Fontanella di Via della Spada d'Orlando


Lungo Via della Spada d'Orlando, nel Rione Colonna, è presente una fontanella abbastanza semplice, realizzata in travertino e inserita in una nicchia scavata in un prospetto in muratura.
La fontana venne realizzata durante il Pontificato di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), e originariamente si trovava nella limitrofa Via dei Pastini, tra i civici 13 e 16, come è scritto nella targa situata sopra la fontanella. Nel 1869, infatti, la fontana venne spostata per ragioni di viabilità. A Roma sono molte le fontana che per ragioni simili sono state trasferite, ma questa è una delle poche in cui il trasferimento è testimoniato da una targa.

Via Antonio Cecchi


Via Antonio Cecchi è una strada del Rione Testaccio compresa tra Lungotevere Testaccio e Via Giovanni Branca. La strada venne realizzata negli anni '80 del XIX Secolo insieme al resto del Rione Testaccio, ma all'epoca della sua formale istituzione - nel 1886 - venne dedicata a Cristoforo Colombo. Fu un fatto sicuramente insolito che a uno degli esploratori italiani più famosi al mondo nonché scopritore dell'America venne dedicata solo una strada di dimensioni così ridotte.
Via Cecchi in una mappa del 1925 quando ancora si chiamava Via Colombo
Probabilmente tale falla non passò inosservata, e nel 1935 il Governatorato di Roma, nel dedicare a Colombo un lungomare, decise di cambiare la denominazione di questa strada dedicandola ad Antonio Cecchi (Pesaro 1849-Latofé 1896), attivo nell'Africa Orientale. Lo stesso Cecchi era stato ricordato nel 1920 da una strada nel Quartiere Ostiense, che tuttavia era stata assorbita dai binari della vicina Stazione Ostiense. In questo modo, Colombo fu ricordato con una strada più degna - nel frattempo anche il Lungomare ha cambiato nome e ben sappiamo che a Colombo sono dedicate la grande strada che collega il centro di Roma a Ostia e un piazzale a Castel Fusano - e Cecchi non cadde nel dimenticatoio della toponomastica.

Via Orazio Antinori


Via Orazio Antinori è una strada del Rione Testaccio, compresa tra Lungotevere Testaccio e Via Amerigo Vespucci. La strada non nacque nell'ambito della realizzazione originaria di Testaccio, che prevedeva un unico isolato tra Via Rubattino, Via Vespucci, Via Florio e Lungotevere Testaccio, e venne a formarsi solamente negli anni '30, quanto venne finalizzata la costruzione di questo isolato, non a caso caratterizzato da edifici del periodo.

Una mappa del 1925 mostra come ancora non esistesse Via Antinori, mentre il resto di Testaccio era in gran parte almeno delineato
 Nel 1935 si decise allora di dare un nome alla nuova strada venutasi a formare, e in linea con la toponomastica della zona si decise di dedicarla all'esploratore Orazio Antinori (Perugia 1811-Lit Marefià 1882), particolarmente attivo in Etiopia.
Nella strada oggi è presente la pizzeria Il Piccolo Alpino.



Via di Sant'Anselmo


Via di Sant'Anselmo è una strada del Rione Ripa, situata nella parte del rione che si estende sul colle Aventino, compresa tra Piazza Sant'Anselmo e Piazza Albania. L'origine della strada risale al 1926, quando vennero dati i noi a diverse strade della zona, e questa fu così chiamata perché limitrofa alla Chiesa di Sant'Anselmo, qui costruita per i Benedettini tra il 1892 e il 1896.

Architetture civili nel Rione Trevi

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Trevi:

Casa Nicoletti, in Via di San Basilio

Piazza Albina


Piazza Albina è una strada situata nel Rione Ripa - nella parte che si estende sul colle Aventino - compresa tra Via Icilio e Via dei Decii. Originariamente il nome di Via Albina venne riservato - nel 1927 - per una strada da realizzare sull'area un tempo occupata da Villa Pepoli, nel Rione San Saba. Tuttavia, la costruzione di nuove strade in quell'area fu molto limitata, e questa strada da dedicare alla matrona Romana del V Secolo Dopo Cristo, Albina, non venne realizzata.
Nel 1951, quindi, si decise di dedicare ad Albina la piazza venutasi a creare all'Aventino che tuttora porta questo nome.
La piazza oggi si presenta come un grande quadrilatero con al centro un'area adibita a parco pubblico.

Via San Giosafat


Via San Giosafat è una strada situata nella parte del Rione Ripa che si estende sul colle Aventino, compresa tra Piazza di Santa Prisca e Piazza Albina. Questa strada originariamente - dal 1926 quando venne istituita - era un tratto di Via Icilio (di cui ancora oggi è prosecuzione oltre Piazza Albina), ma nel 1961 si decise di cambiarle nome, per via della prossimità con la sede dell'Ordine di San Giosafat.
San Giosafat Kuncewicz (Volodymir-Volyns'kyj 1580 - Vicebsk 1623) fu un Arcivescovo Greco-Cattolico della Rutenia. Coinvolto negi scontri tra le Chiese locali, sostenne i Cattolici e morì da martire, ucciso nel 1623 in una rivolta. Nel 1643 venne Beatificato e dal 1867 è Santo.

Madonna con Bambino in Via dell'Arco di San Calisto


In Via dell'Arco di San Calisto, nel Rione Trastevere, addossata alle mura della casetta nota per essere la più piccola di Trastevere, è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino risalente al XVIII Secolo.

La casa "più piccola" di Trastevere


Quello che andiamo a descrivere è una semplice struttura domestica situata in Via dell'Arco di San Calisto, nel Rione Trastevere. Essa ha l'aspetto di una casa di paese, si estende su due piani, il primo raggiungibile attraverso una scala lungo la quale è presente un'Edicola Sacra del XVIII Secolo, mentre quello sotto adibito originariamente a magazzino, stalla o forno.
Questa casa venne desritta nel 1978 da Luigi Lotti che ne parlò come della casa più piccola di Trastevere. In quell'anno, l'autore di tale osservazione notò anche come lo stile di vita, all'epoca, fosse rimasto probabilmente rustico all'interno di questa casa, dal momento che notò come il piccolo comignolo che si vede sul tetto aveva del fumo che vi usciva, lasciandogli pensare che ancora non vi fossero stati installati elettrodomestici. Nello stesso testo del 1978, Lotti disse anche che l'ambiente principale cui si accede tramite la scaletta era un ambiente unico, in cui vi erano anche letto, cucina, soggiorno e tinello in una sola stanza.
Nel frattempo, con la gentrificazione che ha avvolto il Rione Trastevere e l'aumento del benessere tra gli italiani, non sappiamo quale sia stata l'evoluzione di questa casa rispetto al 1978, ma da fuori mantiene inalterato il suo aspetto rustico che la fa somigliare - come anche altre case di Trastevere - a una casa di paese.

