Via della Sforzesca

Castro Pretorio Via Sforzesca

Via della Sforzesca è una strada del Rione Castro Pretorio, che parte da Via Osoppo e non ha uscita. Si tratta di un caso molto chiaro di toponomastica interrotta, dal momento che la strada non è mai stata realizzata per intero nella sua funzionalità ed estensione prevista e oggi si presenta come una piccola strada senza uscita, appendice della vicina Via Osoppo.
La strada fu infatti prevista originariamente nel Piano Regolatore del 1931, in cui tra i vari provvedimenti venne ripensata l'area del Castro Pretorio, immaginando alcuni isolati e con la demolizione di alcune porzioni di strutture preesistenti, tra cui alcuni annessi della Caserma Pio IX che si affacciano sul Viale del Castro Pretorio, così da rendere più fluidi i collegamenti tra le aree extramurarie e la zona di Termini, e prevedendo edifici adibiti a funzione culturale all'interno dell'antico accampamento romano. Non è un caso che, nel tempo, l'area sia stata presa in esame anche per nuovi edifici universitari a poca distanza dalla Città Universitaria.
 

In questo senso, è ben visibile nel piano una strada corrispondente a quella che sarebbe dovuta essere Via della Sforzesca, che costeggia il lato sud-est del Castro Pretorio e che di fatto avrebbe dovuto unire Viale del Policlinico e Viale del Castro Pretorio in parallelo al Viale dell'Università.
Tali intenti sono confermati dalla delibera che, nel 1935, istituì la strada, e in cui si parla apertamente di strada prevista dal piano regolatore che avrebbe collegato Via Osoppo al Viale del Castro Pretorio. Dal punto di vista toponomastico, quest'area compresa tra i viali Policlinico, Università e Castro Pretorio si presenta come una propaggine del Rione Castro Pretorio e vede le strade dedicate a battaglie delle Guerre d'Indipendenza, ragione per cui questa strada venne dedicata alla Sforzesca, località presso Vigevano che fu sede di una battaglia nel 1849 durante la Prima Guerra di Indipendenza che vide una limitata vittoria piemontese sugli Austriaci.
La riorganizzazione dell'area, tuttavia, negli anni successivi si limitò principalmente alla realizzazione dell'edificio sede dell'ANAS lungo Via Monzambano, il cui retro si affaccia proprio su Via Sforzesca, ma la strada rimase tuttavia incompiuta e senza uscita, tanto che i suoi confini verranno rettificati come "Da Via Osoppo a senza uscita".
 
Questo progetto di edifici universitari entro l'area del Castro Pretorio mostra Via della Sforzesca nella sua estensione originariamente prevista dal PRG del 1931

Nel 1959, basandosi proprio sul PRG del 1931 che prevedeva di realizzare opere di natura culturale, il Ministero dei Lavori Pubblici bandì il concorso per la realizzazione nell'area della nuova sede della Biblioteca Nazionale, che venne conclusa nel 1970. Questo fatto, dunque, pose fine a qualsiasi possibile sviluppo ulteriore di Via della Sforzesca, che si presenta oggi quasi come uno slargo posto a ridosso delle mura del Castro Pretorio su cui si affacciano il retro dell'edificio dell'ANAS e un accesso secondario alla Biblioteca Nazionale. Il tracciato pensato originariamente per la strada, reso più stretto dal palazzo dell'ANAS, è ancora riconoscibile tra il suddetto palazzo e le mura del Castro Pretorio, pur interrompendosi a ridosso degli edifici annessi alla Caserma Pio IX che si affacciano sul Viale del Castro Pretorio. Prima di essi, è presente Porta Clausa, una posterula delle Mura Aureliane nascosta tra i palazzi sopra citati. Forse la realizzazione di Via della Sforzesca come da piano regolatore ne avrebbe comportato la distruzione.

Segnale di due frecce in Via Maddalena


 
In Via Maddalena, nel Municipio 1 di Milano, è presente un segnale composto da due frecce che indicano verso il basso racchiuse in un cerchio di colore nero. Si tratta di un caso di segnaletica a muro della Seconda Guerra Mondiale, con questo tipo di frecce che, generalmente, indicavano un rifugio antiaereo per la popolazione civile.

