Ufficio Postale del Nomentano



L'Ufficio Postale di Roma Nomentano si trova in Piazza Bologna n. 39 nel Quartiere Nomentano, è uno dei capolavori del razionalismo Italiano.
Nel 1932 il Ministero delle Comunicazioni indisse un grande concorso per la realizzazione di quattro uffici postali centrali, da costruire in Viale Mazzini, Via Taranto, Via Marmorata e in Piazza Bologna.
Il concorso per il palazzo postale del Nomentano prevedeva tre corpi simmetrici, di cui quello centrale di maggiori dimensioni.


Nel gennaio del 1933 il primo premio per il Palazzo delle Poste fu assegnato all'architetto Mario Ridolfi, con un progetto che rispettava le indicazioni del Ministero.
Nell'ottobre del 1933 l'architetto presentò un secondo progetto con una nuova struttura compatta, in cui i tre corpi venivano trasformati in un unico blocco ricurvo. 


Fu lo stesso Mussolini ad approvare il plastico della nuova versione dell'edificio, la facciata è priva di spigolature, con il fronte principale concavo che poi curva leggermente per terminare nelle due estremità circolari. Inoltre sulla terrazza sommitale si trova una pensilina in cemento armato, che segue le sinuosità della facciata.

Pianta del piano terra 

L'edificio è a tre piani, con piccole finestre rettangolari poste sui tre livelli, le facciate sono rivestite da listellature orizzontali in travertino, color nocciola di Magliano Toscano, appositamente scelto dall' architetto Ridolfi, che comportarono un allungamento dei tempi viste piccole dimensioni della Cava di estrazione.


La scalinata principale, in granito grigio, è sormontata da una pensilina in cemento armato, e conduce al grande salone, delimitato da sei pilastri quadrangolari, che definiscono due campate, la più piccola destinata alla sala scrittura, mentre la più grande al salone pubblico e agli sportelli. La parete posteriore è realizzata in curtain, wall che da un'illuminazione naturale e moderna all'ufficio.


L'edificio fu inaugurato il 28 ottobre 1935 dal Governatore di Roma Giuseppe Bottai.
Nel 2008 l'edificio ha subito un restauro conservativo che lo ha riportato all'aspetto originale.

Statua di Ivan Vazov

Statua Ivan Vazov Roma

In Piazza Thorvaldsen, nel Quartiere Pinciano, è presente una statua che celebra il grande poeta bulgaro Ivan Vazov. Tale statua venne collocata qui nel 2010, nell'ambito di una serie di testimonianze di amicizia tra l'Italia e la Bulgaria, quasi sulla scia dello scambio di cortesie tra Italia e Danimarca che quasi un secolo prima portò alla collocazione della statua del Giasone, copia dell'opera di Thorvaldsen, nella stessa piazza e alla dedica della piazza stessa allo scultore danese. Il tutto in una zona, quella tra Belle Arti e Villa Borghese, diventata negli anni un luogo che testimonia i rapporti tra l'Italia e la cultura di tutto il mondo, come dimostrano le numerose statue di uomini illustri provenienti da tutto il mondo e le numerose accademie e istituti di cultura di Paesi stranieri.
Ivan Vazov (Sopot 1850-Sofia 1921) è un poeta e romanziere definito "il Patriarca della Letteratura Bulgara". La decisione di realizzare una statua in suo onore a Roma venne presa nel 2009 all'allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi e dall'allora Ministro della Cultura bulgaroVezhdi Rashidov durante una visita ufficiale in Bulgaria.
Il monumento venne finanziato da Bozhidar Petrakiev, imprenditore bulgaro proprietario della catena di supermercati Elemag-Gourmet, e venne realizzato dallo scultore Velichko Minekov, uno dei principali artisti bulgari.
statua Vazov appena finita
L'imprenditore Petrakiev e lo scultore Minekov posano sotto la statua di Vazov appena completata prima di essere inviata in Italia (foto del Ministero della Cultura della Bulgaria)
 
Inviato a Roma, il monumento fu collocato in Piazza Thorvaldsen, in una posizione che fa pendant con la statua di Giasone. La nuova statua venne inaugurata il 21 Maggio 2010. Il mese successivo Berlusconi si recò a Sofia dove insieme al Presidente del Consiglio bulgaro Boyko Borisov partecipò all'inaugurazione di una statua di Giuseppe Garibaldi nel centro di Sofia.

