Via del Circo Massimo


Via del Circo Massimo è una strada che conduce da Via della Greca a Viale Aventino, nel Rione Ripa.
Tale via venne realizzata dal Governatorato di Roma nel 1934 come collegamento tra la Bocca della Verità e Viale Aventino.

L'area del Circo Massimo nel 1925

Il progetto fu curato da Antonio Muñoz, con l'inserimento sulla sommità del colle Aventino di un piazzale panoramico, l'odierno Belvedere Romolo e Remo, e contestualmente venne creato un piazzale retrostante, con l'innesto su Via delle Terme Deciane, l'odierno Piazzale Ugo La Malfa.


L'area dove venne tracciata la strada era in gran parte occupata dal Cimitero Israelitico che venne interamente distrutto, con la traslazione di circa 8.000 salme al Cimitero del Verano, alcuni cipressi furono risparmiati e rimasero lungo la strada, nel tratto lungo il Clivo dei Publicii e all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Via del Circo Massimo all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Il tratto verso Viale Aventino era occupato da edifici industriali che vennero espropriati e demoliti.


I lavori vennero effettuati nel luglio, agosto e settembre 1934.

Demolizioni di edifici nei pressi di Viale Aventino, agosto 1934 (foto Luce)

La strada fu inaugurata il 28 ottobre 1934 da Mussolini, che passò in rassegna 12 mila atleti provenienti da tutta Italia.






Marie Jahoda Hof

Vienna complesso residenziale Marie Jahoda

Il Marie Jahoda Hof è un complesso residenziale di Vienna situato nel distretto di Landstrasse, lungo la Kegelstrasse all'angolo con Sedlgasse, realizzato tra il 1975 e il 1977 su progetto dell'architetto Alfred Viktor Pal.
La storia di questo complesso va inserita nel contesto degli anni '70, quando a Vienna fu realizzato il più grande piano di costruzione e risanamento di alloggi dal tempo della Vienna Rossa (il periodo tra la fine della Prima Guerra Mondiale e gli anni '30 noto tra le altre cose per l'ampio sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica), portato avanti con l'obiettivo di risolvere il problema abitativo e migliorare il tenore di vita dei viennesi.
L'edificio si presenta come molto semplice, con una facciata liscia priva di cornici in cui si alternano alcune file di balconi e un bow-window.
Il complesso venne successivamente dedicato a Marie Jahoda (Vienna 1907- Sussex 2001), psicologa sociale nativa di Vienna e stabilitasi nel Regno Unito.

Marie Jahoda Hof Kegelstrasse



Altri siti che ne parlano:

Rapimento di Giacomo Matteotti


Il rapimento del Segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti avvenne il 10 giugno 1924 a Roma.
Il giorno precedente la portiera dell'edificio al n. 12, il Villino Clotilde, di Via Stanislao Mancini notò, la notte, una macchina scura con i fanali spenti, che andava su e giù per un breve tratto della strada, la donna riferì l'episodio al marito che ricopiò la targa 55.12169. Era la squadra di Dumini che faceva i sopralluoghi per il rapimento del deputato. La Lancia era stata noleggiata a nome di Filippo Filippelli, direttore del quotidiano Corriere Italiano, presso il Garage Trevi.
Il 10 giugno era martedì, a Roma faceva molto caldo, le strade erano deserte. Matteotti abitava all'odierno civico 6 di Via Pisanelli (all'epoca n. 40), in una delle due palazzine progettate da Ghino Venturi, con la moglie Velia e i tre figli, al quarto piano della palazzina, vi si era trasferito dal gennaio del 1923. 

Il portone dell'abitazione di Matteotti

Alle 16.20 di quel pomeriggio Matteotti uscì di casa per andare alla Camera dei Deputati, era vestito con un abito grigio e scarpe bianche, non portava il cappello, teneva sotto braccio una busta con l'intestazione Camera dei Deputati. Dopo aver salutato il giovane carabiniere che piantonava l'ingresso del palazzo, dal 1 giugno, quando le minacce contro di lui erano aumentate, si era diretto lungo Via Mancini. 

Sopralluogo degli uomini della questura sul luogo del rapimento

Giunto all'angolo con il Lungotevere Arnaldo da Brescia, si diresse verso Sud sul Lungotevere per raggiungere la fermata del tram numero 15, che da Piazza del Popolo conduceva a Montecitorio, da alcuni giorni trascorreva i pomeriggi nella Sala di lettura della Camera per preparare un intervento sul bilancio. 

