Hotel Excelsior



L'Hotel Excelsior è un importante albergo di Roma, situato in Via Vittorio Veneto n. 125, nel Rione Ludovisi.
Fu costruito tra il 1903 e il 1906 in un lotto di terreno parzialmente libero da edifici tra le Vie Sicilia, Marche, Boncompagni e Veneto, infatti esisteva già un palazzo tra Via Veneto e Via Sicilia. I finanziamenti furono ottenuti dalla Società Svizzera Imprese Alberghi (Actiengesellshaft für Hotelunternehmungen), con sede a Lucerna.

L'isolato tra Via Veneto, Via Boncompagni e Via Marche in una mappa del 1903

A progettarlo furono gli architetti svizzeri Otto Maraini e Emil Vogt, esperto in costruzioni alberghiere. Entrambi erano molto influenzati dallo stile barocco francese. Per questo motivo l'albergo è uno dei pochi edifici di Roma ad avere uno stile parigino.

L'Hotel Excelsior come appariva ai primi del Novecento

Il 18 gennaio 1906 l'albergo fu solennemente inaugurato come Grand Hotel Excelsior alla presenza del Presidente del Consiglio Giolitti, del sindaco Cruciani Alibrandi, delle autorità, di ambasciatori e aristocratici.
Il primo direttore fu lo svizzero Alphonse Pfyffer, che, giunto a Roma con César Ritz, aveva lavorato molti anni nel suo albergo romano.
Gli interni erano decorati in stile neoclassico, con stucchi, specchi, cristalli e pezzi di antiquariato.


L'Hotel riscosse un immediato successo, diventando uno dei più importanti di Roma, tale da rivaleggiare direttamente con il Grand Hotel.


Ben presto infatti tutta l'alta società romana prese l'abitudine, come passatempo, di prendere il the nella sala del giardino d'Inverno.
Anche il Ristorante fu subito frequentato da aristocratici e borghesi, che vi passavano spesso intere serate.

Il Ristorante dell'Excelsior

Durante la Prima Guerra Mondiale due piani dell'albergo furono occupati dalla Croce Rossa come ospedale per ufficiali.
Nel 1923 l'albergo passò alla CIGA (Compagnia Italiana Grandi Alberghi), società veneziana fondata dal Conte Volpi di Misurata, assieme al Grand Hotel.
Durante l'occupazione Nazista di Roma il generale Kurt Mälzer, comandante militare della città, stabilì il suo quartier generale nell'Hotel, dove faceva dei lauti pranzi, bevendo champagne.
Nel 1944 l'Hotel fu requisito dagli Americani del generale Clark che vi installarono il loro comando.
Solamente nel 1947 l'albergo ritornò pienamente disponibile dopo la derequisizione.
Gli anni cinquanta si aprirono con un grande cambiamento: la CIGA acquistò l'edificio adiacente, di proprietà del Banco di Napoli, e nel 1953, fu adattata la facciata del palazzo su Via Veneto con gli stessi stilemi di quella dell'Hotel. Sopra l'attico fu realizzato un porticato ad arcate, inoltre fu realizzato il sesto piano con finestrelle arcuate sormontate da un timpano. La capienza dell'albergo raggiunse le 369 camere, con 604 letti e 337 bagni.
L'ampliamento avvenne in coincidenza dell'exploit del cinema italiano e il conseguente arrivo di star internazionali: era nata 'la dolce vita'. Il 1959 tutto il cast e la troupe di Ben Hur alloggiò all'Excelsior.
Grandi attori furono ospiti Orson Welles, Joan Crawford, Liz Taylor, Richard Burton, Burt Lancaster, Frank Sinatra, Catherine Deneuve, Paul Newman, Sean Connery, Liza Minnelli.
Nell 1994 l'Hotel passò alla Sheraton Hotels, venduta nel 1998 alla Starwood Hotels, che l'ha trasferito al ramo Westin Hotel, per cui è stato rinominato The Westin Excelsior ed è stato completamente ristrutturato nel 2000. Dopo i lavori sono state realizzate 316 camere deluxe e 32 suite, inclusa Villa La Cupola.
La Starwood ha venduto l'Hotel alla Katara Hospitality nel 2015 per 222 milioni.


