Hotel Excelsior



L'Hotel Excelsior è un importante albergo di Roma, situato in Via Vittorio Veneto n. 125, nel Rione Ludovisi.
Fu costruito tra il 1903 e il 1906 in un lotto di terreno parzialmente libero da edifici tra le Vie Sicilia, Marche, Boncompagni e Veneto, infatti esisteva già un palazzo tra Via Veneto e Via Sicilia. I finanziamenti furono ottenuti dalla Società Svizzera Imprese Alberghi (Actiengesellshaft für Hotelunternehmungen), con sede a Lucerna.

L'isolato tra Via Veneto, Via Boncompagni e Via Marche in una mappa del 1903

A progettarlo furono gli architetti svizzeri Otto Maraini e Emil Vogt, esperto in costruzioni alberghiere. Entrambi erano molto influenzati dallo stile barocco francese. Per questo motivo l'albergo è uno dei pochi edifici di Roma ad avere uno stile parigino.

L'Hotel Excelsior come appariva ai primi del Novecento

Il 18 gennaio 1906 l'albergo fu solennemente inaugurato come Grand Hotel Excelsior alla presenza del Presidente del Consiglio Giolitti, del sindaco Cruciani Alibrandi, delle autorità, di ambasciatori e aristocratici.
Il primo direttore fu lo svizzero Alphonse Pfyffer, che, giunto a Roma con César Ritz, aveva lavorato molti anni nel suo albergo romano.
Gli interni erano decorati in stile neoclassico, con stucchi, specchi, cristalli e pezzi di antiquariato.


L'Hotel riscosse un immediato successo, diventando uno dei più importanti di Roma, tale da rivaleggiare direttamente con il Grand Hotel.


Ben presto infatti tutta l'alta società romana prese l'abitudine, come passatempo, di prendere il the nella sala del giardino d'Inverno.
Anche il Ristorante fu subito frequentato da aristocratici e borghesi, che vi passavano spesso intere serate.

Il Ristorante dell'Excelsior

Durante la Prima Guerra Mondiale due piani dell'albergo furono occupati dalla Croce Rossa come ospedale per ufficiali.
Nel 1923 l'albergo passò alla CIGA (Compagnia Italiana Grandi Alberghi), società veneziana fondata dal Conte Volpi di Misurata, assieme al Grand Hotel.
Durante l'occupazione Nazista di Roma il generale Kurt Mälzer, comandante militare della città, stabilì il suo quartier generale nell'Hotel, dove faceva dei lauti pranzi, bevendo champagne.
Nel 1944 l'Hotel fu requisito dagli Americani del generale Clark che vi installarono il loro comando.
Solamente nel 1947 l'albergo ritornò pienamente disponibile dopo la derequisizione.
Gli anni cinquanta si aprirono con un grande cambiamento: la CIGA acquistò l'edificio adiacente, di proprietà del Banco di Napoli, e nel 1953, fu adattata la facciata del palazzo su Via Veneto con gli stessi stilemi di quella dell'Hotel. Sopra l'attico fu realizzato un porticato ad arcate, inoltre fu realizzato il sesto piano con finestrelle arcuate sormontate da un timpano. La capienza dell'albergo raggiunse le 369 camere, con 604 letti e 337 bagni.
L'ampliamento avvenne in coincidenza dell'exploit del cinema italiano e il conseguente arrivo di star internazionali: era nata 'la dolce vita'. Il 1959 tutto il cast e la troupe di Ben Hur alloggiò all'Excelsior.
Grandi attori furono ospiti Orson Welles, Joan Crawford, Liz Taylor, Richard Burton, Burt Lancaster, Frank Sinatra, Catherine Deneuve, Paul Newman, Sean Connery, Liza Minnelli.
Nell 1994 l'Hotel passò alla Sheraton Hotels, venduta nel 1998 alla Starwood Hotels, che l'ha trasferito al ramo Westin Hotel, per cui è stato rinominato The Westin Excelsior ed è stato completamente ristrutturato nel 2000. Dopo i lavori sono state realizzate 316 camere deluxe e 32 suite, inclusa Villa La Cupola.
La Starwood ha venduto l'Hotel alla Katara Hospitality nel 2015 per 222 milioni.


