Villino Rudinì al Macao



Il Villino Rudinì si trova in Via Gaeta n. 3, nel Rione Castro Pretorio, oggi è sede dell'Ambasciata di Russia presso l'Italia.
Nel 1885 il Marchese Antonio di Rudinì, all'epoca esponente parlamentare della destra storica, si fece costruire un villino nel Quartiere Macao, in un lotto di terreno della villa Torlonia lottizzata dai Reinach, posto accanto al Villino Siemiradzki.


Il villino fu completato nel 1886 e venne abitato dalla famiglia del politico siciliano.
Quando Rudinì divenne Presidente del Consiglio, nei due governi da lui presieduti, l'edificio fu meta di importanti riunioni politiche per il governo del paese.

Il villino Rudinì nel 1897

L'edificio si sviluppa su una lunga facciata su Via Gaeta, con un'avancorpo posto verso il Villino Siemiradzki, è alto due piani, ricoperti a bugnato liscio e decorati da lesene binate corinzie, di ordine gigante.
L'ingresso è sovrastato da un portico con quattro colonne doriche sostenenti un balcone con balaustra.


All'interno sono posti vari saloni di rappresentanza con affreschi e stucchi.
Un grande scalone doppio, con parapetto in ferro battuto e colonnine sostenenti lampade sferiche, conduce al piano superiore, grandi tele sono poste alle pareti. il soffitto è decorato da elaborati stucchi.


In origine il vasto giardino si sviluppava fino a Via Montebello, ed è stato successivamente lottizzato.
Dagli inizi del Novecento il villino è diventato la sede dell'Ambasciata di Russia presso il Regno d'Italia.

Villa Spalletti Trivelli



Villa Spalletti Trivelli è una villa situata in Via Piacenza n. 4, di fronte ai giardini del Quirinale, nel Rione Monti.
L'edificio fu costruito nel 1901 da Gabriella Rasponi Bonanzi, sorella di Carlo Rasponi che fece edificare il villino al Sallustiano, e vedova del Conte Venceslao Spalletti Trivelli, Senatore del Regno dal 1884.

Gabriella Rasponi Spalletti Trivelli (foto Spalletti Trivelli)

Il progetto fu affidato all'architetto Domenico Avenali, il lotto di terreno faceva parte del giardino di Villa Huffer.
L'edificio è sviluppato su tre piani con cinque finestre per piano, ed è in eleganti forme barocche, il pianterreno è rivestito a bugnato liscio, mentre sono presenti lesene angolari.


Le finestre del piano terra sono decorate da lesene e da un architrave ricurvo semispezzato, quelle del primo piano da un architrave orizzontale, mentre all'ultimo piano è presente una elaborata cornice.
Il portone d'ingresso, posto su tre scalini, segue il disegno delle finestre, con lesene e volute multiple, che sorreggono una bella balconata mistilinea a balaustra, decorata in basso da una grande conchiglia con ghirlanda.


Posteriormente si apre il giardino all'italiana, con siepi di bosso e aiuole, che si estende fino all'isolato adiacente.

Interno di un salone (foto Spalletti Trivelli)

All'interno si trovano vasti ambienti decorati e progettati dal pittore Edoardo Gioja, suo è il disegno della balaustra in ferro delle scale, così come lo sono i mobili della biblioteca, gli affreschi da lui realizzati si sono purtroppo perduti.
I mobili sono quelli originali appartenenti alla famiglia Spalletti Trivelli.

La scala con la ringhiera disegnata dal Gioja  (foto Spalletti Trivelli)

Dal 2004 il villino ospita un restort di lusso gestito dagli eredi Spalletti Trivelli, sulla terrazza si gode un panorama sui giardini del Quirinale e sull'Esquilino.


Villino Morani



Il Villino Morani si trova in Via Sicilia n. 136, ad angolo con Via Abruzzi, nel Rione Ludovisi.
Il terreno confina a Nord col Villino Florio, mentre verso Via Sicilia con il Villino Wainstein.
Fu costruito nel 1902 da Carlo Pincherle in stile rinascimentale, ispirato al villino Franknoi di Ventura, per l'ingegner Fausto Morani, fratello del pittore Alessandro Morani.
Il villino è a due piani, le pareti sono rivestite di blocchetti di tufo, mentre la fascia che riveste il seminterrato e la cornice del piano terra è in travertino. Al pian terreno sono presenti semplici monofore, con una bifora in Via Abruzzi e una quadrifora accanto al portone d'ingresso in Via Sicilia. Quest'ultimo è costituito da un'ampia arcata a sesto acuto, su cui è inciso il motto della casa editrice Mondadori"IN SU LA CIMA", sorretta da due lesene corinzie.
Al primo piano sono presenti monofore su colonnine, incorniciate da un costolone a sesto acuto su mensole. All'angolo tra le due vie è posta una elegante loggia ad arcate su pilastri corinzi. La trabeazione, in cui si aprono piccole finestre è invece decorata da maioliche con rappresentati girali fogliati. Sul lato verso il Villino Wainstein si trova una torre rettangolare di quattro piani, che una volta terminava in una loggia aperta, oggi murata.

