Villino Capo



Il Villino Capo era il primo villino di Viale delle Medaglie d'Oro, corrispondente agli odierni civici nn. 106 108 e 110, nel Quartiere Trionfale, oggi non più esistente.
Venne costruito per l'avvocato Capo, nel 1927, dal famoso architetto Gino Coppedè, autore dell'omonimo quartiere a Via Tagliamento.
L'edificio era caratterizzato da un fronte di due corpi, il primo più arretrato del secondo, entrambi occupati da torrette con tetto a spioventi.
Verso Sud si trovava un ballatoio che portava al primo piano, mentre all'angolo dei due corpi era presente una loggia ad archi. Una meridiana era posta sulla torretta del secondo corpo, che terminava con una loggia a finestre allungate.
Si trattava di una delle ultime opere del Coppedè, che aveva tentato di semplificare il proprio linguaggio magniloquente, all'epoca tanto criticato. Il vasto giardino arrivava al confine con il villino Ranieri, negli anni cinquanta fu barbaramente demolito per costruirvi sopra tre palazzine.



Casa Generalizia della Congregazione dello Spirito Santo



La Casa Generalizia della Congregazione dello Spirito Santo si trova in Clivo di Cinna n. 195, è compresa in parte tra Viale Tito Livio e Via Fedro, ed è uno dei più importanti conventi del Quartiere Trionfale.
L'edificio fu costruito nel 1928 come Istituto di Educazione delle Suore di Maria Ausiliatrice su progetto dell'ingegner Michele Scarpulla con ingresso in Viale Tito Livio, l'unica strada all'epoca esistente.


Il convento è posto sulla sommità del colle, è costituito da due corpi laterali di tre piani, decorati da un frontone, uniti da un breve tratto longitudinale, di un piano, in cui sono presenti due entrate, inquadrate da semicolonne doriche e sormontate da terrazze a balaustra, poste sopra due scale, quella di sinistra conduce alla cappella.

La facciata principale rivolta su Via Fedro

Il piano terra è rivestito a bugnato, mentre al primo piano le finestre sono architravate, quelle poste sotto il frontone sono doppie con timpano spezzato, in cui è posto uno stemma papale.


La facciata laterale, rivolta verso Sud, è occupata da un avancorpo di un piano contenente scalinata che conduce al portico d'ingresso a tre arcate su colonne doriche, che si affaccia sulla valle sottostante.


Nel 1966 il convento fu comprato dalla Congregazione dello Spirito Santo, per farne la sede della Casa Generalizia, che fino ad allora era stata a Parigi.
Oggi l'edificio appare in tutto il suo splendore dopo un restauro conservativo filologico.

Holy Crucifix at Via Ostiense

Edicola della Separazione

The Church of the Holy Crucifix on Via Ostiense was a small Chapel, no longer existing, located along Via Ostiense, in the Ostiense district, in the area where the Centrale Montemartini stands today.
This church was located in the place where, according to tradition, on June 29, 67 A.D., St. Peter and St. Paul greeted one last time before being separated from the Roman legionaries and led to their martyrodoms. Here in fact, since the first centuries of Christianity, there was a small sacred shrine known as "Separation shrine" which recalled this episode.
Over the years this aedicule was transformed into a chapel, as we learn from Pope Dono's  (676-678) Liber Pontificalis, in which this church is mentioned for the first time and called "Ecclesiam Apostolorum" (Church of the Apostles)
The subsequent information goes back to Leonardo Bufalini's map of Rome in 1551, which indicates it with the name of "Crucifixus" and shortly thereafter, Pope Pius IV Medici (1559-1565), granted it to the Confraternity of the Holy Trinity of Pilgrims and Convalescents, which in 1568 rebuilt the Church with a small hospital attached on the right side of the Via Ostiense.
In 1577 the chapel appears again on a map, this time that by Etienne Du Perac, where it is again mentioned as the Chapel of the Crucifix but is mistakenly placed in its original place, on the opposite side of the road.
The Church presented itself with a facade characterized by the presence of a little aracde under which a bas-relief probably dating from the 15th century was placed which shows Saints Peter and Paul embracing each other at the time of separation, as we learn from a photograph of the 19th Century. Inside there was only one room with an altar dedicated to San Filippo Neri.

Bassorilievo Santi Pietro e Paolo separazione

At the beginning of the 20th century this area underwent numerous changes, and an industrial district was installed here characterized by the presence of the Gazometer, the General Markets, the new river port, various industrial plants and a thermoelectric plant. Just this plant was built in the area of the Church, which was therefore demolished. The bas-relief with Saints Peter and Paul was rescued and is now preserved in the Museum of the Via Ostiense, located inside Porta San Paolo.
In 1975, the Municipality of Rome and the Association between the Romans wanted to remember the meeting between Saints Peter and Paul and the existence of the Church of the Holy Crucifix by placing a copy of the bas-relief with Saints Peter and Paolo accompanied by a plaque.

