Fontana della Navicella

fontana della navicella

La Fontana della Navicella si trova in Via della Navicella, nel Rione Celio, di fronte alla Chiesa di Santa Maria in Domnica. 
L'attuale scultura raffigurante una navicella è stata realizzata nel 1518-1519 per volontà di Papa Leone X Medici (1513-1521), del quale porta lo stemma, ed è probabilmente stata disegnata da Andrea Sanovino, il quale si è ispirato a un'altra statua della Navicella che qui esisteva in precedenza, come spiega Pomponio Leto nel 1484. Non è chiaro quale fosse l'origine di tale scultura raffigurante un'imbarcazione: una tradizione vuole che fosse un ex voto di un militare dei Castra Peregrina, un castrum che si trovava in quest'area in cui risiedevano i Milites Peregrini, un corpo speciale dell'esercito romano, che lo aveva voluto realizzare dopo essere scampato a un naufragio. Altri ritengono fosse stato voluto da un marinaio della flotta di Capo Miseno, che si occupava delle complesse manovre dell'ampio velario del Colosseo.

La navicella nel 1756

Quale che fosse la funzione dell'originale navicella, sappiamo che non era posta su una fontana, così come originariamente non lo era neanche la nuova navicella del Sansovino. Solo nel 1931, infatti, quando venne sistemata l'area della Chiesa, la Navicella fu posizionata sulla nuova fontana alimentata dall'Acqua Felice.

Mappa di Saint Paul (1891)

Saint Paul Minnesota 1891 mappa
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La mappa in questione mostra la città di Saint Paul, in Minnesota, come si presentava nel 1891.

Albergo del Sole al Pantheon



L'Albergo del Sole è un hotel situato in Piazza della Rotonda n. 63, nel Rione Colonna.
Si tratta di uno dei più antichi alberghi di Roma ancora esistenti, le sue origini risalgono alla metà del 1400, quando fu installato nella piazza del Pantheon, che allora ospitava il mercato.
Il primo documento che abbiamo è del 1497, quando vengono citati alcuni ufficiali al seguito dell'Imperatore Federico III che alloggiarono nella Locanda del Montone, nome originario dell'albergo.



Nel 1500 appartenne alla famiglia degli Alberini, poi passò ai Turchi e quindi al chierico Giovanni Bitonto, nel 1600 la proprietà divenne delle monache Benedettine di Santa Maria in Campo Marzio e cambiò il nome in Albergo del Sole. 
Il 1968 l'albergo fu acquistato dalla famiglia Muzzi, che provvide ad un importante restauro interno.
La facciata in laterizio, ha un'impronta quattrocentesca, con finestre ad arco incorniciate da clipei e da una trabeazione, ai primi due piani, mentre l'ultimo livello, una volta occupato da un loggiato, è dotato di semplici finestre.



Nello storico edificio hanno soggiornato ospiti illustri, quali Ludovico Ariosto, Cagliostro e Pietro Mascagni.
Sulla facciata sono poste due lapidi che ricordano il soggiorno di Ariosto, nel 1513, e Mascagni, nel 1890.
Oggi l'albergo dispone di 32 camere di lusso, nella hall, di aspetto seicentesco, sono presenti alcuni affreschi.

