Ponte Rotto


Ponte Rotto in un quadro di Van Wittel del 1690

Con Ponte Rotto è noto l'antico Ponte Emilio, o Pons Aemilius in Latino, un ponte oggi ridotto a rudere sul Tevere, all'altezza dei Rioni Ripa e Trastevere.
Stando alle testimonianze di autori quali Plutarco e Tito Livio, il ponte risale al 241 a.C., quando venne costruito per volontà di Manlio Emilio Lepido, per raggiungere dalla riva sinistra del Tevere la Via Aurelia, da poco tracciata.
Nel 179 a.C. il ponte venne ricostruito per la prima volta in muratura, con il tufo delle cave di Monteverde, dai censori Marco Emilio Lepido e Marco Fulvio Nobiliore, cui talvolta viene erroneamente attribuito, forse dopo i danni subiti dalla piena del 193 A.C..
Originariamente il ponte presentava una passerella in legno, ma nel 142 a.C. fu rinnovato con la costruzione di sei arcate in muratura su iniziativa dei censori Publio Cornelio Scipione Emiliano e Lucio Mummio. Un ulteriore restauro avvenne invece sotto l'imperatore Augusto nel 12 a.C., in quest'occasione fu rinominato Pons Maximus in onore del Pontefice Massimo.

Ricostruzione di ponte Emilio all'epoca di Probo effettuata da Hermann Bender

Nel Medioevo il ponte cambiò numerose volte denominazione: da Ponte di Lepido, per via del suo costruttore, da cui per corruzione "Ponte Lapideo", fino a "Ponte Janiculense", Ponte Senatorio o "dei Senatori", Ponte Maggiore e Ponte Santa Maria, nome questo con cui fu più diffuso.
Essendo posizionato in prossimità di un'ansa, e subito dopo l'isola Tiberina, le correnti in quel punto sono sempre state fortissime, soprattutto durante le piene, è chiaro che i danni alla struttura furono spesso intensi ed erano necessari continui restauri.
Sempre nel Medioevo, però, iniziò a subire alcuni danni nel corso delle piene del Tevere, la prima volta nel febbraio 1230, costringendo il Pontefice Gregorio IX ad eseguire alcuni restauri, e un'ulteriore volta il 30 novembre del 1422, quando il Papa Martino V consolidò profondamente i basamenti dei piloni e le arcate. Ulteriori restauri furono effettuati da Niccolò V per il Giubileo del 1450.
I danni continui e le devastanti piene del 1476 e del 1495 portarono il Papa Paolo III ad affidarne il consolidamento a Michelangelo, che condusse i lavori lentamente. Successivamente Giulio III Ciocchi Del Monte (1550-1555) incaricò l'architetto Nanni di Baccio Bigio nel 1552 di ricostruire interamente un pilone crollato, posto verso Trastevere, e le due arcate da questo sostenute. L'architetto aveva proposto tempi più rapidi di realizzazione ed aveva così convinto il Papa. Tuttavia, il pilone era stato costruito in maniera troppo sbrigatìva e fu così che nel 1557, una nuova alluvione distrusse un'altra volta il nuovo pilone appena ricostruito.

Il famoso disegno di Antonio Dosio raffigurante il pilone e gli archi crollati nel 1557, e, superiormente, il ponte dopo il restauro del 1575

Una nuova ristrutturazione delle due arcate crollate fu promossa nel 1573 da Papa Gregorio XIII Boncompagni (1572 - 1585), realizzata da Matteo di Castello ed ultimata nel 1575. Il pilone ricostruito fu rinforzato con robusti frangiflutti a gradoni, ancora oggi esistenti, sovrastati da un contrafforte rotondo modanato.

Rilievo del pilone ricostruito sotto Gregorio XIII
Il ponte era rivestito di travertino e tra un'arcata e l'altra si trovava una lesena corinzia, le arcate erano decorate da bassorilievi raffiguranti draghi che richiamavano allo stemma Boncompagni.

Sezione dell'arcata ricostruita sotto Gregorio XIII

In occasione dell'ultimo restauro furono posizionate due iscrizioni l'una di fronte all'altra sulle spallette interne con il seguente testo: EX AVCTORITATE GREGORII XIII PONT. MAX. S.P.Q.R. PONTEM SENATORIVM CIVIS FORNICES VETVSTATE COLLAPSOS ET IAMPRIDEM REFECTOS FLVMINIS IMPETVS DENVO DEIECERAT IN PRISTINAM FIRMITATEM AC PVLCHRITVDINEM RESTITVIT ANNO IVBILAEI MDLXXV.
La traduzione è questa: Per volontà di Papa Gregorio XIII il Comune di Roma nell'anno giubilare 1575 restituì alla primitiva robustezza e bellezza il Ponte Senatorio, i cui fornici, caduti per l'antichità e già precedentemente restaurati, l'impeto del fiume aveva nuovamente abbattuto.

Incisione raffigurante Ponte Rotto di Gian Battista Piranesi da una veduta di metà seicento di Israel Silvestre

Tuttavia, la grande alluvione del 24 dicembre 1598 ne distrusse completamente tre arcate sul versante verso Ripa, determinando il definitivo abbandono del ponte e la nascita dell'appellativo di Ponte Rotto con cui da quel momento è chiamato.

Veduta di Camille Corot del 1827

Le arcate abbattute dai flutti non vennero mai ricostruite e negli anni furono, a volte, rimpiazzate con costruzioni provvisorie e passerelle, in seguito il ponte fu trasformato in giardino pensile.

Ponte Rotto in una splendida foto del 1842

Il ponte, così romanticamente rovinato, fu il soggetto preferito dei pittori stranieri in viaggio a Roma che lo hanno immortalato in una miriade di disegni, acquerelli e dipinti.

Disegno di Jan Asseliin del 1640 circa

Nel 1853, sotto Pio IX, si decise di rimettere in funzione il ponte, e furono realizzate, da una ditta francese, delle passerelle metalliche sospese, simili a quelle del Ponte dei Fiorentini, molto interessanti dal punto di vista architettonico, dall'ingegnere Pietro Lanciani, che sfruttavano i vecchi resti del ponte sulla riva Ripense e si appoggiavano per entrambi i lati su piloni metallici.

Ponte Rotto rimesso in funzione da Pio IX con le passerelle sospese nel 1870

Queste passerelle rimasero in piedi fino al 1887, anno in cui vennero rimosse per la realizzazione dei muraglioni del Tevere e del nuovo Ponte Palatino.
In quell'occasione, anche le due arcate dell'altro lato furono barbaramente abbattute, riducendo il vecchio ponte a un affascinante rudere in mezzo al Tevere.


L'arcata superstite è quella restaurata nel 1575, il pilone verso Trastevere è quello ricostruito da Matteo di Castello, mentre quello verso la riva sinistra è di età repubblicana. Nelle lunette poste sopra l'arcata ancora oggi si trovano bassorilievi di travertino raffiguranti draghi Boncompagni. Negli archetti del pilone di Trastevere rimangono gli stemmi papali di Gregorio XIII, che erano presenti in tutti i piloni del ponte.
I blocchi di tufo del pilone di Ripa superstiti sono di età romana, mentre l'arcata spezzata verso lo stesso versante è ancora quella crollata nel 1598.

Il pilone di Trastevere è quello restaurato da Matteo di Castello con gradinate frangiflutti

Il ponte, infatti, fu sostituito dal nuovo Ponte Palatino, la cui costruzione iniziò nel 1886 e terminò nel 1891 ad opera di Angelo Vescovali.

L'arcata spezzata verso Ripa ha lo stesso aspetto di quando è crollata il 24 dicembre 1598

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