Altri siti che ne parlano:

Statua di Giasone

Statua del Giasone di Thorvaldsen, copia
 
 La statua di Giasone si trova in Piazza Thorvaldsen, nel Quartiere Pinciano. L'opera è una copia della scultura realizzata dall'artista danese Bertel Thorvaldsen, cui la piazza è dedicata.
La storia di questa statua ha inizio con uno scambio di cortesie tra le città di Roma e Copenaghen e i sovrani di Italia e Danimarca. Nel 1922, infatti, la capitale danese dedicò a Dante Alighieri una prestigiosa piazza cittadina, il Re Cristiano X invitò il sovrano italiano Vittorio Emanuele III per una visita nel Paese. I due re, nell'occasione, posero la prima pietra di un monumento che celebrasse Dante nella nuova piazza. Tale monumento, chiamato "Dante Florentinus", venne donato dalla città di Roma ed è costituito da una colonna con in cima una statua di Beatrice.
In questo contesto, Roma decise di dedicare a Thorvaldsen una piazza lungo la direttrice delle Belle Arti, un luogo nato in occasione dell'Esposizione del 1911 e che si era rapidamente trasformato in area dove è celbrata l'amicizia tra l'Italia e altri Paesi. La città di Copenaghen, in questo contesto di amicizia, decise di donare a Roma una statua che facesse riferimento all'opera di Thorvaldsen da collocare nella nuova piazza, optando per una copia in bronzo del Giasone, opera realizzata dallo scultore danese mentre era a Roma nel 1802. Tale statua venne donata nel 1925 e collocata nella piazza dove attualmente si trova.

Piazza Thorvaldsen

targa stradale Piazza Thorvaldsen

Piazza Thorvaldsen si trova nel Quartiere Pinciano, compresa tra Viale delle Belle Arti e Piazza José de San Martin. Tale piazza prese questo nome nel 1922, quando il Comune di Roma volle trovare un modo per ringraziare la capitale danese, Copenhagen, che aveva appena dedicato a Dante Alighieri un'importante piazza della città, Dantes Plads.
Tale piazza dedicata al Sommo Poeta si trova di fronte all'importante museo della Ny Carlsberg Glyptotek. In seguito a tale dedica, il Re di Danimarca Cristiano X volle invitare il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, e i due presero parte a una cerimonia di posa della prima pietra di un monumento a Dante, monumento che venne poi donato dalla città di Roma e che consiste in una colonna con un basamento con scritto "Dante Florentinus" e in cima alla quale è posta una statua di Beatrice.
Fu dunque in questo clima di amicizia tra Roma e Copenaghen e, più in grande, tra l'Italia e la Danimarca che il Consiglio Comunale di Roma volle trovare un grande danese da celebrare e una piazza valida per farlo.
Come danese, il Sottosegretariato di Stato alle Belle Arti scelse Bertel Thorvaldsen (Copenaghen 1770-Copenaghen 1844), grande scultore neoclassico, ritenuto il principale "rivale" di Antonio Canova, e attivo per molti anni anche a Roma dove fu persino presidente dell'Accademia di San Luca tra il 1827 e il 1828. Il Consiglio Comunale individuò dunque uno slargo del Viale delle Belle Arti, sorto poco più di un decennio prima in vista dell'Esposizione del 1911 e che nel tempo stava diventando un luogo di celebrazione dell'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi.
 