L'Hotel si sviluppa su sei piani, di cui due sono posti sopra al cornicione di coronamento. Il pianterreno è decorato da bugne orizzontali, fra cui si aprono grandi finestre circolari. Le due facciate principali sono poste su Via Veneto e Via Boncompagni, e sono imperniate sulla splendida torre d'angolo.
Il primo piano ha finestre incorniciate da lesene corinzie, su cui poggia il balcone del piano successivo, il secondo da semicolonne ioniche, anch'esse sormontate da un balcone, nel terzo le finestre sono architravate con un timpano spezzato, mentre nel quarto sono con arco a sesto acuto. Sopra il cornicione si aprivano in origine dei corpi loggiati, sormontati da vasi e aste portabandiera.


La torre d'angolo è l'elemento di spicco della facciata, con il bel cupolino di ispirazione parigina, decorato da ricche volute sul tamburo, che sorreggono i costoloni della cupola, fra cui sono poste finestre circolari.
L'ingresso carrabile è delimitato da tre arcate, su cui si trova una balconata sorretta da grandi telamoni.


La Hall è rimasta quella originale del 1906 con i suoi arredi in stile impero e lesene ioniche alle pareti, grandi lampadari di cristallo pendono alle pareti.


Anche le sale del ristorante sono rimaste nell'aspetto originario.
Altra sala particolarmente importante è quella del giardino d'Inverno, oggi sala convegni, con semicolonne in marmo verde e capitello corinzio, festoni dipinti, e una grande vetrata sul soffitto.


Nei locali dove oggi sorge il bar, alla base della torre al pianterreno, una volta c'era un grande salone dotato di poltrone e tavoli in stile impero .


All'ultimo piano, nella cupola della torre, decorata da affreschi neorinascimentali, e nelle stanze attigue, è posta una delle suite più grandi d'Europa denominata Villa la Cupola, che si estende per 1100 metri quadri su due piani, con grandi terrazze che si affacciano sulla città. Fu disegnata nel 1998 dall'architetto americano Michael Stelea.


Altre importanti suite sono la Imperial suite e la Via Veneto suite, posta nella torre al primo piano.

Via Alberto Ferrero


Via Alberto Ferrero è una strada del Quartiere Pinciano, che parte da Piazzale Flaminio ed è priva di uscita. Originariamente questa strada era parte di Piazzale Flaminio, presentandosi tuttavia come un corpo separato rispetto al piazzale che si apre di fronte alla Porta del Popolo e da cui parte la Via Flaminia.
Questa strada, infatti, risulta quasi come una piazza a sé stante su cui si affaccia la stazione ferroviaria della Roma-Viterbo e una delle uscite della stazione della linea A della metropolitana, con alcuni palazzi e Villa Borghese a fare da lati lunghi.
Questa sua conformazione portò il Comune di Roma nel 1974 a scorporarla dal Piazzale Flaminio e dedicarla - con il qualificatore di via, anche se si presenta più come una piazza - al pittore Alberto Ferrero (Vercelli 1883-Roma 1963).
Sotto la targa stradale ne é presente una seconda, più piccola, che ricorda come la strada sia stata precedentemente parte di Piazzale Flaminio.

Via Beniamino Franklin


Via Beniamino Franklin è una strada situata nel Rione Testaccio, compresa tra Piazza Orazio Giustiniani e il Lungotevere Testaccio. L'origine di questa strada risale a quando, negli anni '80 del XIX Secolo, iniziò la costruzione del nuovo quartiere popolare che andò a formare il nuovo Rione, e vennero assegnati alle nuove strade i nomi di importanti inventori e figure importanti per la tecnica, la navigazione e l'artigianato. Via Franklin, come la maggior parte delle strade di Testaccio, vide l'attribuzione del nome in una delibera del 1886.
Questa strada venne nello specifico dedicata a Benjamin Franklin (Boston 1706-Filadelfia 1790), in questo caso italianizzato in Beniamino Franklin, poliedrico personaggio della sua epoca che fu politico, autore ed inventore, noto principalmente per l'invenzione del parafulmine.
Nella strada, all'angolo con Via Galileo Ferraris, è presente un'interessante Edicola Sacra raffigurante Santa Maria Liberatrice, qui posta nel 1926. L'edicola si trovava originariamente in Via delle Zoccolette, mentre l'immagine è una replica di un'altra dell'Immagine di Santa Maria Liberatrice, originariamente conservata presso la Chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano e oggi trasferita presso la Chiesa di Santa Maria Liberatrice a Testaccio.