Other sites that talk about it:

Books about it:
- LOMBARDI F., Roma. Le Chiese scomparse, 1996

Santissimo Crocifisso sulla Via Ostiense

Edicola della Separazione

La Chiesa del Santissimo Crocifisso sulla Via Ostiense era una piccola Cappella, oggi non più esistente, situata lungo la Via Ostiense, nel Quartiere Ostiense, nell'area dove oggi sorge la Centrale Montemartini. Tale Chiesa sorge nel luogo in cui, secondo la tradizione, il 29 Giugno del 67 dopo Cristo San Pietro e San Paolo si salutarono un'ultima volta prima di essere separati dai legionari romani e condotti ai rispettivi martìri. Qui infatti,fin dai primi secoli del Cristianesimo, esisteva una piccola Edicola Sacra nota come "Edicola della Separazione" che ricordava appunto questo episodio.
Negli anni tale Edicola venne trasformata in una Cappella, come apprendiamo dal Liber Pontificalis di Papa Dono (676-678), in cui tale Chiesa viene menzionata per la prima volta e chiamata "Ecclesiam Apostolorum".
Le notizie successive risalgono poi alla mappa di Roma di Leonardo Bufalini del 1551, che la indica con il nome di "Crucifixus" e poco dopo, Papa Pio IV Medici, la concesse alla Confraternita della Santissima Trinità dei Pellegrini e dei Convalescenti, che nel 1568 ricostruì la Chiesa con annesso un piccolo ospedale sul lato destro della Via Ostiense.
Nel 1577 la Cappella compare nuovamente in una mappa, stavolta quella di Etienne Du Perac, dove è nuovamente menzionata come Cappella del Crocifisso ma è erroneamente posta nel luogo originario, sul lato opposto della strada.
La Chiesa si presentava con una facciata caratterizzata dalla presenza di un'edicola sotto la quale era posto un bassorilievo probabilmente risalente al XV Secolo che mostra i Santi Pietro e Paolo abbracciarsi al momento della separazione, come apprendiamo da una fotografia del XIX Secolo. All'interno vi era una sola aula con un altare dedicato a San Filippo Neri.

Bassorilievo Santi Pietro e Paolo separazione

All'inizio del XX Secolo questa zona subì numerosi cambiamenti, e qui fu insediato un quartiere industriale caratterizzato dalla presenza del Gazometro, dei Mercati Generali, del nuovo porto fluviale, di vari stabilimenti industriali e di una centrale termoelettrica. Proprio questa centrale sorse nell'area della Chiesa, che venne per questo demolita. Il bassorilievo con i Santi Pietro e Paolo venne messo in salvo e oggi è conservato nel Museo della Via Ostiense, posto all'interno di Porta San Paolo.
Nel 1975, il Comune di Roma e l'Associazione tra i Romani vollero ricordare l'incontro tra i Santi Pietro e Paolo e l'esistenza della Chiesa del Santissimo Crocifisso ponendo sul luogo ove grossomodo essa sorgeva una copia del bassorilievo con i Santi Pietro e Paolo accompagnato da una targa.

Altri siti che ne parlano:

Libri che ne parlano:
- LOMBARDI F., Roma. Le Chiese scomparse, 1996

Villino Ranieri



Il Villino Ranieri si trova in Viale delle Medaglie d'Oro n. 112 nel Quartiere Trionfale, oggi ospita l'Ambasciata delle Filippine presso l'Italia.
L'edificio fu costruito per la famiglia Ranieri dall'architetto Antonio Farolfi nel 1927, all'inizio del nuovo Viale delle Medaglie d'Oro a Monte Mario.


Lo stile adottato dal Farolfi è quello del barocchetto romano, allora molto in voga.
Il villino si sviluppa su due piani, con tre finestre sulla facciata principale, al piano terra sono presenti due finestre architravate, mentre al centro è posto un avancorpo, con margini mistilinei, occupato da una grande arcata, al piano superiore si apre un balcone con parapetto in ferro battuto e due sfere decorative.
Sul cornicione di coronamento si trova un piccolo corpo centrale contenente uno stemma, raccordato da volute all'attico, su cui sono presenti quattro pigne decorative, sulla sommità del corpo è posta una struttura di ferro battuto barocca contenente una campana.


L'ingresso è costituito da due grandi pilastri sormontati da pigne decorative, che sorreggono la cancellata d'entrata.
Dal 9 agosto 1956 l'edificio è sede dell'ambasciata presso l'Italia della Repubblica delle Filippine. 

Via Luigi Pianciani

Via Pianciani case a schiera

Via Luigi Pianciani è una strada del Rione Esquilino compresa tra Via Principe Eugenio e Via Conte Verde. L'origine di questa strada è strettamente legala alla Cooperativa Luzzatti, una serie di cooperative sorte all'inizio del XX Secolo in seguito alla Legge Luzzatti che permise di realizzare alloggi a basso costo tramite istituti e cooperative, contribuendo tra le altre cose alla nascita dell'IACP.
Nello specifico, Via Luzzatti nacque proprio come strada posta al centro delle due file di edifici della I Cooperativa Luzzatti, una serie di pregevoli e piccoli edifici nati come insediamenti per operai a bassa densità.
Nel 1911 la strada prese il nome di Via Luigi Pianciani in memoria nel due volte sindaco di Roma nato a Roma nel 1810 e morto a Spoleto nel 1890.
Negli anni '50 la fila dei piccoli edifici della Cooperativa Luzzatti sul versante di Viale Manzoni venne demolita per lasciare spazio al grande edificio del Provveditorato agli studi, che ha alterato notevolmente l'aspetto originario della strada.