Giorno dell'Ochi

 Il Giorno dell'Ochi, che in italiano può tradursi "Giorno del No", è un episodio della storia greca e italiana, oggi celebrato dai greci come festa nazionale ogni 28 Ottobre. Tale celebrazione risale a quando il 28 Ottobre 1940 il Primo ministro greco Ioannis Metaxas rispose di no all'ultimatum inviatogli dall'Italia in cui si chiedeva alla Grecia di permettere alle truppe italiane di occupare alcuni punti strategici del Paese fino alla conclusione del conflitto con il Regno Unito: un ultimatum che molti storici ritengono un pretesto per iniziare un conflitto e invadere la Grecia, cui l'Italia aveva rivolto le proprie mire espansionistiche e che aveva già stuzzicato con diverse azioni provocatorie. Il conflitto successivo si rivelò per l'Esercito Italiano un vero disastro, e la Grecia celebra per questo il Giorno dell'Ochi, nonostante le conseguenze della sconfitta italiana portarono alla drammatica invasione nazista della Grecia.
Ma andiamo a vedere nello specifico le ragioni che hanno portato all'ultimatum italiano.
Nel 1939 era scoppiata la Seconda Guerra Mondiale, in cui l'Italia, che in pochi anni aveva combattuto la Guerra d'Etiopia, la Guerra Civile Spagnola e l'invasione dell'Albania, era rimasta inizialmente neutrale in quanto non ancora attrezzata a intervenire nel conflitto dopo tanti dispendiosi interventi. Nonostante questo Benito Mussolini, di fronte agli iniziali successi della Germania, aveva deciso di bruciare i tempi, entrando in guerra nel Giugno 1940. Tuttavia, non volendo appiattire la sua posizione su quella tedesca, voleva che l'Italia combattesse una guerra parallela a quella tedesca, concentrandosi sulle proprie ambizioni di espansione nel Mediterraneo e nei Balcani anche al di là del conflitto in corso con Francia e Regno Unito. Mussolini, probabilmente reso troppo ottimista dai successi conseguiti nelle guerre precedenti e dagli iniziali risultati tedeschi nella Seconda Guerra Mondiale, iniziò a studiare operazioni militari nei più disparati teatri bellici, come la Francia meridionale, la Corsica, la Tunisia, la Jugoslavia e la Grecia senza un'effettiva strategia sul lungo termine.
Le iniziali mire verso un'invasione jugoslava vennero tuttavia fermate dalla Germania, dal momento che il governo di Belgrado aveva mostrato simpatie verso l'Asse. Nei confronti della Grecia, invece, erano state messe in piedi una serie di azioni aggressive e provocatorie, a prova che la pista di un intervento era da ritenersi percorribile. Cesare Maria De Vecchi, governatore del Dodecaneso italiano, accusò in più occasioni il governo ellenico di dare sostegno alle navi britanniche, mentre Galeazzo Ciano, all'epoca Ministro degli Esteri, iniziò una campagna di propaganda anti-greca, sostenendo che Atene compisse soprusi sulla minoranza albanese (l'Albania era sotto il controllo italiano) che abitava la regione della Ciamuria, in Epiro. Tale atteggiamento italiano raggiunse il culmine il 15 Agosto, quando De Vecchi ordinò al sommergibile Delfino di colpire il traffico mercantile a sostegno del Regno Unito, comprese le navi neutrali. L'azione portò all'affondamento dell'incrociatore greco Elli, che si trovava presso l'isola di Tino, sede di un importante santuario ortodosso, in rappresentanza del governo per prendere parte alla festa dell'Assunzione di Maria. Il governo italiano incolpò dell'incidente i britannici, ma la tensione tra Roma e Atene si faceva sempre più alta.
Nel mese di ottobre, il governo italiano sembrava ormai voler accantonare provvisoriamente qualsiasi azione bellica autonoma visto l'avvicinarsi dell'inverno, tanto che numerosi militari vennero mandati in congedo. Tuttavia, la svolta arrivò quando la Germania invase la Romania, con l'obiettivo di prendere il controllo dei campi petroliferi locali. Mussolini non prese bene l'azione unilaterale e molto importante dell'alleato, e temeva di essere nuovamente messo in secondo piano. Decise così che l'Italia avrebbe dovuto muovere guerra contro la Grecia.
Il governo di Atene, tuttavia, fino all'inizio delle provocazioni del 1940 non era affatto ostile all'Italia. Il Primo Ministro Ioannis Metaxas, pur non definendosi esplicitamente fascista, guidava dal 1936 un regime che era molto simile a quello di Mussolini, cui mostrava di ispirarsi attraverso, ad esempio, l'istituzione del saluto romano. Metaxas temeva molto di più uno scontro militare con la Bulgaria, tanto che aveva realizzato un sistema di fortificazioni al confine noto come "Linea Metaxas", a causa delle tradizionali rivendicazioni bulgare sulla Tracia e su Salonicco, mentre intratteneva rapporti di vicinanza con l'Italia-
Rapporti molto più che cordiali che avevano iniziato a incrinarsi nel 1939 con l'occupazione italiana dell'Albania e che come abbiamo visto nel 1940 avevano iniziato a peggiorare progressivamente. 
 
mappa piano invasione italiana grecia 1940
Le direzioni dell'invasione della Grecia nei piani militari italiani del 1940
 
