Collegamenti tra Roma e Milano

Roma è la capitale d'Italia, nonché una delle città più note al mondo per la sua storia e le sue bellezze, un importante centro per la cultura e per le istituzioni ma anche per l'economia, Milano è il principale centro economico italiano, nonché una bellissima città e importante centri sotto moltissimi aspetti. Roma e Milano sono inoltre le due città più popolose d'Italia. Per queste ragioni, il numero di persone che si spostano tra le due metropoli è altissimo, anche per semplici spostamenti in giornata. Quindi, quali sono i collegamenti tra Roma e Milano? Che possibilità ci sono per spostarsi da Roma a Milano e da Milano a Roma? Ecco le possibilità.
 
IN TRENO
 
Roma Milano in treno
La stazione Termini. Credit: Ingolf/Wikicommons

 
 
Il treno è una delle principali opzioni per spostarsi tra Roma e Milano, e soprattutto da quando esiste l'alta velocità è diventato un gettonatissimo modo per spostarsi tra le due città anche in giornata. Tra le maggiori stazioni ferroviarie di Roma e di Milano, infatti, sono attivi con ampia frequenza servizi di alta velocità, come il Frecciarossa di Trenitalia e Italo di NTV sia diretti che con alcune fermate intermedie, attraverso i quali ci si può spostare tra le due città anche in poco meno di tre ore con i treni diretti o in circa tre ore e mezzo per quelli con fermate intermedie.

IN AEREO

Per quanto i treni abbiano negli anni notevolmente ridotto i tempi di percorrenza, l'aereo rimane il mezzo di trasporto più rapido tra Roma e Milano se si calcola il solo tempo del viaggio. C'è però da considerare che per prendere l'aereo è comunque necessario recarsi in aeroporto con un minimo di anticipo. Il tema degli aeroporti tendenzialmente distanti dalle principali attrazioni delle due città è in gran parte ovviato da mezzi di collegamento tra i principali scali aeroportuali di Roma e Milano e le rispettive aree centrali.

IN AUTOMOBILE
 
Per spostarsi tra Roma e Milano con l'automobile privata esiste prima di tutto l'A1, l'Autostrada del Sole, costruita negli anni '50 proprio per unire l'Italia dal Nord al Sud e collegare le tre principali città italiane (Roma, Milano e Napoli).

Colonna con targa stradale di Via del Circo Massimo


La colonna con targa stradale in questione è situata in Via del Circo Massimo ad angolo con Viale Aventino, nel Rione Ripa
Ricorda la costruzione della strada e l'inaugurazione il 28 ottobre 1934 ad opera del Governatore Francesco Boncompagni Ludovisi, fu disegnata da Antonio Muñoz, ci sono altre tre colonne identiche, due in Piazzale Ugo la Malfa e una tra Via del Circo Massimo e il Clivio dei Publicii.
È costituita da un fusto di colonna in peperino, con alla base una corona di alloro scolpita.
A mezza altezza vi si trova un inserto cubico in travertino in cui è scritto il nome della strada.
Il capitello è in stile tuscanico, l'abaco è in travertino.


Sul fusto della colonna è scritto a caratteri romani in rosso:

APERTA 
IL XXVIII OTTOBRE MCMXXXIV 
REGNANDO VITTORIO EMANVELE III
(BENITO MVSSOLINI) CAPO DEL GOVERNO
FRANCESCO BONCOMPAGNI LVDOVISI
GOVERNATORE DI ROMA

Il nome di Mussolini è stato cancellato dopo la caduta del Fascismo.

Villa Carrega Odescalchi


Villa Carrega Odescalchi è situata in Lungotevere Arnaldo da Brescia n. 10, ad angolo con Via Cesare Beccaria n. 35 nel Quartiere Flaminio.
Fu progettata da Giovanni Battista Milani e realizzata nel 1912 per il Marchese Andrea Carrega Bertolini, Principe di Lucedio, che aveva sposato nel 1907 la Principessa Paola Odescalchi. Nello stesso periodo Milani realizzava per il padre Francesco Carrega di Lucedio la villa omonima ai Parioli.
L'edificio è in stile neorinascimentale, si sviluppa su due piani ed è coronato da un cornicione sormontato da una balaustra.


