Carta Baedeker di Roma (1897)

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Questa mappa di Roma fa parte di una guida turistica edita da Karl Baedeker nel 1897. Le guide turistiche Baedeker erano molto diffuse all'epoca e note per la loro precisione nelle carte geografiche e negli stradari.
Questa mappa mostra anche le linee tranviarie e gli omnibus.

Croce di Via dei Lucchesi


In Via dei Lucchesi, nel Rione Trevi, addossata ad un muro della Chiesa di San Bonaventura dei Lucchesi, è presente una grande croce lignea. Sopra di esso è inoltre posta la targa numero 1199a che nel XIX Secolo segnalava la presenza di un lampione a gas.

Villa Taverna


Il casino principale di villa Taverna visto dal giardino all'italiana. 

Villa Taverna è una villa situata nel quartiere pinciano, oggi è la residenza dell'Ambasciatore degli Satati Uniti d'America a Roma.
Le prime notizie della villa risalgono al X secolo, quando compaiono una tenuta agricola e un vigneto di proprietà del monastero di San Silvestro in Capite. Nel Cinquecento il casino rinascimentale, denominato 'La Pariola', e i terreni circostanti appartenevano al cardinale Ugo Boncompagni, futuro papa Gregorio XIII. Nel 1576 il pontefice concesse la proprietà alla compagnia del Gesù, assegnandola al Collegio Germanico Ungarico come "casa ad uso di villeggiatura" per gli studenti del collegio, affaticati dagli studi. La grande vigna era costeggiata a Est dall'irregolare vicolo delle Tre Madonne, a Nord-Ovest dalla via Salaria Antica, all'epoca denominata vicolo dell'Imperiolo, in cui si apriva il varco d'accesso, a Sud confinava direttamente con Villa Borghese.
Nel mezzo della proprietà era presente il casino a forma di L, con una torre posta al centro dell'edificio, unito a Settentrione con un lungo fabbricato ad un piano di forme più rustiche. Perpendicolarmente a questo ultimo edificio originavano dei lunghi viali alberati che arrivavano fino al vicolo dell'Imperiolo, a sud invece, davanti al casino si apriva un vasto piazzale rettangolare costeggiato a destra da piccoli edifici rurali, a sinistra si apriva invece un giardino all'italiana con motivi geometrici quadrangolari che si estendeva quasi fino al vicolo delle Tre Madonne. A sud la proprietà confinava con un piccolo boschetto su un crinale che faceva parte di Villa Borghese, oggi occupato dal bioparco.
Nel 1767 il Collegio Germanico Ungarico cedette la proprietà al Collegio Romano, la casa generalizia della Compagnia di Gesù. Quando i Gesuiti furono soppressi nel 1773, la villa passò alla Camera Apostolica, che la cedette al Collegio di Sant'Apollinare, l'erede del Collegio Germanico Ungarico. Nel 1824 Leone XII riconsegnò la villa al Collegio Romano, tuttavia nelle carte successive a questa data (1845, 1868, 1891) la proprietà è nominata con il vecchio nome di Seminario Apollinare. Nel 1870 il Regno d'Italia occupò molti edifici ecclesiastici per dotare la nuova capitale di un cospicuo patrimonio immobiliare, il Collegio Romano fu requisito alla Compagnia di Gesù per farne una caserma di bersaglieri, nel 1871 vi fu inaugurata la prima scuola superiore pubblica di Roma Capitale, il liceo Ennio Quirino Visconti. Il 17 gennaio 1873 furono espropriati tutto il Collegio, le biblioteche, l'osservatorio astronomico, il museo Kircheriano e alcune proprietà che possedeva in città, ma non la villa in questione, che rimase ai gesuiti.
Nel complesso vi sono alcune lapidi che commemorano i personaggi importanti che frequentarono questo luogo: nella sala da prenzo una lapide ricorda l'insegnamento di S. Filippo Neri, così recita "IN VILLAE HVIVS AMOENITATE PHILIPPVS NERIVS PVERORVM ANIMOS NATVRA IPSA LOQVENTE PER HONESTOS LVDOS CHRISTIANA SAPIENTIA ERVDIEBAT". Altre iscrizioni commemorano le visite dei pontefici Gregorio XVI nel 1831 e Pio IX nel 1863.

