Via del Circo Massimo


Via del Circo Massimo è una strada che conduce da Via della Greca a Viale Aventino, nel Rione Ripa.
Tale via venne realizzata dal Governatorato di Roma nel 1934 come collegamento tra la Bocca della Verità e Viale Aventino.

L'area del Circo Massimo nel 1925

Il progetto fu curato da Antonio Muñoz, con l'inserimento sulla sommità del colle Aventino di un piazzale panoramico, l'odierno Belvedere Romolo e Remo, e contestualmente venne creato un piazzale retrostante, con l'innesto su Via delle Terme Deciane, l'odierno Piazzale Ugo La Malfa.


L'area dove venne tracciata la strada era in gran parte occupata dal Cimitero Israelitico che venne interamente distrutto, con la traslazione di circa 8.000 salme al Cimitero del Verano, alcuni cipressi furono risparmiati e rimasero lungo la strada, nel tratto lungo il Clivo dei Publicii e all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Via del Circo Massimo all'altezza del Belvedere Romolo e Remo

Il tratto verso Viale Aventino era occupato da edifici industriali che vennero espropriati e demoliti.


I lavori vennero effettuati nel luglio, agosto e settembre 1934.

Demolizioni di edifici nei pressi di Viale Aventino, agosto 1934 (foto Luce)

La strada fu inaugurata il 28 ottobre 1934 da Mussolini, che passò in rassegna 12 mila atleti provenienti da tutta Italia.






Marie Jahoda Hof

Vienna complesso residenziale Marie Jahoda

Il Marie Jahoda Hof è un complesso residenziale di Vienna situato nel distretto di Landstrasse, lungo la Kegelstrasse all'angolo con Sedlgasse, realizzato tra il 1975 e il 1977 su progetto dell'architetto Alfred Viktor Pal.
La storia di questo complesso va inserita nel contesto degli anni '70, quando a Vienna fu realizzato il più grande piano di costruzione e risanamento di alloggi dal tempo della Vienna Rossa (il periodo tra la fine della Prima Guerra Mondiale e gli anni '30 noto tra le altre cose per l'ampio sviluppo dell'edilizia residenziale pubblica), portato avanti con l'obiettivo di risolvere il problema abitativo e migliorare il tenore di vita dei viennesi.
L'edificio si presenta come molto semplice, con una facciata liscia priva di cornici in cui si alternano alcune file di balconi e un bow-window.
Il complesso venne successivamente dedicato a Marie Jahoda (Vienna 1907- Sussex 2001), psicologa sociale nativa di Vienna e stabilitasi nel Regno Unito.

Marie Jahoda Hof Kegelstrasse



Altri siti che ne parlano:

Rapimento di Giacomo Matteotti


Il rapimento del Segretario del Partito Socialista Unitario Giacomo Matteotti avvenne il 10 giugno 1924 a Roma.
Il giorno precedente la portiera dell'edificio al n. 12, il Villino Clotilde, di Via Stanislao Mancini notò, la notte, una macchina scura con i fanali spenti, che andava su e giù per un breve tratto della strada, la donna riferì l'episodio al marito che ricopiò la targa 55.12169. Era la squadra di Dumini che faceva i sopralluoghi per il rapimento del deputato. La Lancia era stata noleggiata a nome di Filippo Filippelli, direttore del quotidiano Corriere Italiano, presso il Garage Trevi.
Il 10 giugno era martedì, a Roma faceva molto caldo, le strade erano deserte. Matteotti abitava all'odierno civico 6 di Via Pisanelli (all'epoca n. 40), in una delle due palazzine progettate da Ghino Venturi, con la moglie Velia e i tre figli, al quarto piano della palazzina, vi si era trasferito dal gennaio del 1923. 

Il portone dell'abitazione di Matteotti

Alle 16.20 di quel pomeriggio Matteotti uscì di casa per andare alla Camera dei Deputati, era vestito con un abito grigio e scarpe bianche, non portava il cappello, teneva sotto braccio una busta con l'intestazione Camera dei Deputati. Dopo aver salutato il giovane carabiniere che piantonava l'ingresso del palazzo, dal 1 giugno, quando le minacce contro di lui erano aumentate, si era diretto lungo Via Mancini. 