L'Hotel si sviluppa su sei piani, di cui due sono posti sopra al cornicione di coronamento. Il pianterreno è decorato da bugne orizzontali, fra cui si aprono grandi finestre circolari. Le due facciate principali sono poste su Via Veneto e Via Boncompagni, e sono imperniate sulla splendida torre d'angolo.
Il primo piano ha finestre incorniciate da lesene corinzie, su cui poggia il balcone del piano successivo, il secondo da semicolonne ioniche, anch'esse sormontate da un balcone, nel terzo le finestre sono architravate con un timpano spezzato, mentre nel quarto sono con arco a sesto acuto. Sopra il cornicione si aprivano in origine dei corpi loggiati, sormontati da vasi e aste portabandiera.


La torre d'angolo è l'elemento di spicco della facciata, con il bel cupolino di ispirazione parigina, decorato da ricche volute sul tamburo, che sorreggono i costoloni della cupola, fra cui sono poste finestre circolari.
L'ingresso carrabile è delimitato da tre arcate, su cui si trova una balconata sorretta da grandi telamoni.


La Hall è rimasta quella originale del 1906 con i suoi arredi in stile impero e lesene ioniche alle pareti, grandi lampadari di cristallo pendono alle pareti.


Anche le sale del ristorante sono rimaste nell'aspetto originario.
Altra sala particolarmente importante è quella del giardino d'Inverno, oggi sala convegni, con semicolonne in marmo verde e capitello corinzio, festoni dipinti, e una grande vetrata sul soffitto.


Nei locali dove oggi sorge il bar, alla base della torre al pianterreno, una volta c'era un grande salone dotato di poltrone e tavoli in stile impero .


All'ultimo piano, nella cupola della torre, decorata da affreschi neorinascimentali, e nelle stanze attigue, è posta una delle suite più grandi d'Europa denominata Villa la Cupola, che si estende per 1100 metri quadri su due piani, con grandi terrazze che si affacciano sulla città. Fu disegnata nel 1998 dall'architetto americano Michael Stelea.


Altre importanti suite sono la Imperial suite e la Via Veneto suite, posta nella torre al primo piano.

Via Alberto Ferrero


Via Alberto Ferrero è una strada del Quartiere Pinciano, che parte da Piazzale Flaminio ed è priva di uscita. Originariamente questa strada era parte di Piazzale Flaminio, presentandosi tuttavia come un corpo separato rispetto al piazzale che si apre di fronte alla Porta del Popolo e da cui parte la Via Flaminia.
Questa strada, infatti, risulta quasi come una piazza a sé stante su cui si affaccia la stazione ferroviaria della Roma-Viterbo e una delle uscite della stazione della linea A della metropolitana, con alcuni palazzi e Villa Borghese a fare da lati lunghi.
Questa sua conformazione portò il Comune di Roma nel 1974 a scorporarla dal Piazzale Flaminio e dedicarla - con il qualificatore di via, anche se si presenta più come una piazza - al pittore Alberto Ferrero (Vercelli 1883-Roma 1963).
Sotto la targa stradale ne é presente una seconda, più piccola, che ricorda come la strada sia stata precedentemente parte di Piazzale Flaminio.

Via Beniamino Franklin


Via Beniamino Franklin è una strada situata nel Rione Testaccio, compresa tra Piazza Orazio Giustiniani e il Lungotevere Testaccio. L'origine di questa strada risale a quando, negli anni '80 del XIX Secolo, iniziò la costruzione del nuovo quartiere popolare che andò a formare il nuovo Rione, e vennero assegnati alle nuove strade i nomi di importanti inventori e figure importanti per la tecnica, la navigazione e l'artigianato. Via Franklin, come la maggior parte delle strade di Testaccio, vide l'attribuzione del nome in una delibera del 1886.
Questa strada venne nello specifico dedicata a Benjamin Franklin (Boston 1706-Filadelfia 1790), in questo caso italianizzato in Beniamino Franklin, poliedrico personaggio della sua epoca che fu politico, autore ed inventore, noto principalmente per l'invenzione del parafulmine.
Nella strada, all'angolo con Via Galileo Ferraris, è presente un'interessante Edicola Sacra raffigurante Santa Maria Liberatrice, qui posta nel 1926. L'edicola si trovava originariamente in Via delle Zoccolette, mentre l'immagine è una replica di un'altra dell'Immagine di Santa Maria Liberatrice, originariamente conservata presso la Chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano e oggi trasferita presso la Chiesa di Santa Maria Liberatrice a Testaccio.

Via Nonantola


 Via Nonantola è una strada del Quartiere Ostiense, compresa tra Via Casamari e Via Laurentina (anche se, di fatto non ha uscita). Si tratta di una strada sorta nell cosiddetta Borgata Laurentina, e che come tale prende il nome di un'importante Abbazia italiana, in questo caso quella di Nonantola, che sorge nell'omonimo presso Modena.


