Acilia





Acilia è una borgata di Roma che si trova nelle Zone Acilia Nord e Acilia Sud, nel territorio del X Municipio, ed è divisa in due dalla Via Ostiense, dalla Via del Mare e la ferrovia Roma Lido.
Nacque agli inizi del XX secolo a seguito dell'opera di bonifica dell'Agro Romano dal degrado e dalla malaria da parte dell'Amministrazione Comunale. 


Borgo Acilio come si presentava negli anni '20 in una mappa degli anni '50

Il 1913 fu infatti la data di fondazione di una borgata rurale sulla via Ostiense chiamata Borgo Acilio; fondazione conseguente alla legge del luglio 1910 del sindaco Ernesto Nathan in relazione alla estensione della bonifica dell’Agro.
La legge prevedeva la realizzazione di quattro borgate rurali, tra cui era compreso Borgo Acilio, le altre tre erano la Magliana, Vigne Nuove e la Bufalotta.
Il nome fu scelto in seguito al ritrovamento, durante la costruzione della ferrovia Roma Ostia Lido, di un epitaffio che ricordava l’antica famiglia patrizia degli Acilii che, in epoca romana, aveva dei possedimenti agricoli e una villa nella zona.
progetti per Borgo Acilio rientravano tra quelli di "Roma Marittima" - un progetto per trasformare Roma in una città portuale - e furono elaborati dall'ingegnere Paolo Orlando che ne fu anche il promulgatore nel Consiglio Comunale. 



Il borgo fu costruito tra il 1916 e il 1918, si estendeva sulla collina detta Monte San Paolo, per una superficie di 36 ettari lungo la Via Montemagno, era caratterizzato da dodici casali e ospitava quarantotto famiglie per poco meno di quattrocento contadini ravennati, quattro fabbricati centrali ospitavano i servizi per la popolazione. Il 20 marzo 1918 arrivò la corrente elettrica. 
Presto sorsero serie difficoltà a causa della scarsità di acqua e delle ridotte dimensioni dei poderi, fu così che le case passarono allo Smir nel 1919 e ospitarono gli operai addetti alla costruzione della ferrovia Roma Ostia Lido.
Nel 1924 i fratelli Scavizzi, proprietari della tenuta dei Monti di San Paolo si offrirono di rilevare il borgo per rilanciarne l'attività di bonifica, supportati dal Ministero dei Lavori Pubblici con mutui di favore per opere idrauliche e la realizzazione di nuove case coloniche.




La popolazione era stimata in 170 residenti circa nel 1921 ed arrivò a 735 nel 1926. Nel 1928 ci fu l’apertura della via del Mare, che favorì lo sviluppo delle lottizzazioni, la scuole elementare fu inaugurata il 28 ottobre 1929 dedicata a Mario Calderini. Nel 1935 la popolazione del borgo raggiunse le 3000 anime.
Poichè la gestione Scavizzi era considerata insoddisfacente per molti aspetti ed inadempiente al contratto fu revocata nel maggio del 1935 ed affidata all'affittuario Felice Mozzetti.


La consacrazione della chiesa di San Leonardo il 9 novembre 1936.

Gli anni successivi furono costruite la casa del fascio e il cinema, nel 1931 si decise di costruire una chiesa nella piazza, che nel novembre del 1936 fu consacrata a San Leonardo da Porto Maurizio.
Nell'ottobre del 1940 fu inaugurato l'Istituto Stella Maris di proprietà delle Suore di San Giovanni Battista in Via Pietro da Mazzara.

Acilia in una mappa degli anni cinquanta.

Tra 1939 e 1940 - mentre veniva messo in atto un piano per espandere Roma in direzione del Tirreno - fu decisa la realizzazione del villaggio per le famiglie numerosecostruito sulla collina opposta a quella del borgo, oltre la Via Ostiense, che si sarebbe chiamato Acilia.





Il 21 aprile del 1940 furono inaugurate 150 casette di  per famiglie numerose, costruite con materiali autarchici da Dario Pater, incaricato da Mussolini di ampliare la borgata, furono presto portate a 250.




Le casette erano disposte secondo un impianto a scacchiera, erano basse e avevano una pianta rettangolare con i due angoli di facciata rientranti, contenevano due alloggi per un totale di 107 mq, erano assegnate ognuna ad un nucleo familiare e avevano un appezzamento circostante di 1000 mq; il canone era di 90 lire al mese. Successivamente furono costruiti il mercato, le scuole d'infanzia e la cappella in Piazza Capelvenere.


Piazza Capelvenere.

Notevoli furono i problemi di approvvigionamento idrico e di funzionamento del sistema fognario.
Durante l'occupazione nazista la borgata fu evacuata, nel 1945 tornò in possesso del Comune di Roma, i vecchi proprietari tornarono e nel 1955 le case passarono in proprietà agli inquilini assegnatari. Ancora oggi rimangono molte casette Pater accanto a nuovi edifici che hanno sostituito le vecchie costruzioni.
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Il bikini nell'Antica Roma

Il mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina
Una delle più curiose immagini provenienti dall'arte dell'Antica Roma è sicuramente quella del mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina, risalente al IV Secolo dopo Cristo, in cui si possono vedere alcune donne che svolgono attività fisica indossando quello che sembra a tutti gli effetti un moderno bikini. Ciò che rende insolita l'immagine è che questo tipo di abbigliamento in due pezzi femminile - che oggi si usa principalmente come costume da bagno e che ricalca la biancheria intima femminile - si è diffuso a partire dal XX Secolo.