Via Nonantola


 Via Nonantola è una strada del Quartiere Ostiense, compresa tra Via Casamari e Via Laurentina (anche se, di fatto non ha uscita). Si tratta di una strada sorta nell cosiddetta Borgata Laurentina, e che come tale prende il nome di un'importante Abbazia italiana, in questo caso quella di Nonantola, che sorge nell'omonimo presso Modena.


La vecchia Borgata Laurentina risulta oggi in gran parte sconvolta dai mutamenti urbanistici dovuti prima di tutto alla nascita del Viale Guglielmo Marconi e di Via Cristoforo Colombo, che ne hanno alterato completamente l'aspetto e l'impianto urbanistico: non è chiaro quando questa stata sia stata istituita, ma nel 1950 un verbale ne sancisce i nuovi confini. A prova degli sconvolgimenti urbanistici c'è anche il fatto che Via Nonantola risulti compresa tra Via Casamari e Via Laurentina ma, in seguito a nuove costruzioni residenziali, è in realtà di fatto senza uscita.
A testimonianza della vecchia Borgata Laurentina, in Via Nonantola sorgono diversi edifici più antichi, probabilmente risalenti agli anni '30, quando qui sorgeva la vecchia borgata.


Clivo Rutario


Clivo Rutario è una strada del Quartiere Gianicolense - noto anche come Monteverde - compresa tra Via Vitellia e Piazza Fonteiana. La strada venne istituita formalmente nel 1929, mentre Monteverde andava sempre più urbanizzandosi, e il suo nome rappresenta un passo significativo dell'odonomastica e della toponomastica romana, dal momento che segna la ripresa del termine "Clivo" quale qualificatore stradale, riprendendolo dall'Antica Roma, un fatto che negli anni '30 avrà una discreta diffusione nelle nuove strade.
"Clivo", o meglio "Clivus", nell'Antica Roma andava a contraddistinguere una strada in salita, caratteristica che è propria anche del Clivo Rutario. Questa zona, detta prima dell'urbanizzazione "Scenta della vecchia", prese il nome di "Via del Clivo Rutario" nel 1929, riprendendo un toponimo locale dell'Antica Roma. Nonostante fu usato "Via" come qualificatore, la strada prese presto il nome di "Clivo Rutario": non si trova un atto specifico che cambia leggermente il nome della strada, ma in tutti gli atti ufficiali, oltre che nella targa stradale, prese il nome semplicemente di "Clivo Rutario".
Si tratta dunque del primo esempio nel XX Secolo di comprarsa del termine "Clivo" nel nome di una strada, fatto che negli anni '30, come abbiamo detto, venne discretamente utilizzato in un'ottica di riscoperta di toponimi antichi e creazione di nuovi toponimi locali parallelamente alle dediche di strade a personaggi illustri.

Via Pietro da Cortona


Via Pietro da Cortona è una strada del Quartiere Flaminio, compresa tra Via Flaminia e Lungotevere Flaminio. L'origine della strada risale al 1911, mentre iniziava a prendere forma anche la parte più settentrionale del Quartiere Flaminio, nei pressi dell'ansa del tevere: in tale occasione questa strada, in linea con molte strade che stavano nascendo in zona, prese il nome di un artista, nello specifico Pietro Berrettini, noto come Pietro da Cortona (Cortona 1596-Roma 1669), uno dei massimi esponenti della pittura barocca.
Sulla strada è presente un comando dell'Arma dei Carabinieri.