Villino Roberti



Il Villino Roberti si trova in Via Crescenzio n. 14 ad angolo con Via Virgilio, è uno dei più importanti villini del Rione Prati.


L'edificio fu costruito da Arturo Pazzi per il Conte e avvocato Pietro Roberti nel 1905, lo stesso architetto nel Rione aveva costruito i villini Libotte e Vitale.
All'epoca il villino era una delle poche costruzioni su Via Crescenzio, lo stile adottato dall'architetto è quello del neorinascimento quattrocentesco, con le pareti in cortina laterizia e bugnati angolari.

L'ingresso principale con la soprastante balconata e le arcate 

La facciata principale, rivolta su Via Crescenzio, è decorata al primo piano da tre grandi arcate su colonne corinzie su cui si affacciano le tre porte finestre che danno sulla balconata centrale, con balaustra a colonnine ioniche. 
Nei sottarchi sono presenti degli affreschi floreali con la data di costruzione, due bifore decorata da lesene e da un timpano ricurvo  inquadrano l'arcata centrale. Anche la cornice marcapiano è dotata di affreschi con festoni e nastri, un fregio dipinto a girali fogliati è presente anche sul cornicione di coronamento.


La facciata su Via Virgilio è caratterizzata da una rientranza in cui è posta una balconata su cui si affaccia un'arcata doppia e una porta finestra incorniciata da lesene e con architrave ricurvo. L'avancorpo aggettante invece contiene una porta finestra identica con un piccolo balcone.


L'elemento di spicco della facciata posteriore è la grande torre, sviluppata su quattro piani, termina in un'ampia loggia a tre arcate su colonne corinzie, sul cornicione è presente un affresco con festoni e nastri, fra cui si aprono finestrelle circolari, il tetto è a spioventi, con un terrazzino sommitale quadrato.
Il prospetto posteriore ha un avancorpo centrale con una porta che conduce, attraverso una scala, nel giardino, in alto è posto un grande rosone. Il giardino si sviluppava lungo Via Crescenzio ed è stato lottizzato negli anni venti.
Oggi il villino è di proprietà dell'Inarcassa, che ha provveduto ad un restauro filologico con la reintegrazione delle pitture mancanti o degradate.

Cooperativa Luzzatti

Nella mappa di Marino e Gigli del 1934 sono riconoscibili tutte le case realizzate dalle Cooperative Luzzatti

La Legge Luzzatti del 1903, voluta dall'esponente della Destra storica e futuro Presidente del Consiglio Luigi Luzzatti, aveva aperto la strada alle cooperative e gli istituti per la realizzazione di edifici per ospitare principalmente classi popolari. Tale legge portò prima di tutto alla nascita dell'Istituto per le Case Popolari (ICP), così come alla nascita di numerose cooperative, tra cui la I, la II e la III Cooperativa Luzzatti, che costruirono numerose case a schiera all'Esquilino, nella zona tra Viale Manzoni e Santa Croce in Gerusalemme, tra il 1903 e il 1920. Purtroppo solo una parte di questi edifici sono ancora esistenti.

Cooperativa Luzzatti I, II e III

La I Cooperativa Luzzatti realizzò, tra il 1903 e il 1906, due lotti di case a schiera a due piani con terreni retrostanti comprese tra Viale Manzoni e Via Bixio, intorno all'asse di Via Luigi Pianciani. L'architetto che le realizzò fu Vittorio Mascanzoni, che utilizzò uno stile semplice, le finestre erano sfalsate su quattro livelli.

Le case della I Cooperativa Luzzatti viste da Viale Manzoni

La II Cooperativa Luzzatti fu attiva nel 1911 quando costruì le case a schiera in Via Balilla ad opera di Umberto Leoni.
La III Cooperativa Luzzatti nel 1920 realizzò i villini in Via di Santa Croce in Gerusalemme e in quella che avrebbe preso il nome di Via Luigi Luzzatti ad opera di Augusto Maggiorani.

Villino Aureli



Il Villino Aureli era un villino, oggi non più esistente, situato in Corso Trieste nn. 28 30, ad angolo con Via Dalmazia, nel Quartiere Trieste.
L'edificio fu costruito tra il 1913 e il 1914 dall'architetto Antonio Ventura per Oreste Aureli, era dunque una delle prime costruzioni, assieme ai due villini adiacenti, affacciate su Corso Trieste, all'epoca ancora tracciato solamente sulla carta.
Il villino era in stile medioevale, in cortina laterizia, sviluppato su due piani lungo Corso Trieste e tre piani lungo Via Dalmazia, le finestre del piano terra erano ad arco, con l'arco in pietra, mentre quelle dei piani superiori avevano delle piattebande. All'angolo sinistro era posta la snella torre che si sviluppava su quattro piani, e terminava con merlature su beccatelli sormontate da un tetto a falde. Il portone d'ingresso era decorato da una trifora polilobata, l'unica finestra del terzo piano presente sulla facciata accanto alla torre era una bifora con parapetto a transenna traforata.

Il Villino Aureli, posto accanto all'Istituto Maria Ausiliatrice lungo Corso Trieste

Il villino Aureli era forse uno degli edifici più caratteristici di Corso Trieste, e ne impreziosiva il tratto iniziale posto verso la Via Nomentana.
Negli anni sessanta è stato barbaramente demolito per costruirvi una palazzina.

