Casa a scala del lotto XXVII della Garbatella


La casa a scala del lotto XXVII della Garbatella, nel Quartiere Ostiense, si trova su Piazza Nicola Longobardi, all'incrocio con Via Rocco da Cesinale e Via Giannantonio Cavazzi. Si tratta di uno dei numerosi lotti abitativi della zona della Garbatella, ed è stato realizzato nel 1931 dall'architetto Giuseppe Nicolosi. Tale edificio risulta molto diverso rispetto agli altri della Garbatella, anche da quello del lotto LI realizzato dallo stesso Nicolosi appena tre anni prima. Il linguaggio della città giardino della Garbatella era stato fino a quel momento nel tipico "barocchetto" romano, caratterizzato da modanature ed elementi decorativi, mentre questo edificio ha, per la prima volta nella storia di questo quartiere, linee e linguaggi puramente razionalisti.
L'edificio visto dal giardino interno
L'edificio, di per sé, parte dalla necessità di risolvere il problema del dislivello del terreno, per il quale Nicolosi opta per un edificio che si sviluppa lungo una rampa di scale che dal giardino interno arriva all'ingresso, posto in una posizione più elevata. Ogni elemento decorativo è rimosso in favore di linee rette e geometrie lineari, in un segno di come il razionalismo stesse prendendo piede nell'architettura italiana anche in contesti, come quello della Garbatella, che usavano un linguaggio differente e dove, appena due anni prima, Mario De Renzi aveva appena realizzato la sua famosa "Casa Modello", divenuta uno dei simboli dell'architettura moderna a Roma.

Pianta dell'edificio

Altri siti che ne parlano:
Lotto XXVII, casa a scala - in ArchiDiAp

Cinema nel Rione Campo Marzio

A seguire un elenco delle sale cinematografiche, i cineclub, i cinema d'essai esistiti nel Rione Campo Marzio. Dopo il nome di ogni sala è segnalato se queste sono attualmente in funzione o meno ed ove noto con cosa sono state sostituite.

Bernini - Via Borgognona - Chiuso
Corso - Piazza San Lorenzo in Lucina - Successivamente cambia nome in Etoile, quindi diviene uno spazio espositivo e passa alla maison di moda Louis Vitton
Etoile - Piazza San Lorenzo in Lucina - Prima diviene spazio espositivo, poi sede di un negozio della maison di moda Louis Vitton

Come raggiungere Roma dal resto d'Italia

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Come raggiungere Roma

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Cinema Corso


Il cinema teatro Corso, oggi non più in attività, si trova in Piazza San Lorenzo in Lucina n. 41 nel Rione Campo Marzio.
Fu costruito tra il 1914 e il 1917 da Marcello Piacentini al posto della prima sala cinematografica di Roma 'Lux et Umbra', e venne inaugurato nel 1918.


Il giovane e promettente architetto si espresse in un audace stile 'secessione viennese', per il quale nutriva molta ammirazione, tale da colpire profondamente l'opinione pubblica, che si divise subito tra gli ammiratori, entusiasti di un'opera così moderna, e i detrattori  tradizionalisti, scandalizzati dall'affronto di usare un'arte così austriacheggiante nel pieno centro storico di Roma, accanto al rinascimentale Palazzo Ruspoli.


La facciata era semplice ma rivoluzionaria, era rivestita di intonaco rustico e scandita da quattro porte d'ingresso ad arco, sormontate da altrettante finestre quadrangolari con una spessa cornice a bugne stondate. I vetri policromi delle finestre erano e saldati a piombo in forma di mandorla.
Tra le finestre erano posti mascheroni avvolti in volute, superiormente si trovava una cornice continua sormontata da un fregio in stucco con volute e cartigli, alternati a putti e coppie di animali, pappagalli e scimmie, realizzati da Alfredo Biagini. Alle estremità erano infine presenti due semplici bow window. Una grande pensilina in ferro e vetro era posta sopra gli ingressi.

Le finestre e gli elaborati stucchi della facciata originale

Anche gli interni si presentavano in rivoluzionarie forme moderne, con una struttura in cemento armato priva di pilastri e colonne per le due gallerie, di cui la prima aveva un interessante profilo sinuoso.


Il proscenio era occupato da due palchetti circolari impreziositi con bassorilievi di Biagini. L'arcoscenico era decorato da stravaganti stucchi con bassorilievi avvolti in volute asimmetriche.

L'interno della sala era completamente in stile 'secessione'
Il soffitto della grande sala da milletrecento posti aveva degli cassettoni appena abbozzati in stucco, e terminava inferiormente con una bordatura irregolare. Al centro si trovava l'ampia cupola apribile decorata da pannelli di Arturo Dazzi.


Le enormi polemiche suscitate dall'edificio portarono la Commissione Edilizia alla sorprendente decisione di far ricostruire la facciata al Piacentini a proprie spese, in forme più classiche.
Nel 1970 la sala subì dei restauri che alterarono gli stucchi interni e fu ribattezzata cinema Etoile.
La sala chiuse definitivamente nel 1991.
Nel 2011 l'interno è stato riconvertito ad uso espositivo per Luis Vitton.