Sopralluogo degli uomini della questura sul luogo del rapimento

Giunto all'angolo con il Lungotevere Arnaldo da Brescia, si diresse verso Sud sul Lungotevere per raggiungere la fermata del tram numero 15, che da Piazza del Popolo conduceva a Montecitorio, da alcuni giorni trascorreva i pomeriggi nella Sala di lettura della Camera per preparare un intervento sul bilancio. 

Il punto in cui venne rapito Matteotti, di fronte al Villino Almagià

All'altezza dell'incrocio con Via degli Scialoja, davanti al Villino Almagià lo aspettavano i tre rapitori, usciti dalla Lancia Lambda nera guidata da Augusto Malacria. I tre fecero cenno a Matteotti di venire con loro e si gettarono sul politico, questi anche se circondato fece un salto indietro, gli furono addosso e lo colpirono al basso ventre, la strada era deserta, c'erano solo due ragazzini che giocavano, Renato Barzotto e Amilcare Mascagna, questi così descrissero la scena: "Gli saltarono addosso, quello si divincolò buttandone a terra uno, ma un altro vestito di grigio gli dette un pugno in faccia facendolo cadere". 

La Lancia Lambda utilizzata per il sequestro di Matteotti

I rapitori trascinarono di peso l'aggredito verso la macchina, lui si dibatteva e urlava aiuto, sollevandolo per le braccia e le gambe lo caricarono di forza sulla Lancia, il deputato oppose una strenua resistenza.


L'auto partì a tutta velocità verso Lungotevere Flaminio, per attenuare le urla di Matteotti Malacria suonava continuamente il clacson. Matteotti riuscì a rompere il lunotto posteriore con un calcio e a gettare la propria tessera di deputato dal finestrino, all'altezza di Ponte Milvio. Il poveretto si dimenava tirando calci e pugni ai suoi aggressori, forse Viola o Volpi, seduto nel sedile posteriore, sfoderò il pugnale e gli inflisse vari colpi al torace.
A questo punto la macchina si diresse sulla Via Flaminia, poi fu vista verso il Lago di Vico, dove si persero le sue tracce. 
I sequestratori vagarono alquanto finché non trovarono un posto dove seppellire il corpo nel bosco di Quartarella, non avendo gli attrezzi adatti per scavare prepararono con un cric in dotazione alla Lancia una fossa poco profonda e ci misero il cadavere.
I rapitori erano membri della polizia politica: Amerigo Dumini, Albino Volpi, Giuseppe Viola, Augusto Malachia e Amleto Poveromo.

Mascagna, Barzotto e Pucci

I testimoni furono i due bambini Renato Barzotto, Amilcare Mascagna e lo spazzino Giovanni Pucci.
L'avvocato Cavanna, che abitava nel Villino Morpurgo, sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, alle 16.30 disse di aver sentito un clacson e delle urla, si affacciò dal suo salotto e vide un'automobile con quattro persone afferrare una persona e che poi veniva caricata nella macchina e portata via.

Foto presa dall'abitazione dell'avvocato Cavanna

Altro testimone era l'avvocato Gualdi, che era sul Tevere accompagnando degli amici che facevano il bagno, risalito sul Lungotevere  attirato dalle grida di Matteotti, avrebbe visto assieme ai suoi tre amici la stessa scena.

Sopralluogo i giorni successivi sul luogo del rapimento

La moglie di Matteotti si preoccupò nel non veder rientrare il marito a casa la sera, si rivolse subito ai compagni di partito, che confermarono di averlo visto in mattinata.
Il giorno successivo i sospetti di una scomparsa aumentarono di ora in ora e alle 20.30 dell'11 giugno il Deputato Socialista Giuseppe Modigliani denunciò la sparizione di Matteotti al Questore Bertini.


Sul luogo del rapimento comparve, anche se dall'altro lato, sul muraglione del Lungotevere, una croce, attorno alla quale iniziarono ad essere deposte corone di fiori.


Cominciarono poi a raccogliersi spontaneamente le persone, che facevano dei veri e propri pellegrinaggi popolari sul luogo del rapimento, all'inizio alle forze di polizia fu ordinato di rimuovere tutto ciò che era stato deposto sul Lungotevere, ma vista la quantità di fiori che veniva ogni giorno lasciata, alla fine si limitarono a sorvegliare la zona.

Pellegrinaggio popolare davanti al Villino Almagià, in fondo si vede il palazzo in cui abitava Matteotti

Dopo la Seconda Guerra Mondiale è stato realizzato un monumento commemorativo sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, inaugurato nel 1974 per il cinquantenario della morte.

