Via Vibo Valentia

Via Vibo

Via Vibo Valentia è una strada del Quartiere Tuscolano, compresa tra Via Rimini e Via Cesena. Tale strada venne istituita nel 1931, e in linea con la toponomastica della zona venne dedicata a quello che fino a poco tempo prima era un capoluogo di circondario. Questa suddivisione amministrativa, infatti, era stata abolita nel 1927, ma le strade continuarono per anni a essere dedicate, in quest'area, ai capoluoghi di circondario che erano fino a quel momento rimasti esclusi dalla toponomastica.
 
Via Vibo Valentia San Giovanni

 
Per questa strada si decise di attribuire il nome di Vibo Valentia, comune calabro che aveva preso questo nome nel 1928 e che in precedenza era chiamata Monteleone di Calabria.
La strada costeggia il giardino di Via Cesena, un area più volte al centro di progetti edilizi mai realizzati e divenuta un giardino pubblico: questa presenza ha contribuito a creare un tratto cieco di Via Vibo Valentia.
Via Vibo palazzi


Garbatella Lotti I-V



I Lotti I-V della Garbatella costituiscono i primi edifici costruiti della Borgata Giardino Concordia, conosciuta oggi come Garbatella, essi sono situati tra via Alessandro Cialdi, Via della Garbatella e Via delle Sette Chiese, nel Quartiere Ostiense.
L'insediamento sorse come borgo operaio e marinaro, sui Colli di San Paolo, per volere dell'Assessore all'Agro Romano e Presidente dello SMIR Paolo Orlando, per dare una casa agli operai della zona industriale dell'Ostiense, da egli fortemente voluta.
La pianificazione del quartiere fu affidata all'Istituto Case Popolari, su progetto di Gustavo Giovannoni, Massimo Piacentini e Innocenzo Costantini, gli ultimi due architetti dell'ICP. 
La città giardino sarebbe stata costituita da piccoli villini economici, con giardino annesso, e fabbricati di dimensioni maggiori, che servivano a rompere la monotonia degli edifici di piccole dimensioni. Le strade sarebbero state in parte rettilinee in parte curvilinee, seguendo le linee altimeriche del terreno. I nomi delle strade furono intitolati ad armatori, ammiragli e storici marinari.

Pianta del nuovo quartiere con il numero dei lotti e il tipo di fabbricati

Il centro del quartiere era la Piazza Benedetto Brin su cui si affacciava l'edificio di maggiori dimensioni, il lotto V (fabbricato N), da qui partiva una scalinata che raggiungeva scenograficamente Via Cialdi e Via Giulio Rocco, con il cavalcavia della ferrovia Roma-Lido.
Lo stile degli edifici sarebbe stato principalmente quello pittoresco dell'architettura tradizionale regionale, teorizzato da Gustavo Giovannoni, che serviva ad integrare la nuova borgata nella campagna circostante.
Furono costruiti 44 edifici, che contenevano 190 alloggi, le planimetrie e le disposizioni vennero curate da Innocenzo Costantini, i fabbricati a più piani (M, N, O) furono progettati da Innocenzo Sabbatini, l'edificio P venne disegnato da Camillo Palmerini, i villini furono realizzati dagli architetti Felice Nori, Camillo Palmerini e Plinio Marconi (A-L), la scalinata fu disegnata da Plinio Marconi.


I lavori iniziarono il 18 febbraio 1920 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, di Paolo Orlando e del commendator Magaldi, presidente dell'ICP, una targa ricorda l'evento.
Le prime case vennero abitate nel 1921, mentre gli ultimi edifici furono completati nel 1923.


Punto focale dell'intero quartiere è l'edificio di maggiori dimensioni del fabbricato N (lotto V) di Sabbatini, che si affaccia scenograficamente  su Piazza Brin e sulla scalinata d'accesso.
Il complesso ha una pianta ad U, con due corpi asimmetrici, collegati da un piccolo padiglione ad arco centrale, che costituisce l'ingresso alla Borgata giardino, lo stile adottato da Sabatini è quello dell'architettura tradizionale regionale,  con elementi medievali, un bugnato rustico, in peperino e tufo, riveste il pianterreno e il l'arco di ingresso.
Il corpo di sinistra è a due piani, è dotato di un balconcino su mensoloni e di una terrazza sommitale, mentre posteriormente si apre una torretta con tetto a spioventi, quello di destra, a tre piani, è dotato di un importante ballatoio angolare, su mensoloni, con colonnine e di un portico al primo piano all'angolo destro.