La facciata sul Lungotevere è ricoperta a bugnato liscio al pianterreno, mentre ai piani superiori è ripartita da grandi lesene corinzie, le finestre al piano nobile sono ad arco a tutto sesto e architravate, nel centro della facciata si apre un grande portico d'ingresso, preceduto da una scalinata, caratterizzato da colonne doriche binate, e tre arcate, su cui si trova una lunga balconata a balaustra. Sulla facciata sono posti due grandi stemmi in marmo: quello principesco degli Odescalchi e quello marchionale dei Carrega Bertolini.

Particolare del portico d'ingresso

Nel bugnato del pianterreno, fra le finestre del mezzanino si trovano, incorniciati da piccole lesene doriche, bei bassorilievi con putti rinascimentali.


La facciata laterale riprende quella sul fiume, è impreziosita da un piccolo portico di ingresso ad un'arcata su colonne e pilastri dorici.
L'edificio dal 1939 ospita la sede dell'Aereo Club d'Italia.

Salone interno (foto Aereo Club d'Italia)

Gli interni purtroppo hanno perduto parte delle decorazioni originali, resta la volta a lunette del grande salone, con alcuni stucchi, che prospetta sul portico del giardino.


Villino Morpurgo


Il Villino Morpurgo è situato in Lungotevere Arnaldo da Brescia n. 11, nel Quartiere Flaminio.
Fu costruito nel 1911 dall'ingegnere Garibaldi Burba per la famiglia Morpurgo.
Si sviluppa su tre piani, la facciata è costituita da due corpi leggermente sfalsati, a tre finestre per piano. L'edificio è caratterizzato da bugnati angolari, e bugnato liscio al piano terra, le finestre del piano nobile sono architravate ed hanno parapetto a balaustra.
L'ingresso principale è inquadrato da due colonne ioniche e sormontato da un balcone.


È dalla finestra del salotto al piano nobile di questo edificio che l'avvocato Cavanna fu testimone del rapimento di Giacomo Matteotti, avvenuto nei pressi del villino il 10 giugno 1924.
I colori originari erano chiari, l'intonaco color terra di Siena è dunque scorretto.

Villa Almagià


Villa Almagià era una villa oggi non più esistente, situata in Lungotevere Arnaldo da Brescia, nel Quartiere Flaminio
Fu progettata da Giulio Magni per Edoardo Almagià, costruttore di infrastrutture di ingegneria edile, nel 1910, occupava metà dell'isolato posto tra Lungotevere Arnaldo da Brescia, Via degli Scialoja, Via Pisanelli e Via Pasquale Stanislao Mancini.
La villa si sviluppava su due piani, era in stile neorinascimentale, interamente rivestita la bugnato liscio. Le finestre erano architravate e inquadrate da colonnine corinzie. Su Via Pisanelli erano poste le scuderie-garage.


La facciata sul Lungotevere era caratterizzata da due grandi avancorpi laterali, con due logge doriche poste a piano terra e due balconi superiori. Il corpo centrale era decorato da un bel fregio in stucco, con putti, festoni e cartigli.


La facciata interna verso il giardino era più imponente, ritmata da due piccolissimi avancorpi, con base leggermente concava, decorati da un fregio centrale. 
Il portico di ingresso aveva nella base dell'arcata centrale una concavità di gusto floreale.


Anche la cancellata aveva le basi dei pilastri leggermente ricurve di gusto Liberty.
Gli interni, ricchissimi, erano occupati da un grande scalone centrale sormontato da un lucernario.


Un fatto importante che riguarda la villa fu il rapimento di Giacomo Matteotti che avvenne proprio davanti all'edificio il 10 giugno 1924.
Nel 1961, complice il regolamento edilizio, fu demolita per costruirvi tre grandi palazzine appartenenti alla Toro Assicurazioni e, posteriormente, una palazzina progettata da Bruno Zevi.