Sempre insieme

Sempre insieme era un ristorante oggi non più esistente, situato in Via Boccea 724, nella Zona Casalotti. Si trattava di un punto di riferimento del quartiere, che offriva cibo di vario genere dalla carne, al pesce alla pizzeria. 
Al suo posto sorge oggi il ristorante sardo Da Luisu. 

Progetti viari incompiuti tra Prenestina e Casilina

Mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961 in cui, tratteggiati, sono visibili i progetti per le nuove strade

La complessità urbanistica di Roma si è più volte manifestata in fenomeni di urbanistica interrotta, che oltre a intenti e progetti rimasti solo su carta si traduce in opere incompiute, talvolta non direttamente individuabili. Uno di questi è il progetto di realizzazione di un asse viario tra la Prenestina e la Casilina a sud di Via di Portonaccio, passando per Piazza Roberto Malatesta. Un asse viario che si sarebbe potuto inserire in un più complesso sistema di strade sia nord-sud che est-ovest, come vedremo, comparso in più piani regolatori.
Andiamo nello specifico. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Roma si estendeva a est lungo l'asse tra la Prenestina e la Casilina con continuità fino a poco oltre il Pigneto, verso la Marranella. Seguiva una parziale interruzione dell'urbanizzazione, fatta di prati e qualche villino (come i Villini Santa Maria), per poi riprendere con i nuclei originari di Centocelle e dell'Alessandrino, ancora ben meno estesi dei giorni nostri, e del Quarticciolo. Questa situazione mutò rapidamente negli anni successivi: il Prenestino iniziò a espandersi, affiancando palazzi più intensivi alle case del Pigneto, ai villini di Villa Serventi, alle case quasi rurali a ridosso della Maranella. Centocelle vide uno sviluppo ulteriore. E Roma iniziava a ridisegnare il suo sistema viario, che avrebbe poi ripensato nel Piano regolatore del 1962 in cui immaginò il Sistema Direzionale Orientale (SDO), poi definito solo in piccola parte.
 
Il collegamento tra Via di Portonaccio e la Tuscolana nel PRG del 1931
 
Già il PRG del 1931 voleva rendere il Prenestino-Labicano più integrato ai quartieri vicini da un punto di vista urbanistico e dei collegamenti, senza tuttavia avere particolari sviluppi in questo settore. Diversi furono però gli sviluppi successivi al secondo conflitto mondiale e quelli messi in campo negli anni '60, alcuni dei quali iniziati ma completati solo in parte, le cui tracce di incompiutezza sono tutt'oggi visibili.
Questi intenti sono visibili in parte nel PRG del 1931 come in quello del 1962, con l'intento inoltre di rendere più scorrevoli i collegamenti nella cintura est di Roma attraverso un collegamento che dalla Stazione Tiburtina, tramite Via di Portonaccio, attraversasse il Prenestino-Labicano per collegarsi alla Tuscolana e l'Appia Nuova passando per Via Cesare Baronio e collegandosi poi attraverso strade che avrebbero attraversato il Parco della Caffarella alla Circonvallazione Ardeatina e la Circonvallazione Ostiense. Questo sistema viario, incompiuto e la cui incompiutezza come vedremo è tangibile in questo quadrante, merita un discorso a parte. Questo articolo parla infatti di come questa area presenti diversi casi di progetti viari incompiuti, in gran parte legati a questo importante progetto, realizzato solo in modo frammentario, di collegamento rapido nord-sud.
Procediamo con i fatti. Nel 1953 il Comune di Roma istituisce formalmente Via Roberto Malatesta, entro i confini compresi tra Piazza dei Condottieri e Via dell'Acqua Bullicante, lungo la quale nel 1956 venne istituita Piazza Roberto Malatesta, che sarebbe divenuta il centro della nuova parte di quartiere in costruzione, che andava a riempire il vuoto tra Acqua Bullicante, Marranella e Via Prenestina.
Parallelamente a nord di Via Malatesta, nel 1953 era stata istituita Via Luchino Dal Verme, sempre nell'ottica di urbanizzare l'area, e nel 1960 venne istituita una nuova strada, poi prolungata nel 1962 con l'obiettivo di rendere più scorrevole e omogenea la rete viaria con il nucleo originario del Pigneto: Via Gentile da Mogliano. E' molto indicativo come la strada venga istituita con i seguenti confini: "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Ettore Giovenale", che nel 1962 diventerà "da prima di Via Giovanni Brancaleone a Via Alberto da Giussano", divenendo così il proseguimento di Via Dal Verme. Il dato interessante è proprio il "da prima" di Via Brancaleone, che nei fatti significava una sorta di vicolo cieco che partiva dalla stessa, ma il fatto che si sia usata la locuzione "da prima" anziché "senza uscita" lascia intendere una volontà di proseguire la strada in direzione del Pigneto, magari dopo opere di sistemazione e diradamento degli edifici della zona. La rettifica del 1962 che prolunga la nuova strada fino a Via Alberto da Giussano, ha in realtà istituito un tratto distinto della via, dal momento che il tratto a est di Via Ettore Giovenale non ne è piena prosecuzione e ha anche una curva che non la rende perfettamente in linea con la prosecuzione. Questo fa pensare, ancora di più, che fosse in atto una revisione degli assi viari della zona che avrebbe verosimilmente compreso anche alcune opere di diradamento e ricostruzione.
 
