Via dei Capocci


Via dei Capocci è una strada del Rione Monti, compresa tra Piazza degli Zingari e Via Panisperna. La strada deve il nome alla nobile famiglia romana dei Capocci, potentissima durante il Medioevo, in modo partitolare tra il XII e il XIII Secolo, che in questa zona del Rione Monti aveva le proprie fortificazioni, a partire dalla Torre dei Capocci, situata in Via Giovanni Lanza, alta oltre 36 metri.
In precedenza la strada ha avuto anche il nome di Via Paradisi, dal nome della famiglia che qui abitava. Fino al 1954 la strada si chiamava Via Capocci, ma si decise di rettificare il nome in Via dei Capocci per evitare possibile confusione con Via Gaetano Capocci, che per la stessa ragione venne rettificata in Via Maestro Gaetano Capocci.
Fino a tempi molto recenti, nella strada hanno continuato a lavorare in strada e in orari diurni diverse prostitute: si tratta di un fatto insolito per gli anni recenti, in cui le prostitute generalmente hanno trovato un luogo per il loro lavoro in strada più isolate o trafficate di questa. Questo, al di là del fatto in sé, ha contribuito a caratterizzare questa strada.

Attività commerciali nella strada:
Alloggio turistico I Capocci (il sito)
Alloggio turistico Capocci Apartment
Falegnameria e restauro Rione Monti
Ristorante Grazie a Dio è Venerdì (il sito)
Ristorante Polpetta Rione Monti (il sito)

Altri siti che ne parlano:
- Via dei Capocci - in Anna Zelli
- Monti a luci rosse, dove le prostitute lavorano quando c'è il sole - in Roma Today

Gelateria "Crema e Cioccolato"


Crema e Cioccolato è una gelateria che si trova in Via Genova 21, nel Rione Monti.

Trattoria "Sora Cecilia"


La Trattoria "Sora Cecilia" è un ristorante scomparso  del Rione Trevi. Esso si trovava all'angolo tra Via Poli e Via del Bufalo ed era statoa aperto nel 1908 da Antonio Di Michele, ristoratore abruzzese capostipite di una famiglia di ristoratori che ha posseduto e possiede tuttora numerosi locali a Roma.

Palazzina in Via Reggio Emilia


In Via Reggio Emilia, nel Quartiere Salario, è presente questa palazzina opera dell'architetto Giulio Peguiron. Realizzato nel 1934, questo edificio ha la caratteristica di adattarsi alle misure di un lotto particolarmente allungato (14,4 metri per 55), situato tra un edificio preesistente e alcuni dei locali dello stabilimento Peroni.
Peguiron risolve dunque il problema di adattare l'edificio al lotto usando il lato corto della palazzina come fronte strada e lasciando così lo spazio per un primo giardino interno posto lungo la strada, mentre un secondo si sviluppa nella parte interna oltre un corto di forma quadrata della palazzina che separa anche gli altri due corpi, uno più alto - quello posto sul fronte stradale - e uno più basso.


1985: i sindaci di Roma e Cartagine firmano una simbolica pace

La battaglia di Zama in un dipinto di Roviale Spagnolo dipinto tra il 1580 e il 1582 situato presso i Musei Capitolini
Roma e Cartagine: la rivalità tra le due città è senza dubbio una delle più emblematiche del mondo antico. Esse hanno combattuto l'una contro l'altra in ben tre guerre, le Guerre Puniche, svoltesi in un arco di oltre un secolo tra il 264 avanti Cristo e il 146 Avanti Cristo. Tutte e tre le guerre si sono concluse con la vittoria di Roma, che ha dovuto faticare non poco per sconfiggere lo storico nemico, fino ad arrivare a conquistare la città nemica di Cartagine.

Nei secoli successivi, la rivalità tra le due città è rimasta relegata alla storia, ma nel 1985 avvenne un gesto puramente simbolico per mettere una pietra sopra a quanto era successo oltre duemila anni prima. Il 5 Febbraio di quell'anno, il sindaco di Roma Ugo Vetere si recò, insieme a una delegazione capitolina, in visita ufficiale in Tunisia, dove incontrò il sindaco della municipalità di Cartagine, che nel frattempo era diventata un sobborgo di Tunisi, Chedli Klibi, che ricopriva all'epoca anche il ruolo di segretario generale della Lega Araba.

I due sindaci firmarono un simbolico accordo di pace che pose de jure, seppur in maniera simbolica, allo storico conflitto chiusosi di fatto oltre duemila anni prima. Tra Roma e Cartagine, tuttavia, non era mai stato firmato alcun trattato e il conflitto si era concluso con la vittoria di Roma e la capitolazione di fatto della città nordafricana. Oltre a questo, i due vollero con questa simbolica firma rivolgere un appello alla pace e alla cooperazione a tutte le città del Mediterraneo.

Non si tratta dell'unico caso di firma "simbolica" per porre fine a una storica guerra di migliaia di anni prima. Nel 1996 anche i sindaci di Atene e Sparta vollero siglare un simbolico appello di pace per porre fine alla Guerra del Peloponneso, conclusasi di fatto nel 404 Avanti Cristo.

Altri siti che ne parlano:
- Better late than never - in LA Times
- Pace tra Scipione e Annibale - in La Repubblica

Largo Giovanni Berchet


Largo Giovanni Berchet è una strada del Quartieree Gianicolense - noto anche come Monteverde - compresa tra Via delle Mura Gianicolensi e Via Ugo Bassi. L'origine di tale strada risale al 1911, quando venne istituita con il nome di Via Giovanni Brechet, dedicata, in linea con la toponomastica locale, al poeta e scrittore Giovanni Brachet (Milano 1783-Torino 1851). La strada, tuttavia, si formò come un largo e prese perciò il nome di Largo Giovanni Brechet.
Nel 2015, durante alcuni lavori stradali che non sembravano terminare in corso in questo largo, un gruppo del partito Fratelli d'Italia di Monteverde aggiunse per protesta sulle transenne uno striscione con scritto "In attesa di Miracoli".