San Basilio


San Basilio è una Chiesa del Rione Trevi, situata in Via di San Basilio. Le sue origini risalgono alla fine del XVII Secolo, quando i monaci Basiliani presenti a Roma decisero di dotarsi di una propria Chiesa stabile in città: questa comunità, infatti, era presente da secoli soprattutto nell'Italia Meridionale (le loro origini risalgono a San Basilio Magno, uno dei Padri Cappadoci del IV Secolo dopo Cristo), ma dal 1579 Papa Gregorio XIII Boncompagni aveva deciso che ogni anno questi monaci avrebbero dovuto tenere un incontro l'anno a Roma.
Dopo aver stabilito nel tempo la propria rappresentanza per un tempo limitato in diverse Chiese della città (prima San Pantaleone ai Monti, poi a San Silvestro al Quirinale, che acquistarono nel 1630 ma vendettero quattro anni dopo), nel 1660 decisero di acquistare un terreno nell'area compresa tra Piazza Barberini e gli antichi Orti Sallustiani, nel Rione Trevi, di proprietà di Giovanni Paolo Vespignani.
Tra il 1680 e il 1682 venne costruita la Chiesa, caratterizzata da una facciata a due ordini chiusa da un doppio timpano. Il portale è invece sormontato da un'iscrizione che ricorda come i lavori per la sua realizzazione siano stati completati nel 1682. Nel 1692 venne realizzato anche il Convento, ad opera di Carlo Francesco Bizzaccheri: i Monaci vi rimasero fino al 1874, anno in cui vennero allontanati e l'edificio passò al demanio comunale.
La Chiesa è di rito Greco-Cattolico, e l'interno mostra tutte le caratteristiche tipiche delle Chiese di questo rito: un'iconostasi divide infatti la navata dal presbiterio. Le decorazioni dell'iconostasi raffigurano il Crocifisso tra la Vergine e San Giovanni, l'Ultima Cena, l'Angelo Annunziante e la Vergine, con una serie di altri pannelli raffiguranti Santi. Questa iconostasi in precedenza si trovava nella Chiesa di San Lorenzolo ai Monti, che all'inizio del XX Secolo era divenuta una Chiesa di rito Russo, e che venne demolita per far spazio all'attuale Via dei Fori Imperiali.
Nella parete destra, invece, è presente una tela settecentesca raffigurante la Morte di San Giuseppe, mentre su quella sinistra è presente un dipinto che raffigura la Vergine col Bambini e Santi. Sull'altare, invece, è presente una tela raffigurante San Basilio risalente al XVII Secolo.
 La Chiesa, oltre a dare il nome alla strada in cui si trova e, plausibilmente ma senza conferme certe, anche alla limitrofa Via del Basilico, dà il nome al quartiere di Roma situato tra la Nomentana e la Tiburtina subito dentro il Grande Raccordo Anulare, San Basilio. Tale quartiere deve infatti il nome al Casale di San Basilio, così chiamato perché di proprietà della Chiesa in questione.

Casa Nicoletti


Casa Nicoletti è un edificio residenziale situato in Via di San Basilio, nel Rione Trevi. La sua realizzazione risale al 1931, quando si decise di sostituire un tipico edificio a schiera romano situato tra la Chiesa di San Basilio e l'edificio per appartamenti limitrofo.
A realizzare tale intervento è Adalberto Libera nella sua prima opera romana: in questo senso, rinnova la facciata e riorganizza l'interno dell'edificio.
Il condominio di quattro piani, nella sua semplicità acquisisce un forte linguaggio espressivo dato dall'asse centrale delle finestre e il loro rapporto con le due ali di finestre laterali, caratterizzate - a partire dal secondo piano - da un balcone aggettante in maniera molto limitata con ringhiere in metallo verniciato che, rompendo l'elemento di verticalità della facciata, pongono l'accento su di esse.
Il pian terreno, dove lo spazio per negozi è limitato (oggi c'è un bar), è caratterizzato dalla classica fascia in travertino che richiama gli storici bugnati romani, pur senza l'elemento delle bugne.

Targhe in memoria di persone legate all'Ungheria a Roma

Endre Ady, in Via Vittorio Veneto

Targhe in memoria di persone legate alla Russia a Roma

Karl Pavlovic Brjullov, in Via di San Claudio
Nikolaj Gogol, in Via Sistina

Targhe in memoria di italiani legati al Friuli-Venezia Giulia a Roma

Pietro Garinei, in Via Sistina

Targhe in memoria di persone legate alla Polonia a Roma

Adam Mickiewicz, in Via del Pozzetto
Cyprian Norwid, in Via Sistina

Targhe in memoria di persone legate al Regno Unito a Roma

Walter Scott, in Via della Mercede
Percy Bysshe Shelley, in Via del Corso

Targhe in memoria di italiani legati alle Marche a Roma

Luigi Albertini, in Via XXIV Maggio
Romolo Murri, in Via dei Montecatini

Targhe in memoria di italiani legati alla Liguria a Roma

Giuseppe Mazzini, in Via di Capo Le Case
Sandro Pertini, in Piazza di Trevi

Targhe in memoria di persone legate agli Stati Uniti a Roma

Margaret Fuller, in Piazza Barberini
Augustus Saint-Gaudens, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate all'Irlanda a Roma

Augustus Saint-Gaudens, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate all'Armenia a Roma

Uccisione degli Armeni, presso la Salita di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate alla Cechia a Roma

Riconoscimento della Cecoslovacchia da parte dell'Italia, in Piazza della Madonna di Loreto

Targhe in memoria di persone legate alla Germania a Roma

Ferdinand Gregorovius, in Via di Pietra
Giuseppe Antonio Koch, in Via delle Quattro Fontane
Thomas Mann, in Via del Pantheon

Targhe in memoria di persone legate all'Austria a Roma

Giuseppe Antonio Koch, in Via delle Quattro Fontane

Targhe in memoria di persone legate alla Svizzera a Roma

Jacob Burkhardt, in Via delle Quattro Fontane

Targhe in memoria di persone legate alla Croazia a Roma

Ruggero Giuseppe Boscovich, dentro l'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta

Targhe in memoria di persone legate all'Argentina a Roma

Argentini che hanno contribuito al restauro dell'Università Gregoriana, dentro l'Università Gregoriana in Piazza della Pilotta
Rifacimento della pavimentazione limitrofa al Pantheon da parte del comune di Buenos Aires, in Piazza della Rotonda

Targhe in memoria di italiani legati al Trentino-Alto Adige a Roma

Cesare Battisti, in Via Cesare Battisti

Targhe in memoria di persone legate alla Città del Vaticano a Roma

Questa lista comprende i Papi ricordati a Roma in diverse targhe commemorative, compresi quelli che sono stati sovrani dello Stato Pontificio o il cui Pontificato si è svolto prima del potere temporale. Per una questione di ordine abbiamo deciso di comprenderli anche qui. I Papi sono inoltre inseriti nelle liste relative ai loro Paesi e regioni d'origine.

