Via della Pelliccia

Via della Pelliccia è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Piazza di Sant'Egidio e Via del Moro.
La strada è divisa in due parti da Piazza de' Renzi, e quello breve dei due, come segnalato dalla mappa del Lanciani, aveva in passato il nome di Via del Macelletto, anche se è possibile che tutta la strada portasse questo nome.
Nel 1803 una famiglia Pelliccia - o, riportano altri, "De Pelliciis" - possedeva una casa nella vicina Via del Cipresso, e da questa proprietà anche questa strada prese il nome di Via della Pelliccia (e probabilmente era chiamata anche col plurale "Via delle Pellicce"). 
Non sono comunque scartate le ipotesi secondo cui la strada prenda il nome dalla bottega di un pellicciaio o dall'insegna di un'osteria.
Nel 1872 anche il tratto allora chiamato Via del Macelletto venne annesso alla strada per evitare l'omonimia con un'altra via, oggi scomparsa per la realizzazione dei lungotevere, che si trovava nel Rione Ponte.

Una vecchia targa stradale di Via della Pelliccia, ancora presente nella via
Lungo la strada è presente ancora una vecchia targa stradale. Qui abitò inoltre Enrico Ferola, antifascista che durante l'occupazione tedesca fabbricò chiodi con l'obiettivo di danneggiare i pneumatici dei mezzi di trasporto della Germania nazista. Scoperto, venne ucciso alle Fosse Ardeatine e oggi una targa in Via della Pelliccia lo ricorda.
In Via della Pelliccia è presente inoltre l'Osteria Da Corrado, caratteristico ristorante di cucina romanesca.

Targa della regola sulle teste di pesce del mercato del Portico d'Ottavia


La targa in questione si trova addossata al Portico d'Ottavia, nel Rione Sant'Angelo, alla confluenza di Via del Portico d'Ottavia, Largo 16 Ottobre 1943 e Via del Foro Piscario. La targa - priva di data - risale allo Stato Pontificio e segnala un obbligo del tempo legato al mercato del pesce che qui aveva luogo: ogni testa di pesce più lunga di tale lastra di marmo doveva essere consegnata ai Conservatori, ruolo amministrativo della città di Roma all'epoca.

Le Linee J dell'autobus

Le Linee J sono state delle linee di autobus non operate da ATAC esistite a Roma tra il 1999 e il 2002. L'origine di tali linee risale a quando nel 1997 una nuova legge introdusse la possibilità di creare linee di trasporti pubblici urbani gestite da operatori diversi dal servizio pubblico locale come forma di concorrenzialità per venire incontro alle esigenze dei cittadini.
Nel 1999 il Comune di Roma, che si apprestava a ospitare il Giubileo del 2000, decise di avvalersi di questa nuova legge, affidando alcune linee a un consorzio creato ad hoc composto da SITA, Cipar, APM e Transdev e interrompendo di fatto per la prima volta il monopolio dell'ATAC sulle linee urbane di autobus.
Scopo principale di queste linee era quello di alleggerire il trasporto dei pellegrini che arrivavano a Roma in vista del Giubileo, potenziando tratte come quelle tra le Basiliche e altri luoghi della Cristianità e a partire dai check point dei pullman turistici, istituiti per l'occasione (anche se mai entrati pienamente in funzione) con i quali si puntava a evitare l'ingresso dei pullman turistici nel centro di Roma.
Un autobus di linea J in Via Eleniana
Il consorzio per rendere operative le nuove linee si dotò di 112 autobus dal caratteristico colore blu e arancione forniti dalla Breda Menarini, acquistati per l'occasione dal Comune di Roma.
Nel Dicembre 1999 entrarono quindi in vigore le prime due linee del nuovo consorzio, che vedevano il numero di linea preceduto da J, come Jubilee (Giubileo): il J2, una linea circolare con capolinea a Termini che passava grossomodo da Via del Tritone, Via del Corso, Via dei Fori Imperiali e Via Nazionale, e il J5, tra Piazza Santa Croce in Gerusalemme e Piazza Pio XI. Per promuovere le nuove linee per i primi due giorni vi si poté viaggiare gratuitamente, e nel Gennaio 2000 tutte le otto linee J divennero operative.
Tuttavia, le linee J non avevano un biglietto integrato alla rete ATAC, e questo non le aiutò a essere scelte dagli utenti, che talvolta neanche conoscevano bene i loro percorsi, abituati alle linee tradizionali. Per promuovere le linee e l'acquisto dei biglietti (inizialmente facili da trovare, ma poi sempre più difficili per il poco utilizzo delle linee J) poteva capitare che venissero distribuiti gratuitamente alle fermate da apposito personale. Fu anche permesso, per evitare che gli autobus J si svuotassero, ai titolari di abbonamento Metrebus di utilizzare queste particolari linee.
Inoltre, il prezzo del biglietto era di 1.900 lire, superiore alle 1.500 di quello dell'ATAC (che permetteva di viaggiare su un numero di linee decisamente superiore).
Alla fine del 2000, con il Giubileo che si avviava al termine e le linee J che non riuscivano a decollare, 30 vetture vennero riconsegnate, le frequenze degli autobus vennero ridotte e gradualmente alcune linee iniziarono a essere ridimensionate. Nel 2001 molti autobus J ormai viaggiavano quasi a vuoti e nel Luglio vennero ridimensionate ad appena tre le loro linee, con ATAC che utilizzò le vetture per potenziare diverse tratte.
Se durante il Giubileo le linee J non erano riuscite appieno nel loro obiettivo (nonostante l'incredibile afflusso di pellegrini che rende ancora oggi tale evento qualcosa di unico), dall'anno successivo esse entrarono in piena crisi. Il 31 Dicembre 2002 terminò il contratto di servizio per queste linee e, a quel punto, il Comune non ritenne necessario rinnovarlo, e le linee J rimasero per i Romani un ricordo, forse una meteora destinata a diventare, a modo suo, cult.

