Abbacchiaro

Abbacchio servito al ristorante "Da Teo"
 L'abbacchiaro era un lavoro esistente nella Roma di un tempo, e oggi di fatto esercitato in maniera più generica dai macellai. L'abbacchio è un tipo di carne molto diffusa a Roma: si tratta del figlio della pecora ucciso da lattante, ad appena venti giorni dalla nascita. Il nome "abbacchio" deriva dal fatto che l'animale era ucciso con un colpo di bacchio, un lungo e grosso bastone.
L'abbacchiaro spesso, oltre all'abbacchio, vendeva anche pollame, uova e cacciagione. Nel 1600 avevano l'obbligo di vendere ai battiloro - ovvero i lavoratori di lamine d'oro - le budella degli abbacchi macellati, che usavano per la battitura del metallo che gli permetteva di ottenere la foglia d'oro.
Un antico abbacchista, ancora attivo fino a pochi decenni fa, fu Augusto Serpilli, macellaio specializzato in abbacchi e polli che aveva la propria bottega in Via di Ripetta, nel Rione Campo Marzio, fondata dal padre Pietro Serpilli. Oggi la bottega non esiste più ma c'è ancora il ristorante che Augusto e la madre Palmira vollero realizzare nel 1936 accanto alla macelleria: Dal Pollarolo.

Via di Monte Fiore

Il pittoresco ingresso di un edificio di Via di Monte Fiore
Via di Monte Fiore è una strada del Rione Trastevere compresa tra Piazza del Drago e Via della VII Coorte. Il nome della strada è dovuto al fatto che qui, un tempo, era presente un parziale rialzamento del terreno dovuto alla presenza delle rovine dell'Excubitorium, l'antica caserma della VII Coorte dei Vigiles dell'Antica Roma. Questa struttura tornò alla luce in una serie di scavi tra il 1865 e il 1866.
La strada attualmente presenta due lati completamente diversi tra di loro: se il lato verso Viale Trastevere è composto da palazzi costruiti negli anni '30, l'altro vede ancora numerosi edifici tradizionali trasteverini.
Edifici caratteristici in Via di Monte Fiore

Delibera sulla Toponomastica di Roma del 6 Novembre 1885

Nella delibera sulla Toponomastica di Roma del 6 Novembre 1885, preso atto che il precedente 28 Ottobre il Consiglio Comunale aveva stabilito di dare al nuovo ponte tra la zona di Via dell'Orso ae i Prati di Castello il nome di "Ponte Umberto I", si decide di dare i nomi ad altri due ponti in costruzione in quegli anni: quello tra Piazza del Popolo e Piazza della Libertà e quello tra Regola e Trastevere.
Al primo si decide di dare il nome di Ponte Regina Margherita, e al secondo di Ponte Garibaldi.

Via Baccina


Via Baccina è una strada del Rione Monti, compresa tra Via Tor de' Conti e Via dei Serpenti. La strada deve il nome alla famiglia fiorentina Baccini, che qui aveva il proprio palazzo voluto da Andrea Baccini, che morì nel 1614. Nella strada sorse anche l'albergo Ad Crucem Militensem, il cui nome ricordava il simbolo dei Cavalieri di Malta che hanno una sede adiacente.
Sulla strada sono inoltre presenti un'importante Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino e l'Oratorio della Santissima Vergine Addolorata, oggi sconsacrato.
Nel 1666 Papa Alessandro VII Chigi progettò un prolungamento della strada per renderla un unico rettifilo con Via degli Zingari: tale progetto non andò in porto, ma venne ripreso dal Piano Viviani del 1873, in cui era previsto un allargamento della strada per renderla maggiormente in asse con la strada limitrofa. In quest'occasione, tuttavia, quando nel 1878 si scoprì che una gran parte dei fabbricati di Via Baccina erano privi di fondamenta, fatto che costrinse a realizzare grandi archi di sostegno che portarono a una notevole spesa e all'interruzione del progetto originario.

Il progetto di ampliamento di Via Baccina nel Piano Viviani del 1873
Fino al 1943 esistette nella strada un giardino di proprietà degli Agostiniani, che venne però esprorpiato per la costruzione del mercato rionale di Monti, ancora esistente seppur attivo solo con un numero limitato di banchi.
Nella strada abitò inoltre il grande attore e drammaturgo Ettore Petrolini, come una targa ricorda.

Vicolo dell'Arcaccio


Vicolo dell'Arcaccio è una strada del Rione Regola, che parte da Piazza San Vincenzo Pallotti e non ha uscita. La strada deve il nome probabilmente a un arco oggi non più esistente che non doveva versare in condizioni particolarmente buone.
Sulla strada è presente un nasone e, all'angolo con Via Giulia, il ristorante vietnamita Thien Kim.

"Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo"


"Ho trovato una città di mattoni, ve la restituisco di marmo": a pronunciare questa frase fu Ottaviano Augusto.

Warum wird Rom Ewige Stadt genannt?


Überall auf der Welt wird Rom, unsere Stadt, wenn sie nicht mit ihrem eigenen Namen bezeichnet wird, "die Ewige Stadt" genannt. Wie kommt das Lassen Sie uns herausfinden, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird.

 Dieser alternative Name Roms ist seit langem weit verbreitet und hat sich so sehr in die gebräuchliche Sprache eingearbeitet, um den Grund und Ursprung dieses Namens fast für viele zu schaffen. Auch weil für eine Stadt, die bei den Kaisern und den Päpsten, in der Antike wie in der Renaissance, für Kunst oder Politik von der Gründung bis heute immer ein Protagonist war, ein Spitzname, der perfekt passt mit der Geschichte der Stadt.

Wer wissen will, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird, kann irrtümlicherweise an ein Stück aus dem Werk von Marguerite Yourcenar, Memoirs of Hadrian denken. In diesem Werk, in dem sich der französische Schriftsteller einen langen Brief Kaiser Hadrians vorstellt, verfolgt er die Zeit des antiken Roms, in der er selbst das Reich führte, in dem zu einem bestimmten Zeitpunkt dieser Satz ausgesprochen wird: "Anderes Rom wird kommen, und ich kann mir sein Gesicht nicht vorstellen, aber ich habe mitgeholfen, es zu gestalten ... Rom wird leben, Rom wird nur mit der letzten Stadt der Männer zugrunde gehen." Der Satz, so evokativ er auch ist und für wie viel er die Hand der Ewigkeit Roms berührt, ist nicht der Grund, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird. Der Roman von Yourcenar stammt aus dem Jahr 1951, als jahrhundertelang die Definition der Ewigen Stadt für Rom verwendet wurde.

Der Dichter Tibullo in einem Gemälde von Lawrence Alma-Tadema von 1866
 Aber warum wird Rom die Ewige Stadt genannt?

 Der erste Autor, der in dieser Hinsicht von Rom sprach, hat viele Jahrhunderte früher gelebt als der Yourcenar. Dies ist Albio Tibullo, ein elegischer lateinischer Dichter, der zwischen 54 und 19 v. Chr. Lebte. In seinem II. Buch der Elegien schreibt der Dichter im V. die folgenden Verse:

"Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", traducibile in Italiano come "Né ancora aveva Romolo innalzato le mura dell'Eterna Urbe".

Dies ist derzeit das älteste Zeugnis von Rom, definiert als ewige Stadt, und daher ist es wahrscheinlich der Ausdruck, nach dem wir suchen, wenn wir wissen wollen, warum Rom die Ewige Stadt genannt wird.

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