Il seminario Apollinare visto dalla vigna dei Gesuiti ai primi del Novecento, in primo piano le murature che delimitavano il vicolo delle Tre Madonne.

La costruzione di viale Rossini ai primi del Novecento, nato come prolungamento verso sud di viale Parioli, delimitò verso Est i confini della villa. Nel 1910 il complesso si trovò a confinare a sud col giardino zoologico appena costruito. Successivamente nel 1920 tra le due proprietà fu realizzata via Ulisse Aldrovandi.
Nel 1920 il conte Ludovico Taverna, ritiratosi dalla vita parlamentare, comprò "La Pariolina" dalla Compagnia di Gesù e ne affidò il restauro a Carlo Busiri Vici. Nel 1921 furono presentati i progetti al Comune di Roma e nel 1922 i lavori nell'edificio erano terminati, mentre erano appena iniziati quelli nel giardino.
L'architetto trasformò l'intero complesso conventuale dallo stile rustico e semplice in cui si trovava in monumentali forme rinascimentali.
Le aule del piano terra furono trasformate in salotti mentre la sala di lettura divenne sala da pranzo. L'ingresso fu spostato dall'austero lato meridionale, dotato di robusti contrafforti, a quello orientale, più lungo e arioso, preceduto da un portico in laterizio sorretto da colonne di granito corinzie di epoca romana. Dal portico si passa al nuovo grande atrio voltato e decorato da paraste doriche, che ricoprono due grandi pilastri centrali e le pareti della sala, da questo ingresso  si aprono le porte che conducono allo scalone, al giardino a nord, alla sala da pranzo e ai saloni di rappresentanza.
Nel punto di raccordo dei due corpi di fabbrica fu costruita una struttura quadrangolare contenente in grande scalone che culmina in una terrazza sormontata da una balaustra.

La facciata principale di Villa Taverna.

Il piano terra fu decorato esternamente con delle grandi arcate inquadrate da semplici paraste di stucco, nelle arcate si aprivano le antiche strette finestre.

Particolare del portico d'ingresso e del piano nobile.

Il piano nobile è caratterizzato da una spessa fascia marcapiano su cui si appoggiano le grandi finestre architravate, sopra di esse si aprono le semplici finestre del secondo piano. Sulla facciata principale, rivolta ad est, nella cornice è scritto il seguente motto latino: PATIENTIA ET FIDE FELICITAS. La finestra sopra al portico d'ingresso invece presenta un timpano spezzato che inquadra un grande stemma papale di Gregorio XIII Boncompagni, sotto lo stemma compare la scritta REST MCMLXX.
I due corpi principali della villa sono ricoperti da un tetto a spioventi rivestito di coppi alla romana, alti comignoli decorano le estremità del tetto.

La splendida torre vista da Nord.

Nel punto di raccordo tra i due corpi principali, leggermente spostata verso est, si erge la splendida torre, che aveva un aspetto modesto ed invece è diventata la struttura più monumentale della villa. Il primo piano della torre era occupato da alcune finestre, Carlo Busiri Vici le incorniciò con modanature e quando le finestre erano assenti, come nel lato nord, realizò delle cornici cieche simulando una finestra tamponata. Sopra le finestre furono ricavate delle nicchie, due per lato, al cui interno furono posti busti in marmo di imperatori romani. Il piano successivo, occupato da qualche finestra, fu trasformato in una loggia con due arcate su ogni lato con un parapetto a balaustra. Dalla loggia si apprezza una vista mozzafiato su tutta Roma.