Palazzine Venturini


Le palazzine Venturini sono situate nell'isolato posto tra Via Giuseppe Pisanelli, Via Pasquale Stanislao Mancini e Via Emanuele Gianturco nel Quartiere Flaminio.
Gli edifici vennero costruiti dall'architetto Ghino Venturi nel 1920-1922 per la famiglia Venturini. Il giovane Ghino realizzò due edifici simmetrici, sviluppati su quattro piani, influenzato dalle architetture di Marcello Piacentini in stile Secessione Viennese, tuttavia impresse al bugnato, che riveste il pianterreno e il mezzanino, un carattere manierista Toscano.

La facciata in Via Pisanelli

Particolare l'inserimento di due bow window su tutte le facciate, nella palazzina su Via Pisanelli sopra i bow window l'attico termina con cimase mistilinee occupate da una finestrella ovale.

La facciata in Via Mancini

Nella palazzina su Via Mancini e Via Gianturco invece l'attico termina con un tetto a tegole centrale, occupato da tre finestre a mansarda.
Il bugnato era color pietra serena, il piani superiori era di colore chiaro con gli intonaci rustici in grigio chiaro.


I portali dei portoni d'ingresso, in stile manierista, sono impreziositi da timpani mistilinei, con putti di stucco bianchi.
Al numero 40 di Via Pisanelli, al quarto piano, abitava Giacomo Matteotti, che uscì di casa il 10 giugno 1924 per essere poi rapito sul Lungotevere Arnaldo alla Brescia, e poi ucciso, una targa posta accanto all'ingresso ricorda l'evento.

Targa in memoria di Enrico Mancini

 
Garbatella Enrico Mancini murales targa

La targa in questione si trova in Piazza Bartolomeo Romano, alla Garbatella, parte del Quartiere Ostiense, e ricorda il partigiano Enrico Mancini. Tale targa è posta in tale luogo perché, sul palazzo, è presente un grande murales in memoria proprio dello stesso Mancini.
Membro del Partito d'Azione, Mancini prese parte alla Resistenza e venne fatto prigioniero dalla Banda Koch, prima di essere ucciso alle Fosse Ardeatine. A Mancini è dedicata un'altra targa in Via Giovanni Maria Percoto, presso il luogo in cui visse, sempre alla Garbatella.

Aperto per restauro

Way Out aperto per restauro

 
Aperto per restauro era il nome di un locale di musica live e pub situato in Via del Mandrione 324, nel Quartiere Tuscolano. Al suo posto è poi sorto il locale Way Out - Da Mauro al Mandrione.

Alpheus

L'Alpheus era una discoteca situata in Via del Commercio 36, nel Quartiere Ostiense. Attualmente i suoi spazi sono occupati dalla discoteca Planet. La discoteca si trova nella zona tra Piramide e il Gazometro, una zona che a partire dagli anni '90 ha visto un notevole sviluppo in termini di vita notturna, sviluppo di cui l'Alpheus è stato senz'altro uno dei protagonisti. Gli spazi erano costituiti da quattro sale e un giardino e offriva vari generi musicali dalla commerciale alla techno, dalla black al revival. 

Alpheus Via del Commercio 36


 
Altri siti che ne parlano:

Airport Café

L'Airport Café è stato un locale esistito in Via di Porta Castello 44, nel Rione Borgo. Offriva spettacoli di musica dal vivo. Il locale sorgeva nello spazio che fu occupato dal Cinema Castello, poi teatro di alcune tra le prime serate del Muccassassina e oggi, dopo un radicale rifacimento, sede della biblioteca dell'Università LUMSA.

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羅馬為何被稱為永恆之城?