Via Castelgomberto (vecchia collocazione)

Via Castelgomberto complesso IACP
Via Castelgomberto nella mappa di Roma di Marino e Gigli del 1934

Via Castelgomberto è attualmente una strada del Quartiere Della Vittoria, che tuttavia non corrisponde all'originaria Via Castelgomberto. Originariamente la strada era interna al complesso di case popolari di Innocenzo Sabatini realizzato all'inizio degli anni '20 e compreso tra Via Sabotino, Via Monte Santo, Via Vodice, Via Oslavia e Via Fulcieri Paolucci de' Calboli. Si trattava di una via compresa tra due arcate monumentali del complesso e venne dedicata, in linea con la toponomastica che vede le strade dedicate a luoghi della Prima Guerra Mondiale venne dedicata a Castelgomberto, località in provincia di Vicenza che fu sede uno dei primi aeroporti militari italiani.

Via Castelgomberto oggi
La vecchia Via Castelgomberto è ancora facilmente individuabile

La strada, tuttavia, venne di lì a poco alterata, con la chiusura di una delle arcate, quella che porta a Via Fulcieri Paolucci de' Calboli. Per questa ragione nel 1940 si prese atto che la vecchia Via Castelgomberto era ormai ridotta a un cortile interno del ocmplesso di case popolari e, per questo, venne soppressa. Dal momento che a Castelgomberto era dedicata anche una piazza, si decise di procedere nel modo seguente: Via Castelgomberto venne trasferita sostituendo Via Antonio Cascino, e Piazza Castelgomberto prese il nome di Piazza Antonio Cascino, arrivando alla situazione attuale.
La vecchia Via Castelgomberto è ancora facilmente individuabile nel complesso di case popolari di Via Sabotino.

Via Plava

Mappa Via Plava Roma

Via Plava è una strada non più esistente che si trovava nel Quartiere Della Vittoria, compresa tra Via Sabotino e Via Monte Nero. La strada era stata formalmente istituita nel 1921 e, in linea con la toponomastica locale, dedicata a un luogo in cui le truppe italiane avevano combattuto durante la Prima Guerra Mondiale.
Plava, nello specifico, è un comune attualmente parte della Slovenia, parte dell'Impero Austro-Ungarico allo scoppio della Prima Guerra Mondiale e teatro nel 1915 del "Primo balzo" delle truppe italiane e di numerosi scontri durante le battaglie dell'Isonzo. Divenuto parte dell'Italia, dopo il secondo conflitto mondiale passò alla Jugoslavia e quindi, con il disfacimento di quest'ultimo Paese, alla Slovenia.
Via Plava si caratterizzò ben presto per trovarsi al centro di due lotti di palazzine popolari in uno stile molto vicino al Liberty realizzate all'inizio degli anni '20 da Innocenzo Sabatini.

Via Plava 1924
Via Plava nella mappa IGM 1924

Negli anni '60, tuttavia, tali villini, così come quelli compresi tra Via Sabotino, Via Oslavia e Via Vodice, vennero demoliti con l'obiettivo di realizzare edifici intensivi. Ciò avvenne per il secondo isolato, ma nei due isolati demoliti intorno a Via Plava dovette fronteggiare una forte opposizione dei residenti.
Via Plava edificio demolito
Uno degli edifici di Innocenzo Sabatini presenti in Via Plava e demoliti negli anni '60

Nel 1974, grazie anche alle proteste delgi abitanti nei pressi di Via Plava, venne approvata una variante del Piano Regolatore che limitava le attività di costruzione anche in alcune aree fuori dal centro storico. I due isolati intorno a Via Plava divennero dunque un giardino pubblico, nel quale, proprio in corrispondenza della strada ormai smantellata, sorse un centro anziani.
Nel 1984 il Comune di Roma, prendendo atto che la strada non esisteva più la soppresse ufficialmente. Nel 1988 una nuova Via Plava venne istituita a Fiumicino.

Dante, Cristoforo Colombo, Leonardo da Vinci: la complessa vicenda toponomastica di tre grandi italiani

Colombo Dante Leonardo

Celebrare una persona particolarmente importante per la propria storia non è mai facile, forse perché si teme talvolta che ciò che si è pensato per ricordarla non sia effettivamente all'altezza della sua opera e della memoria che merita.
A Roma ci sono state tre situazioni esemplari, tre grandi italiani la cui opera è sempre stata celebrata in tutta la nazione che, nella Capitale, non hanno avuto vita facile per trovare una strada che li ricordasse degnamente. Questi tre grandi sono Dante, Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci: tre grandi italiani i cui nomi hanno girovagato più volte di strada in strada, attraverso una storia toponomastica che vede questi cambiamenti in modo più o meno chiaro legati tra loro.
Quando Roma venne annessa al Regno d'Italia nel 1870, di lì a poco il nuovo governo sabaudo iniziò a ricordare nelle strade della nuova Capitale del Regno i più celebri personaggi della storia d'Italia: inutile dire che, tra questi, non potevano certo mancare il Sommo Poeta Dante Alighieri, il grande navigatore e involontario scopritore dell'America Cristoforo Colombo e uno dei geni rinascimentali per antonomasia come Leonardo da Vinci.
Nel 1873, intanto, vengono assegnati i nomi delle strade del nuovo Rione Esquilino: nell'area più vicina a Via Merulana si decide di assegnare le strade a nomi di importanti uomini di lettere e d'arte della storia d'Italia, e alla piazza principale di questo versante viene attribuito il nome di Piazza Dante.
Nel 1885, invece, si istituiscono le strade del Rione Testaccio, che vengono dedicate a importanti figure delle scoperte tecniche, geografiche e scientifiche, e una breve strada viene dedicata a Cristoforo Colombo.