Le linee J:
J2 - Circolare Termini
J3 - Catacombe - Termini
J4 - Olimpico - San Paolo
J5 - Stazione Tiburtina - Santa Croce - Pio XI - Stazione Aurelia
J6 - Santa Croce - Risorgimento
J7 - Saxa Rubra - San Silvestro
J8 - Aurelia - San Pietro
J9 - Trionfale - Augusto Imperatore

Autobus di Roma

Le linee J

Trasporti di Roma

Metropolitana di Roma

Tram di Roma

Autobus di Roma

Guidovia sperimentale di Via di Acquafredda

Borghetto di Via dei Lucani

Un'immagine vista da Via dei Lucani
Il cosiddetto Borghetto di Via dei Lucani - o Borghetto dei Lucani - è un isolato composto principalmente da garage e capannoni industriali nati in maniera principalmente spontanea nella parte del Quartiere Tiburtino nota come San Lorenzo. L'isolato è compreso tra Via dei Lucani, Largo Eduardo Talamo, Via dello Scalo di San Lorenzo, Via dei Bruzi, Via degli Anamari e Via dei Messapi.
Sulla destra sono riconoscibili gli insediamenti del cosiddetto "Borghetto di Via dei Lucani"
L'abitato di San Lorenzo si andò a creare negli anni '80 del XIX Secolo, in un'area immediatamente fuori dalle Mura Aureliane e in un periodo in cui Roma, nuova capitale d'Italia, vedeva la sua popolazione crescere in modo impressionante a causa dell'immigrazione interna che portò nella Città Eterna una grande quantità di persone per via della crescente offerta lavorativa. Questo causò una febbre edilizia che andò a portare alla nascita di nuovi quartieri ma che si trasformò, tra il 1888 e il 1890, in una crisi edilizia dovuta alla fine della domanda di immobili.
San Lorenzo nella mappa "Roma presente e avvenire" edita da Vallardi nel 1891
Le mappe della zona di San Lorenzo relative a quel periodo mostrano come per quanto una gran parte delle strade del quartiere fossero state tracciate, solamente alcuni isolati erano stati effettivamente edificati, la maggior parte dei quali lungo la Via Tiburtina e a ridosso delle Mura Aureliane, fermandosi però poco prima di Via dei Lucani, una delle strade più meridionali del nuovo quartiere.
Quando la crisi cessò, non tutte le costruzioni ripresero come pianificate in origine, i nuovi quartieri seguirono direttrici di sviluppo in parte differenti e alcuni lotti originariamente dedicati a edifici erano stati occupati da baracche o da capannoni industriali e artigiani sorti in maniera spontanea.
Nell'isolato che va grossomodo tra Via dei Lucani e le Mura Aureliane si è verificato grossomodo qualcosa del genere. Non siamo in grado di sapere se l'insediamento sia nato negli anni della crisi edilizia, o il vuoto urbano sia rimasto perché a San Lorenzo si preferì seguire la direttrice Via Tiburtina-Via dei Marsi e questo isolato, che rimaneva remoto, fu tagliato fuori e successivamente vi siano nati insediamenti spontanei quali laboratori e capannoni per attività d'artigianato.
San Lorenzo in dettagli nella mappa di Roma dell'Istituto Geografico De Agostini del 1911
La mappa di Roma dell'Istituto Geografico De Agostini risalente al 1911 mostra come in quell'anno tale isolato risulti ancora privo di costruzioni (cosa che significa potesse essere stato già occupato da insediamenti spontanei).
In ogni caso, la veduta aerea di Roma di Umberto Nistri del 1919 mostra un isolato ancora praticamente vuoto, mentre un'altra veduta aerea del 1943 mostra che l'isolato era pieno di strutture spontanee.
Negli anni '30 venne poi realizzato il nuovo isolato lungo Viale dello Scalo San Lorenzo, che immaginiamo abbia alterato il percorso previsto delle strade della zona, dal momento che nel 1965 il Comune ha sentito la necessità di chiarire i confini di Via dei Bruzi. In ogni caso, non vennero realizzati palazzi nell'isolato del borghetto.