Incompiutezze Prenestino Centocelle
Una sintesi delle strade incompiute nel quadrante, con in rosso i tratti realizzati e in rosso scuro quelli non realizzati

Molto indicativi sono anche gli sviluppi a nord e sud di Piazza Malatesta. Partiamo da quanto si nota a sud. Nel 1948 viene realizzata una nuova traversa della Casilina verso nord, subito a est della zona di villini e case basse che si concludeva, all'epoca, con Via Anassimandro, strade che prende il nome di Via Zenodossio, originariamente priva di uscita, poi prolungata nel 1957 fino a Via Augusto Dulceri. Il dato importante, però, arriva nel 1966 quando la strada viene formalmente prolungata fino a Piazza Roberto Malatesta. C'è però un tema: tra il tratto esistente di Via Zenodossio e Piazza Malatesta c'è un intero quartiere di edifici bassi, una piccola borgata costruita sui terreni della tenuta Auconi alla Maranella: viene tuttavia tracciata l'altra estremità della nuova strada, il suo vertice nord da Piazza Malatesta a Via Gabrino Fondulo, in attesa verosimilmente di un'opera di sventramento se non di demolizione totale delle casette della tenuta Auconi, con la strada provvisoriamente divisa in due tronconi: la delibera del 1966, infatti, specifica che la strada risultava "interrotta nel tratto intermedio", lasciando implicitamente intendere la volontà di farne una strada unica, come mostra anche il fatto che i due tratti risultano in linea tra di loro. Una provvisorietà che tuttavia è divenuta, nel tempo, definitiva: Via Zenodossio è infatti oggi divisa in due tronconi differenti, perfettamente separati da loro, fatto che ha costretto il comune ad affiggere sotto le targhe stradali della via una specifica che spiega come la strada sia divisa in due tronconi.
Anche a nord di Piazza Malatesta si notano i segni di questo piano incompiuto, per quanto la zona all'inizio di questo piano fosse decisamente più sgombra. Nel 1963 venne istituita, a nord di Piazza Malatesta, Via Guglielmo degli Ubertini, originariamente estesa fino a Via Luchino dal Verme. Nel 1966, la già citata Via Zenodossio fu tracciata a sud esattamente in asse con Via Guglielmo degli Ubertini, che negli anni venne gradualmente prolungata mantenendo tuttavia sempre la generica delimitazione "da Piazza Roberto Malatesta a Via Luchino Dal Verme ed oltre", fino solo al 2023 quando venne formalmente stabilito il limite a Via Sampiero di Bastelica, ponendo fine a una delimitazione che non corrispondeva alla sua situazione attuale, a testimonianza di un lavoro urbanistico rimasto incompiuto. Questa incompiutezza è ben visibile dal fatto che il palazzo più a ovest di Largo Preneste è perfettamente in linea con Via Guglielmo degli Ubertini, ma tale rettifilo è diviso dall'Istituto Santa Caterina della Rosa, oggi casa della salute, di cui, quindi, era stata progettata la demolizione.
Si configurava così, come ben visibile in una mappa del Quartiere Prenestino-Labicano del 1961, una nuova viabilità nell'area del quartiere a est della ferrovia, e in particolare a est di Piazza dei Condottieri, che vedeva come assi portanti da ovest a est Via Roberto Malatesta e da nord a sud l'asse Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio, con Piazza Malatesta centro nevralgico di questa nuova urbanistica. Un'urbanistica tuttavia rimasta interrotta, come dimostra in primis Via Zenodossio, ancora oggi divisa in due tratti, e anche in piccola parte la mancata linearità di Via Guglielmo degli Ubertini, mostrano come questo piano non sia stato completato e sia in qualche modo uno dei simboli della complessa storia urbanistica di Roma.