Luoghi d'interesse nella strada:
Istituto Suore Francescane dei Poveri

Attività commerciali nella strada:
Casa per ferie Villa Maria (il sito)
Sala convegni Villa Maria

Siti che ne parlano:
A Monteverde "in attesa di miracoli": i manifesti di protesta sulle buche abbandonate - in Roma Today

Targa in memoria di Indro Montanelli


La targa in questione si trova in Piazza Navona, nel Rione Parione, nell'androne di un palazzo dell'Obra Pia - Stabilimenti Spagnoli in Italia, e ricorda il giornalista Indro Montanelli (Fucecchio 1909 - Milano 2001), che - come indicato nella targa - qui visse dal 1957 al 2001. Per quanto possa sembrare singolare, dal momento che Montanelli era italiano e tale targa si trova in Italia, la targa è scritta in lingua spagnola: questo, appunto, perché l'edificio in cui si trova è di proprietà, appunto, dell'Obra Pia - Stabilimenti Spagnoli in Italia. Montanelli, infatti, è ricordato nella targa anche come amico della Spagna.
A Indro Montanelli a Roma è dedicata anche una strada nel Suburbio Trionfale.

Targa in memoria di Julio Garcia Lafuente


La targa in questione si trova in Piazza Navona, nel Rione Parione, nell'androne di un palazzo dell'Obra Pia - Stabilimenti Spagnoli in Italia, e ricorda l'architetto spagnolo Julio Garcia Lafuente (Madrid 1921-Roma 2013), che qui visse.
Lafuente lavorò a lungo a Roma, realizzando numerose opere, tra cui l'Ippodromo di Tor di Valle.

Via Icilio


Via Icilio è una strada del Rione Ripa, situata nella parte di esso che sorge sul colle Aventino, compresa tra Piazza dei Servili e Piazza Albina. L'origine di tale strada risale al 1926, quando venne istituita e chiamata Via Icilio in riferimento "alla legge Icilia", si legge nel verbale d'istituzione. Tale legge venne emanata dal tribuno Lucio Icilio (di fatto la strada è dedicata a lui) nel 456 avanti Cristo, ed essa permise che nel colle Aventino, dove peraltro la strada sorge, i membri della Plebe potessero costruire abitazioni private.

Luoghi d'interesse nella strada:
Casa di Procura delle Suore Ancelle dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria di Slesia (il sito)
Ordine Nazionale dei Biologi (il sito)

Attività commerciali nella strada:
Editrice Reporter II

Altri siti che ne parlano:
- Via Icilio - in Info Roma

Distretti commerciali specifici di Roma

Come a New York o ad Anversa esiste il "distretto dei diamanti", o come nella Valdarno c'è il distretto del cuoio e in Friuli quello della sedia, a Roma si possono ancora oggi vedere, in parte retaggi del passato, alcune zone dove sono concentrate attività commerciali specifiche. Abbiamo provato a elencarne alcune:

Articoli Religiosi - Rione Borgo
Articoli Religiosi - Piazza della Pigna-Via dei Cestari
Gioiellerie - Monte di Pietà
Mobili - Via Gregorio VII
Tessuti - Ghetto e Via Botteghe Oscure

Strade del Rione Esquilino

A seguire, un elenco delle strade attualmente esistenti nel Rione Esquilino. Qui invece trovate un elenco delle strade scomparse del Rione.

Via Principe Eugenio

Via Principe Eugenio


Via Principe Eugenio è una strada del Rione Esquilino, compresa tra Piazza Vittorio Emanuele II e Viale Manzoni. La strada venne istituita formalmente nel 1873, quando venne approvato il piano per i nomi delle strade della nuova zona dell'Esquilino: il linea con molte strade della zona anche questa venne dedicata a un'importante figura della storia della famiglia Savoia, in questo caso il Principe Eugenio (Parigi 1663-Vienna 1763), nome con cui fu conosciuto Eugenio di Savoia, appartenente al ramo cadetto dei Savoia-Carignano, che prese parte al fianco del Sacro Romano Impero a diverse guerre e battaglie, tra cui l'assedio di Vienna del 1683.
Dal 1928 nella strada ha sede la storica gelateria Fassi.
La strada ha recentemente avuto problemi di traffico per via dell'invasione da parte delle auto private della corsia preferenziale, causata in gran parte dal numero eccessivo di automobili in doppia fila.

Luoghi d'interesse nella strada:
Casa Famiglia di Roma Via Principe Eugenio (il sito)
Confartigianato Persone Roma Centro (il sito)
Gelateria Fassi

Attività commerciali nella strada:
Bed and Breakfast Aloha (il sito)
Gelateria Fassi
Hotel Principe Eugenio (sito)
Profumeria Naima (il sito)
Ristorante Pinsa e Burger

Altri siti che ne parlano:
- Sta sempre lì - via Principe Eugenio - in Diario Romano
- Via Principe Eugenio, preferenziale invasa dalle auto - in Roma Today

Vicolo di San Celso

Vicolo di San Celso è una strada del Rione Ponte, compresa tra Via di Panico e Vicol del Curato. Deve il proprio nome alla Chiesa di San Celsino - così chiamata per distinguerla dalla vicina e più grande Chiesa dei Santi Celso e Giuliano -, che sorge sulla strada. Il vicolo, la cui forma irregolare tende ad allargarsi, fu anche detto Piazzetta dell'Oratorio di San Celso, sempre per la presenza della Chiesa, qui edificata nel 1561.
Nella strada è presente una casa di appena 10 metri quadrati che, restaurata da un architetto, oggi si pubblicizza come la casa più piccola d'Italia. Oggi è adibita a casa vacanze.

Luoghi d'interesse nella strada:
Chiesa di San Celsino
La Casa più piccola d'Italia (sito)

Attività commerciali nella strada:
Alloggio Hospitium San Celso
Casa vacanze La Casa più piccola d'Italia (sito)

Altri siti che ne parlano:
- San Celsino - in Roma Segreta
- Vicolo di San Celso - in Info Roma

Via Marotta

Via Marotta è una strada della Zona Fregene (oggi parte del Comune di Fiumicino) compresa tra Viale Viareggio e Viale Anzio. Come gran parte delle strade della zona di Fregene, anche questa strada venne istituita nel 1939 e dedicata a una località balneare italiana. Venne scelte in questo caso Marotta, cittadina dell'attuale provincia di Pesaro e Urbino, nota località di vacanza dell'Adriatico.
Nel 1993 tale strada, così come tutta la Zona Fregene, passò al nuovo comune di Fiumicino.