Jive Music Club

Il Jive Music Club era un locale che si trovava in Via Libetta 7, nel Quartiere Ostiense. Si trattava di un locale specializzato in musica dal vivo.

Il Trillo del Diavolo

Il Trillo del Diavolo era un locale, oggi non più attivo, del Quartiere Ostiense, situato in Via Libetta 1a. Si trattava di un locale emanazione dell'Università della Musica, che proponeva serate jazz e con musica del repertorio della tradizione italiana.
Al suo posto oggi sorge il Circolo degli Illuminati, altro locale tra i più noti di Via Libetta.

Conferimento della Cittadinanza Romana Onoraria a Guglielmo Marconi 7 maggio 1903


Il 7 maggio 1903 in Campidoglio venne offerta a Guglielmo Marconi la Cittadinanza Romana Onoraria. 
Il 18 febbraio 1903 il Consiglio Comunale di Roma aveva decretato, su proposta del Sindaco Colonna, di offrire a Guglielmo Marconi la Cittadinanza Onoraria, per i meriti svolti verso la Nazione.


Marconi giunse a Roma da Parigi il 1 maggio 1903, venne accolto alla Stazione Termini dai Ministri della Guerra, della Marina e delle Poste e Telegrafi, e dalle associazioni popolari a lui intitolate.
Il 7 maggio alle 10.00 nell'Aula Consiliare in Campidoglio si svolse la solenne cerimonia del conferimento della Cittadinanza Onoraria. Marconi entrò insieme alla madre e al Sindaco Colonna, il Consiglio Comunale era riunito sui suoi scranni.
Il Sindaco fece il suo discorso a cui rispose lo stesso Marconi, quindi venne consegnata la pergamena ricordo della cerimonia, disegnata dal professore Giuseppe Cellini.


Nella Sala di Cleopatra il Sindaco presentò a Marconi la Giunta e tutto il Consiglio Comunale, quindi venne servito il rinfresco.


Nel pomeriggio fu organizzata dall'Associazione Elettrotecnica, guidata dal Professor Ascoli, sempre nella Sala del Consiglio Comunale, alla presenza del Re Vittorio Emanuele III della Regina Elena, la conferenza scientifica sulla radiotelegrafia di Marconi.
Alle 16.00 arrivò lo scienziato, la folla lo acclamava con entusiasmo, il Professor Ascoli presentò a Marconi la targa d'oro offerta dall'Associazione Elettrotecnica.
Quindi Marconi iniziò il discorso, parlò delle sue scoperte e delle stazioni radiotelegrafiche nel mondo e in Italia, presenti e future, illustrando delle cartine appositamente appese nell'Aula.
Successivamente si svolse il banchetto d'onore offerto dal Comitato.

Articolo sul Nuovo Palazzo di Giustizia a Roma, 1904

Vi proponiamo un breve articolo sulla costruzione del Palazzo di Giustizia di Roma, apparso sul giornale La Domenica del Corriere il 31 luglio del 1904, in occasione dello scoprimento della facciata del palazzo sul fiume Tevere.
Ci si lamenta della durata infinita dei cantieri, il palazzo doveva essere inaugurato nel 1902, e del costo esorbitante, dagli 8 milioni preventivati ai 27 spesi al 1904 con ulteriori 5 milioni stanziati in Parlamento nel giugno del 1904. Il palazzo sarà terminato soltanto nel 1911 per il Cinquantenario dell'Unità Italiana, con un costo totale di 40 milioni.




Trittico dono della città di Roma al Presidente Émile Loubet


Il trittico ad ante dono della città di Roma al Presidente Francese Émile Loubet è un dipinto realizzato da Giuseppe Cellini (1855-1940), come regalo al Presidente della Repubblica Francese da parte della città di Roma, nella sua visita dell’aprile 1904.
Il trittico venne commissionato dal Comitato Cittadino per le onoranze a Loubet, con Presidente Onorario Giulio Monteverde, composto da artisti, nobili e borghesi Romani.
Giuseppe Cellini realizzò uno splendido dipinto, con il suo stile ricercato e raffinato, ispirato al Rinascimento Italiano.


Al centro è raffigurata una grande allegoria della Pace, ad ali spiegate, che protegge la Musica, la Poesia, l'Abbondanza, la Prosperità, il Lavoro e la Scienza. Nella parte inferiore invece è scritta, su fondo oro, la dedica al Presidente Loubet dettata dal poeta Enrico Panzacchi, alla cui base si trova una raffigurazione della lupa Capitolina.