Il villino con la grande torre, visto da Via Abruzzi

Gli interni furono decorati dal pittore Enrico Coleman, da Alessandro Morani e dal suo allievo Adolfo de Carolis.
Nel salone principale sono presenti degli splendidi affreschi, con false architetture costituite da arcate su colonne, fra cui sono compresi paesaggi rurali, dipinti da Enrico Coleman, la volta è dipinta con una cupola decorata da cassettoni e rosette.



Un'altra stanza è stata affrescata da raffinate grottesche dal Morani, con un riquadro centrale in stucco, una volta occupato da  una tela.



Negli anni cinquanta il villino divenne la residenza romana di Arnoldo Mondadori, che poi lo trasformò nella sede centrale capitolina della propria casa editrice.
Quì la Mondadori è rimasta fino al 2015, e vi era collocata anche la redazione di Panorama, in quell'anno è stato venduto l'immobile storico a causa della crisi finanziaria attraversata dalla società.
Oggi il villino Morani ospita l'Istituto Archeologico Germanico.

Industria a Roma

Impianti industriali

Torri del Rione Monti

A seguire un elenco alfabetico delle torri presenti nel Rione Monti

Torre delle Milizie, Via IV Novembre

Alberghi scomparsi del Rione Trevi

Hotel Moderno (non più attivo), Via del Corso

Alberghi scomparsi di Roma

Alberghi scomparsi del Rione Trevi

Alberghi del Rione Trevi

Hotel Moderno (non più attivo), Via del Corso

Conventi del Quartiere Trionfale

A seguire l'elenco dei conventi presenti nel Quartiere Trionfale:

Disappeared Churches in Quartiere Ostiense

Holy Crucifix at Via Ostiense, Via Ostiense

Disappeared Churches in Rome

Disappeared Churches in Quartiere Ostiense

Churches in Rome

Disappeared Churches in Rome

Chiese scomparse del Quartiere Ostiense

A seguire un elenco alfabetico delle Chiese scomparse del Quartiere Ostiense. Qui, invece, trovate l'elenco delle Chiese del Quartiere Ostiense.

Villini nel Quartiere Trionfale

A seguire un elenco alfabetico dei villini presenti nel Quartiere Trionfale

Villino Capo (demolito), Viale delle Medaglie d'Oro
Villino Ranieri, Viale delle Medaglie d'Oro

Zone, aree urbane e toponimi del Rione Esquilino

A seguire un elenco di zone, aree urbanistiche, località e toponimi presenti all'interno del Rione Esquilino:

Architetture civili del Rione Esquilino

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Esquilino:

Cooperativa Luzzatti, Via di Santa Croce in Gerusalemme, Via Balilla, Via Luigi Pianciani

Architetture civili nel Quartiere Tuscolano

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Quartiere Tuscolano

Strade scomparse del Quartiere Tuscolano

A seguire un elenco delle strade del Quartiere Tuscolano oggi non più esistenti. Per le strade attualmente esistenti del quartiere, rimandiamo a quest'altro elenco.

Locali scomparsi del Quartiere Trionfale

Marylin M, Via della Balduina

Locali scomparsi del Rione Campo Marzio

La Luna, Via della Fontanella 16-a

Ristoranti del Quartiere Tor di Quinto

A seguire una lista di ristoranti situati nel Quartiere Tor di Quinto elencati in ordine alfabetico.

Natalino e Maurizio, Via Carbognano 4 angolo Corso Francia 115

Villino Wainstein



Il Villino Wainstein si trova in Via Piemonte n. 62 ad angolo con Via Sicilia n. 140, nel Rione Ludovisi.
L'edificio fu costruito nel 1901 su progetto di Carlo Pincherle dal costruttore Clemente Vanoni, per il Marchese Luigi Almerici.
Il villino si sviluppa su due piani, il pian terreno è ricoperto a bugnato liscio, mentre il primo piano è occupato da finestre architravate.
Al centro della facciata su Via Sicilia si apre un avancorpo con finestre ad arco, decorate da conchiglie, contenente la serra, sormontato da una terrazza a balaustra, le porte finestre che conducono al terrazzo. Al piano superiore, sono inquadrate da due lesene ioniche, e sono incorniciate da un timpano spezzato contenente conchiglie.
Sull'attico, occupato da una terrazza, si apre un ulteriore corpo centrale con due finestre, decorate da nastri, su cui è posto un terrazzino sommitale.
L'ingresso è posto su Via Piemonte, sormontato da uno stemma con cimiero della famiglia Almerici.
Gli interni sono decorati da affreschi e damaschi alle pareti. La serra è dipinta a grottesche, mentre le vetrate sono state realizzate dai Mastri Vetrai Fiorentini.