Esquilino Marino Gigli 1934

Nel 1901 viene ampliato verso Via Labicana e il Monte Oppio l'abitato dell'Esquilino, proseguendo con nomi di importanti figure della letteratura e delle arti, e una strada viene dedicata a Leonardo da Vinci. In questo momento, dunque, tutti e tre i grandi italiani in questione hanno una strada a loro dedicata. Ma si tratta di un ordine ben presto destinato a mutare.
Fino al 1935 la situazione rimane stabile, ma in quell'anno, mentre sul litorale prende sempre più forma il nuovo "Lido di Roma", ovvero la nuova Ostia, si decide di dare a Cristoforo Colombo una strada di dimensioni più importanti per una figura così illustre e maggiormente legata al mare: uno dei nuovi lungomare prende dunque il nome di Lungomare Cristoforo Colombo, mentre la strada del Rione Testaccio prende il nome di Via Antonio Cecchi, in memoria dell'esploratore attivo nell'Africa Orientale, che venne così risarcito della strada a lui dedicata abolita nel 1920 per l'ampliamento dei binari della Stazione Ostiense.
Nel 1940, la situazione si fa ulteriormente ingarbugliata. Il Governatorato di Roma sta mettendo in campo un importante progetto urbanistico di espansione verso il Tirreno che comprende, tra le altre cose, la realizzazione dell'EUR in vista dell'Esposizione Universale del 1942, che come sappiamo non ebbe mai luogo a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e inizia, per questa ragione, ad assegnare i nomi alle nuove strade in progetto, comprese quelle che non furono mai realizzate.
In questo contesto si decide di dedicare una delle tre grandi strade d'accesso al nuovo quartiere dell'Esposizione a Dante: il Viale Dante era dunque la strada centrale del tridente composto dalla Via Imperiale e il Viale Guglielmo Marconi che, alle porte dell'E42, si incontravano nella Piazza del Lavoro. Per questa ragione, la vecchia Piazza Dante prese il nome di Piazza Leonardo da Vinci e la strada dedicata a Leonardo prese invece il nome di Via Angelo Poliziano. Insomma, una serie di cambi di nome a catena.
La Seconda Guerra Mondiale interruppe però l'ambizioso progetto, lasciando l'espansione urbanistica bruscamente interrotta: riprenderà dopo il conflitto, seguendo in gran parte le linee tracciate durante il fascismo, ma con connotati diversi e numerose varianti.
Proprio subito dopo la fine della guerra, si mise mano alla toponomastica locale, rimuovendo intanto i riferimenti al fascismo dai nomi delle strade e intervenendo su altre situazioni, come ad esempio i progetti urbanistici interrotti. In questo senso, Dante tornò dunque alla sua piazza, che riprese il nome di Piazza Dante, probabilmente perché così i romani erano abituati a chiamarla, mentre la strada non costruita che da poco si chiamava Viale Dante prese il nome di Viale Leonardo da Vinci, lasciando invece Angelo Poliziano al posto dell'originaria Via Leonardo da Vinci.
Nel 1947, invece, il nome di Cristoforo Colombo viene rimosso dal lungomare, che viene dedicato a Paolo Toscanelli.
Altro non è che la preparazione a ciò che sarà formalizzato l'anno successivo, ovvero la dedica a Cristoforo Colombo di quella che sotto il fascismo si apprestava a diventare la Via Imperiale, la strada che dalle Mura Aureliane avrebbe dovuto raggiungere il litorale presso Castel Fusano.
Si arriva dunque al momento in cui a Dante, Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci sono dedicate le principali strade attualmente dedicate ai tre grandi, ma la faccenda non è ancora del tutto conclusa.
Nel 1949, infatti, a Colombo viene anche dedicato il piazzale attualmente dedicato a lui presso Castel Fusano, mentre nel 1950 è meglio definito il Viale Leonardo da Vinci, che fino a poco prima era solo una strada in progetto.
Nel 1957, invece, a Leonardo viene dedicato anche un largo presso l'omonimo viale, mentre nel 1965 a Dante viene dedicato anche un Lungotevere presso il Valco San Paolo. Dopo decenni passati girovagando, i nomi di Dante, Cristoforo Colombo e Leonardo da Vinci sembrano aver trovato pace tra le strade di Roma.

Quartiere dei Tranvieri



Il Quartiere dei Tranvieri si trova tra le vie La Spezia, Foligno, Terni e Monza, ed è il primo nucleo di case costruito nel Quartiere Tuscolano.
Il presidente della "Cooperativa Case Tranvieri" Felice Giammarioli presentò nel 1911 al sindaco Nathan il progetto di costruzione di tredici edifici fuori Porta San Giovanni, su progetto dell'architetto Edgardo Negri, nei pressi dei depositi S.R.T.O. di Porta Maggiore e A.T.M. di Santa Croce in Gerusalemme.

