Villino Naselli



Il villino Naselli si trova in Via Ticino, nel Quartiere Trieste, ed è attualmente in fase di demolizione. Le origini di questo edificio risalgono al 1930, quando venne progettato dall'ingegnere Ugo Gennari per il Conte Gerolamo Naselli, per essere poi completato nel 1931.
L'edificio si presentava come un villino su due livelli in architettura neorinascimentale con un caratteristico loggiato centrale nel secondo livello.

Il progetto del villino risalente al 1930
Successivamente la proprietà del villino passò alle Suore della Congregazione delle Ancelle Confezioniste del Divin Cuore che, negli anni '50, elevarono il villino di un piano, alterandone l'aspetto ma mantenendone gli aspetti più caratteristici, come loggiato e portale.
Questo villino, oggi di proprietà di privati, è salito agli onori delle cronache nell'ottobre 2017, quando è stata resa nota la volontà di abbatterlo per lasciare spazio a un nuovo edificio residenziale moderno su progetto di Alessandro Ridolfi.
La scelta è stata fortemente criticata da diverse persone e associazioni, come il critico d'arte Vittorio Sgarbi o l'associazione Italia Nostra, soprattutto perché il nuovo edificio, diversamente dal Villino Naselli, non avrebbe un legame con il contesto circostante, caratterizzato dai singolari edifici del Quartiere Coppedè e dal vicino villino che fu proprietà ed abitazione di Beniamino Gigli (e che, diversamente dal Villino Naselli, risulta vincolato).
Secondo le associazioni contrarie all'abbattimento, anche il Villino Naselli dovrebbe essere vincolato, dal momento che è originario degli anni '30 (quindi oltre i 70 anni che prevedono la tutela di questa tipologia di edifici) e non degli anni '50, quando venne realizzata solo una soprelevazione, e su questo la parola starà alla procura. La proprietà, invece, ha fatto sapere che il villino risulterebbe un falso storico degli anni Cinquanta e come tale non va vincolato e che hanno preferito realizzare un nuovo edificio anziché ristrutturare un falso storico.
Intanto, il 16 Ottobre è iniziata una prima, parziale, demolizione del villino.

Il progetto dell'edificio di Ridolfi

Suburra



La Suburra era un quartiere dell'Antica Roma, in gran parte corrispondente con l'attuale Rione Monti (e parte della Regione Augustea Templum Pacis). Il suo nome deriva dal termine latino "sub-urbe", ovvero città bassa, e con il passare del tempo la fama di questo quartiere, strettamente legata al malaffare, al vizio e al malcostume, è diventata sinonimo di quartiere malfamato.
Al tempo dei Re di Roma quest'area ancora non era particolarmente urbanizzata, e qui passava la processione del Septimontium, voluta da Numa Pompilio, in cui ogni 11 Gennaio venivano fatti sacrifici in diversi punti di Roma. Il nome "Suburra" deriva proprio dal fatto che quest'area si trovava più in basso rispetto ai colli, soprattutto al Palatino dove nacque il primo nucleo della Città. Le prime tribù territoriali in cui Roma venne divisa in età Regia furono infatti la Palatina, l'Esquilina, la Collina e la Suburana, che rappresentava quella posta più in basso rispetto ai Colli.
Tale quartiere era collegato agli altri dall'Argileto e dai clivi Orbio, Pullio e Suburbano (che conducevano alla Porta Esquilina delle Mura Serviane), ed a partire dal III Secolo avanti Cristo, quando il territorio di Roma si iniziò sempre più a espandere nel Mediterraneo, a diventare un luogo particolarmente frequentato da persone provenienti da tutta l'area: questo è testimoniato dal fatto che nei dintorni siano, nell'arco dei secoli, sorti santuari di culti orientali come quello egiziano di Iside e Serapide (verso l'attuale Via Labicana) o quello punico di Caelestis (che i punici chiamavano Tanit).
A questo aspetto si aggiunse però quello di un continuo afflusso che lo rese un quartiere sovrappopolato, in cui iniziò a proliferare il malaffare al fianco di un generale disordine. Una descrizione c'è arrivata da Plauto, che parla delle prostitute della zona come di "rifiuti adatti a servi coperti di farina" e "ragazze fameliche dal profumo volgare e appiccicaticcio": erano infatti molte le prostitute di basso livello presenti nel quartiere, considerato all'epoca anche un quartiere a luci rosse. Oltre alla criminalità e la sovrappopolazione (con i conseguenti problemi igienici), la prostituzione fu una delle caratteristiche di questo quartiere. Oltre alla presenza di numerosi lupanari, si tramanda che l'Imperatrice Messalina, moglie dell'Imperatore Claudio e nota per i suoi costumi lascivi, amasse travestirsi e recarsi in questo quartiere per praticare la prostituzione. La forte presenza di prostituzione a basso costo attirò nel quartiere numerose persone appartenente agli strati più bassi della società, come schiavi o lavoratori modesti, che si recavano qui per soddisfare i propri istinti sessuali.
Nel dedalo di viuzze strette e buie che caratterizzava la Suburra, potevano poi trovarsi bettole e locande - spesso mal frequentate - in cui era facile assistere ad animate discussioni che sfociavano in rissa.
Le abitazioni della Suburra erano ricche di legno ed avevano superfetazioni precarie: la sovrappopolazione dell'area e i materiali spesso inadeguati favorivano spesso gli incendi, che qui furono particolarmente frequenti.
Oltre alla mala reputazione, nel quartiere nacquero però alcune importantissime personalità della Roma Antica, a partire da Giulio Cesare e dal poeta Marziale.
La Suburra era divisa in due zone: la Subura Maior, la più movimentata, vicina ai Fori, e la Subura Minor, più tranquilla, sul Fagutale, l'altura dove oggi si trova la Chiesa di San Pietro in Vincoli. Il quartiere cambiava faccia seguendo il Vicus Patricius, l'attuale Via Urbana, dove iniziavano a comparire abitazioni signorili.

