Targa in memoria di Secondo Cremonesi


La targa in questione si trova in Piazza Alessandria, nel Quartiere Salario, e ricorda Secondo Cremonesi (Castiglione d'Adda 1822-Lodi 1899), medico e parlamentare che molto fece per l'assistenza della persona, sia attraverso la Congregazione di Carità di Lodi sia grazie l'Opera del Pane Quotidiano, che sempre nella sua Lodi istituì.

Targa in memoria di Antonio Lettieri


La targa in questione si trova in Via Alessandria, nel Quartiere Salario, e ricorda Antonio Lettieri, militare italiano fatto prigioniero e ucciso dai militari della Germania nazista il 6 ottobre 1943 nell'isola greca di Coo.

Targa in memoria della costruzione di case popolari da parte di Papa Beato Pio IX


La targa in questione si trova in Via di San Giovanni Decollato, nel Rione Ripa, e ricorda come l'edificio su cui si trova sia stato realizzato dal Papa Beato Pio IX Mastai Ferretti (1846-1878) nel 1858 come alloggio popolare.

Targa in memoria della vittoria nella Prima Guerra Mondiale


La targa in questione si trova all'interno del Palazzo Sora, successivamente Istituto Tecnico Commerciale Vincenzo Gioberti, in Corso Vittorio Emanuele II, nel tratto compreso nel Rione Parione.
Tale targa ricorda la vittoria dell'Italia nella Prima Guerra Mondiale e per farlo riporta il Bollettino della Vittoria, ovvero il testo con cui il generale Armando Diaz comunicò la resa dell'Austria-Ungheria.

Chiese del Rione Trevi

A seguire un elenco relativo alle Chiese del Rione Trevi, elencate in ordine alfabetico. In questa lista riteniamo inserire tutte le Chiese la cui struttura è ancora esistente, anche se sconsacrata. Per quanto riguarda le Chiese non più esistenti o di cui restano avanzi particolarmente ridotti, abbiamo realizzato una lista apposita che trovate anche qui sotto.

Madonna dell'Archetto, in Via di San Marcello

Madonna dell'Archetto


La Cappella della Madonna dell'Archetto è un piccolo Oratorio situato in Via di San Marcello, nel Rione Trevi. Il nome ufficiale di questo luogo di culto è Santa Maria Causa Nostrae Laetitiae.

Originariamente, il luogo dove oggi sorge questo Oratorio era uno stretto vicolo che congiungeva Via dell'Archetto e Via di San Marcello dove era presente un'Immagine della Vergine risalente al 1690 opera di Domenico Muratori. Nel 1696 l'Immagine mosse gli occhi, e iniziò per questo a essere particolarmente venerata.


Venne dunque messa, sempre nel vicolo, in una posizione che ne favorisse la venerazione, e con gli anni l'intero vicolo iniziò a essere riempito di ex-voto, al punto che nel 1751 la stradina venne chiusa da due cancelli.

Nel 1796, quando i francesi entrarono a Roma, diverse Immagini Mariane, secondo numerose testimonianze, iniziarono a piangere, tra cui la Madonna dell'Archetto. In seguito a questo secondo episodio, il vicolo venne completamente trasformato a metà del XIX secolo: per volontà della famiglia Savorelli Papazzurri, per custodire l'Immagine la stradina venne chiusa e trasformata in un Oratorio, che venne costruito per l'occasione da Virginio Vespignani in forme neorinascimentali. All'interno venne realizzata anche una decorazione in gesso da Luigi Simonetti.

Il nuovo luogo di culto venne inaugurato nel 1851.


Una curiosità: apparentemente la vicina Via dell'Archetto potrebbe prendere il nome da questo Oratorio, ma in realtà è il contrario, prendendo sia la Chiesa che la vicina via nome dall'archetto che qui esisteva.

Demolizione della vecchia stazione Termini




La vecchia stazione Termini, inaugurata nel 1874, si era rivelata subito inadeguata al volume di traffico della giovane Capitale d'Italia. Negli anni successivi furono dunque aggiunti progressivamente binari, nuovi padiglioni, capannoni ed edifici di servizio, soprattutto nel 1911 furono eseguiti importanti ampliamenti in occasione dell'Esposizione Internazionale. Il problema principale era dovuto al fatto che si trattasse di una stazione di testa e non passante, negli anni venti sorse un dibattito fra gli architetti sul destino di Termini, c'era chi voleva ingrandirla, chi volava spostarla a Porta Maggiore, chi sopprimerla.

La stazione Termini in una mappa del 1925.

Nel PRG del 1931 la stazione fu praticamente cancellata, con la creazione alternativa di due grandi scali ferroviari al campo Parioli e sulla Casilina, Termini sarebbe stata soltanto una stazione di transito completamente sotterranea, al posto dei binari sarebbero sorti grandi viali circondati da palazzi monumentali.

Il PRG del 1931 prevedeva la scomparsa della vecchia stazione ferroviaria, che veniva trasformata in una stazione passante sotterranea.