L'isolato visto da Google Maps
Negli ultimi decenni il Comune di Roma ha elaborato alcuni progetti per questo isolato, tra cui la demolizione degli insediamenti spontanei e il prolungamento della Via degli Anamari fino allo Scalo San Lorenzo con la realizzazione di una passeggiata pedonale e la realizzazione di nuovi edifici che si uniscano al tessuto urbano vicino. Il grande dibattito è sempre stato legato a dove ricollocare le attività commerciali presenti nella zona del borghetto.
Questo isolato è diventato tristemente noto alle cronache nell'Ottobre 2018, quando in un capannone abbandonato di questa area è stata trovata morta, vittima di stupro, la 16enne Desiree Mariottini, giovane di Cisterna di Latina. Un fatto che ha attirato l'attenzione anche sul degrado di questa zona e sulla presenza di spaccio di droga e tossicodipendenza nell'intera zona di San Lorenzo.

Il murales realizzato per ricordare Desiree Mariottini

Demolizione del Villino Naselli



Lunedì 16 Ottobre 2017 la città di Roma fu colpita da una notizia sorprendente: era iniziata la demolizione del Villino Naselli.

Il cartellone con le informazioni del cantiere.

Il primo articolo di giornale a parlare del caso era stato pubblicato sulla Cronaca di Roma di Repubblica il 22 settembre 2017; Paolo Boccacci scriveva la preoccupazione dei residenti per l'abbattimanto della palazzina da parte della nuova proprietà NS Costruzioni, l'assenza delle sovrintendenze verso qualsiasi forma di tutela del villino e l'intervista ad Alessandro Sbordoni, proprietario della NS, in cui legittimava la demolizione sostenendo che una ristrutturazione era improponibile perchè si trattava di un falso storico dal momento che la palazzina era stata costruita in stile negli anni cinquanta e non aveva alcun pregio architettonico.

Il cantiere comprendente parte della carreggiata di Via Ticino a settembre 2017. 

Poco prima, a luglio, erano state cantierizzate le aree di marciapiede adiacenti al villino, ed erano cominciate, ad agosto, la demolizione della bella cancellata d'ingresso al n.1 e del muro di recinzione.
A settembre una trivella era stata installata per fare dei carotaggi.

La trivella davanti al Villino Naselli a settembre 2017.

Le lavorazioni di agosto e di settembre avevano danneggiato lo stemma e le mensole del pianterreno.