Fontana di Palazzo Antamoro


La Fontana di Palazzo Antamoro si trova nel cortile dell'omonimo palazzo in Via della Panetteria, nel Rione Trevi. Si tratta, secondo numerosi studiosi, dell'ultima fontana realizzata dal grande scultore barocco Gian Lorenzo Bernini.
Il palazzo in cui la fontana si trova venne realizzato da Paolo Strada, cameriere segreto del Cardinale Giulio Rospigliosi, che nel 1667 divenne Papa con il nome di Clemente IX (1667-1669).
Fu nel 1669 che lo Strada, dopo aver ricevuto in dono tre once di Acqua Felice dal Papa, commissionò al Bernini questa fontana murale per il cortile del suo palazzo. Essa è costituita da due statue di tritoni nella parte superiore che reggono uno stemma: originariamente, come dimostra un'incisione di Giovan Francesco Venturini, si trattava dello stemma dei Rospigliosi in onore del Pontefice che donò l'acqua allo Strada, ma nel XVIII Secolo, dopo il passaggio di proprietà del palazzo, venne sostituito dallo stemma degli Antamoro, ancora oggi presente. I due tritoni soffiano acqua nella conchiglia sottostante, retta da code intrecciate dei delfini.
Palazzo Antamoro oggi non ha più l'aspetto originario, la facciata, priva di particolare riconoscibilità, si confonde tra i palazzi della strada: pochi potrebbero pensare che il suo cortile custodisca una fontana del Bernini.

San Marone


La Chiesa di San Marone si trova in Via Aurora, nel Rione Ludovisi. Essa è officiata dai Maroniti del Libano di Rito Antiocheno in lingua araba, membri della Chiesa Maronita, una Chiesa sui iuris patriarcale che dal 1584 è in comunione con la Chiesa Cattolica.
L'origine di questo edificio di culto risale al 1890 e arriva dopo due fatti specifici: la convenzione tra la famiglia Boncompagni, erede dei Ludovisi, per la lottizzazione dell'area di Villa Ludovisi, e la riforma dell'ordine Maronita approvata da Papa Leone XIII Pecci (1878-1903). In questo contesto storico, fu inoltrata da Monsignor Elia Huych, importante esponente della Chiesa Maronita, la proposta di edificare una Chiesa nazionale del Libano di rito Maronita da dedicare a San Marone, anacoreta del IV Secolo e fondatore della Chiesa Maronita nonché Santo Protettore del Libano, cui affiancare un convento. La Chiesa sarebbe dovuta sorgere nel nuovo quartiere in costruzione, nello specifico nella nuova Via Aurora.
A occuparsi del progetto fu Andrea Busiri Vici, uno degli architetti più attivi in quel periodo che era rimasto molto legato all'ambiente clericale e vicino alla nobiltà romana anche negli anni successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia.
La facciata della Chiesa è in stile eclettico con riferimenti tardoantichi, quale l'imbotte all'interno dell'arco a sesto rialzato che sormonta il portale d'ingresso o le balaustra. Un elemento interessante, in anni in cui l'eclettismo arricchito da riferimenti orientali era molto in voga, come nonostante la Chiesa fosse realizzata per Cristiani del Medio Oriente l'architetto non abbia voluto inserire elementi orientali nella facciata, facciata che a sua volta non ha soluzione di continuità con il vicino convento e gli altri edifici.
La facciata ha in ogni caso un chiaro registro stilistico, che va forse anche visto nel contesto seguito, per Busiri Vici, alla lettera che lo storico Ferdinand Gregorovius aveva rivolto agli architetti dell'epoco in cui criticava duramente le distruzioni che venivano in maniera dissennata portate avanti a Roma per i progetti successivi all'annessione di Roma al Regno d'Italia.
L'interno della Chiesa, al contrario della facciata, è realizzato in stile orientale e decorato con finti mosaici sulle pareti, con una rappresentazione di San Marone Anacoreta inserita dietro l'altare.
La realizzazione della Chiesa impiegò diverso tempo, e venne consacrata solo nel 1914, quando Andrea Busiri Vici era morto da tre anni.
Il vicino convento venne trasformato in albergo nel 1936.