Il quartiere dei tranvieri nel 1925

I lavori iniziarono nel 1911 ad opera dell'ICP, affidati all'Impresa di Costruzioni Perrucchetti e Nobili e si conclusero nel 1914.
L'inaugurazione ufficiale da parte del Re Vittorio Emanuele III, dell'Onorevole Ivanoe Bonomi, presidente dell'ICP, dell'Onorevole Leonida Bissolati e di Luigi Luzzatti, fondatore dell'ICP, avvenne nel maggio del 1914, gli alloggi per i dipendenti erano 735.

Il quartiere dei tranvieri visto dall'odierna Via Taranto nel 1915

Nello stesso anno vennero dati i nomi alle strade appena edificate: vie La Spezia, Foligno, Terni, Rieti, Orvieto e Monza, che terminavano nei prati della campagna circostante.
Il Negri progettò dei palazzi di sei piani, distribuiti nei due lotti a coppie di tre, con agli estremi dei corpi brevi e al centro dei corpi sviluppati in longitudinale con corti interne.

La decorazione di un palazzo longitudinale su Via La Spezia

Le tipologie di decorazione degli edifici erano due, un primo utilizzato per i palazzi sui lati brevi, con bugnato liscio al pianterreno, bugnato angolare, finestre architravate al primo, secondo e terzo piano; un secondo, usato nei palazzi sui lati lunghi, con bugnato liscio nei primi due piani, finestre architravate al primo piano e lesene angolari.
Nei cortili fra i palazzi erano presenti gli ambienti comuni, come il lavatoio, lo stabilimento dei bagni e Ricreatorio "Giovanni Montemartini", per l'intrattenimento e la socializzazione.

Il fronte su Via Orvieto con le grandi arcate al pianterreno

Lungo Via Orvieto, i palazzi avevano al pianterreno delle grandi arcate in cui si aprivano botteghe ed attività commerciali, successivamente infatti fu installato in questa via il mercato di quartiere.

Vista verso Via Orvieto oggi


Eventi sportivi nazionali a Roma

1890 - Tiro a Segno Nazionale alla Farnesina

Chiese del Quartiere Gianicolense

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Quartiere Gianicolense, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.

Salus Infirmorum, nelcomplesso dell'Ospedale San Camillo, Circonvallazione Gianicolense

Piazza degli Aviatori

Piazza degli Aviatori Tor Pignattara

Piazza degli Aviatori fu una piazza esistita nel Quartiere Tuscolano, nella zona nota come Tor Pignattara, che sorgeva lungo Via Natale Palli alla confluenza con Via Fausto Pesci. Tale strada venne formalmente istituita nel 1927, definita come una "piazza che sarà costruita" nel quartiere le cui strade sono, appunto, dedicate ad aviatori, fatto che rende chiara la ragione del nome scelto. Un gruppo toponoomastico, quello degli aviatori, scelto per la vicinanza con l'aeroporto di Centocelle.
Nella mappa di Marino e Gigli del 1934 la piazza è chiaramente indicata ai margini meridionali dell'area costruita del quartiere "degli aviatori", ma dobbiamo immaginare che fosse poco più che tracciata dal momento che nel 1950 viene inserita nel dizionario toponomastico come "non costruita", una decisione che solitamente, quando a essa non segue una nuova collocazione o l'effettiva costruzione, equivala alla soppressione. Nella mappa dell'IGM di quell'anno, infatti, si nota chiaramente come la piazza risultasse di fatto non costruita, e successivamente i fatti hanno mostrato come per tale area vi fossero altri piani rispetto a una piazza.
Quartiere degli Aviatori
L'area di Piazza degli Aviatori, non più realizzata, nella mappa IGM del 1950

La zona in cui venne pensata Piazza degli Aviatori, infatti, venne occupata da un complesso di palazzine dell'IACP che superarono di fatto i progetti iniziali di realizzazione di una piazza. In questo modo Piazza degli Aviatori non venne più realizzata e il toponimo non venne utilizzato per altre strade.

Deposito ATAC di Santa Croce in Gerusalemme

Deposito ATAC Via Carlo Felice

Il deposito ATAC di Santa Croce in Gerusalemme fu un deposito per tram e autobus realizzato tra il 1910 e il 1912, quando l'attuale ATAC si chiamava ancora ATM, in quella che oggi è Via Carlo Felice, nel Rione Esquilino.
All'origine della realizzazione di questo deposito vi fu la nascita della prima linea tranviaria dell'azienda municipale dei trasporti con cui iniziò a fare concorrenza alla SRTO, una linea che collegava Piazza Colonna a Santa Croce in Gerusalemme.
La nuova tratta, infatti, si ritrovò inizialmente priva di un deposito, cosa che costrinse i tram a essere parcheggiati all'aperto quando non in esercizio.