Attività commerciali nella strada:
Agenzia immobiliare Immobilbeach (il sito)
Studio di fisioterapia Physioclinic Fregene (il sito)

La Rinascente di Piazza Fiume


Il palazzo del grande magazzino La Rinascente di Piazza Fiume, situato nella parte della piazza che ricade nel Quartiere Pinciano, è stato realizzato tra il 1957 e il 1961 da Franco Albini e Franca Helg.
L'incarico dato ai due architetti non era dei più semplici: inserire un edificio moderno, alto sette piani (più tre nel sottosuolo) con una destinazione d'uso esclusivamente commerciale in una zona di Roma dall'architettura consolidata quanto caratterizzata.
Tale obiettivo viene dato in un momento storico in cui l'area compresa tra la Salaria, Corso Italia e Via Po subisce un vero e proprio stravolgimento degli edifici: numerosi villini negli anni '50 sono demoliti per lasciare spazio a edifici multipiano per uffici e servizi. La realizzazione della Rinascente rientra in questo momento di cambiamento e viene realizzata in un'area occupata fino a quel momento dal villino Anderson, che fu abbattuto.
 Per riuscire in questo, i due architetti decidono di rielaborare le forme classiche romane, in particolare barocche, in un linguaggio moderno da inserire tra gli edifici primonovecenteschi della zona.
Un progetto originario prevedeva una facciata con una grande scala pubblica a sbalzo e gli ultimi due piani destinati a parcheggio, raggiungibili tramite elevatori, ma la commissione edilizia cittadina ne chiese la modifica.
Si arrivò dunque al progetto definitivo, di fatto un grande parallelepipedo inserito in una gabbia metallica che richiama una cornice classica e caratterizzato da una facciata in graniglia di granito e  marmo rosso che con un moto ondulato richiama l'architettura barocca.



Altri siti che ne parlano:
La Rinascente - in ArchiDiap
Palazzo della Rinascente - in Roma2Pass

Mercato Nomentano

Il Mercato Nomentano si trova in Piazza Alessandria, nel Quartiere Salario. Le origini di questo mercato risalgono all'inizio del XX Secolo, quando dopo che la Peroni aveva stabilito sulla piazza il proprio stabilimento, numerosi commercianti iniziarono ad aprire i propri banchi in quella che, all'epoca, si chiamava Piazza Principe di Napoli.
Nel 1929 venne realizzato il mercato in muratura ancora oggi esistente: a progettarlo fu Elena Luzzatto, una delle prime donne architetto d'Italia, sostenuta dall'imprenditore Augusto d'Arcangeli.
La struttura ricalca la forma quadrilatera della piazza e ha una serie di accessi in ferro battuto su due lati e ai quattro angoli. A decorare la strtuttura, numerosi bassorilievi raffiguranti la Lupa con Romolo e Remo e immagini legate alle merci vendute nel mercato.
Nel 1946  dopo la caduta della monarchia sabauda - la Piazza cambiò nome in Piazza Alessandria, e il mercato divenne per tutti "il mercato di Piazza Alessandria".

Via Vasto


Via Vasto è una strada del Quartiere Tuscolano, compresa tra Via Appia Nuova e Via Urbino. Tale strada venne istituita nel 1935 e, in linea con la toponomastica della zona che vede le strade dedicate a città italiane, venne dedicata alla città abruzzese di Vasto. Nell'ambito della politica del regime Fascista, nel 1938 la città di Vasto venne il suo nome cambiato in Istonio, che ricalcava il nome di Histonion e Histonium che ebbe in epoca greca prima e romana poi. Tale nome, di conseguenza, fu dato anche alla strada, che divenne Via Istonio.
Nel 1944, tuttavia, la città riprese il nome di Vasto e nel 1947 il Comune di Roma, preso atto del ritorno al nome precedente, cambiò anche il nome della strada in Via Vasto.

Monumento ai Caduti di Acilia

In un giardinetto all'angolo tra Via Costantino Beschi e Via Antonio da Gaeta, nella Zona Acilia Sud, si trova questo monumento che ricorda di caduti di guerra di Acilia. Tale monumento è composto da una semplice colonna spezzata appoggiata su un piedistallo posto a sua volta su due scalini, con di fronte un libro marmoreo che contiene i nomi dei caduti.
Tale monumento è stato qui posto nel 1957.

Largo Santa Susanna


Largo Santa Susanna è una strada situata in parte nel Rione Trevi e in parte nel Rione Sallustiano, compresa tra Piazza San Bernardo e Via Leonida Bissolati. Tale strada si venne a formare intorno al 1938, quando vennero eseguiti i lavori di sventramento per l'apertura della Via XXIII Marzo, il cui nome è stato cambiato in Via Leonida Bissolati in seguito alla caduta del Fascismo.
In questo spazio, che si trova esattamente tra la Chiesa di Santa Susanna e la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, si trovava in precedenza il Palazzo Amici, opera di Gaetano Koch, demolita nell'ambito dello sventramento. Sul largo è presente - da prima che tale slargo nascesse - l'edificio che fu del Museo Geologico, attualmente in fase di riqualificazione, e nell'ambito dei lavori di sventramento venne costruito un edificio per uffici e negozi ad opera dell'architetto Gaetano Samonà.
Al largo fu attribuito il nome di Largo di Santa Susanna nel 1946.

