - was meat, which was more expensive and considered more delicious. The meats that were mostly consumed by slaves were those of horses and donkeys, considered less valuable.

Roman slavegirl in an Oscar Pereira da Silva's paint (1894)

The treatment of the slaves, who as we have seen were a very high number, could be very different according to the attitude of the owners. Some, for example, could go hunting alone and consume what they could get. Furthermore, many could go out and use the money they eventually received to consume food in the thermopolium and taverns.

In general, the slaves were not starved to the limit because this risked becoming counterproductive for their masters, but it could happen frequently that the owners starved them on a regular basis, in order to avoid them becoming greedy and over-indulging.

We can however say that from the point of view of nutrition a slave probably ate more and more regularly than a poor Roman citizen, since it was in the interests of the masters to feed them properly in order to guarantee a certain productivity on their part.