Villa Marignoli



Villa Marignoli è una villa di Roma situata in Corso d'Italia ad angolo con Via Po, ai nn. 2 e 4, nel Quartiere Pinciano.
Fu costruita nel 1907 da Giulio Magni per il Marchese Giacomo Marignoli, membro di una ricca famiglia spoletina, il padre Filippo, si era fatto costruire il palazzo nobiliare in Via del Corso.
Il Magni, tornato dalla Romania, progettò un edificio di chiare ascendenze nordeuropee, con rimandi al gotico riletto in chiave liberty, che si manifestano nell'uso del laterizio in cortina, nella presenza di tetti a spiovente, nelle semplici cornici di travertino e nell'assenza di ornamento eccessivo.
Il villino è dotato di tre piani, con finestre quadrangolari con cornice di travertino nei primi due piani, in cui si inseriscono trifore di tipo rinascimentale.
Ai lati della facciata si inseriscono due elementi di spicco: ad angolo con Via Po la grande torre, con portefinestre su balcone al primo piano, e una grande arcata a tutto sesto a livello dell'attico, che sorregge il timpano su cui poggia il tetto a spioventi della torre stessa; dall'altro lato, verso la chiesa di Santa Teresa d'Avila, si trova un corpo di fabbrica sporgente con tetto a spioventi perpendicolare rispetto a quello della facciata su Via Po, decorato con una trifora al pianterreno, un'ampia finestra su balcone al primo piano, una trifora al secondo piano e una feritoia lungo gli spioventi del tetto.
Negli anni trenta la villa fu trasformata in pensione dalle suore della clinica oculistica vicina con il nome di Pensione Villa Santa Caterina. Durante la Seconda Guerra Mondiale la pensione fu utilizzata come sede del Comando della Polizia Militare Germanica.
Dopo la guerra l'edificio cadde in disuso e fu integralmente restaurato a partire dal 1975. Oggi per fortuna è vincolato dalla Soprintendenza ai monumenti di Roma ed ospita un hotel di lusso.

Villa Scialoja



Villa Scialoja era una villa che si trovava in Piazza Cola di Rienzo n. 82, ad angolo con Via Cicerone, nel Rione Prati, oggi non più esistente.
Fu costruita nel 1907 dall'architetto Claudio Monticelli, nello stile del primo rinascimento toscano, per il senatore Vittorio Scialoja, professore di Diritto Romano alla Sapienza di Roma.


Il grande edificio prospettava con la facciata principale, dotata di tre piani, su Piazza Cola di Rienzo, in cui si apriva il portone d'ingresso, il tetto era a spioventi.
Il pianterreno era decorato da un bugnato in cui si aprivano grandi monofore.
Al piano nobile le finestre erano decorate da una cornice bugnata, più semplici erano le finestre dell'ultimo piano.
A livello del portone d'ingresso si apriva la grande torre, decorata con una bifora al primo piano e con una piccola finestra polilobata al piano superiore. La torre terminava in una ampia trifora nell'attico, sormontata da beccatelli e transenne polilobate, terminanti all'estremità in un pilastro con asta portabandiera.


Nell'ultima finestra di destra del primo piano e lungo la prima finestra della facciata su Via Cicerone si apriva una lunga balconata ballatoio su colonnine.
Dietro al villino si apriva il giardino dotato di una cancellata poggiante su un muro di mattoni, con un'apertura carrabile lungo Piazza Cola di Rienzo, decorata da pilastri con colonnine romaniche sormontati da un leone sostenente uno scudo araldico.


Il villino fu barbaramente demolito per costruire una grande palazzina di sei piani negli anni cinquanta.

Villini nel Quartiere Nomentano

A seguire un elenco dei villini presenti nel Quartiere Nomentano

Villino Nicolini, Via Gerolamo Fracastoro angolo Via Maurizio Bufalino (demolito)

Fontane del Rione Castro Pretorio

A seguire un elenco delle fontane presenti nel Rione Castro Pretorio, elencate in ordine alfabetico.

Fontana delle Naiadi, in Piazza della Repubblica

Le unità di misura del vino a Roma

Oggi quando si ordina il vino si tende a scegliere tra bottiglia, bicchiere o, nel caso del vino alla mescita (spesso riportato nei menu dei ristoranti come vino della casa), tra caraffe da un litro, mezzo litro o un quarto di litro. Nel caso del vino alla mescita è riduttivo, a Roma, scegliere tra queste tre unità di misura: nella Città Eterna, infatti, esiste una tradizione di unità di misura del vino, con precisi nomi romaneschi, ognuno dei quali con una propria storia.

Fino alla fine del XVI Secolo, il vino era servito soprattutto in recipienti metallici o in terracotta e con le seguenti unità di misura: il congio, il mezzocongio, il boccale, il mezzo boccale e la foglietta (o fojetta), cui nel 1580 Papa Gregorio XIII Boncompagni aggiunse la mezza foglietta, per favorire un consumo più moderato del vino.