Anche i giardini furono progettati in maniera molto accurata, con la realizzazione di viali, fontane, giardini nascosti, balaustre, statue e reperti archeologici sparsi nel parco. La zona a nord del casino fu lasciata sostanzialmente come era prima del cambio di proprietà, un lungo filare di pini secolari portava al portale d'ingresso della villa su via Bertoloni, sopra questo viale un prato arrivava fino a via Siacci, anche verso via delle tre Madonne fu lasciato un boschetto di preesistenti lecci, cipressi e pini.
I due giardini formali si localizzano a sud. Il primo giardino all'italiana costeggia viale Rossini, è costituito da siepi di bosso e al centro contiene un'antica vasca di pietra, sormontata da una pigna.
Il secondo giardino si trova a sud ovest e si apre sul grande piazzale che guarda la villa, quì le siepi di bosso sono affiancate da lecci potati in forme geometriche, una fontana circolare si trova al centro del parco. Proseguendo verso Sud una scalinata conduce ad uno stretto giardino situato ad un livello inferiore che confina con via Aldrovandi, una grande fontana mistilinea con al suo interno una vasca di finte rocce occupa il centro dello spazio.
Nel 1924 l'area a nord fu lottizzata a palazzine e su parte della proprietà fu realizzata piazza Pitagora.
Ludovico Taverna morì prematuramente nel 1926, la villa passò all'unica figlia Ida, che nel 1929 sposò il principe Don Vitaliano Borromeo.
Nel 1933 Samuel Miller Breckinridge Long fu nominato ambasciatore a Roma, giunto nella capitale decise di affittare villa Taverna come residenza e vi si stabilì, anche i suoi successori continuarono a dimorarvi.
Durante la seconda guerra mondiale la villa fu utilizzata come ospedale dell' Ordine di Malta. Ritornata agli Stati Uniti nel 1944, la villa fu venduta il 6 marzo 1948 dalla principessa Ida Borromeo Taverna agli USA, grazie all'impegno dell'ambasciatore Alexander Kirk.
Nel 1970 furono intrapresi dei restauri dall'ambasciatore Graham: furono aperte al pian terreno le grandi finestre che esistono oggi, all'esterno il piano terra fu privato del rivestimento di intonaco lasciando i laterizi a vista, per dare un aspetto più rustico al complesso.