La vecchia Borgata Laurentina risulta oggi in gran parte sconvolta dai mutamenti urbanistici dovuti prima di tutto alla nascita del Viale Guglielmo Marconi e di Via Cristoforo Colombo, che ne hanno alterato completamente l'aspetto e l'impianto urbanistico: non è chiaro quando questa stata sia stata istituita, ma nel 1950 un verbale ne sancisce i nuovi confini. A prova degli sconvolgimenti urbanistici c'è anche il fatto che Via Nonantola risulti compresa tra Via Casamari e Via Laurentina ma, in seguito a nuove costruzioni residenziali, è in realtà di fatto senza uscita.
A testimonianza della vecchia Borgata Laurentina, in Via Nonantola sorgono diversi edifici più antichi, probabilmente risalenti agli anni '30, quando qui sorgeva la vecchia borgata.


Clivo Rutario


Clivo Rutario è una strada del Quartiere Gianicolense - noto anche come Monteverde - compresa tra Via Vitellia e Piazza Fonteiana. La strada venne istituita formalmente nel 1929, mentre Monteverde andava sempre più urbanizzandosi, e il suo nome rappresenta un passo significativo dell'odonomastica e della toponomastica romana, dal momento che segna la ripresa del termine "Clivo" quale qualificatore stradale, riprendendolo dall'Antica Roma, un fatto che negli anni '30 avrà una discreta diffusione nelle nuove strade.
"Clivo", o meglio "Clivus", nell'Antica Roma andava a contraddistinguere una strada in salita, caratteristica che è propria anche del Clivo Rutario. Questa zona, detta prima dell'urbanizzazione "Scenta della vecchia", prese il nome di "Via del Clivo Rutario" nel 1929, riprendendo un toponimo locale dell'Antica Roma. Nonostante fu usato "Via" come qualificatore, la strada prese presto il nome di "Clivo Rutario": non si trova un atto specifico che cambia leggermente il nome della strada, ma in tutti gli atti ufficiali, oltre che nella targa stradale, prese il nome semplicemente di "Clivo Rutario".
Si tratta dunque del primo esempio nel XX Secolo di comprarsa del termine "Clivo" nel nome di una strada, fatto che negli anni '30, come abbiamo detto, venne discretamente utilizzato in un'ottica di riscoperta di toponimi antichi e creazione di nuovi toponimi locali parallelamente alle dediche di strade a personaggi illustri.

Via Pietro da Cortona


Via Pietro da Cortona è una strada del Quartiere Flaminio, compresa tra Via Flaminia e Lungotevere Flaminio. L'origine della strada risale al 1911, mentre iniziava a prendere forma anche la parte più settentrionale del Quartiere Flaminio, nei pressi dell'ansa del tevere: in tale occasione questa strada, in linea con molte strade che stavano nascendo in zona, prese il nome di un artista, nello specifico Pietro Berrettini, noto come Pietro da Cortona (Cortona 1596-Roma 1669), uno dei massimi esponenti della pittura barocca.
Sulla strada è presente un comando dell'Arma dei Carabinieri.

Fontana di Palazzo Antamoro


La Fontana di Palazzo Antamoro si trova nel cortile dell'omonimo palazzo in Via della Panetteria, nel Rione Trevi. Si tratta, secondo numerosi studiosi, dell'ultima fontana realizzata dal grande scultore barocco Gian Lorenzo Bernini.
Il palazzo in cui la fontana si trova venne realizzato da Paolo Strada, cameriere segreto del Cardinale Giulio Rospigliosi, che nel 1667 divenne Papa con il nome di Clemente IX (1667-1669).
Fu nel 1669 che lo Strada, dopo aver ricevuto in dono tre once di Acqua Felice dal Papa, commissionò al Bernini questa fontana murale per il cortile del suo palazzo. Essa è costituita da due statue di tritoni nella parte superiore che reggono uno stemma: originariamente, come dimostra un'incisione di Giovan Francesco Venturini, si trattava dello stemma dei Rospigliosi in onore del Pontefice che donò l'acqua allo Strada, ma nel XVIII Secolo, dopo il passaggio di proprietà del palazzo, venne sostituito dallo stemma degli Antamoro, ancora oggi presente. I due tritoni soffiano acqua nella conchiglia sottostante, retta da code intrecciate dei delfini.
Palazzo Antamoro oggi non ha più l'aspetto originario, la facciata, priva di particolare riconoscibilità, si confonde tra i palazzi della strada: pochi potrebbero pensare che il suo cortile custodisca una fontana del Bernini.