Decisa l'azione contro la Grecia, Mussolini convocò i vertici dell'esercito (senza chiamare in causa esponenti di marina e aeronautica, a prova di una confusione e un'emotività di fondo nell'azione bellica) e ordinò di muovere guerra entro fine ottobre con un'azione che rappresentava la combinazione dei piani di invasione presi in considerazione negli anni: Mussolini volle quindi da un lato una penetrazione nell'Epiro fino allo strategico porto di Preveza e contestuale occupazione delle Isole Ionie e, dall'altro lato, una pressione su Salonicco partendo dalla città albanese di Corizza. In un momento successivo, le truppe avrebbero dovuto muovere sulla Grecia peninsulare e su Atene.
Come pretesto, Mussolini chiese di creare un incidente alla frontiera ad hoc che consentisse di mettere in campo l'azione bellica entro la fine di Ottobre. Fu così che in seguito ad alcuni di questi incidenti, l'ambasciatore italiano ad Atene Emanuele Grazzi fu inviato presso Metaxas il 28 Ottobre (peraltro anniversario della Marcia su Roma) per consegnargli un ultimatum, scritto in tutto e per tutto in modo tale da risultare tecnicamente irricevibile per la Grecia. Tale ultimatum chiedeva di permettere all'Italia di occupare non meglio identificati punti strategici greci che avrebbero permesso di combattere contro il Regno Unito, minacciando altrimenti azioni belliche. Ai tentativi dell'ambasciatore di convincere Metaxas a evitare un conflitto venendo incontro alle richieste italiane, il Primo Ministro rispose chiarendo che tale ultimatum era irricevibile, dal momento che nelle tre ore concesse per accogliere le richieste non avrebbe nemmeno avuto il tempo di impartire l'ordine alle truppe, oltre al fatto che i luoghi strategici da occupare non erano specificati. Nello storico colloquio tra i due, tenuto in francese, la lingua diplomatica del tempo, Metaxas disse "Allora è la guerra". "Non necessariamente, Eccellenza", rispose Grazzi, ma Metaxas replicò "No, è necessaria". Quest'ultimo no, Ochi in greco, entrò nella storia ellenica come O Megalo Ochi, il grande no.
 
Metaxas Giorno Ochi
Un cartone animato preso dal video dei Sabaton "Coat of Arms" mostra Metaxas stracciare l'ultimatum italiano
 
Il conflitto, che l'Italia pensava di vincere agevolmente, si trasormò rapidamente in un disastro: il Paese veniva da numerosi conflitti negli ultimi anni, e aveva organizzato la campagna di Grecia con grande rapidità, senza nemmeno mettere a punto strategie particolarmente articolate. Atene, ad esempio, temeva soprattutto attacchi anfibi sul Peloponneso che l'Italia nemmeno prese in considerazione. Ma oltre a questo, si trattò di un conflitto che l'Italia mosse contro un Paese storicamente affine e amico nel corso dei millenni, ma come sappiamo la guerra troppe volte mette contro senza alcun senso amici e fratelli gli uni contro gli altri.
La Grecia riuscì a respingere il tentativo di penetrazione italiano nell'Epiro, lanciando una controffensiva che portò a occupare il sud dell'Albania e nel 1941 costrinse l'Italia a chiedere aiuto alla Germania. Metaxas morì nel 1941 di setticemia, poco prima che i tedeschi invadessero la Grecia, spartendosela poi con Italia e Bulgaria.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Grecia ha iniziato a celebrare il 28 Ottobre come festa nazionale, con il nome di Festa dell'Ochi. L'eco del grande no pronunciato da Metaxas fa sì che oggi la memoria dell'ex dittatore sia qualcosa di controverso e insolito: da un lato è ricordato infatti come un dittatore che ha messo in piedi un regime dai tratti feroci, ma al tempo stesso è elogiato ancora oggi il suo no all'ultimatum italiano, celebrato come festa nazionale.



Le vicende del giorno dell'Ochi e della fallimentare campagna italiana in Grecia sono narrate anche nella canzone "Coat of Arms" del gruppo metal svedese Sabaton.