Natale di Roma

La Lupa Capitolina conservata ai Musei Capitolini
Il Natale di Roma, in passato conosciuta come Dies Romana e in tempi più recenti anche Romaia, è una festività laica in cui si celebra la Fondazione di Roma, avvenuta tradizionalmente (secondo quanto riportato dallo scrittore romano Marco Terenzio Varrone) il 21 Aprile 753 avanti Cristo, e per questa ragione è celebrata ogni 21 Aprile.
Il primo a festeggiarla a livelli particolarmente maestosi fu l'imperatore Claudio nel 47 dopo Cristo, in occasione dell'800esimo anniversario dalla fondazione di Roma, così come furono storici i festeggiamenti di cento anni dopo voluti da Antonino Pio e nel 248, in occasione dei mille anni dalla fondazione, sotto Filippo l'Arabo.
Le feste erano fatte soprattutto da sacrifici e spettacoli teatrali, ed ogni cento anni erano ancora più maestose dal momento che, in tale occasione, si tenevano i Ludi Saeculares.
In età imperiale, con la diffusione del Cristianesimo, la Chiesa scelse di festeggiare il 21 Aprile San Cesareo di Terracina, martire che secondo la tradizione era figlio di cittadini romani appartenenti alla Gens Iulia, da cui discendeva la dinastia imperiale romana e Santo tutelare degli Imperatori. Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la memoria liturgica del Santo venne spostata all'1 Novembre.
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la festa del Natale di Roma si perse come celebrazione, ma la data della Fondazione di Roma rimase comunque scolpita nella storia e la sua importanza fu spesso recuperata, come ad esempio dagli umanisti.
Durante il Risorgimento, nella Repubblica Romana, nel 1849 alcuni liberali e garibaldini festeggiarono l'evento in un'ottica di "ri-fondazione" di Roma grazie all'azione della Repubblica Romana stessa.
Nel 1921 Benito Mussolini, che ancora non era a capo del governo italiano, proclamò il 21 Aprile festa ufficiale del Fascismo. Questa decisione venne vista dal leader comunista Antonio Gramsci come un tentativo di radicare e naturalizzare il fascismo all'interno della storia italiana, rivendicando le sue origini romane.
Mussolini continuò a dare molta importanza a questa festa, ad esempio quando nel marzo 1923 il Partito Nazionale Fascista si unì con l'Associazione Nazionalista Italiana, le due formazioni decisero di darne notizia attraverso una grande campagna di manifesti da tenere il 20 Aprile successivo, alla vigilia del Natale di Roma, a voler significare come tramite l'unificazione potesse avvenire la rinascita della "Romana grandezza".
Lo stesso anno, mentre Mussolini radicava sempre di più il proprio potere, venne abolita la Festa dei Lavoratori del Primo Maggio. Si decise che per festeggiare il lavoro ci sarebbe stata la festa del Natale di Roma del 21 Aprile, che fu dunque celebrata dal 1924 come Natale di Roma-Festa del Lavoro.
Nel 1945 la Festa dei Lavoratori tornò ad essere il Primo Maggio, e il Natale di Roma rimase una festa circoscritta alla città di Roma.
Oggi, ogni anno, si tengono rievocazioni storiche ed eventi di vario tipo a Roma, a partire da una grande sfilata in costume organizzata ogni anno dal Gruppo Storico Romano (qui le immagini di quella del 2014).