Pio VI, in Piazza Barberini
Pio VII, in Piazza Barberini

Targhe in memoria di persone legate alla Norvegia a Roma

Bjornsterne Bjornson, Piazza Barberini

Targhe in memoria di italiani legati al Veneto a Roma

Giacinto Gallina, Via Quattro Novembre

Targhe in memoria di italiani legati alla Puglia a Roma

Giovanni Bovio, in Via di Pietra
Don Pietro Pappagallo, in Via Urbana

Targhe in memoria di persone legate alla Francia a Roma

Frere Gabriel Drolin, in Via dei Cappuccini
San Benedetto Giuseppe Labre, in Via dei Serpenti
Federico Mistral, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate alla Grecia a Roma

Santi Cirillo e Metodio, in Via di Santa Prassede

Targhe in memoria di italiani legati all'Umbria a Roma

Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati alla Toscana a Roma

Michelangelo Buonarroti, in Piazza della Madonna di Loreto
Pietro Mascagni, in Piazza della Rotonda
Beato Angelo Paoli, in Via di San Giovanni in Laterano
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati all'Emilia-Romagna a Roma

Ludovico Ariosto, in Piazza della Rotonda
Domenichino, in Via di San Martino ai Monti
Luigi Carlo Farini, in Via della Mercede
Girolamo Frescobaldi, sotto al portico della Basilica dei Santi Apostoli, in Piazza dei Santi Apostoli
Pio VI, in Piazza Barberini
Pio VII, in Piazza Barberini
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna
Luigi Rossini, in Via Sistina

Targhe in memoria di italiani legati a Istria, Fiume e Dalmazia a Roma

Ruggero Giuseppe Boscovich, dentro l'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta
Nazario Sauro, in Via della Madonna dei Monti angolo Via dei Serpenti

Targhe in memoria di italiani legati alla Campania a Roma

Gian Lorenzo Bernini, in Via Liberiana
Gian Lorenzo Bernini, in Via della Mercede
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di Italiani in generale

Caduti dell'Esattoria, in Via Rabicana
Caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Largo Magnanapoli
Caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Largo Magnanapoli
Caduti del Rione Monti nella Prima Guerra Mondiale, in Via della Madonna dei Monti
Cittadini rastrellati in Via Rasella e uccisi alle Fosse Ardeatine, in Via delle Quattro Fontane
Dipendenti INAIL caduti nelle due guerre mondiali, dentro il Palazzo INAIL in Via IV Novembre
Frequentatori della Saletta Aragno caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Via delle Convertite
Postelegrafonici uccisi durante la Guerra di Liberazione, in Piazza San Silvestro

Targhe in memoria di persone legate alla Georgia a Roma

Targa in memoria della pubblicazione del dizionario Georgiano-Italiano, nella Salita del Grillo

Targhe in memoria di italiani legati alla Sicilia a Roma

Fratelli Biviano, in Piazza di Monte Citorio
Renato Guttuso, in Piazza del Grillo
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati alla Lombardia a Roma

Agostino Bertani, in Via delle Quattro Fontane
Cesare Correnti, in Piazza di Monte Citorio
Luigi Cremona, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana
Agostino Depretis, in Via Nazionale
Gaetano Donizetti, in Via delle Muratte
Carlo Emilio Gadda, in Via Merulana
Alessandro Verri, in Via in Arcione

Targhe in memoria di italiani legati al Piemonte a Roma

Giuseppe Avezzana, in Via Frattina
Benedetto Brin, in Via di San Marcello
Valentino Cerruti, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana
Massimo d'Azeglio, in Piazza San Lorenzo in Lucina
Venerabile Maria di Savoia, Piazza dell'Accademia di San Luca
Antonio Trua, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana

Targhe in memoria di italiani legati al Lazio a Roma

Giuseppe Celani, in Piazza Scanderbeg
Romualdo Chiesa, in Via della Panetteria
Manlio Gelsomini, in Via Venezia
Sandro Giovannini, in Via Sistina
Marco Mastrofini, in Piazza di Monte Citorio
Carlo Mazzaresi, in Via delle Tre Cannelle
Ernesto Micheli, in Via dei Quattro Cantoni
Mario Monicelli, in Via dei Serpenti
Ettore Petrolini, in Via Baccina
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna
Pietro Raimondi, in Piazza dell'Oratorio
Mario Riva, dentro il Teatro Sistina in Via Sistina
Fratelli Rosselli, in Via delle Convertite
Altiero Spinelli, in Via degli Uffici del Vicario

Targhe che ricordano italiani a Roma

Clicca sulla regione per vedere chi sono le persone provenienti da tale luogo ricordati a Roma con una targa.

Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Piemonte
Puglia
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Veneto

Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia

Italiani in generale

Targhe commemorative a Roma per nazionalità

Questo elenco raggruppa le targhe commemorative di Roma in base alla nazionalità delle persone ricordate. Cliccando sul nome del Paese sono elencate le figure che lì sono nate o che a quella nazione sono legate ricordate a Roma con una targa.
Prima però una precisazione: tali liste non hanno intento di dividere, ma solo di raccontare quali e quante nazionalità sono rappresentate a Roma. In molti casi si tratta di persone che hanno vissuto in Paesi o imperi non più esistenti: in tal caso prevale il fattore linguistico o del legame con una determinata terra prima ancora di quello geografico. Ove è impossibile trovare una prevalenza di fattori, può essere inserito (come per i bi-nazionali o persone che hanno fatto la storia in più Paesi) in più d'una lista.

Italia
Città del Vaticano

Argentina
Armenia
Austria
Cechia
Città del Vaticano
Croazia
Francia
Georgia
Germania
Grecia
Irlanda
Italia
Norvegia
Polonia
Regno Unito
Russia
Stati Uniti d'America
Svizzera
Ungheria

¿Porqué Roma se llama la Ciudad Eterna?



En todo el mundo, Roma, nuestra ciudad, cuando no se llama por su nombre, se llama "la Ciudad Eterna". ¿Cómo es esto? Vayamos entonces a descubrir por qué Roma se llama la Ciudad Eterna.

Este nombre alternativo de Roma se ha extendido durante mucho tiempo, entrando tanto en el lenguaje común como para hacer que la razón y el origen de este nombre en los ojos de muchos sean casi secundarios.

También porque para una ciudad que, con los Emperadores y con los Papas, en la Antigüedad como en el Renacimiento, para el Arte o para la Política, desde la fundación hasta la actualidad siempre ha sido protagonista, es un apodo que encaja perfectamente con la historia de la ciudad A menudo, aquellos que quieren saber por qué Roma se llama la Ciudad Eterna, pueden pensar erróneamente en un pasaje de la obra de Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano.

En esta obra, en la que el escritor francés imagina una larga epístola del emperador Adriano, a través de la cual traza el período de la antigua Roma en el que guió al Imperio, en el que en cierto momento se pronuncia dicha oración: "Otra Roma vendrá, y no puedo imaginar su rostro; pero habré ayudado a formarla ... Roma vivirá, Roma solo perecerá con la última ciudad de hombres". La frase, aunque sugestiva y en lo que respecta a la mano de la eternidad de Roma, no es la razón que explica por qué Roma se llama la Ciudad Eterna. De hecho, la novela de Yourcenar se remonta a 1951, cuando la definición de Ciudad Eterna para Roma estuvo en uso durante siglos.

Il poeta Tibullo in un dipinto del 1866 di Lawrence Alma-Tadema

Pero entonces, ¿porqué Roma se llama la Ciudad Eterna?