Edificio per negozi e uffici in Largo Santa Susanna

In Largo di Santa Susanna, nella parte compresa nel Rione Trevi, è presente un edificio per negozi e uffici. Esso venne realizzato dall'architetto Giuseppe Samonà per conto del costruttore Gaetano Caltagirone intorno al 1938, quando tale zona venne stravolta dalla realizzazione della Via XXIII Marzo, il cui nome è stato cambiato in Via Leonida Bissolati dopo la caduta del Fascismo.
Tale edificio aveva la funzione di completare la curva di Via Regina Elena (attuale Via Barberini), e viene realizzato con un linguaggio leggero e moderno, per adattarsi quanto più possibile alla curva e legarsi al lato della Chiesa di Santa Susanna con continuità.

Ristorante "Arco di San Calisto"

Il ristorante Arco di San Calisto si trova in Via dell'Arco di San Calisto 45, nel Rione Trastevere. Si tratta di uno storico ristorante romano situato in una silenziosa e suggestiva strada di Trastevere che offre i piatti della tradizione romana insieme a numerosi piatti classici italiani.



Sito del ristorante

Ex Stabilimento Birra Peroni



L'ex stabilimento Birra Peroni è un esempio di archeologia industriale che si trova nel Quartiere Salario, con un corpo principale situato tra Piazza Alessandria, Via Bergamo e Via Mantova, cui sono seguiti due allargamenti in altri lotti, il primo tra Via Mantova e Via Alessandria e il secondo tra Via Nizza, Via Cagliari e Via Reggio Emilia. Attualmente la fabbrica della birra si trova in tutt'altra zona e queste storiche strutture sono state adibite a edifici polifunzionali dopo un'attenta attività di recupero.
La Birra Peroni era nata nel 1846 nel Nord Italia, tra le città di Vigevano e Galliate, e nel 1864 decise di aprire un proprio stabilimento a Roma. Il primo di essi fu in Via Due Macelli (dove oggi sorge il Salone Margherita, grossomodo), quindi si spostò in Borgo Santo Spirito e poi in Via del Cardello.
Nel 1901 la Società Birra Peroni decise di fondersi con la Società Romana per la fabbricazione del ghiaccio e della neve artificiale, costituendo un unica società che nel 1907 prese il nome di Birra Peroni, Ghiaccio e Magazzini Frigoriferi.
I tre lotti dove sorgevano gli stabilimenti Peroni
Dopo numerosi giri, a fusione avvenuta si decise di realizzare una sede ex novo fuori da Porta Pia.  I lavori, che come abbiamo visto nell'arco del tempo coinvolsero tre isolati della zona, si estesero in un arco di tempo compreso tra il 1901 e il 1922.
Il progetto per il nuovo edificio venne affidato all'architetto Gustavo Giovannoni, che realizzò un edificio dalle forme abbastanza libere, privo di vincoli stilistici particolari, caratterizzato soprattutto dalla torretta con altana all'angolo tra Piazza Alessandria e Via Bergamo. Caratteristico e tipico per l'epoca l'uso di nuovi materiali, quali il cemento e l'acciaio.
Lo chalet in legno di Giovannoni
Nel 1902 Giovannoni aveva inoltre progettato uno chalet in legno - simile a quelli che si possono vedere in molti biergarten della Germania e in particolare di Monaco - per il consumo della birra, demolito nel 1912. A Giovannoni si deve anche il secondo lotto dello stabilimento, realizzato nel 1912, realizzato tra il 1920 e il 1922, è opera di Alfredo Panopoli.

Nel 1971 la Peroni decise di abbandonare questo stabilimento, trasferendosi in quello più moderno di Via Birolli. Negli anni '80 il Comune iniziò, in seguito a una convenzione, a riqualificare i vecchi stabili rimasti inutilizzati.
Tra il 1980 e il 1982 viene recuperato l'ex opificio di Via Mantova, realizzandovi nuovi uffici della Peroni, mentre il lotto tra Via Brescia, Via Bosi, Via Mantova e Piazza Alessandria è ristrutturato tra il 1988 e il 1992, con la realizzazione di numerosi uffici e negozi. All'interno di alcuni di questi, come ad esempio il ristorante Ham, sono visibili affreschi che decoravano gli ambienti dello stabilimento Peroni.
Il più noto intervento è invece quello concluso nel 2010 nel terzo lotto, quello tra Via Nizza e Via Reggio Emilia, che ha portato alla realizzazione del Museo MACRO ad opera di Odile Decq.


Fontanella di Vicolo della Spada d'Orlando


Lungo Vicolo della Spada d'Orlando, nel Rione Colonna, è presente una fontanella abbastanza semplice, realizzata in travertino e inserita in una nicchia scavata in un prospetto in muratura.
La fontana venne realizzata durante il Pontificato di Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572-1585), e originariamente si trovava nella limitrofa Via dei Pastini, tra i civici 13 e 16, come è scritto nella targa situata sopra la fontanella. Nel 1869, infatti, la fontana venne spostata per ragioni di viabilità. A Roma sono molte le fontana che per ragioni simili sono state trasferite, ma questa è una delle poche in cui il trasferimento è testimoniato da una targa.

Via Antonio Cecchi


Via Antonio Cecchi è una strada del Rione Testaccio compresa tra Lungotevere Testaccio e Via Giovanni Branca. La strada venne realizzata negli anni '80 del XIX Secolo insieme al resto del Rione Testaccio, ma all'epoca della sua formale istituzione - nel 1886 - venne dedicata a Cristoforo Colombo. Fu un fatto sicuramente insolito che a uno degli esploratori italiani più famosi al mondo nonché scopritore dell'America venne dedicata solo una strada di dimensioni così ridotte.
Via Cecchi in una mappa del 1925 quando ancora si chiamava Via Colombo
Probabilmente tale falla non passò inosservata, e nel 1935 il Governatorato di Roma, nel dedicare a Colombo un lungomare, decise di cambiare la denominazione di questa strada dedicandola ad Antonio Cecchi (Pesaro 1849-Latofé 1896), attivo nell'Africa Orientale. Lo stesso Cecchi era stato ricordato nel 1920 da una strada nel Quartiere Ostiense, che tuttavia era stata assorbita dai binari della vicina Stazione Ostiense. In questo modo, Colombo fu ricordato con una strada più degna - nel frattempo anche il Lungomare ha cambiato nome e ben sappiamo che a Colombo sono dedicate la grande strada che collega il centro di Roma a Ostia e un piazzale a Castel Fusano - e Cecchi non cadde nel dimenticatoio della toponomastica.