Fondazione di Roma

La Lupa Capitolina, conservata presso i Musei Capitolini
Roma è una delle poche città al mondo (tolte quelle di fondazione più recente) ad avere una data precisa per celebrare il proprio compleanno. La data della Fondazione di Roma, fissata dallo storico romano Marco Terenzio Varrone, è il 21 Aprile 753 avanti Cristo, nonché anno 1 secondo il calendario Ab Urbe Condita, che parte proprio dalla fondazione di Roma. Per questa ragione il 21 Aprile di ogni anno si celebra la festa del Natale di Roma.
Su come si sia arrivati alla fondazione esistono storie, leggende e studi archeologici concordi generalmente che la città sia nata in questa forma nell'VIII Secolo avanti Cristo.
La tradizione vuole che il fondatore di Roma sia Romolo, suo primo Re, discendente dai Re Latini di Alba Longa e, a sua volta, da Ascanio, figlio di Enea, eroe troiano fuggito sulle coste laziali dopo la caduta della sua città, e Creusa, dispersa a Troia nel corso dell'incendio.
Giunto sulle rive del Lazio nei pressi di Laurentum, Enea incontrò il re aborigeno Latino che gli promesse in sposa la figlia Lavinia, già tuttavia promessa al re dei Rutuli Turno. Enea e Latina fondarono dunque, dopo il matrimonio, la città di Lavinio, ma intanto scoppiò una guerra contro Turno, vinta da Enea.
Virgilio, nell'Eneide, narra che lo scontro tra Troiani e Italici avvenne dopo che Giunone causò una rissa tra i due popoli in cui morì Almone, giovane che era alla corte del Re Latino. Alla fine, Enea sconfisse le popolazioni a sostegno di Turno, guidate dal tiranno etrusco Mezenzio.
Terminata questa guerra, 30 anni dopo la fondazione di Lavinio, Ascanio, figlio di Enea, fondò una nuova città: Alba Longa, sulla quale regnarono tra il XII e l'VIII Secolo avanti Cristo i suoi discendenti, stando a quanto riportato dallo storico romano Tito Livio.
Proprio nell'VIII Secolo avanti Cristo il Re Numitore viene spodestato dal fratello Amulio: quest'ultimo costringe la figlia del fratello, Rea Silvia, a diventare vestale e, come tale, fare voto di castità. In questo modo Numitore non avrebbe potuto avere eredi al trono.
Tuttavia Marte, innamoratosi di Rea Silvia, la rese madre di due gemelli, che presero il nome di Romolo e Remo.
Amulio, ricevuta la notizia, ordinò che i due gemelli venissero uccisi ma il servo incaricato non se la sentì di annegarli nel Tevere, abbandonandoli in una cesta sulle sue rive: da lì la corrente li portò nell'area dove sorgerà il Foro Romano, fermandosi sotto un fico, il fico ruminale, nei pressi di una grotta dove vennero accuditi da una lupa. Per questa ragione la grotta prese il nome di Lupercale e la Lupa nell'atto di allattare i due gemelli divenne uno dei simboli di Roma.
Alcuni studiosi hanno messo in dubbio il fatto che la tradizione si riferisse ad una lupa, dal momento che lupa in latino significava anche prostituta, da cui il termine "lupanare".
Oltre alla lupa, a proteggere i gemelli ci fu anche un picchio, animale sacro a Marte come lo era la lupa.
I due gemelli furono poi trovati dal pastore Faustolo, che li crebbe come suoi figli insieme alla moglie Acca Larentia. Divenuti adulti, Romolo e Remo si recarono ad Alba Longa, uccisero il Re Amulio e lo sostituirono con Numitore, da cui ottennero il permesso di fondare una nuova città sul luogo dove erano cresciuti.
Giunti nel luogo dove crebbero, i fratelli non furono d'accordo su dove fondarla e come chiamarla. Romolo voleva chiamarla Roma e farla sorgere sul Palatino, Remo invece Remora o Remuria e farla sull'Aventino. Tra i due, essendo gemelli, non poteva vigere il diritto di primogenitura, perciò dovettero affidarsi al presagio del volo degli uccelli. Remo vide per primo sei avvoltoi, e fu acclamato Re dai suoi sostenitori, ma Romolo ne vide immediatamente dopo dodici, venendo acclamato Re anche lui dai suoi sostenitori. Ne nacque una discussione che sfociò nel sangue, dalla quale Remo uscì ucciso e Romolo, quindi, divenne il primo Re di Roma, che sorse sul Palatino, intorno al solco del Pomerio tracciato dallo stesso Romolo e che rappresentava il primo nucleo della Città, la cosiddetta "Roma Quadrata", dalla forma che aveva.
Un'altra tradizione, raccontata dal greco Strabone e dal romano Tito Livio, racconta che Roma sia nata come colonia greca arcade fondata da Evandro, il quale dette ospitalità ad Eracle che vi fece pascolare le sue mandrie. Nello stesso periodo Caco, un gigante, viveva sull'Aventino dove terrorizzava tutti i passanti, e un giorno rubò le mandrie di Eracle, che a sua volta aveva preso a Gerione. Eracle, allora, uccise Caco con un colpo di clava, ponendo fine alla minaccia.
Oltre alla tradizione e alle leggende che circondano l'evento affascinante quale è la nascita di Roma, c'è anche l'aspetto strettamente storico ed archeologico intorno a questi fatti.
Roma, in primo luogo, come è noto venne fondata in un luogo adatto allo scambio delle merci e ai rapporti commerciali: su sette Colli affacciati sul fiume Tevere - nello specifico su un'ampia ansa favorevole all'approdo -, a pochi chilometri dal mare, in un'area dove in pochi chilometri vivevano Latini, Etruschi e Sabini, alcuni dei principali popoli dell'Italia pre-Romana. Condizioni favorevoli rare da riscontrare in altre città.
Gli scavi archeologici hanno mostrato come sull'area di Roma vi fossero passate persone anche nei secoli precedenti alla sua fondazione. L'area sacra di Sant'Omobono, situata proprio nel già citato favorevole approdo, ospita reperti risalenti anche al XIV Secolo avanti Cristo, ovvero all'Età del Bronzo, mentre sul Palatino sono stati rinvenuti resti di una necropoli di epoca proto-Latina risalente al X Secolo avanti Cristo.
Le Capanne del Palatino
Le prime testimonianze di una città sono però quelle che si trovano sul Palatino e risalgono proprio all'VIII Secolo avanti Cristo, il secolo in cui secondo la tradizione Roma venne fondata. Si tratta delle cosiddette Capanne del Palatino, ovvero una serie di fondi di capanne scavati nella roccia tufacea, dove sorge anche il santuario della Casa Romuli, e le cosiddette Mura di Romolo, una cinta muraria risalente allo stesso periodo.