El primer autor que habló de Roma en estos términos vivió muchos siglos antes que Yourcenar. Este es Albio Tibullo, un poeta latino elegíaco que vivió entre 54 y 19 a. C.

En su II Libro de elegías, en V el poeta escribe los siguientes versos: "Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", traducible como "Tampoco Romulus había levantado los muros del Eterno Urbe". Esta es actualmente la evidencia más antigua de que Roma se define como la ciudad eterna y, por lo tanto, es probablemente la frase que estamos buscando si queremos saber por qué Roma se llama la Ciudad Eterna..

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Targa in memoria della Libreria Croce


La targa in questione si trova in Corso Vittorio Emanuele II, nel tratto compreso nel Rione Parione, e ricorda la storica Libreria Croce, qui esistita tra il 1950 (anno in cui venne fondata da Remo Croce) al 2014.

Via della Pigna


Via della Pigna è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via del Gesù e Via de' Cestari. La strada - così come il rione in cui si trova - deve il nome alla grande pigna bronzea che qui venne rinvenuta e che oggi si trova in Vaticano, nel cortile noto come Cortile della Pigna. Tale scultura bronzea faceva probabilmente parte delle Terme di Agrippa.
Sulla strada si affaccia il Palazzo Maffei, realizzato nel 1580 da Giacomo Della Porta, passato poi ai Peretti, agli Este, agli Acciaioli, ai Marescotti (che lo fecero ampliare da Ferdinando Fuga) e alla Banca Romana. Nel 1906 venne acquistato dalla Santa Sede, che vi insediò la sede del Vicariato, qui rimasta fino al 1964: per questa ragione il palazzo è conosciuto anche come Palazzo del Vicariato. Attualmente è ancora di proprietà della Santa Sede.
Sulla strada si affaccia anche Casa Porcari, dove visse Stefano Porcari, membro della famiglia che nel XV Secolo cercò di mettere in piedi un'insurrezione contro Papa Nicolò V Parentucelli (1447-1455) per instaurare un governo repubblicano finendo impiccato nel 1453. Una targa, posta sul lato del palazzo affacciato su Vicolo delle Ceste, lo ricorda.

Altri siti che ne parlano:
Via della Pigna - in Roma Segreta

Via del Gesù


Via del Gesù è una strada del Rione Pigna, compresa tra Piazza del Gesù e Via del Piè di Marmo. Essa deve il proprio nome alla Chiesa del Gesù, situata sull'omonima piazza limitrofa, realizzata tra il 1568 e il 1580 per volontà della Compagnia di Gesù su architettura del Vignola e di Giacomo Della Porta.
Il nome di Via del Gesù originariamente era attribuito anche all'attuale Via del Plebiscito, ma nel 1871 si decise di cambiare il nome a uno dei due tratti della strada.
Su Via del Gesù si affacciano diversi palazzi degni di nota. Tra questi il cinquecentesco Palazzo Frangipane e il Palazzo Berardi-Cesi-Muti, realizzato originariamente per la famiglia Muti da Giacomo Della Porta alla fine del XVII Secolo e che dal 1870 ospita nel cortile un suggestivo orologio ad acqua. Nel 1885, quando venne realizzato il vicino Corso Vittorio, al posto di alcune case  demolite venne realizzato un altro palazzo di proprietà dei Berardi da parte di Pio Piacentini, che restaurò anche il palazzo preesistente. Nel vecchio palazzo Berardi visse, come ricorda una targa, lo scrittore Federigo Tozzi.

Altri siti che ne parlano:
Via del Gesù - in Roma Segreta

Lungotevere Vittorio Gassman

Lungotevere Vittorio Gassman è una strada del Quartiere Portuense compresa tra Via Antonio Pacinotti e Via Pietro Blaserna. La strada venne istituita nel 2006 quando il Comune di Roma completò i lavori del Lungotevere dei Papareschi, fino a quel momento rimasto interrotto. Per l'occasione, visto che nella strada era sorto in quel periodo anche il Teatro India, si decise di dedicare a un importante attore quale Vittorio Gassman (Genova 1922-Roma 2000) il nuovo tratto di lungotevere.
Il precedente Lungotevere dei Papareschi era stato formalmente istituito nel 1940 nell'ambito del progetto di espansione di Roma verso il Mare Tirreno: lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, aveva causato l'interruzione di numerosi aspetti dell'ambizioso progetto. La zona in questione era infatti occupata da diversi stabilimenti industriali che non vennero smantellati, causando una parziale stratificazione urbanistica nella zona.
Su Lungotevere Gassman si trova il Teatro India.

La confusione urbanistica successiva alla Seconda Guerra Mondiale nella zona dove sorgerà Lungotevere Gassman

Via Dardanelli

Via Dardanelli in una mappa del 1943
Via Dardanelli è una strada situata nel Quartiere Della Vittoria, compresa tra Viale Angelico e Piazzale Clodio. Tale strada venne istituita nel 1922, quando vennero tracciate diverse strade nella zona più settentrionale dell'area occupata fino a poco prima dalla Piazza d'Armi e dedicata, in linea con le vie limitrofe, a un fatto bellico risalente alle recenti guerre combattute dall'Italia.
La battaglia dei Dardanelli, cui la via fa riferimento, risale alla Guerra Italo-Turca, in seguito alla quale l'Italia acquisì dall'Impero Ottomano il controllo della Libia e del Dodecaneso. Nell'ambito di questa guerra, il 18 Luglio 1912 alcune navi guidate dall'ammiraglio Millo compirono un'incursione contro i turchi presso i Dardanelli.
Nella zona sorsero diversi villini plurifamiliari, alcuni dei quali sono ancora oggi visibili. Altri, diversamente, vennero demoliti dopo la Seconda Guerra Mondiale per lasciare spazio a costruzioni più intensive.
Nella strada è presente il ristorante "Un angolo di Sicilia".

Altri siti che ne parlano:
Storia del Quartiere Della Vittoria - in Abinvest Immobiliare
Via Dardanelli - in Info Roma

Ristoranti di Roma aperti a Ferragosto 2019


Come molti ben sanno, a Ferragosto Roma si svuota di una parte consistente dei suoi abitanti e molti esercizi commerciali rimangono chiusi. I turisti, al contrario, spesso colgono del periodo di vacanza per visitare Roma, ma i quartiere con meno luoghi d'attrazione si spopolano letteralmente, regalando però un'atmosfera surreale e metafisica.

Ma chi resta a Roma a Ferragosto, cosa può fare? Ci sono intanto diverse iniziative di vario tipo in tutta la città, ma se si vuole cogliere l'occasione per fare un pranzo o una cena fuori (magari per il tradizionale pranzo di Ferragosto), non è scontato trovare un posto aperto, visto che la maggior parte dei ristoranti va in ferie nella settimana di Ferragosto.