Il muro della Suburra in una foto del 1880
Con l'Età Imperiale, tra il Foro Romano e la Suburra nacquero i nuovi Fori Imperiali. La costruzione del Foro di Augusto avvenne letteralmente accanto alla Suburra, e per evitare che il prestigioso foro e il famigerato quartiere venissero a contatto - il principale timore, per via della precarietà delle abitazioni della Suburra, era che un incendio potesse raggiungere i Fori - si decise di costruire un grande muro in pietra gabina (considerata resistente al fuoco) alto ben 33 metri per dividere le due aree. Il muro aveva dunque varie funzioni: quella di evitare la propagazione degli incendi, quella di dividere lo spazio pubblico da quello residenziale ed, infine, quello di fare da sfondo scenografico al Tempio di Marte Ultore nel Foro di Augusto.
Con la caduta dell'Impero Romano e la decadenza degli acquedotti, la zona, difficile da rifornire d'acqua, venne progressivamente abbandonata in favore delle zone vicine al Tevere, e divenne in parte adibita a vigne ed orti fino a lasciare gradualmente spazio al Rione Monti.
Nella toponomastica di oggi la Suburra è ricordata da Piazza della Suburra, nel cuore del Rione Monti, dove è presente l'Edicola di San Salvatore alla Suburra che, in qualche modo, è diventata uno dei simboli del rapporto tra il vecchio quartiere dell'Antica Roma ed il successivo Rione.
Oggi, come abbiamo detto, Suburra è sinonimo di malaffare, disordine, lussuria sfrenata. Come molti termini che usiamo abitualmente, anche dietro questo c'è - tra gli altri - il genio di Gabriele d'Annunzio, che nelle Laudi scrisse "Alla libidine atroce, Ogni strada era Suburra".
Negli ultimi anni, ulteriore successo del termine è arrivato dal romanzo di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo in cui si parla di una storia criminale a Roma chiamato, appunto, Suburra, da cui sono stati tratti un film diretto da Stefano Sollima ed una serie televisiva.

Mim


Mim è un negozio esistito in Piazza Augusto Imperatore, nel Rione Campo Marzio, tra il 1964 ed il 2001. Si trattava di un negozio di arredamenti il cui interno venne progettato dall'architetto Luigi Pellegrin.
Tale negozio ha chiuso nel 2001, lasciando posto alla pizzeria ReCaffè. Tuttavia, vista l'importanza del negozio, su un lato è ancora visibile una vecchia insegna.

Targa in memoria dei benefattori che hanno permesso il restauro dell'aula magna dell'Istituto Biblico


La targa in questione si trova all'interno dell'aula magna dell'Istituto Biblico, in Piazza della Pilotta, nel Rione Trevi, e ricorda tutti i benefattori dell'Università Gregoriana che, grazie alla loro generosità, hanno reso possibile il restauro dell'aula magna dell'Istituto Biblico.
La targa è stata qui posta nel 2011, sotto il pontificato di Benedetto XVI Ratzinger (2005-2013).

Targa in memoria di Ruggero Giuseppe Boscovich


La targa in quesitone si trova all'interno dell'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta, nel Rione Trevi, e ricorda il padre gesuita e matematico dalmata Ruggero Giuseppe Boscovich (Ragusa 1711 - Milano 1787).

Targa in memoria del restauro dell'Istituto Biblico


La targa in questione si trova all'interno dell'Istituto Biblico, in Piazza della Pilotta, nel Rione Trevi, e ricordano il restauro della struttura avvenuto sotto Papa Beato Paolo VI Montini. La targa è stata qui posta nel 1975.

Targa in memoria dei contributori dell'Università Gregoriana


La targa in questione si trova all'interno dell'Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta, del Rione Trevi, e ricorda tutti coloro che hanno finanziato l'università. La targa è stata qui posta nel 1930.