Statua Giasone Thorvaldsen Roma
 
Sempre in questo contesto, nel 1924, il Comune di Copenaghen donò alla città di Roma una copia in bronzo del Giasone, la prima importante opera di Thorvaldsen, da collocare nella nuova piazza.
Come abbiamo detto, negli anni la direttrice di Viale delle Belle Arti e la vicina Villa Borghese sono divenuti un luogo che celebra l'amicizia tra l'Italia e gli altri Paesi, come si può vedere dalle numerose statue di illustri figure delle culture straniere e dai numerosi istituti di cultura di Paesi del mondo presenti nell'area.
 
Vazov piazza Thorvaldsen

E così, nel 2010 a fare pendant alla statua di Giasone è stata posta la statua di Ivan Vazov, importante poeta bulgaro vissuto tra il XIX e il XX Secolo e ritenuto il "Patriarca della letteratura bulgara". Anche la statua di Vazov è stata donata dal suo Paese, la Bulgaria, nello specifico da Bozhidar Petrakiev, magnate proprietario della catena di supermercati Elemag-Gourmet. La decisione di porre una statua di Vazov a Roma fu presa dal Presidente del Consiglio Italiano Silvio Berlusconi durante una visita in Bulgaria nel 2009, e venne inaugurata il 24 Maggio 2010. Il 13 Giugno dello stesso anno, Berlusconi si recò in Bulgaria dove, al fianco del premier bulgaro Boyko Borisov inaugurò una statua di Giuseppe Garibaldi a Sofia, in una piazza dedicata proprio all'eroe dei due mondi. Garibaldi aveva un legame stretto con la Bulgaria, e nel suo esercito era presenta una notevole presenza di militari bulgari, a partire da Petko Kiryakov Voyvoda, che nel 1866 incontrò Garibaldi e costituì il "Battaglione Garibaldi" composto da italiani e bulgari che andò a combattere a Creta contro gli Ottomani.
Piazza Thorvaldsen è una piazza molto nota nell'immaginario dei romani perché essendo il capolinea della linea 3 del tram il suo nome compare su numerose vetture in tutta Roma.

Targa della Basilica di San Nicola in Carcere

 
San Nicola in Carcere targa storia

La targa in questione si trova su un lato della facciata della Basilica di San Nicola in Carcere, nel Rione Sant'Angelo, e ci fornisce diverse informazioni su tale edificio ecclesiastico. Nello specifico c'è scritto che la facciata è stata realizzata nel 1599 da Giacomo Della Porta, l'interno risale al 1128 e la parte superiore al 1865.

Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene



Il Palazzo Pubblico della Città Giardino Aniene si trova in Piazza Sempione n. 15 nel Quartiere Montesacro.
L'edificio fu costruito nel 1922 dall'Unione Edilizia Nazionale su progetto di Innocenzo Sabbatini, come principale edificio pubblico della Città Giardino, affacciato su Piazza Sempione, posto sul lato Settentrionale, di fianco rispetto alla Chiesa dei Santi Angeli Custodi, all'epoca anch'essa in costruzione. 


Sabbatini progettò un'architettura emblematica, che riprende elementi della tradizione civica medievale Italiana, che all'epoca si stavano riscoprendo nell'architettura vernacolare e tradizionale. 


L'edificio è caratterizzato da una facciata con una lieve concavità, che serve ad abbracciare meglio la piazza. È a tre piani, ma in origine ne aveva soltanto due, quindi oggi è la torre risulta più bassa di come fosse negli anni Venti. 
Al pianterreno è presente un portico, con pilastri ricoperti in tufo, decorato con formelle in stucco di gusto Secessione Viennese, in cui sono raffigurati figure animali, sopra il portico si apre una lunga terrazza. 
Le finestre del primo piano sono molto semplici, mentre quelle del secondo piano sono decorate in maniera alternata da sottarchi, contenenti maschere e volti, tra cui spicca quello di Innocenzo Sabbatini stesso. 