La Congregazione delle Ancelle Concezioniste del Divin Cuore, precedente proprietaria dell'immobile, nel 2014 aveva chiesto la verifica di interesse alla Soprintendenza che aveva avuto esito negativo e non aveva vincolato l'immobile, il documento portava la firma di Federica Galloni, Direttore Regionale per i Beni Culturali del Lazio, mentre la negazione della tutela aveva il parere del soprintendente Agostino Burreca.
Poi era stato venduto per poco meno di quattro milioni di euro agli speculatori Navarra e Sbordoni.

Particolare di una finestra del Villino Naselli tipica del barocchetto romano degli anni venti.

Nel marzo 2015 la Soprintendenza Archeologica aveva dato il nulla osta alla realizzazione di scavi interrati, la Regione Lazio dava il parere favorevole nel novembre 2015. A gennaio 2016 la Conferenza dei Servizi si concludeva favorevolmente.
Il permesso di costruire è stato dato nel marzo 2017 in base alla richiesta della NS Costruzioni.

Il Villino Naselli il 28 settembre 2017.

A fine settembre iniziarono subito le polemiche sulla stampa e sui social nei confronti della demolizione imminente, molte associazioni culturali scesero in campo, tra cui un posto particolare spetta a Italia Nostra.
Molti criticavano soprattutto la mostruosità del nuovo edificio da costruire che per nulla si armonizzava alle eclettiche architetture del limitrofo quartiere Coppedè e si inseriva traumaticamente accanto al villino Gigli appartenenuto al famoso tenore. Altri non approvavano la demolizione di un edificio che aveva una sua bellezza e sembrava risalire ai primi  anni trenta.

Il cantiere il 6 ottobre sembrava ancora andare lentamente.

Il critico d'arte Vittorio Sgarbi il 3 ottobre sulla propria pagina Facebook pubblicò un video in cui bollava la demolizione del villino come mafia ("distruggere la bellezza per porre l'orrore è mafia").


Gli infissi sono stati smontati il 7 ottobre.

Il 7 ottobre il cantiere subì un'accelerazione improvvisa che raggelò tutti: gli infissi delle finestre e delle porte iniziarono ad essere rimossi e il grande stemma delle Ancelle Concezioniste fu distrutto. Il tempo stringeva e il villino aveva le ore contate.

La distruzione dello stemma sintetizza simbolicamente la barbarie compiuta sul Villino Naselli.

Martedì 10 ottobre Italia Nostra mandò un esposto alla Soprintendenza per fermare l'abbattimento sostenendo che l'edificio fosse degli anni trenta e non cinquanta. Si chiedeva la sospensione dei lavori per avere il tempo di valutare l'istituzione di un vincolo diretto sul villino stesso o indiretto sul contiguo villino Gigli. Lo stesso giorno fu organizzato alle 8.30 un sit-in di protesta davanti al cantiere, in cui si gridava vergogna per la demolizione di un villino storico. Intanto venivano montati i ponteggi per eseguire la demolizione.

La manifestazione di protesta di Italia Nostra davanti al Villino Naselli il 10 ottobre.

I ponteggi in via di allestimento il 10 ottobre.

Venerdì 13 ottobre furono scovati nell'Archivio Storico Capitolino i progetti del villino che aveva il nome del committente Girolamo Naselli ed era stato progettato da Ugo Gennari. Italia Nostra e Vittorio Sgarbi inoltrarono un esposto in procura per fermare il cantiere.
Quello che veniva chiesto era il blocco dei lavori per permettere alla Soprintendenza di rivedere la valurazione visti i nuovi documenti scoperti in archivio.
Sgarbi informò direttamente il ministro Franceschini, il direttore generale per le belle arti, il direttore generale per l'architettura contemporanea, il soprintendente di Roma Prosperetti.
Il Comune di Roma avviò una procedura di verifica sulla documentazione ma assicurò di non poter effettuare il blocco dei lavori.

L'ultima foto del Villino Naselli intero venerdi 13 ottobre.

Sabato 14 ottobre furono montati dei teli bianchi sui ponteggi.

Purtroppo prima che le istituzioni potessero fermare le ruspe lunedì 16 alle sei di mattina cominciò la barbarie: una ruspa iniziò a distruggere lo spigolo orientale del villino, nello stupore dei passanti. Alle otto lo spigolo del villino era stato demolito fino alla finestra col timpano spezzato del pianterreno.