Il salone giallo (foto Gianni)

Il salotto giallo ha un elaborato soffitto a cassettoni occupato da un affresco floreale.
Nel 1925 il villino fu comprato dall'industriale russo Lev Iosifovič Vajnštejn, che vi si trasferì con la famiglia.

Leone Wainstein

Lo stesso anno ottenne la cittadinanza Italiana, come Leone Wainstein, entrò in contatto con molti ricchi rappresentanti della borghesia ebraica romana, ed ebbe rapporti stretti col Governatore di Roma Filippo Cremonesi.
La figlia Lia Wainstein radunò nel suo salotto, intellettuali del calibro di Italo Calvino, Arrigo Levi, Vittorio Strada, Alberto Ronchey, Giulio Einaudi, Tatjana Albertini Tolstaja, e molti altri russi esuli del regime sovietico.
Oggi il villino appartiene al gruppo immobiliare Gianni che ne ha eseguito un importante restauro filologico.

Locali del Rione Testaccio

Radio Londra, Via di Monte Testaccio 67

Locali scomparsi del Rione Monti

Apeiron, Via dei Quattro Cantoni

Locali scomparsi del Rione Trastevere

Angelo Azzurro, Via Cardinale Merry del Val

Zone, aree urbane e altri toponimi nel Quartiere Della Vittoria

A seguire un elenco di zone, aree urbanistiche, località e toponimi presenti all'interno del Quartiere Della Vittoria:

Borghetto del Velodromo

Via del Velodromo Borghetto

Il Borghetto del Velodromo si trovava nel Quartiere Tuscolano, lungo Via del Velodromo. Si trattava di uno dei numerosi insediamenti spontanei che dopo la Seconda Guerra Mondiale sono nati e cresciuti nell'area dell'Arco di Travertino e dei Cessati Spiriti in cui hanno vissuto migliaia di persone, tra cui il Borghetto Latino e il Borghetto dell'Arco di Travertino.
Tale area, all'epoca ai limiti dell'abitato, si prestò particolarmente a questo tipo di insediamenti, sia per la presenza di terreni pubblici usati per materiali di scarto in cui sorsero tali insediamenti, sia per la vicinanza a diverse strade consolari che ne favorivano i collegamenti, in questo caso l'Appia Nuova, la Tuscolana e la Via Latina, tutto a poca distanza dal Motovelodromo Appio, che dava il nome al borghetto.
Borghetto del Velodromo mappa
La mappa dei Borghetti della zona dell'Arco di Travertino nel 1957. Gli insediamenti di Via del Velodromo sono contrassegnati con i numeri 3, 4, 5 e 6

Uno studio del Comune di Roma del 1957 sugli alloggi precari mostrò come in Via del Velodromo vi fossero in tutto 4 insediamenti, due definiti "Borghetti" e due "Agglomerati". I due borghetti ospitavano rispettivamente 229 e 157 persone, mentre i due agglomerati 99 e 49. In totale, negli insediamenti spontanei di Via del Velodromo, abitavano oltre 500 persone, e questi rappresentavano solo una parte degli insediamenti informali di quest'area.
La differenza tra borghetto e agglomerato, come spiegato in tale studio, non era tanto nella forma stessa dell'insediamento, di fatto molto simile, ma nella sua storicità e nel fatto di essersi creata un'identità: questo portava un agglomerato a poter essere definito borghetto.
A fronte di migliaia di persone costrette a vivere in alloggi precari in tutta Roma, il Comune dovette ovviare alla toponomastica di tali insediamenti, un fatto importante per l'accesso ai servizi per i residenti dei borghetti. Nel 1958 il Comune certifica dunque la nascita del Borghetto del Velodromo, un nome provvisorio a quanto si legge nel verbale della sua istituzione, al raggruppamento di casette situato tra Via del Velodromo e Via Appia Nuova.
Con il passare degli anni, i grandi insediamenti spontanei vennero gradualmente smantellati e i loro abitanti trasferite in abitazioni vere e proprie. Negli anni i borghetti vennero sempre più ridimensionati, e molti vennero demoliti, nonostante a Roma ancora oggi rimangano migliaia di persone costrette a vivere in strada o in alloggi spontanei.
In ogni caso, i borghetti della zona dell'Arco di Travertino e dei Cessati Spiriti sono stati gradualmente demoliti, fino a sparire, mentre i quartieri limitrofi hanno visto la loro espansione in quest'area, sostituendosi anche al vecchio Velodromo, demolito in seguito alle Olimpiadi del 1960, quando venne realizzato il nuovo Velodromo Olimpico. Già negli anni '60 e '70 l'urbanizzazione portò al ridimensionamento dei borghetti dell'area, che gradualmente sparirono.
Nel 1997 il Comune prese di fatto atto dell'estinzione del Borghetto del Velodromo, e lo rimosse dalla toponomastica ufficiale.