Al di là della biancheria femminile in due pezzi, i costumi da bagno così composti si sono diffusi a partire dagli anni '30 del XX Secolo, e hanno avuto una svolta nel 1946, quando il sarto francese Louis Reard lanciò ufficialmente il bikini, all'epoca ritenuto molto audace ed entrato solo con il tempo nella moda di largo consumo femminile.

In realtà, per quanto Reard abbia avuto modo di rilanciare questa tipologia di abbigliamento, non si può imputare a lui l'invenzione dell'abbigliamento femminile in due pezzi.

Nell'Antica Roma, infatti, si usavano due distinti capi d'abbigliamento che le donne potevano talvolta combinare: il subligacum, usato sia dagli uomini che dalle donne, che copriva le parti intime, e lo strophium, usato come reggiseno dalle donne.

Il subligacum rappresentava un vero e proprio antenato delle attuali mutande, ed era composto da un rettangolo di stoffa con due lacci che si legava in vita sulla parte davanti. Diverso ed esclusivamente femminile era invece lo strophium, una fascia usata per reggere e nascondere il seno, senza comprimerlo (per questo si usava invece il mamillare, un altro accessorio). Il seno nell'Antica Roma era considerato qualcosa che abbondava nelle donne anziane o che era ritenuto comico, e per questa ragione si tendeva a nasconderlo con capi d'abbigliamento di questo tipo.

Questo due pezzi che vediamo nei mosaici, diversamente dal bikini, non era comunque usato come costume da bagno: nella Villa del Casale, infatti, le donne ritratte fanno diverse attività sportive ma non il bagno. Nelle numerose terme dell'Antica Roma, infatti, sia donne che uomini usavano farsi il bagno nudi.

Pubblicità di un moderno bikini

Via Elea


Via Elea è una strada del Quartiere Appio-Latino, compresa tra Via Gallia e Via Sibari. Questa piccola strada, che nei fatti rappresenta una strada privata con pavimentazione simile a quella di un cortile, è stata istituita nel 1937 e, in linea con la toponomastica locale che vuole le strade dedicate ad antiche città dell'Italia antica e dell'Impero Romano, è stata dedicata ad Elea, città arcaica della Lucania.
Lungo la strada sono presenti i resti di un'antica cisterna Romana.

Targhe commemorative nella Città del Vaticano

A seguire, suddivise per strada (elencate in ordine alfabetico), trovate l'elenco delle targhe commemorative presenti nello stato della Città del Vaticano:

Piazza San Pietro
- Targa in memoria del luogo dell'attentato a San Giovanni Paolo II

Targa di Via della Poesia


Questa targa si trova in Via dei Cappellari, nel Rione Parione, e fa parte del progetto di "Via della Poesia", un progetto lanciato dal poeta Mario Del Mare che interessa Via dei Cappellari e il vicino Arco di Santa Margherita per trasformarli in un luogo di poesia, bellezza e incontro tra cittadini.

Targa del mondezzaro di Via dei Cappellari


La targa del mondezzaro di Via dei Cappellari, nel Rione Parione, fa riferimento a un editto pubblicato il 14 Agosto 1733. Secondo quanto dell'editto in questione spiegato nella targa, i padroni sarebbero stati puniti per i servi e i padri per i figli che avessero violato tale regolamento.
Il testo nello specifico è il seguente:
"Si proibisce espressamente a qualsivoglia persona di gettare ne tampoco far gettare ne far portare immondezza di sorte alcuna vicino intorno ne sotto al presente arco sotto pena di scudi venticinque multa da applicarsi un terzo all'accusatore che sarà tenuto segreto et altre pene anche corporali per la qual pena pecuniaria il padre sarà tenuto per li figlioli et il padrone per le serve e servitori in conformità dell'editto di Monsignor Illustrissimo Presidente delle strade publicato lì 14 agosto 1733".

Targa del mondezzaro dell'Arco di Santa Margherita

Via Elvio Pertinace


Via Elvio Pertinace è una strada del Quartiere Ostiense, che parte da Via della Collina Volpi e non ha uscita. La strada venne istituita nel 1926, e in linea con la toponomastica che si stava venendo a creare nella zona venne dedicata all'Imperatore Romano Elvio Pertinace (193).
La storia di questa via rispecchia in parte le complesse vicende toponomastiche della zona della Collina Volpi, in cui si trova, non a caso gli edifici sono in gran parte esempi risalenti (con le dovute modifiche) agli anni '30 delle abitazioni che in quest'area, parte dei Colli di San Paolo, sono presenti.
La cupola della Basilica di Santa Maria Regina Apostolorum vista da Via Elvio Pertinace
 La strada nel 1940 venne inclusa nel grande progetto di espansione di Roma verso il Tirreno che avrebbe coinvolto anche le preesistenti case della Collina Volpi, che tuttavia rimasero in gran parte inalterate per l'interruzione del piano dovuta allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.
Dalla strada è ben visibile la Basilica di Santa Maria Regina Apostolorum.
Lungo la strada è presente il ristorante Burro e Sugo, uno dei più importanti della zona.