Agli angoli si trovano dei bassorilievi di gargoyles e animali che funzionano da gocciolatoi.

Gargoyle nella corte interna del lotto V

Dall'arco centrale, rivestito a bugnato in peperino e in mattoni, si entra in una strada curvilinea che conduce ai villini e a Via della Garbatella.

Vista dalla corte del lotto V: villino tipo H a sinistra, tipo B F e C a destra

Molto interessanti architettonicamente sono anche i fabbricati M, in Via della Garbatella e O, in Via delle Sette Chiese, sempre di Innocenzo Sabbatini.

Villino di tipo A

Il fabbricato A è dotato di un bel ballatoio su colonnine al primo piano.
I fabbricati I ed L si sviluppano, invece in lunghezza, con portici, scalinate porticate e archi.

I lotti demoliti

Purtroppo questo primo nucleo della Garbatella, è stato sconvolto, negli anni Cinquanta dalla inspiegabile e radicale demolizione dei lotti I e IV, e dei 4 fabbricati del lotto I, posti a sinistra del fabbricato N.

Fabbricato di tipo C, a sinistra, e D a destra, che inquadravano la scalinata e la piazza

Questo tragico evento ha alterato completamente la piazza, la scalinata e l'equilibrio che era stato creato tra i piccoli villini che vi si affacciavano e il grande edificio del lotto V.  

Il fabbricato E in Piazza Brin, demolito

È stato distrutto barbaramente anche il fabbricato P di Palmerini.
Sarebbe auspicabile che venissero ricostruiti fedelmente i villini dei due lotti demoliti, per ridare al quartiere l'aspetto originario, vista l'importanza fondamentale che ha la Garbatella nella storia dell'urbanistica e dell'architettura Italiana.

Via Guglielmotti, tutti gli edifici di sinistra sono stati abbattuti








Garbatella



La Garbatella è un'area urbanistica di Roma del Quartiere Ostiense.
Le origini dell'insediamento sono legate ai progetti dell'ingegnere Paolo Orlando per il settore meridionale della città, infatti egli voleva sviluppare il Porto di Roma, ad Ostia e un canale navigabile che lo collegasse ad Roma, dove sarebbe stata costruita una darsena nei pressi della Basilica di San Paolo.
Contemporaneamente nella pianura, lungo la Via Ostiense, sarebbe sorto un quartiere industriale, contenente il Gazometro, il Porto Fluviale e i nuovi Mercati Generali.
Inoltre lo SMIR stava costruendo, a partire dal 1918, la ferrovia Roma-Lido che collegava il centro della città con le nuove aree portuali litoranee.
Per realizzare le case destinate ai lavoratori della nuova zona industriale si decise di costruire un nuovo quartiere sui Colli di San Paolo, ad opera dell'Istituto delle Case Popolari (ICP) e dell'Ente Autonomo per lo Sviluppo Marittimo Industriale (SMIR).
Il primo nucleo dell'insediamento fu progettato da Gustavo Giovannoni, Massimo Piacentini, Innocenzo Sabbatini e Camillo Palmerini. Essi elaborarono una città giardino, costituita di piccoli villini economici con giardino annesso, e alcuni fabbricati di dimensioni maggiori, in uno stile neomedievale e vernacolare, che rimandava alla tradizione dell'architettura locale. 
I primi lotti I-V ruotano intorno a Piazza Benedetto Brin su cui si apre l'edificio centrale ad arco, e confinano con Via della Garbatella, erano costituiti da 44 palazzine per un totale di 190 alloggi.