La facciata è dominata dalla torre campanaria centrale, una volta di tre piani, in cui è presente uno stemma in stucco del Quartiere, con il motto NVMQUAM SINE LVCE, al livello superiore si trova un grande orologio, con tettoia a spioventi, all'ultimo piano si trovano piccole finestre ad arco, mentre sulla sommità si apre una importante struttura in ferro battuto, che sostiene la campana. 
Al pianterreno il palazzo era occupato dalla Polizia Municipale e dall'ufficio postale, al primo piano erano si trovavano gli uffici della Delegazione Municipale, mentre al secondo piano era posta la Scuola Elementare.
Il terzo piano è stato aggiunto negli anni Cinquanta ed ha completamente snaturato l'equilibrio originale dell'edificio, con la perdita di due eleganti cimase laterali e la riduzione dell'altezza della torre campanaria. 
Nel 2010 l'edificio è stato restaurato in maniera corretta, e il 24 marzo 2010 vi è tornata la sede politica del III Municipio.

Fontana dei Quattro Fiumi

Piazza Navona Fontana dei Fiumi

La Fontana dei Quattro Fiumi, conosciuta anche come Fontana dei Fiumi, si trova al centro di Piazza Navona, nel Rione Parione. Si tratta di una delle principali opere dell'arte barocca a livello mondiale, nonché di uno dei capolavori che meglio illustrano il genio artistico del suo autore, Gian Lorenzo Bernini.
Le origini di questa fontana sono strettamente legate all'elezione al Soglio Pontificio di Papa Innocenzo X Pamphilj (1644-1655), soprattutto per due fattori fondamentali: il suo progetto per trasformare Piazza Navona in una piazza monumentale e la sua rivalità con il predecessore Papa Urbano VIII Barberini (1623-1644), quest'ultimo protettore dell'artista Gian Lorenzo Bernini.
 
Piazza Navona 1591
Piazza Navona come si presentava nella mappa di Antonio Tempesta del 1591
 
Quando Innocenzo X divenne Papa, infatti, volle cercare di ridimensionare quanto più possibile il potere dei suoi rivali Barberini: un'azione che fu compiuta anche dal punto di vista artistico, mettendo in secondo piano gli artisti maggiormente legati ad Urbano VIII, primo tra tutti Bernini, fatto che favorì il lavoro del suo rivale Francesco Borromini.
Innocenzo X volle inoltre fare di Piazza Navona una celebrazione della famiglia Pamphilj, così come nei secoli precedenti era stato fatto dai Farnese e dai Barberini per le piazze su cui si affacciano i rispettivi palazzi e che portano i nomi delle rispettive famiglie.
Al momento dell'elezione al Soglio di Pietro di Innocenzo X, al centro di Piazza Navona sorgeva un semplice abbeveratoio, mentre il proprio palazzo rappresentava solamente una piccola parte dell'isolato attualmente occupato quasi completamente, fiancheggiato dalle dimore dei Cybo e dei Mellini. La Chiesa di Sant'Agnese in Agone era invece solamente un piccolo luogo di culto.
Nei piani di Innocenzo X, per trasformare la piazza in una celebrazione dei Pamphilj, vennero acquistate le dimore dei Cybo e dei Mellini per realizzare un ampio palazzo della famiglia, mentre Sant'Agnese in Agone sarebbe dovuta diventare una maestosa chiesa con la funzione anche di cappella di famiglia. Al centro, era prevista la realizzazione di una fontana monumentale che sostituisse l'abbeveratoio.
Vista la decisione di ridimensionare gli artisti che avevano lavorato con i Barberini, Innocenzo X decise di rivolgersi a Girolamo Rainaldi per il palazzo e la Chiesa (poi intervenne Borromini a modificare tali opere, ma questa è un'altra storia) e a Francesco Borromini per la fontana. Bernini, dopo anni in cui era stato indiscusso protagonista della produzione artistica a Roma, si trovò marginalizzato, gli venne solamente affidato l'incarico di occuparsi del prolungamento dei condotti dell'Acqua Vergine dal luogo dove oggi sorge la Fontana di Trevi a Piazza Navona.
 
