L'obelisco di Dogali


Con obelisco di Dogali si intende quell'obelisco che oggi possiamo vedere posizionato nei giardini tra Viale Einaudi e Viale delle Terme di Diocleziano, tra Piazza dei Cinquecento e Piazza della Repubblica, nel Rione Castro Pretorio, è alto 17,7 metri.
Tuttavia, la storia di questo obelisco inizia in Egitto, infatti, fu eretto inizialmente ad Eliopoli, all'epoca del Faraone Ramsete II, nel XII Secolo a.C., e giunse a Roma per volontà dell'Imperatore Domiziano, che lo fece porre nell'Iseo Campense. 
Questo luogo, ovvero un tempio dedicato alle Divinità Egiziane Iside e Serapide, era ricco di obelischi, tanto è vero che da esso provengno, oltre all'obelisco di Dogali, anche l'obelisco Macuteo (situato in Piazza della Rotonda), quello della Minerva, situato nell'omonima piazza, e quello di Boboli, che si trova negli omonimi giardini a Firenze.
Tra questi quattro obelischi, quello di Dogali fu l'ultimo a tornare alla luce: fu infatti scoperto nel 1883 dall'archeologo Rodolfo Lanciani presso il Convento di Santa Maria sopra Minerva. 

La battaglia di Dogali in un'immagine ottocentesca 

In un primo momento si pensò di collocare l'obelisco in Piazza Strozzi, ora Largo Argentina, quando però, per l'esercito Italiano, il 26 gennaio 1887 arrivò, nella guerra d'Eritrea, la tragica sconfitta di Dogali, con la morte del la colonna di rinforzo comandata dal colonnello De Cristoforis, subito la nazione si unì in un grande cordoglio, tributando, nonostante la sconfitta, notevoli onori ai caduti. Il 15 febbraio il Consiglio Comunale deliberò la realizzazione di un monumento ai cinquecento soldati.
Il 9 marzo si decise dunque di ribattezzare la piazza della Stazione Termini "Piazza dei Cinquecento", proprio in memoria dei cinquecentoquarantotto soldati Italiani caduti nella battaglia di Dogali, e di porvi al centro l'obelisco che pochi anni prima era stato rinvenuto presso Santa Maria sopra Minerva. 

La solenne inaugurazione dell'obelisco nel 1887

Fu così che, il 5 giugno 1887, l'obelisco di Dogali fu eretto, con basamento in muratura, di fronte alla Stazione Termini, la base fu progettata dall'architetto Francesco Azzurri, mente l'epigrafe fu elaborata da Ruggero Bonghi.
All'inaugurazione furono presenti i sovrani, i membri del governo, molti parlamentari e il Sindaco Leopoldo Torlonia.
Fu proprio quest'ultimo a fare il discorso inaugurale, dicendo che "Il granito egizio mostra il valore degli Italiani, e di come sappiano morire quando l'onore della bandiera nazionale impone il sacrificio della vita".
L'accoglienza della critica fu fredda, poichè furono considerate troppo piccole le dimensioni del monumento. Soltanto nell'estate del 1888 i lavori furono terminati realizzando il piedistallo in granito di Baveno e la gradinata che conferiva maggiore slancio al monumento.


La base è sostenuta da una gradinata in granito di forma ottagonale, su cui si appoggiano quattro are rastremate, decorate da protomi leonine in bronzo sui lati. Sopra alle are sono poste quattro semplici edicole contenenti le tavole di bronzo su cui sono incisi i nomi dei caduti, inseriti per ordine di grado militare, ai lati delle edicole si trovano altre due tavole, lunghe e strette, sempre con i nomi dei morti.


Quella principale è decorata superiormente da uno stemma sabaudo circondato da ghirlande e sormontato dalla corona reale, subito sotto è scritto il nome del tenente colonnello Tommaso De Cristoforis, poi segue la lista dei capitani, dei tenenti, i sottotenenti, i furieri maggiori e i sergenti.

Tavola contenente i nomi di alcuni soldati morti nella battaglia

Sopra le edicole si trova il piedistallo dell'obelisco su cui è inciso AGLI EROI DI DOGALI V GIV MDCCCLXXXVII.
Sul dado è scritto SPQR, in cima all'obelisco è posta una stella di bronzo a cinque punte, simbolo delle forze armate italiane.
Negli anni venti si iniziò a discutere sull'ampliamento della Stazione Termini, bisognava fare spazio nella piazza, e l'obelisco fu così sacrificato, decidendo di spostarlo nei limitrofi giardini di Viale delle Terme di Diocleziano. Questo spostamento avvenne tra il luglio del 1924 e il 31 maggio 1925. 
Negli anni trenta inizieranno poi i lavori, terminati nel 1950, che porteranno alla costruzione della nuova Stazione Termini, rendendo la vecchia Piazza dei Cinquecento, quella con l'obelisco in mezzo, solo un ricordo. 
Nel frattempo, quando l'obelisco era stato trasferito nei giardini limitrofi, nel 1937 l'Italia, vinta la Guerra d'Etiopia, decise di portare a Roma come trofeo di guerra, assieme alla stele di Axumla statua del Leone di Giuda, uno dei simboli della monarchia etiope che il Negus Hailé Selassiè aveva fatto erigere ad Addis Abeba nel 1929. 

Il Leone di Giuda sotto l'obelisco di Dogali
Si decise di posizionarlo sotto all'obelisco che ricordava gli Italiani caduti proprio per mano abissina, a voler sottolineare che erano stati vendicati.
Il leone fu rimosso dopo la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate, nel giugno del 1944, e fu posto nell'antiquarium del Celio.
Nel 1969, la statua venne infine restituita all'Etiopia in seguito ad un negoziato.
Oggi l'obelisco risulta leggermente nascosto, viste anche le sue ridotte dimensioni, ma, come abbiamo visto, ciò non significa assolutamente che questo piccolo obelisco non sia ricco di storia.


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