Santa Margherita ad Busta Gallica


Santa Margherita ad Busta Gallica era una Chiesa che si trovava lungo l'attuale via del Colosseo, grossomodo dove oggi fa angolo con Via delle Carine, nel Rione Monti. Di questa Chiesa si sa molto poco. Viene citata in un catalogo dell'epoca di Papa San Pio V Ghislieri (1566-1572), dove viene definita come un Oratorio "ruinato". Successivamente a questa data non se ne hanno ulteriori notizie.
Il Huelsen la cita tra le Chiese di Roma Medievale, dicendo però di non essere in grado di localizzarla con precisione.
Lo Spezi, invece, sostiene che si tratti della Chiesa di Santa Maria ad Busta Gallica o de Portogallo, ovvero la Chiesa che sorgeva dove oggi è Santa Maria della Neve, a pochi metri da Santa Margherita ad Busta Gallica.
In ogni caso, il curioso toponimo "ad Busta Gallica" è molto antico, e risale al 390 avanti Cristo. In quell'anno, il Console Camillo, decise di cremare in quest'area alle pendici dell'Esquilino i corpi dei Galli morti. Dal momento che bustum in latino significa crematorio (si veda il termine italiano combustione), "ad Busta Gallica" indica dunque il luogo dove i corpi dei Galli vennero cremati.

Santa Maria in Carinis


Santa Maria in Carinis era una Cappella oggi non più esistente situata nel Rione Monti, grossomodo nei pressi dell'incrocio tra Via del Colosseo e l'attuale Via Frangipane (come confermato dalla ricostruzione dell'archeologo Rodolfo Lanciani nella sua celebre mappa). Di questa cappella si hanno notizie a partire dal XII Secolo e deve il proprio appellativo "in Carinis" al fatto che si trovava nella zona detta a partire dall'Antica Roma "delle Carine", per via di due grandi massi che qui si trovavano ed avevano forme simili a quelle di carene delle navi.


A testimonianza di questa cappella rimane anche un acquerello ottocentesco di Achille Pinelli, che la mostra priva di facciata inglobata in un monastero, riconoscibile da un'iscrizione "Santa Maria in Carinis" posta sopra una semplice porta.
In via del Colosseo, l'edificio raffigurato nell'acquerello del Pinelli è ancora facilmente riconoscibile, ma non sono noti dettagli su quando abbia cessato di essere una Cappella.


Delibera sulla toponomastica di Roma del 14 Gennaio 1901

Nella delibera sulla toponomastica di Roma del 14 Gennaio 1901 (visibile qui), il Consiglio Comunale si riunisce con il compito di deliberare riguardo i nomi di alcune nuove strade della città.

Vengono dati ad alcune strade dell'area del Rione Castro Pretorio i seguenti nomi:
Via Mentana
Via Sommacampagna
Via Villafranca
Via Sapri
I nomi delle strade sono coerenti con quelli già presenti nella zona e facenti riferimento a luoghi in cui si sono svolte battaglie ed episodi importanti nell'ambito delle guerre che hanno portato all'Unità d'Italia.

Ad alcune nuove strade dell'area del Rione Esquilino si danno i seguenti nomi, coerentemente con il vicino gruppo di strade dedicato ad importanti personalità della letteratura italiana:
Via Mecenate (in questo caso la strada fa riferimento non solo alla figura di Mecenate, ma anche agli Horti di Mecenate sulle cui vestigia la strada si trova)
Via Leonardo da Vinci (oggi Via Poliziano)
Via Guicciardini
Via Carlo Botta
Via Ludovico Muratori
Via Pietro Verri
Via Aleardi
Via Berni

Ad una nuova strada della zona dell'Esquilino in cui si ricordano fatti legati alla Casa Savoia:
Via Pietro Micca

Ad alcune strade della zona dell'Esquilino in cui si ricordano militari protagonisti delle Guerre d'Indipendenza:
Via Giacomo Durando (non più esistente in quest'area)
Via Enrico Cialdini

Ad un'altra strada sempre del Rione Esquilino:
Via San Quintino (per ricordare la battaglia del 1557 in cui gli spagnoli vinsero sui francesi ed in cui combatté Emanuele Filiberto di Savoia)

Ad una nuova strada nell'area del Rione Castro Pretorio:
Via Antonio Rosmini

A due nuove strade del Rione Monti:
Via Domenicano (in memoria del fatto che qui vicino abitò il famoso pittore, come una targa ricorda)
Via Equizia (perché vicina alla Chiesa di San Martino ai Monti, sorta nei pressi delle case della famiglia Romana degli Equizi)