Nel XIII Secolo esistevano sei imperi che si definivano "Impero Romano"

I Crociati conquistano Costantinopoli durante la Quarta Crociata
Può sembrare strano, ma nel XIII Secolo sono esistiti non uno, non due, non tre...ma ben sei entità statali che si definivano "Impero Romano", magari con un nome diverso ma che richiamava più o meno esplicitamente a questo. Ma la cosa che rende tutto ciò ancora più insolito è che nessuno di questi imperi era l'Impero Romano che viene abitualmente chiamato così, quello della Roma Antica, per intenderci.
Fino alla Quarta Crociata, combattuta tra il 1202 e il 1204 e in cui i Crociati invasero Costantinopoli, esistevano tre imperi che si definivano "Impero Romano": il Sacro Romano Impero, che controllava la Germania e una parte consistente dell'Europa, l'Impero Bizantino, che anche se noi chiamiamo in questo modo si è sempre definito Impero Romano, e il Sultanato di Rum. Quest'ultimo stato ha un nome apparentemente curioso che letteralmente significa "Sultanato di Roma" e controllava un territorio nella penisola dell'Anatolia (tale regno sopravvisse fino all'inizio del XIV Secolo). Il nome deriva dal fatto che i turchi chiamano Rum i greci della penisola anatolica, fatto che spiega il nome.
Con la Quarta Crociata, i Crociati presero il controllo della città di Costantinopoli e vi instaurarono il Regno Latino di Costantinopoli, che di fatto andò a sostituire l'Impero Romano d'Oriente, e il cui nome ufficiale era Imperium Romaniae, ovvero "Impero di Romania", perché questo era il nome con cui veniva chiamato l'Impero Romano d'Oriente in Occidente, e poteva considerarsi per questo una variante del nome "Impero Romano".
La caduta di Costantinopoli portò alla nascita di diversi regni fondati dai greci che reggevano l'Impero Romano d'Oriente: nacquero così l'Impero di Nicea, l'Impero di Trebisonda ed il Despotato d'Epiro: i sovrani di tutti e tre questi stati si fecero chiamare "Imperatore dei Romani" o "Imperatore e  autocrate dei Romani", a sottolineare il fatto che si consideravano a tutti gli effetti un "Impero Romano", successore di quello esistente. Quando il Despotato d'Epiro venne assorbito dall'Impero di Tessalonica, tale definizione non cambiò. Nel 1241 l'Impero di Tessalonica fu sottomesso a quello di Nicea che, nel 1261, riprese il controllo di Costantinopoli, ripristinando di fatto quello che conosciamo come Impero Bizantino.

The gladiatrices

In ancient Rome, as we well know, combat shows between gladiators were widespread throughout the Empire. These performances were very popular among the people, many gladiators reached notable levels of popularity, and they were divided into different categories, different for armaments and fighting style. A spontaneous question, also arising from the way in which the collective imagination has evolved around these shows, is whether only men were fighting or even gladiators existed: the answer is that women also fought, as evidenced by different testimonies, which vague and limited in number they provide us with important information on this phenomenon.

 A very important testimony in this sense dates back to the 19th after Christ, when the Emperor Tiberius issued the Senatus consultum of Larinum, in which he forbade men and women linked by kinship to senators or equites to appear on the scene with gladiatorial robes. This fact in itself shows us how the possibility of a woman being a gladiator was contemplated.

 In addition to this document, there are also other testimonies in important Latin texts: Suetonius in the Life of the Caesars tells how Domitian had organized night fights between gladiators both between men and women, an episode that would also be confirmed by Martial and Stazio.

A funerary inscription found at Ostia Antica - and now preserved in the Lapidarium of the excavations - recalls instead a certain Hostilianus who in the epigraph is proud of having been the first to bring the shows between gladiators in Ostia. This testimony dates back to the II Century after Christ and as such makes us understand how these fights were a niche phenomenon compared to the male ones.

 But how much of a niche? This we cannot know. On the one hand the writer Amy Zoll has noticed how the Roman authors speak - albeit little - very naturally of the phenomenon of the gladiatrici, and for this reason one might think that it was a fact much more common than one thinks. On the other hand, even without contradicting this thesis, the historian Mark Vesley noted how the gladiatorial schools that existed in the main centers of the Empire were not for the time to be particularly suitable places for women: here they studied above all the young people from the upper classes who were trained in martial arts, while women tended to be followed by a tutor. Despite this, testimonies of women who have studied in these places are not lacking, like Valeria Iucunda, who died at 17 years old.


The bas-relief Alicarnasso
The most famous testimony in this regard, in any case, is the bas-relief of Halicarnassus, dating back to the I or II Century after Christ, which shows two gladiators fighting each other. The two women have the names of Amazon and Achillia and it says that after the fight they received the missio, or suspension, for having both fought with value.

 This bas-relief is very important for us because it gives us a testimony about the clothing of gladiators: in fact the two women wear subligacum - a loincloth widespread in Ancient Rome - and numerous elements typical of gladiators, such as greaves and sleeves, but neither of them wears the helmet and both are bare-breasted. In the art of the time, the Amazonomachies were widespread, which depicted fights between the Amazons with naked breasts: we are not able to know if the gladiatorial shows wanted to recall this image or, otherwise, this was a way to exalt the qualities of the gladiatrici of Alicarnasso.

Poster of the 1974 movie The Arena
The theme of gladiators has however aroused interest over time, has become present in the collective imagination and as such has entered popular culture: for this reason gladiatrices have appeared in numerous works of fiction such as films or books.

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