Architetture civili nel Rione Sallustiano

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Castro Pretorio:

Palazzo della FIAT, Via Calabria

Villino Cencelli



Il Villino Cencelli si trova in Via degli Scipioni n. 297 ad angolo con Lungotevere Michelangelo, nel Rione Prati.
L'edificio fu costruito da Edgardo Negri per il Conte Alberto Cencelli, Consigliere Provinciale di Roma, nel 1904, dall'impresa di costruzioni di Oreste Rosa.


Cencelli sarà Presidente della Deputazione Provinciale dal 1905 al 1914 e Senatore del Regno dal 1909.
Si tratta di un grande villino di tre piani, di pianta quadrangolare, ricoperto a bugnato rustico al pian terreno, in cui sono presenti ampie monofore sovrastate da un arco decorato da fregi floreali. Al piano nobile si trovano monofore su lesene corinzie doppie e bifore su colonnine, i due piani successivi sono dotati di monofore semplici.


All'angolo tra Via degli Scipioni e il Lungotevere è posto un grande stemma gentilizio della famiglia Cencelli Perti.
Più in basso una Vittoria in bronzo decora l'effigie di Amedeo Cencelli, esponente della famiglia caduto in guerra nel 1917.
Verso Nord si trova la grande torre merlata, con merli ghibellini, decorata da un bugnato angolare e da grandi bifore.
All'interno dell'edificio sono presenti pitture di Silvio Galimberti.

Chiese scomparse del Quartiere Della Vittoria

A seguire un elenco alfabetico delle Chiese scomparse del Quartiere Della Vittoria. Qui, invece, trovate l'elenco delle Chiese del Quartiere Della Vittoria.



Chiese scomparse del Quartiere Trionfale

A seguire un elenco alfabetico delle Chiese scomparse del Quartiere Trionfale. Qui, invece, trovate l'elenco delle Chiese del Quartiere Trionfale.

Madonna del Pozzo, Borghetto della Madonna del Pozzo

Ville del Rione Ludovisi


Villa Ludovisi (demolita)
Villa Maraini, tra Via Ludovisi, Via Cadore e Via Liguria

Ristoranti scomparsi nel Quartiere Gianicolense

Sedano Allegro, Via Dante De Blasi 96

Locali scomparsi del Rione Colonna

Paradise, Via Mario de' Fiori 97

Locali scomparsi di Roma

Locali scomparsi del Rione Colonna

Locali di Roma

Locali scomparsi di Roma

Palazzo delle Poste della Stazione Termini



Il Palazzo delle Poste della Stazione Termini si trova tra Via Marsala e Piazza dei Cinquecento n. 90, nel Rione Castro Pretorio, oggi ospita l'Hotel NH Collection Palazzo Cinquecento.
L'edificio fu costruito tra il 1923 e il 1926 da Roberto Narducci come sede delle Poste e degli Uffici Compartimentali della vecchia Stazione Termini.
Il grande palazzo aveva la facciata principale rivolta su Via Marsala, mentre il fronte sulla Stazione Termini era oscurato dall'antico edificio della Dogana della vecchia stazione, lo stile adottato dal giovane Narducci è quello del rinascimento.


Il monumentale edificio si sviluppa su quattro piani, la facciata principale è rivestita a bugnato liscio per i primi due piani, ed è partita in tre avancorpi, le finestre del piano nobile sono architravate, con architrave ricurvo e cornice bugnata negli avancorpi, rivestiti in laterizi.
L'avancorpo centrale, in cui si apre l'ingresso principale, costituito da un portone affiancato da semicolonne doriche che sostengono una balconata, è decorato da doppie lesene bugnate laterali, che inquadrano una serliana, con balaustra, posta al piano nobile, in cui sono posti, sull'architrave, due putti che sorreggono uno stemma, al centro dell'avancorpo, in asse con il portone centrale, si trova al piano nobile una balconata con balaustra.
Sull'attico è presente una balaustra sommitale con pilastri.
La facciata su Piazza dei Cinquecento era più semplice rispetto a quella su Via Marsala, con l'allargamento della piazza dovuto alla costruzione della nuova Stazione ferroviaria il palazzo si è ritrovato di fatto a costituire la quinta settentrionale della piazza.


Il fronte è sempre diviso da tre avancorpi, in cortina laterizia e delimitati da partiture verticali, con finestre bugnate architravate con timpano curvilineo, al piano nobile.
Sull'attico è posto, centralmente un corpo contenente cinque arcate, con parapetto a balaustra.