Ad una strada nei pressi del Ministero delle Finanze:
Via Silvio Spaventa (nel verbale è scritto che tale strada era già nota non ufficialmente con questo nome e vi era anche un cartello di legno che la indicava così)

Ad una strada presso Porta Salaria:
Via Augusto Valenziani (in memoria di uno dei militari morti il 20 Settembre 1870 nella vicina Porta Pia)

Ad una strada della parte del Quartiere Tiburtino nota come San Lorenzo ed in cui sono ricordati i popoli dell'Italia antica:
Via dei Rutoli

Ad una strada venutasi a formare nel Rione Regola con la costruzione dei lungotevere:
Via del Conservatorio (perché vicina al Conservatorio delle Zoccolette)

Ad una nuova strada del Rione Prati nell'area in cui sono ricordati i romani illustri distintisi nel campo delle arti:
Via Benedetto Pistrucci

Ad una nuova strada del Rione Prati nell'area in cui sono ricordati i letterati dell'Antica Roma:
Via Catullo

Alle strade del nuovo quartiere nei pressi di Santa Croce in Gerusalemme, si decide di assegnare i nomi di personalità legate in qualche modo alla Casa Savoia:
Via Umberto Biancamano
Via Conte Rosso
Via Andrea Provana
Via Federico Sclopis
Via Giuseppe Siccardi
Via Federico Menabrea

Per le strade del nuovo quartiere oltre la Barriera Trionfale, il comune decide di assegnare i nomi di importanti battaglie navali in linea con alcune strade limitrofe:
Via Candia
Via Ostia
Via Tolemaide
Via Santamaura
Via Tunisi
Via La Goletta

Per quanto riguarda le strade limitrofe a queste ultime, nella stessa area, si decide di dare i nomi di ammiragli e capitani marittimi:
Via Andrea Doria
Via Mocenigo
Via Sebastiano Veniero

Si decide poi di cambiare il nome al Vicolo del Micio nel Rione Ponte in Vicolo Domizio, perché questo era il suo nome originario, e di dare ad un tratto di Via Labicana rimasto separato da quello principale per la costruzione di Viale Manzoni il nome di Via Statilia perché qui erano stati trovati nel 1871 i sepolcri della famiglia degli Statilii.

Si decide inoltre di cambiare i nomi di Via Clementi e Via Cavallini nel Rione Prati in Via Muzio Clementi e Via Pietro Cavallini.

Successivamente inizia il dibattito tra i Consiglieri Comunali, che pongono dunque diverse questioni:
Il Consigliere Torlonia parla dell'opportunità di dedicare una strada a Romolo e ricorda come il Consiglio si era in precedenza impegnato a dedicare il tratto di Lungotevere dove sorgeva un tempo il Teatro Apollo a Giuseppe Verdi.
Il presidente Colonna risponde a Torlonia che Romolo è ricordato a suo avviso dal nome stesso di Roma.
Il Consigliere Tomassetti risponde a Torlonia dicendo che la commissione di Statistica non ha ancora individuato una piazza degna ad essere dedicata a Romolo, ma dice che verrà fatto alla prima occasione possibile. E con l'occasione propone la Piazza dell'Esedra di Termini quando i lavori di sistemazione si saranno conclusi.
Il Consigliere Giordano-Apostoli pone invece un'altra questione, al tempo molto sentita: quello delle strade omonime in diverse aree della città, come Via Cavour e Piazza Cavour e Corso Vittorio e Piazza Vittorio. Invita perciò a non ripetere questo fatto per la scelta di nomi di strade in futuro.
Un'altra questione pratica è sollevata dal Consigliere Ferrari, che invita ad evitare di dare più nomi ad un unico rettifilo stradale. Nello specifico fa l'esempio di Via Flavia, Via Collina e Via Aureliana.
Inoltre, il Consigliere invita a dedicare una via o piazza di Trastevere a Giuditta Tavani Arquati.
Il Consigliere Zuccari sostiene quest'ultima proposta del Ferrari ed invita anche i consiglieri di idee diverse a sostenere tale proposta dal momento che si tratta di dare un attestato di stima a - parole sue - "una donna che viene uccisa per una grande idea".
Il Consigliere Coltellacci nota invece come la Commissione non abbia tenuto conto dei nomi stabiliti in precedenza.
A tale riguardo il presidente Colonna risponde che il cambiamento di denominazioni stradali deve essere un lavoro ordinato.
Il Consigliere Nathan elogia il lavoro della Commissione nel ricordare grandi uomini la cui memoria si era affievolita, ma invita a ricordare personalità di tutte le epoche passate.
Il Consigliere Civalleri invita a dedicare una strada al Generale Enrico Cosenz.
Il Consigliere Monaci dice di non avere nulla da osservare sui nuovi nomi, ma invita ad evitare di cambiare i nomi di strade già esistenti.