Le Grand Hotel



Il Grand Hotel di Roma, oggi Hotel St.Regis, è uno dei più antichi e lussuosi Hotel della Capitale, si trova in Via Vittorio Emanuele Orlando n. 3, nel Rione Castro Pretorio.
A volere nella capitale un grande albergo che potesse competere con quelli delle altre grandi città europee era il Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri Marchese di Rudinì. Egli nel 1891, mentre era in visita ufficiale a Londra, durante un ricevimento serale all'Hotel Savoy, aveva avuto un incontro con l'imprenditore svizzero César Ritz, all'epoca era direttore del Savoy, e lo aveva convinto a costruire un grande albergo a Roma, che ancora non conosceva simili livelli di accoglienza.


Intanto nel 1892 il finanziere e deputato Filippo Cavallini, presidente della Banca della Lomellina, iniziò la demolizione dell'Ospizio dei Sordomuti, posto in Via delle Terme accanto alla fontana del Mosè per costruire un grande albergo su progetto di Giulio Podesti, già architetto del Policlinico Umberto I e del Villino Durante.
I lavori di costruzione furono rallentati presto per il ritrovamento di un'esedra che faceva parte delle Terme di Diocleziano, con l'intervento della Commissione Archeologica Municipale. Nel 1893 a causa dei problemi finanziari del Cavallini, fu sospeso il cantiere, così il vasto edificio rimaneva incompiuto.

Il progetto di Giulio Podesti del grande albergo alle Terme

Quando César Ritz venne a Roma in cerca di un immobile dove impiantare il grande albergo, l'impresario svizzero Franz Josef Bucher Durrer, proprietario dell'Hotel Minerva, gli suggerì di acquistare il fabbricato in costruzione il Piazza delle Terme. Dopo un sopralluogo sommario Ritz si convinse che la sede era perfetta: vicino alla nuova Piazza Esedra, alla recente Via Nazionale e alla Stazione Termini, affianco a da Via XX Settembre, su cui erano posti i ministeri e che conduceva al Quirinale.
Fu così che il 19 luglio 1893 la società londinese Grand Hotel Syndacate comprò a Filippo Cavallini l'edificio e il terreno circostante per £ 2.050.000.
Ritz designò il fidato Alphonse Pfyffer come direttore dell'albergo, con il compito di terminare i lavori e di effettuare l'inaugurazione il 17 gennaio 1893, ma non fu possibile realizzarla perchè i lavori furono più lunghi del previsto.

Il Grand Hotel appena costruito visto da Piazza Esedra con la fontana delle Naiadi nel 1902

L'11 gennaio 1894 César Ritz inaugurava solennemente il Grand Hotel de Rome in Piazza Esedra con una magnifica festa a cui furono invitate oltre mille persone. Il banchetto fu presenziato da 150 invitati tra cui il Sindaco don Emanuele Ruspoli, i membri del Consiglio Comunale, militari e diplomatici, politici, molti aristocratici e rappresentanti della ricca borghesia.
Il grande Salone da pranzo, dove fu organizzato il banchetto, ricco di marmi e affreschi lasciò tutti incantati, così come dell'ampio foyer, il concerto inaugurale si svolse invece nella Serra d'Inverno, al centro del cortile.
Le cronache dell'epoca definirono l'albergo per la distribuzione degli interni e la loro ricca decorazione, uno dei più splendidi alberghi d'Europa.
Il Grand Hotel offriva quindi un prodotto di prestigio in grado di richiamare ospiti internazionali di altissimo livello: tutto l'albergo era dotato di illuminazione elettrica e due ascensori; ognuna delle trecento suite aveva tre punti luce con lampade in sfere di cristallo e un bagno incorporato, dotato di acqua calda e fredda, primo caso in Italia, i cui servizi igienici venivano direttamente da Londra.


L'edificio si sviluppa su quattro piani più quello ammezzato, la facciata principale si affaccia su Via Vittorio Emanuele Orlando con diciassette finestre per piano, le cinque del corpo centrale sono maggiormente decorate. Il pianterreno è occupato da un bugnato liscio, con finestre ad arco a tutto sesto che vi si aprono. Il piano nobile è caratterizzato da grandi finestre a edicola, con davanzale su colonnine e architrave ricurvo su semicolonne doriche nel corpo centrale, e a timpano su lesene doriche sui lati. Negli altri piani le finestre sono architravate, mentre nel secondo piano del corpo centrale sono sovrastate da un timpano. L'ultimo piano è occupato da medaglioni decorati con rosette, posti tra le finestre, mentre nel corpo centrali sono presenti bassorilievi raffiguranti divinità dall'antichità.