Abbiamo deciso di provare a venire incontro alle necessità dei nostri lettori, e provare a stilare una lista di ristoranti che saranno aperti il 15 Agosto 2019. Teniamo a sottolineare che non si tratta di un articolo promozionale, ma solo informativo, e che i ristoranti citati sono quelli di cui siamo riusciti a trovare informazioni. Per questo, qualsiasi informazione riguardo un ristorante che rimarrà aperto sarà ben volentieri pubblicata. Per ulteriori informazioni sugli orari dei ristoranti citati, vi invitiamo a visitare i rispettivi siti e le rispettive pagine Facebook.

I ristoranti, come da tradizione del sito, sono qui riportati in base alla suddivisione toponomastica di appartenenza.

Rione Monti
Madre, Largo Angelicum 1A

Rione Colonna
Gunther Gelato Italiano - The Taste Gelato, Via dei Due Macelli 108
ViviBistrot alla Rinascente, Via del Tritone 61

Rione Campo Marzio
Alfredo alla Scrofa, Via della Scrofa 104
Babingtons, Piazza di Spagna 23
Bistrot Colbert a Villa Medici, Viale della Trinità dei Monti 1 (dalle 10 alle 18)
Ginger Sapori e Salute - Via Borgognona 43-46
Imago dell'Hotel Hassler, Piazza della Trinità dei Monti 6
Il Marchese, Via di Ripetta 162
Il Palazzetto, Vicolo del Bottino 8
Pesciolino, Via Belsiana 30
Salone Eva/Palm Court dell'Hotel Hassler, Piazza della Trinità dei Monti 6

Rione Regola
Gunther Gelato Italiano - Via dei Pettinari 47
Verve al DOM Hotel - Via Giulia 131
Yotvata - Piazza Cenci 70

Rione Sant'Eustachio
Barbieri 23 - Via dei Barbieri 23
Ginger Sapori e Salute - Piazza di Sant'Eustachio 54
Gunther Gelato Italiano - Piazza di Sant'Eustachio 47

Rione Sant'Angelo
BaGhetto - Via del Portico d'Ottavia 57
BaGhetto Milky - Via del Portico d'Ottavia 2/a
Il Portico - Via del Portico d'Ottavia 1/e
La Reginella d'Italia - Via del Portico d'Ottavia 65
Renato al Ghetto - Via del Portico d'Ottavia 5
Sheva - Via di Santa Maria del Pianto 1
Su Ghetto - Via del Portico d'Ottavia 1/c
La Taverna del Ghetto - Via del Portico d'Ottavia 8

Rione Trastevere
Arco di San Calisto - Via dell'Arco di San Calisto 45
Carlo Menta - Via della Lungaretta 101

Rione Esquilino
Sette dell'Hotel Radisson, Via Filippo Turati 171

Rione Ludovisi
Diana's Place del Tribune Hotel, Via Campania 45
Hotel Eden, Via Ludovisi 49
Mirabelle dell'Hotel Splendide Royale, Via di Porta Pinciana 14

Rione Sallustiano
Chinappi, Via Augusto Valenziani 19

Rione Testaccio
Sole, Piazza Orazio Giustiniani 2

Rione Prati
Aqualunae Bistrot, Piazza dei Quiriti 20

Quartiere Parioli
Ercoli 1928, Viale Parioli 184
La Pariolina, Viale Parioli 93

Quartiere Pinciano
ViviBistrot alla Galleria Borghese, Piazzale del Museo Borghese

Quartiere Salario
Osteria dell'Arco, Via Giacomo Pagliari 11 (solo a cena)

Quartiere Prenestino-Labicano
Rosti al Pigneto, Via Bartolomeo d'albiano 65
Sant'Alberto, Via del Pigneto 46

Quartiere Appio-Latino
Dal Bersagliere, Via Gino Capponi 16-22

Quartiere Ostiense
Porto Fluviale, Via del Porto Fluviale 22

Quartiere Portuense
Ciclostazione Frattini, Via Pietro Frattini 136-138
Mamamì, Via della Magliana 38
Mamamì, Via Portuense 369

Quartiere Gianicolense
Dar Bello de Nonna, Via Quirino Majorana 172

Quartiere Della Vittoria
Butterfly, Viale dei Gladiatori 68
Ercoli 1928, Via Montello 26

Suburbio Della Vittoria
Celestina alla Camilluccia, Via Mario Fani 113

Zona Fregene
La Scialuppa, Via Silvi Marina 70

Frascati
Zì Pietro, Via Tuscolana 1713

Marino
Stazione Mole, Via Goffredo Mameli 6 (Santa Maria delle Mole)

Il pranzo di Ferragosto nella tradizione Romana

Pollo con peperoni (Luca Nebuloni/Wikimedia Commons)
Ferragosto nella tradizione romana significa prima di tutto scampagnate e gite fuori porta, il tutto però con un pranzo al sacco o comunque fermandosi per pranzare in un momento conviviale. Il 15 Agosto, nonostante il caldo i romani non vogliono negarsi un pranzo come si deve, magari più fresco di altri ma che comunque ti lasci con la panza piena.

La tradizione romana, infatti, vuole che come primo piatto si mangino le fettuccine con le animelle di pollo (fegatelli), mentre di secondo c'è il piatto portante che a Ferragosto proprio non può mancare: il pollo con i peperoni.

I peperoni, infatti, raggiungono nel mese di agosto la loro piena maturazione.

Per arricchire ulteriormente questo pranzo, si usa talvolta precedere le portate con un rinfrescante prosciutto e melone. Alla fine del pasto, invece, si passa alla frutta: il cocomero è il finale tradizionale per questo pranzo.

Che fare a Roma a Ferragosto 2019?


Un po' per le ferie, un po' per il caldo, ma Ferragosto a Roma è il classico momento in cui una parte consistente della città se ne va in vacanza, lasciando una città semideserta. Ma chi rimane che può fare a Roma a Ferragosto? Oltre a godersi una città in gran parte avvolta da un clima surreale e metafisico o fare una gita al mare o in altre località a due passi da Roma, per questo Ferragosto 2019 sono previste numerose attività ed eventi per tenere compagnia ai romani.

Partiamo dalla "sera prima", ovvero dagli eventi della sera del 14 Agosto di chi vuole aspettare il Ferragosto e godersi una piacevole serata. Inoltre, vi invitiamo a dare un'occhiata a quali sono i ristoranti aperti a Ferragosto.

14 Agosto:
Ferragosto al Monk, dalle 19 alle 2 presso il Monk, Via Giuseppe Mirri, Quartiere Collatino - info
Wonderfest, dalle ore 19 presso il Singita Miracle Beach, Zona Fregene - info
Flower Party, dalle ore 20:30 presso la Terrazza del Gianicolo, Rione Trastevere - info

E poi, passiamo al Ferragosto in senso stretto. Ecco che eventi ci saranno a Roma il 15 Agosto.