La posa della prima pietra da parte del Re Vittorio Emanuele III

I lavori iniziarono il 18 febbraio 1920, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, di Paolo Orlando, l'Onorevole Amici, il comm. Magaldi e dell'Assessore Lanciani, una lapide ne ricorda l'evento
Il nuovo quartiere, abitato a partire dal 1921 e terminato nel 1923, fu ribattezzato "Concordia", i nomi delle strade sono di ispirazione marinara, dedicate ad ammiragli, storici della navigazione, costruttori navali e ministri della Marina.
Il secondo gruppo di edifici fu sviluppato dall'ICP tra 1923 e 1926, lungo Via della Garbatella (lotti IX e X) e Via Ansaldo (lotti XII-XVI), gli edifici avevano una bassa densità abitativa ed erano costituiti da villini e piccole palazzine, in Largo Ansaldo Plinio Marconi costruì un vasto palazzo a corte con interessanti soluzioni angolari curvilinee (lotto VIII).
Tra 1926 e 1930 venne costruito un terzo nucleo a palazzine intorno alle Vie Passino, De Nobili e Ansaldo (lotti XX-XI e XV-XVI).
Nel 1927 fu costruito un ampio quartiere di palazzine per i baraccati, su progetto di Gian Battista Trotta, tra Via Guglielmo Massaia e Via De Nobili (lotti XXVIII- XXXII) .
Sempre nello stesso anno venne realizzato un altro comprensorio destinato la piccola borghesia, con villini riscattabili, in Via Adorno, progettato da Plinio Marconi (lotti LII-LV).

La Garbatella nel 1927, a sinistra il nucleo originario, a destra il quartiere dei baraccati, al centro Via Ansaldo

Nel 1927-28 Innocenzo Sabatini realizzò tre grandi alberghi suburbani, il rosso, il bianco, e il giallo, in Piazza Eugenio Biffi, destinati ad ospitare di sfollati degli sventrammenti di Via dell'Impero e di Via del Mare e i baraccati (lotti XLI-XLIII).
Il 1929 venne bandito un concorso per la costruzione di casette modello di tipo economico, che occuparono il lotto XXIV. 
Tra 1929 e 1930 Innocenzo Sabbatini realizzò il grande edificio dei Bagni Pubblici e il Teatro Palladium, in Piazza Bartolomeo Romano, che rappresentano importanti servizi di igiene e svago per l'intero quartiere.
Negli anni Trenta la Piazza principale divenne Piazza Damiano Sauli, progettata già nel 1925, in cui furono costruite la Chiesa di San Francesco Saverio, del 1933 e la monumentale Scuola Michele Bianchi, oggi Cesare Battisti, inaugurata nello stesso anno.
Nel 1934 fu costruito il quarto albergo suburbano in stile razionalista (lotto XLIV).
Gli anni Cinquanta hanno visto la saldatura dei lotti inedificati a intensivi, e l'inspiegabile demolizione completa degli originari lotti I e IV, per fortuna tutti gli altri edifici del quartiere sono rimasti intatti, e ancora oggi la Garbatella rimane il più importante atlante degli anni Venti e Trenta dell'architettura romana dell'ICP, e un luogo dal fascino particolare.






Via Sciacca

 
Via Sciacca è una strada del Quartiere Tuscolano, compresa tra Via Fidenza e Via Cesena. La strada venne formalmente istituita nel 1935 e, in linea con la toponomastica locale, venne dedicata a un comune italiano in passato capoluogo di circondario. I circondari, infatti, erano stati aboliti nel 1927, ma dal momento che erano stati in precedenza ricordati dalle strade della zona, la creazione di nuove strade proseguì su questa linea, con la loro dedica agli ex capoluoghi ancora senza una strada.
Questa via, nello specifico, fu dedicata alla città siciliana di Sciacca, in provincia di Agrigento.
In origine questa via era senza uscita e partiva da Via Fidenza, ma successivamente si congiunse anche con Via Cesena, seguendo un insolito percorso a forma di sette. La strada si caratterizza per una serie di edifici più bassi rispetto agli alti palazzi della zona.

Via Pallante

Tuscolano Via Pallante

Via Pallante è una strada del Quartiere Tuscolano compresa tra Via Niso e Via Tarquinio Prisco. L'origine della strada risale al 1946, quando essa venne formalmente istituita mentre procedeva l'urbanizzazione di questa zona del Tuscolano iniziata prima della Seconda Guerra Mondiale. In linea con la toponomastica della zona la strada venne dedicata a un personaggio legato alle origini di Roma, in questo caso Pallante, figura mitologica figlio del re degli Arcadi Evandro e tra le figure di maggior rilievo dell'Eneide di Virgilio.