A Emilio Loubet Presidente della Repubblica Francese Signore! Roma vi dà il benvenuto; e s'unisce alla sua voce tutta la gente Italica, lieta del vostro giungere tra noi. Voi portate al di qua delle Alpi il messaggio fraterno; e siete voi stesso l'espressione viva e degna del sentimento profondo che unisce, nel sangue e nella storia, nei ricordi e nei propositi, le due grandi nazioni latine. Roma accoglie in voi non solo un amatore illustre delle sue gesta antiche e dei memori luoghi e dei monumenti d'arte che fanno di lei la città dilettosa e mirabile più di ogni altra nel mondo: sa che in voi è il pensiero consapevole del suo stato moderno e dell'alta missione civile che essa deve e vuol compiere nella storia come Capitale del Regno d'Italia. Per questo specialmente vi festeggia, vi onora e proclama la venuta vostra fausta e felice!

Parigi

A sinistra si trova l'allegoria di Parigi, vestita con un manto raffinatissimo è affiancata da un putto con lo scudo della città, che tiene in mano un ramo d'ulivo.

Roma

A destra è posta l'allegoria di Roma, loricata e con un copricapo con una sfinge, avvolta da un panno regale di seta damascata, bordato di ermellino, anch'essa accompagnata da un putto con il ramo d'ulivo.
Sopra alle due allegorie vi sono due costruzioni architettoniche dorate, di ispirazione Romana: un arco sormontato da una un'ara, affiancata da due cariatidi.
Nei sei pannelli che contornano l'allegoria sono scritti i nomi dei componenti del comitato, su fondo blu.


Il trittico venne donato al Presidente Loubet lunedì 25 aprile a Palazzo Farnese, alla presenza di alcuni membri del Comitato cittadino: il Presidente Giulio Monteverde, Cesare Bazzani, Ezio Garroni, Don Alessandro Torlonia ed altri.

Visita del Presidente Loubet a Roma nel 1904


La visita del Presidente della Repubblica Francese Émile Loubet a Roma si svolse dal 24 al 28 aprile 1904.
Essa seguiva il viaggio a Parigi effettuato dal 14 al 18 ottobre 1903 da Vittorio Emanuele III e dalla Regina Elena. La visita in Francia era il frutto della nuova visione di politica estera del Re Vittorio Emanuele III, che pur rimanendo nella Triplice Alleanza, anche se non ne era entusiasta, preferiva mantenere buoni rapporti anche con Francia, Inghilterra e Russia.
La visita del Presidente della Repubblica Francese inoltre chiuse la lunga stagione di tensioni e incomprensioni tra Italia e Francia, sorte dopo la presa di Roma nel 1870, inoltre sanava la questione Tunisina e metteva fine alla guerra commerciale tra i due paesi.


Nessun Capo di Stato Francese, cattolico, era venuto a Roma dopo la Breccia di Porta Pia, Loubet era in parte perplesso perché il viaggio a Roma sarebbe stata una legittimazione troppo evidente della città come Capitale Italiana. A convincere il Presidente a venire a Roma, senza preoccuparsi troppo delle rimostranze della Santa Sede, fu il Ministro degli Esteri Delcassé, che decise di accompagnarlo nel viaggio.


Il Sindaco Prospero Colonna volle accogliere degnamente il Presidente Francese con festeggiamenti imponenti. Il Municipio creò per l'occasione il Comitato Cittadino per le onoranze a Loubet, con Presidente Onorario Giulio Monteverde, che incaricò alcuni artisti e architetti per gli apparati decorativi, furono scelti Giovanni Mataloni, che aveva già curato gli allestimenti per la venuta di Guglielmo II ed Edoardo VII nel 1903, si occupò degli addobbi di Piazza dell'Esedra, Via Nazionale e Via del Corso e Cesare Bazzani.


Il giovane Bazzani progettò i pennoni in stile romano, da realizzare in Piazza del Popolo e sul Pincio, con un grande velario luminoso sulla terrazza superiore, sostenuti da aste culminanti in geni alati. 


In Piazza Colonna venne sistemato un giardino provvisorio, decorato al centro con una statua antica rappresentante un Console Romano, fornita dall'antiquario Sangiorgi.