Mappa Marino Gigli Deposito ATAG
Il deposito nella mappa di Marino e Gigli del 1934

Il percorso della linea portò a individuare nella zona di Santa Croce, all'epoca quasi ai confini dell'abitato, fuori dalle Mura Aureliane in quella direzione gli edifici erano ancora molto pochi, e i primi saranno proprio quelli dei tramvieri, e dove c'era lo spazio per realizzare un deposito. Si scelse dunque l'attuale Via Carlo Felice, all'epoca parte di Piazza Santa Croce in Gerusalemme, che risultava essere una piazza dalla forma allungata e molto vasta al punto da collegare lo spazio di fronte alla Basilica alla Piazza di Porta San Giovanni. Per questa ragione il deposito prese il nome di Deposito di Santa Croce in Gerusalemme, e il tratto di strada in cui venne realizzato, a ridosso delle Mura Aureliane, prese il nome di Via Carlo Felice solo nel 1925.
Il deposito ospitò i tram fino al 1929, quindi fu usato dagli autobus fino al 1934.
Da quel momento venne usato come stazione di servizio per i veicoli ATAC e per altre attività a supporto del trasporto pubblico.
Nel 1999 l'ormai ex deposito venne demolito, lasciando spazio alla realizzazione del parco pubblico di Via Carlo Felice.

Marilyn M

Marilyn M Balduina

Il Marilyn M è stato un club-discoteca situato in Via della Balduina, nella parte del Quartiere Trionfale nota come Balduina. Il locale era sorto al posto del precedente Scorpio's.

La Luna


La Luna era una discoteca esistita negli anni '80 in Via della Fontanella, nel Rione Campo Marzio.

Natalino e Maurizio

Ristorante Natalino e Maurizio

Natalino e Maurizio è un ristorante di Roma situato in Via Carbognano 4 all'angolo con Corso Francia 115, nel Quartiere Tor di Quinto. Si tratta di un indirizzo storico della zona e offre cucinaromana e italiana.

Piazza Domenico Millelire

Piazza Millelire mappa Marino Gigli

Piazza Domenico Millelire è stata una piazza formalmente esistita ma mai effettivamente realizzata del Quartiere Trionfale.
Le sue origini risalgono al 1926, quando si iniziò a ideare l'espansione Sud-Est del Quartiere Trionfale. Nel progetto, il fulcro della nuova area sarebbe dovuta essere una piazza lungo la Circonvallazione Trionfale, e questa piazza sarebbe dovuta essere dedicata a Domenico Millelire (La Maddalena 1761-La Maddalena 1827), nocchiero della marina sarda che nel 1793 difese valorosamente l'arcipelago della Maddalena da un attacco della marina francese.
Nel 1942, tuttavia, il progetto dell'area venne rivisto, la piazza non venne più realizzata e a Domenico Millelire venne dedicata una strada nella stessa area.

Radio Londra

Radio Londra Testaccio

Il Radio Londra è una discoteca situata in Via di Monte Testaccio 67, nel Rione Testaccio.

Apeiron

Apeiron Quattro Cantoni

L'Apeiron è stato un locale gay esistito in Via dei Quattro Cantoni, nel Rione Monti. Nel 2001 chiuse e venne sostituito dal locale Tu per Tu, anch'esso chiuso.

Angelo Azzurro

L'Angelo Azzurro locale

L'Angelo Azzurro è stato un locale esistito a Roma in Via Cardinale Merry Del Val, nel Rione Trastevere, proprio a fianco del Cinema Alcazar. Si trattava di una discoteca gay particolarmente frequentata.
Negli anni '90 chiuse per lasciare spazio al Transilvania, locale a tema vampiresco.

Prato Falcone

Mappa Prato Falcone

Prato Falcone è un'area del Quartiere Della Vittoria che si sviluppa intorno alla Via e al Vicolo di Prato Falcone, che oggi risulta una sorta di isola a sé stante circondata dal Foro Italico, dal Tevere, da Monte Mario e dalla punta settentrionale della zona urbanistica Delle Vittorie, tutte aree dalle quali risulta separato da grandi arterie di scorrimento quali Piazzale Maresciallo Giardino, il lungotevere, il Viale dei Gladiatori e Via Morra di Lavriano.

Via di Prato Falcone
Uno dei caratteristici edifici di Prato Falcone

Definito talvolta "Borghetto di Prato Falcone" per via della posizione isolata al momento della sua realizzazione e per il fatto che, anche una volta "inghiottito" dalla città ha mantenuto come detto un proprio perimetro chiaro, questo piccolo agglomerato urbano venne realizzato negli anni '20.
Nel 1919, come apprendiamo dalle immagini aeree di Umberto Nistri, qui erano alcune casette, situate subito a nord di alcuni caseggiati provvisori per gli sfollati, e nel 1924 la situazione sembra cambiata molto poco. Successivamente, vengono realizzate altre piccole case e i tre edifici più grandi di questo borghetto, posti sul lato del Tevere.

Prato Falcone Marino Gigli mappa
La zona di Prato Falcone nella mappa di Marino e Gigli del 1934

Tra i pochi riferimenti precisi sulla storia di questo luogo, l'istituzione formale nel 1924 di Via di Prato Falcone, così chiamata per il nome "storico" della località, si legge nella delibera. Il nome storico dovrebbe derivare dal casale del Falcone, ancora oggi esistente all'inizio di Via Trionfale, appartenente alla vasta tenuta degli Strozzi che qui sorgeva e che dette probabilmente il nome a molte aree di questa zona compresa tra i Prati di Castello e il Monte Mario.
Durante il Ventennio fascista, la città si espanse in questa direzione e a partire dagli anni '30 ebbe inizio la realizzazione del Foro Italico (chiamato all'epoca Foro Mussolini) e del Palazzo della Farnesina, mentre il Quartiere Della Vittoria si espanse verso nord, incuneandosi ai piedi del Monte Mario fino a raggiungere la pianura sull'ansa del Tevere dove stava sorgendo il Foro Italico. Il piccolo borgo di Prato Falcone si andò dunque a trovare incidentalmente nel mezzo dell'ambizioso programma urbanistico fascista, destinato con tutta probabilità alla demolizione in favore di un raccordo monumentale tra le due aree.