A questi assi viari vanno anche aggiunte alcune strade complementari rimaste incompiute, come la già citata Via Gentile da Mogliano, in parte rimasta incompiuta, o il Viale Arcangelo Ghisleri, che nonostante il qualificatore di "viale" è una strada stretta e breve nei dintorni dei villini di Villa Serventi, ma che la mappa del 1961 mostra che sarebbe dovuta arrivare alla Circonvallazione Casilina ed essere un viale a tutti gli effetti, il cui percorso è riconoscibile in parte anche dalla forma dei palazzi tra Via De Agostini e Via De Magistris: un'altra testimonianza di come in questo quadrante molti progetti viari siano rimasti incompiuti.
Ma guardiamo ora fuori dai confini finora presi in esame, seguendo questi assi viari. Se Via Guglielmo degli Ubertini è evidentemente stata pensata come prosecuzione della già esistente Via di Portonaccio, la situazione a sud di Via Zenodossio è più complessa, ma andando oltre la Casilina e la ferrovia, Via Nocera Umbra, nel Quartiere Tuscolano, risulta perfettamente in asse. Possiamo quindi dire che il corridoio Via Guglielmo degli Ubertini - Via Zenodossio era stato realizzato come parte di un previsto corridoio più ampio nord-sud, che dalla Tiburtina tramite Via di Portonaccio avrebbe raggiunto la Prenestina, quindi tramite l'asse preso in esame la Casilina, e da lì tramite Via Nocera Umbra sarebbe arrivato alla Tuscolana, quindi all'Appia con Via Furio Camillo da cui avrebbe proseguito su Via Cesare Baronio per raggiungere il Parco della Caffarella dove era già da tempo prevista un'arteria già contemplata nel piano di espansione verso il Tirreno dei tempi del Fascismo che avrebbe raggiunto la Colombo e collegato così questo sistema al Quartiere Ostiense. Tuttavia, tra Via Zenodossio e il Tuscolano non fu mai fatto alcun collegamento diretto, così come le battaglie per la tutela dell'Appia Antica hanno portato a non realizzare alcun proseguimento di Via Cesare Baronio alla Caffarella.
Ma queste tracce di un progetto incompiuto più ampio si vedono bene anche nell'asse ovest-est. A partire dagli anni '50, infatti, il Quartiere Centocelle, già esistente con una bassa densità abitativa e case ancora sparse, vide un forte rinnovamento, con la realizzazione di nuovi edifici in gran numero ma anche la realizzazione di nuove arterie che hanno affiancato e si sono in parte inserite nella griglia ordinata di strade già esistente. Tra queste, sorse il Viale delle Gardenie, che partiva dal nuovo Piazzale delle Gardenie realizzato lungo Via Tor de' Schiavi per muoversi nella direzione, con l'intento di raggiungerla, Via del Fosso di Centocelle, strada che sorgeva dove oggi c'è la Via Palmiro Togliatti e che rappresentava il confine est del quartiere. Bene, il Viale si trova perfettamente in linea con Via Malatesta, diviso da alcune zone non urbanizzate ma, soprattutto, dal preesistente quartiere dei Villini Santa Maria. Le mappe dei quartieri del 1961, che mostrano molte strade in costruzione o in progetto e ci aiutano molto in questo excursus, non mostrano nemmeno tratteggiata una strada del genere, forse prospettata per un momento successivo. Ma, come sappiamo, già nel PRG del 1931 era previsto un collegamento ovest-est del genere in quella direttrice.
Ma le mappe - così come l'urbanistica attuale, ci mostrano che in questo ampio piano non sviluppato del tutto, anche il Viale delle Gardenia rappresenta un caso di incompiutezza. Esso, infatti, a est risulta attualmente visibilmente interrotto in un'area rimasta in parte disorganizzata e trasformata nel 1997 nel Parco Madre Teresa di Calcutta. In quell'area era prevista una piazza, Piazza dei Larici, da cui si dislocavano due viali curvi laterali e un proseguimento centrale, che avrebbe dovuto prendere il nome di Viale dei Biancospini.
 