L'ingresso è costituito da tre grandi arcate, nel cui arco di volta è posta una protome di Mercurio. È sormontato da un portico con quattro colonne doriche sostenente un balcone con balaustri. Le due finestre ai lati del portico sono ad arco, molto ampie e incassate nella facciata, incorniciate da arcate modanate poste su paraste doriche. Sul fastigio del corpo centrale era presente la scritta LE GRAND HOTEL, oggi non più presente.


Il fronte su Piazza delle Terme è identico alle facciate dei corpi laterali del prospetto principale, con undici finestre su ogni piano. Sul cornicione è posta una grande cornice con la scritta originale LE GRAND HOTEL.

Pianta del piano terra

Gli interni dell'albergo sono particolarmente raffinati e mantengono l'aspetto originario del 1894 e dei restauri del 1906. Fu in quell'anno che venne costruita la Hall al posto del giardino d'Inverno progettata dal famoso architetto parigino René Sergent, in stile francese di epoca Luigi XVI.
I tre ingressi su Via Vittorio Emanuele Orlando immettono in un atrio carrabile maestoso, decorato da paraste e nicchie con statue, da cui una scala conduce all'elegante Hall.


L'ampio ambiente è situato su due livelli, con una doppia rampa di scale che porta al foyer, le pareti sono decorate da boiseies di legno, vi si aprono arcate che conducono agli altri ambienti. Sul soffitto si trova un grande lucernario, decorato da ghirlande di fiori. Al culmine della scala, un'ampia apertura sul  fronte convesso, affiancata da una coppia di colonne ioniche, conduce alla sala ovale che porta al foyer. Tutta la sala era decorata con colori chiari, con variazioni a contrasto color crema.

La Hall con i colori originari
Ai lati della Hall si aprivano vari ambienti: il giardino d'inverno, salotti privati, sale da fumo, il bar Americano e la sala da biliardo.
Il foyer, oggi chiamata Ritz Ballroom, è una lunga stanza con volta a botte, a vele e pennacchi, fu decorata ad affresco dal pittore Mario Spinetti nel 1894.


L'artista realizzò scene di ambiente mitologico, con le divinità che presiedono al nutrimento umano: Bacco e la vendemmia, Minerva e la raccolta delle olive, Nettuno e la pesca marina, Diana e la caccia, Cerere e l'agricoltura e Pan e la pastorizia.
Altro ambiente particolarmente raffinato era il Ristorante Internazionale, cui si poteva entrare anche da un'altro ingresso dalla Piazza delle Terme, illuminato da due serre che conducevano direttamente al giardino interno. Gli interni sono ancora quelli di Podesti con arcate modanate, lesene e marmi alle pareti.


Lo scalone d'onore, posto vicino al Ristorante, è affrescato e conserva le decorazioni originali con colonne ioniche in marmo rosso e pareti bugnate.
Inoltre è presente l'antico ascensore, uno dei primi di Roma, ancora in funzione.


Il piano nobile era riservato alle visite di monarchi e capi di Stato, era occupato da vari appartamenti completi di saloni affrescati, sala da pranzo, da fumo, cucina privata, varie camere da letto, sala da bagno privata, anticamere e salottini.
Ad arredare le stanze fu la stessa Madame Ritz con mobili in stile Luigi XVI e Chippendale, argenti in stile Luigi XV e quadri del Settecento.
Per dirigere il Restaurant Ritz chiamò lo Chef Auguste Escoffier del Savoy di Londra e Pierre Louis del Grand Hotel di Lucerna, i due astri della gastronomia "belle époque", che lanciarono appieno il Ristorante.
L'Hotel riscosse subito un enorme successo, il Re Umberto e la Regina Margherita ospitarono un pranzo, il giorno successivo all'apertura. Presto l'Holel divenne sede di cene di gala per reali, principi e duchi.
La Principessa Victoria di Svezia, che per motivi di salute doveva passare l'inverno in climi temperati, fu ospite per molte stagioni nell'albergo romano.
Fra gli ospiti di riguardo si segnalano Leone Tolstoj, il Cancelliere Von Bülow e Mussolini, subito dopo aver compiuto la marcia su Roma, Von Ribentropp e Göering. Negli anni della Dolce Vita molti attori vi risiedettero, tra cui Ava Gardner, Zsa Zsa Gábor, Lauren Bacall, Martine Carol.
In anni più recenti sono stati ospitati Robert de Niro, i Kennedy e gli Agnelli.
La proprietà dell'Albergo passò negli anni venti al Sindacato Italiano Sviluppo Alberghi, che deteneva anche l'Hotel Excelsior, nel 1923 il sindacato fu messo in liquidazione, e fu rilevato dalla CIGA (Compagnia Italiana Grandi Alberghi).