在全世界範圍內,我們的城市羅馬,當它沒有被稱為“永恆之城”時,被稱為“永恆之城”。怎麼會這樣?讓我們來看看為什麼羅馬被稱為永恆之城。

羅馬的這個替代名稱已經廣泛傳播了很長一段時間,進入了通用語言,以至於在許多人看來,這個名稱的原因和起源幾乎是次要的。也因為對於一個有皇帝和教皇的城市來說,無論是在古代還是在文藝復興時期,對於藝術或政治來說,從它的建立到今天一直是一個主角,這個暱稱與這座城市的歷史完美契合。



通常,那些想知道為什麼羅馬被稱為「永恆之城」的人可能會錯誤地想到瑪格麗特·尤瑟納爾的著作《哈德良回憶錄》中的一段話。在這部作品中,法國作家想像了哈德良皇帝的一封長信,透過這封信,她回顧了哈德良皇帝領導帝國的古羅馬時期,在其中的某個時刻宣讀了這句話:

「其他羅馬將會到來,我無法想像他們的面孔;但我將為它的形成做出貢獻……羅馬將生存,羅馬只會隨著人類最後的城市而滅亡」。

無論這句話多麼有啟發性,無論它給羅馬的永恆蒙上了多少陰影,都不能解釋為什麼羅馬被稱為「永恆之城」。事實上,尤瑟納爾的小說可以追溯到 1951 年,當時羅馬「永恆之城」的定義已經沿用了幾個世紀。

勞倫斯·阿爾瑪-塔德瑪 1866 年畫作中的詩人提布盧斯


那麼,為什麼羅馬被稱為永恆之城呢?

第一個用這些術語談論羅馬的作者生活在尤瑟納爾之前許多世紀。這是阿爾比烏斯·提布盧斯 (Albius Tibullus),一位生活在公元前 54 至 19 年間的輓歌拉丁詩人。詩人在《輓歌第二卷》第五卷中寫道:

"Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", 翻譯成中文是「羅慕路斯還沒有築起永恆之城的城牆」。

這是目前羅馬被定義為永恆之城的最古老的見證,因此,如果我們想知道為什麼羅馬被稱為永恆之城,這可能是我們正在尋找的短語。

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Viale Giotto


Viale Giotto è una strada dedicata al pittore Giotto di Bondone (1267-1337) che conduce da Piazza di Porta San Paolo a Largo Enzo Fioritto, nel Rione San Saba.

L'area dove sorgerà Viale Giotto nel 1864

La via costeggia le Mura Aureliane e venne istituita nel 1914, per collegare il nuovo quartiere San Saba, dell'Istituto Case Popolari con Viale di Porta San Paolo.

Viale Giotto nel 1925

Successivamente la strada è stata edificata da palazzi dell'ICP, realizzati nel 1923, su progetto di Quadrio Pirani, nei lotti VII, VIII, IX, X, XI.

Palazzi ICP del lotto IX e VIII

Il tratto inferiore, verso Porta San Paolo venne edificato a palazzine e villini negli anni Venti.

Villini all'inizio di Viale Giotto

Nel 1935 il viale venne ulteriormente prolungato sul versante Nord dall'originale bivio di Via Leon Battista Alberti fino a Via di Santa Balbina, dove oggi sorge Largo Fioritto. Venne interrotto dall'attuale Largo Carlo Lazzerini, realizzato con la creazione di Via Guerrieri.

Viale Giotto guardando verso Largo Carlo Lazzerini
Nel 1943 la strada fu protagonista nella battaglia di Porta San Paolo, il 10 settembre i soldati che difendevano Roma dall'invasione Tedesca si appostarono lungo Viale Giotto, in particolare i granatieri di Sardegna si sistemarono lungo il tratto terminale della strada. Fu qui che venne ucciso il Tenente Raffaele Persichetti, colpito da una mitragliata Tedesca alla testa.


Anche la colonna di carri del 4°Reggimento guidati dal Sottotenente Enzo Fioritto percorse tutto Viale Giotto e combattè poi in Viale Guido Baccelli.


Per questo sul tratto delle Mura Aureliane all'inizio della strada è posta la lapide che ricorda la battaglia del 10 settembre 1943.









Via del Circo Massimo


Via del Circo Massimo è una strada che conduce da Via della Greca a Viale Aventino, nel Rione Ripa.
Tale via venne realizzata dal Governatorato di Roma nel 1934 come collegamento tra la Bocca della Verità e Viale Aventino.

L'area del Circo Massimo nel 1925

Il progetto fu curato da Antonio Muñoz, con l'inserimento sulla sommità del colle Aventino di un piazzale panoramico, l'odierno Belvedere Romolo e Remo, e contestualmente venne creato un piazzale retrostante, con l'innesto su Via delle Terme Deciane, l'odierno Piazzale Ugo La Malfa.