15 Agosto:
Cinecittà World Ferragosto, a Cinecittà World, Zona Castel Porziano, dalle 11 alle 19 -
Ferragosto allo Sport City Roma, pranzo alle 13 e aperitivo alle 17:30, in Via Alvaro Del Portillo,  Zona Castel di Decima -
Magic Color Party, a Rainbow Magicland, Valmontone, con l'influencer Ludovica Pagani - info
Pranzo di Ferragosto per anziani I Municipio, al Centro Anziani Trastevere, Viale Trastevere 143/b (posti limitati, prenotazione obbligatoria - qui le info)
Tclub Pool Party, dalle 19 alle 24, in Via di Mezzocammino 196, Zona Tor de' Cenci


Ferragosto a Roma

Ferragosto è in Italia una festa molto importante e sentita, e a Roma non può che essere lo stesso. Questa festa coincide con quella religiosa Cristiana dell'Assunzione di Maria e oggi rappresenta una festa popolare per gli italiani (all'estero, infatti, questa festività non esiste).

L'origine di questa festa risale all'Antica Roma, nello specifico al periodo dell'Imperatore Augusto, che volle aggiungere nel mese estivo una nuova festività al fianco delle già esistenti Vinalia Rustica, Nemoralia e Consualia, festività quest'ultima che coincideva con la fine dei lavori agricoli ed era dedicata alla divinità romana Conso, legato all'agricoltura e alla terra. Per questa ragione, la nuova festa istituita da Augusto prese il nome di Feriae Augusti, riposo di Augusto, in modo da distinguerla dalle altre. Questa festività, collegandosi alle altre che erano negli stessi giorni, garantiva un periodo di riposo di diversi giorni durante il mese di Agosto, che era chiamato Augustani.

Durante la festa, gli animali da tiro usati per il lavoro dei campi - che nel periodo non venivano svolti - venivano coperti con fiori, mentre si organizzavano gare di cavalli. Tale tradizione è rimasta presente fino ai giorni d'oggi: si pensi ad esempio al Palio di Siena, che si svolge anche il 16 Agosto - il Palio dell'Assunta. La parola stessa palio, inoltre, deriva dal termine latino pallium, che indicava il drappo di stoffa che veniva dato in premio ai cavalli vincitori di tali corse.

Oltre a quello di Siena, sono numerosi i palii che si tengono in diverse località d'Italia, non solo basati su corse di cavalli ma anche di animali da tiro quali gli asini, e questa tradizione è rimasta fin dai tempi dell'Antica Roma.

Queste festività agostane iniziarono poi a far emergere una tradizione: i lavoratori e i servitori andavano per l'occasione a porgere i propri auguri a padroni e superiori, i quali in cambio davano loro una mancia in denaro o in beni. Tale tradizione prese piede a tal punto che sopravvisse al medioevo e nel rinascimento, nello Stato Pontificio, divenne obbligatoria.

Corso Vittorio durante un Ferragosto (Credit:Lalupa/Wikipedia)
In ogni caso, Ferragosto originariamente cadeva il primo Agosto, ma la Chiesa decise di spostarla il 15 Agosto per farla coincidere con la festa Cristiana dell'Assunzione di Maria.

Con il passare del tempo si aggiunse la tradizione della gita fuori porta, alla quale venne dato un notevole impulso durante il ventennio fascista. In questo periodo il regime organizzava tramite le associazioni del dopolavoro gite popolari nel periodo ferragostano che permettevano soprattutto alle classi sociali più basse di poter fare un viaggio.

Tra il 1931 e il 1939 l'impulso a questi viaggi fu ancora più grande grazie all'istituzione dei Treni Speciali Celeri per Servizi Festivi Popolari, meglio noti come Treni Popolari, che permettevano di viaggiare con agevolazioni verso località turistiche balneari, montane o termali a prezzi scontati con l'obiettivo di permettere alle famiglie di viaggiare e di dare un impulso al turismo.

Questo servizio arrivò a servire oltre un milione di persone negli anni di maggiore afflusso e da Roma vedeva molti treni per diverse località turistiche. Nella giornata del 2 Agosto 1931, quando questo servizio venne inaugurato, da Roma partivano i seguenti Treni Popolari: Roma-Nettuno (con fermata ad Anzio) e Roma-Gaeta (con fermata a Formia). Si svilupparono poi offerte speciali per i giorni del 13, 14 e 15 Agosto che prevedevano prezzi agevolati per gite di un solo giorno nel raggio di 50-100 chilometri e gite di tre giorni in località in un raggio di 100-200 chilometri. Per quanto offerte agevolate venissero proposte in gran parte del periodo estivo, il momento di maggiore afflusso era quello di Ferragosto tanto che tali treni speciali divennero noti anche come Treni di Ferragosto.

Il servizio permise a molte famiglie italiane di vedere per la prima volta il mare, la montagna o le città d'arte, e la gita fuori porta divenne elemento sempre più caratterizzante del Ferragosto. Durante tali gite le famiglie erano solite portare un pranzo al sacco - il vitto solitamente non era compreso nel soggiorno -, contribuendo a radicare anche quest'altra tradizione.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale tali tradizioni - la gita fuori porta e il pranzo al sacco - rimasero, ma numerosi mutamenti sociali hanno contribuito ad alterarle.

La forte immigrazione interna che colpì l'Italia negli anni del boom economico fece sì che i periodi di ferie estivi fossero per molti lavoratori italiani un'occasione per tornare al paese d'origine dalle proprie famiglie. Oltre al fenomeno delle migrazioni dal sud alle città industriali del nord, ci fu anche quello dello spostamento dai centri abitati più piccoli alle città più grandi. In ogni caso, agosto divenne per molti un mese in cui fare ritorno al borgo d'origine.

L'aumento del benessere nella popolazione italiana e l'evoluzione della cultura turistica hanno portato molte famiglie a organizzare viaggi nella stagione estiva, cogliendo il periodo di ferie per visitare luoghi nel resto d'Italia e del mondo. Molti luoghi di lavoro rimangono chiusi per gran parte del mese d'agosto, e per questa ragione Ferragosto è divenuto per molti un momento di partenza.

Dall'altra parte, come gli italiani ad agosto partono, lo stesso vale per molti stranieri e se tanti romani preferiscono lasciare la Capitale per prendersi una meritata vacanza, tanti turisti affollano le strade, i musei e i monumenti di Roma.

Molte tradizioni di cui abbiamo finora parlato, quindi, per queste ragioni sono state fortemente limitate, ma magari in maniera minore rimangono.

Tolte le zone turistiche, tolte le iniziative fatte a beneficio di chi resta nella Capitale, molte zone di Roma si trasformano nel giorno di Ferragosto in singolari e unici luoghi semideserti in cui godere di una singolare atmosfera surreale e metafisica.

Per chi per una ragione o per l'altra rimane a Roma a Ferragosto, la gita fuori porta rimane un'opzione ben presente: Ostia, raggiungibile con la ferrovia Roma-Lido, e il resto del litorale laziale, i Castelli Romani e il Lago di Bracciano restano alcuni dei luoghi favoriti dai romani per gite in giornata.


Le targhe commemorative del Quartiere Prenestino-Centocelle

A seguire, suddivise per strada (elencate in ordine alfabetico), trovate l'elenco delle targhe commemorative presenti nel Quartiere Prenestino-Centocelle.