I recipienti metallici e in terracotta, tuttavia, non permettevano ai clienti di vedere il vino che veniva servito, e alcuni osti per fare i furbi non riempivano i recipienti con la quantità di vino dovuta: un fenomeno che veniva chiamato "sfogliettatura". Papa Sisto V Peretti decise dunque di intervenire per fermare questo fenomeno: il 15 Luglio 1588 incaricò l'ebreo Meier Maggino di Gabriello di produrre nuovi recipienti per il vino in vetro, in modo da permettere agli avventori delle osterie di vedere personalmente se il riempimento fosse corretto. Ancora oggi, in ristoranti e osterie a Roma (e non solo), si usano infatti i tradizionali recipienti di vetro.

In tale occasione nacquero anche gran parte delle unità di misure tradizionali, che hanno visto nei nomi e nelle misure alcune modifiche nel tempo. Ecco quali sono:

2 litri - Cardinale (o Barzilai): il primo nome è dovuto all'importanza della figura del Cardinale, cui quindi viene dato il nome di un'importante misura di vino. Il secondo nome, più recente, deriva invece dal Salvatore Barzilai, uomo politico del Partito Repubblicano Italiano attivo tra la fine del XIX Secolo e l'inizio del XX che era solito offrire vino in gran quantità durante i suoi eventi elettorali.

1 litro - Tubbo (o tubo)

1/2 litro - Fojetta (o foglietta)

1/4 di vino - Quartino (o mezza fojetta)

1/5 di vino - Chierichetto

1/10 di vino - Sospiro (o sottovoce) - Così chiamato perché spesso le persone si vergognavano di far sapere che ordinavano questa quantità di vino

Altri siti che ne parlano:
- Fojetta, quartino o sospiro? - in Dar Ciriola
- O Cardinale o Barzilai - in Enrico Galantini
- Le osterie da Niccolò V a Trilussa - in La Repubblica
- Roma e le osterie - in Via Belon
- Roma e le storie da osteria - in Agora Vox
- Roma sparita. Sisto V e la tassa sul vino - in Roma Cult
- La storia - in Vino e Pecorino
- La storia delle unità di misura del vino romano - in The Roman Post
- Le unità di misura del vino a Roma - in Gusto Blog

Villino Nicolini


Il villino Nicolini, oggi non più esistente, si trovava in Via Gerolamo Fracastoro n. 8, ad angolo con Via Maurizio Bufalini, nel Quartiere Nomentano.
Fu costruito nel 1907 da Giovanni Battista Milani per lo scultore Giovanni Nicolini, che si era trasferito a Roma da Palermo nel 1890, e quì aveva sposato nel 1900 la belga Marcelin Colignon da cui aveva avuto sei figli.
Il villino era su due piani ed aveva una decorazione molto semplice in stile liberty.
Il bovindo del piano terra era sormontato da una cornice e una balaustra in stile floreale contenente girali fogliati.
Il tetto era a spioventi e si appoggiava su un cornicione dipinto liberty.
Una torretta si elevava sul versante meridionale ed era dotata di una trifora costituita da finestre rettangolari.
Nel giardino era posta una grande scultura di una ragazza in meditazione, opera di Giovanni Nicolini.
Il villino passò in proprietà al Vaticano e fu barbaramente demolito nel 1965 per costruire il vasto edificio del Pontificio Istituto per le Missioni Estere, venduto nel 1977 alla Svezia che ne ha fatto la sede della propria ambasciata.

Villino Anderson


Il Villino Anderson era un villino esistente a Roma, oggi distrutto, si trovava in Via Salaria 7a ad angolo con Piazza Fiume, nel Quartiere Pinciano.
L'edificio fu costruito nel 1904 dall'architetto Morichini per il fotografo Domenico Anderson, figlio a sua volta del fotografo inglese James Anderson.
Il villino doveva accogliere la residenza e lo studio fotografico della famiglia, la Casa fotografica Anderson.
La costruzione era in stile romanico, costituita da una torre quadrata di tre piani con tetto a spioventi e tegole alla marsigliese, da cui partiva un corpo longitudinale di due piani orientato lungo Via Aniene, dotato di finestre monofore e sormontato da un tetto a spioventi.
La torre invece era occupata da una bifora su colonnina corinzia ai primi due piani e un loggiato al terzo piano.

I due villini Calderai e Anderson ripresi da Corso d'Italia in una foto LUCE del 1927

Lungo Corso d'Italia si sviluppava il vasto giardino, che confinava con villa Calderai.
Nel 1957 il villino fu distrutto e al suo posto fu costruito l'edificio della Rinascente.