La Hall dopo i lavori di restauro degli anni sessanta

Il 1963 iniziò un ciclo di lavori di ammodernamento ad opera del nuovo direttore Natale Rusconi, che comportarono la doratura della Hall e delle altre sale, il cambio degli arredi e delle tappezzerie, nel 1965 fu aperto il nuovo Ristorante Rallye.
L'Aga Kahn comprò la CIGA tramite la società Fimpar nel 1985.


Il 1999 la Compagnia fu venduta alla Starwood Hotels, filiale della Marriott International.
L'Hotel fu ristrutturato per dieci mesi, con un costo di 35 milioni di dollari, e fu riaperto il 16 dicembre 1999 con il nuovo nome di St. Regis Grand Hotel, con 138 camere e 21 eleganti suite, tre cui la Royal Suite, di trecento metri quadri che si affaccia sulla balconata del piano nobile.
Il 2014 la Starwood ha ceduto l'Albergo per 110 milioni di euro alla Constellation Holding dello sceicco del Quatar Hamad bin Jassim Al Thani.

Il nuovo aspetto della grande Hall

Questa volta sono stati fatti dei lavori radicali di ristrutturazione, dal costo di 40 milioni di euro e la durata di tre anni.
Il progetto è del designer Pierre Ives Rochon, sono state rimosse le dorature dalle boiseries della Hall e delle sale di rappresentanza per il pubblico, cui è stato dato il tortora come colore di fondo, con i dettagli architettonici e le modanature a contrasto bianco. I pavimenti sono stati rifatti tutti con marmi grigi e, in altre sale, in forme geometriche bianche e nere.


La Library invece è di color blu zaffiro, ed è collegata al Lounge bar. La sala ovale d'anticamera alla Ritz Ballroom, è stata lasciata con il soffitto dorato, con un effetto un poco kitsch.


La Ritz Ballroom, vincolata dalla Sovrintendenza, ha subito un importante lavoro di restauro, della durata di sei mesi, sulle dorature e sugli affreschi di Spinetti, ed oggi splende nei vividi colori delle pitture.
Il nuovo albergo, rinominato St. Regis Hotel, ha riaperto nuovamente il 9 novembre 2018.

La splendida Sala Ritz dopo il restauro



L'edicola di Piazzale Numa Pompilio


In Piazzale Numa Pompilio, al confine tra i Rioni Celio e San Saba, è visibile una strada costruzione, un'edicola in muratura con tre nicchie lungo la circonverenza, posta all'imbocco di Via di Porta San Sebastiano.
Non è del tutto chiaro cosa sia tale struttura, ma è altamente probabile che la sua funzione sia legata alla sua posizione, in uno snodo importante lungo la Via Appia, che parte infatti dalla vicina Porta San Sebastiano e che, prima della realizzazione delle Mura Aureliane, partiva dalla vicina Porta Capena.
L'attuale struttura è probabilmente medievale, risalente all'XI o XII Secolo, ma sorge probabilmente su un'antico compitum, ovvero un'edicola dedicata ai Lari Compitali, antiche divinità romane che proteggevano i viandanti, solitamente poste in prossimità di bivi. Come abbiamo detto, la struttura si trova infatti lungo il percorso dell'Appia compreso tra le antiche Mura Serviane e le Mura Aureliane.

L'edicola in un'incisione di Giuseppe Vasi
La struttura in muratura, con mensole a denti e, come detto, tre nicchie, era secondo diverse fonti un tempo decorata con pitture di cui tuttavia non rimane nulla.