L'area dove venne tracciata la strada era in gran parte occupata dal Cimitero Israelitico che venne interamente distrutto, con la traslazione di circa 8.000 salme al Cimitero del Verano, alcuni cipressi furono risparmiati e rimasero lungo la strada, nel tratto lungo il Clivo dei Publicii e all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Via del Circo Massimo all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Il tratto verso Viale Aventino era occupato da edifici industriali che vennero espropriati e demoliti.


I lavori vennero effettuati nel luglio, agosto e settembre 1934.

Demolizioni di edifici nei pressi di Viale Aventino, agosto 1934 (foto Luce)

La strada fu inaugurata il 28 ottobre 1934 da Mussolini, che passò in rassegna 12 mila atleti provenienti da tutta Italia.






Marie Jahoda Hof

Vienna complesso residenziale Marie Jahoda

Il Marie Jahoda Hof è un complesso residenziale di Vienna situato nel distretto di Landstrasse, lungo la Kegelstrasse all'angolo con Sedlgasse, realizzato tra il 1975 e il 1977 su progetto dell'architetto Alfred Viktor Pal.
La storia di questo complesso va inserita nel contesto degli anni '70, quando a Vienna fu realizzato il più grande piano di costruzione e risanamento di alloggi dal tempo della Vienna Rossa (il periodo tra la fine della Prima Guerra Mondiale e gli anni '30 noto tra le altre cose per l'ampio sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica), portato avanti con l'obiettivo di risolvere il problema abitativo e migliorare il tenore di vita dei viennesi.
L'edificio si presenta come molto semplice, con una facciata liscia priva di cornici in cui si alternano alcune file di balconi e un bow-window.
Il complesso venne successivamente dedicato a Marie Jahoda (Vienna 1907- Sussex 2001), psicologa sociale nativa di Vienna e stabilitasi nel Regno Unito.

Marie Jahoda Hof Kegelstrasse



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Rapimento di Giacomo Matteotti


Il rapimento del Segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti avvenne il 10 giugno 1924 a Roma.
Il giorno precedente la portiera dell'edificio al n. 12, il Villino Clotilde, di Via Stanislao Mancini notò, la notte, una macchina scura con i fanali spenti, che andava su e giù per un breve tratto della strada, la donna riferì l'episodio al marito che ricopiò la targa 55.12169. Era la squadra di Dumini che faceva i sopralluoghi per il rapimento del deputato. La Lancia era stata noleggiata a nome di Filippo Filippelli, direttore del quotidiano Corriere Italiano, presso il Garage Trevi.
Il 10 giugno era martedì, a Roma faceva molto caldo, le strade erano deserte. Matteotti abitava all'odierno civico 40 di Via Pisanelli, in una delle due palazzine Venturini progettate da Ghino Venturi, con la moglie Velia e i tre figli, al quarto piano, vi si era trasferito dal gennaio del 1923. 

Il portone dell'abitazione di Matteotti

Alle 16.20 di quel pomeriggio Matteotti uscì di casa per andare alla Camera dei Deputati, era vestito con un abito grigio e scarpe bianche, non portava il cappello, teneva sotto braccio una busta con l'intestazione Camera dei Deputati. Dopo aver salutato il giovane carabiniere che piantonava l'ingresso del palazzo, dal 1 giugno, quando le minacce contro di lui erano aumentate, si era diretto lungo Via Mancini. 

Sopralluogo degli uomini della questura sul luogo del rapimento

Giunto all'angolo con il Lungotevere Arnaldo da Brescia, si diresse verso Sud sul Lungotevere per raggiungere la fermata del tram numero 15, che da Piazza del Popolo conduceva a Montecitorio, da alcuni giorni trascorreva i pomeriggi nella Sala di lettura della Camera per preparare un intervento sul bilancio. 

