Edicola della Madonna del Divino Amore di Via Flaminio Ponzio


L'Edicola Mariana in questione si trova in Via Flaminio Ponzio, nel Rione San Saba, e raffigura l'immagine della Madonna del Divino Amore. L'Edicola si trova sulle mura di cinta del complesso della Chiesa di San Saba.

Via dei Mille



Via dei Mille è una strada situata nel Rione Castro Pretorio, compresa tra Piazza dell'Indipendenza e Via del Castro Pretorio. Le origini di questa strada risalgono al 1872, quando il Comune di Roma decise di urbanizzare l'area a nordest della stazione termini con una zona principalmente di villini e le cui strade sarebbero state dedicate in primis a fatti d'armi delle Guerre d'Indipendenza. Si decise così di dedicarne una alla Spedizione dei Mille, uno dei più noti episodi del Risorgimento avvenuto nel 1860, quando Giuseppe Garibaldi, insieme a circa mille volontari, salpò da Quarto, presso Genova, per sbarcare in Sicilia a fomentare i moti risorgimentali.

La strada, come tutto il rione, nacque per ospitare soprattutto villini. Tra questi, il Villino Bonghi, risalente al 1876-1877, opera dell'architetto Giulio De Angelis ed in cui abitò il politico Ruggiero Bonghi, qui ricordato nel 1904 da un busto con annessa targa opera di Ettore Ferrari.

Nel XX Secolo, il Rione Castro Pretorio ha pian piano perduto il suo originario carattere di quartiere di villini: per quanto molti edifici di questo tipo siano ancora ben visibili, al loro fianco sono nati palazzi più intensivi. In Via dei Mille questo cambiamento è ben testimoniato dal Palazzo Betti, realizzato nel 1933 dall'architetto Pietro Lombardi.

Oggi Via dei Mille, come molte strade della zona, per via della sua vicinanza con la Stazione Termini ospita numerose attività di tipo ricettivo, come alberghi e ristoranti.

Sarcofago Romano di Swan Street a Londra



Il 19 Luglio 2017 alcuni operai intenti a lavorare agli scavi per la costruzione di un nuovo edificio per appartamenti in Swan Street, nei pressi di Borough Market, nel quartiere di Southwark, a Londra, si sono imbattuti casualmente in una scoperta archeologica: un sarcofago Romano del IV Secolo dopo Cristo, appartenuto con tutta probabilità a un nobile che viveva nella città di Londinium, nome romano dell'attuale Londra.

Attualmente una squadra di esperti del Museum of London sta esaminando il sarcofago, che è stato trovato aperto e che secondo Gillian King, esponente della squadra di ricercatori, sarebbe stato in parte privato di diversi contenuti durante il XVIII Secolo, periodo in cui la ricerca di oggetti di valore archeologico era estremamente diffusa tra gli inglesi.

Al momento non è ancora stato identificato il corpo che giace all'interno del sarcofago, anche se le prime analisi rilevano la presenza di oggetti di materiale metallico al suo interno.

Secondo i ricercatori, l'area di Southwark in cui il sepolcro è stato trovato sarebbe stata probabilmente sede di un cimitero in età Romana.

La numerazione dei vecchi lampioni a gas


Girando per il centro di Roma è facile imbattersi in numerose targhe in maiolica che riportano un numero in colore blu. La loro funzione è apparentemente molto misteriosa: non si tratta infatti di numeri civici, come facilmente comprensibile non solo dal differente aspetto (come abbiamo detto sono di colore blu), ma anche dalla numerazione particolarmente elevata (spesso vi sono presenti numeri a quattro cifre).
Ma allora cosa sono, di preciso, queste insolite, apparentemente indecifrabili, targhe che si trovano in giro per Roma?
Ebbene, si tratta delle targhe che nel XIX Secolo identificavano i lampioni a gas.
Nel 1854, infatti, a Roma furono installati i primi 44 lampioni a gas, ben più potenti delle lampade ad olio precedentemente in funzione. Questo nuovo tipo di illuminazione risultò particolarmente efficacie ed il governo Papale decise di svilupparlo, costituendo una vasta rete di lampioni a gas che superò le 2.000 unità, ciascuno dei quali dotato di un numero seriale, scritto su queste targhe, in modo da poter essere individuato per qualsiasi necessità.
Con il passare del tempo, però, quest'illuminazione venne gradualmente smantellata e sostituita con quella più moderna, ed anche i lampioni vennero pian piano sostituiti, cambiando nella quasi totalità dei casi di collocazione. Le targhe, tuttavia, sono rimaste.
Esse, per quanto siano un gradito ricordo della precedente illuminazione, non mostrano alcun elemento per comprendere quale sia stata in passato la loro funzione. Sono molto rari i casi in cui ancora oggi sia presente un lampione di fianco a queste targhe.

Targa in memoria di Lucio Dalla


La targa in questione si trova in Vicolo del Buco, nel Rione Trastevere, e ricorda il cantautore italiano Lucio Dalla (Bologna 1943 - Montreux 2012), che presso questa casa visse dal 1980. La targa è stata qui posta dal Comune di Roma nel 2017. Grande promotore della posa di questa targa è stato il cantautore romano Antonello Venditti.