Via Orazio Antinori


Via Orazio Antinori è una strada del Rione Testaccio, compresa tra Lungotevere Testaccio e Via Amerigo Vespucci. La strada non nacque nell'ambito della realizzazione originaria di Testaccio, che prevedeva un unico isolato tra Via Rubattino, Via Vespucci, Via Florio e Lungotevere Testaccio, e venne a formarsi solamente negli anni '30, quanto venne finalizzata la costruzione di questo isolato, non a caso caratterizzato da edifici del periodo.

Una mappa del 1925 mostra come ancora non esistesse Via Antinori, mentre il resto di Testaccio era in gran parte almeno delineato
 Nel 1935 si decise allora di dare un nome alla nuova strada venutasi a formare, e in linea con la toponomastica della zona si decise di dedicarla all'esploratore Orazio Antinori (Perugia 1811-Lit Marefià 1882), particolarmente attivo in Etiopia.
Nella strada oggi è presente la pizzeria Il Piccolo Alpino.



Via di Sant'Anselmo


Via di Sant'Anselmo è una strada del Rione Ripa, situata nella parte del rione che si estende sul colle Aventino, compresa tra Piazza Sant'Anselmo e Piazza Albania. L'origine della strada risale al 1926, quando vennero dati i noi a diverse strade della zona, e questa fu così chiamata perché limitrofa alla Chiesa di Sant'Anselmo, qui costruita per i Benedettini tra il 1892 e il 1896.

Architetture civili nel Rione Trevi

A seguire, in ordine alfabetico, una serie di architetture civili comprese nel Rione Trevi:

Casa Nicoletti, in Via di San Basilio
Edificio per negozi e uffici in Largo Santa Susanna, in Largo Santa Susanna

Piazza Albina


Piazza Albina è una strada situata nel Rione Ripa, nella parte che si estende sul colle Aventino, compresa tra Via Icilio e Via dei Decii.


Originariamente il nome di Via Albina venne riservato, nel 1927, per una strada da realizzare sull'area un tempo occupata da Villa Pepoli, nel Rione San Saba. Tuttavia, la costruzione di nuove strade in quell'area fu molto limitata, e questa strada da dedicare alla matrona Romana del V Secolo Dopo Cristo, Albina, non venne realizzata.
Nel 1951, quindi, si decise di dedicare ad Albina la piazza venutasi a creare all'Aventino che tuttora porta questo nome.

Il Villino Manno in Piazza Albina

La piazza oggi si presenta come un grande quadrilatero con al centro un'area adibita a parco pubblico, su due lati si affacciano splendidi villini degli anni venti, su un lato si trova il convento della Cura Generalizia dell'ordine Basiliano, su quello verso Piazza Albania si trova la grande ex sede della BNL, oggi ospita il complesso Domus Aventina.

Alcuni appartamenti di Domus Aventina affacciano su Piazza Albina

Via San Giosafat


Via San Giosafat è una strada situata nella parte del Rione Ripa che si estende sul colle Aventino, compresa tra Piazza di Santa Prisca e Piazza Albina. Questa strada originariamente - dal 1926 quando venne istituita - era un tratto di Via Icilio (di cui ancora oggi è prosecuzione oltre Piazza Albina), ma nel 1961 si decise di cambiarle nome, per via della prossimità con la sede dell'Ordine di San Giosafat.
San Giosafat Kuncewicz (Volodymir-Volyns'kyj 1580 - Vicebsk 1623) fu un Arcivescovo Greco-Cattolico della Rutenia. Coinvolto negi scontri tra le Chiese locali, sostenne i Cattolici e morì da martire, ucciso nel 1623 in una rivolta. Nel 1643 venne Beatificato e dal 1867 è Santo.

Madonna con Bambino in Via dell'Arco di San Calisto


In Via dell'Arco di San Calisto, nel Rione Trastevere, addossata alle mura della casetta nota per essere la più piccola di Trastevere, è presente un'Edicola Sacra raffigurante la Madonna col Bambino risalente al XVIII Secolo.

La casa "più piccola" di Trastevere


Quello che andiamo a descrivere è una semplice struttura domestica situata in Via dell'Arco di San Calisto, nel Rione Trastevere. Essa ha l'aspetto di una casa di paese, si estende su due piani, il primo raggiungibile attraverso una scala lungo la quale è presente un'Edicola Sacra del XVIII Secolo, mentre quello sotto adibito originariamente a magazzino, stalla o forno.
Questa casa venne desritta nel 1978 da Luigi Lotti che ne parlò come della casa più piccola di Trastevere. In quell'anno, l'autore di tale osservazione notò anche come lo stile di vita, all'epoca, fosse rimasto probabilmente rustico all'interno di questa casa, dal momento che notò come il piccolo comignolo che si vede sul tetto aveva del fumo che vi usciva, lasciandogli pensare che ancora non vi fossero stati installati elettrodomestici. Nello stesso testo del 1978, Lotti disse anche che l'ambiente principale cui si accede tramite la scaletta era un ambiente unico, in cui vi erano anche letto, cucina, soggiorno e tinello in una sola stanza.
Nel frattempo, con la gentrificazione che ha avvolto il Rione Trastevere e l'aumento del benessere tra gli italiani, non sappiamo quale sia stata l'evoluzione di questa casa rispetto al 1978, ma da fuori mantiene inalterato il suo aspetto rustico che la fa somigliare - come anche altre case di Trastevere - a una casa di paese.