Il "Tridente" previsto, e mai realizzato, per il lato est di Viale delle Gardenie in una mappa del 1961

In questo excursus, possiamo notare poi un altro caso di incompiutezza urbanistica nella stessa area, collegata in parte minore a questo vero e proprio sistema viario in programma e solo in parte realizzato. Esso riguarda la zona di Nuova Gordiani, dove è ben visibile l'interruzione di Viale Irpinia (di cui si riconosce il tracciato del possibile seguito oltre Viale Telese), confermata sia dalle delibere - che parlano di un "fino a oltre Viale Telese, lasciando intendere l'intento di una prosecuzione - che dalle mappe del 1961, dove è chiaro un rapporto con un progetto di prolungamento di Via Aversa che avrebbe portato a un congiungimento con Via di Acqua Bullicante. Questo conferma quindi un piano per un graduale collegamento più diretto tra le zone precedentemente urbanizzate del Prenestino e di Centocelle, anche quindi tramite il miglioramento delle comunicazioni con il nuovo quartiere sorto a partire dalla seconda metà anni '50 di Nuova Gordiani.
Potremmo aggiungere, ma ci limitiamo ad accennare, che incompiutezze si notano anche dall'altra parte della Prenestina, proprio di fronte a Nuova Gordiani, nel quartiere di Villa Gordiani, ma non sono elementi legati a questo progetto di nuove assi di scorrimento est-ovest e nord-sud, ma vista la contiguità territoriale e la condivisione di questi elementi di incompiutezza, segnaliamo anche come la zona a ovest di Viale della Stazione Prenestina, dove originariamente sorgeva il Borghetto Prenestino, era pensata per espandersi di alcuni isolati, come in parte, oltre alla solita mappa del 1961, mostra il toponimo di Largo Itri, che non si presenta come un largo ma come una stradina, divenendo quindi un caso di toponomastica interrotta.
In tutto questo, viene da chiedersi come mai questo progetto non sia stato portato avanti negli anni. Sappiamo che la complessità urbanistica di Roma presenta ancora oggi molti elementi di incompiutezza, e sicuramente queste mostrate lo sono più di altri. Il caso di Via Zenodossio in particolare, divisa in due tratti distinti, è emblematico e fa delle casette dall'aspetto quasi rurale dell'ex tenuta Auconi un vero caso di resistenza urbanistica, sopravvissute a un progetto di sventramento. Non sappiamo se il progetto si sia interrotto 