Piazza delle Gardenie
- Targa in memoria di Rolando Lanari

Targa in memoria di Rolando Lanari


La targa in questione si trova in Piazzale delle Gardenie, nel Quartiere Prenestino-Centocelle, e ricorda Rolando Lanari, poliziotto ucciso a soli 26 anni il 14 Febbraio 1987 dalle Brigate Rosse - Partito Comunista Combattente nella strage di Via dei Prati di Papa, in cui durante una rapina a un ufficio postale uccisero Lanari e il suo collega Giuseppe Scraviglieri di 23 anni.

Via di Valle Murcia


Via di Valle Murcia è una strada situata nel Rione Ripa, compresa tra il Clivo dei Publicii e Piazzale Ugo La Malfa. La strada venne istituita nel 1926 quando venne riordinata l'area del Circo Massimo e sorse nell'area propspicente all'antico monumento, proprio dove un tempo sorgeva l'Ortaccio degli Ebrei, il cimitero per i cittadini di religione ebraica smantellato definitivamente a inizio anni '30. La strada venne chiamata Via di Valle Murcia in memoria dell'antico nome della valle tra Palatino e Aventino - dove oggi sorge il Circo Massimo -, chiamata così perché consacrata all'antica divinità Murcia, di cui esisteva un sacello. Tale valle venne bonificata all'epoca del Re Tarquinio Prisco. Nel 1931 venne realizzato in questa strada il Roseto Comunale.
Da alcuni anni la strada, che divide in due il roseto, è chiusa al traffico veicolare.

Targa in memoria della riqualificazione di Largo Toja


La targa in questione si trova in Largo Alesandro Toja, nel Quartiere Gianicolense, è ricorda la riqualificazione ambientale dello stesso largo ad opera del Comune di Roma e dell'allora XVI Circoscrizione (oggi XII Municipio) risalente al 1999. Nella targa sono riportati i nomi delle imprese e delle persone che hanno condotto i lavori: il direttore tecnico Espedito Tempesta, il direttore dei lavori Franco Conti, l'impresa esecutrice Angelo Angelone, la Ditta Pietrarte per le opere in pietra e la Pollion Francesco per quelle in ferro.

Largo Pietro di Brazzà


Largo Pietro di Brazzà è una strada situata nel Rione Trevi tra Via dell'Umiltà e Via della Dataria. Essa si presentava fino ai primi decenni del XX Secolo come semplicemente uno slargo di Via dell'Umiltà, ma nel 1935, nell'ambito di un riordinamento dei nomi delle strade, si decise di dedicare questo largo all'esploratore Pietro di Brazzà (Castel Gandolfo 1852-Dakar 1905), dal momento che qui si affaccia il Palazzo Savorgnan di Brazzà.
All'esploratore Pietro Savorgnan di Brazzà si deve, tra le altre cose, il nome della città di Brazzaville, oggi capitale della Repubblica del Congo, per via dell'impulso alle spedizioni e all'insediamento dei francesi dato dall'esploratore in tale area.

Madonna del Rosario in Via dell'Umiltà angolo Via dell'Archetto


L'Edicola Sacra in questione raffigura la Madonna del Rosario e si trova all'angolo tra Via dell'Umiltà e Via dell'Archetto, nel Rione Trevi. L'Edicola risale al XVIII Secolo.

Viale dei Pupazzi


Viale dei Pupazzi è una strada situata all'interno di Villa Borghese, nel Quartiere Pinciano, compresa tra Viale della Casina di Raffaello e Viale dell'Uccelliera. La strada prese questo nome nel 1934, quando il Governatorato di Roma decise di attribuire i nomi delle strade all'interno della villa. Il nome di Viale dei Pupazzi deriva dalla Fontana dei Pupazzi, situata sul viale stesso.

Ville del Rione Castro Pretorio

A seguire un elenco delle ville gentilizie del Rione Castro Pretorio, in ordine alfabetico:

Villa Peretti Montalto (distrutta), sorgeva nell'area tra la Stazione Termini e il Viminale

Villa Peretti Montalto




La Villa Peretti Montalto, poi Negroni e infine Massimo, era una delle più importanti ville storiche di Roma, oggi non più esistente.

Occupava parte di tre dei colli di Roma Viminale, Quirinale ed Esquilino con un perimetro di circa sei chilometri, nel vecchio Rione Monti, oggi Rione Castro Pretorio, costituiva la più estesa proprietà privata presente entro le Mura Aureliane.
I suoi confini si estendevano lungo le odierne Via Napoleone III Piazza dell'Esquilino, Via Agostino Depretis, Via del Viminale, Viale Enrico de Nicola, Via Marsala fino a Porta San Lorenzo.


Villa Peretti Montalto della mappa del Nolli del 1748

Nel giugno del 1576 il cardinale Felice Peretti acquistò una vigna dal medico lucchese Padovano Guglielmini per 1500 scudi, per ritirarvisi in studio e preghiera, allondanandosi dalla corte pontificia, vista la tensione che si era creata nei rapporti col Papa Gregorio XIII; l'aveva scelta per la vicinanza con la Basilica di Santa Maria Maggiore, a cui era molto legato, e in cui stava effettuando dei lavori di restauro nell'altare del presepio e nel monumento a Sisto IV.
L'acquisto fu compiuto dal fiorentino Bartolomeo Bonamici, per conto del cardinal Montalto, la proprietà apparteneva formalmente alla sorella del cardinale Camilla Peretti Montalto, forse per non far notare le ricchezze del cardinale francescano alla corte papale.
L'ingresso alla vigna era nel luogo in cui fu poi costruita la Porta Viminale.
Il cardinal Montalto vi prese dimora, e viveva relegato nella sua vigna, piantandone egli stesso le viti e gli alberi, iniziò anche ad effettuare lavori di sterro per trasformarla in una sontuosa villa.
Quando, nel 1577, Camilla Peretti passò la villa come dote per sua nuora Vittoria Accoramboni, il cardinale, temendo di perdere la proprietà, la ricomprò a proprie spese nel 1578.
Due mesi dopo il cardinale Peretti ingrandì la villa acquistando la contigua vigna appartenente a Francesco Cappelletti, che confinava su tre lati con la villa Peretti. Inoltre fu acquistata anche la vigna del Cavaliere Giuseppe Zerla che si trovava verso le Terme di Diocleziano e Villa Strozzi.


Il Palazzo Felice, opera di Domenico Fontana

Successivamente fu chiamato il giovane architetto Domenico Fontana che iniziò la costruzione del Palazzo Felice, egli stava già portando avanti per il cardinal Montalto una serie lavori a Santa Maria Maggiore.
Il Pontefice Gregorio XIII, passando un giorno nei paraggi vide il cantiere della villa e decise di togliere al cardinale la somma di cento scudi al mese, il fondo per i cardinali poveri, lasciatagli dal Pontefice San Pio V, sostenendo che chi costruiva tali fabbriche non era povero affatto. Il Peretti fu tanto mortificato da questo gesto che sospese i lavori, e l'architetto Fontana si offrì di portarli a termine a proprie spese, facendosi recapitare dalla Lombardia la somma di mille scudi che aveva raggiunto con vendite di beni e denari messi da parte. Il palazzo fu così ultimato nel 1581, e il cardinale vi prese subito dimora. Con molta cura furono scelti i soggetti per le pitture che dovevano ornare il palazzo, queste furono effettuate da Cesare Baglioni, Antonio Viviani, Cesare Nebbia, Giovanni Guerra, Paul Bril ed altri.