Luigi Moretti Foro Italico Mappa
Il progetto per il Foro Italico di Luigi Moretti, in cui è prevista la demolizione di Prato Falcone

Nel progetto del 1939 di Luigi Moretti per il Foro Mussolini si nota come l'area di Prato Falcone sia destinata a una piazza di raccordo tra il foro, il Quartiere Della Vittoria e il Quartiere Flaminio, che sarebbe stato unito da un ponte di nuova realizzazione. Inoltre, dalla nuova piazza sarebbe stata realizzata anche una scenografica strada per Monte Mario.

Prato Falcone 1942
Prato Falcone in una mappa del Foro Italico del 1942

Una mappa del 1942 mostra come il Quartiere Della Vittoria si stesse espandendo verso nord e come anche dall'altra parte del Tevere, il Flaminio stesse facendo lo stesso. Le baracche per sfollati non risultano più presenti, e al loro posto sorge il nuovo Piazzale Maresciallo Giardino, istituita nel 1939, e a est del piccolo borgo sorge il Lungotevere Maresciallo Cadorna, realizzato a un livello stradale superiore rispetto a Prato Falcone, trasformato in un gruppo di edifici in parte nascosto posto sotto al livello stradale. Si vede poi il Museo del Genio, risalente al 1939, accanto al quale fu trasferito il Monumento ai Caduti dell'Arma del Genio.
Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, portò a un'interruzione di numerosi progetti urbanistici, diversi dei quali non vennero poi ripresi o vennero ripresi in maniera parziale.

Foro Italico Flaminio Della Vittoria mappa 1950
Prato Falcone nella mappa IGM del 1950

Nel 1950, come si può vedere dalla mappa dell'Istituto Geografico Militare, nella zona del Foro Italico, del Quartiere Della Vittoria e del Flaminio vi fossero ancora molti ambiti urbanistici rimasti incompiuti, tra cui il raccordo tra il Piazzale Maresciallo Giardino e il Foro Italico, in cui sopravviveva il piccolo borgo di Prato Falcone. Intorno, inoltre, negli ampi spazi non costruiti nell'incompiuto sviluppo urbanistico, erano sorti numerosi nuclei spontanei per ospitare gli sfollati, che rimasero lì negli anni più complessi della crisi abitativa. Il censimento degli alloggi precari compiuto dal Comune di Roma del 1957 individua 3.114 residenti in alloggi precari nel Quartiere Della Vittoria, molti dei quali a poca distanza da Prato Falcone.
Il borgo si trovava ormai sotto il livello stradale, circondato dal Lungotevere, dal Foro Italico, da Monte Mario e dalla vasta area informe del Piazzale Maresciallo Giardino. Nel 1948 ebbe una minima legittimazione, con l'istituzione di una seconda strada, il Vicolo di Prato Falcone, traversa senza uscita dell'omonima via, ma rimaneva per il resto un sopravvissuto, quasi un corpo estraneo intorno al progetto monumentale che si era arenato intorno a lui.
Tuttavia, la zona del Foro Italico, a un passo da Prato Falcone, si apprestava a diventare assoluta protagonista della scena mondiale con le Olimpiadi del 1960. Lo Stadio Olimpico fu la sede della cerimonia d'apertura dell'evento e ospitò numerose gare di notevole importanza. Tuttavia il piccolo borgo sembrava quasi estraneo a tali eventi, addirittura i suoi abitanti denunciarono che Prato Falcone era stato letteralmente circondato da cartelloni pubblicitari per nasconderlo alla vista. Che fossero messi effettivamente per nascondere il borghetto o semplicemente per sfruttare un ottimo spazio pubblicitario a un passo dal Foro Italico non lo sappiamo, certo è che gli abitanti continuarono a vivere la condizione di Prato Falcone come quella di un ospite indesiderato.

Prato Falcone case

Nel 1970 in Via di Prato Falcone nacque, su iniziativa di Marcello Baraghini, una comune che fu massima animatrice dell'esperienza di Stampa Alternativa. Oltre a questo fatto i residenti continuarono a lamentare il loro isolamento, reso ancora più netto dall'assenza di un semaforo sulle strade di scorrimento che lo circondavano, fatto che aveva favorito numerosi incidenti stradali che erano costati la vita a diverse persone.
Nel 1979 il sindaco di Roma Luigi Petroselli realizzò alcuni interventi per migliorare le condizioni di vita di Prato Falcone. I suoi abitanti ne furono felici a tal punto che costituirono una squadra nel nuovo campo di calcio del borghetto che prese il nome proprio di Petroselli.
Oggi questo piccolo borgo mantiene le sue caratteristiche di un luogo che sembra sopravvivere a ciò che ha intorno, rimasto in questa sorta di fossato al di sotto del livello stradale e circondato come se fosse un'isola da strade di ampio scorrimento.