Perché Roma è detta Caput Mundi



"Roma Caput Mundi" è una frase che abbiamo sentito tante volte, e che letteralmente significa "Roma capitale del mondo". Ma perché Roma è detta Caput Mundi?

Roma, fondata nel 753 avanti Cristo, negli anni ha visto il suo territorio espandersi, fino a creare uno dei più grandi imperi mai esistiti sulla faccia della Terra, al punto da divenire senza dubbio una delle città più importanti ed influenti della storia. Se vogliamo sapere perché Roma è detta Caput Mundi, questa premessa è d'obbligo.

La ragione per cui Roma ha avuto tale appellativo è esattamente questa influenza incredibile che ha saputo raggiungere nell'arco dei secoli. Ma chi lo ha detto di preciso, perché poi questa frase potesse essere scolpita nei secoli?

Il primo ad usare questa locuzione è stato il poeta latino Marco Anneo Lucano, che nel 61 dopo Cristo scrive nel suo poema Pharsalia:

"Ipsa, Caput Mundi, bellorum maxima merces, Roma capi facilis"

Il che significa:

"La stessa Roma, capitale del mondo, la più importante preda di guerra, agevole a soggiogarsi.

C'è però anche un'altra versione della locuzione Roma Caput Mundi, ovvero Roma Caput Orbis, il cui significato è comunque Roma capitale del mondo. Il primo a farne menzione in questo senso è il poeta Publio Ovidio Nasone, che lo aveva scritto già prima di Lucano, nel 14 avanti Cristo, nei suoi Amores. Il testo di Ovidio è il seguente:

"Tityrus et fruges Aeneiaque arma legentur, Roma triumphanti dum caput orbit erit"

Questa frase si può tradurre come: "Titiro e le messi e le armi di Enea si leggeranno finché Roma sarà la capitale del mondo soggiogato".

Se dunque volete sapere perché Roma è detta Caput Mundi, la risposta è proprio nella grandezza del suo impero e nell'influenza conquistata dalla città nell'arco dei secoli. Per questa ragione, la frase è stata presa ad esempio in molti casi da condottieri e figure che si sono volute richiamare alla grandezza di Roma. L'imperatore Federico Barbarossa, ad esempio, aveva nel suo sigillo il motto "Roma Caput Urbi regia orbis frena rotundi".

Zona Lunghezza

La Zona Lunghezza si trova nella zona Est di Roma, fuori dal GRA, compresa tra la Via Prenestina ed il fiume Aniene. Questo territorio fu abitato fin da tempi antichissimi, e qui si trovava l'antica città del Latium Vetus di Collatia, secondo la tradizione fondata da Silvio, figlio di Enea. In questa città nacque Tarquinio Collatino, primo console di Roma, marito di Lucrezia, che a Collatia si suicidò dopo essere stata costretta a cedere alle richieste amorose di Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo. Questa città era inoltre collegata a Roma dalla Via Collatina, ancora esistente.

Nel 752 dopo Cristo in questa zona si parla per la prima volta del casale di Longitia, da cui successivamente deriverà il nome di Lunghezza. Questo casale venne venduto da un monaco di nome Teudone all'Abbazia di Farfa, che ne fece un monastero fortificato. Nel 960 il casale passò ai monaci di San Paolo fuori le Mura, che lo tennero fino al 1242 quando passò ai Conti di Poli, pur rimanendone proprietari i monaci. Nel 1303, fu occupato dagli Orsini, che lo acquistarono solo nel XVI Secolo, che lo vendettero ai Medici e che passò poi agli Strozzi, finché non ne divenne proprietario, nel 1881, lo scrittore svedese Alex Munthe che costruì in parte dell'edificio una clinica di convalescenza. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il castello fu sede di un comando tedesco.

Fino a quel periodo, quello di Lunghezza e del suo castello fu uno dei pochi borghi abitati fuori dalla zona di maggiore urbanizzazione del comune di Roma. Tuttavia, pian piano, vi sorsero nuovi quartieri, inizialmente quasi tutti spontanei. La zona era comunque raggiungibile dal 1887 dalla stazione ferroviaria di Lunghezza, lungo la linea Roma-Sulmona.

Un gruppo di emigranti marchigiani si stabilì nell'area negli anni Cinquanta dando inizio al quartiere di Castelverde, così come negli stessi anni nacque il Villaggio Prenestino. Negli anni successivi al 2000 nacque in quest'area il grande quartiere residenziale di Ponte di Nona, così come anche quello di Villaggio Falcone.

Nella zona è attiva la squadra di calcio del Nuova Lunghezza.

Chiese:
Sant'Eligio
Santa Maria di Loreto
Santa Maria Josefa del Cuore di Gesù
San Pietro Apostolo
Santa Restituta
Santissima Trinità a Lunghezza

Castelli:
Castello di Lunghezza