Il palazzo nel 1949 durante la costruzione della nuova stazione 

Con la demolizione della Vecchia Stazione Termini anche il palazzo sarebbe stato demolito, nei piani del 1938, per permettere la costruzione delle gallerie della nuova metropolitana.
Il blocco dei lavori, dovuto alla guerra, comportò la sospensione della distruzione del palazzo. Negli anni cinquanta si decise di terminare la stazione della metropolitana senza scavare la galleria sotto al palazzo, in tal modo ne fu scongiurata la demolizione.
Fu però creato un piccolo tunnel nel fabbricato per permettere il passaggio dei tram e delle macchine direttamente in Via Marsala.
Nel 2015 l'edificio è stato trasformato, dopo un anno di lavori, in un nuovo hotel NH Collection Roma Palazzo Cinquecento, inaugurato nel 2016.
L'albergo è dotato di 177 camere, di cui 82 suite Superior, 56 Premium, 8 Premium, 20 Junior Suite e 11 Suite, inoltre sull'attico è presente una grande terrazza di 600 metri quadri. Vi sono quattro sale conferenze, due lounge bar e un ristorante.

Vista della Stazione Termini e del campanile di Santa Maria Maggiore

Oggi l'ingresso principale è rivolto verso Piazza dei Cinquecento, ed è stato curato l'allestimento del giardino, contenente i resti delle Mura Serviane.




Ristoranti nella Zona Fregene

A seguire una lista di ristoranti situati nel Zona Fregene elencati in ordine alfabetico.

Mastino, Via Silvi Marina 19

Ville del Rione Sallustiano

A seguire un elenco delle ville gentilizie del Rione Sallustiano, in ordine alfabetico:

Villa Bonaparte
Villa Massimo di Rignano (demolita)
Villa Spithover (demolita),

Teatri del Rione Trevi

Teatro Drammatico Nazionale (demolito), Via IV Novembre
Teatro Quirino, Via delle Vergini

Mappe di Sao Tomé e Principe

Mappa di Sao Tomé (1922)

Basilica di Santa Maria Ausiliatrice



La Basilica di Santa Maria Ausiliatrice è una chiesa situata in Piazza di Santa Maria Ausiliatrice, nel Quartiere Tuscolano.
Le sue origini risalgono agli anni venti del Novecento, quando i Salesiani di Via Marsala decisero di ampliare l'Istituto, ormai insufficiente per i ragazzi del Ginnasio e delle Scuole Professionali, spostando queste ultime in un nuovo edificio da costruire sulla Via Tuscolana, su parte dei terreni di Villa Lais.

I terreni di Villa Lais su cui sorsero l'Istituto Pio XI e la basilica di Santa Maria Ausiliatrice,  nel 1930

Il Generale dei Salesiani Giraudi presentò il progetto al Papa Pio XI l'11 maggio del 1928, dichiarando che le nuove scuole sarebbero state intitolate al Pontefice, egli chiese espressamente che accanto alle scuole fosse costruita una grande chiesa dedicata a Santa Maria Ausiliatrice.
Mentre i lavori per il nuovo Istituto iniziarono subito e si conclusero nel 1929, il 4 giugno dello stesso anno venne posta la prima pietra della nuova chiesa dedicata alla Vergine, collocata lungo la Via Tuscolana.
Il progetto fu realizzato dagli architetti Giulio Vallotti, dell'ufficio tecnico dei Salesiani, e il torinese Nicola Mosso, ispirato alle grandi basiliche romane del Cinquecento, con pianta a croce latina, lunga 72 metri.
Il cantiere terminò nel 1936 e la chiesa venne solennemente consacrata il 17 maggio 1936 dal Cardinale Marchetti Selvaggiani, e dal Segretario di Stato Cardinale Eugenio Pacelli.


La facciata, che si apre su una scalinata in marmo, è rivestita in travertino al piano terra e intonacata a finto marmo superiormente. Essa è divisa in due ordini, in quello inferiore quattro semicolonne ioniche, sormontate da un timpano, inquadrano il portone principale, mentre ai lati dei pilastri delimitano una porta e una finestra. L'ordine superiore è occupato da una grande finestra con arco a tutto sesto coronata da un timpano su colonne ioniche, alla base del quale si trova un grande stemma papale di Pio XI, sorretto da due angeli. Sull'attico, occupato da una balaustra, è posta, sopra al timpano, su un piedistallo, una grande statua di Maria Ausiliatrice, con in un braccio Gesù, e nell'altro lo scettro.
Ai lati della facciata si trovano le grandi torri campanarie, con base quadrangolare e coronamento a edicola con timpano su colonne ioniche e cupolino ottagonale, ispirate a quelle di Trinità dei Monti, contenenti otto campane. L'esterno è in cortina laterizia, con finestre inquadrate da lesene e nicchie, il tamburo della cupola è ottagonale.