Un quartiere dedicato ai poeti romaneschi a Trastevere?


Trastevere è considerato uno dei rioni di Roma che più di tutti conserva nella propria tradizione una cultura della romanità, anche per essere stato raccontato ed aver dato i natali a numerosi poeti romaneschi ed interpreti della romanità in generale, da Checco Durante ad Alberto Sordi, come le rispettive targhe ricordano.
Forse anche per questo c'è stato un momento in cui il Comune di Roma pensò che questa zona potesse avere un gruppo di strade dedicate ai poeti romaneschi. Ma andiamo per gradi.
Nel 1936, in una serie di lavori relativi all'isolato lungo il Viale del Re (oggi Viale Trastevere) dove erano stati trovati i resti dell'Excubitorium, risultarono alcune nuove strade: una di questa venne dedicata al poeta romanesco Giggi Zanazzo.
Due anni dopo, oltretutto, sempre nello stesso Rione, il Governatorato decise di dedicare al grande poeta romanesco Giuseppe Gioachino Belli una parte della Piazza Sidney Sonnino, dove era presente un suo monumento realizzato nel 1913. Se teniamo conto che il Belli non visse mai a Trastevere (è ricordato da due targa, una in Corso Vittorio e l'altra in Via dei Redentoristi), anche questo denotò il rapporto tra il Rione ed una tradizione di romanità. Questa piazza, pur mostrando questa idea, ancora però non è legata al tema di questo articolo.
Nel 1952, inoltre, il Consiglio Comunale decise di dedicare una piazza al poeta Trilussa, da poco defunto, ed optò per Piazza di Ponte Sisto a Trastevere. Per quanto tale piazza non tocchi il potenziale quartiere dedicato ai poeti romaneschi di cui a breve parleremo, ciò ci fa come le istituzioni in quell'epoca promuovessero anche attraverso la toponomastica il rapporto tra Trastevere e la cultura romanesca.
Nel 1960 il Consiglio Comunale decide di ricordare i poeti romaneschi Giulio Cesare Santini ed Augusto Jandolo dedicandogli due strade. La scelta ricadde in due tratti della già esistente Via dei Genovesi, proprio vicino alla confluenza con la già esistente Via Giggi Zanazzo. Così il tratto di Via dei Genovesi tra Piazza Sidney Sonnino e Via della Luce diventa Via Giulio Cesare Santini, ed il tratto tra Via della Luce e Via Anicia diventa Via Augusto Jandolo. In pochi metri, tre strade andarono a ricordare Giggi Zanazzo, Giulio Cesare Santini ed Augusto Jandolo. Tanto più in un Rione che vede tra le "Porte d'accesso" per chi proviene dall'altra sponda del Tevere due piazze dedicate al Belli ed a Trilussa.
Probabilmente, non fu casuale la scelta del Consiglio di ricordare i due poeti in due strade vicine ed a loro volta adiacenti alla strada dedicata a Zanazzo. Non è da escludere che i consiglieri avessero immaginato, nel tempo, di dedicare altre strade ad altri poeti e custodi della cultura romanesca nella zona. Come fatto per Via dei Genovesi, nell'area esistono altre strade abbastanza lunghe da vedere un solo tratto di esse cambiare nome, tutelando così il toponimo originale. Le strade vicine sarebbero forse potute essere nel mirino per vedere una parte di esse sacrificata in favore di un poeta romanesco.
Tuttavia, questo possibile progetto fu interrotto nello stesso 1960, quando la Sovrintendenza intervenne, tutelando Via dei Genovesi: Via Giulio Cesare Santini venne conservata così come fu istituita, mentre Via Augusto Jandolo fu letteralmente spostata, divenendo quello che un tempo era un tratto del Vicolo di Santa Maria in Cappella e Via dei Genovesi vide quel tratto restituito.
In altri termini, così facendo la Soprintendenza dette un forte indirizzo verso la tutela dei toponimi storici e divise la strada dedicata a Jandolo (pur mantenendola a Trastevere) da quelle di Santini e Zanazzo.
In questo modo un possibile quartiere dei poeti romaneschi a Trastevere decadde, posto che questo progetto esistesse realmente. Non possiamo sapere se realmente vi fosse una simile volontà, ma anche se non ci fosse stata, tre poeti ricordati in tre vie limitrofe avrebbero sicuramente dato un importante indirizzo ai successivi Consigli Comunali su un possibile luogo per ricordare i poeti romaneschi.
La sacrosanta tutela dei toponimi storici (quella che non fu fatta in molte altre situazioni dell'Italia postunitaria) ha prevenuto altri cambi di nome - anche parziali - nell'area, e la linea applicata col passare degli anni da parte del Comune di non alterare i nomi delle strade in cui vi sono numeri civici e residenti hanno fatto il resto.