San Basilio


San Basilio è una Chiesa del Rione Trevi, situata in Via di San Basilio. Le sue origini risalgono alla fine del XVII Secolo, quando i monaci Basiliani presenti a Roma decisero di dotarsi di una propria Chiesa stabile in città: questa comunità, infatti, era presente da secoli soprattutto nell'Italia Meridionale (le loro origini risalgono a San Basilio Magno, uno dei Padri Cappadoci del IV Secolo dopo Cristo), ma dal 1579 Papa Gregorio XIII Boncompagni aveva deciso che ogni anno questi monaci avrebbero dovuto tenere un incontro l'anno a Roma.
Dopo aver stabilito nel tempo la propria rappresentanza per un tempo limitato in diverse Chiese della città (prima San Pantaleone ai Monti, poi a San Silvestro al Quirinale, che acquistarono nel 1630 ma vendettero quattro anni dopo), nel 1660 decisero di acquistare un terreno nell'area compresa tra Piazza Barberini e gli antichi Orti Sallustiani, nel Rione Trevi, di proprietà di Giovanni Paolo Vespignani.
Tra il 1680 e il 1682 venne costruita la Chiesa, caratterizzata da una facciata a due ordini chiusa da un doppio timpano. Il portale è invece sormontato da un'iscrizione che ricorda come i lavori per la sua realizzazione siano stati completati nel 1682. Nel 1692 venne realizzato anche il Convento, ad opera di Carlo Francesco Bizzaccheri: i Monaci vi rimasero fino al 1874, anno in cui vennero allontanati e l'edificio passò al demanio comunale.
La Chiesa è di rito Greco-Cattolico, e l'interno mostra tutte le caratteristiche tipiche delle Chiese di questo rito: un'iconostasi divide infatti la navata dal presbiterio. Le decorazioni dell'iconostasi raffigurano il Crocifisso tra la Vergine e San Giovanni, l'Ultima Cena, l'Angelo Annunziante e la Vergine, con una serie di altri pannelli raffiguranti Santi. Questa iconostasi in precedenza si trovava nella Chiesa di San Lorenzolo ai Monti, che all'inizio del XX Secolo era divenuta una Chiesa di rito Russo, e che venne demolita per far spazio all'attuale Via dei Fori Imperiali.
Nella parete destra, invece, è presente una tela settecentesca raffigurante la Morte di San Giuseppe, mentre su quella sinistra è presente un dipinto che raffigura la Vergine col Bambini e Santi. Sull'altare, invece, è presente una tela raffigurante San Basilio risalente al XVII Secolo.
 La Chiesa, oltre a dare il nome alla strada in cui si trova e, plausibilmente ma senza conferme certe, anche alla limitrofa Via del Basilico, dà il nome al quartiere di Roma situato tra la Nomentana e la Tiburtina subito dentro il Grande Raccordo Anulare, San Basilio. Tale quartiere deve infatti il nome al Casale di San Basilio, così chiamato perché di proprietà della Chiesa in questione.

Casa Nicoletti



Casa Nicoletti è un edificio residenziale situato in Via di San Basilio, nel Rione Trevi. La sua realizzazione risale al 1931, quando si decise di sostituire un tipico edificio a schiera romano situato tra la Chiesa di San Basilio e l'edificio per appartamenti limitrofo.



A realizzare tale intervento è Adalberto Libera nella sua prima opera romana: in questo senso, rinnova la facciata e riorganizza l'interno dell'edificio.
Il condominio di quattro piani, nella sua semplicità acquisisce un forte linguaggio espressivo dato dall'asse centrale delle finestre e il loro rapporto con le due ali di finestre laterali, caratterizzate, a partire dal secondo piano, da un balcone aggettante in maniera molto limitata con ringhiere in metallo verniciato che, rompendo l'elemento di verticalità della facciata, pongono l'accento su di esse.
Il pian terreno, dove lo spazio per negozi è limitato, oggi c'è un bar, è caratterizzato dalla classica fascia in travertino che richiama gli storici bugnati romani, pur senza l'elemento delle bugne.



Nel 1933 Marcello Piacentini pubblicò sulla rivista Architettura una recensione della piccola casa di Libera in cui ne tesseva le lodi.
Nella semplicità delle forme è un perfetto gioiello della prima architettura razionalista Romana.

Targhe in memoria di persone legate all'Ungheria a Roma

Endre Ady, in Via Vittorio Veneto

Targhe in memoria di persone legate alla Russia a Roma

Karl Pavlovic Brjullov, in Via di San Claudio
Nikolaj Gogol, in Via Sistina

Targhe in memoria di italiani legati al Friuli-Venezia Giulia a Roma

Gerolamo Bonaparte, in Via del Babuino
Pietro Garinei, in Via Sistina

Targhe in memoria di persone legate alla Polonia a Roma

Adam Mickiewicz, in Via del Pozzetto
Cyprian Norwid, in Via Sistina
Henryk Sienkiewicz, in Via Bocca di Leone
Julius Slowacki, in Via del Babuino

Targhe in memoria di persone legate al Regno Unito a Roma

Elizabeth Barret Browning, in Via Bocca di Leone
Robert Browning, in Via Bocca di Leone
Walter Scott, in Via della Mercede
Percy Bysshe Shelley, in Via del Corso

Targhe in memoria di italiani legati alle Marche a Roma

Luigi Albertini, in Via XXIV Maggio
Romolo Murri, in Via dei Montecatini

Targhe in memoria di italiani legati alla Liguria a Roma

Giuseppe Mazzini, in Via di Capo Le Case
Sandro Pertini, in Piazza di Trevi

Targhe in memoria di persone legate agli Stati Uniti a Roma

Margaret Fuller, in Piazza Barberini
Madison Avenue, in Via del Babuino
Augustus Saint-Gaudens, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate all'Irlanda a Roma

Augustus Saint-Gaudens, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate all'Armenia a Roma

Uccisione degli Armeni, presso la Salita di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate alla Cechia a Roma

Riconoscimento della Cecoslovacchia da parte dell'Italia, in Piazza della Madonna di Loreto

Targhe in memoria di persone legate alla Germania a Roma

Ferdinand Gregorovius, in Via di Pietra
Giuseppe Antonio Koch, in Via delle Quattro Fontane
Thomas Mann, in Via del Pantheon
Richard Wagner, in Via del Babuino

Targhe in memoria di persone legate all'Austria a Roma

Ingeborg Bachman, in Via Bocca di Leone
Giuseppe Antonio Koch, in Via delle Quattro Fontane