L'interno è a tre navate, la navata centrale è delimitata da arcate, inquadrate da colonne ioniche, che costrtuiscono il soffitto con volta a botte delle stretta navate laterali, queste volte sono sorrette da colonne binate doriche più piccole.
L'abside è decorata da paraste in marmo rosso, fra cui sono presenti riquadri in marmo, l'altare maggiore ospita una statua in legno di Maria Ausiliatrice, inquadrata da una arcata su colonne, il fondo della parete è a mosaico dorato.


Sulle volte sono presenti degli splendidi affreschi don Giuseppe Melle, realizzati tra il 1957 e 1965. Egli lavorò per otto anni senza tregua, come Michelangelo, con uno stile molto classico, ispirato alla grande scuola di Raffaello e dei maestri veneti. Si tratta di uno dei più importanti cicli pittorici della seconda metà del Novecento a Roma, realizzato in uno stile poco influenzato dalle mode pittoriche del tempo, tenuto purtroppo in poca considerazione dalla critica contemporanea.
Nella cupola è raffigurata l'Assunzione di Maria, nel tamburo i dogmi mariani, mentre nel catino absidale è dipinta l'Incoronazione di Maria fra angeli e santi.
La volta della navata centrale è affrescata con le battaglie di Lepanto e di Vienna, combattute contro i mussulmani, e il trionfo di Marcantonio Colonna, lateralmente sono raffigurati alcuni santuari mariani e le opere dei Salesiani.


L'altare del transetto sinistro è dedicato a San Giovanni Bosco.

Zone, aree urbanistiche e toponimi nel Suburbio Portuense

A seguire un elenco di zone, aree urbanistiche, località e toponimi presenti all'interno del Suburbio Portuense:

Villini del Rione Sallustiano

A seguire un elenco alfabetico dei villini presenti nel Rione Sallustiano:

Villino Boncompagni Ludovisi, Via Boncompagni
Villino Casati, Via Piemonte
Villino Castoldi, Via Sallustiana angolo Via Quintino Sella
Villino Di Porto, Via Piemonte
Villino Franzosini, Via Sallustiana
Villino Levi, Via Boncompagni angolo Via Nerva
Villino Maccari, Piazza Sallustio
Villino Piaggio, Via Boncompagni angolo Via Lucullo (demolito)
Villino Pignatelli, Via Boncompagni angolo Via Piemonte
Villino Radziwill, Via Boncompagni
Villino Rasponi, Via Boncompagni angolo Via Piemonte
Villino Rattazzi, Via Boncompagni
Villino Rossellini, Piazza Sallustio
Villino Rudinì, Via Quintino Sella
Villino Rudinì Beccaria Incisa, Via Sallustiana
Villino Spierer, Via Piemonte
Villino Trewhella, Piazza Sallustio angolo Via Sallustiana
Villino Visconti Venosta, Via Lucullo

Villini del Rione Monti

A seguire un elenco alfabetico dei villini presenti nel Rione Monti:

Villino Brini e Meschini, Via Ruggero Bonghi 
Villa Huffer, Via Nazionale
Villa Spalletti Trivelli, Via Piacenza 

Villini del Quartiere Della Vittoria

A seguire un elenco alfabetico dei villini presenti nel Quartiere Della Vittoria

Villino Astorri, Lungotevere delle Armi
Villino Brasini, Lungotevere delle Armi
Villino Campos, Lungotevere delle Armi
Villino Gasparri, (demolito)
Villino "La Casa", Lungotevere delle Armi (demolito)
Villino Nicoletti, (demolito)
Villino Rossellini, Lungotevere delle Armi

Slavery in Ancient Rome

Servus ad Pedes

Schiavitù nell'Antica Roma

Servus ad Pedes

Strutture e impianti sportivi nel Quartiere Gianicolense

Campo Buozzi (scomparso)

Impianti industriali scomparsi di Roma

Rione Ripa:

Torre delle Milizie

La Torre delle Milizie si trova in Via IV Novembre, nel Rione Monti

Hotel Moderno



L'Hotel Moderno era un hotel di Roma con sede in Via del Corso nn. 231 232 233, compreso tra le Vie Marco Minghetti e delle Muratte, nel Rione Trevi.
L'edificio fu costruito nel 1904 su progetto di Giulio de Angelis come sede un grande e lussuoso albergo.


L'inaugurazione avvenne l'11 gennaio 1904 con un grande banchetto cui parteciparono personalità politiche e dell'aristocrazia romana.
L'hotel divenne subito un punto di riferimento soprattutto per riunioni politiche, vista la vicinanza con Montecitorio, e come luogo di soggiorno di attori, per l'adiacenza con il Teatro Quirino.