Pole Dance a Roma: corsi e palestre dove praticarla

La pole dance è un misto tra danze e ginnastica divenuto molto popolare e praticato negli ultimi anni. Essa  si svolge attraverso l'uso di un palo intorno al quale chi esegue la pole dance deve svolgere figure acrobatiche attraverso la forza delle braccia.
La pole dance nasce negli Stati Uniti negli anni '20, forse influenzata dai circensi cinesi, ed è spesso confusa con la lap dance, la quale ha tuttavia in comune principalmente l'uso del palo ma è una forma esclusivamente d'intrattenimento. La pole dance, come abbiamo visto, richiede un notevole sforzo fisico ed è una forma di ginnastica e sport a tutti gli effetti.
Negli ultimi anni la pole dance ha avuto notevole diffusione in Italia e molte palestre e centri sportivi hanno iniziato a praticarla. E' praticata in grande maggioranza da donne ma non è una disciplina esclusivamente femminile.

Pole Dance girl



A seguire un elenco delle palestre e dei centri che offrono corsi di pole dance usando, come da nostra abitudine, le suddivisioni toponomastiche come criterio d'ordine. Da notare bene: questo non è un articolo promozionale ma meramente informativo. Chiunque desideri segnalare altri centri che offrono corsi di pole dance può tranquillamente scriverlo nei commenti o contattarci alla nostra pagina Facebook, e provvederemo ad aggiornare l'elenco.

Quartiere Nomentano:
- A.R.E.M., Via Ignazio Giorgi 52
- L'Art de la Danse - Scuola di Danza, Ballo e Fitness, Via Pisa 17

Quartiere Prenestino-Labicano:
- Rome Pole Dance Studio 2, Via Pietro Sensismi 30

Quartiere Appio-Latino:
- CMA Pole Dance Studio, Via della Caffarelletta 35
- Vertical Dolls Studio, Via Ferdinando Ughelli 16

Quartiere Ostiense:
- Pole Heart, Via Giovanni Ansaldo 3l
- Rome Pole Dance Studio, Viale Leonardo da Vinci 301

Quartiere Aurelio:
- Phenix Aerial and Dance Studio, Via Baldo degli Ubaldi 31

Quartiere Monte Sacro:
- Bounce Factory Dance Studio, Viale Tirreno 292
- VDA Pole Dance Roma, Via Valsola 45

Quartiere Trieste:
- ASD You Can Dance, Via Gadames 3
- Rome Pole Fitness, Via Tripolitania 199

Quartiere Prenestino-Centocelle:
- Dancing Queen's School_Pole Dance_Calisthenics Dance, Via degli Anemoni 10

Quartiere Don Bosco:
- Pole Dance Company, Via Messala Corvino 17
- UpsideDown Pole Dance, Via Quinto Pedio 31

Quartiere Giuliano-Dalmata:
- Pole Dance Studio 5, Via Gian Francesco Biondi 9

Suburbio Aurelio:
- Global Dance Studio, Via Boccea 313a

Zona Val Melaina:
- Pole Dance's Soul, Via Ivanoe Bonomi 29

Zona Tomba di Nerone:
- Gotha Studio Pole, Via Civitella San Paolo 9

Mappa di Anversa (1902)

Vecchia mappa Anversa
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 La mappa in questione mostra la città di Anversa, in Belgio, come si presentava nel 1902. La mappa è divisa in due parti: a sinistra mostra anche i dintorni, mentre a destra si focalizza sull'area centrale della città.

Palo della morte

Un sacco bello Palo della Morte

Il Palo della morte è un luogo di Roma divenuto celebre perché menzionato da Carlo Verdone nel suo celebre film "Un sacco bello" risalente al 1980. In questo film, il personaggio di Enzo, interpretato dallo stesso Verdone, dà appuntamento all'amico Sergio, Renato Scarpa, al Palo della morte, un punto di riferimento dove vedersi per poi partire per Cracovia per il Ferragosto. Un appuntamento annunciato dalla celebre frase "A mezzogiorno, al palo della morte!".
Il palo, un traliccio dell'alta tensione particolarmente grande, oggi non esiste più. Si trovava in Via Giovanni Conti, al confine tra le Zone Val Melaina e Castel Giubileo, un'area che come si può vedere dalle immagini del film era ancora in gran parte in fase di realizzazione quando venne girato "Un sacco bello".
Nel 2020, sul luogo dove in passato sorgeva il "Palo della morte", è stata posta una targa alla presenza di Carlo Verdone. Ancora oggi capita che fan del film e curiosi si riuniscano in questo luogo in occasione del Ferragosto.