Le decorazioni furono realizzate all'interno dell'Anfiteatro Corea da pittori, artigiani, scalpellini, stuccatori.


Come avvenuto nel 1903 per la visita di Edoardo VII in Piazza dell'Esedra vennero montati i supporti in ferro battuto contenenti gli stemmi delle Province Italiane, negli attici dei Palazzi dell'Esedra erano stati installati pennoni con Vittorie alate.


Il treno Presidenziale giunse a Roma il 24 aprile alle 16.00, ne uscirono il Presidente Loubet e il Ministro Delcassè, Vittorio Emanuele III e i Principi Reali li ricevettero alla Stazione Termini.


Il Re e il Presidente, montati sulla carrozza e scortati dai Corazzieri, furono fermati all'Esedra delle Terme dal Sindaco Prospero Colonna, che diede il saluto di benvenuto a Roma al Presidente Loubet.


Poi il corteo proseguì lungo Via Nazionale imbanderata e decorata da festoni floreali contenenti al centro una bandiera, e piena di gente festante.




Arrivarono dunque al Quirinale dove la Regina Elena, circondata dalle sue dame, ricevette il Presidente nella Sala delle Guardie. 


La sera venne offerto il primo pranzo al Quirinale. Poi si svolse la grande fiaccolata, che partì da Piazza del Popolo, con il Pincio illuminato, percorrendo poi Corso Umberto, Piazza Venezia con arrivo al Quirinale.


Lunedì 25 aprile la mattina il Presidente andò al Pantheon, a rendere omaggio alle tombe di Vittorio Emanuele II e Umberto I, poi visitò la Regina Madre a Palazzo Margherita. 


Il pomeriggio si recò a pranzo nell'Ambasciata di Francia, dove ricevette la comunità Francese residente a Roma, e una delegazione dei membri del Comitato Cittadino, che regalò al Presidente un trittico commemorativo dipinto da Giuseppe Cellini.
Alle 20.00 vi fu grande pranzo di gala al Quirinale cui partecipavano il Conte di Torino, il Duca di Genova, i Cavalieri dell'Ordine della Santissima Annunziata, i Presidenti di Camera, Bianchieri, Senato, Saracco e del Consiglio dei Ministri, Giolitti, i Ministri, l'Ambasciatore di Francia Barrère, i membri di Ambasciata, i componenti del seguito del Presidente, i principali dignitari della Corte e le Dame della Regina.
Il signor Loubet era al centro della tavola, aveva a destra il Re e a sinistra la Regina Elena, di fronte il Conte di Torino, accanto al Re era la Signora Barrère e accanto alla Regina il Duca di Genova.


Vittorio Emanuele III pronunciò il seguente brindisi "Signor Presidente, il cuore di tutta Italia palpita col Mio, salutando in Voi, gradito ospite, la magnanima Nazione Francese. I nostri governi si sono trovati facilmente d'accordo nel cooperare al mantenimento della pace, questo bene supremo che tutti gli Stati mirano sempre più a consolidare, e, sottoscrivendo il Trattato di arbitrato ed il Trattato di lavoro, hanno garantito la pace politica e rafforzata la pace sociale. L'Italia e la Francia, sorte ambedue dal vecchio tronco latino, conservarono attraverso i secoli tradizioni e affinità incancellabili, ed oggi riaffermano la loro amicizia in questa eterna Roma, dalla quale tante ispirazioni ha tratto il genio nazionale dei due popoli. Signor Presidente, stringendovi la destra, l'onda di gloriosi ricordi Mi riempie l'animo delle più care emozioni. Con questi pensieri, con questi sentimenti, io levo in alto il calice alla prosperità della Francia e del suo degno Nobile Capo".


Dopo il brindisi, che gli ha invitati ascoltarono in piedi, la musica del Reggimento Granatieri suonò alla Marsigliese. Il Presidente della Repubblica Rrancese rispose in francese "Sire, J'ai peine à exprimer l'emotion et la gratitude que je dois au langage si affettuex e si noble de Votre Majesté età cette magnifique et inubiable réception où l'Italie entìere s'est jointe a ses augustes Souverains pour faire honneur à la Francie. Vos paroles, Sire, retentiont, demain, profondément dans tous les coeurs Français [...]
Nos gouvernements ont compris combien il importait de mettre les intérêts des leurs pays d'accord avec les symphaties qui les portaient l'un vers l'autre. De leur heuruse collaboration sont sortis plus récentment la convention d'arbitrage et le traité du travail, où il me plait de voir, avec vous, un gadge nouveau de paix politique e un instrument fécond de progrès social [...].
Dopo il brindisi del Presidente Loubet venne  suonato l'inno Reale Italiano.