La facciata su Via del Corso è tripartita e decorata da un bugnato angolare.
Il piano terra e il mezzanino sono ricoperti a bugnato liscio, quattro grandi pilastri inquadrano le tre aperture d'ingresso.
Il piano nobile è occupato da una grande balconata poggiata su grandi mensole a volute, su cui si aprono le tre porte finestre, inquadrate da quattro grandi lesene ioniche, lateralmente è presente una finestra con timpano per ogni lato.
Sopra il cornicione si trova l'attico, che contiene una piccola balconata per le porte finestre, anche in questo caso inquadrate da quattro lesene, che sorreggono la cornice di coronamento, su cui era posta la scritta HOTEL MODERNO, sormontata da una testa femminile fra una conchiglia e una ghirlanda, incorniciata da un timpano ricurvo.


La facciata su Via Minghetti riprende gli stessi stilemi di quella di Via del Corso, con fasce bugnate longitudinali che partiscono il prospetto.
Oggi l'Hotel ospita la sede del Monte dei Paschi di Siena.

Via del Velodromo

Via del Velodromo Tuscolano

Via del Velodromo è una strada del Quartiere Tuscolano, compresa tra Via Tuscolana e Via Nemi. L'origine della strada risale al 1939, quando venne istituita e prese questo nome per la vicinanza con il Motovelodromo Appio.
Al termine della Seconda Guerra Mondiale, nelle aree intorno al Velodromo, tra i Cessati Spiriti e l'Arco di Travertino, sorsero numerosi alloggi spontanei e borghetti che ospitarono migliaia di persone.


La zona, ai limiti dell'abitato costruito, caratterizzata dalla vicinanza di due importanti strade consolari come l'Appia Nuova e la Tuscolana e in cui erano presenti terreni di proprietà pubblica e adibiti soprattutto ad attività come lo scarico di materiali, si prestarono a queste forme di insediamento. In Via del Velodromo sorsero due borghetti e due distinti agglomerati, in cui dal censimento degli alloggi precari del 1957 risultavano abitare in tutto oltre 500 persone. Per tale ragione negli anni '50 il Comune di Roma aveva formalmente dato a tale insediamento il nome di Borghetto del Velodromo.
Con il passare degli anni tali insediamenti vennero smantellati, facendo largo all'urbanizzazione dell'area.

Via del Velodromo 1957

Nel 1960 il Motovelodromo Appio cadde in disuso, sostituito dal nuovo Velodromo Olimpico dell'EUR, e per questa ragione venne demolito. Oggi il nome di Via del Velodromo rimane a ricordare questa storica struttura dello sport romano.
I numerosi mutamenti che hanno investito l'area, con la nascita e lo smantellamento di numerosi borghetti e la demolizione del Velodromo, hanno contribuito e non poco al cambiamento di percorso di numerose strade della zona, a partire da Via del Velodromo.
Originariamente la strada, nel 1939, collegava Via Castelgandolfo a Via dell'Arco di Travertino. Nel 1947, tuttavia, in una chiarificazione dei confini stradali della zona, la strada venne compresa tra Via Appia Nuova e Via Castel Gandolfo, per poi essere prolungata da Via Appia Nuova a Via Tuscolana nel 1950. Nel 1970, la realizzazione di nuovi edifici nell'area precedentemente occupata da numerosi borghetti, portò alla variazione dei confini della strada tra Via Tuscolana e Via Nemi.

Torri delle Finanze



Le Torri delle Finanze o Torri di Ligini si trovano in Viale Europa n. 242 nel Quartiere Eur, oggi sono in stato di dismissione e devono essere restaurate.
Il complesso fu edificato in occasione delle Olimpiadi del 1960 per ospitare alcuni uffici del Ministero delle Finanze.

Plastico di Cesare Ligini del 1957

Fu Virgilio Testa, commissario straordinario dell'EUR ad affidare direttamente l'incarico nel 1957 a Cesare Ligini, Vittorio Cafiero, Guido Marinucci e Renato Venturi, la progettazione degli edifici, cui il disegno architettonico fu curato principalmente da Ligini.

Le torri in costruzione nel 1958

L'obiettivo di Testa era di realizzare un intervento che ambiva ad essere un'icona per tutta la Capitale, in vista delle Olimpiadi.
I lavori iniziarnono nel 1957 inaugurati dai ministri Andreotti e Medici, e si conclusero nel 1960.


Il complesso è composto da cinque edifici, tre dei quali sono le torri gemelle, di 17 piani e alte 61 metri, e due sono basse costruzioni quadrangolari, che ospitavano gli uffici di rappresentanza e della Guardia di Finanza.


I vari corpi di fabbrica sono uniti al primo livello da una piattaforma su pilastri rialzata pedonale. Le superfici interne raggiungono i 50.000 metri quadrati.
Gli esterni erano ricoperti in curtain wall che rispondevano agli stilemi dello stile internazionale allora in voga.