La grandiosità del progetto e l'ingente impegno di risorse da stanziare per realizzare questa soluzione urbanistica apparvero subito enormi e nel decreto di approvazione del PRG il progetto venne stralciato e subordinato ad ulteriori approfondimenti tecnici e progettuali.
Nel 1936 l'approvazione dell'Esposizione Universale comportò la rinuncia ad uno spostamento della stazione, si rese però necessaria una radicale ristrutturazione dell'antico manufatto ormai obsoleto, la nuova Termini sarebbe stata la vetrina del fascismo per chi raggiungeva la capitale in treno, e sarebbe stata anche il capolinea della linea metropolitana che conduceva all'E42.
La progettazione fu affidata ad Angiolo Mazzoni, capo della Sezione Architettura del Servizio Lavori delle Ferrovie dello Stato. Il primo progetto fu realizzato nel 1936, ma fu presto rifiutato perchè di stile troppo razionalista e poco monumentale. La nuova stazione avrebbe comunque avuto un lungo fronte di 232 metri retrocesso di due isolati rispetto alla vecchia infrastruttura, questo comportava la creazione di un'immensa Piazza dei Cinquecento, al centro della quale sarebbe stata scavata la grande stazione sotterranea della metropolitana.

La nuova stazione progettata dal Mazzoni per l'esposizione del 1942.

Il secondo progetto realizzato nel 1938 prevedeva una nuova facciata caratterizzata da un enorme porticato monumentale dotato di colonne giganti corinzie alte 18 metri che conduceva direttamente ai binari, il fabbricato partenze era previsto nel corpo laterale di Via Principe di Piemonte (attuale Via Giolitti), quello degli arrivi in Via Marsala.
Mussolini piccona il tetto di un magazzino della stazione Termini nel febbraio del 1938.

I lavori di costruzione dei due fabbricati laterali cominciarono il 16 febbraio 1938 con la demolizione delle strutture esistenti, capannoni e magazzini, inaugurata in quello stesso giorno da parte di Mussolini in persona. Dopo aver distrutto le costruzioni iniziarono i cantieri di fondazione delle nuove strutture lungo le due vie. In via Marsala furono anche abbattute le antiche arcate dell'acquedotto Felice, che fu ricostruito con una condotta interrata.

I lavori di fondazione del fabbricato partenze nel 1939, in fondo si vede la vecchia stazione Termini.
Il vecchio edificio del Bianchi si salvò temporaneamente solo perchè la facciata della stazione era stata retrocessa, nel 1938 fu demolito il fabbricato delle ferrovie Laziali, o Viciniali, posto in Via Principe di Piemonte, l'anno successivo fu smantellato il padiglione provvisorio delle partenze. Nel 1940 fu smontata la grande tettoia metallica, mentre la stazione rimaneva ancora in funzione.

La grande tettoia durante lo smontaggio nel 1940.
La costruzione della galleria della metropolitana si fermò alla fine di Via Cavour nel 1941, con il conseguente blocco di tutti i lavori per la creazione del capolinea sotterraneo di Termini; nel 1942 i lavori della nuova stazione furono sospesi a causa delle ristrettezze economiche dovute alla guerra, erano terminati i due grandi edifici laterali, mentre la grande facciata non era stata ancora costruita.

Vecchio e nuovo edificio della stazione Termini si fronteggiano durante la guerra.

La demolizione dell'edificio del Bianchi era iniziata nel 1941, era stato sezionato in due grandi tronconi creando un varco lungo gli avancorpi del fabbricato degli arrivi e delle partenze. Questo per permettere la prosecuzione dello scavo della galleria della metropolitana, che avveniva a cielo aperto. Anche lo smantellamento del vecchio fabbricato di Termini fu sospeso a causa della guerra in corso.

Demolizione della facciata del fabbricato degli arrivi nel 1941.

Pianta della vecchia stazione Termini con le demolizioni effettuate durante la guerra in una mappa alleata del 1944.

Nel 1947 con la ripresa dei lavori per la metropolitana si dovette effettuare il grande sterro per realizzare la stazione della metropolitana di Termini, in quell'occasione i due monconi meridionali della vecchia stazione furono demoliti, restava in piedi solo la facciata su Piazza dei Cinquecento, con i suoi padiglioni quadrangolari.


Il grande cantiere per la realizzazione della stazione sotterranea della metropolitana nel 1947, con i ruderi della vecchia stazione Termini.

La fine dei due edifici di testata iniziò nel 1949 con la distruzione dei fastigio del padiglione delle partenze, il primo a scomparire, quello degli arrivi fu completamente raso al suolo mentre contemporaneamente era in stato avanzato la costruzione della nuova facciata della stazione progettata da Vitellozzi, in vista del Giubileo del 1950.


L'abbattimento del padiglione delle partenze della facciata su Piazza dei Cinquecento è iniziata.

L'ultimo padiglione della vecchia stazione in demolizione nel 1949.