Villa Peretti Montalto come appariva nel 1582

Morto il 10 Aprile 1585 il Papa Gregorio XIII, il 24 Aprile fu eletto pontefice il cardinale Felice Peretti che scelse il nome di Sisto V, per lui erano finiti i giorni di tribolazione.
Il nuovo Pontefice volle subito premiare il fedele architetto Domenico Fontana, che gli aveva permesso di ultimare i lavori intrapresi nella villa e a Santa Maria Maggiore, nominandolo architetto papale.
La villa fu frequentata dal Pontefice in molte occasioni e vi si stabiliva soprattutto d'estate, anche se il Palazzo Felice era troppo piccolo per ospitare tutta la corte papale.
Il primo ampliamento della villa dopo l'elezione a Pontefice di Sisto V fu attraverso la donazione, della vigna di Camillo Costa, nell'agosto del 1585, che si trovava verso le Terme di Diocleziano, ricca di reperti nel sottosuolo appartenenti alle Terme stesse. Il giorno dopo il cardinale Antonio Maria Salviati donò un'altra vigna al pontefice, in segno di riconoscenza, essa si trovava sempre confinante alla Villa Peretti, ma sul versante della Tribuna di Santa Maria Maggiore, ed aveva un casino porticato  turrito che confinava col piazzale del Palazzo Felice.


Mappa di villa Montalto con tutte le proprietà che furono poi acquistate per ingrandirla.

Camilla Peretti continuò ad espandere la villa comprando altre proprietà confinanti: nel 1585 acquistò la vasta vigna del cardinal Veralli, poi vigna Naro, contenente il Monte di Giustizia, il punto più alto di Roma, e un casale con torre ai suoi piedi; nel 1586 la vigna Giordani, posta sempre lungo la strada che andava dalle Terme di
Diocleziano alla Chiesa di Sant'Antonio Abate.
Il Papa decise di donare la propria villa alla sorella nel 1586, per aggiungerla al cospicuo patrimonio in dote a Camilla Peretti, che doveva poi essere il fondo patrimoniale della famiglia e dei suoi eredi a Roma.
Il 1587 Sisto V fece, per sua sorella, l'acquisto di una grande vigna posta tra le Terme di Diocleziano, il monastero di S. Antonio e quello di S. Eusebio, appartenente a Giovan Battista Altoviti, che aveva l'ingresso accanto al monastero di S. Antonio, dove poi fu costruito il portale in travertino nel 1588.


Villa Montalto dopo la realizzazione della Via Felice vista da Santa Maria Maggiore

Nel 1587 il papa iniziò la costruzione della prima delle grandi strade rettilinee che avrebbero connesso le varie basiliche e chiese di Roma: la Via Felice, all'epoca la strada più lunga di Roma, che andava dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Trinità de'Monti. La strada avrebbe segnato i confini meridionali di villa Peretti, per costruirla fu necessario espropriare, tra le tante proprietà, anche la vigna delle monache di San Lorenzo in Panisperna, che confinavano con la villa, le monache cedettero gratuitamente i terreni che rimanevano compresi fra la nuova strada e villa Peretti a donna Camilla. Inoltre fu creata dal pontefice la Via degli Strozzi, che conduceva dalla Via Felice alle Terme di Diocleziano, e in quell'occasione segnò i confini occidentali di Villa Montalto.
Il terreno ad angolo posto tra le due nuove strade, dove poi Sisto V realizzò la Coffee House, apparteneva dunque alle monache di San Lorenzo in Panisperna.
La villa, la Basilica di Santa Maria Maggiore e la nuova Strada Felice furono abbellite dall'Obelisco Esquilino, che giaceva in pezzi vicino a San Rocco a Ripetta e fu quì eretto nel 1587 da Domenico Fontana.

L'Obelisco Esquilino e villa Montalto

Monsignor Anselmo Dandini donò nel 1587 la propria grande vigna verso Porta San Lorenzo a Donna Camilla Peretti, ricca di ruderi antichi. I più importanti resti di epoca romana erano proprio quelli dell'antica Acqua Marcia, che il pontefice stava riattivando per portare l'acqua nella sua villa e nelle zone a Nord della città e che si sarebbe chiamato Acquedotto Felice. Infatti già nell'ottobre del 1586 l'acqua era arrivata nella villa, portata dalle settantasette arcate che si trovavano nella vigna Dandini, cinque mesi prima di giungere a Santa Susanna.
Donna Camilla decise di ingrandire la villa verso Nord offrendosi di comprare, nel 1587, i terreni dei Certosini che erano stati tagliati fuori dalle loro proprietà con la costruzione della nuova strada realizzata da Sisto V. In quella vigna erano compresi i ruderi della Botte di Termini, i frati acconsentirono alla vendita, che avvenne nel settembre del 1587. Un ulteriore acquisto riguardò l'orto dell'ospedale di S. Antonio Abate, comprato nel novembre dello stesso anno.



Sei grandi portali si aprivano nelle mura che delimitavano la villa, furono costruiti tra 1586 e 1588: Porta Quirinalis, la prima ad essere costruita, ne costituiva l'ingresso principale dalla Piazza delle Terme di Diocleziano, Porta Salutaris, non carrozzabile, Porta Viminalis, verso l'abside di Santa Maria Maggiore, Porta Exquilina, accanto alla facciata della stessa Basilica, Porta Coelimontana e Porta Collina.


Il Palazzo di Termini in una stampa del Vasi

Prima di terminare l'acquisto di tutti i terreni che dovevano formare la villa Montalto, Sisto V decise di costruire un nuovo palazzo principesco che potesse ospitare tutta la corte pontificia, viste le ridotte dimensioni del Palazzo Felice. Decise di costruirlo lungo la Piazza delle Terme, accanto alla Porta Quirinalis, al posto del rudere di un nicchione delle terme romane. Il progetto fu affidato a Domenico Fontana nel 1587, si trattava di un grande palazzo di quattro piani, sormontato sull'attico da una grande torretta di tre piani da cui il panorama spaziava su tutta Roma.
Accanto al palazzo fu costruita una lunga fila di case chiamate botteghe di Farfa, destinate ad ospitare la fiera di Farfa e attività artigianali.


Narrata da poeti e letterati, immortalata da pittori ed incisori, non sopravvisse al fervore urbanistico della neonata Italia. Una grande parte fu espropriata per costruire la Stazione Termini, il resto fu lottizzata a palazzi.  I costruttori dei Savoia, spietatamente acquisirono terreni e misero mano su questa ed altre ville cementificandole senza pietà. Per realizzare i moderni quartieri residenziali dell’Esquilino e del Viminale, la Stazione Termini e Piazza dei Cinquecento, distruggendo così secoli di storia.
Fu di sicuro uno dei crimini urbanistici più devastante per la città.

Il nome della villa oggi è ricordato dalla minuscola Via di Villa Montalto e dal Largo di Villa Peretti, entrambi ricadenti sulla zona dove esisteva la villa.