Negli anni ottanta furono aggiunte le scale esterne che alterarono indelebilmente il prospetto originario.
Il 24 dicembre 2002 il secondo Governo Berlusconi approvò un decreto di cartolarizzazioni, promosse dal Ministro Giulio Tremonti, che permetteva la vendita diretta senza il ricorso ad un'asta pubblica.
Le torri delle Finanze furono vendute a Fintecna, nel 2005 iniziò lo smontaggio degli infissi, che preludeva l'abbattimento completo dell'intero complesso, mentre fu realizzato un progetto da parte di Renzo Piano che prevedeva la costruzione di un grande edificio ad uso alberghiero residenziale.
Molte furono le proteste per l'abbattimento di uno dei complessi edilizi più importanti degli anni cinquanta di Roma, tuttavia una modifica del PRG ne permise la demolizione. Per fortuna il Comitato Tecnico Scientifico per la qualità dell'architettura urbana e per l'arte contemporanea, presieduto da Paolo Portoghesi, si è espresso in termini negativi sulla demolizione nel 2010.


Il fallimento della società Alfiere ha comportato il blocco dei lavori e l'abbandono delle torri, che da quel momento furono chiamate Beirut, per lo stato di rovina in cui versavano.
Nel 2015 la TIM presentò un progetto di riconversione a quartier generale del gruppo, poi abbandonato dalla Giunta Raggi.
Il 2019 la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria del complesso, ha annunciato un restauro integrale per ricavarne edifici per uffici e abitazioni.

Motovelodromo Appio

Velodromo 1934 mappa

Il Motovelodromo Appio, conosciuto anche come Velodromo o Motovelodromo dei Cessati Spiriti, era un impianto sportivo oggi non più esistente che sorgeva nel Quartiere Tuscolano, lungo Via Appia Nuova all'altezza di Largo dei Colli Albani.
L'origine di questa struttura risale al 1910, all'epoca molto distante dai limiti dell'abitato consolidato di Roma che usciva ancora timidamente oltre Porta San Giovanni.
Il motovelodromo era caratterizzato da un campo da gioco circondato da una pista sopraelevata di 400 metri che poteva ospitare gare tra biciclette e motociclette. Sotto la tribuna erano presenti anche una serie di ambienti adibiti principalmente a spogliatoi e uffici.
Già nel 1912, a due anni dalla realizzazione dell'impianto, qui trovò casa l'Audace Roma, una delle numerose squadre di calcio romane attive in quegli anni, che però si trasferì presto presso lo scomparso Velodromo di Via Salaria e al Campo della Rondinella per poi fare ritorno qui nel 1923.

Inter-Roma Motovelodromo Appio
L'Inter e la Roma in campo al Motovelodromo Appio
Nel 1926 furono effettuati dei restauri che trasformarono l'impianto e permisero alla struttura di ospitare nei suoi spalti circa 10mila spettatori.
Quando nel 1927 venne fondata l'A.S. Roma dalla fusione di una serie di squadre di calcio romane, il primo stadio dove la compagine giallorossa disputò le sue prime partite di calcio fu proprio il Motovelodromo Appio, che qui disputò le gare casalinghe della stagione 1927-1928 e che sempre qui il 17 Luglio 1927 disputò la sua prima gara in assoluto contro la squadra ungherese dell'Ujpest.

Il motovelodromo negli anni cinquanta 

Il motovelodromo divenne negli anni successivi importante punto di riferimento delle gare ciclistiche e motociclistiche, oltre che di partite di calcio, divenendo a tutti gli effetti una delle strutture sportive più attive di Roma. Ospitò inoltre le gare della MATER, la squadra di calcio dell'omonimo gruppo industriale di motori e alimentatori elettrici esistita tra il 1933 e il 1945 che raggiunse anche la Serie B.
Dopo il secondo conflitto mondiale ospitò invece le partite della Chinotto Neri e della FEDIT, la squadra nata dalle sue ceneri.

Targa stradale Via del Velodromo

Nel 1939 il Governatorato di Roma istituì vicino al Velodromo una strada chiamata Via del Velodromo, proprio per la presenza (e l'importanza) della struttura, in un periodo in cui la città si stava gradualmente espandendo in questa direzione.

Velodromo Borghetti
I numerosi borghetti che sorgevano intorno al Velodromo

Dopo la Seconda Guerra Mondiale questa zona, dove le abitazioni si fermavano per lasciare spazio alla campagna, vide la nascita di un ampio numero di borghetti e insediamenti spontanei che ben presto furono abitati da migliaia di persone, alcuni dei quali in terreni pubblici adiacenti al Velodromo, tanto che presero il nome di Borghetto del Velodromo. Tali borghetti con il passare degli anni vennero smantellati.
In vista delle Olimpiadi di Roma del 1960 venne realizzato all'EUR un nuovo velodromo, che prese il nome di Velodromo Olimpico, facendo cadere in disuso il Motovelodromo Appio che di lì a poco venne demolito, lasciando spazio all'espansione del quartiere in quest'area.
A ricordare la storica struttura rimane solamente il nome di Via del Velodromo.

Una delle ultime foto del motovelodromo, poco prima della sua demolizione