Teatro Tiberino

I locali un tempo occupati dal Teatro Tiberino
Il Teatro Tiberino si trovava in Via di Santa Dorotea, nel Rione Trastevere. Esso ri-nacque nel 1909 nei locali che erano occupati dal ritrovo all'epoca alla moda chiamato "Orti di Muzio Scevola". Esso fu attivo come teatro dal 1909 al 1919 e fu anche detto Teatro delle Follie.
Nel 1968 su questi locali nacque il locale Fantasie di Trastevere, rimasto attivo fino ai primi anni 2000, anno in cui chiuse. Attualmente è in attesa di lavori di rifacimento per trasformarlo in abitazioni.

Zona Torre Spaccata

La Zona Torre Spaccata si trova immediatamente all'interno del Grande Raccordo Anulare, compresa tra la Via Prenestina e la Via Casilina. Il suo nome può talvolta creare confusione dal momento che l'omonima zona urbanistica Torrespaccata si trova immediatamente a sud della Casilina, all'interno del Quartiere Don Bosco. A contribuire a tale confusione c'è anche il fatto che Via di Torre Spaccata si trova al confine tra il Quartiere Don Bosco e la Zona Torre Maura.

La zona, come si può immaginare, prende il nome da una torre, nota ancora oggi come Torre Spaccata, che oggi ricade tuttavia nella vicina Zona Torre Maura, contribuendo ancor di più alla già citata confusione tra le zone.
Questa torre medievale sorge su un preesistente sepolcro romano ed è stata iniziata nel IX-X Secolo e successivamente restaurata tra il XII ed il XIV Secolo. Essa fu venduta nel 1369 dal canonico Lateranense Lorenzo Angeleri al Monastero di Sant'Eufemia ed era parte della tenuta di Casale Palazzetto. Dopo il Medioevo passò prima alla famiglia Astalli e poi ai Della Valle.
La funzione di questa torre era quella di controllare la Via Casilina e la Via Tuscolana.

Fino al XX Secolo questa zona è stata piena campagna, collegata al centro comunque attraverso la ferrovia Roma-Fiuggi. Il progetto del 1941 iniziato e poi lasciato incompiuto di una nuova linea metropolitana che da Porta Maggiore si muovesse verso est sarebbe dovuto arrivare proprio fino a Torre Spaccata.

L'urbanizzazione dell'area, in ogni caso, risale al dopoguerra.

Nel 2014 è stata aperta nella zona la stazione della Linea C della metropolitana Torre Spaccata, e l'anno successivo è entrata in funzione l'arteria della Prenestina Bis.

Chiese:
Cappella di Sant'Antonio dell'Omo
Oratorio di Sant'Erasmo
Cappella dell'Istituto di Nostra Signora del Suffragio
Nostra Signora del Suffragio e Sant'Agostino di Canterbury

Siti archeologici:
Acquedotto Alessandrino
Casa Calda
Villa rustica di Casa Calda
Villa Romana di Santa Maria dei Ruderi
Villa di Torre Spaccata 1
Villa di Torre Spaccata 2

Casali:
Casale della Mistica

Archeologia industriale:
Ex Lanificio Giuseppe Gatti