Il punto in cui venne rapito Matteotti, di fronte alla Villa Almagià

All'altezza dell'incrocio con Via degli Scialoja, davanti alla Villa Almagià lo aspettavano i tre rapitori, usciti dalla Lancia Lambda nera guidata da Augusto Malacria. I tre fecero cenno a Matteotti di venire con loro e si gettarono sul politico, questi anche se circondato fece un salto indietro, gli furono addosso e lo colpirono al basso ventre, la strada era deserta, c'erano solo due ragazzini che giocavano, Renato Barzotto e Amilcare Mascagna, questi così descrissero la scena: "Gli saltarono addosso, quello si divincolò buttandone a terra uno, ma un altro vestito di grigio gli dette un pugno in faccia facendolo cadere". 

La Lancia Lambda utilizzata per il sequestro di Matteotti

I rapitori trascinarono di peso l'aggredito verso la macchina, lui si dibatteva e urlava aiuto, sollevandolo per le braccia e le gambe lo caricarono di forza sulla Lancia, il deputato oppose una strenua resistenza.


L'auto partì a tutta velocità verso Lungotevere Flaminio, per attenuare le urla di Matteotti Malacria suonava continuamente il clacson. Matteotti riuscì a rompere il lunotto posteriore con un calcio e a gettare la propria tessera di deputato dal finestrino, all'altezza di Ponte Milvio. Il poveretto si dimenava tirando calci e pugni ai suoi aggressori, forse Viola o Volpi, seduto nel sedile posteriore, sfoderò il pugnale e gli inflisse vari colpi al torace.
A questo punto la macchina si diresse sulla Via Flaminia, poi fu vista verso il Lago di Vico, dove si persero le sue tracce. 
I sequestratori vagarono alquanto finché non trovarono un posto dove seppellire il corpo nel bosco di Quartarella, non avendo gli attrezzi adatti per scavare prepararono con un cric in dotazione alla Lancia una fossa poco profonda e ci misero il cadavere.

Il luogo del rapimento al giorno d'oggi, al posto del marciapiede c'è un'aiuola, al posto di Villa Almagià un grande palazzo degli anni Sessanta

I rapitori erano membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malacria e Amleto Poveromo.

Mascagna, Barzotto e Pucci

I testimoni furono i due bambini Renato Barzotto, Amilcare Mascagna e lo spazzino Giovanni Pucci.
L'avvocato Cavanna, che abitava nel Villino Morpurgo, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, alle 16.30 disse di aver sentito un clacson e delle urla, si affacciò dal suo salotto e vide un'automobile con quattro persone afferrare una persona e che poi veniva caricata nella macchina e portata via.

Foto presa dall'abitazione dell'avvocato Cavanna

Altro testimone era l'avvocato Gualdi, che era sul Tevere accompagnando degli amici che facevano il bagno, risalito sul Lungotevere  attirato dalle grida di Matteotti, avrebbe visto assieme ai suoi tre amici la stessa scena.

Sopralluogo i giorni successivi sul luogo del rapimento

La moglie di Matteotti si preoccupò nel non veder rientrare il marito a casa la sera, si rivolse subito ai compagni di partito, che confermarono di averlo visto in mattinata.
Il giorno successivo i sospetti di una scomparsa aumentarono di ora in ora e alle 20.30 dell'11 giugno il Deputato Socialista Giuseppe Modigliani denunciò la sparizione di Matteotti al Questore Bertini.


Sul luogo del rapimento comparve, anche se dall'altro lato, sul muraglione del Lungotevere, una croce, attorno alla quale iniziarono ad essere deposte corone di fiori.


Cominciarono poi a raccogliersi spontaneamente le persone, che facevano dei veri e propri pellegrinaggi popolari sul luogo del rapimento, all'inizio alle forze di polizia fu ordinato di rimuovere tutto ciò che era stato deposto sul Lungotevere, ma vista la quantità di fiori che veniva ogni giorno lasciata, alla fine si limitarono a sorvegliare la zona.

Pellegrinaggio popolare davanti a Villa Almagià, in fondo si vede la palazzina Venturini in cui abitava Matteotti

Dopo la Seconda Guerra Mondiale è stato realizzato un monumento commemorativo sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, inaugurato nel 1974 per il Cinquantenario della morte.