Alle 22.00 gli ospiti si recarono in carrozza, scortati dai Corazzieri, allo spettacolo di gala al Teatro Argentina. 
Il Re il Presidente Loubet si sistemarono nel Palco Reale e tutto il teatro li applaudiva. I palchi del teatro erano stati addobbati con rose dai colori blu, bianco e rosso. 
L'orchestra eseguì il l'inno Reale e la Marsigliese, dopo venne rappresentato il secondo atto del Faust di Gounod, interpretato da Marconi, seguì il ballo Bacco e Gambrinus.


Il 26 aprile alle 9.30 del mattino venne effettuata la rivista militare ai Prati di Castello.
Il Re, i Principi Reali e lo Stato Maggiore montarono a cavallo mentre la Regina Elena e il Presidente Loubet erano in carrozza, scortati dai Corazzieri. 
Alla rivista assistente una folla enorme, che fin dal mattino si era radunata ai Prati di Castello.
La prima linea era formata dalla fanteria, la seconda dalla divisione di truppe specialiali, la terza dalla cavalleria, le truppe erano agli ordini del Comandante di Corpo d'Armata Generale Besozzi.


Terminata la rivista il Re si pose alla destra della carrozza con il Presidente della Repubblica Francese ed iniziò lo sfilata delle truppe, che marciarono nella stessa formazione dello schieramento meno la Cavalleria, che sfilò in colonne di squadroni. 


Molti applausi furono riservati agli allievi del Collegio Militare, ai Bersaglieri, all'Artiglieria e alla Cavalleria. Durante la rivista a Monte Mario il cannone sparava a salve.


Dopo la colazione Vittorio Emanuele III accompagnò il Presidente, guidando direttamente lui carrozza, alla visita ai monumenti di Roma.


Andarono al Gianicolo, a Piazza San Pietro, al Palazzo di Giustizia, a Villa Borghese, alla Breccia di Porta Pia, alla Basilica di Santa Maria Maggiore, poi lungo Via XX Settembre tornarono al Quirinale.
 

Successivamente il Presidente Loubet raggiunse il monumento in costruzione di Vittorio Emanuele II, dove venne ricevuto dal Ministro della Pubblica Istruzione Orlando e dal direttore dei lavori Conte Giuseppe Sacconi, quindi venne effettuata la visita al Foro Romano e al Colosseo, con Giacomo Boni come guida.


In seguito il Presidente ricevette i Capi missione del Corpo Diplomatico.
La sera, dopo il pranzo militare al Quirinale venne organizzato un grande ricevimento in Campidoglio.


Il Presidente Loubet fu ricevuto dal Sindaco Prospero Colonna, e visitò i Musei Capitolini, tenendo il braccio alla Regina Elena.


Il giorno successivo il 27 aprile il Presidente si recò all'Accademia di Francia a Villa Medici, quì gli venne presentata la statua in gesso di Victor Hugo, da regalare all'Italia.


La sera si recò all'Ambasciata di Francia, dove venne organizzata la cena di gala la sera, con un ricevimento successivo.
Il 28 aprile il Presidente Loubet partì per Napoli, dove assistette ad una grande rivista navale.
Nel suo viaggio Loubet non si recò in Vaticano. Da parte sua il Cardinale Merry del Val emanò una  dura nota di disappunto, il 28 aprile, a tutte le potenze cattoliche, condannando l'iniziativa Francese, che portò ad una rottura  dei rapporti diplomatici, con il richiamo dell'Ambasciatore di Francia il 21 maggio e la restituzione al Nunzio dei suoi passaporti nel luglio del 1904.


Le feste che accolsero il Presidente Francese infastidirono molto i Tedeschi, che già erano stati insospettiti dalla visita di Edoardo VII a Roma dell'anno precedente. Il mancato accenno alla Triplice Alleanza da parte del Re d'Italia nei brindisi al Quirinale irritò molto von Bulow che se ne lamentò con l'Ambasciatore Lanza. L'impressione suscitata a Berlino degli ultimi avvenimenti Romani era che l'Italia fosse più amica della Francia che della Germania. Guglielmo II cominciò a nutrire dei sospetti circa la lealtà Italiana.