Targhe in memoria di persone legate alla Svizzera a Roma

Jacob Burkhardt, in Via delle Quattro Fontane

Targhe in memoria di persone legate alla Croazia a Roma

Ruggero Giuseppe Boscovich, dentro l'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta

Targhe in memoria di persone legate all'Argentina a Roma

Argentini che hanno contribuito al restauro dell'Università Gregoriana, dentro l'Università Gregoriana in Piazza della Pilotta
Rifacimento della pavimentazione limitrofa al Pantheon da parte del comune di Buenos Aires, in Piazza della Rotonda

Targhe in memoria di italiani legati al Trentino-Alto Adige a Roma

Cesare Battisti, in Via Cesare Battisti

Targhe in memoria di persone legate alla Città del Vaticano a Roma

Questa lista comprende i Papi ricordati a Roma in diverse targhe commemorative, compresi quelli che sono stati sovrani dello Stato Pontificio o il cui Pontificato si è svolto prima del potere temporale. Per una questione di ordine abbiamo deciso di comprenderli anche qui. I Papi sono inoltre inseriti nelle liste relative ai loro Paesi e regioni d'origine.

Pio VI, in Via del Babuino
Pio VI, in Piazza Barberini
Pio VII, in Piazza Barberini
Pio XI, in Piazza Augusto Imperatore
Pio XI, in Piazza Augusto Imperatore

Targhe in memoria di persone legate alla Norvegia a Roma

Bjornsterne Bjornson, Piazza Barberini

Targhe in memoria di italiani legati al Veneto a Roma

Giacinto Gallina, Via Quattro Novembre

Targhe in memoria di italiani legati alla Puglia a Roma

Giovanni Bovio, in Via di Pietra
Don Pietro Pappagallo, in Via Urbana

Targhe in memoria di persone legate alla Francia a Roma

Gerolamo Bonaparte, in Via del Babuino
Frere Gabriel Drolin, in Via dei Cappuccini
San Benedetto Giuseppe Labre, in Via dei Serpenti
Federico Mistral, in Via di San Nicola da Tolentino

Targhe in memoria di persone legate alla Grecia a Roma

Santi Cirillo e Metodio, in Via di Santa Prassede

Targhe in memoria di italiani legati all'Umbria a Roma

Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati alla Toscana a Roma

Michelangelo Buonarroti, in Piazza della Madonna di Loreto
Pietro Mascagni, in Piazza della Rotonda
Beato Angelo Paoli, in Via di San Giovanni in Laterano
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati all'Emilia-Romagna a Roma

Ludovico Ariosto, in Piazza della Rotonda
Domenichino, in Via di San Martino ai Monti
Luigi Carlo Farini, in Via della Mercede
Girolamo Frescobaldi, sotto al portico della Basilica dei Santi Apostoli, in Piazza dei Santi Apostoli
Pio VI, in Via del Babuino
Pio VI, in Piazza Barberini
Pio VII, in Piazza Barberini
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna
Luigi Rossini, in Via Sistina

Targhe in memoria di italiani legati a Istria, Fiume e Dalmazia a Roma

Ruggero Giuseppe Boscovich, dentro l'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta
Nazario Sauro, in Via della Madonna dei Monti angolo Via dei Serpenti

Targhe in memoria di italiani legati alla Campania a Roma

Gian Lorenzo Bernini, in Via Liberiana
Gian Lorenzo Bernini, in Via della Mercede
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di Italiani in generale

Caduti dell'Esattoria, in Via Rabicana
Caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Largo Magnanapoli
Caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Largo Magnanapoli
Caduti del Rione Monti nella Prima Guerra Mondiale, in Via della Madonna dei Monti
Cittadini rastrellati in Via Rasella e uccisi alle Fosse Ardeatine, in Via delle Quattro Fontane
Dipendenti INAIL caduti nelle due guerre mondiali, dentro il Palazzo INAIL in Via IV Novembre
Frequentatori della Saletta Aragno caduti nella Prima Guerra Mondiale, in Via delle Convertite
Postelegrafonici uccisi durante la Guerra di Liberazione, in Piazza San Silvestro

Targhe in memoria di persone legate alla Georgia a Roma

Targa in memoria della pubblicazione del dizionario Georgiano-Italiano, nella Salita del Grillo

Targhe in memoria di italiani legati alla Sicilia a Roma

Fratelli Biviano, in Piazza di Monte Citorio
Renato Guttuso, in Piazza del Grillo
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna

Targhe in memoria di italiani legati alla Lombardia a Roma

Agostino Bertani, in Via delle Quattro Fontane
Cesare Correnti, in Piazza di Monte Citorio
Luigi Cremona, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana
Agostino Depretis, in Via Nazionale
Gaetano Donizetti, in Via delle Muratte
Carlo Emilio Gadda, in Via Merulana
Pio XI, in Piazza Augusto Imperatore
Pio XI, in Piazza Augusto Imperatore
Alessandro Verri, in Via in Arcione

Targhe in memoria di italiani legati al Piemonte a Roma

Giuseppe Avezzana, in Via Frattina
Benedetto Brin, in Via di San Marcello
Valentino Cerruti, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana
Massimo d'Azeglio, in Piazza San Lorenzo in Lucina
Giovanni Lanza, in Via Bocca di Leone
Venerabile Maria di Savoia, Piazza dell'Accademia di San Luca
Antonio Trua, dentro la facoltà di Ingegneria de La Sapienza in Via Eudossiana

Targhe in memoria di italiani legati al Lazio a Roma

Ottaviano Augusto, in Piazza Augusto Imperatore
Lorenzo Cardelli, in Via del Babuino
Giuseppe Celani, in Piazza Scanderbeg
Romualdo Chiesa, in Via della Panetteria
Manlio Gelsomini, in Via Venezia
Sandro Giovannini, in Via Sistina
Marco Mastrofini, in Piazza di Monte Citorio
Carlo Mazzaresi, in Via delle Tre Cannelle
Ernesto Micheli, in Via dei Quattro Cantoni
Mario Monicelli, in Via dei Serpenti
Ettore Petrolini, in Via Baccina
Ragazzi di Via Panisperna, in Via Panisperna
Pietro Raimondi, in Piazza dell'Oratorio
Mario Riva, dentro il Teatro Sistina in Via Sistina
Fratelli Rosselli, in Via delle Convertite
Altiero Spinelli, in Via degli Uffici del Vicario
Trilussa, in Via del Babuino
Giuseppe Valadier, in Via del Babuino

Targhe che ricordano italiani a Roma

Clicca sulla regione per vedere chi sono le persone provenienti da tale luogo ricordati a Roma con una targa.