Via Giulio Cesare Santini


Via Giulio Cesare Santini è una strada del Rione Trastevere compresa tra Piazza Sidney Sonnino e Via della Luce. Questa strada era originariamente un tratto di Via dei Genovesi, finché nel 1960 il Comune di Roma non decise di intitolare due strade di Trastevere ai poeti romaneschi Giulio Cesare Santini ed Augusto Jandolo, scegliendo due tratti di Via dei Genovesi. Al Santini toccò quello compreso tra Piazza Sidney Sonnino e Via della Luce, mentre a Jandolo quello tra Via della Luce e Via Anicia. Lo stesso anno, tuttavia, la Sovrintendenza invitò il Consiglio Comunale a restituire a Via dei Genovesi il tratto che era stato dedicato a Jandolo, e Via Jandolo fu così trasferita in un tratto di Vicolo di Santa Maria in Cappella, rimanendo comunque nella zona. Non venne invece spostata Via Santini. A Giulio Cesare Santini è dedicata anche una targa in Piazza di San Salvatore in Lauro, nel Rione Ponte.

Le due strade erano state individuate per la loro vicinanza alla già esistente Via Giggi Zanazzo, e l'intento era con tutta probabilità quello di creare un gruppo toponomastico dedicato ai poeti e letterati romenschi nel cuore di Trastevere.

Un negozio di vernici in Via Santini

Excubitorium


L'Excubitorium è un edificio risalente all'Età Imperiale situato nel Rione Trastevere, all'angolo tra Via della VII Coorte e Via di Montefiore. Excubitorium è un termine latino che significa "corpo di guardia", e nello specifico era la caserma dove avevano sede i Vigiles. Questo corpo aveva la funzione di spegnere gli incendi, sorvegliare magazzini e portici e provvedere all'illuminazione delle strade. Esso era diviso in sette coorti, ciascuna delle quali aveva sede in una caserma.
Nell'Excubitorium di Trastevere aveva sede la VII Coorte, che aveva competenze sulle Regiones di Trastevere e del Circo Flaminio. Probabilmente non si trattava della caserma principale, ma di un corpo di guardia relativo a tale raggruppamento.
L'Excubitorium risale al II Secolo dopo Cristo, quando venne realizzato su un edificio privato preesistente. Esso vede il suo pavimento in una collocazione attualmente a 8 metri sotto il piano stradale moderno. L'edificio aveva un tempo il pavimento decorato a mosaici ed al centro una fontana esagonale, ancora oggi esistente.
L'Excubitorium venne scoperto durante alcuni lavori tra il 1865 ed il 1866, ma divenne visibile solo in seguito ai lavori conclusisi negli anni '30 del XX Secolo nei due isolati contigui lungo il Viale del Re (oggi Viale Trastevere).

Via Giggi Zanazzo


Via Giggi Zanazzo è una strada del Rione Trastevere, compresa tra Via Giulio Cesare Santini e Via della VII Coorte. Essa nacque nel 1936, in seguito ai lavori che portarono alla costruzione di nuovi edifici lungo il Viale del Re (oggi Viale Trastevere), e si decise di dedicarla al poeta romanesco Giggi Zanazzo (Roma 1860 - Roma 1911), cui è dedicato anche un monumento in Via dei Delfini, nel Rione Sant'Angelo.
Negli anni '50 questa strada fu presa come toponimo di riferimento per dedicare ai poeti romaneschi Giulio Cesare Santini ed Augusto Jandolo due strade limitrofe. Sarebbe potuto essere l'inizio di una zona di Trastevere con strade dedicate a poeti romaneschi, ma lo spostamento di Via Augusto Jandolo interruppe un possibile seguito al progetto.
In Via Giggi Zanazzo è presente Il Puff, un celebre locale romano noto anche grazie ai concerti qui tenuti dal cantante romanesco Lando Fiorini, ed anche il Teatro La Comunità.