Il punto in cui venne rapito Matteotti, di fronte al Villino Almagià

All'altezza dell'incrocio con Via degli Scialoja, davanti al Villino Almagià lo aspettavano i tre rapitori, usciti dalla Lancia Lambda nera guidata da Augusto Malacria. I tre fecero cenno a Matteotti di venire con loro e si gettarono sul politico, questi anche se circondato fece un salto indietro, gli furono addosso e lo colpirono al basso ventre, la strada era deserta, c'erano solo due ragazzini che giocavano, Renato Barzotto e Amilcare Mascagna, questi così descrissero la scena: "Gli saltarono addosso, quello si divincolò buttandone a terra uno, ma un altro vestito di grigio gli dette un pugno in faccia facendolo cadere". 

La Lancia Lambda utilizzata per il sequestro di Matteotti

I rapitori trascinarono di peso l'aggredito verso la macchina, lui si dibatteva e urlava aiuto, sollevandolo per le braccia e le gambe lo caricarono di forza sulla Lancia, il deputato oppose una strenua resistenza.


L'auto partì a tutta velocità verso Lungotevere Flaminio, per attenuare le urla di Matteotti Malacria suonava continuamente il clacson. Matteotti riuscì a rompere il lunotto posteriore con un calcio e a gettare la propria tessera di deputato dal finestrino, all'altezza di Ponte Milvio. Il poveretto si dimenava tirando calci e pugni ai suoi aggressori, forse Viola o Volpi, seduto nel sedile posteriore, sfoderò il pugnale e gli inflisse vari colpi al torace.
A questo punto la macchina si diresse sulla Via Flaminia, poi fu vista verso il Lago di Vico, dove si persero le sue tracce. 
I sequestratori vagarono alquanto finché non trovarono un posto dove seppellire il corpo nel bosco di Quartarella, non avendo gli attrezzi adatti per scavare prepararono con un cric in dotazione alla Lancia una fossa poco profonda e ci misero il cadavere.
I rapitori erano membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malachia e Amleto Poveromo.

Mascagna, Barzotto e Pucci

I testimoni furono i due bambini Renato Barzotto, Amilcare Mascagna e lo spazzino Giovanni Pucci.
L'avvocato Cavanna, che abitava nel Villino Morpurgo, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, alle 16.30 disse di aver sentito un clacson e delle urla, si affacciò dal suo salotto e vide un'automobile con quattro persone afferrare una persona e che poi veniva caricata nella macchina e portata via.

Foto presa dall'abitazione dell'avvocato Cavanna

Altro testimone era l'avvocato Gualdi, che era sul Tevere accompagnando degli amici che facevano il bagno, risalito sul Lungotevere  attirato dalle grida di Matteotti, avrebbe visto assieme ai suoi tre amici la stessa scena.

Sopralluogo i giorni successivi sul luogo del rapimento

La moglie di Matteotti si preoccupò nel non veder rientrare il marito a casa la sera, si rivolse subito ai compagni di partito, che confermarono di averlo visto in mattinata.
Il giorno successivo i sospetti di una scomparsa aumentarono di ora in ora e alle 20.30 dell'11 giugno il Deputato Socialista Giuseppe Modigliani denunciò la sparizione di Matteotti al Questore Bertini.


Sul luogo del rapimento comparve, anche se dall'altro lato, sul muraglione del Lungotevere, una croce, attorno alla quale iniziarono ad essere deposte corone di fiori.


Cominciarono poi a raccogliersi spontaneamente le persone, che facevano dei veri e propri pellegrinaggi popolari sul luogo del rapimento, all'inizio alle forze di polizia fu ordinato di rimuovere tutto ciò che era stato deposto sul Lungotevere, ma vista la quantità di fiori che veniva ogni giorno lasciata, alla fine si limitarono a sorvegliare la zona.

Pellegrinaggio popolare davanti al Villino Almagià, in fondo si vede il palazzo in cui abitava Matteotti

Dopo la Seconda Guerra Mondiale è stato realizzato un monumento commemorativo sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, inaugurato nel 1974 per il cinquantenario della morte.

Jive Music Club

Il Jive Music Club era un locale che si trovava in Via Libetta 7, nel Quartiere Ostiense. Si trattava di un locale specializzato in musica dal vivo.

Il Trillo del Diavolo

Il Trillo del Diavolo era un locale, oggi non più attivo, del Quartiere Ostiense, situato in Via Libetta 1a. Si trattava di un locale emanazione dell'Università della Musica, che proponeva serate jazz e con musica del repertorio della tradizione italiana.
Al suo posto oggi sorge il Circolo degli Illuminati, altro locale tra i più noti di Via Libetta.