Campania
Emilia-Romagna
Friuli-Venezia Giulia
Lazio
Liguria
Lombardia
Marche
Piemonte
Puglia
Sicilia
Toscana
Trentino-Alto Adige
Umbria
Veneto

Italiani di Istria, Fiume e Dalmazia

Italiani in generale

Targhe commemorative a Roma per nazionalità

Questo elenco raggruppa le targhe commemorative di Roma in base alla nazionalità delle persone ricordate. Cliccando sul nome del Paese sono elencate le figure che lì sono nate o che a quella nazione sono legate ricordate a Roma con una targa.
Prima però una precisazione: tali liste non hanno intento di dividere, ma solo di raccontare quali e quante nazionalità sono rappresentate a Roma. In molti casi si tratta di persone che hanno vissuto in Paesi o imperi non più esistenti: in tal caso prevale il fattore linguistico o del legame con una determinata terra prima ancora di quello geografico. Ove è impossibile trovare una prevalenza di fattori, può essere inserito (come per i bi-nazionali o persone che hanno fatto la storia in più Paesi) in più d'una lista.

Italia
Città del Vaticano

Argentina
Armenia
Austria
Cechia
Città del Vaticano
Croazia
Francia
Georgia
Germania
Grecia
Irlanda
Italia
Norvegia
Polonia
Regno Unito
Russia
Stati Uniti d'America
Svizzera
Ungheria

¿Porqué Roma se llama la Ciudad Eterna?



En todo el mundo, Roma, nuestra ciudad, cuando no se llama por su nombre, se llama "la Ciudad Eterna". ¿Cómo es esto? Vayamos entonces a descubrir por qué Roma se llama la Ciudad Eterna.

Este nombre alternativo de Roma se ha extendido durante mucho tiempo, entrando tanto en el lenguaje común como para hacer que la razón y el origen de este nombre en los ojos de muchos sean casi secundarios.

También porque para una ciudad que, con los Emperadores y con los Papas, en la Antigüedad como en el Renacimiento, para el Arte o para la Política, desde la fundación hasta la actualidad siempre ha sido protagonista, es un apodo que encaja perfectamente con la historia de la ciudad A menudo, aquellos que quieren saber por qué Roma se llama la Ciudad Eterna, pueden pensar erróneamente en un pasaje de la obra de Marguerite Yourcenar, Memorie di Adriano.

En esta obra, en la que el escritor francés imagina una larga epístola del emperador Adriano, a través de la cual traza el período de la antigua Roma en el que guió al Imperio, en el que en cierto momento se pronuncia dicha oración: "Otra Roma vendrá, y no puedo imaginar su rostro; pero habré ayudado a formarla ... Roma vivirá, Roma solo perecerá con la última ciudad de hombres". La frase, aunque sugestiva y en lo que respecta a la mano de la eternidad de Roma, no es la razón que explica por qué Roma se llama la Ciudad Eterna. De hecho, la novela de Yourcenar se remonta a 1951, cuando la definición de Ciudad Eterna para Roma estuvo en uso durante siglos.

Il poeta Tibullo in un dipinto del 1866 di Lawrence Alma-Tadema

Pero entonces, ¿porqué Roma se llama la Ciudad Eterna?

El primer autor que habló de Roma en estos términos vivió muchos siglos antes que Yourcenar. Este es Albio Tibullo, un poeta latino elegíaco que vivió entre 54 y 19 a. C.

En su II Libro de elegías, en V el poeta escribe los siguientes versos: "Romulus Aeternae nondum formaverat Urbis moenia", traducible como "Tampoco Romulus había levantado los muros del Eterno Urbe". Esta es actualmente la evidencia más antigua de que Roma se define como la ciudad eterna y, por lo tanto, es probablemente la frase que estamos buscando si queremos saber por qué Roma se llama la Ciudad Eterna..

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Targa in memoria della Libreria Croce


La targa in questione si trova in Corso Vittorio Emanuele II, nel tratto compreso nel Rione Parione, e ricorda la storica Libreria Croce, qui esistita tra il 1950 (anno in cui venne fondata da Remo Croce) al 2014.

Via della Pigna


Via della Pigna è una strada del Rione Pigna, compresa tra Via del Gesù e Via de' Cestari. La strada - così come il rione in cui si trova - deve il nome alla grande pigna bronzea che qui venne rinvenuta e che oggi si trova in Vaticano, nel cortile noto come Cortile della Pigna. Tale scultura bronzea faceva probabilmente parte delle Terme di Agrippa.
Sulla strada si affaccia il Palazzo Maffei, realizzato nel 1580 da Giacomo Della Porta, passato poi ai Peretti, agli Este, agli Acciaioli, ai Marescotti (che lo fecero ampliare da Ferdinando Fuga) e alla Banca Romana. Nel 1906 venne acquistato dalla Santa Sede, che vi insediò la sede del Vicariato, qui rimasta fino al 1964: per questa ragione il palazzo è conosciuto anche come Palazzo del Vicariato. Attualmente è ancora di proprietà della Santa Sede.
Sulla strada si affaccia anche Casa Porcari, dove visse Stefano Porcari, membro della famiglia che nel XV Secolo cercò di mettere in piedi un'insurrezione contro Papa Nicolò V Parentucelli (1447-1455) per instaurare un governo repubblicano finendo impiccato nel 1453. Una targa, posta sul lato del palazzo affacciato su Vicolo delle Ceste, lo ricorda.

Altri siti che ne parlano:
Via della Pigna - in Roma Segreta