Villino Massei


Il villino Massei si trova in Via Bartolomeo Eustachio ai nn. 16, 18 e 20 nel Quartiere Nomentano.
Fu costruito nel 1914 per Alberto Massei dall'ingegnere Salvatore Borruso.
Lo stile adottato è quello della secessione d'oltralpe, che a quel tempo aveva avuto molti ammiratori anche a Roma, e vari edifici realizzati, ad esempio Villa Marignoli.
Il villino è a tre piani con una facciata ricoperta in laterizi che le incorniciature stilizzate in cemento lavorato a finto marmo; è tripartita da tre corpi posti a scalare. Il primo corpo è quello della torre, con trifora terminale e un interessante tetto a spioventi con abbaini. Il secondo è occupato da un corpo ospitante un loggiato su tre piani, l'ultima loggia ha una balaustra in cemento.
Sulle altre facciate sono presenti finestre a croce, monofore e bifore.

Piazza Remuria



Piazza Remuria è situata sul Piccolo Aventino, al termine di Via Aventina, compresa tra Via Flaminio Ponzio, Via Salvator Rosa e Via Ercole Rosa, nel Rione San Saba.
La piazza fu creata nel 1927 con la lottizzazione progressiva della zona.
Il nome deriva da Remoria o Remuria, luogo che nella tradizione era identificato con la sepoltura di Remo, sull'Aventinus Minor; mentre gli auspicia per decidere chi avrebbe fondato la città sarebbero stati ricevuti da Remo sulla sommità dell'Aventinus Maior.

Romolo uccide Remo

Dunque questa piccola piazza ha un nome che ci riporta alle origini del mito leggendario della fondazione di Roma.
Ai numeri 1 e 2 si affacciavano due bei villini, il villino Spica e il villino Saggioli costruiti nel 1922 e demoliti nel 1958 dall'impresa Casini.


Al numero 3 si trova un grande portale bugnato ad arco che conduce al villino in cui visse Giuseppe Ungaretti.
Accanto è posto il muro di cinta del Pontificio Collegio Olandese Pio XI.
Dall'altro lato si trova la Scuola Elementare Leopoldo Franchetti.



Casetta dell'Italcable


In Lungomare Lutazio Catulo, nel Quartiere Lido di Castel Fusano, è presente una semplice casetta di un solo piano, attualmente gestita dal comune che la usa per ospitare associazioni e servizi. Questa casetta, originariamente, aveva una funzione specifica: lo smistamento dei cavi cablografici che arrivano a Ostia da Malaga proprio all'altezza di questa casetta. I cavi sono ancora visibili sul litorale, seppur arrugginiti, e la loro presenza è marcata anche dal cosiddetto Cippo dell'Italcable, situato dall'altra parte del marciapiede rispetto alla casetta.
Tali cavi vennero riattivati qui, come ricorda il cippo, provenienti dalle Azzorre.
La società Italcable si è sciolta nel 1994, quando è stata inglobata da Telecom Italia.

Altri siti che ne parlano:
- Archeologia tecnologica - in A Prescindere

Cippo dell'Italcable


Sul Lungomare Lutazio Catulo, nel Quartiere Lido di Castel Fusano, è presente un cippo che ricorda i lavoratori dell'azienda Italcable caduti per la patria e sul lavoro. Tale cippo fu qui posto nel 1994 e la sua posizione non è casuale: sotto la terrazza su cui è posto il cippo passano, ancora visibili se pur arrugginiti, i cavi cablografici che collegano Ostia a Malaga e che veniva smistato nella vicina casetta dell'Italcable.

Le altre tre facce del cippo ricordano altri importanti episodi della storia dell'Italcable. In una è ricordato come nel 1925 tramite Anzio i cavi cablografici collegarono l'Italia all'Argentina, Paese abitato da numerosi emigranti Italiani.


Un'altra delle facce ricorda la riattivazione dei cavi del Mediterraneo e delle Azzorre, avvenuta in questo luogo nel 1947, mentre l'ultima ricorda la piena riattivazione della rete avvenuta nel 1957.