Fontana Piazza Navona Progetto Borromini

Borromini presentò dunque un primo progetto, elegante quanto semplice, in cui un obelisco era posto su un basamento con quattro conchiglie con mascheroni, che gettavano acqua nella vasca sottostante. Una certa semplicità che non entusiasmò il Pontefice e che permise a Bernini di mettere in campo un astuto stratagemma per entrare nelle grazie di Innocenzo X e ottenere, nel 1648, la commissione dell'opera ai danni dell'artista rivale.
Bernini abbozzò dunque la fontana e ne realizzò un modello in argento alto un metro e mezzo che fece pervenire a Donna Olimpia Maidalchini, influentissima cognata del Papa, la quale era particolarmente amante dello sfarzo. Colpita dal progetto, presentato in una forma particolarmente scenografica, la donna convinse il Papa a far realizzare la fontana al Bernini, fatto che avvenne anche prchè il Pontefice stesso fu impressionato dal modello.
Il progetto risultava una forte rottura rispetto ai modelli di fontana monumentale, dal momento che portava in un contesto urbano, particolarmente celebrativo e centrale, gli elementi della fontana rustica tipica delle ville suburbane, caratterizzata soprattutto dalla presenza di elementi naturali quali le rocce, fino a quel momento quasi impensabili per un simile contesto. Se questo elemento è ben presente, visibile e caratterizzante dell'opera realizzata dal Bernini, alcuni elementi del progetto iniziale risultano in parte differenti rispetto all'opera finale.
Dal bozzetto ligneo, sembra che Bernini volesse originariamente realizzare le figure della fontana in bronzo, ma quando poi ha preferito utilizzare il travertino ha dovuto rivedere le proporzioni del progetto per una questione di statica.
 
Fontana Fiumi Piazza Navona

La fontana realizzata si presenta in forma ellittica al livello stradale, al cui interno si sviluppa un grande gruppo roccioso in marmo, elemento che come abbiamo detto era inedito per una fontana di quello spessore. Sopra a tale gruppo si erge l'Obelisco Agonale, una copia romana di un obelisco egizio realizzata per volontà dell'Imperatore Domiziano, per la sua villa ad Albano. L'obelisco venne spostato nel 311 dopo Cristo da Massenzio nel suo circo sull'Appia Antica e nel 1651, ricomponendolo (era spezzato in quattro pezzi) per farlo collocare sulla fontana. Il gruppo di rocce su cui posa l'obelisco è una struttura cava: si tratta anche in questo caso di un fatto insolito per i canoni architettonici dell'epoca, che vedevano la struttura centrale come qualcosa di unitario. Questo tocco, che aggiunge ulteriore scenograficità e movimento alla composizione, era già stato sperimentato pochi anni prima, nel 1643, dallo stesso Bernini nella Fontana del Tritone di Piazza Barberini.
Ai quattro angoli del gruppo roccioso, Bernini decise di porre quattro figure maschili nude, allegorie di altrettanti fiumi dei quattro continenti allora conosciuti e che danno dunque il nome alla fontana. Le figure sono realizzate in dimensioni tali che, se fossero in posizione eretta, supererebbero i quattro metri di altezza.
 