Alle otto di mattina la demolizione dell'angolo del villino era già arrivata quasi al piano terra.

La demolizione in corso di buon mattino, a sinistra il villino Gigli guarda per l'ultima volta il villino adiacente presente da novanta anni.

Il silenzio delle istituzioni fu imbarazzante, Prosperetti disse che si trattava di una 'questione di gusti' e liquidò così la vicenda.
Il ministro Franceschini sostenne di non poter intervenire direttamente nella questione scavalcando il parere dei sovrintendenti del Ministero.
I giornalisti si radunarono sotto le macerie del villino e raccontarono la cronaca della sua fine.

 La ruspa al lavoro verso mezzogiorno occupata a distruggere il portico dell'attico.



È Iniziata la distruzione della scala.





Distruzione del corpo scala nel primo pomeriggio.

Due piani del corpo scala sono stati demoliti.

Dopo aver completato la distruzione dello spigolo si procedette alla demolizione del corpo scala. Nel fianco squarciato era facile notare la muratura in mattoni dei primi due piani degli anni trenta con soffitto a  volta e poi quella in cemento dei due piani sopraelevati negli anni cinquanta.

Particolare delle volte in muratura demolite.

Durante il pomeriggio Carlo e Marina Ripa di Meana, nonostante le precarie condizioni di salute di lui, si recarono davanti al villino sventrato per protestare contro la demolizione.

Carlo e Marina Ripa di Meana davanti al villino Naselli.

La sera il corpo scala era stato distrutto fino al primo piano, circa metà della facciata principale era stata demolita, la loggia del primo piano era integra.

Lo sventramento del villino dopo il primo giorno di lavoro.

Fu organizzata in fretta una manifestazione di protesta sotto al cantiere da parte di Fratelli d'Italia capitanata da Fabio Rampelli che chiedeva la tutela dei villini costruiti negli anni venti e trenta del Novecento.

Manifestrzione di FDI contro la demolizione del villino.

La ripresa dei lavori la mattina del 17 ottobre.

Martedi 17 ottobre i lavori ripresero alle otto del mattino con più calma rispetto al giorno precedente. La ruspa si concentrò sulla facciata principale abbattendo la loggia con le sue colonne. Fu poi rasa al suolo la facciata lasciando solo le due file di finestre dell'angolo occidentale.

Verso le 10.30 le colonne della loggia furono distrutte.

Ruspa al lavoro il 17 ottobre.

Il villino Naselli la sera del 17 ottobre.

Mercoledi 18 ottobre i lavori si concentrarono sullo smontaggio dell'ascensore posto dietro al corpo scale e occuparono tutta la giornata.

La ripresa dei lavori alle 8.30 del 18 ottobre.

Demolizione dell'ascensore del villino il 18 ottobre.

Giovedi 19 i lavori si concentrarono sulla facciata posteriore che fu demolita progressivamente. Anche il giorno successivo le distruzioni riguardarono quel settore del villino.

Demolizioni in corso il 20 ottobre.

Il moncone occidentale rimasto in piedi il 20 ottobre.

Lunedi 23 ottobre iniziò la distruzione dell' ultima facciata esistente, quella occidentale. Il 24 ottobre alle 16.00 fu abbattuta l'ultima finestra.

La demolizione dell'ultima finestra il 24 ottobre.

Il 25 ottobre era rimasto solo un cumulo di macerie. La barbarie era compiuta, ancora una volta, come sempre, la speculazione edilizia a Roma aveva vinto sulla bellezza e sulla civiltà.

Il 26 ottobre del villino Naselli non sono rimaste che macerie.

 Le macerie del villino vengono caricate sui camion.

I resti del villino Naselli il 26 ottobre 2017.

E' stata una sconfitta dell'Italia e di Roma, già tanto sfregiata in passato e ancora oggi, uno stupro dell'arte e dell'architettura, una vergogna immonda. Per questo povero paese già più volte martoriato ci auguriamo che uno scempio simile non si possa ripetere mai più.

Il 30 novembre sono state scavate le fondamenta del nuovo edificio. Del villino Naselli non c'è più traccia.

   Si ringrazia A. Iezzi per alcune foto fornite