Fontana del Prigione

Fontana Via Goffredo Mameli Trastevere

In Via Goffredo Mameli, nel Rione Trastevere, nello slargo alla confluenza di Via Luciano Manara, è presente la Fontana del Prigione. Tale fontana originariamente si trovava presso Villa Peretti Montalto, la villa di Papa Sisto V Peretti (1585-1590), nel corso del cui Pontificato era stato restaurato e ripristinato l'antico Acquedotto Alessandrino, che venne chiamato Acquedotto Felice (dal nome di battesimo del Papa, che prima di assumere il nome di Sisto V si chiamava Felice Peretti), e vennero realizzate ramificazioni alle condutture per l'approvvigionamento idrico di aree come il Viminale e il Quirinale, serviti fino a quel momento in maniera marginale, dove vennero realizzate diverse fontane grazie al nuovo acquedotto, come quella del Mosè presso Piazza San Bernardo.
Papa Sisto V volle quindi far sgorgare l'acqua del nuovo acquedotto anche all'interno della sua villa, e commissionò dunque una fontana al suo architetto di riferimento Domenico Fontana, che la realizzò tra il 1587 e il 1590. Curiosamente, la fontana prende il nome di "Fontana del Prigione", ma non vi è, almeno apparentemente, alcuna figura di un prigioniero. La spiegazione del nome la ha data il Principe Massimo nel 1636, dopo che aveva acquistato la villa che fu di Papa Sisto V, e descrisse il blocco marmoreo di apparenti rocce che si trova entro la nicchia della fontana come un prigione che cerca di liberarsi dalla materia. La fontana si presenta infatti come una grande nicchia delimitata da due lesene che sorreggono un frontone con riferimenti al simbolo della famiglia Peretti - il leone e le ghirlande - entro la quale una testa di leone getta acqua su una vasca. Sotto la testa del leone, il corpo marmoreo dall'aspetto roccioso di cui si è detto.
A partire dal 1888 la Villa Montalto, all'epoca nota come Villa Montalto Massimo, venne demolita per lasciare spazio ai nuovi quartieri nell'area della Stazione Termini: la fontana fu quindi smontata e ricollocata tra il 1894 e il 1895 in Via Genova, come sfondo monumentale nel tratto cieco della strada. La realizzazione in quell'area del Palazzo del Viminale come nuova sede del Ministero dell'Interno, tuttavia, rese necessario creare un accesso in Via Genova come magazzino o autorimessa, e la fontana venne dunque smontata una seconda volta e ricollocata dal Genio civile in Via Goffredo Mameli, dove tuttora si trova, nel tratto in cui la strada si allarga alla confluenza di Via Luciano Manara. Durante il fascismo, questo slargo prese il nome di Piazza Duilio Guardabassi, in memoria di un 17enne fascista di Trastevere ucciso in un agguato nel 1923, ma nel 1945, dopo la fine del Fascismo e con l'abolizione di tutti i toponimi a esso riferiti, tornò a essere parte di Via Mameli.
Nel 2006 la fontana ha subito un restauro in cui è stato creato un vasto marciapiede intorno a essa che la rende meglio visibile. 
 
Altri siti che ne parlano:

Via di Casal Fiorani


Casal Fiorani Monteverde

Via di Casal Fiorani è una strada del Quartiere Gianicolense (meglio conosciuto come Monteverde) che parte da Via Carlo Pisacane e non ha uscita. Essa venne istituita nel 1929, compresa tra Via Carlo Pisacane "e il casale omonimo", facendoci capire chiaramente l'origine del nome.
 
Via Casal Fiorani 1925

La mappa di Roma del Touring Club Italiano del 1925 mostra chiaramente come il percorso della strada sia stato ripreso da parte di un sentiero già esistente, in parte ancora riconoscibile: l'ideale proseguimento di Via di Casal Fiorani a nord di Via Pisacane è chiaramente riconoscibile nella linea del muro di cinta del giardino della Chiesa del Preziosissimo Sangue di Gesù.
 
La strada ricade nella Zona Urbanistica Gianicolense. Il CAP di Via di Casal Fiorani è 00152. 

Sawasdee

Sawasdee era un ristorante oggi non più attivo situato in Viale XXI Aprile 13, nel Quartiere Nomentano. Offriva cucina thailandese e, complice la vicinanza con l'ambasciata di questo Paese, era molto frequentato dal personale che vi lavorava. Al suo posto oggi è attivo il ristorante cinese Xin Du.