Gange Claude Poussin
La statua del Gange

Le quattro statue sono state disegnate dal Bernini ma realizzate da altri scultori, e rappresentano il Nilo (di Giacomo Antonio Fancelli), il Gange (di Claude Poussin), il Danubio (di Antonio Raggi) e il Rio de La Plata (di Francesco Baratta), mentre la roccia in travertino è opera di Giovan Maria Franchi. 
Tali statue rappresentano una forte rottura con la scultura precedente: le loro pose sono molto distanti dalla solennità classicheggiante, hanno posizioni esuberanti e movimentate, come quella del Danubio, che indica uno dei due simboli dei Pamphilj posti sui lati Nord e Sud del gruppo roccioso della fontana, o il Nilo, che con un panno si copre il volto, allegoria del fatto che le sue sorgenti non erano conosciute. C'è poi il teatrale gesto del Rio de La Plata, col suo braccio alzato, oggetto di una leggenda metropolitana, che ci teniamo a smentire. Circola infatti la voce che Bernini lo abbia voluto realizzare come gesto di sfida verso il rivale Borromini, dal momento che si rivolge verso la Chiesa di Sant'Agnese in Agone, opera dell'architetto ticinese, come a voler mettere in guardia da un suo crollo. Storia che evidenzia l'esuberante carattere del Bernini e la sua rivalità con Borromini, ma che è a tutti gli effetti un falso: il rifacimento borrominiano della Chiesa, infatti, è successivo alla realizzazione della fontana da parte di Bernini. La statua del Gange, invece, tiene in mano un grande remo, fatto che simboleggia la navigabilità del fiume indiano.
 
Fontana Quattro Fiumi Danubio Antonio Raggi
La statua del Danubio

A dare maggiore impressione di movimento nel gruppo scultoreo è la presenza di numerosi animali e piante nella vasca e nel gruppo roccioso, tutti strettamente legati alle rappresentazioni dei fiumi. C'è ad esempio un cavallo che spunta dall'apertura nelle rocce come nell'atto di lanciarsi in una corsa, come i cavalli delle pianure del Danubio. C'è poi un coccodrillo che ricorda anche un armadillo: dobbiamo ovviamente comprendere che nel XVII Secolo gli animali il cui habitat è distante dall'Italia venivano spesso realizzati con sembianze erronee, non essendo facile reperirne immagini e descrizioni verificate e del tutto fedeli, così come vi è un leone che sbuca, situato vicino a una palma, realizzata quest'ultimo dallo scultore Giobatta Palumbo. Si vedono inoltre un serpente di mare e un grosso pesce, forse un delfino, che con le loro bocche aperte inghiottono l'acqua della vasca usando un singolare e originale espediente. Sul gruppo roccioso è inoltre raffigurato un serpente di terra. A coronare il gruppo, sulla cima dell'obelisco, c'è una raffigurazione in bronzo di una colomba con un ramoscello d'ulivo in bocca, simbolo della famiglia dei Pamphilj e realizzata da Nicola Sale.
La grande scenograficità è data da immagini che, come abbiamo più volte ribadito, sono inedite per una fontana monumentale in un contesto urbano, non solo per via della presenza di elementi naturali, considerati principalmente rustici fino a quel momento, ma anche per il tono fortemente pittorico dato dai numerosi elementi naturali e animali presenti, in rottura con la solennità classicista usata in precedenza nella scultura. Questo elemento va inserito nell'ottica barocca di un'unità delle arti, che Bernini interpreta perfettamente nelle sue sculture.
L'opera fu estremamente costosa per l'epoca, e Papa Innocenzo X dovette attingere i finanziamenti da una tassazione del pane e una riduzione delle dimensioni standard delle pagnotte, un fatto che non piacque alla cittadinenza, che se la prese con Olimpia Maidalchini, la cognata del Papa, ritenuta indiretta responsabile della decisione e da sempre ritenuta una persona avida di denaro e di potere.
La fontana venne completata nel 1651 e inaugurata il 12 Giugno di quell'anno. La scenograficità della fontana fu apprezzata da tutti i contemporanei, tranne chiaramente da Borromini, dispiaciuto per aver perso la commissione. Anche questo fatto contribuì ad alimentare la rivalità tra i due artisti e le leggende a essa collegata, come la già citata leggenda metropolitana legata proprio a questa fontana.